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Imparare dalla diversità: anche così la squadra può crescere

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I casi di BarConi, gelateria gestita da un gruppo di migranti, e di Frolla, biscottificio che vede operative persone con disabilità: dalla gestione di team "difficili" possono nascere buone pratiche

Non si sono mai visti undici attaccanti o undici portieri vincere un campionato. La forza della squadra è mettere insieme persone con capacità, attitudini, approcci differenti. In modo che ognuno porti la sua peculiarità e la metta al servizio dei compagni. Succede anche nei laboratori di pasticcerie e gelaterie. In alcuni più che in altri: come BarConi, gelateria di Palermo gestita da migranti, o Frolla, biscottificio marchigiano che impiega ragazzi con disabilità.

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Alcuni dei ragazzi che lavorano al progetto BarConi, a Palermo

BarConi, l'impresa sociale punta su coni e coppette

Nata tre anni fa nel quartiere di Ballarò, BarConi fa parte di un progetto più ampio chiamato Moltivolti. Un'impresa sociale volta all'integrazione, che comprende un ristorante, un coworking, una guest house, programmi interculturali e attività con le scuole. Ci lavorano una trentina di persone, da tutto il mondo. «Molti, soprattutto i ragazzi, sono arrivati attraverso il Mediterraneo, sono dei sopravvissuti», racconta Roberta Lo Bianco, una delle fondatrici. Come Malick, ventiquattrenne del Gambia, che ora è il manager della gelateria. «Si vergognava a dire di essere arrivato in Italia con un barcone. Ma insieme abbiamo scelto proprio questa parola per dare il nome all'attività, in modo da trasformarla a livello semantico e darle speranza», dice Lo Bianco.

Lavoro e cultura cambiano insieme

Insieme a Malick lavorano Christine, 24 anni e tre bimbi, e Leslie, 21 anni, entrambe della Costa d'Avorio. «A seconda della stagione sono impiegati da BarConi o da Moltivolti. Il nostro personale arriva da background diversi, per cui facciamo un grande lavoro di comprensione reciproca: i concetti occidentali legati al lavoro non sono paradigmi uguali per tutti», racconta la fondatrice di Moltivolti. A seconda delle culture, si leggono e si intendono in modo diverso il tono della voce, la vicinanza fisica, la formalità e l'informalità. «Molti hanno un modello educativo diverso. Per alcuni guardarsi negli occhi è un segno di rispetto, per altri l'esatto contrario. Questo può portare a grandi incomprensioni, se non si fa lo sforzo di conoscere», spiega Lo Bianco. L'approccio del progetto è infatti «l'integrazione bidirezionale, in cui tutti devono fare sforzi per entrare in contatto con l'altro. È tenendo insieme l'identità di tutti che le squadre funzionano. Anzi, a volte le differenze sono pure utili: per esempio avendo festività religiose diverse è più facile organizzare le ferie».

In progetto un lab per la produzione propria

BarConi, che a primavera inaugura la sua terza stagione, si trova a Ballarò, quartiere multiculturale di Palermo. «Non c'era una gelateria in zona e quindi abbiamo pensato di aprirla noi, per partecipare alla rigenerazione della zona e per dare ai nostri ragazzi un'occasione di nuovi percorsi professionali», racconta Roberta Lo Bianco. Al momento il gelato non viene prodotto internamente, ma questo è uno dei prossimi obiettivi. «Vendiamo il gelato di Cappadonia, che ha creato dei gusti ad hoc per noi. Come il Moltivolti: è a base di burro d'arachidi, come omaggio al maffè senegalese (uno stufato di arachidi, ndr)».

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I pack dei biscotti di Frolla, biscottificio anconetano

Frolla, biscotti buoni contro il pietismo

A poco più di mille chilometri da Ballarò, a Osimo (provincia di Ancona) un'altra squadra ha saputo sfruttare diversità e difficoltà. È quella di Frolla, microbiscottifico con bar che impiega persone con disabilità. «Il primo ingrediente per noi è la condivisione: abbiamo a che fare con persone diverse per competenze, interessi ed età e ognuna ha portato qualcosa», spiega Jacopo Corona, uno dei fondatori e oggi presidente della cooperativa. «Il secondo è la qualità: vogliamo che i clienti ci scelgano perché i prodotti sono buoni. È il solo modo per sconfiggere il pietismo».

Contatto con i clienti: così l'inclusione si fa vera

Il laboratorio di Frolla ha aperto nel 2018. La scelta di puntare sui biscotti è legata alla volontà di fare un prodotto accessibile, che i ragazzi potessero preparare con facilità. «Abbiamo iniziato facendo solo produzione perché pensavamo di avere bisogno di un ambiente protetto per i nostri lavoratori», ricorda Corona. «Ci sbagliavamo: quando l'anno dopo abbiamo aperto anche il bar abbiamo capito l'importanza del contatto per i ragazzi. È stata la soddisfazione più bella: la vera inclusione avviene quando i clienti li cominciano a chiamare per nome». Alla somministrazione lavorano solo ragazzi con disabilità, mentre in laboratorio sono presenti anche lavoratori senza disabilità che si occupano delle fasi di cottura.

«Tantissime le richieste: in pochi fanno questo lavoro»

«In totale impieghiamo trenta persone, di cui ventuno con disabilità di vario tipo: con autismo, con sindrome di Down, con ritardi cognitivi, in carrozzina... Abbiamo anche una stampante alimentare 3D per aiutare chi ha difficoltà fisiche a lavorare», dice Corona. In laboratorio (che serve il bar, il food truck per gli eventi e l'e-shop) i ragazzi si occupano della fase di realizzazione dei biscotti e poi del confezionamento. «Abbiamo una convenzione con l'istituto alberghiero di Loreto e la maggior parte dei dipendenti arriva da lì. Ma abbiamo sempre tantissime richieste, perché ci sono poche strutture che fanno questo lavoro».

