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Stop a piatti e posate in plastica monouso

plastica monouso
Foto di mvuorenmaa da Pixabay
Dal 14 gennaio sono stati messi al bando diversi prodotti in plastica monouso utilizzati nei locali, come posate, piatti e contenitori usa e getta. Previsti incentivi per gli acquisti di articoli riutilizzabili, riciclabili e biodegradabili

Dal 14 gennaio anche l’Italia ha detto addio a posate, cannucce e bicchieri in plastica monouso. A partire da quella data è infatti scattato il divieto di produzione, vendita e utilizzo di prodotti usa e getta realizzati in plastica non biodegradabile, non compostabile e oxo-degradabile, categoria quest’ultima che include le materie plastiche che contengono additivi che attraverso l’ossidazione comportano la riduzione del materiale in microframmenti. Divieto sancito dal decreto legislativo 196 del 2021, con il quale il nostro Paese ha recepito (con qualche mese di ritardo) la direttiva europea Sup (Single use plastic) del 2019 (leggi L’Europa dice stop alle plastiche monouso. Dal 2021). Una norma che rientra nella strategia green europea e che, in particolare, mira a contrastare l’inquinamento dei mari, considerando che, come premesso nella stessa normativa, oltre l’80% dei rifiuti marini rinvenuti sulle spiagge dell’Unione sono plastica e di questi il 50% è costituito da oggetti in plastica monouso.

I prodotti monouso al bando

La norma interessa il mondo del fuoricasa, in quanto molti dei prodotti banditi trovano utilizzo in queste attività. Nello specifico, l’elenco dei prodotti vietati comprende posate, piatti, cannucce, bicchieri e tazze per bevande in polistirene espanso, agitatori per bevande, contenitori per bevande in polistirene espanso e relativi tappi e coperchi. Vietati anche i contenitori per alimenti in polistirene espanso, ovvero recipienti con e senza coperchio, ma che soddisfino insieme tre requisiti: che siano destinati al consumo immediato, sul posto o da asporto, per alimenti generalmente consumati direttamente dal recipiente, e pronti al consumo senza ulteriore preparazione, come cottura, bollitura o riscaldamento.

Ammessi i monouso biodegradabili e compostabili

I gestori dei locali dovranno quindi avere cura di utilizzare solo prodotti che abbiano caratteristiche diverse di quelli vietati. Tuttavia, il decreto consente di smaltire le scorte di prodotti non conformi accumulate in magazzino, a condizione però di dimostrare che la loro immissione sul mercato è avvenuta precedentemente all’entrata in vigore delle norma, ovvero al 14 gennaio 2022.

Altro aspetto da sottolineare è che non tutta la plastica monouso è stata messa al bando. Il divieto di vendita e utilizzo non riguarda i prodotti realizzati in materiale biodegradabile e compostabile, certificato secondo lo standard europeo della norma Uni En 13432 o Uni En 14995 con percentuali di materia prima rinnovabile uguali o superiori al 40% e, dal primo gennaio 2024, superiori almeno al 60%.

Incentivi per l’acquisto di prodotti riutilizzabili

Oltre ai divieti il decreto contiene anche agevolazioni finalizzate a ridurre l’impatto legato al consumo di prodotti di plastica monouso. È stato infatti previsto un incentivo per le imprese, compresi quindi anche i locali, che acquistano e utilizzano prodotti del tipo di quelli messi al bando, ma riutilizzabili o realizzati in materiale biodegradabile o compostabile, certificato secondo la Uni En 13432). L’incentivo viene riconosciuto sotto forma di credito di imposta nel limite massimo di 3 milioni di euro per ognuno degli anni 2022, 2023 e 2024 e va a coprire il 20% delle spese sostenute e fino a un importo massimo annuale di 10.000 euro per ogni beneficiario. Un decreto del ministero dello Sviluppo economico, che sarà adottato entro il prossimo 15 marzo, definirà criteri e modalità di attuazione della misura.

Nuovi requisiti per bottiglie e contenitori

Il decreto, inoltre, prevede una ulteriore stretta sui requisiti per l’immissione sul mercato nei prossimi anni per alcune tipologie di prodotti. A partire dal 3 luglio 2024, i contenitori per bevande con capacità fino a 3 litri e gli imballaggi compositi di bevande con tappi e coperchi in plastica, potranno essere venduti solo se i tappi e coperchi restano attaccati ai contenitori per la durata dell'uso.

Mentre dal 2025, le bottiglie per bevande fabbricate con polietilene tereftalato come componente principale (le classiche bottiglie in Pet) dovranno contenere almeno il 25% di plastica riciclata, calcolato come media per tutte le bottiglie Pet immesse sul mercato nazionale. Percentuale di plastica riciclata che sale almeno al 30% dal 2030.

Riprendiamoci l’ospitalità!

Rossella De Stefano, direttrice di Bargiornale
Nell'editoriale del primo numero del 2022, il direttore Rossella De Stefano sottolinea le previsioni di ripresa. E l'attitudine giusta per coglierla
La copertina del numero di gennaio 2022 di bargiornale

Sarà il 2022 l’anno della ripresa? La domanda ricorre in rete e sulle pagine dei giornali. Qualsiasi risposta rischia di essere smentita. Certo, le previsioni sono dalla nostra. Secondo l’osservatorio di The Npd Group Italia, l’anno appena cominciato dovrebbe segnare un balzo in avanti dei consumi fuori casa: la crescita prevista è del 33%, sia in termini di visite, sia di spesa, rispetto a un 2021 che ha ridotto sensibilmente il gap rispetto al 2019.

