In programma dal 18 al 22 gennaio 2025, in Fiera a Rimini, l'appuntamento professionale dedicato al foodservice si arricchisce di uno spazio dedicato alla pizza che si aggiunge alle quattro tradizionali filiere: coffee, gelato, pastry&chocolate e bakery. Numerosi gli eventi in programma, con i talk sulle nuove tendenze e le competizioni internazionali
Un nuovo settore dedicato alla pizza ad affiancare le 4 grandi filiere - gelato, pastry&chocolate, coffe e bakery -, un ampliamento degli spazi fino a 138.000 metri quadri grazie all’aggiunta di due ulteriori padiglioni e una spinta ancora maggiore sull’internazionalità. Sono solo alcune delle principali novità di Sigep World – The World Expo for Foodservice Excellence, la manifestazione organizzata da Italian Exhibition Group e in programma alla Fiera di Rimini dal 18 al 22 gennaio 2025.
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Giunto alla 46esima edizione, Sigep si presenta anche con un payoff rinnovato, a ribadire la centralità globale del salone riminese, che non a caso ha ampliato il proprio raggio d’azione negli ultimi anni attraverso i due show satellite, in mercati di grande potenzialità, nella Cina meridionale e a Singapore, confermati anche per il 2025.
Appuntamento con i top player del foodservice
Sigep World 2025 ha già fatto registrare grandi numeri, con il sold out degli spazi espositivi venduti e l’adesione dei top player del foodservice e delle new entry del settore pizza, che secondo le stime più recenti ha un valore mondiale superiore ai 153 miliardi di dollari (fonte: Verified Markets Reports). Sigep sarà quindi la vetrina più importante per questo prodotto e le sue tecnologie, arricchendo ulteriormente e completando un’offerta espositiva fieristica che lo rende un faro in tutto il mondo per l’industria del foodservice a 360°.
Una spinta internazionale ancora più forte
La spinta internazionale sarà ancora più importante e nel 2025 si aprirà un nuovo capitolo dell’espansione globale di Sigep World, che nel quartiere fieristico di Rimini andrà a concretizzarsi attraverso i programmi strategici di business matching. Al Top Buyer Program hanno già aderito 520 top buyer da 91 Paesi: oltre ai principali Paesi europei, si segnalano presenze da Stati Uniti, Sud America, Sud Est Asiatico e Paesi del Golfo. Dai distributori alle catene di pubblici esercizi, fino alle società di catering, comprese quelle delle linee aree e delle crociere, passando per i gruppi alberghieri di tutto il mondo: sono questi i principali attori del Top Buyer Program, che conferma l’importante lavoro svolto da Sigep sull’incoming estero.
Un processo che passa dal coinvolgimento diretto dei principali decision makers del settore aderenti anche al Premium Program, riservato principalmente a buyer europei – con in testa operatori da Germania, Spagna, Romania, Francia, Gran Bretagna, Croazia, Grecia, Polonia, Slovenia e Serbia – e che quest’anno prevede la partecipazione di circa 3.000 buyer da tutto il mondo.
Tanti talk e riflettori sulle nuove tendenze
Naturalmente durante Sigep World 2025 verrà dato grande spazio ai più importanti talk di tutte le communities presenti: quello di apertura, in particolare, sarà incentrato sulle più aggiornate tendenze - nazionali e soprattutto internazionali – del foodservice, confermando Sigep World come la voce più autorevole del settore grazie al lancio di Sigep Vision, l’Osservatorio globale sui trend del gelato e del foodservice. Un settore, quest’ultimo, che continua a essere competitivo in Europa e nel mondo: nel 2024 la spesa complessiva registrata in Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia e Spagna, raggiunge gli oltre 330 milioni di euro, con una crescita del 6,4% rispetto al 2023. Guardando invece oltreoceano, la spesa dei consumatori dell'out of home negli Stati Uniti risulta in aumento del 3,9% rispetto all'anno precedente, attestandosi a oltre 612 milioni di euro (fonte: Circana).
Le grandi sfide nelle Arene
E ancora, attenzione ai nuovi trend su scala mondiale riguardanti le ultime tecnologie delle macchine automatiche per il caffè - con un evidente miglioramento anche sul fronte sostenibilità - i lievitati e le novità del mondo della pasticceria, oltre naturalmente alla gelateria del futuro, con l’evento di Rimini che è il volano principale per la diffusione della cultura del gelato italiano in tutto il mondo.
A Sigep World 2025 infine torneranno, come ogni anno, le Arene e le competizioni nazionali e internazionali che lo scorso gennaio hanno visto partecipare ben 25 Paesi - dedicate a tutte le filiere rappresentate, tra cui Pizza Senza Frontiere – World Pizza Champions Games, Bread in the City – Bakery World Cup, il campionato internazionale di panificazione, i Campionati Italiani Baristi valevoli per le finali mondiali del circuito WCE (World Coffee Events), il Campionato Italiano di Pasticceria e la Gelato Europe Cup.
Matteo Melara, Brand Ambassador Brugal (a destra) si felicita con il vincitore Giovanni Singh
Prima edizione di BeefBar Shakedown Worldwide Competition powered by Ron Brugal, distribuito in Italia da Velier. Alla finale della gara hanno partecipato i bartender della catena BeefBar di Londra, Mykonos, Parigi e Milano, ospitati negli eleganti locali del collegato Bar Americano Rumore di Milano.
Fondato nel 2005 da Riccardo Giraudi, il ristorante di carneBeefBar conta oggi una quarantina di sedi in tutto il mondo, dall'Europa al Medio Oriente all'Africa alle Americhe, sviluppando nel tempo l'offerta di cocktail come parte integrante del proprio concetto di eccellenza, creando un Cocktail Program ben definito.
È proprio in questo contesto che il locale ha ideato il concorso internazionale BeefBar Shakedown Worldwide Competition powered by Ron Brugal rivolto a tutti i bartender della catena BeefBar, un vero e proprio "volo di prova" con l’obiettivo di promuovere la rispettiva creatività e incoraggiarli a creare cocktail unici, da degustare poi in ogni locale BeefBar del mondo da Parigi, a New York, Londra, Edimburgo, Dubai, Monaco, Lussemburgo, Milano, Atene, Malta, Budapest e St. Barth.
Come partner esclusivo di questa Prima edizione della Competition è stato scelto RonBrugal che, creato nella Repubblica Dominicana nel 1888, è arrivato alla quinta generazione familiare di Maestros Roneros, superando i confini della produzione dei suoi rum che invecchiano sotto il sole caraibico della Repubblica Dominicana in botti pregiate, selezionate con cura.
La Finale di questa prestigiosa competizione si è svolta di recente presso ilBar Americano Rumore di corso Venezia 11, locale di culto della vita notturna milanese, che unisce l’arte della mixology allo street food del contiguo BeefBar.
A supervisionare l'evento è stato il barmanager Francesco Cione, Director of Operations Italia e Corporate Bars&Beverage Directorn per il gruppo Giraudi e per il suo brand di punta Beefbar.
La presentazione è stata affidata all'esuberante bartender e Brand Ambassador Brugal Matteo Melara.
