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Gusto17 trasforma il gelato in tempo per fidelizzare i clienti

Guato17
In tempo di coronavirus forse abbiamo imparato ad apprezzare di più proprio il tempo. Quello speso a fare le cose più semplici, che ci sono mancate nelle settimane della quarantena più "stretta". Sono partiti da qui da Gusto17, gelateria milanese con due pdv in via Savona e in via Cagnola, per ideare una campagna di fidelizzazione dei clienti che ha al centro proprio il tempo.

Dal voucher per la tintoria al weekend a tema "food"

Acquistando il gelato di Gusto17 il cliente riceve in regalo una quantità di tempo in secondi, che si può accumulare e trasformare in tempo da... dedicare a se stessi. Si scarica una "carta" nello smartphone e si accumulano i preziosi minuti. I quali diventano poi tempo libero: il cliente sceglie tra un catalogo di premi pensati per risparmiare tempo (attività come le pulizie di casa o la tintoria, per esempio), oppure esperienze da vivere nel tempo libero. Per fare qualche esempio: chi avrà accumulato 3 minuti e 20 secondi può già trasformarli in una coppetta di gelato omaggio. Dodici minuti diventano un voucher per un servizio di lavaggio e stiraggio di tre camicie con ritiro e consegna al domicilio. Invece, 250 minuti diventano un weekend alla scoperta di uno dei produttori delle materie prime usate per il gelato di Gusto17, in giro per l'Italia alla scoperta di una produzione particolare di miele o di uova. Curiosità: 120 minuti valgono una serata di noleggio del carrettino dei gelati, per una festa privata o un evento speciale.

Cogliere il momento: la riapertura alla vita

«Abbiamo imparato che non c’è tempo che tornerà», spiegano dalla gelateria, «capito quanto ne abbiamo perso prima e come vogliamo investirlo d’ora in poi. Abbiamo compreso l’importanza di avere tempo per fare quello che desideriamo, con chi amiamo, e capito invece il peso del tempo da non sprecare in cose per noi secondarie». Da qui l'idea di farsi «volano di questa nuova riapertura alla vita regalando, attraverso il gelato, secondi da accumulare e trasformare in tempo libero o in tempo da risparmiare».  

Riaperture: la mappa delle ordinanze Regione per Regione

locali riapertura
Foto da Pixabay

Il Dpcm 17 maggio 2020 ha stabilito il via libera alla Fase 2, prevedendo l'apertura di bar e ristoranti dal 18 maggio.

Per conoscere nel dettaglio le regole e le linee guida che ogni locale deve applicare (e le tempistiche, non uguali per tutti), è opportuno rifarsi alle Ordinanze regionali.

Qui trovate il link alle singole ordinanze:

Abruzzo

Basilicata

Calabria

Campania

Emilia Romagna

Friuli Venezia-Giulia

Lazio

Liguria

Lombardia

Marche

Molise

Piemonte

Provincia di Bolzano

Provincia di Trento

Puglia

Sicilia

Sardegna

Toscana

Umbria

Valle d'Aosta

Veneto

Riapertura il 18 maggio: ecco le regole

locali riapertura
Foto da Pixabay

Comincia una nuova fase dell’emergenza sanitaria: quella della ripartenza dopo il lungo periodo di lockdown. Il Consiglio dei ministri ha infatti approvato il Dpcm 17 maggio 2020 che dal 18 maggio dà il via libera alla ripresa delle attività economiche, tra le quali la tanto attesa riapertura delle attività del fuoricasa. Il nuovo decreto delinea il quadro normativo nazionale in vigore dal 18 maggio al 31 luglio all’interno del quale, Regioni e Comuni potranno stabilire, con propri decreti e ordinanze, le regole valide sul proprio territorio per disciplinare le modalità di svolgimento delle attività economiche, produttive e sociali.

Vai all'articolo con l'elenco consultabile delle ordinanze regionali.

Le attività devono infatti svolgersi nel rispetto dei contenuti di protocolli o linee guida, messi a punto in modo da prevenire o ridurre il rischio di contagio nei vari settori, adottati dalle regioni o dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome, nel rispetto dei principi contenuti nei protocolli o nelle linee guida nazionali. In mancanza di protocolli regionali si applicano le linee guida nazionali.

Inoltre, lo Stato o le regioni potranno introdurre limitazioni allo svolgimento delle attività, in base all’evolversi dell’epidemia. A questo proposito le regioni, che potranno anche allentare le misure, ma informando il ministero della Salute, dovranno monitorare giornalmente l'andamento della situazione epidemiologica sul territorio e, in relazione a tale andamento, le condizioni di adeguatezza del sistema sanitario regionale.

Il mancato rispetto dei protocolli regionali o delle linee guida nazionali sarà sanzionata, spiega una nota del governo, con le sanzioni amministrative già in vigore (da 400 a 3.000 euro), salvo che non ricorra anche un reato (fattispecie che ricorre in ogni caso per la violazione degli obblighi di quarantena), si applicano le attuali sanzioni amministrative e nei casi in cui la violazione sia commessa dall’attività di impresa è prevista la chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni.

