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Gli appuntamenti di formazione professionale targati GrosMarket

GrosMarket via Spataro Genova - Area Didattica (1)_
La cucina professionale dell'Area Didattica del cash&carry GrosMarket di Genova Sampierdarena
Al via il 2 marzo il ciclo di masterclass gratuite, in presenza e online (in diretta e on demand), organizzate dal cash&carry di gruppo Sogegross per gli operatori del fuoricasa

Ai nastri di partenza il primo ciclo di GrosMarket Live Lab, il nuovo programma di formazione gratuita organizzato dal cash&carry di Gruppo Sogegross per gli operatori del fuoricasa. In calendario 8 masterclass organizzate ogni giovedì, a cominciare dal 2 marzo, che spaziano dalle tecniche di preparazione degli alimenti alla miscelazione, dalla comunicazione sui social media alla pulizia del locale.

Il progetto nasce per aiutare i professionisti a migliorare la gestione dell’attività e rende ancora più ricca l’offerta di servizi dedicata al canale da GrosMarket. Servizi che, oltre a un assortimento completo di prodotti proposto dai 23 punti vendita (8 in Liguria, 5 in Piemonte, 4 in Lombardia, 3 in Emilia Romagna e 3 in Toscana), comprende anche la consulenza e la nuova piattaforma e-commerce grosmarket.it, declinata anche su app, che a sua volta permette di usufruire dei servizi Delivery, per con consegna presso l’attività, e Click&Collect per la prenotazione della merce e il ritiro nel punto vendita.

Tornando all’attività di formazione, le masterclass di sono tenute da docenti di provata esperienza nel settore e si svolgono in presenza all’interno dell’Area Didattica del punto vendita GrosMarket di Via Spataro a Genova Sampierdarena, ma sono disponibili anche online, in diretta e on demand. In entrambi i casi, la partecipazione è gratuita, previa registrazione sul sito di GrosMarket Live Lab.

L'Area Didattica (presente anche all’interno del cash&carry di Rivoli) è allestita con cocktail station, cucina professionale e forno pizzain modo da permettere ai partecipanti di approfondire al meglio l’utilizzo dei prodotti e provare nuove tecniche di preparazione e cottura.

Gli appuntamenti di marzo

Il programma di appuntamenti si apre il 2 marzo con la masterclass Fai la differenza con il cioccolato nel tuo menu (ore 15.30-17.30) a cura di Diego Poli, chef della Chocolate Academy Milano, in partnership con Callebaut, che guiderà alla scoperta del mondo del cioccolato e sulla sua valorizzazione nel menu, all’interno dei dessert ma non solo. Il 9 è invece in programma l’incontro Panne da montare e dessert: qualità e praticità al servizio della ristorazione (ore 15-17) con chef Bruno Mancin, in partnership con Debic. Si prosegue il 16 con la masterclass Social media per il settore Horeca: strategie, pianificazione ed errori da evitare (ore 15.30-17) con Sharon Rappa, social media & content manager, in partnership con Tlc Web Solutions, incentrata sullo sviluppo di strategie di comunicazione sui social e la creazione di post interessanti che stimolino l’attenzione dei potenziali clienti. Il 23 sarà la volta della masterlass Vasocottura: la tecnologia a servizio di tutti i tipi di ristorazione (ore 16-17) con lo chef Mirko Fabbri, in collaborazione con Orogel, che illustrerà come dare vita a creative preparazioni con questa tecnica. Ultimo appuntamento di marzo, il 30 con la masterclass Low Abv Ccocktails - i cocktail a bassa gradazione alcolica (ore 14.30-16.30) tenuto da Edoardo Banfi, master bartender di Campari Academy, con la quale è stata organizzata, che farà il punto su questo trend della miscelazione e come creare drink all’insegna del basso contenuto calorico e del consumo responsabile.

Le masterclass di aprile

Il ciclo di masterclass prosegue ad aprile con altri 3 appuntamenti. Il 6 è in programma l’incontro Come garantire una Pulizia impeccabile del tuo locale (ore 15.30-17.00), con Marco Zanenga, application expert, in partnership con Diversey. Il 13 la masterclass La Pizza contemporanea (ore 15-17) Con Davide Civitiello, campione di Pizza Stg, in partnership con Caputo. Chiude il calendario l’appuntamento del 20 (ore 10.30-12) I prodotti ittici tra tradizione sarda e modernità con chef Daniele Cui, in partnership con Smeralda.

Helba Gin, l’essenza dell’Elba racchiusa in bottiglia

Helba Gin
Creato da Federico Figini, questo London dry artigianale dal carattere mediterraneo nasce per celebrare l'isola toscana, a partire dalla sua formula a base di botaniche spontanee del territorio

C’è un filo rosso che, nonostante la differenza di tipologia, lega molti degli spirit nati negli ultimi anni: la volontà di racchiudere ed esprimere l’essenza di un territorio e i suoi sapori. Tale volontà anima anche Helba Gin, un London dry che con il suo carattere fresco e aromatico racconta i profumi e i sapori della macchia mediterranea dell’isola d’Elba.

Il distillato è stato partorito dalla mente di Federico Figini, milanese esperto di comunicazione, che in questo progetto ha fuso la sua passione per il bere bene con quella per l’isola toscana, sua terra di adozione.

Materie prime del territorio

L’omaggio di Helba Gin all’Elba parte dal nome, “Helba” era infatti il suo nome medievale, e continua con la ricetta che prevede l’uso di 7 botaniche tutte e solo che crescono spontaneamente sull’isola: ginepro, mirto, castagne, menta selvatica, semi di coriandolo, radice di liquirizia alle quali si aggiunge un elemento marino, le alghe. Completano la formula alcol da grano tenero biologico certificato e acqua purissima, anche questa proveniente dall’isola, per la precisione dalla Fonte Napoleone sulle pendici del monte Capanne, la vetta più alta dell’Elba.

Per la produzione del suo gin Figini si è affidato ad Anonima Distillazioni, giovane distilleria nata nel 2018 a Gubbio (Perugia). Tutte le lavorazioni nella distilleria sono fatte artigianalmente e il gin viene distillato con metodo London dry, in alambicco discontinuo carter head, realizzato per l’azienda da Frilli.

Carattere mediterraneo

Il risultato è un gin (alc 40% in vol) dallo spiccato carattere mediterraneo, fresco e aromatico. Caratteristiche che si manifestano sia al naso, dove i sentori di mirto e menta selvatica appena accennati si fondono con una leggera nota salmastra data dalle alghe, sia al palato dove il ginepro, mai invasivo esalta le note balsamiche, per chiudersi con un finale morbido, grazie alle castagne secche e alla naturale dolcezza sempre apportata dalle bacche di ginepro. Caratteristiche che ne fanno un prodotto adatto per essere proposto anche in purezza, liscio o ghiacciato, per apprezzarne in pieno il bouquet.

A tutta miscelazione

Ma Helba Gin nasce principalmente per la miscelazione, odve i sui aromi e la sua delicatezza lo rendono perfetto non solo per un Gin&Tonic, dove si sposa con toniche di tipo “indian”, ma anche per la rivisitazione di grandi classici o per nuove creazioni, come mostrano alcuni signature ideati da alcuni noti bartender italiani e che ne valorizzano profilo e botaniche. Come, per esempio, Helba Negroni, firmato Paolino Stoppa e Matteo Mercaldo del bar del luxury Hotel Villa Ottone di Portoferraio, sull’Elba, twist del grande aperitivo italiano preparato miscelando il gin con Bitter Campari e liquore al finocchietto selvatico. O P.M. Martini, interpretazione del principe dei cocktail, sempre firmata dal duo Stoppa e Mercaldo, dove invece Helba si unisce a vermouth dry infuso con capperi con sott’aceto. E, ancora, per fare un altro esempio, Sabino’s Reminder di Vittorio Tadiello del Cotton Candy di Milano, creato miscelando il gin con Cocchi Americano, succo di limone, assenzio, maraschino, Dash Orange Bitters, gocce di soluzione salina e completando con foglie di mirto come decorazione.

Un pack di design

Anche il pack del gin è una celebrazione dell’isola. La bottiglia, da 70 cl, disponibile anche in versione mini da 20 cl, è un oggetto di design dove ogni dettaglio rimanda a elementi del territorio. A partire dalla scelta del vetro azzurro, che riporta alla mente le sfumature del suo mare visto dall’alto di una scogliera. Per proseguire con l’artwork che la impreziosisce, realizzata a mano dall’illustratore milanese Il Tela e che rappresenta un cuore di pirite, il minerale simbolo dell’isola, presente in abbondanza nel sottosuolo.

