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Freely, il nuovo marchio italiano a tutto “zero”

Freely
Zero alcol e zero zuccheri è la filosofia del nuovo marchio che si presenta con un'offerta di oltre 30 referenze, tra spirit e birre analcoliche, soft drink e kombucha. Una proposta nata per rispondere alla crescente domanda di consumo consapevole nel fuori casa, combinando gusto, stile e benessere

C’è un nuovo marchio beverage deciso a ritagliarsi uno spazio sulla bottigliera e nel frigo dei locali. Si chiama Freely ed è uno dei primi brand italiani interamente dedicato alle nuove tendenze del bere all’insegna dello “zero”, da intendersi sia come zero alcol sia come zero zuccheri. Fondato da Giovanni Marconato, imprenditore con un passato nel mondo della comunicazione e del marketing, Freely ha fatto il suo esordio alla fine dello scorso anno, presentandosi al mercato con un’offerta premium già ben strutturata, suddivisa in quattro linee di prodotti: spirit no alcohol, soft drink senza zucchero, birre artigianali analcoliche e kombucha.

Una proposta che conta in totale una trentina di referenze, tutte prodotte a Montebelluna (Tv), dove si trovano la sede e lo stabilimento produttivo dell’azienda, pensate per mettere a disposizione di bartender e baristi un’ampia scelta di soluzioni di qualità per soddisfare la sete di gusto e benessere dei loro clienti sempre più orientati a esperienze di consumo consapevoli.

Gli spirit analcolici

La prima linea dell’azienda è rappresentata dai prodotti analcolici ispirati ai tradizionali spirit. Una linea che si distingue per la varietà delle proposte e la fedeltà al gusto e ai profili aromatici degli alcolici convenzionali, ma mantenendo una sua autenticità di sapori. Comprende i distillati ispirati al gin, G ed M, il primo che guarda allo stile London dry con il ginepro grande protagonista accompagnato da un elegante bouquet di spezie, e il secondo dal carattere mediterraneo, con le sue fresche note di agrumi ed erbacee. A loro si affiancano R, un’audace reinterpretazione di un rum invecchiato, con le sue note calde, speziate e legnose, e T, un distillato d’agave ispirato al tequila.

Ma la linea di spirit analcolici non trascura la grande tradizione degli aperitivi e della liquoristica italiana. Per quanto riguarda la prima tre sono le proposte: A-peritivo, un aperitivo analcolico dal profilo agrumato e vivace, B-itter, dal carattere deciso e profondo, e V-art, ispirato invece al vermouth e dal profilo elegante e aromatico. Completano la linea tre omaggi ad altri capisaldi della nostra liquoristica: Dark, un’originale reinterpretazione dell’amaro, Black, una celebrazione, tra forza ed eleganza, della liquirizia, e Gold, ispirato all’iconico limoncello.

Soft drink, birre analcoliche e kombucha

Nutrita è anche la proposta di soft drink, senza zucchero, bio e vegan, per la miscelazione o da proporre per la bevuta in purezza. La gamma, conta cinque referenze, dai gusti decisi ma equilibrati, in bottiglia di vetro da 200 ml. Ne fanno parte due toniche, la Indian Tonic e la Mediterranean Tonic, la Ginger Beer, la Bitter Lemon e la Bitter Pink, al pompelmo rosa.

L’offerta Freely si allarga anche alle birre analcooliche, con la Freely Lager, dal profilo morbido e dissetante, con note leggere di malto, e la Freely Ipa, caratterizzata da un elegante accento amaro, con note agrumate e resinose, e un intenso bouquet aromatico.

Chiude la proposta la kombucha, bevanda ottenuta dalla fermentazione naturale del tè, sempre più apprezzata dai consumatori, disponibile in cinque diverse aromatizzazioni: Ginger, Rose, Naked, Tropical e Wild Berries.

Un packaging artistico

Oltre che con un’offerta ricca e variegata, all’appuntamento con il mercato Freely si è presentato con un’immagine fresca e originale, curata dall’artista Enrico Benetta, noto per la sua ricerca sul carattere tipografico Bodoni. Benetta ha disegnato il logo e creato una serie di opere originali utilizzate per le etichette, rendendo ogni bottiglia un piccolo oggetto d’arte:  un incontro tra gusto ed estetica che racconta la filosofia del marchio, fatta di eleganza, libertà e varietà.

Robert Cullins è il primo direttore commerciale globale di Illva Saronno

Illva Saronno Robert Cullins
La multinazionale italiana potenzia la struttura globale e affida al top manager, attuale vicepresidente esecutivo per le Americhe e ceo di Disaronno International, la guida commerciale dell'intero gruppo

Illva Saronno potenzia la sua struttura manageriale ai più alti livelli. La multinazionale italiana, tra le maggiori realtà nel campo degli spirit e famosa per l’iconico Disaronno, ha creato la nuova carica di direttore commerciale globale ( global chief commercial officer), figura che si occuperà di definire, pianificare e attuare le strategie di vendita del gruppo su scala internazionale. Il nuovo incarico è stato assegnato a Robert Cullins, attuale vicepresidente esecutivo per le Americhe e ceo di Disaronno International. Cullins assumerà il nuovo incarico dal prossimo primo aprile, riportando direttamente all’amministratore delegato di Illva Saronno, Marco Ferrari.

La nuova struttura contribuirà a rendere l‘organizzazione del gruppo ancora più efficace nell’affrontare le sfide dei mercati internazionali e la gestione di un portafoglio di marchi in costante espansione. Portafoglio che oltre a Disaronno, annovera marchi quali Tia Maria, The Busker Irish Whiskey, Engine Gin, Sagamore Rye whiskey, Rabarbaro Zucca, Artic Vodka, Isolabella ai quali si sono aggiunti Averna e Zedda Piras, acquisiti da Camari Group alla fine dello scorso anno (leggi Campari vende a Illva Saronno i marchi Amaro Averna e il mirto Zedda Piras per 100 milioni).

Ma è funzionale anche alla strategia di internazionalizzazione portata avanti negli anni e che ha contribuito al consolidamento del Gruppo a livello globale. Illva Saronno è oggi una realtà che vanta un fatturato consolidato di circa 400 milioni di euro, conta oltre 800 dipendenti e una presenza commerciale in più di 160 Paesi. Oltre il 90% del fatturato è sviluppato all’estero.