Il Dpcm 17 maggio 2020

A confermare la riapertura dei locali a partire dal 18 maggio è arrivato domenica 17 maggio un nuovo Dpcm che all'art. 1 comma ee specifica che «le attività di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, pizzerie, gelaterie, pasticcerie) sono consentite a condizione che le regioni e le province autonome abbiano preventivamente accertato la compatibilità dello svolgimento delle suddette attività con l'andamento epidemiologico nei propri territori». Lo stesso punto conferma anche che regioni e province devono adottare specifici protocolli o linee guide che regolino lo svolgimento di tali attività in modo prevenire o ridurre il rischio di contagio, e che tali provvedimenti devono essere in linea con le linee guida nazionali «e comunque in coerenza con i criteri di cui all'allegato 10» dello stesso Dpcm.

Sulla base delle prescrizioni dell'allegato 10 le linee guida regionali dovranno considerare il rischio di aggregazione e affollamento e la possibilità di prevenirlo efficacemente nelle singole realtà e nell’accesso a queste; la prossimità delle persone (sia lavoratori sia clienti, ecc.) rispetto a contesti statici (persone tutte ferme in postazioni fisse), dinamici (persone in movimento) o misti (contemporanea presenza di persone in posizioni fisse e di altre in movimento); l’effettiva possibilità di mantenere la appropriata mascherina da parte di tutti nei contesti raccomandati;
il rischio connesso alle principali vie di trasmissione (droplet e contatto) in particolare alle contaminazioni da droplet in relazione alle superfici di contatto; la concreta possibilità di accedere alla frequente ed efficace igiene delle mani; l’adeguata aereazione negli ambienti al chiuso; l’adeguata pulizia e igienizzazione degli ambienti e delle superfici; la disponibilità di una efficace informazione e comunicazione.

il Dpcm, inoltre conferma anche la possibilità di proseguire con i servizi di delivery e asporto, anche negli esercizi situati nelle aree di servizio e rifornimento presenti sulle autostrade, ma sempre rispettando la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro e il divieto di consumare i prodotti all'interno dei locali e di sostare nelle loro immediate vicinanze.

Le linee di indirizzo comuni delle regioni

All’interno di questo quadro le regioni hanno redatto un documento condiviso, le Linee di indirizzo per la riapertura delle attività economiche, produttive e ricreative (trovate il testo completo e da scaricare in fondo all'articolo), che contiene le schede tecniche con gli indirizzi operativi specifici per i vari settori di attività. Linee che hanno ottenuto il via libera dal governo e incluse nell'allegato 17 del Dpcm, che potranno essere ulteriormente integrate dai provvedimenti delle singole regioni, e che pertanto rappresentano il punto di riferimento a livello nazionale per la riapertura.

Per quanto riguarda gli esercizi di somministrazione di pasti e bevande, quindi bar, pub, pasticcerie, gelaterie, ristoranti, trattorie, pizzerie, self-service, anche se collocati nell’ambito delle attività ricettive, di stabilimenti balneari e nei centri commerciali, e le attività di catering (in questo caso se la somministrazione di alimenti avviene all’interno di una organizzazione aziendale terza, sarà necessario inoltre rispettare le misure di prevenzione disposte da tale organizzazione), ecco le prescrizioni, che riportiamo integralmente, previste dalle Linee di indirizzo:

  • predisporre una adeguata informazione sulle misure di prevenzione, comprensibile anche per i clienti di altra nazionalità.
  • Potrà essere rilevata la temperatura corporea, impedendo l’accesso in caso di temperatura maggiore di 37,5 °C.
  • È necessario rendere disponibili prodotti igienizzanti per i clienti e per il personale anche in più punti del locale, in particolare all’entrata e in prossimità dei servizi igienici, che dovranno essere puliti più volte al giorno.
  • Negli esercizi che dispongono di posti a sedere privilegiare l’accesso tramite prenotazione, mantenere l’elenco dei soggetti che hanno prenotato, per un periodo di 14 giorni. In tali attività non possono essere presenti all’interno del locale più clienti di quanti siano i posti a sedere.
  • Negli esercizi che non dispongono di posti a sedere, consentire l’ingresso ad un numero limitato di clienti per volta, in base alle caratteristiche dei singoli locali, in modo da assicurare il mantenimento di almeno 1 metro di separazione tra i clienti.
  • Laddove possibile, privilegiare l’utilizzo degli spazi esterni (giardini, terrazze, plateatici), sempre nel rispetto del distanziamento di almeno 1 metro.
  • I tavoli devono essere disposti in modo che le sedute garantiscano il distanziamento interpersonale di almeno 1 metro di separazione tra i clienti, ad eccezione delle persone che in base alle disposizioni vigenti non siano soggette al distanziamento interpersonale; detto ultimo aspetto afferisce alla responsabilità individuale. Tale distanza può essere ridotta solo ricorrendo a barriere fisiche tra i diversi tavoli adeguate a prevenire il contagio tramite droplet.
  • La consumazione al banco è consentita solo se può essere assicurata la distanza interpersonale di almeno 1 metro tra i clienti, ad eccezione delle persone che in base alle disposizioni vigenti non siano soggette al distanziamento interpersonale; detto ultimo aspetto afferisce alla responsabilità individuale.
  • La consumazione a buffet non è consentita.
  • Il personale di servizio a contatto con i clienti deve utilizzare la mascherina e deve procedere ad una frequente igiene delle mani con soluzioni idro-alcoliche (prima di ogni servizio al tavolo).
  • Favorire il ricambio d’aria negli ambienti interni ed escludere totalmente, per gli impianti di condizionamento, la funzione di ricircolo dell’aria.
  • La postazione dedicata alla cassa può essere dotata di barriere fisiche (es. schermi); in alternativa il personale deve indossare la mascherina e avere a disposizione gel igienizzante per le mani. In ogni caso, favorire modalità di pagamento elettroniche, possibilmente al tavolo.
  • I clienti dovranno indossare la mascherina tutte le volte che non si è seduti al tavolo.
  • Al termine di ogni servizio al tavolo andranno previste tutte le consuete misure di disinfezione delle superfici, evitando il più possibile utensili e contenitori riutilizzabili se non igienizzati (saliere, oliere, ecc). Per i menù favorire la consultazione online sul proprio cellulare, o predisporre menù in stampa plastificata, e quindi disinfettabile dopo l’uso, oppure cartacei a perdere.