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Le ricette di Helba Gin

Helba Tonic di Paolino Stoppa e Matteo Mercaldo

Helba Gin_1
Ingredienti:
5 cl Helba Gin, 15 cl Indian tonic water
Preparazione:
build
Guarnizione:
scorza di limone e ciuffo di finocchietto selvatico
Bicchiere:
highball o ballon

Helba Negroni di Paolino Stoppa e Matteo Mercaldo

Ingredienti:
4,5 cl Helba Gin, 2,5 cl Bitter Campari, 1,5 cl liquore al finocchietto selvatico, 1 dash Orange Bitters
Preparazione:
stir & strain
Guarnizione:
fetta di limone
Bicchiere:
tumbler basso

P.M. Martini di Paolino Stoppa e Matteo Mercaldo

Ingredienti:
6 cl Helba Gin, 6 cl Caper Dry Vermouth*
*Preparazione del Caper Dry Vermouth: lasciare in infusione per 5 ore, 200 ml di vermouth dry con 15 gr di capperi sott’aceto accuratamente risciacquati
Preparazione:
stir & strain
Guarnizione:
fiore di cappero
Bicchiere:
coppa Martini

Sabino’s Reminder di Vittorio Tadiello

Ingredienti:
4,5 cl Helba Gin, 2,5 cl Cocchi Americano, 20 cl succo di limone, 0,5 cl assenzio 0,5 cl Maraschino, 0,3 cl Dash Orange Bitters, 3 gocce soluzione salina, 3 foglie di timo
Preparazione:
shake & strain
Guarnizione:
3 foglie di timo
Bicchiere:
coppa Martini

Possiamo fare di più. Reportage dal Festival Atlantico

Festival Atlantico
Festival Atlantico
Quasi 200 tra bartender, chef, produttori, agricoltori e giornalisti si sono riuniti in Argentina, in occasione del Festival Atlantico, per condividere le soluzioni più innovative per ridurre l’impatto del settore sul pianeta

Lo scorso agosto, in occasione della terza edizione del Festival Atlantico, il noto bartender Tato Giovannoni ha riunito i leader mondiali della mixology e della gastronomia in Argentina, per condividere le conoscenze su soluzioni innovative per ridurre il nostro impatto e allo stesso tempo favorire una maggiore consapevolezza ambientale. Il Festival, anno dopo anno, offre esperienze e conferenze in splendidi scenari naturali nella nativa Argentina di Tato, e al contempo, coinvolge i produttori locali e valorizza i prodotti, le ricette e gli antichi usi specifici di ogni regione.

Alla manifestazione hanno partecipato quasi 200 visitatori, tra cui bartender, chef, artigiani, agricoltori e giornalisti. L’ambiente magico, situato su un altopiano a 2.641 metri sul livello del mare presso l’Hotel Huacalera nella Quebrada de Humahuaca, nella provincia di Jujuy, rappresentava la cornice ideale per condividere storie stimolanti sul legame intimo ma precario dell’industria con la natura. Nei seminari e tavole rotonde che si sono svolti nell’arco di due giorni, sono state condivise numerose esperienze, dai metodi innovativi per ridurre i rifiuti, al cambiamento delle diete per un minore impatto sull’ambiente, nel rispetto delle persone e nel rendere omaggio alle antiche tradizioni e ricette di famiglia.

«Nelle manifestazioni riguardanti il mondo dei bar solitamente le persone preferiscono bere ai banchi piuttosto che sedersi per imparare, ma qui a Jujuy l’esperienza è stata completamente diversa. Tutti noi abbiamo ascoltato con attenzione ogni storia che veniva raccontata», ci ha confidato Jean Trinh di Alquímico.

Storie come quella condivisa da Vijay Mudaliar, bartender e proprietario del Native, aperto nel 2016 a Singapore, che ha descritto come utilizza il foraging per valorizzare gli ingredienti regionali. Il team del Native è attento alla riduzione dei rifiuti, ma ora all’Analogue, il bar appena aperto, i rifiuti vengono evitati fin dall’inizio. Vijay ha meditato per anni sul progetto di Analogue, frustrato ormai da tempo dalla sovracoltivazione e dalla dipendenza del pianeta da alimenti che hanno un impatto negativo come la carne bovina, il latte e le uova. La sua soluzione? Un menu di cocktail e cibo interamente a base vegetale.

Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, infatti, il passaggio a diete prevalentemente vegetali è fondamentale per ridurre la perdita di biodiversità e l’impatto delle attività umane sull’ambiente. Una svolta che libererebbe i terreni utilizzati per gli allevamenti e consentirebbe il ripristino degli ecosistemi e la rinascita della biodiversità. Con questa consapevolezza da Analogue cercano di far sperimentare alle persone che il cibo a base vegetale può essere divertente e gustoso, non solo sano e buono per l’ambiente. E, anche se c’è spazio per miglioramenti, dopo pochi mesi di vita di Ana logue, Mudaliar è orgoglioso di riferire che il 50% dei suoi ospiti non è vegetariano. E ancora: con il cambiamento climatico e le temperature sempre più elevate, cambierà il nostro modo di mangiare e bere. Da Analogue si stanno studiando i cactus e il modo in cui si possono utilizzare in cucina e nella mixology. Mudaliar sta persino pensando al giorno in cui potremmo abitare in altri pianeti e quale cibo potrebbe essere adatto alla vita nello spazio. Ad esempio, il Negroni chiarificato contiene due degli ingredienti preferiti dagli astronauti: il burro di arachidi e il gelato dell’astronauta.

L’inclusione è un altro tema che sta a cuore a Mudaliar e al suo staff. L’originale banco del bar, stampato in 3D e realizzato con 1.600 kg di bottiglie di plastica riciclate, è abbassato in un angolo, in modo che anche un disabile in carrozzina possa godersi un drink. Analogue offre anche diversi cocktail analcolici per evitare di perdere i non bevitori. Per ottenere drink complessi con sapori robusti senza alcol, Mudaliar si è ispirato all’industria dei profumi, usando oli commestibili combinati con idrosol e un dolcificante naturale, El Mariachi.

Cambiando continente e passando dall’Asia all’Europa, il Little Red Door di Parigi ha compiuto un cambiamento radicale verso pratiche sostenibili, in parte dovuto alle difficoltà incontrate durante la pandemia. Come spiega Barney O’Kane, head bartender del Little Red Door, nei tempi difficili dei lockdown il team si è reso conto che, sebbene fossero in molti a soffrire, i fornitori locali erano quelli colpiti più duramente.

Con l’intento di aiutare la comunità, il menu Grounded di Little Red Door si proponeva di sostenere i produttori in difficoltà nella difesa del loro ecosistema. Ma quando il team ha fatto altre ricerche su come collaborare con le aziende agricole, si è reso conto che era possibile favorire non solo i produttori locali, ma anche servire drink coinvolgenti a vantaggio dei profitti del bar stesso. Hanno deciso quindi di cambiare drasticamente il modo di operare quotidiano. Con il nuovo menu Flourish, che ha recentemente vinto il premio World’s Best Cocktail Menu a The Spirited Awards di Tales of the Cocktail, Little Red Door continua a mettere il produttore, il prodotto e il suo viaggio al centro dell’esperienza degli ospiti, convertendo i prodotti agricoli in liquori e distillati che costituiscono il nucleo di ogni cocktail. Con il nuovo modello Farm to Glass, il team conosce ogni dettaglio del prodotto con cui lavora: da dove proviene, quando è stato raccolto e tutte le informazioni sulle persone che lo hanno prodotto. Grazie alla collaborazione con una rete di produttori francesi, il nuovo cocktail program prevede 10 drink d’autore incentrati su un prodotto francese come le olive di Nyons, il luppolo dell’Alsazia e le noci di Grenoble. O’Kane spiega che la composizione della componente alcolica dei loro drink è costituita per circa il 70% da liquori fatti a mano con prodotti di provenienza agricola e per il 30% da piccoli produttori di alcolici/liquori. Ciò significa che vengono acquistate quantità maggiori di prodotti, a tutto vantaggio delle aziende locali. Ad esempio, con una tonnellata di barbabietole si producono circa mille litri di liquore. L’idea è di mettere il cuore di ciò che ogni produttore crea in ogni cocktail. Come spiega Alex Francis, direttore del gruppo, la collaborazione diretta con le aziende agricole consente persino di risparmiare sui costi: «Producendo la base dei nostri cocktail con prodotti di provenienza locale, siamo riusciti ad aumentare i margini di guadagno di circa il 5%, che abbiamo reivestito per migliorare spazio, tempo e persone».

Secondo Naren Young dello Sweet Liberty di Miami tutti gli sforzi compiuti per ridurre al minimo gli sprechi nei bar sono inutili se non ci si occupa anche del benessere del personale, dai baristi ai gestori. «I bar non sono sostenibili senza un grande personale», ha affermato Naren. Un modo in cui Naren coinvolge suoi baristi e il personale meno esperto è portarli fuori per esperienze culinarie raffinate, in modo che si sentano parte integrante del team. «È fondamentale sostenere il team includendolo nella partecipazione agli utili, il che può stimolare tutti a contribuire al successo del bar e, di riflesso, aiutarli ad avanzare nella carriera».

Allo stesso modo, durante uno dei seminari più toccanti di Festival Atlantico, Jean Trinh, il proprietario di Alquímico, ha raccontato come, durante il primo lockdown, sia rimasto sconvolto quando si è reso conto che presto avrebbe finito il denaro per pagare il suo staff di 50 dipendenti. Per aiutare il suo team a continuare a vivere serenamente, Trinh ha avuto un’idea brillante: invitarlo a vivere in comunità nella sua fattoria, nel fertile asse del caffè colombiano. Durante i 4 mesi di permanenza nella fattoria, il personale di Alquímico ha costruito la propria casa, acquisendo competenze nel campo dei macchinari, dell’elettricità, del cemento, dell’idraulica e della falegnameria. Hanno anche costruito un centro R&D, dove le coltivazioni fresche venivano sfruttate per produrre sciroppi, distillati, tinture e infusi che ora vengono utilizzati ad Alquímico. Inoltre, il team ha iniziato a produrre miele, a raccogliere caffè speciali, a piantare alberi nell’ambito di un progetto di riforestazione, il tutto con l’obiettivo di aiutare il proprio Paese a risollevarsi.

La chef Amancay Gaspar, originaria di Jujuy, ha sottolineato infine il ruolo delle tradizioni familiari nella sostenibilità. Cuoca e docente presso l’Higher Technician in Regional Food and Food Culture di Tumbaya, presso l’IES 2, Amancay sostiene che è fondamentale rispettare le radici della cucina locale e preservare le tradizioni ancestrali. «Jujuy produce tutte le varietà di mais, ma con l’arrivo dei turisti molti produttori hanno iniziato a incrociare le varietà di mais solo per soddisfarne i gusti». Amancay chiede di collaborare con le comunità, e avverte: «Se roviniamo la specie, andrà persa la base della gastronomia locale».

