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Cinque cose che abbiamo capito dei bar che spaccano

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Un focus su dove bisogna concentrare le energie per fare bene e meglio: ecco che cosa abbiamo imparato mescolandoci al pubblico di Barmaster Hub in Campari Academy. E un azzardo sulla mixology di domani

Abbiamo capito un po’ di cose su cosa devono fare i bar e i bartender per fare la differenza, per avere successo e far funzionare i loro locali. Non solo su questo, in realtà. Abbiamo anche colto qualche indicazione su dove va il mercato, dalle parole di gente intelligente che ha detto cose interessanti. Ci pareva il caso di spiegarlo, perché non è proprio un bottino di tutti i giorni.

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Un momento dell'evento Barmaster Hub in Campari Academy. Oltre alle masterclass tenute dai big del settore, la giornata si è arricchita di workshop più tecnici tenuti da Alma - Scuola internazionale di cucina, da Gio Russo (sul tema Content creation) e da Lucian Bucur di Percento Lab (sulle nuove tecnologie)

Campari Academy ha piazzato su un palco un po’ di nomi top del nostro mondo, per la prima edizione di un evento di formazione che ha mescolato masterclass e workshop pratici. Si chiama Barmaster Hub e noi, in platea, mescolati a più di 200 giovani professionisti arrivati da mezza Italia, abbiamo assistito all’evento. Senza la pretesa di dettare le regole del gioco, o di svelare chissà quali segreti, ma solo con il piglio secchioncello da cronisti, ci sembra proprio il caso di mettere in fila, qui, un po’ di cose importanti che abbiamo capito ascoltando gente del calibro di Leo Leuci, Edo Nono, Dom Carella, Monica Berg. Lezioni di successo per il bar, un filo rosso che ha legato tutti gli interventi e, a ben guardare, disegna una mappa con indicazioni precise. Un focus su dove bisogna concentrare le energie per fare bene e meglio. E anche un’indicazione di tendenza, di dove vanno la mixology e il bar inteso più in generale.

1. Al bar deve succedere qualcosa

Il copyright è di Leonardo Leuci, la sintesi è preziosa e perfetta, perché l’idea che la dimensione di socialità debba essere al centro della proposta di un locale è risultata trasversale a tutti gli interventi dei big sul palco. Cosa significa? Prima di tutto, che al bar si va per cercare (e trovare) un’esperienza umana, un qualcosa che ha a che fare con le emozioni. A dare quelle emozioni sono i gesti, la semplicità, l’autenticità del servizio. Cose che possono rendere un drink da battaglia il migliore mai bevuto, perché atmosfera autentica, gestualità e personalizzazione sublimano l’esperienza. Occhio a questa parola: personalizzazione. È un investimento, una scelta di un pezzo dell’offerta trasformato in pezzo di identità, che finisce col rappresentare il locale. Non deriva da una creatività fine a se stessa, e men che meno da onanismo da drink list: il colpo di genio è spessissimo in una operazione di semplificazione della ricetta, accompagnato da una idea distintiva di servizio. Un twist “a sottrarre” ha fatto la fortuna del Tommy’s Margarita, il carrello fa leggendari i Martini del The Connaught. Ecco, in giro c’è poca poesia, tocca intervenire.

2. I soldi fanno la felicità

Servono per fare le cose per bene, ma soprattutto fanno felici chi incassa – quando sono frutto di onesto e sudato lavoro profumano di gioia – e chi gli sta intorno. Lo sospettavamo già, ma a fare notizia è la serenità con cui il tema è saltato fuori. Forse la prima occasione, a memoria di cronisti, in cui sentiamo parlare così serenamente e onestamente di soldi. Soldi che entrano ed escono dalla cassa, da tenere sotto controllo costante, perché il bar è un’impresa oltre che un bel sogno realizzato, e come tale deve stare in piedi. Soldi che finiscono nelle tasche del titolare, ossia di chi rischia, e rieccoci alla gioia derivante dal sudore ripagato di cui sopra. Soldi che, come ha ricordato Monica Berg, devono trovare anche la via verso le tasche dei ragazzi del team. «Wanna make money? Make sure everyone around you makes money» (vuoi fare soldi? assicurati che tutti intorno a te li facciano). E assicurati anche di avere attorno «amazing individuals». Soldi e persone meravigliose ci portano immediatamente al punto 3.

3. Per fare meglio sul fronte ospitalità, pensate a un regalo

Veloce lezione di teoria economica solo apparentemente noiosa. A cosa servono i soldi (intesi come moneta sonante, quella che paga beni e servizi)? Servono a risolvere una relazione. A sciogliere una situazione di debito esistenziale, perché se non paghi qualcuno che ti ha consegnato un bene sei in un meccanismo che ti lega a lui. Perché se non paghi, era un dono. E il dono fa l’esatto opposto dei soldi: crea una relazione.

Ok, ora via dalla cattedra e torniamo al bancone del bar. Dove conta, più di ogni altra cosa, l’accoglienza. Perché non siamo in un laboratorio, ma in un pubblico esercizio, in un teatro di socialità (vedi punto 1). Edoardo Nono forse ha voluto alzare un po’ il tiro aprendo il tema ospitalità con la definizione di xenia, cercando un’ispirazione colta e altissima. Xenia può indicare generalmente l’accoglienza dello straniero, l’ospitalità stessa, ma di base è l'antica denominazione dei doni che venivano messi a disposizione dell'ospite dal signore della casa. Erano alimenti e bevande, ovviamente. Che fai, ti entra in casa uno ed è sfinito dal viaggio, non gli dai da bere e da mangiare, come minimo? Certo che sì. Ecco, quel “dovere di ospitalità”, senza chiedere nulla in cambio, è un dono, un gesto che apre la relazione tra chi accoglie e chi arriva. Pensiamo a questo quando progettiamo il nostro stile di ospitalità nel locale e quando selezioniamo le persone che ne devono essere ambasciatori. Perché tutto funzioni devono essere dotate di empatia, una dote preziosissima. Serve a capire cosa c’è nella testa e nel cuore dell’ospite, a far proprie le sue emozioni (con moderazione, eh…) e a dargli quello che cerca. Magari è contatto umano, magari è bere bene, magari è ”a caccia”, magari vuole un nido con buona musica. Doniamogli un contatto e sarà nostro per sempre. E ricordiamoci: raramente cerca il nostro ego. Anzi, mai.

