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Torna il Roma Bar Show, tra importanti novità e grandi conferme

Roma Bar Show 2025
Il 26 e 27 maggio la quinta edizione dell'evento dedicato all’industria beverage e della mixology. Tra le grandi novità il Buyers Program internazionale, nato per favorire l'incontro diretto tra le realtà medio-piccole e i buyer internazionali. Tra le conferme i Roma Bar Show Awards, i premi all’eccellenza italiana nel mondo bar

Si avvicina l’appuntamento con il Roma Bar Show, la manifestazione internazionale dedicata alla miscelazione e all’industria beverage. Appuntamento in programma il 26 e 27 maggio come sempre Palazzo dei Congressi dell’Eur a Roma.

Giunta alla quinta edizione, anche quest’anno la due giorni romana si presenta con un ricco programma, tra grandi conferme e alcune important novità. Tra queste ultime la principale è Buyers Program internazionale: un programma strategico pensato per facilitare le connessioni di valore con importatori, distributori e decision-maker del settore on-trade provenienti da tutto il mondo.

Frutto della collaborazione con Fiere di Parma (entrata nel capitale di Roma Bar Show) e Ice (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane), il programma rafforza l’impegno della manifestazione nel supportare l’internazionalizzazione del settore beverage italiano. L’obiettivo è di aprire alle nostre aziende le porte a nuove partnership e accordi commerciali di successo, supportando l'eccellenza italiana nel mondo e accrescendone la visibilità.

«Un progetto di incoming importante, soprattutto per quelle aziende italiane medio-piccole che hanno la volontà di confrontarsi e affermarsi anche nei mercati esteri, che possono usare Roma Bar Show come piattaforma di congiunzione proprio con questi ultimi», commenta Andrea Fofi, ceo di Roma Bar Show.

A dare massima efficacia al progetto l’attenta selezione dei buyer e dei Paesi di provenienza, a opera del board di Roma Bar Show, che ha puntato sui mercati più strategici e dove forte è l’interesse per l’Italia, come Regno Unito, Francia, Spagna, senza tralasciare i mercati emergenti e d’Oltreoceano e su importatori e distributori che hanno focus sia su marchi medio-grandi sia sui piccoli produttori.

Per questa prima edizione del progetto Buyers Program, si è scelto di dare ai buyer esteri maggiore libertà di esplorazione all'interno della fiera, dove potranno muoversi liberamente, scoprire nuovi brand e instaurare connessioni in modo naturale, senza un’agenda di appuntamenti prefissata.

I Roma Bar Show Awards

Tra le grandi conferme, oltre al ricco palinsesto di masterclass, seminari, talk, degustazioni ed esperienze, la nuova edizione, la terza, dei Roma Bar Show Awards, il riconoscimento nato per valorizzare leccellenza italiana nel mondo bar. Sette le categorie che verranno premiate: Best Italian Cocktail Bar, Best Italian Bartender, Best Italian New Cocktail Bar, Best Italian Hotel Bar, Best Italian Food Program, Best Social Media Presence e la novità di quest’anno, Best Caffè & Bar Storici. A questi si aggiunge, l’atteso Premio alla Carriera, che vedrà sul palco uno storico volto dell’industria, in un simbolico passaggio del testimone.

Un’occasione per celebrare la maestria e offrire un'opportunità di visibilità ai bar e ai bartender più talentuosi dItalia, con i primi tre classificati di ogni categoria che prenderanno parte alla finalissima che si terrà lunedì 26 maggio sul palco dell’Auditorium del Palazzo dei Congressi.

Per candidarsi al concorso gratuito c’è ancora tempo fino all’11 aprile (ore 23.59), compilando l’apposito form sul sito di Roma Bar Show.

I Roma Bar Show Awards rappresentano un altro punto fermo dell’impegno della manifestazione nella promozione e nel sostegno all’internazionalizzazione delle nostre eccellenze. Come con la partecipazione all’India Cocktail Week, tra le maggiori fiere a livello mondiale,  che tra dicembre e febbraio ha visto coinvolti tre dei vincitori della scorsa edizione. Protagonista della prima tappa è stato Andrea Arcaini, che ha portato tutto lo stile del Rita & Cocktails di Milano (Best Cocktail Bar Awards 2024) a Mumbai. Nella seconda, Dario Tortorella de L'Antiquario di Napoli (Best Bartender Awards 2024) ha conquistato la città di Bangalore, per chiudere con la tappa di New Dehli con protagonista il Nite Kong di Roma (Best New Cocktail Bar Awards 2024).

A maggio a Livorno debutta Tikitaly, il festival della tiki culture

Tikitaly locandina
Dal 2 al 5 maggio al Surfer Joe, alla Terrazza Mascagni, va in scena la manifestazione che vuole condurre professionisti e grande pubblico in un viaggio a 360° nell'universo tiki. Ad attenderli alcuni dei migliori tiki bar del mondo, un ricco palinsesto di seminari, incontri ed eventi

Alcuni dei tiki bar più importanti del mondo, grandi cocktail, una location sul mare, arte e musica, tutto ben miscelato. È la ricetta di Tikitaly, il festival che dal 2 al 5 maggio farà di Livorno una delle capitali internazionali della tiki culture. L’appuntamento è al Surfer Joe, locale ispirato alla surf music che ha organizzato l’evento, e già organizzatore del Surfer Garden Festival, in uno degli scenari più suggestivi del lungomare livornese, quello della Terrazza Mascagni.

Al suo debutto, la manifestazione, ideata da Luca Valdambrini e Paul Campese, si presenta con un ricchissimo il programma di attività, che promette di trasportare virtualmente professionisti e grande pubblico su un’immaginaria isola polinesiana per vivere un’esperienza completa dello stile di vita tiki.