I cinque finalisti Alessandro Dottore (Milano) Thomas Bok (Mykonos) Giovanni Singh (Milano) Nassim Hadj (Parigi) Dimitru Sofiet (Londra)
si sono sfidati a colpi di pairing con una ulteriore difficoltà: creare due cocktail diversi per un solo abbinamento food.
i concorrenti Giovanni Singh, Thomas Bok, Nassim Hadj, Alessandro Dottore e Dimitru Sofiet
Dopo aver esaminato bene ricette e abbinamenti, la giuria composta da Luca Fiorini Ceo Beefbar, Thierry Paludetto Executive Chef Beefbar, Lorena Vinolo Director of Marketing services & Consulting services, e Jamie Campbell Brand Education Manager Brugal, ha scelto il vincitore.
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Guiria al lavoro con Jamie Campbell, Luca Fiorini, Thierry Paludetto e Lorena Vinolo
Servizio al tavolo della giuria
Organizzatori della gara
A trionfare è stato Giovanni Singh, proprio del Bar Americano Rumore di Milano, con il cocktail Sobremesa, un omaggio al rito sudamericano della convivialità, una tradizione che va oltre il cibo. Sobramesa, è composto dalle parole sobra (sopra) e mesa (tavola), ed evoca uno stato di allegria, piacere, risate, chiacchiere, proprio seduti a tavola, un momento in cui i commensali condividono qualcosa di preziosissimo, il tempo,lime accompagnandolo con un bene altrettanto prezioso come, ad esempio, un buon rum.
Sobremesa ricetta di Giovanni Singh Ingredienti 45 ml Ron Brugal 1888
20 ml Nixta Licor De Elote
15 ml lime/lemon juice
20 ml Palo Santo Cordial Paragon Preparazione
Shaker, versare in tumbler basso su cubo di ghiaccio, guarnire con fili di scorza di lime.
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Sobremesa, il ocktail vincitore di Giovanni Singh
Giovcanni Singh all'opera
Il premio al vincitore Giovanni Singh
Ron Brugal, una eccellenza dell'isola al centro dei Caraibi
Vantando 135 anni di maestria nel campo del rum di scuola spagnola, Ron Brugal è un premiato produttore di rum premium della Repubblica Dominicana. L'apprezzato portafoglio di rum invecchiati di alta qualità racconta la storia di cinque generazioni di maestria, iniziata nel 1888 dal leggendario fondatore Andrés Brugal.
Dopo aver viaggiato dalla Spagna e da Cuba, Don Andrés e la sua famiglia si stabilirono a Puerto Plata e iniziarono a distillare uno spirito unico, leggero e puro, sfruttando il caldo sole tropicale per impregnare il loro spirito di complessità e sapore, creando un rum dominicano elegante, aromatico e morbido. Dalla sua fondazione, le tradizioni e l'esperienza produttiva di Brugal sono state tramandate da cinque generazioni di Maestros Roneros, ognuno dei quali ha continuato a innovare.
Questa mentalità garantisce che ogni espressione rimanga di altissima qualità e al tempo stesso attuale nel corso dei decenni. Oltre 130 anni dopo, l'eredità di Ron Brugal continua a far emergere il meglio di questo rum.
Ron Brugal 1888
Prodotto di punta della gamma è Ron Brugal 1888, il cui colore dorato è dato da un doppio invecchiamento: in botti di quercia americana ex-Bourbon per 8 anni e in botti di quercia rossa europea ex-Sherry Oloroso per altri 6 anni (40% alc). Ricordiamo che, grazie al clima tropicale, l'invecchiamento dei distillati risulta "accellerato". Caratteristica la bottiglia serigrafata da 70 cl avvolta da una reticella.
Velier, distributore italiano di alcolici premium
Velier è una storica azienda familiare genovese che si occupa di importazione e distribuzione di distillati, liquori e vini. Fondata nel 1947, ha quindi oltre 75 anni di vita, durante i quali la qualità dei prodotti e la loro appassionata divulgazione sono sempre state la via maestra per accedere a una crescita commerciale e reputazionale continua.
Leader mondiale nel settore dei rum grazie all’instancabile lavoro di scoperta del presidente Luca Gargano, Velier è stata anche antesignana assoluta nel lancio del movimento dei vini naturali. Già nel 2001 ha visto infatti la luce il protocollo Triple A, sottoscritto da produttori che siano “Agricoltori, Artigiani, Artisti”, in sintonia con i valori Velier: qualità e autenticità. Tra le oltre 200 marche importate, citiamo i rum Caroni, Bally, Clairin, Neisson, Hampden, Brugal; i whisky Macallan, Glenfiddich, Balvenie, Nikka, Buffalo Trace; Hendrick’s Gin, le vodke Stolichnaya e Moskovskaya, lo champagne Billecart e il liquore Chartreuse.
Organizzatori e relatori del convegno Filiera Birra 2024
In attesa del salone Beer & Food Attraction di RiminiFieraIl (16-18 febbraio 2025), la rivista Imbottigliamento (gruppo Tenche Nuove) ha fatto l'annuale punto della situazione su realtà e opportunità per gli operatori del settore birra, con il tradizionale convegno annuale Filiera Birra.
Organizzato dalla rivista Imbottigliamentopresso il Palazzo della Cultura dell'editore Tecniche Nuove di Milano, il recente convegno Filiera Birra 2024 (VI edizione), ha offerto una visione ragionata e critica dello scenario di mercato.
Moderati dal giornalista Maurizio Maestrelli, al centro degli interventi dei numerosi relatori professionali, sono stati temi come turismo birrario, export, normativa e sostenibilità. L'apertura dei lavori del convegno è stata affidata al prof. Giuseppe Peretti, direttore del Cerb - Centro di Ricerca per l'Eccellenza della Birra della Università di Perugia e direttore tecnico della rivista Imbottigliamento e a Paola Pagani, caporedattore della stessa rivista.
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Locandina Convegno Filiera Birra 2024 by Imbottigliamento
Prof. Giuseppe Peretti, direttore Cerb, Centro Ricerca per l'Eccellenza della Birra dell'Università di Perugia e direttore tecnico rivista Imbottigliamento
Stand Corimpex, prodotti biotecnologici per il settore beverage
Stand Quinti, macchinari per l'imbottigliamento
Un momento di degustazione con l'editore di Tecniche Nuove, Ivo Nardella
Degustazione di birra artigianale
Chi consuma birra
Uno dei temi principali è stata l’analisi del consumatore, considerato l’elemento fondamentale per il successo della filiera.
Il prof. Christian Garavaglia, Università degli Studi di Milano-Bicocca e Consigliere della Regione Lombardia, ha presentato i risultati di un’indagine condotta a luglio 2024 su un campione di 1.021 persone principalmente in Emilia-Romagna e Piemonte, rappresentative della popolazione italiana per individuare i driver delle scelte del consumatore e la sua sensibilità verso l’uso di ingredienti 100% italiani.