I gruppi di lavoro nascono spontaneamente

L'idea di Frolla, che ha anche una squadra di calcio (il Frolla Football Team), è di guardare alla disabilità e alle difficoltà non come un ostacolo, ma un valore aggiunto. «Uno dei nostri lavoratori, che è in sedia a rotelle dopo un incidente, dice che qui in tre fanno una persona. Nel senso che ognuno mette a disposizione le sue capacità in modo da completarsi. Infatti si creano spontaneamente dei gruppetti di lavoro, creasi tra persone che funzionano e diventano anche produttive», spiega Jacopo Corona. Ai biscotti con il tempo si sono aggiunti anche panettoni, colombe, cioccolatini. «Abbiamo fatto corsi di formazione invitando pasticcieri esterni che si sono messi in gioco», dice. A volte di fronte ai modalità di lavoro inusuali gli ospiti sono rimasti straniti. «Ma noi abbiamo adattato la produttività alle persone». E funziona.

Cactus Joe: il Naviglio di Milano a tutto agave

Cactus Joe apertura
La seconda insegna firmata da Stefano Rollo e Niccolò Caramiello guarda al Messico ma non solo: classici della miscelazione agave e cento etichette in degustazione

Per scoprire chi davvero sia il Cactus Joe cui l’insegna fa riferimento, sarà necessario passare in visita e ascoltare i racconti che circondano questo nome. Di certo c’è che a questo oscuro personaggio è dedicato un nuovo indirizzo di miscelazione sorniona e di qualità, sul finire del primo tratto di Naviglio Grande, a Milano. Un saloon contemporaneo, negli arredi color sabbia e nell’espressione di referenze messicane: la firma è quella di Stefano Rollo e Niccolò Caramiello, già genitori dell’indovinatissimo Norah was Drunk in Lambrate, cui si affianca l’imprenditore Simone Filoni.

A tutto agave

Come per l’insegna sorella, che agli antipodi geografici della città si concentra sull’assenzio (ma non solo), Cactus Joe guarderà in larghissima parte a un prodotto specifico, uno dei più caldi degli ultimi anni: l’agave, in tutte le sue forme e con tutti i suoi versatili impieghi. I classici della miscelazione messicana vengono proposti con leggerissimi veli di rivisitazione (il Joe’s Margarita è in realtà un Tommy’s ibrido, con un taglio di mezcal, mentre il Fresh Paloma è proposto alla vecchia maniera, con succo di pompelmo e non soda aromatizzata), e al tempo stesso i cocktail immortali sono contaminati da tequila e cugini stretti.

«Manteniamo la nostra filosofia» racconta Caramiello, il cui curriculum vede ruoli da protagonista al bancone di insegne storiche di Milano, come Lacerba e Rita. «Portiamo avanti un lavoro di selezione e studio su un prodotto in particolare, cercando di proporre anche chicche meno note. Ma rimaniamo un cocktail bar, per cui qualsiasi drink classico e disponibile, non necessariamente a base agave».

Oltre 100 etichette in degustazione

La splendida bottigliera, che percorre la quasi interezza delle pareti, contempla infatti anche i prodotti d’agave meno conosciuti, che stanno iniziando a farsi largo tra le preferenze degli amatori internazionali. Raicilla (simile al mezcal con denominazione d’origine dalla regione di Jalisco), Bacanora (proveniente da Agave Pacifica della famiglia Angustifolia) e Sotol (che origina da tutt’altro prodotto, la spugna del deserto) sono tutti disponibili sia in miscelazione sia in una sontuosa carta alla mescita, raggiungibile tramite QR Code. In tutto sono circa un centinaio le etichette proposte, una sola delle quali non messicana (un sotol texano).

La cocktail list

Protagonista assoluta è ovviamente la lista cocktail, affidata all’esperto bar manager Samuele Lissoni (ex Kanpai e Canaglia, sempre a Milano) sotto la supervisione di Caramiello. Oltre ai cinque classici ripensati alla maniera di Cactus Joe, sono presenti quattordici ricette divise in cinque macrocategorie sensoriali: amaro, sour, dolce, spicy e umami. Ridotto e strategico il comparto food, interamente legato al prodotto tacos: alternative con carne, pesce o vegetariane raccolte in tortillas di qualità (il locale ha impostazione da tavola fredda). Bienvenidos.

Antonio Sabia del Black Pepper di Potenza è il nuovo Artista del Panino

Antonio Sabia, il nuovo Artista del Panino

Un panino a base di pancia di Maiale cotta a bassa temperatura per 10 ore a 80 °C domina la finale e porta Antonio Sabia del Black Pepper di Potenza sul podio più alto del concorso organizzato da Vandemoortele in collaborazione con Bargiornal. È lui, quindi, il nuovo Artista del Panino.

Antonio Sabia, il nuovo Artista del Panino

Questo il risultato emerso dalla finalissima tenutasi ieri a Milano (12 marzo) e che ha sancito la vittoria del professionista potentino che, dopo la sfida nella superfinalissima contro Antonio L'Abbate del MaliKafe di Polignano a mare (Bari), si è aggiudicato il titolo convincendo una giuria composta da Felix Lo Basso, dell'omonimo ristorante milanese, una stella Micheli, Andrea Mainardi, il "cuoco atomico" e Roberto Barat, giornalista di Bargiornale.

