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Bargiornale si rinnova all’insegna della praticità

Restyling –

Da aprile il mensile edito da Il Sole 24 Ore Business Media presenta una nuova organizzazione dei contenuti. Spazio agli strumenti del mestiere

Giorno più, giorno meno, l'idea di Bargiornale è nata trenta anni fa. Un'idea buona, se la rivista col tempo si è affermata come il mezzo più valido per informare il pubblico esercizio e lo strumento più efficace per il dialogo tra l'esercente e le industrie di beni e servizi del fuoricasa.
Trent'anni, una lunga esperienza. Che serve soprattutto nei momenti difficili. Spesso si parla di ciclo, dopo la tempesta torna il sereno. Ma non è affatto scontato. Non con l'inerzia.
Bargiornale supera questo compleanno con una serie di novità. Innanzitutto il giornale. Secondo, il nostro centro di formazione milanese volto a creare manager dell'esercizio bar (Bar University), quindi la completa riformulazione del sito www.bargiornale.it, on line a maggio, arricchito dai contributi delle altre testate specializzate nel canale, Vini, Pianeta Hotel, Ristorazione Collettiva, Fuoricasa Easybar.
Ma torniamo a Bargiornale. Il restyling è ispirato alla chiarezza di lettura e a una migliore organizzazione dell'informazione. L'obiettivo dei contenuti è la praticità, il modo più realista per arrivare alla qualità.
Bar, ristoranti e alberghi sono pieni di idee, genialità, passione e competenze. Ma sono anche sulla strada, dunque nel tessuto sociale e nei campi d'influenza di istituzioni ed economia, locali e globali. Le nuove rubriche di news a gli articoli di attualità vogliono assolvere a questo sguardo largo sull'ospitalità dai nuovi confini.
Il Quaderno, anche questo nuovo, porta dritto al lavoro quotidiano, che è fatto di prodotti, servizio, tecniche e tecnologie: conoscere meglio gli “strumenti” del mestiere dà nuove opportunità. L'altra parte importante è dedicata ai locali, una famiglia eterogenea di cui vogliamo cogliere le individualità più centrate sul mercato. Non i più noti o di moda (anche), unici e originali, piuttosto formule che lanciano segnali utili a molta parte della categoria.
PS. L'ultima poderosa ricerca fatta sui consumatori da Nomisma porta a galla un perché diverso da quello con cui si tende a giustificare i risultati deludenti degli esercizi commerciali: non è la diminuita capacità di spesa degli italiani, che all'alimentare non rinunciano. Ma la concorrenza portata a mezzogiorno dalla grande distribuzione e dai negozi alimentari e modalità di consumo che tornano a privilegiare lo stare insieme e la socialità.

Locali storici tra crisi e nuove aperture

Ristorazione –

Speculazioni, costi elevati per la gestione, vuoto legislativo: i caffé storici delle nostre città rischiano spesso la chiusura

Succede un po' a tutti: gioiellerie, corderie, drogherie, ma anche caffè e ristoranti. Esercizi centenari, con interni d'epoca e insegne su cui campeggia orgogliosa la data di fondazione, decidono di abbassare la serranda per sempre. E magari sono sostituiti da banche, boutique, ristoranti cinesi. Solo negli ultimi mesi, i giornali si sono occupati della sparizione della Norcineria Schifani di Roma e della ventilata chiusura di L'Ostàja a Genova.

Identità e storia dei caffé centenari
«Un locale storico è come un gioiello di famiglia: a nessuno piace disfarsene», spiega Claudio Guagnini, direttore dell'associazione Locali Storici d'Italia a cui aderiscono 220 attività con almeno settant'anni di onorato servizio alle spalle. «Ed è per questo che, quando si ventila la crisi per uno di questi posti, la gente si mobilita per difenderlo».
Quando chiudono, come è successo al Doney di Firenze, è come se andasse perso un pezzo di memoria comune. Spiega Daniela Vedaldi del Florian di Venezia: «Un locale storico è tale non solo per le vicende che vi sono state vissute e per l'ambiente, ma anche per la sua adesione al tessuto sociale. È questo che evita di trasformarsi in un'attrazione per turisti, un luogo che indossa la sua storia come una bella maschera dietro cui c'è il nulla».

Dunque, il valore più importante di un locale storico è l'autenticità, che richiede competenza, entusiasmo, ma anche tanto denaro. I gestori di questi locali lamentano pesanti costi di gestione e affitti altissimi. In molti casi, la proprietà dell'immobile è degli stessi gerenti, ma spesso appartiene a banche e finanziarie, con un reale rischio di speculazione. Anche perché si tratta di spazi commerciali appetitosi, visto che i locali storici sono prevalentemente in centro città, hanno spazi di pregio e talvolta (come accade a Palermo) subentrare a queste attività è l'unico mezzo che i grandi operatori commerciali hanno per aprire in centro.

Il salasso della ristrutturazione
Il caso del Caffè Valiani di Pistoia dimostra che, quando c'è la volontà comune di salvare un locale, l'obiettivo non è impossibile. Nella città toscana, per evitarne la chiusura, i proprietari hanno firmato un accordo con le istituzioni locali, che li ha visti subentrare nella gestione di parte del locale destinato a sede dell'Apt e ad attività espositive. Proprietari o affittuari che siano, nessuno riesce a sottrarsi ai costi di manutenzione: la voce più pesante nel conto economico di un locale storico.

I lavori spesso implicano restauri, anche con il coinvolgimento della Sovrintendenza alle Belle Arti, soprattutto se il locale conserva affreschi, stucchi e altri elementi artistici. «Per esempio, le spese per il normale ammodernamento dell'impianto di riscaldamento possono moltiplicarsi per 10 - racconta Guagnini - senza contare l'allungamento dei tempi di intervento che costringe il locale alla chiusura».
Locali prestigiosi registrano penose sconfitte e nonostante le operazioni di maquillage difficilmente tornano agli antichi splendori. Oppure chiudono e riaprono, rivisti e ripensati, come il Caffè Giacosa di Firenze o il Necci, vecchio bar di quartiere romano, amato da Pasolini.

