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Le serate evento Tassoni debuttano al luxury hotel Lido Palace di Riva del Garda

il bar manager Stefano Beschi al corner Tassoni
Realizzata con prodotti premium come Cedrata Soda, Bitter del Lago e Gin Superfine al Cedro, la Signature Cocktail List Tassoni viene presentata nei migliori lounge bar italiani.

Entrata a far parte del Gruppo Lunelli (spumanti Ferrari Trento Doc) nel 2021, l'azienda Cedral Tassoni di Salò (Brescia), sulla riva occidentale del lago di Garda, sta aprendo nuove strade nel settore horeca. Merito di un prodotto unico come Cedrata Soda Tassoni alla quale il Gruppo Lunelli sta affiancando prodotti nuovi o rivisitati dello storico e ricco catalogo dell'azienda bresciana che festeggia il suo 230° anniversario.

Non a caso la prima tappa delle serate evento che Tassoni sta organizzando nei migliori locali della Penisola è stata a Riva del Garda, nei locali del lussuoso 5 stelle Lido Palace (catena The Leading Hotels Of The World), storica struttura in stile liberty (1899) che il celebre architetto Alberto Cecchetto ha ampliato con moderni ed eleganti spazi.

Locandina Tassoni at Lido Palace di Riva del Garda

Protagonisti della recente ed esclusiva serata sono stati quindi i prodotti premium Tassoni come Cedrata Soda alla quale sono stati affiancati new entry come Bitter del Lago, Gin Superfine al Cedro, Acqua Tonica Superfine.

Davanti ad una folto ed esigente clientela internazionale, la loro interpretazione in Signature Cocktail List e Special Food List è stata affidata all'ottimo staff del Lido Palace, diretto da Vanessa Negri in collaborazione con Sara Betta, e costituito, tra gli altri, dal maitre e direttore di sala Domenico Zanotti, dal bar manager Stefano Beschi, dal bartender Diego Armani, dal sommelier Giuseppe Bovilo e dallo chef resident Stefano Rossi.

Sulla spettacolare terrazza sovrastante la piscina  in vista del porto turistico di Riva del Garda, non poteva mancare un coinvolgente accompagnamento musicale assicurato dalle tastiere e dalla voce di Marco Gentile e dal sax di Enrico Bentivoglio.

Protagonisti della Collezione Mixology sono stati i cocktail BitterTass (Bitter del Lago e Cedrata Soda), Gin Tonic Tassoni (Gin Superfino al Cedro e Tonica Superfine), Americano del Lago (Bitter del Lago, Vermouth Rosso, Soda Water).L'abbinamento food è stato assicurato dalla Intramontabile Domenico' Tartare (130 gr di tartare di manzo Garonese Veneto servito su crostoni di pane croccante) superbamente condita (ricetta internazionale ultrasegreta) dal maitre e direttore di sala Domenico Zanotti, oltre al Tris Fish Tartare (salmone al sesamo con salsa teriyaki, orata al finocchio e pepe rosa, tonno alla mediterranea) preparati in diretta dallo chef resident  Stefano Rossi. E per finire gli originali Cannoncini alla Crema di Cedro Tassoni firmati sempre dallo chef resident Stefano Rossi.

L'azienda Tassoni/Gruppo Lunelli era rappresentata, tra gli altri, dagli entusiasti Beppe d'Ercole (responsabile vendite ingrosso Gruppo Lunelli), Stefania Cristofori (brand manager Tassoni/Grupppo Lunelli), Marino Barbiero (agente Trentino), Loris Eccheli (area manager nord-est), Andrea Campagnol (account nord-est) e dalla affascinante e dinamica responsabile delle serate evento Tassoni, in qualità di RP & communication manager Nicol Porta, fresca di nomina e con un ragguardevole curriculum maturato in altre aziende dei settore spirit.

 

Gianpaolo Vespa vince la prima Alpestre Cocktail Competition

Il vincitore Gianpaolo Vespa
Successo nella prima edizione del marchio distribuito in esclusiva da Onestigroup. Per Vespa ora il Bar Convent di Berlino e una partecipazione speciale

La prima Alpestre Cocktail Competition racconta la linea dei prodotti Alpestre partendo dalla località della gara, con lo sfondo delle cime delle Dolomiti. Vinta dal romano Gianpaolo Vespa, bartender della Zanzara di Roma. Una gara con una cartolina alle spalle, svoltasi su un pittoresco bancone di legno all’aria aperta. Tutto intorno è verde, aria pulita e l’accoglienza de El Brite de Larieto, avamposto in altura del Sanbrite di Cortina d’Ampezzo (stella Michelin e stella verde).

Vespa ha portato in gara il suo Trasumanar, elegante gioco di parole e concetti che univa la transumanza montana con un verbo trovato nella Divina Commedia di Dante Alighieri (l’unica apparizione del neologismo è nel Paradiso, a indicare il passaggio da umano a superiore): partito dall’idea base di un Last Word, servito con un prisma di cristallo al posto del ghiaccio, composto da Alpestre distillato di erbe, Alpestre Gin Alpino e un interessantissimo cordiale di mastiha, fiori di sambuco, funghi porcini e brodo di carne. Un ingrediente per ciascuna Cantica.

Per la seconda prova, i cinque finalisti (oltre a Vespa, Giuseppe Assenza, Ugo Attianese, Francesco Adragna e Riccardo Previati) erano stati chiamati alla creazione di un cocktail che prevedesse prodotti della linea Alpestre e almeno un ingrediente reperito nell’orto botanico di Sanbrite, che i bartender avevano esaminato in una sessione di foraging al mattino. Vespa ha optato per la santolina, con cui ha realizzato un fake lime da implementare nel suo Aviazione: un twist sodato sul classico Aviation, con Maraschino, violetta, Alpestre miele, Alpestre London Dry, bitter alla lavanda, che ha tolto ogni dubbio alla giuria composta da Samuele Ambrosi (Cloakroom, CloakLab, Boss Hogg Treviso), lo chef di Sanbrite Riccardo Gaspari e il giornalista di Bargiornale, Carlo Carnevale.

Prima edizione di successo per l’Alpestre Cocktail Competition, con oltre settanta partecipazioni in principio, che coincide con il primo trionfo in assoluto per Vespa, classe 1995: per lui adesso la possibilità di rappresentare Alpestre nelle più importanti manifestazioni di settore, su tutte la presenza al prossimo Bar Convent di Berlino, e una partecipazione professionale alla quarta edizione del progetto Genesis, creatura di Gaspari che in quattro giorni riunisce con chef italiani ed internazionali per workshop, attività sportive, tavole rotonde in un contenitore di idee, futuro e visioni.