Un viaggio che comincia dal bicchiere. Tikitaly offrirà una panoramica della moderna miscelazione tiki, grazie alla presenza di alcuni dei più importanti tiki bar della scena internazionale, con i loro bartender più rappresentativi che proporranno una selezione dei loro signature. Direttamente dagli Usa ci saranno Daniele Dalla Pola, tra i big della new wave tiki internazionale, fondatore del Kaona Room di Miami; Marie King, beverage director del gruppo 23 Restaurant Services, Cory Starr del Ma-Kai a Fort Lauderdale, Florida, Adam Rains di The Golden Tiki di Las Vegas, ed Emanuele Codispoti, da tre anni guest bartender a The Hukilau a Fort Lauderdale. Dal Regno Unito Georgi Radev, cofondatore del Laki Kane di Londra, dalla Francia Scott Schuder e Matteo Braguti del Dirty Dick di Parigi. Mentre a rappresentare il tiki italiano Davide Mitacchione fondatore del Luau Tiki Bar di Bari; Edoardo Nono, cofondatore del Rita's Tiki Room di Milano e i ragazzi del Nu Lounge di Bologna.

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Alla scoperta dell’universo tiki

Gli stessi bartender saranno anche tra i protagonisti del palinsesto di seminari e incontri che dal 2 al 4 maggio (programma completo qui) approfondiranno la storia della miscelazione tiki, la sua evoluzione attuale, le tecniche di preparazione dei cocktail, gli ingredienti.

Ma non solo di cocktail si parlerà. Ampio spazio verrà dedicato anche all’approfondimento dell’immaginario tiki, con la presentazione di documentari video e incontri con esperti del campo, quali Stefano Nincevich, vicedirettore di Bargiornale, Jochen Hirshfeld, cineasta, regista e fotografo tedesco, Xavier Junqueras, in arte Dr Junx, che sta lavorando a documentario sul tiki spagnolo, Paul Campese, pittore e scultore che si ispira all’arte polinesiana e al mid-century modern, il grafico spagnolo Ivan Castro, Stefan Immke, co-ideatore e produttore esecutivo di Squeezed Up, un documentario di viaggio nel Sud della California, che unisce hot rodding, pop polinesiano, cultura Tiki, tatuaggi e kustom kulture, che sarà presentato e proiettato a Tikitaly.

La finalissima della Tiki Master Cocktail Competition

Evento nell’evento, il 5 maggio è in programma la finalissima della Tiki Master Cocktail Competition, il concorso creato da Daniele Dalla Pola e dedicato alla miscelazione tiki. In gara i 10 bartender, che hanno superato la fase di selezione, con le loro originali ricette che presenteranno a una super giuria presieduta da Dalla Pola e composta da Marie King, Gianni Zottola, Scotty Schuder e Simone Pastanella,

Tikitaly è anche musica e arte

Ma ingredienti importanti della ricetta di Tikitali sono anche l’arte e la musica. La prima sarà rappresentata da alcuni dei più rinomati tiki carver del mondo, come Alexander Thalofer (Thaly's Tiki Art), Andreas Klappstein (Klapistikis), Paul Ruhaltinger (The Ru), Tim Dyson (Tiki Tim), Jordi Mulet (Krab Tiki), Matin Loosly (Tiki-Works), che durante i giorni della manifestazione creeranno dal vivo sculture in legno e illustreranno le loro tecniche e ispirazioni in seminari dedicati.

Mentre la musica sarà la grande protagonista dei pomeriggi e delle serate del festival, con le esibizioni di band dal vivo: I surfoniani, i Waka-Doo, Dome la muerte E.x.p., Les Agamemmonz, I belli di Waikiki, Surfer Joe & Band, che proporranno hula, surf music e rock and roll, i dj set di Lukino Ungawa, Matin Hemmel e Mat the Cat. Ciliegina sulla torta gli spettacoli di balli polinesiani con il collettivo Hula Ohana Italy.

Durante i giorni della manifestazione, inoltre, ci sarà un’area dedicata allo shopping, con venditori specializzati, dove si potranno acquistare tiki mug, sculture in legno e bambù, magliette, dischi e molto altro.

Come partecipare a Tikitaly

Tikitaly va in scena dal 2 al 5 maggio al Surfer Joe, presso la Terrazza Mascagni a Livorno. L’ingresso dalle ore 14 alle 19 è a pagamento: si può acquistare il pacchetto Vip, limitato a 300 biglietti, che consente l’accesso esclusivo alla Tiki Room e alla Glass Room per tutta la durata dell'evento, con degustazioni speciali, seminari e incontri con i bartender e l’accesso agli after party privati, oppure il biglietto giornaliero. Dopo le ore 19, l’ingresso è gratuito.

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Maniva con la bottiglia Vintage continua a innovare l’offerta per il fuoricasa

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Dall’estetica distintiva e senza tempo, la nuova bottiglia premium, in vetro a rendere in formato da un litro, completa la proposta di soluzioni innovative e amiche dell'ambiente sviluppate dall'azienda per i locali. Come Mineral Seltz Maniva, l'acqua di selz minerale dedicata alla mixology

Maniva, realtà lombarda attiva da oltre 25 anni nel settore delle acque minerali in Italia, inaugura la prima parte dell’anno con una novità dedicata al mondo del fuoricasa. La novità è il lancio della nuova bottiglia personalizzata in vetro Vintage Maniva nel formato da 1 litro, nelle tre versioni naturale, frizzante e leggermente frizzante, che andrà progressivamente a sostituire la bottiglia di pari capacità presente attualmente in commercio.

