Il ghiaccio alimentare è un ingrediente delicato, con implicazioni su sicurezza, sostenibilità e consumo di risorse. E l'innovazione di processo può fare la differenza, come mostra il caso della tecnologia Ox-Ice sviluppata da Ice Cube
Nel bicchiere sembra neutro. In realtà il ghiaccio è uno degli ingredienti più delicati del beverage: incide su diluizione, estetica, sicurezza alimentare e consumo di acqua ed energia. Temi che tornano centrali anche in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua (22 marzo).
Il ghiaccio è un alimento a tutti gli effetti, prodotto a partire da acqua potabile e soggetto alle norme Haccp, come ricordano anche le indicazioni del Ministero della Salute. Ma spesso viene trattato come un accessorio. Eppure, i rischi non mancano: contaminazioni durante la manipolazione, conservazione non corretta, gestione superficiale lungo la filiera. Studi microbiologici e linee guida tecniche evidenziano come le principali criticità possano derivare non solo dall’acqua di partenza, ma anche da superfici, attrezzature e modalità di utilizzo, con la possibile presenza di batteri responsabili di contaminazioni alimentari. C’è poi il tema dell’impatto. Produrre ghiaccio richiede quantità rilevanti di acqua ed energia, e impianti non ottimizzati possono generare sprechi significativi.
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Lo stabilimento di Ice Cube a Termini Imerese (Palermo)
Una barriera d’ossigeno
Un aspetto sempre più rilevante in un settore che oggi è chiamato a confrontarsi con sostenibilità e gestione delle risorse. In questo contesto si inseriscono alcune innovazioni di processo, come Ox-Ice, tecnologia sviluppata da Ice Cube in collaborazione con l’Università di Palermo, che prevede l’arricchimento dell’acqua con ossigeno attivoprima del congelamento per creare una barriera contro contaminazioni anche nelle fasi successive alla produzione.
La tecnologia brevettata, certificata daDnv secondo lo standard STP89 che attesta la sicurezza e la qualità del ghiaccio alimentare, si caratterizza per l'impiego controllato di perossido di idrogeno come agente igienizzante naturale. La sua azione garantisce, insieme a un alto livello di sicurezza alimentare lungo tutta la filiera, anche un ghiaccio più trasparente.
Più sicurezza, meno acqua ed energia
L’introduzione del sistema ha portato anche all’aggiornamento degli impianti, realizzato con il supporto di Technoacque, con interventi che hanno interessato l’intera linea di trattamento dell’acqua. Il dato interessante è l’impatto: il nuovo sistema ha consentito una riduzione di circa il 50% del consumo di acqua ed energia rispetto alla configurazione precedente. Un risultato che apre una riflessione più ampia sull’efficienza dei processi produttivi nel mondo del ghiaccio alimentare.
L'enologo Lorenzo Barbero, direttore tecnico del nuovo stabilimento Cinzano con Nuccio Caffo, nuovo proprietario dell'azienda Cinzano entrata in Gruppo Caffo 1915
Per rilanciare marchio e prodotti Cinzano, Gruppo Caffo 1915 sta allestendo un nuovo e grande stabilimento a Diano d'Alba (Cuneo) nel cuore delle Langhe, che sarà pronto a fine d'anno, diretto dall'esperto enologo Lorenzo Barbero.
Dopo il lancio a livello internazionale del liquore tipico calabrese Vecchio Amaro del Capo, frutto di un’antica ricetta a base di 29 erbe officinali, radici aromatiche, fiori e frutti, Gruppo Caffo 1915 scende in campo con un nuovo e grande progetto.
Rilevato l’anno scorso da Campari la storica azienda Francesco Cinzano& C.ia, Gruppo Caffo 1915 di Limbadi (Vibo Valentia) sta affrontando infatti il mercato delle bevande alcoliche con rinnovata energia e impegno, ponendolo accanto a marchi di punta come gli amari Borsci S. Marzano 1840, Petrus Boonekamp 1777 e Bisleri 1881, insieme con le Grappe Mangilli 1886.
La ricca gamma di prodotti di Gruppo Caffo 1915
Fondato come laboratorio liquoristico artigianale nel 1757 nel centro di Torino dalla famiglia Cinzano, l’azienda poteva già vantare una secolare esperienza nel settore della distillazione di elisir e rosoli, tanto che nel 1786 ottiene il riconoscimento di Miglior Produttore di Vermouth dalla Real Casa di Savoia.
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Poster Cinzano Vermouth di Torino
Poster con il celebre cavallo di Cinzano Vermouth di Torino
Poster art noveau Cinzano Vermouth di Torino
Poster Asti Cinzano
Nel corso del tempo l’azienda affronta una serie di passaggi di proprietà, dalla famiglia Marone a quella Agnelli, da Diageo a Campari, diventando un marchio internazionale presente in oltre cento Paesi del mondo, in particolare in America Latina.