Un top manager dal profilo internazionale

A Cullins ora il compito di contribuire a rafforzare questo percorso di crescita, forte dei suoi 30 anni di esperienza nel campo delle bevande alcoliche e del suo profilo internazionale. Il top manager, che continuerà a ricoprire anche la carica di ceo di Disaronno International, ha iniziato la carriera in E&J Gallo Winery come sales manager, per poi ricoprire ruoli di vertice in Diageo.

Nel corso del suo percorso professionale è stato executive vp/managing director di Shaw Ross International Importers, co-fondatore e managing director di Santa Teresa Usa, president – North Asia per Maxxium Worldwide, ceo di Stoli Group e managing director di Montenegro Americas, dove ha avviato la prima entità estera del Gruppo Montenegro al di fuori dell’Italia.

Julius Meinl taglia il traguardo del 100% di caffè selezionato responsabilmente

Julius Meinl
La storica torrefazione raggiunge un importante traguardo nel suo percorso di sostenibilità: tutto il caffè verde lavorato negli stabilimenti di Vienna e Vicenza è Responsibly Selected

Sempre più etico e sostenibile il caffè Julius Meinl. La storica torrefazione austriaca, con un importante cuore produttivo in Italia, ha raggiunto l’obiettivo di approvvigionarsi al 100% di “Responsibly Selected Coffee” per tutti i prodotti tostati negli stabilimenti di Vienna e Vicenza. Il nuovo traguardo rappresenta un ulteriore passo nel percorso di sostenibilità dell’azienda ed è frutto dell’impegno a garantire che ogni caffè lavorato nei suoi stabilimenti sia approvvigionato nel rispetto delle persone, delle comunità e dell’ambiente.

A questo scopo l’azienda da anni porta avanti il progetto Responsibly Selected Coffee, che ha come obiettivo che tutto il caffè verde utilizzato risponde a criteri di sostenibilità riconosciuti a livello internazionale. Il principale riferimento è il Coffee Sustainability Reference Code (Coffee SR Code) della Global Coffee Platform, l’organizzazione internazionale che riunisce produttori, torreffatori e ong per rendere la filiera del caffè più sostenibile ed equa.

Un modello virtuoso

Un modello che si fonda su tre pilastri: la sostenibilità economica delle coltivazioni, la tutela dei diritti sociali e la riduzione dell’impatto ambientale. Un programma virtuoso che promuove una gestione sostenibile delle piantagioni, imperniata sulla tutela della biodiversità, l’uso responsabile delle risorse naturali, il rispetto dei diritti umani delle comunità. Attraverso il Meccanismo di Equivalenza sostenuto dalla Global Coffee Platform e dall’International Trade Center, anche le certificazioni di terze parti come Fairtrade International possono essere considerate come allineate al Coffee SR Code.

A garanzia della trasparenza lungo la catena di fornitura, Julius Meinl collabora con Enveritas, organizzazione non profit che conduce valutazioni indipendenti presso le aziende agricole e lungo la catena del valore.

Il nuovo obiettivo

In questo percorso di miglioramento continuo l’azienda punta ora a nuovi e importanti traguardi. L’obiettivo è di estendere entro il 2028 lo standard  Responsibly Selected Coffee anche a tutti i prodotti a marchio Julius Meinl realizzati da produttori esterni, rafforzando ulteriormente l’impegno per una filiera del caffè sempre più responsabile.

Famo a Capisse! Il Roma Bar Show protagonista di una campagna per il bere responsabile

Manifesti pubblicitari con inviti in romanesco per diffondere la cultura del bere responsabile, realizzati da Roma Bar Show e Comune di Roma

Mancano ancora diversi mesi all'inizio del Roma Bar Show, che quest'anno si svolgerà alla Nuvola il 14 e 15 settembre, ma già la manifestazione batte un colpo in città con una nuova campagna pubblicitaria per diffondere la cultura del bere responsabile, realizzata nell'ambito delle iniziative congiunte con Roma Capitale. Espressioni in romanesco come "Famo a capisse" hanno tappezzato la città dal 23 febbraio, attraverso il circuito di affissioni e schermi Led del Comune di Roma, per promuovere una cultura del bere consapevole, informata e responsabile, senza rinunciare alla qualità, al piacere e alla socialità.
“Con gli alcolici non vale il daje forte”, “Bevi responsabilmente, senza prescia”, “Se bevi non puoi guidare, stacce” e “Quando bevi, non t’allarga’”, questi i manifesti sparsi per la città, che si ispirano a motti ed espressioni comuni - cui non solo i romani sono affezionati -  usati come slogan per invitare a riscoprire il valore del tempo e dell’esperienza, fra slow-drinking e il crescente trend del bere low&no alcohol, come imperativo categorico per un senso di responsabilità verso se stessi e gli altri (se ci si mette alla guida). «Il bere responsabile non è una rinuncia, non è un divieto, non è una predica - spiega Andrea Fofi, Ceo di Roma Bar Show - È, piuttosto, una scelta. È cultura. È consapevolezza. Per questo la campagna ribalta i luoghi comuni e mette al centro una visione moderna del bere, fatta di qualità, tempo e responsabilità». Anche i bar sono stati invitati a unirsi per diffondere il messaggio (link), compilando il form online e condividendo le foto della campagna nel proprio locale e sui propri canali social.

Diageo affida a Gruppo Montenegro la distribuzione di Johnnie Walker e Bulleit

Gruppo Montenegro gamma Johnnie Walker
L'accordo sarà operativo dal prossimo primo aprile e comprende la distribuzione in esclusiva per l'Italia dell'intera gamma dei due iconici marchi di whisky

Nasce nel segno del whisky e dei whiskey la collaborazione tra Diageo e Gruppo Montenegro. Il colosso britannico del beverage ha affidato allo storico gruppo italiano, produttore, tra l’altro, dell’Amaro Montenegro, la distribuzione in Italia di due dei suoi marchi iconici nelle rispettive categorie: Johnnie Walker Scotch Whisky e Bulleit American Whiskey.

La collaborazione pluriennale, che sarà operativa a partire dal prossimo primo aprile, coinvolge l’intera gamma dei due marchi. Gamma che per il marchio di Scotch whiskey dell’uomo che cammina comprende: Johnnie Walker Red Label, Black Label, Double Black, Black Ruby, Green Label, Gold Label Reserve, Aged 18 Years, Blue Label, Blue Ice Chalet, Blue 200 Y Legendary 8 e King George V. Mentre per il marchio americano, il Bulleit Bourbon, il Bulleit Bourbon 10 yo e il Bulleit Rye.