L’estate sarà il momento decisivo e il traguardo del raggiungimento dei numeri pre-Covid, a fine 2022, non sarà poi così lontano. Più dei numeri però sono i fatti a confortarci: la determinazione degli imprenditori del fuori casa a non mollare. Da Nord a Sud, nelle metropoli così come in provincia. Le storie che vi raccontiamo in questo numero ne sono l’ennesima prova: da Abbiategrasso a Frascati, da Milano a Roma. Ad accomunare tutti, al di là dei diversi modi di fare impresa, è quel senso di ospitalità tutto italiano, che anche in tempi di vacche magre, continua a fare la differenza.

Quell’ospitalità che non ha sguardi di disapprovazione per il cliente e si nutre di sorrisi e di cortesia, nonostante tutto e tutti. E oggi, se desideriamo avere più turisti, più congressi e più ospiti in Italia, è più che mai opportuno coltivare tale propensione. Ripartiamo dall’ospitalità!

Busket: a Milano il pane caldo è un affare da delivery

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La piattaforma on line Busket garantisce consegne di pane appena sfornato a Milano. E punta ad espandersi

MILANO. Nuove realtà di delivery si affacciano alla porta. Per la verità non sono nuovissime, molte sono nate durante la pandemia quando il boom dell’accoppiata ordine su app-consegna a casa ha portato al proliferare di realtà piccole, pensate per portare il servizio laddove i big ancora non erano arrivati. In provincia, spesso, o in aree meno battute dove aveva senso creare una piccola rete digitale tra esercizi commerciali per organizzare le consegne. Il fenomeno, però, si fa interessante e tocca anche aree urbane, pezzi di città o quartieri dove una realtà che punta in alto (per qualità di prodotto e servizio) può funzionare. È il caso di Busket, che si definisce “filiera urbana di pane naturale” e che ha iniziato dalla zona ovest di Milano. Cosa consegna? Solo pane artigianale di qualità, che arriva a casa del cliente ancora caldo. Si ordinano le pagnotte entro le 19:00 per riceverle a domicilio il giorno successivo, in una delle due fasce orarie scelta al momento del check-out dalla piattaforma (dalle 8.30 alle 12.30 oppure dalle 17.00 alle 21.00). C’è anche il servizio Express, che riserva delle pagnotte sfornate fresche la mattina, pronte per essere acquistate e consegnate in giornata.

La rete dei panettieri e i parametri qualitativi

I requisiti dei panettieri coinvolti nella rete di Busket sono stretti: utilizzo di acqua filtrata, lievito madre, farine di grani antichi moliti a pietra, che vengono selezionate dalla piattaforma stessa. Per la distribuzione viene utilizzato un bus elettrico a impatto zero, che due volte al giorno parte dal Mastro fornaio di quartiere (Christian Villani per Milano ovest, ma la start up si sta espandendo per coprire tutte le zone principali della città) e fa il giro di consegne gratuite. Un algoritmo guida i driver, per ottimizzare i percorsi e dunque i tempi di consegna del pane. «Oggi abbiamo un migliaio di iscritti e 400 clienti attivi nella prima zona, stiamo selezionando altri due fornai per espanderci su altre aree di Milano entro fine anno», ci spiega il fondatore Fabrizio Ferrero. «Il panettiere di quartiere non può più essere quello di una volta, le esigenze del consumatore urbano di oggi sono servizi tecnologici a basso impatto ambientale coniugati a un principio di sostenibilità. La tecnologia ha cambiato tutto perché ci aiuta a ottimizzare il percorso di consegna e a rendere efficiente la distribuzione concentrando le consegne». Le pagnotte sono in linea con le tendenze di consumo più evolute: Farro Integrale Bio, Multicereali Fichi e Noci, Senatore Cappelli Zucca e Semi di Lino solo per citare qualche esempio dell’offerta di Busket. Inoltre il fornaio-produttore può inserire prodotti suoi, focacce e dolci. «Non ci sono costi di affiliazione o royalties, sui pani della nostra linea base paghiamo noi le farine e gli ingredienti e lo remuneriamo per il lavoro che fa; invece tratteniamo una percentuale del 25% sui prodotti del fornaio che lui introduce in vendita e consegna sulla nostra piattaforma».