Strategie per crescere: tre idee (più una) da Luca Salvioli, manager del Gaia Bar sul Lago di Como

Consigli per migliorare l'offerta da una start up sul Lago di Como, il cocktail bar Gaia del boutique hotel Musa. Condivisione, sorrisi e un abbraccio alla concorrenza: così Luca Salvioli e il suo team puntano a fare la differenza

«Non servono braccia, ma persone. Non servono imposizioni, ma condivisione delle scelte, anche di quelle importanti. La concorrenza? Li abbiamo invitati tutti qui». Luca Salvioli ha 29 anni e un passato da judoka a livello professionistico. Determinazione e disciplina si notano subito. Nel 2023 ha vinto, gareggiando per Campari Academy, la tappa di Genova di Baritalia. Quest'anno era fra i semifinalisti della Campari Bartender Competition. E ci vuole riprovare l'anno prossimo. «Merito del judo: quando mi metto in testa una cosa, quella è».

Luca Salvioli
Luca Salvioli, bar manager del Gaia Bar presso l'hotel 5 stelle Musa Lago di Como

Da prima dell'estate Salvioli è il bar manager del Gaia Bar, all'interno del boutique hotel 5 stelle Musa Lago di Como, a Sala Comacina. Posizione ereditata dopo l'uscita del predecessore Edoardo Felsini, che lo aveva voluto come suo assistant all'apertura del Musa, nel 2022.

L'hotel di lusso - con 12 camere appena e annessi cocktail bar e ristorante, aperti anche al pubblico - ha appena festeggiato, a giugno, i suoi primi due anni. Ancora una start up, guidata a distanza dal principale investitore, la famiglia Grey - con tanta esperienza nel mondo hospitality - e in loco dai giovanissimi (25 anni) Matteo Corridori e Robert Moretti, Executive Director & Chef di Musa Lago di Como, e dal Food & beverage manager Corrado Casiraghi.

Tre cose da fare per alzare il livello

Torniamo a Salvioli e al suo team, cinque persone lui compreso (in tre sono al banco, in due al servizio) per il Gaia Bar, che apre alle 7 del mattino e chiude a mezzanotte. Tutti insieme stanno lavorando per far crescere il livello e il nome del cocktail bar e del ristorante al contempo. «L'obiettivo è migliorare, lavorare bene, entrare in qualche classifica importante e, insieme, stringere ancora di più la relazione con i nostri clienti». A Luca abbiamo chiesto che cosa serve per arrivare dove vuole essere di qui a un anno.

«Prima di tutto, dobbiamo finire di costruire il team. Io non ho bisogno di braccia, ma di persone che devono credere in quello che crediamo noi. Solo così, e solo se stanno bene, si può crescere. Sembra retorica, invece è tutto molto reale. Trovare le persone giuste è la sfida dell'oggi».

Secondo punto ancora sulla squadra, ma con un altro taglio. «Direi che è fondamentale impostare un lavoro di squadra anche per le decisioni importanti, come ideare la nuova drink list. Io posso proporre la migliore idea al mondo per me, ma poi sono i nostri ragazzi che devono venderla al tavolo. Se non ne sono convinti o se non conoscono la proposta, abbiamo un problema. Quindi va trovata la scelta giusta per tutti, e per me lo si fa coinvolgendo tutti fin dal momento creativo». Per inciso, la nuova drink list è in lavorazione e vedrà la luce nella primavera 2025.

Terzo pilastro, la concorrenza. «Il mio suggerimento è: invitare tutti da te. Fare network e confronto significa azzerare l'astio o le invidie. Al nostro secondo compleanno abbiamo invitato i team di Villa d'Este, del Mandarin Oriental e de Il Sereno al Lago. Il top dell'offerta di cocktail sul territorio. Abbiamo apparecchiato una guest di cinque ore, tutti insieme, e ci siamo confrontati su tutto. Una vittoria grande per tutti».

C'è poi una quarta indicazione, che più che un consiglio è una parola chiave. «Confidenza. Quella è la forza di un bar team. Noi possiamo fare la qualunque là dietro, ma se non creiamo tutto il contesto attorno al drink, il drink sarà inconsistente. Confidenza che si deve creare con il cliente, nella giusta misura. È una questione di atteggiamento e di fiducia, parte dai sorrisi e arriva ai gesti».

Gli interni del Gaia Bar, con bancone e bottigliere

Da locale notturno allo chef stellato: gavetta a 360 gradi

Luca ha un bel po' di esperienza alle spalle: i primi passi al bar li ha mossi a 13 anni. «Dopo la gavetta in un piccolo paese in provincia di Salerno, a 18 anni ho deciso di spostarmi a Milano. Un sogno. Ho fatto di tutto, dai locali notturni ai baretti. Ho fatto una esperienza importante a Prima Cafè (oggi chiuso, ndr). Seguivo mille corsi, ma il Campari Bar Master è stato il più importante e quello che mi ha segnato di più. Dopo mi si sono aperte mille strade. Mi sono spostato a Livigno per l'apertura di Kosmo Taste the Mountain di chef Norbert Niederkofler. Lì, con altri del team, abbiamo ideato un bellissimo concetto di drink list, tutta basata sul no waste e su prodotti di montagna, in linea con la filosofia che guida lo chef. Devo tantissimo a quella esperienza».

Far parlare le drink list con il brand dell'hotel

Altro concetto quello che ha contribuito a sviluppare al Musa. Un menu che ha tenuto perfettamente durante i primi due anni di vita del cocktail bar e che è apprezzatissimo dai clienti. La drink list dei signature (dalla quale derivano più del 55% degli scontrini del Gaia) replica i nomi delle 12 camere dell'albergo. Rita Levi Montalcini, Eva Peron, Emmeline Pankhurst, Virgina Woolf, Marie Curie, Amelia Earhart, Giovanna d’Arco, la Regina Elisabetta, Coco Chanel, Margaret Thatcher, Rosa Parks e Serena Williams: per ciascuna di queste muse il bar team ha inventato un cocktail che ne richiamasse le origini e le gesta.

I cocktail signature sono in carta tra i 22 e i 24 euro. Il best seller porta il nome di Amelia Earhart, celeberrima aviatrice statunitense. Espolon blanco, Mezcal Montelobos, mais, cajun («una miscela piccante di spezie tipica degli Stati Uniti, scelta per dare un mood da bbq al drink in onore delle origini di Amelia, che era del Kansas») e aria di sale, come a riprodurre le nuvole che l'aviatrice attraversava nei suoi viaggi da record. Fortunatissimo al banco il Rita Levi Montalcini, un Negroni ridistillato home made con un tocco in più di bitter e di gomma arabica al polline. Particolare e furbo il Virginia Woolf: Vodka Ketel One, pomodorino giallo e pomodorino rosso bilanciati a seconda dell'umore del cliente («chiediamo come si sente e ci regoliamo di conseguenza», spiega Salvioli, «ispirati dal bipolarismo della Woolf. Come avessimo due drink in uno»), mezcal e spezie.

