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Barawards Premio Innovazione dell’anno 2024: scopri i candidati e vota!

Oltre 50 i prodotti/servizi candidati che hanno passato la selezione del comitato tecnico. Otto i premi da assegnare: Arredi, attrezzature e strumenti di servizio - Bevande - Mondo caffè - Food dolce - Food salato - Rtd alcolici - Alcolici - Superalcolici, oltre alla menzione speciale Green. Votazioni on line aperte fino al 30 novembre. Si possono esprimere fino a tre preferenze per categoria

Sono oltre 50 le candidature validate dal nostro comitato tecnico per l’edizione 2024 di Barawards Premio Innovazione dell’anno, a testimonianza di una propensione all'innovazione che non cessa la sua spinta propulsiva.

Sono state divise in otto categorie, cui si aggiungerà la menzione speciale "Green" per il prodotto meglio in grado di esprimere il concetto di sostenibilità:

  • Arredi, attrezzature e strumenti di servizio
  • Bevande
  • Mondo caffè
  • Food dolce
  • Food salato
  • Rtd alcolici
  • Alcolici
  • Superalcolici

Scopri l'elenco dei candidati ed esprimi le tue preferenze.

Per ingrandire la foto dei prodotti/servizi candidati, clicca sull'immagine.

Per convalidare il tuo voto, clicca sul pulsante INVIA I TUOI VOTI che trovi in fondo alla pagina.

Le votazioni chiudono il 30 novembre 2024.

Ricordiamo che il meccanismo di valutazione prevede, oltre al voto on line, il voto dei panelist, un gruppo di esperti di industria, distribuzione e consulenza selezionato dalle redazioni di Bargiornale, Dolcegiornale, Hotel Domani e Ristoranti.

Il voto dei panelist contribuirà per l'80% alla formazione del giudizio complessivo, mentre il voto on line peserà il 20%.

La proclamazione dei vincitori avverrà nel corso della Giornata dell'Innovazione in programma a Milano lunedì 10 febbraio 2025.

Vota al massimo 3 prodotti per categoria, le votazioni chiudono il 30 novembre 2024

Le votazioni sono terminate.

Continua a seguirci su bargiornale.it per scoprire tutti i vincitori.

Quando insieme al vino servi un buon vinile

Un bar di qualità non è solo un rifugio per chi vuole perdersi in un bicchiere o assaporare un boccone. È uno spazio che parla di accoglienza e relazione, capace di offrire un’esperienza sensoriale completa. È un alveare che ronzando sussurra di accoglienza, relazioni e altre faccende umane, un luogo dove i sensi si allungano come gatti al sole. Ecco il primo colpo alle tempie: il suono. Bassi che vibrano come un tuono sottomarino, musica che afferra la serata e non la lascia andare, come un tango tra due amanti appassionati. Non è solo rumore, capite? È l’arte di vestire di note un’esperienza.

Ma l’atmosfera non si ferma ai decibel: ogni angolo è una storia, dall’illuminazione che accarezza l’ombra come farebbe un amante cauto, alla disposizione degli arredi, messi lì come vecchi compagni di bevuta, ad aspettare chiunque voglia sentirsi a casa anche solo per un sorso. E poi c’è quel non so che, il comfort, che è come il buon vino: si sente dal primo istante, sia che si tratti di un cocktail bar alla moda o di un ristorante con l’aristocrazia dei tovaglioli inamidati. Ma ciò che cambia tutto è la relazione. Il cameriere non è un semplice soldato della ristorazione, ma un maestro zen del servizio, un sussurratore di umanità che sa come dosare accoglienza e comunicazione, come una goccia di vermouth in un Dry Martini perfetto.

Ogni critica è un’occasione per crescere, per migliorare e per dimostrare un atteggiamento professionale. Se ci si chiude in una difesa sterile, si perde l’opportunità di fare meglio e di dimostrarsi all’altezza delle aspettative. L’importanza di essere disposti all’ascolto e all’adattamento è fondamentale, altrimenti, qui, che ci stiamo a fare?


In questo numero parliamo dei locali che fanno “cocooning”, che avvolgono come bozzoli gli avventori, invitandoli a lasciarsi andare, a mescolare brindisi e segreti, a respirare l’aria di una comunità
. Luoghi che bilanciano caos e calma, sostenuti da impianti hi-fi che non sono solo sottofondo, ma veri tamburi di battaglia. E poi ci sono quei locali che sono bar e ristoranti, un ibrido brillante che accoglie il meglio dei due mondi, servendo esperienze come piatti pregiati. È questo il futuro: locali dove il cibo e il drink si incontrano per un’esperienza all inclusive. Il Moebius di Milano, con il suo spirito da pioniere, ne è un esempio che merita un brindisi. Nato dall’intuizione di Lorenzo Querci e sublimato dallo chef Enrico Croatti, questo posto si è guadagnato una stella Michelin e il 38° posto tra i migliori bar del mondo nel giro di una settimana, a dimostrare che la qualità è una belva affamata, che non si accontenta di una sola portata. Il bar italiano è maturato, si è scolpito un’identità che unisce design, ospitalità, food & beverage e un pizzico di orgoglio nazionale. E noi di Bargiornale, dal 1979, siamo qui a raccontarlo, come il vecchio Jannacci che cantava: “Perché ci vuole orecchio. Bisogna averlo tutto, anzi parec
chio”.

Le 8 regole per un’ospitalità da veri pro

Bartender Pouring a Cocktail

«Abbiamo speso anni a formare i barman perché diventassero mixologist. Ora dobbiamo tornare a spiegare ai mixologist come essere efficaci come barman». Angus Winchester, Head of Education di Bar Convent Berlino, dimostra di avere il dono della sintesi mentre presenta uno dei seminari più seguiti durante l’ultima edizione delle fiera berlinese della bar industry.

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Keith Motsi, Head Bartender and Beverage Operations, Virtù, Four Seasons Hotel Tokyo at Otemachi (courtesy BCB)

Keith Motsi, vincitore dell’Hospitality Award 2024 e “firma” dell’ospitalità di alta gamma del Virtù di Tokyo, ha presentato – in coppia con la formatrice e nota cocktail creator Franky Marshall – preziosi consigli per gli  addetti ai lavori a proposito della nuova e caldissima frontiera della professione.

E no, non si tratta di sofisticate tecniche di miscelazione, bensì di approccio al cliente, di capacità di  lettura dei suoi bisogni e, in una felice formulazione, di “lettura della sala”, delle  sue dinamiche e delle possibili criticità e  opportunità che vi si creano.

Ideare esperienze memorabili

«L’arte della profonda comprensione  di ciò che ci circonda viene spesso trascurata», hanno spiegato i due speaker. «La nostra attenzione sembra essersi spostata lontano da quella che dovrebbe essere la vera essenza dell’ospitalità: soddisfare le emozioni umane più  intense e mostrare una comprensione  più profonda dei nostri ospiti». Un tema di grandissima attualità, un ferro su cui Bargiornale batte da tempo.