«Quando un marchio come Cinzano entra nel nostro Gruppo - afferma il vulcanico Nuccio Caffo, amministratore delegato di Gruppo Caffo 1915 - non arriva semplicemente con degli ottimi prodotti, ma insieme con una storia che va non solo custodita ma valorizzata e rilanciata».
Il debutto del nuovo corso Cinzano
Il primo segnale del nuovo corso Cinzano si è visto ai recenti saloni, Beer & Food Exibition di RiminiFiera con l'allestimento di un doppio grande stand in tema e Salone del Vermouth a Torino.
«Trasformare una storia così importante come quella Cinzano in esperienze contemporanee - precisa Giacomo Casoni, Responsabile Marketing & Trade Marketing di Gruppo Caffo 1915 - significa costruire proposte di marca chiare e comprensibili per il mercato, mettendo a disposizione degli operatori di settore strumenti, ritualità e format di servizio capaci di valorizzare i prodotti esistenti e crearne di nuovi in perfetta sinergia».
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Giacomo Casoni con Domenico Tripaldi nello stand Cinzano al Salone del Vermouth a Torino
Domenico Tripaldi ha presentato la mixability Cinzano
«La presenza di bartender di grande esperienza, affiancati da nuove voci del bartending contemporaneo - spiega Fabrizio Tacchi, Spirits & Amaro Ambassador di Gruppo Caffo 1915 - è parte integrante di questo progetto. Il confronto tra approcci diversi arricchisce il racconto del prodotto e ne amplia le possibilità di utilizzo. Il vermouth Cinzano viene così declinato come base moderna, leggera e versatile, capace di vivere sia nei grandi classici sia in nuove occasioni di consumo».
Non a caso nel doppio stand Cinzano-Gruppo Caffo 1915 di Beer & Food Exibition si sono esibiti con una serie di cocktail classici e moderni alcuni tra i migliori bartender italiani, dai “The King of Negroni” come il fiorentino Luca Picchi e il marchigiano Mauro Mahjoub, all’alchimist veneto Simone Baggio, al riminese contemporary mixologist Marco Pistone.
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Top bartender per Cinzano con Luca Picchi, Mauro Majhoub, l'Ambassador Fabrizio Tacchi e Simone Baggio.
Hostess di grande richiamo allo stand Cinzano a Beer & Food Exibition
Il mixologist fiorentino Luca Picchi con le proposte drink di Marco Pistone
Clienti d'eccezione per il top bartender Mauro Mahjoub
Le proposte mixability Cinzano del King of Negroni Mauro Mahjoub
Cocktail Americano e Negroni con Cinzano Vermouth Rosso
Da segnalare in particolare il lancio di novità come lo spumante Cinzano To Spriz, già molto diffuso a livello mondiale, unitamente a CinzanoBitter Soda, ready to drink a base di vino in bottiglia monodose da 20 cl.
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Display di Cinzano Bitter Soda allo stand riminese
Cinzano To Spritz vino spumante in bottiglia 70 cl
Nel cuore delle Langhe il nuovo stabilimento Cinzano
A tutto il 2026 la produzione Cinzano continuerà a cura del precedente proprietario Campari nello stabilimento di Novi Ligure (Alessandria), per proseguire poi nei nuovi spazi industriali che si stanno approntando a Diano d’Alba (Cuneo), in Valle Talloria, nel cuore delle Langhe.
Abbiamo raggiunto il “cantiere Cinzano" per conoscere lo stato dell’arte dalla viva voce del direttore tecnico, l’esperto enologo Lorenzo Barbero, proveniente dal management Campari: «Per il rilancio di Cinzano abbiamo rilevato gli spazi produttivi appartenuti all’azienda Giordano Vini, di cui sono stato negli anni Ottanta direttore, puntando a raddoppiare gli spazi e le capacità di stoccaggio e imbottigliamento, portandoli dagli attuali 17mila a 24 mila mq, pere una potenzialità di oltre 20 milioni di litri per aperitivi, vermouth e vini spumanti. La capacità di stoccaggio può attualmente contare su 14 grandi botti in legno da 5mila litri e su 800 barrique da 225 litri, oltre a una serie di serbatoi in acciaio inox per un totale di 15 milioni di litri. Inoltre avremo a disposizione gli spazi necessari per creare un grande Museo Storico Cinzano, con esposizione di una ricca memorabilia, dai poster ai prodotti, ai documenti originali provenienti dall'archivio storico Cinzano».