Preziose e curate le illustrazioni dei 12 drink, accompagnate dalla "legenda" a pallini, per far capire subito al cliente quanto il drink sia bitter o quanto sweet, quanto speziato e quale il livello di acidità. «Preferiamo che sia subito chiaro che cosa si sta bevendo, pensiamo sia ancora più importante per guidare il cliente. Anche se, va detto, mediamente abbiamo al bar una clientela attenta e, spesso sotto mentite spoglie, con una cultura del bere sviluppata. Specie se sono clienti che arrivano dall'estero. Ricordiamo un insospettabile signore inglese in maglietta e pantaloncini, capace di darci del filo da torcere su distillati e cocktail», spiega Salvioli. «Uno stimolo in più per tutti».

La carta vincente all'ora dell'aperitivo è un curatissimo menu di snack studiato in collaborazione stretta con la cucina del ristorante. La lezione sulla criticità dell'offerta food per fare risultati al cocktail bar è perfettamente esposta grazie ai bao al vapore,  con gambero di Mazara del Vallo marinato e cipollotto, o agli assaggi di riso croccante con ossobuco di vitello e limone.

Verso la nuova drink list a primavera 2025

Ora la sfida è fare di più. Massima riservatezza sul prossimo progetto di drink list, sulla quale c'è un grande investimento di energie. Scappa solo uno spoiler: si lavora attorno al concetto di inconscio. Tutti insieme, naturalmente.

Libertà, innovazione e vacche “carbon neutral”: la nuova era di latte e derivati

A valle dell'evento organizzato il 20 e 21 giugno dall'azienda sono emersi nuovi valori necessari da applicare al comparto

«La verità ci rende onnivori?»: una provocazione, quella lanciata da Roberto Brazzale in apertura al convegno "La Nuova Era di latte e derivati", che si è svolto a Thiene il 20 e 21 giugno scorsi presso il Brazzale Science Center. L'incontro ha visto protagonisti scienziati e ricercatori di altissimo profilo per fare il punto su una esigenza precisa: rafforzare la conoscenza sugli aspetti nutrizionali di latte e derivati, osservando questi prodotti attraverso gli occhi e gli strumenti degli studiosi.

Sostenibilità e nutrizione

Il settore del latte, da tempo, è oggetto di attacchi, investito da fake news che acquistano sempre più rilievo perché spinte troppo spesso, da interessi particolari capaci di muovere ingenti capitali e influenzare le scelte politiche. L’esigenza di ridestare interesse per prodotti oggetto di attacchi continui impone la necessità di non affidarsi più a prove e tentativi, ma all’applicazione della ricerca analitica nelle produzioni. Dal convegno sono emersi con forza alcuni punti fermi su due argomenti cruciali: nutrizione e sostenibilità. Sul fronte ambientale, è concorde il giudizio degli esperti intervenuti a Thiene. La vacca è “carbon neutral” e realizza un’attività circolare perché emette il carbonio e i suoi composti che ha catturato dall’atmosfera. Considerando anche la loro densità nutrizionale, i prodotti lattiero caseari sono i più efficienti dal punto di vista ambientale. Anche sul piano nutrizionale, infatti, non sono sostituibili, come ha spiegato Thanawat Tiensin, direttore della Divisione Produzione e Salute Animale (Nsa) della FAO. «È necessario consumare proteine animali perché quelle vegetali, da sole, non bastano ad assicurare una dieta sana. Latte e derivati forniscono nutrienti essenziali in tutte le fasi della vita a oltre 6 miliardi di persone nel mondo. Oggi la tradizione sembra limitare la capacità di innovazione del settore lattiero-caseario italiano».

Cambiare l'etichetta

«Ogni anno, nel mondo, ci sono quasi 100 milioni di bocche in più da sfamare. Dal 2020 al 2050 bisognerà produrre più cibo, rispettando le risorse. Come possiamo soddisfare questa domanda? La soluzione, anche al climate change, è l’intensificazione sostenibile», ha spiegato Piercristiano Brazzale, Presidente di Fil-Idf durante la prima giornata del convegno. Emerge la necessità di impostare nuove logiche produttive e percorrere nuove strade che richiedono la libertà d’azione, l’efficienza e la velocità propria delle imprese e dei loro marchi. Fra le esigenze emerge quella di superare l’attuale etichetta nutrizionale, che riduce alimenti ricchissimi e complessi a pochi macro-elementi. Con questa formula si ignora “l’effetto matrice”, offrendo dati banalizzati, che il consumatore non possiede strumenti idonei ad utilizzare per operare le scelte necessarie ad una sana alimentazione.

Come devono cambiare gli allevamenti

Fari puntati anche sull’allevamento. In Val Padana si concentra l’80% della produzione di latte italiano grazie a un numero imponente di capi. Qual è il futuro che attende questo settore? Secondo il professor Tommaso Maggiore dell’Università degli Studi di Milano, la sua evoluzione passerà per il miglioramento genetico, che ha già cambiato molto negli ultimi anni in termini di grassi e proteine contenuti nel latte e per la gestione delle tematiche ambientali, in particolare per ciò che riguarda il miglioramento dell’efficienza irrigua, così da evitare i nitrati in falda. «La miglior strategia - spiega il Professor Maggiore - sarebbe la creazione di reti d’impresa costituite da operatori specializzati, per la gestione aziendale e del territorio». Un’interessante e approfondito excursus storico sui mutamenti produttivi del formaggio Parmigiano Reggiano Dop, degli allevamenti e dei caseifici del comprensorio è arrivato da Valentina Pizzamiglio, responsabile ricerca e innovazione del Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano. «Oggi il luogo comune sulla sostenibilità ci sta travolgendo. Senza sostenibilità economica le aziende agricole chiudono, come sta accadendo. E sostenibilità sociale, sul lato del consumatore, significa realizzare prodotti di qualità a prezzo contenuto. Le politiche agricole Ue invece stanno intaccando la sicurezza alimentare. L’agricoltura passa per il "grande inquinatore", ma non è così. Non solo è carbon neutral ma è carbon positive, cioè assorbe più di quanto emette, dopo averlo catturato con la fotosintesi», ha spiegato nel suo intervento il professor Luigi Mariani, dell’Università di Brescia.