Otto i finalisti giunti a Milano, dopo una selezione iniziata alla fine del 2023 che ha visto una prima cernita tra oltre 200 ricette arrivate in redazione e una semifinale a Genova tra trenta professionisti che ha decretato gli otto aspiranti Artisti che si sono sfidati a Milano in questo mese di marzo. Altissimo il livello delle ricette che hanno visto l'utilizzo di una grande varietà di ingredienti come bresaola, mortadella, ma anche gamberi, frutta e appunto pancia di maiale e trippa, protagoniste nei panini dei primi due classificati.

E allora vediamo le ricette vincenti.

La ricetta di Antonio Sabia, Artista del Panino 2023: PBD - Pork Belly Dentro

Barretta ai cereali 1 Agritech, pancetta di maiale da 800g squadrata e con cotenna (da porzionare poi al momento della preparazione del panino), 2 foglie di scarola riccia, aceto di lamponi, maionese, sciroppo di sambuco, cipolla rossa marinata, 1 finocchio fresco, uva passa di moscato, 1 bicchierino di mosto di vino cotto, olio extra vergine di oliva, sale.

Fasi e modalità di preparazione

Tagliare a fiammifero la cipolla rossa marinata e il finocchio e aggiungerli alla maionese insaporita dallo sciroppo di sambuco e dall’uva passa di moscato. Adagiare la coleslaw sulla base del panino. Tagliare a bocconcini longitudinali la pancetta di maiale precedentemente cotta in busta a bassa temperatura per 10 ore a 80 °C, poi glassata con mosto di vino cotto e finita in forno per cauterizzare la carne e rendere croccante la cotenna. Posizionare in sequenza 3/4 bocconcini con cotenna rivolta verso la parte esterna del panino. Sormontare la carne con foglie di scarola riccia marinata con olio extra vergine di oliva e aceto di lamponi.

La ricetta di Antonio L'Abbate, 2° classificato: Non c’è trippa per gli altri

180 g trippa di bovino, 300 g cime di rape, 1 spicchio d’aglio, 1 foglia d’alloro, 1 peperoncino, 50 ml acqua di cottura di fagioli, 6 pomodori secchi, 400 ml olio di semi +100 per maionese, 50 g farina di semola, 1/2 limone, sale q. b, olio Evo q.b

Asciugare la trippa precedente cotta. Pulire le rape e cuocerle in acqua bollente dolce. Scolare tenendo l’acqua da parte dove immergeremo per qualche minuto i pomodori secchi. In una padella calda con olio, aglio, alloro e peperoncino spadellare e salare le rape. In un recipiente stretto e alto versare l’acqua faba dei fagioli (ben fredda) qualche goccia di succo di limone, sale e mixare versando l’olio di semi a filo. In un altro contenitore lavare i

Antonio L'Abbate

pomodori secchi con abbondante acqua, strizzare, asciugare e frullare i pomodori con l'olio Evo. Infarinare e friggere la trippa di bovino e  comporre il nostro panino con il seguente ordine: baguelino leggermente tostato, cime di rape saltate, trippa fritta, maionese di fagioli. Spalmare infine il patè di pomodori secchi sotto al coperchio del nostro panino e servire.

Claudio Torresan regional sales director Italy di Gruppo Cimbali

Claudio Torresan, nuovo regional sales director Italy di Gruppo Cimbali
La nuova nomina è stata annunciata nel corso di un evento presso il Museo Teatrale alla Scala di cui il Gruppo e Mumac sono partner dal 2016

All’interno della suggestiva cornice del Museo Teatrale alla Scala, di cui Cimbali e Mumac sono sponsor dal 2016, è stata ufficializzata la nomina del nuovo regional sales director Italy del Gruppo, Claudio Torresan. 

Ha espresso soddisfazione  Enrico Bracesco, direttore generale di Cimbali Group, che lo ha definito «un professionista esperto che ha guidato per cinque anni i nostri uffici di Dubai con risultati sorprendenti. Ha già accolto con entusiasmo le nuove sfide ed è un privilegio per noi averlo in squadra. Abbiamo voluto presentarlo alla Scala, un luogo ricco di storia che sentiamo come una casa, vista la partnership che ci lega a questo teatro ormai da otto anni». 

Dal 2017 Claudio Torresan lavora nel Gruppo di Binasco (MI), dove è stato general manager della sede di Dubai con responsabilità anche dei mercati di Medio Oriente, India e Africa, ottenendo positivi risultati di crescita costante. Laureato all’University of Sussex in Ingegneria meccanica e business, ha maturato la sua esperienza professionale in ambito commerciale, con ruoli di crescente responsabilità sempre in contesti multinazionali. 

Il legame tra le due realtà si esprime anche con la presenza delle nuove macchine LaCimbali M200 nei foyer del Teatro: il parco macchine è stato completamente rinnovato quest’anno con apparecchiature che uniscono eleganza e artigianalità made in Italy a una tecnologia che assicura espressi eccellenti.

I convenuti hanno potuto partecipare a una visita guidata della mostra Fantasmagoria Callas dedicata alla Soprano in occasione del centesimo anno dalla sua nascita: ne emerge il ritratto di un’artista completa, profondamente legata alla storia del Teatro che l’ha vista interprete di 23 titoli d’opera in 28 spettacoli tra il 1950 e il 1961. Il suo esordio fu nel 1950 quale interprete di Aida in sostituzione di Renata Tebaldi e in quell’anno venne presentata al mercato la macchina per caffè a leva LaCimbali Gioiello, in grado di erogare la crema caffè e di estrarre il meglio in quanto a gusto, aroma e corpo. Da parte sua la Callas fu una grande consumatrice di caffè: alcune fotografie dell’epoca, infatti, la immortalano nel back stage del teatro che sorseggia un espresso mentre le sarte sistemano gli ultimi dettagli di un abito. 