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Invito all'ingresso del nuovo stabilimento Cinzano a Diano d'Alba
Uno scorcio della zona delle grandi botti di legno da 5mila litri ognuna
Sfilata delle barrique da 225 litri
Un corridoio con i grossi tank in acciaio
Un grande specchio Cinzano Vermouth in attesa di far parte del nuovo Museo Storico Cinzano
Diplomato alla Scuola Enologica di Alba, Lorenzo Barbero ha maturato molteplici esperienze dal 2006 al 2015 in varie aziende di settore, raccogliendo una serie di premi come Cantina dell’Anno Gambero Rosso per Sella & Mosca e Bollicine dell'Anno con Alta Langa Enrico Serafino. Nel 2015 diventa direttore di stabilimento Campari a Canale (Cuneo); nello stesso anno è eletto consigliere nazionale Assoenologi ed è cofondatore con Roberto Bava dell’Istituto del Vermouth di Torino, trasformato poi in Consorzio di Tutela del Vermouth di Torino Docg; nel 2021 viene eletto presidente del Consorzio Asti Docg.
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L'enologo Lorenzo Barbero, direttore tecnico del nuovo stabilimento Cinzano con il libro Semper Ad Maiora di Gruppo Caffo 1915
Il direttore tecnico di Cinzano, l'enologo Lorenzo Barbero davanti alla palazzina del nuovo stabilimento Cinzano a Diano d'Alba
Copertina del libro Semper Ad Maiora di Gruppo Caffo 1915 (Rubettino) realizzato per celebrare i 110 Anni di attività
Qual’è la strategia commerciale prevista per il nuovo corso Cinzano?
«Puntiamo al rilancio dello storico marchio italiano, conosciuto in tutto il mondo, con un rinnovamento graduale di grafiche e prodotti. Attualmente contiamo su una produzione di circa 17 milioni di litri, dei quali 12 milioni di vini spumanti e 5 di Vermouth, ai quali si devono aggiungere altri 5 milioni di litri prodotti negli stabilimenti in Argentina. Invariate saranno le ricette dei Vermouth di Torino Rosso ed Extra Dry Igp, così come i nostri prodotti di punta come Asti Docg, Brachetto d’Acqui Docg e Prosecco Doc. La gamma delle bollicine sarà completata con la novità Asti Rosé Docg e la ripresa del Metodo Classico Principe di Piemonte Alta Langa Docg. Per il mondo aperitivi pronti puntiamo anche su reintrodurre in Italia il monodose CinzanoBitter Soda, già di grande successo su mercati esteri come la Spagna, e su Cinzano To Spritz, spumante ideale per l'aperitivo e già in distribuzione».
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Prodotti di punta Cinzano come Spumante Metodo Classico Principe di Piemonte Alta Langa Docg e Bottega Cinzano 1757 Vermouth di Torino Rosso
Pieraldo Rovetta, titolare del ristorante della Posta di San Donato di Mango, entusiasta collezionista di storici prodotti Cinzano.
Grazie allaccordo con Fifa, la piattaforma di intrattenimento sportivo trasmetterà tutte le 104 partite del Mondiale 2026 in esclusiva anche nel segmento business-to-business, ampliando l'offerta del servizio Dazn For Business dedicato a bar e ristoranti
Mentre la Nazionale guidata dal ct Rino Gattuso è ancora alle prese con due (si spera) sfide decisive per conquistarsi la partecipazione alla Coppa del Mondo di calcio, che si giocherà in estate in Canada, Messico e Stati Uniti, c'è chi al MondialeFifa 2026 ci andrà con un ruolo da assoluto protagonista. Dazn ha annunciato un accordo con Fifa che la rende l'unica piattaforma a trasmettere in esclusiva tutte le 104 partite del torneo anche nel segmento business-to-business, ovvero nei bar, ristoranti e locali aperti al pubblico.
Un doppio colpo per la piattaforma mondiale di intrattenimento sportivo che, dopo essersi assicurata i diritti per la trasmissione integrale della competizione in ambito domestico, chiude il cerchio portando il Mondiale anche nel fuori casa.
Grande calcio e non solo
Grazie a Dazn For Business, il servizio di streaming sportivo dedicato a bar e ristoranti, i locali dall'11 giugno potranno arricchire il loro menu con le partite del prestigioso torneo, diventando punto di ritrovo per tutti gli appassionati. Argentina, Brasile, Inghilterra, Olanda e tutte le altre grandi nazionali del pianeta animeranno le serate dei tifosi riuniti davanti agli schermi, fino alla finale in programma il19 luglio al MetLife Stadium di New York.
Con l'abbonamento Dazn For Business, i gestori potranno non solo trasmettere in diretta streaming l'intera Coppa del Mondo Fifa, ma anche diversi altri eventi sportivi del ricco calendario in programma nei prossimi mesi. Tra questi il Roland Garros 2026, esclusiva Eurosport, disponibile su Dazn dal 24 maggio, la fase finaledel campionato di Serie Bkt con i playoff che chiuderanno la stagione 25/26 a fine maggio, la grande pallavolo congli Europei femminileemaschile 2026 che vedranno le Nazionali italiane impegnate, rispettivamente, dal 21 agosto al 6 settembre e dal 10 al 26 settembre.
