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Gelato World Cup 2024, la decima edizione è sempre più vicina

Regole più precise, una giuria in più e tante altre novità per questo decimo anniversario. In gara 12 gelatieri provenienti da tutto il mondo

La Gelato World Cup 2024 si avvicina. A meno di sei mesi dalla prossima gara, Giancarlo Timballo, presidente Gelato World Cup, e Sergio Dondoli, uno dei commissari di gara e vicepresidente di Gelato e Cultura, raccontano le principali novità del prossimo campionato del mondo dedicato alla gelateria.

Un anniversario speciale

«Mancano pochi mesi alla decima edizione - racconta Giancarlo Timballo - e questo sarà un anniversario speciale. Motivo per cui stiamo delineando un grande appuntamento, un'edizione davvero indimenticabile. Abbiamo implementato alcuni ambiti rispetto al passato, soprattutto riguardo la sicurezza della gara, con regole ancora più certe e precise per garantire un corretto svolgimento della gara». Durante la Gelato World Cup 2023 ci sarà una giuria in più, internazionale, che valuterà il gusto. Ci sarà la giuria dei team manager che si occuperà dell'aspetto artistico. I presidenti di giuria saranno due. I commissari di gara, invece, saranno quattro. «Stiamo lavorando per un’edizione assolutamente irreprensibile», conclude Timballo.

Le novità della Gelato World Cup 2024

La gara del 2024 sarà ancora più coinvolgente e scenografica. Tantissimi gli eventi in programma. Ci sarà un villaggio accanto all'arena di gara, dove tutti potranno accedere e verificare di persona lo spirito e l'importanza di questo evento. A sfidarsi a colpi di gelato ci saranno 12 nazioni da tutto il mondo, con cinque concorrenti per ciascuna, per un totale di 60 concorrenti, oggi in allenamento. Le squadre in gara sono: Italia, Germania e Ungheria - sul podio della Gelato Europe Cup 2023 – assieme alla quarta classificata, l’Austria. Inoltre, gareggeranno anche Argentina, Brasile, Singapore, Taiwan, Perù, Corea del Sud e Polonia. E per finire, anche la Cina si aggiudica un posto con la sua nuova squadra, selezionata con cura durante la Gelato China Cup 2023.

Gelato World Cup: storia e prossima edizione

Gelato World Cup è un evento a cadenza biennale che, dal 2003, coinvolge i professionisti di gelateria, pasticceria, cioccolateria e scultura di ghiaccio provenienti da tutto il mondo offrendo un’occasione unica di confronto e stimolo professionale. Grazie alla vastissima visibilità mediatica, dà risonanza internazionale alle nuove tendenze nel settore della gelateria artigianale. Il concorso è organizzato e gestito con serietà, professionalità ed equità verso le Nazioni concorrenti e può vantare la partecipazione di un Comitato Mondiale d’Onore composto dai maggiori esponenti della Gelateria nel Mondo. Sede storica e partner della Gwc è Sigep – The Dolce World Expo, il Salone Internazionale della Gelateria, Pasticceria e Panificazione Artigianali e Caffè organizzato da Italian Exhibition Group presso il quartiere fieristico di Rimini. La decima edizione di questa competizione vedrà impegnate circa 100 persone. «Ci avviciniamo, come spirito e clima emozionale, a un vero campionato mondiale sportivo», conclude il presidente della Gelato World Cup. «Per questa decima edizione siamo particolarmente felici di aver fatto le selezioni in tutto il mondo - spiega Sergio Dondoli - È come un vero campionato di calcio, con protagonista uno dei prodotti artigianali più buoni e tipici dell’arte dolce italiana, il gelato».

Ventriglia formatore pulyCaff, la pulizia fa più buono l’espresso

Luca Ventriglia formatore pulyCaff
L’importanza di fare comprendere ai giovani e a chi lavora da tempo al banco bar, il ruolo primario della manutenzione della macchina espresso e del macinacaffè.

Nel mondo della caffetteria Luca Ventriglia è una figura nota per la sua professionalità, serietà e per essere “da sempre” un giudice, o, meglio, capo giudice ai campionati di caffetteria del Wce - World Coffee Events. Svolge questo ruolo, che è il suo “passatempo” in tutto i mondo, seguendo calendari impegnativi nonché in Italia, dove, tra l’altro è capo giudice del Master Coffee Grinder Championship messa a punto da Fabio Verona.

È poi docente, consulente e, dallo scorso gennaio, formatore di pulyCaff. «I giovani che si affacciano alla professione o che hanno da poco intrapreso il lavoro al banco bar, desiderano conoscere a fondo il prodotto che andranno a trasformare e i metodi più corretti, ai quali si accompagna sempre la pulizia che è una base fondamentale della qualità in tazza - afferma Luca Ventriglia -. Il cliente se ne accorge indirettamente; spesso, nei giorni che seguono i corsi, i baristi si sentono dire che “oggi il caffè è proprio buono”. Mi sono recato in un locale per sapere se andava tutto bene e il titolare mi ha detto che da quando il personale applicava le nuove procedure, le vendite erano aumentate di quasi il 20%». 

Dunque, apprendere come realizzare un buon espresso e un eccellente cappuccino, come tarare e controllare le apparecchiature, come mantenere ordinate e pulite la postazione e le macchine ed effettuarne la giusta manutenzione giornaliera costituiscono per molti un nuovo approccio e una presa di coscienza della complessità all’ultima parte della filiera del caffè - la sua trasformazione in bevanda - che dà eccellenti risultati in tazza e fidelizza. Spesso chi è nel settore da anni declina l’invito a seguire un corso perché si sente certo di “sapere tutto”; al contrario anche quello della caffetteria è un settore in evoluzione, dove c’è sempre da imparare. 

La scelta di diventare formatore pulyCaff è stata pressochè naturale, spiega Ventriglia: «è un’azienda che conosco da tempo, da anni utilizzo i prodotti, di cui conosco bene l’efficacia. Conosco poi il fondatore Giancarlo Carubelli, i figli Gianfranco e Marco e con tutti ho un ottimo rapporto. Quando li raggiungo nella sede di Vescovato (CR) vedo il grande lavoro che c’è alle spalle di questi prodotti che non sono semplice “soda”, come dicono alcuni baristi, ma detergenti specifici per la macchina espresso e il macinacaffè formulati e testati con attenzione. E la ricerca non finisce mai. Tutto questo per me è molto stimolante: è importante che gli operatori comprendano l’importanza della manutenzione, da effettuare con i prodotti giusti, come quelli di Asachimici». 