4. C’è un sito che ti fa i pairing. E non basta

Scegli un ingrediente. Scopri come "meccia" con altri (e stupisciti). Crea la tua combo culinaria. Servila. Sono i passaggi di un processo di costruzione di un food pairing, presi dal sito foodpairing.com. Strumento infinitamente utile per i professionisti che vogliono fare degli abbinamenti un pezzo importante del loro business. Però non basta. Non basta perché questa disciplina di creatività è materia tanto affascinante quanto complessa. E non stiamo parlando della complessità del comportamento delle papille gustative collocate sulla nostra lingua. O delle infinite potenzialità del nostro naso, capace di intercettare 10mila diversi profumi. O, ancora, del centralissimo ruolo degli occhi, capaci di influenzare il nostro cervello nel giudizio su cibo e bevande molto più di quanto pensiamo comunemente. Complesso non è solo il percorso scolastico di lavoro per ideare un buon food pairing, ottimamente riassunto dal master Dom Carella (studia le molecole, sperimenta con texture e temperature, annota le reazioni, assaggia verticalmente, gioca con territorio e stagioni e colori). No. Ancora una volta, è una questione di business del bar. Puoi inventarti tutto quello che vuoi e sarà super, ma se il team non è allenato a fare cross selling (vendere un prodotto correlato a quello richiesto) o upselling (vendere un prodotto a maggior valore aggiunto), o peggio ancora non è avvezzo a guidare il cliente nella scelta, di quelle combinazioni pregevolissime cocktail-piatto non ne venderai nemmeno una. #sappilo.

5. Bonus track: l’era dei drink chiarificati e super puliti sta finendo?

Azzardo finale. Quando tanti professionisti sono riuniti sotto lo stesso tetto e parlottano e bisbigliano, qualcosa di quei sussurri si coglie. Magari la si mette a sistema con i segnali che provengono dagli speech dei big. Tipo: che pizza i cocktail tutti uguali e seriosi (chiarificati, puliti, con ghiaccio perfetto) degli ultimi anni, evviva il continuo richiamo all’allegria al bar, ben venga la riscoperta di una professionalità meno quadrata e più sorridente e la necessità di avere più show, ma genuino, emozionale, non cafone, comunque show. Colorato. Qualcuno azzarda un tramonto della mixology elegante-limpida-pulita in favore di una fase un po’ più barocca e divertente? Evviva.

Baritalia Finale sul Monte Bianco: chi saranno i 6 giudici d’onore e gli 82 bartender in gara

Andrà in scena il 2 Dicembre a Courmayeur il final show di Baritalia 2024: 82 bartender da tutta la Penisola. Ecco i loro nomi e quelli dei giudici

È l'ora di lucidare gli scarponi da montagna e di togliere dal cellofan il vestito delle feste: il 2 dicembre allo Skyway di Courmayeur andrà in scena il Final show di Baritalia 2024, con 82 bartender da tutta la Penisola a sfidarsi con lo spettacolo del Monte Bianco innevato a far da sfondo. Back to basics è il tema 2024 del laboratorio di miscelazione itinerante di Bargiornale: ai partecipanti in gara è stato chiesto di pensare ricette che prendessero ispirazione dai classici e che avessero non più di quattro ingredienti.

Si sale in cima, in tutti i sensi: il gran finale delle kermesse andrà in scena allo Skyway del Monte Bianco, a oltre duemila metri di altitudine, nel Mountain Bar della stazione di Pavillon.

Per il final show Baritalia ha fatto le cose in grande. A cominciare dalla selezione dei giudici che avranno il compito di incoronare il Back to basics cocktail 2024. I premi saranno assegnati ai primi classificati di ciascuna azienda partner, ai tre migliori interpreti assoluti e al cocktail che meglio rappresenta il ritorno ai classici.

Ma ora, andiamo a conoscere i 6 giudici.

Danilo Bellucci 

Cavaliere della Repubblica e Cavaliere Ufficiale. Ama definirsi un “artigiano della comunicazione” del mondo del food&beverage e i suoi cinque decenni di relazioni pubbliche sono lì a dimostrare tutto il suo talento. Ha organizzato e organizza alcuni dei grandi eventi del settore. L'ultima fatica su cui sta lavorando è "Il Laureato", un appuntamento riservato ai Bartender laureati veri, che hanno iniziato come passatempo e poi si sono innamorati della professione. E ancora nella sua carriera, eventi come Lady Drink, Challenge on Ice e i più recenti 110 e Lode e Order of Merit.

Martina Bonci

Nata e cresciuta a Gubbio, dietro al banco da quando aveva 16 anni, Martina Bonci non ha mai abbandonato il bar, nemmeno durante gli studi universitari. Affascinata dal mondo mixology, ha lavorato a Firenze, per sette anni presso il bar Gesto, perfezionando la sua arte. Durante questo periodo ha affinato le sue tecniche di miscelazione, approfondito la conoscenza degli ingredienti e gettato le basi per approdare, con il ruolo di Bar manager, da Gucci Giardino, a Firenze, nel 2021. Che oggi è il regno della vincitrice del premio Bartender dell'anno 2023 ai Barawards.

Cristian Bugiada 

Dal 2007 dietro al bancone di un bar, Cristian Bugiada è uno dei bartender più noti di Roma. La svolta professionale per lui è arrivata quando è entrato nella famiglia di Freni e Frizioni, il locale di Trastevere sinonimo di aperitivo (53° nella World's 50 Best Bars). Dal 2016, insieme a Roberto Artusio, Bugiada ha dato vita al suo progetto a base di tequila e mezcal, La Punta Expendio de Agave. È anche tra i fondatori del progetto Slap (ex Freni e Frizioni Draft), che mescola pizza&drink alla spina. Nel 2023 ha vinto il premio Barawards come Bar manager dell'anno.

Giovanni Ceccarelli

È un formatore, divulgatore e consulente. Dal 2011 è formatore di Drink Factory. Nel 2016 ha creato il sito che porta il suo nome e lanciato il progetto Cocktail Engineering, che tratta in modo scientifico aspetti quali preparazioni home made, tecniche di miscelazione, materie prime, strumenti di lavoro. È co-autore del libro “Miscelare”. Nel 2023 ha aperto Distillering, una micro-distilleria specializzata nella produzione di gin, liquori e amari fondata assieme a Federico Mastellari e Alessandro Ceccarelli.

