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Fabio Longhin: «La mia forza? Sono curioso»

«Studio, imparo e creo senza paura di osare». Questo il mantra di Fabio Longhin, titolare della pasticceria Chiara di Olgiate Olona. Ristrutturata di recente e dove è stata inserita la caffetteria, che ha dato nuovo impulso al locale

VARESE. Non è un tipo “quadrato”, Fabio Longhin. Da giovane ha studiato da geometra e suonato in una rock band, ha viaggiato parecchio e oggi, a 44 anni, è un professionista che si definisce ancora “apprendista”. Uno che ha battezzato il suo panettone in vasocottura Delirium «per spiegare il mio stato attuale e la mia situazione mentale. Bombardata com’è da mille input». Longhin ha scelto come icona il rombo perché «In un certo senso è un quadrato imperfetto, mi rispecchia meglio». Una figura geometrica che nella sua Pasticceria Chiara di Olgiate Olona diventa simbolo, logo, marchio, packaging nonché elemento decorativo del locale, il cui payoff recita “innovazione e tradizione dal 1974”.

Dalla mignon alla monoporzione, due versioni

Due sostantivi che Longhin fa propri ad esempio quando mette in vetrina la mignon Pisello, ideata 40 anni fa dal padre Gianni (frolla con crema al burro e marzapane), affiancata dalla versione attuale, rivista e corretta in formato monoporzione da Fabio (biscotto di farina di grano monococco, composta di lampone, pan di Spagna all’olio di vinacciolo, namelaka al pistacchio e marzapane). Ristudiare prodotti, tecniche e abbinamenti ed esser così curiosi da non dare nulla per scontato è un must per il pasticcere varesino. «Nel ‘99 Heston Blumenthal abbinava il caviale al cioccolato bianco ed era osare l’impensabile; questi pairing “impossibili” hanno fatto scattare un cortocircuito in me, che mi porta a mettere in dubbio i soliti schemi e abbinamenti, per andare al cuore dei sapori». Ovvero studiare tecnica e ingredienti, partendo dai “fondamentali”.

Cake al caffè, tutto da riscoprire

Come quando ha approfondito il tema della pasta frolla, anzi delle frolle, realizzate con differenti tipi di farina Petra (farro monococco, Agricola, Evolutiva), arrivando a creare dei biscottini “al cioccolato senza il cioccolato” - assente nell’impasto, perché trasformato in essenza, da spruzzare sui frollini - creati lo scorso anno in occasione di TEDx Varese (evento che “promuove l’innovazione”, ndr), disponibili sull’e-commerce della pasticceria. Lo stesso criterio di ricerca è alla base del dolce di cui trovate la ricetta qui: un cake risultato di uno studio sul caffè che Longhin sta approfondendo attualmente. «Sono partito dal caffè Perù di El Mundo che ha un gusto “lungo” e intenso che utilizzo estratto a filtro, per arrivare a creare un dolce fra i cui ingredienti c’è la farina Petra Evolutiva che proviene dal campo siciliano che ho “adottato”; fra gli ingredienti anche Oabica Valrhona, un prodotto molto interessante che è un concentrato di succo di cacao, prodotto dalla mucillagine della cabosse, dal profilo aromatico ricco di sfumature, che oscilla tra note fruttate e acidule. Il risultato è un cake con un inserto di gelatina al caffè, che si completa con la glassa di cioccolato e la namelaka, succulenta e fondente». Un dolce poco dolce e molto aromatico, ideale a mo’ di merenda, che si sposa per coerenza con una tazza del medesimo caffè filtro usato in ricetta. Nota di merito: in questa produzione Longhin utilizza degli stampi monouso in materiale derivato dagli scarti della lavorazione del cacao, un esempio di rispetto ambientale ed economia circolare.

Da Pasticceria Chiara ogni settimana una brioche nuova

A Olgiate Olona la pasticceria Chiara è una solida realtà, dal 2009 gestita da Fabio Longhin, subentrato ai genitori che l’hanno fondata nel ‘74. «Ho fatto tesoro dei loro insegnamenti, primo fra tutti il comandamento del rispetto nei confronti dei clienti, dei fornitori, del team». Oggi tra laboratorio e negozio - ristrutturato di recente, con l’aggiunta della caffetteria - lavorano 11 persone. In gamma una selezione di mignon classiche (36 tipologie standard, che aumentano nel weekend), monoporzioni, macaron, torte e una bella selezione di brioche (16 tipi), 3 tipi di muffin, uno strudel e una sfoglia. In più, la Brioche della settimana (2,80 €). «La prepariamo con farina di tipo 1 arricchita di una parte germogliata. Abbiamo scelto la forma del “nodino” e siamo partiti con quella farcita con crema liquirizia e limone, che è piaciuta molto; adesso ad esempio abbiamo quella con crema alla mela verde, ma abbiamo fatto anche quella con namelaka al cioccolato bianco e caramello. In questo ci piace dare sempre qualcosa di nuovo ai clienti e a quanto pare ci abbiamo azzeccato». Il tutto, per quanto concerne il caffè, affiancando all’espresso tradizionale dei monorigine di El Mundo, che cambiano ogni mese. Fra le tante proposte, ce n’è una che, a sentire il pasticcere, in questo momento lo rappresenta pienamente. «È un prodotto in cui è sintetizzato il mio lavoro più recente: è una nostra tavoletta di cioccolato Valrhona Tulakalum (parola Maya che significa “insieme”) a forma di rombo, costituita da 9 rombi tridimensionali, uno diverso dall’altro per spessore e dimensione (su una forma creata dall’amico designer Stefano Porcini). All’interno abbiamo un inserto di frolla ottenuta dalla farina Evolutiva del mio campo e bergamotto, una delle essenze usata dagli amici distillatori 4M Spirits. Concettualmente qui si ritrova il concetto di “insieme” che stimola e porta a bei risultati».