Alessandro Marzadro è il nuovo presidente dell’Istituto di tutela grappa del Trentino

grappa Alessandro Marzadro, Presidente Istituto Tutela Grappa del Trentino
A capo di Distilleria Marzadro, il neo presidente è stato eletto all'unanimità dai soci dell'Istituto e succede nella carica a Bruno Pilzer, ora nominato vicepresidente

Cambio della guardia ai vertici dell’Istituto di tutela grappa del Trentino, nato nel 1960 per tutelare la produzione trentina del distillato, pari ogni anno a circa 7500 ettanidri e che rappresenta il 10% del totale nazionale in bottiglie da 70 cl, e di qualificarla con il marchio d’origine, il tridente con la scritta “Trentino Grappa”. Alla presidenza dell’Istituto è stato designato Alessandro Marzadro, già vicepresidente nel precedente mandato.

Classe 1986, laurea in Scienze Gastronomiche all’Università di Pollenzo, padre di due figli, Marzadro, originaro di Nogaredo (Tn), nonostante la giovane età, è un veterano dell’universo grappa, avendo cominciato a frequentare il distillato fin da piccolo nell’azienda di famiglia, la Distilleria Marzadro, della quale è uno degli amministratori delegati.

Nominato all’unanimità dai 25 soci dell’Istituto, succede nella carica a Bruno Pilzer di Distilleria Pilzer, che ora è stato scelto come vicepresidente (leggi Bruno Pilzer è il nuovo presidente dell’Istituto tutela grappa del Trentino).

Il mondo grappa pronta alle nuove sfide

Promozione e tutela della grappa, formazione, attenzione ai nuovi consumatori le nuove sfide che attendono l’Istituto di tutela grappa del Trentino e che saranno al centro del programma del neo presidente. «Il nostro obiettivo è di guardare sempre al futuro, senza perdere di vista la tradizione e con grande attenzione all’innovazione. Vogliamo allo stesso tempo dialogare con il consumatore di oggi e di domani – ha commentato Alessandro Marzadro in una nota che ha annunciato la sua elezione –. Avremo bisogno di puntare su un concetto di promozione più dinamico, un linguaggio diverso e per certi versi rinnovato, senza mai perdere il contatto con i nostri punti di forza che sono la tradizione e la qualità». Un promozione più dinamica che passa anche su un nuovo modo di vivere la grappa. «Guardiamo anche ai tanti turisti che potranno diventare dei “grappa lovers”, sfruttando il lavoro già svolto da tante distillerie, per creare un percorso emozionale alla scoperta della grappa trentina che, a differenza di altri distillati internazionali, può contare su storie di persone e di territori tutte diverse tra di loro», ha spiegato il neo presidente. Altro punto nodale la formazione, da continuare a migliorare «Formare e mantenere i giovani professionisti del nostro settore con un continuo confronto tra noi soci distillatori per garantire agli appassionati del nostro prodotto quella continuità e quella eccellenza che da sempre ci ha permesso di fare la differenza», ha concluso Marzadro.

Il nuovo cda

Oltre al presidente e al Vicepresidente, l’assemblea dei soci ha rinnovato l’intero consiglio di amministrazione dell’Istituto. Ne fanno parte nel ruolo di consiglieri: Rudy Zeni di Distilleria Zeni, Bernardino Poli di Casimiro, Carlo Pezzi di Pezzi, Giuliano Pisoni di Distilleria Pisoni, Luigi Cappelletti di Cappelletti Nova Salus, Fabio Andreis di Distillerie Trentine e Franco Bertagnolli di Bertagnolli.

Tipcf 2023, Luigi Biasetto presenta Leonardo Sperati

Leonardo Sperati
Il Trofeo Internazionale di Pasticceria e Cioccolateria Francese 2023 si svolgerà dal 30 ottobre al 1° novembre a Parigi

L'Italia è pronta per il Trofeo Internazionale di Pasticceria e Cioccolateria Francese (Tipcf 2023). L'evento sarà patrocinato dall’Associazione Relais Desserts International e dall’Accademia Maestri Pasticceri Italiani (Ampi). Dal 30 ottobre al 1° novembre, a Parigi, ci sarà anche l'Italia. Infatti, il maestro Luigi Biasetto, giudice e allenatore della nazionale, presenterà Leonardo Sperati, giovane pastry chef presso il tristellato Enoteca Pinchiorri.

Tipcf 2023, i criteri di valutazione

La giuria è internazionale, composta da esperti riconosciuti nel campo della Pâtisserie Chocolaterie Francese, valuterà i concorrenti selezionati per la finale. I Paesi finalisti sono: Francia, Belgio, Svizzera, Israele, Georgia, Giappone, USA e Italia. Tutti i pasticceri in gara in rappresentanza delle proprie nazioni saranno giudicati su aspetto, gusto, creatività, tecniche e rispetto del soggetto.

Chi è Leonardo Sperati

L’Italia quest’anno verrà rappresentata da un giovane Leonardo Sperati, entrato da un anno circa a far parte di Ampi. Sperati ha partecipato a diversi corsi di alta formazione nel mondo della cioccolateria e pasticceria. Oggi è il pastry chef dell’Enoteca Pinchiorri, celebre ristorante tre stelle Michelin di Firenze.

Un allenatore d’eccezione

Luigi Biasetto, ricoprirà anche il ruolo di Giudice del Concorso. Ma per la prima volta in questa competizione l'allenatore sarà autorizzato ad aiutare il candidato in alcune fasi della gara. Sono già iniziati i primi confronti e gli allenamenti sono stati pianificati per arrivare preparati alla finale. L'allenatore farà parte della Giuria di Lavoro o di Degustazione.

La competizione

La scala di valutazione del concorso sarà suddivisa in questo modo. Per la degustazione ci saranno 9 giudici, che valuteranno aspetto, gusto, presentazione. Verranno assegnati 50 punti per prodotto, 100 punti per la piramide di macarons. Sul Lavoro ci saranno 3 giudici, che valuteranno organizzazione, manualità, tecniche, igiene, pulizia. Verranno assegnati 25 punti per prodotto, 50 punti per la piramide di macarons. Il programma prevede la preparazione di molti dolci da svolgere in 12 ore. La competizione ha luogo davanti un folto pubblico con 40.000 visitatori.

Il cammino di Bazzara verso un business rigenerativo

Report di Sostenibilità Bazzara
L’obiettivo è abbracciare un nuovo modo di approcciare la filiera del caffè, in cui il bene che si crea è maggiore di quello che si prende.

