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Nasce Tiramisù Le Beccherie, il locale tutto dedicato all’iconico dessert

Tiramisù Le Beccherie
Nel cuore di Treviso, accanto al ristorante Le Beccherie che gli ha dato i natali, è stato inaugurato il nuovo spazio dove vivere un'esperienza totale del dessert al cucchiaio più amato al mondo

Uno spazio dedicato al dolce italiano per eccellenza: il Tiramisù. Accade a Treviso, in Piazza Ancilotto, adiacente a Le Beccherie, lo storico ristorante dove il dessert vide i natali nei primissimi anni Settanta, grazie all'intuizione di Alba Campeol e del pasticcere Roberto "Lolì" Linguanotto. Si chiama Tiramisù Le Beccherie ed è il nuovo concept pensato per offrire un'esperienza dedicata interamente a questo dolce e alla sua storia.

Perché uno spazio tutto suo

L’idea è nata per valorizzare il significato e l’eredità di un prodotto che fino a oggi è stato considerato laterale nell’offerta complessiva del ristorante, ma che racchiude potenzialità di crescita e per soddisfare la forte domanda: ogni giorno, al ristorante, vengono richieste in media 120 porzioni di Tiramisù, spesso da parte di clienti che si presentano al di fuori degli orari canonici di pranzo e cena. Turisti stranieri, professionisti di passaggio, appassionati di gastronomia che vogliono degustare il dessert proprio lì dove è stato creato. Numeri che hanno convinto i titolari del gruppo Le Beccherie a dare al dolce uno spazio coerente e stabile, senza rinunciare alla qualità artigianale che da sempre lo contraddistingue.

A tutto Tiramisù

Firmato dallo Studio Verdura lo spazio si presenta come un ambiente raffinato dove degustare il Tiramisù nella sua ricetta originale, prodotto internamente. Ma non solo: lo spazio ospita anche esperienze di show cooking condotte da alcuni dei maestri pasticceri della zona, che svelano i segreti della preparazione del dessert. Il locale offre anche l’opportunità di organizzare incontri e di prenotare il Tiramisù in diversi formati, compreso quello “da passeggio”: il Lingotto.

È quest’ultima la reinterpretazione contemporanea del dessert classico, preparata con la stessa ricetta originale, ovvero savoiardo artigianale, caffè specialty estratto con la moka, crema al mascarpone e cacao amaro, e proposto in una forma compatta, elegante e pratica, pensata per essere gustata ovunque, anche in movimento. Un’innovazione che porta il dolce fuori dalla sala e lo rende accessibile in qualsiasi momento della giornata.

L’origine di un dolce iconico

La storia del Tiramisù è legata a doppio filo con quella de Le Beccherie. È lì che venne codificato per la prima volta, nel 1972, quando la voce "Tiramesù", nella grafia dialettale trevigiana, comparve per la prima volta nella carta dei dolci. La sua genesi risale però a qualche anno prima, quando l’allora proprietaria del locale, Alba Campeol, era in attesa del figlio Carlo. Per aiutarla a recuperare le forze, la suocera era solita prepararle lo "sbatutìn", una sorta di zabaione al caffè energizzante. Tornata in cucina dopo il parto, Alba pensò di trasformare quel ricordo in un dessert e, insieme al pasticcere Roberto "Lolì" Linguanotto, diede avvio a un lungo periodo di sperimentazione, conclusosi tra il 1971 e il 1972. Una nascita certificata nel 2010 dall'Accademia Italiana della Cucina. Oggi "Tiramisù" è una delle cinque parole italiane più conosciute al mondo: un dato che racconta, meglio di ogni altra cosa, la fortuna globale di questa creazione trevigiana.

Le proposte analcoliche invadono il mercato delle birre

Spillatura di Warsteiner 0.0% a Beer & Food Attraction 2026 di RiminiFiera
Nonostante il mercato sia ancora ridotto (2% nel 2024, ma in crescita), birrifici grandi e piccoli stanno presentando una vera miriade di specialità con poco o senza alcol.

L’ultima edizione Annual Report CIB - Centro Informazione Birra dei produttori Assobirra, in collaborazione con Ipsos-Doxa, è stata presentata al recente Beer & Food Attraction di RiminiFiera dal nuovo team Assobirra con presidente Federico Sannella e i vice Paolo Merlin, Serena Savoca, Claudia Buzio e Giuseppe Micucci, mentre Andrea Bagnolini è stato riconfermato direttore generale.
Secondo Annual Report CIB, le birre si stanno confermando come protagoniste della socialità nel canale fuoricasa con buone prospettive di incremento dei consumi, in particolare per il settore delle birre analcoliche o NoLo (no-alcol e low-alcol).

Il neopresidente Assobirra Federico Sannella al centro tra i vice Paolo Merlin, Serena Savoca e Claudia Buzio e il riconfermato direttore Andrea Bagnolini.

Il segmento delle birre analcoliche è infatti arrivato all'2,11% del mercato (dati 2024) mentre in Europa è già attestato al 5%.
Una variante che sta affermandosi anche tra i produttori di birre artigianali che hanno conquistato il 3% circa del mercato in volumi e il 6% in valore (mentre in Europa viaggiano già sul 5%), con una produzione totale di 17,2 milioni di litri, registrando un incremento di oltre 183 milioni di atti di acquisto, mentre il settore no-alcol arriva a registrare 49 milioni di atti di acquisto, segnando rispettivamente +15% e +79% rispetto al periodo preCovid.

Nonostante i venti di guerra degli ultimi tempi che arrivano da Ucraina, Palestina e Iran, per il momento non si registrano sensibili cali di consumi e ridotta propensione alla spesa, nonostante la crescita generale dei costi, a cominciare da quelli dell’energia elettrica e dei carburanti, con ricadute generali sull’inflazione.

Storicamente il consumo pro-capite italiano della birra (o meglio delle birre) rimane in fondo alla classifica europea (insieme con la Francia) e, nonostante un ulteriore calo registrato nel 2023-2024, si è attestato o meglio assestato nel 2024 a 36,4 litri, per un valore di oltre 10,4 miliardi di euro (0,51 % del PIL) relativo a 21,5 milioni di ettolitri.
La Sardegna poi si conferma sempre in testa alla classifica delle regioni italiane con una media “europea” di 60 litri a testa. Ancora ben lontano comunque da quelli dei primi della classe come Repubblica Ceca con 128 litri e Germania con 88 litri, anche se in diminuzione (fonte elaborazione dati Assobirra per Annuario Birritalia 2025-2026 Beverfood).

Momenti di consumo in movimento

Il ruolo socializzante delle birre nel fuoricasa si scompone in tre momenti principali: aperitivo (40%, crescono i beer cocktail), pranzo/cena (41%, in crescita) e dopocena (19%), oltre ai consumi casuali a tutte le ore come bevanda rinfrescante.
In particolare, il miglior abbinamento birre/cibo è un elemento in crescita costante, sia come richiesta da parte dei clienti sia come offerta da parte dei gestori di locali, a cominciare da quelli dei ristoranti (73%), grazie a una crescente informazione e cultura gastronomica generale. Un elemento analogo che si registra per il mercato dei vini e degli altri alcolici.

Le “bionde” tipo lager o pils rimangono le tipologie più richieste soprattutto nei bar e locali serali (56%), mentre nei pub frequentati da una clientela mediamente più esigente e “curiosa” si fanno spazio le birre artigianali delle più varie tipologie e provenienze.
Le birre NoLo (low-alcol e no-alcol, tra 1,2% e 4%) sono preferite da un pubblico più giovane, femminile o sportivo, oltre da chi ha necessità di guidare senza eccessivi problemi dopo il loro consumo.
La crescita delle birre NoLo costituisce oltre il 12% delle nuove produzioni artigianali 2025, quasi il doppio degli anni precedenti.
Un trend che ha avuto riflesso anche per il settore delle birre luppolate, dove molte American Ipa più alcoliche hanno lasciato spazio a Session Ipa più leggere e meno impegnative.
Da notare anche l’affermazione delle birre senza glutine (brassate con cereali diversi da orzo e grano, come miglio, riso, sorgo, grano saraceno e mais) che evitano di causare allergie a intolleranti e celiaci.
Una tendenza confermata dal report Italian Craft Beer Trends 2025 elaborato da Cronache di Birra sulla base di oltre 800 birre artigianali censite attraverso la piattaforma Whatabeer.

Le analcoliche possono essere ancora classificate “birre”?

A questo punto dobbiamo aprire una parentesi polemica. A parere di molti, le birre no-alcol difficilmente possono ancora essere considerate delle “birre”, visto che la spinta alcolica rimane caratterizzante ma, senza scomodare l’Editto di Purezza Reinheitsgebot bavarese del 1516, dovrebbero invece essere classificate come semplici “bevande a base di malto d’orzo o altri cereali”, anche se colore, gusto e gasatura possono richiamare le “vere” birre. Un tema che dovrebbe fare la gioia dei marketing manager.
D'altra parte gli "storici" mix birra/gazzosa e birra/limonata (analcolici) prendevano nomi diversi come radler o panaché.
In ogni caso molti produttori stanno puntando su questa “nuova e originale” tipologia mettendo a punto anche processi dedicati (e costosi) per eliminare l’alcol dopo la fermentazione o bloccarne la formazione durante la fermentazione del malto.

Le analcoliche conquistano un posto anche nei concorsi

Organizzato al salone Beer & Food Attraction di RiminiFiera da Vittorio Ferraris, presidente dei produttori artigianali UBI-Unionbirrai, il concorso Birra dell’Anno 2026 ha coinvolto 212 produttori e 1.716 etichette di birra.
Alle precedenti 44 categorie in gara, è stato aggiunto un apposito riconoscimento per le birre analcoliche (n.45) che è andato a Hop Gainer del Birrificio Birranova di Conversano (Bari).