«Tutta farina del mio campo»

Già, proprio un campo che porta il nome di Fabio Longhin, che spiega: «Negli anni ’70, mio padre usava due, tre farine senza nessun particolare carattere, che dovevano andare bene per tutto. Oggi la ricerca fatta dai molini sta portando a risultati di grande pregio, che danno un carattere spiccato anche alle farine, e dunque ai prodotti». Così non stupisce che Fabio, consapevole che la ricerca della qualità parte dall’ingrediente più basic ma anche più “di peso” in pasticceria, abbia deciso di aderire al programma di Petra Molino Quaglia del genetista Salvatore Ceccarelli e dell’agricoltore Giuseppe Li Rosi. Ovvero: “adottare” un campo di grano in Sicilia, un ettaro di terra da cui ricava la sua farina Evolutiva (bio e geolocalizzata, 1600 kg nel 2021), frutto di un miscuglio di semi (circa 2.000 varietà), che danno origine a una farina di grano tenero dal gusto spiccato, evidente soprattutto nelle frolle e nei cake.    

Da Arnolfo di Cambio i bicchieri che esaltano i drink

Dario Comini ha riscoperto il Blade Runner Glass. Cortesi Matiba.
Per drink spettacolari sono necessari bicchieri di alta gamma. Le proposte della vetreria d’arte Arnolfo di Cambio per la mixability

Come ogni catena è forte come il proprio anello più debole, così per la catena della miscelazione spesso vengono trascurati due elementi altrettanto fondamentali, oltre a ricetta, ingredienti, preparazione e guarnizione: il tipo di ghiaccio e il tipo di contenitore. Non esiste infatti solo il ghiaccio a cubetti, ma anche vari formati come cilindretti forati, sfere, blocchetti di ghiaccio eccetera. Così anche come contenitori infatti non esistono solo bicchieri tumbler, bassi e alti, collins, coppe, coppette e calici.

Dario Comini: quando il titolo di un film diventa un bicchiere

Per valorizzare al massimo il drink contenuto, è necessario prendere in considerazione anche bicchieri e contenitori speciali, non basta disporre di bicchieri comuni come quelli stampati a tiratura industriale.
Un esempio di scuola è rappresentato dalla scelta del pluripremiato mixologist internazionale Dario Comini che, da grande appassionato di science fiction e film noir, ha voluto celebrare i quarant’anni (1982) del famoso film americano Blade Runner del regista Ridley Scott. Passato alla storia del cinema, oltre che per una tenebrosa e piovosa Los Angeles del futuro, per l’aforisma ”Ho visto cose che voi umani non potreste neppure immaginare…” scandito dall’androide ricercato Roy Batty (attore Rutger Hauer) prima di morire colpito dal blade runner (agente cacciatore) Rick Deckard (attore Harrison Ford).

Per la ricetta celebrativa appositamente preparata “Lavoro in Pelle”, Comini ha riscoperto il bicchiere utilizzato dal protagonista Harrison Ford per bere il proprio whisky di marca. «L’operazione è partita dalla scelta del bicchiere - precisa Dario Comini - e non poteva che cadere su Blade Runner Glass, double old fashion da 37 cl disegnato nel 1973 dalla designer Cini Boeri e realizzato dalla cristalleria d’arte Arnolfo di Cambio di Colle Val d’Elsa (Siena) per la collezione Cibi. Scelto personalmente da Ridley Scott per le insolite e avvenieristiche forme angolate, Double Old Fashion Glass Cibi è stato impiegato nel film Blade Runner per una rara scena di relax del protagonista Harrison Ford che si versa una porzione di raro Scotch Whisky 12 yo con ghiaccio».
Il nome del cocktail “Lavoro in Pelle” riprende quello gergale “Skin Jobs”, con cui nel film si indicano pericolosi androidi ricercati e consiste in un twist del Boulevardier (3 cl Campari, 3 cl Martini Rosso, 3 cl Bourbon Whiskey): 4 cl Campari, 4 cl Rye Whiskey, 4 cl saké. Da servire con il bicchiere avvolto in un nastro di seta vaporizzato al profumo di cuoio e posto sotto una campana di vetro riempita di vapor acqueo, accompagnato da un simbolico origami a forma di unicorno.

Una produzione iniziata nel 1963

Dedicata al grande artista e urbanista senese, la cristalleria d’arte Arnolfo di Cambio Compagnia Italiana del Cristallo Srl nasce nel 1963 in Toscana, in Val d’Elsa, una zona storicamente vocata (già nel Trecento) alla produzione di vasi, piatti, statuette e bicchieri di vetro.
Merito dell’abbondanza delle materie prime necessarie alla produzione dei manufatti di vetro soffiato cristallino, come legna da ardere per alimentare i voraci forni ad alta temperatura per la fusione del vetro, sabbia silicea delle vicine cave, terra refrattaria ricca di carbonato di magnesio, oltre che per la facilità di comunicazioni, grazie alla vicina via Francigena che dall’epoca romana univa il Nord Europa a Roma con una rete di strade.

Italian Grape Ale: un matrimonio solido tra luppolo e mosto

Italian Grape Ale
Italian Grape Ale è il primo stile birrario riconosciuto ufficialmente, anche all’estero, come italiano. Tutto lascia presagire che non si tratti di un fenomeno effimero: le “birre all’uva” attirano, infatti, nuovi consumatori

Benjamin Franklin, scienziato e padre costituente degli Stati Uniti d’America, l’aveva fatto presagire. Sempre ovviamente che la celebre frase, a lui attribuita, sia autentica. «Nel vino c’è la saggezza, nella birra c’è la libertà e nell’acqua... ci sono i batteri», sembra abbia infatti detto l’inventore del parafulmine e delle lenti bifocali. A quale tipo di libertà facesse riferimento Franklin è questione d’interpretazioni. Per chi scrive si tratta della libertà d’espressione creativa che ogni birraio può manifestare. A differenza di chi produce vino infatti, soprattutto in Italia, i birrai soffrono molto meno dell’imposizione e dei limiti di disciplinari vari. Certo, le birre si fanno con acqua, malto d’orzo, luppolo e lievito, ma nessuno vieta l’impiego di altri cereali. Per quanto riguarda luppolo e lievito c’è solo l’imbarazzo della scelta, e infine nessuno impedisce l’uso di altri ingredienti, che gli anglosassoni chiamano “adjuncts”, che possono modificare radicalmente colore, profumi e gusti della birra. I belgi lo sanno, e lo praticano, da anni: non a caso le witbier, birre con frumento non maltato, bucce d’arancio e coriandolo le hanno inventate loro. Ma lo sanno anche i birrai artigiani italiani che hanno esplorato in lungo e in largo le mille possibilità che quella definizione di Benjamin Franklin contiene.

