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Rump@blic Sicilian Legacy, un viaggio nel gusto dalle Barbados alla Sicilia

Rump@blic Sicilian Legacy
Firmato Illva Saronno, Rump@blic Sicilian Legacy nasce da un rum Pot Still delle Barbados affinato in barrique di Marsala Florio. Fondendo animo caraibico e spirito siciliano

Caraibi e Sicilia sono due mondi tra loro lontanissimi. A unirli, in una perfetta fusione di alcune rispettive eccellenze, ha provveduto Illva Saronno, con una vera e propria chicca della sua gamma di rum Rump@blic: Rump@blic Sicilian Legacy.

A differenza delle altre due referenze della gamma, Rump@blic White Blend e Rump@blic Gold Blend, che compongono la Mixology Line, e pensati appunto per la miscelazione, Rump@blic Sicilian Legacy è un distillato da meditazione complesso e raffinato, che ha la sua peculiarità nel processo di affinamento, che avviene in barrique di Marsala nelle storiche Cantine Florio in Sicilia. Ma andiamo con ordine.

Dalla Barbados alla Sicilia

La base è un rum single batch originario delle Barbados, accuratamente selezionato, ottenuto da melassa da canna da zucchero coltivata nell’isola e distillato in Pot Still, e poi invecchiato per 3 anni in botti di rovere ex-Bourbon, sempre sull’isola caraibica. Il distillato arriva quindi a Marsala, presso le storiche Cantine Florio, realtà fiore all’occhiello del gruppo Illva, dove dal 1833 si produce il rinomato Marsala.

Qui viene fatto l’affinamento, della durata di almeno 6 mesi, curato dal mastro delle Cantine Florio in tutti gli aspetti, dalla selezione delle botti di Marsala, alla scelta della posizione perfetta all'interno delle cantine, in modo che la brezza proveniente dal Mar Mediterraneo influenzi Rump@blic Sicilian Legacy (alc 43% in vol) nel modo desiderato.

Complesso e rotondo

Il risultato di questo processo è un prodotto dalle note aromatiche uniche e distintive, in equilibrio perfetto tra la complessità del rum Pot Still Barbados e la rotondità conferita dall’affinamento in barrique di Marsala Florio. Il profumo di Rump@blic Sicilian Legacy sprigiona infatti sentori di toffee, frutta secca e lievi note di vaniglia, caratteristiche che tornano anche al palato, dove si presenta avvolgente, con le sue note di toffee e vaniglia che si accompagnano a quelle di legno e spezie.

Elegante, Rump@blic Sicilian Legacy ha il suo perfect serve liscio, per apprezzarne tutta la complessità, accompagnandolo con qualche pezzo di cioccolato fondente. Il matrimonio perfetto è con il cioccolato Igp di Modica: l’origine siciliana dei due prodotti, l’intensità di aromi che li caratterizza e il gioco sul contrasto dolce-amaro esaltano al meglio l’esperienza di gusto della bevuta.

Baritalia 2023 sbarca a Genova! Manda la tua ricetta entro il 5 aprile

Baritalia Genova
Baritalia arriva a Genova
Candidature aperte fino al 5 aprile (ore 24) per partecipare alla seconda tappa di Baritalia che per la prima volta arriva a Genova. Appuntamento lunedì 17 aprile al Les Rouges

Candidature aperte fino al 5 aprile (ore 24) per partecipare alla tappa di Genova di Baritalia, in programma il 17 aprile al Les Rouges di Palazzo Imperiale.

Il tema, come l'anno scorso, è A DRINK FOR THE PLANET, la ricerca della sostenibilità nei cocktail e nel lavoro di tutti giorni.

Dopo la tappa di Napoli  del 20 marzo, questa volta è il turno di Genova (17 aprile), Messina (12 giugno), Livorno (25 settembre), Brescia (23 ottobre). Per il gran finale, nel senso della finalissima, il palcoscenico prestigioso sarà quello di Cannes (13 novembre 2023).

Per candidarsi bisogna elaborare un cocktail sostenibile che valorizzi il prodotto sponsor e rispetti uno o più dei seguenti principi: riduzione degli sprechi; stagionalità; territorialità, intesa come luogo di appartenenza del prodotto sponsor o luogo di provenienza del candidato; sensibilizzazione del pubblico/cliente verso un progetto sostenibile.

Sarà attribuito anche un "bonus" ai concorrenti che nel corso della sfida racconteranno, alla giuria e alla platea, le attenzioni che il proprio bar rivolge all'ambiente e alle pratiche sostenibili. 

Il meccanismo della sfida è già noto: scegliete il prodotto base di una delle aziende sponsor, selezionate i prodotti del paniere e il tipo di ghiaccio prescelto e caricate la vostra ricetta attraverso l’apposito form. Gli autori delle ricette che Bargiornale riterrà più interessanti saranno chiamati a realizzarle a Baritalia Lab, nell’ambito dell’evento.

Durante ciascuna tappa i bartender si sfideranno in più batterie. Ciascuno avrà 5’ di tempo per preparare la propria ricetta e presentarla alla giuria, composta dai migliori professionisti della regione e un ambassador per ognuna delle aziende partner. Quest’ultimi avranno la facoltà di scegliere fino a un massimo di tre candidati, che si contenderanno il proprio posto per la finale a Cannes. Il vincitore, per ogni prodotto sponsor, sarà decretato secondo il punteggio più alto assegnato da tutta la giuria.

Le candidature sono chiuse

Completato il cantinamento sottomarino di Portofino Dry Gin

Portofino Dry Gin
Riportate a galla le 192 bottiglie sottoposte all'innovativo processo di affinamento nelle profondità marine. Una tecnica che ha esaltato il profilo aromatico del distillato regalando anche un gusto più rotondo

Sono state riportate a galla le bottiglie di Portofino Dry Gin immerse nelle acque liguri nell’ambito del progetto di cantinamento sottomarino. È questa una tecnica innovativa e sperimentale che consiste nell’affinare vini e distillati nelle profondità marine. In questo ambiente, la temperatura costante, la mancanza di luce, la microssigenazione e il moto delle correnti, che favoriscono l’integrazione degli addotti all’intero del liquido, garantiscono condizioni ottimali per l’affinamento, regalando prodotti con proprietà organolettiche, di gusto e olfattive, diverse e sorprendenti rispetto a quelli affinati nelle tradizionali cantine terrestri.

Un processo al quale il brand del gin fondato da Ruggero Raymo, da sempre molto attento al tema della ricerca e dell’innovazione del proprio prodotto, ha voluto sperimentale. A promuovere e gestire il progetto è stata Jamin, azienda italiana nata nel 2018 e tra le prime al mondo a specializzarsi nei servizi ingegneristici per l’affinamento subacqueo di vini e distillati. Un progetto sperimentale per il quale l’azienda si è avvalsa del supporto tecnico del dipartimento di Scienze e tecnologie agrarie, alimentari ambientali e forestali dell’Università di Firenze e dell’Associazione italiana sommelier (Ais). Una partnership importante per sviluppare al meglio la tecnica e dare vita a una nuova categoria di prodotti, gli underwaterwines e gli underwaterspirits.

