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Partesa: cinque nuove cantine in portfolio per parlare di territorio

Da Pantelleria ai Colli Tortonesi, passando per Sardegna, Chianti Classico e Alto Adige: in nuovi ingressi in Partesa valorizzano i vini identitari

Cresce la richiesta di vini identitari e territoriali, che possano raccontare una storia autentica, ma anche attenzione verso la sostenibilità e le pratiche agronomiche responsabili: sono queste le linee guida che sta seguendo Partesa, azienda di distribuzione attiva soprattutto nell'horeca, nello scouting delle nuove cantine da inserire nel suo portfolio, in cui si consolidano tanto i segmenti premium quanto le produzioni di nicchia, con una maggiore curiosità verso vitigni autoctoni e territori meno battuti. Da Pantelleria ai Colli Tortonesi, passando per Sardegna, Chianti Classico e Alto Adige: le cinque nuove cantine entrate nel portfolio Partesa interpretano alcuni dei trend più attuali del mercato e sentiti nella ristorazione. Si tratta di Abraxas, Oskiros, Podere Poggio Scalette, La Stellara e Gottardi, un viaggio da Sud a Nord che si integra in una proposta che già conta oltre 130 produttori non solo italiani, ma anche provenienti da Europa e Stati Uniti.
Con i suoi 40 ettari sull’isola di Pantelleria, Abraxas è oggi una delle aziende vitivinicole più estese del territorio. Di proprietà della famiglia Scudieri, la cantina coltiva Zibibbo, da cui nascono Passito di Pantelleria Doc e bianco secco, accanto a varietà come Nero d’Avola, Syrah e Nerello Mascalese. La consulenza enologica è affidata a Riccardo Cotarella e Pierpaolo Chiasso. Da un'isola all'altra, in Sardegna troviamo Oskiros, che racconta le caratteristiche della regione attraverso tre territori distinti: Oschiri, Arborea e Mogoro. Qui prendono vita il Vermentino di Gallura Docg, il Cannonau di Sardegna Doc e il Semidano, coltivati con un approccio rispettoso e concreto. Accanto ai vini fermi, il progetto si arricchisce della linea Antonys, dedicata agli spumanti metodo classico in affinamento sui lieviti fino a 36 mesi.
Torniamo sul continente, partendo dalla Toscana, o meglio dal Chianti, dove il Podere Poggio Scalette, è una realtà da 40 ettari localizzata a Ruffoli, nel comune di Greve in Chianti, di cui 15 vitati tra i 400 e i 600 metri s.l.m., con una prevalenza di Sangiovese. Accanto al Chianti Classico Docg, l’azienda della famiglia Fiore produce etichette come Il Carbonaione, Chiara Aurora, Capogatto e Piantonaia, espressioni di un terroir unico nell’Alta Valle della Greve. Andiamo quindi in Piemonte, dove La Stellara è situata nel cuore dei Colli Tortonesi, a Volpedo. La Stellara è una cascina storica rinata grazie alla visione di Simona Garbarino e Lorenzo Montobio. Con 15 ettari vitati dedicati principalmente al Timorasso e l’esordio con l’annata 2024, l’azienda punta a esprimere l’identità del Derthona con eleganza e precisione stilistica. La scelta del tappo a vite testimonia l’attenzione alla qualità e alla preservazione aromatica. Infine, saliamo in Alto Adige, a Mazzon, nel cosiddetto “Paradiso del Pinot Nero”, dove la famiglia Gottardi, oggi alla terza generazione, coltiva dal 1986 nove ettari dedicati esclusivamente a questo vitigno. Un microclima unico e una scelta produttiva radicale – dal 2010 solo Pinot Nero – hanno reso la cantina Gottardi un punto di riferimento per eleganza, finezza e capacità di invecchiamento.

Alessandro Rossi, national category manager wine di Partesa

«Con queste cinque nuove cantine italiane continuiamo a investire su territori iconici e su progetti di forte personalità – commenta Alessandro Rossi, national category manager wine di Partesa -. Il mercato oggi premia autenticità, coerenza e qualità riconoscibile. Il nostro compito è selezionare produttori che sappiano interpretare i trend contemporanei senza perdere il legame con le proprie radici, offrendo ai professionisti dell’horeca una proposta distintiva e ad alto valore aggiunto».

Ratalanga, lo Scotch whisky indipendente che unisce Speyside e Marche

Andrea Morisco, Morisco Spirits e Leonardo Bedini, Taverna dell'Artista
Dalla Scozia alle Marche, Ratalanga è un imbottigliamento indipendente nato dall’incontro tra passione, territorio e identità artistica. Un single cask dello Speyside, non torbato e segnato dallo sherry oloroso, pensato per appassionati e neofiti.

Ratalanga si presenta già dall’etichetta come un progetto fortemente identitario. Il nome, scritto in nero su fondo giallo, è l’anagramma di Gabriele Galantara, figura centrale nella storia della satira politica illustrata, oggi poco ricordata proprio per la forza delle sue opere.

A lui è dedicata la Taverna dell’Artista, locanda nel cuore delle Marche dove il progetto ha preso forma. Sull’etichetta compare anche la silhouette di un uomo in cammino, tratta da una delle prime autocaricature dell’artista: un segno grafico essenziale che rafforza il legame tra bottiglia e luogo.

Uno Speyside autentico

Dal punto di vista produttivo, Ratalanga è uno Scotch whisky proveniente dallo Speyside, la più importante area di produzione scozzese.

È stato distillato presso la Inchgower Distillery, realtà storica che destina gran parte della produzione al blending e che raramente compare in imbottigliamenti indipendenti.

Single cask, first fill, carattere deciso

Con una gradazione di 54,2%, Ratalanga è un whisky di struttura e complessità, maturato per poco meno di dieci anni in un unico barile. Si tratta di un single cask irripetibile, destinato a esaurirsi con le bottiglie prodotte.

La botte, al primo riempimento (first fill), aveva precedentemente contenuto sherry oloroso, conferendo al distillato una marcata impronta aromatica, ricca e avvolgente, senza però sovrastare il profilo tipico dello Speyside.

Un progetto indipendente e personale

“Un whisky raro, uno dei pochi imbottigliamenti indipendenti della Inchgower, che solitamente dedica la maggior parte della sua produzione al blending. Ho seguito la mia passione, scegliendo e assaggiando personalmente il campione fino a dire: questo mi piace e lo voglio imbottigliare”, racconta Leonardo Bedini, ideatore del progetto e gestore della Taverna dell’Artista.

Per una realtà familiare di piccole dimensioni, si tratta di un passaggio significativo: “Credo che la Taverna possa essere tra le prime realtà italiane così piccole ad aver imbottigliato il proprio whisky. A volte penso che si debba essere un po’ matti per farlo”.

Accessibile, ma non banale

In un mercato italiano sempre più attratto dai whisky torbati, spesso impegnativi per i neofiti, Ratalanga sceglie una strada diversa. Non è torbato, ma mantiene un profilo intenso grazie al contributo dello sherry oloroso.

Il risultato è un distillato equilibrato, beverino e accessibile, capace di avvicinare anche chi si affaccia per la prima volta al mondo del whisky, senza rinunciare alla profondità.