L'Iga: lo stile che fonde vino e birra 

Da quando sono apparsi i primi microbirrifici, alla metà degli anni Novanta, i piccoli produttori italiani hanno fatto birre con frutta e fiori, ortaggi e foglie di tabacco, usato barrique e provato a usare le castagne in tanti di quei modi diversi da aver fatto pensare che la “birra alla castagna” fosse uno stile birrario made in Italy. Forse, ma non è riuscito nell’impresa di farsi riconoscere come tale a livello internazionale. C’è riuscito invece lo stile Italian Grape Ale ovvero il punto d’incontro tra la birra e il vino, sebbene quest’ultimo sia presente sotto forma di acini o di mosto. Le Italian Grape Ale, abbreviate semplicemente in Iga, hanno ormai probabilmente superato le duecento etichette prodotte in quasi tutte le regioni. Un numero tale da meritarsi un concorso birrario ad hoc, l’Iga Beer Challenge, andato in scena lo scorso ottobre a Torino con circa 120 birre iscritte. Il fenomeno ha avuto per la prima volta il riconoscimento della patente d’italianità anche dal Beer Judge Certification Program, organizzazione americana che detta le regole più seguite in termini di catalogazione degli stili birrari esistenti nel mondo, tradizionali o innovativi che siano. Insomma, sebbene non siano state propriamente inventate dagli italiani, è dalle nostre parti che si trovano i campioni di uno stile innovativo quanto interessante. Le Iga hanno infatti le carte in regola per affascinare un pubblico nuovo per la birra: dallo sperimentatore seriale all’amante dei vini. Entrambi possono trovare in questo tipo di birre delle sfumature nuove, per certi versi una sorta di “terza via”, che apre la strada alla presenza delle Iga in ristoranti ed enoteche, dunque oltre i confini di pub, pizzerie e beer-shop.

 La valorizzazione dei vitigni locali 

Ma è proprio con birre come quelle del sardo Nicola Perra, uno degli apripista dello stile grazie alla sua BB10 con “sapa” - mosto cotto - di Cannonau, alla quale hanno fatto seguito una decina di etichette tutte con mosti di vitigni sardi, dalla Malvasia di Bosa alla Monica di Sardegna, o con la Tibir del piemontese Riccardo Franzosi, con mosto di Timorasso, che si stanno aprendo le porte di nuovi canali di vendita e si sta provando a conquistare un nuovo target di consumatori. Tanto che non deve nemmeno stupire che anche delle aziende vitivinicole abbiano iniziato a percorrere la strada delle Iga come nel caso di Felsina, storica azienda toscana del Chianti Classico, o della giovane Siemàn sui colli berici vicentini che produce vini naturali e, guarda caso, Italian Grape Ale.

Pinsami Professional, la pinsa stesa a mano subito pronta

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Prodotte artigianalmente con ingredienti di qualità, facili e veloci da preparare, le basi pinsa dell'azienda di reggio Emilia permettono di creare infinite gustose proposte per il pranzo e per l'aperitivo

Da qualche anno la pinsa sta riscuotendo un successo sempre maggiore, tanto da diventare un piatto molto richiesto e apprezzato da un numero in costante crescita di consumatori. Il motivo di tale successo è legato a diversi fattori, tra i quali la leggerezza e la digeribilità che caratterizzano il prodotto, ma anche la sua croccantezza e una versatilità ben superiori a quelli della pizza. Il suo impasto infatti prevede una particolare miscela di farine di frumento, riso, e soia, il lievito madre e un elevato apporto di acqua. Caratteristiche che, abbinate al sicuro gradimento che riscuote, la rendono la candidata perfetta per arricchire l’offerta food di ogni locale che desidera conquistare nuovi clienti e stupire gli habitué.

Per compiere questo passaggio i gestori possono contare su un alleato di eccellenza: Pinsami, realtà emiliana diventata in pochi anni riferimento di qualità per le basi pinsa per il mondo del food service. I suoi prodotti si distinguono dagli altri perché frutto di una selezione accurata delle materie prime, una lenta lievitazione e una stesura dell’impasto fatta rigorosamente a mano. Il risultato è una pinsa leggera, estremamente digeribile, adatta anche al mondo veg perché priva di grassi animali.

Qualità, praticità, versatilità

Ma il successo di Pinsami Professional concorre anche la semplicità d’uso: le basi sono tutte precotte e servono solo 5 minuti per ottenere un risultato di altissimo livello, senza necessità, e relativi costi, di personale specializzato. Adatta a qualsiasi tipo di forno, la pinsa ha dalla sua anche l’estrema versatilità: può essere un ottimo piatto gourmet, salato o dolce, una base aperitivo o un semplice pane sfizioso.

L’offerta di Pinsami Professional copre le più diverse esigenze dei ristoratori: dalla pinsa ovale alla monoporzione per il take away, dal formato maxi per la vendita al taglio alla tradizionale versione tonda, fino ad arrivare ai pinsa bun, i panini perfetti per i burger che racchiudono tutti i plus dell’impasto pinsa.

Inoltre, anche le diverse conservazioni frigo, frozen e a temperatura ambiente permettono ai ristoratori di scegliere la migliore opzione per il proprio locale, annullando rischi e sprechi, in quanto tutte le basi possono essere usate al momento della comanda oppure ricettate anticipatamente per una massima ottimizzazione dei tempi di servizio.