Guardare all’alimento nel suo complesso

Ivana Gandolfi, R&D - Scientific area di Parmalat, si è soffermata sugli aspetti nutrizionali. «La nuova era di latte e derivati per una dieta salutare e sostenibile per tutti coinvolge ognuno di noi e chiede di guardare lontano. Noi non mangiamo il singolo nutriente, ma l’alimento nel suo complesso. La nuova era, che sta già arrivando, è quella di considerare l’alimento come matrice, nella sua interezza, perché il cibo è più della somma dei suoi singoli nutrienti. Come nel caso del formaggio che, nonostante il contenuto di sodio e grassi saturi, mostra effetti da neutri a positivi sulla nostra salute cardiometabolica». Il professor Germano Mucchetti dell’Università degli Studi di Parma affronta anche il tema del plant based. «Il formaggio è il primo esempio di sostenibilità perché è nato per conservare il latte, concentra selettivamente i suoi nutrienti aumentandone la densità nutrizionale ed energetica, al contrario di ciò che accade con i prodotti plant based, spesso ultra-processati». Il Professor Mucchetti si è poi soffermato sul tema della necessità dei formaggi di adeguarsi in maniera tempestiva ai mutamenti del mercato, che richiede libertà, velocità e flessibilità produttiva. Marinella Vitulli, Technical and General Manager del Food Contact Center di Pistoia, ha ripercorso la storia del packaging nel latte e ha evidenziato le regole da rispettare in Italia e in Europa e gli aspetti più importanti in ordine ai diversi materiali utilizzabili.

Scienza e marketing al servizio del settore

«C’è purtroppo una separazione tra il mondo scientifico e quello lattiero caseario, a partire dal latte - ha affermato il professor Fernando Tateo, direttore scientifico di Brazzale Science Center - Uno slegamento evidenziabile perché tutto ciò che si svolge in termini dialettici non viene mai accompagnato da risultati di ricerche scientifiche. Occorre adottare una tecnica nuova nel marketing degli alimenti, facendo trasparire lo sforzo che molti attori compiono con l’interesse di migliorare. Questo invito per me è la cosa più importante di questo congresso. Il centro Bsc è nato per offrire anche un nuovo modo di comunicare le informazioni scientifiche sul prodotto. I metodi analitici pubblicati sono parecchi e devono essere unificati per giungere a una profonda conoscenza. Serve trovare una via comune per una necessità comune: potersi confrontare e confrontare i profili aromatici dei diversi formaggi. Non è possibile fare più corretta “proposta” se non quella di sensibilizzare il mondo del dairy ad una più larga adozione della chimica analitica nella gestione non soltanto del controllo di qualità, ma della ricerca e sviluppo. Concorde anelito dovrebbe essere rivolto ad un più adeguato lavoro di ammodernamento delle verifiche su packaging, cui le pratiche attuali anche di legge non forniscono risposta concretamente utile. Il tutto perché ci si diriga davvero verso una nuova era di settore».

Latte e longevità

«Da quando consuma latte, l'uomo ha ottenuto grandissimi vantaggi perché è un alimento molto completo dal punto di vista nutrizionale, con proteine di ottima qualità - ha spiegato Elisabetta Bernardi, biologa nutrizionista - Tutti gli studi osservazionali dimostrano ad esempio il legame fra il suo consumo e la salute delle ossa. È ricco di vitamina D, che si trova in pochi alimenti, fosforo, magnesio potassio e vitamina A». L’intervento di Bernardi, dal titolo ‘Vincere con il latte’, si è poi soffermato in modo particolare sul ruolo decisivo nell’idratazione e nel recupero degli elementi nutrizionali negli sportivi. «Latte e derivati, per chi pratica sport, intervengono nella salute delle ossa, nella reidratazione e nel recupero di energia - ha aggiunto la biologa nutrizionista - I nutrienti di cui l'organismo ha bisogno in questa fase sono diversi, e vengono spesso riassunti nella ‘Regola delle tre R’: reidrata, ricarica e ricostruisci. E il latte e i suoi derivati rispondono a tutte e tre le esigenze. In generale, gli alimenti di origine animale contribuiscono al 18% delle calorie, fornendo il 38% delle proteine a livello mondiale. Le diete oggi considerate a basso impatto ambientale, che riducono il consumo di prodotti di origine animale, portano ad un reale problema di carenza di macronutrienti come lo zinco, il calcio, lo iodio, le vitamine A, D e B12. E c’è una importante relazione fra consumo di latte e longevità»

Continuano a crescere le vendite di Campari Group

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Matteo Fantacchiotti, ceo di Campari Group
Nel primo semestre le vendite hanno superato quota 1,5 miliardi, con un incremento del 3,8% sullo stesso periodo del 2023. Aperitivi e tequila guidano la crescita

Continuano a crescere le vendite di Campari Group. A dirlo i numeri della relazione finanziaria semestrale che fa il punto sulle performance della multinazionale nei primi sei mesi dell’anno. Numeri che registrano vendite nette per oltre 1,5 miliardi di euro, con un incremento organico 3,8% sullo stesso periodo dello scorso anno, con una netta accelerazione, +6,9%, nel secondo trimestre. L’incremento delle vendite sale al 4,5 % considerando anche l’apporto dei brand acquisiti (che pertanto non era conteggiato nella relazione dello scorso anno), su tutti Courvasier, entrato a far parte di Campari Group da quest’anno (leggi Campari Group acquisisce il cognac premium Courvoisier) e dei marchi distribuiti ma non di proprietà del Gruppo.

La spinta dagli aperitivi

A trainare la crescita in particolare la categoria aperitivi, con Campari e Aperol, soprattutto nelle Americhe e in Germania, mentre nell’area dell’Europa e del Mediterraneo, dove il gruppo realizza il 49% delle sue vendite, la corsa è stata rallentata dal meteo avverso, che ha fatto sentire i suoi effetti negativi in Italia, dove le vendite sono calate del 5,2% e nel Regno Unito (-7,2%): nonostante ciò, però, anche in quest’area la crescita è stata solida e pari al 3,3%.

In forza di questi numeri, il margine operativo lordo è aumentato del 3,5%, con l’utile netto del gruppo attestatosi poco sotto i 220 milioni, e quello rettificato è stato di 239 milioni (+2,2%).

«Abbiamo registrato una solida performance nella prima metà dell’anno con un’accelerazione nel secondo trimestre, ancora una volta sovraperformando rispetto al settore. Nella restante parte dell’anno, ci aspettiamo di continuare a sovraperformare facendo leva sulla forza dei nostri brand che competono in categorie in crescita, ha commentato il neo ceo di Campari Group, Matteo Fantacchiotti (leggi Campari Group: l’addio del ceo Bob Kunze-Concewitz dopo 16 anni). Che resta fiducioso anche per il secondo semestre, nonostante un quadro generale che presenta diverse insidie. «Ci aspettiamo che su base annuale la nostra capacità di espandere il margine lordo sia influenzata da alcune condizioni temporaneamente sfavorevoli (come il meteo avverso che impatta gli aperitivi con elevata marginalità e l’effetto del rinnovo dei contratti dell’agave) generando da un lato un mix delle vendite svantaggioso dall’altro uno spostamento dei benefici attesi relativi ai costi di produzione nel prossimo anno. Per il medio termine, rimaniamo fiduciosi sulla nostra capacità di mantenere uno slancio positivo dei brand e una crescita profittevole».