Un progetto sperimentale

Il progetto ha preso il via alla fine dell’ottobre del 2021, nella località Cala degli Inglesi, presso l’area marina protetta di Portofino. 192 le bottiglie di Portofino Dry Gin sottoposte al processo, rimaste in immersione per oltre 180 giorni a più di 50 metri di profondità. Le bottiglie depositate in mare sono state dotate di un sistema anticontraffazione basato su blockchain per tutelare l'unicità di ogni esemplare. Alla fase di immersione è seguita, a partire dalla fine dello scorso febbraio, l’analisi e la degustazione delle bottiglie riportate sulla terra ferma. Degustazioni che ha confermato le migliori aspettative.

Le bottiglie di gin, realizzato con 21 botaniche, tra le quali limone, ginepro, lavanda, rosmarino, maggiorana, salvia, iris e rosa, da coltivazione biologiche nell’area di Portofino e unite ad altri ingredienti che ne compongono la ricetta segreta, presentano infatti un profilo aromatico più armonico e compatto.

In particolare, di spiccata intensità risultano le note agrumate del limone e quelle di botaniche quali salvia e rosmarino, arricchite da un richiamo iodato. I sentori sono dunque amplificati nella percezione olfattiva e favoriscono un gusto rotondo, che ben trasmette il corpo e la struttura alcolica propria del distillato.

Sapori e profumi della Dolce Vita

Il processo del cantinamento sottomarino ha dunque esaltato le caratteristiche di questo gin (alc 43% in vol), nato per rievocare atmosfere, sapori e profumi della Dolce Vita della località ligure, e la cui produzione è stata affidata all’Antica Distilleria Quaglia di Castelnuovo Don Bosco (Asti), scelta per il proprio patrimonio di ricette e tecniche di distillazione che vanta.

E il ricco bagaglio di conoscenze della distilleria è stato fondamentale per dare vita a questo gin dal carattere mediterraneo, che ha tra le sue peculiarità anche il processo produttivo, nel quale metodi tradizionali, come l’utilizzo di un antico alambicco di rame italiano, si uniscono a tecnologie all’avanguardia come la distillazione sottovuoto, per preservare al meglio gli aromi delle botaniche.

Un prodotto molto versatile in miscelazione, che ha il suo perfect serve nel Gin&Tonic, ma che si presta bene anche a creative rivisitazioni di classici anche non a base gin, oltre che a creazioni del tutto nuove. Un esempio è uno dei signature del brand, il Portofino Spritz, dove il distillato si unisce a sciroppo di Prosecco, liquore alla rosa e limonata al mandarino.

Le ricette di Portofino Dry Gin

Portofino & Tonic

Portofino & Tonic
Ingredienti:
5 cl Portofino Dry Gin, Fever Tree Mediterranean tonic water
Preparazione:
build
Guarnizione:
scorza di limone e un rametto di rosmarino
Bicchiere:
highball

Portofino Spritz


Ingredienti:
3 cl Portofino Dry Gin, 2,5 cl sciroppo di prosecco, 2 cl liquore alla rosa, limonata al mandarino
Preparazione:
build
Guarnizione:
petalo di rosa bianca
Bicchiere:
calice

Artista del Panino, ecco gli otto finalisti della settima edizione

Gli otto finalisti selezionati dalla nostra giuria alla semifinale che si è tenuta lo scorso 21 marzo a Genova

E alla fine eccoli. Sono gli otto professionisti che a maggio si contenderanno il titolo di Artista del Panino, settima edizione del concorso organizzato da Vandemoortele in collaborazione con Bargiornale. Una lunga selezione partita dal vaglio di circa 250 ricette arrivate in redazione durante la fase di iscrizione e proseguita, dopo la selezione dei semifinalisti, con la semifinale tenutasi lo scorso 21 aprile presso l’istituto alberghiero Marco Polo di Genova. Una gara che ha visto 30 concorrenti provenienti da tutta Italia preparare e presentare le loro ricette alla nostra giuria.

Gli otto finalisti sono…

Errico Barone del Barone Pollo & Co di Rimini,  con il panino Il Calabrese limonato

Chiara D'Orazio del Depero Club di Rieti,  con il panino The Wanderer

Antonio Labriola del Mind en place di Torino  con il panino Fishing flavors

Michele Locatelli del 18B di Brescia  con Lo sapevo che avrei dovuto svoltare a sinistra ad Albuquerque

Giulia Lotto della caffetteria Bakery Cerchio di Ivrea (To)  con il panino Trotoast

Mario Montibeller de Al Goloso di Roncegno (Tn)  con il panino Sapore Trentino

Pasquale Petragallo dell'Epoqua di Santeramo in Colle (Ba)  con La bombetta di coniglio

Domenico Sorrentino del Soulfud di Alessandria  con Stream Burger

 

Non semplice, visto l’alto livello delle ricette, il lavoro di valutazione della giuria composta da cinque vincitori e quindi Artisti del Panino delle precedenti edizioni (Elisa Varvarito, Gianpietro Sartori, Marco Carrieri, Giacomo Dini e l’artista del Panino in carica Carlo Sutto), da Fabrizio Rivaroli amministratore e Cooking Chef presso InChef e da Roberto Barat, giornalista di Bargiornale. Parole di elogio sono venute dai membri della giuria, che hanno sottolineato l’alto livello delle preparazioni in gara.

E un plauso è andato anche all’Istituto Alberghiero Marco Polo che è stato parte attiva della giornata. Professionali e preparati i sei giovani aspiranti chef che hanno fatto parte dello staff che ha avuto il compito di organizzare e di seguire tutte le fasi di svolgimento della gara. Attenti e curiosi anche gli oltre 30 ragazzi che hanno frequentato i corsi di formazione organizzati da Vandemoortele.

Precisi e veloci, infine, gli studenti con programmazione differenziata protagonisti del “Progetto Panino”, creato dall’Istituto Alberghiero Marco Polo durante l’anno scolastico 2017/2018 che hanno lavorato alla preparazione del pranzo (con pani Agritech) per tutti i partecipanti della giornat. Un progetto davvero interessante, peraltro, che rappresenta un’opportunità per circa 20 studenti con disabilità di incrementare, attraverso attività pratiche, le proprie competenze di base, trasversali e professionali acquisite durante il percorso scolastico, secondo le proprie esigenze e capacità.

Gli otto panini perfetti (e i loro autori)

1Il Calabrese limonato

Di Errico Barone del Barone Pollo & Co di Rimini

È il pollo l’ingrediente principe della preparazione di Barone. Panato (farina, uovo e infine passato nei corn flakes) e poi fritto, viene accompagnato da cipolla bianca stufata, rucola, bacon, scaglie di grana e scorza di limone e chiuso infine nel Burger Bun con cumino nero di Agritech. Il risultato ruota attorno alla bella croccantezza del pollo, alla dolcezza delle cipolle e alla nota fresca della buccia di limone tagliata sottolissima. Completano il gusto la sapidità del grana e del bacon. Equilibrato e goloso, nobilita ingredienti poveri ma che se ben trattati diventano top.