Un cuore marchigiano

Nonostante produzione e invecchiamento siano avvenuti interamente in Scozia, come previsto dal disciplinare, l’anima del progetto è profondamente legata alle Marche.

L’idea nasce infatti a Montelupone, borgo collinare dove si trova la Taverna dell’Artista. Accanto a Bedini, Andrea Morisco di Morisco Spirits, partner esperto nella selezione e nell’imbottigliamento.

“È la prima volta che collaboro in modo così importante con una realtà territoriale. Tra whisky e rum è il 25° prodotto a marchio Morisco Spirits, e il fatto che abbia un cuore marchigiano è motivo di orgoglio”, commenta Morisco.

Prospettive e distribuzione

L’obiettivo è rafforzare il legame tra distillato e territorio, proponendo Ratalanga in degustazione accanto alle eccellenze gastronomiche locali, tra carni e dolci marchigiani, con possibili sperimentazioni anche sulle affumicature.

Lanciato ufficialmente il 30 marzo, è attualmente acquistabile presso la Taverna dell’Artista e online attraverso gli shop dedicati.

Baritalia arriva a Lecce il 25 maggio! Manda la tua ricetta entro il 3 maggio

Baritalia 2026 Lecce ricetta
A Lecce la seconda tappa di Baritalia 2026. Scopri i prodotti del paniere e candida la tua ricetta. In palio 11 posti per la finalissima di Milano

Prosegue il viaggio lungo la Penisola di Baritalia. La seconda tappa dell’edizione 2026 si terrà a Lecce, lunedì 25 maggio, città nella quale il laboratorio itinerante di miscelazione di Bargiornale era approdato nel 2022. L'appuntamento da non perdere per i bartender e i professionisti del fuori casa è al Cantiere Hambirreria (zona Obelisco, viale Università 23): ad attenderli una giornata di sfide, un ricco programma di 9 masterclass, possibilità di incontro, confronto e nerworking.

Con la tappa in Puglia, continua la selezione dei finalisti di Baritalia Lab: in fondo all’articolo c’è il form da compilare per candidare la propria ricetta. Per farlo c’è tempo fino al 3 maggio. In palio ci sono 11 posti per la finalissima in programma il 23 novembre a Milano.

MANDA LA TUA RICETTA

Al centro di questa edizione di Baritalia il concetto di Ultra. Da intendere non come eccesso o spettacolarizzazione, ma come ricerca di intensità, precisione e consapevolezza. Un invito ad andare oltre l’abitudine, a superare formule rassicuranti e automatismi creativi, mantenendo però misura, equilibrio e controllo.

Il modello di riferimento è il Punch, all’origine del bere miscelato: una struttura essenziale, fondata su un numero limitato di ingredienti, cinque, capace di dimostrare come la semplicità, se governata con rigore, possa generare complessità, profondità e identità.

A questo concetto dovranno ispirarsi i concorrenti che vogliono cimentarsi nella sfida, dando vita a un cocktail originale utilizzando massimo 5 ingredienti (decorazione esclusa), nel rispetto della regola aurea del Punch, scelti con attenzione, lavorati con tecnica e raccontati con stile, esaltando le qualità dei prodotti sponsor.

L’obiettivo è creare un cocktail ultra gustoso, ultra originale, ultra curato nello stile e ultra nella presentazione, ma sempre sostenuto da un criterio riconoscibile e da una logica solida, dove ogni elemento ha un ruolo preciso e nulla è superfluo.

LEGGI IL REGOLAMENTO DI BARITALIA 2026



Cheddar Cheese e Tomato, le nuove salze di Heinz

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Cheddar Cheese Sauce e Tomato Salsa le due nuove referenze, pensate per rispondere alle tendenze di gusto più attuali, che arriscono l'offerta del marchio

Due novità arricchiscono il già ampio catalogo di salse di Heinz per il mondo dei locali. Le new entry sono la Cheddar Cheese Sauce e la Tomato Salsa, pensate per dare un tocco di sapore in più alle proposte food e intercettare le occasioni di consumo più attuali.

Disponibile in formato da 1,98 kg, la Cheddar Cheese Sauce è una delle salse più amate al mondo, ispirata alla tradizione americana dei fast food. Senza glutine, dalla consistenza morbida e vellutata, sprigiona il gusto intenso del formaggio cheddar, con un perfetto equilibrio tra sapidità e cremosità. Pronta all'uso, versatile e stabile anche al calore, è indicata per nahos, panini, patate fritte e proposte indulgenti. Il formato importante, con shelf life di 28 giorni una volta aperta, guarda ai locali che hanno un’intensa attività di cucina, garantendo praticità e resa costante.

Si ispira, invece, alla tradizione Tex-Mex la Tomato Salsa. Preparata con una deliziosa ricetta, gluten free, a base di pomodoro, cipolla e coriandolo tritati, senza uso di coloranti e conservanti artificiali, ha un gusto intenso e bilanciato. Indicata per tapas, finger food, hamburger, hot dog e piatti da condividere e adatta anche a chi segue una dieta vegana, risponde a una domanda crescente di sapori internazionali e momenti di convivialità. È in formato da 2,35 kg e, una volta aperta, si conserva a temperatura ambiente per 14 giorni.

Un'offerta in continua evoluzione

Con le nuove salse Heinz continua a innovare la sua offerta, dopo il lancio a fine dello scorso anno della Chef’s Bottle, la nuova bottiglia professionale da 1 litro dal design studiato per garantire una facile comprimibilità e un controllo preciso dell’erogazione, così da agevolare le operazioni durante il servizio, contribuendo a una gestione più fluida del lavoro e alla riduzione degli sprechi (leggi Con Heinz Chef’s Bottle preparazioni più veloci, creative e golose).

La bottiglia è stata accompagnata dall’arrivo della Heinz Mustard Bbq, una salsa che unisce il profilo deciso della senape alle note affumicate tipiche della Bbq, che ha inaugurato la nuova gamma in questo formato. Gamma che comprende altre 9 referenze: Mayo, Smokey Baconnaise, Classic Burger, Algerienne, Curry Mango, Yellow Mustard, Classic Bbq, Firecracker e Sweet Chili.

I grandi distillati indipendenti in scena al Milano Whisky Day

Il 18 aprile all'Hotel Marriott torna l'evento dedicato al nobile distillato. Protagonisti della nuova edizione gli imbottigliatori indipendenti e le rarità: etichette fuori produzione o di distillerie chiuse da decenni

Dopo un’assenza di 6 anni, torna il Milano Whisky Day, l’evento dedicato alla diffusione della cultura del nobile distillato. L’appuntamento per operatori del fuori casa, appassionati e collezionisti è per sabato 18 aprile presso l’Hotel Marriott di Milano, storica sede della manifestazione, in uno spazio di 1000 mq, di recente rinnovato.

Milano Whisky Day 2026
Nato come momento di incontro, scoperta e approfondimento sul mondo del single malt Scotch whisky, il Milano Whisky Day si distingue per il suo format ben preciso: ogni edizione ruota attorno a un tema ed è interamente incentrata sulla degustazione delle specialità esposte. La nuova edizione è dedicata agli imbottigliatori e ai selezionatori indipendenti, cuore pulsante dello Scotch Whisky, e alle rarità: etichette fuori produzione o di distillerie chiuse da decenni, bottiglie difficili o impossibili da trovare. Una vera celebrazione di selezioni fuori dagli schemi, che raccontano storie spesso dimenticate, e della memoria e del tempo.