Si tratta di un progetto importante che va a completare il range di offerta dell’azienda, introducendo sul mercato del vetro a rendere una delle pochissime bottiglie personalizzate da 1 litro, in forma conica, con le caratteristiche “costolature” sul fianco e la scritta “Vintage” in rilievo sotto l’etichetta, iconico richiamo ai packaging sviluppati negli ultimi decenni del secolo scorso.

La nuova bottiglia Vintage Maniva, dall’estetica distintiva e senza tempo, ricca di dettagli decorativi, ispirata all’arte della cristalleria italiana è prodotta negli impianti di Bagolino, in provincia di Brescia, dove ha sede il principale stabilimento di Maniva e dove è stato sviluppato un altro prodotto innovativo destinato al segmento della miscelazione.

L’acqua di seltz in fusti

Per poter infatti offrire, in particolar modo ai bartender, una novità utile sia per praticità che per apporto qualitativo nella realizzazione dei cocktail e che risulti infinitamente superiore rispetto all’uso di semplice acqua di rubinetto, anche trattata e miscelata, o del sifone, Maniva ha ideato Mineral Seltz Maniva: un’acqua seltz prodotta con acqua minerale naturale Maniva, purissima, dall’ottimo equilibrio minerale e dal pH naturalmente alcalino, che viene sovra saturata di anidride carbonica.

Un prodotto ricercato e di alta qualità che non altera le proprietà organolettiche dei cocktail e che mantiene invariata la gassatura, anche grazie al packaging pienamente sostenibile che lo contiene. Si tratta di fusti d’acciaio di ultima generazione dalla capacità di 20 litri, a rendere, antiscivolo, impilabili, personalizzati e con tag incorporato per la radiofrequenza Rfid.

I fusti che contengono il Mineral Seltz Maniva hanno una durata superiore ai 30 anni e una volta vuoti vengono recuperati, sanificati e poi riutilizzati. Mineral Seltz Maniva risulta particolarmente indicato per gli alti consumi ed è in grado di assicurare un grande apporto qualitativo al lavoro dei gestori dei bar e dei lounge bar, mantenendo ed evitando che l’impianto di spillatura sia corredato dal carbonatatore e da filtri di protezione e trattamento, permettendo di esaltare ancor più le alte qualità organolettiche proprie delle fonti alpine Maniva, da sempre garanzia di purezza.

Espolòn Cristalino, il Tequila rivela il suo lato più chic

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Espolòn Cristalino è l'ultimo nato in casa Espolòn. Un Tequila dalle texture raffinatissima, prodotta con un blend di agave super premium, che mostra tutto il suo carattere nella bevuta liscia

Caso mai ce ne fosse ancora bisogno, abbiamo assaggiato un Tequila che nobilita ulteriormente e definitivamente il distillato di agave e fa dimenticare quel suono "bum bum" che ogni tanto risuona ancora al banco bar. Espolòn Tequila ha svelato il suo ultimo capolavoro, Espolòn Cristalino. Porta la firma della leggenda Cirilo Oropeza, fondatore di Casa San Nicolás - che dà i natali a Espolòn -, è un blend di agave invecchiato super-premium ed è prodotta utilizzando l'acqua del pozzo naturale situato sotto Casa San Nicolás.

All'assaggio liscio si percepisce una texture di incredibile raffinatezza, una carezza per il palato, il sopracciglio che si alza asimmetricamente per manifestare un "apperò". E scatta la voglia di parlottare, di farne una bevuta da conversazione, ma su cose importanti. Niente small talk con Espolòn Cristalino.

L'evento esclusivo di presentazione dell'ultima referenza di Espolòn ha riunito professionisti del bartending e giornalisti del settore al Nemico di Milano. Luci basse per l'occasione, una degustazione immersiva ed emozionale guidata dalla brand ambassador Marianna Di Leo e dal Campari Academy Coordinator Luca Casale.

Se l'intenzione era di portare il Tequila a un livello superiore di intensità e leggerezza insieme, allora è mission accomplished. Il carattere c'è tutto, il colore - trasparenza perfetta ottenuta filtrando il distillato con il carbone - stupisce. Espolòn Cristalino è caratterizzato da sentori dolci di agave cotto e miele, seguiti da un finale fruttato e legnoso. Il gusto è setoso, aromatico e morbido, con un finale avvolgente e dalle spiccate note di cacao.

Tutta questione di cervello

Di Leo e Casale l'hanno presentata guidando gli addetti ai lavori in una degustazione emozionale. Prima hanno dimostrato come il sapore percepito dai nostri sensi sia una storia complessa. Una creazione del nostro cervello, non "solo" del nostro palato. C'entrano anche gli altri sensi, c'entrano le nostre emozioni e i nostri ricordi, che possono alterare la nostra percezione dei sapori. Vista un po' di teoria, ci siamo dati alla pratica giocando al "Se fosse...?", un gioco mutuato dai fasti televisivi di Raffaella Carrà che prevedeva di indovinare il nome di una celebrità associandola a materiali, animali, musica, oggetti. Naturalmente, ha funzionato: assaggiato Espolòn Cristalino in purezza, in una coppetta impreziosita da una crusta di cocoa mix, sono fioccate associazioni diverse e divertenti. La texture particolare del prodotto, però, ha messo tutti d'accordo: seta, velluto, insomma una bevuta chic che colpisce davvero.

Una bottiglia distintiva

A nobilitare il prodotto ci pensa anche il packaging: la bottiglia iconica di Espolòn, con le sue etichette vivaci che richiamano la storia del Messico, è stata ridisegnata per Cristalino mettendo in luce oggetti del rituale di dono Maya in modo contemporaneo, rendendo omaggio ai cenotes - antiche grotte che si aprono per rivelare acque incredibilmente cristalline - e permettendo al liquido traslucido di brillare.

