Home Blog Pagina 287

Flamigni, la pasticceria incontra il salato

pasticcino caviale flamigni
Il pasticcino al caviale di Flamigni
Flamigni ha deciso di dire la sua sul momento aperitivo: per la 21esima edizione di Cibus lancia il suo pasticcino salato ripieno al caviale

Flamigni, storica azienda italiana di pasticceria, ha deciso di dire la sua sul momento aperitivo. In occasione della ventunesima edizione di Cibus, il marchio lancia il suo pasticcino salato ripieno al caviale. Sarà il prodotto di punta della nuova linea Aperitivo Italiano.

Caviale Sfondo 2022

Cos'è Aperitivo Italiano

Piccoli e trendy, i pasticcini salati Flamigni rappresentano un ideale viaggio in Italia attraverso i sapori più tipici della nostra terra. Dal basilico al parmigiano, passando attraverso il pomodoro e il rosmarino, il pistacchio e l'acciuga. «Il nome della collezione, “Aperitivo Italiano”, nasce dalla volontà di farsi ambasciatori dell’italianità, dei nostri sapori e delle nostre usanze» spiega Massimo Buli responsabile del prodotto e dei mercati esteri. Il pasticcino salato al caviale è una novità assoluta della linea, che mette insieme una parte esterna croccante e un cuore morbido. I deliziosi pasticcini salati sono disegnati ad arte e confezionati in un packaging che rispetta la filosofia di eccellenza di questa linea. Ad occuparsi di questo aspetto è Renata Buli, responsabile del confezionamento e regalistica.

Alberghieri, via al campionato nazionale di pasticceria Fipgc

FIPGC_Campionato Istituti Alberghieri_Vincitori ed.2019
Foto dei vincitori del 2019 del Campionato istituti alberghieri
Fino al 6 maggio gli studenti degli istituti alberghieri si confronteranno a Iglesias, in Sardegna. Trenta le scuole alberghiere coinvolte

La Federazione Internazionale Pasticceria Gelateria e Cioccolateria si prepara a dare il via alla quarta edizione del Campionato Nazionale di pasticceria dedicato agli istituti alberghieri d’Italia. Gli studenti si sfideranno a Iglesias, in Sardegna, da oggi al 6 maggio. La competizione è organizzata in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, la rete Re.Na.I.A. (Rete Nazionale degli Istituti Alberghieri d’Italia) e l’Istituto IPIA “Galileo Ferraris”.

30 scuole per una Sardegna dolce e innovativa

I concorrenti, tutti giovanissimi, appassionati e pieni di talento, arrivano da 30 scuole italiane e si sfideranno per contendersi il titolo di miglior pasticcere d’Italia juniores Fipgc. Ciascuna scuola sarà rappresentata da una squadra formata da due giovani pasticceri, che si sfideranno in batterie di 6 team per volta, e che saranno valutati da una giuria composta da maestri pasticceri della Fipgc, rappresentanti del Ministero e giornalisti specializzati. Quest’anno il campionato ha come tema “La Sardegna: un’isola dolce e innovativa” e prevede la realizzazione di un dessert al piatto “composto” o “monoporzione” che abbia come base un ingrediente tipico Sardo a marchio Dop, Igp, Pat e Presidio Slow Food, tra cui il Liquore Mirto di Sardegna tradizionale, lo zafferano di Sardegna, il Formaggio Fiore Sardo Dop, la ricotta ovina e caprina presidio Slow Food e altri ancora.

Valorizzare eccellenze e competenze

«Il Campionato Nazionale di Pasticceria rivolto agli istituti alberghieri - spiega il presidente di Fipgc Roberto Lestani - ha lo scopo di valorizzare le eccellenze, le competenze e le capacità metodologiche acquisite dai ragazzi durante il loro percorso formativo. Il nostro compito è di diffondere la cultura della pasticceria italiana e internazionale soprattutto alla luce del ritrovato fascino che questa professione ha oggi sulle generazioni più giovani».

Creative Blend, la collezione di American whiskey firmata Dream Whisky

Creative Blend #1
Primo nato della collezione è Creative Blend #1, risultato del sapiente blend di 4 diversi whiskey americani realizzato con il Jerry Thomas Project e distribuito da OnestiGroup

Cinque single cask americani prodotti con quattro diversi cereali antichi e quattro differenti tecniche di distillazione: è il frutto di un sapiente quanto complesso assemblaggio Creative Blend #1, il nuovo whiskey in edizione limitata lanciato da Dream Whisky, selezionatore e imbottigliatore di distillati nobili, creato da Marco Maltagliati e Federico Mazzieri.

Il nuovo distillato è il risultato di un lavoro a più mani, condotto da Dream Whiskey in collaborazione con i ragazzi del Jerry Thomas Project, il noto cocktail bar romano. Terzo partner OnestiGroup, che ora ne cura la distribuzione. Ma non solo, perché Creative Blend #1 è anche il primo esemplare di un progetto più ampio firmato Dream Whiskey: Creative Blend, una collezione dedicata all’American whiskey, che negli anni si arricchirà di etichette inedite, uniche, sempre differenti e in edizione limitata.