Non stupisce perciò che per l’organizzatrice Aline Vargas, il Festival Atlantico sia stato davvero speciale. «Per me il Festival è stato molto emozionante, soprattutto perché l’ultimo è stato cancellato un giorno prima dell’inizio a causa della pandemia e abbiamo dovuto fare i salti mortali per riportare tutti nei Paesi d’origine. E rivedere tutti i volti, vecchi e nuovi, nello stesso posto dopo due lunghi anni mi ha lasciato senza fiato. È stato il momento perfetto per ringraziare la Pachamama e aiutarci a capire quanto siamo fortunati come esseri umani». Chiosa Giovannoni: «Molte persone credono che la sostenibilità abbia a che vedere solo con la riduzione di rifiuti; durante il Festival Atlantico possiamo riunirci come esseri umani per pensare a un futuro migliore e un presente per tutti noi». *

 

English version

We can do more. Festival Atlantico

 

Nearly 200 participants, including bartenders, chefs, artisans, farmers and journalists, attended Festival Atlantico, to share innovative solutions to reduce the impact of the drinks industry on the planet.

With a focus on sustainability in the third edition of Festival Atlantico, Tato Giovannoni brought together global leaders in bartending and gastronomy in Argentina last August, to share knowledge about innovative solutions to reduce the carbon footprint in the industry.

The yearly Festival offers experiences and talks in stunning natural settings in Tato’s native Argentina, with the objective of generating concrete changes in favor of greater environmental awareness. At the same time, Festival Atlantico involves local producers and valorizes the products, recipes and their ancient uses specific to each region. In organizing Festival Atlantico, Tato Giovannoni as creative director was joined by co-owner of Floreria Atlantico Aline Vargas as supervisor, executive producer Picky Courtois, production coordinator Alessia Maccioni and market and gastronomy producer Juan Iganacio Gerardi.

Nearly 200 participants attended the conference, including bartenders, chefs, artisans, farmers and journalists. Taking place on a plateau 2641 meters above sea level at Huacalera hotel in the Quebrada de Humahuaca, the magical surroundings provided the ideal setting for sharing stimulating stories about the industry’s intimate yet precarious connection with nature.

In the numerous seminars and roundtables over two days, a wide range of experiences were shared, from novel methods to reduce waste, to changing of diets to have less impact on the environment, but also respecting the human side of sustainability, and honoring ancient family traditions and recipes. Jean Trinh of Alquimico Cartagena found great inspiration from the seminars at the Festival: "In bar shows people usually prefer to drink at booths rather than sit down to learn. But here in Jujuy, the experience was completely different. We were all listening carefully to each story that was told.”

Stories like the one shared by Vijay Mudaliar, who described how he uses foraging to highlight regional ingredients at Native, a bar he first opened in 2016. At Native, the team is also conscious about reducing waste but now with the newly launched Analogue bar, waste is avoided from the very beginning. Vijay has been brainstorming the idea for Analogue for years, as he has long been frustrated with overfarming and the planet’s dependence on foods that have a negative impact on carbon footprint such as beef, milk and eggs. Vijay’s solution? An entirely plant-based menu of cocktails and food.

According to the United Nations Environment Programme, a shift to predominantly plant-based diets is crucial to reduce biodiversity loss and human impact on the environment. Moving towards plant-based diets would free up the land used for livestock to allow for the restoration of ecosystems and the flourishing of biodiversity.  A further study in 2022 published in Nature Food found that if high-income nations switched to a plant-based diet, 100 billion tons of CO2 emission could be reduced by the end of the century.

The initial challenge with Analogue is to convince people that plant-based food can be fun and tasty, not just healthy and good for the environment. Although there is room for improvement, months into Analogue’s existence, Mudaliar is proud to report that 50% of his guests are not vegetarians. There is much excitement in plant-based cooking in part because it’s so new. Vijay stated that “We all know how to cook beef, pork and eggs, but with plants there has been less research on how to get the most flavor out of them.” There are over 20,000 species of edible plants in the world yet fewer than 20 species now provide 90% of our food. Mudaliar expects significant research into plant-based food production will lead to a much greater use of a wider range of plants in cooking.

With climate change, ever increasing temperatures will change the way we eat and drink. At Analogue, they are studying cacti and how they can be incorporated into gastronomy and mixology. Mudaliar is even thinking about the day when we may inhabit other planets and what food could be suitable for life in outer space. For example, the clarified negroni at Analogue features two astronaut favorites: peanut butter and spaceman ice cream.

As part of his efforts to bring positive changes to the Earth, Mudaliar emphasizes that it also important to be as inclusive as possible in hospitality. Mudaliar claims that all too often in hospitality we focus on serving on the elite instead of the widest range of customers possible. In addition to sustainability, we should always keep accessibility in mind. At Analogue, their signature 3D printed bar top made from 1600 kg of recycled plastic bottles is lowered in one corner so that someone in a wheelchair can also enjoy a drink up at the bar. Analogue also offers a wide range of cocktails with no alcohol to avoid alienating non-drinkers. So that even diabetics can enjoy the drinks at Analogue, they opt for low glycemic index and natural sweeteners such as coconut sugar or xylitol, a natural plant-based sugar alcohol. To achieve complex drinks with robust flavors without alcohol, Analogue sought inspiration from the perfume industry, using edible oils combined with hydrosols and a natural sweetener. El Mariachi is a best seller on the menu and features smoked morita hydrosol, lime oils, clarified strawberry, Thai basil, vitamin C and CO2.

Switching continents from Asia to Europe, Paris’ Little Red Door has made a dramatic shift towards sustainable practices in part thanks to difficulties encountered during the pandemic. As explained by Little Red Door’s head bartender Barney O’Kane, in the trying times of lockdowns and reopenings in 2020-2021, the team recognized that although many were suffering, their local suppliers were hit the hardest. In particular, their fresh produce providers were hurt the most, with crops starting to come into season but only with a fraction of their traditional markets open.

With sense of helping the community, Little Red Door’s “Grounded” menu was aimed at supporting the producers in their ecosystem who were struggling. But as the team did more research into how to work with farms in their drink menu, they realized that they could actually pivot their bar operations to benefit not only local producers, but provide compelling drinks that benefited the bar’s bottom line, It was with the change to Grounded, that the team drastically decided to change the way they operate day to day.

Through their new Flourish menu, which won World’s Best Cocktail Menu at The Spirited Awards at Tales of the Cocktail 2022, Little Red Door continues to compassionately put the producer, produce and product journey at the center of their guest experience, converting directly sourced produce into liquid products that form the core of each cocktail. In March 2023, the Little Red Door team launched “Evergreen”, their third in the series of menus.

With the new Farm to Glass model, they know every detail of the produce they work with: where it is from, when it was picked, and everything about the people who made it. Collaborating with a network of French producers, Little Red Door’s Farm to Glass model for menu creation features 10 signature cocktails centred on one item of French produce such as Nyons Olives, Alsacien Hops, and Grenoble Walnuts. O’Kane explains that composition of the alcoholic component of their drinks is approximately 70% handmade liquor using farm-sourced produce and 30% from small spirits/liqueurs producers. At Little Red Door, they do not use produce to make garnishes but actual alcoholic products. This means they buy larger quantities of produce, which is a benefit for local farms. For example, with 1 tonne of beetroot they produce roughly 1000 L of liquor. The idea is to put the heart of what each producer creates into the hearts of each cocktail.

As explained by Group bar director Alex Francis, there is even a cost savings to the bar operations by directly working with farms “In terms of raw material costs, by producing the base of our cocktails using local farm-sourced produce we’ve been able to increase margins across the menu by approximately 5%, which we’ve used to invest in space, time and people.”

One important aspect of sustainability that was emphasized during Festival Atlantico was the human aspect. Naren Young of Sweet Liberty Miami said the all the effort we do to minimize waste in the bar is pointless if we don’t also look after the wellbeing of the staff, from the bar backs, to the bar managers. “Bars are not sustainable without great staff” as stated by Naren. One way that Naren makes his bar backs and less experienced staff more appreciated is by taking them out for fine dining experiences so that they feel like integral parts of the team and perhaps even reinforce their passion for food and beverage industry. Naren also argues that it’s vital to support the team by including them in profit sharing, which can inspire staff members to contribute to the success of the bar and in turn help them further their careers.

Then there was Jean Trinh, the owner of Alquimico, who eloquently addressed both the human and environmental side of sustainability during the lockdown. During one of the most moving seminars of Festival Atlantico, Trinh described how during the first lockdown, he was devasted when he realized that he would soon run of cash to pay his staff of 50 employees. Trinh came up with a brilliant idea to help his team continue to live serenely by inviting them to live in the community on his farm in the fertile Colombian coffee axis. During their 4 months on the farm, the staff of Alquímico built their own home, learning skills such as machinery, electricity, cement work, plumbing and carpentry. They also built an R&D center, where the fresh crops are harnessed to produce syrups, distillations, tinctures, and infusions that are now used in Alquímico. In addition, the team has started producing honey, harvesting specialty coffee, planting trees as part of a reforestation project, preparing organic fertilizers, building ecological trails, all with an aim of helping their country rebound from this devasting situation.

Local Jujuy female chef Amancay Gaspar pointed to the role of family traditions in sustainability. A cook and professor of the Higher Technician in Regional Food and Food Culture of Tumbaya, at IES 2, Amancay argued that is fundamental to respect the roots of local cuisine and preserve ancestral traditions passed on through the generations. "Jujuy is corn, all varieties of corn. But with the arrival of tourists," says Amancay, "many producers cross the varieties of corn just to satisfy their tastes." Amancay calls for work with the communities to prevent them from continuing to cross local corn, because, she warns, the typicities will be lost. “If we ruin the species, the basis of the local gastronomy will be broken.”

