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iCombi Pro, l’alleato perfetto per cogliere nuove opportunità di business

iCombi Pro Rational
I sistemi intelligenti di cottura di Rational, multifunzionali e dall'ingombro ridotto, rendono facile, veloce e pratica anche la preparazione di piatti pronti per l'asporto, aiutando il locale a incrementare il giro d'affari

Dopo mesi di chiusure i locali stanno gradualmente riprendendo le loro attività. Un nuovo inizio tanto agognato quanto importante per tutto il settore. È certo, però, che lo stile di vita delle persone, stravolto durante l’ultimo anno, non potrà tornare subito a essere esattamente quello pre-pandemia. Si assisterà quindi a un consolidamento delle nuove tendenze nate proprio nel corso degli ultimi 12 mesi che, se da una parte possono rappresentare l’ennesima sfida da superare, dall’altra possono offrire anche delle nuove opportunità per chi saprà coglierle.

I bar, a causa degli spazi già in partenza limitati, subiranno ancora il peso delle limitazioni in vigore. Come conciliare, allora, la minor presenza di clienti nel locale con l’esigenza di consolidare gli incassi? Preparando e proponendo, per esempio, cibi pronti da consumare. Un modo eccellente per utilizzare le eventuali scorte esistenti, ma anche per vendere dei prodotti per pasti veloci e già pronti che i clienti possono consumare in ufficio o a casa. Una strategia che per avere successo, però, richiede che l’offerta sia di alta qualità e quindi l’utilizzo delle giuste attrezzature: sistemi di cottura intelligenti, versatili e di semplice utilizzo, in grado di assicurare la massima qualità del risultato finale.

iCombi Pro: la soluzione di Rational

A queste esigenze risponde in pieno iCombi Pro, la gamma di sistemi intelligenti di cottura di Rational, che rende anche la preparazione delle più diverse pietanze pronte da portare via estremamente facile, pratica e veloce. Tra le tante funzionalità del sistema c‘è infatti anche il metodo di cottura sottovuoto, perfetto allo scopo. Con questo metodo basta riporre il cibo, porzionato, all’interno del sacchetto, condirlo, e quindi procedere con la cottura a vapore e il piatto è pronto.

Un’altra soluzione altrettanto efficace è la conservazione in vasetto. In questo caso una volta preparato in iCombi Pro, il cibo viene messo nei vasetti e poi sottoposto al processo di cottura "semi-conservato" in iCombi. Il processo è automatico e l’operatore non deve fare altro che aspettare. Successivamente, basterà chiudere i vasetti e lasciarli raffreddare in modo che si crei il sottovuoto all’interno. In entrambi i casi, il cliente potrà riscaldare la pietanza a casa o in ufficio e consumarla.

Ingombri minimi e massima convenienza

Prezioso alleato del mondo bar per vincere le nuove sfide, iCombi Pro soddisfa le esigenze del comparto in tutto e per tutto. Anche la necessità di dover fare i conti con la mancanza di spazio: tutti i modelli della gamma hanno infatti un ingombro ridotto e il modello più piccolo e compatto, iCombi Pro XS, misura solamente 65,5 x 62,1 x 56,7cm.

Ma non solo. Perché iCombi Pro è riconosciuto come bene strumentale impresa 4.0 e questo significa che per il suo acquisto verrà riconosciuto un credito di imposta del 50% per tutto il 2021. Un’opportunità unica se si vuole considerare il rinnovo del proprio locale o dotarsi di un’attrezzatura evoluta per ripartire con una marcia in più.

La sostenibilità secondo Bombay Sapphire

Ivano Tonutti, Master of Botanicals di Bombay Sapphire
Diventare il primo grande brand di gin realizzato con il 100% di botaniche di origine sostenibile. Questo l’ambizioso obiettivo che Bombay Sapphire si è posto per la fine dell’anno. Abbiamo fatto il punto con Ivano Tonutti, da oltre vent’anni Master of Botanicals del celebre brand

Sostenibilità, una parola entrata ormai a far parte del lessico quotidiano. Ascoltata talmente tante volte che il rischio che si corre è quello di lasciarsela scivolare via, privandola di quell’importanza che, invece, ha. Per il presente ma, soprattutto, per il futuro. Tuttavia, se ci si concede un po’ di tempo per approfondire, si può arrivare a comprendere come la sostenibilità abbia diversi aspetti e coinvolga ambiti differenti. La riprova la si è avuta da una chiacchierata con Ivano Tonutti, l’italiano che da oltre vent’anni sceglie e seleziona le dieci botaniche che compongono il bouquet del gin Bombay Sapphire, brand di punta del gruppo Bacardi Martini e leader di categoria nel canale off trade con il 23,4% di market share.

 

L’annuncio di Bombay Sapphire riguarda appunto la sostenibilità che l’azienda conta di raggiungere per tutte le sue botaniche entro la fine del 2021. Otto hanno già raggiunto la certificazione For Life assegnata a livello internazionale da Ecocert mentre gli ultimi due, la liquirizia cinese e i grani di Paradiso del Ghana sono in dirittura d’arrivo. «Il concetto di sostenibilità è un concetto complesso - ci ha spiegato Tonutti - che coinvolge diversi aspetti e che parte dalla costruzione di un rapporto di fiducia con gli agricoltori. Molte delle botaniche che usiamo richiedono ancora un lavoro manuale, tramandato di generazione in generazione e la sostenibilità non può essere intesa solo dal punto di vista, per noi ovviamente fondamentale, della qualità del prodotto o dell’impatto ambientale del processo produttivo, ma pure sotto l’aspetto economico. E la sostenibilità economica si raggiunge mettendo a disposizione le risorse e la tecnologia necessaria a rendere il lavoro accettabile dal punto di vista umano e reddituale. Sono impegni che in Bombay Sapphire abbiamo a cuore anche perché abbiamo la necessità di assicurarci un lavoro duraturo e come possiamo garantircelo se un domani nessuno sarà più interessato a sbucciare manualmente i limoni come fanno i nostri fornitori spagnoli da sempre o non ci saranno più giovani che vorranno occuparsi della raccolta, anch’essa manuale, delle radici di iris in Toscana? La sostenibilità non è meramente una parola e nemmeno una semplice sensibilità ambientalista, è procurarsi reciprocamente un vantaggio che permetta a tutti di vivere un futuro, davvero, sostenibile. Ed è proprio per questo motivo che, ad esempio, in Ghana abbiamo fatto installare una pompa ad acqua che possa rifornire il villaggio e assunto un agronomo che possa dare consigli e guidare la cooperativa di agricoltori che ci fornisce i grani di Paradiso».

