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Le dolci creazioni di Fabrizio Fiorani per il Lavazza Flagship Store di Milano

Lavazza Flagship Store Milano Fabrizio Fiorani
Il maestro pasticcere Fabrizio Fiorani
Il maestro pasticcere romano firma per lo store milanese della torrefazione un’esclusiva collezione di pasticceria contemporanea pensata per dialogare con gli specialty coffee 1895 Coffee Designers by Lavazza. Tra monoporzioni, praline e viennoiserie

Le creazioni di Fabrizio Fiorani sono le protagoniste della nuova proposta di pasticceria del Lavazza Flagship Store a Milano. La torrefazione ha infatti chiamato uno dei più talentuosi pastry chef italiani a rinnovare la dolce offerta del suo spazio-vetrina aperto nel 2017 in Piazza San Fedele, in pieno centro città.

Il risultato della prestigiosa collaborazione è un menù di pasticceria, dove le creazioni contemporanee del maestro pasticcere romano dialogano con gli specialty coffee della collezione 1895 Coffee Designers by Lavazza, esaltandone i profili aromatici.

Strutturata per accompagnare diversi momenti della giornata, dalla colazione al dopo pasto alla pausa pomeridiana, la proposta firmata da Fiorani si definisce “deliziosamente italiana”, etichetta che parla di ingredienti, identità creativa e attenzione estetica.

Creatività contemporanea

Tra le creazioni di spicco le monoporzioni contemporanee Lampone Design, una mousse ai lamponi, gel di lamponi, limone verde e biscotto alla panna, 100% Cioccolato, un sablé al cacao, con mousse al cioccolato, crema al cioccolato fondente e fave di cacao croccanti, Lamponi e pistacchi, una frolla con lamponi in gelatina, crema alla vaniglia e pistacchi tostati, Sorpresa di Cappuccino, una mousse al cioccolato al latte con interno cremoso al mascarpone e caffè. A queste si aggiungono creazioni, sempre in monoporzione, ad alto tasso di innovazione come Milano Zafferano, una tartelletta con crema pasticcera alla vaniglia e riso allo zafferano, creata ad hoc per il locale milanese, e la Cheesecake al forno, un cremoso al formaggio cotto in forno, che attinge invece dalla tradizione basca.

Arte della pasticceria e arte dell’illusione si fondono nei Falsi d’autore, una collezione di praline pensata per sorprendere l’occhio e il palato. Le praline, nei cinque gusti lampone, yuzu, mandorla, arachide, chicco di caffè, dei quali riprendono anche la forma, sono studiate per il pairing con gli specialty coffee, regalando un viaggio sensoriale tra le note fruttate, agrumate e tostate dei 1895 Coffee Designers by Lavazza.

Viennoiserie e biscotti iconici

Alla collezione di pasticceria si affianca una proposta di raffinate viennoiserie, come il Tortino ricotta e amarene, una frolla montata con crema di ricotta e amarene candite, gluten free, e la torta Linzer, di frolla montata alla nocciola con confettura di lamponi e granella di pistacchio, entrambe in versione monoporzione.

Non mancano, infine, richiami iconici come le Tazzine, biscotti che riprendono la forma della tazzina Lavazza, disponibili nei gusti cacao e cioccolato al latte, caffè e cioccolato al caramello, o vaniglia, cioccolato bianco e polvere di caffè.

I caffè specialty al centro dell’esperienza

Al centro dell’intera esperienza resta, naturalmente, la selezione degli specialty coffee 1895 Coffee Designers by Lavazza, dalla Milano Signature Blend, miscela dal profilo dolce e fruttato con note di agrumi e cioccolato, ispirata alla cultura rinascimentale di Piazza San Fedele che ospita lo store, alla Cocoa Reloaded Specialty Blend, che unisce robusta indiana ad arabiche brasiliane e colombiane con aromi di cioccolato, cannella e marmellata d’arancia. Tra le monorigini spiccano la Kafa Forest Cru, proveniente dalla Riserva della Biosfera Unesco Kafa in Etiopia, con note di agrumi, bergamotto, miele e dattero, e la Flor de Oro, dal Cauca colombiano, lavorata con processo anaerobico a shock termico, disponibile in diverse estrazioni filtro, come Chemex, V60 e cold brew. Una menzione particolare merita l’Avanguardia Microlotto, proveniente da una piantagione vincitrice del Cup of Excellence e proposto come vera e propria experience: un espresso abbinato a una pralina dei Falsi d’Autore.

Il Lavazza Flagship Store non si ferma però al caffè e alla pasticceria. L’offerta si estende fino alla sera con una drink list dedicata all’aperitivo, e con una proposta di gastronomia salata curata da Federico Zanasi, chef di Condividere, ristorante stellato Michelin alla Nuvola Lavazza di Torino.

Gruppo Lunelli ha un nuovo direttore generale: è Marco Cavagnera

Gruppo Lunelli Marco_Cavagnera
Il manager, che vanta una solida esperienza internazionale, coordinerà le attività operative, commerciali e progettuali delle realtà del gruppo, con un focus sulla crescita in Italia e all’estero

Prosegue il percorso di managerializzazione del Gruppo Lunelli. Nuovo tassello di questo percorso è la nomina di Marco Cavagnera a direttore generale. Al manager, già in carica, è stato affidato il coordinamento di tutte le attività operative, commerciali e progettuali delle diverse società del Gruppo: Cantine Ferrari, Bisol1542, Surgiva, Segnana, Tenute Lunelli e Tassoni.

Laureato all’Università Bocconi, Cavagnera porta con sé un profilo internazionale costruito prevalentemente nel settore beverage. Il suo percorso professionale ha preso il via in Heineken, dove ha ricoperto ruoli in ambito finance, project management e sviluppo export, contribuendo anche al progetto vino di Partesa. Ha poi maturato esperienza in Artsana, fino ad assumere il ruolo di country manager in Russia. Nel 2015 è entrato in Campari, dove ha guidato le operations per Spagna e Portogallo come general manager e, successivamente, ha ricoperto il ruolo di managing director global travel retail.

Rafforzare la crescita in Italia e sui mercati esteri

Nel nuovo ruolo, Cavagnera lavorerà in stretta sinergia con il management team, riportando direttamente al ceo Matteo Lunelli. L’obiettivo è di rafforzare ulteriormente l’efficienza organizzativa del Gruppo Lunelli, polo dell’eccellenza del bere italiano, e sostenere la crescita sia in Italia sia sulle piazze estere.

«Siamo lieti di accogliere Marco nel nostro Gruppo – ha commentato in una nota stampa commenta, il ceo Matteo Lunelli. Continuiamo a investire su persone di grande talento per rafforzare il team e proseguire nel nostro percorso di sviluppo e di miglioramento continuo. Sono personalmente molto felice di iniziare a lavorare con lui e sono certo che la sua visione e la sua esperienza internazionale contribuiranno a dare un ulteriore slancio al nostro cammino di crescita, soprattutto sui mercati esteri».