Bene i marchi globali

Guardando un po’ più nel dettaglio l’andamento dei marchi, quelli a priorità globale (68% delle vendite totali del Gruppo) hanno registrato una crescita del 5,9%. Su questa hanno inciso le ottime performance di Aperol, cresciuto del 4,7%, nonostante l'impatto del meteo soprattutto in Italia e Francia e la difficile base di confronto complessiva (+32,4% nel primo semestre del 2023). L’incremento è stato guidato dalla Germania e dalle Americhe, inclusi gli Stati Uniti e i mercati in fase di sviluppo come Brasile e Messico, dall’Australia e dalla Grecia. Ottime anche le vendite di Campari, salite del 9,3% con una forte accelerazione nel secondo trimestre (+11,7%), trainate da Brasile, Giamaica, Grecia e Francia.

Espolòn conquista gli Usa

A due cifre la crescita di Espolòn, 22,2%, guidata dal suo mercato principale, ovvero gli Usa, mentre stabile è rimasto il portafoglio di Wild Turkey, che sempre negli Usa il suo mercato chiave. Molto bene anche Grand Marnier, 13,3%, mentre più contenuto, ma sempre positivo, l’andamento del portafoglio di rum giamaicani, +1,9%. Unico brand in controtendenza Skyy, che ha registrato un calo dell’11,9%, in linea con la categoria negli Stati Uniti.

Calano i brand regionali e locali

Performance negative hanno registrato i marchi a priorità regionale (17% delle vendite totali del Gruppo) e quelli a priorità locale. Le vendite dei primi sono calate del 3,4%, con l’andamento negativo di Magnum Tonic e The GlenGrant che è andato a pareggiare quello positivo di Cinzano spumante, Lallier Champagne, Mondoro, Aperol Spritz ready-to-enjoy, Averna e delle specialità francesi.

In diminuzione del 2,3% quelli a priorità locale (6% delle vendite totali del Gruppo): anche in questo caso, la crescita positiva di Ouzo 12 è stata compensata dalla debolezza di Wild Turkey ready-to-drink, Campari Soda, a causa del meteo avverso nel mercato chiave italiano, e Skyy ready-to-drink, che ha sofferto sul suo mercato principale, quello messicano, altamente competitivo.

Chef Cannavacciuolo firma un “Contrattino” con l’aperitivo in stile anni ‘50

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Lo chef entra nel progetto Contrattino, il nuovo ready to drink a bassa gradazione, creato da tre big del beverage, Paolo Dalla Mora, Luca Gargano e Giorgio Rivetti, che rimanda al bitter tonic degli anni Cinquanta

Lo chef Antonino Cannavacciuolo fa il suo debutto nel mondo beverage. Lo fa sposando il progetto Contrattino e quindi entrando in società con i tre big del settore che hanno dato vita al nuovo ready to drink: Paolo Dalla Mora, creatore di Gin Engine, Vermouth & Bitter Strucchi e Sgrappa, Giorgio Rivetti, proprietario di Contratto, storica cantina vinicola fondata a Canelli nel 1867, e Luca Gargano, presidente di Velier.

Una lunga storia

Contrattino è un bitter tonic innovativo e, insieme, che affonda le sue origini nel secolo scorso. È infatti il discendente del Contratto Tonic Bitter, lanciato dalla cantina di Canelli negli anni Cinquanta e molto di moda anche nel decennio successivo, reclamizzato come “l’aperitivo per gli intenditori” e oggetto di un’iconica campagna pubblicitaria dell’artista Mario Gros. Prodotto a sua volta che era una nuova declinazione dell’aperitivo Tonic Normal G. Contratto Canelli, che la cantina aveva messo sul mercato nel 1936, riscuotendo immediato successo, e che può essere considerato l’antenato dei moderni ready to drink. A questa storia di innovazioni che hanno contribuito a consolidare la tradizione dell’aperitivo italiano (Contratto nel 1933 aveva lanciato il Bitter Contratto e nel 1935 Contratto Aperitif, da allora sempre presenti nella catalogo della casa piemontese), si ricollega Contrattino, proponendone una nuova interpretazione.

Un perfetto equilibrio di sapori

Prodotto da Contratto e distribuito da Velier, il nuovo prodotto è un aperitivo ready to drink a bassa gradazione alcolica (alc 5,5% in vol) e bio, frutto di una ricetta che ha richiesto ai suoi creatori circa due anni di ricerca. Ricetta che prevede l’uso di un mix di ingredienti, quali zucchero di canna bio, aromi naturali di piante officinali, agrumi e alcol bio. Anche il suo colore rosa è tutto naturale, e deriva dall’uso di succo concentrato di carota nera.

Un mix di ingredienti che regala al prodotto il suo carattere elegante, fresco e complesso e strutturato, in un perfetto equilibrio tra parte dolce, amara e aromatica, grazie anche a una parte amaricante variegata, che si differenzia dalla classica genziana o artemisia di molti aperitivi, e arricchito da una parte floreale piacevole e decisa, che ne amplifica il bouquet aromatico.

Custodito in un’elegante bottiglia in stile Art Déco da 20 cl, è da servire liscio freddo senza ghiaccio, liscio in bottiglia con ¼ di fetta d’arancia, o in “versione 1x2”, ovvero dividendo il contenuto della bottiglietta in due porzioni e aggiungendo la stessa quantità di bollicine: possibilmente di Alta Langa, come il metodo classico delle Cantine Contratto.

 

Roma, capitale del gelato: volano consumi e fatturato

Nella Città Eterna è boom di gelato artigianale, con un +14% rispetto al 2023 e un indotto che vale 600 milioni di euro

Roma ama il gelato artigianale italiano. Rispetto alle altre città d’arte, per incrementi e consumi, la Capitale d’Italia guida la classifica con un +14% rispetto allo scorso anno. Seguono Firenze, Napoli e Bologna. È quanto emerge dai dati diffusi da Claudio Pica, presidente della Fiepet-Confesercenti di Roma e Lazio e segretario generale dell’Associazione Italiana Gelatieri (Aig).

Un dato importante per Roma

È Roma quindi a trainare le città italiane, grazie anche al grande flusso turistico internazionale, con i turisti stranieri nel 2023 hanno aumentato la loro spesa per il gelato artigianale a Roma del 5%. Infatti, negli ultimi tre anni Roma registra oltre 5 milioni i turisti. Oltre ai monumenti, questi ultimi hanno visitato una gelateria e consumato almeno un gelato artigianale della Capitale. L'indotto romano e laziale generato da questo flusso e da quello local vale 600 milioni di euro. Al Sud Italia e in Sicilia si segnala un aumento dell’8%. Ne emerge un’Italia spaccata in tre: il Centro e il Sud conservano andamenti positivi mentre a Nord, anche a causa delle condizioni climatiche, il gelato rimane legato alla stagionalità.