It is not surprising that for organizer Aline Vargas, Festival Atlantico was particularly special. “For me the festival was very emotional, especially given that the last one was cancelled a day before it was scheduled to start due to the pandemic and we scrambled to fly everyone back to their home countries. And seeing all the faces again, both old and new ones, in the same place after two long years was breathtaking for me. It was the perfect moment to thank the Pachamama and help us realize how fortunate we are as human beings. I thank everyone who attended for believing in Festival Atlantico.”

Tato Giovannoni remarked: “Many people believe that sustainability is talking only about waste, but it is also about humanity and community. I was happy that with Festival Atlantico we could get together as humans to think about a better future, and present for all of us.”

A ritual for Mother Earth

This year’s Festival Atlantico coincided with the celebration of Pachamama day, in which the local community thanks Mother Earth and prepares the fields for planting. In Inca mythology, Pachamama is a fertility goddess that represents Mother Earth who presides over planting and harvesting. The Pachamama ritual begins on the first day of August and is celebrated throughout the month because it is the coldest period of the winter season, when the Earth is at its weakest and needs to be nourished. Andeans believe that is vital to be on good terms with Pachamama in order to protect themselves, their crops and livestock.

Andeans perform rituals where they bury fruits, tobacco, coca leaves, seeds, drinks such as chicha in the Earth as a tribute to Pachamama. Tato involved all of the international guests in the Pachamama ceremony that was guided by locals Dominga Choque and Flor Barbarich. It was a memorable and moving experience, with a profound sense of connection with nature felt by everyone involved in the ritual giving respect to Mother Earth.

 

Tato Giovannoni

Creative director Tato Giovannoni, an Argentinian from Pinamar, studied graphic design and cinema in New York, but then found is truly calling with a shaker in his homeland of Argentina. Giovannoni helped launch Gran Bar Danzon and then in 2013, he founded Floreria Atlantico together with Aline Vargas. Following up on the first edition in Valle de Uco in 2019 and a pandemic shortened version in Buenos Aires in 2020, Festival Atlantico returned in August 2022 at Hotel Huacalera in the province Jujuy, located in the extreme northwest of Argentina which borders with Chile and Bolivia.

 

The distinguished participants

 

Among the international guests involved in the Pachamama ritual and Festival Atlantico conference were Italians Patrick Pistolesi of Drink Kong Rome, Giacomo Giannotti of Paradiso Barcelona, Fabio La Pietra of Sub Astor San Paolo and Gabriele Manfredi, Australian Naren Young of Sweet Liberty Miami, Iraq-born Moe Aljaff of The Schmucks, Greek Nikos Bakoulis of The Clumsies Athens, Irishman Barney O’Kane of Little Red Door Paris, Singaporean Vijay Mudaliar of Native and Analogue, Chilean Miguel Gonzalez Larraguibel, Canadians Megs Miller and Kelsey Ramage, Mexicans Gina Barbachano of Hanky Panky and José Luis León of Limantour, Peruvians Aaron Díaz of Carnaval and Luis Flores, Brasilian Marcio Silva, Norwegian Odd Strandbakken and Argentines Diego Cabrera of Salmon Guru Madrid, and Matías Iriarte of Ginbo and Chapeau 1987 in Palma de Mallorca.

Other than bartenders, other esteemed participants of Festival Atlantico included Mexican entrepreneur Walter Meyenberg of Hanky Panky Mexico City, French hospitality entrepreneur Jean Trinh of Alquimico Cartagena, Oxford-educated fermentation guru Dr. Johnny Drain, Mexican plant biologist turned master distiller Ivan Saldana, Empirical Spirits head of research Chris Stewart, Greek winemaker Thanos Georgilas, British-born author of Cocktails of Asia and managing editor of DRiNK Magazine Holly Graham, Belgian-born and Spanish-based cocktail writer Francois Monti, Indian beverage writer Priyanka Blah, Brazilian freelance food and drinks reporter Marcella Sobral, British freelance journalist and sommelier Sorrel Moseley-Williams, Uruguayan sommelier and journalist Marcela Baruch, South Africa’s leading cocktail and spirits writer Leah van Deventer and Venezuelan Margarita Sáder, founder of MSbartrends and Paradiso Barcelona.

Arriva Black Sinner, il liquore al caffè firmato Bruno Vanzan

Black Sinner
Bruno Vanzan e Adriano Castigliola (a sinistra) con la nuova creazione Black Sinner
Frutto di un lavoro di ricerca durato oltre due anni, il liquore al caffè firmato dall'astro internazionale della mixology e imprenditore a tutto tondo della bar industry è 100% naturale e a base di una miscela di pregiate varietà Arabica

Un grande classico della liquoristica italiana, ma con firma d’autore. È il biglietto da visita Black Sinner, il nuovo liquore al caffè by Bruno Vanzan. Seconda etichetta, dopo Iovem (leggi Lancio internazionale Stock per Iovem di Bruno Vanzan), nata dalla mente di Vanzan, il nuovo prodotto è frutto di oltre due anni di ricerca e confronto che la stella della mondiale della miscelazione e imprenditore a tutto tondo della bar industry con la sua BV Holding, ha condotto con Adriano Costigliola, suo “gemello creativo”, e finalizzata a valorizzare al massimo la tradizione del liquore al caffè, con l’obiettivo di dare vita a un prodotto d’eccellenza, ricco di gusto e 100% naturale.

Ricerca focalizzata, in particolare, sulla selezione del caffè, assoluto protagonista della ricetta, nella quale Vanzan ha messo in campo le conoscenze accumulate negli ultimi anni su questo mondo, durante i quali ha collaborato con torrefazioni e aziende del settore, piccole e grandi, che gli hanno permesso di confrontarsi con tanti esperti del campo.

100% naturale

Il cuore della formula di Black Sinner è un blend di caffè Arabica selezionati nei Paesi dove questo ingrediente rappresenta un’eccellenza identitaria. Una miscela costituita dalla varietà etiope Sidamo, tra i monorigine più pregiati e apprezzati, coltivato nella regione del paese Africano, a un’altitudine che oscilla tra i 1600 e i 1900 metri e caratterizzato da un corpo delicato, ma dall’aroma ricco di note floreali e agrumate, e dal monorigine Colombia Superiore, che invece si caratterizza per il profilo aromatico molto pulito, fine ed elegante. Al pregio delle materie prime si aggiunge poi l’arte consolidata della torrefazione italiana per estrarne tutte le loro potenzialità, in maniera ecosostenibile e sotto la conduzione di Vanzan e Costigliola.

Completano la formula alcol da cereali, zucchero e nulla più. La ricetta di Black Sinner (alc 27% in vol) è infatti del tutto priva di coloranti e di aromi artificiali, ma sono assenti anche gli stabilizzanti che solitamente si utilizzano in questo tipo di miscele di caffè per impedire il fenomeno dell’ossidazione, che avrebbe messo a rischio l’alta qualità del prodotto.

Liscio o miscelato

In bottiglia da 70 cl, Distribuito dal gruppo Stock Italia, il nuovo prodotto, perfetto da servire liscio, guarda anche al mondo della miscelazione, prestandosi alla preparazione sia di classici cocktail con caffè sia di nuove creazioni. Come mostrano due originali proposte, firmate Vanzan, che accompagnano il lancio di Black Sinner: Black Tonico, dove si miscela con acqua tonica, e Moka Martini, dove invece si unisce a caffè in moka, completando il tutto con tre chicchi di caffè come decorazione.

Le ricette di Bruno Vanzan

Black Tonic

FDD-230222-0187
Ingredienti:
50 ml di Black Sinner, 100 ml di acqua tonica, ghiaccio cristallino
Preparazione:
build
Guarnizione:
scorza di arancia
Bicchiere:
tumbler alto

Moka Martini

FDD-230222-0234
Ingredienti:
60 ml di Black Sinner, 30 ml di caffè in moka, 3 chicchi di caffè
Preparazione:
shake & strain
Guarnizione:
3 chicchi di caffè
Bicchiere:
coppa Martini

Sulla Torre della mixology – The Tower of Mixology

Il banco di Torre all'ingresso del locale - foto Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti
Il banco di Torre all'ingresso del locale - foto Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti
Nel super scenografico Torre, presso la Fondazione Prada di Milano, un progetto che sposa la haute cuisine e la mixology. Un lavoro di ricerca, condotto a più mani dall'executive chef Lorenzo Lunghi, il bar manager Pietro De Feudis e i barman Niccolò Avanzi e Francesco Amoruso

Il ristorante e bar Torre si trova al sesto e settimo piano di Torre, la sede della Fondazione Prada situata nel quartiere Ripamonti, lunga arteria cittadina che parte dal centro e arriva fino alla campagna milanese. Quest’area ex industriale ha subito grandi cambiamenti negli ultimi anni. E uno dei primi mattoni nel processo di rinascita del quartiere è stata l’inaugurazione della Fondazione Prada durante l'edizione 2018 della Milano Design Week (Salone del Mobile). Il futuro dell'area di Ripamonti è ancora più promettente, con la costruzione del Villaggio Olimpico prevista nell’ex Scalo Ferroviario di Porta Romana, entro il 2026. Il Villaggio ospiterà gli atleti durante i Giochi Invernali di Milano-Cortina e le nuove aggiunte rimarranno dopo le Olimpiadi per l'uso come spazi pubblici, uffici e edifici residenziali. La Torre della Fondazione Prada è un edificio spettacolare e futuristico progettato dall'architetto olandese Rem Koolhaas insieme a Chris van Duijn e Federico Pompignoli di OMA. Koolhaas descrive la Torre della Fondazione Prada come "un collage di temi ed elementi preesistenti". I primi piani della Torre sono dedicati allo spazio espositivo dove è possibile ammirare opere della collezione Prada. L'ingresso al ristorante bar Torre è memorabile, con gli ospiti incoraggiati a salire sull'ascensore fino al sesto piano. L'ampio ascensore (100 persone è la portata) è tutto rivestito di marmo (vero) con un lato in vetro. Quando le enormi porte dell'ascensore si aprono, appare subito la spettacolare bottigliera, che attira gli ospiti come un magnete verso lo splendido bancone bar sospeso. Le aree bar e ristorante di Torre si caratterizzano per i soffitti alti e le ampie finestre in vetro che delimitano una terrazza all'aperto.