L’ingrediente da cui parte tutto

L'editoriale di Bargiornale di maggio 2026 a firma dei vicedirettori Andrea Mongilardi e Stefano Nincevich

Si fa un gran parlare di ospitalità, di centralità del cliente, dell’importanza di offrire un’esperienza. Tutto sacrosanto. A patto di non dimenticare l’ingrediente da cui parte tutto: l’ingrediente, appunto. Scritto così, sembra un errore. O un rebus. E allora andiamo di spiegazione.

Mangiare e bere sono la scusa per cui si va in un locale. D’accordo, i motivi più profondi sono altri: socializzare, rilassarsi, concedersi una pausa. Il tutto, però, fatto davanti a una tazzina, un bicchiere o un piatto. E se è vero che la qualità di un cibo o di una bevanda non è sicuramente il primo motivo di scelta di un locale, è innegabile che quando manca il cliente se ne accorge. E, sempre più spesso, cambia indirizzo. Per più di un motivo: il primo è che è sempre più attento a come spende i propri soldi, visto che con quello che ha riesce a fare meno cose di quelle che poteva permettersi anche solo qualche anno fa (in economia si chiama calo del potere d’acquisto).

Il secondo è che ha affinato il proprio palato, e sa meglio distinguere cosa è buono da cosa lo è meno. Nel bere la tendenza è chiara: si beve meno, ma meglio. Nel mangiareper molti la quantità conta ancora, ma sempre meno se va a discapito della qualità.

Ecco quindi che la qualità di quello che si offre riveste un ruolo fondamentale, anche se defilato, un po’ nascosto: è la (solida) base su cui costruire una proposta che funzioni. Una presenza indispensabile ma discreta, di cui ci si accorge quando manca. Oppure quando è così eccelsa da farsi notare, daprendere il centro della scena.

La scelta degli ingredienti, allora, torna centrale. Di ogni singolo ingrediente, potremmo dire.Perché il gusto dei clienti e la buona gestione degli imprenditori trovano un punto di incontro in preparazioni più semplici, meno elaborate, più genuine. Dove l’eccellenza degli ingredienti fa la differenza, meglio se opportunamente esaltata dalle nuove tecniche di preparazione che la tecnologia ha messo a disposizione di chef, baristi e bartender.

I bravi professionisti lo sanno e non smettono di studiare, sperimentare, innovare (Edo Nono del Rita di Milano, protagonista della copertina dell'ultimo numero di Bargiornale, è tra questi), favoriti dal facile accesso a infinite fonti di ispirazione e dalla sempre più facile reperibilità di nuove materie prime di provenienza esotica o dalla riscoperta di specie autoctone dimenticate. Senza dimenticare l’esplodere della conoscenza della ricchezza e varietà di alcuni ingredienti (ad esempio il tè e il caffè, su cui trovate utili approfondimenti nelle pagine del numero). Per questo la scelta, mai lungimirante, di “risparmiare qualcosina sugli ingredienti, tanto il cliente non se ne accorge” è oggi più miope che mai. Una tentazione da cui tenersi ben lontani. Al contrario, ingolosire con qualche novità è un ottimo modo per tenere viva la curiosità del cliente e, con essa, la vostra abilità e il vostro business. •

Fipe: consumi a quota 100 miliardi ma calano imprese e dipendenti nei pubblici esercizi

Rapporto Fipe 2026: diminuiscono i bar (-2,2%) e il numero dei dipendenti (-39mila), mentre il prezzo medio del caffè è a quota 1,23 euro

Pochi segnali di ripresa, molti dati negativi e un contesto internazionale preoccupante. Il clima alla presentazione del Rapporto Ristorazione 2026 di Fipe-Confcommercio non è dei migliori, sebbene il dato di partenza sia positivo: i consumi nel comparto ristorazione raggiungono quota 100 miliardi e il valore aggiunto cresce di uno 0,5%, attestandosi sui 59,3 miliardi di euro. «Il Rapporto Ristorazione 2026 - commenta Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe-Confcommercio - ci restituisce l'immagine di un settore che resiste al rallentamento dell’economia, registrando una crescita del valore aggiunto e dei consumi, a conferma di quanto la ristorazione sia un pilastro irrinunciabile della vita quotidiana degli italiani».

Calano imprese e dipendenti

Tuttavia, pesa il calo del numero delle imprese (-1% sui pubblici esercizi, che si attestano a quota 324.436, ma se guardiamo solo il dato bar siamo a -2,2%) e ancor più del numero dei dipendenti: -10,3%, con una diminuzione in termini occupazionali di 114.338 per l'intero comparto. Un segno negativo accompagnato da una contrazione dell'11,2% anche del numero di imprese con dipendenti. L’incontro tra domanda e offerta di lavoro permane una criticità del settore, con un’impresa su due che dichiara di incontrare difficoltà nel reperimento del personale. Sebbene la ristorazione continui a essere un bacino occupazionale importante per i giovani (il 61,6% dei lavoratori è under 40), l'unica fascia occupazionale che resiste al calo generale è quella degli over 60, evidenziando come nei pubblici esercizi la permanenza attiva al lavoro si stia progressivamente allungando, anche per effetto della crisi demografica.

Caffè a 1,23 euro

Sul versante dei prezzi, sui listini della ristorazione continua a pesare l'inflazione, con un +3,2% complessivo sul 2024 e un +3,7% nei bar. Lo scontrino medio si attesta a 10,70 euro, mentre nei bar crescono soprattutto i prodotti di gelateria e pasticceria (+4,2%) e caffetteria (+3,9), con il prezzo medio della tazzina di caffè raggiunge quota 1,23 e la colazione che è offerta in media a 2,90. E se nel rapporto le interviste agli operatori registrano un sentiment positivo per l'anno che verrà, i rischi di un nuovo shock energetico innescato dal conflitto in Medio Oriente portano a trattenere l'entusiasmo.
A testimonianza della cautela generalizzata, rallenta la propensione agli investimenti nel settore, concentrate nel 58% dei casi sul rinnovamento del locale, confermando la crescente importanza dell'esperienza e dell'ambiente nel trainare i consumi. Guardando ai clienti, sono soprattutto i turisti stranieri e gli over 55 a tenere alti gli scontrini, con una preferenza generalizzata per il pranzo, che nel ranking dei momenti di consumo è l'unico a registrare una lieve crescita nel 2025 (+0,4%). Qualche segnale di miglioramento per la fascia del dopocena, soprattutto grazie all'apporto della Gen Z.