Oltre 1000 specialità in degustazione

Oltre 1000 le etichette proposte in degustazione, tra chicche di storici imbottigliatori indipendenti come Gordon & MacPhail, William Cadenhead, Douglas Laing, anche italiani, come Wilson & Morgan di Treviso, Angel’s Share e pure rarità di distillerie chiuse da decenni come Port Ellen, Brora e Rosebank.

«Siamo molto felici di questo ritorno – racconta Andrea Giannone, con Giuseppe Gervasio Dolci, ideatore e organizzatore della manifestazione e del Milano Whisky Festival -. L'idea è di permettere di provare bottiglie che molti appassionati conoscono solo di nome. Parliamo di whisky spesso fuori mercato, con prezzi fuori portata, autentiche rarità. Qui diventano accessibili, grazie alla formula dell’assaggio, offrendo così agli amanti del distillato la possibilità di provare un patrimonio liquido che non tornerà più».

Girare tra i vari stand, lasciandosi trasportare dall’intuito e dai sensi, o ricercare una particolare etichetta e degustare è lo spirito della manifestazione. Inoltre, c’è la possibilità di acquistare le bottiglie da collezione dagli espositori e di prolungare l’esperienza dell’assaggio a casa con le bottigliette da 2 cl, acquistabili in loco.

Come partecipare al Milano Whisky Day

Il Milano Whisky Day si terrà il 18 aprile, dalle ore 12 alle 21, presso l’Hotel Marriott, in via Washington, 66, a Milano. Il costo del biglietto è di 10 euro, acquistabile anche sul sito della manifestazione, e include, oltre all’accesso all’evento, il calice da degustazione e la sacchetta portabicchiere.

Capo Cocktail Competition 2025-26 by Caffo 1915, vince Amirka Del Monte Rodriguez

Nuccio Caffo premia Amirka Del Monte Rodriguez con la targa della seconda edizione di Capo Cocktail Competition
Nove concorrenti provenienti dalle tappe di Caserta, Milano e Roma hanno dato vita alla finale della seconda edizione di Capo Cocktail Competition organizzata da Gruppo Caffo 1915 nella sede della distilleria di Limbadi (Vibo Valentia). Protagonista delle varie ricette Vecchio Amaro del Capo nelle sue tre varianti e il debuttante Verrmouth di Torino Igp Cinzano.

Nove semifinalisti provenienti da tra tappe (Caserta, Roma, Milano) hanno dato vita alla finalissima della seconda edizione di Capo Cocktail Competition by Akademia Caffo che ha visto prevalere il bartender italo-cubano Amirka Del Monte Rodriguez con il cocktail Diciassette.
Oltre alla Targa, Amirka ha ricevuto un maxi biglietto per un volo-premio per la fiera internazionale BCB - Bar Convent Berlino del 12-14 ottobre 2026.

il vincitore Amirka Del Monte Rodriguez riceve il biglietto aereo per Berlino da Nuccio Caffo e Fabrizio Tacchi

I nove semifinalisti hanno avuto come palcoscenico la sede della Distilleria F.lli Caffo negli spazi Akademia Caffo di Limbadi (Vibo Valentia) che ha organizzato il concorso voluto dal dinamico titolare Sebastiano Nuccio Caffo e dal padre Giuseppe Pippo Caffo.

«Accogliere la finale nella nostra distilleria ha un significato profondo - ha proclamato Nuccio Caffo, amministratore delegato di Gruppo Caffo 1915 - perchè è in questi luoghi, nel cuore della Calabria, che è nato ed è cresciuto Vecchio Amaro del Capo, il nostro principale prodotto di successo. Aver portato qui alcuni dei migliori talenti della miscelazione italiana significa essere riusciti a coniugare tradizione e innovazione, senza perdere la nostra identità».

I nove concorrenti hanno avuto a disposizione, per presentare le rispettive ricette, l'ampia gamma di prodotti alcolici di Gruppo Caffo 1915, a cominciare da Vecchio Amaro del Capo nelle tre varianti Classico, Red Hot Edition e Riserva del Centenario, per proseguire con una serie di prodotti ricavati soprattutto da agrumi locali: Bergamino, Limoncino dell'Isola, LiquorIce alla liquirizia, Clementino, BergaMia, Limunì e Indianello ai Fichi d'India.
Una serie di acquisizioni aziendali hanno arricchito il portafoglio prodotti con marchi famosi come Borsci S. Marzano 1840, Petrus Boonekamp 1777, Santa Maria al Monte 1858 e Bisleri 1881, Grappe Mangilli 1886.
Ultimi in ordine di tempo i prodotti Cinzano 1757 come Vermouth di Torino Igp, Prosecco Doc, Asti Docg, Principe di Piemonte Alta Langa Docg e Cinzano Bitter Soda, la cui storica azienda torinese è stata di recente rilevata da Campari Group, che saranno prodotti nel nuovo stabilimento in allestimento di Diano d'Alba (Cuneo).

Diretta dallo Spirits & Amaro Ambassador di Gruppo Caffo 1915 Fabrizio Tacchi con il concorso del Brand Consulting Luca Rossi, la finalissima si è svolta in due momenti.

Il primo con la presentazione da parte dei nove semifinalisti delle ricette originali selezionate nelle tre tappe.
Il secondo con la preparazione improvvisata con i prodotti presenti in un'apposita Mistery Box, eseguita dai tre finalisti Amirka Del Monte Rodriguez (cocktail Terrarossa), Giuseppe Sanseverini (cocktail Ti prendo e Ti porto in Calabria) e Roberto Melese (cocktail Palomba).

I 3 finalisti Amirka Del Monte, Giuseppe Sanseverini e Roberto Melese dietro le Mistery Box insieme con Fabrizio Tacchi

Brevi note sui semifinalisti in ordine di presentazione sul palco

1 Chistian Parisi (Bartender Experience Academy di Ariano Irpino)
Semifinalista della tappa di Caserta. Per il suo cocktail “Un Dolce Anniversario” ha utilizzato build 45 ml Vecchio Amaro del Capo Riserva del Centenario, 15 ml sciroppo al miele di castagno homemade, top Tonica Aegean Three Cents e ha guarnito il tumbler alto con una cialda al miele di casatagno.

 

2 Roberto Melese (Cocktail Bar Interno 77 di Vairano Patenora Scalo/Caserta)
Semifinalista della tappa di Caserta. Dedicato ai briganti/resistenti irpino-borbonici che si opponevano all’annessione del Regno d’Italia (1861-1865), per il suo cocktail “Manigoldo” ha utilizzato 30 ml Amaro del Capo, 15 ml Emporia Mediterranean Gin aromatizzandolo con una orzata alle nocciole e aceto di mele annurca, 25 ml succo di lime e servendolo in tipiche coppe di ceramica nera, guarnite con foglie di menta, fettine di mela e lime disidratati.