L'area bar presenta un grande bancone centrale con un retrobanco sospeso che accoglie una selezione accurata di distillati e liquori internazionali. Durante i mesi estivi, la bellezza del retrobanco può essere apprezzata al meglio dall'altra parte delle grandi finestre, all'esterno sulla terrazza, che offre anche una vista mozzafiato di Porta Romana e dell'intero skyline di Milano in lontananza. Lorenzo Lunghi, originario di Firenze, è l’executive chef di Torre dal 2020 e propone una cucina influenzata dalle migliori tradizioni regionali italiane, a cominciare dalle sue radici toscane.  Per creare i cocktail signature di Torre, Lunghi collabora a stretto contatto con il responsabile del bar Pietro De Feudis e i barman Niccolò Avanzi e Francesco Amoruso. La versione semplificata del food menu al bar è stato progettata da Lunghi e include specialità come come spaghetti al pomodoro fresco e timo e un toast particolarmente apprezzato dalla clientela. Il retrobanco di Torre offre una gamma estremamente ampia di bottiglie (700), ma solo quelle amate dal team del bar. Questa libertà nella selezione dei prodotti consente alla squadra del bar di essere più creativa nello sviluppo dei loro cocktail signature, proprio come uno chef ha carta bianca in cucina di un ristorante di alta gastronomia. La lista dei cocktail include 7 signature oltre a 20 classici (prezzo medio 16 euro). I signature presentano profili di gusto più complessi e sono apprezzati maggiormente dai bevitori di cocktail più esperti, mentre i classici, come il Daiquiri e il Negroni, possono essere apprezzati da un pubblico più ampio. I signature sono ispirati ai cinque sapori di dolce, salato, acido, amaro e umami, insieme a kokumi, una sostanza che non ha sapore di per sé, ma che esalta gli altri cinque sapori. Un altro possibile sapore da aggiungere alla lista è l'oleogustus (oleogusto), concepito dall'Università di Purdue a Lafayette (USA), come il sapore di cibi grassi come olio e burro. Da Torre, questa nuova scoperta ha ispirato un cocktail della casa dallo stesso nome e sottolinea la passione e la creatività del team del bar. De Feudis e il suo team hanno creato una versione burrosa e oleosa dell'Old Fashioned, in cui le pere Williams e Kaiser vengono prima cotte con burro e sherry Lustau Xeres per fare una pasta. Poi, le pere crude vengono aggiunte alla pasta e infuse in bourbon Michter's e Amaro Bastaldo. L'intera miscela viene congelata, filtrata e chiarificata come un fat wash. La polpa rimanente viene poi utilizzata per un gelato preparato in cucina dallo chef Lorenzo. Il liquido filtrato viene mescolato e filtrato sopra un bicchiere con un grande cubetto di ghiaccio e guarnito con olio di foglia di fico infuso. Quando si assapora Oleogusto, prima arriva la rotondità del Bourbon e dell'olio di foglia di fico, seguita dalle note fresche e amare di Bastaldo e infine le pere burrose e lo sherry sul finale.  Un altro punto forte del menu è il signature Salty (salato) preparato con whisky Michter's rye, Bitter vino Sicilia "Naturale" 2018, caramello salato infuso con fieno e una salsa umami speciale formulata in collaborazione con lo chef Lorenzo. Gli ingredienti vengono combinati in un mixing glass con ghiaccio e mescolati, quindi filtrati in una coupette che viene guarnita con sale di capperi. Questo tipple di meditazione ricco, salato e complesso è perfetto per la stagione invernale ed è ideale anche dopo pasto. Tirando le somme sono almeno tre gli assi nella manica di Torre. Il design innovativo, la haute cuisine di Lorenzo Lunghi e la creatività nei cocktail di Pietro De Feudis. Uniti fanno la vera forza del locale. 

English version

The Tower of Mixology

The restaurant bar Torre can be found on the sixth and seventh floors of Torre, the headquarters of Fondazione Torre located in the Ripamonti district. This former industrial area has seen great changes over the past years, and the rebirth of the neighborhood can be credited to the inauguration of Torre Fondazione Prada during the 2018 edition of Milano Design Week (Salone del Mobile). The future of the Ripamonti area is even more promising, with the Olympic Village set to be built in the Porta Romana rail yard by 2026. The Village will host athletes during the Winter Games and the new additions will remain after the Olympics for use as a public space, offices and residential buildings.

The Torre at Fondazione Prada is a spectacular and futuristic building designed by the Dutch architect Rem Koolhaas together with Chris van Duijn and Federico Pompignoli of OMA. Koolhaas describes Torre at Fondazione Prada as “a collage of pre-existing themes and elements.” The first floors of the Torre are dedicated to the exhibition space where one can admire works from the Prada collection. 

The entrance to restaurant bar Torre is memorable, with guests encouraged to take the elevator ride up to the sixth floor. The spacious glass and marble elevator features large windows on the north side, giving an impressive view of the ever-evolving Ripamonti neighborhood. When the massive elevator doors open, the beautiful back bar is immediately brought into view, which draws the guests like a magnet towards the stunning floating bar counter.  

The bar and restaurant areas of Torre are characterized by high ceilings and vast glass windows bordering an outdoor terrace. The bar area features a large central bar counter with a suspended back bar featuring a well-curated collection international spirits and liqueurs. In the summer months, the beauty of the back bar is best appreciated from the other side of the large windows, outside on the terrace, which also offers a breathtaking view of Porta Romana and the entire Milano skyline in the distance. 

Florence born Lorenzo Lunghi has been the executive chef at Torre since 2020 with a cuisine influenced by the best regional Italian traditions, beginning with his Tuscan roots. Lunghi collaborates closely with bar manager Pietro De Feudis and bartenders Niccolò Avanzi and Francesco Amoruso to conceptualize the signature cocktails at Torre. The simplified food menu at the bar was designed by Lunghi and features smaller gourmet eats such as spaghetti al pomodoro fresco e timo and an extraordinary toast.

The back bar at Torre features an extremely wide range of bottles, but only those that are adored by the bar team. This freedom in selecting their products allows the bar team to be more creative in developing their signature cocktails, in much the same way a chef is given carte blanche in the kitchen of a fine dining restaurant. The cocktail list includes 7 signatures alongside 20 classics. The signatures feature more complex taste profiles and are best appreciated by the more experienced cocktail imbiber, while the classics, such as the Daiquiri and Negroni, can be enjoyed by a broader spectrum of guests. 

The signatures are inspired by the five tastes of sweet, salty, sour, bitter and umami, along with kokumi, a substance that has no taste itself but that enhances the other five tastes. Another possible taste to add to the list is oleogustus (oleogusto), proposed by Purdue University as the taste of fatty foods such as oil and butter. At Torre, this new discovery inspired a signature cocktail of the same name, and underscores the passion and creativity of the bar team. De Feudis and his team created a buttery and oily twist of the Old Fashioned, where Williams and Kaiser pears are first cooked with butter and Lustau Xeres sherry to make a paste. Then, raw pears are added to the paste, and infused in Michter's bourbon and Amaro Bastaldo. The entire mixture is frozen and filtered and clarified as a fat wash. The remaining pulp is then used for a gelato prepared in chef Lorenzo's kitchen. The filtered liquid is stirred and strained over a glass with a large ice cube and garnished with fig leaf infused oil. When tasting Oleogusto, at first comes the roundness of the bourbon and fig leaf oil, followed by the fresh and bitter notes of Bastaldo and finally the buttery pears and the oxidative sherry on the finish.

Another standout on the menu of signature drinks is Salty (Salato) with Michter's rye, Bitter vino Sicilia "Naturale" 2018, salty caramel infused with hay and a special umami sauce that was formulated in collaboration with chef Lorenzo. The ingredients are combined in a mixing glass with ice and stirred, then strained in a coupette which is garnished with caper salt. This rich, salty and complex meditation tipple is perfect for the winter season, and is a fantastic end to a memorable meal at Torre.

Although restaurant bar Torre is worth a visit just for the beauty of its design, you will become a return customer thanks to the innovative haute cuisine of Lorenzo Lunghi and the savory cocktails elegantly prepared by Pietro De Feudis and the bar team. But perhaps the greatest strength of Torre is in its versatility: one can have a standalone meditation cocktail at the bar counter or for those with more time, sit down for a romantic or business dinner in the elegant restaurant. 

 

I signature cocktail di Torre selezionati da Bargiornale

Salato 

Ingredients

15 ml Michter's rye

20 ml Bitter vino Sicilia "Naturale" 2018

15 ml salty caramel infused with hay (homemade caramel that is macerated with toasted hay)

22.5 ml "Dirty sauce" (secret umami sauce made in collaboration with chef Lorenzo).
Technique: Stir and strain

Glass: Nick & Nora

Garnish: Caper salt

Oleogusto

 

Ingredients

20 ml Michter’s bourbon 

10 ml amaro Bastaldo  

10 ml Lustau Xeres infused with pear

Williams e Kaiser pears*

*Williams and Kaiser pears are cooked with butter and Lustau Xeres to obtain a puree. Then, the raw pears are added to the puree and infused in a pre-mixed liquid of Michter's bourbon and Amaro Bastaldo. The entire mixture is frozen and filtered through the effect of 'fat wash' to clarify it. The remaining pulp is then used for a gelato prepared in the kitchen by Chef Lorenzo. The filtered drink is mixed and strained over a glass with a large ice cube and garnished with fig leaf infused oil."