Focus 2026: l'identikit dell'imprenditore 

Il focus del Rapporto 2026 è dedicato agli imprenditori e ai loro percorsi biografici, fortemente influenzate da due parole d'ordine: passione e famiglia. Il 41% infatti si dichiara "imprenditore per passione", il 34% "per tradizione familiare". Andando ai numeri sul campo, il 37,3% guida un'impresa di famiglia e circa il 70% degli imprenditori è coadiuvato quotidianamente da familiari nella gestione dell’attività, aspetto di grande valore identitario perché favorisce la trasmissione di valori, saperi, competenze. E se per il 76,2% l’attività è un pezzo della propria storia personale, un ulteriore 65% sente la responsabilità del ruolo sociale che svolge a beneficio del territorio. Infine, il 54,3% degli imprenditori non riesce ad immaginarsi con un lavoro diverso.

Gli imprenditori si mostrano anche del tutto consapevoli dell’elevato impegno che richiede la guida di un  pubblico esercizio: 8 titolari su 10 lavorano oltre 40 ore settimanali, 1 su 2 supera le 60 ore. Ecco allora le cautele verso l’idea che i figli seguano le orme di famiglia: tra gli imprenditori i cui figli lavorano, il 48,6% ha figli occupati in azienda, eppure il 45,4% preferirebbe che sviluppassero un percorso professionale diverso.

Sync by Aperol e il nuovo sound dell’aperitivo a Milano

SYNC by Aperol
Credit foto: Imad Skhairi
In Galleria Vittorio Emanuele II, Campari Group e Avolta hanno dato vita a un listening bar dove musica ad alta fedeltà, cocktail a base Aperol e piatti d'autore da condividere si costruiscono come un unico racconto

Musica, mixology e food: sono i tre ingredienti della formula di Sync by Aperol, il listening bar & bistro firmato dal marchio di Gruppo Campari in collaborazione con Avolta (Gruppo Autogrill). Aperto nel cuore di Milano, al quarto piano della Galleria Vittorio Emanuele II, il format del nuovo locale è quello del listening bar, ma declinato in chiave italiana e conviviale, che è il marchio di fabbrica di Aperol: la musica come linguaggio condiviso, l'aperitivo come rituale, la cucina come parte dello stesso racconto.

Al Sync i tre ingredienti sono strettamente amalgamati, dando vita a un concept pensato per "stare in frequenza", dove l'esperienza acustica, la proposta di cocktail e quella food sono parte di un racconto coerente, invece di costituire tre offerte parallele.

«Collaborare con un partner iconico come Campari Group ha permesso di creare un luogo dove la qualità del prodotto incontra un’emozione acustica profonda – ha commentato Luca D’Alba, general manager Italy F&B di Avolta -. Grazie a una tecnologia audio e a una programmazione musicale d'eccellenza, Sync by Aperol è una destinazione pensata per chi cerca un’esperienza autentica, in perfetta sincronia con l’anima cosmopolita della città».

La musica al centro

Non concepito come sottofondo, ma come elemento che entra nella costruzione dell’esperienza, il palinsesto musicale alterna aperitivi con selector, listening session e momenti di approfondimento, i Sync-posium, dove protagonisti della scena musicale e culturale contemporanea prendono il controllo della console, condividendo i brani che hanno segnato il percorso personale e artistico.

A questi si aggiungono le tasting experience, che mettono in relazione diretta un brano, un cocktail e un piatto, ed eventi stagionali e collaborazioni artistiche che arricchiscono ulteriormente la proposta. Una programmazione pensata per evolvere nel tempo e costruire attorno allo spazio una comunità, con l’intento di catturare anche un pubblico appassionato di musica e non solo del bere bene.

Il racconto drink

E a proposito di bere bene, l’Aperol è il grande protagonista del racconto drink, con una proposta non focalizzata solo sullo Spritz, del quale la carta propone una selezione di diverse versioni a base Campari, Cynar, Sarti Rosa e Mondoro.

La drink list si amplia infatti con proposte pensate per gusti ed esigenze diverse, affidate a bartender emergenti, che reinterpretano Aperol in miscelazione in modo contemporaneo, creativo, ma leggibile. Come Sync Your Drink, dove Aperol si unisce a un mix di agrumi e sciroppo d'agave, ma con il tocco finale scelto dall'ospite tra tre opzioni: piccante con Ancho Reyes, floreale con Mondoro Aperitivo o amaro con Campari. Un cocktail che diventa in qualche misura interattivo, in linea con lo spirito partecipato del locale.

Completano l’offerta una selezione di Gin&Tonic e di grandi classici, a partire dai capisaldi dell’aperitivo italiano, come Americano, Negroni, Negroni Sbagliato, per proseguire con il Whiskey Sour e l’Espolòn Paloma.

La proposta food

Altrettanto centrale nell’esperienza Sync è la proposta food, sviluppata attorno al concetto di “choose, mix and share”, con piatti contemporanei pensati per essere combinati e condivisi. A firmare le ricette signature sono Alessandro Negrini e Fabio Pisani, duo alla guida del ristorante milanese Il Luogo di Aimo e Nadia, due stelle Michelin, insieme a Simone Salvini, chef di riferimento della cucina vegetale italiana. In menu proposte immediate, ma curate, giocate su equilibri e contrasti di gusto, come il Soffice di Mare, una fetta di panbrioche con alici, stracciatella e salsa verde, o il Mare e Terra, una crema di ceci con gamberi scottati e guanciale croccante. Sul fronte vegetale troviamo invece piatti come Pakora Beats, un fritto misto in tempura di ceci con maionese speziata, mele e lamponi, e il Green Velvet, crema di cocco e spinaci con cubo di riso e insalata di germogli.

Spazio anche a proposte più informali, come la pizza al padellino in quattro versioni, dalla classica bufala, pomodoro e basilico alla più ricercata tartare di gambero rosso e caprino, e a piatti che guardano alla tradizione milanese, con occhio contemporaneo, come il risotto con cialda al Parmigiano Dop e aceto balsamico, o la costoletta di vitello panata nel panko e servita con salsa tartara.

«Sync by Aperol è un esempio di come, grazie alla sinergia con un partner strategico come Avolta, sia possibile costruire progetti innovativi e di valore – ha dichiarato Gabriele Ornaghi, managing director Campari Group –. Il nostro gruppo è da sempre attento alle nuove tendenze, che anticipa e trasforma in opportunità concrete sia per i consumatori sia per i propri brand. La musica, linguaggio universale in grado di parlare a tutti proprio come Aperol, è stata una declinazione naturale per creare un concept autentico e pienamente in linea con l’anima del marchio. Siamo certi che il progetto diventerà presto un punto di riferimento in città, all’insegna della qualità, della cultura e della voglia di stare insieme».