Rafforzare i brand sul mercato italiano

La partnership nasce con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente entrambi i brand sul nostro mercato, espandendone presenza e visibilità su tutti i canali. Obiettivi che Diageo punta a raggiungere, grazie all’esperienza sviluppata dal gruppo bolognese nella categoria whisky e, più in generale, nel segmento degli spirit premium. In base all’accordo Diageo Italia continuerà a guidare il posizionamento strategico di Johnnie Walker e Bulleit e manterrà la responsabilità di tutte le attività di marketing e comunicazione.

Gruppo Montenegro gamma Bulleit
La gamma di American whiskey Bulleit

«La collaborazione con Gruppo Montenegro, uno dei principali player italiani nel settore degli spirit premium, oltre a garantire competenza e copertura del mercato, apporta una forte expertise nella distribuzione nella categoria whisky e non solo, e ci consentirà di accelerare ulteriormente la nostra crescita e rafforzare il legame con clienti e consumatori in tutto il Paese – ha commentato in una nota che annuncia la partnership, Caoimhe McCabe, managing director di Diageo Italia -. Siamo estremamente entusiasti delle opportunità che questo accordo crea per il nostro business e per lo sviluppo futuro della categoria whisky in Italia».

Una collaborazione strategica per Montenegro

Una collaborazione strategica anche per Gruppo Montenegro. L’ingresso nel portafoglio di Johnnie Walker e Bulleit consolida la posizione del gruppo come protagonista nel panorama italiano degli spirit premium e amplia la portata e l’impatto della sua rete commerciale e distributiva.

«Questo accordo rappresenta un importante riconoscimento della scala, della qualità e dell’efficacia della piattaforma distributiva nazionale di Gruppo Montenegro, nonché dell’expertise che abbiamo sviluppato nel tempo nella categoria whisky e nel più ampio segmento degli spirit premium – ha commentato nella stessa nota Paul Douek, membro dell’executive board di Gruppo Montenegro -. Siamo pronti a mettere in campo la nostra eccellenza commerciale, la profonda conoscenza del mercato e le relazioni consolidate con i clienti per accelerare ulteriormente il potenziale di crescita di entrambi i brand in tutta Italia, in sinergia con il nostro portafoglio di spirit premium».

Portafoglio che include alcune delle eccellenze italiane più riconosciute, come, oltre all’Amaro Montenegro, Select Aperitivo, i brandy Vecchia Romagna e la collezione I Liquori della Tradizione Italiana, che racchiude sei storici marchi del gruppo: Maraschino Buton, Grappa Libarna, Oro Pilla, Nocino Benvenuti, Rabarbaro Bergia e Coca Buton.

Fever-Tree lancia il nuovo formato lattina da 150 ml

Fever-Tree lattina 150 ml
Disponibili nel nuovo formato, pensato anche per la bevuta liscia, tre referenze iconiche della collezione di mixer premium del marchio

Pratico, versatile e sostenibile. È il nuovo formato, una lattina da 150 ml di Fever-Tree. Disponibile nella versione singola non è però tutta la gamma di mixer premium del marchio fondato da Charles Rolls e Tim Warrillow e distribuito in Italia da Velier, ma tre referenze: Premium Indian Tonic Water, Mediterranean Tonic Water e Sicilian Lemonade.

Pratico e trasversale, il nuovo formato si rivolge sia ai bartender sia ai clienti dei locali che desiderano consumare bevande analcoliche di alta qualità, per benessere, stile di vita o preferenza personale, garantendo a entrambi porzioni precise e zero sprechi. La lattina monoporzione, oltre a ridurre gli sprechi, ottimizza lo spazio in frigo, e l’alluminio con la quale è realizzata la rende ideale anche per i contesti outdoor ed è un materiale riciclabile infinite volte.

Carattere distintivo

Le tre referenze mantengono tutto il carattere distintivo di Fever-Tree: ricetta pulita, a base di soli ingredienti naturali, senza additivi o conservanti, bolle piccole e persistenti che regalano una sensazione morbida e delicata al palato e che trattengono il gusto delle botaniche, esaltando la bevanda, se gustata liscia, o gli aromi dei distillati, quando usate in miscelazione. Nello specifico, Fever-Tree Indian Tonic Water, caratterizzata da un grande equilibrio, combina l’amarezza del chinino di alta qualità, proveniente dall’area al confine tra Ruanda e Congo (utilizzato in tutte le toniche della gamma), con note agrumate e amare, per un gusto pulito e deciso. Fever-Tree Mediterranean Tonic Water si distingue invece per il suo profilo aromatico, grazie alla freschezza degli oli essenziali di timo-limone e rosmarino della Provenza, bilanciati da delicate note saline. Mentre Fever-Tree Sicilian Lemonade, celebra il sole del Mediterraneo con limoni siciliani di prima qualità, offrendo un’esperienza vivace, fresca e naturalmente dissetante.

La lattina da 150 ml si unisce ai formati già esistenti, nei quali è disponibile l’intera collezione del marchio: la classica bottiglietta in vetro da 200 ml e la lattina da 250 ml.

Enrico Amesso è il nuovo direttore generale di Fabbri 1905

Fabbri 1905 ENRICO AMESSO
Il manager bolognese affiancherà l’ad Michele Magli nella strategia di crescita di lungo periodo della storica azienda bolognese

Nuovo ingresso nella squadra dei top manager di Fabbri 1905. È Enrico Amesso, scelto come nuovo direttore generale dell’azienda. Bolognese, classe 1976, Ammesso succede nel ruolo a Michele Magli, amministratore delegato della società, con cui lavorerà nella definizione della strategia di crescita e di sviluppo di lungo termine dell’azienda.

Entrato in Fabbri 1905 all’inizio di quest’anno, il manager vanta oltre 20 anni di esperienze in ruoli di vertice in ambito vendite e marketing in realtà produttive riconosciute come eccellenze del made in Italy, tra le quali Indesit Company, Piaggio, Carpigiani, Celli. Particolarmente significativa l’esperienza in Carpigiani, azienda specializzata nella produzione di macchine per la realizzazione di gelato artigianale italiano, soft & american ice cream a supporto di artigiani e delle principali catene internazionali di quick service restaurant. Entrato nel 2010 come responsabile del mercato italiano, Ammesso ha accompagnato la crescita globale dell’azienda fino ad assumere il ruolo di direttore commerciale Mondo. Incarico che ha poi ricoperto anche in Celli fino al suo passaggio in Fabbri.

