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I surgelati piacciono sempre di più ai locali e ai consumatori

Frozen potato wedges on a cutting board. Recipe for French Fries. White background. Top view
Qualità, praticità, convenienza e zero sprechi: i motivi che rendono i surgelati sempre più amati dai locali e dai consumatori, come dicono i dati del report annuale sui consumi di IIas relativi al 2021, che registrano una crescita del 5% trainata dal boom del fuoricasa

I prodotti surgelati sono sempre più nel cuore degli italiani. A dirlo il nuovo Rapporto Annuale sui Consumi dei prodotti surgelati di Iias, (Istituto italiano alimenti surgelati), che ha fotografato l’andamento del settore in Italia nel 2021.

Un anno di numeri importanti per il comparto, che ha registrato una crescita di oltre il 5% sul 2020, per un consumo complessivo che ha superato le 940.000 tonnellate, attestandosi per l’esattezza a quota 941.561.

Il boom del fuoricasa

Da record il consumo pro-capite, salito a 16 kg, contro i 15,2 kg del 2020. A questa crescita, se un contributo rilevante è arrivato dal retail, con le vendite aumentate dell’1,7% a volume, la spinta fondamentale è arrivata dal fuoricasa, che ha segnato un incremento del +19,6%, con i consumi arrivati sulle 240.000 tonnellate.

Una performance straordinaria, considerando che il 2021 è stato un altro anno particolarmente difficile per il canale che ha visto la prosecuzione delle misure restrittive durate per l’intero primo semestre, con i surgelati che sono dunque tornati a giocare un ruolo importante nell’offerta degli operatori. Un peso costantemente cresciuto nel corso degli ultimi anni, con la quota dei consumi di surgelati nel fuoricasa che prima dello scoppio della pandemia era arrivata a sfiorare il 40% del totale. Un trend interrotto nel 2020 dal Covid, con il pesante crollo dei consumi di ben il 37% a volume in un solo anno, e che ora sembra dunque pronto a ripartire, sebbene con volumi ampiamente inferiori a quelli pre-pandemici, ma con tutte le premesse di una crescita destinata a durare.

I motivi del successo

A lasciarlo sperare, e, insieme, a spiegare le ottime performance dello scorso anno, le tante e diverse qualità dei surgelati, che li fanno apprezzare sia dagli operatori di bar e ristoranti sia dai consumatori finali. Per quanto riguarda i primi, si comincia con la disponibilità 365 giorni all’anno dei prodotti, continuando con la porzionabilità, la varietà di proposte, la convenienza economica complessiva fino ad arrivare alla sicurezza igienica: qualità che fanno dei surgelati una soluzione completa per rispondere alle esigenze dei locali.

Ma sono graditi anche ai consumatori finali, se più di 9 italiani su 10, ha rilevato lo studio di Iias, li portano abitualmente sulle proprie tavole, apprezzandone la praticità, la sicurezza, la trasparenza delle informazioni in etichetta, le proprietà nutrizionali, analoghe a quelle dei prodotti freschi, oltre alla possibilità che offrono di variare spesso menu e la capacità di ridurre gli sprechi.

Il nodo dell’asterisco nei menu

Eppure, tornando alle performance del fuoricasa, si potrebbe fare molto meglio. Restano ancora dei nodi da sciogliere per permettere ai prodotti sottozero di assumere l’importanza che meritano per le loro qualità di gusto, varietà, salute, sicurezza e lotta allo spreco alimentare. Come l’asterisco sui menu, con il quale il ristoratore, a pena di sanzione, deve contrassegnare un piatto nel quale ci può essere la presenza di uno o più ingredienti surgelati o congelati. Un obbligo non previsto da nessuna legge, ma frutto di un orientamento della giurisprudenza italiana, che risulta ormai anacronistico e basato su un’idea di alimento surgelato ampiamente superata, in primo luogo dai consumatori. 7 italiani su 10, riporta infatti il report, quando leggono sul menu che un piatto ha uno o più ingredienti surgelati ritengono l’informazione ininfluente per la loro scelta (64%) o inutile (5%).

«I prodotti surgelati fanno ormai pienamente parte delle abitudini alimentari degli Italiani e non si capisce perché, nella ristorazione, sia necessario segnalare la presenza di un ingrediente/alimento sottozero, quasi ad indicare che ciò significhi una qualità inferiore rispetto a un alimento fresco - ha commentato sul punto Giorgio Donegani, presidente Iias, in una nta che accompagna il report -. E invece, oggi i surgelati sono buoni, nutrienti e sicuri quanto e a volte più di qualsiasi altro tipo di alimento, grazie a un processo produttivo tecnologicamente all’avanguardia, che fa raggiungere rapidamente alla materia prima fresca la temperatura di -18 °C e mantiene in questo modo al meglio le sue qualità organolettiche e nutrizionali».

Cristian Marasco: «Tre lieviti per la mia bakery naturale»

Cristian Marasco
Marasco ha deciso di allargare i confini produttivi e sconfinare dalla pizza al pane, creando GranAria, laboratorio di panificazione e pdv a Merate

LECCO. Cristian Marasco, 44 anni, maneggia farine e lieviti fin da quando aveva 7 anni, nel ristorante-pizzeria dei genitori, quella Grotta Azzurra fondata 40 anni fa a Merate e che ora è gestita da Cristian - mentre i fratelli hanno replicato il locale anche a Garlate (Lc) e Bonate Sopra (Bg). Oggi Marasco ha deciso di allargare i confini produttivi e sconfinare dalla pizza al pane, creando GranAria, laboratorio di panificazione e pdv, sempre a Merate.

Lunga durata e sapore spiccato per il pane prodotto con farine poco raffinate

I pilastri su cui fondare GranAria sono lente lievitazioni, lievitazioni naturali e utilizzo di farine poco raffinate o macinate a pietra, per ottenere un pane di lunga durata e sapore spiccato. E se la farina utilizzata è fondamentale (fra cui Petra tipo 1 e 2), grande importanza hanno anche i lieviti usati da Marasco, di 3 ceppi differenti. Il primo è lievito madre in corda (detto “metodo lombardo”) che ha 20 anni e che Marasco utilizza per le pizze, come l’iconica “96 ore” (con riferimento alla durata della lievitazione). Il secondo è il lievito madre solido in acqua, che Marasco alleva dal 2018, quando ha iniziato a fare i primi panettoni. Il terzo è il licoli, il lievito liquido, ideale per la panificazione, nato nel 2021 con il progetto di GranAria.