L'intervista a Fabrizio Ferrero

Il panettiere di quartiere che consegna a casa: un modello che esiste da tempo. Come lo ha cambiato la tecnologia? Busket nasce proprio per continuare a valorizzare l’idea del panettiere di quartiere, perché il pane nel nostro pensiero è il prodotto alimentare più sostenibile che esista. Il modo migliore per consumarlo è farlo vicino a dove lo si produce. La tecnologia applicata al sistema di consegne condivise che abbiamo impostato ci permette un costo di ordine molto più basso rispetto all’utilizzo dei rider. Per logistica condivisa intendo questo: gli utenti rinunciano ad avere il prodotto a casa immediatamente o quasi, le consegne sono organizzate in fasce, con un avviso del momento di consegna con tolleranza di 25 minuti. Il fenomeno dei micro delivery è in espansione: che cosa li porta sugli scudi? La logistica di ultimissimo miglio nelle città è il nodo da sciogliere e questa soluzione per noi funziona. Noi proponiamo un metodo, quello di agire in porzioni di città più piccole con le consegne condivise. Il che comporta un rischio imprenditoriale, certo, ma il pane lo può permettere perché è un prodotto ad elevata frequenza di acquisto». Busket fornisce le farine ai fornai che si vogliono affiliare: non temete che questo possa automaticamente allontanare tutti quei panificatori che fanno della selezione delle farine in proprio il loro punto di forza e distinzione? Il nostro obiettivo primario non è un Davide Longoni  (di lui abbiamo parlato anche qui) o simile, un panificatore come lui è già consolidato nel lavorare sulla qualità della produzione. Busket vuole ospitare i fornai che sono disposti a impegnarsi su questo tipo di produzione, lavorando con i mulini di territorio che abbiamo selezionato. Ciò non toglie che chi già di suo opera in questo modo possa entrare nel nostro sistema di consegne, magari adeguandosi solo su 2-3 prodotti. Ai fornai noi proponiamo una vetrina, un approccio di marketing digitale che da soli non potrebbero sviluppare, un’area esclusiva di distribuzione - il loro quartiere - e una nuova clientela che richiede standard elevati di prodotto. Promuoviamo, insomma, la loro professionalità». Who's Who. 54 enne, figlio “della terra” (il nonno era un agricoltore e allevatore nel basso Piemonte), Fabrizio Ferrero si definisce un “cittadino consumatore di cose buone”. Ha sempre vissuto in città metropolitane, principalmente Milano, e con Busket, startup operativa da sei mesi, ha cercato un modo moderno e attuale, in linea con le tendenze su sostenibilità e tecnologia, di tornare a produrre un pane buono. Viene da una esperienza quasi trentennale nel marketing e nella comunicazione, con focus sul settore food e sul retail. «Ho lavorato in agenzie di comunicazione internazionali e mi sono costruito una esperienza rotonda sulla costruzione di brand in ambito food», dice.

Cioccolato, nocciola, fichi e rhum: la ricetta ufficiale per il Gelato Day 2022

La ricetta vincente del gusto a cui si ispireranno le gelaterie di tutta Europa viene da Salerno ed è firmata da Silvia Chirico.

Pur adeguandosi alle "imposizioni" della pandemia, prosegue il percorso della decima edizione della Giornata Europea del Gelato Artigianale, che il prossimo 24 marzo celebrerà il gelato in tutto il Vecchio Continente.

Ricotta fresca e fichi sciroppati nella creazione di Silvia Chirico

Il gusto protagonista di questa annata - e che sarà riproposto in tutte le gelaterie europee aderenti il 24 marzo - è Dolce Sinfonia, gelato a base cioccolato e nocciola, arricchito con la ricotta e i fichi. Alla base bianca, lasciata maturare, si aggiunge salsa al cioccolato, pasta nocciola, ricotta fresca e fichi secchi sciroppati al rhum. La firma è di Silvia Chirico, titolare della Tenuta Chirico ad Ascea (Salerno).

Silvia Chirico con una vaschetta di Dolce Sinfonia
Artglace, in collaborazione con Longarone Fiere Dolomiti e IEG – Italian Exhibition Group, aveva indetto un concorso tra gelatieri europei, con lo scopo di decretare la ricetta ufficiale del gusto protagonista della decima edizione del Gelato Day. Nella versione prevista in prima battuta il concorso prevedeva due fasi, con una prima selezione nel corso della 61ª MIG a Longarone Fiere Dolomiti e una seconda nell’ambito del 43° Sigep, originariamente programmato a fine gennaio. Il rinvio a marzo 2022 dell’edizione di Sigep, in ottemperanza al regolamento del concorso, ha causato una chiusura anticipata, annullando la seconda selezione e tenendo conto solo dei voti della prima.

Come partecipare al Gelato day 2022

Il Gusto dell’Anno sarà proposto in tutte le gelaterie d’Italia e d’Europa che aderiranno all’edizione 2022 del Gelato Day e sarà protagonista di tutte le iniziative che il prossimo 24 marzo celebreranno il gelato artigianale. L'invito a partecipare è per tutte le gelaterie d’Italia e d’Europa: basta registrandosi sul sito www.gelato-day.com.

Da Sweetburger pane di patate per l’hamburger

Il mondo del pane si rinnova e dà vita a nuovi format. Come da Sweetburger, hamburger dove un bun speciale dà nuovo valore alla proposta food

MILANO. Sweetburger è un nuovo modello di hamburgeria che unisce il piacere del morso al valore dell’offerta. È prodotto infatti con ingredienti attentamente selezionati da agricoltori, allevatori, fornai e piccoli produttori che garantiscono la provenienza delle materie prime con il massimo della trasparenza e che condividono i valori di autenticità alla base del brand. Il Plus? Il pane di patate, leggermente dolce e molto soffice, vero il marchio di fabbrica del locale: viene prodotto fresco ogni giorno, con farine 100% italiane, lenta lievitazione e senza l’utilizzo di conservanti o additivi. La carne proviene da una selezione di bovini da latte provenienti da piccoli allevamenti locali, nutriti con foraggi naturali. Il formaggio nasce invece a Somerset, da una piccola fattoria in attività da 150 anni e premiata con il “Red Tractor scheme”, che garantisce tutta la filiera produttiva, from Farm to pack. Un tocco di dolcezza anche sul finale, con lo stesso impasto del bun (e la stessa forma iconica!) che diventa Frittellina Luna park e riporta subito all’infanzia, con una cascata di zucchero su un prodotto artigianale che richiama spensieratezza e gioia: esattamente i valori cardine di questo format