I risultati: il 75% degli intervistati consuma birra regolarmente, con una prevalenza per la birra industriale (60%) e un 26% che alterna industriale e artigianale. Le donne e i consumatori urbani mostrano una leggera preferenza per la birra artigianale. Il 60% degli intervistati preferisce birra prodotta con ingredienti italiani, come il luppolo e il malto d’orzo, mentre il 46% pone grande attenzione alla sostenibilità, specie tra le persone con redditi più alti. La birra viene scelta anche in base agli abbinamenti culinari (60%) e il prezzo, sebbene rilevante, risulta essere meno importante come fattore di scelta d’acquisto rispetto alla provenienza degli ingredienti e alla sostenibilità, soprattutto tra i consumatori di birra artigianale. Il luppolo italiano è particolarmente apprezzato tra chi sceglie prodotti sostenibili. L’indagine lascia intuire che una maggiore informazione sull’utilizzo di ingredienti italiani e sostenibili potrebbe favorire una maggiore consapevolezza, soprattutto tra i giovani e rappresentare una strategia vincente per i produttori.
Prof. Christian Garavaglia, Università degli Studi Milano Bicocca
La birra italiana sul mercato estero
Brunella Saccone, Dirigente Ufficio Agroalimentare – Direzione centrale per i settori dell’export, ITA Italian Trade Agency, ha offerto una panoramica della situazione della birra italiana sul mercato internazionale. La birra italiana fatica ad affermarsi e a competere con birre estere a causa di tanti motivi, non da ultimo la leva fiscale che pesa su di essa – la birra è infatti l’unica bevanda da pasto su cui gravano delle accise.
Brunella Saccone, Dirigente ITA - Italian Trade Agency
Un altro problema emerso è la mancanza di una strategia strutturata per promuovere la birra italiana all’estero. La disaggregazione del panorama birrario italiano rende difficile creare una massa critica di aziende che possano sostenere iniziative promozionali globali. Sono necessarie campagne di comunicazione più incisive e la presenza della birra italiana nelle grandi occasioni internazionali, come nei ristoranti all’estero. Infine, si esprime la necessità di una promozione più coesa all’estero, sfruttando la tradizione italiana e il concetto di dieta mediterranea come veicolo per valorizzare i prodotti locali, inclusa la birra.
Italia: dati di mercato
Che il mercato nazionale non vada benissimo lo sottolineano anche i dati presentati da Assobirra secondo cui export e produzione segnano numeri negativi nel primo semestre 2024, come anche nel 2023, mentre a crescere è l’import, proprio per la maggiore competitività di alcune birre straniere rispetto alle nazionali.
I consumi sono fermi praticamente da 5 anni – afferma Alfredo Pratolongo, presidente AssoBirra. Nel confronto 2023 versus 2022: -5,85% i consumi, -5,02% la produzione, -5,35% l’esportazione. Insomma, non proprio un quadro roseo.
Nonostante ciò, la birra continua a creare valore, soprattutto nel canale Horeca che genera il 65% del valore complessivo. Tuttavia, l’aumento dei costi delle materie prime e il peso delle accise rappresentano ostacoli significativi per la crescita del mercato. Nel corso del convegno, Alfredo Pratolongo è stato videointervistato dal giornalista Rodolfo Guarnieri.
Alfredo Pratolongo, presidente Assobirra
Un tema, questo, ripreso anche da Matteo Bartolini, vicepresidente nazionale CIA Agricoltori Italiani che nel suo discorso esprime la necessità di una maggiore attenzione da parte del governo italiano verso il settore della birra, evidenziando che al momento mancano politiche efficaci e tavoli di lavoro inclusivi. Si sottolinea l’importanza di promuovere una maggiore reciprocità nelle regole di commercio tra l’Italia e i paesi extra-UE, chiedendo condizioni più eque per il settore birraio italiano. Viene inoltre messa in evidenza la necessità di investire di più nella ricerca, soprattutto in relazione ai cambiamenti climatici, per migliorare la produzione agricola. Afferma Bartolini: «Occorre fare filiera, ovvero adottare un approccio più sistemico, integrando tutti gli attori coinvolti nella produzione, trasformazione e commercializzazione della birra». Occorre portare sul tavolo dei consumatori un territorio, una tradizione, non solo un prodotto.
Turismo della birra, un’opportunità da sfruttare
Roberta Garibaldi, presidente Associazione Italiana Turismo Enogastronomico, ha sottolineato l’importanza del turismo enogastronomico, con un focus specifico sul turismo legato alla birra. I dati più recenti indicano che le esperienze enogastronomiche sono tra le più ricercate dai turisti europei. Questo interesse rappresenta un’enorme opportunità per l’Italia, che può sfruttare la storia e la tradizione della birra locale per attrarre turisti.
Anche Vittorio Ferraris, direttore generale, Simone Monetti, segretario generale, Silvio Bertero, referente regionale Piemonte di Unionbirraivedono nel turismo un’mportante e potenziale leva per togliere il settore dallo stallo in cui si trova: creare eventi che raccontino la storia della birra italiana, coinvolgendo i visitatori in esperienze di degustazione e produzione, fare storytelling attorno alla birra, portare sempre più i consumatori nei luoghi di produzione sono alcune delle attività suggerite.
Sostenibilità sociale e ambientale nel settore birrario
La svolta green e l’attenzione alla sostenibilità sociale e ambientale sono state considerate priorità sia per il turismo sia per la produzione di birra. C’è una crescente consapevolezza tra i consumatori e i produttori sulla necessità di ottimizzare i processi produttivi in un’ottica di sostenibilità. A questo proposito sono state citate esperienze di produzione di birra in ambito carcerario con, dunque, un forte impatto sociale, nell’ambito di un progetto a cui partecipa anche l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.
Il progetto, dal nome Be4Hopes, si propone di sviluppare nuove competenze di alto livello in ambito blockchain e metterle a disposizione di un obiettivo ad alto impatto sociale, combinando l’agricoltura sostenibile e la riabilitazione dei detenuti. Alla base vi è un modello di sostenibilità economica replicabile in altri contesti. «Tale progetto – afferma Nazarena Cela, Assegnista di Ricerca in Scienze e Tecnologie Alimentari Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo – fonde tecnologia avanzata, inclusione sociale e sperimentazione nel contesto specifico della birra, mostrando che la produzione di birra non si limita solo alla qualità del prodotto ma contribuisce a un impatto sociale positivo».
Sostenibilità in termini di risparmio di risorse è invece quanto descritto da Serena Savoca, Marketing & Corporate Affairs Director Carlsberg Italia a proposito del birrificio Angelo Poretti, acquisito completamente da Carlsberg nel 2002. La strategia di sostenibilità del gruppo si basa su quattro obiettivi principali: riduzione delle emissioni di CO2, zero sprechi d’acqua, consumo responsabile e zero incidenti sul lavoro. Il birrificio ha implementato progetti di recupero energetico e riduzione del consumo idrico, ottenendo risultati significativi. Inoltre, promuove la spillatura tramite l'innovativa tecnologia DraughtMasterche contribuisce a risparmiare costi di trasporto e CO2. Infine, il birrificio sta sperimentando nuovi approcci per rendere la logistica più sostenibile, incluso il trasporto intermodale.