«Questa relazione di impatto è la prima per Bazzara e viene a seguito di due anni senza precedenti, sicuramente difficili ma al contempo stimolanti: due anni che ci lasciano davanti l’evidente esigenza di approcciare in maniera nuova e più consapevole che mai il contesto economico e sociale. Da sempre indossiamo i panni di ambasciatori dell’Italian Lifestyle - inteso come attitudine, saper vivere, un modo di essere che genera benessere nel rispondere alle esigenze del mondo contemporaneo. Questi sono i valori dell’italianità che abbiamo sempre cercato di diffondere nel mondo, riconoscendo alle nostre origini un modello a cui ispirarsi e un’eredità da condividere e diffondere proponendo l’Italia come Paese della Grande Bellezza e la nostra Trieste come Capitale del Caffè.

Tuttavia questo impegno nel volgere di pochi anni nonsembra più sufficiente. È diventato sempre più stringente chiedersi quali saranno le azioni necessarie per permettere a Bazzara di abbracciare un nuovo paradigma di business - che potremmo chiamare “rigenerativo” - che le consenta di interpretare un ruolo come attore principale nella transizione alla sostenibilità, dove il bene che si crea è maggiore di quello che si prende. In quest’ottica, come tappa di un percorso improntato sulla sostenibilità sia ambientale, sia sociale ed economica, Bazzara è diventata formalmente Società Benefit e si pone l’obiettivo di centrare a breve la certificazione B-Corp». 

Così si apre il Report di Sostenibilità 2021/22 di Bazzara, che ha intrapreso un percorso di consapevolezza e responsabilità volta a generare nuovi stimoli per il futuro con uno sguardo rivolto all’Agenda Onu per lo sviluppo sostenibile, al cui interno ha individuato cinque obiettivi prioritari: punto 4, fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti; punto 5, raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze; punto 8, incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso per tutti; punto 12, garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo; punto 13, promuovere azioni a tutti i livelli per combattere il cambiamento climatico; punto 17, rafforzare le modalità di attuazione e rilanciare il partenariato globale per lo sviluppo sostenibile. 

L’attenzione ai temi legati alla sostenibilità è testimoniata dalle certificazioni bio di alcuni caffè e dalla menzione in qualità di Società Benefit meritata nel 2021 come realtà regionale virtuosa per l’ambiente.

Fare impresa sostenibile per Bazzara significa coinvolgere e creare valore per tutti gli attori della filiera produttiva, puntando a un processo di miglioramento continuo e costruendo un movimento globale il cui obiettivo è un paradigma economico più emancipato e sostenibile, al quale punta armonizzando tre elementi fondamentali: la crescita economica, l’inclusione sociale e la tutela dell’ambiente. 

Duck Dive, spirit artigianali nati per cavalcare l’onda

Duck Dive soci
Marco Biasibetti, Giuseppe Langella, Daniele Scaglia e Federico mella, i soci fondatori di Duck Dive Alcoholics
Prosegue il perorso di crescita della giovane realtà, che di recente ha concluso un aumento di capitale che gli consentirà di espandersi sul mercato, forte di un'offerta beverage, arricchitasi di diverse novità

Era il 2019 quando quattro giovani amici varesini, Giuseppe Langella, Marco Biasibetti, Federico Mella e Daniele Scaglia, lanciavano sul mercato Duck Dive, un London dry gin premium artigianale ispirato alla loro passione per gli action sport, in particolare per il surf, e la vita all'aria aperta.

Da allora, Duck Dive Alcoholics, la società da loro creata, ne ha fatta di strada, procedendo con un percorso di crescita graduale ma costante. Sia in termini di ampliamento dell’offerta, con la creazione di una linea di prodotti sempre ispirati all’idea di serena convivialità da vivere dopo una giornata di sport, attività all’aperto e avventura, che rappresenta il mood del marchio, sia in termini commerciali, espandendo il suo raggio d’azione dalla Lombardia, terra dove il progetto è nato, ad altre regioni e facendosi apprezzare per la qualità dei prodotti, la freschezza del brand e la capacità di leggere le tendenze del mercato.

Un nuovo capitolo nel percorso di crescita

Un percorso di sviluppo che ora compie un nuovo importante passo in avanti, grazie all’arrivo di nuove risorse da parte di investitori che hanno creduto nel progetto. La società ha infatti di recente concluso un round di investimento con aumento di capitale, basato su una valutazione del valore aziendale “post money” vicina al milione di euro. Un’operazione che ha permesso all’azienda di ottenere nuove risorse fondamentali per perseguire gli obiettivi di crescita a breve e medio termine ed espandere la sua presenza sul mercato.  I nuovi fondi saranno dedicati in primo luogo allo sviluppo della rete commerciale e ad attività di marketing, sia online sia, soprattutto, sul territorio con la sponsorizzazione di eventi legati agli outdoor sport.

Il London dry sulla cresta dell'onda

Attività che daranno maggiore risalto al marchio e alla sua proposta. Proposta che ha come punta di diamante Duck Dive Gin (alc 43% in vol), che ha il suo ingrediente caratterizzante nel lemon myrtle, un arbusto spontaneo che cresce nella regione del Queensland, in Australia, meta prediletta per gli amanti del surf, che dona al distillato una decisa nota di freschezza citrica. Ingrediente che si aggiunge alle altre selezionate botaniche di provenienza italiana: bacche di ginepro, semi di coriandolo, scorze di arancia essiccata, radice di angelica e iris, tutte di provenienza italiana.

Intenso al naso, il distillato si presenta al palato con le note resinose del ginepro, accompagnate dalla nota aromatica, legnosa e minerale dell’angelica, per chiudere con un finale morbido e rotondo, grazie alle delicate note dell’arancia e alla persistenza di quelle floreali e fruttate della radice di iris. Caratteristiche che ne fanno un distillato ottimo anche da degustare liscio, oltre che per la preparazione di Gin&Tonic, o meglio di un Duck Tonic, unendolo in questo caso a una tonica Indian e guarnendo con bacche di ginepro e scorza di lime, o per la creazione di nuovi cocktail.