 

2The Wanderer

Di Chiara D'Orazio del Depero Club di Rieti

Un classico hambruger di manzo da 180 grammi viene unito a salsa al miele (maionese, miele e pepe nero), spinacino fresco, formaggio di malaga, pancetta tesa, whisky (utilizzato per marinare il burger) e mirtilli caramellati (mirtilli, zucchero e whisky). La cottura perfetta dell’hamburger, viene esaltata dalla sapiditià del formaggio e della pancetta, dalle note speziate della salsa e dalla fresca acidità dei mirtilli. Il Burger Bun con cumino nero di Agritech completa l’opera sposandosi perfettamente con la farcitura. La testimonianza perfetta che l’hamburger non ha confini di gusto.

3Fishing flavors

di Antonio Labriola del Mind en place di Torino

La trota è l’ingrediente principe del panino di Labriola. Marinata e affumicata (con rametti di rosmarino) viene completata da una salsa di pomodorini gialli (una rivisitazione home made del ketchup), dal caprino, dalle erbe aromatiche, e da filetti di aglio nero. Il pane scelto è la Barretta proteica con edamame e lenticchie rosse Agritech. L’insieme risulta fresco, sapido, aromatico, con piacevolissime note erbacee che arricchiscono il sapore “fumoso” della trota. Un piccolo capolavoro.

 

4Lo sapevo che avrei dovuto svoltare a sinistra ad Albuquerque

di Michele Locatelli del 18B di Brescia

Il coniglio ingrediente di un panino? Si può. Lo dimostra Locatelli con il suo coniglio che viene avvolto nel bacon e poi cotto sottovuoto a bassa temperatura e finito poi in forno dopo averlo spennellato con una salsa bbq al caffè preparata in casa. Finita la cottura il coniglio viene “pullato”, ovvero sfilacciato come si fa con il pulled pork e unito a mayo al caffè, cavolo rosso (con una ricetta simile alla classica cole slaw) e a una bbq sempre al caffè. Il contenitore è il Burger Bun con cumino nero di Agritech. Bugs Bunny (a cui è dedicato il titolo della ricetta) non apprezzerebbe. Noi invece sì. E molto.

5Trotoast

di Giulia Lotto della caffetteria Bakery Cerchio di Ivrea (To)

Ancora la trota protagonista. Qui viene preparata a polpetta (con cipollotto e salsa di soia, poi passata in albume e pane panko e quindi fritta) e poi unita a maionese al miso, lattuga romana, insalata di cavolo viola e salsa sriracha. Insomma un panino dai toni orientali che miscela perfettamente il gusto sapido del pesce, la freschezza e l’acidità delle verdure e i toni delle salse, tra miso, soia e (colpo di genio di Lotto) sriracha (piccante e aromatica che da l’ultimo sprint alla preparazione).

 

 

6Sapore Trentino

di Mario  Montibeller de Al Goloso di Roncegno (Tn)

C’è tutta la tradizione della montagna trentina nella preparazione di Montibeller. Scottona trentina, speck dell’Alto Adige, porcini, puzzone di Moena, lattuga trentina, e una cialda preparata con Trentingrana e mais da polenta. Il tutto racchiuso nel Bughy Multicereali Agritech. Un perfetto gioco d’alta quota, tradizionale, equilibrato e molto saporito.

 

7La bombetta di coniglio

di Pasquale Petragallo dell'Epoqua di Santeramo in Colle (Ba)

Ancora coniglio questa volta preparato a bombetta (una bella rivisitazione della classica ricetta pugliese) per la ricetta in di Petragallo. Con Capocollo, caciocavallo, grana, cipolla rossa, datterini gialli e rossi, rucola e spinacino, dà vita a un panino ricco e saporito, ma allo stesso tempo leggero e fresco. Ottimamente presentato poi nella Ciabattina ai cereali con lievito madre Agritech.

8Stream Burger

di Domenico Sorrentino del Soulfud di Alessandria

Trota di nuovo protagonista nel panino di Sorrentino. Qui è affumicata e accompagnata da una maionese alla soia, rucola, pesto di menta, nocciole, lamponi, robiola di capra e buccia di limone. Una vera esplosione di aromi nella farcitura di questa ricetta con la menta che dona freschezza e l’affumicatura della trota capace di arricchire con il tono fumoso. Il limone apporta l’acidità necessaria, la rucola una bella punta di amaro e la maionese sapidità e morbidezza. Il Pangog alla barbabietola agritech porta infine colore e dolcezza alla ricetta.

 

Gelato Day, i numeri del gelato artigianale

In occasione della Giornata Europea del Gelato Artigianale, ecco una fotografia europea e italiana del settore che ad oggi vale quasi dieci miliardi di euro

Dieci miliardi di euro: è questo il valore della filiera legata al gelato artigianale. Il giro d'affari innescato dall'alimento serve per tracciare le dimensioni di un settore che oggi, 24 marzo, celebra l'undicesima edizione della Giornata Europea del Gelato Artigianale. Il gelato è l'unico cibo a cui il Parlamento Europeo abbia mai dedicato una Giornata - nota come Gelato Day - per valorizzare un circuito con oltre 65.000 punti vendita e 300.000 addetti solo in Europa. In Italia, si registra un giro d'affari da 3,8 miliardi di euro con oltre 100 mila addetti. Intanto, l'aumento delle temperature fa già volare i consumi.

Gelato artigianale: i numeri in Europa

Dopo i mesi della pandemia, nel 2022 si è registrato un nuovo record di vendite di gelato artigianale in Europa. Il fatturato registrato in questo anno ha sfiorato i 10 miliardi di euro, in crescita del 13% rispetto all’anno precedente (9,83 miliardi di euro nel 2022 contro gli 8,7 del 2021). La crescita del fatturato è stata influenzata anche dalle dinamiche inflattive, oltre che dalla ripresa dei flussi turistici e dal clima favorevole. Questi fattori hanno portato a +20% i trend di vendita del Vecchio Continente. A tenere sotto pressione la redditività delle imprese artigiane del gelato sono ancora gli aumenti dei costi di energia e delle materie prime. Intanto, l'Europa vanta oltre 65 mila gelaterie e 300 mila addetti. Protagoniste sono la Germania, con 9.000 punti vendita, seguita da Spagna (2.200), Polonia (2.000), Inghilterra (1.100) e Austria (900),o Grecia (680) e Francia (450). Per consumi di gelato artigianale l'Italia guida la classifica europea, seguita da Germania, Spagna e Polonia. L’Austria è protagonista dell’edizione 2023 del Gelato Day con il Gusto dell’Anno, Apfelstrudel.