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Franky Marshall, bartender, cocktail creator, speaker (courtesy BCB)

Da qui la nostra idea di costruire una check list pratica e utile, per fare una veloce autovalutazione dello stato dell’arte del proprio stile di ospitalità. Per vedere, insomma, se tutto funziona come dovrebbe. A partire dalle basi, come la cura del linguaggio del corpo e dei primi, fondamentali, attimi di contatto con il cliente. Per arrivare alla gestione vera e propria  delle dinamiche della sala: tenere gli occhi sul clima generale, imparare a valutare le aspettative e i desideri dell’ospite studiando il suo linguaggio del corpo. Infine, le dritte da veri pro: l’aggancio di una conversazione con un complimento di poche parole, l’uscita elegante e discreta dalla medesima conversazione – magari diventata troppo lunga o ingestibile – con pari disinvoltura. Spuntate e poi… sperimentate!

1. Cura il linguaggio del corpo

Guardare negli occhi, sorridere e accogliere letteralmente a braccia aperte fa la differenza. Ti avvicini con sguardo truce e braccia incrociate? Stai mandando un segnale di chiusura netto.

2. I primi 5 secondi cambiano tutto

Il saluto e l’accoglienza dell’ospite, al tavolo o al bancone, sono cruciali per la definizione della relazione. Dalla prima mossa dipende quasi tutto il successo del rapporto con quel cliente.

3. Leggi la sala

Occhi puntati sulla sala, sulle dinamiche dei vari gruppi di clienti presenti nel locale, sulle “good vibes” che si stanno scatenando o che, al contrario, non stanno nascendo.

4. Chiediti che cosa sente il cliente

Il linguaggio del corpo del cliente ti parla. Racconta se gli servono solitudine e silenzio, oppure se vuole che qualcuno lo “tiri fuori” e lo faccia parlare. Attenzione a dove punta lo sguardo mentre aspetta, a se sta curvo oppure dritto al banco, se si guarda attorno con interesse o con circospezione.

5. Fai un complimento

Qualche domanda ben posta aiuta a capire quale argomento può fare da gancio per creare una connessione, ma a volte basta un piccolo complimento per dare il via a un dialogo costruttivo: “Stai benissimo con quel gioiello”. E il gioco è fatto.

6. Cogli il momento per uscire

Una chiacchierata troppo lunga, una confidenza che va troppo oltre… Come si fa ad abbandonare una situazione insostenibile? Si può fingere di avere altro da fare e mollare il cliente con una frase educata. Oppure chiedere aiuto (vedi prossimo step).

7. Non sei solo/a

Nelle situazioni complesse (cliente molesto, conversazione lunga…) o in situazioni che mettono sotto pressione, il resto del team può essere d’aiuto. Bisogna accordarsi prima, per stabilire un codice non verbale da utilizzare in caso di bisogno.

8. Scusati

Capita di sbagliare: scusarsi e rimediare è l’unica cosa da fare. Chi sta in alto a livello gerarchico si premuri di difendere l’operato del suo team di fronte a lamentele pretestuose.

A Firenze tante novità dietro il banco

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Il Bitter Bar a Firenze
Diverse le novità, tra aperture e cambi di direzione, che negli ultimi mesi hanno vivacizzato la scena mixology del capoluogo toscano, tra le principali città italiane per il bere miscelato

Firenze rimane una delle principali città italiane per il bere miscelato, ma da qualche tempo scarseggiava di novità e nuove aperture. Negli ultimi mesi invece, stiamo assistendo a una nuova stagione di aperture o di cambi di direzione, sia nel mondo alberghiero sia in quello dei cocktail bar, ecco le principali novità, rigorosamente in ordine alfabetico.

701 Rooftop Bar 

Firenze 701 Rooftop Bar @Gallery Hotel Art (2)
701 Rooftop Bar (Credit foto: Gallery Hotel Art)

Il Gallery Hotel del gruppo Lungarno raddoppia gli outlet del buon bere, affiancando allo storico Fusion Bar del piano terra un secondo cocktail bar, che prende il posto della suite 701 situata all'ultimo piano. Un intimo salotto che richiama i club inglesi, con due terrazze che si affacciano sui tetti rossi della città gigliata. A capitanare il bar Sacha Mecocci, con una drink list che da un lato rivisita i grandi classici e dall'altro omaggia l'Italia dolceamara, con diverse proposte di shakerati e di cocktail a basso grado a base di vermouth e bitters.

Binomio

Binomio (foto di Veerle Evens)

Nuova apertura di Hotel Indigo con ristorante e bar in zona Santa Maria Novella. Binomio si presenta come un luogo di ritrovo prima di tutto rivolto alla cittadinanza, non una struttura ricettiva chiusa, dedicata agli ospiti interni. In questa ottica sviluppa una drink list composta da cocktail classici e da alcuni twist dal tocco esotico, e punta tutto su uno degli appuntamenti più amati dai fiorentini: il brunch. A partire dall'ultima settimana di settembre ogni domenica, la formula buffet del brunch prevede live show di alcuni piatti, dj set con vinili, cocktail in accompagnamento e un'area dedicata ai bambini con babysitter e momenti di learning in lingua inglese.

Bitter Bar

Mehran Lashgari, alla guida del Bitter Bar

Il Bitter Bar è nato 10 anni fa e ha avuto due case. Da qualche mese ha cambiato il padrone di casa, ed è nelle mani di Mehran Lashgari, giovane barman persiano che eredita il salotto nascosto in Via di Mezzo, ne mantiene l'atmosfera ovattata da inizio Novecento, ma cambia le regole del gioco: accanto alla proposta di “cocktail sartoriali” che hanno reso celebre questa nuova gestione, si affianca per la prima volta una drink list, composta da sette signature che uniscono la passione per le spezie di Mehran alla selezione di alta fascia degli spirit proposti. Una scelta che aiuta il servizio da un lato, ma che non snatura l'approccio ichigo ichie che è alla base dell'ospitalità della location.

Disopra

Firenze DisopraDisopra è il nome del rooftop bar dell'Hotel degli Orafi, a un passo da Ponte Vecchio. Salendo al piano di sopra si incontra Dario Dini, nuovo e promettente volto della miscelazione fiorentina, che tra queste mura ancora poco conosciute al pubblico cittadino, si esprime in una miscelazione complessa ma comprensibile, fatta di preparazioni elaborate che si traducono però in gusti nitidi e riconoscibili. Se fino a poco tempo il suo salotto era appannaggio dei soli ospiti interni, ora il cocktail bar è a disposizione di chiunque voglia varcare la porta e salire all'ultimo piano, godendo di un'ottima ospitalità e di una bella vista sulla Cupola del Brunelleschi.