Laureato in Economia aziendale presso l’Università degli Studi di Bologna, il manager ha arricchito la sua formazione con numerosi percorsi percorsi manageriali specialistici, focalizzati sui fondamentali della vendita, sullo sviluppo dell’efficacia personale e sul potenziamento delle competenze negoziali. Profilo ulteriormente rafforzato con la partecipazione, nel 2012, all’Executive Mba Alumni Advanced Program in Business Administration presso Alma Graduate School di Bologna: un percorso di alto livello orientato alla leadership, alla visione strategica e alla gestione avanzata delle organizzazioni.

Un profilo dalla consolidata esperienza internazionale e dalle competenze trasversali sul quale punta Fabbri per rafforzare la propria governance manageriale, in linea con gli obiettivi di crescita e sviluppo.

«Entro in Fabbri con tutto l’orgoglio e il senso di responsabilità di chi è cresciuto vedendo in Fabbri un caso luminoso di imprenditoria esemplare e coraggiosa – ha commentato Amesso in una nota che comunica la sua nomina – con il proposito di valorizzare le risorse esistenti e contribuire a nuovi progetti d’avanguardia con la visione di lungo periodo che questa azienda con 121 anni di storia merita e che non smette mai di avviare».

Salone del Vermouth, buona la terza

Salone del Vermout 2026
Numeri in forte crescita, tanto interesse in città: l'evento torinese dedicato al vermouth ha fatto centro

Oltre 10.000 presenze. Un successo quasi inaspettato, capace di stravolgere il programma: porte aperte al pubblico anche nel lunedì B2B per assorbire l'onda d'urto degli ingressi. La terza edizione del Salone del Vermouth è andata in scena a Torino con numeri significativi e buone sensazioni per il comparto e per un prodotto che quest'anno celebra 240 anni di storia.

«La terza edizione segna un cambio di passo decisivo – spiega Laura Carello, direttrice del Salone –. Superare le 10.000 presenze significa aver costruito un format solido, attrattivo e credibile. Il pubblico non è solo curioso, ma profondamente interessato: questi numeri sono la prova concreta di come investire sulla cultura e la conoscenza di questo prodotto rappresenti un asset strategico anche per il turismo e per il brand Torino, non solo a livello nazionale ma anche internazionale».

Curiosità che è stato facile annusare negli spazi scenografici del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano. Fin dal taglio del nastro di sabato mattina, si è registrato un interesse tangibile. Sale gremite (fin troppo, in alcuni momenti), dialogo serrato ai banchi d'assaggio e un'area divulgativa da tutto esaurito, così come le aule didattiche.

Tra i talk in programma hanno spiccato appuntamenti di peso: dalla tavola rotonda istituzionale inaugurale a Palazzo Birago Cosa cambia perché nulla cambi – Capitolo 2, che ha riunito istituzioni, produttori storici e nuovi artigiani per raccontare i prossimi 5 anni del vermouth, a La vita segreta delle botaniche con - tra gli altri - Matteo Bonoli (master herbalist) e Beppe Musso (master blender Martini). Fino al dibattito 1786 - 1925: l'Alchimia dell'aperitivo perfetto, con Chiara Buzzi, Christian Costardi, Flavio Angiolillo e Matteo Fornaro.

Il vermouth oggi

Sul fronte espositivo, la mappa dei 32 marchi presenti ha restituito una fotografia lucida della produzione odierna. I pesi massimi della liquoristica – da Martini a Carpano, passando per Cocchi, Carlo Alberto e il debutto di Cinzano sotto le insegne di Gruppo Caffo 1915 – hanno condiviso il palcoscenico con realtà artigianali all'esordio o quasi. Dal bicchiere sono emersi nuovi prodotti, in alcuni casi nuovi marchi, ma anche edizioni limitate di stretta ricerca e un curioso ritorno alle interpretazioni dry ed extra dry. Interessante poi la continua ricerca sulla base enologica, sulla quale i marchi oggi giocano la partita più audace: al fianco dei classici cortese, moscato e trebbiano, infatti, i produttori stanno esplorando basi vinose sempre più disparate e territoriali. Il risultato? Curioso sempre, interessante in molti casi, a volte complesso da immaginarsi in miscelazione, ma toccherà ai bartender dosarli con mano millimetrica.

Il Fuorisalone

L'onda lunga della fiera ha poi contagiato la città con un programma diffuso che ha intrecciato cultura, mixology, gastronomia e turismo esperienziale. Il Fuorisalone ha archiviato i suoi numeri: 45 eventi spalmati su 32 location hanno coinvolto istituzioni, musei, ristoranti, cocktail bar, librerie, piazze e luoghi simbolo della città. In calendario hanno trovato spazio 12 guest shift con bartender da tutta Italia e 5 cene in pairing, a conferma del ruolo centrale dell’ospitalità e della contaminazione creativa. Un travaso continuo tra bancone e cucina.

Il cocktail-restaurant nikkei Azotea ha incrociato i calici di Carpano in una cena a quattro mani con l'insegna fiorentina Saporium, per poi ospitare Lucas Kelm del Gellivs. Il fermento ha toccato i presìdi della tradizione, con Cinzano protagonista ai tavoli dello storico Madama Piola. Agli appuntamenti rodati si sono affiancate location d'eccezione: il Bar Cavour – Del Cambio ha ospitato una miscelazione contemporanea chiudendo con Flavio Angiolillo in partnership con Martini. Flora Cocktail Bar ha celebrato l'eredità del Negroni con Francesco Dipalma, in arrivo dal fiorentino Caffè Giacosa.

Spazio anche all'approfondimento guidato: da Eataly sono andate in scena le degustazioni a cura di Lorenzo Burrone per Carpano, mentre La Drogheria, Caffetteria Reale e Dispensa hanno dedicato drink list mirate alle riserve di Carlo Alberto. Da Store Biraghi, il racconto del territorio si è materializzato nei calici di Cocchi e Bordiga.

Sipario calato, coordinate già tracciate: la quarta edizione tornerà al Museo del Risorgimento a febbraio 2027.

Hamburger al bar, quando la tecnica fa la differenza

L'hamburger conquista anche il mondo bar, adattandosi a pranzi veloci, aperitivi rinforzati e servizio serale informale. Partner dei locali, GrosMarket consente di scegliere tra diverse soluzioni di prodotto e di servizio per costruire un'offerta vincente, senza complicare l'operatività quotidiana

Da territorio esclusivo di pub e burger joint, l'hamburger si fa strada anche nel mondo bar, come proposta trasversale per i diversi momenti di consumo, dal pranzo veloce al servizio serale, passando per l'aperitivo. Dietro un hamburger fatto a regola d'arte ci sono scelte precise: il taglio di carne giusto, il pane adatto, le salse, i contorni. Ogni elemento contribuisce al risultato finale e alla percezione del locale.