 

3 Giuseppe Sanseverini (Drink Hub Cocktail Bar di Corigliano Calabro/Cosenza)
Semifinalista della tappa di Roma. Per il suo cocktail “Calabria Dream” ha utilizzato 50 ml Vecchio Amaro del Capo Riserva del Centenario, 60 ml cordiale homemade al mandarino, cannella, vaniglia e liquerizia, top soda homemade con cedro e arancia candita, “vivacizzato” con un colpo di seltz e guarnito con polvere di liquerizia.

4 Simona Trivellini (Tasté Caffetteria Cocktail Bar di Biella)
Semifinalista della tappa di Milano. Unica barlady e unica ad aver presentato un cocktail caldo utilizzando un bollitore “recalcitrante”. Nella ricetta “Punto e a Capo” ha utilizzato 45 ml Amaro del Capo Red Hot Edition,  15 ml Ratafià di Andorno (Biella) by Rapa Giovanni (liquore al vino rosso infuso alle amarene), 15 ml Vermouth di Torino Rosso Bottega Cinzano 1757, top di infuso caldo homemade alla camomilla, miele e salvia. Servito in una coppa di ceramica nera e abbinato a un Torcetto, biscotto al burro tipico di Biella e a uno stick ai cristalli di zucchero e miele.

 

5 Gabriele Calise (Ristorante Il Marchese Osteria-Mercato-Liquori di Milano)
Semifinalista della tappa di Milano. Lavora nel locale milanese che fa parte della catena Il Marchese (4). Di solide radici ischitane (Lacco Ameno), per il suo drink “Red Hot Chili Roots” ha puntato su 40 ml Vecchio Amaro del Capo Red Hot Edition, 40 ml shrub homemade di Pomodorini del Piennolo del Vesuvio Dop, rucola e aceto di mele, 20 ml Emporia Mediteranean Gin (con acqua del mar Tirreno), aggiungendo una parte agrumata di 20 ml succo di limone calabro spremuto al momento. Tecnica trowing, servito in coppetta nick & nora, guarnito con foglie di rucola caramellata.

 

6 Amirka Del Monte Rodriguez (LuVinaria Wine Bar di Torre Santa Susanna/Brindisi)
Semifinalista della tappa di Roma. Nato a Cuba (da cui la capigliatura rasta e una innegabile simpatia), per il suo drink “Terrarossa” ha utilizzato 35 ml della versione classica di Vecchio Amaro del Capo, miscelandolo con 55 ml di cotognata homemade, 15 ml Bacardi Ron Carta Blanca, 15 ml succo fresco di lime, proponendolo in una coppa di terracotta, guarnita con una chips di mela cotogna caramellizzata e scorza di mandarino.

 

7 Maksym Dashkevych (Bloom Cocktail Bar di Caserta)
Semifinalista della tappa di Caserta. Di origine ucraina, ha utilizzato per il suo drink “Homeland” 45 ml della versione classica di Vecchio Amaro del Capo, aggiungendo 10 ml miele affumicato, 20 ml estratto di lampone con Emporia Mediterranean Gin e 22 ml succo di limone. Servito in un tumbler basso con cubetti di ghiaccio, accompagnato con un lampone congelato.

8 Alessio Spanò (Stravinskij Bar dell’Hotel de Russie di Roma)
Semifinalista della tappa di Roma. La ricetta “Alma Calabra” è stata realizzata con 50 ml Vecchio Amaro del Capo Riserva del Centenario, 20 ml Vecchio Amaro del Capo Red Hot Edition, 20 ml Petrus Boonekamp Blood Bitter, shakerato in double strain con aggiunta di 50 ml soda homemade al bergamotto e arancia con un tocco di Angostura Aromatic Bitters, servito in tumbler alto con cubetti di ghiaccio, guarnito con zest di Arancia di Calabria e fili di Peperoncino di Calabria.

9 Ambrogio Fazio (Hotel San Michele di Celle Ligure/Savona)
Semifinalista della tappa di Milano. Indubbiamente influenzata dall’amore per la Riviera Ligure, la ricetta “Punto... a Capo” ha sposato nel mixing glass 40 ml Vecchio Amaro del Capo e 20 ml liquore tipico Limoncino di Portofino di Santa Maria al Monte (by Caffo), aggiungendo 30 ml spremuta fresca di Arancia bionda Pernabucco, con un barspoon di Marmellata di Chinotto di Savona Besio 1860, servito in coppa (senza guarnizione) e abbinato a un cubo di Pandolce Genovese e a un Amaretto Soffice al Chinotto di Savona dell’azienda Virginia 1860.

La giuria del concorso era composta da professionisti di settore come Francesco Cione (Director of Operations Italia e Corporate Bars & Beverage Director del Gruppo Giraudi/Beefbar); Sandro Laugelli (barmanager e owner di Feel Spirits and More e referente didattico drinklab.it); Enzo Monda (cofondatore Laboratorio Folkloristico di Pomigliano d'Arco/Na e barmanager Kadavè di Sant'Anastasia/Na); Giuseppe Iovane (bartender e imprenditore, fondatore della società Mezzopieno di Marcianise/Ce); Domenico Lamanna (bartender vincitore della prima edizione di Capo Cocktail Competition).

Tavolo della Giuria del concorso CCC

 

A riscuotere le migliori valutazioni della giuria è stato il cocktail

Diciassette
di Amirka Del Monte Rodriguez
Ingredienti
35 ml Vecchio Amaro del Capo
17 ml shrub di succo di arancia e aceto di mele
5 gocce di Bitters Amaro Del Capo
top Tonic Water Indian Bisleri
Preparazione
Build nel tumbler alto bordato con sale.

La gara è stata preceduta da una visita guidata da Nuccio Caffo ai moderni impianti di produzione della Distilleria F.lli Caffo di Limbadi (Vibo Valentia), seguita da un ricco rinfresco firmato da Domenico Deodato del catering Gruppo Deodato.

I concorrenti sono stati ospitati nel lussuoso Ananea Tropea Yachting Resort, boutique hotel 4 stelle con piscina, arredo minimalista, diretto dal general manager Matteo Munitello, comoda struttura che si trova a pochi passi dal Porto Turistico di Tropea.
L'hotel vanta La Cantina con Cucina Molo 17, slow glamour bistrot, diretto dal barmanager Francesco Labadessa e dal noto top chef Giulio Maccarone, specializzato in cucina mediterranea contemporanea.

I concorrenti hanno potuto visitare la famosa città calabrese affacciata sul Mar Tirreno e che sorge su un grande promontorio di roccia di arenaria alto 70 metri collegata da una spiaggia alla vicina isola rocciosa dove sorge il Santuario di Santa Maria dell'Isola. Inoltre la città è nota per essere la patria della "Cipolla Rossa di Tropea Igt".
Girando per le stradine, abbiamo trovato una boutique che vendeva il Nasocchio, Maschera Apotropaica Portafortuna di Tropea contro il malocchio.

La cena di gala è stata organizzata nell'avvenieristico e panoramico Hangar Lounge Restaurant di Francavilla Angitola, antico borgo bizantino sulle alture di Lamezia Terme, elegante e moderno Lounge Bar & Restaurant inaugurato da Antonio Iellamo che vede come head chef Luigi Lepore (cucina a vista), direttore Matteo Cerasia e barmanager Francesco Carè.