I numeri del gelato artigianale in Italia

In Italia la filiera del gelato artigianale muove nel complesso un giro d’affari da 3,8 miliardi di euro e impiega oltre 100 mila addetti. Nel 2022 le vendite di gelato artigianale hanno raggiunto i 2,7 miliardi di euro tra gelaterie, pasticcerie e bar con gelato, con una crescita del 16% rispetto al 2021 (2,3 miliardi nel 2021 e 1,85 miliardi nel 2020). Cresce anche il numero di gelaterie sul territorio nazionale (+139 punti vendita), con Lombardia, Sicilia e Campania sul podio delle regioni con la maggior presenza di laboratori di produzione artigianale. Cresce poi del 5% annuo l’impatto dell’acquisto da parte delle aziende di prodotti agroalimentari, dal latte (ben 230mila tonnellate) allo zucchero, dalla frutta fresca a quella secca, come il pistacchio di Bronte (1.650) e le nocciole piemontesi (1.900), due dei gusti più amati e venduti. Anche quest’anno l’Italia conferma la sua leadership mondiale nel settore degli ingredienti e dei semilavorati. In questo segmento della filiera sono coinvolte 65 imprese coinvolte con un fatturato pari a 1 miliardo di euro. Inoltre, l'Italia è protagonista nel settore delle macchine, delle vetrine e delle attrezzature. Il giro d’affari di questo segmento è pari a circa 700 milioni di euro e un export pari al 70% della produzione.

Gelato Day: il caldo fa volare i consumi

Secondo un'indagine di Coldiretti l'aumento delle temperature ha fatto salire anche i consumi di gelato. L'aumento registrato è pari al 20%. Ma sui listini pesano il balzo dei costi per l’energia e le materie prime usate nelle preparazioni, dal latte (+34%) alle uova (+22%) fino allo zucchero (+54%) anche a causa delle tensioni internazionali legate alla guerra in Ucraina. Nonostante le innovazioni, i consumatori preferiscono ancora i gusti storici. Tuttavia, cresce la tendenza nelle diverse gelaterie ad offrire “specialità della casa”, tese a intercettare target diversi di consumatori: tradizionale, esterofilo, naturalista, dietetico o vegano.

Il tempo che scorre, cifra del nuovo pdv di Prince Carma Reserve

Prince Carma
Nel nuovo punto vendita di Prince Carma Reserve la velocità, nelle preparazioni e nel servizio, è tutto. E un mega orologio digitale tiene il tempo della pasticceria

Più che varcare la soglia di una pasticceria, entrare in questo locale è un’impresa avveniristica, un viaggio nel futuro, lontano anni luce da ogni altra pasticceria sul pianeta Terra. Eppure, il Prince Carma Reserve è una pasticceria a tutti gli effetti, amatissima dai giovani che trovano in questa estetica tanto futuristica la location perfetta per un selfie tra una fetta di torta e un cioccolatino.

Focus su velocità di preparazione e rapidità del servizio

Siamo a Shenzhen, moderna metropoli cinese, e questa è la nuova filiale di una bakery molto popolare in Oriente che dal 2004, allora solo un piccolo laboratorio, crea pane e dolci sempre freschissimi perché sfornati al momento. La velocità nella preparazione dei prodotti che escono dal laboratorio e la rapidità del servizio sono i caratteri principali del locale e ne definiscono non solo la filosofia ma anche l’estetica. Il tempo, in pratica, è il fil rouge di tutto il Prince Carma Reserve e cosa meglio di un orologio può diventarne il simbolo? Così, la facciata su strada è decorata con un collage di orologi tutti uguali, con un effetto ottico davvero spettacolare. Il locale, infatti, occupa uno spazio all’interno di un centro commerciale, tra negozi e bar di passaggio, ma ha un ingresso affacciato direttamente sulla strada. È un edificio progettato come una membrana luminosa, con una vetrata illuminata internamente da una serie di luci bianche. Dentro questi bocchi trasparenti sono posizionati centinaia di quadranti di orologi, retroilluminati e schierati con le lancette tutte in ore diverse. «Un impatto forte che dichiara - come spiega Masato Kure, uno dei progettisti dello studio giapponese The Triangle - come il tempo sia il fulcro del design di tutto il locale». L’ingresso, segnato da una doppia porta a vetri sotto il logo a ideogrammi del locale, porta a un ambiente che rimanda alla facciata esterna: le pareti punteggiate di orologi si ritrovano anche dentro la pasticceria, con una quinta curva e avvolgente che occupa tutta l’altezza dell’edificio.

Luci algide e dall'impatto hi tech

Lo smarrimento all’ingresso è palpabile, uno spaesamento eccitante come tutte le novità non convenzionali, generato dalle dimensioni del volume interno, dalla profusione di luci algide e dall’impatto hi tech di tutto il locale. Una controsoffittatura squadrata contribuisce a movimentare gli interni, così come un grande orologio formato da un incastro di elementi quadrati bicolore che pende dal soffitto con una carrucola. «Il quadrante dell’orologio può essere ridisegnato per ogni stagione ed evento - continua il progettista - aggiungendo un senso di identità al negozio, ed è servito anche come icona del marchio». Dato il doppio ingresso, un bancone in pietra grigia che fa anche da espositore si allunga per tutto il locale, creando un angolo che segue la pianta e può servire sia chi entra dall’ingresso principale sia dall’interno del centro commerciale. La parete dietro il bancone è attrezzata con una serie di visual in cui vengono mostrati i dolci con tanto di ingredienti principali e informazioni sul prodotto. Una parete vetrata, invece, mostra il laboratorio con i pasticceri all’opera. Proprio davanti all’ingresso esterno, ad attirare l’attenzione dei passanti più golosi, è stato posizionato un espositore circolare dove sono proposti, all’interno, dolci e dei succhi a scadenza. L’espositore è una struttura in metallo su ruote, così da essere facilmente spostato a seconda delle esigenze.

E ora serviamo...

A rafforzare l’idea che il tempo sia il fulcro del progetto di Prince Carma, accanto all’ingresso, incastonato nella parete, si trova un grande orologio digitale che richiama i display degli aeroporti. Anziché segnalare decolli e atterraggi, l’orologio digitale segna quanto manca allo sfornare dei prossimi dolci. Il display a lembo è angolare, nero per contrastare il bianco luminoso della grande quinta curva punteggiata di orologi all’ingresso. Le strisce digitali seguono l’angolo della parete diventando un elemento visibile anche dall’esterno del locale, lungo il centro commerciale e fungendo da richiamo.

I progettisti

Lo studio The Triangle, fondato da Masato Kure (in foto a destra) e Masashi Ohta, ha sede a Tokyo, ma ha radici cosmopolite. L’architetto Masato ha vissuto per anni in Cina mentre Masashi ha studiato design in Italia, al Politecnico. In questo puzzle creativo, hanno abbracciato uno stile estetico altamente tecnologico, dando a ogni loro progetto un effetto sorprendente.  

Le regole per l’emissione di documenti fiscali

documenti fiscali
Foto di Photo Mix da Pixabay
Ecco una guida completa per il gestore su come compilare i vari documenti fiscali in modo corretto per evitare sanzioni e multe

I pubblici esercizi non sono soggetti all'obbligo di emissione della fattura, ma emettono il documento commerciale con trasmissione telematica dei dati all’Agenzia delle entrate. Se però il cliente la richiede sono obbligati a emettere la fattura elettronica in sostituzione o in affiancamento al documento commerciale.