Hop Gainer Alcol free alcol del Birrificio Birranova - Birra Dell'Anno UBI-Unionbirrai

Un riconoscimento che si va ad aggiungere alla categoria “italiana” White Italian Grape Ale con uso di uva, mosto, vinacce e vino cotto di uve bianche (n.42), che ha visto al primo posto prevalere birra Iga del Birrificio Artigianale Alba di Canelli (Asti).
A decretare i vincitori ha provveduto una giuria di 72 esperti italiani e internazionali provenienti da 19 Paesi che ha proclamato contestualmente Birrificio dell’Anno 2026 con 8 Medaglie d’Oro l’azienda Birra dell’Eremo di Assisi (Perugia), guidata da Enrico Ciani (già Birraio dell’Anno 2023) e da Gertrude Salvatori.

Il team di Birra dell'Eremo eletto Birrificio dell'Anno 2026 da UBI-Unionbirrai

In questo trend i grandi gruppi non sono rimasti certo indietro. Il colosso internazionale Ab-InBev punta su Corona Cero (sposor Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026, con conferma fino al 2032); Heineken su Heinken 0.0% (sponsor Campionato F1 2025-2026) e Birra Moretti Zero; Asahi Europe su Birra Peroni Nastro Azzurro 0.0% (sponsor Scuderia Ferrari F1); Carlsberg su Tuborg Zero Lager Beer (sponsor eventi musicali), Forst/Menabrea su Forst 0.0% (sponsor FISI-Federazione Italiana Sport Invernali) e Menabrea 0.0 Zero Zero.

«La recente analisi del CIB - precisa Andrea Bagnolini, direttore generale Assobirra - restituisce l’immagine di un fuoricasa che, pur mantenendo abitudini consolidate, mostra schiari segnali di evoluzione delle scelte e attenzione verso la qualità dell’offerta, anche con le low e no-alcol, a testimonianza di un mercato stabile ma ricettivo. Un contesto in cui la birra continua a svolgere un ruolo chiave nell’esperienza di consumo fuoricasa, accompagnando l’evoluzione del canale horeca e rafforzando il ruolo della filiera come protagonista di un’esperienza sempre più consapevole e contemporanea».

Andrea Bagnolini direttore generale Assobirra

Tra le decisioni di scelta di una birra piuttosto che un’altra, aumenta la sensibilità di clienti e gestori verso prodotti che si caratterizzano per l’attenzione alla sostenibilità, dall’impiego di ingredienti locali alle confezioni riciclabili che consentono una maggiore riduzione degli sprechi. In questo settore le birre artigianali sono sempre state protagoniste, ma non mancano esempi di birre industriali che hanno puntato, ad esempio, su fusti e fustini in Pet per gli impianti di spillatura (vedi Carlsberg ma non solo).
Una scelta ecologica che si sta confermando come un vero trend in rapida crescita.

Pioggia di birre novità, a cominciare dalle analcoliche

Molte delle novità arrivate sul mercato sono state presentate in anteprima al recente salone Beer & Food Attraction di RiminiFiera. Proseguiamo in ordine alfabetico (vendite e quote di mercato dati Assobirra 2024).

AB-Inbev Italia (2 milioni hl, 10% del mercato)

Con un ricco portafoglio di grandi marchi internazionali (Corona Extra, Bud, Beck’s, Stella Artois, Tennent's Super…), il colosso AB-InBev sta oggi concentrando l’attenzione su un prodotto originale come Corona Cero 0.0%, di origine messicana, variante analcolica di birra Corona Extra, promuovendolo come sponsor globale delle Olimpiadi (Worlwide Olympic Partner) a cominciare dalle recenti Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026, riconfermando l’accordo fino al 2032.
A base di malto d’orze e mais, Corona Cero è una lager chiara che si contraddistingue per il gusto leggero e aroma fruttato, particolarmente rinfrescante, e per essere servita (ma non è necessario) con un spicchio di lime infilato nel collo della bottiglia 33 cl di vetro trasparente.

Birra Amarcord (40mila hl)

Nuova grafica per un prodotto di punta del birrificio Amarcord di Rimini, guidato dai giovani fratelli Elena e Andrea Bagli. Firmata dal mastro birraio Andrea Pausler nello stabilimento di Apecchio (Pesaro-Urbino), Birra Non Filtrata 100% Italiana si propone infatti ora in una tradizionale bottiglia bassa in vetro bruno, tappo corona, da 33 cl con una vivace etichetta tricolore. Come tipologia è una pale ale non filtrata ad alta fermentazione (5% alc) di grado amaro medio (25 Ibu), colore oro intenso (16 Ebc) realizzata con malto d’orzo da agricoltura sostenibile proveniente dal sud Italia e con luppolo in fiore romagnolo di “Cooperativa Luppoli Italiani” utilizzato in modalità dry hopping (infusione a freddo). Le note dolci del malto si presentano insieme a quelle agrumate e resinose del luppolo scelto. Premio Cerevisia 2024 e 3 Stars Bellavita Awards London 2025.
Altra novità è la distribuzione nazionale di Birra Amarcord Tank nelle tipologie Lager (5,2% alc, amaro 19 Ibu) e Pilsner (4,5% alc, amaro 35 Ibu) non pastorizzata, da spillare senza CO2, negli scenografici Tank Rossi da 250 o 500 litri, trasportati con furgoni a temperatura controllata. All’interno dei Tank la birra viene conservata in apposite sacche che, una volta svuotate, sono facilmente riciclabili. Oltre a risultare sempre fresche e maggiormente bevibili, le birre non pastorizzate in tank sono da collegare direttamente all’impianto di spillatura del locale e consentono di eliminare il passaggio e lo stoccaggio di fusti. Inoltre possono essere esposti direttamente nel locale, risultando di forte impatto visivo.
Da segnalare infine l’originalità di proporre le Birre Stagionali alla Spina (in fusti da 20 litri) in tre tipologie: Amarcord 100% Italiana (5% alc, amaro 55 Ibu, disponibile da fine aprile); Amarcord del Raccolto (brassata con luppolo appena raccolto, 5,6% alc, amaro 40 Ibu, disponibile da fine ottobre) e Amarcord Birra del Nevone (winter strong ale, 8% alc, amaro 20 Ibu, disponibile da fine novembre).

Birra Baladin (25mila hl)

Nuove e originali le quattro proposte del vulcanico Teo Musso di Birra Baladin di Piozzo (Cuneo). Grazie a un accordo di collaborazione con lo storico (1895) birrificio Budweiser Budvar, Baladin propone la prima Birra alla Ceca/Czech Style Lager (5,5% alc) di colore dorato (12 Ebc), gusto amaro medio con note erbacee (25 Ibu) in barattolo 33 cl e fusto, da servire nell’apposito boccale Teku Mug realizzato da Rastal. Ricetta ceka ma ingredienti (malto d’orzo e luppolo) rigorosamente di casa Baladin. Per realizzare il nuovo prodotto, Teo Musso ha riconfigurato l'impianto di Piozzo per la decozione, un metodo di ammostamento profondamente radicato nella tradizione ceka, ma raramente utilizzato in Italia.
In collaborazione con la vicina Fonte San Bernardo, Teo Musso propone Acqua di Luppolo, anche in versione Zero, bevanda analcolica ai fiori di luppolo fresco piemontese Cashmere, dai sentori agrumati di pompelmo, ananas e cocco, confezionata in bottiglia 33 cl tappo a vite. Da aggiungere a Botanic Radler con Cedro e Limone (2% alc), bevanda rinfrescante dalle spiccate note di cedro candito e limone, a base di malto d’orzo e di frumento, in bottiglia 33 cl.

Birra Peroni/Asahi Europe (6,5 milioni di hl, 18% del mercato, export 2,5%)

Accanto all’affermata Birra Peroni Nastro Azzurro 0.0% (fresca di partnership con la Scuderia Ferrari HP), la filiale romana del gruppo Asahi Europe, guidata dal sales director Andrea Tortella, dal mkt director Viviana Manera e dal trade mkt director Riccardo Piazzolla, continua a investire nel segmento premium delle marche di territorio.
A Birra Raffo Ricetta Originale infatti è stata aggiunta la novità Birra Raffo Lavorazione Grezza, non filtrata e non pastorizzata (4,8% alc), stile pale lager, a bassa fermentazione, realizzata con cereali di Puglia non raffinati, orzo e grano duro. Ne risulta una birra di colore ambrato torbido, dal gusto intenso di cereali maltati, proposta in fusto Pet da 20 litri e nella nuova bottiglia 33 cl che riporta una solare etichetta gialla e onde del mare incise sul vetro. Da bere rigorosamente “croccante” che, come insegna la bionda testimonial Serena Brancale, in lingua pugliese significa “ghiacciata”. Infine la “piccola” bottiglia da 20 cl Peroncino è stata dotata di una nuova grafica.
Da segnalare anche il trend in crescita dei beer cocktail che ha visto protagonisti nello stand Birra Peroni i mixologist Patrick Pistolesi e Alex Frezza proporre alcune preparazioni come Canova (Mediterraneo cordial, top Peroni Nastro Azzurro 0.0%) e Cobra Key (mezcal, vermouth bianco, liquore al mango home made, Ancho Reyes Verde, Kong cordial home made, top Peroni Nastro Azzurro).