I gestori dei locali che sono interessati ad attivare il servizio possono registrarsi già da adesso on line al sito business.dazn.com oppure chiamare il numero 800 776 860.
Una delle domande che si fa di solito nei locali è: «Qual è la vostra clientela?». Riccardo Rossi e il team di Freni e Frizioni a Roma hanno voluto dare una risposta chiara e inequivocabile a questa domanda, mettendo in fila i dodici "stereotipi" di cliente che varcano solitamente la porta del bar più famoso di Trastevere. Ci siamo anche noi giornalisti, ci sono "gli amici del boss", i nerd, i martiniani che meritano un posto d'onore e che ovviamente non conoscono altro cocktail al di fuori del Martini, e ancora: «C’è il collega che dice di voler provare qualcosa di nuovo ma alla fine chiede sempre un Daiquiri. C’è il regular che ha appena scoperto il Paloma e ormai beve solo quello, convinto di aver trovato la formula definitiva». Ogni drink è una caricatura liquida, ogni nome un riferimento diretto (a proposito, i giornalisti pare che bevano Negroni!), con il suo linguaggio, i suoi tic e le sue ossessioni.
Un lavoro di osservazione culminato in una drink list che segue quella del ventennale, che ritrova delle buone idee che avevamo già notato qualche menu fa, come il mettere il grado alcolico dei drink per dare un'idea precisa a chi beve (hanno cominciato a farlo dopo la stretta del nuovo codice della strada), che è visiva ed essenziale, grazie anche alla collaborazione con Cultivar. Sono loro che hanno tradotto gli stereotipi pensati da chi vive ogni giorno dietro al bancone di Freni e Frizioni in illustrazioni punk in cui i cliché dei clienti diventano personaggi-cani: irriverenti e imperfetti, lontani da qualsiasi estetica levigata. Un immaginario che rispecchia l’identità del locale e il suo modo di comunicare schietto.
A rafforzare questo concept, è stato realizzato anche uno shooting fotografico con cani veri, in collaborazione con Canissimo, realtà specializzata in servizi di pensione e addestramento. Un progetto che porta nel reale l’immaginario della drinklist, mantenendone lo spirito ironico e dissacrante.
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Boss's Friend: l'amico del capo arriva all'ultimo momento e chiede solo Gin Tonic
Disco never dies: il nostalgico che non cambia mai e chiede cocktail fosforescenti
Il Turista: pensa che l'Italia sia pizza, pasta e Spritz
The Regular: l'habituè che oggi chiede solo Paloma
The Nerd: solo classici per lui, oggi il preferito è un Milk Punch
The Journalist: il giornalista assaggia per lavoro e ama il Negroni
The influencer: entra e tagga chiunque, si preoccupa più del bicchiere che di quello che c'è dentro, per lui un Tommy's
The Driver: il guidatore designato che beve no&low, per lui un dessert cocktail
The Curious: si fida del barman, che gli dedica un twist sul Gimlet
The Collegue: alla fine chiede sempre il Daiquiri
Martini Fanatic: non c'è altro drink all'infuori del Martini
Last Man Standing: chiude il locale e chiede il cocktail della staffa
Come da tradizione Freni, la drinklist è pensata per accogliere gusti diversi: cocktail più semplici accanto a proposte più articolate, drink intensi e alternative low abv, profili dolci, acidi e amari, con distillati differenti per permettere a ogni cliente di trovare qualcosa che gli somigli, almeno un po’. Nel menu non sono presenti cocktail analcolici: a questi Freni dedica una drinklist separata, che sta già riscuotendo grande successo e continua a svilupparsi come progetto autonomo.
Matcha Latte, Golden Latte e Chai Latte le nuove referenze solubili pensate per ampliare la proposta della colazione con bevande moderne, semplici da preparare e capaci di intercettare i grandi trend internazionali
Ampliare l’offerta per la colazione per rendere questo momento di consumo più ricco, creativo e contemporaneo. È con questo obiettivo che Foodness ha lanciato Superfood Lattes, una nuova linea di semilavorati in polvere pensata per portare nei menu dei bar bevande moderne, in grado di conquistare il palato e l’occhio dei clienti.
La nuova gamma comprende le referenze Matcha Latte,Golden Latte alla CurcumaeChai Latte, che interpretano altrettanti trend internazionali del momento e ispirate a bevande dalle tradizioni millenarie, ma reinterpretate in chiave contemporanea. Proposte dalla ricettazione pulita, nate dall’unione di ingredienti naturali e superfood, prive di glutine, lattosio e grassi idrogenati, e caratterizzate da una texture cremosa e avvolgente.