Martini Icons: Agostino Perrone fotografa il suo archivio umano

Goodfellas (Alessandro Palazzi, Salvatore Calabrese, Peter Dorelli e Giuliano Morandin) by Agostino Perrone
La mostra di fotografia di Agostino Perrone è a Milano, a Casa Sofia dal 14 aprile al 19 aprile, con la partnership di Belvedere Vodka

Abbiamo incontrato Ago qualche giorno prima del vernissage, con l’evento milanese ancora in fase di riscaldamento e le immagini già lì, pronte, ma non ancora svelate al pubblico. Nell’intervista Agostino Perrone parla del Martini come si parla di una lingua che non hai mai studiato ma che sai usare. «È un codice», dice. E non è una definizione da intervista. È una cosa che gli appartiene.
“Martini Icons”, la mostra che apre il 14 aprile a Casa Sofia a Milano e termina il 19, parte da questa idea. Belvedere Vodka è parte integrante del progetto, un partner che ha creduto e investito nella visione artistica di Perrone, contribuendo a costruire un dialogo reale tra fotografia, mixology e cultura contemporanea.

Qui il centro è lo sguardo. E lo sguardo è quello di uno che, prima ancora di fotografare, ha imparato a osservare. Perché la fotografia, nel suo caso, non è mai stata una parentesi. È una linea continua. La prima volta che abbiamo “scoperto” Ago fotografo è stata a Como, al Fresco Cocktail Shop, quando Simone Maci - il primo e originale padrone di casa - ci fa vedere delle immagini e dice: «sono di Ago». E lì capisci che qualcosa c’è. Non è un hobby. È un’altra lingua. E infatti, scavando un po’, viene fuori che parte da lontano. Da bambino. Dalle macchine fotografiche regalate, da quei modelli rettangolari che si caricavano da sotto con la rotellina, dal gesto stesso di portarle all’occhio. Dai viaggi con la famiglia. Dalla fascinazione pura. Poi l’adolescenza. La prima reflex. La voglia di controllo. La macchina sempre dietro, più per paesaggi e dettagli che per persone. Per staccare, per immaginare, per “far succedere qualcosa”. E soprattutto due figure chiave. Un professore di computistica, Bordonaro, con cui andava a scattare anche fuori scuola. Letteralmente fuori scuola. «A volte bigiavamo insieme per andare sul lago a fare foto e parlare della vita», racconta. E poi il professor Antonio Zabatta, cultore del Tai Chi, che gli regala il primo libro di fotografia e gli lascia una frase che resta: non guardare il dito, guarda la luna. Tradotto: non distrarti, non copiare, segui la tua visione. Sono dettagli, ma non lo sono. Perché spiegano molto. A diciotto anni Perrone voleva fare il fotografo. Le ispirazioni venivano da National Geographic, Airone, il mondo da raccontare. Poi succede una cosa semplice: decide di essere indipendente. Inizia a lavorare al Caffè Broletto, a Como. E lì cambia tutto. Perché il bar gli apre un altro universo. Le persone, prima di tutto. I racconti dei viaggi, i clienti che parlano di Giappone, Cuba, India. L’interazione, che non è mai lineare come pensi. La materia: distillati, storie, provenienze. I cocktail, ancora in una fase quasi pionieristica - lime che arrivano una volta al mese, Mojito che la hierba buena manco si sapeva cosa fosse -. E lì succede quello che succede spesso: la passione si sposta, ma non scompare. Si mette in parallelo. Quando arriva a Londra nel 2003, la fotografia passa in secondo piano. Troppo da gestire. Troppi focus, troppo lavoro. Poi, intorno al 2005, con il digitale, qualcosa si riaccende. Scattare diventa più immediato, più accessibile. E la passione torna forte. Ma con una differenza: non diventa lavoro. «Non voglio che la passione si trasformi in lavoro», dice. E infatti rifiuta anche oggi di fare fotografia commerciale in senso stretto. Niente set, niente luci costruite. Se succede, succede. Se no, no. È una posizione chiara. E si vede nelle immagini. La sua fotografia è spontanea, candida, poco costruita. Poca post-produzione. Molto istinto. Ma con una struttura sotto. Esattamente come un drink. E qui si chiude il cerchio. Perché quando gli fai notare che i suoi Martini sembrano già fotografati – che il suo celebre servizio al carrello è quasi un set - lui annuisce. «Pensare come l’ospite. Cosa vede?». È la stessa logica della fotografia: intuizione e struttura insieme. Devi catturare il momento, ma devi anche costruire le condizioni perché quel momento funzioni. Dentro “Martini Icons” questa cosa è evidente. Le immagini non spiegano il Martini. Raccontano quello che succede intorno. “Goodfellas” è il punto di partenza. Alessandro Palazzi, Salvatore Calabrese, Peter Dorelli e Giuliano Morandin: quattro nomi che fanno sistema e mitologia allo stesso tempo. Perrone li chiama mentori. L’idea nasce quasi per necessità morale: «Non posso chiamarne uno senza chiamare gli altri». Si parte dal Dukes, si finisce al Connaught. Per fairness. Per rispetto. Dieci del mattino. «Facciamo un Martini finto». E Peter: «ma che Martini finto?». Risate. Conversazioni. Nessuna costruzione. Perrone scatta mentre succede. E quello che viene fuori è una fotografia che sembra anni Cinquanta, Rat Pack, ma senza nostalgia. Solo verità. E con una scelta forte: lui resta fuori dallo scatto. Nonostante esistano immagini con tutti e cinque (Bargiornale ne fece una copertina pochi anni fa). «Non mi sento all’altezza». E lì c’è tutto. Poi ci sono le immagini fuori contesto. Sydney, World Class 2022. Al tavolo: Agostino Perrone, Eric Lorincz, Benjamin (ex Artesian) e Sandra. Wine bar qualsiasi. Entra una ragazza. Vestito di seta, presenza cinematografica, in un contesto dove l’abito più elegante è una t-shirt sdrucita. Cammina verso il banco, si appoggia, e poi: «Can I have two shots, please?». È lì che nasce la foto. Perché quello che vedi e quello che senti non coincidono più. Gli altri ridono. La bartender sorride. Qualcuno si innamora. E Perrone scatta. “One shot, please”. «Se non avessimo ascoltato quella frase, sarebbe stato tutto perfetto». E invece no. Ed è meglio così. A Melbourne, invece, la fotografia arriva per ostinazione. Siamo nel bellissimo Society. Una scala che chiama. Perrone la guarda tutta la sera. Non scatta. Poi, all’ultimo, chiama l’amica Jordan. «Ho bisogno di te». Martini in mano, gesto naturale. Un minuto. Foto fatta. «Pensare la foto è stato più lungo che farla». Poi c’è lo scatto con Giorgio Bargiani. Pisano, cresciuto tra l’osteria di famiglia e le grandi scuole dell’hotellerie, arriva al Connaught nel 2014 e diventa in pochi anni head mixologist sotto la guida di Perrone. Bargiani è uno che ha presenza, voce, capacità narrativa. Nella foto che lo ritrae sembra quello che è: uno che sta bene sul palco quanto dietro al banco. «Lui sarebbe stato un comedian», dice Perrone. E si vede. È una scena alla Fellini quella che lo ritrae sotto un ombrellone nell’arte di intrattenere il pubblico a parole e a gesti. Come sempre “very Italian”, molto spontaneo. E poi arriviamo alle immagini più tecniche. “Silky Pour”. Il Martini che diventa materia. Un flusso, un nastro, quasi un laser. Freddo, setoso. Un’ora e mezza per trovare il punto giusto. Con l’aiuto - raro - di un altro fotografo che lo ha aiutato per le luci e altre parti squisitamente tecniche. Qui entra Belvedere 10 in modo coerente con il progetto, non come inserimento ma come parte del linguaggio visivo costruito insieme: una presenza che dialoga con l’estetica di Perrone e con l’idea stessa di Martini come icona contemporanea. C’è il cabinet, con la bottiglia intera. C’è il self-portrait, dove resta solo il tappo della luxury vodka. Due scatti. Una sfida. «Non mi piace vedermi». Ma funziona. E in mezzo a tutto questo, il discorso si allarga. Si parla di scrittura. Di libri vissuti. Di Philip Roth e di Pastorale Americana. Ma anche di musica, palco e arte varia. Non è la sua storia, ma convergiamo su un punto. L’energia migliore arriva spesso da fuori contesto. Da quello che non è il tuo mestiere. Perrone non lo teorizza. Lo fa. Viaggia, osserva, assorbe. E poi restituisce. Alla fine, “Martini Icons” è questo. Un archivio di istanti. Alcuni nitidi, altri sfocati. Alcuni veri, altri quasi inventati. Ma tutti credibili. Come un Martini fatto bene. E adesso: two shots, please.