Il vuoto legislativo
Eppure c'è una legge per la tutela dei locali storici che langue in Parlamento da almeno tre legislature. Si tratta di un provvedimento che pone i negozi e i locali storici, oltre agli antichi mestieri e alle botteghe d'arte, sotto la tutela dell'articolo 117 della Costituzione, riconoscendoli come “beni culturali”.
Non solo: il provvedimento prevedeva l'istituzione presso il ministero dello Sviluppo Economico di un fondo nazionale, con una dotazione finanziaria triennale di 20 milioni di euro, da ripartire tra le regioni. Intanto alcune regioni iniziano ad organizzarsi autonomamente. Piemonte, Veneto e Friuli Venezia Giulia stanno realizzando un albo delle botteghe storiche. E anche comuni come Torino, Venezia o Roma si danno da fare per salvaguardare questo patrimonio.

Ma conservare non basta, perché neppure i locali storici possono permettersi di invecchiare. Una cosa, infatti, è il décor, un'altra l'offerta e il servizio che devono stare sempre al passo coi tempi. C'è chi, come Tamburini a Bologna, ha ripensato la sua storica gastronomia, dotandola dapprima di Velocibo (spazio per pranzi veloci) e poi di un piccolo wine bar. «Il segreto per una buona gestione - afferma Giovanni Tamburini - è la passione. Il che significa essere sempre aggiornati sulle novità, mantenendo però la consapevolezza della cultura da cui si viene».

La passione si tramanda
Addirittura Fiammetta Gemmi, titolare dell'omonima pasticceria storica di Sarzana, sottolinea: «Il mio locale è la mia casa, ci spendo ogni risorsa intellettuale e fisica. E anche quando viaggio, cerco spunti che possono essere utili per la mia attività». Il problema semmai è quello di trasferire questo coinvolgimento al personale. «La solidità di un locale - continua Gemmi - si costruisce con la continuità anche dei dipendenti. Alcuni pasticcieri lavorano con noi da 40 anni. Purtroppo non è facile trovare personale adatto. Professionalità vuol dire anche gentilezza e pazienza con i clienti, anche con quelli che si fermano oltre l'orario del turno».

Questo spiega anche come spesso i locali storici mantengano una gestione familiare, anche se adesso ci sono problemi di ricambio generazionale. Posti come Nardini a Bassano del Grappa e Renzelli a Cosenza, hanno alle spalle addirittura sette generazioni; una sessantina di esercizi tra quelli censiti dall'Associazione locali storici sono guidati dalla stessa famiglia da più di due generazioni. Ci sono anche quelli che, pur passando di mano, rinnovano con nuovi entusiasmi il loro passato. Alcuni sono dei veri e propri musei come il Gran Caffè Gambrinus di Napoli, che possiede una pinacoteca di oltre 40 dipinti dei più importanti nomi della pittura napoletana dell'Ottocento. Altri, come il Pedrocchi di Padova o il Florian di Venezia, assurgono a simbolo della città e si fanno promotori di iniziative artistiche di pregio, dialogando in modo stretto con le istituzioni.

Pasticcerie più moderne con servizio e design

Tendenze –

Vetrine curate, prodotti artigianali, laboratori in vista: i locali si evolvono seguendo gusti e abitudini dei clienti

Pasticcerie e gelaterie sono in evoluzione. Aumentano le gelaterie artigianali (2.200 inaugurate negli ultimi due anni), che toccano la quota di 35mila esercizi, mentre le pasticcerie arrivano a 45mila. Ridimensionate boiseries, arredi barocchi e ridondanti, ambientazioni fredde e anonime, i punti vendita del settore sono in cerca di nuove identità.
A smuovere le acque sono stati i locali dell'intrattenimento serale, trasformati in luoghi dove l'atmosfera e il design rivestono una sempre maggior importanza. Un cambiamento che, a cascata, coinvolge altre tipologie di esercizi, comprese gelaterie e pasticcerie. Tutto per assecondare un cliente sempre più attento e critico, che cerca nei luoghi qualcosa che lo stimoli, trasformando il quotidiano in un'esperienza gratificante.

Qualità a tutto tondo: l'importanza dell'arredo e del servizio
Una conferma arriva da Giovanni Pina, titolare dell'omonima pasticceria a Trescore Balneario (Bg), presidente dell'associazione maestri pasticceri italiani e docente in scuole professionali: «Un tempo si guardava meno agli arredi, bastava offrire un buon prodotto. Ora non più. Bisogna essere consapevoli che pasticceria e gelateria potranno attirare la clientela solo con la qualità a tutto tondo, che comprende arredi, accoglienza, competenza del personale, servizio».

L'impostazione o il restyling di un punto vendita deve quindi considerare più aspetti. Una materia complessa, tanto da diventare materia di studio del corso Food Experience Design, organizzato dal Poli.design di Milano, dedicato allo studio dell'evoluzione, progettazione e arredo di panetterie, pasticcerie e gelaterie.
Spiega Nicola Ticozzi, direttore del corso: «In un negozio, bar o locale si cerca il nuovo e le parole d'ordine sono design, atmosfera, polifunzionalità. La pasticceria, in particolare, è un format fra i più dinamici, a livello mondiale. Merito dell'evoluzione del prodotto attraverso forme e contenuti nuovi, spesso trainata da chef famosi. Per dolci di questo genere servono tecnologie avanzate, ma anche locali all'altezza, pasticcerie che diventano gioiellerie, dove i prodotti sono esposti in teche, come Pierre Hermé a Parigi o Alain Ducasse a Beirut. Quanto alle gelaterie, tendono oggi ad uscire dalla stagionalità, per diventare luoghi di incontro e innovazione di prodotto».

Il dolce come un gioiello
Il dessert, insomma, vissuto come un gioiello. Esemplare la nuova pasticceria di Paco Torreblanca a Madrid: un ambiente a tinte scure, in cui cattura l'attenzione la vetrina illuminata dei mini dessert. Dove lame di luce colorata svelano nicchie dalle quali occhieggiano ora una torta da forno, ora una confezione di praline. Spariscono i doppi e tripli piani, il dolce diventa più piccolo e la vetrina più alta (da circa 70 cm si passa a 90 e più) per avvicinarsi al piano visivo del cliente.