La proposta di GranAria

Il panificio, con laboratorio a vista, è situato in una zona residenziale e vicino a una grande scuola; a poche settimane dall’apertura i risultati sono incoraggianti. «Per ora - dice Marasco - ci attestiamo attorno alle tre infornate al giorno di pane, oltre a quelle di pizze e focacce». Passi graduali, ma l’obiettivo è arrivare a fornire pane e affini caldi di forno, tutto il giorno. Anche nei formati si procede per gradi. Per ora la proposta si articola su 5 tipologie di pagnotta o filone: due classiche (pane bianco “Campagnolo” e di grano duro “Pugliese”); un integrale (100% farina integrale macinata a pietra), uno con farina evolutiva bio siciliana (un progetto che Marasco segue da 4 anni. «E ogni anno si hanno gusti e aromi differenti», dice). Infine il pane bio Agrario, in stile nordico, da 300/500 g (prezzi da 6 a 10 euro/kg). A questa produzione si aggiunge quella di focaccia (dai 14 euro/kg di quella liscia ai 20 di quella farcita) e ancora pane per hamburger, taralli, friselle, pan brioche e grissini, frollini di vario tipo. Una proposta di punta è poi la pizza al taglio alla romana, interpretata con gli stessi topping di successo della Grotta Azzurra: la pizza rossa è, ad esempio, la best-seller “Marinara ai 4 pomodori”. Inoltre ogni settimana si aggiungerà una proposta di pane farcito secondo mercato e stagione: sarà la clientela a decretare ciò che resterà in produzione.

Scelte attente sia negli arredi che nel packaging

Semplice negli arredi, che giocano su elementi materici come legno e ferro, da GranAria si percepisce una grande cura anche nei particolari, come la divisa delle commesse, completata da un cappellino di paglia in stile contadino, fino ad arrivare alla confezione del pane. «Non usiamo il solito sacchetto di carta - spiega Marasco - ma una particolare carta trasparente che conserva il pane più a lungo. Certo, serve un po’ più di tempo per confezionare una pagnottella, ma è molto più elegante e funzionale. E i clienti se lo ricordano».

L'intervista a Cristian Marasco

Come sei arrivato alla decisione di aprire la tua bakery? È colpa del panettone: ho cominciato a produrlo nel 2018 nel precedente laboratorio sotto la nostra pizzeria e i clienti me lo chiedevano sempre di più. Così durante il lockdown ho deciso di mettere a frutto la mia esperienza nei lievitati nel mondo del panificato, creando uno spazio più idoneo e specializzato. Quella del pane è un tipo di produzione affine, anche se con esigenze e logiche diverse dalla pizzeria. Per me GranAria è però qualcosa in più di un punto vendita: è un laboratorio con l’idea di essere un centro sperimentale, dove la proposta si amplierà costantemente. Ci sono sinergie con le pizzerie di famiglia? Parte della produzione è riservata ai nostri tre ristoranti, per esempio i taralli. Comunque GranAria è un normale panificio con vendita da asporto, non abbiamo tavoli, anche se esiste in futuro la possibilità di creare un piccolo dehors. Abbiamo anche un e-commerce dedicato alla vendita dei nostri prodotti. Quali obiettivi ti sei dato? L’idea è di arrivare al massimo a 100/150 kg di pane al giorno, dato che non abbiamo una capacità produttiva che possa andare oltre, anche per i tempi tecnici, visto che le nostre pagnotte chiedono 3 giorni di lavorazione. E poiché ci tengo a far sentire il sapore dei particolari tipi di grano che ho scelto, utilizziamo solo il 2% di sale nell’impasto, scelta utile anche per ragioni salutistiche.

Scutellà: tecnologie su misura nel nome del croccante

Polsonetti in rame accanto a forni rotanti e confezionatrici automatiche. Così Scutellà sta al passo con i tempi

REGGIO CALABRIA. «Siamo pasticcieri da 3 generazioni, la nostra prima licenza è del 1927, mio nonno ha iniziato a infornare biscotti e pasticcini alle mandorle in un forno in pietra». Così Rocco Scutellà, che racconta con orgoglio la sua impresa di famiglia, un laboratorio artigianale e un prodotto di punta: il croccante di pura mandorla. Poi ci sono i torroni e torroncini, la parte di lievitati e quella di pasticceria moderna, ma sono corollari di un teorema che si ripete ciclicamente anno dopo anno: “il tempo con dolcezza”, che è il payoff di questa antica pasticceria di Delianuova, in provincia di Reggio Calabria. Il tempo e l’amore sono la chiave di tutto, dice Scutellà. Perché certe lavorazioni vanno fatte al momento giusto, seguono le stagioni e i raccolti e hanno bisogno di tutta la pazienza necessaria per una lavorazione che punti alla perfezione. «Poi c’è la cura dei dettagli, l’igiene, l’organizzazione, il personale, l’accoglienza. La qualità e l’eccellenza devono essere a 360°». D’altra parte il croccante di pura mandorla è costituito di soli tre ingredienti - mandorle, zucchero e miele - e non possono non essere eccellenti.

Mandorle, miele e zucchero da scegliere con mano esperta

Comincia tutto dalle mandorle, con l’obiettivo di «acquistare il meglio che la natura ci offre in quel determinato periodo e in quel territorio». Seguendo la tradizione di famiglia, Scutellà va personalmente nelle piantagioni più volte l’anno, fin dalla fioritura. «Io andavo già da bambino ad Avola con mio padre, e ancora oggi vado personalmente in Sicilia per la prima fioritura già a febbraio e verso maggio/giugno in Puglia, dalle parti di Toritto». A seconda delle annate si prendono più mandorle da una parte o dall’altra. Dai primi di agosto a metà settembre avviene la raccolta delle mandorle e grazie alla fiducia instaurata negli anni con i produttori, Scutellà può contare, dice su «una pelatura perfetta, con dell’acqua pulita e un’asciugatura uniforme, per un calibro di 35/36». Ma perfezionismo non basta mai, visto che in laboratorio tutte le mandorle che arrivano vengono poi setacciate manualmente per eliminare qualsiasi impurità. Solo le mandorle perfette possono essere lavorate nel croccante di pura mandorla, quelle meno belle finiscono tritate in altre lavorazioni.

E ancora il miele, che arriva dalla piana di Gioia Tauro, dove ci sono per lo più aranceti. «Qui facciamo riferimento a un apicoltore locale che ci dà un miele d’arancio e fiori di zagara dalla profumazione incredibile». E infine lo zucchero, “quello per il croccante - dice Scutellà - cominciamo a sceglierlo subito dopo Pasqua. Alcuni diventano troppo scuri quando si sale con la temperatura, che arriva a 165°C; ce ne serve uno che restituisca un caramello medio, né biondo né scuro. Quando trovo l’optimum, compro un lotto che mi permetta di coprire tutta la produzione annuale».