Four Seasons Firenze: la nuova drink list è un viaggio dal bar alla cucina

Si chiama Tasting Globe la nuova drink list dell'Atrium Bar, il cocktail bar del Four Seasons di Firenze, celebra la sinergia fra bartender e chef

Un mappamondo al centro fra lo chef e il bartender. Non è solo una foto che celebra una ben riuscita collaborazione fra bar e cucina, ma è l'ispirazione che sta dietro alla nuova cocktail list dell’Atrium Bar del Four Seasons Hotel Firenze, intitolata The Tasting Globe. Un globo di sapori in una nuova drink list ispirata ai piatti, alle tradizioni e agli incontri culinari che hanno segnato la vita dell’executive chef Paolo Lavezzini, dai profumi dell’infanzia, alle tappe professionali in giro per il mondo. «Volevamo creare una cocktail list che mettesse in dialogo cucina e mixology in modo significativo - racconta Edoardo Sandri, assistant bar manager di Four Season Firenze e mente creativa del progetto -. Ogni drink nasce da un piatto che ha contribuito a formare il palato dello chef Paolo nel corso degli anni. Non è un’interpretazione letterale, ma una traduzione della sua identità in un cocktail contemporaneo».

Il risultato è, visivamente, un globo interattivo, dove ciascuno dei cinque paesi coinvolti in questo viaggio culinario è collegato a un cassetto segreto che rivela gli ingredienti del drink. Contrasti, aromi e texture che iniziano dai ricordi di casa, con Anolini in Brodo, un "gastrococktail" che cattura la profondità avvolgente dei sapori più iconici dell’Emilia-Romagna. Segue Spaghetti Fritti, ispirato al duo più amato della cucina italiana, pasta e pomodoro, per un’interpretazione croccante e brillante che unisce un gusto immediatamente riconoscibile a un tocco giocoso. Dalla Francia arriva invece l'iconica Crêpe Suzette con le sue note agrumate e caramellate, dando vita a un cocktail raffinato e dalla calda delicatezza. Huître Bretonne, invece, richiama la purezza delle coste bretoni, con toni salini e una fine mineralità che riflettono il carattere marittimo della regione. Arriviamo quindi agli Stati Uniti, dove i sapori diventano più decisi. Buffalo Wings esprime la vivacità del classico americano, bilanciando spezie, acidità e dolcezza con grande equilibrio. Al contrario, Bagel & Lox cattura lo spirito di una mattina newyorkese con note affumicate, cremose e leggermente acidule. Ancora una tappa in Asia, in cui incontriamo la freschezza dello yuzu nel drink Yuja, ispirato al punch coreano tradizionale. In Strawberry Timur Sorbet incontriamo invece la dolcezza della fragola matura in contrasto con il carattere agrumato e pepato della bacca di Timur. Infine un salto in Brasile, con un dolce Brigadeiro reinterpretato in un cocktail vellutato e indulgente. Moqueca, invece, racchiude l’anima della cucina costiera del Paese, tra leggere note affumicate, cremosità tropicale e una vivace acidità che richiama le cucine sul mare illuminate dal sole.

illycaffè chiude il 2025 con ricavi record a 700 milioni di euro

illycaffè
Quarto anno consecutivo di forte crescita per la torrefazione triestina, con vendite in aumento in tutti i principali mercati, Italia e Usa in testa, nonostante il forte rincaro del caffè verde

Nonostante un contesto generale particolarmente sfidante, il 2025 è stato un altro anno, il quarto consecutivo, di forte crescita per illycaffè. A raccontarlo il bilancio dell’esercizio, chiuso con ricavi pari a 700 milioni di euro, numero mai raggiunto prima e in aumento del 12% a tassi di cambio costanti rispetto al 2024 (+11% a tassi di cambio correnti). Il margine operativo lordo si è attestato a 90 milioni, mentre l’utile netto è stato pari a 20 milioni di euro.

Numeri che brillano ancora di più, se si considera che sono stati ottenuti in un contesto commerciale non facile, nel quale la torrefazione triestina ha dovuto fare i conti con un forte incremento del costo della materia prima. Nel 2025 il prezzo del caffè si è attestato in media a 368 centesimi per libbra: cifra pari al triplo della media storica dal 1972 e in aumento di oltre il 50% rispetto all’anno precedente. Una dinamica inflattiva che il gruppo ha parzialmente assorbito grazie a un’efficace strategia di pricing e ad azioni mirate di efficientamento dei costi.

Crescita a doppia cifra nei principali mercati

Ancora più positivo è che la crescita organica conseguita è stata sostenuta da un incremento dei volumi in tutti i principali mercati dove illycaffè opera, a partire dai due Paesi strategici: l’Italia e gli Stati Uniti. Per quanto riguarda il Belpaese, il gruppo ha consolidato la sua posizione di primo piano nel segmento premium, con ricavi cresciuti del 14% sul 2024. Ottimo anche l’andamento sul mercato Usa, prioritario nei piani a medio termine del gruppo, dove l’incremento è stato del 20%. A doppia cifra, +23%, la crescita dei ricavi anche nelle altre piazze europee.