 

AllGround di Fiorenzato, il grinder dedicato agli specialty

Fiorenzato AllGround
Un nuovo macinacaffè on-demand che assicura la giusta granulometria per estrazioni espresso, moka e filtro. Con macine rivestite al titanio di lunga durata

AllGround di FiorenzatoIl mondo degli specialty coffee ha un nuovo macinacaffè on-demand che assicura la giusta granulometra al fine di estrarre al meglio il caffè in modalità espresso, moka e filtro: AllGround. di Fiorenzato. Di piccole dimensioni (misura 169x440x240 mm), e di semplice utilizzo, ha forcella regolabile con appoggio, regolazione delle dosi in secondi, macine piane con rivestimento in titanio da 64 mm di lunga durata (1400 kg), capacità campana di 250 gr e pesa 9 kg. Facile da regolare, ha una ghiera che guida tra le diverse granulometrie, suddivisa in tre aree: espresso, moka e filtro; a fine corsa si attiva il tasto easy open che permette di aprire rapidamente la camera di macinatura per ripulirla.

Macine in acciaio con rivestimento in titanioLa produzione delle macine è stata portata di recente all’interno dell’Azienda e permette di realizzare macine di lunga durata che grazie al disegno e alle inclinazione delle gole appositamente studiate, consente di esprimere il massimo della performance e dell’aroma con ogni tipo di macinatura. La macchina è studiata per macinare un chilo di caffè ogni giorno.

Grazie agli studi effettuati dagli esperti che lavorano in Fiorenzato Academy, fondata lo scorso anno, e del team di ricerca e sviluppo, sono state realizzate macine con geometrie particolari in grado di lavorare per ogni modalità di estrazione, con particolare attenzione alle curve di granulometria affinché composizione e dimensione del particolato fossero ideali per le diverse preparazioni.

Curve granulometriche per tipo di estrazione
Curve granulometriche per tipo di estrazione

Così, per il metodo espresso la curva granulometria mostra un basso picco di “fines”, le particelle più fini che portano a una maggiore percezione dell’amaro  e una curva più pronunciata di boulders (particelle leggermente più grandi), che veicolano maggiore dolcezza e aromaticità. Nel macinato della posizione filter si evidenzia un bassissimo livello di fines a favore di particelle più grandi, che permettono di estrarre con maggiore equilibrio la bevanda. La curva per la moka ha un livello di fines intermedio tra espresso e filtro, che permette di veicolare in tazza maggiore corpo e aromi.

Denis Girardi e Carlo Dorigo, direttori commerciali, definiscono AllGround «il primo di una serie di prodotti che permetterà a Fiorenzato di essere sempre più vicino al consumatore di caffè esigente e in continua evoluzione».

Preparatevi a farvi trovare anche da Bert

Google Bert
La progressiva introduzione del nuovo algoritmo per le ricerche Google Bert richiederà l'uso di linguaggi più naturali

Le regole di Google stanno cambiando. Il motore di ricerca, infatti, ha annunciato l’introduzione di Bert: si tratta di una modifica agli algoritmi che consentirà una migliore comprensione del linguaggio naturale e quindi del significato delle richieste degli utenti quando fanno ricerche online. Il sistema progressivamente verrà esteso anche a tutti i Paesi con conseguenze significative per i locali che hanno siti web e che usano le tecniche di Seo per aumentare la possibilità di farsi trovare nei risultati di Google.

Bert (acronimo che sta per Bidirectional Encoder Representations from Transformers) è un sistema in grado di comprendere la formulazione di richieste nelle ricerche su Internet esposte come nella lingua parlata, che permetterà a Google un’interpretazione più accurata del senso della frase inserita dall’utente e quindi dell’intento della ricerca, in modo da restituire un risultato più preciso.
«L’introduzione di Bert determina un cambio delle regole di Google per quanto riguarda l’analisi del testo e della semantica - spiega Ale Agostini, imprenditore e partner di AvantGrade, agenzia di marketing digitale -. Prima infatti, quando l’utente inseriva una frase nella ricerca, Google toglieva gli articoli, le proposizioni e gli avverbi e analizzava singolarmente le parole, in base all’ordine in cui si presentavano, senza esaminare il contesto della frase. Grazie a Bert Google analizzerà l’intera proposizione, osservando la posizione delle parole e le relazioni tra di esse, riuscendo quindi a captare meglio le sfumature del linguaggio naturale. Per chi fa ricerche ciò significa una maggiore affidabilità del motore di ricerca».
Per fare un esempio pratico, con il sistema precedente, per una richiesta come “viaggiatore brasiliano verso gli Stati Uniti ha bisogno del visto” l’algoritmo avrebbe analizzato le singole parole, e sulla base di quelle ritenute più rilevanti avrebbe fornito i risultati: al termine “verso” non sarebbe stata attribuita importanza, e la ricerca avrebbe mostrato prima i contenuti per gli americani che vogliono viaggiare in Brasile; con Bert, invece, i primi risultati mostrati forniscono informazioni su come ottenere un visto Usa per un brasiliano, il che corrisponde all’intento della ricerca.