Per informazioni:
info@pinsami.it
www.pinsamiprofessional.com

Lezioni pratiche nel coffee lab Spirit of Coffee

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Spirit of Coffee
Tutto ciò che bisogna conoscere sul caffè nello spazio di un locale con tanto di tostatrice e un ricco calendario di corsi. Succede allo Spirit of Coffee di Urgnano (Bg)

Entrare allo Spirit of Coffee a Urgnano (Bg) è un po’ come andare a casa di un amico: si passano la cancellata aperta, poi il giardino (con alcuni posti a sedere) e si entra nel “salotto”, il locale dove il titolare e unico barista, supportato dal padre Umberto, è Gian Andrea Sala.
Comincia a lavorare al banco bar come bartender, ma quando decide di seguire un corso di Maurizio Valli al Bugan Coffee Lab di Bergamo si innamora del caffè. Entra così a far parte dello staff del locale bergamasco fino a quando nel 2019 decide di mettersi in proprio. Il locale è ampio e luminoso grazie a delle grandi vetrate con un banco bar dalla forma insolita, pentagonale, al fine di permettere all’operatore di gestire con fluidità i picchi di lavoro con diversi strumenti (dall’espresso al brewing), nonché di coinvolgere il cliente grazie all’apertura creata nella parte anteriore, che permette di vedere ogni parte della postazione di lavoro. Sul lato del bancone, parallelo alla vetrina, sono posizionati due moduli Modbar (il Modbar Espresso EP con controllo controllo della temperatura e pressione di erogazione e il Modbar Steam, stazione vapore) quindi i grinder di Ceado E37Z-Hero con cui Sala macina le singole origini e un on demand 337s che in campana ha un Honduras.

Una colazione di qualità ben presentata

Quest’ultimo è tostato appositamente per la realizzazione di bevande a base latte, alle quali conferisce un piacevole aroma di cioccolato. A chi desidera qualcosa di particolare viene proposto un Etiopia Gold River Naturale, con una buona acidità di frutta rossa che lega molto bene con il latte. Sul fondo, nel lato del bancone parallelo alla parete, si trovano anche tanti V60 pronti per entrare in azione. La colazione è un momento strategico per il locale che si è organizzato con campane trasparenti dove si trovano torte fatte in casa, plumcake al caffè e brioches, che si accompagnano per lo più a un abbondante cappuccino spesso da 200 ml e anche da 380 ml, quest’ultimo con doppio espresso. «Ci sono clienti che fanno qualche chilometro per venire appositamente qui, ma la maggior parte degli ospiti è “cresciuta” nel mio locale - afferma Gian Andrea Sala -. Persone che già conoscevano le classiche miscele e che ho guidato a riconoscere e apprezzare i caffè di qualità, caratterizzati da aromi più complessi e acidità. Già quando lavoravo a Bergamo, notavo che le persone più interessate erano quelle che venivano dai paesi circostanti; chi viveva in città, era distratto da altro e poco propenso a sperimentare. Urgnano conta circa 10mila abitanti: sapevo che avrei avuto successo, perché qui le persone sono più aperte, curiose e vogliono conoscere».

Un'acqua al gusto di caffè

Sulla parte frontale, verso i tavoli, il bancone ha una nicchia che ospita delle cartucce filtranti di Brita collegate a quattro rubinetti, da cui vengono erogati diversi tipi di acqua (addolcita, demineralizzata, decarbonizzata) ognuna con particolari influenze sul gusto del caffè. I caffè più pregiati, inoltre, sono erogati in due contenitori: una tazza e un bicchiere da degustazione e si assaporano passando dal primo al secondo, inframmezzando un piccolo sorso d’acqua. Le vendite si attestano su 10 kg circa a settimana di caffè servito nel locale e dai 30 ai 40 pacchetti da 250 g per il consumo casalingo, per il 70% erogati in moka. È in forte crescita la vendita di caffè in grani per le superautomatiche.

Consulenze e corsi nei giorni di chiusura

Ai prodotti della caffetteria si accompagna una piccola “carta d’identità” che li descrive e, per chi usa la caffettiera, una rapida guida al suo migliore utilizzo. La selezione attenta della materia prima e la sua trasformazione avvengono in un locale attiguo alla sala consumazione, da cui è separato da una grande vetrata e in cui spicca una tostatrice da 12 kg dell’americana Dietrich. «L’ho provata a Stoccolma durante un corso e mi ha subito convinto - afferma Sala -. Non ha il bruciatore a fiamma diretta sul tamburo, ma il calore è veicolato da due piastre in ceramica, che hanno un tempo di reazione al calore più rapido rispetto al metallo e che mi permettono di modulare con precisione la curva di tosatura e fare risaltare al meglio i gusti del caffè. Il caffè deve essere “trattato” con rispetto anche se non sempre avviene». I caffè preferiti? «Sono innamorato degli Etiopia in quanto per lo più non hanno note di cacao e cioccolato, dunque sono poco amari, hanno tanta dolcezza e una buona acidità che emerge soprattutto in filtro, in cui si trovano anche note di tè, che mi fanno emozionare». Nelle giornate di chiusura di sabato e domenica si susseguono diverse attività: cicli di tostatura, consulenze e corsi che si svolgono in un ambiente confinante con la sala consumazione dai vetri oscurati. Al classico programma dei moduli Sca, Sala aggiunge sempre delle lezioni pratiche. «Una buona organizzazione, che la scuola in genere non dà, è fondamentale quando ci si trova con i tavoli pieni e diverse richieste da soddisfare bene e in modo rapido».