Cinquanta Spirito Italiano raddoppia… con Vista sulla Costiera amalfitana

Cinquanta con Vista - Alfonso Califano e Natale Palmieri, insieme a Davide Mammato, Marzio Bifulco ed Emanuele Primavera
Aperto fino a fine ottobre sulla terrazza dell’Hotel Club Due Torri, a Maiori, Cinquanta con Vista, rooftop bar affacciato sulla scogliera nato dalla collaborzione con il cocktail bar di Pagani. Con una drink list che rende omaggio ai grandi classici dei bar d'hotel accompagnati da una selezione di cocktail ispirata ai profumi e ai sapori dell’estate italiana

All’appuntamento con la riapertura per la bella stagione l’Hotel Club Due Torri, incastonato tra le scogliere della Costiera amalfitana, a picco sul mare di Maiori (Salerno), si è presentato con una grande novità. Per scoprirla occorre salire sulla terrazza, all’ottavo piano, a picco sul mare dalla quale si può godere di una splendida vista sul Golfo e il paesaggio circostante, Patrimonio Unesco dell’Umanità. Sulla terrazza, ristrutturata nel 2016, tra la piscina a sfioro e il bistrot Donna Emilia sorge ora Cinquanta con Vista, cocktail bar che si candida a nuovo punto di riferimento per la miscelazione di qualità in Costiera.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra le sorelle Anna e Nadia Citarella, proprietarie del Due Torri, e il team di Cinquanta Spirito Italiano, il locale aperto nel 2021 a Pagani (Salerno) da Alfonso Califano e Natale Palmieri (leggi Cinquanta, un bar dallo spirito italiano, per ripartire), che fino a fine ottobre raddoppia il suo format con questa incursione in Costiera.

Format che celebra la tradizione del bar all’italiana degli anni Cinquanta, ma reinterpretata in chiave contemporanea, unita a una proposta mixology di alto livello, che ha portato in pochi anni il locale alla ribalta nel panorama della bar industry nazionale e internazionale, come testimoniano i diversi importanti riconoscimenti già conseguiti: come il Barawards come Miglior Bar Team dell’Anno nel 2023 di Bargiornale, l’ingresso tra i 10 migliori bar team d’Europa per gli Spirited Awards di Tales of the Cocktail nel 2024 e al 92° posto nella classifica dei Top 500 Bars (leggi Quanta Italia tra i Top 500 Bars 2024!), sempre lo scorso anno, senza dimenticare le ospitate in alcuni dei più prestigiosi cocktail bar del globo, dal Dante di New York all’Odori di Atene, dal Viajante di Londra allo Stella Bar di Bangkok e al Qura di Hong Kong.

Ospitalità informale in una cornice luxury

«Alla base del progetto di Cinquanta con Vista c’è l’idea di portare lo stile del nostro locale, fatto di ospitalità informale, di familiarità nell’approccio all’ospite, di miscelati creativi e leggerezza, nella cornice elegante e sofisticata di un hotel di lusso della Costiera, quale il Club Due Torri, amalgamando bene i due mondi – racconta Califano -. Un messaggio che vogliamo veicolare anche attraverso l’offerta di cocktail proposta: il risultato è quindi un cocktail bar che torna a essere punto di aggregazione, con l’aperitivo come rito centrale, capace di regalare una nuova esperienza agli ospiti della struttura e al pubblico esterno».

Alla guida del locale Emanuele Primavera, assistant bar manager di Cinquanta – Spirito Italiano, in gara nella semifinale italiana della Work Class Diageo 2025, affiancato da Davide Mammato, bar supervisor del Due Torri. A coadiuvarli una squadra composta da membri dello staff dell’hotel e di alcuni componenti della squadra del Cinquanta.

Grandi classici d'hotel e sapori italiani

La drink list creata ad hoc è un perfetto amalgama dei due mondi e si compone di due sessioni: I grandi classici dei bar d’hotel e Taste of Italian Summer. «La prima è composta di grandi classici reinterpretati nel nostro stile. Parliamo di drink come il Martini Cocktail, il Bloody Mary, che non mancano mai e non possono mancare nei bar di un hotel, locali che hanno sempre avuto un ruolo centrale nella storia della miscelazione e dove sono nati tantissimi cocktail che questa storia l’anno fatta e continuano a farla», racconta Califano.

Taste of Italian Summer propone invece una selezione di drink ispirata ai profumi e ai sapori dell’estate italiana. «Anche in questo caso il punto di partenza sono i classici o cocktail iconici contemporanei, rielaborati però con ingredienti come pesca, caffè, anguria, bergamotto, per proiettarli nell’atmosfera delle nostre estati mediterranee - spiega il cofondatore di Cinquanta -. Tra le proposte, per esempio, troviamo il Negroni Nazionale: un omaggio al Negroni Svegliato di Salvatore The Maestro Calabrese, illustre cittadino di Maiori, che abbiamo reintepretato con Amaro Nazionale, Savoia Orancio e caffè». Altri esempi delle intriganti proposte di Cinquanta con Vista sono il Bergamot Margarita, che reinterpreta il celebre Margarita con tequila, Italicus Rosolio di Bergamotto ed erbe mediterranee, o il Bramble di Sofia, twist del celebre cocktail di Dick Bradsell, preparato con gin, ratafià, pop corn e frutti rossi.

Ad accendere l’atmosfera esclusiva del rooftop insieme alla proposta mixology, una serie di appuntamenti musicali: quelli del venerdì con la musica dal vivo, e i dj set che, da giugno a fine agosto, andranno in scena ogni domenica a partire dal tramonto. «Inoltre, stiamo programmando una serie di serate a tema con ospiti speciali i team di altri bar d’hotel d’Italia», conclude Califano.