Lo conferma Luigi Biasetto, titolare dell'omonima pasticceria padovana, che in marzo inaugura un nuovo punto vendita polifunzionale di circa 150 mq a Bruxelles: «L'esposizione si riduce: non più vetrine magazzino, ma una ragionata selezione. Il dolce assume il valore di opera unica, tanto effimera quanto esclusiva, auto-gratificante, e sempre più miniaturizzata».
Un concetto selettivo legato all'idea di stagionalità, che rafforza la differenza fra l'artigiano e la grande distribuzione: meno prodotti in vetrina, di eccellente qualità e con ingredienti di stagione.

Pasticcerie polifunzionali
Se da un canto il dessert si fa raro e prezioso, dall'altro il negozio tende alla polifunzionalità, allargando la gamma del dolce e del gelato verso la caffetteria, ma anche panificazione e gastronomia. È un trend fondamentale, come conferma Danilo Freguja, noto maestro pasticcere: «Per aumentare il giro d'affari e ammortizzare i costi di gestione, si punta ad allargare la proposta ad altri prodotti affini, così da soddisfare le esigenze di ogni orario della giornata. La presenza di un angolo caffetteria può garantire un flusso costante di pubblico, che ormai ha orari sempre più elastici. I pasticceri dovrebbero puntare al momento della prima colazione, oggi appannaggio dei bar e dei punti di ristoro sulle autostrade».

Artigianalità in bella vista
Una nicchia di consumo su cui c'è già chi scommette fortemente. Come Luca Montersino, titolare ad Alba di Golosi di salute, dove la colazione è un susseguirsi di piccole attenzioni per il cliente, dalla carta del latte a quella del caffè. Il tutto affiancato da una vasta scelta di brioche, torte, saccottini, girelle e dolci vari. Sulla stessa linea anche la pasticceria Sirani nel bresciano, che espone ogni mattina una ventina di brioche differenti fresche di forno, strategicamente in bella vista sotto cupole di plastica trasparente.

Proprio quest'ultimo aspetto, quello del rendere visibile il prodotto e il processo produttivo, spinge ad applicare anche in pasticceria e gelateria quello che già avviene nella ristorazione, dove la “show kitchen” è ormai una realtà in molti nuovi locali. Il cliente, insomma, vuole una diretta testimonianza dell'artigianalità del prodotto che sceglie e, in linea con la sempre più elevata richiesta di genuinità e freschezza, punta alla qualità piuttosto che alla quantità.

Così anche nella gelateria, invertendo una tendenza in atto da anni, c'è chi preferisce proporre pochi gusti classici, piuttosto che esibire sterminate vetrine con decine e decine di gusti. Magari riproponendo il gelato nei tradizionali pozzetti, sull'esempio della catena Grom. Oppure inserendo il corner del gelato in una versione rivista e corretta della latteria, ormai quasi estinta: ne è un interessante esempio il format Nando il lattaio. Un locale attrezzato con cucina a vista e una proposta che spazia dal dessert alle uova, con una zona caffetteria adibita anche alla preparazione di gelati, frullati e yogurt. Un modo per rivalutare la vecchia bottega di quartiere, ma su basi quanto mai attuali.

Hotel in aeroporto non solo per affari

Ospitalità –

Il Movenpick di Stoccarda, grazie alla sua posizione tra la Fiera e lo scalo, va oltre la tradizionale clientela business con pacchetti pensati per i turisti

Altro che crocevia per fuggevoli apparizioni, gli aeroporti stanno diventando luoghi da vivere, dove fare shopping, parlare d'affari davanti a un piatto gourmet e magari concedersi una pausa benessere nella spa del vicino hotel. Quello di Stoccarda è un esempio, tanto da ospitare l'unico ristorante stellato Michelin all'interno di un'aerostazione, il Top Air Restaurant.

Una location strategica
Praticamente a ridosso dei padiglioni ultramoderni della nuova Fiera di Stoccarda, l'hub si trova anche a una cinquantina di metri da un nuovissimo Mövenpick, che riprende le linee e forme morbide e leggere della struttura aeroportuale.
Non è un caso che questo albergo, un quattro stelle che fa parte della nuova generazione di hotel firmati dal gruppo alberghiero svizzero, sia stato battezzato “airport hotel”. La sua location perfetta, a metà strada tra la zona arrivi dell'aereoporto e il polo fieristico (entrambi raggiungibili a piedi), dice già tutto sulla sua vocazione, soprattutto business.
D'altronde siamo nella capitale del Baden- Württemberg, una delle regioni locomotiva dell'Europa insieme a Catalogna, Lombardia e Rhône Alpes, e a due passi da un polo fieristico che si candida, almeno sulla carta, a giocare a livello continentale un ruolo strategico nel calamitare fiere di media taglia (con oltre 10mila mq di area multifunzionale nei padiglioni e un centro congressi di 40mila mq).

Un investimento da 50 milioni di euro
Insomma, le cosidette sinergie ci sono tutte anche se il nuovo Mövenpick, inaugurato lo scorso autunno e frutto di un investimento pari a 50 milioni di euro, vuole andare oltre la sua vocazione di elegante centro per uomini d'affari.
Lo si comprende immediatamente dalla cura degli interni (progettati da un team di architetti e designer coordinati da uno studio di Düsseldorf), con particolari e complementi da boutique hotel: dai battenti a forma di testa di leone delle porte, ai sontuosi lampadari in vetro di Murano della sala ristorante. Dai pomoli degli armadi in cristallo Swarovski alle tappezzerie nero barocco che rivestono le pareti delle camere.