Partnership tra Eroica e Wega, in sella tra le colline del vino

Paolo Bettini e la macchina espresso WMini di Wega
Paolo Bettini e la macchina espresso WMini personalizzata di Wega
Il 1° maggio il due volte campione del mondo e campione olimpico di ciclismo Paolo Bettini sulle strade della Nova Eroica Prosecco Hills al fianco del team dell’Azienda di Susegana (TV)

Un’Eroica consolidata partnership lega il mondo delle corse in bici al caffè. È infatti in un bar di Gaiole in Chianti, davanti a una tazza di caffè, che ascoltando i racconti delle corse di Giancarlo Brocci (giornalista e organizzatore di eventi sportivi) agli anziani del paese, è nata la manifestazione cicloturistica. La Nova Eroica Prosecco Hills, prende il via il 1° maggio a pochi passi dalla sede di Wega a Susegana (TV), con cui è stata siglata una partnership, per proseguire nel cuore di un territorio che dal 2019 è patrimonio dell’Unesco, tra vigne, antichi borghi e castelli in un’atmosfera epica e suggestiva. All’interno del Village, presso il Caffè Eroica, tutti i partecipanti e i visitatori possono godersi un ottimo espresso preparato con le macchine Wega. L’azienda per l’occasione ha lanciato la nuova WMini personalizzata; una macchina dai dettagli curati in legno di noce; la rifinitura è in acciaio spazzolato con dettagli in lucido, mentre sulla scocca si legge il claim della manifestazione Virtus in Ardua. Paolo Nadalet, Ceo di Wega è fiero di presentare la nuova macchina  per questa occasione e afferma: «siamo legati a questo territorio anche perché racconta le nostre radici. Qui è cominciato tutto, è dove abbiamo scommesso nella cultura del caffè italiano e nell’artigianalità della tradizione. Sono felice che la partnership si sia rafforzata negli ultimi mesi: il ciclismo ha una grande capacità narrativa e noi abbiamo più che mai bisogno di storie autentiche che leghino indissolubilmente quello che facciamo a quello che sogniamo».

La società ha poi annunciato la partnership con il due volte campione del mondo e campione olimpico Paolo Bettini. Il ciclista ha un rapporto affettivo forte con la manifestazione alla quale prese parte nel 2008, nella seconda edizione correndo in maglia iridata e con il numero 1 sulla schiena arrivando ultimo. Un’esperienza toccante che non ha mai dimenticato, tanto da custodire quella bicicletta con ancora intatti i segni di quella giornata per lui difficile quanto memorabile. Nel ringraziare l’Azienda per l’invito, ha affermato: «Come per ogni corridore anche per me la pausa caffè durante un giro con gli amici o un allenamento è sempre stata sacra, un momento di relax e condivisione che si sposa perfettamente con il piacere di andare in bicicletta». A lui il compito di guidare la squadra dello staff Wega lungo il percorso che, osserva, è molto simile a quello della sua Toscana, con colline che sono il paradiso di ogni amante del ciclismo, con il plus di ristori per gustare insieme agli amanti delle due ruote un buon espresso.

Sette motivi (almeno) per venire a Mixology Experience

Mixology Experience
Incontrarsi, progettare, assaggiare, informarsi, conoscere, girare: tutti i motivi per cui essere a Milano dall'8 al 10 maggio in occasione dell'International trade show dedicato al mondo della miscelazione

Tre settimane e si apre il sipario: la community dei professionisti del bere miscelato sta scaldando i motori in vista della prima edizione di Mixology Experience, l'international trade show ideato dal gruppo Bartender.it mettendo a frutto e a sistema oltre dieci anni di lavoro nella realizzazione dei più importanti eventi professionali dedicati al mondo della mixability come Aperitivi&Co, The Gin Day, The Rum Day, Agave Experience e altri.

L'appuntamento è da domenica 8 maggio a martedì 10 maggio al SuperStudio Maxi di via Moncucco 35 a Milano (scopri qui gli orari e come acquistare il biglietto con il 50% di sconto): una location di 10.000 mq nata dal restauro di una fabbrica siderurgica dismessa con una grande area esterna di circa 3.000 mq (scopri le aree tematiche in cui è diviso lo spazio).

Un appuntamento atteso

Sono in molti i professionisti della miscelazione ad aver segnato in agenda (e preso i biglietti) l'8-9-10 maggio come date blindate. Le ragioni per partecipare? Ognuno ha le proprie, ma forse non tutti conoscono tutte le ragioni per cui vale la pena partecipare.

Ne indichiamo sette, a beneficio di chi vuole sfruttare al meglio la propria partecipazione alla grande kermesse milanese. A voi aggiungere le vostre:

  1. Tornare a vedersi, parlarsi, confrontarsi
    Non sono solo i clienti ad aver di nuovo una gran voglia di uscire, di incontrarsi, di stare insieme, di guardarsi in faccia. Anche i professionisti hanno fame di incontri, di guardarsi in faccia di nuovo, di scambiare idee, opinioni, pareri, suggerimenti, consigli. Quale migliore occasione, approfittando anche dell'allentamento delle restrizioni e della presenza di una grande area all'aperto dove incontrarsi in sicurezza?
  2. Ringraziare e rilanciare
    Sono tante le aziende del beverage che in questi anni complicati si sono dimostrate vicine ai bartender, comprendendone le difficoltà e mettendo in campo idee, risorse, progetti, sostegni, iniziative dedicate. Mostrando vicinanza, attenzione, presenza; è il momento di rivedersi, riallacciare i rapporti per ringraziare per il supporto ricevuto e pianificare insieme iniziative di rilancio e di sviluppo.
  3. Nuove idee per la stagione alle porte
    Le idee di massima su come impostare la stagione estiva sono ormai delineate. Menu, tipologia di offerta, struttura della proposta. Certo, resta ancora qualcosa da chiarire, qualche novità da introdurre, qualche guizzo dell'ultimo momento. Una panoramica completa delle più importanti novità che le aziende protagoniste del mondo beverage hanno lanciato per l'estate è una fonte preziosa di spunti per completare il proprio puzzle.
  4. Assaggi, assaggi, assaggi: lisci e nei drink
    Non c'è Internet o scheda tecnica che tenga. Un prodotto nuovo va assaggiato, per sentire "cosa racconta" al mio palato, quali sensazioni, emozioni, connessioni, ricordi scatena. Solo così posso utilizzarlo al meglio. A Mixology Experience si potranno assaggiare i prodotti lisci agli stand delle aziende, per poi provarli in miscelazione negli otto bar tematici ospitati all'interno dell'area espositiva.
  5. Approfondire le proprie conoscenze
    Da buon professionista che sei, lo sai: non si conosce mai abbastanza. E se c'è un posto dove, concentrati in (relativamente) poco tempo e poco spazio, posso seguirmi masterclass, seminari sui prodotti e presentazioni, quale occasione più ghiotta per ampliare il mio bagaglio di conoscenze?
  6. Aggiornamento professionale
    Le competenze richieste per gestire al meglio un cocktail bar sono davvero ampie e trasversali: bisogna saperne di cocktail, certo, ma anche di drink cost, di bilanci, di gestione, di relazione con i dipendenti, di marketing, di social e di mille altre cose. Ognuno ha qualche aspetto da rafforzare o su cui vuole saperne di più. Le lezioni, tematiche e a numero chiuso, proposte da grandi scuole di formazione specializzate nel mondo del bartending e dei cocktail bar sono un'ottima opportunità per ottimizzare tempo e spesa e migliorare le proprie competenze.
  7. Raccogliere nuove idee (divertendosi)
    Ogni evento come si deve non può che concludersi con un generoso bar tour nella città che lo ospita. Per passare una serata di festa e di condivisione con i colleghi, vecchi e nuovi, con cui abbiamo legato, e andare a scoprire "cosa fanno quelli bravi" per trarre idee, ispirazioni, spunti di riflessione. Sono oltre 60 i locali milanesi coinvolti nella Mixology Week collegata all'evento, in scena da giovedì 5 a martedì 10 maggio.Aperitivi, cene, degustazioni, food pairing, esperienze e serate a tema distribuite tra 60 cocktail bar, 20 ristoranti, 12 pizzerie e 8 pasticcerie, che permettono di scoprire le più grandi novità - in termini di locali, di proposte, di scelte - che hanno trasformato e fatto ulteriormente evolvere la scena milanese negli ultimi due anni.

E tu? Quali sono i tuoi motivi per cui hai scelto di venire a Mixology Experience?

Sirvis, il marketplace indipendente dedicato al fuoricasa

Sirvis
Attiva da maggio, la nuova piattaforma è stata pensata per consentire agli operatori della filiera del fuoricasa di acquistare e vendere in modo semplice e veloce prodotti multi-categoria, in ogni momento e con ogni dispositivo

Sarà attivo da maggio Sirvis, il nuovo marketplace indipendente tutto dedicato al comparto del fuoricasa. La nuova piattaforma si propone come uno spazio online evoluto che mette insieme aziende, grossisti, agenti e gestori dei locali, dove è possibile acquistare e offrire numerosi prodotti, in qualsiasi momento e da tutti i dispositivi.

E davvero molto ricco è il portafoglio di prodotti che saranno disponibili sulla piattaforma. Oltre a un assortimento completo di cibi e bevande su Sirvis saranno infatti disponibili anche numerosi prodotti “non food”: dall’arredamento per bar e ristoranti alle attrezzature per la conservazione e la preparazione dei pasti, dai prodotti per pulizia dei locali a molto altro ancora.

Basato su Mirakl Marketplace, tra le più avanzate piattaforme SaaS (Software-as-a-Service) dedicate ai marketplace enterprise, Sirvis si propone come un alleato per gli operatori del mondo del fuoricasa, offrendo un’esperienza di acquisto e di vendita chiara, veloce e personalizzabile. L’obiettivo è infatti di semplificare i processi e potenziare la relazione tra produttore, distributore e punto vendita, che potranno usufruire anche della consulenza e del supporto di un team specializzato per l’accesso e l’uso della piattaforma.

Tanti servizi per i gestori

Configurandosi come una soluzione unica che risponde alle necessità di tutti gli operatori della filiera, la nuova soluzione permette di sfruttare a pieno i benefici della digitalizzazione, semplificando il mercato e superando la frammentazione e la complessità che caratterizza il canale. Ma non solo. Perché a semplificare la vita in particolare dei gestori dei locali concorrono i tanti servizi che la piattaforma mette a disposizione. A partire dalla possibilità di fruizione con i più diversi dispositivi, quali Pc, tablet o smartphone. Per proseguire con una navigazione facile e intuitiva che permette di trovare, grazie ad agili menu e sottomenu, rapidamente i prodotti cercati. Una volta registrato, il gestore gestisce gli ordini in totale autonomia, sicurezza e nel pieno rispetto della privacy. Potrà trovare sul proprio profilo i prodotti preferiti, per un acquisto ancora più rapido e con pochi click, personalizzare la logistica, scegliendo data e modalità di consegna (standard o espressa), la modalità di pagamento. Così come sempre sul suo profilo troverà gli aggiornamenti sui nuovi prodotti in portafoglio, potrà beneficiare di promozioni esclusive riservate a lui, avere lo storico degli ordini sempre a disposizione.

Attivo da maggio, Sirvis nella fase di lancio sarà focalizzato su grossisti, agenti ed esercenti del centro Italia per poi gradualmente integrare tutti gli altri operatori del fuoricasa di tutta la Penisola.

House of Cocktails, la nuova drink list del Bob Milano

Bob Milano
Ispirato al gioco da tavolo House of Cards, il nuovo menu del cocktail bar meneghino presenta 12 signature legati a suggestioni dell'immaginazione e del gioco

Prosegue la ricerca all’insegna dell’alta miscelazione al Bob Milano, cocktail bar che sorge in zona Isola e tra i punti di riferimento per la mixology meneghina. Ultimo frutto di questo lavoro è la nuova drink list House of Cocktails con 12 nuovi signature nati dalla creatività di Cesar Araujo, bar manager del locale.

Il nuovo menu è il risultato di un progetto creativo con il quale Araujo si prefigge di giocare in modo diretto con i clienti, conducendoli in un piccolo universo di fantasia dove ogni drink è legato a suggestioni dell’immaginazione e del gioco.