Un forno per l'asciugatura delle mandorle, progettato ad hoc

Anni di esperienza hanno portato a un processo per la lavorazione della mandorla e del croccante del tutto personale e in buona parte manuale. Una volta selezionate, le mandorle vengono fatte asciugare in un apposito forno progettato dallo stesso pasticcere per la tostatura. «Tostatura in verità è un termine improprio, perché di norma è un processo che viene fatto a una temperatura dai 125 a 145°C e per un tempo dai 12 ai 20 minuti. La nostra è un po’ più lenta, a 60°C per tre giorni, in modo da privare la mandorla di tutta l’umidità in eccesso e ottenere un’asciugatura perfetta», spiega Scutellà. La motivazione è anche di stoccaggio: nel primo caso, l’umidità residua farebbe perdere la croccantezza alla mandorla nel giro di 15 giorni, al massimo un mese, in questo modo i tempi si allungano e riescono a coprire tutto il tempo della produzione, che inizia normalmente a fine settembre, per esser pronti per il periodo natalizio, momento clou per le vendite.

Polsonetti in rame battuto a mano per la produzione

E qui veniamo alla produzione vera e propria, che avviene con antichi polsonetti che il papà di Rocco si è fatto realizzare anni fa da un artigiano del rame di Pescia, in Toscana. «Ne abbiamo ancora in scorta qualche dozzina, un vero e proprio patrimonio. Lo ricordo quando ci andavo da bambino e lo vedevo battere il rame a mano. Era un artigiano di almeno 80 anni e la sua maestria mi affascinava». La torroniera c’è, ma nella pasticceria Scutellà si usa solo per torroni e torroncini più moderni. L’unica innovazione che, nonostante le proteste del padre, il pasticciere calabrese si è concesso è stata la macchina per incartare croccanti e torroni. Ne ha due, che hanno consentito di aumentare la produzione. «Prima facevamo anche questo a mano, ma era un limite produttivo importante. Adesso abbiamo due macchine: una incarta pezzature tradizionali da 11x2,5 cm, l’altra è per le mignon da 25 g, che si sono imposte perché più eleganti da offrire».

Lievitati da colazione, colombe e panettoni

Sempre rimanendo in tema di dolci delle feste, alla produzione dei torroni, da una decina d’anni si è affiancata la parte dei lievitati di Natale e Pasqua. «Abbiamo un lievito naturale che ha più di 100 anni e che curo personalmente da 15 anni. Per me è come un’atleta, che si deve allenare seriamente tutti i giorni, così può ottenere risultati eccellenti quando serve», racconta Scutellà. La linea dei lievitati da colazione, fra i quali spicca il la sua versione di maritozzo, consente questo allenamento quotidiano al lievito madre, che poi fa il suo super lavoro nei periodi pre-festivi. Materie prime eccellenti e lavorazione artigianale, con una dedica alla sua terra, perché se a Natale si fa il Panbergamotto, a Pasqua vola la Calabrisella, sempre caratterizzata dagli aromi di agrumi di Calabria. «Ho sostituito una parte del burro con olio al bergamotto per profumare l’impasto. È stato un lungo lavoro di ricerca per ottenere una profumazione fresca ed equilibrata. Poi ci sono i canditi naturali fatti da noi. E alla fine è un prodotto che vendiamo più a Milano che sul territorio».

L'intervista a Rocco Scutellà

Il croccante di pura mandorla è un affare di famiglia.

Vero. Ha iniziato mio nonno novant’anni fa, poi l’attività è stata ampliata da mio padre, che è stato sia a Messina che in Canada per 5 anni. Tornato ha ripreso l’attività di famiglia. Io ero il suo erede, ma prima di entrare nel laboratorio di famiglia mio padre a 18 anni mi ha mandato in un laboratorio a Messina per fare la vera e propria gavetta. È quella gavetta che mi ha fatto scoccare la scintilla e innamorare nel nostro lavoro.

Ci ha accennato a un ingrediente speciale... 

Sono due ingredienti fondamentali: l’amore e la passione. Fanno la differenza nelle ricette, anche se non sono scritti nelle ricette. L’amore può essere qualcosa di passeggero, ma se c’è veramente alimenta la passione e la passione alimenta l’amore. Due preparazioni identiche possono essere fatte da due persone, uno ci mette amore e l’altro solo il tempo: i risultati saranno diversi.

Ma cosa è cambiato negli anni? 

Soprattutto la clientela di riferimento. Siamo in un paesino di montagna di 2.600 abitanti e abbiamo lavorato in questi anni per aprirci al mondo esterno. Sono dieci anni che abbiamo lo shop online e in questo senso il Covid non ci ha presi alla sprovvista, anche se il numero degli ordini è esploso. Due anni fa abbiamo chiuso l’8 dicembre per eccesso di ordini, quest’anno il 15 dicembre.

Si potrebbe realizzare un piccolo museo? 

È un mio desiderio, dal polsonetto di rame che utilizzava mio padre alle attrezzature di mio nonno. Aveva anche una macchina che pelava la mandorla. Anticamente veniva fornita con la buccia, lui utilizzava l’acqua calda per pelare la mandorla e poi c’era un soffiatore che portava via le bucce. Una macchina rudimentale, che non puliva al 100%, quando si producevano pochi chili si poteva anche fare. A.T.

IN LABORATORIO

Cuocitore Rollermac_15 Plus

Per il croccante di pura mandorla non se ne parla: solo polsonetto di rame vecchio stile. Ma per la linea di torroni e torroncini Scutellà ha ceduto alla comodità di un cuocitore professionale di nuova generazione. Costruita interamente in acciaio inox, grazie ad un sistema brevettato di moto dal basso, semplifica le attività dell’operatore che deve solo impostare la temperatura desiderata. A fine lavorazione la spatola di miscelazione si può estrarre dalla vasca facilitando così lo scarico manuale del prodotto.

Wiki Flowpack

Non è stato facile convincere il papà di Rocco Scutellà che la confezionatrice sarebbe stata una svolta nella produzione. Per lui tutto doveva essere manuale, compreso il packaging. I vantaggi nella velocizzazione della produzione l’hanno tuttavia fatto ricredere e alla fine di confezionatrici ne sono entrate ben due in laboratorio. La prima gestisce le pezzature tradizionali, da 11x2,5cm, l’altra è per incartare le mignon da 25g, che si sono imposte perché più eleganti da offrire. Ha un pannello touch screen e un sistema di centratura, che consente di lavorare, come nel caso dei torroni Scutellà, con film a grafica personalizzata.

Forno Rotativo Roto Avant Polin

Roto Avant, è un forno rotativo dalla grande flessibilità produttiva e garantisce la massima efficienza energetica. Un prodotto del genere nel laboratorio di Scutellà serve soprattutto per tutta la parte di produzione che riguarda i lievitati, sia quelli di tutti i giorni, ma ancora di più quelli delle feste, come panettoni e colombe. Roto Avant controlla e mantiene ottimali i fattori che determinano la qualità dell’aria in camera, guidando il flusso di calore e vapore sul prodotto in modo morbido e omogeneo, fin dalle primissime e più delicate fasi di cottura.