Il presentatore Maurizio Maestrelli con Serena Savoca, Marketing & Corporate Affairs Director Carlsberg Italia
Dalla fermentazione alla distillazione…
…il passo è breve e lo ha dimostrato il progetto Strada Ferrata che nasce dall’esperienza nel settore brassicolo dei fondatori del birrificio Railroad di Seregno in Brianza. L’obiettivo del progetto è creare una nuova tradizione di produttori di whisky in Italia, fondendo lo sviluppo del New World Whisky con la qualità del Made in Italy. Ne nasce un whisky dalle caratteristiche peculiari, diverse dalla tradizione ma che aprono nuove strade e nuove possibilità per il Made in Italy alimentare.
Promuovere la cultura birraria italiana
Come sottolineano anche Teo Musso (titolare del birrificio agricolo Baladin) e Carlo Schizzerotto – rispettivamente Presidente e Direttore del Consorzio Birra Italiana – la birra è parte del patrimonio italiano ed è fondamentale – anche da parte del governo- riconoscerla come tale, tutelarla da politiche future che potrebbero penalizzarla, come accise o regolamentazioni contro l’alcol. Si sottolinea l’importanza di una strategia coordinata per promuovere la birra italiana, sia a livello nazionale che internazionale. Il settore ha grandi potenzialità, soprattutto in termini di sostenibilità, qualità degli ingredienti e turismo enogastronomico, ma deve affrontare sfide strutturali e promozionali per consolidarsi e crescere nel mercato globale.
Carlo Schizzerotto e Teo Musso, direttore e presidente di Consorzio Italiano Birra
In generale, durante tutto il convegno viene più volte sottolineata la necessità di uno sforzo corale e di filiera per rafforzare il settore birrario italiano, aumentando la produzione locale e promuovendo la cultura birraria come un elemento distintivo del patrimonio agroalimentare italiano.
Una panoramica del convegno è disponibile sul canale Youtube.
Tutte le relazioni degli intervenuti sono disponibili al seguente link.
Questo il senso da dare dunque a questo convegno Filiera Birra e all’altro importante appuntamento per il settore, ovvero BBTech Expoe Beer & Food Attraction che si terrà a RiminiFiera dal 14 al 18 febbraio 2025. Come spiega Carmen Zeolla, Exhibition Manager di Italian Exhibition Group Spa, si tratta di una tre giorni per scoprire le innovazioni e soluzioni tecnologiche nel mondo della birra, per avere una panoramica completa su tutta la filiera e per fare incontrare produttori di birre speciali e artigianali con innovatori del settore tecnologico.
Andrà in scena lunedì 13 gennaio 2025, all’Alcatraz di Milano, la grande serata di festa dove saranno svelati i vincitori della decima edizione di Barawards, il premio che celebra le eccellenze italiane nel settore dell’ospitalità. Acquista il biglietto per partecipare al party
Tutto pronto per il gran finale di Barawards by Bargiornale. Il premio, che celebra le eccellenze italiane nel settore dell’ospitalità, promosso da Bargiornale in collaborazione con Dolcegiornale, Hotel Domani e Ristoranti di Bargiornale, culminerà nel Barawards Gala Night Party, lunedì 13 gennaio 2025, all’Alcatraz di Milano.
La serata, da sempre sinonimo di festa e networking, vedrà un mix di musica, brindisi e premiazioni, celebrando chi ha saputo distinguersi nel mondo dell’ospitalità: dai cocktail bar alle caffetterie, dai ristoranti agli hotel, dalle pasticcerie alle gelaterie, dalle paninoteche alla nuova categoria delle birrerie e pub.
Inoltre, la redazione di Bargiornale conferirà tre menzioni speciali: miglior bar menu, miglior comunicazione social e miglior video promo dell’anno. La fase di avvicinamento al gran finale ha ricalcato il consolidato format delle precedenti edizioni. Dopo la fase delle autocandidature (dal 13 aprile al 30 giugno) e l’integrazione delle candidature da parte di Bargiornale, è stato il turno dei panelist del Premio, che hanno espresso le loro preferenze. I voti degli oltre 100 esperti della industry (bartender, baristi, chef, pasticceri, gelatieri, consulenti ed esperti del settore) hanno portato alla definizione di una lista di finalisti, con un massimo di 30 candidati per categoria. Successivamente siamo passati al voto on line con un record senza precedenti di oltre 40 mila votanti.
I vincitori e la classifica dei top 10 sono stati determinati dalla combinazione del voto dei panelist (80%) e del voto online (20%). I loro nomi saranno rivelati durante il Barawards Gala Night Party, che sarà condotto, per il secondo anno consecutivo, da Marco Maccarini, figura di spicco della radio e della Tv, con sound design a cura della Dj Nora Bee, star delle serate milanesi.
Il gala, dress code elegant, vedrà un alternarsi di premiazioni ed esibizioni dal vivo, accompagnate dai signature drinks proposti dalle aziende partner. Per celebrare il decennale, ci saranno riprese in diretta e uno spazio interviste, dove i vincitori e i rappresentanti delle realtà che supportano l’evento avranno l’opportunità di intervenire. Biglietti presto disponibili su bargiornale.it/ barawards-bargiornale/
A base di patate, la nuova bevanda vegetale piace ai baristi per il suo gusto neutro, vellutato e la facilità di montatura. Scopri perché è ideale per cappuccini e altre bevande plant-based
Nel mondo del barista non esiste il cappuccino ma i cappuccini, soprattutto quando si parla di veg: di mandorla, di avena, di soia e ora anche di patata. Con l’aumento della domanda di alternative vegetali, molte bevande sono state introdotte sul mercato, perché nei cappuccini, come nei drink plant-based, la bevanda fa la differenza. Dug Barista, una bevanda innovativa a base di patate, è arrivata sul mercato italiano per proporre una nuova alternativa ai baristi.
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Davide Cobelli, brand ambassador Dug Barista
Tra le sue caratteristiche promette un gusto neutro, un mouthfeel vellutato e proprietà organolettiche che garantiscono una schiuma stabile e uniforme.
Un'evoluzione nelle alternative vegetali
Dug Barista è un prodotto unico nel suo genere, nato dalla volontà di proporre una soluzione nuova nel mercato delle bevande vegetali. A differenza di molte alternative, che aggiungono una nota caratteristica al gusto del cappuccino, intaccando il flavor del caffè, questa bevanda promette un profilo aromatico neutro e morbido. Inoltre, è priva di lattosio, soia, glutine e noci, allergeni molto comuni. È anche ricca di proteine, oltre a vitamina D, B12, Riboflavina in percentuali simili a quelle di una classica bevanda di avena.
Una delle caratteristiche principali di Dug Barista è la sua capacità di montare facilmente, grazie alle proprietà naturali della patata. La schiuma che si ottiene assicura di essere densa, stabile e vellutata, capace di mantenere l’emulsione anche dopo diversi minuti, senza separarsi nella tazza. Questo è un vantaggio non solo per la presentazione estetica, ma anche per l’esperienza di consumo, che resta piacevole fino all’ultimo sorso.