Un blend di quattro whiskey

Come inedito e unico è Creative Blend #1, ottenuto dall’assemblaggio di cinque botti, accuratamente selezionate da Maltagliati e Mazzieri, provenienti da Death’s Door, distilleria fondata dai fratelli Tom e Key Koyen sull’isola di Washington, nel Wisconsin (Usa), oggi non più attiva. All’interno delle botti quattro whiskey di alta qualità, prodotti secondo ricette dell’epoca precedente il Proibizionismo, con tecniche di distillazione sperimentali e materie prime coltivate sulla stessa isola, come mais, segale, orzo e grano. Distillati tutti differenti, ognuno dei quali dona al blend una sua particolarità che ne delinea il profilo. Compongono il blend  Bourbon whiskey,  distillato a colonna Coffey e caratterizzato da una maggiore percentuale di mais, che dona dolcezza e profondità. Rye whiskey distillato a bagnomaria, con una percentuale di segale maggiore, che regala balsamicità, note speziate e un carattere irriverente al blend e i sentori freschi e floreali che rappresentano l’elemento fondamentale dell’eleganza complessiva di Creative Blend #1. Single Malt whiskey distillato a pot still che, grazie all’orzo che fonde la sua linea aromatica nobile a quella degli altri cereali, conferisce complessità e dona una meravigliosa evoluzione nel bicchiere.  Brewer Malt whiskey, che racchiude al suo interno orzo distillato in pot still e grano distillato a colonna Coffey, regalando un’inattesa nota vinosa che ricorda i frutti rossi. Inoltre, la quota di frumento presente in questo distillato bilancia l’acidità e funge da legante tra i diversi whiskey.

Perfetto per i grandi classici della mixology americana. E non solo

Risultato finale di questa felice unione è un whiskey (alc 48,8% in vol) che si presenta al naso piacevole e intenso, con sentori vellutati con note di amarena e creme brulè. L’ampiezza e la grande evoluzione portano poi sentori di argan e lievi note di muschio bianco con un finale vivace e un ricordo di peperoncino. Pulito e armonico, al palato si caratterizza per l’equilibrio tra dolcezza e acidità e le sue note di cacao e more, seguite da sentori verdi quasi resinosi che arrivano fino al miele di castagno per un finale che ricorda profumi di frutta rossa e un piacevole richiamo ai fiori di ibisco.

Un distillato complesso e di carattere, perfetto per essere servito in purezza o on the rocks, ma anche per essere utilizzato come ingrediente per la preparazione dei grandi classici della miscelazione americana, loro rivisitazioni o creazioni originali. Creazioni come Why so serious?, messa a punto dai bartender dell’etichetta indipendente miscelando Creative Blend #1 con Vermouth del Professore affinato in botte di aceto balsamico tradizionale di Modena, Eau de vie al distillato di ciliegia Durone di Costasavina Materiae e bitter al cioccolato.

La nuova iniziativa Creative Blend vede la luce dopo il successo di American Oak, collezione di whiskey americani single cask sempre sviluppata in collaborazione con Jerry Thomas Project. E ogni release del nuovo progetto sarà impreziosita da un’etichetta che rappresenta un omaggio, in chiave moderna e provocatoria, alla storia americana: raffigura infatti un presidente americano del passato, ma caricaturato.

La ricetta

Why so serious?

Why so serious_Creative Blend
Ingredienti:
3,75 cl Creative Blend #1, 2,25 cl Vermouth del Professore affinato in botte di aceto balsamico tradizionale di Modena, 1,5 cl Eau de vie al Durone di Costasavina Materiae, 1 dash bitter al cioccolato
Preparazione:
build
Bicchiere:
calice vintage
Decorazione:
zest di limone

Una carta “comfort zone” per rilanciare Rotonda Bistrò

interni_1_220422_Rotonda della Besana_10291
Benjamin Cavagna e lo staff del 1930 Speakeasy hanno ridisegnato la drink list del bistrò nel cuore della Rotonda della Besana, a Milano. Che riapre con la direzione culinaria dello chef stellato Tommaso Arrigoni

«La parola chiave della nostra drink list è comfort zone», ci spiega Fabio "Benjamin" Cavagna dietro il bancone di Rotonda Bistrò, fresco di riapertura dopo un lungo stop. L'offerta di ristorazione e cocktail al centro della Rotonda della Besana, a Milano, è affidata rispettivamente alla direzione dello chef stellato Tommaso Arrigoni (del ristorante milanese Innocenti Evasioni) e dal team di Cavagna del 1930 cocktail bar, lo speakeasy di Flavio Angiolillo e Marco Russo.

«Non serve cercare subito l'effetto wow»

Benjamin Fabio Cavagna
Benjamin Cavagna del 1930 Cocktail Bar di Milano

Il bistrò si trova proprio all'ingresso del MUBA, il Museo dei bambini ospitato negli spazi della Rotonda della Besana all'angolo tra via Besana e viale Regina Margherita, dentro la chiesa settecentesca di San Michele Arcangelo ai nuovi sepolcri.

«Visto che questa è una riapertura dopo tutto il periodo Covid e che, al contempo, la location è così particolare, ci siamo chiesti che tipo di clientela ci saremmo trovati davanti», ci spiega Cavagna. «Non sapevamo se sarebbero tornati i vecchi clienti o se ne avremmo attirati di nuovi. Così abbiamo puntato su una lista che fosse riconoscibile e, appunto, "confortevole" anche per turisti e famiglie. Così è nata una drink list di varianti di grandi classici, twistati con un tocco di eleganza e divertenti. Niente ricerca di effetto wow, vogliamo farci conoscere e coccolare il cliente, prima di approfondire».

«Dare riferimenti chiari ai cilenti»

Gli 11 cocktail signature - tra gli 11 e i 13 euro - includono il Paloma Negra (con Tequila Blanco, agave e peperone, lime, soda al pompelmo e sale al pepe rosa), il Fusettone (Bitter Fusetti e Soda al pompelmo Three Cents), un Coffee Martini 2.0 «che abbiamo rielaborato in versione più complessa, ma comunque riconoscibile facilmente dal cliente», spiega Cavagna. Il twist che meglio identifica e riassume la filosofia applicata dal team del 1930 è «quello sul Negroni: il nostro Negroni in Vigna».

negroni_invigna_220422_Rotonda della Besana_10480
Il Negroni In Vigna, dalla carta del Rotonda Bistrò

La ricetta del Negroni in Vigna

Ingredienti

45 ml Bitter Fusetti
10 ml Vermouth Volume Primo
10 ml Vermouth Belsazar Red
10 ml Cognac Farmily
10 ml Sherry PX
2.5 ml saba
1.25 ml aceto balsamico infuso con uvetta

Preparazione

Tecnica stir, servizio su cubo di ghiaccio

«Tutti i drink sono sotto la soglia dei 21 gradi»

La drink list include anche quattro cocktail analcolici, mentre tutti gli alcolici sono fedeli alla filosofia "low alcol" che contraddistingue il bistrò. «Tutti i drink sono sotto i 21 gradi - spiega il bartender - e a dire la verità molti sono sotto la soglia dei 10 gradi. Oltre ad essere all'ingresso del Museo dei bambini, qui la proposta è quella di far pasteggiare i clienti con i cocktail. Ci aspettiamo incontri di lavoro e consumazioni in pausa pranzo, per questo non abbiamo "alzato la posta"».