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Chai Latte Caldo
Golden Latte Freddo
Matcha Latte Freddo
Più in dettaglio, Matcha Latte (in barattolo da 500 g) è realizzata con tè verde giapponese in polvere e si caratterizza per il suo colore intenso e il gusto leggermente erbaceo, oltre che per la sua cremosità. A base di curcuma, Golden Latte (barattolo da 500 g) colpisce per il suo colore dorato e il gusto speziato e aromatico, che ne fanno una scelta molto apprezzata dai consumatori in cerca di bevande senza caffè e dal carattere caldo e avvolgente. Chai Latte(barattolo da 1 kg) disponibile nelle due versioni Speziata e Vaniglia, è invece una miscela ricca e aromatica che sprigiona tutto il profumo delle spezie orientali.
Proposte pratiche e versatili
Altro punto di forza della linea Superfood Lattes è la flessibilità operativa e la velocità e facilitànella preparazione delle bevande che garantiscono al barista. Ogni referenza permette infatti di realizzare diverse varianti di bevande, come cappuccini, bevande calde e fredde, semplicemente miscelando il prodotto con latte vaccino e con una bevanda vegetale per una proposta più inclusiva, la scelta consigliata in questo caso è una bevanda di avena, senza necessità di attrezzature particolari, ma utilizzando quelle già presenti in ogni nel bar. A questo proposito Foodness ha sviluppato un ricettario Breakfast & Brunch, mettendo a disposizione dei baristi anche dei video tutorial per la preparazione delle ricette. Uno strumento pensato per ispirare gli operatori e valorizzare i momenti di consumo della mattina e della pausa brunch con ricette creative a base delle referenze della nuova gamma.
Per esempio, per preparare un cappuccino con Golden Latte basta miscelare 5 g di prodotto con 50 ml di latte o di bevanda vegetale nella lattiera fino a ottenere una base omogenea, per poi scaldare ed emulsionare il tutto con la lancia a vapore della macchina espresso e versare in tazza, completando con l’aggiunta di latte o bevanda vegetale montata a parte. In modo simili si prepara un Matcha Latte Hot: in questo caso basta scaldare ed emulsionare con la lancia a vapore 10 g di Matcha Latte e 180 ml di latte o bevanda vegetale per ottenere la preparazione pronta da servire. Mentre per preparare un Vanilla Latte Gold occorre solo versare 20 g di Chai Latte alla Vaniglia e 180 ml di latte o bevanda vegetale nel mixer insieme a 5 cubetti di ghiaccio, miscelare per circa 20 secondi e quindi servire in un bicchiere senza ghiaccio.
Materiali per valorizzare l'offerta
Per valorizzare la nuova linea e supportare i locali nella presentazione delle bevande, come sempre Foodness ha messo a disposizione dei gestori un kit completo di materiali di comunicazione e servizio che comprendono un totem da banco, crowner e i diversi bicchieri per il servizio delle bevande calde e fredde.
Anche l’occhio vuole la sua parte, si dice, e per ovvie ragioni. E anche seduti al bancone di un bar l’impatto visivo conta eccome, soprattutto quando la bellezza viene esaltata da un tocco di ironia e creatività. No, non stiamo parlando di bicchieri dipinti a mano, garnish spettacolari o drink dai colori accesi. Questa volta al centro della scena ci sono i cocktail menu. Almeno, così accade a Napoli (e dintorni), dove l’ilarità intelligente trova sempre spazio e una forma di espressione originale. Drink list da collezione, alcune addirittura acquistabili, che si ispirano a memorie del passato, celebri giochi da tavolo rivisitati o persino al sistema solare. Layout accattivanti da sfogliare con curiosità, con cui giocare e da cui imparare.
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La nuova drink list di Randagi, a Napoli, a tema Cioè
Il team di Randagi in versione anni Novanta
Il cocktail Anticosmo
Il cocktail Tom Select
Randagi, street bar in centro, a via Bellini, ha riportato in vita un pezzo di immaginario anni Novanta: la rivista Cioè. Il risultato è un menu ribattezzato Overè (davvero è, ndr, acquistabile compreso di gadget per 5 euro). «L’idea di questo cocktail menu è nata da un confronto con Federica Mazzei e Luigia Frezza, co-titolari del locale», racconta la bar manager Anna Garuti, ideatrice dei drink. «Lo abbiamo strutturato seguendo proprio il layout della rivista con interviste agli artisti che hanno dipinto i muri del locale, il maxi test, la sezione dove scrivere i propri pensieri e, nelle pagine centrali, i sette signature cocktail presentati come se fossero delle persone». La presentazione dei drink non è quindi un semplice elenco di ingredienti, ma una vera e propria intervista. Ad Anti Cosmo, twist sul Cosmopolitan con vodka, Contrae, cranberry e cherry liquor, chiarificato con yogurt e servito in coppetta con una finta ciliegina maraschino, viene chiesto: «Se potessi avere un superpotere, quale vorresti?». A Tom Select, cocktail che richiama Tom Selleck e la celebre serie Magnum P.I., una interpretazione del Cardinale con Select, Noilly Prat e Beefeater Gin, guarnito con una spuma di arancia salata, la domanda è invece: «Qual è la tua grande tentazione o debolezza?». Le domande diventano così un pretesto narrativo per dare voce ai drink, che si raccontano attraverso i loro ingredienti. «La ricerca sui cocktail è stata ispirata ai drink degli anni ’90 e dei primi Duemila che venivano serviti in discoteca», continua Garuti. «Con questo menu abbiamo deciso di riportarli in auge, valorizzandoli però con tecniche contemporanee di miscelazione».