Ceres Italia/Royal Unibrew (600mila hl, 2,8% mercato)

Dopo l’acquisizione di Terme Crodo da Campari (2020) con i marchi Lemonsoda e Oransoda e di Birra Castello (2023), la filiale italiana della danese Unibrew Royal (nota per la “forte” Ceres Strong Ale, doppio malto da 7,7% alc), ha lanciato la versione “leggera” Ceres Lager Non Filtrata (5% alc) e i cocktail non alcolici Lemonsoda Spritz e Lemonsoda Mojito.

Carlsberg Italia (1,1 milioni hl, 5,4% mercato)

Di proprietà di Carlsberg Italia, la ricca gamma di birre dello storico (1877) Birrificio Angelo Poretti di Induno Olona (Varese), alle porte della Valganna, ha ricevuto un importante cambio grafico dall’agenzia Dragon Rouge che lo connota più visivamente rendendolo più iconico, come afferma Serena Savoca, mkt & corporate affairs director, oltre che vicepresidente Assobirra di recente nomina. Da registrare inoltre, in affiancamento a Tuborg Zero Lager, la novità tutta italiana Tuborg Zero al Limone, birra analcolica (0,4% alc) tipo lager chiara arricchita di succo di limone che la rende particolarmente rinfrescante, proposta in bottiglia 33 cl con tappo a strappo, che si affianca a Birra Angelo Poretti 4 Luppoli Zero.
Già ben collaudato per le birre del gruppo Carlsberg, il sistema di spillatura Draught Master Modular 20 ed Extra 10 (che mantiene la birra fresca per 30 giorni in fusti riciclabili Pet, senza bisogno di CO2) viene ora impiegato per cocktail ready to drink come Carlsberg 10 Luppoli Spritz.

Forst (820mila hl, 3,8% mercato)

Nonostante sia una tipologia birraria molto diffusa nei Paesi del nord e centro Europa, a cominciare dal Belgio, le birre di stagione (Natale, Pasqua, Primavera…) in Italia non sono ancora molto proposte. Tra i produttori più sensibili al tema, oltre ai birrifici artigianali, segnaliamo Birra Forst 1857 di Lagundo (Bolzano) che ha presentato l'edizione 2026 di Birra di Pasqua, accanto a Birra Forst 0.0% (Medaglia d'Oro di categoria al Beer World Awards 2023 e sponsor FISI per la nazionale italiana di sci). Ad essa è stata affiancata anche la versione aromatizzata Forst 0.0% Citrus & Herbs. 

Heineken Italia (6,6 milioni di hl, 31% mercato)

Oltre alla già affermata analcolica Heineken 0.0% (sponsor del Campionato di Formula 1) ora proposta anche in lattina 33 cl, registriamo la proposta Moretti Zero (0,05% alc) di Heineken Italia. Di colore dorato, si caratterizza per un delicato profilo aromatico, con note di crosta di pane e frutta gialla, in bottiglia di vetro scuro da 33 cl tappo corona.
Della gamma Heinken Italia, è entrata a far parte Ichnusa Metodo Lento, lager chiara (4,3% alc) prodotta dall’omonimo e storico (1912) birrificio di Assemini (Cagliari), caratterizzata da un processo di fermentazione più lungo e controllato che permette ai lieviti di creare un gusto pieno, fresco e rinfrescante, con note di miele. Disponibile in bottiglia di vetro chiaro tappo corona da 33 cl.
La creatività dei mastri birrai di Birra Messina (che oggi lavorano nello stabilimento di Massafra, Taranto) non conosce sosta. Dopo il successo di Birra Messina Cristalli di Sale, ecco arrivare la proposta Birra Messina Note di Melograno, pensata per sollecitare la curiosità di chi cerca, in particolare tra i giovani, un’alternativa stimolante per il rito dell’aperitivo. L’aggiunta di vero succo di melagrana (e non di melograno che è il suo albero!) alla birra lager (5% alc), a cominciare da un invitante colore rosso brillante, aggiunge note fruttate e amaricanti, ideali per sollecitare l’appetito. Proposta nell’ormai iconica bottiglia in vetro chiaro della gamma Birra Messina da 33 cl con tappo corona ed etichetta romboidale con i tipici decori siciliani. Da servire nel proprio bicchiere brandizzato.

Interbrau

Infaticabile società patavina d’importazione di specialità birrarie dei fratelli Michele e Sandro Vecchiato, Interbrau è stata la prime aziende a credere nelle analcoliche. Accanto alla gamma protagonista delle quattro birre belghe di frumento Blanche de Namour 1858, propone infatti una serie di birre analcoliche.
Le danesi Mikkeller Drink’in The Sun, Mikkeller Burst Ipa e Mikkeller Weird Weath Ale; le bavaresi Schneider Weisse Alcohol Free, Wieninger Teisen Dorfer Hell Alkohol Frei e Wieninger Weizen No Alcohol; la giapponese Kirin Ichiba 0.0; la spagnola Ambar Triple Zero (zero alcol, zero zuccheri, zero CO2) Gluten Free.
Alla gamma di analcoliche si aggiunge O’Connell Irish Chocolate Stout, birra scura (4,2% alc) caratterizzata da note di cacao, caffè tostato e malti tostati nel nuovo formato in lattina da 44 cl che si avvale della tecnologia nitro che prevede una capsula di carboazoto all’interno della lattina che si attiva solo al momento dell’apertura. Nel versarla in bicchiere si forma così una schiuma fine e vellutata, con texture cremosa, in grado di replicare una spillatura da pub.

Menabrea/Forst (200mila hl)

Controllato da Birra Forst, lo storico (1846) birrificio Menabrea di Biella celebra quest’anno i 180 Anni di attività. Accanto a Menabrea 0.0 Zero Zero, è stata messa a punto la specialità mix Birra & Gazeuse alla Genziana (2,5% alc), che unisce alla freschezza dell’acqua gassata e zuccherata, il gusto di una birra chiara con le note amaricanti (e digestive) del fiore di genziana. Proposta in bottiglia di vetro chiaro da 33 cl tappo corona.

Paulaner Italia

Lo storico (1634) birrificio bavarese Paulaner ha presentato due novità in linea con le recenti tendenze di mercato. Si tratta dell’insolita Paulaner Muchner Weissbier 0.0% (forse la prima una birra di frumento analcolica) prodotta con il tradizionale metodo ad alta fermentazione Paulaner e poi, a maturazione avvenuta, dealcolizzata in modo da conservarne le proprietà gustative. Proposta in bottiglia 50 cl.
Da citare nello stesso trend free-alcol Paulaner Spezi, iconica bevanda rinfrescante, mix di aranciata e cola, proposta in lattina 33 cl, prodotto di successo distribuito in Germania fin dal 1974.

Radeberger Italia e QBA-Quality Beer Academy

Diretta dal marketing manager Lorenzo Bossi, Radeberger Gruppe Italia e la "consorella" QBA-Quality Beer Academy, puntano sulla spagnola Estrella Damm 0.0%.
Da segnalare la proposta Kit Analcoliche composto da:
Clausthaler Dry Hopped Non Filtrata Non Alcoholic Brewing, chiara agrumata tedesca, luppolata a freddo con Cascade;
Clausthaler IPA Non Alcoholic Brewing, chiara dorata tedesca con luppolo Cascade;
Clausthaler Original Non alcoholic Brewing, chiara dorata tedesca floreale;
Delirium Delirio Alcohol Free Blond Beer che riprende la ricetta belga della più “forte” Delirium Tremens Strong Ale (8,5% alc), alla quale è stata rimossa la parte alcolica dopo la fermentazione, mantenendo la stessa corposità e gusto speziato;
Jever Fun Non Alcoholic Beer Sugar Free (0,5% alc), olandese senza lo zucchero rimosso dal lievito durante l’ammostamento;
Paranoia Alcohol Free, belga chiara non filtrata dry hopping con Citra e Mosaic;
Paranoia Alcohol Free Rouge, belgian fruit red ale alla ciliegia;
Victoria 0.0%, birra ambrata spagnola (gruppo Damm).

Swinkels Italia (340mila hl, 16% mercato)

Forte di una ricca gamma di birre special premium (ben 28 alla spina) come Bavaria, La Trappe, Palm e BrewDog, la filiale italiana (Torino) della olandese Swinkels Family Brewers, guidata dall’on trade sales manager Umberto Varvelli, ha lanciato la Superior Pilsner Swinkels in fusto e la 8.6 Strong Lager in fusto e lattina.
Non potevano mancare per il settore no-alcol due proposte firmate Bavaria 0.0% Alcohol Free e Bavaria 0.0% IPA, La Trappe Trappist Epos 0.0% e La Trappe Trappist Nillis 0.0% (ambrata).
Inoltre per il segmento gluten free l’azienda olandese presente la novità scozzese BrewDog Punk Ipa.

Warsteiner Italia

Tre sono le nuove proposte della tedesca (Vestfalia) Warsteiner Private Brauerei, gestita fin dal 1753 dalla famiglia Cramer, in linea con i nuovi trend. La filiale italiana è gestita dall’ad Luca Giardiello.
Warsteiner Fresh 0.0% venduta in bottiglia scura 33 cl tappo corona, oltre che in fusti 20 litri slim keg a rendere, è una birra a bassa fermentazione, per la quale viene utilizzato il particolare processo di dealcolizzazione Pilsner Warsteiner, per evaporazione sottovuoto a bassa temperatura, grazie a un’esperienza trentennale nel settore zero alcol.
Warsteiner Naturradler Lemon è una bevanda aromatizzata al limone a base di Pilsner Warsteiner che titola 2% alc, risultando particolarmente fresca ed equilibrata.
Rye River Bidin’ Time Irish Lager Gluten Free è certificata Coeliac Society of Ireland. L’eliminazione del glutine avviene senza intaccare il gusto di questa birra a bassa fermentazione (4,5% alc) in bottiglia di vetro scuro 33 cl tappo corona. Pluripremiata da World Beer Awards come Ireland Winner e Style Winner World’s Best.
Disponibile nelle versioni in fustino da banco da 5 litri e in quella sottobanco da 20 litri, Rye River Irish Lager si avvale di una speciale e artistica colonna di spillatura in acciaio cromato, di design italiano realizzata da Celli, che riproduce stilizzato l’uccello martin pescatore con un pesciolino nel becco che compare nel marchio e nell’etichetta Rye River. La colonna è fornita dell’esclusivo rubinetto Celtic con sparkler preinstallato.