Il supporto di Cimbali Group al Teatro e al suo museo è iniziato nel 2016 con la sponsorizzazione della mostra Madama Butterfly, l’Oriente ritrovato. Foujita e Asari per Puccini e prosegue ancora oggi con la creazione interessanti sinergie: dall’evento concerto al Mumac con gli allievi dell’Accademia della Scala del 2017, alle dirette della Prima Diffusa del 7 dicembre nelle edizioni 2017-2023, fino alla condivisione di molti altri momenti di spettacolo e cultura, dentro e fuori dal Teatro. 

Xiaomi Café, il temporary che unisce caffetteria, food e tecnologia

Xiaomi Café
Aperto a Milano, a due passi dal Duomo, il temporary bistrot di Xiaomi. Uno spazio di incontro e socialità che unisce innovazione e ristorazione

Food, caffetteria e tecnologia: è all’insegna di questo trinomio che a Milano ha aperto i battenti Xiaomi Café, il temporary bistrot dell’azienda cinese Xiaomi, tra le principali realtà attive nell'elettronica di consumo.

Lo spazio in stile “pop” sorge in via Verziere 3, a pochi passi dal Duomo, si sviluppa su due piani e rappresenta una ulteriore evoluzione del format Casa Xiaomi, nato nel 2021 in piena pandemia, con l’idea di creare uno spazio dedicato all’integrazione di tutto l’ecosistema Xiaomi e raccontare i vantaggi della tecnologia Xiaomi Smart Life, e proseguito con Casa Lago Edition del 2022 e Casa Xiaomi del 2023.

Una proposta completa dalla colazione all’aperitivo

Aperto dal lunedì al venerdì, dalle ore 8 alle 19, il locale è stato concepito come uno spazio premium dove fare la colazione o il pranzo, ma anche smartworking o bere un drink e, insieme, scoprire tutti i prodotti del marchio nella Casa Xiaomi al piano interrato.

Propone un menu completo per l’intera giornata, reso possibile da partner d’eccezione che arricchiscono e completano il concept: dalla coffee experience di Rhea, tra i principali produttori di macchine da caffè automatiche personalizzate, alla qualità della materia prima garantita da Lavazza, con la miscela La Reserva de ¡Tierra! Cuba e panificatore Adriano Del Mastro, per la fornitura di brioches e pane.

Una particolarità dell’offerta è rappresentata dai menu Dots: ogni pasto, dalla colazione all'aperitivo, avrà la forma sferica di un punto, che racchiude il concetto di integrazione “senza fine” tra persone e innovazione, che è poi l’idea di fondo che anima il locale.

Quattro i menu food che si possono degustare allo Xiaomi Café, ognuno dei quali prevede più proposte per accontentare tutti i gust. Meddi, all’insegna dei sapori mediterranei, dove per esempio troviamio la tartare di manzo con capperi, acciuga, olive taggiasche, il tutto condito con sale maldom e olio evo alla senape. Tasty, dedicato ai più golosi, con tre diverse proposte di polpette, come le Polpette di pollo su letto di insalata iceberg, scaglie di grama stagionato e salsa caesar. Veggi, una proposta di piatti vegani come le Polpette di soia su letto di babaganoush o hummus ed erba cipollina. Fusion, con piatti dai sapori esotici, come i burrito o i pokè.

Per quanto riguarda la parte beverage, l’offerta comprende una selezione di referenze Birra Moretti (Ipa, La Bianca, Zero) e soft drink, mentre per l’aperitivo la carta comprende Aperol Sptitz, Sevilla Tonic, Martini Fiero e analcolici.

Spazio alla tecnologia

Un’altra particolarità dello Xiaomi Café è l’originale punto vendita ospitato nell’angolo caffetteria: un distributore automatico di Rhea, dove però bibite e snack sono sostituiti da una selezione di prodotti Xiaomi che si possono acquistare in modo semplice e veloce. Nel piano interrato, invece, c’è lo spazio dedicato all’incontro, dove si possono organizzare eventi, gustare un aperitivo o fare smartworking, circondati dai prodotti dell’azienda integrati in un arredamento reale e nello storytelling del brand che percorre le pareti.

Per stimolare i consumi sono state previste una srie di promozioni: per ogni consumazione con una spesa fino ai 15 euro, il cliente riceverà un coupon del valore di 5 euro, mentre se la spesa supera tale importo, il valore del coupon sarà di 15 euro, ma sarà utilizzabile solo per acquisti su mi.com.

Infine, nei prossimi mesi il locale si animerà di una serie di appuntamenti che avranno come tema il ruolo della tecnologia come motore della vita quotidiana. Il calendario è in via di definizione e tutte le informazioni su appuntamenti e orari si potranno trovare su https://event.mi.com/it/xiaomicafe

 

Pallini festeggia: +17% di fatturato e la leadership globale nel mercato del limoncello

Micaela Pallini presidente e Ceo Pallini, presidente Federvini
Limoncello e Amaro Formidabile trainano le vendite di Pallini, che registra un +17% di fatturato nel 2023 e guarda soprattutto al mercato estero

Il 2023 per Pallini, la storica distilleria romana è stato un anno da incorniciare. Lo dicono i dati annuali, che hanno registrato un +17% di fatturato rispetto all'anno precedente, sfondando quota 20 milioni (da 18 milioni di fatturato del 2022 a 21,5 del 2023). A trainare il successo della storica azienda romana, unica distilleria ancora attiva nella capitale dai primi del Novecento, certamente il Limoncello Pallini, prodotto di spicco nell’ampio portfolio di Pallini, che è diventato il limoncello premium più venduto al mondo.