Per ora questa soluzione è operativa solo in lingua inglese ed è disponibile negli Stati Uniti, ma Google ha l’obiettivo di estendere progressivamente questa sua nuova capacità ad altri Paesi del mondo applicandola ad altre lingue. È meglio quindi non farsi cogliere impreparati in modo da sfruttare appieno le potenzialità di questo nuovo sistema. L’introduzione di Bert, infatti, per chi ha un sito web e ha bisogno di far trovare il proprio locale on line, cambia le regole: «Il modo di scrivere i testi dovrà essere diverso - sottolinea l’esperto -. Non sarà più necessario fare l’attività di inserimento di parole chiave nei testi, ma sarà sempre più importante scrivere testi in un linguaggio naturale. È una tendenza non immediata, ma si tratta di un processo che manifesterà appieno i suoi effetti nel giro di due-tre anni».
«Non bisogna dimenticare - sottolinea Agostini - che per chi ha un locale, al centro del programma di marketing sul web deve esserci la scheda Google My Business; occorre far sì che sia sempre più popolata di testi e informazioni in linguaggio naturale, che Bert capirà meglio e valorizzerà di più».

Questa analisi molto più dettagliata richiede un grande sforzo tecnico. «È un’innovazione di grande portata - spiega Agostini -: dietro ci sono modelli che analizzano le pagine capaci di guardare alle relazioni tra le parole e considerare tutto il contesto della pagina; Google si è munito negli ultimi 6-12 mesi di super computer, i computer quantici, che sono in grado di vedere velocemente queste relazioni, grazie a processori super potenti; a monte di tutto c’è l’intelligenza artificiale, ovvero la capacità di analizzare una grande quantità di dati per desumere questo linguaggio naturale».

Green Oat Burger, il nuovo burger di Salomon dal cuore verde

Green Oat Burger Salomon FoodWorld
Con il nuovo burger vegano, a base di avena e altre “verdure del momento”, Salomon prosegue nel lancio di specialità che aiutano gli operatori bar a soddisfare le nuove abitudini alimentari dei consumatori

L’avena è il cereale più trendy del momento. A decretarne il successo le eccellenti proprietà nutritive, abbinate alla versatilità d’uso, che hanno fatto del tradizionale cereale europeo un nuovo must-have per i consumatori, sempre più attenti alla qualità del cibo e che desiderano alimentarsi con prodotti sani ed equilibrati. E proprio con questo ingrediente Salomon FoodWorld ha creato un nuovo burger vegano: Green Oat Burger.

Una scelta che conferma la volontà dell’azienda di offrire ai locali proposte di alta qualità rivolte a clienti che vogliono mangiare cibi naturali, evitando o riducendo il consumo di carne, ma senza rinunciare al gusto.

Non a caso, nel nuovo burger, al cereale sono stati affiancati altri vegetali oggi molto richiesti, quali gli spinaci, i broccoli e il cavolo riccio (kale), altro ingrediente dalle numerose proprietà. Un mix di verdure molto apprezzate, al quale la ricchezza di fibre dei fiocchi d’avena dona una struttura e una consistenza vigorose. Una vera bomba energetica dal gusto fresco, completato da una sottile nota di spezie e aglio.

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Proposte innovative in linea con i nuovi trend

Come specialista del food service e partner per il mondo dei locali per tutte le occasioni di consumo, Salomon FoodWorld conosce i cambiamenti del mercato e le sfide che ne derivano per i ristoratori, aiutando a superarle con prodotti top, che sposano i gusti dei tempi, ma sempre facili e veloci da preparare.

Il nuovo Green Oat Burger va infatti a unirsi alla gamma vegana Green Heroes, lanciata all’inizio di quest’anno, che comprende tre top seller Salomon, ma ripensati in  versione vegetale. Nuove specialità che si rivolgono principalmente a un importante segmento target per il consumo fuori casa: le generazioni Y e Z. Le loro abitudini alimentari, fortemente orientate verso il consumo di cibi sani e gustosi, richiedono un cambiamento anche nell'industria alimentare. E Salomon FoodWorld con i suoi prodotti dal cuore verde è protagonista di questo cambiamento.

Per qualsiasi ulteriore informazione e domande, inviare una mail all’indirizzo office-int@salomon-foodworld.com

Martedì 11 maggio, segui in diretta streaming la finale dell’Artista del Panino 2020

Giacomo Dini Artista del Panino 2020
Organizzato da Vandemoortele e Bargiornale, il prossimo 11 maggio, tra gli otto finalisti, sarà eletto il vincitore del concorso Artista del Panino 2020

Si tiene l'11 maggio a Milano, presso l’Accademia Italiana del Panino,
la finale del concorso Artista del Panino, quinta edizione 2020, organizzato da Vandemoortele Bakery Italia e Bargiornale.

LA GIURIA della finale sarà composta da Max Mariola, cuoco, conduttore, scrittore e consulente; Riccardo Soncini, laureato all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, varie esperienze nel settore e ora food & beverage manager di Panino Giusto e Roberto Barat, giornalista di Bargiornale e giurato tecnico fin dalla prima edizione del concorso Artista del Panino. Mattia Poggi, chef e noto volto televisivo, sarà invece impegnato a presentare la competizione.

E finalmente è arrivato il momento di lasciar spazio alla competizione, quella vera. Gli otto professionisti selezionati tra i centinaia che hanno inviato le ricette in redazione sono dunque chiamati a sfidarsi in presenza per aggiudicarsi il titolo di Artista del Panino 2020 e succedere così a Giacomo Dini, Artista in carica 2019 (nella foto in apertura al lavoro durante la finale della scorsa edizione). Il vincitore, oltre ad aggiudicarsi un viaggio, entrerà di diritto nel Gotha di professionisti che possono fregiarsi del titolo: Giorgio Borrelli, Marco Carrieri, Gianpietro Sartori e, appunto, Giacomo Dini.