Norme che in linea teorica consentono a tutti i locali di tirare su le saracinesche, in quanto decisamente più morbide e sostenibili rispetto al protocollo dell’Inail tanto contestato dagli operatori. Tuttavia, è difficile che il 18 tutti i locali siano pronti. A dirlo i risultati di un sondaggio condotto da Swg per Confesercenti, su un campione di imprenditori del commercio al dettaglio e della somministrazione, che dicono che 4 imprese su 10 resteranno chiuse. Tra le principali motivazioni la mancata convenienza dell’apertura (68%), ma anche il timore (13%) legato alla sicurezza, entrambi effetti anche dalla lunga incertezza che ha accompagnato i provvedimenti, arrivati in un tempo troppo ravvicinato a quello della riapertura, che non ha permesso ai gestori di adeguare il locale e l’organizzazione del lavoro alle nuove disposizioni. Incertezza legata anche alle scelte che faranno le singole regioni, alle quali spetta anche di fissare il calendario di riapertura delle attività, eventualmente posticipandole: è il caso del Piemonte, che ha stabilito che le porte di bar e ristoranti si apriranno ai clienti il 23 maggio, e della Campania, che dal 18 maggio permette la riapertura dei soli bar, ma esclusivamente per il servizio al banco (non ancora a tavolino), e dal 21 maggio la possibilità di servizio al tavolo insieme alla riapertura delle altre attività della ristorazione. 

Il Dpcm 17 maggio 2020 in Gazzetta Ufficiale (con allegati)

Linee di indirizzo per la riapertura delle attività economiche, produttive e ricreative

A Brescia prove di riapertura con le linee guida di Iei

Tostato Brescia

Domenica 17 maggio si svolgono a Brescia le simulazioni (non aperte al pubblico) per la riapertura di bar e ristoranti, un modello che potrebbe diventare un punto di riferimento nazionale, utile all’intero settore dei pubblici esercizi. Prendono il via alle ore 12.00 presso il bar caffetteria Tostato in corso Martiri della Libertà, per proseguire presso il ristorante I du de la Contrada in Contrada del Carmine per concludersi presso il locale Marchino Good Food & Good Wine di via Trieste.

Il percorso propone una simulazione di servizio di ristorazione e di caffetteria ed è la sperimentazione di un protocollo elaborato dalla Prefettura di Brescia insieme all’Istituto Espresso Italiano e messo in pratica con la collaborazione di Chiusi Per Brescia, un gruppo che raccoglie oltre 100 pubblici esercizi (ristoranti, bar, locali serali) della città che hanno chiuso le proprie attività e si sono riuniti con il fine di supportare le autorità cittadine nella gestione dell’emergenza sanitaria per quanto riguarda il mondo della ristorazione.

«Da diverse settimane abbiamo pronte delle linee guida che permettano la riapertura delle attività del settore bar, uno snodo fondamentale del tessuto sociale italiano. Ora che le condizioni lo permettono siamo desiderosi di metterle alla prova» - ha affermato Luigi Morello, presidente dell’Istituto Espresso Italiano.

Prima di osservare le indicazioni è utile riflettere sullo scopo del documento : «Il bar rappresenta uno snodo importante del tessuto sociale italiano. È infatti il luogo centrale di incontro e relazione per milioni di italiani e incarna la tradizione del buon vivere e della socializzazione che contraddistingue la cultura italiana. Proprio questa voglia di aggregazione può risultare in uno scenario post-epidemico un punto debole se non governata attraverso delle linee guida che la garantiscano nel rispetto della salute pubblica, condizione prioritaria per la sopravvivenza del

tessuto economico in cui il bar stesso è inserito. Questo documento è stato redatto con il supporto delle professionalità dello Iei includendo tra queste quelle provenienti dal mondo accademico, dal management di aziende rilevanti del settore e da esperti del settore bar caffetteria».

Di seguito le indicazioni contenute nelle Linee Guida per l’operatività del bar in condizioni di sicurezza sanitaria (V0.2 17.4.2020), il cui obiettivo è garantire al cliente la fruizione dei servizi erogati dal bar in condizioni di sicurezza sanitaria.

1. Personale

  1. rendere obbligatoria la divisa composta quantomeno da giacca professionale e copricapo, obbligatorio il cambio quotidiano, preferibili colori chiari utili a valutarne le condizioni;
  2. fare indossare al personale guanti monouso e mascherina o visiera igienizzabile;
  3. misurare e registrare la temperatura corporea del personale prima che questo prenda servizio;
  4. ammettere al servizio solo personale in perfette condizioni di salute.