La versione navy strength

Non meno interessanti le altre referenze che negli ultimi tre anni hanno arricchito l’offerta. Come il Duck Dive Surf Nazarè, la versione navy strength (alc 58% in vol) del Duck Dive Gin dedicato a Nazarè, un vecchio paesino di pescatori della costa portoghese, diventato terra d’elezione per gli appassionati del surf. Potente e intenso, lascia emergete tutte le 6 botaniche, in particolare il lemon myrtle che ne caratterizza il gusto e il profumo. Al palato la nota citrica e fresca è subito chiara, accompagnata dalla nota calda e resinosa del ginepro e da quelle legnose e minerali dell’angelica che armonizzano la robusta nota alcolica. Il finale è dominato dall’agrumato della scorza di arancia e dalla radice di iris. Ideale da servire in purezza, lo è altrettanto come ingrediente per la mixology, per Gin&Tonic intensi, ma soprattutto per grandi classici come Negroni o Martini Cocktail.

Non solo gin

Ma non solo al mondo gin Duck Dive Alcoholics ha rivolto la sua attenzione. La gamma annovera infatti anche Black Wave Amaro, un amaro “amaro” (alc 37,5% in vol) ottenuto artigianalmente dall'infusione di oltre 40 erbe, tra le quali l’immancabile lemon myrtle, con il suo apporto citrico che rappresenta il marchio di fabbrica della casa. La nota alcolica è notevole e ben armonizzata dalle botaniche che danno un finale netto a questo amaro da servire in purezza o con ghiaccio come digestivo, ma da sperimentare anche in miscelazione, anche combinandolo con energy drink.

Conclude la rassegna la Duck Dive Beer Apa, una birra stile American pale ale, artigianale ad alta fermentazione (alc 5% in vol), proposta in lattina slim da 33 cl. Gluten free, dal colore dorato e sormontata da schiuma compatta, è rinfrescante e vivace, grazie alle fragranze decise dei luppoli americani con le loro note agrumate. Scorrevole, ma consistente al palato, ha un finale agrumato che chiude su una nota amara luppolata e di buona persistenza.

Panettone estivo, un trend in crescita

Lestivo Fotonico
Abbiamo chiesto a Giorgia Proia, Daniele Campana, Andrea Maffia e Nino Marino come si crea questo prodotto e quali sono le ricadute economiche sulla loro attività

Il panettone estivo è una realtà gastronomica ormai familiare agli italiani. Infatti, sempre più famiglie scelgono di celebrare il Ferragosto con un grande lievitato “summer edition”. Ma, mentre il panettone tradizionale resta il prodotto più venduto per tutto il mese di dicembre, quello estivo ha il fiato più corto, arrivando solo a un paio di settimane circoscritte al Ferragosto. Tuttavia, i professionisti che si cimentano con questo genere alimentare sono sempre di più, cercando nuove strade per avvicinare il prodotto a una fascia di clientela più ampia. Tra abbinamenti e strategie di marketing e comunicazione, abbiamo chiesto a Giorgia Proia di Casa Manfredi, Daniele Campana di Campanapizzeriainteglia, Andrea Maffia di Galup e Nino Marino di Pistì di fare un’analisi del fenomeno.

Come si crea un panettone estivo?

Creare un panettone estivo richiede grande conoscenza delle materie prime, ma anche sapienza negli abbinamenti. «Per creare il nostro “Lestivo Fotonico”, siamo partiti dalla base del nostro panettone tradizionale e abbiamo aggiunto ingredienti freschi e leggeri, come albicocche e ananas. Inoltre, la struttura e la consistenza del panettone sono state leggermente adattate per ottenere un prodotto più soffice e adatto al periodo estivo», spiega Nino Marino di Pistì. «Siamo partiti dalla nostra ricetta del panettone Milano e l’abbiamo alleggerita togliendo l’uvetta, rivisitando i canditi. Ci siamo lasciati ispirare dai profumi e sentori del mediterraneo, creando così il panettone d’amare con limoni siciliani canditi al profumo di basilico e una seconda ricetta con canditi ai frutti tropicali con l’aggiunta di pasta d’arancia siciliana nell’impasto», sottolinea Andrea Maffia di Galup. «La mia idea di panettone estivo parte sempre dalla scelta degli ingredienti, quelli che più possano rappresentare questa stagione: la frutta come la pesca o il limone, il marzapane e altri - sottolinea Giorgia Proia di Casa Manfredi - Cerco sempre di non utilizzare il cioccolato perché, seppur godurioso, non si sposa bene con le altre temperature. Ad esempio, l'anno scorso l'ho realizzato con la pesca candita in abbinamento ad una lattina di sangria firmata Patatas Nanas. Quest'anno il tocco estivo del grande lievitato è la spinta fresh del limone candito d’Amalfi IGP di Agrimontana, che dona freschezza al panettone e lo rende perfetto per essere gustata anche con 40 gradi all’ombra. Ho poi aggiunto del marzapane. L'impasto è il medesimo di quello delle feste natalizie: Parliamo 'Romanese' di Casa Manfredi, il panettone tradizionale milanese ‘fatto a Roma’, realizzato in modo totalmente artigianale con sole materie prime di grande qualità». «La mia idea di panettone viene da lontano, con la voglia di creare un prodotto unico che valorizzasse il territorio - sostiene Daniele Campana di Campanapizzeriainteglia - E creare la versione estiva del mio panettone è stato quasi naturale. Partiamo dal presupposto che il mio panettone, in generale, nasce come prodotto "destagionalizzato", da consumare sia in inverno che in estate, con ingredienti stagionali locali a rotazione, perfetto sia come dolce che come antipasto. Nell'ultimo Natale l'ho abbinato ad un olio evo locale e all'origano selvatico di Acri, e ho consigliato al cliente di tostare le fette in forno servendole come apertura del pasto. Questo perché il panettone per me è un prodotto estremamente versatile, sia nei modi che nelle stagioni di consumo. Per questa estate, per esempio, ho creato il mio panettone - il ‘Sibarita’ - con anice nero della Sila e cioccolato: un impasto scioglievole e profumatissimo, e gli agrumi utilizzati provengono dalla piana di Sibari (dalla quale il prodotto prende il nome, perché l’amore per la terra è sempre presente). A Natale 2022 Daniele ci aveva regalato una versione gastronomica del suo grande lievitato».

