Matcha Latte, Golden Latte e Chai Latte le nuove referenze solubili pensate per ampliare la proposta della colazione con bevande moderne, semplici da preparare e capaci di intercettare i grandi trend internazionali
Ampliare l’offerta per la colazione per rendere questo momento di consumo più ricco, creativo e contemporaneo. È con questo obiettivo che Foodness ha lanciato Superfood Lattes, una nuova linea di semilavorati in polvere pensata per portare nei menu dei bar bevande moderne, in grado di conquistare il palato e l’occhio dei clienti.
La nuova gamma comprende le referenze Matcha Latte,Golden Latte alla CurcumaeChai Latte, che interpretano altrettanti trend internazionali del momento e ispirate a bevande dalle tradizioni millenarie, ma reinterpretate in chiave contemporanea. Proposte dalla ricettazione pulita, nate dall’unione di ingredienti naturali e superfood, prive di glutine, lattosio e grassi idrogenati, e caratterizzate da una texture cremosa e avvolgente.
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Chai Latte Caldo
Golden Latte Freddo
Matcha Latte Freddo
Più in dettaglio, Matcha Latte (in barattolo da 500 g) è realizzata con tè verde giapponese in polvere e si caratterizza per il suo colore intenso e il gusto leggermente erbaceo, oltre che per la sua cremosità. A base di curcuma, Golden Latte (barattolo da 500 g) colpisce per il suo colore dorato e il gusto speziato e aromatico, che ne fanno una scelta molto apprezzata dai consumatori in cerca di bevande senza caffè e dal carattere caldo e avvolgente. Chai Latte(barattolo da 1 kg) disponibile nelle due versioni Speziata e Vaniglia, è invece una miscela ricca e aromatica che sprigiona tutto il profumo delle spezie orientali.
Proposte pratiche e versatili
Altro punto di forza della linea Superfood Lattes è la flessibilità operativa e la velocità e facilitànella preparazione delle bevande che garantiscono al barista. Ogni referenza permette infatti di realizzare diverse varianti di bevande, come cappuccini, bevande calde e fredde, semplicemente miscelando il prodotto con latte vaccino e con una bevanda vegetale per una proposta più inclusiva, la scelta consigliata in questo caso è una bevanda di avena, senza necessità di attrezzature particolari, ma utilizzando quelle già presenti in ogni nel bar. A questo proposito Foodness ha sviluppato un ricettario Breakfast & Brunch, mettendo a disposizione dei baristi anche dei video tutorial per la preparazione delle ricette. Uno strumento pensato per ispirare gli operatori e valorizzare i momenti di consumo della mattina e della pausa brunch con ricette creative a base delle referenze della nuova gamma.
Per esempio, per preparare un cappuccino con Golden Latte basta miscelare 5 g di prodotto con 50 ml di latte o di bevanda vegetale nella lattiera fino a ottenere una base omogenea, per poi scaldare ed emulsionare il tutto con la lancia a vapore della macchina espresso e versare in tazza, completando con l’aggiunta di latte o bevanda vegetale montata a parte. In modo simili si prepara un Matcha Latte Hot: in questo caso basta scaldare ed emulsionare con la lancia a vapore 10 g di Matcha Latte e 180 ml di latte o bevanda vegetale per ottenere la preparazione pronta da servire. Mentre per preparare un Vanilla Latte Gold occorre solo versare 20 g di Chai Latte alla Vaniglia e 180 ml di latte o bevanda vegetale nel mixer insieme a 5 cubetti di ghiaccio, miscelare per circa 20 secondi e quindi servire in un bicchiere senza ghiaccio.
Materiali per valorizzare l'offerta
Per valorizzare la nuova linea e supportare i locali nella presentazione delle bevande, come sempre Foodness ha messo a disposizione dei gestori un kit completo di materiali di comunicazione e servizio che comprendono un totem da banco, crowner e i diversi bicchieri per il servizio delle bevande calde e fredde.
Anche l’occhio vuole la sua parte, si dice, e per ovvie ragioni. E anche seduti al bancone di un bar l’impatto visivo conta eccome, soprattutto quando la bellezza viene esaltata da un tocco di ironia e creatività. No, non stiamo parlando di bicchieri dipinti a mano, garnish spettacolari o drink dai colori accesi. Questa volta al centro della scena ci sono i cocktail menu. Almeno, così accade a Napoli (e dintorni), dove l’ilarità intelligente trova sempre spazio e una forma di espressione originale. Drink list da collezione, alcune addirittura acquistabili, che si ispirano a memorie del passato, celebri giochi da tavolo rivisitati o persino al sistema solare. Layout accattivanti da sfogliare con curiosità, con cui giocare e da cui imparare.
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La nuova drink list di Randagi, a Napoli, a tema Cioè
Il team di Randagi in versione anni Novanta
Il cocktail Anticosmo
Il cocktail Tom Select
Randagi, street bar in centro, a via Bellini, ha riportato in vita un pezzo di immaginario anni Novanta: la rivista Cioè. Il risultato è un menu ribattezzato Overè (davvero è, ndr, acquistabile compreso di gadget per 5 euro). «L’idea di questo cocktail menu è nata da un confronto con Federica Mazzei e Luigia Frezza, co-titolari del locale», racconta la bar manager Anna Garuti, ideatrice dei drink. «Lo abbiamo strutturato seguendo proprio il layout della rivista con interviste agli artisti che hanno dipinto i muri del locale, il maxi test, la sezione dove scrivere i propri pensieri e, nelle pagine centrali, i sette signature cocktail presentati come se fossero delle persone». La presentazione dei drink non è quindi un semplice elenco di ingredienti, ma una vera e propria intervista. Ad Anti Cosmo, twist sul Cosmopolitan con vodka, Contrae, cranberry e cherry liquor, chiarificato con yogurt e servito in coppetta con una finta ciliegina maraschino, viene chiesto: «Se potessi avere un superpotere, quale vorresti?». A Tom Select, cocktail che richiama Tom Selleck e la celebre serie Magnum P.I., una interpretazione del Cardinale con Select, Noilly Prat e Beefeater Gin, guarnito con una spuma di arancia salata, la domanda è invece: «Qual è la tua grande tentazione o debolezza?». Le domande diventano così un pretesto narrativo per dare voce ai drink, che si raccontano attraverso i loro ingredienti. «La ricerca sui cocktail è stata ispirata ai drink degli anni ’90 e dei primi Duemila che venivano serviti in discoteca», continua Garuti. «Con questo menu abbiamo deciso di riportarli in auge, valorizzandoli però con tecniche contemporanee di miscelazione».