Una linea di bicchieri firmata Giorgio Bargiani

Bar/Giani è il nome della collezione da quattro bicchieri e un (anzi, due) mixing glass, realizzata dal volto del Connaught Bar in collaborazione con Nude

«Un libro bianco, che un bartender può riempire con le sue storie»: è così che Giorgio Bargiani, pluripremiato Assistant Director of Mixology all’altrettanto pluripremiato Connaught Bar di Londra, descrive il lancio della sua personalissima Bar/Giani Collection, la linea di bicchieri e mixing glass realizzata con l'azienda Nude.

La presentazione, avvenuta presso il Gothic Bar del Reinassance Hotel, in St. Pancras a Londra, ha visto protagoniste le quattro tipologie di bicchieri e un mixing glass le cui linee sono imperniate su longevità, leggerezza e praticità. Esclusivamente cristallo senza piombo (marchio di fabbrica di Nude), con la peculiarissima caratteristica dello stelo, presente anche in tipologie di vessel che tradizionalmente ne sono privi, come il classico bicchiere Old Fashioned. Immancabile il Martini Glass, per il drink cui Bargiani ha legato il proprio nome in questi anni al Connaught (oltre venticinquemila i Martini Cocktail serviti all’anno), che nella Bar/Giani Collection lascia cadere le geometrie dritte dell’iconografia tradizionale e si risolve un in una v dalle curve più morbide. Presenti poi un Cocktail Glass Long per highball, un Cocktail Glass Short dalla apertura ampia per valorizzare aromi importanti (funziona benissimo con i cocktail Tiki, per quanto inaspettatamente) , e un elegantissimo Cocktail Glass Long Stem.

La gamma è chiusa dal Bar/Giani Mixing Glass, in vetro soffiato e dal design sinuoso, disponibile anche in una versione caratterizzata da un doppio beccuccio di versata che permette quindi la realizzazione di un servizio da due drink uguali, contemporaneamente. «Desideravo creare un design elegante - racconta Bargiani, trentasei anni da Pisa e al Connaught dal 2014 - che non appartenesse a un solo ambiente o un solo stile di miscelazione. Bar/Giani è versatile e chiunque può adattare questi bicchieri a seconda dei propri gusti, che si tratti di servire un classico Negroni o Martini, oppure presentare un proprio signature. Volevo incoraggiare chi miscela a esprimere la propria creatività, come faccio io stesso con i miei drink e i miei ospiti».

Uno stratega della comunicazione per Distilleria Nardini

La più antica distilleria d’Italia ha scelto l'agenzia di comunicazione Kiwi, Part of Uniting Group, per la valorizzazione del brand

Distilleria Nardini punta al futuro attraverso un piano di comunicazione integrato, che ha scelto di affidare a Kiwi, Part of Uniting Group, che sarà nei prossimi anni l'agenzia che si occuperà della gestione della strategia di valorizzazione del brand di Bassano del Grappa. Con l'obiettivo di un riposizionamento nel mondo della grappa, la più antica distilleria d’Italia, datata 1799, ha effettuato una selezione fra quattro prestigiose agenzie di comunicazione, preferendo alla fine Kiwi, Part of Uniting Group. A conquistare i vertici di Nardini il payoff “Lo spirito di distinguersi”, un messaggio diventerà il cuore pulsante della comunicazione del brand, declinandosi su tutti i canali sui quali l'azienda punta per connettersi con un pubblico sempre più ampio e diversificato: dalla stampa ai social media, dalle attività digitali alle campagne out of home. Kiwi seguirà anche gli altri brand dell'azienda, a partire da Acqua di Cedro, per il quale verrà perfezionato il posizionamento.

«È l'inizio di un percorso pluriennale che ci accompagnerà fino al 2029, anno in cui celebreremo il 250° anniversario di Distilleria Nardini», annuncia Alice Lucchi, Responsabile Marketing di Distilleria Nardini. Per Federica Pasqual, chief operating officer di Kiwi, «la sfida sarà valorizzare il brand della prima distilleria d'Italia, rispettandone la storicità e l'identità, ma al tempo stesso accompagnandolo verso il futuro, connettendolo a un pubblico nuovo e curioso».

Alla Florence Cocktail Week il 2025 è l’anno del wellness al bancone

Tutto pronto per l'edizione 2025 della kermesse fiorentina organizzata da Paola Mencarelli, che anticipa le novità, gli ospiti e gli appuntamenti previsti nella settimana dal 7 al 13 aprile

Torna la Florence Cocktail Week dal 7 al 13 aprile 2025, con una sette giorni di eventi diffusi che coinvolgeranno 60 fra i migliori cocktail bar e bar d’hotel di Firenze e un calendario con oltre 170 eventi (qui l’elenco completo). L’edizione 2025 della kermesse ideata e diretta da Paola Mencarelli seguirà lo schema già consolidato, con una settimana di eventi diffusi, masterclass e tasting di prodotti, presentazioni e guest shift con ospiti italiani e internazionali (una novantina quelli attesi nella settimana fiorentina), in diversi momenti della giornata, dall’ora del brunch a quella delle night shift.

Paola Mencarelli

«La città dove tutto è nato», commenta Paola Mencarelli, che ricorda come il format Italian Cocktail Weeks sia partito proprio da Firenze nel 2016. «Per mantenere viva l’energia e la curiosità - continua Mencarelli - introduciamo ogni anno novità, con l’obiettivo di seguire e anticipare le tendenze, delineando così nuovi spunti per i professionisti del settore e il grande pubblico».