 

 

 

 

 

Centromarca: consumi fuori casa a quota 102 miliardi nel 2025

Dai dati Away 2026, i consumi crescono dell'1,5% e ma si registra un calo delle visite del -1,1% nel fuori casa e dati più preoccupanti per i bar

I consumi fuori casa superano quota 100 miliardi nel 2025, ma lo scenario tracciato in occasione di Away 2026, l’incontro promosso da Centromarca (associazione italiana dell'industria di marca, che associa 192 imprese) a Milano il 30 e 31 marzo, presenta un quadro in chiaroscuro, che si fa più fosco per quanto riguarda i bar. Se il mercato del fuori casa si conferma strategico per l'industria, con un giro d'affari di 102 miliardi, infatti, non tutti gli indicatori sono positivi. La crescita a valore è dell'1,5%, ma preoccupa il calo delle visite del -1,1%, che sale a -1,6% se si considerano solo i consumatori italiani.

TradeLab: indicatori negativi per il mondo bar

L’analisi presentata da Bruna Boroni, direttore Industry Afh TradeLab, evidenzia performance particolarmente polarizzate. Mentre le catene (+1,1%) e la ristorazione (+0,6%) mostrano una crescita delle visite lievemente positiva, segnali negativi arrivano dai bar diurni (-2,7%) e serali (-2,9%), con crolli più marcati per take away (-4,2%) e food delivery (-4,4%). La GenX (-5,6%), registra la maggior contrazione dei consumi, Millennials (-1,3%) e GenZ (-0,3%) contengono la riduzione delle visite; al contrario, i Baby Boomer si confermano il motore di crescita (+3%).

Aperitivo il più in sofferenza fra le occasioni di consumo

Andando a guardare le occasioni di consumo la colazione è fra le più promettenti: con 2,2 miliardi di visite e un valore di 6,3 miliardi di euro, il breakfast si conferma il momento più frequentato, registrando 4,2 miliardi di consumazioni complessive (-1,2% rispetto il 2023) e uno scontrino medio di 2,9 euro. La colazione è vissuta come un’occasione sociale "accessibile", amata soprattutto dai giovanissimi (+15% di visite). Oltre la metà dei gestori intervistati da Trade Lab (56%) prevede un incremento dello scontrino medio; il 45% considera anche un aumento delle presenze.
Non va benissimo per i bar il momento della pausa pranzo, che conta complessivamente 1,5 miliardi di visite, 5,5 miliardi di consumazioni e uno scontrino medio di 18,1 euro, con un giro d’affari di 27,4 miliardi di euro. Bar e ristoranti di fascia media rilevano un trend negativo (rispettivamente -5,2% e -2,3%), al contrario delle catene (+6,3%) e i pasti acquistati nella grande distribuzione (+3% dal 2023). Secondo le osservazioni di TradeLab, nei prossimi anni, per il 39% dei gestori di bar e il 34% di ristoratori le visite cresceranno; per oltre il 50% degli intervistati lo scontrino medio aumenterà. Particolarmente in affanno l'aperitivo, che vede un calo sensibile delle visite, -5,8% rispetto al 2023, attestandosi a 506 milioni, con 1,25 miliardi di consumazioni, per un totale di 3,9 miliardi di spesa (-6,2% a valore). Lo scontrino medio è di 7,8 euro, che sale a 8,8 euro nel Nord Ovest e scende a 6,9 euro nel Sud e nelle isole. Per quanto riguarda i trend di consumo di bevande nell’occasione, si registra la maggiore difficoltà di tutto il mondo alcolico - birra (-6,5%), cocktail e spiriti (-1,0%), vino e bollicine (-4%), mentre contengono la riduzione le bevande analcoliche esclusa acqua (-2,8%).
Segnali positivi invece dalla cena, che con 1,6 miliardi di visite e 5,6 miliardi di consumazioni porta la spesa complessiva a 37,2 miliardi (+2% rispetto al 2023), con uno scontrino medio di 23,5 euro. Per questa occasione di consumo si registra una forte contrazione nell’acquisto di dolci (-11,3%) e alcolici (-4,4%) a favore di primi piatti, piatti unici e beverage analcolico.

Cambiano le priorità di spesa delle famiglie italiane

Francesco Mutti, presidente Centromarca

Preoccupa la situazione internazionale, con uno scenario che rende difficile pianificare le attività. «Criticità che si riflettono sui consumi - commenta Francesco Mutti, presidente Centromarca - e in particolare sul turismo e il canale horeca, che più di altri, reagiscono in modo immediato all’evoluzione del contesto economico: dalle scelte di consumo, fino alla ridefinizione delle priorità di spesa delle famiglie italiane».
Lo confermano i dati di Emanuele di Faustino, head of industry & retail di Nomisma, che evidenziano come il consumatore sia sempre più selettivo nelle scelte di consumo. La parola chiave per Nomisma è "ripensamento": si cercano porzioni più curate, proposte gourmet ed esperienze a forte valore aggiunto. Il benessere fisico e mentale diventa prioritario nei consumi food & beverage per 4 italiani su 10 che orientano le scelte verso prodotti free-from o rich-in, con benefici specifici. Decisivo il ruolo del turismo nel muovere i consumi nel Belpaese, che genera scontrini nel fuori casa del 20-40% superiori ai residenti, come fa notare Antonio Barreca, direttore generale Federturismo Confindustria: nel 2024 l’Italia ha registrato un record storico di 458,4 milioni di presenze turistiche (+2,5% sul 2023), con spesa complessiva stimata a 185 miliardi nel 2025, di cui 55-65 miliardi destinati alla ristorazione.

Pellini Caffè sceglie Giorgio Molinari come nuovo direttore generale

Pellini Caffè Giorgio Molinari
Con la nuova nomina, la storica torrefazione veneta rafforza la governance e avvia la nuova fase di sviluppo prevista dal piano strategico 2028. Al centro il consolidamento della presenza nel fuori casa

Pellini Caffè ha un nuovo direttore generale. Per il ruolo è stato scelto Giorgio Molinari, manager con 25 anni di esperienza maturata tra realtà imprenditoriali e contesti multinazionali. La nomina di Molinari rappresenta una nuova tappa del processo di riorganizzazione interna della storica torrefazione veneta, che ha coinvolto l’assetto organizzativo, i processi di pianificazione e il modello di business. Un percorso che ha già portato risultati positivi nei diversi canali, tra i quali il superamento nel 2025 dei 5,9 milioni di kg di caffè Pellini venduti e a un ulteriore consolidamento del marchio.

Molinari, che in carriera ha ricoperto ruoli di primo piano in diverse realtà internazionali, porta in azienda competenze trasversali in sales, marketing, trade marketing e finance. Il suo arrivo segna un ulteriore rafforzamento della governance e consolidamento della struttura manageriale dell’azienda.

«Sono entusiasta di assumere il ruolo di direttore generale in un’azienda con una storia così solida e un brand così riconosciuto – ha commentato il manager in una nota che annuncia la nomina -. Il mio obiettivo sarà continuare a rafforzare la presenza di Pellini nei mercati italiani e internazionali, accompagnando l’azienda in questa nuova fase di sviluppo prevista dal piano strategico 2025-2028. Credo fortemente che il percorso intrapreso negli ultimi anni ci dia le basi per crescere in modo sostenibile e innovativo, mantenendo al centro l’eccellenza e la tradizione del marchio».