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La drink list in cofanetto a tema pianeti e satelliti di Astronomia
Le card dedicate ai pianeti
Il cofanetto in legno che custodisce la drink list
Hanno guardato al cielo, invece, i ragazzi di Astronomia, speakeasy aperto un paio d'anni fa nel centro storico di Napoli. «Con questo nuovo cocktail menu abbiamo guardato in alto - racconta il bar manager Manuel Falconi -. Abbiamo rivolto gli occhi al cielo e, ispirandoci al sistema solare, ci siamo immaginati quali bevute potessero rappresentarne i corpi celesti». Il menu si presenta come un piccolo cofanetto di legno dove all’interno sono custodite diverse carte: nove dedicate ai signature cocktail, Sole, Luna, Mercurio e Venere, per nominarne alcuni, una riservata ai Satelliti, che raggruppa tre signature mocktail come Europa, Caronte e Titano, oltre alla guida alla bevuta e al menu food. «I cocktail - continua Falconi - sono serviti in bicchieri 3D, alcuni realizzati su misura per noi, come quelli che riproducono il Sole e Saturno».
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Il mock-up del Monopoli di Ritorno ad Acerra
Un grande classico dei giochi da tavolo è invece il concept alla base della drink list di Ritorno al Bar, ad Acerra. Qui il cocktail menu prende la forma di un vero e proprio Monopoli della miscelazione e verrà lanciato dopo Pasqua. «Ritorno Monopoli - spiega Vincenzo Pagliara, co-proprietario - è un gioco da tavola che ritrae alcuni quartieri in giro per il mondo che hanno dato ispirazione ai nostri signature drink. Al centro del tavolo da gioco viene messo la miniatura di Ritorno al Bar, e le varie caselle propongono le aree di alcune città fra cui Delhi, Parigi, Firenze etc. Ai 4 angoli del monopoli ci saranno dei cassetti che contengono le regole del gioco, il menu cartaceo in formato pergamena, le pedine e i soldi fake». Un percorso, insomma, che spinge a scoprire nuove combinazioni e a conoscere meglio le città rappresentate. Ogni casella corrisponde a una destinazione e a un drink. Delhi Market, per esempio, porta idealmente al Connaught Place di New Delhi, con Tanqueray Ten, J.W. Black Label e Fusetti cacao & masala chai spices, «gli ingrendienti scelti richiamano l’heritage del posto». Blood & Sand, invece, conduce nell’area di San Giovanni a Firenze: una rivisitazione del Negroni con J.W. Black, vermouth balsamico all’arancia rossa e olive nere, Bohemè, porta invece alla scoperta de Le Marais a Parigi, un drink con casamigos blanco, mandorla e finocchio selvatico, che vuole richiamare in qualche modo l’idea del pastis, la celebre bevanda francese.
Creativi, ironici e sempre più curati nel design, i cocktail menu diventano così veri strumenti di storytelling. Non solo liste di drink, ma esperienze che iniziano molto prima del primo sorso.
La nuova creazione firmata J.Rose è un amaro artigianale alle erbe dal profilo morbido, ricco e armonico, ideale come digestivo e capace di dare inedite sfumature di gusto alle creazioni dei bartender. A impreziosire la bottiglia un'illustrazione dell'artista Vladimir Volegov
Ci sono liquori che si bevono distrattamente e altri che lasciano il segno. Sangue Amaro, l’amaro alle erbe firmato J.Rose, appartiene senza dubbio alla seconda categoria: un amaro capace di sorprendere già al primo sorso, grazie a un equilibrio raffinato tra intensità aromatica, note erbacee e una rotondità finale piacevolmente avvolgente. Dopo il lancio ufficiale a Rimini in occasione di Beer & Food Attraction, J.Rose si prepara alla commercializzazione prevista dal prossimo mese di aprile, aprendo un nuovo capitolo che amplia la visione del brand nel mondo degli spirits.
Tradizione e sensibilità contemporanea
Sangue Amaro nasce dall’incontro tra tradizione liquoristica e sensibilità contemporanea. Alla base della ricetta c’è una selezione accurata di erbe, radici e botaniche che, attraverso l’infusione, liberano profumi complessi e sfumature profonde. Il risultato è un amaro ricco e armonico, ideale per i momenti di convivialità o come prezioso digestivo, in cui la tipica nota amaricante trova il suo bilanciamento in accenti più morbidi e vellutati. Servito liscio, possibilmente fresco, rivela gradualmente tutta la sua personalità: l’assaggio svela un profilo aromatico che si apre lentamente, lasciando emergere sentori erbacei e leggere sfumature speziate.
Identità distintiva
È proprio questa armonia tra intensità e rotondità a renderlo sorprendentemente versatile, capace di conquistare sia gli amanti dei sapori artigianali sia i bartender alla ricerca di nuovi percorsi di gusto. Il colore ambrato anticipa profumi intensi, mentre al palato la struttura appare morbida, con una persistenza elegante che invita naturalmente a scoprire la sfumatura successiva.
Ogni dettaglio dell’etichetta riflette l’identità distintiva di J.Rose: autenticità, artigianalità e attenzione estetica e materica. Questo straordinario spirit conquista così sia il palato sia lo sguardo, grazie alla collaborazione con l’artista Vladimir Volegov, che ha realizzato in esclusiva l’illustrazione presente sulla bottiglia, rendendola un’idea regalo unica per chi cerca carattere nel bicchiere.
Alcuni sapori svaniscono,Sangue Amaro resta: una piccola meraviglia da scoprire, mentre il gusto si rivela con eleganza, goccia dopo goccia.