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La drink list in cofanetto a tema pianeti e satelliti di Astronomia
Le card dedicate ai pianeti
Il cofanetto in legno che custodisce la drink list
Hanno guardato al cielo, invece, i ragazzi di Astronomia, speakeasy aperto un paio d'anni fa nel centro storico di Napoli. «Con questo nuovo cocktail menu abbiamo guardato in alto - racconta il bar manager Manuel Falconi -. Abbiamo rivolto gli occhi al cielo e, ispirandoci al sistema solare, ci siamo immaginati quali bevute potessero rappresentarne i corpi celesti». Il menu si presenta come un piccolo cofanetto di legno dove all’interno sono custodite diverse carte: nove dedicate ai signature cocktail, Sole, Luna, Mercurio e Venere, per nominarne alcuni, una riservata ai Satelliti, che raggruppa tre signature mocktail come Europa, Caronte e Titano, oltre alla guida alla bevuta e al menu food. «I cocktail - continua Falconi - sono serviti in bicchieri 3D, alcuni realizzati su misura per noi, come quelli che riproducono il Sole e Saturno».
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Il mock-up del Monopoli di Ritorno ad Acerra
Un grande classico dei giochi da tavolo è invece il concept alla base della drink list di Ritorno al Bar, ad Acerra. Qui il cocktail menu prende la forma di un vero e proprio Monopoli della miscelazione e verrà lanciato dopo Pasqua. «Ritorno Monopoli - spiega Vincenzo Pagliara, co-proprietario - è un gioco da tavola che ritrae alcuni quartieri in giro per il mondo che hanno dato ispirazione ai nostri signature drink. Al centro del tavolo da gioco viene messo la miniatura di Ritorno al Bar, e le varie caselle propongono le aree di alcune città fra cui Delhi, Parigi, Firenze etc. Ai 4 angoli del monopoli ci saranno dei cassetti che contengono le regole del gioco, il menu cartaceo in formato pergamena, le pedine e i soldi fake». Un percorso, insomma, che spinge a scoprire nuove combinazioni e a conoscere meglio le città rappresentate. Ogni casella corrisponde a una destinazione e a un drink. Delhi Market, per esempio, porta idealmente al Connaught Place di New Delhi, con Tanqueray Ten, J.W. Black Label e Fusetti cacao & masala chai spices, «gli ingrendienti scelti richiamano l’heritage del posto». Blood & Sand, invece, conduce nell’area di San Giovanni a Firenze: una rivisitazione del Negroni con J.W. Black, vermouth balsamico all’arancia rossa e olive nere, Bohemè, porta invece alla scoperta de Le Marais a Parigi, un drink con casamigos blanco, mandorla e finocchio selvatico, che vuole richiamare in qualche modo l’idea del pastis, la celebre bevanda francese.
Creativi, ironici e sempre più curati nel design, i cocktail menu diventano così veri strumenti di storytelling. Non solo liste di drink, ma esperienze che iniziano molto prima del primo sorso.
La nuova creazione firmata J.Rose è un amaro artigianale alle erbe dal profilo morbido, ricco e armonico, ideale come digestivo e capace di dare inedite sfumature di gusto alle creazioni dei bartender. A impreziosire la bottiglia un'illustrazione dell'artista Vladimir Volegov
Ci sono liquori che si bevono distrattamente e altri che lasciano il segno. Sangue Amaro, l’amaro alle erbe firmato J.Rose, appartiene senza dubbio alla seconda categoria: un amaro capace di sorprendere già al primo sorso, grazie a un equilibrio raffinato tra intensità aromatica, note erbacee e una rotondità finale piacevolmente avvolgente. Dopo il lancio ufficiale a Rimini in occasione di Beer & Food Attraction, J.Rose si prepara alla commercializzazione prevista dal prossimo mese di aprile, aprendo un nuovo capitolo che amplia la visione del brand nel mondo degli spirits.
Tradizione e sensibilità contemporanea
Sangue Amaro nasce dall’incontro tra tradizione liquoristica e sensibilità contemporanea. Alla base della ricetta c’è una selezione accurata di erbe, radici e botaniche che, attraverso l’infusione, liberano profumi complessi e sfumature profonde. Il risultato è un amaro ricco e armonico, ideale per i momenti di convivialità o come prezioso digestivo, in cui la tipica nota amaricante trova il suo bilanciamento in accenti più morbidi e vellutati. Servito liscio, possibilmente fresco, rivela gradualmente tutta la sua personalità: l’assaggio svela un profilo aromatico che si apre lentamente, lasciando emergere sentori erbacei e leggere sfumature speziate.