Un profondo rinnovamento

Profondo è stato il processo di evoluzione organizzativa che ha interessato Pellini nel triennio 2023-2025. È stata rafforzata l’area manageriale, sono stati introdotti nuovi modelli di pianificazione e rivisti i processi interni con l’obiettivo di rendere l’azienda più efficiente e più pronta a muoversi in un mercato dinamico. Importanti investimenti hanno riguardato il marchio, con lo sviluppo di un nuovo logo e di una nuova visual identity e con il restyling del packaging orientato alla sostenibilità, attraverso l’uso di monomateriali e formati più flessibili.

Un’evoluzione che ha interessato anche l’offerta, con l’aggiornamento della gamma per il fuori casa, con il lancio delle nuove miscele Assoluta, Virtuosa, Intrepida, Spavalda e Libera, guardando non solo al classico espresso, ma anche alle diverse tecniche di estrazione (leggi Caffè Pellini rinnova la proposta di miscele per il fuoricasa) e si è lavorato anche sull’ottimizzazione delle linee produttive.

Il Piano 2028: l’horeca al centro

Solide basi sulle quali si innesta il piano triennale Pellini 2028, che punta a una crescita prevalentemente organica nei canali chiave. In cima alla lista degli obiettivi, per quanto riguarda l’Italia, vi è il rafforzamento della presenza nel canale horeca, attraverso una maggiore copertura diretta e partnership strategiche con operatori regionali. A livello internazionale, si punta a consolidare i mercati già presidiati e ad aprire nuove possibilità di business nelle aree ancora poco esplorate, supportando il percorso con una crescita degli investimenti in marketing e riconoscibilità del marchio.

Monin Cup 2026: iscrizioni aperte da oggi fino al 3 maggio per la sfida Timeless Twist

Otto i bartender che saranno selezionati per la sfida italiana della Monin Cup. Appuntamento il 12 maggio alle Serre Torrigiani di Firenze

Si aprono oggi le iscrizioni per la selezione italiana della competition internazionale Monin Cup, che torna nel 2026 con un nuovo tema Timeless Twist, ovvero l'arte di ispirarsi ai cocktail del passato reinterpretandoli in chiave moderna. Naturalmente utilizzando i prodotti Monin, storico marchio francese che da oltre un secolo produce sciroppi e liquori (distribuito in Italia da Velier).

C'è tempo fino al 3 maggio per candidarsi alle selezioni italiane della Monin Cup (il link per iscriversi qui), aperte a giovani bartender professionisti o studenti di scuola di settore, nati dal 1999 in poi. Fondamentale conoscere l'inglese, dal momento che il vincitore italiano rappresenterà il paese alla tappa europea di Londra, passaggio obbligato verso la finale mondiale di Parigi, che si svolgerà fra l'8 e il 9 dicembre.
Tra i candidati verranno selezionati otto bartender, che accederanno alla finale italiana di Firenze, fissata per il 12 maggio nella cornice delle Serre Torrigiani.
Il format segue il regolamento internazionale della competition: ogni concorrente dovrà presentare un cocktail coerente con il tema Timeless Twist, utilizzando almeno un prodotto Monin e mantenendo la stessa ricetta fino alla semifinale di Londra. Tecnica, pulizia, storytelling e qualità del drink saranno i criteri di valutazione. L’obiettivo è reinterpretare il passato recuperando sapori dimenticati, tecniche consolidate, rituali iconici, per trasformarli in qualcosa di attuale, in altre parole lavorare sulla memoria del bere miscelato per proiettarla nel presente. Nell'ultimo appuntamento con questa competition internazionale, nel 2024, a rappresentare l'Italia era stato Alberto Gnocchi del Bar Is The Name di Busto Arsizio (Varese), che aveva vinto con un drink intitolato Mela Verde (nella foto di apertura) e pensato per il tema della precedente edizione, dedicata ai cocktail low&no alcohol.

Baritalia 2026 a Bergamo, selezionati i primi 10 finalisti

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A Bergamo prima tappa del tour 2026 del laboratorio itinerante dedicato alla mixology. Ecco i nomi dei bartender che hanno conquistato i primi 10 posti per la finalissima di Milano

Buona la prima per Baritalia 2026. Il viaggio lungo la Penisola del laboratorio di miscelazione di Bargiornale ha preso il via da Bergamo. A ospitare la prima tappa dell’undicesima edizione della manifestazione il Daste, uno spazio multifunzionale nato dalla riqualificazione di un’ex centrale termoelettrica, che ospita uno spazio eventi, un bistrò, un cinema, una Galleria e il Workplace: un centro d’avanguardia di produzione culturale e di socialità. Circa 250 i professionisti del settore, provenienti da tutta la Lombardia e da altre aree del Nord Italia, che non hanno voluto mancare all’appuntamento e prendere parte al programma di confronti, approfondimenti, seminari e sfide sul tema cocktail che caratterizza l’evento.

Quaratasette i professionisti del bancone che, sotto le insegne delle aziende partner, si sono dati battaglia per conquistare i primi 10 posti per la finalissima di Baritalia Lab in programma il 23 novembre a Milano. Sfida quest’anno incentrata sul concetto di Ultra, da intendere come ricerca di intensità, precisione e consapevolezza, senza eccessi e inutili spettacolarizzazioni. Un invito ad andare oltre l’abitudine, a superare formule rassicuranti e automatismi creativi, mantenendo però misura, equilibrio e controllo.

Ecco i nomi dei bartender che hanno superato la prova: Maurizio Costa (Ancienne Pharmacie), Dario Baroni (Campari Academy), Marco Uggeri (Casoni), Rachele La Fiora (Coca-Cola Hbc Italia Barceló), Milo Villa (Coca-Cola Hbc Italia Vodka Finlandia), Davide Torrente (Gamondi), Mathias Ciani (June by G’Vine), Simone Scanu Marie (Marie Brizard), Nicolas Mauro (Orsini Soda) e Cristian Mura (The Organics by Red Bull).

La super giuria

A valutare le prove dei concorrenti e a decretare i vincitori di tappa una giuria composta dai giudici delle aziende partner: Danny del Monaco (Ancienne Pharmacie), Riccardo Pennecchia (Campari Academy), Paolo Bollani (Casoni), Andrea Natalino (Coca Cola Hbc Italia), Igor Tuliach (Gamondi), Mathilde de Ramel (June by G’Vine), Terry Monroe (Marie Brizard), Antonio Bisceglia (Orsini Soda) e Matteo Cassan (The Organics by Red Bull).

Giuria, come ormai da tradizione del format, affiancata in qualità di giudici d’onore distributori locali, bartender e titolari di alcuni dei migliori cocktail bar della città e della Lombardia: Edris Al Malat, Anna Beccarelli, Alessia Bellafante, Simone Botti, Andrea Cason, Chicco Cerea, Mauro Colombo, Alberto Corvi, Adrian Cristian, Ezio Falconi, Toni Foini, Giorgio Frigeni, Luca Hu, Michele Marcelli, Martina Morico, Andrea Muratori, Umberto Oliva, Nicola Pezzoli, Nicolò Pezzotta, Rama Redzepi, Francesco Vavassori, Roberto Vergani, Alessandro Zana, Marco Zani e Carlo Zoppis.