La carne: la materia prima resta un elemento centrale

La scelta della carne non riguarda soltanto il gusto. Tagli anatomici diversi presentano contenuti di collagene differenti, un aspetto determinante per la resa finale. Carni con minore presenza di collagene sono più adatte a cotture rapide, come la griglia, perché garantiscono maggiore tenerezza e succosità in tempi brevi. Nei bar che non dispongono di griglia, invece, il servizio si orienta spesso verso prodotti surgelati già grigliati e successivamente rigenerati, una soluzione che consente di mantenere costanza qualitativa e semplificare l’operatività. Anche forma e peso incidono sul risultato. Spessore e circonferenza devono essere bilanciati per garantire uniformità, mentre la stondatura dei bordi aiuta a trattenere i succhi. Il mercato, inoltre, si sta spostando da pezzature da 200–250 g verso formati da 100–150 g, che permettono di valorizzare panino e contorni e migliorare il controllo del food cost. Dall’osservazione dei dati di vendita di GrosMarket emerge una distribuzione equilibrata tra hamburger di carne fresca e surgelata (50%-50%). Un dato che riflette esigenze legate a organizzazione del lavoro, gestione delle scorte e riduzione degli sprechi.

Contorni e accompagnamenti sempre più identitari

Pane, patate e salse hanno seguito l’evoluzione dell’hamburger. I pani, spesso surgelati, presentano oggi meno additivi, formati studiati per il servizio e ispirazioni regionali o internazionali. Le patate superano la logica del semplice contorno, con nuovi tagli e consistenze per mantenere croccantezza e trattenere le salse. Le salse - dal tradizionale al gourmet, fino alle proposte free from o veg - diventano parte integrante della progettazione del piatto.

Il ruolo del partner di approvvigionamento

In un contesto così articolato, la disponibilità di un assortimento profondo e specialistico rappresenta un supporto concreto per il professionista. Un cash&carry specializzato come GrosMarket consente di scegliere tra diverse soluzioni di prodotto e di servizio, intercettare i trend e costruire un’offerta con competenza e attenzione ai dettagli, senza complicare l’operatività quotidiana.

Non esiste un solo hamburger

Non esiste un unico modello di hamburger valido per tutti i contesti. Oggi l’offerta si articola in interpretazioni diverse, pensate per rispondere a esigenze operative e di posizionamento differenti:

Proposte gourmet, dove contano la qualità della materia prima, la percentuale di grasso
e la resa estetica.
Prodotti ad alta rotazione, studiati per i momenti di massimo flusso e per un servizio rapido e replicabile.
Soluzioni già pronte o surgelate, per semplificare il lavoro, garantire continuità e mantenere costanza qualitativa, specie nei bar con cucine compatte o senza griglia.

L’ospitalità che tiene il centro mentre tutto gira

Al momento della premiazione ai Barawards come Bartender dell’anno, Dario Tortorella ha pronunciato una frase che può sembrare un déjà vu, ma è cruciale: «I premi contano, il riconoscimento è importante, ma la soddisfazione dell’ospite rappresenta la nostra sfida quotidiana». È un’affermazione che torna perché ha senso tornarci, come certi concetti che non si consumano con l’uso ma si affinano con il tempo. All’Antiquario di Napoli questa idea prende corpo in una sequenza precisa di gesti, parole e attenzioni calibrate, frutto di un lavoro lungo e consapevole che capitan Alex Frezza ha costruito come una vera grammatica dell’ospitalità: frasi di ingaggio pensate, ruoli dichiarati, standard chiari, una regia invisibile che accompagna l’ospite senza mai mettersi al centro della scena. Una filosofia che trova una sintesi visiva nella foto di copertina, scattata su una giostra: un’immagine che racconta movimento, equilibrio, ciclicità. Si gira, ci si diverte, ma tenendo il centro fermo.

Nel frattempo, anche la realtà ha fatto qualche giro di giostra: i clienti sono tornati protagonisti del fuori casa, non per nostalgia ma per competenza. Sanno cosa vogliono, sanno cosa evitare, riconoscono subito un luogo che li rispetta. Cercano ambienti che non chiedono attenzione, ma la meritano, tempi umani, proposte che non li mettano sotto esame. Non vogliono essere stupiti, ma messi a proprio agio. Questo ha effetti molto concreti sul lavoro dei locali: carte che non intimidiscono, osti e camerieri che capiscono quando parlare e quando fare un passo indietro. Anche la spesa media cresce, segno che quando chi sta dall’altra parte del banco si sente tranquillo apre il portafoglio senza sensi di colpa, che è una delle forme più alte di fidelizzazione. L’inclusività smette di essere una parola di moda e diventa una pratica quotidiana, quasi domestica. Vale per il food, dove anche i format più identitari hanno capito che ampliare la proposta non significa tradirsi ma moltiplicare le possibilità di scelta. E vale per il beverage, dove l’attenzione verso proposte low e no alcol cresce in modo trasversale: non più come parentesi morale o sacrificio imposto, ma come opzione naturale, adulta, finalmente normale. Bere diversamente non è più una dichiarazione di principio, è una questione di stile. Qui il lavoro dei bar più evoluti si fa sottile, quasi letterario: non basta aggiungere una riga in carta, bisogna saperla raccontare, servirla, proporla con naturalezza. È lo stesso principio che regge la giostra della copertina: tutti sorridono quando gira, ma se molli si spengono le luci e i cavalli si fermano. Il ritorno degli ospiti al centro, in fondo, è una richiesta di misura, di rituali che restino riconoscibili anche mentre cambiano, di luoghi dove non serve spiegare tutto perché qualcuno ha già capito. L’ospitalità non deve stupire, deve durare. E se ogni tanto riesce anche a far sorridere, tanto meglio.

Olimpiadi Invernali con una valanga di medaglie e drink

In ordine di tempo, il primo cocktail Milano-Cortina è firmato da Salvatore Bongiovanni di Shaker Club Café di Seregno
Coca-Cola, Birra Corona Cero, Caffè Vergnano, Consorzio di Tutela Prosecco Doc, Consorzio di Tutela Grana Padano Dop e Pasta Rummo sono i principali sponsor drink & food che hanno contribuito al successo dei Giochi Olimpici Milano-Cortina 2026. Da registrare la grande partecipazione ed entusiasmo di bartender e locali nella preparazione di originali drink in tema.