Le vendite dei panettoni estivi

Per Maffia, «il 2023 ha segnato il primo passo di Galup nell’ambito dei lievitati estivi che ha registrato risultati tanto incoraggianti da farci progettare per il 2024 nuove idee e nuovi gusti». I mesi più premianti? La seconda metà del mese di giugno. «Seppur in un periodo di tempo piuttosto ridotto, la nuova referenza ha registrato ottimi riscontri sia in termini di apprezzamento da parte della clientela che di vendita». Secondo Proia il panettone estivo è un trend in crescita e per questo ogni anno le vendite aumentano. «Sono proprio i clienti a richiederlo, e questa è una bella soddisfazione. Il pranzo di Ferragosto a Roma è ormai pollo e peperoni e panettone. La nostra produzione è comunque limitata, anche per non snaturare troppo il dolce che deve restare il dolce di Natale per eccellenza». Per Daniele Campana e Nino Marino le vendite sono in linea con le aspettative. «Sicuramente qui a Corigliano Calabro risulta ancora un prodotto più 'di nicchia' rispetto a come viene percepito nelle grandi città. Ma il trend cresce sempre di più di anno in anno e non ci possiamo lamentare.

Promozione e comunicazione del panettone estivo

Comunicare il panettone estivo fa parte del complicato lavoro di destagionalizzare un prodotto fortemente legato a un momento specifico dell'anno. Il mese più premiante per il grande lievitato resta dicembre, con l'arrivo del Natale. In questo periodo il panettone viene mangiato per più di un mese. «Quello estivo invece è molto richiesto esclusivamente per il giorno di Ferragosto - specifica Proia - Per questo la comunicazione è fondamentale perché è ancora un prodotto più inaspettato rispetto a quello tradizionale natalizio: comunicarlo bene vuol dire venderne di più. Ciò che esaltiamo durante la comunicazione è la grande qualità: ingredienti top, etichetta corta e artigianalità, con un occhio di riguardo anche all'estetica, sia del prodotto che del packaging». Per Daniele Campana, «La comunicazione è molto importante, soprattutto per avvicinare la clientela ad un prodotto nuovo e inaspettato». Per Marino la strategia di marketing e la comunicazione hanno un ruolo decisivo. «Abbiamo scelto campagne online: puntando ai nostri social, ma dando un nuovo mood più smart per rivolgerci a un target più giovane attraverso il lancio del prodotto su TikTok e YouTube. Nella nostra comunicazione abbiamo enfatizzato le caratteristiche uniche del prodotto, come gli ingredienti tipici della Sicilia, la lavorazione artigianale e la freschezza dei sapori. Inoltre, abbiamo sottolineato come possa essere gustato durante le vacanze estive, sottolineando la versatilità dell'essere adatto sia per momenti di relax al mare che per escursioni in montagna». «Galup è un marchio storico, noto per la qualità dei suoi lievitati e per la selezione delle materie prime - specifica Maffia - Ha quindi esaltato quel twist in più dato dalla proposta di abbinamenti insoliti e freschi. Ma sono tanti gli elementi su cui l’azienda ha lavorato, come la scelta del nome che è tutt’altro che casuale, gioca infatti sull’assonanza tra le parole “d’amare” e “da mare”, un divertente accostamento che riporta alla leggerezza della bella stagione. Galup ha anche curato con particolare attenzione il packaging che regala al prodotto un’immagine decisamente estiva: carte decorate, cordino in rafia e, a completare il tutto, una cartolina d’epoca che riporta alla villeggiatura d’altri tempi».

Destagionalizzazione tra eventi e abbinamenti

Destagionalizzare il prodotto è difficile, ma con i giusti ingredienti e comunicazione i professionisti i primi risultati iniziano a vedersi. «In prima battuta, i nostri clienti sono rimasti un po' spiazzati. Ma una volta assaggiato l'impatto è stato positivo e questo mi rende orgoglioso della mia creazione», spiega Campana. Intanto, i professionisti che si dedicano a questo prodotto sono in aumento. Come spiega Proia, «non vogliamo nemmeno spingere troppo, altrimenti la produzione risulterebbe troppo massiva e toglierebbe la magia alle feste natalizie. È bene che il panettone si faccia desiderare. Dunque, ci limitiamo al Natale e a Ferragosto». Uno strumento utile a portare il panettone fuori dal Natale è l'abbinamento. «Gli abbinamenti per il panettone estivo sono importantissimi - aggiunge la pastry chef di Casa Manfredi - perché devono dare grande freschezza e rendere il tutto più leggero. Quindi tanto spazio alla frutta di stagione (candita) e a collaborazioni in limited edition». «La ricerca degli abbinamenti è stata il punto focale della proposta Galup: i due Panettoni, tipo Milano da 750 gr, sono prodotti con farina di prima qualità, lievito madre Galup, uova fresche e burro, impastati e lievitati lentamente per 40 ore, hanno la fragranza tipica del panettone caratterizzata dalla freschezza dei due abbinamenti estivi che rappresentano le tendenze di gusto dell’estate 2023», puntualizza Maffia. Per Marino l'abbinamento preferenziale resta quello con la crema spalmabile al pistacchio. Inoltre, un driver funzionale alla destagionalizzazione del prodotto possono essere le attività turistiche e gli eventi estivi, il mezzo giusto per far conoscere il prodotto a un pubblico più ampio. «Questo approccio innovativo consente al panettone estivo di raggiungere una più ampia base di clienti e di creare un nuovo trend di consumo per i dolci tradizionali, aprendo nuove opportunità di mercato per il nostro marchio Pistì».

Un francobollo celebrativo per le 230 candeline di Tassoni

francobollo Tassoni
Il francobollo celebrativo dei 230 anni di Tassoni
Stampato in 270.000 esemplari il francobollo che rende omaggio all'azienda di Salò, produttrice dell'iconica Cedrata, ora di proprietà del Gruppo Lunelli. Che ha rinnovato l'immagine del marchio e arricchito l'offerta con una proposta di mixer e soft drink premium

230 anni sono un grande traguardo da festeggiare. A raggiungerlo è Tassoni che ha celebrato la prestigiosa ricorrenza con l’emissione di un francobollo, che rientra nella serie tematica Eccellenze del sistema produttivo ed economico. Voluto da Poste Italiane e dal ministero dello Sviluppo economico, il francobollo dedicato ha come protagonista l’iconica bottiglietta “a buccia d’agrume” della Cedrata Tassoni, tratta dai manifesti pubblicitari degli anni Trenta, dove spicca il logo dell’azienda, raffigurata dentro una cornice in stile liberty. Stampato in 270.000 esemplari, il francobollo è distribuito a livello nazionale ed entrerà a far parte del Museo di Poste Italiane.