Paolo Griffa

Si definisce «piemontese, viaggiatore e amante di tutto ciò che è design e del mangiar bene». Classe 1991, dal 2022 ha ridato vita a un luogo storico nel pieno centro di Aosta, il Caffè Nazionale. Due linee, quella del bar pasticceria e quella del ristorante fine dining, in cui Griffa mette tutto il suo talento, che esprime allo stesso altissimo livello sia nel mondo della pasticceria (è maestro pasticcere Ampi), che in quello della ristorazione (vanta una stella Michelin). I suoi piatti sono piccoli capolavori, creativi, colorati, briosi. Nonché un concentrato di natura, visto che Griffa è un vero ninja del foraging.

Vanessa Vialardi

Titolare del D.ONE di Torino, lavora nel settore da 20 anni. Ha partecipato a diverse competizioni, la vittorio più significativa è stata nella Martini Competition nel 2012. Barman Aibes dal 2007, ha affiancato al lavoro al banco diversi progetti di formazione e collaborazioni con aziende.  Dal 2023 si occupa di formazione presso un istituto professionale.

I nomi degli 82 bartender divisi per squadra

In gara nella finalissima 82 bartender provenienti da Nord a Sud della Penisola vincitori delle cinque tappe della manifestazione: Caserta, Bari, Verona, Roma, Reggio Emilia.

Ancienne Pharmacie
Atella Raffaello
Cercado Coloma Erick
Ferron Diego
Quaranta Davide
Quilici Sticca Matteo

Bonaventura Maschio - Team Botran
Borgo Val
Carretta Daniele
Scorteccia Mirko

Bonaventura Maschio - Team Prime Uve
Doronzo Marco
Graglia Francesca
Vaglieri Filippo

Caffo
D'Amato Vincenzo
Dumitru Daniele
Pardo Claudio

Campari
Ditrani Sergio
Greco Davide
Leo Stefano
Merlonghi Loris
Neri Cosimo

Coca Cola - Team Spirits
Cafueri Asia
Caltagirone Filippo
Cosentino Giulia
Incarnato Lorenzo
Langella Giovanni
Lista Fabio
Ramacciati Francesco
Sbitli Nihad
Viscito Pasquale
Xie Gianni

Coca Cola - Team Three Cents
D'Aquino Paolo
De Gaetano Giovanni
Giacomazzo Nicola
Parisi Fabio
Seghetti Giordano

Compagnia dei Caraibi
Girardi Luca
Liso Samantha
Marchese Marco
Ricciuti Patrick
Spanò Alessio

Gamondi
Giacomini Elena
Di Giannantonio Diego
Modugno Raffaele Loris
Piga Alessandro
Roccini Andrea

Mixer
Bonelli Gabriele

Molinari
Azzalin Ilaria
Cacciatore Emanuele
Cassan Matteo

Montosco
Goracci Luca
Lupo Alessio
Rocchi Andrea

Nonino
Contin Francesco
Dadduzio Mario
Di Laora Gaetano
Gravagna Daniele
Pignataro Marco

Onesti - Team Alpestre
Carella Raffaele
Cresci Antonio
Fusco Bianca
Suraci Giorgia
Vedovato Marco

Onesti - Team Bobby’s
Belluschi Alessandro
Cappellini Damiano
Esposito Alessia
Ferruzzi Fabrizio
Iacoponi Jonathan

Pernod Ricard
Ballarini Daiana

Premiata Officina Lugaresi
Rossi Elena

Red Bull
Belmonte Domenico
Drago Francesco
Luciani Francesco
Milesi Michael
Spagnolette Giovanni

Soero
Mele Nicolò
Sorrentino Domenico

Sorte
Heluani Dario

Strucchi
Coppola Biagio
Ferraro Ambrogio
Grifi Luca
Lococciolo Ivan
Ranieri Roberta

Tassoni
Inella Tommaso

Stati Generali del Mercato Food&Beverage: fuori casa in lieve crescita nel 2025

Il monito del presidente di Italgrob, Antonio Portaccio: "Non aumentare prezzi, per non contribuire ulteriormente a una riduzione dei consumi".

Inflazione e contrazione dei consumi: è questa la preoccupazione principale che serpeggia nel mondo dell'horeca, che si è riunito a Roma, presso la sede di Confindustria, in occasione dell'evento annuale degli Stati Generali del Mercato Food & Beverage in Italia, organizzato da Italgrob, la Federazione Italiana Distributori Horeca. Un'occasione per riassumere le sfide e le opportunità della filiera, non senza analizzare i dati e i principali trend dei consumi del settore, in un contesto economico in continua evoluzione, su cui pesa l'incertezza internazionale. Secondo i dati rilasciati da Circana, dopo gli anni difficili segnati dalla pandemia da Covid-19, la ripresa del settore distributori bevande è stata sostenuta fino alla fine del 2023 dal clima positivo di fiducia e da un aumento della domanda interna e soprattutto dalla crescita del turismo, sia nazionale che internazionale. Un trend che ha riportato tutti gli indicatori ai livelli pre-pandemia, ma che oggi registra le prime avvisaglie di difficoltà. 

Stante, un'inflazione intorno al 4%, il consumatore si è spostato verso la scelta di prodotti “più economici”, con un distributore forzatamente guidato dai suoi clienti ad adeguarsi. Ciò è stato particolarmente rilevante per le bevande alcoliche, spirits, vino e bollicine. Migliori performance per il mercato degli analcolici, che godono di un ottimo momento grazie al trend del no-low alcohol.

Da Antonio Portaccio, Presidente di Italgrob, «il monito a tutti gli attori della filiera sulle scelte di politica commerciale relative all’aumento prezzi, da attuare il prossimo anno, per non contribuire ulteriormente a una riduzione dei consumi con tutte le conseguenze drammatiche, in termini occupazionali in primis, che scaturirebbero da questo scenario».