2. Igiene

  1. misurare la temperatura all’ingresso
  2. mettere a disposizione dei clienti gel igienizzanti
  3. sanificare tavoli e sedute al termine delle consumazioni dei clienti
  4. consegnare a ogni cliente un vassoio igienizzato in un punto di ritiro specifico e chiedere al cliente di riconsegnare lo stesso in un punto prestabilito al termine della consumazione
  5. minimizzare il tempo di contatto tra personale e clienti  attraverso il pagamento di cibo e bevande contestualmente all’ordine
  6. minimizzare il contatto con denaro contante attraverso l’uso di pagamenti elettronici
  7. cambiare l’acqua della lavatazze e/o lavastoviglie ogni 5 lavaggi
  8. installare sul banco bar una schermatura in plexiglass di circa 40 cm inclinata verso il lato dell’operatore in modo da separare la zona di consumo da quella di preparazione
  9. arieggiare e sanificare il locale ogni 4 ore
  10. prestare particolare attenzione alla manutenzione dell’aria condizionata
  11. schermare completamente i prodotti alimentari attraverso vetrine fuori dalla portata dei clienti o attraverso confezioni monoporzione
  12. dare comunicazione pubblica delle misure in atto.

3. Organizzazione dello spazio

  1. favorire l’uso di dehors esterni attraverso l’utilizzo di suolo pubblico con minima burocrazia e senza costi per gli esercenti
  2. favorire il take away anche tramite aperture di vetrine verso l’esterno o addirittura minime postazioni di produzione di caffè e affini situate sul suolo pubblico prospiciente il bar
  3. ammettere all’interno del locale solamente un numero di clienti determinato da norme di legge
  4. installare un sistema per il conteggio che informi i clienti del raggiungimento della capienza massima
  5. mantenere la distanza tra i tavoli e le sedute indicate dalle norme di legge
  6. demarcare le aree del banco bar destinate al consumo in modo da creare isole distanziate tra loro e dal personale secondo le norme di legge.

#iotidovoce: nasce a Roma Italian Hospitality Network

Nasce a Roma Italian Hospitality Network, un'associazione che vuole, in prima istanza, offrire dignità, valore e una corretta messa a fuoco, sul settore dell'ospitalità italiana. L'azione messa in campo da IHN è frutto di un grande lavoro di cooperazione tra oltre 200 realtà tra cocktail bar, wine bar, ristoranti e club di Roma e non soltanto. IHN ha già costruito in pochi giorni una rete di referenti per tutto il territorio nazionale. Chiudiamo dicendo che domani mattina nella Capitale si svolgerà una manifestazione di piazza, ma rigorosamente su invito, per dare voce alle istanze del Manifesto di Italian Hospitality Network che potete scaricare qui. Ne parliamo a Bargiornale Tv con Leonardo Leuci, presidente di Italian Hospitality Network.

Flat Pack e Ice Cup per asporto e delivery sicuri

Ice Cube Flat Pack
Flat Pack e Ice Cup sono i nuovi prodotti di Ice Cube per il delivery e il take away

Meno plastica nelle confezioni: la scelta green di Fratelli Beretta

Beretta

Svolta green per Fratelli Beretta. Il gruppo italiano specializzato nella produzione e distribuzione di salumi ha deciso di compiere un deciso passo verso la sostenibilità ambientale delle sue attività. Scelta che si concretizza nella riduzione della quantità di plastica utilizzata per il confezionamento dei suoi prodotti.

Più nello specifico, l’azienda ha ridotto del 25% la plastica delle confezioni delle principali linee dei prodotti, tra le quali la linea di affettati Fresca Salumeria, che annovera diverse specialità Dop e Igt, tra le quali lo Speck Alto Adige Igp, la Bresaola della Valtellina Igp, la Mortadella Bologna Igp, i Salamini italiani alla cacciatora Dop, il Prosciutto di San Daniele Dop, il Prosciutto di Parma Dop, la gamma Salamini, che raccoglie specialità di salumeria, a pezzo intero, di tutta Italia, tra le quali il Salame piacentino Dop, il Brianza Dop, la Finocchiona Igp, la Salsiccia Napoli, il Salame di Varzi, il Salame Ventricina Ps, il Salame Sardo, la Spianata romana, e le referenze Cubetti.

Beretta logo sostenibile
il logo che identifica le specialità Beretta con confezioni a basso contenuto di plastica o con plastica riciclata

Inoltre, Beretta utilizzerà il 65% di plastica riciclata per le confezioni di circa 300 referenze del suo assortimento, prodotte in 11 diversi siti produttivi. Misure che, secondo i calcoli della divisione Ricerca e Sviluppo di Fratelli Beretta garantirà una riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera pari a 1.145 tonnellate all’anno, una quantità corrispondente alla piantumazione di 58.000 alberi.

A sottolineare il percorso green intrapreso dall’azienda il nuovo logo BGreen, che identificherà i prodotti “plastic smart” e, in futuro, accompagnerà ulteriori iniziative avviate sempre in tema di sostenibilità ambientale.

Nasce Ubri, unione dei brand della ristorazione

Vincenzo Ferrieri
Vincenzo Ferrieri, presidente di Ubri

Digital innovation, acquisti, sviluppo, personale e formazione, operations, internazionalizzazione, location, legal e finance, rapporti istituzionali, marketing. Questi i temi al centro dei lavori di UBRI, Unione Brand Ristorazione Italiana, associazione tra imprenditori della ristorazione pensata prima dell’emergenza, ma nata e presentata in questo giorni.
Undici nomi importanti che hanno sviluppatola loro idea di impresa da un concept e non dal desiderio di aprire il “proprio” ristorante. Ragiona in termini di brand, quindi la neonata associazione ed esclusivamente con prospettive di lungo raggio, replicabili e con un impatto significativo su occupazione e sul sistema di fornitori, real estate e indotto.
Con un fatturato complessivo di 200 milioni, generato da 400 locali, di cui 30 all’estero, che impegnano complessivamente 3.300 dipendenti e chiamata dalla situazione attuale ad esprimersi sulla Fase2 dell’emergenza, appena iniziata, UBRI ha stilato un documento di misure operative imprescindibili, articolato in 15 punti (segue documento) che verrà proposto al Governo, attraverso il Ministero dello Sviluppo Economico.