Dopo il successo registrato in Campania, anche a Firenze la Cocktail Week esce dalle mura della città, per abbracciare la miscelazione di provincia, con la formula dei pop-up bar di locali regionali, ma anche provenienti dalle gemelle Venice Cocktail Week e Amalfi Coast Cocktail Week, dando vita a una vera e propria Italian Cocktail Week Reunion. Dal lato opposto, come spiega Mencarelli: «l’iniziativa Barkeeper è volta a valorizzare i bartender resident della città, permettendo al pubblico di incontrarli dietro il bancone nei loro locali, scoprendo i signature cocktail Fcw25 e la filosofia che li guida».

Un dei signature "wellness" della carta della Florence Cocktail Week 2025, il Wellness Fragolito del Santa Cocktail Club

E a proposito dei signature, è qui la vera novità dell'edizione 2025, tutta orientata al benessere. Per la prima volta nella Florence Cocktail Week, è previsto l’inserimento dell’indicazione sulla gradazione alcolica dei drink, nonché la presenza di un “wellness signature”, ovvero di una ricetta low Abv o Alcohol free come alternativa. «Un focus che è arrivato in maniera naturale - commenta Paola Mencarelli -. Sono partita come sempre dal concetto di bere consapevole, responsabile e di qualità, focalizzando l’interesse su un trend che sta diventando uno stile di vita per molte persone, quello del benessere. Così accanto al consueto Signature Cocktail é nato il Wellness Signature Cocktail, analcolico o low Abv ma di pari dignità in tutta la nostra comunicazione, con l’indicazione della gradazione alcolica per entrambi i drink. Inoltre, con la collaborazione di aziende sensibili all’argomento, hanno preso vita incontri come “Wellness Time”, dedicato alla salute psicofisica dei bartender».

Fra i super ospiti attesi a Firenze, immancabile “The Maestro” Salvatore Calabrese, che il 9 aprile taglierà il nastro dell’Artemisia Bar, il nuovo bar dell’Hotel Savoy che, con la sua supervisione, riapre con una nuova veste proprio nei giorni della cocktail week fiorentina. Dal Sud Africa arriva in città Julian Short, chef bartender del Sin+Tax di Johannesburg.

Due new entry nell’offerta di hamburger di alta gamma di Ham Gourmet

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L'azienda campana amplia la sua offerta di hamburger a base di carni pregiate certificate con Magnum 44, un maxi burger da 440 g, e con lo Smash Burger, anche in versione già schiacciata

Sempre più ampia l’offerta di hamburger surgelati di alta gamma targata Ham Gourmet, azienda campana fondata da Salvatore Russo per trasformare la classica proposta da fast food in una preparazione gourmet, puntando su materie prime di alta qualità, ricettazione pulite e lavorazione artigianale. Ad arricchire il catalogo dell’azienda, dedicato esclusivamente al mondo del fuoricasa, sono Magnum 44 e lo Smash Burger.

Il primo è un maxi burger di carne di Hereford, da 440 g con macinatura a grana grossa da 1 cm, che si rivolge ai locali di fascia alta che puntano su impiattamenti sofisticati e abbinamenti ricercati.

Ai locali più “easy” che puntano su un servizio più rapido, ma senza rinunciare alla qualità, guarda invece lo Smash Burger, proposto in due versioni: classica, ovvero nella tradizionale forma di polpetta da schiacciare, e “già smashato“. Versatili, rapide da preparare, bastano solo 4 minuti di passaggio sulla piastra, entrambe le versioni sono di carne di scottone e hanno un peso di 90 g.

Carni di pregio certificate

I nuovi arrivati si aggiungono alla già ricca proposta di Ham Gourmet, già forte di oltre 35 burger. Elemento distintivo dei prodotti è la qualità della materia prima con la quale sono realizzate: carni di razze pregiate da tutto il mondo e certificate. Tra le razze protagoniste spiccano la Chianina Igp, il Black Angus Usa e il Bufalo, ma anche la Rubia Galliega dalla Galizia o un Hamburger di Patanegra (Suino Iberico de Cebo). Carni delle quali vengono utilizzati solo tagli nobili, macinati “al coltello”, senza aggiunta di conservanti o coloranti.

Alto valore di servizio

Al gusto e all’attenzione alla salute dei consumatori, si aggiunge poi il valore di servizio dei prodotti. La surgelazione a -18°C e la cottura da gelo, che evita il lungo scongelamento riducendo i tempi di preparazione a qualche minuto, permettono di utilizzare solo gli hamburger che servono, evitando sprechi e aiutando a tenere sotto controllo il food cost.

Panini per tutti i gusti

Per un servizio al top, Ham Gourmet ha in catalogo anche la linea di panini artigianali a lenta lievitazione Top Buns, pensati per il perfetto accompagnamento dei suoi hamburger di lusso. Gamma anche questa ricca di oltre 10 referenze in grado di accontentare ogni gusto, con proposte come il bun alla curcuma, ai sette cereali, all’alga spitulina, alla barbabbietola, al carbone vegetale, oltre alle proposte più classiche, inclusa una referenza gluten free.

Sempre in un’ottica di servizio, l’azienda offre inoltre ai locali partner supporto per la creazione di menu originali e distintivi, occupandosi della formazione del personale fino all’affiancamento nelle demo e corsi su food cost e le tendenze di mercato.

 

Dazi Usa: quali conseguenze per l’industria food&beverage italiana?

Dazi Usa
Da oggi entrano in vigore i dazi Usa sui prodotti importati negli Usa dall’Unione Europea. Un provvedimento che colpisce le eccellenze agroalimentari italiane, come vini, spirit, formaggi e olio. L’Ue prepara le contromisure, con la speranza di evitare una guerra commerciale dalle conseguenze pesanti per tutti. L'allarme di Federvini: rischiamo gravi ripercussioni su tutta la filiera

“Tanto tuonò che piovve”, recita il vecchio adagio. E alla fine la pioggia è arrivata davvero, sotto forma dei nuovi dazi Usa, ovvero le imposte che colpiscono i beni importati negli Stati Uniti. Ad annunciarli il presidente americano Donald Trump nell’attesa conferenza stampa dal Rose Garden della Casa Bianca.