Nulla è stato lasciato al caso e non si sono fatte economie anche quando si è trattato di studiare gli spazi: quelli extralarge delle camere deluxe (28-31 mq), dove i bagni sono affiancati alla zona notte senza soluzione di continuità, le aree comuni con l'arioso ristorante Trollinger (176 posti a sedere, cucina internazionale e regionale) o lo spazio lounge con tanto di camino, di fronte alla sala ristorante. Completano il bouquet gastronomico e ludico, due bar e una “leisure area” di 400 mq con sauna, bagno a vapore, cabine per massaggi e trattamenti cosmetici e un'ampia palestra.
Riguardo alla dotazione più strettamente business, si contano 16 sale multifunzionali per piccoli convegni e riunioni di lavoro in grado di accogliere fino a 500 persone.

Insomma, un pacchetto ricco di attrazioni ma modulabile in base al target. Attualmente, la clientela si suddivide tra gruppi (32%, incluso banqueting), corporate customers (30%), visitatori della vicina fiera (20%), personale di volo (10%) e leisure (8%).
Il tasso di occupazione è attualmente del 60%, ma il management sta lavorando su più fronti per incrementarlo. Quindi, accordi preferenziali con la Fiera di Stoccarda, aziende e compagnie aeree, organizzazione di eventi e pacchetti “leisure” per coppie e famiglie, in collaborazione con show e teatri della città. La politica tariffaria è flessibile e dipende dalla domanda e dal tasso di occupazione (attualmente il prezzo medio di una camera si aggira intorno ai 110 euro), con tariffe weekend molto competitive.

I drink cambiano d’abito al Barcelona Café

Bartender –

Un locale di Crema propone nuove idee in tema di cocktail: dai mix al peperoncino a quelli con sashimi, dalle spume ai soft drink per bambini

Solo un'ampia vetrata separa l'esterno dall'ambiente del Barcelona Café di Crema: anche lo sguardo distratto di un passante a volte può farsi catturare dal ricco buffet sul bancone, pensato e composto con fantasia da Marco Pistone, titolare del locale cremasco. E le sorprese non sono soltanto per gli occhi, ma soprattutto per il palato. Instancabile sperimentatore - è stato tra i primi a servire spume e gelatine alcoliche - Pistone punta differenziarsi attraverso una proposta fatta di abbinamenti originali tra food e beverage. Ardite alchimie come quella tra cocktail e pesce crudo: come il Fish Martini, servito appunto con gambero e scampo o accompagnato da filetti di sashimi o rotolini di sushi. Un successo. Tanto che il locale ha introdotto serate a tema, con la formula “Sushi e sashimi open-bar”. «Il pesce arriva freschissimo da un ristorante milanese - dice Marco Pistone - io preparo l'ambiente, con sottofondo di musica a tema e video manga».

Ricette originali e abbinamenti inusuali
D'altronde il locale si presta: decisamente hi-tech, dominato da un tono monocromatico, con pavimento lucido, collegamento wi-fi, tavoli in acciaio e sedute in plastica. Naturalmente bianche. La preparazione dei cocktail, con una predilezione verso i drink da american bar anni Settanta e Ottanta, è il punto di forza. L'offerta è quanto mai ampia e ben proposta anche a livello di carta (7-8 euro), prestando una cura particolare a chi è assetato di novità: dallo Yellow Martini (versare in una coppa ghiacciata 9,5/10 di vodka, 0,5/10 di Martini dry e 3 o 4 gocce di China Martini e aggiungere una scorzetta d'arancia caramellata per dare un leggero sapore affumicato) al Daiquiri condito con gocce di olio extravergine d'oliva, un pizzico di sale e peperoncino per rendere la bevanda più stuzzicante, fino ad arrivare al Dve (Drink wine experience). Si tratta di un'esclusiva di Marco Pistone che consiste nell'abbinamento tra cocktail, vino e cibo, come quello che propone un Mojito in versione ristretta (nel bicchiere old fashion da 30 g), un bicchiere di pinot grigio, lardo di montagna con pane tostato e burro, accompagnato da una piccola terrina con miele di acacia (12 euro).

Le proposte tradizionali e analcoliche
Decisamente nuova anche l'offerta dedicata ai bambini: «È frutto della collaborazione con mia figlia - sottolinea Pistone - che desiderava qualcosa da bere simile a quello dei grandi». Le proposte (cinque euro), a base di banana, limone, fragola, frutti di bosco (c'è persino un Mojito in versione no alcol), sono valide anche per chi desidera un analcolico e funzionano bene anche perché il locale è aperto tutto il giorno. Per i tradizionalisti oltre 140 referenze di rum, provenienti prevalentemente da Guadalupe e Martinica, con punte di eccellenza e di rarità da veri estimatori del genere. Tra tutte spicca un Valdespino Jerez imbottigliato nel '62, vendibile solo come bottiglia intera, o da degustare il Domaine de Courcelles del 1972 o ancora il Montebello Vieux del 1984 assolutamente da servire in un ballon, come fosse un cognac (15 euro a bicchiere).

Un dialogo via web con i clienti
La creatività di Pistone ha un seguito e il titolare del Barcelona Café ha aperto un blog attraverso il quale si relaziona con i fedelissimi. Il web serve anche per raccogliere prenotazioni e informare circa le attività del locale. Eh sì, perché l'attività di promozione viene svolta a 360°, per esempio, con la partecipazione in veste di barman al libro “L'amore goloso” di Roberta Schira (ed. Ponte alle Grazie) per il quale ha ideato quattro ricette ispirate al tema del volume: la seduzione a tavola. Tra queste, l'omonima Amore Goloso. Si tratta di un notturno preparato nello shaker con 2 cl di crema di gianduia, 2 cl di ron cubano bianco, 2 cl di ron invecchiato, 3 cl di centrifugato di fragole, un cl di Galliano e decorata con peperoncino.

Birra, paese che vai usanze che trovi

Ricerche –

Secondo una recente indagine, a seconda delle nazione di origine, gli europei si comportano in modo diverso quando bevono insieme nei locali

Quando nel tuo locale entrano dei clienti stranieri (studenti, uomini d'affari o turisti) devi poter comunicare per accogliere anche loro nel migliore dei modi e poter prendere le ordinazioni senza gesticolare. Indispensabile diventa così conoscere un minimo di vocabolario internazionale (un po' di espressioni comuni in inglese, francese e tedesco) e disporre di un menu plurilingue. Ma è altrettanto importante conoscere qualche particolarità sul loro modo di comportarsi in un locale pubblico. Conoscere le attitudini di questo tipo di clienti è anche una questione di buongusto o bon-ton, un modo efficace per evitare qualsiasi equivoco o incomprensioni di ogni tipo che possano sorgere.