Le misure urgenti settore ristorazione

In tema di imposte
1. Cancellazione delle imposte nazionali e locali pertinenti. A titolo esemplificativo Cosap, Tari, Imu, Ica
2. Rateizzazione senza interessi delle imposte IRES-IRAP previste a giugno.
3. Ammortizzaizone delle note di accesso al credito (decreto liquidità) e possibilità di misure di sostegno a fondo perduto per le chiusure di marzo e aprile 2020 attravero il riconoscimento di una quota da calcolarsi sul fatturato N-1.
Personale
4. Proroga ammortizzatori sociali – cassa in deroga e Fis fino al 31/12/2020.
5. Detassazione degli oneri contributivi e assistenziali per i lavoratori in attività, fino al 31/12/2020.
6. Detrazione totale di tutte le spese sostenute a supporto delle misure restrittive e dell’acquisto di DPI (oggi 50% con limite massimo 20K).
7. Strumenti a supporto del lavoro temporaneo per 24 mesi (voucher).
8. Estensione del credito di imposta del 60% alle locazioni degli immobili
commerciali con classificazione catastale diversa da C/1
9. Estensione del credito di imposta del 60% agli affitti di ramo d’azienda.
10. Intervento finalizzato a regolamentare l’ipotesi di un canone in percentuale variabile sul fatturato sviluppato.
Agevolazioni sulle vendite
11. Abbattimento delle commissioni riconosciute agli operatori di Delivery attivi
sul territorio nazionale, attraverso intervento governativo di sgravio fiscale.
12. Riduzione commissioni riconosciute per la gestione dei ticket restaurant attraverso intervento governativo.
Varie
13. Credito di imposta per utenze relative ad attività commerciali.
14. Proroga sospensione dei leasing, mutui e noleggi operativi fino al 31/12/2020 con recupero delle mensilità in coda al normale termine di estinzione.
15. Contributi a fondo perduto a supporto implementazioni strumenti digitali per le piattaforme e-commerce ed eventuali progetti di gestione diretta del delivery.

Le linee guida

«Abbiamo sentito la necessità di muoverci in prima persona per non vedere vanificati i risultati che i brand di catena stanno sviluppando in questi anni e, in particolare, dal 2015 - dice Vincenzo Ferrieri di Cioccolati Italiani -. Riteniamo maturi i tempi perché il concetto di Sistema Italia, mai raggiunto, cominci a concretizzarsi, abbattendo quelle diffidenze se non ostilità tipiche del settore. Quello che produciamo non è solo reddito per le nostre imprese, ma valore rappresentativo e strategico per il Paese, anche verso i mercati esteri. In questo periodo di emergenza lavoriamo in sinergia anche con il mercato del turismo, della cultura metropolitana e, più in generale di tutto il sistema retail; ed è anche per questo che abbiamo sviluppato il documento programmatico da presentare al Governo, che ci sostenga in modo proattivo, non assistenziale».
«Siamo un gruppo di imprenditori che ritiene la concorrenza un valore strategico e crede che solo un progetto sinergico, pensato da chi è competente in materia, possa farci superare ogni sfida, oltre alla contingente - spiega Antonio Civita, vicepresidente -. Abbiamo sempre portato avanti le nostre sfide da soli, ora vogliamo proporre un modello strategico che possa essere replicato anche in altri settori».

L'associazione naturalmente è aperta a chi desidera partecipare. Già una cinquantina le domande di adesione che sono al vaglio del consiglio direttivo.

I fondatori e il consiglio direttivo
Vincenzo Ferrieri, Cioccolati Italiani Presidente UBRI
Delega a Rapporti Istituzionali
Antonio Civita, Panino giusto, Vicepresidente UBRI Delega a Rapporti con altre associazioni, Promozione e Sviluppo
Danilo Gasparrini, Bun, Segretario Generale UBRI Delega a Digital innovation, LAB e osservatorio permanente
Maria Luisa Castiglioni, Panini Durini, Delega a Risorse Umane, e-learning, formazione
Nico Grammauta, Bowls and More, Delega a mministrazione, controllo di gestione e rapporto con associati
Giovanni Grossi, Lievità, Delega a Operation, people & safety
Fabio Ionà, Baunilla, Delega a Acquisti food e non food
Domingo Iudice, Pescaria, Delega a Marketing e comunicazione
Tunde Pecsvari, Macha, Delega a Rapporti con la stampa, PR ed eventi
Matteo Pichi, Poke House, Delega a Delivery
Lorenzo Vinazzani, La Piadineria, Delega a Legal & finance

Zia Pasticceria, il coraggio di aprire solo con consegne e take away

zia pasticceria monoporzioni

Un buona dose di coraggio ci vuole, ad aprire proprio in questa fase di grandissima incertezza. Forse la lezione dello chef Antonio Ziantoni, del ristorante Zia restaurant in Trastevere, a Roma, porta una ventata di ottimismo. Il 18 maggio, lunedì, apre infatti door to door - Zia pasticceria, in Via Luigi Santini 7a, con una proposta di dessert firmata dal pastry chef di Zia restaurant, Christian Marasca.