Fonte di ispirazione della nuova drink list è infatti il mondo del design e del gioco, più nello specifico il lavoro di Charles e Ray Eames, la nota coppia di designer inventori nel 1952 del famoso gioco da tavolo House of Cards: un mazzo di carte scanalate, ognuna delle quali presenta da un lato un’immagine del mondo animale, minerale e vegetale, che possono essere assemblate insieme per formare strutture fantastiche.

Proprio come House of Cards “funziona” anche House of Cocktails: ogni pagina del menu rappresenta graficamente il mood che ha ispirato la ricetta del drink, riportandone le suggestioni suscitate attraverso le 12 illustrazioni pop realizzate dalla giovane graphic artist Cecilia Conti.

Immergersi in un'atmosfera di gioco e creatività

Attraverso la sinergia e l’interazione tra le grafiche artistiche e i drink, rafforzata dal progetto fotografico ideato e curato da Studio Maigiu, il bar manager vuole accompagnare i clienti a immergersi in un’atmosfera di gioco e di creatività. Parte in causa di tale processo sono anche i sottobicchieri sui quali sono riportate le illustrazioni associate a ogni cocktail e che hanno la forma delle carte di House of Cards, Carte che il cliente può portare a casa per continuare il gioco e costruirvi oggetti di fantasia.

«È giocando con mia figlia che la mente ha iniziato a tessere un fil rouge di nuove combinazioni di sapori legate alle sensazioni ludiche dell’infanzia che ho voluto trasportare in un “menu gioco” – racconta Araujo -. Il sottobicchiere diventa anche lui un vero e proprio giocattolo, così come avviene con le card del famoso giocattolo cui mi sono ispirato. L’invito è quello di giocare istintivamente con i sapori dei cocktail e le carte, immaginando una personale realtà estetica».

Una ricerca a 360°

Realtà estetica che nelle nuove proposte della drink list si traduce in cocktail dai sapori ben definiti, spesso delicati, eleganti e sapientemente strutturati. Frutto della creatività e della tecnica del bar manager e del lavoro di ricerca a 360 gradi, dalle materie prime alle attrezzature alla produzione del ghiaccio, nel quale il bar manager ha guidato il suo team. Molti dei nuovi drink sono infatti realizzati con shrub e cordiali, bevande fermentate homemade, preparazioni prebach, fatti dai bartender del Bob. Un esempio delle nuove creazioni è Yinger Yu, a base di Jack Daniel’s Single Barrel Bob, lavorato con riso tostato e miscelato con acido citrico, zecchero e albume, per un gioco di contrasti di sapori accattivante. Altro esempio è Plic Plac, a base di Pisco Porton Acholado mescolato a Tequila Curado Espadìn, chicha morada, una bevanda tipica del Perù ottenuta a partire da una varietà di mais di colore viola scuro coltivato nella Cordigliera delle Ande. Ingredienti “latini” che si uniscono poi ad acido citrico e al gusto, che rimanda all’infanzia, delle bubble.

Arrivano gli aperitivi analcolici firmati Lurisia

Lurisia aperitivo analcolico
Due nuove referenze, realizzate solo con aromi naturali e ingredienti piemontesi di eccellenza, segnano l'ingresso dello storico marchio nel momento aperitivo

Altre due novità arricchiscono l’offerta Lurisia per il fuoricasa. Si tratta di Lurisia aperitivo analcolico con genziana delle Alpi e di Lurisia aperitivo analcolico con assenzio maggiore piemontese, le nuove referenze che segnalo l’ingresso dello storico marchio piemontese di bibite premium nel mondo dell’aperitivo.

Un ingresso nel momento di convivialità simbolo del life style italiano che il brand di proprietà di Coca-Cola Hbc Italia fa nel pieno rispetto della sua tradizione, puntando sul gusto e la qualità. Entrambi i nuovi aperitivi sono realizzati solo con aromi naturali e con ingredienti che valorizzano alcune eccellenze del territorio di origine del brand: il Piemonte.

Dal gusto avvolgente, inizialmente dolce che lascia spazio all’amaro Lurisia aperitivo analcolico con genziana delle Alpi ha nella Gentiana Lutea, pianta dai petali gialli baciati dal sole delle Alpi il suo elemento distintivo. È infatti un infuso delle sue radici, che va ad aggiungersi a estratti di mela, cartamo, limone, carota e ribes nero e anidride carbonica, che regala al prodotto il suo tratto amaricante e il ricco profumo.

Omaggio al Piemonte che prosegue anche in Lurisia aperitivo analcolico con assenzio maggiore piemontese, dove invece è un infuso di assenzio maggiore, pianta dalla caratteristica nota amara e decisa a conferire a questo aperitivo il suo carattere intenso, arricchito da note agrumate.

Entrambi i prodotti sono perfetti da servire con freddi, con ghiaccio, a una temperatura di 5-8 °C, completando il servizio dell’aperitivo con genziana con una scorza di limone e quello dell’aperitivo con assenzio maggiore con una fettina di arancia.

Disponibili in bottiglia di vetro da 150 ml, si aggiungono a un’altra recente novità del brand per il mondo bar: le 5 referenze di mixer (Acqua Tonica con Ireos Toscano, Ginger Beer con peperoncino calabrese, Gazzosa Amara con Quassia Amara, Acqua Tonica con una nota di Vermouth, Bitter Lemon con estratto di limone Primofiore) per la mixology (leggi Bitter Lemon, il nuovo mixer firmato Lurisia).

La catena Open Baladin apre anche a Ginevra

il bancone di Open Baladin Genève
Dopo i locali italiani, Teo Musso punta sulla Svizzera trovando la collaborazione di otto birrifici artigianali indipendenti. Largo spazio anche a una cucina innovativa.

Dopo i locali Open Baladin di Cuneo, Torino e Roma, Teo Musso ha deciso di passare la frontiera ed aprire un nuovo locale a Ginevra (Svizzera) dedicato anch'esso alla cultura della birra artigianale, promuovendola attraverso i prodotti anche di altre realtà artigianali indipendenti.