Gli otto finalisti di Milano

Ed ecco gli otto finalisti che si disputeranno il titolo:

Federico De Colle di Marangon di Sutrio (Udine)
Damiano Galiano del Symposium Cafè di Statte (Taranto)
Francesco Lepenne del Kilgore Pub di Bernalda (Matera)
Francesco Liotino del Baita Street Food House di Polignano a Mare (Bari)
Simone Lombardi del Wooden di Fabriano (Ancona)
Pierdomenico Renda del Bakery di Lamezia Terme (Catanzaro)
Carlo Sutto del The Bocs Food & Drink di S. Michele al Tagliamento (Venezia)
Elisa Varvarito del Caffè del Polo Universitario Novoli (Firenze).

La finale sarà, come già lo scorso anno, divisa in due parti. Nella prima gli otto finalisti dovranno realizzare le ricette che hanno inviato per partecipare al concorso e per le quali sono stati selezionati. Avranno 10 minuti di tempo e verrano giudicati dalla giuria secondo criteri quali: abbinamento degli ingredienti, originalità, estetica, gusto, velocità di preparazione e facilità di consumo senza posate.

La seconda fase consisterà invece in una vera supersfida: i due concorrenti che avranno ottenuto il punteggio più alto dovranno confrontarsi in una competizione diretta. In un massimo di 20 minuti, che scatteranno da quando verrà loro rivelato un paniere di ingredienti tra i quali scegliere, dovranno ideare e preparare al momento un panino utilizzando solo le materie prime a disposizione. Stessi ingredienti per entrambi e uno scopo: preparare la ricetta migliore con cui conquistare la giuria e aggiudicarsi così il titolo.
A condurre la finale troveremo Mattia Poggi, chef, conduttore e protagonista di numerosi programmi di cucina. Naturalmente l’evento sarà trasmesso in diretta streaming

a partire dalle 14,45
La competizione si potrà seguire qui:

https://www.facebook.com/vandemoortelebakeryitalia

https://www.artistadelpanino.it/

https://vandemoortele.com/it-it

 

Chimay 150, una birra trappista da celebrazione

Chimay 150 nel calice e formaggio Vieux Chimay
Nata nel 2012 in tiratura limitata per festeggiare i 150 anni di attività del birrificio belga, la birra trappista Chimay diventa oggi disponibile in tutto il canale horeca come birra gradata, dal gusto forte e aromatico.

Prodotta per la prima volta nel 2012 in edizione limitata (150mila bottiglie) in occasione del 150° anniversario dell'omonimo birrificio belga, birra Chimay 150 sarà distribuita in Italia nel canale horeca dalla Brewrise di Padova a partire dal 1° giugno prossimo in bottiglia 33 cl, a cui seguirà dal 1 luglio la bottiglia 75 cl. Canale preferenziale sarà quello internazionale dei Café Chimay che dispongono delle spine Chimay, di cui 80 solo in Italia.

Introdotti dal giornalista specializzato Maurizio Maestrelli, la recente presentazione via webinar agli operatori del settore è avvenuta alla presenza di Vincent Carton, export director Bières et Fromages de Chimay; Alessandro Bonin, export manager Italia di Bières et Fromages de Chimay; Stefano Baldan, ceo Brewrise import.

Chimay 150 (2012) è la quinta specialità prodotta dal birrificio di Chimay dopo la storica Rouge (1862), Bleue (1956), Triple (1966) e Dorée (2013).

Caratterizzata dall'etichetta e tappo verde, Chimay 150 è definibile come una belgian golden strong ale:
Grado alcolico: alto 10% alc
Brassatura: alta temperatura, con una fermentazione "esplosiva" (soli 4 giorni), rifermentazione in bottiglia
Corpo: rotondo, con basso residuo zuccherino
Gusto: forte, note affumicate, luppolate (Saaz, Hallertau...), speziate (coriandolo?), agrumate (bergamotto, lime) e aromatiche (menta, eucalipto, zenzereo, chiodi di garofano)
Bevibilità: beva impegnativa
Grado amaro: deciso (27 Ibu)
Colore: dorato intenso (10 Ebc)
Temperatura di servizio: 6-8 °C.

La ricetta (segreta) di Chimay 150 è stata messa a punto dal precedente Mastro Birraio Paul Arnot (nel 2014 passato ad altra vita ) e oggi approvata per la commercializzazione dal Padre Abate Dom Damien. La ricetta è stata quindi riprodotta pari pari dagli attuali Mastri Birrai Rémy Mathot e Ariane Dewulf, entrambi ingegneri di tecnologia birraria laureati Università di Leuven (Belgio).

Grado alcolico alto e gusto intenso sono caratteristiche che permettono a Chimay di essere (doverosamente!) abbinata a cibi di gusto altrettanto forte come carni rosse (arrosto o alla griglia), pasta al ragù, hambuger superfarciti, formaggi stagionati ed erborinati.
Come alcuni degli stessi formaggi prodotti da Chimay: il morbido Grand Chimay (1982), lo stagionato 6 mesi Vieux Chimay (1989), il morbido Poteaupré (2007), i due luppolati A la Bière avec Chimay Bleue e A la Bière avec Chimay Rouge, lo stagionato 1 mese Le 1876, nei vari formati (ruota 300 g e 2 kg, panetto 2 kg, fette 200g).

Ora et Labora, le birre trappiste

Il birrificio di Chimay si colloca nell'omonimo comune della Vallonia (Belgio) ed è collegato alla vicina Abbey Nôtre-Dame de Scourmont (1850), per cui si può avvalere della qualifica di produttore di birra trappista ed è autorizzato a utilizzare il marchio esagonale Authentic Trappist Product.

Per mantenere la qualifica, Chimay deve seguire i seguenti tre criteri: i prodotti (come birre e formaggi) devono essere realizzati all'interno dell'abbazia o nell'immediate vicinanze; i monaci dell'abbazia devono supervisionare la produzione; la maggior parte dei proventi va devoluta ad opere di assistenza sociale  come la Fondazione Chimay-Wartoise.