Luca Pellegrini, Presidente di TradeLab, ha incentrato la sua analisi sui canali di sbocco dei consumi Food&Beverage: dal suo osservatorio registra un debole segnale positivo, un +1,6% sui consumi del fuoricasa che scontano le dinamiche inflattive, con una riduzione della frequenza e dello scontrino medio delle occasioni di consumo "out of home": cresce la colazione, rimangono stabili pranzi e cene, con buone performance per il take away e per pizzerie e ristorazione, che in media registrano scontrini medi da circa 35 euro, mentre i bar risultano il canale più in difficoltà. Anche le catene, pur in crescita negli ultimi anni, mostrano segnali di saturazione nelle piazze principali e guardano sempre più verso aree emergenti. Previsioni positive per il 2025 su visite +0,9% con un valore del +2,8%. Secondo Pellegrini, i veri segnali di difficoltà da affrontare sono più quelli sul fronte dell'offerta che su quello della domanda: l'impatto su prezzi e servizio dei costi e del reperimento del personale; il trend negativo di alcune occasioni di consumo, come l'aperitivo diurno o la merenda; la necessità di consolidamenti imprenditoriali, possibilmente con l'aiuto di una digitalizzazione finalizzata a una riduzione dei costi ragionata; la concorrenza dell'offerta take away da parte della Gdo.

Anche per Antonio Faralla, ceo di Formind, i dati mostrano una tenuta della colazione, con un orientamento verso i prodotti salutistici, una rimodulazione del pranzo che torna a essere trainata dalla pausa pranzo dei lavoratori, ma che sconta la concorrenza dei piatti pronti venduti dal retail. L’aperitivo serale vede un calo della domanda, ma tiene laddove è in centri turistici, grazie all'apporto dei non residenti, oppure se accompagnato da una degna offerta food, che possa tradursi in una sosta più lunga, fino all'ora di cena. «Nel serale - osserva Faralla - la frequentazione tiene, ma lo stile e la spesa si rimodulano, ad esempio, per la birra alla spina crescono le bevute nei bicchieri da 0,20, calano invece quelle nei bicchieri da 0,40: ciò è indice di come il consumatore residente contiene la spesa ma riflette anche un atteggiamento deciso delle nuove generazioni che tendono a bere meno alcolico, trend confermato anche nel segmento spirits».

Nasce Citrus Series: la limited edition di Cointreau che omaggia il mondo degli agrumi

Presentata l’anteprima italiana della limited edition di Cointreau Citrus Series, una linea di prodotti che omaggia gli agrumi e che parte dal pomelo

La maison Cointreau ha lanciato, con una masterclass a Roma da Freni e Frizioni e in anteprima in Italia, la nuova linea totalmente dedicata al mondo del bartending e all’universo degli agrumi dal nome Cointreau Citrus Series. Nasce così una selezione di distillati, che racconta il grande studio della maison sugli agrumi: non solo sull’arancia, dalle cui scorze nasce appunto il liquore Cointreau, ma anche su tutta l’infinita varietà di altri frutti che si possono utilizzare per questo tipo di prodotti.

La master distiller di Cointreau, Carole Quinton

Si comincia con Cointreau Citrus Series Opus #1, a base di pomelo selezionato sulle pianure di Aléria, sulla costa orientale della Corsica, direttamente dalla master distiller di Cointreau Carole Quinton, insieme a Jean Dominique Valentini, frutticoltore di terza generazione che ha saputo creare il terroir perfetto per questo agrume. Il pomelo Igp di Corsica si presenta con una buccia gialla e sfumature rosso-arancioni, è senza semi e viene raccolto a mano. È di fatto un numero zero, con la promessa che le prossime release di Citrus Series Cointreau esplorino altre varietà di agrumi, provenienti da altre parti del mondo. Per ottenere il risultato più aromatico, le bucce vengono poste in alambicchi di rame con alcol di grano neutro e acqua. Vengono poi ridistillati, permettendo ai vapori alcolici e ai composti aromatici volatili delle bucce di passare attraverso l'alambicco e di raccogliere dalle condense un distillato pallido.

La Citrus Series è una serie in edizione limitata e le bottiglie pronte ad entrare nel mercato globale saranno in totale 3.000. Per il mercato italiano - dove Cointreau è distribuito da Molinari - le bottiglie a disposizione sono 300, destinato a bar selezionati. Citrus Series è una linea rivolta ai barman e non si troverà in commercio nella grande distribuzione.

A raccontare il prodotto è il padrone di casa del Freni e Frizioni, Riccardo Rossi, di ritorno dal viaggio a Casa Cointreau ad Angers, proseguito poi con un detour in Corsica per visitare le piantagioni di agrumi, che lo ha visto insieme ad altri dieci illustri colleghi protagonista di un'immersione nel mondo Cointreau, con l'obiettivo di tirare fuori le migliori ricette possibili con questo nuovo prodotto. «Là dove il claim della maison è "Per bartender da bartender", questo nuovo distillato è una base perfetta per molte preparazioni in mixology, che vanno oltre quelle che vedono la presenza del Cointreau, dal momento che in questo caso si tratta di un distillato. Uno dei cocktail più riusciti che ho pensato è un twist sul Tommy's Margarita». Questa la principale differenza fra i due prodotti, a cui si aggiunge la tipologia di agrumi utilizzati: per il Cointreau si usano scorze d’arancia dolci e amare provenienti da Ghana, Brasile, Tunisia, Marocco e Spagna (Siviglia); per Opera #1 le bucce sono solo di Citrus paradisi, o pompelmo di Corsica. E ancora lo zucchero: in Cointreau ci sono 210 grammi per litro di zucchero mentre in Opera #1 di Citrus Series sono solo 20 grammi per litro. «Che è un po’ per creare un ponte tra un distillato e un macerato», commenta Riccardo Rossi.

Infine, cambia decisamente l’aspetto della bottiglia, e qui interviente il brand ambassador Molinari, Marco Fedele: «Quella iconica ed elegante di Cointreau è visibilmente ispirata alla profumeria e ha i quattro angoli caratteristici con i quattro elementi che sono all’interno, alcol neutro, zucchero, acqua e aromi di scorze d’arancia». La bottiglia di Opera #1 di Citrus Series punta alla praticità ed è studiata per essere maneggiata dai bartender, oltre che essere realizzata, in piena sintonia con i tempi, con 60% di vetro riciclato e venduta senza imballaggio e per questo completamente sostenibile.