ANTONIO ZIANTONI
Antonio Ziantoni, chef di Zia restaurant a Roma

La porta posteriore diventa una via verso il futuro

La particolarità è che non stiamo parlando di una pasticceria come luogo fisico: l'indirizzo di via Santini è il retro del ristorante Zia restaurant. «Abbiamo sfruttato questo momento di inattività per riflettere e, come ogni cosa negativa, ha portato con sé una grande voglia di ripartire al massimo, mettendoci in gioco di nuovo, aprendo una nuova porta davanti a noi», spiega Antonio Ziantoni in una nota. «La nostra secret door, una porta verde nella via adiacente il ristorante, porta inizialmente di ingresso per lo staff, è diventata il simbolo di una nuova avventura, mai affrontata, delle consegne a domicilio». Per questo il nome del pasticcerie è "door to door". «Oltre al delivery, c’è la possibilità di usufruire dell’asporto e presto nascerà anche il nostro store on line», spiega lo chef.

I dolci di Christian Marasca

I dolci firmati sa Christian Marasca sono caratterizzati da una filosofia piuttosto minimal e da estetica pulita. Pochi ingredienti per diverse combinazioni di gusto, contrasti e sapori; materie prime ricercate e tecniche tradizionali per portare in tavola sia dolci classici che torte contemporanee, come si vede nella piccola gallery qui sotto. Marasca, romano, nel 2014 ha seguito il Corso di Pasticceria presso la prestigiosa scuola Alma di Colorno (Parma). In seguito, esperienze presso Golosi di Salute tra Roma ed Alba, Pasticceria Mediterranea con Tiziano Mita, Marzapane con Alba Esteve Ruiz e Gruè con Felice Venanzi. Nel 2016 al Pagliaccio, nella cucina dello Chef Anthony Genovese ha conosciuto Antonio Ziantoni e ora si occupa dell'offerta dolce del suo ristorante.

 

Safer coffee di Julius Meinl per riaprire in sicurezza

Logo Safer Coffee Preparation di Julius Meinl

Le testimonianze dei baristi degli ultimi giorni raccontano di clienti timorosi di entrare nel locale, che giunti al banco bar controllano ogni movimento del barista, ogni particolare in cerca di particolari (pulizia, ordine, dispositivi al posto giusto…) che rassicurino e permettano di gustare successivamente la bevanda richiesta con tranquillità, potendosi finalmente focalizzare sulla sua fattura e le caratteristiche organolettiche. Per trasferire questa tranquillità il barista deve conoscere a fondo il problema e le procedure che permettono di evitare qualsiasi forma di contagio.

Da questa consapevolezza è nato il Safer Coffee Preparation Training, un corso di formazione online che attraverso i video tutorial  dei coffee expert di Julius Meinl, fornisce consigli pratici sulle fasi di preparazione di vari tipi di caffè e altri prodotti legati al suo consumo. Non mancano le attenzioni all’ambiente, il banco, le apparecchiature, l’igiene personale, nonché alla distanza di sicurezza tra i clienti e i contenitori per le bustine di zucchero o di tè, all’uso della mascherina e i disinfettanti per le mani, fino al posizionamento del dispenser di liquido igienizzante all’entrata del locale e dopo la cassa.

Christina Meinl
Christina Meinl

Alla realizzazione di questo strumento hanno contribuito anche la sensibilità e le conoscenze di Christina Meinl, rappresentante della quinta generazione dell’Azienda di famiglia e presidente di Sca, che prima di entrare in torrefazione ha iniziato la sua carriera in qualità di microbiologa clinica tropicale lavorando in Inghilterra, Tanzania e Austria. «Nello studiare e mettere a punto il Safer Coffee Preparation Training insieme all’Austrian Society for Infections Control,  abbiamo analizzato ogni aspetto del processo di preparazione del caffè, con l’obiettivo di prendere tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza dei baristi e dei consumatori - ha affermato -. Attendiamo con entusiasmo la riapertura di bar, ristoranti e hotel, e in questo contesto la fiducia e la sicurezza dei nostri clienti e dei loro ospiti rimangono la nostra massima priorità”.

Il corso on line si conclude con un esame che valuta le competenze acquisite, quindi, nella fase di riapertura dei locali, i team sul campo effettueranno una valutazione della procedura e al completamento con successo della valutazione, verrà rilasciato il certificato e l’etichetta di qualità per il punto vendita. Fino a quando la situazione non si sarà stabilizzata, saranno effettuate verifiche mensili  presso i locali che hanno ottenuto la certificazione, per verificare la corretta applicazione dei passaggi. 

Emporia Gin, il gin artigianale superpremium di Distilleria Caffo

Emporia Mediterranean Gin

Un lungo studio per metterne a punto la formula, l’uso di ingredienti molto particolari e un processo di lavorazione artigianale lungo e laborioso. C’è tutto questo dietro Emporia Gin, il nuovo gin fresco di lancio di Distilleria Fratelli Caffo. Un prodotto superpremium dalle tante peculiarità, a partire dal suo gusto secco, ma al tempo stesso estremamente morbido, che gli sono valse il titolo di Best Italian Contemporary Gin al World Gin Awards 2020, tra le più prestigiose concorsi internazionali di settore, addirittura prima della sua presentazione al mercato.