Lablibell Bajarias vince la Barista Challenge 2026

Lablibell Bajarias
Lablibell Bajarias all'opera davanti alla giuria, durante la finale della Barista Challenge 2026
La barista, che rappresentava gli Emirati Arabi Uniti, ha vinto la finale internazionale delle competizione organizzata da Lavazza con un drink al caffè ispirato al Bosco verticale

Adrian, il concorrente polacco, è supportato da un tifo da stadio e il suo drink al caffè rappresenta un omaggio all'aperitivo italiano. A Victorjia, concorrente dell'Irlanda del Nord, trema la mano mentre versa il suo twist sull'Irish Coffee. Però non smette di sorridere e chiude con classe a 3 secondi dalla fine dei 15 minuti di gara. Solo allora esce dall'apnea, e le scappa una lacrima. Istantanee dalla finale internazionale della Barista Challenge 2026, dove tutti i concorrenti lasciano trasparire l'emozione. Molti sono alla prima competizione di questo livello, tutti vogliono dare il meglio.

Dentro la Nuvola, l'headquarter di Lavazza a Torino, la finale internazionale ha visto sfidarsi 20 baristi provenienti da altrettanti Paesi. A vincere è stata Lablibell Bajarias, dagli Emirati Arabi Uniti.

Premiazione Lablibell Bajarias
Lablibell Bajarias, vincitrice della Barista Challenge 2026

La barista ha presentato “Il Bosco”, un signature drink ispirato al Bosco Verticale di Milano. Ha utilizzato la miscela Tales of Italy Galleria dando vita a una proposta capace di unire sostenibilità e ricerca sensoriale. Il suo "coffeetail" combinava ingredienti come la fragola latto-fermentata, l’infusione di cascara e il caffè infuso al burro, in grado di evocare al tempo stesso la cultura emiratina e l’identità milanese.

Signature drink Il bosco
Il signature drink al caffè della vincitrice, Il bosco

Al secondo posto si è piazzato Daniel Smith, giovane professionista che gareggiava per il Sudafrica; al terzo il concorrente giapponese Hiroto Suzuki.

La prova: un espresso e un signature drink

I concorrenti si sono confrontati in due prove principali, utilizzando la macchina customizzata Appia Lavazza di Nuova Simonelli. La prima, “The Perfect Cup”, ha richiesto di realizzare un espresso secondo la tradizione italiana utilizzando le miscele della collezione Tales of Italy. La seconda, “Creative Local Twist”, ha invece stimolato la fantasia dei partecipanti, invitandoli a creare un drink innovativo, caldo o freddo, analcolico e arricchito da un ingrediente tipico del proprio Paese.

Barista challenge 2026 giuria
I giurati della Barista Challenge 2026

La giuria era composta da Francesca Bieker, WCC Judge e sensory expert; Carlo Odello, Ceo dell’Italian Espresso Institute; Mirko Negri, Luxury Lifestyle Properties & Project Managing Director; Lauro Fioretti, Coffee Expert di Simonelli Group, in qualità di giudici sensoriali, e Dionisis Moustis, Coffee Expertise di Lavazza Group, in qualità di giudice tecnico.

I finalisti della Barista Challenge 2026
I finalisti della Barista Challenge 2026

Alfredo Premolini, vincitore della Barista Challenge Italia 2026, ha rappresentato il nostro Paese riproponendo il suo coffeetail “No potho reposare”, un drink analcolico a base di caffè della collezione Tales of Italy (per la finale internazionale ha scelto la miscela Galleria), con una spuma che ricorda il gusto di una pardula – dolce tipico sardo – accompagnato da un lollipop di albedo di pompìa candita, agrume endemico della Sardegna. Una creazione che richiama i sapori e i ricordi dell’infanzia del suo autore. «Sono andato un pochino overtime e questo mi ha penalizzato», ci ha spiegato Alfredo, «e costruire la presentazione è stata una bella sfida. Era pur sempre la mia seconda partecipazione a una competizione e la prima è stata la finale italiana solo poche settimane fa! Sono contento di aver partecipato e di aver potuto vedere all'opera dei colleghi davvero fenomenali».

I premi speciali

Questi gli altri premi assegnati durante la cerimonia finale:

COMMUNITY AWARD
Lablibel Jabarias, Emirati Arabi Uniti

PRESS AWARD
Gevorgyan Roza, Armenia

TALES OF ITALY AWARD
Daniel Smith, Sudafrica

MISTERY BOX AWARD
Adrian Matuszewski, Polonia

IEI (Istituto Espresso Italiano) AWARD
Viktoria Lukosevicienw, Regno Unito e Irlanda
Adrian Matuszewski, Polonia
Marian Razvan Pele, Romania

«Il coronamento di un percorso di formazione e cultura»

«Siamo molto soddisfatti della risposta alla Barista Challenge di quest’anno e del livello dimostrato dai baristi selezionati, che hanno mostrato grande passione, preparazione e competenze», ha commentato Marcello Arcangeli, Lavazza Training Center Director. «Per noi questa sfida va oltre il prodotto utilizzato: rappresenta una vera celebrazione della cultura del caffè e della professione di barista. Vogliamo valorizzare professionisti capaci non solo nella preparazione creativa di un espresso o di un coffeetail, ma anche nello storytelling, nella conoscenza del prodotto e nella capacità di raccontarlo al cliente. La Barista Challenge non è solo una gara, ma il coronamento di anni di formazione e cultura del caffè che Lavazza promuove in tutto il mondo».

Al via le selezioni per le finali di Espresso Italiano Champion

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Sei tappe tra aprile e maggio per decretare i finalisti che si sfideranno il 17 e 18 giugno a Faenza nella finale nazionale del concorso focalizzato sull'espresso e cappuccino italiani. Si parte il 16 aprile

Prendono il via il prossimo 16 aprile le selezioni per la finale italiana di Espresso Italiano Champion, il concorso internazionale per baristi organizzato dall’Istituto Espresso Italiano (Iei) e focalizzato su due simboli della caffetteria italiana: espresso e cappuccino.

Un percorso articolato in 6 tappe, in programma tra aprile e maggio, che decreterà i baristi che accederanno alle semifinali e alla finale nazionale del concorso, in programma il 17 e 18 giugno a Faenza (Ra), quest’anno presso la sede di Mokador. Finale nazionale che, oltre al titolo italiano, guadagnerà al vincitore la partecipazione alla finale internazionale, dove affronterà i campioni degli altri Paesi in gara per conquistare il titolo mondiale, lo scorso anno andato a Giulia Ruscelli (leggi Giulia Ruscelli vince l’Espresso Italiano Champion 2025).

Il circuito di selezione

Tornando alle selezioni, la prima tappa è in programma (16 aprile) presso Filicori Zecchini, a Osteria Grande (Bo), seguita il 17 aprile da quella di Torino presso Costadoro e il 18 dello stesso mese da quella di Albenga (Sv) ospitata da La Genovese. L’appuntamento successivo è per il 30 aprile ancora nella sede di Filicori Zecchini. A maggio, per l’esattezza il 12, ci si sposta in Sardegna, con la selezione ospitata da Altogusto a Sassari, per concludere con la tappa da Mokador, il 19 maggio, dove saranno assegnati gli ultimi posti per la fase finale.

Le prove e iscrizioni

Le selezioni seguono il format della finale di Espresso Italiano Champion: la prova tecnica prevede 11 minuti di tempo per tarare l'attrezzatura, ovvero macchina per caffè e macinadosatore certificati, preparare e servire quattro espressi e quattro cappuccini, preparati nel rispetto dei disciplinari del marchio Espresso Italiano. I prodotti vengono quindi valutati alla cieca da una giuria sensoriale che opera secondo gli standard dell'Iiac (International institute of coffee tasters). Attrezzatura e miscela saranno scelte e messe a disposizione dall’azienda ospitante.

I baristi che desiderano partecipare alla sfida devono contattare direttamente l'azienda che ospita la tappa prescelta, che fornirà tutte le indicazioni sulle modalità di iscrizione.

I webinar che preparano alle sfide

In parallelo al calendario delle selezioni, proseguono sul canale YouTube dell'Istituto Espresso Italiano i webinar Road to Espresso Italiano Champion, un ciclo di incontri formativi pensato per preparare baristi alle dinamiche della competizione. Dopo il primo appuntamento del 16 marzo, i prossimi si terranno il 20 aprile e il 25 maggio, entrambi alle ore 15. Gli incontri, della durata di circa 45 minuti e moderati da Marco Cini, responsabile formazione Academy e brand ambassador Mokador, vedranno la partecipazione di concorrenti e giudici delle edizioni precedenti con i quali è possibile interagire in diretta via chat.