Nuove tendenze nei consumi

Oltre ai grandi classici e ai sorbetti, ci sono nuovi gusti a far tendenza questa estate. Ad esempio, c’è il nuovo fiordilatte del campione del mondo di Gelateria Eugenio Morrone. «Ho realizzato un gelato con soli quattro ingredienti: latte, panna, zucchero, fibre e meno 30% di zucchero. Un gusto semplice che riporta all’artigianalità dei sapori, con un retrogusto di freschezza che ci fa tornare bambini - spiega il maestro gelatiere - Sempre in tema estivo propongo i gusti prugna e zenzero, mora di rovo di Tolfa, basilico, pesca di Palestrina, nocciola romana, melone di Cantalupo, tutti realizzati con ingredienti e materie prime del territorio laziale».

La Cimbali M200 con Italia Geniale in viaggio sulla Vespucci

LaCimbali M200
LaCimbali M200
Cimbali Group e Mumac sono presenti nell’esposizione quali testimoni del made in Italy che promuove nel mondo bellezza, design e un caffè eccellente.

Il talento, la creatività e la tecnologia dell’Italia sono protagonisti della mostra Italia Geniale. design enables - Bellezza, originalità, creatività del design industriale apprezzato universalmente, allestita al seguito del tour mondiale della nave scuola Amerigo Vespucci. Ha preso il via a Los Angeles per proseguire a Tokyo, Darwin, Singapore, Mumbaim Abu-Dhabi, Doha Jeddah, per finire a Durazzo a inizio 2025.

Cimbali Group e Mumac, Museo della Macchina per caffè del Gruppo, sono stati selezionati per essere presenti all’interno dell’esposizione quale testimone del made in Italy, che porta avanti il suo impegno per promuovere nel mondo la bellezza e il design, nonché l’altre di un caffè eccellente. Per questo è stata selezionata la macchina LaCimbali M200 già candidata all’Adi Compasso d’Oro 2024 (dove è già stata premiata con la macchina modello Pitagora firmata da Achille e Pier Giacomo Castiglioni nel 1962) grazie al design firmata da Valerio Cometti+V12 Design, in cui si trova la sintesi tra eleganza e artigianalità del made in Italy a cui si unisce una coffee experience di alta qualità grazie a una tecnologia sempre più avanzata. Una macchina sostenibile, digitale e innovativa, pensata per un target sia italiano che internazionale grazie a un ricco menù di diverse specialità di caffè e bevande a base di latte.

Soddisfatta Fabrizia Cimbali, amministratore delegato del Gruppo, che dichiara «partecipare a questa mostra non solo rafforza il nostro ruolo di custodi di una storia ricca di valori e di cultura industriale, ma riconosce anche il nostro impegno continuo nella valorizzazione dell’innovazione e del patrimonio italiano». 

Italia Geniale è un format consolidato nel tempo, ma in continua evoluzione: infatti è stata allestita per la prima volta all’Expo di Dubai nel 2021, per poi essere portata a Palazzo Piacentini, sede del MIMIT nel 2022.

In questa versione della mostra, realizzata dal Ministero delle Imprese e del made in Italy e dal Ministero della Difesa in collaborazione con Adi Design Museum, sono presenti immagini, materiali e prodotti iconici del Sistema Italia che parlano di immaginazione, lavoro, benessere, rapporti tra le persone.  Osserva il presidente di Adi Luciano Galimberti: «È un viaggio attraverso le evoluzioni tecnologiche e la capacità relazionale tipica del design italiano, che accompagna metaforicamente, quello della nave Vespucci, per promuovere l’eccellenza produttiva nel nostro Paese».

Le prossime tappe dell’esposizione itinerante Italia Geniale: 

Tokyo in Giappone dal 25 al 30 agosto, 

Darwin in Australia dal 4 al 7 ottobre, 

Singapore dal 24 al 28 ottobre, 

Mumbai in India dal 28 novembre al 2 dicembre, 

Abu Dhabi negli Emirati Arabi Uniti dal 17 al 19 dicembre, 

Doha in Qatar dal 22 al 25 dicembre 

Jeddah in Arabia Saudita dal 20 al 24 gennaio del 2025.  

Belvedere Vodka si veste d‘estate con la Summer Limited Edition

Belvedere Vodka Summer Edition
Toni frizzanti e pop, con toni vivaci e motivi tropicali, caratterizzano la bottiglia in edizione limitata della luxury vodka che rende omaggio all'estate

Look estivo per Belvedere Vodka. È arrivata la Belvedere Summer Limited Edition, la bottiglia dedicata alla stagione calda della luxury vodka polacca del gruppo Moët Hennessy.

Il pack in edizione limitata, in formato da 70 cl, è stato studiato per racchiudere ed esprimere l’essenza dell’estate. La bottiglia, dai toni frizzanti e pop, si caratterizza per i suoi colori vivaci ed è decorata con due palme tropicali, di color rosa tramonto, che incorniciano il Belvedere Palace sullo sfondo, lo storico palazzo di Varsavia da sempre elemento iconografico iconico del pack di Belvedere.

All’interno della bottiglia bartender e collezionisti troveranno tutto il gusto di Belvedere original, pieno e rotondo, con leggere note di vaniglia, che oscillano tra il dolce e il salato, con un accenno di pepe nero e spezie, e la sua texture morbida e setosa.

Peculiarità regalatele dalle materie prime con la quale è realizzata, la segale Dankowskie Gold Rye, una pregiata segale coltivata esclusivamente nella regione polacca della Mazovia, e da un processo produttivo che prevede quattro distillazioni e la diluizione del distillato finale con purissima acqua artesiana, attinta a una grande profondità nel sottosuolo e filtrata 11 volte.

La vodka per drink d'autore

Un profilo organolettico che la rende perfetta da servire liscia, on the rocks, e in miscelazione, dove può essere utilizzata sia per la realizzazione dei grandi classici a base vodka, loro rivisitazioni o per nuove creazioni. Tra queste ultime, per esempio, i cocktail d’autore firmati dai bartender di alcune delle più esclusive location della Penisola, e proposte nelle drink list dei locali, come Dalida, firmato da Andrea Buzzetta del Belmond Portofino, un cocktail ispirato ai profumi e ai prodotti della Liguria, dove Belvedere Vodka si unisce ad Amaro Camatti, si arricchisce delle noti dolci di un liquore al fico e a quelle agrumate di succo di lime fresco, e ai delicati profumi portati dal liquore al bergamotto.

O Mango Highball, drink leggero e dai sentori tropicali, realizzato da Giovanni Allario, alla guida del bar di Moebius a Milano, miscelando Belvedere con acqua di mango, liquore al bergamotto, liquore alla genziana, succo di limone fresco e bitter alle erbe, servito in un bicchiere con rim di sale e tajin.