Papa Doble

Papa Doble

Sulle spoglie dell'ex Sabor Cubano, meta naif ed esotica decennale sotto i portici del Mercato di San Lorenzo, rinasce un cocktail bar che affronta la miscelazione cubana in modo serio e il più ampio possibile. Sotto la direzione creativa di Mosè Giordani, al Papa Doble, piccolo angolo tropicale si possono provare grandi classici da Floridita, ma anche cocktail meno conosciuti ricavati dai meandri della miscelazione cubana. Per i più accorti, poi, salendo una rampa di scale, si entra in un salotto giungla dove, finalmente, a Firenze si comincia a esplorare la miscelazione Tiki.

Presentati i dati Nielsen al World Amaro Day: crescono i consumi di amari nel fuoricasa

Il consumatore medio è un over 45, ma il traino del bere miscelato sta aprendo nuove opportunità anche nella fascia più giovane

Buona la prima per Amaro Lucano, che ha promosso e ospitato nel Museo Essenza Lucano, nella sede di Pisticci (Matera) il primo World Amaro Day, la giornata dedicata all’Amaro, lo scorso 18 ottobre, in occasione dei 130 anni dell’azienda lucana. Obiettivo: celebrare la liquoristica italiana e stimolare un dibattito sul riconoscimento della sua importanza, non solo come bevanda da fine pasto, ma come parte del patrimonio culturale e artigianale d’Italia. Un momento di confronto, in cui sono stati presentati dati e invitati in azienda i diversi rappresentanti della filiera, compresi i produttori “competitor”. Come ha detto il presidente del Gruppo Lucano, Pasquale Vena: «Questa è solo la prima edizione, e guardiamo già al 28 ottobre 2025 quando, da fondatori, passeremo il testimone dell’organizzazione a chi vorrà candidarsi per continuare a celebrare l’amaro».

A dare consistenza all’evento, la presentazione dei dati Nielsen relativi al mercato degli amari, che vedono consumi sostanzialmente stabili, a dispetto dell’inflazione, e un giro d’affari che si aggira sui 215milioni di euro (per amari, chine e fernet, dati comprensivi delle vendite in gdo). Gli amari, in generale, registrano un aumento specialmente del consumo nel fuoricasa. Sono le generazioni adulte quelle tra le quali il consumo è più accentuato (la fascia privilegiata è quella fra i 45 e 54 anni), ma il traino del bere miscelato sta aprendo nuove opportunità anche nella fascia più giovane di consumatori. «Le generazioni adulte - afferma la ricerca - sono quelle tra le quali il consumo è più accentuato. Il luogo di consumo nel corso degli anni si sposta via via anche sul fuori casa, guidato dalle generazioni più giovani».

L’identikit del bevitore di amaro vede un consumatore moderato (61%), dai gusti classici (60%), che ama degustare il suo drink (45%). «Aumenta - dice la ricerca - la componente esperienziale, relazionale ed edonista del bere». E il 48% degli intervistati afferma di essere disposto a pagare di più per un prodotto di qualità. E un consumatore su tre afferma di bere amari sia in casa che fuori (con un +9% di questa risposta rispetto a 10 anni fa). Quanto alle motivazioni che portano alla scelta di un’etichetta piuttosto che un’altra, lo studio nota che «pur restando rilevanti fattori tradizionali come gusto e reputazione nella scelta del brand, è possibile attrarre un pubblico più ampio evidenziando fattori come sostenibilità e credenziali etiche nelle campagne pubblicitarie». Il sapore è infatti il primo driver dei consumi (42%), ma perde terreno, a vantaggio di indicatori come lo storytelling e la territorialità.

Temi che hanno animato la discussione sui percorsi di innovazione che il mondo dell’amaro deve intraprendere, anche per portare fuori dai confini nazionali questo prodotto made in Italy: dai formati sperimentali per la mixology alla scelta di ingredienti biologici e locali, diverse le strade intraprese dalle aziende per adattare l’amaro alle nuove tendenze, compresa quella dello zero alcohol e della sostenibilità.

 

Al Grand Hotel Principe di Piemonte i cocktail guardano oltre

Grand Hotel Principe di Piemonte apre JESSICA-5
Jessica, uno dei cocktail della drink list Oltre
Oltre, la nuova drink list del luxury hotel di Viareggio, è un cofanetto che contiene nove cocktail, rappresentati ognuno da una maschera, che raccontano storie, emozioni e sogni dei ragazzi dell’associazione Aipd Versilia. Un progetto del bar manager Simone Corsini e del direttore food & beverage Davide Macaluso, che fa dell'arte della mixology uno strumento di cambiamento

ll Grand Hotel Principe di Piemonte, a Viareggio, non è solo una destinazione di lusso, ma un mosaico di narrazioni, in cui ogni angolo rappresenta una storia, ogni sapore una voce e ogni maschera un’identità che sfida il convenzionale. Un cofanetto blu oltremare, elegante e discreto, funge da porta scorrevole su un’esperienza che supera il semplice gusto e l’apparenza, andando oltre il concetto di normalità. È un percorso nella mixology che esplora le diverse anime di questo mestiere, scavando sotto la superficie per rivelare la ricchezza della diversità. Lì, al banco del bar, ci sono nove maschere. Ognuna di esse non è un semplice ornamento, ma un invito a cambiare prospettiva, a riflettere su cosa si nasconde dietro ciò che vediamo, proprio come nella Repubblica di Platone, dove la maschera dell’individuo rappresenta non solo l’aspetto sociale, ma un velo per nascondere la verità. In un contesto così, il cocktail diventa più di un drink: è un “message in a bottle”.

Una drink list che mette insieme emozioni, sogni e realtà

E proprio come in un romanzo, dove ogni personaggio ha una sua storia cruda e autentica, la drink list Oltre è l’arte di mettere insieme emozioni, sogni e realtà. Con Simone Corsini, il bar manager del Grand Hotel, che mescola liquori e sentimenti, e Davide Macaluso, direttore food & beverage, che coordina ogni dettaglio come fosse il regista di un film. Un film dove la trama non è quella di una notte di festa, ma quella di una battaglia contro l’indifferenza.

E qui entrano in scena i ragazzi dell'Aipd Versilia (Associazione Italiana Persone Down). Non semplici comparse, ma attori protagonisti di una storia che sfida l’omologazione. Ogni maschera che decora il cofanetto non è solo un oggetto decorativo, ma il simbolo di un sogno, di un loro obiettivo, di una passione che non conosce limiti. Ogni cocktail della lista, 25 euro il prezzo per tutti i cocktail e mocktail in carta - ha il nome di uno dei ragazzi dell’Aipd. La maschera di Anna Giulia, con il suo mix di Tequila, rosa e vaniglia, rappresenta eleganza e passione per la danza e i fiori. Bambi è il cocktail blu, il mare che ti abbraccia, dolce e amichevole, proprio come la ragazza che ne porta il nome. Poi c’è Valerio, con un cuore che sboccia tra le mani, simbolo di gentilezza e altruismo. E Gabriele, un cocktail tropicale che racconta di viaggi, di farfalle e di sogni lontani, con il rum che ti porta via dalla realtà.