Polara: nuovi investimenti per diventare sempre più green

Bibite Polara
L'azienda siciliana, attiva nella produzione di bibite artigianali, ha lanciato un minibond da 1,5 milioni di euro per sostenere lo sviluppo di una serie di progetti nel campo della sostenibilità

Sono destinati a progetti nel campo della sostenibilità i nuovi investimenti programmati da Bibite Polara. A sostegno degli investimenti, l’azienda siciliana, da 70 anni dedita alla produzione di bibite con metodi artigianali, ha emesso un piano di minibond da 1,5 milioni di euro della durata di sette anni, che è stato già acquistato da UniCredit, a conferma della solidità aziendale e patrimoniale di Polara unita alla sua vocazione green.

 

L’operazione rientra nel progetto Bond Food Mezzogiorno, il programma di emissione di minibond lanciato da UniCredit e Sace, la società di Cassa Depositi e Prestiti specializzata nel settore assicurativo-finanziario per le imprese, per finanziare i piani di sviluppo di medio-lungo termine legati alla crescita sostenibile e internazionale delle imprese del Sud appartenenti al settore agroalimentare.

I progetti green

Le risorse saranno utilizzate dall’azienda per realizzare nel corso dei prossimi tre anni una serie di progetti finalizzati a rendere la sua produzione sempre più amica dell’ambiente. Uno di questi progetti riguarda il potenziamento del grande impianto fotovoltaico a servizio delle attività di Polara già esistente, che permetterà all’azienda di utilizzare il 100% di energia rinnovabile. A questo si aggiunge l’impiego di una maggiore quantità di plastica riciclata per il pack primario delle bevande e l'iter per la certificazione della produzione attraverso lo standard SA8000, che attesta la responsabilità sociale dell’azienda.

Gli investimenti saranno controllati e via via confermati da Nativa, società di consulenza che aiuta le imprese a migliorare il loro profilo di sostenibilità sotto ogni aspetto, nella qualità di sustainability advisor. Al raggiungimento degli obiettivi, UniCredit riconoscerà una premialità all’azienda siciliana riducendo il tasso cedolare.

Gusto e sostenibilità

L’operazione rientra nella strategia di sviluppo di Polara che punta ad abbinare sempre più qualità della produzione e sostenibilità. Valori che l’azienda persegue da sempre è che hanno trovato la loro più recente espressione nella linea Bio Sicilia, la gamma di bevande che si richiama a ingredienti Igp o Dop con agrumi esclusivamente siciliani provenienti da agricoltura biologica. Un’alta gamma nata all’insegna del gusto, del benessere e, appunto, della sostenibilità, che conta 14 referenze: Aranciata, Aranciata rossa, Cedrata, Chinotto, Cola, Gassosa, Limonata, Ginger beer, Limone e Zenzero, Mandarino al limone, Melognano, Thè al limone, Thè alla pesca e Thè verde lemongrass.

Torna a maggio il Premio Nonino

Consegna dei Premio Nonino
Una delle passate edizioni del Premio Nonino
Dopo lo stop forzato di due anni, ritorna in presenza il premio istituito dalla famiglia Nonino e tra i maggiori riconoscimenti in ambito culturale, letterario ed enogastronomico. La cerimonia si terrà il 7 maggio

Si terrà a maggio la cerimonia del Premio Nonino. Il prestigioso premio, istituito dalla famiglia Nonino per valorizzare la cultura contadina e tra i più importanti riconoscimenti in ambito culturale, letterario ed enogastronomico, torna dunque dopo due anni di assenza. Nel 2020 e nel 2021 la cerimonia non si è infatti tenuta. Nel primo caso per un lieto evento: la data della cerimonia del premio coincideva con l’assegnazione a San Francisco del Wine Star Awards di Wine Enthusiast, tra i più maggiori premi internazionali nel mondo del vino e degli spirit, dove Nonino è stata insignita, prima azienda italiana, del titolo di Distiller of the Year 2019 (leggi Nonino premiata come distilleria dell’anno da Wine Enthusiast). Lo scorso anno, invece, a causa dell’emergenza sanitaria.

Nessun rinvio per la cerimonia di quest’anno, quella del Quaranticinquesimo anno + Due, che si terrà il 7 maggio e, come da tradizione, presso la sede della distilleria a Percoto, dove i premiati, i giudici e gli ospiti potranno finalmente ritrovarsi in presenza e brindare durante la grande festa che accompagna l’assegnazione del Premio. Ma non solo, perché la data del 7 maggio segnerà anche l’inizio delle celebrazioni per i 125 anni della famiglia Nonino, famiglia che con la sua opera ha dato un contribuito fondamentale a far entrare la grappa, prodotto della tradizione contadina e fino a non molto tempo fa considerato “povero”, nell’Olimpo dei grandi distillati mondiali. Un contributo sancito proprio dall’attribuzione del riconoscimento da parte di Wine Enthusiast.