Un aiuto viene da una relazione pubblicata recentemente dal gruppo multinazionale Sab-Miller (di cui Birra Peroni è la filiale italiana): “Beer Etiquette” ovvero “Il Galateo della birra, come gli europei si godono una birra” . La relazione si basa su un'apposita ricerca condotta dalla società internazionale di consulenze Added Value con interviste on-line su un campione di oltre 7.500 persone di 15 Paesi europei. L'indagine punta l'attenzione su ciò che è ritenuto buona educazione relativamente alla vendita e al consumo di birra, attraverso un'analisi meticolosa degli umori, manie e idiosincrasie varie nazionali.

Gli italiani la evitano al lavoro
Per quanto riguarda le occasioni d'incontro, svedesi e danesi bevono birra in qualsiasi situazione, formale e no, dai primi appuntamenti galanti (77%) alle colazioni di lavoro (47%) alla cena al ristorante (96%). All'estremo opposto gli italiani che la evitano negli incontri di lavoro (22%) e ai matrimoni (23%). I più riluttanti a ordinare una birra a cena risultano i francesi (56%), i rumeni (61%) e i russi (69%). Il 45% degli italiani ritiene che la birra possa essere ordinata anche al primo appuntamento romantico, perché è sempre più un prodotto con cui fare bella figura ed è un'occasione di dialogo nella sua scelta per “rompere il ghiaccio”. Invece per i bevitori dell'est europeo come gli slovacchi (18%), i russi (25%) e i rumeni (26%) è considerato un vero e proprio passo falso ordinare una birra al primo appuntamento.

Poca galanteria a Est
E dopo il primo incontro? In Germania, Ungheria e Francia gli uomini si sentono in dovere di continuare ad offrire anche negli appuntamenti successivi, mentre in Russia la percentuale dei galanti crolla miseramente alla metà così come in Svezia, Olanda e Danimarca. Anche la predisposizione delle donne britanniche (19%) e spagnole (18%) a pagare i drink diminuisce (6%) quando sono all'interno di una relazione consolidata. Con quale personaggio vorresti bere una birra? A questa domanda la maggioranza degli uomini ha dato una risposta tutta al maschile. In cima alle preferenze l'attore Bruce Willis, noto per i suoi ruoli in film d'azione, seguito dal pilota di Formula 1 Michael Schumacher e dagli attori Brad Pitt e George Clooney.

Britannici e svedesi per il conto unico
E come si comportano i clienti quando si ritrovano in un gruppo di amici ? Insieme con i russi, i rumeni sono quelli che con maggiore probabilità ti pagherebbero una birra senza aspettarsene una pagata in cambio (92%), e sono anche disposti a pagare fino a 10 consumazioni per i propri amici (19%). Anche britannici e svedesi sono disponibili a pagare conti unici (82%), mentre i tedeschi preferiscono dividere il costo delle birre con il resto del gruppo. Cechi e svedesi invece sono i più restii a offrire una bevuta a gruppi numerosi. L'importante è comunque non fare gaffe imbarazzanti al momento di redigere e portare il conto in tavola. Nel dubbio, è sempre meglio chiedere espressamente ai clienti stranieri come si vuole che venga calcolato il conto. Risparmierete così tanto tempo e pazienza.

Creme sempre pronte con i montapanna da banco

Prodotti –

Si tratta di semplici macchine in grado di raffreddare, aspirare e sbattere la crema di latte

I montapanna da banco sono macchine di piccole dimensioni, semplici, funzionali e -se curate con le dovute attenzioni - longeve. Nel periodo invernale permettono di arricchire semifreddi, cioccolate, coni, gelati e di rifinire con gusto numerose preparazioni a base di caffè. Nessun problema se la domanda cala o si annulla nella stagione calda: la macchina è perlopiù multifunzione, in grado di erogare anche mousse, semifreddi, dolci al cucchiaio. La capacità della vasca varia da 2 a 4 litri e la produzione dagli 80 ai 100 litri/ora: conserva la panna liquida a una temperatura di +4 °C. Alla pressione del pulsante di erogazione questa è aspirata e spinta in un labirinto con numerose scanalature, dove viene sbattuta. Quando raggiunge il beccuccio frastagliatore è ormai montata (grazie alle proteine che incorporano aria e si gonfiano) e ha più che raddoppiato il suo volume. È bene non protrarre la conservazione del prodotto in vasca termostata per più di 72 ore anche se si opera con prodotti sterili a lunga scadenza (Uht).

Dolce ma senza esagerare
La crema di latte più idonea a essere montata è quella fresca, con un contenuto di grassi del 35-40%. Se il prodotto è più grasso è bene diluirlo con del latte. Danno una buona resa anche la panna a lunga conservazione e le creme vegetali. Può essere dolcificata con zucchero o prodotti alternativi quali sciroppo di zucchero, miele, zucchero invertito o a velo. Per quanto riguarda il saccarosio, le dosi variano da 50 a 90 g per 1 litro di panna. Qualunque sia il quantitativo utilizzato, è importante assicurarsi che sia ben sciolto, per evitare che eventuali grumi possano ostruire il pescante della pompa; in ogni caso, sono sconsigliati quantitativi superiori all'8-10% del peso del liquido. Non vanno mai aggiunte sostanze solide (pezzi di nocciola o di cioccolato) che ostruirebbero la pompa. Durante il funzionamento della macchina è importante tenere sempre il coperchio vasca (in acciaio o in polimero adiabatico) chiuso, per evitare che polvere e impurità possano contaminare il prodotto. A fine giornata occorre lavare con cura il beccuccio erogatore con detersivo e acqua calda, risciacquando con acqua fredda, operazione che andrà ripetuta nel caso si effettui anche la sanitizzazione. I grassi presenti nella panna sono infatti il terreno ideale per la proliferazione delle cariche batteriche e delle muffe. Per questo è indispensabile provvedere a una pulizia periodica delle parti a contatto con il prodotto.