Nato nel 2009, il progetto Open Baladin propone un'ampia scelta di birre artigianali alla spina di varie birrifici italiani e, nel caso del locale di Ginevra, anche svizzeri, grazie alla collaborazione con l'imprenditore Giuseppe Montilla che già dispone di altri locali di successo.

Novità assoluta è la presenza in Open Baladin Genève di una sola cotte da 10 ettolitri a vista, con una cantina sotterranea in cui fermentano le due tipologie di birra (Blonde e Blanche Carougeoise) prodotte in esclusiva per il locale e che potrà ospitare collaborazioni con altri birrifici.

Come di consueto la colorata scenografia è stata affidata all'artista francese Marina Obradovic e al suo gruppo di artisti-artigiani. Il locale si compone di una sala principale dotata di 120 posti a sedere con il banco per 30 birre alla spina (più quelle in bottiglia e in lattina), due zone laterali, uno spazio shop e un ampio dehors.

Trenta birre alla spina: 2 in esclusiva, 12 Baladin più 16 svizzere

Oltre a 12 birre alla spina Baladin, il banco dispone di 16 birre artigianali svizzere a rappresentare 8 birrifici artigianali indipendenti: Bière du Niton, Brasserie Les Barbus, Brasserie du Malt, Brasserie Artsanale Gotan, Hoppy Pug, Brasserie de la Borne, Brasserie FMR, 7Peaks Brasserie.

Oltre alla gamma di bibite Baladin, per gli amanti del bere miscelato è a disposizione la gamma di Beer Cocktail Baladin, più la ricetta "Il Gin Tonic come lo vuoi tu" ottenuta miscelando Gin Baladin con le Toniche Baladin.

Anche il momento food ha ricevuto le dovute attenzioni. La cucina di Open Baladin Genève infatti propone la Focaccia Nazionale (prodotta nel carcere di Cuneo) da farcire con mozzarella o salmone marinato alla birra, più una proposta vegana con zucchine, semi misti, zenzero e pesto di pomodoro. Non mancano anche insalate miste, sfizioserie fritte, ravioli con ripieni golosi, specialità di carne e di pesce, compresi gli Open Burger con carni selezionate.

Come gestire una gelateria: il podcast dedicato ai professionisti

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Microfono
Il nuovo podcast di Cast Alimenti per promuovere il mondo della gelateria artigianale e fornire interessanti consigli per risollevare le imprese

È Alberto Massensini, gelatiere artigiano, consulente e docente in Cast Alimenti, la voce del podcast La gelateria. Gestione d'impresa e organizzazione del lavoro. Come guadagnare di più, salvaguardando la qualità.

Nelle puntate, prodotte da Audiofood e Cast Alimenti con il contributo di Carpigiani, si mettono in discussione scelte operative, si commentano costi d’impresa, tempi di preparazione, senza però mai rinunciare all'attenzione alla qualità del prodotto finale. Le puntate si snodano su 4 aspetti che servono concretamente alla professione e alla gestione ottimale dell’attività: cosa significa scegliere tra metodo diretto e indiretto; cosa differenzia, nella gestione d’impresa, decidere tra gelato fresco di giornata o catena del freddo; come interpretare e valorizzare il concetto di "destagionalizzazione", per far vivere la gelateria 365 giorni all’anno; come gestire al meglio il personale e avere un servizio efficiente in gelateria.

Ascolta i podcast sulla gestione della gelateria

Alberto Massensini, gelatiere e docente: «Il podcast mi ha permesso di ampliare le mie vedute»

Abbiamo chiesto ad Alberto Massensini, voce del podcast di Cast Alimenti, da dove nasce l'idea di un podcast e quali sono i problemi che affliggono le gelaterie e le relative possibili soluzioni.

Da dove nasce l'idea di un podcast ai professionisti della gelateria?

Fino ad ora non esisteva un podcast dedicato a questo argomento e volevamo colmare questo vuoto. Lo spunto viene dal voler portare un po' di cultura di settore attraverso canali nuovi.

Cosa hai scoperto durante la sua realizzazione?

Da un punto di vista operativo, ho scoperto la difficoltà di parlare davanti a un microfono di registrazione. Poi, è stato molto utile fare il punto sui vari problemi delle gelaterie oggi e pensare a delle proposte per risolverli. Inoltre, è stato interessante confrontarsi con altri colleghi, coinvolti nella realizzazione del podcast. Di fatto, il podcast mi ha permesso di ampliare le mie vedute. Ho messo a confronto il mio metodo di produzione con quello di altri, scoprendo che si può far funzionare bene l'attività anche con altri processi.

Quali sono i punti di debolezza delle gelaterie in materia di gestione?

Prima di tutto, il personale. Le gelaterie hanno un problema – enfatizzato dal Covid – legato alla stagionalità del lavoro. Ciò crea l'impossibilità di trattenere del personale valido. Dopo la pandemia, la ricerca si è fatta più complessa perché le persone si sono spostate verso altri tipi di lavoro. L'altro problema è il cash flow. Si fattura bene in estate, ma le disponibilità di cassa diventano più basse in altre stagioni, erodendo i guadagni. Poi ci sono problemi produttivi, legati al sistema. Ci sono gelaterie che fanno gelato fresco di giornata, ignorando la catena del freddo, che permette di ottimizzare il processo produttivo.

Qualche consiglio in pillole per gelatieri e aspiranti tali?

Da formatore, suggerisco di fare un buon corso, con docenti che possano instradare gli studenti nella direzione più corretta. Poi, sul fronte della ricerca del personale, consiglio di attingere da scuole dove si fa alta formazione e dai rispettivi job center, per avere personale preparato e di qualità. Un altro consiglio è legato alla destagionalizzazione, necessaria per far fronte al problema del cash flow.

Come farlo?

Proporre gusti stagionali, legati a frutti anche invernali. E produrre cose affini alla gelateria, allargandosi al settore della cioccolateria, biscotteria e grandi lievitati, oltre naturalmente ai semifreddi. Personalmente, punterei molto sui panettoni, il vero trend del momento.

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