Una giurida di altissimo profilo

A decidere i vincitori una giuria di altissimo profilo, presieduta dal neuroscenziato portoghese Antonio Damasio e composta da personaggi illustri del panorama culturale mondiale, quali il poeta siriano Adonis, il filosofo Giorgio Agamben, l’architetto palestinese Suad Amiry, lo scrittore irlandese John Banville, il regista inglese Peter Brook, l’architetto Luca Cendali, lo storico francese Emmanuel Le Roy Ladurie, lo scienziato britannicoJames Lovelock, lo scrittore Claudio Magris, lo scrittore rumeno Norman Manea e il sociologo francese Edgar Morin, tra l’altro premiato con il Nonino nel 2004, che di recente ha compiuto 100 anni, celebrati dal presidente francese Emmanuel Macron con una festa all’Eliseo dove è stato accompagnato dalla famiglia Nonino.

Un premio unico

E proprio il grande sociologo in una lettera ha voluto sottolineare la straordinarietà del Premio Nonino. Un premio unico, ha ricordato Morin, nato in una distilleria che produce grappa, assumendo un respiro internazionale, grazie alla sua giuria, ai suoi premiati e alla reputazione di cui gode, e che «ha raggiunto il più alto livello culturale pur conservando il sapore di una meravigliosa grappa». Un premio che, nato per salvare antichi vitigni autoctoni del Friuli, «sottolinea la permanente attualità della Civiltà Contadina, intesa come rispetto per la terra, per il suo ecosistema, per i valori da lasciare in eredità alle future generazioni sapendo che la Terra è la casa di tutti e rappresenta le nostre radici e la nostra identità». A questo proposito il sociologo ha ricordato come nel lontano 1989 la giuria assegnò il Premio Speciale Nonino alla rivista Time Magazine che aveva eletto la Terra “Personaggio dell’Anno”, dedicando la prima copertina dell’anno al nostro Pianeta soffocato da un filo di ferro.

ICAM Cioccolato festeggia 75 anni all’insegna della sostenibilità

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Sorting cocoa at ICAM factory in Bundibugyo.
Nuova brand image e rinnovato sforzo per il rispetto del pianeta e dei produttori di cacao per la storica azienda lecchese di cioccolato

Filiera, persone, ambiente e innovazione sono le quattro linee guida che ICAM Cioccolato si è regalata per i suoi primi 75 anni. L'azienda di Orsenigo, nel lecchese, nota ai professionisti del settore dolce con i brand ICAM Professional e Agostoni, ha presentato la sua nuova veste studiata nel corso dell'ultimo anno, il 75esimo di vita per il gruppo che produce cioccolato e semilavorati del cacao.

Restyling di forma e di sostanza

Una ridefinizione della brand image che parte dal nuovo logo, in continuità con la tradizione dell’azienda e al contempo a rappresentare un elemento di rottura con il passato, con la revisione degli elementi grafici. Il restyling del sito corporate parte dal nuovo pay off Chocolate by Nature e dal manifesto attraverso cui l’azienda spiega la propria mission, il sito si sviluppa in quattro aree identificative dei quattro pilasti sopra citati.

 

Relazioni forti e sforzi per migliorare la vita dei contadini

Da 50 anni ICAM vanta un rapporto speciale con paesi produttori in Africa e Sud America. Per approvvigionarsi con le piante di cacao delle migliori qualità, ma anche per collaborare con le cooperative di coltivatori e migliorare i raccolti, incrementando attraverso la formazione anche le condizioni socio-economiche delle intere comunità locali. I coltivatori Ugandesi dal 2010 possono contare su ICAM Uganda ltd, un centro di raccolta dove i contadini conferiscono le fave ed eseguono le delicate fasi di fermentazione ed essicazione. Attività che prima, senza uno spazio dedicato, si ritrovavano a svolgere all’interno delle proprie abitazioni. Anche in Perù e in Repubblica Dominicana ICAM ha costruito delle relazioni forti con le cooperative di coltivatori e con le persone che ne fanno parte. Nei territori d’origine del cacao gli agronomi sono attenti a preservare la biodiversità, piantando differenti qualità di piante, oltre a quelle di cacao, per far sì che il suolo venga costantemente alimentato dalla necessaria varietà di nutrienti e sottoscrivendo accordi con i governi locali per proteggere la flora e la fauna. Anche a livello di stabilimento produttivo sono state implementate tecnologie il cui impiego è volto a ridurre i consumi idrici ed energetici e i rifiuti prodotti.

«L'approccio sostenibile è nella nostra anima»

«In ICAM ci impegniamo da oltre 75 anni di storia ad agire sempre con rispetto e professionalità - dichiara in una nota Angelo Agostoni, presidente di ICAM Cioccolato. Per il 2022 e per gli anni a venire, vogliamo ribadire il nostro impegno e riconfermare la nostra anima, sempre più dedita a un approccio sostenibile a 360°, nella piena convinzione che, oggi più che mai, non è possibile innovare nel proprio settore (qualunque esso sia), senza considerare le conseguenze che il proprio operato ha sul pianeta e sugli esseri viventi che lo popolano».