L’immagine dinamica conquista la pubblicità

Tecnologie –

La tecnica lenticolare è sempre più utilizzata anche da designer e architetti

Quelli di voi con un po' più di esperienza si ricorderanno senz'altro quelle strane figurine, coloratissime, che contenevano più immagini in una. Se le si guardava frontalmente mostravano un soggetto, ma bastava ruotare appena l'angolo di visuale perché magicamente ne apparisse un altro. Le regalavano con i formaggini o con i detersivi e per un po' di tempo ebbero anche un discreto successo. Si trovavano in vendita anche cartoline che sfruttavano lo stesso sistema. La tecnologia usata per produrle era la cosiddetta stampa lenticolare, sviluppata già a partire dagli anni Quaranta. Già, ma perché parlarne oggi? Non si tratta forse di ricordi di gioventù?

La riscoperta della stampa lenticolare
Non è così. Negli ultimi anni la tecnologia ha subito miglioramenti incredibili e oggi la stampa lenticolare è utilizzata per applicazioni un tempo impensabili. E, soprattutto, applicabili su grandi superfici. Hanno cominciato, negli States, le aziende che volevano pubblicizzare i loro prodotti in modo un po' innovativo. Pubblicitari e architetti si sono poi sbizzarriti nel pensare nuove applicazioni: dai poster per reclamizzare nuovi film a cartelloni con doppi messaggi esposti negli aeroporti o in altri punti di grande passaggio. L'ultima novità sono gli allestimenti per interni: intere pareti che creano scenari cangianti con effetti davvero originali. In tutto questo non c'è niente di magico. La stampa lenticolare si basa su un particolare sistema di gestione dell'immagine, cui si abbina la sovrapposizione al soggetto stampato di una speciale pellicola trasparente, composta da sottilissime lenti convesse. Prendiamo l'esempio più semplice, quello in cui la stampa lenticolare è costruita con due immagini. Entrambe vengono scomposte in strisce sottilissime, che vengono affiancate l'una all'altra, alternando una striscia di un'immagine con una striscia dell'altra. La lente convessa che poi sarà sovrapposta a queste strisce farà in modo che guardando con una certa angolazione si vedrà soltanto una delle due immagini. Cambiando punto di vista si vedrà soltanto l'altra.

Una lavorazione di grande precisione
L'evoluzione della tecnica lenticolare è arrivata a tal punto che si possono affiancare tra loro fino a 30 immagini diverse, e anche più, creando effetti incredibili, simili a un'animazione. Questo richiede un'eccezionale precisione nella lavorazione. Le striscioline di immagini affiancate raggiungono larghezze di appena 10 micron e anche la pellicola trasparente applicata sul supporto stampato è stata migliorata sempre di più. Oggi si è arrivati a realizzare coating trasparenti sottilissimi. Allo scopo si utilizzano sistemi di stampa termografica, in grado di trasferire le immagini direttamente sui supporti plastici trasparenti, o anche sistemi di stampa litografica. E anche gli effetti ottenuti possono essere diversi. Non c'è soltanto l'alternarsi di due o più soggetti (flip o flipping), ma si ottengono anche immagini ingrandite (zoom), tridimensionali, come avviene per esempio per gli ologrammi, immagini che si trasformano gradualmente in altre (morphing) e perfino veri e propri video (moving).

Ridotti costi di realizzazione
«Grazie a questa tecnica - spiegano Riccardo e Stefano Accetta, che a Catania producono lavori in stampa lenticolare - è possibile addentrarsi in percorsi grafici alternativi che aprono alla creatività spazi originali e ambiti di applicazione nuovi e più liberi. I benefici del lenticolare sono sempre più apprezzati da architetti nell'allestimento d'interni e da pubblicitari per arricchire le campagne di comunicazione. Se ne servono anche molti artisti contemporanei alla ricerca di nuovi mezzi espressivi». Lo sviluppo tecnologico ha anche ridotto molto i costi di realizzazione e migliorato la qualità degli strati lenticolari, che se non sono ben realizzati possono creare distorsioni delle immagini e dare un senso di fastidio e squilibrio all'osservatore.

L’arte pasticcera premiata a Lisbona

Gran Prix della Pasticceria –

Il concorso promosso da Bargiornale ha selezionato le migliori ricette nelle categorie Torta della casa, Torta da viaggio e Dessert monoporzione

Si è svolta a Lisbona, presso l'Hotel Tiara, la finalissima della XII edizione del Gran Prix della Pasticceria 2008, il concorso annuale dedicato a tutti i pasticceri e agli chef patissier promosso da Bargiornale, mensile specializzato del settore horeca edito da Il Sole 24 Ore Business Media. Sono stati premiati i vincitori delle tre categorie: “torta della casa”, “torta da viaggio” e “dessert monoporzione.
I 40 professionisti in gara sono giunti nella capitale portoghese per la serata finale dopo aver presentato le creazioni culinarie alla giuria composta da grandi maestri pasticceri, dai giornalisti e dai rappresentanti della aziende sponsor. La manifestazione ha evidenziato creatività, fantasia, preparazione, qualità ed esperienza in tutte le ricette presentate.
La prima categoria “torta della casa” ha decretato il vincitore per la migliore torta preparata con la ricetta della casa o della tradizione, mentre per la seconda, la “torta da viaggio”, è stata premiata la migliore torta realizzata non solo per il gusto, l'estetica, l'abbinamento e la consistenza degli ingredienti, ma anche per la confezione da trasporto più innovativa. Il premio “dessert monoporzione” ha decretato, infine, le migliori dolci rappresentazioni, dei veri e propri gioielli da gustare.
Cinque premi speciali sono stati assegnati dagli sponsor che hanno scelto, tra i vari partecipanti, quelli che hanno utilizzato al meglio i loro prodotti e che sono stati in grado di esaltarne la qualità, la raffinatezza e il gusto senza dimenticare un pizzico di creatività.
Nelle tabelle sottostanti è riportato l'elenco dei primi tre classificati per ogni categoria.