Un lungo cammino nel segno dell'eccellenza

Ma di finire in museo non ha nessuna intenzione l’azienda, che continua a evolvere la sua proposta, ma sempre rimanendo fedele alla sua storia e alla sua tradizione. Una storia che comincia con la nascita della spezieria nella seconda metà del 1700 nel centro della cittadina di Salò, sulla riva occidentale del Lago di Garda, divenuta farmacia nel 1793 e poi acquisita dal Marchese Tassoni che le diede il nome. Nel 1884 la proprietà passa a Paolo Amadei, che divide l'attività della farmacia da quella della distilleria che prende il nome di Cedral Tassoni. Sotto questa insegna l’azienda ha proseguito il suo percorso, prima sotto la guida degli Amedei che nel 2021 hanno passato il testimone al Gruppo Lunelli, che ne ha fatto uno dei pilastri del suo polo dell'eccellenza del bere e dello stile italiano (leggi Cedral Tassoni entra a far parte del Gruppo Lunelli).

Una nuova immagine

Con l'obiettivo di ridare slancio allo storico e prestigioso marchio, il Gruppo proprio all’inizio di quest’anno ha dato il via al progetto New Era, con una nuova e larga gamma di prodotti con una nuova immagine che coniuga tradizione liberty e innovazione grafica creata dallo studio Robilant Associati di Milano. Una nuova identità che vuole valorizzare le caratteristiche di autenticità e storicità della marca, reinterpretandole in chiave contemporanea e puntando a coinvolgere le nuove generazioni attraverso immagini ammalianti, ispirate al mondo della moda. Così la storica bottiglietta “a buccia d’agrume” della Cedrata, a base di cedro Diamante di Calabria, è stata resa ancora più distintiva con un rilievo ben visibile del logo e della data di fondazione che sottolinea il legame con il territorio del Lago di Garda. Pack identico, e identico formato da 18 cl anche per le altre 7 specialità premium, ovvero i soft drink Chinotto Bio, con chinotti siciliani bio, e Tonica al cedro, e i quattro mixer Tonica Superfine, Soda Water La Classica, Ginger Beer la Biologica e Ginger Ale La Biologica.

Specialità alle quali si aggiunge il Gin Superfine al Cedro, un distilled dry gin (alc 41,5% in vol) realizzato con 9 botaniche, delle quali 4 fresche, ginepro italiano, cedro Diamante, bergamotto, foglie fico e foglie alloro, e 4 secche, coriandolo, angelica, iris e rosa centofoglie, e distillato in alambicchi in rame presenti in azienda dal 1872.

 

Sono aperte le iscrizioni al primo OraSì Barista Award

OraSì Barista Award
I baristi che vogliono mostrare la propria abilità possono partecipare alla competizione realizzata in collaborazione con Wlacc, Aicaf e Caffè Camardo.

A chi vuole mettersi in gioco e dimostrare la propria abilità nel creare cappuccini vegetali belli e gustosi e piacevoli bevande vegetali. OraSì propone un appuntamento unico, da non perdere: OraSì Barista Award, la prima competizione tra baristi realizzata in collaborazione con Wlacc (World Latte Art & Coffee Center), Aicaf (Accademia Italiana Maestri del Caffè) e Caffè Camardo.

È possibile iscriversi attraverso il form di partecipazione dedicato entro il 10 settembre 2023.

La selezione avverrà entro il 25 settembre e i finalisti degli OraSì Barista Award si sfideranno nell’ambito di HostMilano presso lo stand di OraSì Barista - Pad 18 - Stand G52, domenica 15 ottobre alle 10,30.

Orasì sarà presente ogni giorno della manifestazione che si svolge tra il 13 e il 17 ottobre con la sua linea Barista che comprende cinque referenze formulate per l’utilizzo professionale: Cocco, Soia, Mandorla, Avena e Nocciola.

La competizione valuterà i baristi sulla base di due preparazioni: un cappuccino vegetale in tazza  con decorazioni e/o latte art, e un drink a piacere, caldo o freddo, a base di bevanda vegetale, non alcolico. Tutte le preparazioni saranno valutate da una giuria composta da Carmen Clemente, brand ambassador OraSì e vincitrice del World Latte Art Championship 2022 e da una delegazione marketing e tecnica di Unigrà secondo tre criteri: gusto, abbinamenti e presentazione.

I premi in palio sono numerosi; i primi classificati potranno vincere corsi altamente specializzata e una ricca fornitura di bevande OraSì.

Tra i momenti ricchi di interesse presso lo stand OraSì Barista a Host ci sono due appuntamenti da non perdere sabato 14 ottobre alle 14,30 e lunedì 16 ottobre alle 11,30: Carmen Clemente darà prova della propria abilità realizzando composizioni di latte art con le bevande vegetali.

«Siamo entusiasti di avviare gli OraSì Barista Award durante HostMilano che per noi rappresenta l’occasione ideale per mostrare in modo pratico le proprietà uniche della linea Barista a tutti i nostri interlocutori nazionali e internazionali - afferma Carlo Oldani, direttore marketing del Gruppo Unigrà -. Non si tratterà solo di una competizione, ma offrirà anche l’opportunità di mettere in risalto le abilità dei professionisti italiani del settore della caffetteria».

Non rimane che iscriversi a questo form. 

Con Rinaldi arriva Santa Ana, il gin ispirato agli anni ruggenti di Manila

Santa Ana Gin
La nuova esclusiva Rinaldi 1957 è un gin moderno, dal carattere raffinato e dagli aromi tropicali, che rimanda alle festose atmosfere della Manila degli anni Venti, quando era diventata meta del divertimento per gli americani in fuga dal Proibizionismo

Rievoca e celebra luoghi e atmosfere lontane nel tempo e nello spazio la nuova esclusiva del catalogo di Rinaldi 1957. Il nuovo entrato è Gin Santa Ana, prodotto dalla Bleeding Heart Rum Co, l’azienda creatrice del rum Don Papa, e le atmosfere e i luoghi ai quali rimanda sono quelli della Manila degli anni Venti e Trenta. Un periodo nel quale la capitale delle Filippine era diventata meta del divertimento all’insegna dei balli e del ben bere per gli americani in fuga dal Proibizioniso e in tutta la città fiorvano i locali e le piste da ballo.

Tra questi il leggendario Santa Ana Cabaret, dal quale il nuovo gin ha preso il nome, uno dei locali da ballo all’epoca più grandi al mondo, di proprietà di John Canson, che in realtà era il giovane molisano Giovanni Canzona che, giunto ai primi del Novecento negli Usa per fare fortuna, partì dopo qualche anno per Manila, dove rilevò uno spazioso locale che trasformò in un lussuoso cabaret che offriva ai visitatori un servizio di alto livello e la migliore musica. Un locale raffinato, in stile Art Déco filippino, arredato con eleganti mobili, specchi e quadri provenienti dall’Europa e piante locali, come lo Ylang-Ylang e orchidee, che con il loro profumo contribuivano ad accrescere il fascino esotico del locale.