Tre gli spazi food&beverage del nuovo hotel cinque stelle lusso a Roma: Viride e La Piazzetta, con la cucina di Cracco, Ocra Bar con i drink di Andrea Pace
Era inevitabile: all'apertura dell'hotel Corinthia a Roma, nuovo indirizzo del lusso in città, proprio davanti al Parlamento, Carlo Cracco ha catalizzato l'attenzione. Lo chef di origini venete, ma simbolo della milanesità con il suo ristorante in Galleria, a Roma ha firmato la consulenza che ha dato vita ai menu dei due outlet all'interno del primo indirizzo italiano della catena maltese. Viride sarà l'indirizzo con menu e prezzi da fine dining (il menu degustazione da 10 portate a 220 euro), LaPiazzetta il posto giusto per un'insalata, un Club Sandwich, ma anche qualche deviazione romana, come la carbonara o la cacio e pepe. Nel quotidiano, le redini delle cucine saranno in mano al resident chef Alessandro Buffolino. Poi c'è il Bar Ocra, che prende il nome dai toni ambrati scelti per questo spazio dagli architetti che hanno curato il progetto. e qui, possiamo dire che abbiamo trovato una bella sorpresa: a dirigere il bancone è Andrea Pace, giovane e promettente bartender ex Drink Kong e che nell'ambito hotellerie ha curato già le start-up di The Social Hub e Nobu, sempre a Roma. Per il cocktail bar del Corinthia, che visivamente si presenta come un secret bar, chiuso dietro una porta laterale alla scala principale, Pace ha dato vita a una signature list già piuttosto matura, con 8 cocktail alcolici e 4 analcolici. Radici nei classici, predilezione per i low alcohol (è indicato il volume alcolico dei drink, che vanno dai 10 al massimo ai 21 gradi), prezzi coerenti con il contesto a cinque stelle anche in questo caso (28 euro i drink alcolici, 25 per i mix zero). Il menu è essenziale e figurativo quanto basta: ciascun drink è presentato semplicemente con un disegno evocativo. Il menu promette un Unusual Negroni (oltre ai tre capisaldi, un cordiale con rucola, frutto della passione e ancho verde a renderlo "fuori dagli schemi"), traveste un Martini da Pina Colada e lo fa diventare Tiki Martini, rinfresca un Boulevardier con un'infusione alla banana facendolo diventare un Golden Thaw. E ancora fra gli zero la carta promette un'esplosione Savoury Zero con un analcolico dall'anima culinaria che gioca con pomodori bruciati, basilico, limone e mirtillo rosso (la versione analcolica del cugino Smokey Tometo, che con il mezcal rivede in versione affumicata un Bloody Mary), oppure si impegna a restituire la verginità a un Pornstar Martini, ribattezzandolo Golden Zero. Perché al Corinthia non solo il mattino ha l'oro in bocca, ma anche il soffitto del bar Ocra.
Bangalore, nel sud dell’India, è una metropoli da oltre 13 milioni di abitanti situata sull’altopiano del Deccan, a circa 900 metri di altitudine. Capitale tecnologica del Paese e hub di start-up, negli ultimi anni ha visto crescere una nuova classe urbana giovane e internazionale, con un reddito medio in aumento e abitudini di consumo sempre più globalizzate. È in questo contesto che la città sta vivendo una trasformazione silenziosa ma significativa: da semplice destinazione da pub, a nuova frontiera della mixology. Non è solo un cambio di gusti, ma di cultura del bere. La scena dell’ospitalità attraversa un momento decisivo, con locali che mettono al centro narrazione, design e tecnica. Abbiamo esplorato questo passaggio insieme a Chethan MV e Nishanth Rajesh di The National Drink Project, visitando quattro indirizzi chiave che ben descrivono la vivacità di questa città indiana: ZLB23, Dali & Gala, SOKA e Bar Spirit Forward.
Dali & Gala
Dali & Gala, uno spazio intimo da 69 posti su Museum Road, trasforma il bar in un’opera d’arte vivente, ispirata al complesso legame tra Salvador Dalì e la sua musa Gala. L’idea nasce durante un viaggio a Dubrovnik, quando il ristoratore Vipin Raman e l’artista Siddharth Kerkar restano affascinati da una mostra dedicata a Dalì. Insieme agli architetti Jatin e Jayesh Hukkeri decidono di tradurre quel mondo surrealista in uno spazio fisico. Il risultato è un ambiente stratificato con oltre 75 opere su misura - per lo più firmate Kerkar - che non decorano le pareti ma ne costituiscono l’architettura. Il locale si sviluppa in cinque aree distinte, ciascuna con un’identità precisa: la Rose Room rialzata, l'ironica “Rooster Room” e la Mirror Room, dove ritratti di tutti - dagli chef agli elettricisti - convivono tra superfici riflettenti.
Disco Porn
Al centro si trova The Eye Bar, un bancone in rame decorato con oltre 50 occhi fatti a mano che sembrano osservare la sala. Sopra, una scultura cinetica con sei teste rotanti accompagna la serata.
Il programma cocktail, sviluppato da Arnold Ramen, riflette la stessa cura del progetto visivo. Gli spirits di agave rappresentano quasi il 30% della carta, tra cui The Elephant Paloma, un drink affumicato a base di mezcal decorato con l’elefante surrealista di Dalì. Il vero protagonista è però il Disco Porn (gin, passion fruit, vaniglia, agrumi), un cocktail chiarificato che bilancia acidità e dolcezza con precisione. Per una prebatch da 50 porzioni, la ricetta prevede 2.750 g di gin, 1.250 g di acqua, 1.000 g di succo di lime, 750 g di purea di passion fruit Monin, 500 g di sciroppo di vaniglia Monin e 500 g di vermouth bianco, chiarificati con 825 g di latte. Servito con guarnizione edibile, è un drink che riflette la dimensione giocosa del locale.
SOKA
SOKA è un bar da 30 posti a Indiranagar firmato dallo chef Sombir Choudhary e dal bartender Avinash Kapoli (SO + KA). Anche qui l’intervento di Siddharth Kerkar è centrale: lo spazio è progettato per favorire l’interazione, con luce soffusa e sedute condivise che invitano alla conversazione.
Un elemento centrale a forma di bozzolo e sculture cinetiche danno ritmo a un ambiente che riesce a essere allo stesso tempo curato e accessibile.
Il cocktail program segue la stessa logica.
Avinash Kapoli con il suo MOFO Don cocktail
Il signature cocktail più apprezzato è il MOFO Don, una miscela cremisi a base di tequila e cavolo rosso fresco, che omaggia lo stile di un venditore locale. La preparazione parte da una salamoia home made con 425 g di ananas tritato, 175 g di cavolo rosso, 200 g di zucchero, 15 g di sale, 5 g di acido tartarico, 5 g di acido malico, 425 g di acqua e 325 g di aceto non fruttato, lasciata riposare due giorni prima di essere filtrata.
Per servire il miscelato, si utilizzano infine 60 ml di questa base, shakerati con 60 ml di tequila, 4 fette di peperoncino jalapeño e 8 foglie di coriandolo, serviti in un tumbler con ghiaccio limpido e un rim di sale al coriandolo.
Bar Spirit Forward
Bar Spirit Forward si trova all’interno dell’Hotel Southern Star su Lavelle Road, ma rompe completamente con l’immaginario del classico bar d’hotel. Aperto a fine 2023, è un luogo pensato per puristi: elegante, essenziale, ma con l’energia di un ritrovo esclusivo. Il fondatore Arijit Bose porta qui l’esperienza maturata a Singapore, al 28 HongKong Street, con un approccio basato su precisione e discrezione.