L’idea del nuovo prodotto è nata dalla mente di Nuccio Caffo, mastro distillatore e amministratore delegato di Gruppo Caffo, che per il suo gin ha scelto di utilizzare una materia prima unica: il ginepro fenicio. Una varietà di ginepro che cresce spontaneamente in Calabria, dove, secondo la leggenda, fu portato, appunto, oltre 3000 anni fa, dai fenici, l’antico popolo di esperti navigatori insediato lungo le coste orientali del Mediterraneo, l’attuale Libano, che fondarono in tutto il bacino del nostro mare delle basi commerciali, poi chiamati empori, dai quali viene anche il nome scelto per questo gin. Per selezionare e identificare la pianta, ed evidenziare la differenza di composizione delle sue bacche, dal colore rosso porpora, ovvero rosso Phoenix, da cui il nome di fenicio, e dall’aroma particolarmente delicato, rispetto a quelle del ginepro comune è stato condotto un lungo studio in collaborazione con il Food Chemistry, Authentication, Safety and sensoromic Laboratory del dipartimento di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, guidato dalla professoressa Mariateresa Russo, responsabile Scientifico del laboratorio, che ha dato il via al progetto.

Progetto che è poi proseguito con la selezione delle altre botaniche che ne completano la formula, tutte rigorosamente provenienti da coltivazioni calabresi, raccolte e lavorate stagionalmente, tra le quali alcune specialità di quelle terre, quali le scorze di bergamotto e la radice di liquirizia, che vanno ad aggiungersi alle scorze di limone, di lime, salvia, assenzio, sambuco, coriandolo.

Una lavorazione lunga un anno

Non meno accurato della selezione delle materie prime è il processo di produzione, che dura un anno e che prevede una doppia distillazione, effettuata in un antico alambicco di rame, con sistema bagnomaria a vapore, con deflemmatore Egrot, senza rettifica, ideale per catturare tutte le molecole aromatiche. Il processo comincia con l’infusione di una grande quantità di bacche, infuse in finissimo alcole neutro di grano. Segue poi l’aggiunta delle scorze degli agrumi e di altre piante aromatiche, lavorate tutti in base alla loro stagionalità. A distanza di un anno dalla prima distillazione, il processo prosegue con l’aggiunta delle spezie di un altro ingrediente particolare: l’acqua attinta dal mar Tirreno. Una scelta frutto di un’altra felice intuizione di Nuccio Caffo che, approfondendo lo studio della cultura dei fenici, ha scoperto la loro arte nel distillare acqua di mare e ha deciso di applicarla alla nuova creazione per donarle una nota di sapidità che si è rivelata determinante per il risultato finale. A questo punto il blend torna nuovamente in alambicco per la seconda distillazione, in modo da armonizzare al meglio i vari ingredienti.

Un gin straordinariamente morbido

Emporia Gin, riflette nel suo carattere tutte le peculiarità dei suoi ingredienti e della sua lavorazione È infatti un gin (alc 45% in vol) secco, ma dal tono estremamente morbido, dal gusto pieno, fine e coinvolgente, con una stuzzicante nota sapida, e dal ricco bouquet aromatico, fresco, gentile e mai pungente, dal quale emergono delicate nome di ginepro, agrumi e spezie. Un prodotto ideale per la miscelazione, sia per esaltare intramontabili classici, quali il Martini Cocktail, il Negroni, un Gin&Tonic, sia per drink contemporanei. Un esempio ne sono i twist ideati da Fabrizio Tacchi, brand ambassador di Gruppo Caffo, quali Emporia e Tonic, dove il nuovo gin si unisce a una tonica al bergamotto, Phoenician Negroni, dove è miscelato con Vecchio Amaro del Capo Red Hot Edition, Red Bitter Caffo e vermouth rosso, e Mediterraneo, dove si mescola con succo di limone, sciroppo di salvia e prosecco extra dry.

A sottolineare l’alto posizionamento del prodotto, infine, l’elegante confezione. Una bottiglia da 70 cl dalla forma classica, ma leggermente arrotondata, impreziosita dalle incisioni verticali fatte sul vetro, dal tappo decorato e dall’etichetta che riporta il disegno di un’antica nave fenicia, progetto grafico realizzato internamente e curato da Monolito Cortese art director della Distilleria.

Le ricette di Fabrizio Tacchi

Emporia & Tonic

Emporia & Tonic

Ingredienti:

5 cl Emporia Gin, top Miracle 1638 tonica al bergamotto

Preparazione:

build

Guarnizione:

twist di bergamotto

Bicchiere:

tumbler alto

Phoenician Negroni

Phoenician Negroni

Ingredienti:

3 cl Emporia Gin, 1,5 cl Vecchio Amaro del Capo Red Hot Edition, 2,5 cl Red Bitter Caffo, 2,5 cl vermouth rosso

Preparazione:

mix and strain

Guarnizione:

twist di limone e fili di peperoncino

Bicchiere:

old fashioned

Mediterraneo

Mediterraneo

Ingredienti:

3 cl Emporia Gin, 2 cl succo di limone, 1 cl sciroppo di salvia, 6 cl Mangilli Prosecco Extra Dry

Preparazione:

shake and strain

Guarnizione:

twist di limone

Bicchiere:

flûte

Collesi affida a Togni la distribuzione di birre e distillati

Giuseppe Collesi brinda con Paola Togni

Con validità dal 1° maggio, Fabbrica della Birra Tenute Collesi Srl ha stretto con Togni Spa un contratto di partnership commerciale in esclusiva: il gruppo Togni si occuperà della vendita e distribuzione in Italia e all’estero di tutti i prodotti in bottiglia a marchio Collesi nei settori della birra artigianale, oltre agli spirits Distillerie Tenute Collesi come grappe, gin, vodka, liquori.