Fiere di Parma entra nel capitale di Roma Bar Show

Per il ceo di Rbs, Andrea Fofi, l'accordo «consentirà di posizionare il progetto e la città di Roma quali grandi protagonisti del settore»

Era già nell'aria e adesso l'annuncio è arrivato ufficialmente: Fiere di Parma entra nel capitale di Roma Bar Show. Con questo accordo strategico, la società fieristica parmense si  conferma leader nel mondo del food&beverage, che già la vede protagonista delle due principali fiere dell’agroalimentare: Tuttofood Milano e Cibus.

Fiere di Parma, che si attesta tra i poli fieristici italiani più performanti nel Paese e in Europa (rispetto al periodo pre-covid i ricavi sono aumentati del +11% e l’Ebitda del +17%), punta a un ulteriore boost di crescita diversificando le sue aree di influenza. Con l’operazione Roma Bar Show, che dovrà essere approvata dall’assemblea dei soci, Fiere di Parma si propone, quindi, di entrare come protagonista nel mercato della spirit industry, un settore che, a livello globale, ha raggiunto nel 2024 un valore stimato di circa 1.800 miliardi di euro, con previsioni di crescita del 6% fino al 2028, momento in cui potrebbe superare i 2.400 miliardi di euro. Verso questo settore, già a ottobre la società fieristica parmense aveva manifestato il suo forte interesse annunciando che dal prossimo anno Mixology Experience sarà nei padiglioni del Tuttofood.

«La sinergia tra Roma, Milano e Parma consentirà di portare nuova linfa vitale a un settore da cui ci si attende una solida crescita soprattutto off trade e a livello internazionale - afferma Antonio Cellie, Ceo di Fiere di Parma - e di offrire una piattaforma innovativa, globale e versatile al settore, partendo dall’Italia e puntando alla leadership continentale». Soddisfatto il ceo di Roma Bar Show, Andrea Fofi, che parla di una «trattativa fortemente voluta nell’ottica di affermare, nel prossimo futuro, la manifestazione quale primo appuntamento a livello mondiale. La presenza di un player come Fiere di Parma siamo certi ci consentirà di posizionare il progetto e la città di Roma quali grandi protagonisti del settore da qui ai prossimi anni. Questa è la dimostrazione che la promozione, la valorizzazione e la diffusione della cultura del bere attraverso un approccio basato sull’interazione tra business può essere vincente». I numeri di Roma Bar Show parlano di una manifestazione che nel 2024 ha ospitato più di 200 aziende, con oltre 50 special guest internazionali, e un'affluenza da circa 15mila visitatori. Fofi aggiunge qualche anticipazione, confermando la location del Palazzo dei Congressi all'Eur per l'edizione di maggio 2025 di Roma Bar Show, per la quale annuncia «una grande attenzione sull'incoming di buyer internazionali e qualche novità per le categorie degli awards».

Eurovo e il Natale firmato Gino Fabbri

Gruppo Eurovo, insieme al Maestro Gino Fabbri, celebra il Natale con due ricette d’autore: la crema pasticcera e lo zabaione per accompagnare panettone e pandoro

Preparazioni come la crema pasticcera e lo zabaione diventano protagoniste durante le feste natalizie per arricchire dolci classici come panettone e pandoro. Il Gruppo Eurovo e il Maestro Gino Fabbri hanno deciso di omaggiare la tradizione proprio con le ricette delle due preparazioni. Da questa collaborazione, nata per esaltare i dolci della tradizione italiana, c'è in primo piano l’uso degli ovoprodotti premium di Élite Eurovo Service, pensati per i professionisti della pasticceria e della ristorazione.

Colorazione intensa e sapore ricco

Il tuorlo d’uovo speciale Élite, è il protagonista delle due preparazioni. È un prodotto che garantisce una colorazione intensa e un sapore ricco. Derivato da uova di categoria A 100% italiane, senza conservanti e proveniente da allevamenti a terra, è proposto in pratici brick richiudibili da 1 chilo. La scelta di questo formato assicura freschezza e riduce gli sprechi, rispondendo alle esigenze dei professionisti della pasticceria.

Eurovo e Gino Fabbri, uniti dai valori

La collaborazione tra il Gruppo Eurovo e il Maestro Gino Fabbri riflette i valori fondanti dell'azienda romagnola: tradizione, innovazione e rispetto per il territorio. «L’uso di ingredienti di alta qualità è essenziale per onorare la pasticceria italiana», sottolinea Gino Fabbri. Il marchio si distingue per l’attenzione al benessere animale e alla sostenibilità, consolidando il suo ruolo di leader nel settore.


Le ricette di Gino Fabbri

Crema pasticcera

Ingredienti:
500 g latte intero
70 g zucchero semolato
30 g amido di mais
30 g amido di riso
½ bacca di vaniglia Bourbon
50 g tuorlo d’uovo Eurovo Service Élite
la scorza di mezzo limone

Preparazione
Mettere a bollire il latte in una casseruola con la vaniglia estrusa dalla bacca e la scorza di limone intera.
In un'altra casseruola sbattere i tuorli con gli amidi setacciati.
Quando il latte bolle, versarlo sui tuorli e rimettere sul fuoco fino ad arrivare a 82-84°C massimo.
Dopo aver tolto la crema dal fuoco, eliminare la scorza di limone e mixare per 30-40 secondi il composto per eliminare ogni possibile grumo.
Far raffreddare in frigorifero fino al momento del montaggio del dolce.

Il consiglio del Maestro Gino Fabbri:
Questa ricetta è ottima ma si può arrivare anche a 600 g di Tuorlo d’uovo per litro di latte, ma in questo caso serve un’ottima cottura a bagno maria oppure con pentola a doppio fondo oppure in pastorizzatore.
Quando aumentiamo i tuorli, serve aumentare il dosaggio degli aromi senza naturalmente prevaricare il sapore, l’aroma e il profumo della crema stessa.

Zabaione

Ingredienti:
450 g tuorlo d’uovo Élite Eurovo Service
250 g zucchero
23 g amido di mais
23 g amido di riso
750 g Marsala

Preparazione:
Miscelare le polveri con lo zucchero e i tuorli, quindi aggiungere e miscelare il Marsala.
Mettere il composto in una casseruola e portare a ebollizione mescolando.
Togliere dal fuoco e far raffreddare.

Il consiglio del Maestro Gino Fabbri:
La crema zabaione è la crema più invidiata al mondo.
Cuocere a bagnomaria oppure con una pentola a doppio fondo oppure in pastorizzatore.