Cocktail 3 Gin Vesper
Il design richiama l’intimità dell’omakase giapponese, costruito attorno a un bancone in teak e granito che diventa il centro dell’esperienza. Più teatro che postazione di lavoro: invita a sedersi, osservare e interagire con il team o con chi è accanto. Il concept è chiaro: eliminare il superfluo e concentrarsi sulla tecnica. Niente effetti speciali, solo esecuzione.
Il 3 Gin Vesper Martini sintetizza questo approccio: una reinterpretazione del classico che unisce Tanqueray No. Ten, Monkey 47 e Greater Than. La prebatch prevede 25 ml di Greater Than Gin, 10 ml di Tanqueray No. Ten, 10 ml di Monkey 47, 10 ml di vodka, 15 ml di Lillet e 7,5 ml di acqua. La miscela viene conservata in freezer e servita in coppetta ghiacciata, con guarnizioni stagionali che spaziano dalle olive al blue cheese a quelle con gochujang e formaggio.
ZLB23
ZLB23 è probabilmente il più difficile da trovare. Si trova all’interno del Leela Palace ed è accessibile solo attraversando corridoi di servizio accompagnati da una guida chiamata “Zia”. Una volta entrati, si scopre uno spazio che combina estetica da townhouse di Kyoto e glamour anni Venti, con i velluti Nilaya firmati Sabyasachi. Il menu del capo mixologist Rajib Mukherjee mostra una forte influenza giapponese e una notevole tecnica, in particolare nello Shoyu Ramen cocktail.
Rajib Mukherjee
Un drink sviluppato nel corso di mesi che reinterpreta il piatto in forma liquida. Tequila, sake e shochu creano una base secca, mentre shiro miso e salsa di soia aggiungono profondità umami. Il batch combina 900 ml di tequila blanco, 300 ml di sake Dai Ginjo, 100 g di shiro miso, 50 ml di aceto di riso, 120 ml di aceto di vino bianco, 10 ml di salsa di soia, 30 g di zenzero pelato e 120 g di soluzione miele-acido malico (6 g acido, 94 g acqua).
Il composto viene chiarificato con latte caldo, raffreddato in freezer per 30 minuti, filtrato e imbottigliato. In servizio, 90 ml vengono mescolati con ghiaccio per 10 secondi, filtrati in un bicchiere Old Fashioned e completati con 2,5 ml di mezcal e wakame fritto.
Bangalore Bar tour (English version)
Bangalore is transforming from simple pub destination into a sophisticated cocktail capital. The city's hospitality scene is experiencing a defining moment, with narrative-driven experiences at the forefront. We explored this shift alongside Chethan M V and Nishanth Rajesh of The National Drink Project, visiting four pioneering establishments: ZLB23, Dali & Gala, SOKA, and Bar Spirit Forward.
Dali & Gala
Dali & Gala, a 69-seat intimate space on Museum Road, transforms the conventional bar into a living artwork—inspired by the complex bond between Salvador Dalí and his muse, Gala. The vision took shape during a trip to Dubrovnik, when restaurateur Vipin Raman and artist Siddharth Kerkar became captivated by a Dalí exhibition. Collaborating with architects Jatin and Jayesh Hukkeri, they set out to translate the artist's surrealist world into a physical environment. What emerged is a layered space featuring over 75 custom artworks—mostly by Kerkar—that don't simply adorn the walls but form the space's essential architecture.
The venue unfolds across five distinct areas, each with its own character. There's the raised Rose Room, the tongue-in-cheek "Rooster Room," and the Mirror Room, where portraits of everyone from head chefs to electricians are displayed among reflective panels. At the center sits "The Eye Bar," a copper counter decorated with over 50 handmade eyes that seem to watch the room. Above it, a kinetic sculpture of six spinning heads rotates throughout the night.
The cocktail program, developed by Arnold Ramen, reflects the same attention to detail as the design. Agave spirits make up nearly 30% of the menu, including The Elephant Paloma, a smoky Mezcal drink adorned with Dalí's surrealist elephant. The standout, though, is the Disco Porn (gin, passion fruit, vanilla, citrus), a clarified cocktail that balances tart passion fruit and citrus with vanilla's creamy sweetness. To achieve this profile for a 50-portion prebatch, the recipe calls for 2750 g of gin, 1250 g of water, 1000 g of lime juice, 750 g of Monin Passion fruit puree, 500 g of Monin Vanilla syrup, and 500 g of white vermouth, all of which is clarified through 825 g of milk. Served with an edible garnish, it's a drink that matches the bar's playful sensibility.
SOKA
SOKA is a 30-seat bar in Indiranagar from Chef Sombir Choudhary and bartender Avinash Kapoli (SO + KA). Artist Siddharth Kerkar, who also designed Dali & Gala, created an interior centered on communal interaction—ambient lighting and shared seating encourage conversation between strangers. A cocoon-shaped centerpiece and kinetic sculptures anchor the space, which manages to feel both polished and approachable.
The cocktail program is equally sculptural, anchored by the standout MOFO Don, a complex, crimson blend of tequila and fresh red cabbage honoring a local vendor’s swagger. To prepare the drink, the bartender utilizes a house-made brine consisting of 425 g chopped pineapple, 175 g chopped red cabbage, 200 g sugar, 15 g salt, 5 g tartaric acid, 5 g malic acid, 425 g water, and 325 g non-fruit vinegar that has rested for two days before filtering. Exactly 60 ml of this brine is shaken with 60 ml of tequila, 4 slices of jalapeño, and 8 cilantro leaves over ice, and finally strained into a tumbler featuring a block of clear ice and a cilantro salt rim.
Bar Spirit Forward
Bar Spirit Forward sits within the Hotel Southern Star on Lavelle Road, but forget everything you know about hotel bars. This late-2023 opening is a purist's paradise—polished and art-conscious, yet alive with the energy of an exclusive gathering. Founder Arijit Bose channels his Singapore days at 28 HongKong Street: impeccable taste without pretension.
The design borrows from Japanese omakase intimacy, built around a commanding teak-and-granite bar that demands engagement. It's less workplace, more theater—practically pulling you onto a stool to connect with the expert staff or bond with the person beside you until last call.
The name tells you everything: this is for drinkers who care. Industry veteran Bose has eliminated the noise—no tricks, no theatrics—focusing instead on pure technique. What remains is a lineup of powerful, precisely executed, complex cocktails.