Nel mondo solo 14 sono i monasteri trappisti (benedettini/cistercensi), di cui 6 in Belgio, 2 in Olanda, 1 in Usa, 1 in Austria, 1 in Francia, 1 in Gran Bretagna, 1 in Italia (Tre Fontane di Roma). Ma solo 11 monasteri trappisti hanno le caratteristiche per essere ammessi all'associazione Ita (International Trappist Association) e si possono fregiare del titolo di Authentic Trappist Product.

Ripi, la bakery giapponese dove il minimalismo si fa glamour

Ripi bakery
Ripi bakery
Trasparenza nella gestione, nella comunicazione e nell'interpor design. Succede in Giappone da Ripi, la bakery di nuova generazione

Kure. Siamo in Giappone, e questo, parlando di architettura, già la dice lunga. Dal design alla moda, lo stile del Sol Levante è da tempo sotto i riflettori e ora, come ultima frontiera, mette alla prova il suo talento estetico nella progettazione di locali commerciali, ristoranti, bar, bakery e pasticcerie. Non stiamo parlando di uno stile zen, di feng shui o di qualsiasi altra moda giunta dall’Oriente negli ultimi decenni: parliamo di un vero territorio di sperimentazione. Parliamo della progettazione di locali dal minimalismo al limite dell’evanescenza, di una estetica pulita e, contemporaneamente, di una resa finale glamour. Come da Ripi, bakery nel centro di Kure, nella prefettura di Hiroshima: le pareti sono lasciate in cemento a vista, grezze e nude, le luci sono semplici barre al neon, e gli arredi quasi inesistenti. Tutto molto essenziale, molto giapponese. Sembra troppo semplice? Niente di più sbagliato: lo stile del Sol Levante è una questione di equilibri e di armonie dei dettagli. Così, l’apparente ruvidità del cemento grezzo delle pareti, con impianti e cavi lasciati a vista, è bilanciata dalla morbida silhouette del bancone di esposizione, con la sua forma flessuosa e la finitura effetto liscio. Le luci, che sono algide barrette al neon, di cui il grigio chiaro del cemento addolcisce la luminosità, “scaldano” pareti e soffitti creando un’aura tenue e delicata. E poi, il tocco naturale, immancabile se si parla di japan style: tra tanti elementi e rivestimenti artificiali e “urbani”, basta un vaso con qualche ramo verde per ricordare che la vera armonia è qualcosa di vivo e di semplice.

Prolungare visivamente lo spazio con pareti vetrate

Ripi, intraducibile termine che vuole richiamare il suono inglese di “repeat”, porta la firma dello studio Fanthom e si trova in una zona della città ad alta densità edilizia. Occupa uno spazio ridotto, solo poche decine di metri quadrati. Per ovviare a questa ridotta dimensione, la soluzione per rendere più ampio il locale è stata quella di “prolungare” visivamente lo spazio creando, dall’esterno, una vetrata d’ingresso a tutta parete che lascia completamente trasparente il confine tra esterno e interno: le due porte in vetro d’accesso possono essere quasi completamente spalancate, creando un continuum con la strada. Varcato questo labile confine, si è proiettati all’interno, con la percezione della profondità del locale grazie a una quinta d’acciaio e vetro che separa la zona di vendita dal laboratorio di pasticceria. Il metallo di questa quinta, così come quello dei macchinari, dei forni e degli arredi di questo spazio funzionale è ripreso dal grigio di tutte le finiture, incluso il pavimento a piastre di cemento.

Il cemento grezzo come elemento di decor

Per affrontare il flusso della clientela, lo spazio è stato diviso da un bancone, un candido elemento monolitico in cemento trattato, dalla morbida forma organica. Nonostante la ricerca minimale e la scelta di ricorrere a pochi elementi d’arredo, lo spazio ridotto del locale ha reso indispensabile creare dei piani d’appoggio intelligenti, come i ripiani porta cestini e i ganci per le pinze per prendere i prodotti. La logica della praticità ha infatti guidato verso una sorta di self service, dove biscotti, pane e dolci si possono richiedere al banco vendita oppure prendere direttamente dai ripiani o dal bancone centrale. Sempre in nome della funzionalità gli stessi ripiani sono progettati per essere facilmente smontati o spostati, grazie alle guide agganciate alla parete. Come sistema di illuminazione è stata scelta la tipologia al neon con una serie di barre a soffitto: a parete però, sono state applicate 12 barrette inclinate, come tanti piccoli slash, distribuiti su 4 file per 3 colonne. Questo schema luminoso non è casuale ma si rifà ai 3 piani e 4 forni utilizzati dal locale e diventa un elemento decorativo per tutto il locale, sottolineato dai numeri arabi a inizio e fine griglia. Di bakery di nuova concezione abbiamo parlato anche qui e qui L’intervista a Hiroyuki Nakamoto Il Ripi si presenta come un locale molto lontano dalla iconografia delle bakery che evocano la naturalità dei prodotti e la tradizione. Come mai? Volevamo creare un ambiente quasi industriale, che richiamasse le attrezzature da cucina, con materiali tipici e grezzi come il cemento, il metallo e il neon per le luci. E che nel centro di questo ambiente così inorganico, gli unici elementi vivi fossero il pane, i dolci e gli esseri umani. Perché il banco centrale, così diverso per forma e impatto estetico? Il bancone ha una funzione precisa, divide lo spazio centrale e, contemporaneamente, fa da piano espositore: volevamo che avesse una forma morbida e organica sia per adattarsi meglio a uno spazio ristretto, sia per accogliere e richiamare i prodotti esposti. Come è stato pensato l’angolo somministrazione? Lo spazio ridotto non avrebbe permesso un angolo con sedute e tavoli, quindi siamo ricorsi a una soluzione più smart, che fosse possibile anche spostare o eliminare a seconda delle esigenze. Da qui, l’idea di un semplice scheletro leggero, in legno, su cui “poggiano” dei ripiani. Facili da smontare e dal minimo ingombro visivo. Who's who Direttore creativo e principale designer dello studio Fathome è il giapponese Hiroyuki Nakamoto. Lo studio, con base a Hiroshima, si occupa della progettazione architettonica e degli interni di negozi e spazi abitativi, sia in Giappone sia a livello internazionale.