L'offerta di Rotonda Bistrò parte alle 9.30 con la colazione, prosegue con pranzo e merenda fino alle 18, da gustare sfruttando anche il giardino interno. Poi aperitivo, cena e dopocena fino alle 23. A pieno regime potrà ospitare fino a 120 persone, con 60 coperti interni e altrettanti all'esterno.

 

Due nuovi corner per Gusto 17

biscotti pistacchio
biscotti pistacchio
I due nuovi corner Gusto 17 saranno nella Food Hall Rinascente di Roma e Monza. Il 29 aprile ha riaperto anche quello dello store di Milano

La storia d'amore tra Gusto 17 e La Rinascente continua. Dopo aver debuttato nella Food Hall dello store di Milano, in via Santa Radegonda, l’innovativo ed originale concept di gelato artigianale gourmet e personalizzato fa il tris. Infatti, gli appassionati di stecchi personalizzati e prodotti di gelateria artigianali avranno a disposizione due nuovi corner presso La Rinascente di Via del Tritone a Roma e in Largo Giuseppe Mazzini a Monza.

Cosa ci sarà nei due punti Gusto 17

Nei due nuovi punti vendita Rinascente di Roma e Monza sarà possibile degustare una selezione di pasticceria gelato firmata Gusto 17 per soddisfare ogni richiesta dei clienti. Si potranno assaggiare dai Biscotti al Pistacchio salato 100% Sicilia ai Cookie con gocce di cioccolato e stracciatella passando per la Barretta IC.ON con fiordilatte e caramello ricoperta di cioccolato al latte e arachidi e una selezione di stecchi – anche vegan – e uno linea di stecchi per grandi e piccini, anche in versione lactose free. Tutto rigorosamente instagrammabile.

gelato su stecco Gusto 17
Il gelato su stecco di Gusto 17

Tra best seller e new trends

Saranno presenti anche due novità assolute di piccola pasticceria gelato che comprendono cannoncini, praline e tartellette ripiene dal gelato artigianale che porta la firma di Vincenzo Fiorillo, Rossella De Vita e Stefania Urso. Inoltre, nelle prossime settimane l'offerta sarà arricchita da una Golden Edition di gelato ricoperti di foglie d’oro e realizzata artigianalmente. Sarà possibile gustare tutte le creazioni di Pasticceria gelato firmata Gusto 17 per La Rinascente nei tre store di Milano Duomo, Roma Tritone e Monza per tutta la Primavera-Estate 2022.

Fabio Longhin: «La mia forza? Sono curioso»

«Studio, imparo e creo senza paura di osare». Questo il mantra di Fabio Longhin, titolare della pasticceria Chiara di Olgiate Olona. Ristrutturata di recente e dove è stata inserita la caffetteria, che ha dato nuovo impulso al locale

VARESE. Non è un tipo “quadrato”, Fabio Longhin. Da giovane ha studiato da geometra e suonato in una rock band, ha viaggiato parecchio e oggi, a 44 anni, è un professionista che si definisce ancora “apprendista”. Uno che ha battezzato il suo panettone in vasocottura Delirium «per spiegare il mio stato attuale e la mia situazione mentale. Bombardata com’è da mille input». Longhin ha scelto come icona il rombo perché «In un certo senso è un quadrato imperfetto, mi rispecchia meglio». Una figura geometrica che nella sua Pasticceria Chiara di Olgiate Olona diventa simbolo, logo, marchio, packaging nonché elemento decorativo del locale, il cui payoff recita “innovazione e tradizione dal 1974”.

Dalla mignon alla monoporzione, due versioni

Due sostantivi che Longhin fa propri ad esempio quando mette in vetrina la mignon Pisello, ideata 40 anni fa dal padre Gianni (frolla con crema al burro e marzapane), affiancata dalla versione attuale, rivista e corretta in formato monoporzione da Fabio (biscotto di farina di grano monococco, composta di lampone, pan di Spagna all’olio di vinacciolo, namelaka al pistacchio e marzapane). Ristudiare prodotti, tecniche e abbinamenti ed esser così curiosi da non dare nulla per scontato è un must per il pasticcere varesino. «Nel ‘99 Heston Blumenthal abbinava il caviale al cioccolato bianco ed era osare l’impensabile; questi pairing “impossibili” hanno fatto scattare un cortocircuito in me, che mi porta a mettere in dubbio i soliti schemi e abbinamenti, per andare al cuore dei sapori». Ovvero studiare tecnica e ingredienti, partendo dai “fondamentali”.