Essiccatore per mandorle

Scutellà lo ha praticamente progettato da solo, per rispondere alle proprie esigenze di asciugatura e stoccaggio delle mandorle. Se storicamente per la lavorazione di croccanti e torroni le mandorle venivano tostate con un passaggio violento in forno a minimo 125°C per un tempo di massimo 20 minuti, oggi Scutellà preferisce lavorare con mandorle che vengono essiccate più che tostate, grazie a questo strumento che consente di lavorare grandi quantità a 60°C per tre giorni. Il procedimento asciuga completamente la mandorla e ne aumenta la shelf life e dà una risposta ottimale alla caramellizzazione con zucchero e miele ad alta temperatura.

 

I tre cocktail per l’estate di Prohibito

Bottiglie Prohibito bancone
Due creazioni in stile Tiki di Samantha Migani e una ispirata all’antica Babilonia di Valeria Bassetti le proposte del brand di Bevande Futuriste per l'alta miscelazione per arricchire la drink list dei locali. Scopri le ricette complete

È un viaggio di gusto tra note ed atmosfere esotiche quello che Prohibito propone ai locali con la sua selezione di cocktail per l’estate. Il brand per l’alta miscelazione di Bevande Futuriste ha scelto tre ricette per arricchire l’offerta estiva dei bar e regalare ai loro clienti una drink experience di alto livello. Due di queste, lo Zombie del ‘34 e Bali Hai Tiki, provengono dalla cultura Tiki e sono firmate dalla barlady Samantha Migani, fondatrice dell’Hawaiki di Igea Marina (Rimini), mentre la terza, Isthar, è una creazione di Valeria Bassetti, co-owner di Drink_it, brand di cocktail ready to drink, ed è dedicata all’Oriente e ispirata all’antica Babilonia.

Protagonisti dei miscelati i prodotti della ricca gamma di soluzioni Prohibito, preparati con materie prime di alta qualità. Gamma che comprende sciroppi ed essenze ad alta concentrazione divise in cinque linee, basi frutta con fino al 90% di frutta, le eccellenze regionali della linea MADEin, gli zuccheri e due nuovi arrivati: Base Made e il Tiki Batter. La prima è una base neutra da mixare con le Natural essence per creare il proprio sciroppo, sbizzarrendosi in innumerevoli combinazioni di gusti: il secondo uno dei primi sciroppi al burro sul mercato.

Dalla Polinesia all’antica Babilonia

Il primo cocktail, Zombie del ‘34, è l’interpretazione di Samantha Migani di un pezzo da novanta della miscelazione Tiki, lo Zombie, creato negli anni Trenta da Ernest Raymond Beaumont Gannt, più conosciuto come Donn Beach, il papà del Tiki. Un grande classico che la barlady ha riletto miscelando Dark Jamaican Rum con Calicon rum carta dorada e rum overproof, Don Mix, preparato con DiFrutta Pompelmo Mela e sciroppo di cannella, succo di lime fresco, Falernum Prohibito, fatto con rum, Prohibito MADEin Mandorla di Toritto, Base Madre e le Natural Essence Lime, Cannella, Chiodi di garofano, Zenzero e Mandarino. Il tutto concluso con qualche goccia di secret bitter e di Pernout.

La seconda proposta, sempre firmata dalla barlady, è Bali Hai Tiki, un drink analcolico fresco e dissetante che regala una nota esotica a tutto tondo, dove esplode il mango in tutta la sua dolce avvolgenza. Dal profumo delicato e dalla spiccata aromaticità, grazie anche alla vaporizzazione di Prohibito Natural Essence mandarino, si caratterizza per il giusto equilibrio tra l’acidità del passion fruit e la morbidezza dell’ananas.

Dalle atmosfere polinesiane dei cocktail Tiki si passa a mete non meno esotiche e ricche di fascino con Ishtar, il drink di Valeria Bassetti che ha come tema le divinità orientali dell’antica Babilonia. Ishtar è infatti la divinità babilonese simbolo dell'amore e della fertilità, alla quale la barlady ha reso omagggio con un cocktail dal carattere estivo, suadente e profumato che unisce la dolcezza del lampone e della vaniglia alle note piccanti del ginger beer, il tutto supportato come base dal Daiquiri Drink_it, fatto con rum, lime e zucchero.

Le ricette per l’estate di Prohibito

Zombie del ’34 di Samantha Migani

Zombie del 34 Samantha Migani
Ingredienti:

1,5 cl Don Mix (2 parti di DiFrutta Pompelmo Mela e 1 parte di sciroppo di cannella), 3 cl lime fresco, 1,5 cl Falernum Prohibito (rum, Prohibito MADEin Mandorla di Toritto, Base Madre e le Natural Essence: Lime, Cannella, Chiodi di garofano, Zenzero e Mandarino), 4 cl Dark Jamaican Rum, 4 cl Calicon rum carta dorada, 3 cl 151 Overproof, 2 barspoon Prohibito Natural Fruit Melagrana, 4 drop Secret bitter, 6 drop Pernout
Tecnica:
milk shake mixer
Guarnizione:
shell a neve con conchiglia madreperla
Bicchiere:
tumbler alto di cristallo anni Ottanta con fondo verde

Bali Hai Tiki di Samantha Migani

Bali Hai Tiki Samantha Migani
Ingredienti:
3 cl lime, 6 cl Di Frutta bio ananas, 2 cl TV bio smoothies mango, 3 cl Prohibito Natural fruit Passion fruit, vapo Prohibito Natural Essence mandarino
Tecnica:
blend con mezza paletta di ghiaccio crashed ice per una texture cremosa
Guarnizione:
fiore esotico
Bicchiere:
old fashioned

Isthar di Valeria Bassetti

Isthar Valeria Bassetti
Ingredienti:
1 Daiquiri Drink_It, 15 ml Projibito Natural Fruit Lampone, top Cortese Ginger Beer, vapo Prohibito Natural Essence Vaniglia
Tecnica:
build
Guarnizione:
uno spicchio di lime e vaporizzazione sul bicchiere con Prohibito Natural Essence Vaniglia
Bicchiere:
tumbler

Da Mara dei Boschi cono, pralina e tazza fanno sistema

Mara dei Boschi, Torino
Gelato artigianale, cioccolato artistico e caffè specialty, da Mara dei Boschi, a Torino

TORINO. Tra Torino, Barolo (Cn) e Milano sono cinque i punti vendita di Mara dei Boschi, un’insegna di primo piano nel panorama del gelato made in Piemonte. Il terzo locale, aperto nel 2018, si trova in piazza Carlo Emanuele II e ha segnato una decisa svolta nell’offerta. «Siamo nati come gelateria, ma subito abbiamo cominciato a fare ricerca - dice Matteo Borgnino, general manager e responsabile dell’esercizio nella piazza che i torinesi chiamano “Carlina” - trovando una continuità tra i sapori nel cioccolato e nel caffè specialty». Questa gelateria vanta dunque un’ampia sala dominata dal banco dedicato al caffè, attrezzato con diversi strumenti di estrazione, una macchina espresso Strada de La Marzocco, nonché confezioni di caffè per la vendita.