Nel lab di Gruè: due macchine all’anno posson bastare

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Ampi spazi e ambienti separati nel laboratorio di Gruè a Roma, dove il parco attrezzature è sottoposto a un tagliando periodico

A dispetto dei dieci anni dalla sua fondazione, sia nella parte aperta al pubblico che nel laboratorio al piano di sotto, la pasticceria Gruè a Roma non sembra temere il peso degli anni. Complice lo spazio ampio fin dall'apertura, 500 metri quadrati in totale, di cui 320 di solo laboratorio al piano interrato e 180 al piano strada suddivisi fra negozio e piccola cucina per il reparto salato. Ma è probabilmente l’anima nerd dei due protagonisti di Gruè, Marca Boccanera e Felice Venanzi, coppia sul lavoro e nella vita, ad aver fatto il resto. Marta, infatti, prima di frequentare la Cast Alimenti e diventare una pasticcera professionista aveva studiato ingegneria meccanica. Un imprinting tecnologico che ha lasciato il segno e che Marta ha riportato nel modo di pensare il suo laboratorio.

Marta Boccanera e Felice Venanzi

Una grande sala ben organizzata

Prima di tutto il disegno: grazie alla metratura consistente, i due pasticceri di Gruè hanno potuto organizzare lo spazio con una grande sala centrale, attorno alla quale girano le impastatrici e i forni; poi c’è un’altra zona solo per il freddo e altri due box, uno tecnico per la pulizia e uno per la lavorazione del cioccolato, oltre a uno spazio per il packaging dei prodotti. Tutto a vetrate e tutto collegato anche esternamente da un corridoio, che è il passaggio in entrata e in uscita per arrivare direttamente alle stanze di stoccaggio, senza passare dall’area di produzione. Brilla l’ultima arrivata, un’impastatrice a braccia tuffanti da 200 litri, ma tutte le macchine hanno un aspetto splendente. «Ogni anno ci concediamo l'acquisto di due nuove macchine, - racconta Boccanera - inoltre effettuiamo un’opera di revisione e manutenzione di tutte quelle già esistenti. In questo modo, anche gli strumenti che hanno dieci anni sono ancora perfettamente performanti e sembrano nuovi». Una sorta di “tagliando”, come lo chiama la pasticcera romana, che consente alle macchine di durare di più.

Lievitati: i prodotti di punta

Durante la nostra visita al laboratorio, nell’area di lavorazione del cioccolato erano in produzione le uova di Pasqua, che da Gruè hanno forme articolate, non solo il classico ovale; pochi giorni e sarebbe iniziata anche la produzione delle colombe, che insieme ai panettoni sono fra i prodotti di punta della pasticceria romana. È soprattutto per far fronte all’aumento di produzione dei grandi lievitati che sono stati necessari i nuovi innesti di macchinari, più capienti e performanti. Sono una decina gli addetti in laboratorio, a cui si aggiungono gli stagisti. «Chi viene da noi sa che ha l’opportunità di imparare. Non nascondiamo le ricette, facciamo ruotare tutti su tutti i reparti, in modo da non creare alienazione e ci piace premiare chi si dà da fare», commenta Boccanera. Oltre alla retribuzione, la divisa è uno dei premi fedeltà per i dipendenti: «Benché il laboratorio non sia a vista, ci teniamo che tutti abbiano la divisa sempre in ordine e pulita. Appena capiamo che il ragazzo o la ragazza che si sono aggiunti alla squadra sono destinati a rimanere con noi, forniamo noi la divisa brandizzata. Un capo che ha un certo costo e di cui vogliamo che i ragazzi capiscano l’importanza».

Cuocicrema Roboqbo

Uno dei primi grandi investimenti per Gruè, che l’ha comprata già dieci anni fa: una macchina sofisticata come il Roboqbo, da trattare con cura, ma che dà tante soddisfazioni con le cotture delle creme. «Il risultato - dice Boccanera - sono livelli di texture che le altre cuocicrema non danno».

Temperatrice Selmi

«Ne abbiamo tre, tutte Selmi, con cui lavoriamo i tre tipi principali di cioccolato: fondente, latte e bianco. È utile per la linea di pralineria, ma diventa fondamentale in momenti come la produzione delle uova di Pasqua», dice Boccanera.

Impastatrice Mixer

La Mixer Ibt.e Evo è l’ultima arrivata del laboratorio: a braccia tuffanti e con carrello vasca estraibile da 150 kg. Grande formato per grandi numeri, in particolare dei lievitati delle feste: in stagione da Gruè si arrivano a impastare fino a 260 panettoni al giorno, facendo turni da 8 ore.

Domori e Irca firmano una partnership per la distribuzione

Il brand specializzato in cioccolato e ingredienti di alta qualità ha ottenuto i diritti esclusivi per l'utilizzo dei brand Domori Professional nel canale B2B

Irca, azienda internazionale nella produzione di cioccolato, creme, frutta, pistacchi, decorazioni e altri ingredienti di alta qualità per il settore alimentare, ha ottenuto i diritti esclusivi per l’utilizzo del brand Domori Professional nel canale B2B. In questo modo potrà offrire una gamma completa di prodotti professionali premium a marchio Domori. L'accordo, iniziato il 1° luglio 2024, vedrà pienamente avvia la distribuzione dal 1° gennaio 2025.

Aumentare l'offerta premium

Fondata in Italia da Gianluca Franzoni nel 1997, Domori è un’azienda pioniera nel mondo del cioccolato. L'azienda è specializzata nella produzione di cioccolato con il cacao più puro, attraverso un processo ad hoc di tostatura delicata e rispettosa, promuovendo in particolare l'uso del cacao Criollo (una varietà di cacao rara e di alta qualità). Domori è un produttore di cioccolato premium verticalmente integrato e dedito all’innovazione, con l’obiettivo di offrire prodotti eccellenti ai propri Clienti. Il brand Domori è inoltre leader nel segmento del cioccolato super-premium, con piantagioni di cacao in Sud e Centro America. L'aggiunta del marchio Domori eleva ulteriormente l'offerta di prodotti premium di Irca Group. Inoltre, arricchisce il portafoglio dei brand del Gruppo, che include anche Dobla, noto per le decorazioni di cioccolato premium; Ravifruit, che offre puree di frutta di alta qualità; e Cesarin, specialista in frutta candita e semi-candita.