Nei piani del 2024, un'ulteriore crescita, in cui Limoncello Pallini sarà sempre al centro dell'attenzione, grazie a un restyling dell'etichetta, e con un'aumentata attenzione sul mercato internazionale e in particolare su Usa, Germania e Regno Unito, oltre al segmento Duty Free e Travel Retail. Ed è proprio il segmento dei duty free ad aver dato molte soddisfazioni nell'anno appena trascorso, ammette Micaela Pallini, amministratore delegato di Pallini e presidente di Federvini: «Il segmento Duty Free, dove Limoncello Pallini è leader globale, è aumentato del 30%, e siamo cresciuti anche sui mercati inglese, canadese e di alcuni paesi nordici europei come la Danimarca. Notevole anche il fermento registrato in altri mercati, come in Spagna, Portogallo e Paesi Baltici, per le iniziative focalizzate sulla strategia del Limoncello Spritz, che ha visto l’aggiunta del prodotto pronto sia in lattina che alla spina».

Focus anche su Amaro Formidabile, l’amaro di punta della società, acquisito nel 2022, prodotto e imbottigliato negli stabilimenti storici dell’azienda, che lo scorso anno ha varcato i confini nazionali, iniziando la sua corsa verso il mercato estero e registrando già un aumento delle vendite del 20%. L’obiettivo per il 2024 per questa etichetta è il lancio di Amaro Formidabile sul mercato USA e su quello tedesco.

Barry Callebaut renderà la Chocolate Academy Milano paper free

La multinazionale specializzata nella produzione di cacao e cioccolato ha annunciato un programma di digitalizzazione che si concluderà nel 2025 e partirà con la scuola di formazione milanese

Barry Callebaut ha annunciato la sua ultima rivoluzione. Per confermare l'impegno nella lotta allo spreco, in favore di politiche orientate alla sostenibilità ambientale, la multinazionale si prepara ad abbandonare la carta in favore di una digitalizzazione totale. Lo ha annunciato Lorenzo Pepe, Marketing Manager di Barry Callebaut Italia. Entro il 2025 Barry Callebaut diventerà completamente paper free. L'esperimento pilota partirà dalla Chocolate Academy Milano.

Cosa cambierà alla Chocolate Academy Milano

Chocolate Academy Milano sarà la prima a sperimentare la transizione verso la completa digitalizzazione. La scuola di formazione di via Morimondo 23 sperimenterà la dimensione paper free con la creazione di ricettari completamente online. Il 2025 sarà l’anno in cui i maestri italiani del cioccolato lavoreranno con strumenti digitali per condividere le loro ricette nel mondo solo con un click. I contenuti saranno a disposizione di tutti i professionisti che ogni anno frequentano i corsi dedicati alla pasticceria e alla gelateria artigianale.

Il progetto Cocoa Horizon

Da sempre precursori nel cambiamento e fautori di politiche di sostegno alle popolazioni della Cocoa Belt attraverso il programma Cocoa Horizon, i manager dell’azienda franco-belga hanno costruito un programma che porterà la filiale italiana ad una trasformazione radicale nel segno del rispetto ambientale e del risparmio energetico. Cocoa Horizon è una fondazione nata grazie all’impegno di Barry Callebaut nel 2015. Obiettivo: migliorare le condizioni di vita dei contadini delle aree legate alla produzione di cacao. Le attività spaziano dalla riduzione del lavoro minorile alla lotta alla deforestazione. Uno degli asset è sicuramente il rispetto ambientale e la lotta allo spreco anche nella raccolta del frutto, di cui oggi viene utilizzato il 100%, consentendo ai contadini di migliorare la loro redditività nella produzione agricola. Ad oggi Cocoa Horizons ha investito 7 milioni di euro per sostenere la comunità di coltivatori di cacao. Inoltre, ha coinvolto 1400 professionisti e formatori che interagiscono con 304.000 coltivatori. Quello di Barry Callebaut è l'esempio di come le imprese possono contribuire a migliorare l’economia nel rispetto dell’essere umano e dell’ambiente. In linea con il programma di deforestazione e la riduzione delle emissioni di CO2, è partito anche in Italia il progetto di digitalizzazione che coinvolgerà il mondo della pasticceria e gelateria nazionale.

Barry Callebaut e l'impegno per l'ambiente

La transizione dalla carta alla digitalizzazione porta con sé una serie di vantaggi significativi. Se applicati, possono contribuire in modo sostanziale alla sostenibilità ambientale e sociale. Così anche il mondo del cioccolato può contribuire a migliorare lo stato di salute del pianeta. In primis, c’è la riduzione dell'utilizzo di risorse naturali come legno, acqua e energia necessarie alla produzione di carta. Passare alla digitalizzazione riduce la domanda di queste risorse, contribuendo a preservare gli ecosistemi forestali e a mitigare il consumo di acqua, nonché l'emissione di gas serra associati alla produzione di carta. Inoltre, la produzione di carta è associata a processi chimici che possono inquinare aria, acqua e suolo. Una drastica riduzione del consumo di questo materiale porta ad una diminuzione dell'inquinamento correlato, migliorando la qualità dell'aria e dell'acqua. Inoltre, va a ridursi anche il rischio di contaminazione ambientale. La produzione, la stampa, il trasporto e lo smaltimento della carta richiedono un consumo di energia importante. Invece le soluzioni paper free permettono di ridurre al minimo il bisogno di stampare documenti. Inoltre, la gestione e la conservazione digitale dei documenti consentono un accesso più efficiente e una condivisione più rapida delle informazioni, riducendo la necessità di stampare copie multiple degli stessi documenti.