Cake al caffè, tutto da riscoprire

Come quando ha approfondito il tema della pasta frolla, anzi delle frolle, realizzate con differenti tipi di farina Petra (farro monococco, Agricola, Evolutiva), arrivando a creare dei biscottini “al cioccolato senza il cioccolato” - assente nell’impasto, perché trasformato in essenza, da spruzzare sui frollini - creati lo scorso anno in occasione di TEDx Varese (evento che “promuove l’innovazione”, ndr), disponibili sull’e-commerce della pasticceria. Lo stesso criterio di ricerca è alla base del dolce di cui trovate la ricetta qui: un cake risultato di uno studio sul caffè che Longhin sta approfondendo attualmente. «Sono partito dal caffè Perù di El Mundo che ha un gusto “lungo” e intenso che utilizzo estratto a filtro, per arrivare a creare un dolce fra i cui ingredienti c’è la farina Petra Evolutiva che proviene dal campo siciliano che ho “adottato”; fra gli ingredienti anche Oabica Valrhona, un prodotto molto interessante che è un concentrato di succo di cacao, prodotto dalla mucillagine della cabosse, dal profilo aromatico ricco di sfumature, che oscilla tra note fruttate e acidule. Il risultato è un cake con un inserto di gelatina al caffè, che si completa con la glassa di cioccolato e la namelaka, succulenta e fondente». Un dolce poco dolce e molto aromatico, ideale a mo’ di merenda, che si sposa per coerenza con una tazza del medesimo caffè filtro usato in ricetta. Nota di merito: in questa produzione Longhin utilizza degli stampi monouso in materiale derivato dagli scarti della lavorazione del cacao, un esempio di rispetto ambientale ed economia circolare.

Da Pasticceria Chiara ogni settimana una brioche nuova

A Olgiate Olona la pasticceria Chiara è una solida realtà, dal 2009 gestita da Fabio Longhin, subentrato ai genitori che l’hanno fondata nel ‘74. «Ho fatto tesoro dei loro insegnamenti, primo fra tutti il comandamento del rispetto nei confronti dei clienti, dei fornitori, del team». Oggi tra laboratorio e negozio - ristrutturato di recente, con l’aggiunta della caffetteria - lavorano 11 persone. In gamma una selezione di mignon classiche (36 tipologie standard, che aumentano nel weekend), monoporzioni, macaron, torte e una bella selezione di brioche (16 tipi), 3 tipi di muffin, uno strudel e una sfoglia. In più, la Brioche della settimana (2,80 €). «La prepariamo con farina di tipo 1 arricchita di una parte germogliata. Abbiamo scelto la forma del “nodino” e siamo partiti con quella farcita con crema liquirizia e limone, che è piaciuta molto; adesso ad esempio abbiamo quella con crema alla mela verde, ma abbiamo fatto anche quella con namelaka al cioccolato bianco e caramello. In questo ci piace dare sempre qualcosa di nuovo ai clienti e a quanto pare ci abbiamo azzeccato». Il tutto, per quanto concerne il caffè, affiancando all’espresso tradizionale dei monorigine di El Mundo, che cambiano ogni mese. Fra le tante proposte, ce n’è una che, a sentire il pasticcere, in questo momento lo rappresenta pienamente. «È un prodotto in cui è sintetizzato il mio lavoro più recente: è una nostra tavoletta di cioccolato Valrhona Tulakalum (parola Maya che significa “insieme”) a forma di rombo, costituita da 9 rombi tridimensionali, uno diverso dall’altro per spessore e dimensione (su una forma creata dall’amico designer Stefano Porcini). All’interno abbiamo un inserto di frolla ottenuta dalla farina Evolutiva del mio campo e bergamotto, una delle essenze usata dagli amici distillatori 4M Spirits. Concettualmente qui si ritrova il concetto di “insieme” che stimola e porta a bei risultati».

«Tutta farina del mio campo»

Già, proprio un campo che porta il nome di Fabio Longhin, che spiega: «Negli anni ’70, mio padre usava due, tre farine senza nessun particolare carattere, che dovevano andare bene per tutto. Oggi la ricerca fatta dai molini sta portando a risultati di grande pregio, che danno un carattere spiccato anche alle farine, e dunque ai prodotti». Così non stupisce che Fabio, consapevole che la ricerca della qualità parte dall’ingrediente più basic ma anche più “di peso” in pasticceria, abbia deciso di aderire al programma di Petra Molino Quaglia del genetista Salvatore Ceccarelli e dell’agricoltore Giuseppe Li Rosi. Ovvero: “adottare” un campo di grano in Sicilia, un ettaro di terra da cui ricava la sua farina Evolutiva (bio e geolocalizzata, 1600 kg nel 2021), frutto di un miscuglio di semi (circa 2.000 varietà), che danno origine a una farina di grano tenero dal gusto spiccato, evidente soprattutto nelle frolle e nei cake.    

Da Arnolfo di Cambio i bicchieri che esaltano i drink

Dario Comini ha riscoperto il Blade Runner Glass. Cortesi Matiba.
Per drink spettacolari sono necessari bicchieri di alta gamma. Le proposte della vetreria d’arte Arnolfo di Cambio per la mixability

Come ogni catena è forte come il proprio anello più debole, così per la catena della miscelazione spesso vengono trascurati due elementi altrettanto fondamentali, oltre a ricetta, ingredienti, preparazione e guarnizione: il tipo di ghiaccio e il tipo di contenitore. Non esiste infatti solo il ghiaccio a cubetti, ma anche vari formati come cilindretti forati, sfere, blocchetti di ghiaccio eccetera. Così anche come contenitori infatti non esistono solo bicchieri tumbler, bassi e alti, collins, coppe, coppette e calici.

Dario Comini: quando il titolo di un film diventa un bicchiere

Per valorizzare al massimo il drink contenuto, è necessario prendere in considerazione anche bicchieri e contenitori speciali, non basta disporre di bicchieri comuni come quelli stampati a tiratura industriale.
Un esempio di scuola è rappresentato dalla scelta del pluripremiato mixologist internazionale Dario Comini che, da grande appassionato di science fiction e film noir, ha voluto celebrare i quarant’anni (1982) del famoso film americano Blade Runner del regista Ridley Scott. Passato alla storia del cinema, oltre che per una tenebrosa e piovosa Los Angeles del futuro, per l’aforisma ”Ho visto cose che voi umani non potreste neppure immaginare…” scandito dall’androide ricercato Roy Batty (attore Rutger Hauer) prima di morire colpito dal blade runner (agente cacciatore) Rick Deckard (attore Harrison Ford).