Sono tre i motivi che spingono un cliente a chiedere la fattura:

  1. perché vuole avere la possibilità di detrarre l’Iva, infatti, per usufruire della detrazione, il cliente deve essere in possesso della fattura elettronica con Iva esposta e il documento commerciale da solo non basta
  2. perché acquista beni oggetto dell'attività propria ed è obbligato a richiederla
  3. per giustificare e documentare il costo.

Nei primi due casi non vi sono alternative e la fattura deve essere emessa.

Nel terzo caso, invece, si può optare per una modalità di più semplice applicazione: indicare sul documento commerciale, se richiesto non oltre il momento di effettuazione dell’operazione, il codice fiscale o la partita Iva del cliente. Tale documento non avrà valore ai fini della detrazione Iva ma costituirà documento idoneo ai fini contabili e delle imposte dirette e anche per gli oneri personali detraibili in dichiarazione dei redditi (per esempio per quelli emessi dalle farmacie).

Il documento commerciale

Il «documento commerciale» contiene i seguenti dati:

a. data, ora di emissione e numero progressivo;
b. ditta, denominazione o ragione sociale, nome e cognome e numero di partita iva dell’emittente;
c. ubicazione dell’esercizio;
d. descrizione dei beni ceduti e dei servizi resi;
e. totale del corrispettivo complessivo e di quello pagato;
f. se richiesto, codice fiscale o partita iva del cliente, per un suo utilizzo documentale ai fini contabili e delle imposte dirette.
g. se richiesto, il codice lotteria per la partecipazione alla lotteria nazionale degli scontrini.

Il documento commerciale viene emesso dal registratore telematico, strumento con il quale è possibile l’emissione e la gestione dei corrispettivi elettronici.

Il registratore telematico lavora in tre fasi:

  1. emette il documento commerciale cartaceo da consegnare al cliente.
  2. memorizza giornalmente i corrispettivi in una memoria che non consente la modifica dei dati memorizzati.
  3. trasmette i dati al sistema dell’Agenzia delle entrate, entro 12 giorni dalla data del corrispettivo, in formato Xml, secondo le specifiche tecniche ed il tracciato previsto. Gli obblighi di memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi giornalieri possono essere effettuati mediante sistemi di incasso che utilizzino mezzi di pagamento elettronico, quali carte di credito o di debito.

L’invio deve essere effettuato anche per le giornate di chiusura o senza corrispettivi indicando l’importo pari a zero; per questi dati a zero non vale il termine di 12 giorni (che potrebbero essere insufficienti, per esempio, per le ferie estive) e devono essere inviati unitamente alla prima trasmissione successiva o nell’ultima trasmissione utile. Tutti i giorni dell’anno devono quindi essere presenti.

Il documento commerciale deve essere emesso anche se le prestazioni non sono state ancora pagate, indicandovi tale situazione; al momento dell’incasso andrà emesso un ulteriore documento commerciale o, se richiesta, la fattura. L’esercente dovrà versare la relativa Iva solo con l’emissione del documento commerciale di incasso o con l’emissione di fattura.

Se la fattura viene emessa prima dell’incasso del corrispettivo o in sostituzione del documento commerciale, nessun altro adempimento dovrà essere effettuato e l’Iva relativa dovrà essere versata con riferimento alla data di emissione, anche se non pagata.

Tipo documento Incasso Rilevanza ai fini Iva
Documento commerciale
No No
Fattura Sì o No (non rileva l’incasso) Sì (dalla data di emissione)

 

Fattura elettronica

La fattura elettronica deve essere redatta in “formato elettronico”, rispettando gli specifici requisiti tecnici e l’emissione nel formato Xml (eXtensible Markup Language).

La firma digitale è consigliata anche se non prevista obbligatoriamente a differenza delle fatture verso le pubbliche amministrazioni.

Emissione e invio

Le fatture devono essere inviate entro 12 giorni dal giorno di effettuazione dell’operazione considerando anche i giorni festivi per i quali non c'è rinvio.

Le fatture non devono essere inviate direttamente al destinatario ma attraverso il Sistema di Interscambio (Sdi), gestito dall’Agenzia delle entrate, che:

  • le riceve e ne valida il contenuto, effettuando verifiche sui dati trasmessi;
  • le invia ai destinatari tramite il codice destinatario indicato o alla casella Pec indicata in fattura;
  • notifica l’esito all’emittente, inviando le relative ricevute.

L’eventuale copia cartacea o pdf della fattura elettronica, denominata “copia di cortesia”, ha valore solo come promemoria.

Contenuto della fattura elettronica

Nell'ipotesi di cliente italiano e del settore pubblici esercizi, in fattura, emessa col formato Xml, devono essere indicati i seguenti dati obbligatori:

  • tipo documento con il codice TD01 o gli altri eventualmente previsti
  • ditta, denominazione o ragione sociale o cognome e nome, nonché domicilio o residenza delle due parti.
  • gli ulteriori dati dell’emittente previsti dal codice civile per la corrispondenza:
    a) per gli imprenditori individuali, il registro delle imprese in cui è iscritto;
    b) per le società, il registro delle imprese in cui sono iscritte; e, per le società di capitale, l’ammontare del capitale con indicazione della parte effettivamente versata, come risultante dall’ultimo bilancio;
  • partita Iva e codice fiscale dell’emittente
  • numero progressivo che la identifichi in modo univoco
  • data di effettuazione dell’operazione
  • partita iva del ricevente o, in mancanza di possesso della partita Iva, codice fiscale, se soggetto nazionale
  • descrizione analitica (natura qualità e quantità) dei beni ceduti o dei servizi prestati
  • esigibilità Iva:
    I Iva ad esigibilità immediata
    D Iva ad esigibilità differita
    S Scissione dei pagamenti (split payment)
  • aliquota ed imposta con arrotondamento al centesimo (per difetto fino a 0,49 centesimi, per eccesso da 0,50)
  • eventuali importi non imponibili, esenti, non soggetti o fuori campo, con indicazione della norma che li indica come tali e dello specifico codice natura
  • estremi del protocollo di ricezione della dichiarazione di intento da parte dell’Agenzia delle entrate per i clienti che chiedano di fatturare senza Iva perché effettuano operazioni non imponibili (cosiddetti acquisti con plafond)
  • in caso di fattura differita, codice TD 24 (anziché TD01) e stremi dei documenti di trasporto o documenti commerciali che legittimano il differimento (numero e data)
  • per permettere l’inoltro è necessario il codice destinatario indicato dal cliente o l’indirizzo della Pec tramite i quali l’Agenzia delle entrate può indirizzare la fattura. Se il cliente non ha indicato tali elementi, si inseriscono: sette zeri.

Fattura differita a seguito documento commerciale

Per le cessioni di beni o prestazioni di servizi effettuate nello stesso mese solare e nei confronti del medesimo soggetto la fattura può essere inviata entro il giorno 15 del mese successivo (fattura differita)

Nelle fatture elettroniche differite emesse dopo l’emissione del documento commerciale, telematico o cartaceo, devono essere riportati numero e data dello scontrino telematico o dell’eventuale documento di trasporto.