Domori: «Portare la materia prima in luoghi inesplorati»

«La nostra missione è far arrivare il nostro brand al cuore dei consumatori grazie alla nostra straordinaria qualità, portando la materia prima - il cacao - in luoghi ancora inesplorati dall’industria del cioccolato - ha commentato Janluca de Waijer, Ceo Domori - La collaborazione con IRCA Group ci consentirà di rendere il nostro brand disponibile a livello globale per i migliori professionisti del settore, creando numerosi punti di contatto per Domori». «Siamo lieti di accogliere il brand Domori all’interno del Irca Group, perché rappresenta una perfetta integrazione con la nostra attuale offerta di prodotti - ha dichiarato Annika Engelbrecht, Group Cmo di Irca - Il portfolio B2B di Domori comprende un'ampia gamma di prodotti a base di cioccolato premium, a cui si affianca una profonda esperienza nella lavorazione del cacao - dalla fava di cacao al prodotto finito - e una gestione ottimale della filiera. Questa acquisizione aggiunge al nostro portafoglio una linea di cioccolato di altissima gamma. Non vediamo l'ora di ampliare la diffusione dei prodotti Domori nel canale B2B».

Mixolimpica, la drink list di Anthology by Mavolo che celebra gli atleti azzurri

Anthology by Mavolo Mixolimpica
Cinque cocktail compongono la speciale drink list creata dai bartender di Anthology by Mavolo e dedicata a 5 azzurri in gara alle Olimpiadi di Parigi

Il 26 luglio prendono il via le Olimpiadi di Parigi che, in un incessante susseguirsi di gare, per due settimane focalizzeranno l’attenzione degli amanti dello sport sulle gesta dei migliori atleti del mondo. Per celebrare gli atleti italiani i bartender di Anthology by Mavolo hanno realizzato una speciale drink list, Mixolimpica.

La compongono cinque cocktail, ispirati e dedicati ad altrettanti atleti tra i più attesi della spedizione azzurra, e realizzati con alcuni degli spirit che fanno parte del catalogo di esclusive ultra premium del catalogo di Anthology by Mavolo. Ogni drink di Mixolimpica racconta una storia, un’emozione e un pezzo del carattere dei nostri sportivi, ma insieme vuole, offrire un’esperienza di gusto ai clienti di tutti i locali, grazie alla loro replicabilità.

Cinque ispirazioni azzurre

Così nella drink list (in fondo le ricette complete) troviamo 9”58, dedicato al campione olimpico Marcell Jacobs, che a Parigi vuole bissare l’oro nei 100 metri conquistato a Tokyo e strappare il titolo di uomo più veloce del mondo detenuto da Usain Bolt. È composto da una base di vodka Le Philtre, liquore al caffè Black Sinner, sciroppo al caramello salato Bacanha e una tazzina di caffè e completato da una guarnizione composta da chicchi di caffè.

Fioretto è invece il cocktail intitolato alla portabandiera olimpica Arianna Errigo. Tequila Don Ramón Plata, sciroppo Fiore di Sambuco Bacanha, succo di lime, Le Tribute Lemonade, e due fette di cetriolo come guarnizione, gli ingredienti di questa miscela che rende omaggio all’eleganza della schermitrice azzurra.

All’altro portabandiera, Gimbo Tamberi, è dedicato Jump to Gold: un twist sul Cameron’s Kick, storico cocktail creato da Harry MacElhone nel 1922, composto da mezcal Le Tribute, whisky Brave New Spirits Lighthouse Peated e sciroppo orzata Bacanha con l’aggiunta di succo di limone, albume d’uovo pastorizzato e 3 gocce di soluzione salina affumicata.

C’è poi Sinnergia che, come il nome lascia già intuire, è un tributo al tennista numero 1 al mondo, Jannik Sinner, che però purtroppo non prenderà parte ai Giochi olimpici a causa della tonsillite. Protagonista del drink è gin Amuerte, rigorosamente versione Orange, che si unisce a succo di lime, succo d’ananas, sciroppo di zucchero di canna Bacanha e a un pizzico di sale. Da shakerare e servire in bicchiere Collins, è completato da un cucchiaio di liquore al caffè Black Sinner e da una foglia di Shiso Rosso.

Conclude la drink list Ace to Ace, creato per celebrare l’energica luminosità della pallavolista Paola Egonu e preparato con gin Saneha Luminous, rum Chalong Bay Tropical Notes Lime Kaffir, succo d’arancia, succo di lime, polpa di mango e quattro gocce di soluzione salina e completato da una spolverata di pepe di Sichuan.

Le ricette di Mixolimpica

9”58

Anthology by Mavolo 9''58
Ingredienti
:
50 ml vodka Le Philtre, 10 ml liquore al caffè Black Sinner, 1 tazzina di caffè, 10 ml sciroppo al caramello salato Bacanha, chicchi di caffè
Preparazione:
shake and strain
Bicchiere:
coppa da cocktail
Guarnizione:
qualche chicco di caffè

Fioretto

Anthology by Mavolo Fioretto
Ingredienti
:
45 ml tequila Don Ramón Plata, 20 ml sciroppo Fiore di Sambuco Bacanha, 30 ml succo di lime, top Le Tribute Lemonade, 2 fette di cetriolo
Preparazione:
shake and strain
Bicchiere:
Collins
Guarnizione:
2 fette di cetriolo

Jump to Gold


Ingredienti
:
30 ml mezcal Le Tribute, 20 ml whisky Brave New Spirits Lighthouse Peated, 10 ml sciroppo orzata Bacanha, 15 ml succo di limone, 15 ml albume d’uovo pastorizzato, 3 gocce di soluzione salina affumicata*
*Soluzione salina affumicata: sciogliere 20 g di sale affumicato in 100 ml di acqua bollente. Filtrare e conservare in una boccetta con tappo contagocce
Preparazione:
versare tutti gli ingredienti nello shaker senza ghiaccio e shakerate. Poi, aggiungere del ghiaccio nello shaker e shakerate nuovamente. Filtrare con tecnica double strain
Bicchiere:
coppetta

Sinnergia

Anthology by Mavolo Sinnergia
Ingredienti
:
50 ml gin Amuerte Orange, 20 ml succo di lime, 30 ml succo d’ananas, 10 ml sciroppo di zucchero di canna Bacanha, 1 pizzico di sale, 1 cucchiaio di liquore al caffé Black Sinner, 1 foglia di Shiso Rosso per guarnire
Preparazione:
versare tutti gli ingredienti, tranne il liquore Black Sinner, in uno shaker e shakerare vigorosamente. Versare in un bicchiere e aggiungere in sospensione 1 cucchiaio di Black Sinner
Bicchiere:
Collins
Guarnizione:
una foglia di Shiso Rosso.

Ace to Ace


Ingredienti
:
40 ml gin Saneha Luminous, 10 ml rum Chalong Bay Tropical Notes Lime Kaffir, 10 ml succo d’arancia, 25 ml succo di lime, 30 ml polpa di mango, 4 gocce di soluzione salina, una spolverata di pepe di Sichuan
Preparazione
shake and strain
Bicchiere:
tumbler alto
Guarnizione:
leggera spolverata di pepe di Sichuan.

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