Dive straight into the ethos of the venue with the 3 Gin Vesper Martini, a bold reinterpretation of the classic Vesper that unites three distinctive spirits: Tanqueray No. Ten for citrus precision, Monkey 47 for delicate botanicals, and Greater Than for a robust Indian backbone. To ensure a clean, silky texture, the cocktail is pre-batched using a precise ratio of 25 ml Greater Than Gin, 10 ml Tanqueray No. Ten, 10 ml Monkey 47, 10 ml vodka, 15 ml Lillet, and 7.5 ml water. This mixture is stored in the freezer and poured directly into a chilled coupette for service. The experience is finished with a savory, indulgent garnish that changes with the seasons, featuring blue cheese-stuffed olives in the winter and Gochujang and cheese-stuffed olives in the summer.
ZLB23
ZLB23 isn't easy to find—the bar is located deep within The Leela Palace, accessible only by following a winding route through service corridors with an escort known as "Zia." Once inside, the space reveals an unexpected fusion: Kyoto townhouse aesthetics meet 1920s glamour, all wrapped in Sabyasachi's richly patterned Nilaya velvets.
Head Mixologist Rajib Mukherjee's Kyoto-influenced menu demonstrates considerable technical skill, particularly in the Shoyu Ramen cocktail. Developed over several months, this ambitious drink reinterprets the classic noodle dish in liquid form. Tequila, sake, and shochu create a dry, rice-forward base, while shiro miso and light soy sauce bring umami depth. The result is a silky, layered drink that balances fermented and savory elements.
To prepare the batch, Mukherjee combines 900ml tequila blanco, 300ml Dai Ginjo sake, 100g shiro miso paste, 50ml rice wine vinegar, 120ml white wine vinegar, 10ml light soy sauce, 30g peeled ginger, and a 120g honey malic acid solution (consisting of 6g acid to 94g water). This base is then clarified by combining it with warm milk and allowing it to rest in the freezer for 30 minutes before filtering and bottling. To serve, 90ml of the batch is stirred with ice for 10 seconds, strained into an Old Fashioned glass, and finished with a 2.5ml mezcal float and a fried wakame garnish.
Il cocktail bar porta la firma di Matteo Zed, corporate mixology director del gruppo Manfredi, che ha creato una drink list dedicata ai misteri fiorentini
Nel quartiere di Sant’Ambrogio, a pochi passi dai percorsi più battuti del centro, un palazzo fiorentino del Cinquecento inciso con una data simbolica - 1564 – è oggi la casa di The James Suite Hotel Firenze, boutique hotel di 14 suite, che fa parte della Manfredi Fine Hotels Collection. Ex convento rinascimentale, l’edificio conserva volumi, volte e una corte interna che dialogano con l’interior design contemporaneo firmato dal designer fiorentino James Cavagnani. Dentro questa cornice raccolta e accogliente trovano spazio anche il James Restaurant e il 1564 Lounge Bar, indirizzo dedicato alla mixology.
Matteo Zed, corporate mixology director gruppo Manfredi
L’atmosfera è intima, elegantemente retrò, quasi cinematografica. Qui il bere miscelato non punta sull’effetto, ma sul racconto e sulla precisione tecnica. La drink list nasce attorno a “13 misteri fiorentini”, un filo narrativo che attraversa simboli, passaggi segreti, suggestioni alchemiche e dettagli nascosti della città, trasformati in ingredienti, lavorazioni e struttura gustativa. A guidare il progetto è Matteo Zed, oggi corporate mixology director del gruppo Manfredi, responsabile dell’identità creativa e operativa di tutti i bar della collezione. «È un lavoro di rispetto verso Firenze e le sue stratificazioni. Non solo bellezza evidente, ma simboli, alchimia e segreti mai del tutto svelati. Le suggestioni devono essere percepite più che spiegate e l'idea diventa concreta solo quando passa dalla tecnica», racconta Zed.
È il caso del Metamorphosis Negroni, con Liquore di carciofo ridistillato, bitter, nocciola, Methamorphosis Incantesimo, dove distillazioni, fermentazioni leggere, infusioni e un uso calibrato dell’amaro restituiscono nel bicchiere l’idea della trasformazione, con un gusto che evolve nel tempo. Oppure del Different Espressotini, un Martini al caffè completamente trasparente con Vodka Altamura, ridistillata con espresso italiano, amaro, nocciola. «Ha una struttura solo apparentemente semplice, che nasconde in verità una texture inattesa, pensata per sorprendere sorso dopo sorso. Al 1564 il mistero non si racconta, si assaggia».
Il territorio resta una base concreta: «Si ritrova negli ingredienti, negli aromi e in una certa profondità del gusto: amari, note erbacee, richiami botanici tipici della tradizione italiana e toscana». Accanto a questo emerge un linguaggio internazionale fatto di tecnica, pulizia e precisione, necessario per dialogare con un pubblico eterogeneo.
Fondamentale anche l’operatività: «La drink list doveva essere solida, ma leggibile, con pochi elementi chiave e grande costanza esecutiva. In un hotel bar il cocktail deve essere memorabile, ma anche immediato». Una maturità professionale che coincide con il nuovo ruolo: «Oggi non lavoro più sul singolo progetto, ma su una visione più ampia. Il 1564 sintetizza esperienza, disciplina e identità».
Accanto al lounge bar, l’esperienza si completa al James Restaurant, guidato dall’executive chef Giuseppe Di Iorio, chef che vanta la stella Michelin per Aroma a Roma, in cima all’hotel del gruppo Manfredi che guarda il Colosseo. Nell’avventura fiorentina è affiancato dal resident chef Axel Caldani, con cui ha elaborato una cucina di ispirazione mediterranea e radici toscane, capace di accompagnare egregiamente i drink, trasformando l’indirizzo in una destinazione completa, dall’aperitivo alla cena.
Lui&Lei: partiamo da questo. Mama Gin è un gin di coppia, perché nasce dalla creatività di una coppia nel lavoro e nella vita, Miriana Virgulti e Andrea Graziano e dalle loro rispettive provenienze, Marche e Basilicata. Un coast to coast dall'Adriatico al Tirreno in una sola bottiglia.
Il nome stesso, Mama Gin, è parte della storia, un acronimo che tiene insieme persone e luoghi: Miriana, Andrea, Matera, Ascoli, in una parola immediata e riconoscibile.