Cinquanta, un bar dallo spirito italiano, per ripartire

Domani a Pagani, in provincia di Salerno, dopo oltre un anno di intenso lavoro e di rinvii dovuti alla perdurante emergenza Covid-19 inaugura Cinquanta, cocktail bar guidato da una squadra di talenti capitanata da Alfonso Califano e Natale Palmieri. Bar manager è Marianna Di Leo

C’era una volta il bar degli anni Cinquanta. Quello del biliardo, della briscola, dell’unica televisione in bianco e nero del paese, delle giacche bianche, del telefono a gettoni, del juke-box, del vino e qualche intruglio, della schedina che passava dalle 12 alle 13 partite e al Tredicissimo. C’era quel bar e c’è ancora. Anche se rivisto attraverso le lenti della contemporaneità.

 

Questo nuovo locale si chiama, semplicemente, Cinquanta - Spirito Italiano. Apre domani a Pagani, provincia di Salerno, nel cuore dell’Agro nocerino sarnese. L’insegna al neon troneggia sul fronte della struttura esterna che ricorda, nelle forme, un diner della vecchia America. Gli interni sono stati curati dall’architetto Daniele Della Porta che con gusto sottile ha saputo unire estetica e funzionalità. Il progetto ha come punto focale il bancone, grande protagonista del palcoscenico. Lo stile architettonico è moderno, elegante ma non formale, con pochi e sottili rimandi ai tempi che furono e un occhio attento e proiettato al futuro. Gli anni Cinquanta rivivono nello stile di servizio, nel concetto di ospitalità, nella familiarità dell’approccio di uno staff giovane, preparato e super motivato. A partire dai due giovani e intraprendenti titolari: Alfonso Califano e Natale Palmieri. «Investire in questo momento così delicato, specialmente nel comparto food & beverage, non è stato semplice, ma non ho avuto paura. Sono fiducioso che ci divertiremo e faremo divertire. La nostra squadra, a pieno regime, conterà almeno 21 elementi. Crediamo che la mole di lavoro debba essere sostenibile per tutti e quindi, sebbene il bar sarà aperto 7 giorni su 7, lavoreremo tutti 5 a giorni a settimana. È importante avere del tempo libero per godere dei frutti del duro lavoro». Così dice Palmieri alla vigilia dell’inaugurazione.

La cocktail list è stata curata dalla bar manager Marianna Di Leo, originaria di Salerno, rientrata a casa dopo una lunga e importante esperienza al Mag Café, tra i locali di riferimento della scena milanese. Il menu si apre con una frase “Lasciati andare”. Un inno alla voglia di ripartire dopo questa interminabile emergenza sanitaria. «La nostra prima cocktail list - sottolinea Marianna Di Leo - vuole raccontare i favolosi anni Cinquanta, il boom economico, la voglia di sognare, divertirsi, ripartire e lasciarsi alle spalle i pensieri della guerra, voltando pagina. Il nostro obiettivo è quello di costruire un nuovo futuro con dedizione, energia, fiducia, forti di questa meravigliosa storia». Il menu dei drink ci spiazza subito esordendo con 4 Barbie e Fragolino, drink dall’animo dolce, ma dal carattere tenace, ispirato al tanto bistrattato, quanto gettonatissimo, Quattro Bianchi e Fragola. Qui la ricetta prevede Tequila Espolòn blanco, Casamigos mezcal, triple sec, vodka e un cordiale della casa a base di fragola, ginepro e pisto, un mix di spezie campano molto usato nella preparazione di dolci. E le sorprese sono solo iniziate perché la carta prosegue con un Negroni San, rivisitazione ispirata al Sol Levante preparata con Seven Hills gin, Campari, sake al miso, Mancino vermouth Sakura. In generale sono numerosi i drink ispirati agli anni Cinquanta come Casabella, “un drink che ricorda la casa della nonna: l’odore del caffè, la caramella nascosta, guardare il mondo colorato di rosso”. Sono interessanti le ricette, non solo per i continui rimandi ai classici dell’aperitivo all’italiana, ma per il modo in cui sono esposte e raccontate nel menu. Altra freccia all’arco del menu è il naming, ovvero l’arte di dare un nome “sexy” a ogni singola mistura. Sono i casi di Tredicissimo (con font ispirato alla vecchia e cara schedina), Madiba (“un arcobaleno dove tutti i sapori convivono in armonia”) o 78 giri (“Son rose rosse e parlano d’amor”). Altrettanto interessante è la proposta food di Cinquanta che è stata creata in collaborazione con chef Michele De Blasio (Giardino del Fluenti). Il suo è obbiettivo è quello di far vivere l’esperienza della miscelazione in simbiosi con la cucina. Parliamo di una cucina moderna, che strizza l’occhio allo street food, con attenzione maniacale al dettaglio e all’artigianalità delle materie prima. Il menu della cucina si divide in “Morsi”, rivisitazioni gourmet dei cicheti veneziani, e “Qualche morso in più”, dove la protagonista è una focaccia cotta al padellino.