Illy E.S.E., festeggia con noi 50 anni di perfezione in tazza

illy X2.2 E.S.E. ok
La cialda capostipite dei sistemi di caffè porzionato compie il suo cinquantesimo compleanno. Provala con la nuova macchina professionale illy X2.2 E.S.E. realizzata dal designer Luca Trazzi.

Sempre più professionisti scelgono per il loro locale la cialda illy E.S.E., Easy Serving Espresso, la prima della storia in carta filtrante e compostabile, già dosata e pressata per un servizio impeccabile. illy E.S.E. facilita il lavoro dei professionisti e lo rende più rapido e pulito e con particolare attenzione alla sostenibilità.

Chi utilizza illy E.S.E. riconosce uno standard qualitativo elevato e progressivo nel corso del tempo sin dalla sua prima apparizione nel 1974.

La combinazione con la nuova macchina professionale illy X2.2 E.S.E. renderà il vostro lavoro ancora più pratico e intuitivo. La illy X2.2 E.S.E., realizzata dal designer Luca Trazzi non è solo un capolavoro nella forma, ma rappresenta perfettamente gli standard di tecnologia e innovazione che da sempre contraddistinguono i nostri prodotti.

DiBaldo, gli spirits dell’Alchimista dei Sensi

DiBaldo apertura
Sinfonie di aromi e botaniche ricercate caratterizzano l’offerta vermouth, bitter, aperitivi e gin firmati dal marchio creato dal master blender e alchimista dei sensi Baldo Baldinini. Prodotti che fondono tradizione e innovazione, regalando un'esperienza sensoriale unica

Melodie olfattive, è così che si possono descrivere le creazioni firmate DiBaldo Spirits, realtà italiana con la missione di riscrivere il mondo della liquoreria attraverso l’esaltazione del gusto e dell’olfatto e diventata in breve tempo punto di riferimento nella produzione di spirits per gli intenditori e per chi cerca un'esperienza sensoriale distintiva.

A fondarla, nel 2014, Baldo Baldinini, “naso” tra i più prestigiosi della scena internazionale, master blender, miscelatore e, soprattutto, alchimista dei sensi, che ha voluto coniugare la sua passione per la ricerca di pregiate e rare botaniche provenienti da tutto il mondo con la distillazione per dare vita a prodotti in grado di regalare a ogni sorso e alle creazioni dei bartender un viaggio dei sensi indimenticabile.

Un laboratorio molto speciale

Gli spirits di DiBaldo sono concepiti come veri e propri prodotti sartoriali di Alchimia aromatica. Cuore della ricerca e della produzione è l’Olfattorio, situato presso la Tenuta Saiano, sui colli di Montebello nella suggestiva Valmarecchia, in provincia di Rimini. Uno speciale laboratorio, e insieme una banca dati unica, dove Baldinini, instancabile esploratore del mondo aromatico, custodisce oltre 50.000 essenze, tinture, estratti, olii essenziali, alcolati, idrolati, botaniche officinali, spezie. Essenze tutte naturali, realizzate con pregiate e rare botaniche provenienti da tutto il mondo, che Baldinini combina sapientemente, sfruttando il suo naso sopraffino e un palato che sviluppa nuove armonie di aromi e sapori. Un processo di alchimia sensoriale, dove aromi e sapori vanno a comporre originali quanto intriganti esperienze multisensoriali dal gusto innovativo.

Sette specialità per bartender e intenditori

L’offerta DiBaldo conta al momento sette etichette, un vermouth, un bitter e un aperitivo, a base di vino, e quattro gin, tutti pluripremiati nei principali concorsi internazionali (cento i riconoscimenti conquistati finora) e realizzati con processi produttivi speciali e innovativi, senza uso di additivi chimici, coloranti artificiali, caramello e zuccheri bruciati.

Prodotti di alta qualità, frutto di ricette scritte su un pentagramma e tenute rigorosamente segrete, dall’eccezionale impatto aromatico e ideali da proporre sia lisci sia in miscelazione. Dal colore rosso rubino, dato dalla base di vino rosso dell’Emilia-Romagna, 721 Vermouth (alc 17,5% in vol) è un “vermouth fuori dai binari”, con la sua originale struttura aromatica, caratterizzata da un’esplosione floreale di rosa damascena, frutti rossi e spezie dolci.

Un vino bianco della stessa regione è la base del complesso e mediterraneo Un Bitter (alc 21% in vol), che porta con sé il profumo dei fiori d’arancio e delle scorze candite fresche, seguito da sentori di liquirizia dolce e rabarbaro fresco, fiori moscati e macis, mentre al palato presenta il gusto avvolgente dell’arancio, che prosegue note morbide di cannella ed erbe amare.

Aperitivo BBB (alc 21,5% in vol) è invece il frutto dell’infusione in vino bianco delle Marche di rare botaniche e spezie e si apre con il profumo fresco e avvolgente di zagare candite che introduce il bouquet caldo, elegante, ricco di originali sfumature piccanti che prolungano il piacere del delicato gusto amaricante di questo prodotto.

Non meno intriganti e raffinati i quattro distillati, tutti distilled gin (alc 45% in vol). Paracelso, dal gusto vivace e agrumato, con le sue note di scorze di agrumi e spezie, e dall’elegante e delicata freschezza. L’ancora più complesso Nostradamus, dal profilo aromatico floreale e mediterraneo e ricco di note calde che seducono il palato. Gin Oro AU 79, un dry gin allo zafferano, che dà il suo colore al prodotto, dal gusto delicato che offre un viaggio aromatico lungo la via della Seta, dalle coste del Mediterraneo fino agli esotici panorami dell’Oriente. E Ag 107,86, altro dry gin dai sentori balsamici di ginepro selvatico, fiori della macchia mediterranea e accordi di spezie e scorze di agrumi.

EVOLIO Expo, a Bari dal 30 gennaio al 1 febbraio per scoprire la filiera olivicolo-olearia italiana

Si tiene a Bari presso la fiera del Levante dal 30 gennaio al 1 febbraio EVOLIO Expo, la prima fiera internazionale B2B dove incontrare i migliori produttori di olio EVO provenienti da tutta Italia e dal Mediterraneo.

Con ben 619 mila imprese olivicole, 4.327 frantoi e +63% di esportazioni nel primo semestre 2024, il settore si conferma strategico per l'economia italiana*.