C’è anche Gabriela, che si nasconde dietro un elmetto d’oro, come per proteggere la sua riservatezza, ma anche per non nascondere la sua autenticità. Poi Jonathan, con la sua energia da calciatore, il cocktail è una scarica di energia che arriva forte e chiara. Mirko racconta di felicità e malinconia, di quelle emozioni che ci fanno vivere, e Jessica, con il suo amore per i dolci, ci fa assaporare ogni momento della vita.

La mixology come strumento di cambiamento  

Oltre non è solo un nome. È un ordine. Un comando. Un grido di guerra contro i pregiudizi e la mediocrità. L’arte della mixology diventa, così, una pittura ad olio che va oltre il bicchiere, oltre l’ingrediente, oltre la superficie. Un’arte che parla di persone reali, con sogni reali, con paure e desideri che non si nascondono dietro le convenzioni sociali. Oltre la maschera, quindi. Dietro la maschera, l’essenza. E ogni storia che scorre in questi cocktail è un invito a vivere senza filtri, a non temere di essere chi siamo davvero.

Simone e Davide non sono solo bartender e manager. Sono narratori, sono visionari, sono la prova che la mixology può essere uno strumento di cambiamento. E il Grand Hotel Principe di Piemonte non è solo un hotel di lusso. È un palcoscenico dove le storie si mescolano come un buon drink e il pubblico non è mai solo spettatore. Perché in ogni sorso, in ogni maschera, in ogni storia raccontata, c’è una piccola rivoluzione. Una rivoluzione che va “Oltre”.

Le ricette Oltre

102
Ingredienti:
30 ml Select cocco, 30 ml Vecchia Romagna 3 botti, 30 ml Chazalettes rosso, 2 gocce tintura caffè
Preparazione:
bottle and serve
Guarnizione:
cocco di recupero
Bicchiere:
tumbler basso con chunck di ice

Anna Giulia
Ingredienti:
45 ml Tequila Casamigos alla rosa, 25 ml Cordiale alle mele rosse e verdi, 5 ml soda umeboshi e vaniglia
Preparazione:
stir and strain
Guarnizione:
fiori edibili
Bicchiere:
tumbler alto

Bambi
Ingredienti:
50 ml Tanqueray 10, top up tonica anguria e basilico
Preparazione:
build
Guarnizione:
anguria disidratata e basilico fresco
Bicchiere:
tumbler alto

Valerio
Ingredienti:
45 ml Vodka Beluga, 25 ml Sherbet limone, fragola e timo, 10 ml Select, 50 ml Champagne
Preparazione:
shake and strain
Guarnizione:
disco commestibile champagne

Gabriele
Ingredienti:
45 ml Rum Flor de Cana 12yo, 45 ml Cordiale tropicale, 10 ml Maraschino Buton
Preparazione:
blender
Guarnizione:
chips di mango
Bicchiere:
ichendorf a farfalla

Gabriela
Ingredienti:
40 ml Amaro Montenegro, 20 ml Mezcal 400 Conejos, 10 ml sciroppo pop corn, 45 gr yogurt alla banana
Preparazione:
Stir and strain
Guarnizione:
pop corn caramellato e chips di banana

Jonathan
Ingredienti:
45 ml Whiskey Bulleit Bourbon, 30 ml frutti di bosco acidificati, 15 ml sciroppo di zenzero, 0,5 ml Sciroppo Black Gum Fabbri,
Preparazione:
shake and strain
Guarnizione:
rimm di burro di cacao rosso

Mirko
Ingredienti:
50 ml Tanqueray 0.0, 10 ml Tropical Blu, top di tonic mediterranea
Preparazione:
stir and strain
Guarnizione:
ombrellino
Bicchiere:
cono

Jessica
Ingredienti:
50 ml Everleaf Marine non alcoholic, 20 ml spremuta pompelmo rosa, 20 ml Butterfly Pea Tea, 20 ml sciroppo di rosa
Preparazione:
shake and strain
Guarnizione:
pasta sigaretta ripiena di ricotta e agrumi
Bicchiere:
tumbler

Cartoline Caffè la caffetteria specialty con cucina vegetale

Cartoline Caffè
Foto di Federico Bontempi
Fresco di apertura a Milano, il bistrot-caffetteria firmato da Maela Galli affinca alla proposta di caffè specialty, con diverse tipologie di estrazione, una cucina che punta forte sui piatti vegetali

Caffè specialty e cucina in prevalenza vegetale. A Milano ha aperto Cartoline Caffè, bistrot-caffetteria firmato da Maela Galli, anima e corpo di Torrefazione Cannaregio a Venezia. Un locale prettamente diurno (chiude alle 16), incastonato tra Sant'Ambrogio e corso Magenta, a due passi dall'Università Cattolica. Interni che giocano con l'arancione, il blu scuro e i mattoni a vista, mood rilassato, atmosfera internazionale. Da Venezia Maela ha portato all'ombra della Madonnina la sua proposta di caffè.

Sei i tipi di specialty disponibili, con diverse tipologie di estrazione: dal doppio espresso a 4 euro al cold brew (estrazione a freddo), passando per moka, batch brew (filtro a macchina) e filtro manuale (V60, Chemex, Aeropress). «Per il caffè cerco di evitare gli importatori, rivolgendomi direttamente ai presidi Slow Food o a cooperative sociali», racconta Maela vestendo i panni del torrefattore. La proposta di Cartoline Caffè prevede poi infinite declinazioni di caffetteria, che strizzano l'occhio anche a una clientela internazionale: cappuccino XL, cortado, flatwhite, ice latte, espresso tonic, frappuccino, pumpkin spice latte...

Una cucina che punta sul vegetale

Lievitati, muffin e dolci per colazione e merenda arrivano dalla pasticceria milanese Clèa, mentre a pranzo i piatti sfornati dalla cucina puntano soprattutto sul vegetale, con grande attenzione a intolleranze e allergie (ci sono molte voci vegane, senza glutine e senza lattosio). In lista creme e zuppe di verdura, insalate (15 euro) come la misto cavoli e legumi croccanti con dressing al melograno, croissant e muffin salati, pancake agli asparagi e insalata, ottime parmigiane declinate in vari modi (oltre alla classica di melanzane, anche di finocchi o di zucca). E la domenica, dalle 13 alle 15, c'è il brunch a 28 euro.

L’onda delle insegne specialty

Attivo da metà ottobre in via Nirone 19, Cartoline Caffè fa parte dell'ondata di nuove insegne dedicate agli specialty aperte a Milano nel 2024 (in attesa dell'arrivo di Ditta Artigianale da Firenze), come Specialty in Bocconi, Cafè Pedrinho all'interno di una palestra specializzata in jiu jitsu al Corvetto, la quarta sede di Cafezal in Porta Venezia. «Con gli specialty stiamo lavorando ma mi aspettavo di più da Milano», commenta Maela. «È quindi importante proporre qualcosa che possa avvicinare la clientela a questo mondo e spiegare i prodotti». Per questo come miscela base viene usato un blend 50/50 di specialty brasiliano e robusta. Buon riscontro per i tè e per le bevande vegetali: soia, mandorla, cocco, avena e farro.