Per la ricetta celebrativa appositamente preparata “Lavoro in Pelle”, Comini ha riscoperto il bicchiere utilizzato dal protagonista Harrison Ford per bere il proprio whisky di marca. «L’operazione è partita dalla scelta del bicchiere - precisa Dario Comini - e non poteva che cadere su Blade Runner Glass, double old fashion da 37 cl disegnato nel 1973 dalla designer Cini Boeri e realizzato dalla cristalleria d’arte Arnolfo di Cambio di Colle Val d’Elsa (Siena) per la collezione Cibi. Scelto personalmente da Ridley Scott per le insolite e avvenieristiche forme angolate, Double Old Fashion Glass Cibi è stato impiegato nel film Blade Runner per una rara scena di relax del protagonista Harrison Ford che si versa una porzione di raro Scotch Whisky 12 yo con ghiaccio».
Il nome del cocktail “Lavoro in Pelle” riprende quello gergale “Skin Jobs”, con cui nel film si indicano pericolosi androidi ricercati e consiste in un twist del Boulevardier (3 cl Campari, 3 cl Martini Rosso, 3 cl Bourbon Whiskey): 4 cl Campari, 4 cl Rye Whiskey, 4 cl saké. Da servire con il bicchiere avvolto in un nastro di seta vaporizzato al profumo di cuoio e posto sotto una campana di vetro riempita di vapor acqueo, accompagnato da un simbolico origami a forma di unicorno.

Una produzione iniziata nel 1963

Dedicata al grande artista e urbanista senese, la cristalleria d’arte Arnolfo di Cambio Compagnia Italiana del Cristallo Srl nasce nel 1963 in Toscana, in Val d’Elsa, una zona storicamente vocata (già nel Trecento) alla produzione di vasi, piatti, statuette e bicchieri di vetro.
Merito dell’abbondanza delle materie prime necessarie alla produzione dei manufatti di vetro soffiato cristallino, come legna da ardere per alimentare i voraci forni ad alta temperatura per la fusione del vetro, sabbia silicea delle vicine cave, terra refrattaria ricca di carbonato di magnesio, oltre che per la facilità di comunicazioni, grazie alla vicina via Francigena che dall’epoca romana univa il Nord Europa a Roma con una rete di strade.

Italian Grape Ale: un matrimonio solido tra luppolo e mosto

Italian Grape Ale
Italian Grape Ale è il primo stile birrario riconosciuto ufficialmente, anche all’estero, come italiano. Tutto lascia presagire che non si tratti di un fenomeno effimero: le “birre all’uva” attirano, infatti, nuovi consumatori

Benjamin Franklin, scienziato e padre costituente degli Stati Uniti d’America, l’aveva fatto presagire. Sempre ovviamente che la celebre frase, a lui attribuita, sia autentica. «Nel vino c’è la saggezza, nella birra c’è la libertà e nell’acqua... ci sono i batteri», sembra abbia infatti detto l’inventore del parafulmine e delle lenti bifocali. A quale tipo di libertà facesse riferimento Franklin è questione d’interpretazioni. Per chi scrive si tratta della libertà d’espressione creativa che ogni birraio può manifestare. A differenza di chi produce vino infatti, soprattutto in Italia, i birrai soffrono molto meno dell’imposizione e dei limiti di disciplinari vari. Certo, le birre si fanno con acqua, malto d’orzo, luppolo e lievito, ma nessuno vieta l’impiego di altri cereali. Per quanto riguarda luppolo e lievito c’è solo l’imbarazzo della scelta, e infine nessuno impedisce l’uso di altri ingredienti, che gli anglosassoni chiamano “adjuncts”, che possono modificare radicalmente colore, profumi e gusti della birra. I belgi lo sanno, e lo praticano, da anni: non a caso le witbier, birre con frumento non maltato, bucce d’arancio e coriandolo le hanno inventate loro. Ma lo sanno anche i birrai artigiani italiani che hanno esplorato in lungo e in largo le mille possibilità che quella definizione di Benjamin Franklin contiene.

L'Iga: lo stile che fonde vino e birra 

Da quando sono apparsi i primi microbirrifici, alla metà degli anni Novanta, i piccoli produttori italiani hanno fatto birre con frutta e fiori, ortaggi e foglie di tabacco, usato barrique e provato a usare le castagne in tanti di quei modi diversi da aver fatto pensare che la “birra alla castagna” fosse uno stile birrario made in Italy. Forse, ma non è riuscito nell’impresa di farsi riconoscere come tale a livello internazionale. C’è riuscito invece lo stile Italian Grape Ale ovvero il punto d’incontro tra la birra e il vino, sebbene quest’ultimo sia presente sotto forma di acini o di mosto. Le Italian Grape Ale, abbreviate semplicemente in Iga, hanno ormai probabilmente superato le duecento etichette prodotte in quasi tutte le regioni. Un numero tale da meritarsi un concorso birrario ad hoc, l’Iga Beer Challenge, andato in scena lo scorso ottobre a Torino con circa 120 birre iscritte. Il fenomeno ha avuto per la prima volta il riconoscimento della patente d’italianità anche dal Beer Judge Certification Program, organizzazione americana che detta le regole più seguite in termini di catalogazione degli stili birrari esistenti nel mondo, tradizionali o innovativi che siano. Insomma, sebbene non siano state propriamente inventate dagli italiani, è dalle nostre parti che si trovano i campioni di uno stile innovativo quanto interessante. Le Iga hanno infatti le carte in regola per affascinare un pubblico nuovo per la birra: dallo sperimentatore seriale all’amante dei vini. Entrambi possono trovare in questo tipo di birre delle sfumature nuove, per certi versi una sorta di “terza via”, che apre la strada alla presenza delle Iga in ristoranti ed enoteche, dunque oltre i confini di pub, pizzerie e beer-shop.