I vantaggi dell'essere digitali

I sistemi digitali consentono di accedere ai dati in tempo reale, facilitando la pianificazione e l'ottimizzazione delle attività delle aziende. I rappresentanti di vendita, ad esempio, possono visualizzare le informazioni sui clienti, sugli ordini e sulle prestazioni dei prodotti mentre sono sul campo, consentendo loro di prendere decisioni più informate e reagire più prontamente alle esigenze dei clienti. Le filiali di Barry Callebaut possono raccogliere e analizzare una vasta quantità di dati e comprendere meglio le esigenze e le preferenze individuali. Questo permette di offrire un'esperienza più personalizzata, sia attraverso offerte mirate che attraverso un servizio clienti più attento e tempestivo. «La transizione verso un ambiente di lavoro digitalizzato è il segno tangibile dell'impegno della nostra organizzazione per la sostenibilità ambientale - ha spietato Lorenzo Pepe - In questo modo innalzeremo il livello di evoluzione e efficienza anche nelle relazioni con i nostri clienti. Il nostro team, abituato a strumenti cartacei, riceverà gli strumenti idonei e la formazione necessaria per diventare protagonisti di questo cambiamento».

Grappa e spirit: più tutela con il riconoscimento dei consorzi e delle indicazioni geografiche

grappa e spirit Bicchiere
Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto che istituisce la tutela di indicazione geografica delle bevande spiritose. Una svolta che offre nuove possibilità di sviluppo per le eccellenze italiane. Soddisfatti Assodistil e Consorzio Nazionale di Tutela della Grappa che hanno lavorato insieme per rrivare alla nuova legge

Svolta storica per il mondo della grappa e degli spirit italiani. Svolta arrivata con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale (n. 56 dello scorso 7 marzo) del decreto del ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (decreto n. 233 del 9 agosto 2023) che adotta le disposizioni su costituzione e riconoscimento dei consorzi di tutela per le indicazioni geografiche delle bevande spiritose. In pratica anche grappa e sprit possono ora contare sulla tutela di consorzi, così come già avviene per altre specialità italiane, per esempio, restando al mondo beverage, il vino.

La fondamentale tappa per la tutela, protezione e valorizzazione di questi prodotti, salutata con grande soddisfazione da AssoDistil e dal Consorzio Nazionale di Tutela della Grappa, impegnati insieme al compimento della normativa sui Consorzi di tutela delle bevande spiritose a Ig (indicazione geografica).

La soddisfazione di AssoDistil

«I consorzi di tutela si stanno dimostrando un importantissimo veicolo per il successo delle produzioni agroalimentari e vitivinicole di qualità in un sistema come il nostro le cui caratteristiche organizzative, dimensionali e finanziarie non consentono di affrontare i mercati esteri – ha commentato in una nota Cesare Mazzetti, presidente del Comitato nazionale acquaviti e liquori di AssoDistil -. Le bevande spiritose a Indicazione geografica soffrivano da tempo della mancanza di una procedura per il riconoscimento dei propri consorzi di tutela, come già previsto per i vini e le specialità alimentari, e finalmente con la pubblicazione del decreto oggi essa è disponibile».

Il decreto va dunque a colmare un vuoto normativo, ponendo il trattamento dei diversi consorzi di tutela su un piano omogeneo, in linea con la nuova Riforma europea delle Indicazioni geografiche, che accomuna i prodotti vitivinicoli, gli alimentari e le bevande alcoliche.

Una freccia in più per la grappa

Un passaggio molto importante per la grappa, distillato simbolo del made in Italy, in quanto esclusivamente italiano, e sostenibile per eccellenza, perchè ottenuto dalla distillazione delle vinacce, che sono il principale sottoprodotto della produzione del vino, che altrimenti verrebbe sprecate e disperse, che ora ha una freccia in più nel suo arco per puntare a nuovi mercati e consolidare la sua posizione nel panorama spirit.  

«Le bevande spiritose Ig come la grappa vantano centinaia di anni di storia, tramandati di generazione in generazione, e costituiscono l’emblema del patrimonio agroalimentare tricolore – ha sottolineato nello stesso comunicato Sebastiano Caffo, presidente del Consorzio Nazionale di Tutela della grappa -. La cultura del bere bene e moderatamente, tipica dei nostri distillati a indicazione geografica, che rientrano, non a caso, nelle acquaviti “da meditazione” -, trova finalmente il veicolo ideale per farsi conoscere anche in mercati finora inesplorati e per consolidare la loro posizione sia in Italia che nel panorama mondiale degli spirit. Una cultura che potrà ora raccontarsi attraverso un'unica voce, quella dei consorzi di tutela, che raccoglieranno lo spirito della grande tradizione delle distillerie italiane».

 

Il crowfounding di Cafezal per aprire nuovi locali

Cafezal
Cafezal
Il concept di torrefazione e caffetteria moderna fondato da Carlos Bitencourt ha superato in 24 ore l’obiettivo minimo di 400mila euro e procede verso il target massimo di 1,2 milioni

Proseguirà ancora 17 giorni l’equity crowfounding che il concept di caffetterie specialty Cafezal ha avviato lo scorso 28 febbraio, riscuotendo subito un grande successo: a soli cinque giorni dal lancio dell’operazione era già stato raggiunto più della metà (650mila euro) del target massimo fissato a 1,2 milioni di euro. Mentre scriviamo il totale raccolto supera i 743mila euro. Si può seguire l’evolversi dell’operazione al sito creato dalla piattaforma Mamacrowd, da dove è anche possibile investire nell’operazione.