Blu Cachaça: il Brasile 2.0 lanciato in Italia

Blu Cachaça Maria Luisa Timoni
Maria Luisa Timoni, creatrice di Blu Cachaça
Maria Luisa Timoni è la mente dietro il brand fondato nel 2024, per “portare l’artigianalità brasiliana finalmente fuori dai confini del Paese”. Lancio con roadshow di Marcio Silva in sei città italiane

Maria Luisa Timoni, dalla sua San Paolo, è arrivata in Italia nel 2022, dopo aver trascorso tre anni ad Amsterdam. Ex Pr per hotellerie e realtà di enogastronomia con circa vent’anni di esperienza, nel 2024 ha deciso di dare un’ulteriore, fondamentale svolta alla sua vita: portare (più di) un po’ della sua cultura e della sua tradizione ai banconi del mondo. Blu Cachaça (tre varianti in formato da 70 cl) è la sua creatura, che peraltro le somiglia, verace, energica. Una “cachaça artigianale premium”, come racconta lei stessa al Milord Milano, prima tappa di un roadshow che ha visto il brand ambassador Marcio Silva (Exìmia San Paolo, volto notissimo della miscelazione internazionale) fare tappa in sei città italiane tra masterclass e guest shift.

«Succo fresco di canna da zucchero, fermentazione spontanea e con lieviti indigeni di 24 ore: poi una distillazione discontinua in alambicco di rame, un metodo artigianale che dà qualità: puntiamo a raccogliere solo il cuore della distillazione, la parte nobile, che in alambicco a colonna si perde spesso, mentre noi valorizziamo la parte nobile». Blu Cachaça, che si fregia di pratiche eccellenti anche in tema di sostenibilità (zero waste, implementazione di compost da residui organici, pannelli solari) è stata creata con questa idea di fondo, rappresentare «il vero prodotto che siamo abituati a bere in Brasile. Equivale a creare una categoria di prodotto premium che in Europa non esiste».

Perché hai deciso di lanciare il prodotto in Italia?

Il mercato italiano è di gran lunga il più interessante, perché da quest’anno l’Italia ha sorpassato la Germania ed è oggi lo stato europeo con il maggior consumo di cachaça. Certo non è paragonabile al mercato statunitense, dove la cachaça è già riconosciuta come denominazione d’origine, ma rappresenta un’opportunità da non perdere. E a dirla tutta, l’Italia rappresenta sempre un modello, per cui se un business del genere riesce in Italia, ha buone possibilità di farlo altrove.

In che modo Blu Cachaça si differenzia nel suo segmento?

Sarebbe una bugia dire che non si trovano altre cachaça artigianali sul mercato. Piuttosto va considerato come le referenze che si trovano al di fuori del Brasile siano spessissimo quelle industriali, che anche sotto il profilo della produzione non si curano di realizzare un prodotto di qualità, optando per una distillazione grossolana che include anche teste e code del processo. La cachaça in Brasile è prodotta ovunque, con lo stato di Mina Gerais in testa perché ha il terroir più adatto. Esistono migliaia di produttori che portano avanti una dimensione casalinga, e pur facendo eccellente qualità non arrivano neanche fuori dai confini statali perché non ne hanno i mezzi. Io mi impegno per portare proprio questa filosofia, questo approccio artigianale a un pubblico più ampio.

La cachaça può essere considerata come uno dei prodotti tradizionali per eccellenza, nel mondo. È sufficientemente conosciuta perché possa fare un salto di qualità?

Diciamo che si potrebbe fare molto di più, partendo dalle basi che abbiamo. Soltanto Usa, Messico e Cile riconoscono la cachaça come Doc, e questo è uno step fondamentale perché anche in Europa si valorizzi il prodotto come si deve.

Per non parlare degli stereotipi che la cachaça deve togliersi di dosso, parlando di miscelazione.

La Caipirinha ha permesso alla cachaça di uscire dai confini del Brasile, ma al tempo stesso ha limitato il prodotto a una sola ricetta. Ed è assurdo, perché la cachaça è un distillato incredibilmente versatile, esistono numerose varianti invecchiate che di conseguenza forniscono grande profondità di utilizzo. Basti pensare al Rabo de Galo, la variante Negroni che è arrivata a essere inclusa nella lista Iba: in Brasile si beve da anni e forse è ancora più famoso della Caipirinha. Se ne conosce poco, è necessario un lavoro di educazione e approfondimento a partire dai bartender, per arrivare al consumatore.

Come pensi Blu Cachaça sia meglio valorizzata in miscelazione?

Avendo tre varianti abbiamo parecchio spazio di manovra. Con la Pura si possono lavorare i sour, mentre la Carvalho, che invecchia in botti rovere americana vergine conferisce note più morbide e rotonde, si esprime benissimo in cocktail stile Old Fashioned. Amburana, che prende il nome dal legno indigeno brasiliano in cui invecchia, ha più spezia e profumo, per cui le varianti Manhattan si sposano benissimo.

Quali saranno i prossimi step per il lancio del prodotto in Europa?

Stiamo aprendo il mercato in Spagna, dove ho trovato una realtà dinamica e molto intrigante. Olanda, Germania e Portogallo sono altre dimensioni che sono certa daranno soddisfazione. In proiezione vorremmo arrivare poi nel Regno Unito e Asia.

“Let’s Blend”: presentato il Calendario Lavazza 2025 che celebra i 130 anni dalla nascita dell’azienda

Autore degli scatti Omar Victor Diop, artista franco-senegalese, che ha composto 4 trittici di immagini, accomunati dalla centralità del bancone bar

Come ogni anno torna il calendario Lavazza, che in occasione dei 130 anni dalla nascita dell'azienda, sceglie per il 2025 la parola “blend” come tema portante. Autore delle immagini di quest'anno, un talento di nuova generazione, Omar Victor Diop, artista franco-senegalese di spiccata eleganza formale, che ha dato la sua impronta, sempre sotto la direzione creativa dell’agenzia Armando Testa. Una scelta in continuità con l'anno scorso, quando il percorso in 12 mesi di Lavazza fu un viaggio in Africa dal titolo More than us, affidato a tre fotografi africani.

Diop ha composto un unico scatto corale, dando vita a quattro tableaux vivant, uno per ogni stagione, che celebrano l’idea dell’incontro e della commistione, della miscela appunto. Le immagini si dispiegano come un singolo piano sequenza che racconta tante microstorie differenti, molecole che compongono una storia collettiva più grande. Al centro di ciascun trittico, un “talent”, ovvero una personalità di spicco legata al mondo Lavazza, attorno alla quale sono disposti i 36 protagonisti del mondo Lavazza che incarnano alcuni momenti salienti della storia del Gruppo.