Ma il 2025 è stato un anno nel quale il gruppo ha anche realizzato due operazioni strategiche per il suo percorso di sviluppo. A luglio è stato acquisito il 100% del capitale del distributore svizzero, una mossa che permetterà di rafforzare il presidio diretto nei mercati chiave europei. In autunno è stato invece rilevato l’80% di Capitani, specializzata nella progettazione e produzione di macchine da caffè per i sistemi porzionati. L’operazione permetterà a illycaffè di massimizzare la qualità in tazza dell’espresso italiano, affiancando al blend illy sistemi di preparazione proprietari e garantendo una customer experience sempre più integrata (leggi illy acquisisce Capitani ed entra nel mercato delle macchine da caffè).

Nuovi investimenti per la crescita

«Il 2025 è stato il quarto anno consecutivo di forte crescita organica per l’azienda, nonostante un contesto esterno particolarmente sfidante e il forte aumento dei prezzi della materia prima – ha sottolineato in una nota Cristina Scocchia, amministratrice delegata di illycaffè -. Abbiamo accelerato nei mercati chiave, rafforzando al contempo la nostra presenza lungo l’intera catena del valore: a monte, attraverso l’integrazione del produttore di macchine per il caffè Capitani, e, a valle, grazie all’acquisizione del distributore svizzero. Nel 2025 sono altresì proseguiti gli investimenti nel polo produttivo di Trieste».

Una traiettoria che illycaffè intende mantenere anche nell’anno in corso, nonostante le incognite dello scenario globale. «Anche se il 2026 si prospetta un anno ancora complesso, segnato dall’intensificarsi delle tensioni geopolitiche, continueremo a focalizzarci sulle nostre strategie, sostenendo la crescita organica attraverso l’espansione internazionale e importanti investimenti in marketing e innovazione sostenibile», ha proseguito la ceo.

Lady Drink compie 30 anni, ma non li dimostra

Regina Schrenker, Madrina Lady Drink 2026 con il patron Danilo Bellucci
Valentina Sala, Chiara Perini, Tiziana Sata e Alessia Mittone sono le nuove Lady Drink 2026, evento creato dal patron Danilo Bellucci nel 1996. L'edizione del Trentennale è stata organizzata presso il prestigioso Excelsior Palace Hotel *****L Portofino Coast di Rapallo/Genova.

Sei nata 30 anni fa, ma eri già grande
Sei nata 30 anni fa, ma eri già circondata da Amiche e Amici
Sei nata 30 anni fa, ma io ero già lì, felice di averti visto nascere
e poi visto crescere in tutti questi anni
insieme con tante barmaid e barlady
come Annalia, Ilaria, Marina, Vanessa, Daniela...
Mancava solo un riconoscimento ufficiale
per provare tanta gioia per i premi conquistati in Tuo nome.

Lanciata nel 1996 in concomitanza con il salone Eurochocolate di Perugia, la prima edizione di Lady Drink ha subito avuto un grande successo di adesioni e partecipazione di barmaid e barlady, oltre ad aver acceso un riflettore sul ruolo delle donne protagoniste dietro il banco bar.
Merito di un grande promoter come l'infaticabile e poliedrico Danilo Bellucci che ha saputo vedere lontano fin dall'ora coinvolgendo le migliori aziende del settore beverage e incuriosendo la stampa d'informazione, anche fuori settore.

Un'iniziativa che ha contribuito a finire di abbattere l'incomprensibile muro di diffidenza che circondava da sempre l'opera e la preparazione delle donne dietro al banco bar. Non a caso solo nel 1974 è stato consentito a barmaid e barlady l'ingresso nel mondo Aibes (Associazione italiana barmen e sostenitori).
Un riconoscimento già tributato all'inizio del secolo scorso nel mondo anglosassone a una pioniera del settore come Ada Coleman (1903-1926) che al banco dell'American Bar dell'Hotel Savoy di Londra miscelava con successo cocktail come il suo Hanky Panky a base di London Dry Gin, Vermouth Rosso e Fernet Branca, entrato molti anni dopo nel 2020 nel Ricettario IBA (International Bartender Association).

Ada Coleman
La pioniera della miscelazione femminile Ada Coleman, American Bar Savoy Hotel. Londra 1903-1926)

Durante l'edizione del tretennale, Danilo Bellucci ha ricevuto da Caffo Group 1915 un quadro celebrativo realizzato da Lady Art Nicole (Cavazzuti). L'opera è la prima del ciclo Caffo Pop Tales dedicato ai protagonisti del settore e fa parte delle iniziative che l'azienda di Limbadi (Vibo Valentia) dedicherà l'anno prossimo ai 270 Anni di Cinzano, marchio recentemente acquisito dall'ad Sebastiano Nuccio Caffo.

Insieme con il presentatore GianMaria Ciardulli, il patron Danilo Bellucci riceve il quadro celebrativo firmato Lady Art Nicole da Fabrizio Tacchi di Caffo Group 1915 e l'autrice Nicole Cavazzuti

Per l'edizione del Trentennale, Danilo Bellucci ha scelto come Madrina dell'evento Regina Schrenker, che da top model di grande fascino è diventata una famosa fashion designer, ambascitarice internazionale del gusto italiano nel campo della moda, teatro e arte. Nell'occasione Regina Schrenker ha ricevuto da Danilo Bellucci il riconoscimento Scarpetta Rossa dedicato alle Donne che si sono particolarmente distinte nel proprio settore.

Il patron Danilo Bellucci consegna la Scarpetta Rossa a Regina Schrenker, Madrina Lady Drink 2026

A dare il via ai lavori del concorso il 30 marzo scorso è stata chiamata la barlady valdostana Annalia Fontanini, prima ad essere eletta Lady Drink 1996.

Annalia Fontanini. Lady Drink 1996

Come prestigioso palcoscenico è stato scelto quello di Excelsior Palace Hotel *****L Portofino Coast di Rapallo (Genova) già in passato (2016) teatro dell'evento per interessamento dell'ad e managing director Aldo Werdin.

Oltre alle classiche categorie Pre Dinner, After Dinner e Long Drink. l'evento ha visto il debutto della Zero Alcol by Tassoni, un categoria che sta incontrando un crescente interesse del mercato.
A supportare l'iniziativa hanno contribuito una cinquantina di aziende/partner che hanno sponsorizzato le 44 concorrenti in gara, presentate dal vulcanico top bartender e barmanager GianMaria Ciardulli e dalle sempre precisa Cristina Poi del nertwork Planet One.
Creatività, fantasia, tecnica, stile e capacità di comunicazione sono stati i tratti distintivi delle concorrenti che si sono affrontate con grande impegno e insieme curiosità verso le altre ricette.

Coordinato dal veterano e "gustosofo" Michele Di Carlo, a far funzionare l'evento ha provveduto un affiatato team di professionisti, a cominciare dalla balady e art director Michela Bunino, formato da una decina di collaboratori come i bartender Gianluca e Martina Brizzolesi, Anna Di Sandro, Francesco Conte, Gionata Repetti e Tiziano Zanobini.