Spesso il cliente (soprattutto quello italiano) che entra per un cono rimane stupito davanti a questa offerta variegata di caffè: qui entra in scena Matteo Rebuffo, responsabile del reparto caffetteria, capace di raccontare ai clienti la realtà del caffè, fatta di diverse origini e differenti modalità di estrazione a caldo e a freddo. Le spiegazioni sono evidentemente efficaci e lo storytelling dà valore aggiunto al prodotto, tanto che il prezzo dell’espresso (1,5 euro) non riceve contestazioni e vede crescere il numero di clienti locali fidelizzazti. Clienti ai quali si aggiungono i turisti stranieri, che meglio degli italiani conoscono le tostature chiare, la manualità di V60 e aeropress e il piacere di cogliere in tazza note acidule, fruttate e floreali, andando oltre quelle consuete di tostato, frutta secca e cioccolato.

Venti gusti di gelato nei pozzetti

Di fronte al banco della caffetteria si trova quello del gelato, attrezzato a pozzetti. Una finestra che si affaccia sulla piazza permette di ordinare rapidamente gelato da passeggio ed è stata strategica per asporto e delivery durante il lockdown. Venti i gusti abitualmente in gamma, che ruotano stagionalmente. Le nuove ricette sono messe a punto dal gelatiere Davide Ferrero che poi le condivide con gli addetti di tutti gli altri punti vendita. Stagionalità e creatività sono le principali linee-guida del brand. Tra i gusti speciali sono particolarmente graditi il Bocuse (pistacchio, limone candito, polvere di mandorla caramellata) e il Langarolo (nocciola, variegato gianduia e nocciole croccanti), dalla piacevole nota croccante. Insoliti i gusti cocco e yuzu (agrume cinese che dà forte acidità) o liquirizia e basilico. Tutti i gusti al cioccolato o alla frutta sono vegani e le 5 gelaterie sono certificate gluten free. Encomiabile l’attenzione all’ambiente: i prodotti di servizio, vaschette comprese, sono compostabili.

Cioccolato a ispirazione artistica

Accanto all’ingresso c’è il banco del cioccolato artigianale, che vanta ispirazioni artistiche. «Tengo molto al nostro progetto che unisce l’arte alla professionalità della cioccolatiera Martina Pomè - dice Borgnino -. Il nostro prodotto di base è la Pillola, che trae spunto dai lavori della scrittrice e artista canadese Dana Wise: abbiamo elaborato un cioccolato pralinato a forma di capsula con diversi punti di colori e ingredienti, in base allo “scopo”. Si trovano così le pillole per le emergenze (yuzu e melissa), per diventare simpatico (caramello e semi di papavero), per non mollare mai (con il nostro caffè 100% Arabica) e altro ancora. Ovviamente ogni confezione contiene le istruzioni per l’uso. Abbiamo collaborato anche con lo scultore Piero Golia per la realizzazione del cioccolato Untitled (My Gold is Your). Un cioccolato artistico che riproduce in scala 1:125 il cubo in cemento di 2x2 m presentato alla 53a Biennale di Venezia, al cui interno l’artista ha gettato un chilo d’oro colato: i visitatori potevano portarne via un pezzo usando qualsiasi strumento avessero a disposizione (a fine esposizione l’opera era distrutta). L’ultima collaborazione che abbiamo messo in atto è quella con il pittore danese Henrik Plenge Jkobsen, attraverso sette tavolette di cioccolato che riproducono l’opera in cui l’artista ha voluto rendere omaggio alla frase di Karl Marx “Tutto ciò che è solido diventa aria”. Quest’anno abbiamo deciso di lavorare solo con cacao del Sud America: Venezuela criollo, Perù criollo primitivo, Tobago trinitario e Repubblica Dominicana hispaniola: sono tutti prodotti rari e molto particolari. Puntiamo molto sulla qualità e sull’effetto “wow”. Abbiamo constatato che il cliente sa apprezzare l’idea e si innamora di quello che facciamo».

L'intervista a Matteo Borgnino

Perché alla gelateria avete affiancato la caffetteria? Il caffè è arrivato in Mara dei Boschi nel 2019, in piazza Carlina. È stata una scelta di qualità coerente con l’offerta di gelato e di cioccolato. Da subito se ne è occupato Riccardo Ronchi, founder con Edoardo Patrone, ricercando caffè specialty che in un primo tempo sono stati affidati a una microroastery e oggi tostiamo noi stessi a Barolo, a marchio Ialty Coffee. Attualmente abbiamo 5 origini che cambieranno in base alla disponibilità e stagionalità: facciamo ricerca continua del prodotto. L’espresso a 1 euro e 50 centesimi è un problema? Matteo Rebuffo, responsabile dello specialty nel locale, e gli altri ragazzi si sono impegnati da subito per fare comprendere cosa sono gli specialty coffee e il conseguente prezzo maggiore rispetto ad altri caffè. Se per gli stranieri è ormai un dato di fatto, noto che anche in Italia si è avviato un processo di maggiore attenzione verso il caffè di qualità. Abbiamo un buon numero di clienti fissi che chiedono diversi tipi di estrazione, a cui piace gustare caffè differenti: offriamo spesso prodotti di altre microroastery, ad esempio Gardelli, His Majesty the Coffee e Nero Scuro. C’è poi chi compra il caffè per casa e gli strumenti per estrazioni a filtro. Cos’è l’“espresso da paura” che avete in menu? È un modo efficace per attirare l’attenzione, parlare di caffè e proporre un’origine nuova, estratta in tazza doppia, con caratteristiche organolettiche particolari, tutto da provare.

Riviera Spritz, il nuovo aperitivo che arriva da Forlì

Dal colore verde, il nuovo spirit creato dall'imprenditore Simone Tocci, è a base di estratto di cedro ed erbe aromatiche ed è perfetto da servire liscio o con ghiaccio come aperitivo e per l'uso in mixology

Arriva da Forlì un nuovo spirit dedicato in primo luogo al momento dell’aperitivo, ma non solo. Si chiama Riviera Spritz ed è stato ideato da Simone Tocci, imprenditore romagnolo titolare di T. Service di Tocci Simone, attiva nella fornitura di prodotti alimentari, spezie, miscele naturali, colori alimentari e aromi naturali per il settore food&beverage, che lo scorso ha deciso di dare seguito a un progetto coltivato a lungo, quello di dare vita a un prodotto tutto suo.

Un prodotto ispirato all’atmosfera e ai sapori tipici dei litorali italiani, che presentasse diversi elementi di novità rispetto alla già ricca offerta del panorama spirit e che dopo tante sperimentazioni e perfezionamenti della ricetta ha visto la luce a metà di quest’anno.