Performante e sostenibile
Un’altra particolarità che il barista può mettere in evidenza al consumatore che chiede di assaggiare la bevanda di patate riguarda la sostenibilità.Dug Foodtech, l’azienda che produce Dug Barista, è una startup con sede a Lund, Svezia. È un'azienda di tecnologia alimentare che mira a creare prodotti alimentari sostenibili e sani utilizzando tecnologie innovative. Attualmente è l’unica azienda che utilizza le patate per le bevande, un ingrediente che Dug afferma essere a basso impatto ambientale perché produce basse emissioni di carbonio e richiedono una minima quantità di acqua, rendendo Dug una scelta veramente sostenibile per il pianeta.
Sul territorio italiano, l'azienda ha scelto Davide Cobelli, consulente e giudice internazionale, come portavoce del marchio. «È un onore collaborare con Dug», afferma Davide Cobelli, nuovo brand ambassador. «Credo fortemente nel potenziale di questi prodotti unici, che non solo rappresentano un'ottima opzione per chi ha allergie o intolleranze, ma sono anche una scelta significativa per il nostro pianeta. Sono entusiasta di condividere la mia esperienza con i baristi italiani per aiutarli a offrire un’esperienza di caffè esclusiva e memorabile».
L’arrivo di Dug Barista sul mercato italiano segna un nuovo capitolo nell’evoluzione delle alternative vegetali. Schiuma perfetta, gusto bilanciato, sensazione al palato e sostenibilità sono i capisaldi di un buon cappuccino veg e il punto di arrivo di tutte le alternative vegetali in circolazione.
Aperto all'interno del resort esclusivo situato nella Costiera Amalfinata, il nuovo cocktail bar propone una drink list con 13 signature, creati dal bar manager Antonio Carta con il direttore artistico Luca Perfetti, raccontati in forma di fumetto
Siamo alla fine degli anni Settanta e una banda di ladri tenta un colpo grosso: rubare la statua tutta d’oro di Paperon de’ Paperoni conservata all’interno di un Caveau. Tuttavia, una volta dentro, invece del bottino, trovano una serie di ricette segrete di cocktail originali, dal valore inestimabile di migliaia di Fuentes, la moneta locale. É la storia che ha ispirato la creazione della drink list del Caveau, il nuovo cocktail bar, inaugurato lo scorso ottobre, all’interno del Giardini del Fuenti, un resort esclusivo situato in Costiera Amalfinata, fra Vietri sul Mare e Cetara.
La cocktail list
Presentato come un fumetto, ogni drink prende il nome da uno dei personaggi che vengono narrati in questo storytelling fluido. «L’idea di raccontare la nostra proposta attraverso un fumetto è nata da un brainstorming fra me e Luca Perfetti, direttore artistico - dice Antonio Carta, bar manager, 44 anni -. Il locale è costruito all’interno di una grotta (da qui il nome Caveau, ndr) e pertanto volevamo trasmettere nel nostro menu l’atmosfera un po’ misteriosa che si respira qui, giocando anche con l’ironia».
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Il menu del Caveau
Un colpo da collezione, come titola il menu, che raccoglie all’interno 13 signature cocktail, dei quali tre analcolici. C’è Il Perfetto (20 euro), ispirato al personaggio di Luca, il capo della banda. «Si tratta di un twist a un classic, l’Old Fashion, dove abbiamo uno sciroppo di liquirizia e cannella, un bitter di spezie, mezcal e whisky mix», spiega Carta. Incarna un po’ la sensualità femminile il cocktail Nina, «un drink in coppetta, uno shakerato con succo d’uva, un mix di rum, dello sciroppo di vino e qualche nota piccante. Il tutto sottoposto a una breve affumicatura». Pungente e viperino è, invece, il Sandra (22 euro), «la nostra interpretazione del Paloma con tequila oleo saccarum, succo di limone, qualche goccia di soluzione salina e soda al basilico e melograno». Infine, Comandante (22 euro), che prende spunto dalla personalità energica del bar manager. «Si compone di una soda alla mandorla con cognac e un’aria di orzata di nocciola, che viene finito con una spolverata di pepe. Ogni drink, rispecchia un po’ anche le varie personalità che compongono il team di bartenders – spiega Carta -. In generale ho cercato di creare un menu che potesse accontentare i gusti della nostra clientela che è molto varia».
Le appetizers boxes
Con arredi in marmo, ampie sedute e sviluppato su 240 metri quadri, oltre al menu da bere, che include anche una wine list con champagne, bollicine italiane, rossi, bianchi e rosati, sia locali sia internazionali curata da Wladimir Giordano, F&B manager, la proposta culinaria del Caveau porta la firma di Michele De Blasio, executive chef del ristorante fine-dining Volta del Fuenti, che ha appena ottenuto una stella Michelin, sempre all’interno del Giardini del Fuenti, «Si tratta di una proposta di finger food in cinque, sette e nove assaggi serviti all’interno di appetizers box che richiamano la forma della grotta», spiega Carta.
La proposta Bronze (5 pezzi, 20 euro) contiene due versioni di tacos, ovvero una con alga nori, crudo di tonno rosso e maionese cajun, e una con verdure e astice alla catalana, una frittata alla genovese, bao bun con pulled pork e maionese alle erbe, crocchetta prosciutto e mozzarella, e pane con burro e alici. La box Silver(7 pezzi, 30 euro) è un connubio fra l’offerta Bronze con l’aggiunta di hamburger bun con bacon, cetrioli in agro, cipolla fondente e cheddar e una brioche al pomodoro con burrata e patata negra. Infine, la Gold (9 pezzi, 35 euro), riunisce i contenuti della Silver a una mousse di tonno e toast alle alghe e una crostata di cacao e funghi.
«Il Caveau - continua Carta - completa il progetto legato all’ospitalità del Giardini del Fuenti, che include appunto, oltre al Volta del Fuenti, anche la Terrazza Limoneto e il Riva Beach, il ristorante sulla spiaggia. L’idea è quella di crescere nella sfera del bartending, e in particolare modo del bar industry nazionale, sviluppando in Costiera Amalfitana il concetto di American Bar».
Giuseppe Ungaretti, Gabriel Omar Batistuta, Margherita Hack sono alcune delle grandi figure celebrate dal nuovo cocktail menu dello storico locale che sorge nel cuore della città., spaziando tra creazioni originali e reinterpretazioni dei classici
Piazza della Repubblica a Firenze è il punto di incontro tra le due strade principali della città, quello che nel gergo degli accampamenti romani veniva definito come l'incrocio tra il Cardo e il Decumano, testimoniato dalla Colonna dell'Abbondanza, che segna l'esatto centro della Città. Il Caffè Paszkowskisorge qui nel 1904, inizialmente come birreria in stile viennese, e successivamente come “Caffè Concerto”, una caratteristica che mantiene ancora oggi, con una programmazione quotidiana di musica dal vivo che aleggia dal palco che si affaccia sul grande dehor esterno.
13 twist sui classici e loro evoluzioni
In questo simbolo di eleganza nella piazza principale di Firenze, crocevia continuo di turisti e di residenti, non è facile presentare un'offerta che possa soddisfare tutti e mantenere alte le aspettative che si hanno su un eccellente team di bartender e su di un outlet che vuole mantenere ben salda la sua tradizione storica, affacciandosi però a un pubblico di amanti della miscelazione di autore.