L’ordine esecutivo, con effetto immediato (per la precisione dalle 6 ore italiane), firmato da Trump prevede un aggravio del 20% sui prodotti provenienti dall'Unione europea nel momento in cui approdano alle dogane Usa, ma ce n’è per tutti: i dazi sono pari al 34% per i beni in arrivo dalla Cina, al 10% per il Regno Unito, al 31% per la Svizzera, 24% per il Giappone, 26% per Cina e India, 25% per la Corea del Sud, 32% per l’Indonesia, 49% per la Cambogia, 32% per Taiwan, 36% per la Thailandia.

I dazi Usa rischiano di scatenare una guerra commerciale con effetti pesanti sull’economia mondiale, che già non gode di buona salute. Per quanto riguarda l’Europa, tra i Paesi più esposti alla stretta commerciale varata da Washington, c’è l’Italia, insieme alla Germania.

Colpite le eccellenze italiane

Il nostro Paese, secondo esportatore dell’Unione, realizza oltre il 10% delle sue vendite all’estero proprio negli Usa, per un valore complessivo superiore ai 64 miliardi di euro. Tra i settori più penalizzati il comparto food&beverage, una delle eccellenze del made in Italy. Basti pensare che, secondo i dati dl Centro studi Confindustria, le esportazioni verso gli Stati Uniti rappresentano il 39% del totale dell’export del settore delle bevande nei Paesi fuori dall’Unione.

In prima fila tra i prodotti simbolo del tricolore più colpiti vini, spumanti, il “mitico” prosecco, spirit, distillati e birra, ma anche olio d'oliva, formaggi, salumi, pomodoro trasformato, pasta e prodotti da forno, con il comparto agroalimentare, il cui export negli Usa vale 7,8 miliardi, che nel suo complesso rischia una perdita delle esportazioni che sempre il Centro studi Confindustria ha stimato tra il 13,5 e il 16,4%.

Particolari preoccupazioni le nuove misure hanno generato nel mondo del vino, comparto che, insieme a quello di spirit e aceti, vale oltre 2 miliardi di euro di esportazioni verso gli Stati Uniti, pesando per il 25% sul totale, coinvolge 40.000 imprese e più di 450.000 lavoratori lungo l’intera filiera.

«La decisione di applicare dazi alle esportazioni europee negli Stati Uniti rappresenta un danno gravissimo per il nostro settore e un attacco diretto al libero mercato», ha commentato Micaela Pallini, presidente di Federvini. «Ci siamo già passati e sappiamo bene quanto possa costare: in passato queste misure ci hanno portato a perdere fino al 50% delle esportazioni verso gli Usa - ha proseguito la presidente dell'associazione confindustriale -. Ora rischiamo di rivivere quel trauma economico, con ripercussioni pesantissime su tutta la filiera, dalla produzione alla distribuzione, fino al consumatore finale. Serve ora più che mai compattezza e determinazione da parte delle nostre istituzioni per contenere gli effetti devastanti di queste misure inutilmente protezionistiche e antistoriche».

Una guerra commerciale da scongiurare

La decisione di Trump apre scenari preoccupanti per il settore food&beverage e, più in generale, per l’economia italiana, con effetti che possono andare a penalizzare anche i settori più a valle, fuoricasa compreso. L’incremento dei prezzi dei prodotti provenienti dall’Italia, che colpisce anche altri comparti di punta dell’industria nazionale, come l’auto, il farmaceutico, la moda, l’arredamento, lascia prevedere che gli importatori americani rinuncino almeno a una parte degli acquisti per contenere i costi. Ma non solo, perché altre perdite di export si potrebbero registrare anche verso gli altri Paesi impattati di dazi americani, con contraccolpi ancor più pesanti per la nostra economia, frenando la crescita del Pil, già esangue, e portando a una riduzione dei posti di lavoro.

Meno ricchezza che si traduce in meno soldi nelle tasche degli italiani, già messe a dura prova dai prezzi energetici, che restano alti, e dall’inflazione, riducendone la capacità di spesa, con conseguenze che possono riflettersi anche sui consumi nel fuoricasa.

Scongiurare un simile scenario è compito della diplomazia europea, che sta preparando le contromosse, con la speranza di scongiurare una guerra commerciale che avrebbe come unico risultato finirebbe con il penalizzare entrambe le sponde dell’Atlantico.

Hampden 1753, la nuova perla nata in Giamaica

HAMPDEN 1753
Complesso e dal ricco profilo aromatico, il nuovo nato, distribuito come tutta la gamma da Velier, celebra i quasi tre secoli di storia della leggendaria distilleria giamaicana. Facendo da introduzione al suo universo aromatico

Complesso e dal profilo aromatico estremamente ricco: si presenta con tutti gli elementi distintivi dello stile della distilleria nella quale ha preso vita Hampden 1753, il nuovo Pure single rum di Hampden Estate. E dello stile e della storia della distilleria giamaicana, una delle più antiche al mondo ancora in attività, la nuova release è una vera e propria celebrazione, come sottolinea già il nome, con la presenza del numero 1753 che rimanda all’anno di fondazione.