Aspettative non tradite dal nuovo prodotto. Moderatamente alcolico (alc 11% in vol), Riviera Spritz è preparato con una ricetta che prevede pochi ingredienti di alta qualità: estratto di cedro, infuso di erbe aromatiche, alcol 100% italiano e pochissimo zucchero. Una combinazione che dona al prodotto ricche note olfattive agrumate e lo rendono molto delicato al palato, con un gusto secco e aromatico.

Innovativo nel gusto, Riviera Spritz lo è anche nel colore: un verde intenso e vibrante che non passa inosservato e che lo rendono perfetto per dare un inconsueto tocco cromatico ai drink.

Dall'aperitivo alla notte

Sì, perché un’altra peculiarità del prodotto è la sua estrema versatilità. Perfetto da servire liscio o con ghiaccio come aperitivo, stimolando anche una seconda bevuta, grazie al grado alcolico non elevato e al sapore ricco e pieno, è ideale anche per la preparazione di cocktail sia per il momento dell’aperitivo sia per l’after dinner, sposandosi a meraviglia con i distillati, dal gin alla vodka al bourbon, e altri spirit come il vermouth.

E davvero tante sono le possibilità offerte da Riviera Spritz in miscelazione, come mostra l’ampio ricettario del brand. A partire dal Riviera Spritz, rivisitazione del grande classico italiano dell’aperitivo da preparare mixando a Riviera solo del Prosecco, rigorosamente senza aggiunta di soda, e completando con una fettina di limone e una foglia di basilico. O il Riviera Tonic, aggiungendo al prodotto una tonica e guarnendo con una scorzetta di limone, il Riviera Highball, con cedrata e scorza di cedro, o il Riviera Mule, miscelando con ginger beer e succo di limone.

Tra i drink più strutturati, per citare qualche esempio, ci sono il Riviera Sour, dove Riviera si miscela a succo di limone, vodka, Stillabunt e Angostura, e il Riviera Tini, con gin e una fetta di limone e un’oliva come decorazione, il Riviera Witch, con vodka, o il Riviera Dinotte, dove si mescola a Dogliotti Vermouth Bianco, al bourboun Woodford Reserve, decorando con fiori edibili.

Riviera Spritz è disponibile in bottiglia da 100 cl dal design accattivante studiata anche per attrarre l’occhio del cliente, in vetro trasparente che esalta l’originale del prodotto.

Le ricette Riviera Spritz

Riviera Spritz

RIVIERA SPRITZ cocktail
Ingredienti:

6 cl Riviera Spritz, Prosecco,
Preparazione:
build
Decorazione:
zest di lime o limone e foglia di basilico

Riviera Tonic

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Ingredienti:
6 cl Riviera Spritz, top di tonica
Preparazione:
build
Decorazione:
zest di lime o limone

Riviera Mule

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Ingredienti:
6 cl Riviera Spritz, ginger beer, succo di mezzo limone,
Preparazione:
build
Decorazione:
foglie di menta

Riviera Highball

RIVIERA HIGHBALL
Ingredienti:
4 cl Riviera Spritz, top cedrata
Preparazione:
build
Decorazione:
scorza di cedro

Riviera Sour

RIVIERA SOUR
Ingredienti:
4,5 cl Riviera Spritz, 1 cl succo di limone, 7 gocce Stllabunt, 2 cl vodka, 3 gocce Angostura
Preparazione:
double shake

Riviera Witch

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Ingredienti:
2 cl Riviera Spritz, 4 cl vodka
Preparazione:
build

Riviera Tini

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Ingredienti:
1,5 cl Riviera Spritz, 4,5 cl gin
Preparazione:
builb
Decorazione:
scorza di limone e un’oliva

Riviera Dinotte

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Ingredienti:
3 cl Riviera Spritz, 3 cl Dogliotti Vermouth Bianco, 3 cl Woodford Reserve,
Preparazione:
build
Decorazione:
fiori edibili

Pascucci Espresso Veloce, specialty e ricettati nel cuore di Milano

Pascucci Espresso Veloce
Un locale coloratissimo e a più velocità ha aperto in via Paolo Sarpi 3. Ricette golose al nuovo banco Frappo; espressi sempre perfetti

Unisce tratti classici e moderni, si rivolge soprattutto ai giovani amanti del take away, ma riserva angoli di tranquillità in un’atmosfera piacevole, coloratissima, soprattutto instagrammabile, ovunque ci si trovi. L’apertura del nuovo Pascucci Espresso Veloce in via Paolo Sarpi 3 a Milano è stata accolta con curiosità e interesse e si aggiunge al Pascucci Moka, in via Vittor Pisani 31, di fronte alla Stazione Centrale.

Si rivolge soprattutto alla generazione del take away, sempre in movimento con preparazioni on the go preparate nell’apposita postazione, il nuovo banco Frappo: si spazia da classici come il Confuso (l’espresso con la storica Crema Confuso alla vaniglia) e il Frappo (espresso, latte, zucchero di canna, panna montata o crema confuso), a frozen nuovi e creativi a base di caffè e non solo. Alle ricette a base di cioccolato nelle declinazioni frutta e caramello salato, si affianca la sperimentazione di nuovi prodotti da abbinare al caffè, come le creme al tartufo marchigiano o dolci macaron. Guida nella scelta il grande monitor posto sopra il banco, dinamico e coloratissimo.

La scelta di dedicare uno spazio alle ricette non deve fare dimenticare che al Pascucci Espresso veloce Milano, il protagonista e il cuore è sempre il caffè: gli espressi sono preparati con una macchina espresso Leva de La Marzocco, che unisce design e tecnologia per tazzine sempre perfette; accanto ci sono quattro macinacaffè. Si può scegliere infatti tra Riserva Bio, che dà un caffè dolce, dall’aroma freschissimo e dal retrogusto fondente con note fruttate di albicocca, avocado e mandorle verdi, e Riserva Premium Bio dedicata al fondatore, Alberto Pascucci: una miscela dolce ed equilibrata in cui sono racchiusi tutti i valori della Pascucci. A cominciare dalla scelta di prodotti naturali, da agricoltura biologica e in stretta collaborazione con gli agricoltori, cercando rapporti diretti che favoriscano la crescita della parte agricola e il benessere di chi coltiva il caffè.

Affiancano le miscele bio le monorigini specialty provenienti dal Burundi, dal centro Kawasili, dove Pascucci lavora accanto ai farmer per aiutarli a creare caffè dalla qualità incredibile con sistemi di lavorazione naturali. I due specialty sono Kawasili Tropical, con un piacevolissimo gusto di rum invecchiato, mango cheescake, e Kavuvuma, con gusto elegante, dolce, di albicocca, gelsomino, succoso, tropicale; entrambi sono lavorati con metodo naturale: da farsi preparare in espresso o filtrati nel V60.

Sono quattro tipologie di caffè da regalarsi, giorno dopo giorno. Scoprendo piano piano i sentori che gli esperti riconoscono sorseggiando la loro tazza, profumi che giungono dalle terre d’origine, regalati da climi diversi e da lavorazioni accurate.