Nello scorrere delle stagioni del calendario 2025, vengono declinati i concetti di Blending Times, che unisce personalità di generazioni diverse; Blending Roots, attraverso il quale ogni protagonista porta la propria differente origine in dote; Blending Cultures, quale mixology di tradizioni e culture eterogenee; Blending Minds, dove si mescolano attitudini, competenze e professionalità complementari. Persone che operano in campi diversi e che trovano espressione nell’arte, nello sport, nella cultura, nell’impresa, nella gastronomia e nell’innovazione, settori in cui anche Lavazza svolge un ruolo attivo.

Nella lunga lista di protagonisti, figurano i nomi di Jannik Sinner (protagonista del tableaux Blending Times), il campione di tennis che ha legato il suo nome a Lavazza e che in questi giorni sarà a Torino per le Atp Finals; protagonisti di cinema e televisione come gli attori Massimiliano Caiazzo, Tullio Solenghi e Whoopi Goldberg (al centro del tableaux Blending Cultures); la cantante rap Big Mama (simbolo del tableaux Blending Minds), la calciatrice Sara Gama, gli artisti Omar Hassan e lo stesso fotografo Omar Victor Diop (fulcro del tableaux Blending Roots). E ancora, l'Ambassador Daniela Fatarella di Save the Children e il designer Cino Zucchi (autore del quartier generale Lavazza a Torino), così come gli Chef Norbert Niederkofler, Federico Zanasi e Chiara Pavan. A questi nomi celebri sono accostate le persone di Lavazza, professionisti quali coffee specialist, baristi, trainer e persino Luigi, il simpatico robottino della Global Campaign Pleasure Makes us Human, che rappresenta il lato più futuristico ma anche ricco di sentimenti del Brand.

Fil rouge che unisce le quattro stagioni di Diop, il bancone, che simboleggia il luogo d’incontro di una pluralità di culture e di esperienze, accomunate dal piacere del caffè. Un concetto di comunità allargata, basato sulla condivisione di valori, volto a favorire la ricchezza della differenza.

I quartieri di Napoli nella drink list di Wood Comfy Bar

Wood Comfy Bar Antonio Cresci
Antonio Cresci, bartender del Wood Comfy Bar di Napoli (credit foto: Aurora Scotto di Minico)
Otto creazioni originali compongono il racconto liquido della città proposto dal nuovo cocktail bar partenopeo. A firmarle il bartender Antonio Cresci, che sta già lavorando al menu invernale, tutto giocato sugli stati d'animo

Si ispira alla città di Napoli o meglio all’essenza dei suoi luoghi iconici e dei suoi quartieri, la signature cocktail list firmata da Antonio Cresci, 28 anni, vincitore di tappa Reggio Emilia Baritalia 2024 per OnestiGroup – Alpestre, e bartender di Wood Comfy Bar, un nuovo cocktail bar a metà strada fra via Chiaia e Corso Vittorio Emanuele. Otto creazioni originali, prezzo medio 10 euro, quattro mocktail a 7 euro e la Margerita Experience, 15 euro, che porta fuori dai confini partenopei.

Un ambiente confortevole e intimo che ricorda l’atmosfera intrigante e segreta di uno speakeasy. Pennellate calde che vanno dalle sfumature del marrone al verde fondo di bottiglia dipingono le pareti, luci soffuse, comode poltrone e divani di velluto, disegnano il percorso che conduce al cuore del locale: il bancone. Quaranta sono le sedute disponibili, fra sala interna, di circa 60 metri quadri, e dehors, 30 metri quadri, in via di restyling.

I cocktail del cuore di Napoli

Notte e Juorno titola il menu della drink list che viene presentata come una rivista su cui sono stampate delle fotografie in bianco e nero dei luoghi iconici della città con accanto gli ingredienti. Bevi Napoli e poi torni è il concetto di questa fluid experience partenopea che comincia da Borgo Sant’Antonio (12 euro) conosciuto anche come O’Buvero, con un cocktail realizzato con Bareksten Botanica Vodka infusa ai peperoni, mezcal, succo di lime, cordiale al palo santo, Ancho Reyes e angostura. «Il drink prende ispirazione da una passeggiata nel borgo di Napoli dove si è immersi nella realtà quotidiana dei vari sapori che riempiono le strade - spiega Cresci -. Da questa esperienza, quindi, abbiamo infuso la vodka con i peperoni tramite fat washing della vodka con i peperoni cotti in padella con olio, sale, peperoncino, olive e capperi». Il viaggio continua poi in cima al Vesuvio (10 euro), «un drink dedicato alla tradizionalità dei prodotti campani, quindi shrub di pesca e aceto di mele realizzato con un aceto di mela annurca biologico campano della zona vesuviana», per arrivare fino a Capodichino (10 euro), «un luogo di partenze, di evasione e per questo motivo abbiamo realizzato un drink che è un twist sul classico Daiquiri con note speziate di falernum homemade e di cioccolato».

Nella lista, ovviamente, non poteva mancare anche un cocktail dedicato ai Quartieri Spagnoli (10 euro). «Ho cercato di creare un connubio fra Napoli e la Spagna, identificando in questo drink una sorta di dualismo, combinando un gin infuso all’albicocca Pellecchiella del Vesuvio ed elementi spagnoli come la ratafià e una sangria homemade», racconta il bartender. Altri drink presenti nel menu sono Duomo (10 euro), «ci si ispira alla religiosità napoletana nel vedere il fenomeno del sangue di San Gennaro che si scioglie - precisa Cresci -. Il cocktail si compone di un elemento particolare come il cordiale al pisto realizzato anch’esso con cottura a bassa temperatura sottovuoto, di zucchero di cannella, noce moscata, coriandolo, chiodi di garofano e un mix di acidi. Il tutto viene ultimato con un float di Peychaud bitters». Così come non poteva mancare una dedica a Marechiaro (10 euro): «mi sono immaginato un tramonto visto da questa parte di Napoli dove i riflessi del sole calante si rispecchiano nelle acque cristalline. La particolarità di questo drink sta nel cordiale mediterraneo realizzato con una cottura a bassa temperatura sottovuoto, zucchero, cetriolo, rosmarino basilico e un mix di acidi a bilanciare il tutto».

La Margarita Experience: un omaggio alle isole

Oltre ai cocktail iconici, la proposta di Wood Comfy Bar include anche la Margarita Experience, che si ispira alle tre isole: Procida, Ischia e Capri. Ogni Margarita è pensato in base alle peculiarità di ciascuna isola, e varia da un mix più tradizionale con Tequila 1800 silver, Mezcal 400 Conejos, citrus mix e Cointreau, a quello più ricercato con Tequila 1800 cristallino, limoncello, Ancho Reyes, sciroppo alla mela verde, jalapeño e soia. Tre varianti che riunendo i sapori di un territorio intrecciano un percorso dedicato a uno dei più celebri drink della storia della mixology.