Agli effetti della liquidazione dell’imposta la fattura differita ha effetto, nel mese di effettuazione dell’operazione, anche se emessa nel mese successivo.

La data della fattura differita può contenere:

  • a scelta: la data di fine mese, la data dell'ultima operazione o la data di almeno una delle operazioni;
  • un giorno qualsiasi tra la data dell’ultima consegna e il 15 del mese successivo se la data di predisposizione è contestuale a quella di invio allo SdI.

In ogni caso la fattura deve essere inviata allo SdI entro il 15 del mese successivo.

Se i documenti commerciali non sono stati ancora incassati, la fattura può riepilogare prestazioni anche di parecchi mesi precedenti ed è considerata una fattura anticipata e non una fattura differita e deve essere trasmessa al Sistema di Interscambio entro i 12 giorni successivi alla data indicata in fattura che non può essere superiore alla data dell’incasso.

Operazioni non soggette a obblighi di documentazione fiscale

Nel nostro settore non è obbligatorio emettere nessun documento fiscale ufficiale per le seguenti operazioni:

  • cessioni di tabacchi, valori postali e altri beni commercializzati esclusivamente dal Monopolio di stato;
  • cessioni di quotidiani, periodici, supporti integrativi e libri;
  • cessioni e prestazioni effettuate mediante apparecchi automatici, funzionanti a gettone o a moneta;
  • prestazioni rese mediante apparecchi da trattenimento o divertimento installati in luoghi pubblici o locali aperti al pubblico;
  • operazioni relative ai concorsi pronostici e alle scommesse soggetti all'imposta unica e quelle relative ai concorsi pronostici riservati allo stato, compresa la raccolta delle giocate;
  • somministrazioni di alimenti e bevande in mense aziendali, scolastiche e universitarie;
  • somministrazioni di alimenti e bevande effettuate in forma itinerante negli stadi, stazioni ferroviarie e simili, nei cinema, teatri e altri luoghi pubblici e in occasione di manifestazioni.

Per le operazioni non soggette a obblighi di documentazione fiscale si può emettere, a richiesta, una normale ricevuta su carta bianca con indicati i dati dell’emittente (anche con carta intestata o un timbro) e del cliente, la natura, qualità e quantità dei beni/servizi oggetto dell'operazione con data e firma dell’emittente.

In alternativa, si può utilizzare l’ordine di acquisto, consegnato dal cliente su propria carta intestata, contenente natura, qualità e quantità dei beni o servizi oggetto dell'operazione, su cui vanno apposti i dati del venditore (anche con un timbro), l'indicazione “per ricevuta dell'importo di euro ...... per la fornitura dei su indicati beni/servizi”, data e firma.

Altro colpo per 697: è il distributore esclusivo di Ginrosa

Ginrosa Perfect Serve
La società fondata da Stefano Di Dio e proprietaria del marchio di vermouth premium Oscar.697 si è assicurata la distribuzione per l'Italia e l'estero dello storico aperitivo bitter milanese

Un altro importante colpo è stato messo a segno da 697. La società proprietaria del marchio Oscar.697, fondata e guidata da Stefano Di Dio, ha stretto un accordo di licenza distributiva globale esclusiva con un marchio iconico di Milano: l’Aperitivo Bitter Ginrosa. La nuova partnership rende ancora più gustosa la torta per i 10 anni di attività di 697, già impreziosita dal lancio del nuovo pack sostenibile dei suoi vermouth premium (leggi Un nuovo look e una campagna globale per festeggiare 10 anni da Oscar.697) e dall’accordo, siglato lo scorso febbraio, con Toorank International Spirits, grazie al quale la società è diventata filiale italiana del produttore olandese di spirit, che vanta in catalogo il brand di cocktail ready to drink Coppa Cocktails, la linea di spirit “democratica” (che include gin, vodka, rum, whisky e tequila) Mabooze, Sloane’s Gin, Old Samuel Burboun e Rebellion Rum (leggi 697 avvia la partnership strategica con Toorank International Spirits).

Un accordo win-win

Il nuovo accordo, per quanto riguarda l’Italia, sarà lanciato ufficialmente durante Mixology Experience, in programma Milano dal 7 al 9 maggio prossimi, mentre per i mercati esteri partirà dalla seconda metà dell’anno. Una collaborazione strategica per entrambi i brand, in quanto permetterà di aprire nuovi mercati a Ginrosa e a 697 di arricchire la sua offerta con un prodotto, un bitter premium, complementare ai suoi vermouth nella miscelazione, in particolare per i cocktail classici, a partire dalla grande famiglia degli aperitivi italiani, ma non solo. A sancire il connubio tra le due realtà, anche la condivisione della stessa filosofia, fatta di radici nella tradizione, ma con sguardo al futuro.

Una ricetta di fine Ottocento

Perfetto da servire sia liscio sia shakerato con ghiaccio e versatile in miscelazione, Ginrosa (alc 25% in vol) affonda le sue origini alla fine dell’Ottocento, quando l’imprenditrice Annunciata Bourne, che gestiva l’omonimo locale in piazza San Babila, nel cuore di Milano, oggi riconosciuto come Locale Storico d’Italia, ne mise a punto la ricetta, fatta di infusi di erbe aromatiche, radici di piante officinali e distillato di bacche di ginepro, con la volontà di dare vita a un "aperitivo rosa", dedicato a tutte le donne di quell’epoca. Un prodotto di grande successo, la cui ricetta è rimasta inalterata nel tempo, e oggi di proprietà di Francesco De Luca e della moglie Nicoletta, che nel 2000 hanno acquistano il locale, e con esso la ricetta e il marchio dello storico bitter.

Mokaflor Farm, un ponte tra specialty e offerta commerciale

Le miscele Mokaflor Farm
Le miscele Mokaflor Farm
Dalla Torrefazione fiorentina caffè tracciabili di qualità superiore per superare due ostacoli degli specialty: costi elevati e gusti troppo spiccati.

Si pone come un ponte tra l’anonimo caffè commerciale e il complesso mondo specialty la nuova linea Mokaflor Farm, che propone caffè di qualità superiore disponibili in miscela e in singola origine. Con ciò, Mokaflor va incontro a chi vuole offrire un prodotto buono e ricercato, senza problemi, come spiega Gabriele Cortopassi, docente della scuola di caffè Espresso Academy della Torrefazione fiorentina: «La nuova offerta permette di superare due grandi ostacoli dell’approccio agli specialty: i costi elevati e i profili aromatici troppo spiccati, a cominciare dall’acidità, che per lo più il cliente non conosce e rifiuta. Al suo interno ci sono caffè di buon livello che non presentano in tazza picchi di acidità e una grande complessità, ma grazie alla scelta delle giuste origini, a una lavorazione attenta e a un grado di tostatura calibrato, danno una tazza rotonda e bilanciata che piace. Con questi caffè abbiamo colmato il vuoto di una sorta di “terra di mezzo” all’interno di un mercato polarizzato fra caffè di bassissimo livello, quello di molti bar in cui si vende solo caffeina”, e quello di altissimo livello, a volte incomprensibile per molti clienti». 