Fabio Boldini è il nuovo chief commercial officer Italia di Mionetto

Mionetto Fabio Boldini cco
La storica cantina di Valdobbiadene rinnova il proprio assetto organizzativo: Boldini entra nel management board come cco Italia, mentre Paolo Bogoni consolida il proprio ruolo nella guida della strategia globale del marchio

Consolidare il posizionamento del marchio sul mercato italiano e sostenere con maggiore incisività il percorso di crescita internazionale. Con questi obiettivi Mionetto ha rivisto il proprio assetto organizzativo, procedendo con il rinnovo della sua governance. La principale novità è l’ingresso nel management board della storica cantina di Valdobbiadene di Fabio Boldini (nella foto in apertura) con l’incarico il ruolo di chief commercial officer (cco) Italia.

Boldini porta con sé una solida esperienza nel mondo del marketing e delle vendite nel settore dei beni di largo consumo e delle bevande alcoliche. La carriera del neo cco Italia ha preso il via nel brand management di Procter & Gamble, per assumere, successivamente, incarichi di crescente responsabilità fino a diventare direttore generale della divisione Vini e Liquori di Illva Saronno, multinazionale italiana proprietaria di marchi iconici del beverage tricolore, quali Amaretto Disaronno e Tia Maria, dove si è occupato di supervisionare le attività commerciali e marketing delle filiali internazionali.

Una nuova fase di sviluppo

Nella nuova avventura in Mionetto, il manager si occuperà di coordinare le funzioni Sales e Marketing per il mercato nazionale. A lui il compito di guidare una nuova fase di sviluppo dell’azienda, focalizzata sui nuovi trend, sull’evoluzione delle occasioni di consumo e sulla valorizzazione della connessione tra strategia commerciale, posizionamento del marchio e dinamiche del mercato. In questa mission Boldini potrà fare leva sul suo approccio fortemente orientato alla comprensione dei nuovi comportamenti dei consumatori e dei linguaggi contemporanei del mercato, puntando a valorizzare i diversi contesti di consumo e accompagnare il brand nelle evoluzioni della cultura del bere di qualità.

«Il mercato sta cambiando rapidamente, non solo nei prodotti ma anche nelle occasioni e nelle modalità di consumo – ha commentato il manager in una nota che annuncia la sua nomina -. Per questo vogliamo adottare un approccio ancora più orientato all’ascolto dei consumatori e alla capacità di intercettare i nuovi trend che stanno ridefinendo il modo di vivere il nostro settore».

Paolo Bogoni guida la strategia internazionale

Il riassetto organizzativo ha riguardato anche la figura Paolo Bogoni, che ricopre l’incarico di chief marketing officer a livello globale. Il manager estenderà ulteriormente il proprio impegno nella definizione e nella guida della strategia internazionale del marchio. La mission per lui è di garantirne lo sviluppo e le performance, valorizzando l’identità distintiva del brand in tutti i mercati dove è presente, ovvero negli, oltre 70 Paesi di tutto il mondo.

Con il nuovo assetto, il management board dell’azienda, dal 2008 parte del Gruppo Henkell & Co., oggi Henkell-Freixenet, tra i principali produttori al mondo di bollicine è ora composto da: Alessio Del Savio, amministratore delegato e chief technical officer; Paolo Bogoni, global chief marketing officer; Fabio Boldini, chief commercial officer; Marco Tomasin, chief financial officer.

illycaffè rafforza la partnership con Seconda Chance per il reinserimento dei detenuti

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La torrefazione ha messo a disposizione 50 borse di studio attraverso l'Università del Caffè e ha avviato i primi inserimenti diretti nello stabilimento di Trieste: l'obiettivo è integrare fino a 10 persone entro la fine dell'anno

illycaffè rafforza la collaborazione con Seconda Chance, l'associazione no profit fondata nel 2022 con la missione di creare un ponte tra il mondo delle carceri e le imprese per favorire il reinserimento nel mondo del lavoro delle persone che scontano una pena. Il progetto, avviato lo scorso anno attraverso attività di formazione nelle case circondariali di Trieste, Udine e Pordenone, compie ora un ulteriore passo in avanti, grazie a 50 borse di studio messe a disposizione dall'Università del Caffè della torrefazione triestina. Il percorso formativo è focalizzato sui processi produttivi del caffè e sulla sua trasformazione e punta a fornire ai detenuti competenze spendibili nel mondo del lavoro, in particolare nel settore del pubblico esercizio.

I primi inserimenti in azienda

Ma non solo, perché negli ultimi mesi sono iniziati i primi inserimenti diretti in azienda: al momento due persone in esecuzione penale esterna coinvolte nel progetto sono già entrate nello stabilimento di Trieste, con l'obiettivo di arrivare a integrare entro fine anno fino a 10 persone.

Numeri che raccontano una storia più ampia: Seconda Chance ha finora attivato sul territorio nazionale quasi 800 offerte di lavoro, e la partnership con una realtà come illycaffè rappresenta una leva importante per coinvolgere altre aziende disposte a valutare personale detenuto meritevole. Una testimonianza di come il mondo delle imprese possa svolgere un importante ruolo sociale, che va oltre la creazione di valore economico. Offrire una seconda opportunità a chi sta cercando di ricostruire il proprio percorso di vita dopo la reclusione significa anche contribuire a diminuire il tasso di recidiva, a beneficio non solo delle persone coinvolte, ma di tutta la comunità.

L'impegno sociale di illycaffè

L'iniziativa si inserisce nel solco dei valori B Corp che guidano illycaffè, e cade in pieno B Corp Month 2026, che quest'anno mette al centro proprio la collaborazione tra imprese e terzo settore come motore di impatto positivo. La collaborazione con Seconda Chance rientra nel più ampio impegno dell'azienda in iniziative a forte impatto sociale, rivolte alle diverse forme di vulnerabilità che possono attraversare la vita delle persone. illycaffè è infatti al fianco di Lilt (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori), con la quale sostiene programmi di prevenzione e diagnosi precoce attraverso il progetto delle Visite Donate, della Fondazione Umberto Veronesi, con la promozione della ricerca scientifica e della prevenzione dei tumori femminili, e collabora con la Comunità di San Patrignano, contribuendo a progetti dedicati al recupero e al reinserimento sociale delle persone ospiti della comunità, tra i quali il programma Adotta un educatore.

Arina Nikolskaya : «Il bar non è globale. Fa solo finta»

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Arina Nikolskaya è una professionista attiva a livello internazionale nel settore bar e dell’ospitalità. È Academy Chair dei World’s 50 Best Bars per Europa orientale, Asia centrale e Paesi baltici, ruolo attraverso il quale coordina e supervisiona il processo di voto per queste aree. Da oltre dieci anni è coinvolta nell’organizzazione di eventi e progetti legati alla mixology, tra cui il Moscow Bar Show. È fondatrice di SHIFT Project, iniziativa dedicata alla connessione e allo sviluppo di scene emergenti, con particolare attenzione ai Paesi dell’Europa dell’Est e dell’Asia centrale. Nel corso della sua carriera è stata inclusa tra le personalità più influenti del settore bar a livello globale.

 

Si tende a identificare il bar come un fenomeno globale. Quanto del nostro mondo è in realtà legato a una narrazione tutta occidentale?
Il primo istinto sarebbe di dire che, sì, la narrativa è perlopiù dominata da una visione occidentale, intendendo con questo termine americano-europeista. Il cocktail bar è un concetto americano, che è stato poi esportato in primis in Europa. Se poi però osserviamo meglio, vediamo che in questo momento l'Asia sta giocando un ruolo molto importante a livello globale. È uno di quei casi in cui un oggetto culturale tipicamente occidentale viene fatto proprio in Oriente, e molto spesso... migliorato. Un fenomeno che generalmente succede solo in questo senso, e non al contrario: nel nostro settore, gli occidentali non sono mai riusciti veramente a importare qualcosa di orientale e renderlo tecnicamente o qualitativamente migliore.

Il bar oggi è inclusivo?
“Inclusività”; una parola che appartiene perlopiù alla narrativa occidentale. Io stessa, che negli anni sono stata riconosciuta come una figura femminile importante per la nostra comunità, considero il fatto che il mio genere debba essere specificato, una forzatura superflua. Nel lato del mondo da cui provengo – Est Europa/ex Paesi Urss – non facciamo queste genere di distinzioni: sei una figura rilevante a prescindere dal fatto che tu sia maschio o femmina. Si tende a credere che le donne in posizione di potere siano poche, ma non è così. Non dico che sia sbagliato sottolineare il genere, ma che fa parte di una narrativa di tipo Occidentale.

«Essere in cima alle classifiche non significa essere la serie A mentre tutti gli altri sono serie minori. Significa giocare bene a quel gioco lì»

Lavori molto per connettere scene “periferiche” a quella globale. C'è il rischio che, una volta entrati nel sistema, queste perdano la propria identità?
“Perdere” non è la parola giusta, direi piuttosto “modulare”. Siamo molto diversi in giro per il mondo, e in qualche modo il sistema ci incentiva a parlare un unico linguaggio, per semplificare le connessioni. Un esempio su tutti? Il senso dell'umorismo. Ogni area geografica ha il suo. Non scherziamo tutti allo stesso modo, e ci sono battute che in alcuni casi semplicemente non puoi fare... perché o non farebbero ridere o addirittura verrebbero considerate offensive. In Est Europa c'è un senso dell'umorismo molto tagliente, che in qualche modo va “diluito” quando ci si approccia ad altre culture.