 

I capitani di Cinquanta - Spirito Italiano

Alfonso Califano e Natale Palmieri (al centro Marianna Di Leo)

A guidare il progetto ci sono Alfonso Califano e Natale Palmieri, due giovani paganesi con alle spalle un curriculum di tutto rispetto nel settore ricettivo. Alfonso, classe 1990, inizia a lavorare nel bar sotto casa all’età di 12 anni. Dopo essersi laureato in Economia del Turismo a Napoli, si trasferisce a Londra dove gestisce un classico pub per due anni prima di passare al mondo dei cocktail, approdando al Dandelyan, votato nel 2018 miglior cocktail bar al mondo nella lista dei The World’s 50 Best. Natale, classe 1986, si è diplomato all’alberghiero e ha avuto varie esperienze in cucina da responsabile, sia in Italia sia all’estero. Rientrato a Pagani, apre prima il Makumbar e poi Caffetteria Palmieri, attività entrambe cedute per dedicarsi al progetto Cinquanta. Da tre anni si avvicina al mondo della miscelazione seguendo corsi con Planet One, Dennis Zoppi a Torino e Jerry Thomas a Roma. L’approccio di Alfonso e Natale è “fare bar” per valorizzare l’intero territorio, ritornare ai valori semplici di una volta, e far sì che il loro “Italian bar” diventi centro aggregativo del tessuto sociale in cui si trova.

 

 

Intenso e aromatico: il nuovo Chinotto Tassoni Bio

Chinotto Tassoni Bio
La nuova bevanda, preparata con gli agrumi provenienti dalle Valle dell’Alcantara, alle pendici dell'Etna, amplia la gamma di bibite bio dell'azienda di Salò

Arriva dalla Sicilia la materia prima con la quale è realizzata la novità di casa Tassoni: il Chinotto Tassoni Bio. Con questa nuova bevanda dell’azienda di Salò (Brescia) porta nei bar la sua interpretazione di un prodotto molto amato dai consumatori e ricco di tradizione italiana, andando ad arricchire la sua linea di bibite biologiche, che già comprende Fior di Sambuco Bio, Mirto in Fiore Bio e Pescamara Bio (leggi La linea di soft drink Fiori & Frutti di Tassoni ora è bio).

100% naturale, il Chinotto Tassoni Bio è preparato con una ricetta corta, che prevede l’uso di pochi ingredienti da agricoltura biologica, tutti di qualità e accuratamente selezionati nelle regioni di provenienza, e controllati lungo tutto la filiera. Principe della ricetta è, ovviamente, il piccolo agrume dal sapore amaro coltivato nella Valle dell’Alcantara, alle pendici dell’Etna, fra il mare e il vulcano. I chinotti vengono infusi insieme a spezie e radici amaricanti alle quali vengono aggiunti poi succo di limone e zucchero biologico.

La nuova bibita si caratterizza per il suo gusto intenso, nel quale le note agrumate si sposano con quelle speziate di chiodi di garofano e pepe, e che inizia con una moderata dolcezza e acidità che pian piano lasciano spazio a un lieve ma persistente retrogusto amaro. Un incontro tra sentori mediterranei e orientali, che si manifesta anche al naso, che conquista con la ricchezza dei profumi.

Altra particolarità è il colore bruno ambrato, che risulta meno scuro rispetto alle bevande della stessa tipologia. È infatti ottenuto attraverso l’aggiunta frutto di un caramello semplice e tutto naturale, preparato con zucchero di canna caramellizzato biologico.

Il nuovo Chinotto Tassoni Bio è disponibile da metà maggio in formato sfuso e in cluster da 4, nella classica bottiglietta in vetro da 180 ml.

Cortinovis, rinnovarsi nel segno della continuità

Pasticceria Cortinovis
T-Studio ha firmato la ristrutturazione del punto vendita del maestro Ampi Giancarlo Cortinovis, a Ranica, combinando elementi antichi e soluzioni innovative

Bergamo. Il look della pasticceria Cortinovis di Ranica (Bg), rinnovato lo scorso anno rispecchia l’eccellenza riconosciuta dalle Tre Torte della guida Gambero Rosso 2021. L’immagine tradizionale che l’ha sempre contraddistinta è stata trasformata tramite un progetto di restyling di logo, packaging e retail ad opera di T-studio. Un’operazione radicale che ha messo in luce la tradizione pasticcera di Giancarlo Cortinovis e la passione per il cioccolato del figlio Mattia. Colori, forme, lay-out, arredi sono stati rivisitati nel rispetto dell’influsso veneziano su questo territorio, ultimo avamposto della Serenissima. Lo testimoniano il ruolo dato al grande lampadario di Murano posto davanti l’ingresso a cui fanno pandant le applique incorniciate dalla boiserie in listelli di legno a tutt’altezza e alle applique in vetro all’interno dello spazio, unici elementi superstiti del vecchio allestimento. Le due vetrine su strada mettono invece in evidenza il radicale cambiamento effettuato: arredi essenziali dalle linee semplici, materiali naturali, colori chiari con tocchi verde acqua.

Aree espositive e laboratorio del cioccolato ben in vista

La disposizione delle aree espositive (pasticceria fresca con mignon e monoporzioni, prodotti al cioccolato e torte) crea una prospettiva privilegiata verso la parete di fondo con il laboratorio del cioccolato a vista, facilita i flussi interni e valorizza tutta la gamma dei prodotti. I grandi banchi sono semplici parallelepipedi con fronte arricchito da cornici verdi d’ispirazione classica e da frontalino in vetro Uv extra chiaro, che esalta la freschezza e la varietà della produzione giornaliera, ma anche il rigore e la precisione del metodo espositivo che è pari all’arte pasticcera della famiglia Cortinovis. Il verde tenue che viene riproposto come fondale degli espositori a parete e sul fronte delle celle frigorifere verticali è il delicato leitmotiv che interrompe e rende più calda l’ambientazione della zona vendita (70 mq), dominata dalla tonalità bianco/avorio di superfici orizzontali (il pavimento è in lastre 70x70 cm in grès porcellanato lucido) e verticali. Tavolini di varie altezze e lunghezze con esile struttura in acero naturale e piano in Corian arredano le vetrine e lo spazio centrale con la funzione di espositori o piano d’appoggio per la consumazione in piedi. Dell’equilibrato gioco fra linee contemporanee e richiami classici fa parte anche la soluzione della carta da parati a motivi geometrici (gli stessi del packaging) che decora due pareti e l’illuminazione lineare a sospensione concentrata sui banchi del cioccolato e delle mignon. Ottone satinato e illuminazione artificiale mirata (faretti a incasso, piani retroilluminati e sospensioni) mettono l’accento su particolari e prodotti, i veri rappresentanti del valore del marchio, riproposto solamente nell’insegna esterna e nel pannello con il nuovo logo (un cappello da pasticcere stilizzato) su una delle pareti interne.