L'essenza delle Filippine

A questo universo rimanda Gin Santa Ana (alc 42,3% in vol), grazie alla combinazione di eleganza, fraganze delicate e floreali e il sapore fresco di agrumi tropicali che lo caratterizza. La sua formula parte dalle botaniche classiche del gin, quali ginepro, coriandolo, limone, arancia amara, radice di angelica, radice di giaggiolo. A queste si aggiungono  il finocchio, con la sua nota fresca, e 4 botaniche locali che rappresentano le essenze chiave di questo distillato, ovvero lo ylang ylang, con il suo apporto di note floreali, l’alpinia, con la sua fragranza piccante e balsamica,  il calamansi, noto come lime delle Filippine, e il dalandan, una tipologia di arancia dolce, che conferiscono le loro note agrumate.

Il gin viene ottenuto da una distillazione parzialmente a vuoto, scelta perchè permette di estrarre la concentrazione di aromi botanici, compreso il più sottile profumo, senza che il calore la rovini: una tecnica essenziale per un gin dal bouquet aromatico complesso e ricercato.

Raffinato, moderno e versatile

Moderno, profumato e fruttato, morbido al palato, Gin Santa Ana è un distillato che si può proporre anche liscio, oltre che in miscelazione, dove è ideale per la creazione di originali ricette, ma anche per dare vita a intriganti reinterpretazioni di classici, a partire dal re dei cocktail, il Martini.

Una prova delle sue alte potenzialità è stata offerta durante la serata organizzata da Rinaldi 1957 per salutare l’arrivo del gin in Italia. Serata andata in scena all’Ellington Club, locale che sorge nel quartiere Pigneto a Roma e dalle suggestive atmosfere anni Venti, in perfetta sintonia con l’universo immaginario richiamato dal gin.

Santa Ana è stato ovviamente il protagonsta della drink list che ha allietato gli ospiti e composta da 4 cocktail: Twist Collins, dove si è misceato con succo di lione, zucchero, osda al mango e tabasco; Twist Aviation, dove imvece si è unito a cordiale all’ibisco, maraschino e succo di limone; Pomelo Spritz, dove di è unito a succo di pompelmo rosa, sciroppo di agave e soda; French 75, unito a succo di limone, zucchero e champagne.

Le ricette si Gin Santa Ana

Gin&Tonic
Ingredienti:
30 ml Gin Santa Ana, Acqua Tonica Monaco
Preparazione:
build
Bicchiere:
highball

Martini Cocktail
Ingredienti:
70 ml Gin Santa Ana, 10 ml Oscar.697 Vermouth Dry
Preparazione:
stir & strain
Bicchiere:
Coppetta martini

Pomelo Spritz
Ingredienti:
30 ml Gin Santa Ana, 25 ml succo di limone, 10 ml sciroppo di agave, top soda
Preparazione:
build
Bicchiere:
calice Spritz

French 75
Ingredienti:
45 ml Gin Santa Ana, 25 ml succo di limone, 20 ml sciroppo di zucchero, top Champagne Jacquart
Preparazione:
shake & strain
Bicchiere:
flûte

Giacosa e il Negroni: la risposta di Marco Valenza

Giacosa
Marco Valenza, a capo del Gruppo Valenza che ha rilevato il marchio Giacosa e riaperto lo storico caffè fiorentino
Il comunicato sulla riapertura dello storico caffè fiorentino ha generato una serie di polemiche per via delle inesattezze sulla paternità del grande cocktail e sulla location dove sorge il locale. Per fare chiarezza abbiamo intervistato l’imprenditore a capo del Gruppo Valenza autore dell’operazione

La recente riapertura dello storico Caffè Giacosa di Firenze per mano del Gruppo Valenza ha innescato un tam tam mediatico dal quale sono emerse alcune domande, contenute principalmente in un articolo di Gambero Rosso, dove si fa notare che il comunicato stampa dal quale si sono susseguiti vari articoli, presentava una serie di inesattezze non trascurabili. Per fare chiarezza sulla posizione del brand, abbiamo intervistato Marco Valenza, a capo dell'omonimo Gruppo che ha recentemente rilevato il marchio Giacosa, e che in città possiede anche Gilli e Paszkowski, altri due rinomati caffè storici.

Gruppo Valenza con i suoi caffè storici ha visto - soprattutto negli ultimi anni - una concentrazione verso il cocktail bar, contornandosi di professionisti qualificati e portando avanti un progetto di rilancio delle attività serali dei vari locali, ce lo conferma?

Io rappresento la seconda generazione della famiglia e sotto la mia gestione l'obiettivo primario è stato di innalzare la qualità. Il tutto è iniziato dall'apertura del laboratorio di pasticceria, che prepara lievitati e freschi per tutte le strutture. Una sede decentralizzata a poche centinaia di metri dai locali, in cui operano dieci persone, oltre a quelle nel laboratorio di rifinitura all'interno di Gilli. Una volta fatto questo, sono andato alla ricerca di figure professionali che potessero dire la propria sul cocktail bar. Prima con Luca Picchi e in seguito con Luca Manni, che ora è la persona che più di tutte mi sta aiutando nello sviluppo dei vari concept dei bar dal punto di vista serale, anche in quest'ultima apertura. Ho cercato persone con passione, che potessero trasmetterla come valore aziendale, non solo come proprio merito lavorativo.

Il progetto di Giacosa sembra voler far parlare di sé soprattutto nella fascia serale, dall'aperitivo al dopo cena.

Giacosa è un locale di dimensioni contenute, con pochi coperti; sul quale abbiamo finalmente la possibilità di puntare molto sui cocktail, su ricette elaborate e su un servizio molto più serale. È aperto tutti il giorno e ovviamente propone un caffè di qualità accompagnato dalla nostra celebre pasticceria, però l'idea è che diventi il locale dedicato all'aperitivo e al dopo cena. I cocktail che serviamo sono dedicati alla tradizione italiana, con grandi classici e declinazioni di questi, e l'intento è quello di essere la Casa del Negroni.