Qual è una cosa che i bartender faticano a capire di come funzionano effettivamente le classifiche internazionali?
Che puoi entrarci semplicemente essendo un buon essere umano che fa bene il suo lavoro. Molto spesso, quando un barman esce dalla sua regione e visita qualche “best bar” all'estero, i commenti che sento, in gran parte dei casi, sono negativi. Del tipo “mi aspettavo meglio / alla fine non è niente di che...”, ma quello che non è chiaro a tutti è che i ranking internazionali non si basano solo su quanto uno è bravo o meno: certo, devi essere un bar eccellente. Ma devi anche soddisfare certe caratteristiche che queste classifiche richiedono, implicitamente o meno. Devi decidere di competere in un certo sport. Non c'è solo uno sport nel mondo del bar, è questo quello che a volte non viene capito. Attenzione, parlo di sport, non di campionato. Essere in cima alle classifiche non significa essere la serie A mentre tutti gli altri sono serie minori. Significa giocare bene a quel gioco lì.

«Voi italiani siete l'esempio di come fare e non fare allo stesso tempo. una comunità forte a livello internazionale, ma internamente molto divisa»

Se dovessi dare un consiglio sincero a un barman che vive in un Paese “fuori dai radar”, qual è la prima cosa che dovrebbe fare per farsi notare?
Connettiti alla tua comunità locale. Se questa comunità è ancora debole, allora sii te stesso il leader. Vedo che molto spesso ci si aspetta che “qualcuno lo faccia”. A volte accade, altre volte semplicemente devi essere tu quel qualcuno. Quando la tua regione è fuori dai radar, molti spendono tante energie per far entrare il proprio bar in uno stage più grande, e dispergono risorse ed energie in maniera inefficiente, portando raramente un risultato a casa. Se hai un bellissimo cocktail bar ad Almaty, in questo momento hai un bellissimo cocktail bar in un posto che tutti stanno cercando su Google perché non sanno nemmeno dove sia. Per poter arrivare a parlare di Almaty, con SHIFT project, abbiamo prima fatto conoscere la Regione (Asia Centrale), poi il Paese (Kazakhstan) e infine siamo riusciti a raggiungere la città (Almaty) e i suoi bar. Molto spesso i bar competono con il proprio vicino, e questo non li porterà mai a niente.

Gli italiani come li vedi in questo?
Ecco, qui ti volevo. Gli italiani sono un esempio incredibile di come fare e non fare allo stesso tempo. A livello internazionale, sono perfetti. In una stanza con 100 persone, se due italiani si incontrano, sono immediatamente fratelli, e danno questa immagine di unità a tutti. A livello interno però, siete l'esatto opposto. Vedete il mondo del bar come un campionato di calcio in cui tifare per uno o per l'altro. Ci sono quelli che indossano la maglia de L'Antiquario e quelli che “Napoli non è nemmeno Italia per me”, ci sono i romani e i milanesi, i fiorentini “che parlano il vero italiano” e così via. È incredibile vedere come a livello internazionale rappresentiate una comunità così forte, mentre internamente siate così divisi.

Arina Nikolskaya
Arina Nikolskaya è Academy Chair dei World’s 50 Best Bars per Europa orientale, Asia centrale e Paesi baltici

«Tutto quello che mette al centro la tecnica prima del gusto, ci abbandonerà presto»

C'è un trend attuale nel mondo del bar che pensi che se ne andrà senza lasciare quasi nulla alle sue spalle?
Penso che tutto ciò che mette al centro la tecnica prima del gusto, ci abbandonerà presto. Quando apri un menu dei cocktail che sembra un menu food, allora le cose non funzionano. Seriamente; a nessuno interessa una carbonara o un'anatra alla pechinese in versione liquida. Gli esercizi di stile devono essere finalizzati a un risultato finale prima di tutto gustativo. Il mio consiglio spassionato è: se non è qualcosa che davvero ti appassiona e interessa, non ti far coinvolgere dalla tendenza del momento. Ti ricordi nel 2014 quando la gente si era fissata a fare i cocktail con il tè? Non mi ricordo quale brand ha persino trovato un giapponese che era un'artista della miscelazione con il tè, e l'ha portato a giro per il mondo a far conoscere la sua arte. E tutti erano lì a fare dei drink tremendi a base di tè, quando in realtà era evidente che non interessavano nemmeno a chi li faceva, e per questo non hanno minimamente attecchito con il pubblico. Io sono sicura che quel giapponese, che ora avrà cento anni, sia ancora lì a fare buonissimi cocktail a base di tè, ma perché la sua era una passione che ha trasformato in qualcosa di unico. L'esatto opposto di quello che è un trend.

Invece, c'è qualcosa che al momento stiamo sottostimando e che diventerà essenziale negli anni a venire?
Ne parliamo sempre, ma lo sottostimiamo non solo oggi, ma da sempre. L'infrastruttura umana. Lo sviluppare un team di bar che possa fare bene il lavoro dell'hospitality. Spesso si pensa che un bar ruoti intorno al concept e ai cocktail. Ma l'ospitalità diventa di valore solo quando si percepisce che lo staff sa cosa deve fare e come lo deve fare, lo fa bene ed è visibilmente contento di quello che fa. Un bar che investe nell'infrastruttura umana è necessariamente portato al successo.

Dopo anni che osservi il mondo del bar da una prospettiva ampia, cosa ti ha deluso di più nel nostro settore?
La distanza tra il linguaggio dell'ospitalità e il comportamento della industry. Utilizziamo costantemente termini come “care” o “community” ma spesso vedo che la direzione è al contrario.

«l'industria dell'ospitalità è una delle poche in cui possiamo ancora essere contenti di far parte dell'umanità»

Cos'è che ancora ti fa credere che il nostro sia un settore in cui investire tempo ed energie?
Nonostante tutto quanto detto sopra, penso che la nostra industry sia comunque una delle poche in cui una piccola azione fatta da un'individuo, possa migliorare in positivo la vita di un altro individuo. Quindi per questo vale la pena lavorare. Se non sei una rockstar, un grande giornalista e scrittore ecc... in quale altro modo puoi interagire con tante persone e cambiare positivamente la loro vita? Ho realizzato che l'industria dell'ospitalità è una delle poche in cui possiamo ancora essere contenti di far parte dell'umanità. It's all about the people.

Se dovessi descrivere la industry globale a qualcuno che non ne sa nulla, la descriveresti più come una “comunità” o come un “sistema”?
Penso che l'esempio più calzante sia quello di un grande campus universitario all'americana. Da un lato è un ecosistema definito, che ha in comune il fatto che tutti siano lì per lo stesso motivo. Dall'altro ci sono le micro o macro comunità: c'è il club dei lettori e la confraternita di quelli ricchi e fighetti. Ci sono gli sfavoriti che spesso rimangono tali, ma talvolta emergono. Ci sono i professori apprezzati da tutti e quelli che non si sa come mai hanno la cattedra. Penso sia questo l'esempio più calzante.

C'è qualcosa che la industry continua a professare, che semplicemente non è vera?
Che siamo una comunità globale. Ci sono una ristrettissima cerchia di persone che possono considerarsi parte di una comunità globale. Tutti gli altri sono in realtà dei “mercati” in cui le grandi aziende si danno battaglia per avere rubarsi a vicenda quote di mercato.

The Vero Bartender 2026: un brindisi agli anni Sessanta

The Vero bartender 2026 Lalita D’Alessandro_vincitrice Finale Italia
Lalita D’Alessandro, vincitrice della finale italiana di The Vero Bartender 2026
Lalita D'Alessandro, dell'Inn Ale Cafè di Alessandria, si aggiudica la finale italiana del contest di Amaro Montenegro. A maggio volerà a Bologna per la Global Final, dove affronterà i campioni nazionali di altri sette Paesi

In una tiepida sera di inizio primavera a Milano, otto tra i migliori bartender d’Italia si sono riuniti da Sali, al Radisson Collection Hotel Santa Sofia Milano, per contendersi un posto sul palcoscenico mondiale. L’occasione era la finale italiana di The Vero Bartender, il concorso annuale di Amaro Montenegro. Giunto alla sua nona edizione, il tema di quest’anno era dedicato al decennio che, più di ogni altro, ha contribuito a plasmare la moderna cultura del cocktail: gli anni Sessanta.

Lalita D’Alessandro, 30 anni, head bartender dell’Inn Ale Cafè di Alessandria, si è aggiudicata il primo premio. Il suo cocktail, Ghiacciato al Sole, ha superato una concorrenza agguerrita composta da Giuseppe Vorzillo (Ritorno al Bar, Acerra), Dario Guida (Maison Toledo, Pozzuoli), Nicola Pini (The St. Regis Venice), Francesco Acamporo (Chic Mama Positano), Antonino Parrinello (Volare Bologna), Emanuele Speranza (Orient Express La Minerva Hotel, Roma) e Javier Riascos (Sentaku Bologna), conquistando così un posto alla Global Final di Bologna il 27 maggio.

The Vero Bartender 2026 _Gli 8 finalisti
I finalisti italiani dell'edizione 2026 del concorso

Di origini italo-thailandesi, D’Alessandro ha costruito il suo drink vincente attorno a una narrazione giocosa ambientata negli anni Sessanta, con protagonista “Loretta”, una bartender visionaria sull’isola di Capri nel 1963, intenta a sperimentare con un frullatore cromato nel pieno del boom economico italiano. Il cocktail, servito in una flute da champagne, combina Amaro Montenegro con un’infusione di zest di limone di Capri, succo fresco e una dolcezza calibrata. Una creazione elegante, semplice e al tempo stesso sorprendente, che ha conquistato giuria, addetti ai lavori e giornalisti.

La finale italiana è stata valutata da una giuria di esperti composta da Rudi Carraro, global brand ambassador di Amaro Montenegro; Fabio Bacchi di BarTales Magazine; e Alice Musso, campionessa italiana in carica di The Vero Bartender (leggiAlice Musso vince la finale italiana di The Vero Bartender 2025). Musso aveva vinto l’edizione precedente con Cronosphere, un drink a bassa gradazione alcolica e dallo sguardo futuristico, costruito su ingredienti immaginati come locali tra 140 anni: un netto contrasto con l’approccio nostalgico di quest’anno.