 La valorizzazione dei vitigni locali 

Ma è proprio con birre come quelle del sardo Nicola Perra, uno degli apripista dello stile grazie alla sua BB10 con “sapa” - mosto cotto - di Cannonau, alla quale hanno fatto seguito una decina di etichette tutte con mosti di vitigni sardi, dalla Malvasia di Bosa alla Monica di Sardegna, o con la Tibir del piemontese Riccardo Franzosi, con mosto di Timorasso, che si stanno aprendo le porte di nuovi canali di vendita e si sta provando a conquistare un nuovo target di consumatori. Tanto che non deve nemmeno stupire che anche delle aziende vitivinicole abbiano iniziato a percorrere la strada delle Iga come nel caso di Felsina, storica azienda toscana del Chianti Classico, o della giovane Siemàn sui colli berici vicentini che produce vini naturali e, guarda caso, Italian Grape Ale.

Pinsami Professional, la pinsa stesa a mano subito pronta

Pinsalab_pinsa
Prodotte artigianalmente con ingredienti di qualità, facili e veloci da preparare, le basi pinsa dell'azienda di reggio Emilia permettono di creare infinite gustose proposte per il pranzo e per l'aperitivo

Da qualche anno la pinsa sta riscuotendo un successo sempre maggiore, tanto da diventare un piatto molto richiesto e apprezzato da un numero in costante crescita di consumatori. Il motivo di tale successo è legato a diversi fattori, tra i quali la leggerezza e la digeribilità che caratterizzano il prodotto, ma anche la sua croccantezza e una versatilità ben superiori a quelli della pizza. Il suo impasto infatti prevede una particolare miscela di farine di frumento, riso, e soia, il lievito madre e un elevato apporto di acqua. Caratteristiche che, abbinate al sicuro gradimento che riscuote, la rendono la candidata perfetta per arricchire l’offerta food di ogni locale che desidera conquistare nuovi clienti e stupire gli habitué.

Per compiere questo passaggio i gestori possono contare su un alleato di eccellenza: Pinsami, realtà emiliana diventata in pochi anni riferimento di qualità per le basi pinsa per il mondo del food service. I suoi prodotti si distinguono dagli altri perché frutto di una selezione accurata delle materie prime, una lenta lievitazione e una stesura dell’impasto fatta rigorosamente a mano. Il risultato è una pinsa leggera, estremamente digeribile, adatta anche al mondo veg perché priva di grassi animali.

Qualità, praticità, versatilità

Ma il successo di Pinsami Professional concorre anche la semplicità d’uso: le basi sono tutte precotte e servono solo 5 minuti per ottenere un risultato di altissimo livello, senza necessità, e relativi costi, di personale specializzato. Adatta a qualsiasi tipo di forno, la pinsa ha dalla sua anche l’estrema versatilità: può essere un ottimo piatto gourmet, salato o dolce, una base aperitivo o un semplice pane sfizioso.

L’offerta di Pinsami Professional copre le più diverse esigenze dei ristoratori: dalla pinsa ovale alla monoporzione per il take away, dal formato maxi per la vendita al taglio alla tradizionale versione tonda, fino ad arrivare ai pinsa bun, i panini perfetti per i burger che racchiudono tutti i plus dell’impasto pinsa.

Inoltre, anche le diverse conservazioni frigo, frozen e a temperatura ambiente permettono ai ristoratori di scegliere la migliore opzione per il proprio locale, annullando rischi e sprechi, in quanto tutte le basi possono essere usate al momento della comanda oppure ricettate anticipatamente per una massima ottimizzazione dei tempi di servizio.

Per informazioni:
info@pinsami.it
www.pinsamiprofessional.com

Lezioni pratiche nel coffee lab Spirit of Coffee

apertura_Roastery_7464194;1_View
Spirit of Coffee
Tutto ciò che bisogna conoscere sul caffè nello spazio di un locale con tanto di tostatrice e un ricco calendario di corsi. Succede allo Spirit of Coffee di Urgnano (Bg)

Entrare allo Spirit of Coffee a Urgnano (Bg) è un po’ come andare a casa di un amico: si passano la cancellata aperta, poi il giardino (con alcuni posti a sedere) e si entra nel “salotto”, il locale dove il titolare e unico barista, supportato dal padre Umberto, è Gian Andrea Sala.
Comincia a lavorare al banco bar come bartender, ma quando decide di seguire un corso di Maurizio Valli al Bugan Coffee Lab di Bergamo si innamora del caffè. Entra così a far parte dello staff del locale bergamasco fino a quando nel 2019 decide di mettersi in proprio. Il locale è ampio e luminoso grazie a delle grandi vetrate con un banco bar dalla forma insolita, pentagonale, al fine di permettere all’operatore di gestire con fluidità i picchi di lavoro con diversi strumenti (dall’espresso al brewing), nonché di coinvolgere il cliente grazie all’apertura creata nella parte anteriore, che permette di vedere ogni parte della postazione di lavoro. Sul lato del bancone, parallelo alla vetrina, sono posizionati due moduli Modbar (il Modbar Espresso EP con controllo controllo della temperatura e pressione di erogazione e il Modbar Steam, stazione vapore) quindi i grinder di Ceado E37Z-Hero con cui Sala macina le singole origini e un on demand 337s che in campana ha un Honduras.