*Le pere Williams e Kaiser vengono cotte con burro e Lustau Xeres per ottenere una pasta. Poi si aggiungono alla pasta le pere crude, e si mettono in infusione nel liquido pre miscelato di Michter's bourbon e Amaro Bastaldo. L'intera miscela viene congelata e per effetto del “fat wash”, si filtra e chiarifica. La restante polpa viene poi utilizzata per un gelato preparato nella cucina dello chef Lorenzo. La bevanda filtrata viene mescolata e filtrata su un bicchiere con un grande cubetto di ghiaccio e guarnita con olio infuso di foglie di fico.

Technique: Stir and strain

Glass: Tumbler with large ice cube

Garnish: fig leaf-infused oil

 

Pietro De Feudis

 

Pietro De Feudis

 

Nasce nel 1992 a Bisceglie in provincia di Bari. Ha mosso i suoi primi passi a Milano come barista presso ILBAR, per poi iniziare una significativa esperienza lavorativa presso Trussardi alla Scala. È stato lì che Pietro ha approfondito la sua conoscenza personale del mondo del lusso e dei metodi innovativi della mixology. Nel 2018, Pietro è arrivato al ristorante Torre, situato al 7° piano della torre della Fondazione Prada. In qualità di Bar Manager, Pietro è incaricato di creare la lista dei drink, che viene rinnovata ogni stagione. Recentemente, Pietro ha ospitato il cocktail bar Reka di Kuala Lumpur presso Torre, sviluppando quattro cocktail firmati insieme ai barman di Torre Niccolò e Francesco, insieme a drink preparati da Joel Poon e Giovanni Andrea Magliaro del bar ospite.

Pietro De Feudis

Pietro De Feudis was born in 1992 in Bisceglie, a small town in the province of Bari. Pietro took his first steps in Milano as a bartender at ILBAR and then began an important work experience at Trussardi alla Scala. It was there that Pietro deepened his personal knowledge of the world of luxury and innovative bartending methods. In 2018, Pietro arrived at the Torre restaurant, located on the 7th floor of the tower at Fondazione Prada. As Bar Manager, Pietro is tasked with creating the drink list, which is renewed each season. Pietro recently hosted the Reka cocktail bar of Kuala Lumpur at Torre, developing four signature cocktails with Torre bartenders Niccolò and Francesco, along with drinks prepared by Joel Poon and Giovanni Andrea Magliaro from the visiting bar.

 

 

Lorenzo Lunghi

Nato a Firenze nel 1986, è l'executive chef di Torre dal giugno 2020. Lunghi si è formato professionalmente al ristorante Gambero Rosso (due stelle Michelin) di Emanuela e Fulvio Pierangelini a San Vincenzo, Livorno. Successivamente, nel 2011, Lunghi ha aperto il ristorante Il Bucaniere a Livorno con Fulvietto Pierangelini, caratterizzato da una cucina semplice, ma rigorosa a base di pesce. Da lì, Lunghi si è trasferito a Parigi, dove ha acquisito ulteriore esperienza presso Le Chateaubriand e Le Dauphin di Iñaki Aizpitarte. Per i successivi cinque anni, Lunghi è stato sous chef presso Saturne, ristorante con una stella Michelin. Qui è stato fortemente influenzato dalla cucina di Sven Chartier e dai vini naturali di Ewen Lemoigne. A Torre, Lorenzo Lunghi punta a offrire una gastronomia influenzata dalle migliori tradizioni regionali italiane, partendo dalle sue radici toscane. Lunghi collabora strettamente con Pietro De Feudis e il team del bar di Torre nella creazione di alcuni cocktail come "Salato" e uno dei migliori toast della città.

Lorenzo Lunghi

Class of 1986, Florence born Lorenzo Lunghi has been the executive chef at Torre since June 2020. Lunghi developed his culinary background at Gambero Rosso (two Michelin Stars) of Emanuela e Fulvio Pierangelini in San Vincenzo, Livorno. Then in 2011, Lunghi opened the restaurant Il Bucaniere in Livorno with Fulvietto Pierangelini, featuring a simple yet rigorous cuisine focusing on seafood. From there, Lunghi moved to Paris, where he gained further experience at Le Chateaubriand and Le Dauphin of Iñaki Aizpitarte. For the next five years, Lunghi was the sous chef at the Michelin starred Saturne, where he was strongly influenced by the cuisine of Sven Chartier and the natural wines of Ewen Lemoigne. At Torre, Lorenzo Lunghi aims to deliver a gastronomy influenced by the best regional Italian traditions, starting with his Tuscan roots. Lunghi collaborates closely with Pietro De Feudis and the bar team at Torre in the design of certain cocktails such as “Salato” and one the city’s best toasts.

 

 

 

 

 

 

La Douce, il soffitto è una nuvola

La pasticceria cinese gioca con arredi e struttura curvilinee

Uno spazio etereo, avulso da ogni decorazione e permeato di un’atmosfera poetica che, attraverso l’impiego di forme dinamiche e uno stile total white, esprime tutta la sua personalità. Si presenta così, agli occhi di chi anche solo vi passa accanto, La Douce Patisserie, una caffetteria francese al primo piano del Zhongheng Design Building a Suzhou City, un’antichissima città collocata a ovest della megalopoli di Shanghai. Su un pannello bianco dalla sagoma sinuosa, una grande insegna luminosa riporta il nome della pasticceria. Sotto, a separare l’interno del locale dall’esterno, una lunga parete vetrata interrotta dalla sola presenza di due maniglioni e due grandi cerniere d’ottone che “segnano” la porta d’ingresso. Entrare in questa pasticceria significa immergersi in una vera e propria “sweet experience”, dove l’impiego di forme pure e l’uso quasi esclusivo del bianco ripropongono un concetto di design che si ispira al processo di evaporazione durante la cottura e il riscaldamento dei dolci. Da qui l’idea di un controsoffitto che, come pure il grande tavolo all’ingresso, segue un andamento curvilineo e pareti divisorie che arrotondano armoniosamente i loro angoli irregolari e smussati per renderli più morbidi, restituendo così una sensazione di integrità allo spazio. Una sorta di soffice nuvola bianca che sovrasta produzione e consumo dei dolci.

I segreti del soffitto curvo

La realizzazione del soffitto curvo è stata particolarmente ricercata e non si è badato a spese: non sono stati scelti moduli prefabbricati, ma si è determinato il punto centrale e il punto di intersezione di ogni cupola grazie all’aiuto di un software per la progettazione in 3D. Quindi, si sono realizzate artigianalmente le nervature dell’arco a scheletro in base alle diverse lunghezze. Infine, la superficie della cupola è stata completata con una serie di assi di legno. Tutti gli elementi del soffitto sono stati realizzati a mano. Il locale, che occupa uno spazio dalla forma trapezoidale, è stato strutturato in modo tale da avere una zona vendita e un’area degustazione a vista, oltre a un ampio laboratorio a vista racchiuso tra pareti in vetro satinato. L’area bar, per il servizio al banco e l’esposizione e la vendita dei dessert, rappresenta il punto in cui gli architetti hanno voluto dare maggiore spettacolarità al locale. Parte del soffitto e della parete di fondo dietro al bancone brillano di riflessi dorati grazie a un rivestimento in metallo spazzolato color oro, illuminato da una serie di punti luce incassati. Accurata la scelta dei materiali: l’impiego di un metallo come il titanio, conosciuto per la sua alta resistenza alla corrosione e per la sua facile manutenzione, aggiunge colore e consistenza allo spazio, regalando all’atmosfera un tocco di lusso e di grande raffinatezza.

I clienti come spettatori del laboratorio

Di fronte al bar si apre l’ingresso al laboratorio de La Douce, dove avviene l’intero processo di produzione e dove i clienti possono avere la possibilità di accedere e diventare spettatori dinnanzi a una sorta di palcoscenico teatrale. La preparazione di un dessert diventa una vera e propria performance che coinvolge il pubblico e lo fa sentire parte integrante dell’esperienza di produzione dei dolci. E se da un lato all’interno del laboratorio si ha la possibilità di partecipare in tempo reale alla realizzazione dei prodotti, nell’area di consumo, che ospita il grande tavolo curvilineo, ogni cliente può godersi in assoluto relax l’aroma di un caffè, in attesa che termini la cottura del proprio dessert. Qui, attorno al grande tavolo, ognuno può cimentarsi nella creazione del proprio dolce, godersi un po’ di musica e sentirsi appagato dall’atmosfera confortevole e attraente di questo spazio dalla marcata ispirazione esperienziale. La Douce è un esempio di come il design possa interpretare il processo dinamico dello spazio e diventarne il protagonista.

Chen Lei, designer di Parallect Design

Il designer

Fondato nei Paesi Bassi nel 2017, Parallect Design è uno studio multidisciplinare con sedi a Shanghai e a Suzhou. Il suo focus è la progettazione architettonica, ma sono diversi i fronti di attività: dai progetti di design spaziale, di interni e di paesaggio al graphic design e all’organizzazione di mostre. Il team dello studio proviene da diversi background. La Douce Patisserie è stata progettata dall’architetto Chen Lei (in foto) con Li Wenjing, Yang Nan, Yang Bo, Xiao Xiangdong.  

Appuntamenti formativi Mumac Academy tra Milano e Roma

Corso Coffee Sustainability Foundation
Aperte le iscrizioni per i corsi di marzo e aprile rivolti ai professionisti del mondo del bar, tra sostenibilità e formazione a tutto tondo per il barista

Tra marzo e aprile Mumac Academy propone una serie di appuntamenti per una formazione a tutto tondo sul mondo del caffè, che include moduli certificati da Sca - Specialty Coffee Association, nonché nuovi percorsi di studio.