EVOLIO Expo ha l’obiettivo di agevolare l’incontro tra produttori di olio EVO e acquirenti professionali, sviluppando i rapporti commerciali e la condivisione delle esperienze di tutti gli attori della filiera olivicolo-olearia.

A EVOLIO Expo entrerai in contatto con i produttori di olio EVO e potrai partecipare agli innumerevoli momenti formativi in programma su qualità e controllo del prodotto, conoscenza e storia, sostenibilità, oli monovarietali, olio-turismo, EVO-health, stato dell’arte della distribuzione nella GDO, panel test.

Se sei:

  • Responsabile acquisti e di prodotto proveniente dalla GDO
  • Responsabile acquisti e di prodotto del settore Ho.Re.Ca.
  • Professionista del fuori casa che utilizza e promuove Olio Evo (chef, ristoratori)
  • Responsabile import/export di aziende di distribuzione e vendita
  • Proprietario di un ristorante
  • Degustatore professionista

PARTECIPA PER INCONTRARE I MIGLIORI PRODUTTORI DI OLIO EVO!

CLICCA QUI E RICHIEDI INFORMAZIONI

*Dati riferiti al Censimento Agricoltura 2020; Ismea su dati Agea; Fonte: ISMEA - tendenze e dinamiche recenti olio d’oliva – settembre 2024 Istat

 

 

Panna spray protagonista della Sweeet&Shake Cup: manda la tua ricetta entro l’1 dicembre

Torna il concorso di Debic e Bargiornale con in palio un corso di formazione del valore di 500 euro. Previste due categorie: Coffee mix e Twist on classics. Finale al Sigep domenica 19 gennaio 2025. Manda la tua ricetta entro l’1 dicembre

Sweet&Shake Cup, il concorso organizzato da Debic in collaborazione con Bargiornale per promuovere l'utilizzo della panna in caffetteria e in miscelazione, quest'anno raddoppia e mette al centro la panna spray, vera protagonista dell'edizione 2024 (la sesta!).

Saranno infatti due le categorie in cui si suddivide la sfida, riservata ai professionisti del fuori casa, siano baristi, bartender, pasticceri o chef, purché domiciliati in Italia:

  1. Coffee mix: bevanda originale a base caffè.
  2. Twist on classics: rivisitazione di una ricetta di cocktail classica, alcolica o analcolica.

SCOPRI IL REGOLAMENTO

Per entrambe le preparazioni sarà necessario inserire nella ricetta (e valorizzare) la Panna Spray Debic, zuccherata o non zuccherata.

INVIA LA TUA RICETTA

Ogni concorrente potrà proporre fino a tre diverse ricette, che andranno inviate entro l'1 dicembre.

La ricetta dovrà contenere un massimo di cinque ingredienti, con un massimo di tre home made che dovranno essere dettagliatamente descritti e di facile replicabilità; eventuali decorazioni non sono conteggiate come ingredienti.

Originalità della ricetta, valorizzazione  dell’ingrediente Panna Spray nella ricetta, eventuale presenza di Panna Prima Blanca Debic e/o di Panna Culinaire Original Debic tra gli ingredienti e idea di servizio i criteri con cui verranno selezionate le ricette che parteciperanno alla finale del concorso.

Finale al Sigep: in palio un percorso formativo

Tra tutte le ricette candidate, un gruppo di esperti di Bargiornale e Debic selezionerà le sei ricette (tre per la categoria Coffee Mix, tre per la categoria Twist on Classics) che si contenderanno la vittoria nel corso della finale, in programma al Sigep domenica 19 gennaio 2025.

I due vincitori, uno per categoria, potranno costruirsi un percorso personalizzato di formazione sul caffè del valore di 500 euro ciascuno da usufruire in una primaria Scuola di formazione sul caffè.

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Carpigiani alla Mostra “L’Italia dei Brevetti” con l’Autogelatiera

Alla mostra “L’Italia dei Brevetti”, Carpigiani espone il brevetto dell’Autogelatiera del 1946, simbolo dell’innovazione che ha rivoluzionato il gelato

C'è anche l'Autogelatiera del 1946 di Bruto e Poerio Carpigiani in mostra nell'ambito de "L’Italia dei Brevetti: invenzioni e innovazioni di successo". La mostra, voluta dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy a Palazzo Piacentini, sarà aperta fino a marzo 2025. L'occasione è la celebrazione dei 140 anni dell’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi e i 550 anni dello Statuto dei Brevetti della Repubblica di Venezia. La macchina dei fratelli Carpigiani è una delle oltre 100 invenzioni selezionate per rappresentare l’eccellenza italiana.


L’Autogelatiera: innovazione e rivoluzione

L’Autogelatiera, brevettata da Bruto e Poerio Carpigiani nel 1946, rappresentò una svolta nel settore. La macchina introduceva, infatti, un meccanismo ermetico per evitare contaminazioni e una spatola elicoidale rotativa per garantire una miscela omogenea e un processo continuo. Innovativo anche il profilo raschiante, progettato per migliorare il raffreddamento e la cristallizzazione del gelato. Con il suo design compatto e il colore distintivo chiamato "Crema bolognese”, la macchina era perfetta per l’esposizione nei negozi, aprendo nuove opportunità commerciali nel mondo della gelateria.

Autogelatiera Carpigiani


Dalla Tradizione alla Leadership Globale

Grazie all’Autogelatiera, Carpigiani ha avviato una crescita inarrestabile, trasformandosi in leader globale. L’azienda opera oggi in oltre 110 mercati e supporta il settore con innovazione e formazione. Non è un caso che la Gelato University formi migliaia di professionisti ogni anno. Questa combinazione di tecnologia e cultura ha consolidato Carpigiani come punto di riferimento nel mondo del gelato artigianale, portando avanti una tradizione di eccellenza italiana.


L’Autogelatiera: Icona del Gelato e dell’Innovazione

La presenza dell’Autogelatiera alla mostra celebra il suo impatto storico e tecnologico. Grazie a questa macchina, il gelato è diventato un prodotto più accessibile, igienico e di qualità superiore. Carpigiani, con il suo brevetto del 1946, ha dimostrato come l’innovazione possa trasformare un’intera industria, portando il gelato artigianale italiano a essere un simbolo globale di tradizione e modernità.