Lui ha messo il naso e il gusto, scegliendo con cura le botaniche, grazie alle competenze nel bilanciamento degli ingredienti acquisite nella sua carriera da chef, passata anche da cucine stellate. Lei, product manager nel settore moda, ha curato il branding e l’identità visiva, cucendo un "vestito" su questo gin, che effettivamente si farebbe notare in qualsiasi bottigliera. La collaborazione con un liquorificio specializzato ha fatto il resto, rendendo questa esperienza concreta e dando vita a questo gin premium (45% vol), un distilled gin realizzato con un processo artigianale in piccoli lotti, per salvaguardare la freschezza della botaniche che racchiude.
E, a proposito di botaniche, sono due quelle che spiccano di più. La prima è la rosa canina, che rappresenta la Basilicata di Andrea: pianta spontanea del Pollino, resiste al vento e al gelo, rappresentando all'interno di questa bottiglia un simbolo di resilienza e rinascita; nel gin dona una nota floreale e acidula che porta profondità e freschezza. La seconda è il basilico, omaggio alle Marche e ad Ascoli Piceno, città di Miriana. Legato alla tradizione di Sant’Emidio, patrono della città (un martire dal cui sangue la tradizione vuole sia nata una pianta di basilico e oggi quest'ultima è alla base delle celebrazioni della festa del patrono ad Ascoli Piceno), è simbolo di vita e protezione; nel gin porta una freschezza balsamica che diventa l’anima verde del distillato. Quest'ultima lo fa essere il partner in crime perfetto per un ottimo Gin Basil Smash, oltre naturalmente a un Gin Tonic estivo e rinfrescante.
L’identità visiva è parte integrante del progetto. L’etichetta, stampata su carta materica che richiama il travertino ascolano e la pietra dei Sassi di Matera, unisce simboli iconici delle due città: il picchio per Ascoli e il bue per Matera. Le linee grafiche sono visibilmente ispirate al linguaggio di Fortunato Depero, reinterpretate in chiave contemporanea per creare un equilibrio tra tradizione e modernità.
Dal Negroni Magnoberta, sintesi perfetta della storia della distilleria piemontese, agli altri drink preparati con grappa, gin e rum a marchio Magnoberta
Un incontro e una passione in comune, quella per i cocktail. Succede al circolo Canottieri di Casale Monferrato, dove può capitare di incontrare gli eredi della famiglia Luparia, ma anche di bere un ottimo Negroni, dall'anima antica. Partiamo dal dire chi sono i Luparia, ovvero gli eredi di quel Giuseppe che insieme al figlio Rinaldo prese le redini della distilleria creata dai due farmacisti Magno e Berta. Sono loro che diedero il nome che oggi conosciamo: Distilleria Magnoberta. Cento anni di storia erboristica e quindi distillatoria che, per caso, hanno trovato un grande interprete proprio al circolo Canottieri, dove dietro al bancone c'è un bartender di lungo corso come Gianluca Alessi. A lui si deve il twist Negroni Magnoberta, sintesi perfetta della storia della distilleria piemontese. Un perfetto bilanciamento fra il Vermouth Rosso Ricetta 1923, anno in cui i due farmacisti ottennero un diploma di merito per la produzione il loro Vermouth, che riprende l'antica ricetta; quindi il Gin.it London e il carattere deciso del Bitter MB. È proprio quest'ultimo, secondo il bartender, a dare un carattere distintivo al twist, con le sue note amaricanti di rabarbaro, arancia e cascarilla. Alessi ci aggiunge un tocco di sale Maldon affumicato, per rendere il twist più moderno e intrigante.
Non solo Negroni. Fra i più richiesti al circolo Canottieri c'è il Cano Spritz, un classico aperitivo in cui è protagonista lo storico Apertonik di Magnoberta, reso speciale da un home made fatto da Alessi con caramello salato, peperone e habanero, a dare una sferzata, quindi un goccio di tonica al pepe rosa e un top di Prosecco per rendere spumeggiante la bevuta.
Nel catalogo di Magnoberta spiccano le grappe, più complesse da domare in miscelazione, ma una bella sfida per i bartender. Alessi propone il suo Albore d'oro, con grappa al moscato, vermouth bianco secco, uno sciroppo home made di miele e vaniglia e due dash di miele all'arancia. Shakerare il tutto e il gioco è fatto. La stessa grappa, ma bianca, racconta Alessi, si sposa benissimo anche con i frutti rossi, da smorzare con un goccio di lime e allungare con tonica o prosecco (a seconda anche del grado alcolico che si vuole ottenere). Cambiando tipologia di grappa e provando a giocare con una grappa di grignolino (4 cl), Alessi ha creato una ricetta, semplice quanto essenziale, con succo d’arancia (8 cl) e sciroppo alla rosa (2 cl).
E avete mai provato a shakerare un Martini con una caramella? Ci ha pensato Alessi con il suo Jelly Martini, in cui è protagonista il Gin.it di Magnoberta. Lo miscela in un tin con delle caramelle non alcoliche che hanno una punta di rabarbaro e conferiscono al drink un piacevole colore ambrato e una nota dolcemente amaricante.
Cambiando decisamente stile, Alessi propone anche un cocktail shakerato dai richiami tropicali. Nel suo Carribean Spirit troviamo infatti il Rum Mathilda 7 anni di Magnoberta (4,5 cl), di nuovo l'Apertonik (4 cl), il lime (1,5 cl), lo sciroppo al Passion Fruit (2 cl), qualche goccia di soluzione salina, un emulsionante per la texture e una doppia shakerata, una a secco e una con ghiaccio, per creare la splendida foam on top che caratterizza questo drink.
Il 23 marzo allo Stadio Benito Stirpe di Frosinone la giornata di approfondimento gratuito sulla birra dedicata agli operatori del fuori casa. Oltre 40 referenze in degustazione, tra le quali le ultime novità del Gruppo Heineken, ma spazio anche a spirit e food
Torna l’appuntamento con ConTeSto Birra, l’evento sul mondo brassicolo dedicato agli operatori del fuoricasa firmato Partesa. In programma lunedì23 marzo allo Stadio Benito Stirpe di Frosinone (dalle ore 11 alle 18), l’appuntamento rappresenta un’occasione per i professionisti del mondo dei locali di confronto, approfondimento e aggiornamento sulle tendenze del mercato della birra.
Oltre 40 referenze in degustazione
Cuore dell'evento è uno schieramento di oltre 40 referenze alla spina selezionate dal portfolio Partesa che saranno proposte in degustazione. Presente tutta la lineup del Gruppo Heineken: dalla classica Heineken alle italiane Birra Moretti, Birra Messina e Ichnusa, passando per le internazionali Affligem, Bulldog Strong Ale, Erdinger, Krusovice, Hop is Back, Lagunitas, Mc Farland, Murphy’s e Schmucker. A queste si aggiungono le referenze targate Beavertown, Busanel, Guinness, Harp, Kilkenny, Paulaner, Riegele, Ritual Lab, Silly, fino alle birre artigianali locali, le brianzole di Hibu e le umbre di Birra dell’Eremo.