Identità distintiva
È proprio questa armonia tra intensità e rotondità a renderlo sorprendentemente versatile, capace di conquistare sia gli amanti dei sapori artigianali sia i bartender alla ricerca di nuovi percorsi di gusto. Il colore ambrato anticipa profumi intensi, mentre al palato la struttura appare morbida, con una persistenza elegante che invita naturalmente a scoprire la sfumatura successiva.
Ogni dettaglio dell’etichetta riflette l’identità distintiva di J.Rose: autenticità, artigianalità e attenzione estetica e materica. Questo straordinario spirit conquista così sia il palato sia lo sguardo, grazie alla collaborazione con l’artista Vladimir Volegov, che ha realizzato in esclusiva l’illustrazione presente sulla bottiglia, rendendola un’idea regalo unica per chi cerca carattere nel bicchiere.
Alcuni sapori svaniscono,Sangue Amaro resta: una piccola meraviglia da scoprire, mentre il gusto si rivela con eleganza, goccia dopo goccia.
Tre gli spazi food&beverage del nuovo hotel cinque stelle lusso a Roma: Viride e La Piazzetta, con la cucina di Cracco, Ocra Bar con i drink di Andrea Pace
Era inevitabile: all'apertura dell'hotel Corinthia a Roma, nuovo indirizzo del lusso in città, proprio davanti al Parlamento, Carlo Cracco ha catalizzato l'attenzione. Lo chef di origini venete, ma simbolo della milanesità con il suo ristorante in Galleria, a Roma ha firmato la consulenza che ha dato vita ai menu dei due outlet all'interno del primo indirizzo italiano della catena maltese. Viride sarà l'indirizzo con menu e prezzi da fine dining (il menu degustazione da 10 portate a 220 euro), LaPiazzetta il posto giusto per un'insalata, un Club Sandwich, ma anche qualche deviazione romana, come la carbonara o la cacio e pepe. Nel quotidiano, le redini delle cucine saranno in mano al resident chef Alessandro Buffolino. Poi c'è il Bar Ocra, che prende il nome dai toni ambrati scelti per questo spazio dagli architetti che hanno curato il progetto. e qui, possiamo dire che abbiamo trovato una bella sorpresa: a dirigere il bancone è Andrea Pace, giovane e promettente bartender ex Drink Kong e che nell'ambito hotellerie ha curato già le start-up di The Social Hub e Nobu, sempre a Roma. Per il cocktail bar del Corinthia, che visivamente si presenta come un secret bar, chiuso dietro una porta laterale alla scala principale, Pace ha dato vita a una signature list già piuttosto matura, con 8 cocktail alcolici e 4 analcolici. Radici nei classici, predilezione per i low alcohol (è indicato il volume alcolico dei drink, che vanno dai 10 al massimo ai 21 gradi), prezzi coerenti con il contesto a cinque stelle anche in questo caso (28 euro i drink alcolici, 25 per i mix zero). Il menu è essenziale e figurativo quanto basta: ciascun drink è presentato semplicemente con un disegno evocativo. Il menu promette un Unusual Negroni (oltre ai tre capisaldi, un cordiale con rucola, frutto della passione e ancho verde a renderlo "fuori dagli schemi"), traveste un Martini da Pina Colada e lo fa diventare Tiki Martini, rinfresca un Boulevardier con un'infusione alla banana facendolo diventare un Golden Thaw. E ancora fra gli zero la carta promette un'esplosione Savoury Zero con un analcolico dall'anima culinaria che gioca con pomodori bruciati, basilico, limone e mirtillo rosso (la versione analcolica del cugino Smokey Tometo, che con il mezcal rivede in versione affumicata un Bloody Mary), oppure si impegna a restituire la verginità a un Pornstar Martini, ribattezzandolo Golden Zero. Perché al Corinthia non solo il mattino ha l'oro in bocca, ma anche il soffitto del bar Ocra.
Bangalore, nel sud dell’India, è una metropoli da oltre 13 milioni di abitanti situata sull’altopiano del Deccan, a circa 900 metri di altitudine. Capitale tecnologica del Paese e hub di start-up, negli ultimi anni ha visto crescere una nuova classe urbana giovane e internazionale, con un reddito medio in aumento e abitudini di consumo sempre più globalizzate. È in questo contesto che la città sta vivendo una trasformazione silenziosa ma significativa: da semplice destinazione da pub, a nuova frontiera della mixology. Non è solo un cambio di gusti, ma di cultura del bere. La scena dell’ospitalità attraversa un momento decisivo, con locali che mettono al centro narrazione, design e tecnica. Abbiamo esplorato questo passaggio insieme a Chethan MV e Nishanth Rajesh di The National Drink Project, visitando quattro indirizzi chiave che ben descrivono la vivacità di questa città indiana: ZLB23, Dali & Gala, SOKA e Bar Spirit Forward.