Dall’apertura nel 2018 del primo locale in via Solferino, Carlos Bitencourt, fondatore e Ceo della formula Cafezal, che ha sempre unito caffetteria specialty e tostatura del caffè verde, si è detto fiducioso riguardo il positivo andamento di questo format per una città come Milano e più in generale nel nostro Paese, ma non solo.

« Il nostro è un business di nicchia che prima praticamente non esisteva nel settore food retail - dichiara Bitencourt -. Io appartengo al mondo della caffetteria specialty, ma sono sempre stato affascinato da design, stile e soprattutto estetica dei locali italiani. A mio avviso la caffetteria specialty, unita a questi aspetti, ha una forza internazionale di crescita, uscendo dalla nicchia e diventando un modello di avanguardia». Nella primavera del 2022 ha aperto il nuovo Coffee Hub di viale Premuda, uno spazio polivalente di 450 quadri che unisce caffetteria, ristorazione, un impianto di tostatura che permette di rifornire numerosi locali in Italia e all’estero, nonché uno spazio di  co-working e un Members Club dedicato agli appassionati di caffè. Nel maggio 2023 ha avviato il terzo locale in corso Magenta, dove la caffetteria moderna si sposa al meglio con l’estetica di un antico caffè milanese. 

Queste aperture e l’espansione nel settore horeca indicano la validità di un modello di business misurabile anche con una value proposition cresciuta esponenzialmente dai 2 milioni di euro del dicembre 2021, ai 4,7 del febbraio 2023 fino ai 6,75 attuali. Negli ultimi quattro anni Cafezal ha segnato un tasso di crescita annuale composto (Cagr) dell’80% e nel 2023 ha fatturato circa un milione di euro, contro i 550.000 euro del 2022. La struttura, che oggi conta 23 collaboratori, rappresenta il più grande business di Specialty Coffee in Lombardia e nel 2023 ha venduto 18 tonnellate di caffè tostato. 

L’ambizione ora è fare uscire Cafezal dal capoluogo lombardo per renderla un’azienda di riferimento a livello nazionale e internazionale, in particolare nel mondo latino (Europa del Sud e America meridionale). Le nuove risorse saranno destinate allo sviluppo di un piano di espansione in alcune delle principali regioni del Centro Nord Italia con nuovi locali, e l’avvio della scalata all’estero, a cominciare da Lisbona, dove l’apertura è già programmata. 

Il taglio minimo della sottoscrizione per l’equity crowdfunding di Cafezal è fissato in 250 euro, un importo alla portata anche dei semplici appassionati del caffè di qualità: per loro e per gli investitori professionisti c’è l’opportunità di diventare soci di una realtà solida, creata a Milano con un’anima internazionale e in rapida espansione.

Iginio Massari porta a Tokyo l’arte del panettone

Grande successo per la masterclass con Molino Dallagiovanna, che inaugura così il progetto di promozione del grande lievitato e la valorizzazione dell'eccellenza italiana nel mondo

Iginio Massari è stato il protagonista di una lezione molto speciale: quella che ha presentato il panettone ai professionisti della pasticceria in Giappone. La masterclass organizzata da Molino Dallagiovanna si è tenuta lo scorso 29 febbraio, avviando un progetto molto importante per il brand. Infatti, l'azienda, che ha da poco festeggiato i 190 anni di attività, mira a promuovere la cultura del panettone nel mondo, valorizzando l'eccellenza italiana nel cuore del Paese del Sol Levante.

A lezione da Iginio Massari

L’appuntamento di Tokyo è stato realizzato in collaborazione con Agrimontana e con Roots, l’importatore di farine Molino Dallagiovanna in Giappone. I pasticceri e i panificatori giapponesi hanno avuto l’opportunità di apprendere direttamente dalle mani esperte del maestro Massari tecniche e segreti dietro la realizzazione di tre diverse varianti di Panettone: tradizionale, al cioccolato e al pistacchio.

Una nuova partenza per il Massari R-evolution

Quella giapponese è stata la prima tappa 2024 di Meet Massari R-evolution, il tour promosso da Molino Dallagiovanna con il grande maestro della pasticceria italiana, giunto alla sua sesta edizione. Dopo questa prima tappa, il tour prosegue con un secondo appuntamento a Milano il 10 marzo in occasione di Identità Golose per concludersi il 23 settembre in Francia a Parigi. «Il Giappone ama la cultura, la tradizione e la qualità - ha dichiarato il Maestro Iginio Massari - Per questo motivo sono sicuro che il nostro panettone con le materie prime di Molino Dallagiovanna e di Agrimontana trionferà. Le pasticcerie e le fornerie giapponesi sono pronte, il mercato è pronto, e i tanti professionisti che partecipano a questa masterclass oggi ne sono una dimostrazione». «Con oggi inauguriamo il nostro progetto di promozione della cultura del panettone di qualità nel mondo - ha dichiarato Sabrina Dallagiovanna, Responsabile commerciale e marketing di Molino Dallagiovanna - Siamo molto orgogliosi di intraprendere questo percorso di valorizzazione dell’eccellenza italiana nel mondo con il Maestro Iginio Massari, con Agrimontana e con Roots, nostro importatore in Giappone».