In pedana al WBC con Storm, Victoria Arduino e BWT

World Coffee Championship
Sono state comunicate le apparecchiature sponsor del World Barista Championship tra il 2022 e il 2025. Macchina espresso e grinder sono made in Italy

Sono stati designati da Sca gli sponsor del World Barista Championship 2022-25 e le apparecchiature e attrezzature che accompagneranno i concorrenti nel corso della loro prova, al cui interno precisione e affidabilità sono elementi fondamentali per ottenere il risultato in tazza desiderato. Si vedranno in pedana in occasione del WBC in programma dal 27 al 30 settembre prossimi in  Australia nell’ambito del Melbourne International Coffee Expo.

Si tratta della macchina espresso Tempesta di Storm Barista Attitude, il macinacaffè Mythos di Victoria Arduino, infine BWT water+more fornirà il sistema di filtraggio per l’acqua. Yannis Apostolopoulos, Ceo di Sca individua nelle tre aziende un comune «forte impegno per fare progredire il movimento specialty con la creazione di prodotti eccezionali. Siamo onorati di lavorare insieme a loro nei prossimi quattro anni e di promuovere l’eccellenza del caffè in tutto il mondo, con un sostegno che comprende inoltre risorse ed eventi gratuiti per la community mondiale del caffè».

Lo scorso ottobre a Host è stata presentata la nuova versione di Mythos, che vede aumentata la precisione e migliorato il controllo della macinatura per permettere a tutti i baristi un nuovo livello di perfezione. «Sono fiero di confermare la sponsorship della competizione più prestigiosa al mondo, il Wbc – ha dichiarato Fabio Ceccarani, Ceo di Simonelli Group (proprietario del brand Victoria Arduino) -. Questa partnership ci permette di rimanere vicini al front end dell’intera filiera, intercettandone le esigenze, e di indirizzare l’innovazione tecnologica del nostro Gruppo al supporto di Sca e dell’intera coffee community nel migliore dei modi».

La macchina espresso Tempesta di Storm Barista Attitude è il frutto del lavoro di squadra di tecnici e designer insieme ad alcuni dei nomi più prestigiosi del mondo della caffetteria. Il risultato è un mix calibrato di funzionalità e design, che permette la massima personalizzazione dell’estrazione e non dimentica l’aspetto “green”, a basso impatto ambientale, con consumi ridotti. Nel raggiungimento della sponsorizzazione Federico Gallia, di Ryoma Holdings, la società madre di Storm, individua il punto di partenza di un viaggio fatto di apprendimento, scambio e crescita, di pari passo con la community dello specialty coffee. «Si tratta di una grande opportunità per migliorare noi stessi, i nostri prodotti e, in definitiva, il settore in generale mantenendo gli stessi valori. Questo è ciò che alimenterà il nostro spirito, la nostra attenzione e la nostra dedizione nel sostenere il Wbc».

Emerge soddisfazione anche dalle parole di Frank Neuhausen, amministratore delegato di BWT water+more Deutschland: «Servire un’acqua perfetta per il Wbc segna una nuova pietra miliare nel nostro supporto per gli appassionati di caffè. Da più di 16 anni abbiamo stabilito un rapporto molto speciale con il mondo del caffè, acquisendo una profonda conoscenza di come l’acqua contribuisce alla qualità del caffè in tazza».

I test per le sponsorizzazioni si sono svolti a Milano lo scorso ottobre. Nei prossimi mesi saranno annunciati gli sponsor delle altre competizioni mondiali del circuito Sca.

Andrea Filippi: «Da oggi misuro quanto sono sostenibile»

Il percorso virtuoso che ha portato la pasticceria Filippi a fare da apripista nel mondo dolce, certificandosi B-Corp. Una certificazione che solo 120 aziende in Italia possono vantare

Zanè (Vi). Quando Andrea Filippi entrò nell’azienda di famiglia, la Pasticceria Filippi, gli bastò pochissimo per cambiarne le sorti. In pochi mesi intuì la svolta necessaria per trionfare in un segmento allora in pieno stravolgimento: «Partecipai a un corso sul panettone, in quella che mi sembra una vita fa: conobbi Rolando Morandin, poi diventato un amico vero, e mi innamorai del lievito naturale». Le condizioni perfette per una rivoluzione: «Dovevamo cambiare, anche il mercato era cambiato, la grande distribuzione era ormai arrivata e la nostra piccola produzione non reggeva più. Dovevamo pensare in grande, senza perdere la nostra identità». Era l'anno 1999. Oggi, dopo oltre vent’anni, quella che era stata avviata dalla nonna materna come Prodotti Dolciari Gasparini, conta più di 70 dipendenti e nove milioni di fatturato: la virata di Andrea, 46 anni e mente dietro la produzione e la creatività dell’azienda, è andata verso la ricerca dell’eccellenza, concentrandosi su lievitati da ricorrenza di altissimo profilo.