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È con questi presupposti che è stata appena presenta la nuova lista di cocktail, un vero e proprio omaggio alle figure straordinarie che hanno attraversato le porte del locale storico nel corso degli anni. Ispirata ai personaggi storici, artisti, scienziati e atleti che hanno lasciato il segno a Firenze, la drink list offre una reinterpretazione di 13 grandi classici della miscelazione e attraverso le sue “13 evoluzioni”. Ad accompagnare ogni cocktail, un disegno esclusivo e il nome del personaggio che ha ispirato la creazione, come segno tangibile del legame profondo tra il passato e il presente.
Dai versi poetici di Giuseppe Ungaretti (Golden Hills) alla passione sportiva di Gabriel Omar Batistuta (El Número Nueve), dal genio di Margherita Hack (Negroni che Passione) al carisma di Renato Zero (Martini Distratto). C'è spazio per personaggi dello sport come Bartali - ovviamente omaggiato con un twist su La Bicicletta - e per icone comiche come Francesco Nuti, personaggio di Caruso Pascoski di padre polacco.
Leggere le esigenze di una clientela trasversale
La lista, curata da Nicolas Di Maria e Davide Nasti, sotto la supervisione del corporate bar manager Luca Manni, spazia tra creazioni originali e reinterpretazioni dei classici. Manni spiega come la creazione di una drink list da 26 cocktail, in un contesto di questo tipo, non è un'operazione semplice: da un lato bisogna saper “leggere” le esigenze di una clientela internazionale, che fruisce del locale a ogni ora del giorno e che – essendo in vacanza – non ha orari. I cocktail devono essere comprensibili nella descrizione, avere un'attenzione nella selezione dei brand strizzando l'occhio a realtà locali, e soprattutto devono poter essere eseguiti agilmente da tutto lo staff, a qualsiasi ora. Partire dal linguaggio dei classici e presentare un'alternativa “della casa” è uno dei sistemi efficaci attraverso il quale si crea il giusto connubio tra comfort e curiosità nel cliente. Lo stesso vale per i clienti fiorentini, che conoscono il Caffè Paszkoski come punto di ritrovo sia diurno sia serale, e che vedono di buon grado una sperimentazione creativa tra queste quattro mura storiche.
Un team affiatato
Il team del bar è composto da ragazzi giovani e affiatati, che sempre più spesso si fanno riconoscere a livello nazionale nelle varie competizioni, e che trainano con energia questo “virare sulla miscelazione” che è una delle puntate più promettenti attuate dal Gruppo Valenza di Firenze, titolare di altri 3 outlet centralissimi in città (Move On, Giacosa, Caffè Gilli).
Oltre ai 13 + 13, il menu prosegue con una selezione di highball e di long drink, e con un bottled cocktail da 100 ml prodotto a marchio Paszkowski che è possibile sia consumare in loco sia portare a casa. Interessante, infine, la possibilità di ordinare direttamente bottiglie di distillati, servite insieme a vari soft drink, da consumare in compagnia al tavolo, ascoltando con piacere l'eco chantant di questo Caffè storico che – con i suoi 120 anni – dimostra di sapersi accompagnare bene al passo con la Storia.
Valrhona presenta Confection 80%, cioccolati senza burro di cacao aggiunto. La nuova linea, con soli due ingredienti, è stata studiata per ripieni, mousse, creme e gelati
Nel mondo del cioccolato arriva il cioccolato senza burro di cacao aggiunto. A lanciare la nuova linea Confection 80% è la francese Valrhona. Pensati per garantire un’intensità unica, questi cioccolati rispondono alle esigenze specifiche degli artigiani, offrendo una lavorazione perfetta per ripieni, mousse, creme e gelati. Con una lista di ingredienti ridotta all’essenziale, solo fave di cacao e zucchero, garantiscono sapori autentici e una lavorazione semplificata.
Perché nascono i cioccolati senza burro di cacao
I cioccolati di copertura, indispensabili per applicazioni come il modellaggio e le tavolette, non sono sempre ideali per altre lavorazioni. Confection 80% nasce per offrire un’alternativa specifica e mirata per ganache, creme e altre preparazioni che non richiedono la fluidità del burro di cacao. L'azienda di Tain l'Hermitage ha sviluppato questa gamma per soddisfare le richieste degli artigiani che cercano cioccolati intensi, con meno ingredienti e massima versatilità. Grazie all’80% di fave di cacao, ogni referenza regala infatti un profilo aromatico puro, che valorizza la creatività degli chef pasticceri.
Sostenibilità e valorizzazione dei territori
La sostenibilità è un pilastro della filosofia Valrhona e si riflette nell’intero processo produttivo della gamma Confection 80%. In Madagascar, la collaborazione con la piantagione Millot, attiva da oltre 30 anni, ha permesso di sviluppare pratiche agroforestali innovative, come la piantumazione di alberi da ombra per migliorare la biodiversità e garantire la stabilità economica dei produttori. In Ghana, l’impegno educativo di Valrhona ha portato alla costruzione e ristrutturazione di scuole, offrendo a oltre 1.600 studenti nuove opportunità formative. Progetti simili in Ecuador e Repubblica Dominicana puntano alla conservazione delle varietà di cacao locali e alla diversificazione delle colture. Questi interventi non solo rafforzano le comunità locali, ma si integrano perfettamente con la missione di Valrhona di produrre cioccolati di altissima qualità rispettando l’ambiente e le persone.
La gamma Confection 80%
La gamma Confection 80% comprende quattro cioccolati distintivi, ciascuno caratterizzato da un profilo aromatico che riflette l’essenza del territorio di origine. Il Madagascar 80% si distingue per le sue note di frutti rossi aciduli, grué tostato e una leggera amarezza. L’Équateur 80%, invece, offre un viaggio nel cuore dell’Amazzonia, con le sue sfumature amare e vegetali, arricchite da spezie dolci. Il Ghana 80% si caratterizza per le dolci note di vaniglia, frutta secca tostata e cacao. Infine, il République Dominicaine 80% offre un profilo aromatico più morbido, con note acidule di frutta matura e cacao delicato.
«Cosa cerca il cliente quando entra al bar?». È un’ottima domanda da farsi, ma per seconda. Perché la prima deve essere: «Come faccio a farlo entrare?». Chi imbrocca entrambe le risposte, non avrà bisogno di chiedersi «Come faccio a farlo tornare?» perché ci penserà da solo il cliente a ripresentarsi (volentieri) alla porta.
Un cliente che, ci dicono le ricerche di mercato, è oggi sempre più cauto e selettivo nelle scelte. Perché i soldi che ha in tasca, che sono meno di quelli che vorrebbe avere, li vuole spendere bene. Nel senso di uscire soddisfatto dall’esperienza. E per fare una buona esperienza, nel bar dove va “deve succedere qualcosa”. Qualcosa di piacevole, di coinvolgente, che lo faccia uscire meglio di come è entrato. Più sollevato, più gratificato; esagerando: più felice.
E allora il bar diventa un luogo di sostanza: dove quello che conta, oltre a offrire cibi e bevande che non lesinano sulla qualità (le scelte da “braccino corto” mai come oggi sortiscono l’effetto boomerang) è la capacità di offrire una parola antica tornata moderna: ospitalità.