I caffè sono scelti attraverso un rapporto diretto con chi li produce nelle terre d’origine, totalmente tracciabili, specialty (con più di 80 punti) per gli arabica e “fine” (la denominazione che individua i caffè di qualità superiore) per i robusta, disponibili a prezzi equi. Una linea di caffè nata per unire le persone che li coltivano e quelle che lo sanno trasformare in una “tazzina di piacere” piacevolmente aromatica e con un gusto che piace e soddisfa.

Osserviamo le cinque referenze della linea Mokaflor Farm disponibili in grani in confezioni da 250 e 1000 grammi. Le etichette chiare e coloratissime sono state disegnate da due giovani grafici e illustratori, Nicole Pardini e Quentin Fouan.

Miscela Tracciabile da Bar - 90% Arabica / 10% Robusta: due caffè arabica di alto livello, il colombiano Inzà Cauca e il brasiliano della Fazenda Isidro Pereira sono arricchiti dal corpo e dalla crema vellutata della robusta Karagwe coltivata sulle sponde del lago Vittoria in Tanzania. Una miscela da bar tracciabile, dedicata ai baristi che vogliono proporre un caffè di qualità evitando gli eccessi di espressi troppo complessi. In tazza presenta note di cioccolato, biscotto e malto.

Miscela Tracciabile da Bar - 100% Arabica: la compongono caffè di qualità e tracciabili, come il colombiano Inzà Cauca e il brasiliano della Fazenda Isidro Pereira, ambedue da 86 punti riuniti in una miscela che in tazza offre un grande bilanciamento, dolcezza e corpo vellutato.

Brasile Fazenda Isidro Pereira: la farm condotta dal figlio del fondatore, Luiz Paulo Pereira, si trova nella regione di Carmo de Minas. Il caffè 100% arabica di varietà Acaia è coltivato tra 950 e 1200 metri e la lavorazione è naturale; certificato Specialty Coffee ha un cupping score di 86 punti. In tazza presenta una buona corposità cremosa, una fine acidità e un’elevata dolcezza con note di cioccolato al latte, mandorle e uvetta. 

Colombia Inzà Cauca: è l’organizzazione Asorcafe - Asociación de Productores de Café del Oriente Caucano a raccogliere il caffè prodotto da 52 piccoli agricoltori delle regioni di Tolima. Il caffè 100% arabica di varietà Caturra e Colombia è coltivato tra 1500 e 1800 metri e lavorato con procedimento lavato; certificato Specialty Coffee ha un cupping score di 86 punti. In tazza presenta una corposità vellutata con note agrumate e di caramello, con un retrogusto dolce che ricorda la cannella.

Tanzania Karagwe: è un robusta di alta qualità 100% biologico (purtroppo i produttori non possono pagare questa certificazione) prodotto dai contadini che appartengono alla Karagwe District Cooperative Union, fondata nel 1990 nella regione di Kagera nella zona del Lago Vittoria. Il caffè è coltivato tra 1200 e 1800 metri e la sua lavorazione è naturale. In tazza esprime note di cioccolato e spezie.

Tutti i caffè della linea Mokaflor Farm sono stati pensati per l’estrazione espresso; il barista che volesse offrire anche preparazioni a filtro, ha a sua disposizione un’ampia gamma di caffè con la giusta tostatura e caratteristiche organolettiche interessanti (mai estreme) a marchio CaffeLab, che può acquistare sul sito caffelab.it 

Ciao Vetz! L’aperitivo tra amici

Vetz
Tre buoni amici, ventidue botaniche selezionate, undici gradi alcolici, e uno sweet bitter che unisce tradizione italiana e design scandinavo

Iniziamo dal nome. Vetz, che tra l’Emilia e la Romagna si usa per salutarsi amichevolmente, tra una pacca sulle spalle e un sorriso complice. “Ciao vetz!” è il corrispondente del veneto “vecio” o del milanese “bella zio”. Facile intuire che l’idea di creare Vetz nasca da tre amici. Al secolo Alberto Corti, Federico Ronca e Nicholas Dellai. E al trio, in nome dell’amicizia e del business, si unisce un team di soci composto da giovani professionisti con una profonda esperienza nel settore: Giuseppe Mancini alla guida del brand in Italia; Linn Frost, operations manager; Massimiliano Dalla Fior; advisor e commercial strategy; Oliver Cosani, advisor, finance & internationalization, e Fintan Collier nel ruolo di advisor e responsabile marketing.

«Da anni – dicono i tre fondatori - organizziamo feste nelle capitali europee. Dal nostro punto di vista quello che mancava in questo genere di eventi era un prodotto per fare aperitivo allineato con i valori dei consumatori contemporanei: un drink di ottima fattura, low abv e allo stesso tempo naturale». Da qui Vetz, un sweet bitter italiano, naturale fino all’ultimo ingrediente, creato tra le colline piemontesi del Monferrato e realizzato con ventidue botaniche selezionate.

Aperitivo, ma non solo

In un mercato in cui molti player puntano tutto sul rosso, Vetz cambia palette e vira sui toni ambrati e dorati. Il focus creativo della formula si è concentrato principalmente sulla creazione di un aperitivo di buon gusto. Vetz, come tutti i buoni amici, è un tipo che sa essere versatile.

Ci vai d’accordo all’aperitivo, ma è adatto anche per il dopocena. Perché con un cubetto di ghiaccio, indossa il suo migliore abito da sera, e libera tutto il suo potenziale aromatico: un tripudio di piante aromatiche officinali aperitive che, per loro natura, stimolano l’appetito e non solo quello. C’è la vaniglia che conferisce serenità e pare sia anche afrodisiaca; il cedro che è sinonimo di purificazione, la freschezza delle arance amare e dolci, la cascarilla, la genziana che è un must per la categoria amari-bitter, la camomilla, i fiori di ibisco, il rabarbaro.

Prima al naso, poi all’assaggio, la sequenza procede come segue: all’inizio emergono le note di chinotto e di cedro. Seguono i fiori di camomilla che danno piacevolezza alla bevuta e la genziana che rimette tutto in piacevole equilibrio. Se sopra dicevamo che le botaniche di Vetz sono 22, sono queste ultime le vere regine di questo sweet bitter dal moderato tenore alcolico (11% vol.).

Grande potenziale in miscelazione

«In miscelazione - spiega Beppe Mancini, alla guida del brand in Italia – svela tutto il suo potenziale già a partire dall’unione con l’acqua tonica. Con Vetz abbiamo fatto un Negroni e un Americano sostituendo Vetz alla parte del vermouth. Quando si lavora con distillati e liquori a gradazione alta bisogna essere abili a sbilanciare le formule delle ricette originali dei cocktail per non coprire tutta la grande, ma sottile, ampiezza aromatica del nostro prodotto».