Chiusi con un bel successo italiano in termini organizzativi e sportivi (ben trenta medaglie da podio) i Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026, è tempo di dare conto dell’impegno delle aziende sponsor del settore food & beverage e delle iniziative di diversi cocktail bar e ristoranti.

Coca-Cola in viaggio con la Fiamma Olimpica

Worldwide Partner delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 (sponsor dei Giochi Olimpici fin dal 1928), The Coca-Cola Company è stata con i suoi prodotti (dalla celebre bibita Coca-Cola in lattina 33 cl appositamente brandizzata per l’occasione con i Cinque Cerchi Olimpici, allo sport drink isotonico PowerAde) insieme alla collaborazione con Caffè Vergnano, l’indiscussa protagonista internazionale del settore beverage, seguita da Birra Corona Cero (zero alcol) del gruppo AB-InBev e dal Consorzio di Tutela Prosecco Doc. Tra gli sponsor food, ricordiamo in particolare il Consorzio di Tutela Formaggio Grana Padano Dop e Pasta Rummo.
A cominciare dall’accompagnamento in carovana del Viaggio della Fiamma Olimpica che, partita dalla città greca di Olimpia il 26 novembre scorso, ha compiuto 60 tappe italiane, toccando oltre 300 Comuni, dalle grandi città alle più piccole Città d’Arte, per un totale di 12mila km. La carovana Coca-Cola ha potuto sostare ogni volta in appositi mini Villaggi Olimpici appositamente allestiti.
Ovviamente gli allestimenti più scenografici sono stati organizzati nella città di Milano, a cominciare da quello alle spalle del Castello Sforzesco con il grande padiglione The Peak, 900 mq di percorso immersivo in sette stazioni, con vendita di pin storici, esposizione di memorabilia e simulazioni di tipo sportivo.
All’accensione della Fiamma Olimpica appesa sotto l’Arco della Pace di Milano, Luca Santandrea, General Manager Olympic e Paralimpic Winter Games Milano-Cortina di Coca-Cola Hbc, ha sottolineato il senso della celebrazione dei valori olimpici che riuniscono sentimenti di unione e rispetto verso tutti.

Birra Corona Cero per il relax doposport

Presentata solo l’anno scorso, Birra Corona Cero è stato l’altro grande sponsor del settore beverage delle Olimpiadi Invernali, celebrate con un’apposita Golden Bottle da 33 cl con i caratteristici Cinque Cerchi Olimpici. 
La birra zero-alcolica di origine messicana ha scelto, oltre a una intensa campagna pubblicitaria con grandi manifesti e uno spettacolare video, ha proposto ad atleti e spettatori delle varie località sciistiche, ma non solo, una serie di Cero Stress Zone nei Villaggi Olimpici.
Inoltre sono stati brandizzati con il logo Corona Cero una serie di locali top con la creazione di originali Beer Garden, spazi relax doposport all’aperto, con tanto di sedie sdraio dotate di coperte e funghi riscaldanti, con la proposta Ice Bucket, cinque bottiglie (più una in omaggio) a 25 euro, poste in un secchiello da ghiaccio per favorire la convivialità tra clienti. 
Da segnale in particolare un “apparentamento” di cinque locali contigui in zona Porta Nuova (Milano) a cui accedere passando sotto un Arco “Trionfale”: la trattoria romana Volemose Bene, il ristopizza AmaMi, il Mason’s Famous Lobster Rolls, il sushibar Roppongi Izakaya e il ristofusion brasiliano Batukada,

Le bollicine venete del Prosecco Doc

Vino spumante italiano più prodotto ed esportato nel mondo con una produzione di oltre 616 milioni di bottiglie di 346 aziende, il Consorzio di Tutela del Prosecco Doc è stato Official Sparling Wine dell’evento olimpico invernale. Oltre che per i brindisi alle vittorie degli atleti nei vari Olympic Lounge, il Consorzio Prosecco Doc ha scelto una promozione di grande impatto visivo facendo eseguire sette grandi murales sui vari palazzi milanesi, in collaborazione con la start up Outdoora specializzata in SocialArtvertising. Punto di riferimento milanese è stato il Prosecco Doc Spakling Hub di piazza San Babila.

Una pausa calda con Caffè Vergnano

Official Coffee di Milano-Cortina 2026, il torinese  Caffè Vergnano (grazie all’accordo di distribuzione con Coca-Cola Hbc) ha  proposto a Milano, in piazza del Cannone dietro al Castello Sforzesco, un originale igloo trasparente che ha ospitato un percorso sensoriale in quattro momenti. In varie sedi olimpiche sono state inoltre riutilizzate sei cabinovie dismesse da funivia, dove atleti e spettatori hanno potuto gustare comodamente seduti, oltre alla classica Miscela Bar Caffè Espresso Vergnano 1882 Original, vari tipi di cappuccini e cioccolate calde. Per l’occasione è stato proposto il Caffè Dolomitico, a base di espresso arricchito con cannella, aromi di agrumi e crema in superficie.

Le Olimpiadi hanno scatenato creatività e fantasia dei bartender

Oltre che coinvolgere l’entusiamo di sportivi e spettatori, le Olimpiadi Invernali hanno acceso la creatività e fantasia di numerosissimi bartender. Nella impossibilità di poterli citare tutti, ci limitiamo alle proposte drink più originali dell’area milanese, spesso studiate con particolari abbinamenti gastronomici.

Moebius Milano, Tapa Bistrot, Cocktail Bar Sperimentale, Ristorante (zona Stazione Centrale)

Fresco di un altro prestigioso riconoscimento (7.o posto nella classifica The World’s 50 Best Bars 2025), dopo la Stella Michelin per il ristorante dello chef Enrico Croatti, condotto da Lorenzo Querci, Moebius Milano si conferma a livello internazionale invitando per i suoi Olympic Games i bartender di quattro famosi top cocktail bar: Connaught Bar di Londra, Native di Singapore, Bar Bello di Montreal (Canada) e Three Sheets di Londra.
 Tra la dozzina di ottimi drink proposti nel corso di due serate, abbiamo scelto di segnalare Negroni and Famous firmato dai bartender Giorgio Bargiani e Andrea Maiolani del Connaught Bar di Londra a base di Bulldog London Dry Gin, Mezcal Montelobos, Aperol, Vermouth Rosso, succo di lime, Chartreuse Gialla, servito in tumbler basso su cubo di ghiaccio.