Casoni 1814 completa il tris con Il Vermouth Ricetta Tradizionale

Tris della linea aperitivi Casoni 1814
In occasione dei 210 Anni di storia aziendale, Il Vermouth Casoni 1814 Ricetta Tradizionale è stato affiancato a Il Bitter Casoni 1814 Ricetta Classica e a L'Aperitivo Casoni 1814 Ricetta Originale.

Un palcoscenico davvero speciale come il salone Beer & Food Attraction di Rimini Fiera ha ospitato il lancio di Il Vermouth Casoni 1814 Ricetta Tradizionale che, dopo L'Aperitivo Ricetta Originale e Il Bitter Ricetta Classica, va a completare la linea di aperitivi Casoni 1814.

Un ottimo modo per celebrare i 210 anni di storia (1814-2024) dell'azienda Casoni Fabbricazione Liquori di Finale Emilia (Modena).

Grazie alla eccezionale esperienza liquoristica delll'azienda emiliana, Il Vermouth Casoni 1814 Ricetta Tradizionale nasce dalla miscelazione di vino bianco Trebbiano 100% locale con infusioni di piante medicamentose e corroboranti come la pregiata Artemisia, pianta medicamentosa dalle proprietà toniche e corroboranti, cara (per la leggenda) ad Artemide (dea greca protettrice della caccia e delle foreste), oltre a note agrumate e di caramello.

«Ideale freddo o con ghiaccio come bevanda da conversazione - precisa Paolo Molinari, amministratore delegato di Casoni - Il Vermouth Casoni 1814 Ricetta Tradizionale si coniuga bene anche in cocktail storici come Americano e Negroni o in quelli più moderni. Nella vasta gamma di alcolici Casoni si possono scegliere infatti "compagni di shaker" come il recente Gin Tabar e la sua variante innovativa Gin Tabar alla Ciliegia di Vignola Igp».

Paolo Molinari ad Casoni 1814 Liquori

«Anche quest’anno abbiamo partecipato con entusiasmo a Beer & Food Attraction - ha dichiarato Manuel Greco, Trade Marketing Manager Casoni - un'occasione che ci ha permesso di debuttare con il primo evento celebrativo dei 210 anni di storia della nostra azienda presentando l’ultima referenza Il Vermouth Casoni 1814, un vermouth dal sapore vellutato e avvolgente, con toni agrumati, che amplia la proposta dedicata al rituale dell’aperitivo, sempre più in voga negli ultimi anni, e segnalato in costante crescita. Un prodotto unico nel proprio genere - continua Greco - con tutte le carte in regola per ottenere riscontri positivi, grazie al suo gusto tradizionale ma al tempo stesso al passo coi tempi».

Manuel Greco Trade Marketing Manager Casoni 1814 Liquori

Alla presentazione di Il Vermouth Casoni 1814 Ricetta Tradizionale nel padigllone Mixology Circus del salone Beer & Foods Attraction erano presenti anche Martina Cicognani e Lucia Palazzini (Trade Marketing) e la vulcanica barlady Samantha Migani.

Americano 1814

Ingredienti
4 cl Il Bitter Casoni 1814
4 cl Il Vermouth Casoni 1814
top di soda
Preparazione
Versare in un tumbler basso su cubetti ghiaccio Bitter e Vermouth Casoni 1814, mescolare con un bar spoon, aggiungere un top di soda, guarnire con. una scorza di limone e una fetta d’arancia.

Cocktail Americano 1814

Hendrick’s Grand Cabaret: la nuova release del Cabinet of Curiosities

Un’edizione limitata che si rifà alla Parigi di inizio Novecento. L’intervista esclusiva con la master distiller Lesley Gracie e il global brand ambassador Ally Martin

Hendrick’s ritorna al futuro. È infatti ufficiale il lancio della nuova release Grand Cabaret, in edizione limitata, che si ispira alle bevande della Parigi di inizio Ventesimo Secolo. Rimane la struttura rinfrescante ormai marchio di fabbrica del gin che ha segnato un’epoca, cui vanno ad aggiungersi “note indulgenti, ricche, decadent” come le descrive Lesley Gracie, master distiller di Hendrick’s, raggiunta in esclusiva da Bargiornale insieme al global brand ambassador Ally Martin.

Ispirato ai sapori della Parigi di inizio Novecento

Grand Cabaret è il frutto delle profonde ricerche di Gracie, la cui attenzione era stata attratta dalla lettura di vecchie ricette impiegate durante le leggendarie feste della Parigi di inizio Novecento: particolarmente in voga era un’acquavite a base di stone fruit (la drupa italiana) servita con una goccia di gin e aromatizzata alla rosa. Su questo si basa la formula di Grand Cabaret, che combina quindi stone fruit (per la prima volta in assoluto Gracie utilizza l’ingrediente) con altre erbe aromatiche. Si tratta della principale novità del mitico Cabinet of Curiosities di Hendrick’s, e raggiungerà cinquanta mercati nel mondo.

Una combinazione magica

Secondo Martin, «È affascinante scavare nella storia del cocktail e scoprire quali sapori andavano per la maggiore nella Parigi di fine Ottocento. Pare che questa combinazione di stone fruit, rosa e gin fosse quasi magica, e forse nessuno al mondo potrebbe ricrearle se non un’alchimista e poetessa come Lesley Gracie».

Nell’intervista esclusiva di Bargiornale, Gracie e Martin rispondono ad alcune domande a tutto tondo, dalle caratteristiche di Hendrick’s Grand Cabaret fino alle prospettive future del brand, passando per i passi fondamentali di un’azienda pionieristica e del suo approccio all’ondata di gin artigianale di questi anni.

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