Gli approfondimenti sulla mixology

Seguitissime anche le masterclass gratuite, ben 11, dedicate alle tecniche di miscelazione, tenute da bartender ed esperti di fama nazionale e internazionale per conto degli sponsor.

Ad aprire gli incontri la masterclass di Riccardo Pennacchia sullo spirito messicano e creativo di tequila Espolón (a cura di Campari Academy), seguita da quella di Mathilde de Ramel sull’anima estiva di June by G’Vine, e di Andrea Natalino e Sara Manzoni sui prodotti e i progetti di Coca-Cola Hbc Italia per il mond della miscelazione. A chiudere gli incontri della mattinata Mauro Colombo e Alessandro Bono con un seminario sul “bar control”, dal magazzino alla linea e sul ruolo strategico del fornitore (a cura di GrosMarket) e Igor Tuliach sul concetto di Ultra secondo Gamondi.

Il programma di masterclass è ripreso nel pomeriggio con gli incontro con Terry Monroe su un ingrediente cui spesso non si presta l’attenzione dovuta, il ghiaccio (a cura di Brema), con Antonio Bisceglia sull’offerta Orsini Soda per la mixology, e con Paolo Bollani sul carattere territoriale di Gin Tabar (a cura di Casoni). E poi con il seminario Creative di Danny Dal Monaco (a cura di Ancienne Pharmacie), di Matteo Cassan sul futuro delle bolle (a cura di The Organics by Red Bull) e ancora di Terry Monroe dal titolo Il colore c’è ma non si vede (a cura di Marie Brizard).

I finalisti della tappa di Bergamo e i vincitori per ogni squadra

Ancienne Pharmacie
Maurizio Costa (vincitore di tappa)
Sebastiano Puglisi
Diego Di Giannantonio

Campari Academy
Dario Baroni (vincitore di tappa)
Francesca Graglia
Luca Nuzzoli

Casoni
Marco Uggeri (vincitore di tappa)
Alessio Abate
Giuseppe Lese

Coca-Cola Hbc Italia Barceló
Rachele La Fiora (vincitore di tappa)
Valentina Teresa Ghiurca
Marcello Della Casa

Coca-Cola Hbc Italia Finlandia Vodka
Milo Villa (vincitore di tappa)
Michele Pedrett
Simone Lenci

Gamondi
Davide Torrente (vincitore di tappa)
Angelo Fanti
Antonio Faella

June by G’Vine
Mathias Ciani (vincitore di tappa)
Beatrice Valendino
Deny Iacovissi

Marie Brizard
Simone Scanu (vincitore di tappa)
Mattia Teli
Pietro Garofano

Orsini Soda
Nicolas Mauro (vincitore di tappa)
Alex Avoti
Gabriele Maggioni

The Organics by Redbull
Cristian Mura (vincitore di tappa)
Federico Acquati
Filippo Viciani

I prossimi appuntamenti di Baritalia

25 maggio LECCE
29 giugno TREVISO
28 settembre BOLOGNA
9 novembre NAPOLI
23 novembre MILANO - Finale

Nuovo look per i whisky delle Timeless Collections di The Macallan

The Macallan Sherry Oak
La collezione Sherry Oak
Disegnata dal designer statunitense David Carson, la nuova immagine visiva traduce in forma e colore i pilastri produttivi del marchio, distribuito in Italia da Velier. Interessate dal restyling le serie Double Cask e Sherry Oak

The Macallan veste di nuovo alcune delle sue collezioni più iconiche. Il progetto di restyling ha interessato le Timeless Collections, ovvero le serie Double Cask e Sherry Oak, punte di diamante della produzione di single malt Scotch whisky del marchio, le cui creazioni sono distribuite in Italia da Velier. A disegnare il nuovo abito il genio creativo di David Carson, designer statunitense noto, tra l’altro, per aver fondato la cosiddetta "grunge typography", e che già in passato ha collaborato con la distilleria dello Speyside, che di recente ha festeggiato i suoi 200 anni di storia.

Nel progettare la nuova immagine delle Timeless Collections, Carson ha lavorato partendo dai pilastri produttivi di The Macallan, traducendoli in un sistema visivo coerente che attraversa ogni elemento del packaging, dalla bottiglia agli astucci, fino alla retroetichetta. L'obiettivo era costruire un'identità capace di raccontare il marchio, celebrandone la storia e lo spirito.

200 anni di storia tradotti in forma e colori

Il punto di partenza è stato un elemento centrale nella storia di The Macallan: il legame con il territorio. Così il tetto erboso e ondulato della distilleria, perfettamente integrato nel paesaggio dello Speyside, ha ispirato la silhouette sinuosa della nuova bottiglia e del nuovo logo, creando un legame diretto tra il packaging e la distilleria. Sul collo della bottiglia compare un’etichetta triangolare che richiama il "Triangolo dello Sherry" in Andalusia, la regione dalla quale provengono le botti stagionate che hanno contenuto il vino fortificato e che definiscono il colore e il sapore naturale dei whisky The Macallan.

La palette cromatica segue la stessa logica. Protagonista è il rosso, o meglio, il The Macallan Red, nome con il quale è stato registrato il colore sviluppato ad hoc con il Pantone Colour Institute. Colore che rimanda alla pigmentazione naturale che i whisky acquisiscono durante l'invecchiamento nelle botti di Sherry. A fare da contrasto il bianco, citazione dell'Albariza, il suolo calcareo dell'area di Jerez sul quale crescono le uve destinate alla produzione dello Sherry.

Rinnovati anche gli astucci. A caratterizzarli il “wave pattern”, disegnato da Carson e che rimanda al fiume Spey, che attraversa tutta la regione dello Speyside e che ha storicamente sostenuto la produzione di whisky nella regione.

A completare il progetto, la retroetichetta. Qui nuovi simboli identificano il tipo di botte utilizzata, quercia americana ed europea, evidenziando l'influenza aromatica di ciascuna sul profilo del whisky. In aggiunta un QR code univoco per ogni bottiglia rimanda a contenuti di approfondimento sul prodotto.

Connubio tra quercia, Sherry e tempo

Come accennato, a vestirsi di nuovo sono i whisky delle serie Double Cask e Sherry Oak, collezioni complementari, ma coerenti, e alta espressione di quel connubio tra quercia e Sherry da sempre aspetto caratterizzante dello stile della distilleria. Una base alla quale si unisce l’elemento tempo, che contribuisce alla complessità e ad arricchire di sfumature i distillati. Più in particolare, la Double Cask Collection comprende tre espressioni, nate dalla combinazione di botti in quercia europea e americana, entrambe stagionate con vino Sherry nelle cantine di Jerez de la Frontera e invecchiate magazzini di maturazione nello Speyside: il Double Cask 12 anni, fresco e agrumato, con dolci note di malto; il Double Cask 15 anni, più complesso, con note di frutta secca, toffee e vaniglia e sentori di quercia, cioccolato e mela al naso; il Double Cask 18 anni, dal corpo rotondo e ricco, perfettamente bilanciato tra la dolcezza delle spezie e sfumature tostate, tra vaniglia, scorza d’arancia e sigari, con un finale estremamente persistente nel quale emerge un tocco piccante di cannella.