Una colazione di qualità ben presentata

Quest’ultimo è tostato appositamente per la realizzazione di bevande a base latte, alle quali conferisce un piacevole aroma di cioccolato. A chi desidera qualcosa di particolare viene proposto un Etiopia Gold River Naturale, con una buona acidità di frutta rossa che lega molto bene con il latte. Sul fondo, nel lato del bancone parallelo alla parete, si trovano anche tanti V60 pronti per entrare in azione. La colazione è un momento strategico per il locale che si è organizzato con campane trasparenti dove si trovano torte fatte in casa, plumcake al caffè e brioches, che si accompagnano per lo più a un abbondante cappuccino spesso da 200 ml e anche da 380 ml, quest’ultimo con doppio espresso. «Ci sono clienti che fanno qualche chilometro per venire appositamente qui, ma la maggior parte degli ospiti è “cresciuta” nel mio locale - afferma Gian Andrea Sala -. Persone che già conoscevano le classiche miscele e che ho guidato a riconoscere e apprezzare i caffè di qualità, caratterizzati da aromi più complessi e acidità. Già quando lavoravo a Bergamo, notavo che le persone più interessate erano quelle che venivano dai paesi circostanti; chi viveva in città, era distratto da altro e poco propenso a sperimentare. Urgnano conta circa 10mila abitanti: sapevo che avrei avuto successo, perché qui le persone sono più aperte, curiose e vogliono conoscere».

Un'acqua al gusto di caffè

Sulla parte frontale, verso i tavoli, il bancone ha una nicchia che ospita delle cartucce filtranti di Brita collegate a quattro rubinetti, da cui vengono erogati diversi tipi di acqua (addolcita, demineralizzata, decarbonizzata) ognuna con particolari influenze sul gusto del caffè. I caffè più pregiati, inoltre, sono erogati in due contenitori: una tazza e un bicchiere da degustazione e si assaporano passando dal primo al secondo, inframmezzando un piccolo sorso d’acqua. Le vendite si attestano su 10 kg circa a settimana di caffè servito nel locale e dai 30 ai 40 pacchetti da 250 g per il consumo casalingo, per il 70% erogati in moka. È in forte crescita la vendita di caffè in grani per le superautomatiche.

Consulenze e corsi nei giorni di chiusura

Ai prodotti della caffetteria si accompagna una piccola “carta d’identità” che li descrive e, per chi usa la caffettiera, una rapida guida al suo migliore utilizzo. La selezione attenta della materia prima e la sua trasformazione avvengono in un locale attiguo alla sala consumazione, da cui è separato da una grande vetrata e in cui spicca una tostatrice da 12 kg dell’americana Dietrich. «L’ho provata a Stoccolma durante un corso e mi ha subito convinto - afferma Sala -. Non ha il bruciatore a fiamma diretta sul tamburo, ma il calore è veicolato da due piastre in ceramica, che hanno un tempo di reazione al calore più rapido rispetto al metallo e che mi permettono di modulare con precisione la curva di tosatura e fare risaltare al meglio i gusti del caffè. Il caffè deve essere “trattato” con rispetto anche se non sempre avviene». I caffè preferiti? «Sono innamorato degli Etiopia in quanto per lo più non hanno note di cacao e cioccolato, dunque sono poco amari, hanno tanta dolcezza e una buona acidità che emerge soprattutto in filtro, in cui si trovano anche note di tè, che mi fanno emozionare». Nelle giornate di chiusura di sabato e domenica si susseguono diverse attività: cicli di tostatura, consulenze e corsi che si svolgono in un ambiente confinante con la sala consumazione dai vetri oscurati. Al classico programma dei moduli Sca, Sala aggiunge sempre delle lezioni pratiche. «Una buona organizzazione, che la scuola in genere non dà, è fondamentale quando ci si trova con i tavoli pieni e diverse richieste da soddisfare bene e in modo rapido».

Partnership tra Eroica e Wega, in sella tra le colline del vino

Paolo Bettini e la macchina espresso WMini di Wega
Paolo Bettini e la macchina espresso WMini personalizzata di Wega
Il 1° maggio il due volte campione del mondo e campione olimpico di ciclismo Paolo Bettini sulle strade della Nova Eroica Prosecco Hills al fianco del team dell’Azienda di Susegana (TV)

Un’Eroica consolidata partnership lega il mondo delle corse in bici al caffè. È infatti in un bar di Gaiole in Chianti, davanti a una tazza di caffè, che ascoltando i racconti delle corse di Giancarlo Brocci (giornalista e organizzatore di eventi sportivi) agli anziani del paese, è nata la manifestazione cicloturistica. La Nova Eroica Prosecco Hills, prende il via il 1° maggio a pochi passi dalla sede di Wega a Susegana (TV), con cui è stata siglata una partnership, per proseguire nel cuore di un territorio che dal 2019 è patrimonio dell’Unesco, tra vigne, antichi borghi e castelli in un’atmosfera epica e suggestiva. All’interno del Village, presso il Caffè Eroica, tutti i partecipanti e i visitatori possono godersi un ottimo espresso preparato con le macchine Wega. L’azienda per l’occasione ha lanciato la nuova WMini personalizzata; una macchina dai dettagli curati in legno di noce; la rifinitura è in acciaio spazzolato con dettagli in lucido, mentre sulla scocca si legge il claim della manifestazione Virtus in Ardua. Paolo Nadalet, Ceo di Wega è fiero di presentare la nuova macchina  per questa occasione e afferma: «siamo legati a questo territorio anche perché racconta le nostre radici. Qui è cominciato tutto, è dove abbiamo scommesso nella cultura del caffè italiano e nell’artigianalità della tradizione. Sono felice che la partnership si sia rafforzata negli ultimi mesi: il ciclismo ha una grande capacità narrativa e noi abbiamo più che mai bisogno di storie autentiche che leghino indissolubilmente quello che facciamo a quello che sogniamo».

La società ha poi annunciato la partnership con il due volte campione del mondo e campione olimpico Paolo Bettini. Il ciclista ha un rapporto affettivo forte con la manifestazione alla quale prese parte nel 2008, nella seconda edizione correndo in maglia iridata e con il numero 1 sulla schiena arrivando ultimo. Un’esperienza toccante che non ha mai dimenticato, tanto da custodire quella bicicletta con ancora intatti i segni di quella giornata per lui difficile quanto memorabile. Nel ringraziare l’Azienda per l’invito, ha affermato: «Come per ogni corridore anche per me la pausa caffè durante un giro con gli amici o un allenamento è sempre stata sacra, un momento di relax e condivisione che si sposa perfettamente con il piacere di andare in bicicletta». A lui il compito di guidare la squadra dello staff Wega lungo il percorso che, osserva, è molto simile a quello della sua Toscana, con colline che sono il paradiso di ogni amante del ciclismo, con il plus di ristori per gustare insieme agli amanti delle due ruote un buon espresso.