Della drink strategy fanno parte le versioni On The Rocks o Vetz Tonic, i classici cocktail come lo Spritz, l’Americano o il Negroni, e i signature drink come Otra Vetz, twist sul popolarissimo Paloma, uno dei più interessanti del gruppo, a base di succo di lime e top con soda al pompelmo rosa, insieme al Tropicana Vetz realizzato con Vetz, gin, succo di agrumi e succo di ananas e banana.

Dall'esordio in Scandinavia alla conquista dell'Italia

Pur essendo tutto italiano, l’avventura commerciale di Vetz è iniziata in Scandinavia, dove ha riscontrato un grande interesse sin dal suo esordio. A distinguere questo sweet bitter, oltre al bouquet fresco e agrumato, c’è il design della bottiglia, che si ispira a quelle usate anticamente nelle farmacie. Un abito distintivo ed elegante con cui si è presentato prima in Svezia, Norvegia, Danimarca, per proseguire in Slovenia.

Il debutto oltreoceano – parliamo di Hong Kong e Australia – è invece più recente. A poco meno di un anno dal suo ingresso commerciale in Italia, il primo lancio è avvenuto a Milano culla dell’aperitivo, Vetz è presente nei principali locali culto della città, e sta sempre più diventando un riferimento anche nelle altre regioni, da nord a sud, da Torino a Roma, sino alle località mondane come Courmayeur e Capri. La distribuzione esclusiva in Italia è di D&C.

Da Gruppo Cimbali approfondimenti tecnici per i professionisti del caffè

Un appuntamento mensile a cura della divisione Services del Gruppo sui concetti base del funzionamento delle macchine per caffè.

Quanto influiscono la macchina espresso e il macinacaffè su una buona estrazione; come funzionano; qual è la loro storia? A queste e molte altre domande risponde Gruppo Cimbali con un appuntamento mensile di educazione e  formazione sul mondo del caffè curato dal dipartimento Technical Service.

Si tratta di una newsletter inviata a tutti gli interessati con una serie di contenuti e infografiche, utili a schematizzare i concetti alla base del funzionamento delle macchine per caffè, dunque di un eccellente prodotto in tazza. 

Il progetto ha l’obiettivo di attivare e mantenere costante la comunicazione tra i professionisti del settore veicolando inoltre un linguaggio comune anche all’interno della sempre più numerosa community dei coffee lover. 

Il primo appuntamento a gennaio ha condiviso la Coffee Technician Wheel, che è stata presentata per la prima volta al summit internazionale Coffee Technicians Guild a Firenze nel novembre 2022. Si tratta di una vera bussola che permette di comprendere quali sono le variabili che influenzano una buona tazza di espresso e di orientare nella scelta degli ingredienti e delle impostazioni a livello di equipment. I cinque settori di cui la “ruota” è composta sono suddivisi in tre parametri tecnici - acqua, macchina da caffè, ciclo di erogazione - e due di proprietà del caffè: tostatura e miscela. Al loro interno, ogni area indica un parametro su cui si può agire, a partire dalla scelta del caffè fino ad arrivare all’ultima fase in cui acqua e caffè, sotto forma di espresso, sono erogati.

La seconda uscita ha approfondito il tema del circuito idraulico, con un esploso dell’insieme dei componenti, che permette di capire il funzionamento e le logiche alla base del processo di erogazione. In questo appuntamento è stato inoltre reso disponibile l’e-learning tecnico utilizzato nei corsi di alta formazione targati Technical Service di Gruppo Cimbali; il suo teaser questo link. 

La terza uscita è stata realizzata in collaborazione con Mumac - Museo della Macchina per Caffè, con il focus sulla storia delle macchine per caffè attraverso il racconto delle principali figure di riferimento e le innovazioni che hanno apportato al settore, già presenti nel libro Senso Espresso: la scintilla Angelo Moriondo, l’inventore Luigi Bezzera, l’industriale Desiderio Pavoni, il cosmopolita Pier Terisio Arduino, il determinato Giuseppe Cimbali, l’innovatore Achille Gaggia, il visionario Carlo Ernesto Valente.

La qualità della formazione tecnica offerta è testimoniata anche dalle certificazioni e dalle metodologie impiegate per arricchire l’apprendimento: la progettazione dei corsi è certificata ISO 9001 e si basa sulle metodologie didattiche di Adult Learning. L’obiettivo formativo si inquadra in una visione di apprendimento permanente che punta a offrire nozioni in aula e continui stimoli culturali.

Chi vuole rimanere aggiornato sui prossimi appuntamenti e ricevere i materiali creati a supporto, può iscriversi attraverso questo link.

Per recuperare  le newsletter già uscite scrivere a technical.news@gruppocimbali.com.

Dalla Corte avvia il progetto didattico NextGen Barista

Davide Valenziano, coffee trainer Dalla Corte
Davide Valenziano, coffee trainer Dalla Corte
La collaborazione con l’istituto milanese Carlo Porta prevede la realizzazione di corsi Sca e una competizione interna di caffetteria a fine anno.

Ha preso il via progetto NextGen Barista, un programma dedicato ai ragazzi delle scuole alberghiere che ha l’obiettivo di formare i professionisti di domani. La collaborazione di Dalla Corte macchine per espresso con l’Istituto Carlo Porta, da sempre all’avanguardia per l’attenzione e l’insegnamento dedicato al comparto del caffè, si è attivata grazie anche alla collaborazione dei docenti che già in passato hanno proposto agli studenti percorsi e gare nell’ambito Sca. 

Il cammino prevede l’inserimento dei trainer dell’Azienda di Baranzate (MI) all’interno del programma scolastico di caffetteria con l’introduzione ai corsi della Specialty Coffee Association ai quali unisce le sue conoscenze tecniche e la collaborazione di professionisti all’interno di workshop dedicati.

La prima lezione tenuta dal coffee trainer Davide Valenziano, ha osservato la lunga filiera del caffè dalla pianta alla tazzina, per passare alle basi teoriche e alla pratica di come si realizzano un espresso e un cappuccino perfetti, giungendo infine a fornire basi di analisi sensoriale.

La collaborazione offre ai ragazzi il vantaggio di confrontarsi con una realtà professionale che opera a livello internazionale, di prendere eventualmente parte a fiere ed eventi al fine di conoscere meglio e vivere in prima persona la filiera del caffè a 360 gradi e soprattutto cogliere la sua evoluzione.

A fine anno, il programma si concluderà con una competizione interna di caffetteria che verrà valutata sulla base dell’ interazione con il cliente, il lavoro al banco bar, la qualità delle bevande prodotte e la pulizia finale, il tutto per decretare i migliori barista NextGen. Sono inoltre previsti dei premi legati al processo di crescita per i ragazzi nell'ambito della caffetteria.  

Il progetto è dedicato alla memoria di Raffaello Calabrese, sales manager Italia dell’Azienda mancato appena un anno fa e uno dei principali promotori dell'education nelle scuole.

NextGen Barista è un’attività importante per Dalla Corte che da sempre – per mission e filosofia aziendale - crede nella diffusione di una conoscenza consapevole del caffè, proprio a cominciare dai primissimi livelli, concentrandosi sui giovani del territorio e dando loro maggiori opportunità.

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