Due le referenze che compongono Sherry Oak Collection, invecchiate esclusivamente in botti di quercia europea ex-Sherry: Sherry Oak 12 anni, fresco e suadente, con note di fiori di melo, frutta tropicale e pasticceria; Sherry Oak 18 anni, ricco e complesso, morbido al palato, con sentori di frutta secca, zenzero e vaniglia.

Dal 31 marzo scatta l’obbligo dell’assicurazione catastrofale per i locali

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Entro il 31 marzo anche bar, ristoranti e strutture ricettive di micro e piccola dimensione devono assicurarsi contro terremoti, alluvioni e rischi idrogeologici. Che cosa prevede la norma e cosa valutare per non commettere errori

C'è una data cerchiata in rosso sul calendario di ogni imprenditore del fuori casa: il 31 marzo 2026. Da quel giorno, per bar, ristoranti, hotel e tutte le realtà della ristorazione e dell'ospitalità diventa obbligatorio avere una polizza assicurativa contro le catastrofi naturali.

La legge di Bilancio 2024 ha introdotto per tutte le imprese con sede in Italia (escluse quelle agricole) l'obbligo di stipulare una polizza che copra i danni causati da terremoti, frane, alluvioni, inondazioni ed esondazioni. L'obiettivo è far sì che lo Stato non sia l'unico a farsi carico dei costi delle ricostruzioni e dei ristori dopo i disastri, ridistribuendo il rischio attraverso le assicurazioni private, e a promuovere nelle imprese la cultura della prevenzione. Per la maggior parte delle imprese l'obbligo è già scattato: ora tocca anche alle micro e piccole imprese (stato patrimoniale o fatturato inferiore a 10 milioni di euro e meno di 50 addetti) del settore horeca, ovvero attive nella somministrazione di alimenti e bevande e ricettività turistica, per la quale la data ultima è stata fissata al prossimo 31 marzo, come confermato dalla legge 27 febbraio 2026 n. 26.

Che cosa assicurare

I beni da assicurare sono quelli a qualsiasi titolo impiegati per l’esercizio dell’attività di impresa, anche non di proprietà o in locazione, a meno che non siano già coperti da polizze equivalenti: terreni, fabbricati, impianti, attrezzature. Restano fuori dall'obbligo i beni in costruzione, gli immobili abusivi, le scorte, i mobili d'ufficio e i veicoli immatricolati al Pra.

Le sanzioni

La mancata sottoscrizione della polizza non prevede sanzioni dirette, come sanzioni pecuniarie, ma le conseguenze per le imprese inadempienti sono comunque pesanti. Queste, infatti, verranno automaticamente escluse da contributi, sovvenzioni e agevolazioni pubbliche di qualsiasi natura. Addio anche all'accesso al Fondo di garanzia per le Pmi, lo strumento che permette a tante piccole imprese di ottenere finanziamenti con la garanzia dello Stato. In pratica, chi non si assicura si taglia fuori da buona parte del sostegno pubblico disponibile, e il meccanismo è già operativo: un decreto del ministero delle Imprese e del made in Italy del giugno 2025 ha collegato l'accesso a specifici incentivi proprio alla presenza della polizza.

Scegliere la polizza più adatta

Un'analisi elaborata dal network Partner d'Impresa, realtà specializzata nel supporto alle imprese, aiuta a individuare gli elementi chiave per evitare errori nella stipula e scegliere la copertura più adatta alla propria realtà.

Un primo elemento da valutare riguarda l'estensione della copertura. Limitarsi ad assicurare il danno materiale (attrezzature, impianti, strutture), potrebbe non bastare, soprattutto per un settore che opera spesso in zone ad alta esposizione al rischio: centri storici, aree costiere e montane, borghi collinari soggetti a dissesto idrogeologico. A questo si aggiunge la stagionalità: un evento calamitoso nel momento sbagliato può compromettere l'intero risultato annuale.

Ecco perché gli esperti di Partner d'Impresa sottolineano l'importanza di estendere la polizza anche alla perdita di profitto e all'interruzione dell'attività: se il locale rimane chiuso per settimane a causa di un'ordinanza comunale o dei tempi di ripristino, anche un danno tecnicamente riparabile può trasformarsi in una crisi di liquidità.

Locazione e leasing: chi assicura cosa

Un secondo aspetto riguarda chi lavora in locali in affitto o con attrezzature in leasing, vale a dire la stragrande maggioranza delle realtà del fuori casa. In questi casi l'obbligo assicurativo ricade sull'utilizzatore, non sul proprietario, a meno che i beni non siano già coperti da una polizza equivalente stipulata da quest'ultimo. Inoltre, se l’imprenditore assicura beni di terzi, l’indennizzo può essere pagato al proprietario con vincolo di destinazione al ripristino. Si tratta di un tema centrale da gestire contrattualmente tra locatore e conduttore e definisce chi percepisce i soldi dell’assicurazione e come saranno utilizzati in caso di catastrofe che colpisca i beni non di proprietà dell’imprenditore ma da questo utilizzati per il suo lavoro, quali appunto i locali, le attrezzature in leasing e le merci stoccate in conto deposito. Meglio, quindi, non lasciare questo punto nel vago: inserire nel contratto di locazione una clausola esplicita su chi paga il premio e chi deve esibire la prova di copertura è una precauzione necessaria per evitare scoperture o contenziosi in caso di sinistro.

Verificare le polizze già esistenti

Un terzo elemento da non trascurare riguarda il coordinamento con le polizze già in essere. Molte imprese dispongono di una copertura incendio o multirischio che include qualche estensione per eventi naturali. Prima di stipulare qualcosa di nuovo vale la pena verificare se quella copertura è davvero adeguata rispetto ai nuovi obblighi, oppure se presenta lacune, esclusioni o massimali insufficienti. Duplicare coperture è uno spreco; averle incomplete è un rischio.

Un obbligo che può diventare un vantaggio

Ma c'è anche una prospettiva diversa da considerare. Gli imprenditori che investono in misure di mitigazione del rischio, come adeguamenti antisismici, sistemi di drenaggio, piani di emergenza, possono vedersi riconoscere premi assicurativi sensibilmente più bassi, perché la norma prevede espressamente che i costi siano modulati in base alle precauzioni adottate. Da non trascurare la possibilità di stipulare polizze collettive, grazie al lavoro delle associazioni di categoria che hanno negoziato condizioni vantaggiose con le compagnie per andare incontro alle necessità di micro e piccole imprese.

Infine, avere una polizza catastrofale in regola è percepito dalle banche e dagli investitori come un segnale di solidità gestionale. In un contesto in cui i criteri di sostenibilità e la capacità di gestire i rischi pesano sempre di più nelle decisioni di credito, essere coperti può migliorare il profilo di affidabilità dell'impresa e facilitare l'accesso al credito a condizioni più favorevoli. In questo modo l'obbligo di stipula dell'assicurazione catastrofale può trasformarsi in un importante vantaggio competitivo.

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