La competizione

Lanciato nel 2016, The Vero Bartender nasce come una ricerca di talenti a livello italiano incentrata su un unico prodotto iconico: Amaro Montenegro, il celebre liquore alle erbe prodotto a Bologna dal 1885 con una miscela segreta di 40 botaniche. In nove edizioni, il concorso si è trasformato in un evento di respiro internazionale, attirando bartender da Europa, Nord America, Asia e oltre.

Ogni edizione si fonda su un tema culturale specifico, spingendo i partecipanti ad andare oltre la semplice miscelazione per costruire una vera e propria narrazione. Il tutto nel rispetto di vincoli precisi: un cocktail originale, almeno 3 cl di Amaro Montenegro e un massimo di cinque ingredienti. Tutto il resto - bicchiere, nome, garnish e storytelling - è lasciato alla libertà creativa del bartender.

Il tema 2026 ha offerto spunti particolarmente ricchi. Gli anni Sessanta sono stati un decennio di straordinaria densità culturale: dalla cultura hippie alla Dolce Vita romana, dalla corsa allo spazio ai Beatles. L’edizione italiana ha registrato circa 200 iscritti, selezionati attraverso valutazioni delle ricette, audizioni regionali e giudizi della giuria fino agli otto finalisti. Un gruppo eterogeneo, proveniente da tutta Italia - da Venezia a Roma, da Bologna alla costa campana - ognuno con una personale interpretazione del decennio.

La Global Final

Lalita D’Alessandro volerà ora a Bologna questo maggio, dove sfiderà altri sette campioni nazionali provenienti da Australia, Canada, Cina, Grecia, Balcani, Regno Unito, Spagna e Stati Uniti: un’élite selezionata tra circa 1.000 partecipanti a livello globale.

Il format va ben oltre una singola serata di gara. La Global Final è strutturata come una residenza immersiva di una settimana, con sessioni formative, esperienze di brand ed eventi esclusivi insieme ad alcuni dei protagonisti della scena internazionale. Il vincitore assoluto otterrà un anno di grande visibilità professionale - tra fiere di settore, masterclass e attivazioni - oltre a un premio del valore di 6.000 euro.

Per Lalita D’Alessandro, però, il compito è chiaro: portare “Loretta” sul palcoscenico mondiale e verificare come un cocktail nato da un’estate caprese d’altri tempi possa confrontarsi con il meglio della scena internazionale.

Ha condiviso così le sue sensazioni con Bargiornale dopo la vittoria nella finale italiana:
«Quando ho saputo di essere l’unica ragazza su 16 semifinalisti ero elettrizzata e allo stesso tempo spaventata. Quando poi sono passata alla finale italiana, per il secondo anno consecutivo, volevo portarmela a casa a tutti i costi. È una vittoria che sognavo e ora è il momento di fare ancora meglio!».

La ricetta vincitrice

Ghiacciato al Sole di Lalita D’Alessandro


Ingredienti:
5 cl Amaro Montenegro infuso con limoni di Capri, 5 cl succo d’arancia freso, 2 cl succo di limone fresco, 1 cl sciroppo di zucchero
Preparazione:
blended
Guarnizione:
scorza di arancia e timo limone
Bicchiere:
flûte

Da Gokrì al pistacchio Dubai style, le novità Techfood per innovare l‘offerta food

techfood Gokrì
Dal sistema Gokrì per la preparazione di originali sfiziosità dolci e salate all'ampliamento delle linee a marchio Pausa e Squeezita con un occhio all'inclusività e al benessere. Le ultime soluzioni lanciate dall'azienda per arricchire la proposta e intercettare i nuovi trend

Il sistema Gokrì per la preparazione di gustose sfiziosità dolci e salate, l’ampliamento della gamma di granite e di bevande in capsula a marchio Pausa e di farciture Squeezita. Sono diverse le novità lanciate da Techfood per consentire ai gestori di ampliare e diversificare la loro offerta food e di bevande per conquistare e fidelizzare nuove fette di clientela.

Cominciamo con Gokrì, un nuovo sistema ideato per dare vita a un prodotto dalla forma originale e di grande croccantezza, Grokì appunto, ispirato alle tradizioni regionali italiane, più nello specifico ai gofri piemontesi e alle ferratelle abruzzesi, reinterpretate in chiave contemporanea.

Al centro della nuova soluzione l’omonimo sistema di cottura, solido e robusto, grazie alla struttura in acciaio inox, e dal design smart e compatto (dimensioni che ne permettono il facile posizionamento in qualsiasi locale. Il tutto senza bisogno di cappa di aspirazione, in quanto le piastre di cottura sono in Teflon longlife antiaderenti, autopulenti e antifumo, e, oltre a non rilasciare fumi e odori, ne rendono molto semplice e veloce anche la pulizia. Dotato di timer acustico e visivo, il sistema permette di creare la base croccante di forma circolare in soli 40 secondi: basta versare tra le due piastre il semilavorato Techfood, fornito in busta da 500 g, unito ad acqua. A questo punto, occorre solo completare con gli ingredienti che si preferisce, dando massimo sfogo alla fantasia e alla creatività, sfruttando anche la possibilità di piegare la base in due per ottenere un effetto simile a una piadina o a un taco oppure di tagliarla in spicchi per ottenere delle piccole cialde o in altre forme.

In questo modo è possibile dare vita in tempi molto rapidi a originali menù Gokrì dolci e salati per ogni momento della giornata, dalla colazione al pranzo, dall’aperitivo alla cena. Per esempio, si può completare la base con crema alla nocciola, fragole fresche, panna montata e cacao in polvere per creare un dessert a tutto gusto. Oppure, passando al salato, farcire con prosciutto crudo, pomodoro, mozzarella, basilico e glassa di aceto balsamico per una classica proposta da pranzo, o con pomodoro, cetrioli, olive nere, feta, cipolla e origano per una proposta vegetariana, o, per chi vuole spingere su ricette proteiche, farcire con uova sode a fette, avocado, pepe nero, radicchio e noci.

Le novità a marchio Pausa

La rassegna di novità Techfood prosegue con i nuovi gusti di granite a marchio Pausa. Sei le nuove referenze: menta, lime, fragola, melone, mango e pesca. Caratterizzate da un’alta percentuale di frutta, pari al 65%, sono proposte in bottiglia da 1 l e si preparano nel granitore, unendo al contenuto della bottiglia 5 l di acqua, oppure, per una preparazione espressa monodose, versando 50 ml di prodotto nel blender insieme ad acqua e ghiaccio.

Altra novità a marchio Pausa è il semilavorato per crêpes senza glutine (formato 500 g), da preparare con la machina Rondò 30, sviluppato per aiutare i locali a rispondere alle esigenze dei clienti affetti da celiachia o intolleranti al glutine. Sempre in un’ottica di inclusività con un occhio al tema benessere, la linea di bevande calde in capsula, compatibili con l’erogatore Ginny 4.0 Caps che include ginseng, caffè, tè, tisane e infusi, è stata arricchita con la referenza Ginseng Zero, senza zuccheri e lattosio.

Infine, la linea di farciture è disponibile anche in cheerpack con dispenser, in formato da 1,5 kg, una soluzione studiata per garantire all’operatore praticità e meno sprechi. Cinque le referenze che compongono la gamma, tutte realizzate rigorosamente senza glutine, senza omg e olio di palma: albicocca, frutti di bosco, crema pasticcera, nocciola e pistacchio.

Un nuovo gusto per le farciture Squeezita

E sempre a proposito di farciture, la gamma a marchio Squeezita si è arricchita del nuovo gusto Pistacchio Dubai Style, che abbina la crema spalmabile con alta percentuale di pistacchio (30%) al tocco crunchy della pasta kataifi. Con il nuovo arrivato, la gamma pensata per farcire al momento croissant, dolci o arricchire caffè e gelati conta ora in totale 14 referenze (formato da 2 kg), tra creme, marmellate e confetture, spaziando dai classici intramontabili (cioccolato fondente, cioccolato bianco, pistacchio, gran crema, gran nocciola, miele) alla frutta (albicocca, frutti di bosco, amarena, arancia) ai gusti più ricercati (cioccolato bianco con nocciole, caramello salato, cocco).

Mixology Experience 2026: la fiera del beverage punta sulla dimensione globale

Mixology Experience 2025
Per la quinta edizione della manifestazione dedicata alla mixology, a Fiera Milano Rho dall’11 al 14 maggio, un programma di Business Match potenziato per gli oltre 500 marchi attesi

Tutto pronto per la quinta edizione di Mixology Experience, la fiera dedicata al mondo del beverage professionale, che torna a Milano dall’11 al 14 maggio 2026 nel padiglione 6 di Rho-Fiera, al fianco di TuttoFood. Il progetto beverage di Bartender.it si conferma come piattaforma strategica di incontro tra aziende, buyer, professionisti del settore e operatori horeca e accelera quest'anno sul business internazionale. Lo fa con un programma di Business Match potenziato, in grado di mettere in relazione le aziende espositrici con i category manager dei principali gruppi di acquisto mondiali, con le piattaforme distributive nazionali e internazionali, gli importatori specializzati, i buyer attivi nelle principali capitali del beverage. Sono attese delegazioni da Europa, Nord America, Medio Oriente e Asia, confermando Milano come crocevia internazionale per il settore della mixology.
Oltre 500 i marchi coinvolti, con numerose new entry internazionali e un forte presidio dei brand emergenti, fra aziende di spirits e liquori, produttori di soft drink premium e analcolici evoluti, aziende di distillazione artigianale, ma anche birre, sparkling wine e bevande in generale, distributori e piattaforme tech dedicate al beverage, aziende del bar equipment e soluzioni per l’ospitalità.