TORTA DELLA CASA
NOME LOCALE LOCALITA' RICETTA
1° classificato
Giuseppe Ricciardi

Caffè Europa

Acireale (CT)

Torta Alba Mediterranea a base di mousse di pistacchio, mousse alla fragola

2° classificato
Salvatore Capparrelli

Patisserie S. Capparelli

Napoli (NA)

3° classificato
Patrick Pennino Sabato

Hotel Gran Baita

Courmayeur (AO)

TORTA DA VIAGGIO

NOME LOCALE LOCALITA' RICETTA
1° classificato
Emanuele Comi

Pasticceria Comi

Missaglia (LC)

Torta Orange Shock
a base di frolla al pistacchio e ripieno di cioccolato

2° classificato
Cristiano Pirani

Pasticceria cioccolateria Puravida

Ferrara (FE)

3° classificato
Michele Roda

Pasticceria Roda

Longone Segrino (CO)

DESSERT MONOPORZIONE

NOME LOCALE LOCALITA' RICETTA
1° classificato
Silvia Bergamaschi

Pasticceria Silvia

Noceto (PR)

Dessert Passione Triplum Luxardo a base di biscuit nocciola, cremoso passione banana, muose al cioccolato

2° classificato
Mariano Massara

Pasticceria caffetteria Sara e Mariano

Morazzone (VA)

3° classificato
Massimiliano Negri

Cremeria Buonarroti

Milano (MI)

Nuova vita per il Paradiso Club

Locali –

Una meta storica della movida romagnola rinasce grazie alla matita di Marco Lucchi

Nessuna barriera architettonica, un look luminoso, minimal e raffinato (lo firma Marco Lucchi) dove la luce si riflette sui cristalli e sulle vetrate, sulle colonne e sui bar. Un paradiso, insomma. Anzi, il Paradiso: storico locale della riviera romagnola, che, sotto la guida di Luca De Simone e Alessandro Volta, già titolari del Byblos di Misano (Rn) e del Moscabianca di Riccione, riapre dopo due anni di fermo, riallacciando il glorioso passato con un presente fatto di novità.

Il nuovo corso di una meta storica della Riviera
Situato sui colli di Rimini dove ci si rifugia a cercare il fresco dall'afa, il “dancing” - come si diceva da queste parti - ha rappresentato a partire dagli anni '70 un punto di riferimento per gli amanti della notte, spesso dettando regole e mode dell'intrattenimento collettivo. Qui sono comparse le prime cubiste e sono state lanciate star e starlette. «D'altronde da qui anche Rimini pare Las Vegas», come disse Umberto Eco affacciandosi sul suo magico panorama: una vista mozzafiato che anche nella nuova ristrutturazione, è stata valorizzata e che consente di abbracciare con lo sguardo l'estesa riviera da Cattolica a San Marino. Una location - caratterizzata da pannelli laccati in bianco e nero, velluti dove campeggia stampato a caldo il logo del Paradiso e soprattutto cristalli (la firma inconfondibile dello stile Lucchi, che gioca sulle trasparenze e i riflessi di luce) - da godere fin dall'ora di cena nelle due ali del ristorante, realizzato intorno alla pista, e al quale si accede percorrendo un corridoio caratterizzato da pannelli di vetro fumé alti 3 metri. È qui che iniziano le serate del Paradiso: 250 coperti con menu fisso di carne o pesce comprensivo anche del vino (35 euro gli uomini, 25 le donne).

La novità delle sale esclusive
La musica fa da sottofondo, inizialmente come accompagnamento per arrivare intorno a mezzanotte ai ritmi adatti a richiamare il pubblico sulla pista, a portata di mano. Complice un impianto luci con ben 18 teste mobili motorizzate e un sistema audio Nexò, con ottima potenza e pulizia di suono. Tutto aperto e a disposizione, tranne gli spazi privé, vera novità del Paradiso: ce ne sono ben tre, ma a dire il vero il terzo è più un locale nel locale e si trova al piano superiore. Il primo luogo del desiderio (non fatevi ingannare dal nome: “Paradiso” è da intendersi profanamente come “la gioia dei sensi” e non la loro pace) è la Luxury Suite firmata da Roberto Cavalli, che ha provveduto in prima persona alla scelta degli arredi: design contemporaneo e griffato in stile zebrato, dove i tavoli sono teche di cristallo che racchiudono una composizione di ghiaccio artificiale e bottiglie di vodka, naturalmente a marchio Cavalli. L'ideale per una clientela “fashion victim”, che desidera ricevere sotto lo sguardo di tutti il massimo del servizio personalizzato, con camerieri solerti e l'efficiente scorta di bodyguard.

Luoghi superselezionati
Meno esposta, ma altrettanto ambito e preziosa è l'area Red Varnish: lussuosa e accattivante, è una zona protetta da una teca di vetro, dotata di ampi divani in vernice rossa. Al centro fa bella mostra di sé il tavolo dove è collocata una “champagnerie” a disposizione della clientela. Per arrivare al top dell'esclusivo si deve però salire di un piano. Qui l'accesso è vietato a chiunque non sia autorizzato dalla direzione e rientri in un gruppo selezionato di aficionados: a loro è riservato il ristorante bar con cento posti a sedere a cui si accede da un'entrata con lettura dell'impronta digitale. Un luogo super riservato dove il menu spazia tra un'ampia scelta di piatti che occhieggiano anche alla tradizione culinaria nipponica. Fulcro di questo spazio è infatti il Sushi Bar a vista, posto dietro una consolle in cristallo, sempre in funzione fino alle tre di mattina. D'altronde siamo nel Paradiso.