L'entusiasta art director Michela Bunino tra i presentatori Cristina Poi e GianMaria Ciardulli

A far parte delle giurie sorteggiate, che si sono via via avvicendate durante il concorso, sono stati una ventina di giornalisti e una decina di presidenti di associazioni professionali di settore ospitalità come Angelo Donnaloia (Aibes), Bernardo Ferro (Abi), Valerio Beltrame (Solidus), Paolo Bianchi (Fib), Roberrto Gallo (Fisar).

Le finaliste sul podio

Categoria Long Drink
Davanti alle proposte di Marcella Mangiameli "May" (freelance di eventi e fiere, Palermo) e di Giulia Moretti (Excelsio Palace Hotel Portofino Coast, Rapallo) ha prevalso la ricetta

Baciami Ancora
di Valentina Sala, Bar D'Angelo, San Giovanni Teatrino/Chieti

Ingredienti
30 ml The Barmaster Gin Bonaventura Maschio
25 ml Rosolio alle Rode Bottega
25 ml Amaretto Casoni
20 ml succo di mezzo lime
7 gocce Naty's Wonder Foam
pizzico di polvere di ibisco
80 ml Tonica SuperFine Tassoni
Preparazione
Ingredienti nello shaker (meno la tonica), versare in tumbler alto e aggiungere la tonica. Guarnire con fiori eduli e lamelle di mandorle.

Categoria After Dinner
Davanti alle proposte di Tatiana Curic (Salnon Guru Cocktail & Tapas Experience, Milano) e di Dalia Bernucci (Brillo Lounge & Spirits, Riccione) ha prevalso la ricetta

Anima d'Ambra
di Chiara Perini, Il Ventinove Wine & Cocktail Bar, Padova

Ingredienti
30 ml Hoxton Dry Gin by Cuzziol
20 ml Maffio Moroso Vermouth Rosso by Cuzziol
15 ml Hoxton London Spritz Amaro by Cuzziol
45 ml Cedrata Tassoni
2 gocce Angostura Aromatic Bitters
Preparazione
Mixing glass, versare inj tumbler basso, aggiungere Cedrata Tassoni. Guarnire con scorza di pompelmo e fiori edibili.

Categoria Pre Dinner
Davanti alle proposte di Valeria Ramos (Faloria Mountain Spa Resort, Cortina d'Ampezzo/Belluno) e di Simona Trivellini (Tastè Caffetteria Cocktail Bar, Biella) ha prevalso la ricetta

Ruby Drup
di Tiziana Sata, T@G Cocktail Bar, Marsala/Trapani

Ingredienti
30 ml Drup Anima di Olive Lemon
40 ml Campari
1 barspoon di composta di pompelmo rosa home made
top seltz aromatizzato ai frutti rossi home made
Preparazione
Ingredienti nello shaker, double strain, versare in tumbler basso. Guarnire con twist di scorza di poompelmo rosa e ribes rossi, polvere di fiori edibili sul lato del tumbler.

Categoria Zero Alcol by Tassoni
Davanti alle proposte di Marina Milan (La Bottega di Leo, Pinerolo/Torino), di Valentina Bianco (Skyway Monte Bianco Mountain Bar, Courmayeur/Aosta) e di Ludovica Lano (Sport Caffè, Aosta) ha prevalso la ricetta

Taxi Driver
di Alessia Mittone, Flora 1925 Cocktails, Wines & Food, Torino

Ingredienti
60 ml Botanico Superfine Gin Zero Tassoni
20 ml Sober Bitter 0.0% by Spirits & Colori
40 ml fast cordiale home made all'arancia, finoicchietto selvatico, cardamomo verde.
Preparazione
Stir & strain, versare in coppetta, senza guarnizione.

Alla premiazione è seguito il Gala Dinner preceduto da Aperitivo Cinzano offerto da Caffo Group 1915, accompagnato da assaggi di tartine a base di caviale Cru Caviar.

Il mattino seguente, sulla via del ritorno a casa, non poteva mancare una sosta per gustare una calda Focaccia di Recco presso uno dei dieci Panifici Tossini della cittadina ligure.

Principali Aziende Sponsor/Partner e i loro prodotti

Acetaia Malpighi
Acqua Plose/Alpex
Amaro Liborio
Amaro Niente by Bruno Vanzan
Bonaventura Maschio/Amaro Pratum Bio
Bordiga/Verrmut di Torino
Bottega distillati
Bugatti attrezzature professioinali
Caffo Group 1915/Vecchio Amaro del Capo e Cinzano
Campari/Aperol
Casoni/Amaro del Ciclista
Cedral Tassoni
Coca-Cola/tonica Kinley
Cru Caviar
Cuzziol spirits
Dammann Frères
Drup /Anima di Olive
Flamigni 1930 pasticceria
F.lli Branca
Forst/Ter Lignum Whisky
Gamondi-Toso/Aperitivo Pink Citrus
La Faretra Vini e Olio
La Molina Cioccolato
Montosco/Sale Maldon
Moutai The Spirits of China
Onesti Group/Alpestre
Overline Menù
Pasabache bicchieri
Portofino Dry Gin
Red Bull/Organics
Rossi d'Asiago/Kranebet Botanic Gin
Spirits & Colori
Terra Nera/Olea
Trabo/Isi attrezzature professionali
Varnelli/Caffè Moka.

 

Bisol1542 lancia la collezione le Cuvée Eroiche per il servizio al calice

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È dedicata esclusivamente al fuori casa, in particolare, all’occasione di consumo al calice, la nuova collezione le Cuvée Eroiche di Bisol1542, storica firma del Prosecco Superiore. Collezione composta da Bisol Brut ed Extra Dry, due proposte dal carattere diretto e intenso che nascono da un'interpretazione orizzontale di diverse annate e delle molteplici espressioni dei terreni dell'intera area della Docg, ovvero le eroiche colline, Patrimonio Unesco, del territorio di Valdobbiadene.

Entrambe realizzate con l’85% di uve glera e il 15% di uve pinot e chardonnay, si caratterizzano per l’utilizzo, in fase di assemblaggio, prima della seconda fermentazione, di una parte di mosto. Una scelta tecnica che valorizza la freschezza e la fragranza dei nuovi Prosecco Superiore, esaltandone la parte aromatica e donando loro un profilo intenso e accattivante che li rende ideali, appunto, per il servizio al calice.

Un'esplosione di aromaticità

In particolare, Bisol Brut (alc. 11,5% in vol), dal colore giallo tenue, luminoso e cristallino, interpreta lo stile contemporaneo del Prosecco Superiore. Presenta al naso richiami floreali e sfumature di pera e mela croccante, dai quali emergono leggere note agrumate e cenni balsamici che richiamano salvia e cedro, su un fondo delicatamente minerale. Deciso e slanciato al palato, è sostenuto da una marcata sapidità e regala un sorso elegante e tagliente, con una progressione che si allunga su un finale asciutto e persistente, che stimola la bevuta.