Gli stessi sentori si sprigionano sulle pareti del locale, con la loro fresca fragranza. Rose tea, rose inglesi, bacche di caffè, dolci albicocche, agrumi e racemi di fiori bianchi, frutti di bosco, fragole e rose canine si arrampicano sulle pareti, come dentro un giardino un po’ selvaggio dove tutto fruttifica senza un ordine ma che trova nel suo insieme l’armonia.

Chi vuole gustare un buon caffè anche a casa, può acquistare confezioni di caffè in grani, macinato o in cialda, una moka, una french press e altri accessori, che una fornitissima scaffalatura mette a disposizione per l’acquisto da asporto.

Pieno di riconoscimenti internazionali per Oleificio Zucchi

Oleificio Zucchi
Il pluripremiato Olio Extra Vergine di Oliva Zucchi 100% Italiano
L'Oleificio cremonese con il suo Olio Extra Vergine di Oliva Zucchi 100% Italiano nella prima parte dell'anno ha trionfato nei più prestigiosi concorsi a livello mondiale

Pioggia di riconoscimenti internazionali per Oleificio Zucchi che in questa prima parte dell’anno si è già imposto sul podio di alcuni dei premi più ambiti a livello mondiale. L’azienda cremonese ha ricevuto negli Stati Uniti il Silver Award del Nyiooc World Olive Oil Competition 2022, tra le pù importanti competizioni mondiali di settore, premio che ha assicurato al suo Olio Extra Vergine di Oliva Zucchi 100% Italiano l’ingresso nella Official Guide to the World’s Best Olive Oils, la guida di riferimento a livello internazionale dei migliori prodotti e produttori al mondo.

Passando dagli Usa alla Germania, altri due prestigiosi riconoscimenti hanno sancito l’elevata qualità dell’Olio Extra Vergine di Oliva Zucchi 100% Italiano. Questo si è infatti aggiudicato un doppio premio al Berlin Global Olive Oil Awards 2022, altro concorso di grande prestigio internazionale: il Platinum e Gold Award. Il Platinum award è stato conferito nella categoria Quality, a testimonianza dell’attenta selezione delle materie prime, tutte rigorosamente italiane, e delle alte proprietà organolettiche del prodotto. Il Gold award, invece, è stato assegnato nella categoria High Polyphenols, categoria nella quale vengono premiati gli oli in cui viene rilevato un livello eccezionale di polifenoli. Questi sono gli antiossidanti contenuti naturalmente negli oli extra vergine da oliva di qualità, che contribuiscono a rendere il prodotto un prezioso alleato del benessere fisico.

Ma non solo. Perché prestigiosi riconoscimenti sono arrivati anche dal Regno Unito. L’Extra Vergine di Oliva Zucchi 100% Italiano si è infatti aggiudicato il Silver award nella categoria Quality e il Gold award nella categoria Health claim award al London Iooc (International Olive Oil Competition), a ulteriore dimostrazione delle sue pregiate caratteristiche organolettiche e nutrizionali.

Riconoscimenti ambiti che premiano la qualità a 360 gradi dell’azienda e, insieme, l’impegno di tutta la sua filiera e il grande lavoro dei suoi blend master capaci di esaltare al meglio l’eccellenza delle materie prime, che confermano Oleificio Zucchi come ambasciatore del made in Italy e di una nuova cultura dell’olio nei principali mercati di riferimento.

Angelica Giannuzzi: «Così trasformo i dessert in mezzi di comunicazione»

Italiasù Angelica Giannuzzi
Italiasù Angelica Giannuzzi
Nel 2020 lanciò Italiasù, quest'anno nobilita un celebre snack: così nasce il processo creativo della pastry chef pugliese

Angelica Giannuzzi è la pastry chef del ristorante Pashà di Conversano, in provincia di Bari. Nel laboratorio del celebre ristorante stellato, guidato da Antonello Magistà con ai fornelli lo chef Antonio Zaccardi, nascono dessert che vanno al di là del loro ruolo. Ne è una prova Italiasù, una dedica al nostro Paese, nato per omaggiare la strenua resistenza opposta al Covid durante la pandemia. Si tratta di un tiramisù a forma di Italia, con una importante variazione sul tema ingredienti. Ma, dopo aver lanciato questo messaggio di incoraggiamento ai suoi commensali, Giannuzzi è andata oltre. Per il suo nuovo signature dessert è andata a pescare tra gli snack degli anni Novanta.

Chi è Angelica Giannuzzi

Classe 1982, Angelica Giannuzzi è la pastry chef del ristorante Pashà di Conversano, una stella Michelin. Diplomata presso l’Istituto Consoli-Pinto a Castellana Grotte (Puglia), suo paese d’origine, a 18 anni Angelica decide di ampliare la sua formazione in Italia e all’estero. Collabora con Carlo Cracco, Enrico Crippa, Luca Montersino. Appassionata di note vegetali, da Pashà si occupa di pre-dessert, dessert e piccola pasticceria.

L'intervista ad Angelica Giannuzzi

Da dove nasce l'idea di un tiramisù a forma di Italia? Italiasù è nato subito dopo il primo lockdown. Volevo creare un dolce che rappresentasse l'Italia. Ho scelto di partire da una forma particolare per lanciare un incoraggiamento. È diventato un dessert iconico, ancora oggi molto richiesto dai nostri clienti. Quali ingredienti hai usato? Sono partita dalla ricetta tradizionale e ho tolto le uova, superflue perché non avevamo bisogno di grandi volumi. Ho usato mascarpone, zucchero a velo e due ingredienti tipici della dispensa pugliese: il liquore San Marzano Borsci e la mandorla Filippo Cea.

Sneakers
Sneakers, rivisitazione della celebre barretta firmata Angelica Giannuzzi
Come si trasforma un dessert in un mezzo di comunicazione? Si parte da un concetto e poi si esplode nella lavorazione. Ma non è detto che venga fuori ciò che avevamo pensato. Quanto aiuta una buona tecnica e come la si migliora? Nella pasticceria ci deve essere una grande tecnica, altrimenti è difficile raggiungere i risultati immaginati. Si può migliorare con corsi, ma anche con la semplice manualità e gli errori che si verificano durante il percorso. È con gli errori che si cresce. Quale è il tuo attuale signature dessert? Sneakers, come la barretta. Per renderla più sofisticata ho creato una sfoglia di latte con una ganache di arachidi, panna ai frutti rossi, caramello, cioccolato fondente. Il tocco in più? Lo serviamo con acqua tonica per ripulire il palato.

San Benedetto entra nel segmento degli energy drink

San Benedetto energy drink
Con le due nuove referenze di energy drink, il Gruppo amplia la sua offerta di bevande approcciando un nuovo segmento di mercato in forte crescita

San Benedetto SB Energy Super Boost e San Benedetto Fruit & Power sono le nuove bevande che segnano l‘ingresso di Gruppo San Benedetto nel segmento degli energy drink.