Non solo cocktail: il cibo

Accanto alla proposta dei cocktail, Wood Comfy Bar offre anche cibo d'accompagnamento, con un’attenzione particolare a taglieri, bruschette e polpettine di spinaci. Il menu è pensato per armonizzarsi con i drink, creando un'esperienza gastronomica completa. «Con l’avvicinarsi dell’inverno, l’idea è di adattare le proposte culinarie alle stagioni, mantenendo un’attenzione particolare agli ingredienti freschi - racconta Anna Illiano, responsabile della sala -. Stiamo lavorando ad alcune proposte, fra le quali il risotto allo zafferano con olio al tartufo, delle tapas di polenta, un menu, insomma, che accoglie la stagione più fredda».

Sapori invernali

In attesa dell’arrivo di temperature più fredde, Antonio Cresci sta preparando la nuova drink list che avrà come filo conduttore l’introspezione. «Sarà una cocktail list più emotiva che giocherà molto sugli stati d’animo fra i quali la felicità infantile, la ribellione adolescenziale, cocktail che riflettono le diverse fasi della vita, emozioni e sentimenti. L’idea è quella di rafforzare il legame tra il drink e l'esperienza personale di chi lo consuma. Ogni cocktail non è solo una miscela di ingredienti, ma una narrazione che invita alla riflessione e alla condivisione, che è poi anche la filosofia del locale, ossia quella di creare un’atmosfera di condivisione e dialogo. Mi piace pensare che questo diventi un luogo di incontro dove le persone possono esprimersi liberamente e condividere con noi le proprie storie ed emozioni. Questo approccio rende ogni incontro un momento speciale, capace di unire le persone attraverso il potere dei cocktail».

Coppa del mondo del panettone, vince Ton Cortés

Grande successo per il concorso ideato del Maestro Giuseppe Piffaretti. Il miglior panettone al cioccolato è di Pasquale Iannelli

Arriva dalla Spagna il vincitore della Coppa del Mondo del Panettone. Al termine della tre giorni milanese che si è svolta a Palazzo Castiglioni, ad aggiudicarsi il primo posto nel concorso ideato dal Maestro Giuseppe Piffaretti che celebra l'eccellenza del grande lievitato italiano, è stato Ton Cortés.

Chi è Ton Cortés

Classe 1980, messicano di Città del Messico, Cortés è un ex musicista che, arrivato a Barcellona per studiare musica medievale, è stato rapito dalla passione per pane e lievitati. Il panettone occupa un posto importante nella sua bakery, Cloudstreet. Tanto da conquistare nel 2019 il titolo di Miglior panettone spagnolo nella quarta edizione del concorso organizzato dal Forum Gastronomic di Barcellona.

Panettone Tradizionale, il podio e la giuria

Al secondo posto, dietro Ton Cortés, si è classificato Pasquale Pesce di Avella (Avellino). Sul terzo gradino del podio, infine, Maurizio Sarioli della Forneria Sarioli di Brescia. A giudicare i panettoni tradizionali è stata una giuria presieduta dal maestro Iginio Massari, presidente di Apei. Con lui lo chef di Ladurée Parigi Julien Alvarez, il maestro svizzero Bruno Buletti, il brasiliano Rogerio Shimura, il pastry chef spagnolo Paco Torreblanca, il peruviano medaglia d'oro Chocolate Award Juan Carlos Lopez, e l'executive chef di Harrods Markus Bohr. A completare la giuria la pasticciera romana Marta Boccanera di Grué, il maestro lievitista Gianbattista Montanari, e il vincitore della Coppa del mondo del panettone 2022, Giuseppe Mascolo.

Coppa del mondo del Panettone, i vincitori della categoria cioccolato

Il podio del concorso del panettone al cioccolato

Ad aggiudicarsi il primo posto nella categoria del panettone al cioccolato è stato Pasquale Iannelli della Pasticceria Casa Mastroianni di Lamezia Terme. Iannelli ha conquistato anche il premio della stampa per la categoria. Secondo classificato Pasquale Marigliano dell'omonima pasticceri di Nola (Napoli), mentre il terzo posto è andato ad Armando Pascarella di Polvica (Caserta).

In questo caso, nella giuria presieduta dal Maestro cioccolatiere Ernst Knam, erano seduti il cioccolatiere svizzero François Stahl, il master baker irlandese Jimmy Griffin, il presidente del Club Richemont Spagna Carlos Mariel. I componenti italiani erano il presidente del Club CMP, Andrea Besuschio, il presidente Richemont Club Italia Matteo Cunsoli, la chef della Chocolate Academy Milano Marta Giorgetti, e il vincitore della categoria cioccolato alla Coppa del Mondo del Panettone 2022 Annibale Memmolo.

Gli altri riconoscimenti

Il Maestro del Panettone 2024 è andato Piergiorgio Giorilli, per il suo contributo formativo e la competenza trasmessa nel settore. Il premio Miglior Club CMP Internazionale è andato al Perù per l'organizzazione delle selezioni nazionale a Lima.

Il Premio Artecarta Panettone Art Capsule Collection è andato a Linda Sandrini dell'Istituto "C. Golgi" di Brescia, per il miglior progetto di packaging.

Il Premio per il miglior video se lo è aggiudicato Francesco Lastra per il racconto della passione e dell’artigianalità del laboratorio.

Le prossime selezioni: appuntamento al Sigep di Rimini

Il prossimo appuntamento per le selezioni della Coppa del Mondo del Panettone si terrà al Sigep di Rimini il 18 gennaio 2025. La prima selezione sarà quella italiana per il Panettone al cioccolato e la prima selezione della “Summer Edition Panettone con gelato”. La finale mondiale è prevista a Milano nel novembre 2026.

La limited edition 2024 di Amaretto Adriatico, nata dal sodalizio con Planteray Rum

ADRIATICO limited edition 2024
Distribuita da Velier e prodotta in 2607 bottiglie, l'edizione limitata 2024 dell'amaretto è stata invecchiata per 8 mesi in botti ex-Planteray Fiji Cask Rum. A raccontarcela è Jean-Robert Bellanger, creatore di Adriatico. Che annuncia un'altra novità in arrivo: la versione a zero alcol del liquore

È arrivata una nuova chicca firmata Amaretto Adriatico, il brand della nuova generazione di liquori all’amaretto: è la limited edition 2024, la numero quattro per Adriatico, in cui l'Amaretto Adriatico Roasted Almonds è stato invecchiato per 8 mesi in botti ex-Planteray Fiji Cask Rum. Il nuovo arrivato, distribuito in esclusiva da Velier, come tutta la gamma, prosegue la tradizione di collaborazioni instaurate dal marchio con prestigiose realtà del mondo dei distillati per affinare il prodotto in edizione limitate da offrire al pubblico dei bartender e degli appassionati.