Ma non solo, perché nel corso della giornata si potranno provare anche le ultime novità del Gruppo Heineken: Birra Messina Note di Melograno, una variante contemporanea della birra siciliana con delicate note di melograno che conferiscono freschezza, una lieve acidità e un profilo aromatico equilibrato, e Ichnusa Metodo Lento, non filtrata e dal gusto rotondo e armonico, grazie a un processo di maturazione più lungo rispetto allo standard (leggi Arriva Metodo Lento, la nuova nata di Ichnusa).
Spazio anche alle referenze no alcol, con un corner dedicato con protagoniste Heineken 0.0eBirra Moretti Zero, sempre più centrali nell'offerta dei locali per intercettare una fascia di consumatori in crescita.
Per chi vuole mettere alla prova il proprio palato, inoltre, è in programma un blind test: tre referenze saranno proposte senza i bolli identificativi, sfidando i partecipanti a riconoscere la birra nel bicchiere.
Spazio anche a spirit e food
Ma ConTeSto Birra sarà anche vetrina per Liq.ID, la linea di spirit private label di Partesa, pensata per offrire ai professionisti del fuori casa prodotti di qualità e versatili per la miscelazione. Non mancherà infine un corner dedicato al food: accanto agli snack di Fox Italia e ai taralli di Fiori di Puglia, saranno presentati le farine Polselli e i pomodori Campelia, private label Partesa realizzata con ingredienti selezionati per valorizzare l’offerta gastronomica dei locali e creare abbinamenti vincenti con le birre in degustazione.
La consulenza di Partesa
Al di là dell'evento, ConTeSto Birra racconta l'approccio di Partesa alla valorizzazione della birra nel fuori casa. Con un portfolio di 800 referenze brassicole tra fusto e confezionato, l'azienda affianca i gestori con figure specializzate come i Beer Ambassador: professionisti che offrono consulenza a 360°, dalla selezione delle referenze più adatte al locale alla loro valorizzazione in carta, fino alle tecniche di servizio e alla gestione dell'offerta per migliorare le performance di vendita. Attenzione particolare è riservata anche agli aspetti tecnici della spillatura e alla progettazione e gestione dell’impiantistica, con l’obiettivo di garantire sempre una birra servita a regola d’arte.
Come Partecipare a ConTeSto Birra
ConTeSto Birra si svolgerà il 23 marzo, dalle 11 alle 18, a Frosinone, presso l’area hospitality dello Stadio Benito Stirpe. La partecipazione all’evento è gratuita, ma occorre iscriversi compilando l’apposito form all’indirizzo: https://www.partesa.it/contestobirra-frosinone
Organizzate dal Consorzio di Tutela Morellino di Scansano, Roma, Milano e Firenze sono state le tre tappe del progetto Morellino del Cuore 2025 che ha visto la presentazione dei dieci migliori vino rossi toscani per il 2025 e dell'originale wine cocktail Giostra Maremmana firmato da Julian Biondi.
Nel corso della terza edizione (2025) della selezione di dieci vini rossi Morellino del Cuore, il Consorzio di Tutela Morellino di Scansano Docg ha presentato l'insolito wine cocktail Giostra Maremmana, la cui ricetta è stata messa a punto dal mixologist e nostro collaboratore Julian Biondi.
Il wine cocktail tra ispirazione dalla provocatoria ricetta futuristaGiostra d'Alcol firmata negli anni Venti dall'eclettico Enrico Prampolini con il termine italico "polibibita" comprendente vino Barbera, Campari e cedrata, abbinato a un cubetto di formaggio e di cioccolato.
Pur mantenendo l'ispirazione originaria, la ricetta Giostra Maremmana di Julian Biondi permette la realizzazione di un drink fresco e complesso, a bassa gradazione alcolica e di sorprendente e piacevole beva. Una conferma che un vino rosso rubino, di gusto morbido e rotondo, ricco di tannini dolci come il Morellino di Scansano può esserefacilmente impiegabile nella miscelazione.
Giostra Maremmana Ingredienti
60 ml Morellino di Scansano Mantellassi Mago di O3
50 ml cordiale di bitter con frutti rossi
80' ml Gazzosa Lurisia Preparazione
In un tumbler colmo di ghiaccio versare gli ingredienti, mescolare e servire in calice ampio, guarnire con uno spiedino di formaggio pecorino maremmano, fresco o semistagionato.
Il mixologist Julian Biondi prepara il cocktail Giostra Maremmana.
Terza edizione del progetto Morellino del Cuore
Nato dalla collaborazione tra il Consorzio di Tutela Morellino di Scansano Docg e i giornalisti Roberta Perna e Antonio Stelli, il progetto Morellino del Cuore prevede la selezione di una qualificata giuria di esperti attraverso una degustazione alla cieca di dieci vini tra una sessantina di campioni inviati da 30 aziende associate al Consorzio e suddivisi in quattro categorie. Per l'anno 2025 questi i vini classificati.
Categoria Annata
Cantina Vignaioli dii Scansano, Roggiano Bio 2023
Tenuta Agostinetto, La Madonnina 2023
Poggio Argentiera, Bellamarsilia 2023
Categoria Vecchia Annata
Fattoria di Magliano, Heba 2006.
Le bottiglie selezionate per Morellino del Cuore 2025 dei soci del Consorzio Tutela Morellino di Scansano Docg al ristorante Savini Tartufi di Milano.
«Siamo felici di constatare - ha precisato Bernardo Guicciardini Calamai, presidente del Consorzio - una continua adesione da parte delle aziende, segno di un interesse sempre crescente e di un impegno costante nel valorizzare il nostro territorio».
«Tre sono stati gli appuntamenti previsti in giro per l'Italia - afferma Alessio Durazzi, direttore del Consorzio - per promuovere i nostri vini Docg a Roma, Milano (Savini Tartufi) e Firenze, con lo studio anche dei migliori abbinamenti gastronomici locali».
Il presidente Bernardo Guicciardini Calamai con il direttore Alessio Durazzi del Consorzio Tutela Morellino di Scansano
Nato nel 1992 per valorizzare la Denominazione di Origine Controllata (Doc), il Consorzio di Tutela Morellino di Scansano ha ottenuto la Denominazione di Origine Controllata e Garantita (Docg) con la vendemmia 2007.