Nel settore dolciario, primi ad avere la certificazione B-Corp

Qualità e visione, adesso si ritrovano anche sotto il profilo societario: Pasticceria Filippi, della quale il fratello di Andrea, Lorenzo (41) è a capo dell’amministrazione, è infatti una B-Corp: una delle sole centoventi in Italia, pioniera nel settore dolciario. Consapevolezza e futuro sono due delle colonne più solide della filosofia B-Corp, un sistema di valutazione delle performance di un’azienda, che si spinge ben oltre l’aspetto economico. A questo progetto Filippi è arrivato dopo anni di ricerca, studio, inventiva: «Il nostro prodotto più identitario è il dolce classico all’olio, che fino al 2007 poteva definirsi panettone (l’introduzione del disciplinare oggi lo impedisce, perché prevede il burro in una quantità minima, ndr). Abbiamo un rapporto di grande vicinanza con Fratelli Carli, un’azienda virtuosa che nel 2016 ci invitò alla presentazione del lavoro che avevano già avviato per diventare B-Corp, e che volevano estendere a tutta la filiera». I punti di partenza erano lì, serviva farli confluire in una nuova dimensione: «Sapevamo di averlo nel nostro Dna, guardavamo già al benessere del personale, alla valorizzazione del produttore locale. Quindi decidemmo di confrontarci con il BIA (B Impact Assesment, il quiz volontario fornito da B Lab, ndr): sono domande complesse, che permettono però di capire molto di se stessi». Risultato: 84 punti, ben oltre la soglia per la quale un’azienda regala al mondo più di quanto il mondo regali ad essa.

I valori messi in campo

Essere B-Corp non incide sulla vita economica dell’azienda: non garantisce sgravi fiscali né introiti specifici (anzi, è prevista una tassa annuale variabile a seconda del fatturato). È piuttosto un “timbro” impresso sui valori e sulle intenzioni: «Sposare questa filosofia vuol dire dare un imprinting all’intera realtà in cui lavoriamo, dagli ingredienti nei nostri prodotti alle abitudini quotidiane, passando per l’arredamento e i trasporti. Sono bivi continui, che ti portano a scegliere l’impatto minore. E in definitiva cambia la vita, perché permette di comprendere soluzioni alternative al solito “abbiamo sempre fatto così”». Pasticceria Filippi è insomma un microcosmo di eccellenza, che fonde insieme l’etica del lavoro, la costante corsa verso la qualità, l’esaltazione dell’artigianalità. «In questo 2021 arriveremo a ottocentomila pezzi. Ai primi di agosto mettiamo in moto il commercio estero, che copre il 20% del nostro fatturato, e da ottobre ci concentriamo sull’Italia. Pausa dal 26 dicembre al 6 gennaio, poi non stop fino a Pasqua». Nessuna presenza in GDO, enorme attenzione alla sostenibilità: «Si tratta prima di tutto di rispetto. Per se stessi, per gli altri, per l’ambiente. Dovrebbe essere uno degli argomenti principali anche nella comunicazione di un’azienda, perché contagioso: se un’attività di successo è anche sostenibile, non può che essere un faro per il resto del settore. E magari anche oltre».

L'intervista ad Andrea Filippi

Cosa ha spinto un’azienda già di successo, a investire nel percorso B-Corp? La ricerca dell’eccellenza e la coerenza. Se si arriva a lavorare bene, a fare certi numeri e a togliersi soddisfazioni importanti anche sul piano economico, non si può non considerare l’idea di fare qualcosa di positivo, sotto più punti vista. La certificazione B-Corp suggella il nostro impegno verso l’ambiente e soprattutto verso chi contribuisce al nostro successo, perché l’aspetto umano è fondamentale. La valorizzazione di una filiera corta è uno dei punti fermi di questa filosofia. Il prodotto iconico di Filippi parte proprio da questo. Esatto. Il nostro dolce classico all’olio ha visto la prima produzione nel 2001. L’ispirazione venne da un negozietto di Vicenza che vendeva solo olii extravergine (neanche a farlo apposta, il proprietario si chiamava Franco Filippi). Li assaggiai e lui iniziò a insistere: “Prova, con l’olio si può fare tutto”. Aveva ragione lui. Ingredienti genuini si traducono spesso in una enorme mole di studio, per poter estrarne il meglio. Certo, e l’olio ne è un esempio perfetto. Il burro fonde a 28°C, l’olio invece è già liquido, per cui va ribilanciata la ricetta classica che si userebbe per un panettone. La costanza è un altro elemento imprescindibile: anche un microdifetto, nel tempo, viene fuori, per cui serve un olio perfetto, sempre. B-Corp e sostenibilità vanno di pari passo? Sì e no. Nel senso che una B-Corp è necessariamente sostenibile, ma si può essere sostenibili anche senza certificazione B-Corp. Credo si tratti di una questione di consapevolezza di fondo, e soprattutto di corretto utilizzo dei termini: chi si vanta di essere sostenibile solo per quattro pannelli piantati sul tetto, ha capito poco, perché il concetto di sostenibilità si estende a ogni angolo dell’attività di un’azienda. Rispondere al questionario B-Corp permette di valutarsi e mettere a fuoco gli aspetti su cui intervenire. Per se stessi prima, e per l’ambiente poi.