Shaker Club Café, Seregno

Titolare e top bartender di Shaker Club Café di Seregno, Salvatore Bongiovanni è stato tra i primi a proporre un drink Milano-Cortina: 3 cl Il Bitter di Milano, 3 cl Cortina Mountain Gin, 3 cl Brancamenta, servito direttamente nel bicchiere old fashion guarnito con fetta di arancia e rametto di menta. Abbinamento food con scaglie di cioccolato fondente oppure con finger food di formaggi erborinati tipo Gorgonzola Dop o stagionati tipo Caciotta di Pecora o Grana Padano Dop.

5 nonsolococktails di Mattia Pastori

Consulente e top mixologist del progetto nonsolocockails.com, Mattia Pastori si è ispirato ai colori dei Cinque Cerchi Olimpici (che rappresentano i cinque continenti) per altrettante diverse proposte.
Golden Milano (Asia): 4 cl gin infuso al Riso Arborio, 2 cl sciroppo di zafferano, 2 cl succo di lampone, 6 cl Franciacorta Ca’ del Bosco Prestige, shaker con ghiaccio (meno lo spumante) versato in flûte, top di Franciacorta.
 Negroni Alpino (America): 3 cl Cortina Mountain Gin, 3 cl Savoia Americano Rosso Vermouth, 3 cl Bordiga Genepì Secco, versato in tumbler basso. 
Green Spirit (Europa): 2 cl vodka infusa alla pera Williams Bartlett, 2 cl P31 Aperitivo Green, 2 cl Vermouth Bianco, 0,5 cl sciroppo al cumino, nello shaker con ghiaccio, versato in coppa cocktail, guarnito con fetta di pera disidratata.
 Ocean Breath (Oceania): 4 cl Oppure Botanical Spirit, 4 cl Venturo Aperitivo Mediterraneo, 2 cl sciroppo di miele Manuka, 5 cl Tonica Rovere Sanpellegrino, 1 cl succo di limone, nello shaker con ghiaccio (meno la tonica), versato in tumbler alto, top tonica, guarnito con twist di scorza di limone. 
Ethiopian Velvet (Africa): 2 cl Brandy Branca XO Extra Old, 2 cl Disaronno, 8 cl caffè espresso Lavazza Kafa Forest, 2 bar spoon di zucchero di canna, 1 ciuffo di panna montata al berberé; scaldato il caffè in un pentolino con lo zucchero, viene versato in tumbler basso, aggiunta di brandy e Disaronno, completato con panna montata.
Mattia Pastori è autore del libro Il Figlio del Bar edito da Tecniche Nuove.

Osteria Afrodite, Milano (zona Città Studi)

Dal 1994 in Italia, il capobarman argentino Vito José Arena di Osteria Afrodite ha proposto il drink Mi-Na ispirato al trinomio Milano, Cortina e la cantante Mina: 3 cl Cortina Mountain Gin, 3 cl Cordusio Bitter, nel mixing glass, versato in coppetta martini ghiacciata, con uno spiedino con lampone, abbinare con una ciotola di bigoli con genovese di tonno fresco o con una ciotola di tagliatelle al tartufo nero dello chef Alberto Caricchia.

Barotto Cocktail Lab, Milano (zona Vincenzo Monti)

Anche nel Barotto Cocktail Lab gestito da Massimiliano Lang, Elisabetta Palma e Giuseppe Bellora, il bartender siciliano Rosario Amarù si è ispirato ai colori dei Cinque Cerchi Olimpici ai quali ha aggiunto Après Ski Cortina: 3 cl Cortina Mountain Gin, 3 cl Cynar, 3 cl Vermouth Dry infuso al pino mugo passato nel roner, versato direttamente nel tumbler basso su cubetti di ghiaccio, guarnito con ciuffo di menta e otto mirtilli disidratati. Abbinamento food? Un trancio di Panotto, specialità realizzata con una focaccia croccante tipica di Forte dei Marmi (a cui si spira anche il nome del bar) farcita con fontina, brie, funghi e salsa della casa.

Dry Milano (zona Brera)

Famoso per gli abbinamenti “americani” pizza & cocktail, gestito dal barmanager Edris Al Malat, Dry Milano ha messo a punto la drink & food list Tasty Games (5 cocktail e 5 pizze) ispirata ai Cinque Cerchi Olimpici. Citiamo uno degli abbinamenti più “golosi” come Giallo (Asia) con Roku The Japanese Craft Gin, Chartreuse gialla, succo di lime, Maraschino e pineapple yogurt, servito con la Pizza farcita al pomodoro, fiordilatte, pepperoni salami, honey, chili oil, foglie di basilico.

Opera 33, Milano (zona Carlo Farini)

Gestito dalla vulcanica barlady mixologist Terry Monroe, Opera 33  dal 1997 è un incredibile laboratorio alchemico. La principale proposta in tema Olimpiadi è stata Giallo Oro O.I. Après Ski: 2 cl estratto di limone home made, 4 cl estrazione per vibrazione di campana tibetana di Tanqueray London Dry Gin, top Cedrata Tassoni, gocce di estratto di pepe verde e Amaro Jägermeister, preparato direttamente in tumbler alto su cubetti di ghiaccio, guarnito con foglia di bambù.

El Porteño Gourmet, Milano (zona Duomo)

Il progetto El Porteño è stato creato anni fa dai soci Fabio Acampora e dai fratelli argentini Sebastian e Alejandro Bernardez, dando vita a una catena di locali tra Milano, Roma e Porto Cervo. Ultimo in ordine di tempo è il ristorante El Porteño Gourmet che ha scelto di riproporre due tipiche specialità alpine come Vin Brulé e Bombardino. 
Il Vin Brulé è realizzato a base di vino rosso argentino Malbec aromatizzato con chiodi di garofano, cannella, anice stellato, scorze di limone e arancia, zucchero di canna. Il Bombardino “milanese” è ottenuto riscaldando 5 cl liquore a base di uova Vov ed è proposto “corretto” con 2 cl di rum scuro e con top di panna montata spolverata di polvere di cacao. Abbinamento food con assaggi di polenta guarnita di formaggio.
 Spettacolare il dehors del ristorante, allestito come una tipica baita di montagna alla maniera della località sciistica argentina San Carlos de Bariloche, con divani e coperte di lana. Le due specialità alpine sono state servite (gratis) ai passanti da simpatiche hostess da due grandi distributori termos in acciaio su un apposito carrello.