«Adriatico è nato per rinnovare la categoria dell’amaretto, sia nel profilo di gusto sia riguardo le occasioni di consumo, con la volontà di portare sul mercato una versione artigianale del liquore della tradizione italiana, dal profilo meno dolce rispetto allo standard, grazie a un contenuto zuccherino ridotto della metà, con una leggera ma intrigante nota sapida. Un prodotto che fosse 100% made in Italy e preparato esclusivamente con ingredienti naturali e fortemente territoriali, dei quali quello principe è la mandorla “Filippo Cea”, varietà autoctona della Puglia, regione dove Adriatico viene prodotto - racconta Jean-Robert Bellanger, co-fondatore e co-proprietario con il socio e amico Thomas Benoit di Adriatico -. Le edizioni limitate rientrano in questo progetto: ogni autunno per festeggiare il compleanno del prodotto collaboriamo con grandi produttori di distillati, diversi per storia e tradizione, per esplorare nuove esperienze di gusto che il liquore può regalare».

Così dopo le release maturate in botti che in precedenza hanno contenuto bourbon Heaven Hill (1800 bottiglie), rum Caroni (1500 bottiglie) e grappa Bonollo (1830 bottiglie), quest’anno è la volta di Planteray, rinomato brand di rum di Maison Ferrand, realizzato in 2607 bottiglie.

La collaborazione con Planteray

«Alexandre Gabriel, ceo e master blender della maison francese si è subito innamorato del progetto, tanto che ne è nato un doppio scambio: ci hanno donato tre botti ex rum e noi abbiamo donato loro le tre botti di grappa Bonollo dove per 24 mesi è invecchiato Adriatico per l’edizione limitata 2023, che stanno utilizzando per una special edition del loro distillato», racconta Bellanger.

Per selezionare la botte ideale per l’affinamento, Adriatico si è affidata a Fannie Thibaud, head of creation and experimentation di Maison Ferrand, che ha scelto una botte ex Planteray Fiji Rum Cask 2017, in modo da esaltare il carattere morbido dell’amaretto bilanciandolo con un rum tannico e strutturato e creare un armonioso incontro tra le note di mandorla e arancia dolce del liquore con quelle di caffè e ai sentori tostati del distillato delle isole Fiji e le sue note delicatamente selvatiche.

In queste botti, le mandorle pugliesi tostate e salate, distillate in full proof, sono state invecchiate per 8 mesi. Poi, prima dell'imbottigliamento, sono stati aggiunti infusi di cannella, caffè e cacao, e un pizzico di fior di sale proveniente dalle storiche saline di Margherita di Savoia, gli ingredienti, che includono anche lo zucchero di canna, che rendono distintiva la ricetta di Adriatico Roasted Almonds.

Un prodotto intrigante

Il risultato è un amaretto che si presenta al naso con un intenso bouquet di mandorla e vaniglia, unite a sfumature di pistacchio, nocciola e cocco, e completate da sentori di caffè e agrumi. Molto equilibrato, è rotondo ed elegante al palato, dove emergono note del cioccolato, banana disidratata, liquirizia, accompagnate da note speziate di zenzero, pepe, noce moscata e cannella, per un finale lungo e fresco, quasi mentolato, con toni di ciliegia al maraschino, chiodi di garofano, rovere e cappuccino.

«Un prodotto intrigante, cui un guru degli spirit e della miscelazione, come Simon Difford, nella Difford's Guide ha attribuito le cinque stelle, che esprime al meglio l’incontro tra la morbidezza dell’amaretto e il carattere esotico e “solare” del rum delle Fiji e che colpisce anche per la sua forza, data da una struttura alcolica che appare ben superiore alla reale gradazione del liquore e pari al 28% - commenta il creatore di Adriatico -. Un prodotto esperienziale, da degustare liscio e senza ghiaccio, in un bicchiere ampio, come quello da cognac, che permette di apprezzarne in pieno tutta la ricchezza aromatica, ma che stuzzica anche la creatività dei bartender».

E delle possibilità offerte dal nuovo arrivato in miscelazione due freschi esempi sono Bounty Killer e Bella Donna Daiquiri, realizzati dai bartender del rendezvous, cocktail bar del 25hours Hotel Indre By di Copenaghen, in Danimarca, Paese dove il prodotto è stato già presentato. Nel primo Adriatico Fiji Cask si unisce a Planteray Cut & Dry Coconut, Vermouth Amaro Cocchi e a Bitter Fusetti Cacao, nel secondo si miscela ad Appleton Estate 12 years Rare Caskssucco di lime e lime e sciroppo di zucchero.

Aprirsi a nuove occasioni di consumo

«Suscitare l’interesse dei bartender è un altro obiettivo dell’intero progetto Adriatico, per portare l’amaretto in altri momenti di consumo, oltre che come classico digestivo. Le nostre due principali linee di prodotto, Adriatico Roasted Almonds e Adriatico Bianco Crushed Almonds, sono state infatti create guardando anche alla mixology – riprende Bellanger -. Il primo, essendo meno dolce rispetto al liquore tradizionale, è facilmente declinabile con altri ingredienti per comporre cocktail freschi e beverini, mentre Adriatico Bianco, primo amaretto bianco arrivato sul mercato, 100% vegano, realizzato con pasta di mandorle, senza utilizzo di latte o panna, è ancora più versatile, in quanto si può miscelare praticamente con tutti i distillati, dal whisky al rum, dal mezcal al tequila, dall’assenzio al pastis, o con ingredienti come il limone. Inoltre, il suo ridotto contenuto alcolico, 16% in volume, lo rende perfetto anche per realizzare cocktail a bassa a gradazione, un trend in forte crescita. Che con questi prodotti i bartender siano tornati a divertirsi con l‘amaretto, creando cocktail nuovi e diversi dai classici Godfather o Amaretto Sour è una bella soddisfazione».

In arrivo l’amaretto a zero alcol

Ma il lavoro di innovazione sull’amaretto in casa Adriatico non si ferma qui. «Per Natale lanceremo un’altra novità: il primo amaretto, sempre a base di mandorla tostata e salata, in versione analcolica - racconta Bellanger -. Un prodotto con le stesse caratteristiche organolettiche di Adriatico Roasted Almonds il cui sviluppo ha richiesto oltre un anno e mezzo di sperimentazione e che guarda in particolare alle nuove generazioni di consumatori, sempre più attratti dagli spirit a zero alcol, mettendo così una ulteriore freccia nell’arco dei bartender per coltivare il rapporto con questo pubblico. Avremo così una proposta completa per continuare il percorso di crescita sul mercato, che ci vede presenti in 42 Paesi del mondo, tra i quali tutta l’Europa, Singapore, Hong Kong, Taiwan, Giappone, Corea del Sud, oltre a Connecticut e New York, dove siamo entrati quest’anno con Al Sotack come brand ambassador, ai quali presto si aggiungerà il Canada».

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