Eccoci qua, a parlare finalmente di Negroni. Il comunicato stampa sulla vostra apertura ha generato polemiche per alcune inesattezze legate alla paternità del cocktail e alla location dove sorge il nuovo Giacosa. Qual è la sua posizione?

L'articolo non dice nulla di sbagliato. Non è nostro intento cambiare la storia, che è nota a tutti e raccontata egregiamente da Luca Picchi, che fa parte del nostro gruppo di lavoro. È indubbio che Giacosa sia stata l'insegna che si è susseguita a Casoni, dove il cocktail è nato. Ma è stata anche quella che ha portato avanti la storia di questo drink: l’eredità di questo cocktail, il fil rouge che lega Casoni a Giacosa è strettissimo e indelebile. Ho ritenuto - quando ho rilevato il marchio - che Giacosa fosse un nome più noto all’era moderna, mentre Casoni più legato agli addetti ai lavori. È uno di quei marchi che ha accompagnato la storia di Firenze e dato il via alla storia del Negroni. Nelle osservazioni che ci sono state c'è la voglia di creare un caso laddove un caso non c'è. Non abbiamo mai detto che il Negroni è nato da Giacosa. È nato nello stesso luogo di Giacosa, che ne ha preso le redini. Se non ci fosse stato Giacosa ci sarebbe stato magari un negozio di abbigliamento. Non avrei mai sposato il progetto se non fosse stato dove è ora, ed è stata una gran fortuna aver potuto aprire a 20 metri di distanza dalla storica sede. Quando nel 2016 Giacosa dovette chiudere, la fine del marchio era legata al fatto che solo le grandi firme di moda riescono a sostenere l'affitto in un posto del genere. Non era possibile aprire nello stesso luogo, ma riuscire a farlo a pochi metri di distanza, nella stessa via, è per me noi motivo di orgoglio, e creare le condizioni per questo non è stato affatto facile.

Che cosa sarà il Giacosa di oggi?

Giacosa vuole essere la Casa del Negroni. Casoni era una gastronomia con somministrazione, Giacosa era il bar in cui si beveva il Negroni. Nella mente delle persone che lo hanno vissuto fino a pochi anni fa è questo il Giacosa e questo che vuole essere da ora in avanti. L'operazione non è stata “campata in aria”: Luca Picchi ci ha fatto da consulente storico e abbiamo ricevuto il suo parere positivo in merito. Riaprire come Bar Casoni sarebbe stato come cancellare la storia degli ultimi 90 anni, durante i quali il Negroni è cresciuto di popolarità anche grazie al marchio Giacosa.

Quindi, il Negroni è patrimonio cittadino, nazionale o “Giacosiano”?

Il Negroni è e rimane un patrimonio internazionale, nato a Firenze.

Parola all'autore

Questa la posizione di Marco Valenza. Un imprenditore solido, che ha una visione chiara di ciò che vuole fare dei marchi che ora possiede, sui quali sta investendo per portare avanti un equilibrio tra storicità e modernità. Lo spazio alla storia è stato dato, così come è stato dato quello alle opinioni.

E all'interno di questo discorso – non me ne vogliate - si colloca l'opinione di chi scrive, che deliberatamente contravviene a una delle regole del giornalismo, che dovrebbe essere avulso dal trasporto personale: l'autore di questo articolo è fiorentino, ha sempre lavorato a Firenze e ha sempre spinto affinché la sua città e i suoi professionisti avessero il loro meritato riconoscimento.

Io c'ero quando è stata messa la targa commemorativa del Negroni, anzi ricordo che rimasi stupito che nessuno avesse il cocktail in mano, ma il Giacosa aveva chiuso già i battenti. Insieme all'allora manager di Manifattura, Fabiano Buffolino, siamo andati a preparare una ventina di Negroni per tutti, per commemorare la targa degnamente.

Ho bevuto Negroni sia nei suoi anni bui (molto recenti) che in quelli d'oro (altrettanto recenti). Sì, Giacosa, nel sentimento comune cittadino era “il posto in cui è nato il Negroni”. A onor del vero, non vi si beveva il miglior Negroni della città, ma questa è un'altra storia. Sì, probabilmente e meritatamente il Giacosa di oggi sarà un gran posto in cui bere il Negroni, e gli auguro che diventi veramente il punto di riferimento cittadino per questo cocktail, anche perché hanno un team che farebbe invidia al Real Madrid e il locale è veramente bello.

La domanda è: con tutte le frecce all'arco di questa nuova apertura, era necessario intitolare il comunicato stampa “Riapre Giacosa, il bar dove nacque il Negroni”? Probabilmente no. Ma rimane un'opinione. Ora, lasciamo che la storia vada avanti.

Boom del gelato vegetale

gelato su stecco Gusto 17
gelato su stecco Gusto 17
Vendite salite a doppia cifra per questo prodotto e non solo: l'Italia sta apprezzando sempre di più le proteine vegetali

Il gelato vegetale piace e cresce. Nonostante le battaglie governative contro il "meat sounding" questa nicchia di mercato è cresciuta a doppia cifra nel giro degli ultimi tre anni, arrivando a fatturare 5,7 miliardi di euro. Il gelato vegano si è preso il suo spazio, conquistando sempre più pozzetti - quando non l'intera vetrina - garantendo gusti biologici, senza zuccheri aggiunti e con ingredienti naturali. Gli esperti sostengono che non si tratti di una moda, bensì di un trend che continuerà a crescere nel tempo.

I numeri del mercato delle proteine vegetali

Secondo una ricerca effettuata da Bloomberg l'intero comparto delle proteine vegetali continuerà a crescere, passando dai 44 miliardi di dollari attuali ai 162 stimati per il 2030. Secondo Good Food Institute Europe (Gfi Europe), le vendite di alimenti a base vegetale sono cresciute del 9% nel 2022, raggiungendo la cifra di 680,9 milioni di europei. L'Italia è al terzo posto nella classifica dei paesi europei con il più alto fatturato di prodotti alimentari di origine vegetale. Prima, solo Germania e Regno Unito.

Boom di gelato vegetale, ma non solo

Le vendite di gelato vegetale, analizzate in 13 Paesi europei, sono aumentate del 6% nel 2022 e del 22% tra il 2020 e il 2022, arrivando a un fatturato di 5,7 miliardi. A questi numeri si agganciano quelli del comparto delle bevande vegetali usate come sostituti del latte. La categoria realizza 310,4 milioni di euro di fatturato. Aumentate anche le vendite di carne di origine vegetale, per un totale di 168,4 milioni di euro, segnando un +40% tra il 2020 e il 2022.

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