Gian Maria Ciardulli conquista il terzo Maldon Salt Cocktail Contest

Gian Maria Ciardulli, vincitore della terza edizione Maldon Salt Cocktail Contest 2024
Insieme con le spezie Montosco, Sale Maldon è stato il protagonista dell'omonimo concorso dedicato all'utilizzo del pregiato sale cristallino inglese sia nelle ricette sia nelle guarnizioni dei cocktail.

Dopo Matteo Cassan (Perugia, 2022) e Luca Goracci (Roma, 2023) Gian Maria Ciardulli si aggiudica la terza edizione del 1882 Maldon Salt Cocktail Contest con il cocktail Maldon Spicy N°3, gara svoltasi il 19 novembre presso presso il bar ristorante Temakinho Milano Magenta di (via Boccaccio, 4).

Nato nel 2012, Temakinho è il nome di una catena di 14 locali (6 a Milano, 5 a Roma, uno a Bologna, Firenze e Lione-Francia) che, in ambientazioni tropicali, fondono le tradizioni gastronomiche giapponesi nikkei con quelle brasiliane. Vista l'ampia metratura media, spesso vi si tengono party, eventi aziendali e live music.

L'evento è stato organizzato da Montosco, brand di spezie e salse di La Collina Toscana Spa, importatore esclusivo del Sale Maldon per l’Italia, in collaborazione con Planet One, azienda di formazione e consulenza nel settore food & beverage da oltre 30 anni.

La competizione ha visto la partecipazione di 15 talentuosi bartender e barlady, suddivisi in due categorie: Grandi Classici (mattina) e New Era (pomeriggio).

Grandi Classici (varianti di cocktail famosi):
Alessandro MIone
Andrea Scapazzoni
Andrea Legrottaglie
Gian Maria Ciardulli
Diego D'Angelo
Camilla Scotti
Simone Francia.

I finalisti della categoria Grandi Classici

New Era (cocktail a basso contenuto alcolico):
Alessio Rivarola
Vasile Vidrasco
Valentina Esposito
Andrea Mango
Gherardo Walder
Tiziano Zanoboni
Artem Cherepynskyy.
Emanuel Giuliano

I finalisti della categoria New Era

Durante l'intera giornata, i finalisti si sono sfidati con grande passione, presentando le loro creazioni selezionate in fase di iscrizione.

A giudicare le loro performance quattro figure di spicco della mixology italiana (e non solo):
Marianna Di Leo, salernitana di nascita e brand ambassador di Espolòn Tequila (Campari Group).
Daniele Gentili, mixologist presso ORO Whisky Bar a Roma e Bar Staff Endorsement Marketing Specialist per Red Bull.
Andrea Castellari, 30 anni di esperienza nel settore, creatore e head bartender di numerosi locali milanesi e attualmente titolare del Zizania cocktail bar di Milano.
Terry Monroe, esperta alchemist barlady e titolare del locale Opera 33 di Milano, da cui è nato Speziology, un laboratorio delle spezie che offre consulenze e formazione per bartender e bar. Autrice del recente libro Cromococktail, la chimica del colore nella miscelazione contemporanea (Hoepli Editore).


Dopo un'attenta valutazione, la giuria ha selezionato quattro ricette (due per categoria) che hanno ottenuto l'accesso diretto alla finale serale.
Quattro i superfinalisti:
Gian Maria Ciardulli
Simone Francia
Andrea Mango
Artem Cherepynskyy

Durante questa fase, i concorrenti hanno dovuto dimostrare la propria creatività, realizzando un cocktail ispirato al tema nippo-brasiliano, in perfetta sintonia con la location dell'evento. Hanno avuto a disposizione una mistery box contenente Sale Maldon Originale (Sea Salt Flakes), Smoked (Smoked Sea Salt) e al Peperoncino (Chilli Sea Salt), oltre a un paniere di ingredienti misti.

Sale Maldon è un sale marino particolare, ottenuto dalle storiche saline romane accanto alle rive del fiume Blackwater (Essex, contea orientale dell'Inghilterra), di tipo cristallino a scaglie, a basso contenuto di magnesio, dal sapore ricco e delicato.

L'unica regola del contest è rendere il Sale Maldon il protagonista indiscusso del drink.

Alla fine, la giuria ha incoronato Gian Maria Ciardulli come vincitore che, grazie al suo originale cocktail realizzato al momento con la mistery box, ha saputo esaltare i sapori unici del Sale Maldon in modo innovativo e sorprendente.

Maldon Spicy N°3
di Gian Maria Ciardulli,  Donna di Cuori Cocktail Bar, Cecina (Livorno)
Ingredienti
6 cl cachaça
4,5 cl cordial mix home made al passion fruit, yuzu, Sale Maldon Smoked, polvere di arancia Montosco
addensante vegano a gocce
top Soda al Pompelmo Rosa
Preparazione
Shake & strain, versare in tumbler alto su cubi di ghiaccio, guarnito con crustas di Sale Maldon Smoked, spolverata di Sale Maldon Chilli, top di aria con mix di Spezie Montosco (pomodoro, limone, salvia) su cui posare una sfoglia di corallo viola, insieme con cannuucce edibili al limone e cacao. Gaming finale con profumo al rosmarino e/o fiori giapponesi. Abbinato a una soluzione salina a base di Sale Maldon Smmokey, insieme con una campana tibetana per il sound.

«Sono particolarmente contento di questo prestigioso riconoscimento - ha affermato il vincitore Gian Maria Ciardulli - un riconoscimento che viene da una specialissima giuria di esperti di settore, con due prestazioni realizzate in un'atmosfera di grande partecipazione corale di tutti i finalisti. Per la categoria Grandi Classici ho presentato un twist del Gimlet, non in coppetta ma in versione on the roiks miscelando il gin con un cordiale alcolico ai 5 agrumi con Sale Maldon Smokey. In ogni caso ho voluto preparare un drink da meditazione, esaltando l'abbinamento giallo-viola secondo il terzo chakra e le tre consistenze di Sale Maldon».

Sotto la supervisione di Sabrina Bocci, Marketing Manager Montosco, alla perfetta riuscita dell'evento hanno collaborato, tra gli altri, la bar manager Martina Salvetti, Francesca Bucari (responsabile progetto di Planet One) e Marianna Giordano, direttrice di Temakinho Milano Magenta.

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