Sette motivi (almeno) per venire a Mixology Experience

Mixology Experience
Incontrarsi, progettare, assaggiare, informarsi, conoscere, girare: tutti i motivi per cui essere a Milano dall'8 al 10 maggio in occasione dell'International trade show dedicato al mondo della miscelazione

Tre settimane e si apre il sipario: la community dei professionisti del bere miscelato sta scaldando i motori in vista della prima edizione di Mixology Experience, l'international trade show ideato dal gruppo Bartender.it mettendo a frutto e a sistema oltre dieci anni di lavoro nella realizzazione dei più importanti eventi professionali dedicati al mondo della mixability come Aperitivi&Co, The Gin Day, The Rum Day, Agave Experience e altri.

L'appuntamento è da domenica 8 maggio a martedì 10 maggio al SuperStudio Maxi di via Moncucco 35 a Milano (scopri qui gli orari e come acquistare il biglietto con il 50% di sconto): una location di 10.000 mq nata dal restauro di una fabbrica siderurgica dismessa con una grande area esterna di circa 3.000 mq (scopri le aree tematiche in cui è diviso lo spazio).

Un appuntamento atteso

Sono in molti i professionisti della miscelazione ad aver segnato in agenda (e preso i biglietti) l'8-9-10 maggio come date blindate. Le ragioni per partecipare? Ognuno ha le proprie, ma forse non tutti conoscono tutte le ragioni per cui vale la pena partecipare.

Ne indichiamo sette, a beneficio di chi vuole sfruttare al meglio la propria partecipazione alla grande kermesse milanese. A voi aggiungere le vostre:

  1. Tornare a vedersi, parlarsi, confrontarsi
    Non sono solo i clienti ad aver di nuovo una gran voglia di uscire, di incontrarsi, di stare insieme, di guardarsi in faccia. Anche i professionisti hanno fame di incontri, di guardarsi in faccia di nuovo, di scambiare idee, opinioni, pareri, suggerimenti, consigli. Quale migliore occasione, approfittando anche dell'allentamento delle restrizioni e della presenza di una grande area all'aperto dove incontrarsi in sicurezza?
  2. Ringraziare e rilanciare
    Sono tante le aziende del beverage che in questi anni complicati si sono dimostrate vicine ai bartender, comprendendone le difficoltà e mettendo in campo idee, risorse, progetti, sostegni, iniziative dedicate. Mostrando vicinanza, attenzione, presenza; è il momento di rivedersi, riallacciare i rapporti per ringraziare per il supporto ricevuto e pianificare insieme iniziative di rilancio e di sviluppo.
  3. Nuove idee per la stagione alle porte
    Le idee di massima su come impostare la stagione estiva sono ormai delineate. Menu, tipologia di offerta, struttura della proposta. Certo, resta ancora qualcosa da chiarire, qualche novità da introdurre, qualche guizzo dell'ultimo momento. Una panoramica completa delle più importanti novità che le aziende protagoniste del mondo beverage hanno lanciato per l'estate è una fonte preziosa di spunti per completare il proprio puzzle.
  4. Assaggi, assaggi, assaggi: lisci e nei drink
    Non c'è Internet o scheda tecnica che tenga. Un prodotto nuovo va assaggiato, per sentire "cosa racconta" al mio palato, quali sensazioni, emozioni, connessioni, ricordi scatena. Solo così posso utilizzarlo al meglio. A Mixology Experience si potranno assaggiare i prodotti lisci agli stand delle aziende, per poi provarli in miscelazione negli otto bar tematici ospitati all'interno dell'area espositiva.
  5. Approfondire le proprie conoscenze
    Da buon professionista che sei, lo sai: non si conosce mai abbastanza. E se c'è un posto dove, concentrati in (relativamente) poco tempo e poco spazio, posso seguirmi masterclass, seminari sui prodotti e presentazioni, quale occasione più ghiotta per ampliare il mio bagaglio di conoscenze?
  6. Aggiornamento professionale
    Le competenze richieste per gestire al meglio un cocktail bar sono davvero ampie e trasversali: bisogna saperne di cocktail, certo, ma anche di drink cost, di bilanci, di gestione, di relazione con i dipendenti, di marketing, di social e di mille altre cose. Ognuno ha qualche aspetto da rafforzare o su cui vuole saperne di più. Le lezioni, tematiche e a numero chiuso, proposte da grandi scuole di formazione specializzate nel mondo del bartending e dei cocktail bar sono un'ottima opportunità per ottimizzare tempo e spesa e migliorare le proprie competenze.
  7. Raccogliere nuove idee (divertendosi)
    Ogni evento come si deve non può che concludersi con un generoso bar tour nella città che lo ospita. Per passare una serata di festa e di condivisione con i colleghi, vecchi e nuovi, con cui abbiamo legato, e andare a scoprire "cosa fanno quelli bravi" per trarre idee, ispirazioni, spunti di riflessione. Sono oltre 60 i locali milanesi coinvolti nella Mixology Week collegata all'evento, in scena da giovedì 5 a martedì 10 maggio.Aperitivi, cene, degustazioni, food pairing, esperienze e serate a tema distribuite tra 60 cocktail bar, 20 ristoranti, 12 pizzerie e 8 pasticcerie, che permettono di scoprire le più grandi novità - in termini di locali, di proposte, di scelte - che hanno trasformato e fatto ulteriormente evolvere la scena milanese negli ultimi due anni.

E tu? Quali sono i tuoi motivi per cui hai scelto di venire a Mixology Experience?

css.php