Coffee Sustainability Foundation è il primo corso in programma il 2 e 3 marzo a Milano. Si tratta del primo dei tre moduli messi a punto da Sca sul tema della sostenibilità, oggi più che mai attuale e importante da approfondire da parte di professioni e appassionati del mondo del caffè. Spiega e approfondisce questa tematica da un punto di vista economico, sociale e ambientale, attraverso una visuale più ampia della catena di valore e delle principali sfide che si pongono al settore. Mumac è il primo Premier Training Campus Sca in Italia con un formatore interno certificato per questo corso, Angelo Sportelli. Il corso è stato elaborato insieme ad esperti del settore, tra cui Irene Marcuzzi, che ha collaborato alla realizzazione del programma pilota negli Stati Uniti.

Il 20 marzo, sempre a Milano, è la volta del Barista Skills Foundation, il primo livello di formazione di Sca per chi si avvicina al mondo della caffetteria e vuole apprendere o aggiornare le tecniche e la propria abilità al banco bar. Il percorso prosegue anche con i due livelli successivi: Barista Skills Intermediated il 7 e 8 giugno e Barista Skills Professional il 27, 28 e 29 novembre; docente Davide Spinelli, ambassador Mumac Academy.

Un appuntamento a Roma il 20 e 21 marzo per chi vuole seguire il livello intermedio del Barista Skills, al quale si può iscrivere chi ha frequentato il corso base o pratica la professione di barista. L’obiettivo è facilitare l’impostazione del lavoro, il controllo dei costi, la gestione di un servizio veloce, costante e di qualità attraverso una conoscenza dettagliata del caffè e dell’ultima parte della filiera - l’estrazione - al banco bar.

A Milano, il 17 aprile, prende il via un nuovo format nato lo scorso anno nell’ambito di un progetto di formazione interna dedicato ai talenti di Gruppo Cimbali. Si tratta di una vera “immersione” nel mondo del caffè; un percorso che prende il via dall’analisi sensoriale per proseguire con metodi di assaggio e l’estrazione in espresso; il cupping e le estrazioni alternative, dalla percolazione all’infusione, nuovamente con Davide Spinelli.

La Visione di Luigi Riserva di Francoli trionfa al Meininger’s International Spirits Award

la Visione di Luigi Riserva Francoli
La versione Riserva dell'ultima nata, 100% ecosostenibile, della distilleria piemontese è stata premiata con la medaglia Grand Gold e il titolo di Grappa dell'anno nel prestigioso concorso internazionale

Il 2023 si è aperto nel migliore dei modi per Fratelli Francoli Distillerie. La Visione di Luigi, ultima nata della distilleria piemontese, ha trionfato al Meininger’s International Spirits Award (Isw), tra le più importanti competizioni internazionali dedicate al mondo degli spirit. La grappa nella sua versione e Riserva si è infatti aggiudicata la medaglia Grand Gold, massimo riconoscimento assegnato nel concorso, e soprattutto ha reso ancora più pieno il successo con il titolo di Grappa dell’anno 2023. Un bel biglietto da visita per accompagnare il debutto internazionale del prodotto.

La giuria di esperti del concorso, con il metodo di valutazione basato su sessioni di assaggio alla “cieca”, ha apprezzato in particolare la finezza e l’armonia di questa grappa (alc 40% in vol), ottenuta da vinacce di Nebbiolo, Barbera, Dolcetto e Moscato. Un distillato al quale ogni vinaccia apporta la propria personalità e che viene sottoposto a una doppia maturazione: prima un prolungato riposo in tini di rovere di Slavonia e poi un più rapido passaggio in piccole botti di rovere di Limousin.

Di colore giallo dorato, La Visione di Luigi Riserva si caratterizza per il suo aroma armonioso con equilibrati sentori di legno, vaniglia, tabacco e cacao e per il suo sapore caldo, morbido e rotondo con note di uva passa e una sensazione avvolgente e vellutata, con un retrogusto persistente e pulito.

Produzione ecosostenibile

Ma oltre che per la sua qualità, questo distillato dedicato a Luigi Francoli, che ha fondato Fratelli Francoli Distillerie a Ghemme (Novara) nel 1951, è interamente ecosostenibile. Rappresenta infatti la perfetta espressione dell’impegno sul fronte ambientale che l'ambiente porta avanti fin dal 1988. Azienda che non a caso è stata tra le prime distillerie di grappa a essere certificate Impatto Zero da Lifegate.

L’intero ciclo produttivo delle Distillerie Francoli risponde ai principi di sostenibilità e dell’economia circolare, dalla materia prima al pack. Se dalle bucce della vinaccia viene prodotta la grappa, i semi e i raspi non vengono certo sprecati. Dai primi viene estratto un prezioso olio dietetico e cosmetico, mentre i raspi sono utilizzati come combustibile. Uso quest’ultimo cui sono destinate anche le bucce dopo la distillazione, quando vengono essiccate e bruciate per produrre il vapore necessario alla distillazione stessa e al riscaldamento dell’azienda. Le ceneri di combustione sono invece destinati a uso agricolo, in quanto cono un ottimo fertilizzante.

Un pack green

La materia prima per le bottiglie è il vetro riciclato, non a caso queste presentano alcune piccole imperfezioni estetiche lasciate proprio per testimoniare l’impegno a tutela dell’ambiente. In vetro è anche il tappo, riciclabile all'infinito e riutilizzabile. Alla regola non sfugge neanche l’etichetta: è in carta a ridotto impatto ambientale, in quanto costituita per il 45% da cellulosa certificata Fsc, per il 15% derivata da vinacce e per il restante 40% da fibre riciclate.

Le Dolcezze di Giano Bistrot accoglie Marco De Bellis

Nella vetrina di Fabio e Alfredo Zaccardi arrivano l'arte del pastry chef e alcuni suoi signature dessert.

Le Dolcezze di Giano Bistrot rinnova la sua vetrina grazie alla professionalità del pastry chef Marco De Bellis. Fabio e Alfredo Zaccardi aggiungono un nuovo tassello all'impresa di famiglia, inaugurando il sodalizio con un professionista avvezzo ai laboratori di famiglia. Nuova linfa, dunque, nell'offerta del negozio di Monteverde, a Roma, dove sarà possibile assaggiare diversi nuovi dessert firmati da De Bellis.

Chi è Marco De Bellis

Marco De Bellis ha iniziato la sua carriera nel mondo della pasticceria nel 2011. L'avventura che ha dato il via al suo percorso professionale è il sodalizio con il fratello in un piccolo laboratorio di monoporzioni. Dopo un anno, il salto. De Bellis apre la pasticceria in Campo de' Fiori e poi al Mercato Centrale di Stazione Termini, a Roma. Arriva da Giano Bistrot abbracciando la filosofia della famiglia Zaccardi. In questa nuova missione porta con sé alcuni dessert ormai iconici. In vetrina ci saranno il Paris Brest, dolce tipico francese pensato per ricaricare di energia i ciclisti con un disco di pasta choux ripieno di muesli alla nocciola in vari formati; il suo personalissimo Profiterole, fatto con pasta choux ripiena di crema pasticcera alla vaniglia, chantilly e glassa al cioccolato fondente. Ci sarà anche l'Assoluto, fatto con mousse di cioccolato fondente al 70% con ganache al cioccolato fondente e, alla base, biscotto morbido cacao e nocciola. Sarà proposta anche Maria Antonietta, mousse di cioccolato bianco e vaniglia con gelée di lamponi e biscotto alle mandorle.

La filosofia di Le Dolcezze di Giano Bistrot

Modernità, tradizione e materie prime di gran pregio. Sin dal 1971, inizio dell'avventura nel mondo della ristorazione della famiglia Zaccardi, sono stati questi i criteri che hanno guidato le attività nell'hotel - Villa Zaccardi - nel bistrot e ora nella pasticceria. Fabio e Alfredo Zaccardi hanno creato uno spazio unico dipinto nei toni del verde marino e del blu cobalto con un grande bancone per esporre la biscotteria, le tantissime varianti di monoporzioni, dolci da colazione e tutte le altre dolci prelibatezze di Giano. Immancabili i classici di Giano: babà, Saint Honorè, bignè e i dolci da colazione come croissant, pain au chocolat, danesi. In pieno stile francese, le monoporzioni dal design unico continuano ad impreziosire il banco tra colori sgargianti e un tocco aesthetic. Pasticceria Giano Bistrot è aperto per la colazione, la merenda a base di biscotteria, frappe e castagnole, fino alla cena con i dolci al piatto. Saint Honoré, Profiterole, Tiramisù sono i protagonisti della carta, ma non mancano anche i dolci romani come il maritozzo oppure i classici della pasticceria secca come le crostate con le sue confetture. Non mancano novità come il Millefoglie Bar: tanti gusti e guarnizioni per vari formati, senza limiti alla fantasia - Cremoso alla nocciola, caramello e nocciole caramellata; crema pasticcera, chantilly e frutta; pistacchio e lamponi. Un vero e proprio servizio Millefoglie Espresso per esaudire desideri e gusti dei clienti più fantasiosi.

Baritalia 2023 parte da Napoli: manda la tua ricetta entro il 6 marzo

BARITALIA NAPOLI
Candidature aperte fino al 6 marzo (ore 24) per partecipare alla tappa di Napoli di Baritalia, in programma il 20 marzo alla Tesoreria, in Galleria Principe di Napoli

Candidature aperte fino al 6 marzo (ore 24) per partecipare alla tappa di Napoli di Baritalia, in programma il 20 marzo al Caffè Scottojonno (ex Tesoreria) di Galleria Principe di Napoli.

Il tema, come l'anno scorso, è A DRINK FOR THE PLANET, la ricerca della sostenibilità nei cocktail e nel lavoro di tutti giorni. 

Queste le 5 tappe previste per il nostro laboratorio Baritalia 2023 - A Drink for the Planet: Napoli (20 marzo), Genova (17 aprile), Messina (12 giugno), Livorno (25 settembre), Brescia (23 ottobre). Per il gran finale, nel senso della finalissima, il palcoscenico prestigioso sarà quello di Cannes (13 novembre 2023).