FAQ - I parametri per diventare azienda B-Corp

Cos’è una B-Corp? Per B-Corp si intende un’azienda che ha conseguito l’omonimo certificato, emesso da B Lab, organizzazione no-profit statunitense fondata nel 2006: il movimento B-Corp mira a elevare le performance di impatto ambientale e di sostenibilità allo stesso piano di quelle economiche, nella valutazione complessiva di un’azienda. Come si diventa B-Corp? La certificazione B-Corp è su base volontaria: per richiederla, l’azienda deve ottenere almeno 80 punti rispondendo al BIA, un questionario fornito da B Lab. Una volta validato il punteggio, vanno adottate misure di trasparenza e sostenibilità: si va dalla pubblicazione di rapporti interni fino alla cura del benessere psicofisico dei dipendenti. Quanto costa essere una B-Corp? Per conseguire e mantenere la certificazione è richiesto il versamento di una tassa annuale. L’importo varia in base al fatturato, da un minimo di mille dollari a un massimo di cinquantamila. Per le aziende che superano il miliardo di dollari di fatturato, è necessaria una valutazione apposita da parte di B Lab. Perché richiedere la certificazione B-Corp? La certificazione B-Corp non garantisce alcun ritorno economico, né vantaggi dal punto di vista fiscale. L’azienda la consegue per cementare il proprio contributo a un sistema di business innovativo, più orientato al futuro e che per questo salvaguardi ambiente e capitale umano; il guadagno è importante in termini di reputazione e solidità d’immagine. Le B-Corp sono riconosciute ovunque? Attualmente, si contano poco più di tremila B-Corp nel mondo, distribuite in settantuno paesi. In Italia se ne contano circa centoventi. La certificazione B-Corp è inoltre trasversale per quel che concerne le attività svolte dalle aziende: sono infatti più di centocinquanta i settori coinvolti. Che differenza c’è tra B-Corp e Società Benefit? La B-Corp è una certificazione. La Società Benefit è invece una forma giuridica, che oltre ai profitti, prevede nello statuto della società un impatto positivo sull’ambiente. In Italia, le aziende con certificazione B-Corp devono necessariamente trasformarsi in Società Benefit entro tre anni dal conseguimento della certificazione, pena il suo decadimento.  

Ibridi, colorati e glitterati: i dolci del 2022 secondo Baileys

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Estetica sì, ma anche voglia di condivisione e socialità nelle tendenze per il 2022 individuate dagli esperti del brand di crema di whiskey

Una ciambella divisa in due, farcita con gelato e ricoperta di topping a piacere. Gli snickerdoodles, ibridi tra biscotto e torta accompagnati da una spolverata di zucchero. Poi pretzel e churros, gelati viola e brownies rossi: assaggi dei trend dolci per il 2022 individuati dal Baileys Treat Report 2022, ricerca che mira ad evidenziare le tendenze dell'immediato futuro, condotta per il noto brand di crema di whiskey dalla futurologa alimentare Morgaine Gaye e da un gruppo di esperti mondiali di dolci.

Costruiti come opere d'arte

Spuntano così la Cremella, appunto la ciambella farcita di gelato e personalizzata con la guarnizione, e i glitter commestibili, previsti protagonisti nella presentazione dei dolci. Tra gli ingredienti sugli scudi la noce, il cioccolato e il cocco, mentre nell'estetica il report parla di «dolci come vere strutture architettoniche, epici, che sembrano opere d’arte».

Verso una nuova socialità

C'è anche una ventata di ottimismo e, insieme, di voglia di ritorno alla normalità dopo il lungo periodo di consumi in solitaria causa pandemia. Il report, infatti, profetizza la fortuna di pretzel stick - in versione mix dolce e salato - e churros, dolci da condividere al tavolo in un clima di rinnovata socialità.

Dalla Corte aderisce a Iei con la sua macchina best seller

Evo2 Dalla Corte
È in fase di certificazione la macchina espresso Evo2, la più venduta dall’Azienda milanese dalla sua fondazione nel 2001

Tutelare e promuovere la cultura dell’espresso e del cappuccino italiani di qualità e l’obiettivo dell’Istituto Espresso Italiano - Iei, di cui fanno parte torrefattori, costruttori di macchine per caffè e macinacaffè e altre aziende della filiera. Oggi ad esso aderiscono 38 aziende con un fatturato aggregato di circa 700 euro.

Nei primi giorni di questo 2022 si è unito un nuovo nome che fa capo alla produzione di macchine espresso: Dalla Corte. La sua prima macchina (attualmente in fase di certificazione) è la Evo2, che all’interno della  gamma d’offerta di macchine semiautomatiche della Casa milanese è la più venduta di sempre. Si tratta di primo passo che andrà a rafforzare il messaggio di coffee education che l’azienda promuove ogni giorno su scala internazionale dal 2001, anno della sua fondazione.

Per il Ceo Paolo Dalla Corte, è importante garantire la crescita e il rafforzamento dell’espresso come prodotto di eccellenza del nostro Paese: «Sono orgoglioso di intraprendere questo percorso con Iei -  commenta - una collaborazione che porterà sicuramente benefici e vantaggi ad ambo le parti. Come noi, Iei conduce una politica di qualità, passione ed eccellenza, un modus operandi che attuiamo nel lavoro di tutti i giorni. Sono sicuro: faremo grandi cose insieme in questo 2022, un anno che ci auguriamo possa essere positivo per il nostro settore».

L’affidabilità è un grande punto di forza della macchina espresso Evo2, caratterizzata da linee semplici e facilità d’uso; ha sei pulsanti per gruppo, due manopole vapore ed erogazione temporizzata. Disponibile in configurazioni da 2, 3 e 4 gruppi per gestire anche gli ambienti più “trafficati”, assicura ripetibilità e costanza in tazza: caratteristiche ricercate da ogni barista. Supporta applicazioni quali il DC system con Milk Control System, Online Control System e Grinder Control System che rendono più semplice e preciso il lavoro al banco bar.

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