Le due referenze della nuova gamma di bevande energetiche sono state pensate per chi desidera una carica di energia e gusto, come alternativa al caffè o per un break rigenerante e sviluppate per soddisfare le esigenze di consumatori attenti ai trend di consumo in continua evoluzione. A questo scopo all’effetto energetico uniscono gusto e qualità per un’esperienza di refreshment più duratura nel tempo e sono contenute in pack pratici e leggeri che ne favoriscono i consumo in ogni occasione.

Energia, gusto e qualità

San Benedetto SB Energy Super Boost è un’energy drink a base di taurina, caffeina e vitamine del gruppo B (niacina, acido pantotenico, vitamine B12 e B6), che contribuiscono al normale metabolismo energetico e alla riduzione della stanchezza fisica. A ridotto contenuto calorico, perfetto per tutti i momenti della giornata che richiedono una sferzata di energia, è disponibile in lattina da 25 cl dal design fresco e colorato con una grafica ricca di richiami al mondo energetico dei supereroi.

San Benedetto Fruit & Power è stato invece pensato come una gustosa e fresca alternativa al caffè, con in più tutto il buono della frutta in acqua minerale naturale. A base di caffeina e taurina, contiene un’alta percentuale, ben 33% di frutta, ovvero succo di melograno, mela, mango e ananas. Privo di zuccheri aggiunti è perfetto per una ricarica a colazione o un break energizzante ed è disponibile nel pratico formato da 40 cl in Pet dalle linee moderne, comodo anche da portare sempre con sé.

Un mercato dinamico

Con queste nuove bevande, San Benedetto rende sempre più ricco e completo il suo portafoglio di prodotti, approcciando nuovi target di consumo e consumatori in cerca di prodotti innovativi in un segmento che oggi continua a crescere con ottimi risultati. Uno studio della società di ricerche di mercato Formind ha infatti rilevato che il segmento degli energy drink lo scorso anno nel canale fuoricasa ha registrato consumi per 8 milioni di litri, in crescita del 25% sul 2020.

Salt&Straw crea il topping profumato per il gelato

Culinary Perfume
Culinary Perfume
L'azienda americana Salt&Straw ha creato tre fragranze da spruzzare su coni e coppette. E c'è un precedente tutto italiano

La catena americana di gelati Salt & Straw, in collaborazione con la profumeria Imaginary Authors, ha creato tre fragranze da usare come guarnizioni per gelato. Il profumo va spruzzato sul gelato prima di essere servito, arricchendo l'esperienza della componente olfattiva.

Il processo alla base dei topping Salt & Straw

Le sostanze usate per creare le fragranze Salt & Straw, vengono congelate e poi usate per arricchire l'esperienza di degustazione del gelato. Il profumo (che influenza anche il retrogusto del gelato) si sprigiona ogni volta che il gelato viene portato alla bocca. Il profumo è disponibile in tre fragranze: cocco, agrumi, fiori. Ogni boccetta è venduta online a 65 euro.

Il precedente italiano del 2017

Ma prima di Salt & Straw c'è un precedente tutto italiano. Nel 2017 si è celebrato l'incontro tra Antonella Bondi, maestra profumiera, e Makoto Irie della Carpigiani Gelato University. Da qui è nato un sodalizio goloso. Infatti le creazioni di gelato di Irie sono state completate dalle essenze di Bondi, rivelando che anche un alimento freddo può essere profumato. Risultato? L'esperienza di gusto viene arricchita. I primi assaggi sono stati per il gusto gelato al pistacchio e rosa.

Premiati gli autori del Miglior Club Sandwich di Jesolo

Club Sandwich premiazione chiosco ristoro
La premiazione del Chiosco Ristoro, uno dei locali vincitori di questa terza edizione del contest
Conclusa la terza edizione del contest che premia le migliori interpretazioni del famoso panino gourmet in versione originale e in versione creativa dei locali della cittadina veneta

Dopo tre giorni di sfide sulle piastre roventi, sono stati decretati i vincitori de Il miglior Club Sandwich di Jesolo, il contest che premia gli autori delle più gustose ricette del famoso panino gourmet. La gara, quest’anno alla sua terza edizione, ideata dal maestro di piastra Gianfranco Moro e organizzata da Claudia Ferronato, ha visto in gara tre diverse categorie di locali della cittadina veneta: ai chioschi e agli hotel si sono infatti aggiunti i ristoranti. Invariata invece la formula della sfida, o meglio della doppia sfida, perché ogni locale può concorrere nella realizzazione di un Club Sandwich con ricetta tradizionale, preparato con il classico pane in cassetta, con il bordo, e una su una ricetta creativa, utilizzando il panpiuma senza bordo, ovvero il classico pancarré dei tramezzini, quindi più difficile da lavorare, e reinterpretandone la ricetta con tanta creatività e fantasia.

Tutti i premiati

Per quanto riguarda la ricetta tradizionale, la vittoria nella categoria chioschi è andata al Chiosco Ristoro, nella categoria hotel al Vidi Miramare & Delfino, mentre nella categoria ristoranti al Gasoline on the beach.

A distinguersi con le loro interpretazioni fantasiose del Club sandwich sono stati invece i maestri della piastra del Chiosco Cubanito (Hotel Monaco & Quisisana) per la cateoria chioschi, dell’Hotel J44, per la categoria hotel, e de La Guinguette Baladin, per la categoria ristoranti, che hanno proposto originali ricette con incursioni fusion, prodotti freschi e local e nuovi sorprendenti mix di sapori.

Oltre ai vincitori, nella serata di premiazione del contest, svoltasi presso l’Almar Resort & Spa sono stati premiati Marco Berto dell’Hotel Domingo per la presentazione più particolare, che includeva anche delle foglie d’oro. E, tra i fuori concorso, ovvero tra i locali che non appartengono alle tre categorie previste dal regolamento, il pub Route 66. Infine, Alessio di Giovanni, junior sous chef, e Alessio Dabbicco, sous chef dell’Hoku Beach Restaurant dell’Hotel Falkensteiner hanno ricevuto un riconoscimento per la ricerca e il loro storytelling di Dream my way, Club sandwich che fa compiere un viaggio di sapori originale e innovativo.

La giuria

A giudicare le preparazioni una giuria di esperti, composto dai Giudici sensoriali e dagli Ambasciatori del Club sandwich: i primi sono persone che hanno seguito un corso di degustazione, dove hanno imparano a riconoscere aromi, sapori e qualità degli ingredienti utilizzati nella preparazione da chi fuori casa cerca un pranzo veloce e gustoso, i secondi anche un corso di preparazione, dove imparano a realizzare il Club sandwich a regola d’arte, scegliendo materie prime di qualità a iniziare dal pane, individuando la perfetta cottura, tagliandolo alla perfezione e presentandolo in maniera impeccabile.

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