PER SAPERNE DI PIÙ

Per candidarsi bisogna elaborare un cocktail sostenibile che valorizzi il prodotto sponsor e rispetti uno o più dei seguenti principi: riduzione degli sprechi; stagionalità; territorialità, intesa come luogo di appartenenza del prodotto sponsor o luogo di provenienza del candidato; sensibilizzazione del pubblico/cliente verso un progetto sostenibile.

SCOPRI IL REGOLAMENTO

Ai concorrenti di Baritalia 2023 sarà chiesto anche qual è il livello di attenzione del proprio bar verso le buone pratiche ambientali. Perché non basta cavare tutto il possibile da un limone (scorza, polpa, semi) per sentirsi in pace con l’ambiente. Un bar che vuole essere davvero sostenibile potrebbe e dovrebbe fare di più. Limitando, per esempio, l’impiego di carni e inserendo in menu più specialità plant-based. Regolando la climatizzazione degli ambienti per evitare picchi di caldo o di freddo. Occupandosi con maggiore scrupolo della raccolta differenziata. Rivolgendosi a un fornitore di energia che usi le rinnovabili (anche se costa di più). Scegliendo attrezzature e elettrodomestici efficienti. L’elenco delle buone pratiche non è certo concluso, ma questo sarebbe certamente un buon inizio.

Il meccanismo della sfida lo conoscete: scegliete il prodotto base di una delle aziende sponsor, selezionate i prodotti del paniere e il tipo di ghiaccio prescelto e caricate la vostra ricetta attraverso l’apposito form. Gli autori delle ricette che Bargiornale riterrà più interessanti saranno chiamati a realizzarle a Baritalia Lab, nell’ambito dell’evento.

Durante ciascuna tappa i bartender si sfideranno in più batterie. Ciascuno avrà 5’ di tempo per preparare la propria ricetta e presentarla alla giuria, composta dai migliori professionisti della regione e un ambassador per ognuna delle aziende partner. Quest’ultimi avranno la facoltà di scegliere fino a un massimo di tre candidati, che si contenderanno il proprio posto per la finale a Cannes. Il vincitore, per ogni prodotto sponsor, sarà decretato secondo il punteggio più alto assegnato da tutta la giuria.

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Le candidature sono chiuse. 

Torna la Elephant Gin Competition. Iscrizioni aperte per le prime due tappe

Elephant Gin Competition 2023
Diverse le novità per l'edizione 2023 del cocktail contest itinerante firmato Elephant Gin. La dead line per partecipare alle prime due tappe, a Torino e Catania, è fissata al primo marzo

Partita la nuova edizione della Elephant Gin National Competition, La cocktail competition itinerante firmata dal gin made in Germany, ma dal cuore africano, e organizzata da Compagnia dei Caraibi, proprietaria del brand (leggi Compagnia dei Caraibi acquisisce Elephant Gin) si presenta quest’anno con una serie di novità rispetto al suo esordio nel 2022.

La prima è che le tappe passano da tre a sei, sempre ospitate in locali che da Nord a Sud toccano tutta la Penisola. Si comincia il prossimo 13 marzo al Dash di Torino, per proseguire il 15 dello stesso mese al Bohème Mixology Bar di Catania (per queste due tappe le iscrizioni sono aperte e si chiudono il primo marzo), quindi l’11 aprile al Rasputin di Firenze, il 12 aprile al Ruggine di Bologna, il 12 giugno al Terrazza Ramè di Napoli e, ultima tappa, il 14 giugno al Varietà di Bari.

Altra grande novità è che il primo classificato di tappa si guadagna un viaggio in Germania con visita alla distilleria di Elephant a Wittenburg. Ma non solo, perché accede alla finalissima del concorso, in programma a Milano il prossimo 4 dicembre: in palio un tour in Africa alla scoperta del territorio e dei progetti di tutela della fauna selvaggia dei quali il marchio è promotore.

Rinnovato nella formula, resta invariato il cuore della sfida: creare un originale cocktail a base di una delle referenze della gamma Elephant, ovvero Elephant London Dry, Elephant Sloe Gin, Elephant Strength ed Elephant Orange Cocoa. Ma anche qui con una decisa novità: oltre a un prodotto della gamma, il drink deve contenere anche una delle 14 botaniche che compongono la formula di Elephant Gin.

Come partecipare alla Elephant Gin Competition

Per partecipare alla gara occorre iscriversi sul sito del concorso (dove è disponibile il regolamento completo), compilando il form con i propri dati, la ricetta originale di cocktail (completa di ingredienti e loro quantità, metodo di preparazione, bicchiere di servizio), accompagnata da una breve descrizione della sua ispirazione. Ricordiamo che per le prime due tappe del 13 e del 15 marzo, rispettivamente, a Torino e Catania, la dead line è fissata al primo marzo.

La ricetta può essere composta da massimo 5 ingredienti, decorazione esclusa, e deve contenere almeno 40 ml di una delle quattro referenze Elephant Gin e una delle sue botaniche (anche sfruttata per la preparazione di un ingrediente homemade): ginepro, lavanda, mela fresca, zenzero, ago di pino, pimento, fiori di sambuco, cassia, arancia, artiglio del diavolo, bucco, baobab, coda di leone, artemisia africana. Per quanto riguarda altri eventuali ingredienti alcolici, questi vanno scelti nel portafoglio di Compagnia dei Caraibi (si possono utilizzare altri prodotti, sono in mancanza di una valida alternativa nella proposta dell’azienda piemontese).

Le fasi della gara

Tutte le ricette iscritte alla tappa saranno valutate da una giuria di preselezione che sceglierà le migliori 15 e i loro autori prenderanno parte alla gara, che si svolge in due manche. Nella prima realizzeranno e presenteranno alla giuria la loro ricetta, avendo a disposizione 7 minuti di tempo per preparare due versioni identiche del loro drink. Da questa prova verranno selezionati tre bartender che si confronteranno nella sfida finale: il Mistery drink. Il bar manager del locale ospite proporrà in assaggio ai tre finalisti un cocktail fatto sempre con una referenza Elephant Gin. Sarà compito dei concorrenti scoprire di quale referenza si tratta e gli altri ingredienti che compongono la ricetta. Ma non solo, perché dovranno anche ricreare il drink misterioso loro proposto utilizzando gli ingredienti a disposizione presso la postazione di lavoro.

La finale

I sei vincitori di gara prenderanno parte alla finalissima, che si svolgerà a dicembre al Percento Lab di Milano, anche questa articolata in due manche. Ma preceduta nella mattinata, da una sessione di 40 minuti per ogni finalista all'interno del laboratorio, dove potranno sperimentare e realizzare le preparazioni necessarie per la creazione del cocktail della finale. Dopo aver presentato ai giudici ai giudici la ricetta con la quale hanno partecipato al contest (prima manche), i competitor dovranno infatti realizzare al momento un drink, sempre a base di una referenza Elephant, utilizzando uno dei prodotti della gamma del brand messi a disposizione e il preparato che hanno creato nella sessione mattutina. La somma dei voti delle due manche determinerà il campione 2023 della Elephant Gin Competition che si aggiudicherà il viaggio nel Continente Nero.  

Coca-Cola Hbc mette Maria Teresa Sorrentino alla guida dello stabilimento Lurisia

Coca-Cola Hbc Italia Mria Teresa Sorrentino
Alla neo direttrice il compito di proseguire il processo di adeguamento dello stabilimento di Roccaforte Mondovì agli standard del gruppo. La sua nomina avvicina l'azienda al target del 50% di donne in ruoli apicali entro il 2025

Uno dei target fissati da Coca-Cola Hbc Italia sul fronte sociale è di avere al suo interno il 50% di donne in posizioni manageriali. Un altro passo in questa direzione l’azienda, principale imbottigliatore di prodotti a marchio The Coca-Cola Company sul territorio nazionale, lo ha appena fatto con la nomina di Maria Teresa Sorrentino a plant manager (direttrice di stabilimento) dello stabilimento di Roccaforte Mondovì (Cuneo).

Alla nuova direttrice, che vanta significative esperienze in ambito produzione, è stato affidato il compito di consolidare il processo di adeguamento agli standard di Coca-Cola Hbc dello stabilimento, dedicato all’imbottigliamento dei prodotti Lurisia e parte del gruppo dopo l'acquisizione del marchio nel 2019 (leggi Coca-Cola Hbc Italia mette nel mirino Lurisia).

In particolare, il lavoro si focalizzerà sul miglioramento della performance produttiva e di sostenibilità del sito, oltre che allo sviluppo del personale. Realtà industriale strategica per il territorio, lo stabilimento piemontese è in continuo rinnovamento, grazie al piano di investimenti industriali da 10 milioni di euro partito nel 2020.

50% di donne manager al 2025

La nomina di Sorrentino, la seconda direttrice di stabilimento dopo Monica Rispoli a Marcianise (Caserta), avvicina Coca-Cola Hbc Italia all’importante obiettivo nel campo della parità di genere dell'azienda che punta ad avere il 50% di donne in posizioni manageriali entro il 2025. Un target non lontano, considerando che l’azienda già conta il 43% di donne in questi ruoli.

Un impegno, quello a favore della leadership femminile, in particolare in ruoli tecnici, che si riflette anche all’esterno dell’organizazione, con progetti come Girls in Stem, che l’azienda sostiene con Fondazione Coca-Cola Hbc Italia e Junior Achievement Italia, per combattere gli stereotipi di genere nelle discipline Stem (science, technology, engineering and mathematics). Iniziativa alla quale proprio la Sorrentino ha partecipato come mentore, offrendo il suo contributo per avvicinare le ragazze ai percorsi di studio tecnico-scientifici.

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