Una storia lunga quasi tre secoli, fatta di tradizione artigianale e di grandi rum, a lungo rimasti un tesoro nascosto. Situata nella regione di Trelawny, nella zona nord-occidentale della Giamaica, considerata la "Grand cru" dei rum giamaicani, Hampden Estate per oltre due secoli e mezzo ha infatti commercializzato i suoi distillati esclusivamente in bulk, destinati alla composizione di blend e di aromi. La svolta è arrivata nel 2018, quando è nata la collaborazione con Velier, con Luca Gargano, patron dell’azienda che si è assicurata la distribuzione dei prodotti in esclusiva per l’Italia, che ha convinto la famiglia Hussey, proprietaria dal 2009 della distilleria, a imbottigliare i distillati come Single rum da offrire direttamente al pubblico.

Una tradizione secolare

Tutti i rum Hampden sono frutto di un meticoloso processo di produzione, tramandato di generazione in generazione, applicato a materie prima di primissima qualità, senza uso di zuccheri o coloranti aggiunti. La materia prima è la melassa che giunge dallo zuccherificio di Long Pond, mentre l’acqua utilizzata per diluirla è quella purissima che sgorga da una sorgente situata a breve distanza dalla distilleria, nel cuore della Cockpit Country. La fermentazione spontanea avviene per opera di lieviti naturali indigeni, che lavorano per periodi molto lunghi, generando quegli esteri responsabili della caratteristica carica aromatica finale dei distillati della casa.

Processo che prevede poi una distillazione della durata di circa 7 ore in sei alambicchi discontinui double retort in rame provenienti da tutti gli angoli del mondo e, quindi, l’invecchiamento nei due magazzini della distilleria, ai quali a breve se ne aggiungerà un terzo, nel clima tropicale della Giamaica.

Intenso elegante, complesso

Da questo accurato processo è nato anche Hampden 1753 (alc 46% in vol), prodotto in small batch e invecchiato 3 anni in botti ex Bourbon. La nuova release conquista il naso con la sua elegante e intensa ricchezza aromatica, dominata dalle note di frutta tropicale matura accompagnate da delicati sentori affumicati e accenti floreali. Al palato è intenso e rotondo e si presenta con un‘esplosione di note di frutta tropicale matura, con sentori di spezie e noci, sostenuti da un tocco fresco e vegetale, per chiudere con un finale lungo e cangiante, dai delicati richiami floreali seguiti da sfumature erbacee e leggermente saline. La freschezza agrumata, tra il limone e il pompelmo, aggiunge vivacità, mentre le note di spezie dolci e frutta a polpa bianca rendono il profilo gustativo ancora più complesso e ricercato.

Autentica espressione dello stile di Hampden, il nuovo arrivato entra a far parte della gamma principale degli imbottigliamenti ufficiali, assieme all’Hampden Aged 8 Years e all’Hclf Classic Overproof, facendo da introduzione all’universo aromatico della distilleria della quale mostra in maniera completa le diverse sfumature di sapore.

Terrazza Aperol tinge Milano di arancione

Terrazza Aperol Milano apertura
Riapre il locale con vista Duomo dopo il restyling diretto da Vudafieri Severino Partners. Proposta food curata da Samuele Silvestri, in carta la novità Chateau Miraval, i vini di Brad Pitt, nuova esclusiva Campari per l’Italia

Arancione, colorato, allegro, conviviale: è la nuova Terrazza Aperol, il locale nel cuore di Milano situato al secondo piano del Mercato del Duomo, completamente rinnovato dallo studio Vudafieri-Saverino Partners.

Un locale vocato all’aperitivo – non poteva essere diversamente- che mette insieme Venezia, capitale della regione dove sono nati Aperol e l’Aperol Spritz, e Milano, la Belle Epoque dei manifesti di Depero e lo stile contemporaneo delle illustrazioni firmate dall’artista Vahram Muratyan che interpretano i luoghi iconici milanesi.

«Il concept – racconta Tiziano Vudafieri dello studio Vudafieri Severino Partners – parla di connessione, condivisione, felicità. Abbiamo voluto creare un luogo dove le persone possano stare in tranquillità, lasciando i pensieri fuori dalla porta per un paio d’ore. Come per ogni locale, l’abbiamo progettato pensando alle relazioni: quelle tra chi viene e non si conosce, ma anche tra chi viene e chi ci lavora. Per questo abbiamo pensato a un banco più basso rispetto allo standard, in modo da rendere più facile l’interazione tra chi è dietro al banco e il cliente.

Un “cicheti tour” lungo lo Stivale

La proposta food, Samuele Silvestri, executive chef di Terrazza Aperol Venezia, che ha contribuito alla creazione della proposta food, mette l'accento sul concetto veneziano di cicheto ma reinterpretato con una visione allargata: «Abbiamo pensato al frequentatore di questo locale – spiega lo chef – sia italiano che straniero, studiando per lui un percorso gustativo che comprenda le icone della nostra cucina. Una sorta di viaggio nei simboli culinari dell’Italia, che parte da Venezia con il baccalà, passa da Napoli con la mozzarella di bufala e arriva a Milano con i mondeghili. Abbiamo pensato al cibo come a un facilitatore della convivialità e dell’aperitivo: si assaggia e ci si scambia impressioni e ricordi sulla base di quello che si mette in bocca».

Tanto Spritz e… un po’ di Brad Pitt

Nella proposta beverage un ruolo centrale è dato naturalmente dall’Aperol Spritz, aperitivo campione di incassi cui il locale è in qualche modo dedicato.

Ma non manca una chicca: i vini Miraval, rosé conosciuto come il vino di Brad Pitt (la tenuta provenzale Chateau Miraval, di 800 ettari, è stata acquistita nel 2011 da Brad Pitt, che ha collaborato con la famiglia Perrin per sviluppare i vini di Miraval, ndr) di cui Campari ha recentemente ottenuto la commercializzazione esclusiva anche per l’Italia, dopo Stati Uniti e Francia.

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