Diventa così ancor più profonda fra le due società la collaborazione, esistente da anni ma rafforzata nel 2018, con l’ingresso da parte di Togni nella partecipazione societaria di Fabbrica della Birra Tenute Collesi. Due anni fa, infatti, prendeva vita quell’alleanza strategica con cui Collesi e Togni (già attiva nel business delle acque minerali, delle bollicine e delle birre artigianali con il marchio Terza Rima) hanno deciso di promuovere birra e distillati artigianali "Made in Marche" creando un polo produttivo regionale di prodotti di alta qualità e innovativi.

La partnership è stata presentata nel corso di un “Web Meeting” mercoledì 29 aprile, che per la situazione Covid-19, è stato per la prima volta organizzato online con grande interesse da parte degli operatori collegati.

«Questo accordo conferma la nostra soddisfazione per il proficuo rapporto di collaborazione - dichiara Giuseppe Collesi, presidente di Fabbrica della Birra Tenute Collesi - e la sintonia di vedute che esistono fra noi e il gruppo Togni da ben prima del 2018. Il momento in cui nasce lo carica ancor più di significati: il valore del lavoro, la forza della collaborazione per un comune obiettivo, la fiducia in una nuova fase e l’entusiasmo per ripartire. È un ottimismo realistico, ci crediamo e vorremmo trasferirlo a tutta l’Italia».

«Sono sicura che questa partnership saprà dare maggiore forza ai  brand Collesi e Terza Rima - aggiunge Paola Togni, alla guida di Togni SpA - grazie alla ricerca e all’innovazione di Collesi sono nati birre e distillati di eccellente qualità, avvalorati dai numerosi riconoscimenti ricevuti a livello internazionale. Una collaborazione per noi importante, iniziata diversi anni fa, che oggi diventa una spinta importante per raggiungere nuovi mercati. Ringrazio Giuseppe  Collesi e tutti i miei collaboratori, che anche in questo particolare momento, hanno creduto nella forza del progetto e del lavoro di squadra. Pensiamo al futuro responsabilmente, sono certa che insieme saremo più forti».

Scheda Togni Spa
E’ attiva in tre aree business: acque oligominerali, bollicine e birre artigianali. L’esperienza nella produzione delle bollicine nasce negli anni ’50 del secolo scorso a Serra San Quirico, nelle Marche, con la prima azienda a gestione familiare; oggi produce ogni anno più di 13 milioni di bottiglie di spumante. Il marchio di punta è Rocca dei Forti,  che nel 2014 consacra la Togni come primaria azienda spumantistica del canale moderno nel mercato Italia. Accanto agli spumanti, le acque: Frasassi che sgorga dalle sorgenti all’interno del Parco Naturale Gola della Rossa e di Frasassi e San Cassiano che completa l’offerta con l’acqua in vetro. Inoltre, negli ultimi anni l’azienda è entrata nel business dei birrifici con Birra Artigianale Terza Rima. I prodotti Togni vengono distribuiti sul territorio nazionale ed internazionale, sia nel canale Ho.Re.Ca sia della Grande Distribuzione Organizzata. Con sede a Serra San Quirico (An), l'azienda impiega oltre 100 addetti ed ha raggiunto nel 2019 un fatturato di oltre 55 milioni di euro.

Scheda Tenute Collesi
Da 10 anni Fabbrica della Birra Tenute Collesi e la società collegata, Distillerie Tenute Collesi, sono sinonimo di eccellenza artigianale italiana, attenzione per le materie prime di qualità, rispetto per la tradizione e amore per il territorio. Per le pluripremiate birre artigianali che l’azienda produce a 700 metri di altitudine sull’Appennino Marchigiano (Apecchio, Pesaro-Urbino), vengono selezionati e coltivati i migliori orzi, poi sottoposti a rigidi controlli microbiologici e organolettici lungo tutta la filiera. A ciò si aggiunge la purezza dell’acqua di sorgente che sgorga da questi monti: una fra le migliori in Europa per la produzione di birra, ideale perché ricca di sali minerali. Infine, seguendo l’antica e preziosa ricetta dei monaci belgi, i Mastri Birrai di Tenute Collesi reinterpretano la sapienza di una storia brassicola secolare, per creare una birra artigianale unica, ad alta fermentazione, non pastorizzata e con rifermentazione naturale in fusto o in bottiglia.
Nel settore degli spirit, Distillerie Tenute Collesi ha fatto tesoro di una lunga tradizione nella produzione di grappe prodotte con metodo discontinuo a bagnomaria a vapore per estendere il suo know-how e il suo brand a una nuova linea di Gin 100% italiani, vodka e liquori. Tutti prodotti di alta qualità, realizzati anche in questo caso, come la birra, con materie prime selezionatissime e metodi rigorosamente artigianali.
Fatturato 2019: 4,2 milioni di euro realizzato con la produzione di 1 milione e 300mila litri di birra (+18% tra bottiglie e fusti) e 150mila bottiglie di distillati.
Alla recente 7.a edizione del Bisc (Berlin International Spirits Competition), l'azienda di Apecchio ha aggiunto al suo ricco medagliere (oltre 150 riconoscimenti nazionali ed esteri) il titolo di Birrificio Italiano dell'Anno (cat. Belgian Style) portando sul podio la Rossa Ubi e la Ipa, oltre a quello di Distilleria Italiana dell'Anno con Gin Barrel, Gin Saaz e Pink Gin.

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