Il catering che incontra l’alta cucina

Esperienze –

Jeff Thickmann, chef e pasticcere americano trapiantato a Firenze, organizza da solo pranzi per importanti personaggi

Ha iniziato come pasticcere, quindi si è formato come chef per diventare con il tempo il mago dei catering, che riesce a dirigere magistralmente da solo. Jeff Thickmann vive nella periferia di Firenze, in un casolare immerso nella campagna: questa è la sua casa, il suo laboratorio e la sede dei corsi di cucina italiana. È qui che passa le giornate, tra 18 fornelli sempre accesi e tre forni professionali che usa per le sue sperimentazioni. Jeff ha un passato curioso, molto distante da quello professionale di qualsiasi altro cuoco: nessuna nonna dalla quale apprendere i segreti della cucina, né grandi maestri, né, tantomeno, lunghe gavette. Arriva dal mondo delle note, da tanti anni trascorsi tra il pianoforte e le mura del conservatorio.

La storia di uno chef particolare

Fino a ventotto anni è insegnante di musica alla Columbia University di New York e conosciuto da tutto l'istituto per le sue torte. A ventinove anni arriva la svolta, il cambio di rotta: Jeff lascia la musica e vola in Europa per imparare l'arte della grande pasticceria alla Cordon Bleu di Parigi, dove studia assiduamente per un anno. Dopo questa ricca esperienza approda a Firenze e riesce a farsi conoscere in città attraverso piccoli catering commissionati dall'alta borghesia. Arrivano richieste da persone molto influenti come i marchesi Antinori e la famiglia Ferragamo e il giro di conoscenze si allarga anche fuori dai confini italiani. Parte del suo successo deriva, sicuramente, dall'essere cittadino del mondo: madre di sangue inglese e russo e padre americano. Jeff oggi è noto a livello internazionale e attualmente si fregia del titolo di chef ufficiale dell'orchestra del Maggio Musicale Fiorentino e cuoco personale del direttore Zubin Metha. Vanta esperienze di grandi catering anche a livello istituzionale, in Italia ed all'estero: ha preparato la cena in onore di Hillary Clinton per il G7, ha cucinato alla presenza di Putin a San Pietroburgo e in Israele ha ricevuto i complimenti da Shimon Peretz che ha definito la sua cucina un bellissimo concerto di sapori.

Catering per 300 persone gestiti in solitario
La scelta di fare unicamente catering e di occuparsi da solo dell'intera preparazione delle pietanze fa di Jeff un tipo fuori dai canoni. «La condanna peggiore che potrebbe mai essermi inflitta sarebbe di costringermi a cucinare sempre le stesse pietanze. Mi piace cambiare, sono attratto da tutte le cucine del mondo, soprattutto da quelle orientali come l'indonesiana ed è raro che mi capiti di fare consecutivamente il solito piatto. Riesco da solo a gestire catering anche per trecento persone: generalmente faccio un sopralluogo, osservo la cucina e l'attrezzatura e mi organizzo secondo esigenza. La modalità operativa, quella ideale, è di convogliare metà del lavoro in laboratorio e il resto sul posto. Alcune volte mi capita di dovermi impegnare anche tre giorni di seguito, giorno e notte».

Una passione per le nuove creazioni

La passione per le antiche cucine ha spinto Jeff verso lo studio di quella rinascimentale: tra le sue creazioni spicca una lasagna fatta di pasta sfoglia tirata con essenza di rosa e condita con un ragù di carni miste speziato alla cannella e noce moscata. Tra le cucine che apprezza maggiormente e alle quali è molto legato c'è quella russa. Così il kulebiaca di salmone è una torta salata dalla lunga preparazione composta da salmone, funghi, aneto e cotta al forno. Riposa una notte intera nel frigo e, secondo tradizione, si completa con laboriose guarnizioni. Non disdegna, comunque, le cotture veloci e di effetto. Un esempio? Petto d'anatra al Calvados con mele caramellate.

Più controllo con gli ordini sul palmare

Tecnologia –

Sempre più locali si affidano a un sistema di gestione elettronica delle “comande”

Le chiamano “comande elettroniche” e sono uno strumento efficace per semplificare la raccolta degli ordini e la loro gestione. Si tratta di pacchetti composti da una serie di periferiche e da un programma di gestione. In commercio ne esistono vari tipi, tutti con prestazioni simili, che si differenziano soprattutto nella parte software, quella da valutare con più attenzione al momento dell'acquisto. È infatti importante che il programma di gestione delle comande e della cassa che andrete a installare sia compatibile e integrabile con quello che gestisce la contabilità e il carico-scarico di magazzino.

Una rete con molte periferiche
Questi sistemi sono articolati su una “workstation”, un computer centrale su cui è installato il programma e che gestisce tutte le periferiche. Queste ultime possono essere essenzialmente di tre tipi. Innanzitutto i monitor touch screen, che servono per allestire i punti cassa, centrale o periferico. Poi le stampanti, che servono sia per l'emissione degli scontrini che per inoltrare le comande direttamente in cucina o al banco bar, senza bisogno che le debba portare a mano il cameriere che ha preso l'ordinazione. E poi ci sono i taccuini elettronici, di diversi tipi, che servono a prendere l'ordine al tavolo.

I vantaggi dei terminali dedicati
I palmari possono essere identici a quelli normalmente venduti nei negozi di elettronica, veri e propri computer portatili utilizzabili anche per altri scopi, oppure essere terminali dedicati, espressamente concepiti per l'uso nei locali pubblici. Di solito questi ultimi hanno il vantaggio di comunicare con il computer centrale in radiofrequenza, attraverso onde radio che raggiungono perfettamente ogni angolo del locale e sono efficaci anche a centinaia di metri di distanza. I palmari classici, invece, comunicano con il pc centrale in modo meno efficace (per esempio con il Bluetooth), più sensibile a eventuali punti “ciechi” della copertura di rete. Le altre periferiche classiche, come stampanti o monitor, vanno invece collegate alla workstation con una classica rete Lan, che va quindi cablata all'interno del locale (valutatene i costi nel caso in cui la rete non esista già). I sistemi in commercio consentono di scegliere se usare i taccuini elettronici o no, nel caso si preferisca prendere l'ordinazione in modo classico, senza per questo rinunciare all'automazione della cassa e alla sua integrazione con il sistema contabile.

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