Un locale capace di esprimere l'eccellenza della pasticceria

La committenza ha avuto le idee chiare riguardo il restyling della propria pasticceria riservata ai prodotti freschi ben in vista e senza caffetteria. Giancarlo Cortinovis e la moglie Romina puntavano su un locale esclusivo, rappresentativo di una nicchia di mercato e capace di esprimere l’eccellenza dell’arte pasticcera, ora arricchita da quella per il cioccolato del figlio Mattia, oltre alla cura dei particolari che da sempre contraddistingue il marchio. Nasce così un progetto a quattro mani con lo studio di progettazione (T-studio) impostato su alcuni richiami all’allestimento precedente dai forti influssi veneziani (tocchi verde acqua, il lampadario in vetro a gocce) e su altri nuovi come il pavimento in grès porcellanato beige, il rivestimento color oro del laboratorio del cioccolato visibile dall’area vendita, la presenza di pochi arredi. Attorno a questi punti è stata costruita una storia che valorizzasse i prodotti della famiglia Cortinovis e nello stesso tempo il suo slancio innovativo. Da qui la scelta condivisa di arredi dalle linee essenziali e funzionali alla tipologia di prodotto, la postazione centrale dei tavoli d’appoggio per il consumo diretto così come il confezionamento dei prodotti in una zona vicino al laboratorio.  

Da Alto-Shaam i forni ad alte prestazioni per l’evoluzione dei locali

forni Combi Alto-Shaam
Compatti e multifunzionali i forni Alto-Shaam con tecnologia Halo Heat per le cotture a bassa temperatura e il mantenimento delle preparazioni garantiscono alta qualità, riduzione dei costi e anche una gestione ottimale dei servizi di asporto e delivery

L’ultimo anno ha sottoposto a una dura prova il mondo dei locali, costringendoli a rivedere sia le proprie procedure organizzative sia la stessa offerta. Lo scoppio della pandemia ha cambiato il comportamento dei consumatori su scala globale, accelerando ulteriormente alcune tendenze, tra le quali gli acquisti, in particolare per il food, attraverso i servizi di asporto e delivery. Un fenomeno globale, come indica una recente ricerca condotta da Technomic, società americana di ricerca e consulenza per il settore foodservice, che ha rilevato come quasi la metà dei consumatori (44%) abbia affermato di aver usufruito del servizio di take away più frequentemente durante questo lungo periodo di emergenza sanitaria.

Più efficienza nella produzione

Per molti operatori del settore una delle sfide più ardue è stata quella di realizzare maggiori efficienze nella produzione. Operazione che passa attraverso una riduzione dei costi, attraverso un impiego più efficiente del personale e l’eliminazione degli sprechi, ma, garantendo sempre il mantenimento della qualità degli alimenti proposti. Attrezzature versatili e multifunzionali possono svolgere un ruolo chiave nel raggiungimento di questi risultati. Come i forni Combitherm ® e Vector ® Multi-Cook di Alto-Shaam, azienda specializzata nella produzione di attrezzature professionali per la cucina. Soluzioni compatte, autoaspiranti e multifunzionali, che permettono di eseguire diverse tecniche di cottura, garantendo sempre la massima qualità delle preparazioni, aiutando così i locali a estendere i servizi di asporto e delivery, riducendo i costi operativi.

Preparazioni sempre al top

Progettate per le cotture a bassa temperatura e il mantenimento caldo delle vivande i forni Alto-Shaam sono dotati della tecnologia esclusiva Halo Heat ®, protetta da brevetto, che cuoce gli alimenti alla temperatura ideale mantenendoli ben idratati e ricchi di sapore per molte ore, in modo da garantirne a massima qualità sia in termini di gusto sia di consistenza, evitando che cuociano troppo o risultino secchi. In questo modo permettono al locale di migliorare le modalità e l’organizzazione dei servizi per l’asporto e il delivery.

Gestire le offerte “a tempo”

Inoltre, l’azienda ha lanciato anche ChefLinc™, anch’esso protetto da brevetto, un sistema basato su cloud che permette di gestire le configurazioni dei forni a distanza, offrendo agli operatori il totale controllo dell’attrezzatura ovunque si trovino. ChefLinc™ ha un sistema di gestione delle ricette intuitivo e consente di scaricare le ricette dal cloud ai forni, eliminando la possibilità di errori di battitura e la necessità di programmare manualmente le ricette. Una soluzione perfetta anche per introdurre facilmente e velocemente nuove proposte nel menu o per gestire offerte a tempo limitato, che consente anche di avere informazioni sullo stato di cottura delle preparazioni e una diagnostica in tempo reale dei forni.

Sempre al fianco degli operatori

Per sostenere i locali in questi cambiamenti e aiutarli ad affrontare con successo le nuove sfide Alto-Shaam continuerà a lanciare nuove soluzioni e innovazioni tecnologiche che permetteranno agli operatori del comparto di migliorare l’efficienza e la produttività a lungo termine. Così come continuerà anche l’impegno a fornire il massimo livello di servizio e supporto a clienti e partner, offrendo più eventi sia virtuali sia dal vivo.

Per maggiori informazioni visita www.alto-shaam.com

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