Con un coté moderno che si chiama sostenibilità. Questa volta nel senso di fare meno cose, ma meglio. Non per francescanesimo, ma per realismo. Anche per la necessità di fare i conti, sempre più spesso, con meno persone dello staff di quelle che occorrono. E che devono riorientare l’attenzione da quello che stanno facendo (nel bicchiere, nel piatto) alla persona per la quale lo stanno preparando.
Non è più tempo di orpelli, di sofisticatezze estreme, di menu senza fine. Non diciamo “poco ma buono”, ma “non troppo, ma eccellente”.
Il mercato si divide in maniera sempre più netta tra chi lavora troppo poco e chi non riesce ad accontentare tutti. Questione di fortuna? «La fortuna è un dividendo del sudore. Più sudi, più diventi fortunato» è una delle frasi celebri di Ray Kroc, uno dei fondatori di McDonald’s. Sudore, anche qui, inteso come sostanza. Quella cerebrale, che spinge a studiare come fare sempre meglio. E quella dei contenuti della relazione con il cliente.
Ma è richiesta più attenzione anche alle sostanze. Da maneggiare con cura. Nel cibo, è tempo di eliminare l’etichetta di “alternative” a tutte le scelte che sempre più persone fanno di rinunciare a questo, quello o quell’altro qualunque sia il motivo. Semplicemente, devono far parte del menu.
Nel beverage, va tenuta in seria considerazione (e adeguatamente soddisfatta) la tendenza di un numero crescente di giovani a ridurre o eliminare il tenore alcolico dai loro bicchieri. E il giro di vite dato dalla recente revisione del codice della strada contribuirà a rafforzare la tendenza.
La buona notizia è che il bar resta un luogo di riferimento per le persone di ieri e di oggi. Un luogo e un’esperienza a cui non si rinuncia a cuor leggero. Soprattutto se chi è dall’altra parte del banco è capace di trasformarlo in un “luogo del cuore”.
Offrire un servizio chiavi in mano, che non comporti solo la progettazione, ma anche servizi post-vendita, che seguano l'attività anche dopo la consegna del locale, con l'aiuto delle nuove tecnologie e dell'intelligenza artificiale: la cassa, la gestione dei costi, gli aspetti di comunicazione e marketing. È questa la direzione intrapresa da Localiarreda, azienda romana leader nella progettazione e restyling di locali commerciali, con un occhio in particolare al mondo dell'horeca.
Andrea Nonni, ceo e fondatore di Localiarreda
Per Andrea Nonni, ceo e fondatore di Localiarreda, è un win-win: «Per noi è importante che un locale di cui abbiamo curato il restyling funzioni, non ci interessa solo fare un bel locale, se poi non è frequentato dai consumatori. La fortuna del locale in questione, alla fine, è un buon biglietto da visita anche per noi».
In un evento di formazione e networking a Roma, Nonni e la sua squadra hanno presentato le recenti partnership messe a segno dall'azienda e che si rivolgono al settore horeca, con l'obiettivo di agevolare la gestione del lavoro, dei costi e delle risorse, attraverso software innovativi e l'utilizzo dell’intelligenza artificiale. La prima è la piattaforma di TeamSystem che digitalizza il registratore di cassa: Cassa in Cloud. Un software utile per gestire pagamenti come scontrini fiscali e fatturazione elettronica. Uno dei vantaggi di Cassa in Cloud è anche quello di poter dematerializzare il cartaceo, con fatture e scontrini digitali, ed è funzionale anche per servizi di delivery e asporto. Foodcost in Cloud è il secondo sistema che è stato presentato ed è un Restaurant Management Control System, che si va a integrare con le soluzioni di Cassa in Cloud. «Rappresentano un po’ un binomio - dice Vincenzo Liccardi, Ceo & Founder di Foodcost in Cloud -. I due sistemi funzionano bene uniti perché dobbiamo immaginare Cassa in Cloud un po’ come il front-end della nostra attività, lo strumento che vende e che manda tutti i dati a Foodcost in Cloud, che è il back-end». In questi sistemi sono integrate funzioni di intelligenza artificiale, capaci di "caricare" i prodotti, estraendo i dati dalle fatture. Questo aiuta per esempio a creare sistemi di etichettatura automatici, oppure alert che avvisano di un cambio prezzo o di un errore in fattura.
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Alternativo Restaurant & Lounge Bar
Casa Manfredi Teatro
Cavalletti Caffè
Cavalletti
Colosseum Bar
Osteria Emasi
Retrò Restaurant
Terza opzione offerta da Localiarreda è quella legata alla comunicazione e al marketing, con la collaborazione con Think Up, azienda che si occupa di creare contenuti social, progetti di grafica, organizzazione di eventi, foto shooting e video. Un esempio di come si possono utilizzare queste funzioni è il format social lanciato da Localiarreda in stile Locali da incubo, con la guest dell’influencer TheMinoo. Attraverso un ciclo di "puntate" realizzate per Youtube si racconta la ristrutturazione di attività prima, durante e dopo il lavoro di Localiarreda, con un taglio giovanile.
Niccolò Caramiello e Stefano Rollo, proprietari del Norah di Milano
Il locale di Lambrate, a Milano, svela la nuova lista cocktail e presenta un prodotto proprio, lo stesso che sta consolidando l’identità di questo locale ormai punto di riferimento nel quartiere e nella città
Il prossimo gennaio la boa dei tre anni di apertura, in questi giorni novità e riflessioni. Norah was Drunk, in Milano, chiude il 2024 innanzitutto con un nuovo menu. La carta del «bar di quartiere con respiro internazionale», come racconta Stefano Rollo, patron insieme a Niccolò Caramiello, parte dai nuovi signature: «Manca di un vero tema, che noi riteniamo essere più una perversione estetica, quasi limitante per gli strumenti del barista. La lista è un puzzle di quello che piaceva a noi quattro (il team conta anche di Francesca Mannina e Sebastiano Sergio, ndr), con Niccolò che ha tirato le fila per una maggiore eterogeneità e varietà di soluzioni». Grande attenzione ai cocktail da aperitivo, pallino di Rollo, con twist su classici che siano «familiari e facili da raccontare, non per risparmiare tempo ma per mantenere immediatezza, leggerezza, comfort».
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Il team del Norah (da sx): Stefano Rollo, Niccolò Caramiello, Sebastiano Sergio e Francesca Mannina
Asteroid, l’etichetta di assenzio del Norah
Il Romantico a Milano è per esempio un Americano che combina il retrogusto riconoscibile del Cynar con i toni più umami del chimichurri, mentre il Peter Rabbit è un Negroni bianco con distillato di mela e lavato al burro (primo esperimento di fat washing in assoluto per il locale) e camomilla. «Per altri cocktail siamo partiti da una preparazione particolare, come nel Volver, per il quale Francesca ha realizzato un’infusione di huacatay, la menta nera sudamericana, cui abbiamo aggiunto una chicha fatta in casa».