La zona di produzione copre circa 65mila ettari nella parte sud occidentale della provincia di Grosseto (Maremma), giovandosi delle brezze che arrivano dal mare Tirreno che assicurano una mite temperatura media annuale di circa 15 °C.
Oltre che al Comune di Scansano, i terreni appartengono ad altri sei Comuni come Magliano in Toscana, Manciano, Grosseto, Campagnatico, Roccalbegna e Semproniano.
Secondo il relativo Disciplinare, il vino rosso Morellino di Scansano è ricavato per l'85% da uve Sangiovese, già conosciute e apprezzate al tempo degli Etruschi, alle quali si possono aggiungere per un altro 15% uve nere tipiche toscane come Canaiolo, Ciliegiolo, Malvasia, Colorino e Alicante, alle quali più di recente possono essere aggiunte uve Merlot, Cabernet e Syrah.
Nel 2025 il Consorzio ha approvato l'introduzione della tipologia Superiore Docg caratterizzata da rese più basse, maggiore affinamento e grado alcolico minimo di 13%.
Il Consorzio in numeri
Produttori Soci: 201 (a dicembre 2025) tra viticoltori, vinificatori e imbottigliatori.
Produttori Non soci: 168.
Ettari vitati: 1.500 (30% bio).
Tipologie Morellino di Scansano: Annata, Superiore e Riserva.
Produzione media annua: 65-70mila hl.
Valore della produzione: oltre 50 milioni di euro.
Mercato: 75% Italia.
La premiazione del concorso Sweet&Shake Cup 2025. Foto di Andrea Sturaro
Viola Calderini, bartender del Cocktail Bar L’Olivo dell'Hotel Sangiovanni Terme Rapolano di Rapolano Terme (Si), vince la finale del concorso creato da Debic in collaborazione con Bargiornale
È Viola Calderini, bartender del Cocktail Bar L’Olivo dell'Hotel Sangiovanni Terme Rapolano di Rapolano Terme (Si), la vincitrice della finale dell'edizione 2025 di Sweet&Shake Cup, il concorso creato da Debic in collaborazione con Bargiornale per valorizzare l'utilizzo della panna al bar, ospitata quest'anno da Costadoro nell'ambito di Horeca Expoforum a Torino.
Tema di questa edizione l'abbinamento tra Panna Spray Debic e caffè in una bevanda analcolica.
Viola Calderini, con il suo drink Poggio Kon Bucha, ha conquistato la giuria di degustazione composta da Antonio Cuomo, culinary advisor di Debic, Andrea Lattuada, titolare della scuola di formazione sulla caffetteria 9bar e coordinatore eventi per Sca Italy e Luigi Paternoster, titolare e head roaster di Pier Coffee Roasters e campione italiano di Cup Tasters.
In Poggio Kon Bucha, Viola ha unito un caffè cold brew con un cordial di Barbabietola rossa, pepe di Java e cumino e una Kombucha al caffè per creare una ricetta beverina e contemporanea, dal caratteristico colore rosso dato dalla barbabietola, che la Panna Spray Debic zuccherata, completata da una spolverata di polvere di barbabietola e caffè, ha contribuito a rendere rotondo e piacevole.
Focus sullo specialty coffee per la ricetta del 2° classificato, Giovan Giuseppe "Giò" Curci, head barista della Microtorrefazione Diaz di Napoli, che si è ispirato alla Piña colada per il suo Coffee colada, interessante per l'utilizzo di uno specialty coffee fermentato anaerobico, il Caturra dal Guatemala, estratto on Ice con cuccumella napoletana e addizionato di Co2 tramite syphon.
Curci ha usato come top la Panna Spray Debic senza zucchero, ingrediente scelto anche dal 3° classificato, "Ciro" Carrozzino, caffè master del Caffè Concerto Paszkowski di Firenze, che l'ha messa nel bicchiere come primo ingrediente per poi colmare con uno sciroppo Tiki homemade e un caffè shakerato senza zucchero.
Tre finalisti, tre modi molto diversi di utilizzare il caffè e di abbinarlo con la panna spray: una dimostrazione di quanto questo abbinamento possa esprimersi al meglio in tantissime preparazioni, adatte a coprire tutti i momenti della consumo della giornata.
A premiare la vincitrice con un percorso di formazione sul caffè personalizzato presso la Costadoro Academy del valore di 1.000 euro è stata Cristina Zucchetti, marketing manager di FrieslandCampina.
Per i suoi 135 anni, la torrefazione torinese ha coinvolto gli studenti dell'Istituto Europeo di Design in un progetto creativo che ha trasformato valori e identità dell'azienda in una tazzina in edizione limitata da 10.000 esemplari. A firmare il progetto vincente la ventunenne Beatrice Vaudagna
Un chicco di caffè che si muove, si trasforma e dialoga con l'ambiente circostante: è questa l'idea al centro della nuova tazzina in edizione limitata di Costadoro, nata dalla collaborazione con la sede torinese di Ied – Istituto Europeo di Design.
Il progetto ha coinvolto gli studenti del Triennio in Illustrazione e ha preso il via alla fine dello scorso anno per celebrare i 135 anni della torrefazione fondata a Torino nel 1890. La nuova tazzina, che sarà prodotta in 10.000 esemplari, nasce come strumento per fare cultura del caffè, mettendo la creatività dei giovani al servizio della storia e dell'identità dell'azienda.
Il percorso creativo
Tutto è partito da una visita in azienda, seguita da un'analisi collettiva dei valori di Costadoro, dalla quale sono emerse parole chiave come passato, rispetto, condivisione e passione. Da lì, gli studenti hanno approfondito il mondo del caffè: dai processi di produzione ai territori di origine delle diverse varietà, con particolare attenzione alla "cintura del caffè", la fascia che attraversa Centro e Sud America, Africa e Asia. Su questa base, ognuno ha sviluppato il proprio concept.
Giulio Trombetta, ad Costadoro, con Beatrice Vaudagna, la studentessa Ied autrice del progetto vincente
A firmare la proposta vincente è Beatrice Vaudagna, 21 anni, al terzo anno di Illustrazione. Il suo progetto racconta il viaggio del chicco, dalla pianta alla tazza, attraverso un linguaggio visivo contemporaneo che intreccia memoria, territorio e cultura del caffè. Nelle illustrazioni prendono forma la passione per il caffè, il rispetto per la tradizione e l'attenzione verso le persone e la natura: tutto condensato in un oggetto di uso quotidiano.