A’Riccione Terrazza 12. Milano (zona San Babila)

Scenico rooftop al decimo piano (dalla quale spesso si vede la schiera delle Alpi lombarde), il terzo locale con insegna A’Riccione dei fratelli abruzzesi Dante e Giuseppe Di Paolo, A’Riccione Terrazza 12 ha scelto di proporre tre cocktail dal barmanager Jimmy Saka e dei bartender Alfred Betun ed Erik Quarantani abbinandoli a tre piatti dello chef Marco Fossati.
Ice Skating
è un twist secco del Negroni, con Cortina Mountain Gin, Bitter Bianco, Vermouth Dry e Sherry Fino. 
Hockey su Ghiaccio è una rivisitazione dell’Americano con Campari e Vermouth Carpano Antica Formula, con un top di soda home made ai frutti rossi di montagna e una goccia di lavanda alpina.
 Sci Alpino Cortina è a base di Vermouth Bianco, Aperitivo Bitter Select, St. Germain liquore ai fiori di sambuco, top di vino spumante Trento Doc.
 Abbinamenti mare-monti con Tartare di tonno con lime, briciole di pane, crauti viola e salsat rentina Bozner; Risotto A’R Milano-Cortina bagnato con infuso al pino mugo, mantecato con burro di malga, guarnito con un’ostrica; Gamberoni alla brace serviti con radicchio ciotto a bassa temperatura in agrodolce, ristretto di crostacei e burro di malga alle erbe alpine.

The Roof Milano - Hotel dei Cavalieri e Hotel De Square (zona Duomo)

Su un’altra prestigiosa e panoramica terrazza milanese, The Roof Milano Cocktail Bar e Ristorante dell’Hotel dei Cavalieri e Hotel De Square, il barteam Gianluca Zedde ha proposto il cocktail Spicy Olimpia a base di Campari chiarificato, Vermouth Bianco e soda home made allo zenzero, peperoncino fresco e spezie varie, versato in tumbler alto su cubo di ghiaccio e guarnito con un rametto di rosmarino spolverato di zucchero. 
Cinque gli abbinamenti gastronomici ispirati ai colori dei Cinque Cerchi Olimpici in versione finger food in ciotoline. 
Cubo di pizza Margherita con salsa verde al basilico; Gambero in tempura con polvere al nero di seppia; Riso giallo allo zafferano passato al salto con cremoso di Gorgonzola Top; Pappa al Pomodoro; Crema di carote viola.

Cocktail Bar Ristorante Sogni Milano (Porta Genova)

Elegante ristorante cocktail bar rivestito da pannelli di legno scuro, creato dall’imprenditore della moda Claudio Antonioli, il bar manager del cocktail bar e ristorante Sogni Milano Matteo Paulillo, ha proposto  due cocktail. Olympic Vibes: 4,5 cl Savoia Americano Rosso Vermouth, 1,5 cl Mezcal Montelobos Espadin, 2 cl Winter Cordial (all’arancia, cannella e vaniglia) infuso con beurre noisette, top 1,5 cl tonica alla mela rossa, servito su cubo di ghiaccio in tumbler alto e peel di scorza di arancia. Gold Metal: 3 cl Italicus Rosolio di Bergamotto, 1 cl liquore al pino mugo, 3 cl Tequila Curado Blanco, 3 cl Bitter Bianco, 10 cl Pink Grapefruit Queen Cleo, servito su cubo di ghiaccio in tumbler basso.

Bluesquare Contemporary Inn, Milano (zona Tortona)

Noto per la cucina asian fusion, per i drink a basso tenore alcolico e per i frequenti dj set che ne fanno un frequentato music cocktail bar Bluesquare Contemporary Inn della barmanager Silvia Gazocchi ha proposto per le Olimpiadi due cocktail. Un twist del Paloma come Zefiro: 4,5 cl Italicus Rosolio di Bergamotto, 3 cl succo di yuzu, top Pink Grapefruit Three Cents, servito nel tumbler alto bordato con sale al timo su blocco di ghiaccio, guarnito con un rametto di timo. 
Orancio Margarita: 3,5 cl Savoia Orancio Vermouth, 10 cl Tequila Patròn Silver, 2,5 cl succo di lime, servito in coppa ghiacciata bordata di sale, guarnito con scorzetta di arancia.

Un tavolo tecnico per le aziende della distribuzione alimentare

L'associazione AGroDiPAB Horeca si fa capofila della proposta di costituire un tavolo tecnico che riunisca i ministeri e le organizzazioni della filiera

Una filiera come quella dei grossisti alimentari e di bevande è una realtà complessa, che coinvolge diversi ministeri, associazioni, organizzazioni. I numeri, raccontati da AGroDiPAB Horeca, l’associazione nazionale che da cinque anni aggrega le aziende della distribuzione alimentare, ci parlano di un comparto da 107,1 miliardi di euro di fatturato e 1,5 milioni di addetti. Come si fa a mettere insieme le istanze di una realtà così variegata? Per questo AGroDiPAB Horeca si è fatta promotrice per la costituzione di un Tavolo nazionale della Filiera horeca, con una presentazione ufficiale, lo scorso 19 febbraio alla Camera dei Deputati, che ha coinvolto rappresentanti politici e istituzionali. Il tavolo pensato da AGroDiPAB (al vaglio degli uffici del Ministero delle imprese e del Made in Italy) dovrà riunire al suo interno i diversi ministeri competenti (oltre al Mimit, i ministeri della Sovranità alimentare, del Turismo, del Lavoro e della Salute), ma anche le principali organizzazioni della produzione agricola, dell'industria alimentare e della distribuzione e degli esercizi horeca, assicurando che anche la voce delle piccole e medie imprese e delle realtà di nicchia non resti inascoltata.
«La mission del tavolo di filiera - ha commentato Giuseppe Maria Arditi, presidente di AGroDiPAB horeca - è tutelare la pluralità del mercato attraverso una rappresentanza unica, forte e credibile, che superi la frammentazione operativa della filiera e che porti al centro del dibattito soluzioni tecniche concrete, come l'interoperabilità dei sistemi e la formazione certificata dei nostri addetti».  Un punto centrale della proposta riguarda l’operatività del tavolo, che si articolerà in Commissioni tecniche settoriali permanenti: dalla semplificazione normativa, alla sostenibilità ambientale e innovazione digitale.

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