Un percorso iniziato con l'edizione 2025, la prima all’interno di TuttoFood Milano, una partnership nata per offrire ai visitatori un’esperienza completa e integrata, che mette insieme eccellenze beverage e food. Una formula di successo, premiata dagli operatori dei due settori, come testimoniano i numeri della scorsa edizione, che ha registrato oltre 95.000 visitatori e 3.000 buyer. «Aspiravamo da anni a contribuire alla creazione di una vera opportunità di business internazionale per il mondo del beverage», commenta l’ideatore e organizzatore di Mixology Experience, Luca Pirola.
Una quattro giorni che ottimizza tutte le esigenze commerciali, di export e di vendite delle aziende beverage e dei loro brand. «Il programma di Business Match del 2026 - continua Pirola - permetterà alle aziende di incontrare i più grandi category manager dei gruppi di acquisto mondiali, insieme alle piattaforme distributive italiane e internazionali. Senza dimenticare il pubblico dei professionisti: attiveremo un programma nel “Main Stage” e nel “Main Bar Arena” ricco di novità, contenuti ed esperienze da vivere, confermando Mixology Experience come il luogo in cui il settore cresce e si riconosce».
Non mancheranno, infatti, momenti di formazione e contenuti, con un palinsesto dedicato al beverage pairing e al dialogo tra cucina, mixology e ospitalità. E ancora: conferenze e talk internazionali con bartender, bar consultant e brand ambassador di rilievo mondiale; masterclass tecniche dedicate a spirits, cocktail contemporanei, analcolici evoluti e nuove tendenze di consumo; esperienze immersive pensate per coinvolgere il pubblico professionale lungo l’intera durata della manifestazione. Il cross-over tra food&beverage sarà valorizzato dal percorso espositivo, mostrando come la miscelazione moderna possa dialogare con la cucina d’autore, la ristorazione casual e i format di nuova generazione.

Le nuove partnership di Campari Academy per la formazione di eccellenza

Campari Academy Iain masterclass
L'Accademia di Campari amplia la sua offerta per la colunità dei bartender con nuove collaborazioni che coinvolgono alcune delle realtà più autorevoli della formazione di tutta Italia

Campari Academy rafforza ulteriormente la sua offerta di formazione di eccellenza per la comunità dei bartender. Lo fa con cinque nuove collaborazioni con alcune delle scuole e dei format più autorevoli del panorama italiano, distribuiti da Nord a Sud della Penisola. L'obiettivo è costruire una vera e propria rete della formazione, capace di mettere in dialogo scuole, formatori e professionisti attraverso contenuti validati e condivisi. Un progetto che guarda sia ai giovani che si affacciano alla professione sia ai professionisti che vogliono aggiornarsi e accrescere il loro bagaglio di competenze.

Le nuove collaborazioni

Tra i nomi coinvolti figurano realtà consolidate e voci autorevoli del settore. Samuele Ambrosi ospiterà nei suoi CloakStudios di Treviso un ciclo di masterclass e il modulo Generazione Aperitivo. Il format punta a stimolare la creatività partendo dalle tecniche di base, con l'idea che una proposta aperitivi efficace non debba essere complicata, ma differenziarsi dall'offerta standard rimanendo replicabile nella quotidianità del lavoro al bancone.

A Bologna entra in gioco Drink Factory con Formula Aperitivo, un modulo, curato da Federico Mastellari, interamente dedicato al rituale dell'aperitivo all'italiana, supportato dai contenuti della piattaforma drinking.me. L'approccio scelto è volutamente concreto: meno tecnicismi fini a sé stessi, soluzioni subito applicabili, più attenzione a drink che funzionano nel mercato reale, realizzati con i prodotti della bottiglieria quotidiana, con un occhio costante alla sostenibilità economica e al food cost. Perché il vero protagonista del bar, in questa visione, resta l'ospite e il bartender moderno deve saper rendere accessibile e comprensibile anche la miscelazione più ricercata.

Sul fronte della gestione, Arkana Consulting di Dom Carella si occuperà di menu engineering e amministrazione dell’attività a tutto tondo, mentre Percento LaB di Milano terrà il corso Ultimate Twist on Classic. Restano confermate le collaborazioni già avviate con il Jerry Thomas Educational di Roma, con il corso Bar Management fruibile sia nella capitale che a Milano, e con Fulvio Piccinino e il suo format Esperienza, dedicato a degustazioni e divulgazione per professionisti e appassionati.

Spinta anche sul digitale

In parallelo ai corsi in aula, Campari Academy investirà in un piano strutturato di contenuti digitali, andando incontro a una fetta sempre più ampia di professionisti che si aggiorna anche attraverso i social media, caratterizzati da rapidità e immediatezza. Strumenti che nella visione della piattaforma di formazione di Gruppo Campari rappresentano solo un punto di partenza: la frequentazione dei corsi, il confronto con i formatori e l’esperienza diretta acquisita sperimentando dietro al bancone restano fondamentali per fare un deciso salto di qualità.

Tutte le informazioni sui moduli e le iscrizioni ai vari corsi sono disponibili su campariacademy.it.

Birra Messina Note di Melograno, l’insolita lager alla conquista dell’aperitivo

Birra Messina Note di Melograno
Birra Messina Note di Melograno con bicchiere brandizzato
La nuova nata è una lager impreziosita da succo di melograno, dal colore rosso brillante e dal gusto equilibrato. Pensata per intercettare la voglia di sperimentare che, sottolinea uno studio di AstraRicerche, caratterizza il momento dell'aperitivo

Succo di melograno in una birra. Non è un esperimento da birrificio artigianale di tendenza, ma la nuova proposta di Birra Messina: si chiama Note di Melograno ed è l'ultima arrivata della famiglia, pensata esplicitamente per il momento dell'aperitivo.

Impreziosita da succo di melograno, la nuova nata è una lager con grado alcolico del 5% dal colore rosso brillante e luminoso che già a prima vista racconta qualcosa di diverso dal solito. Al palato, le note fruttate sono presenti, ma misurate, il finale è delicato ed elegante, non stucchevole, e lascia un retrogusto pulito e fresco. Con un grado di amarezza moderato, Birra Messina Note di Melograno si caratterizza per il perfetto equilibrio tra la componente birra e la nota aromatica del melograno, punto sul quale il prodotto gioca la sua carta principale: non una birra alla frutta in senso tradizionale, ma una lager con un carattere ben riconoscibile e una spinta in più.

In bottiglia da 33 cl, che richiama nella forma quella dell'iconica Cristalli di Sale, ma in versione trasparente, che ne valorizza il colore acceso, la nuova nata è ideale da servire da sola, la temperatura consigliata è di 3-5 °C, o in abbinamento agli stuzzichini tipici dell’aperitivo, ma si presta perfettamente a esperienze di consumo inedite per una birra: per esempio, servendola con ghiaccio e foglie di menta.

Aperitivo come esperienza identitaria

Il lancio di Note di Melograno arriva in un momento nel quale il rito dell'aperitivo si arricchisce di nuovi significati per i consumatori. Una ricerca condotta da AstraRicerche per Birra Messina, su oltre 1.000 connazionali tra i 18 e i 70 anni, che sono soliti fare l’aperitivo almeno 2-3 volte al mese, con un focus particolare sulle giovani generazioni, fotografa questa evoluzione con numeri interessante.

Il primo è che per quasi un giovane della Gen Z su tre scegliere cosa bere all'aperitivo è diventato un gesto identitario, un modo di raccontare qualcosa di sé. Il secondo è che la curiosità e la voglia di novità sono una leva decisiva per il 63% degli italiani, con Millennials e Gen Z in testa. La scoperta di ingredienti inattesi incide sulla scelta per il 41% del campione e l'aspetto visivo della bevanda conta per il 32%, confermando come oggi il piacere dell’aperitivo passi anche dagli occhi e dal racconto, oltre che dal gusto.

Il terzo è che se la dimensione sociale resta centrale, tra le nuove generazioni l’aperitivo si distingue sempre più per la qualità dell’offerta e la cura dell’esperienza complessiva. Per la Gen Z, infatti, la qualità di ciò che si beve e si mangia è un elemento chiave per il 44% degli intervistati, oltre 7 punti percentuali sopra la media nazionale, mentre il 23% attribuisce grande importanza alla cura dei dettagli, dall’estetica della presentazione fino alle modalità di servizio, a fronte del 17% della media nazionale.

La birra deve sorprendere

Quando si parla della birra da accompagnare all’aperitivo, a fare la differenza è soprattutto la distintività del prodotto, il fattore più rilevante per il 55% degli intervistati, seguito da gusto, che deve essere originale ma equilibrato (36%) e facilità di bevuta (25%). Tra i più giovani, emerge inoltre una particolare attenzione verso caratteristiche in linea con uno stile di vita sano ed equilibrato (22%), insieme a elementi capaci di sorprendere, come il colore particolare della birra (18%) o la presenza di un ingrediente speciale (15%).

Infine, oltre il 60% del campione dichiara di aver già provato birre diverse dal solito, incluse quelle aromatizzate o arricchite da ingredienti speciali. E quando un prodotto convince, la fidelizzazione è concreta: più di un italiano su tre lo sceglierebbe di nuovo, un quarto arriverebbe a consigliarlo agli amici. Una platea già pronta, insomma. Birra Messina Note di Melograno prova a intercettarla con un prodotto che punta su sorpresa visiva e gusto sorprendente e accessibile: tre ingredienti che fanno la differenza sul fronte aperitivo.

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