L'Extra Dry (alc. 11,5% in vol) propone invece un’interpretazione vivace dello stile più tradizionale del Prosecco Superiore. Il bouquet aromatico è ampio e avvolgente, con prevalenza di frutta a polpa bianca con leggere note di albicocca che si integrano a richiami di scorza di mandarino. In bocca è setoso e avvolgente, con un equilibrio tra componente zuccherina e freschezza per chiudere con un finale piacevole e fruttato.

Il carattere delle due referenze si rispecchia nelle etichette, realizzate con la tecnica dell'acquerello, tra i tratti visivi distintivi di Bisol1542, da mimicocodesign, duo di artisti-designer che collabora da anni con la cantina. L’illustrazione del Bisol Brut porta sulle colline eroiche di Valdobbiadene, evocando la verticalità del territorio, mentre quella dell'Extra Dry si apre su un universo floreale che richiama l'esuberanza aromatica della referenza.

Il percorso di crescita del marchio

Piacevolezza e facilità di beva sono le parole chiave attorno alle quali ruota la nuova collezione, pensata per rispondere all'evoluzione dei consumi nel fuori casa. Il suo arrivo si inserisce nel percorso di crescita avviato nel 2014, con l'ingresso di Bisol1542 nel Gruppo Lunelli, che ha dato impulso a investimenti mirati sia in vigna sia in cantina: dalla raccolta in bins, che preserva l'integrità delle uve, all'adozione della pressa Coquard, scelta pionieristica a Valdobbiadene, per un'estrazione del mosto di altissima precisione. Un percorso che ha portato anche all'ottenimento della certificazione di sostenibilità Equalitas.

Le due nuove referenze ampliano la proposta del marchio per il mondo dei locali, che comprende già i sei Cru Millesimati, Cartizze, Rive di Campea, Relio Rive di Guia, Crede, Molera e I Gondolieri, espressione verticale dei singoli vigneti, dei diversi suoli e delle annate.

Marco Celenta è il nuovo direttore offer management di Metro Italia

Metro Italia Marco Celenta
Il manager, in Metro dal 2012, succede nell'incarico a David Albert, con l'obiettivo di rafforzare la strategia multicanale sviluppare l'offerta per il fuori casa

Nuova nomina in Metro Italia. L’azienda specializzata nel commercio all’ingrosso per il fuori casa ha scelto Marco Celenta come nuovo direttore offer management. Il manager succede nel ruolo a David Albert, che dopo averlo ricoperto dal 2024, assume ora un nuovo in Metro Francia.

Celenta vanta una solida esperienza in Metro, dove è entrato nel 2012 come supply chain division manager in Turchia. Due anni dopo, il passaggio in Italia come head of supply chain & planning, per poi essere nominato nel 2018 senior vice president global supply chain management del gruppo. Nel 2023 ha assunto l’incarico di direttore end-to-end supply chain management di Metro Italia, ruolo nel quale ha contribuito all’apertura del deposito Fsd di Pontedera, che ha potenziato la capacità distributiva in Toscana e bassa Liguria, e allo sviluppo del modello Mfc (Multichannel fulfillment center) con il nuovo punto vendita di Olbia, che integra logistica avanzata, digitalizzazione dei processi e un’esperienza d’acquisto fluida tra canale fisico, delivery e marketplace online.

«Sono entusiasta di assumere questo nuovo incarico e di poter mettere al servizio dell’Offer Management l’esperienza maturata in oltre dieci anni nel Gruppo Metro, dei quali una parte significativa proprio in Italia – ha commentato Celenta in una nota che annuncia la sua nomina-. Il nostro Paese rappresenta un mercato unico per ricchezza gastronomica e tradizione nell’ospitalità. Metro intende continuare a supportare i professionisti del mondo horeca attraverso un’offerta multicanale sempre più solida, adottando un approccio votato alle reali esigenze dei nostri clienti e dell’intera filiera».

Multicanalità, prodotti a marchio, eccellenze locali al centro della strategia

Con la nomina di Celenta, Metro Italia punta a elevare ulteriormente l’eccellenza operativa, attraverso una più stretta integrazione tra funzioni e una maggiore agilità decisionale, e la soddisfazione dei clienti, offrendo soluzioni innovative e personalizzate.

Nel nuovo incarico il manager, che riporterà direttamente al ceo di Metro Italia, David Martínez Fontano, è chiamato infatti a consolidare la strategia commerciale incentrata sulla multicanalità, sulla quale l’azienda ha spinto forte nel corso degli ultimi anni. In particolare, lavorerà per rafforzare la partnership con i fornitori e la “route to market”, e al tempo stesso, migliorare le efficienze lungo tutta la filiera. Valorizzazione dei prodotti a marchio, ulteriore rafforzamento del presidio dei freschi e freschissimi e attenzione alle eccellenze enogastronomiche locali e alle loro filiere restano i capisaldi della strategia dell’offerta.

I Pancake Surgelati di Koch per arricchire l’offerta per la colazione

Pancakes Surgelati Koch
Soffici e pronti in pochi minuti, si prestano a diverse interpretazioni, anche salate. Una soluzione pratica e gustosa da sfruttare anche per il branch o come dessert

Soffici e pronti in pochi minuti, i Pancakes Surgelati sono la nuova proposta di Koch, azienda altoatesina attiva fin dal 1980 nella produzione di paste e prodotti surgelati, per ampliare l’offerta per la colazione con una soluzione che coniuga gusto, qualità e velocità di servizio.

Preparati con una ricetta pulita, a base di pochi ingredienti selezionati (farina, uova, zucchero, olio di semi di colza, latte intero in polvere e un pizzico di sale), senza aggiunta di conservanti e coloranti, per un risultato leggero, morbido e dal sapore genuino che risponde alle aspettative di una clientela desiderosa di proposte sfiziose e sempre più attenta a ciò che consuma.

Pratici e versatili

Già cotti e surgelati, si preparano velocemente senza attrezzature particolari: bastano 2 minuti in microonde a 600 W, oppure 9 minuti in forno a 150 °C. Tempi che fanno la differenza nei momenti di punta, senza compromettere la qualità nel piatto.

Un altro punto di forza dei Pancakes Surgelati è la versatilità. Si prestano infatti alle più diverse interpretazioni: dal classico abbinamento con miele o sciroppo d'acero alle versioni più creative con frutta fresca, yogurt e creme spalmabili, fino alle proposte salate, per esempio con uova, bacon e affettati, per i locali che vogliono puntare anche su questo trend ancora limitato ma in crescita. Versatilità che ne fa una soluzione valida non solo per la colazione, ma anche da proporre per un brunch o come dessert.

Disponibili in cartoni da 55 pezzi e in confezione da 224 g, dalle quale si ottengono 8 porzioni, contribuiscono a una facile gestione delle scorte e alla riduzione degli sprechi, grazie alla porzionatura definita e alla lunga conservabilità del prodotto surgelato.

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