Restano le sezioni dedicate ai Martini e ai best seller del locale, «che ancora raccolgono il 60% delle vendite. Ricette come il Menage a Trois con vodka e cordiale di lemongrass, e il Tea Smash con gin e sciroppo di tè allo zenzero, sono i più richiesti sin dal primo menu a gennaio 2022». Trenta cocktail in tutto, inclusa la categoria divenuta marchio di fabbrica: quella dei drink all’assenzio, prodotto bandiera del bar, tanto da portare il team a creare la propria ricetta.
L’assenzio targato Norah
Asteroid è infatti il nome dell’etichetta di assenzio targata Norah, prodotta dalla distilleria cesenate Breaking Booze: «Il nome deriva dalla famiglia delle asteroidee cui appartiene l’artemisia, l’erba necessaria perché l’assenzio sia assenzio - prosegue Rollo -. Abbiamo commissionato il nostro specifico perché in miscelazione serve un tenore alcolico più basso rispetto ai 70° che si trovano generalmente (per disciplinare l’assenzio deve rientrare in Abv 40°-75°). Abbiamo curato gli ingredienti, il nome e l’estetica con un’etichetta pop, fumettistica, che si lega alle grafiche dei menu di questi anni, coinvolgendo il disegnatore Lorenzo Colangeli (gli artisti coinvolti in passato erano stati Stizzo e Luca Font)».
Da usare “alla vecchia maniera”
Una novità in un momento storico che Rollo fotografa piuttosto chiaramente, soprattutto per quanto riguarda il mercato di Milano. «Il fatturato si è attestato al ribasso in questo ultimo anno – racconta -. La ristorazione è al -30% da aprile/maggio a oggi, per ragioni di macroeconomia chiare a tutti. Si vedono locali che adottano politiche di scontistica e prezzo che all’estero sono ben conosciute, ma in Italia sono associate a idee di bassa qualità (vedi formule aperitivo), oppure un taglio dei costi, che possono coinvolgere la gestione dei social, il personale, aperture extra (molti aprono alla domenica per il mese di dicembre). Noi siamo riusciti a tenere stabili i prezzi, rimaniamo su una media di 10/12 euro, ma è indubbio sia un periodo piuttosto intenso».
Asteroid potrà arrivare anche su altre bottigliere? «Non abbiamo idee di mercato perché non esiste un vero e proprio mercato per l’assenzio. Abbiamo cinquanta bottiglie per le nostre necessità per i prossimi mesi, anche perché la produzione può essere rapida. Sarà “esportato” presso alcuni bar amici suggerendo loro di usarlo alla vecchia maniera, sporcando il bicchiere del Sazerac, magari con uno spoon per un Absinthe Martini, un Obituary. In realtà è un’operazione che vediamo più didattica che commerciale».
La cocktail room del Minimarket di Palermo (foto: Caterina Fisichella per Palermo Cocktail Week)
Dalla porta-scaffale di un piccolo negozio di alimentari in piazza San Carlo si accede al locale ideato dai fratelli Bellavista: uno speakeasy hi-fi Listening bar con cucina, che reinventa la notte palermitana con un tocco internazionale, ma senza perdere le radici siciliane
A Palermo, la notte si reinventa con un tocco internazionale, dove passato e futuro si incontrano. Nel cuore del centro storico, in piazza San Carlo, nasce Minimarket, il primo secret listening bar del Sud Italia. Un luogo che sembra uscito dalle metropoli più audaci, ma che respira l’identità della città. Ideato dai fratelli Bellavista – Daniel, Greta e Priscilla – Minimarket è una scommessa avanguardista, ma con una profonda anima territoriale e che attinge a piene mani alla tradizione nipponica dei jazz kissa anni Cinquanta, dove la musica si trasformava in esperienza grazie a impianti hi-fi di qualità straordinaria.
Dietro la porta-scaffale
Tutto è ammantato da una sottile forma di anonimato, della serie - “Da fuori non sembra”. Immaginatelo. All’esterno si vede un’insegna rossa con la scritta “minimarket”. All’interno un piccolo negozio di alimentari dove è realmente possibile acquistare generi di prima necessità, dalla pasta agli assorbenti, come da tradizione. Ecco, questa piccola bottega nasconde l’accesso a un luogo unico. Si accede da una porta-scaffale (è uno scaffale vero con tanto di prodotti) e per entrare bisogna conoscere una parola d’ordine e un prodotto da richiedere alla cassa.
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L'ingresso del Minimarket
La listening room
Oltrepassata la porta, si entra letteralmente in un altro mondo, dove design e acustica si fondono. Tre sale all’insegna del calore e dell’intimità per un intrigante viaggio sensoriale: la cocktail room dalle superfici specchiate, la saletta relax avvolgente e, infine, la listening room, cuore pulsante del locale. Qui, un impianto poderoso, composto dai mitologici giradischi Technics SL 1200 icona del djing, amplificatori McIntosh e casse Klipsch regalano un’esperienza d’ascolto senza pari. Rosso, verde e nero dominano gli ambienti, evocando minimalismo ed eleganza.
Cucina e cocktail in dialogo con il territorio
Minimarket è anche cucina, chiaramente innovativa, grazie all’executive chef Lorenzo Muratore e al giovane Alberto Ferrara. I piatti, definiti “lista della spesa”, sono pensati per valorizzare le materie prime siciliane con tecniche di ispirazione internazionale. Le tapas, servite spaziano da fusion territoriali a ricette globali, puntando sempre sull’essenza dei sapori.
La mixology è affidata a Francesco Di Verde e Umberto Cangelosi, che firmano una drink list in continua evoluzione. Ogni cocktail trae ispirazione da un ingrediente da mettere nella lista degli acquisti al minimarket. Non può mancare L’olio nuovo, per esempio, che dà origine al cocktail composto da vodka, olive, vermut e bitter. E le patatine? Ecco che si trasformano nel cocktail Lime&Pepe Rosa, tequila, pepe rosa, agave, acido citrico e lime. E i mandarini freschi? Quelli conducono all’omonimo cocktail con bitter bianco, vermut, mandarino e soda. Sono solo alcuni esempi di una drink list particolare, che attinge ai prodotti alimentari della spesa, tra stagionalità, tipicità territoriali (come i mandarini siciliani), e richiami internazionali.
Atmosfera futuristica e accogliente
Da Minimarket ogni dettaglio, dagli arredi alle luci, è stato curato per evocare un’atmosfera futuristica e accogliente. Il progetto mescola materiali innovativi e tradizionali, dai marmi rossi di Castellammare agli specchi e all’acciaio satinato, creando un dialogo tra passato e presente. «Volevamo che il nostro secondo progetto nascesse a Palermo – spiegano i Bellavista -. È una città con tanto potenziale, pronta per accogliere una nightlife più audace e raffinata». Il concept riflette un’idea di ospitalità moderna, dove la convivialità si intreccia con il piacere di ascoltare musica. Con Minimarket, Palermo si inserisce in una rete di locali che non sono solo luoghi di ritrovo, ma veri e propri simboli di una cultura urbana globale. Mentre in città emergono nuove mode, il progetto dei Bellavista punta a durare nel tempo, regalando agli ospiti un’esperienza che li trasporta a Londra, Parigi o New York, senza mai perdere il legame con le radici siciliane. Minimarket sembra essere una delle grandi novità del 2025 perché, come dicono loro, non tutto quello che cerchi è sugli scaffali.