Dali & Gala
Dali & Gala, uno spazio intimo da 69 posti su Museum Road, trasforma il bar in un’opera d’arte vivente, ispirata al complesso legame tra Salvador Dalì e la sua musa Gala. L’idea nasce durante un viaggio a Dubrovnik, quando il ristoratore Vipin Raman e l’artista Siddharth Kerkar restano affascinati da una mostra dedicata a Dalì. Insieme agli architetti Jatin e Jayesh Hukkeri decidono di tradurre quel mondo surrealista in uno spazio fisico. Il risultato è un ambiente stratificato con oltre 75 opere su misura - per lo più firmate Kerkar - che non decorano le pareti ma ne costituiscono l’architettura. Il locale si sviluppa in cinque aree distinte, ciascuna con un’identità precisa: la Rose Room rialzata, l'ironica “Rooster Room” e la Mirror Room, dove ritratti di tutti - dagli chef agli elettricisti - convivono tra superfici riflettenti.
Disco Porn
Al centro si trova The Eye Bar, un bancone in rame decorato con oltre 50 occhi fatti a mano che sembrano osservare la sala. Sopra, una scultura cinetica con sei teste rotanti accompagna la serata.
Il programma cocktail, sviluppato da Arnold Ramen, riflette la stessa cura del progetto visivo. Gli spirits di agave rappresentano quasi il 30% della carta, tra cui The Elephant Paloma, un drink affumicato a base di mezcal decorato con l’elefante surrealista di Dalì. Il vero protagonista è però il Disco Porn (gin, passion fruit, vaniglia, agrumi), un cocktail chiarificato che bilancia acidità e dolcezza con precisione. Per una prebatch da 50 porzioni, la ricetta prevede 2.750 g di gin, 1.250 g di acqua, 1.000 g di succo di lime, 750 g di purea di passion fruit Monin, 500 g di sciroppo di vaniglia Monin e 500 g di vermouth bianco, chiarificati con 825 g di latte. Servito con guarnizione edibile, è un drink che riflette la dimensione giocosa del locale.
SOKA
SOKA è un bar da 30 posti a Indiranagar firmato dallo chef Sombir Choudhary e dal bartender Avinash Kapoli (SO + KA). Anche qui l’intervento di Siddharth Kerkar è centrale: lo spazio è progettato per favorire l’interazione, con luce soffusa e sedute condivise che invitano alla conversazione.
Un elemento centrale a forma di bozzolo e sculture cinetiche danno ritmo a un ambiente che riesce a essere allo stesso tempo curato e accessibile.
Il cocktail program segue la stessa logica.
Avinash Kapoli con il suo MOFO Don cocktail
Il signature cocktail più apprezzato è il MOFO Don, una miscela cremisi a base di tequila e cavolo rosso fresco, che omaggia lo stile di un venditore locale. La preparazione parte da una salamoia home made con 425 g di ananas tritato, 175 g di cavolo rosso, 200 g di zucchero, 15 g di sale, 5 g di acido tartarico, 5 g di acido malico, 425 g di acqua e 325 g di aceto non fruttato, lasciata riposare due giorni prima di essere filtrata.
Per servire il miscelato, si utilizzano infine 60 ml di questa base, shakerati con 60 ml di tequila, 4 fette di peperoncino jalapeño e 8 foglie di coriandolo, serviti in un tumbler con ghiaccio limpido e un rim di sale al coriandolo.
Bar Spirit Forward
Bar Spirit Forward si trova all’interno dell’Hotel Southern Star su Lavelle Road, ma rompe completamente con l’immaginario del classico bar d’hotel. Aperto a fine 2023, è un luogo pensato per puristi: elegante, essenziale, ma con l’energia di un ritrovo esclusivo. Il fondatore Arijit Bose porta qui l’esperienza maturata a Singapore, al 28 HongKong Street, con un approccio basato su precisione e discrezione.
Cocktail 3 Gin Vesper
Il design richiama l’intimità dell’omakase giapponese, costruito attorno a un bancone in teak e granito che diventa il centro dell’esperienza. Più teatro che postazione di lavoro: invita a sedersi, osservare e interagire con il team o con chi è accanto. Il concept è chiaro: eliminare il superfluo e concentrarsi sulla tecnica. Niente effetti speciali, solo esecuzione.
Il 3 Gin Vesper Martini sintetizza questo approccio: una reinterpretazione del classico che unisce Tanqueray No. Ten, Monkey 47 e Greater Than. La prebatch prevede 25 ml di Greater Than Gin, 10 ml di Tanqueray No. Ten, 10 ml di Monkey 47, 10 ml di vodka, 15 ml di Lillet e 7,5 ml di acqua. La miscela viene conservata in freezer e servita in coppetta ghiacciata, con guarnizioni stagionali che spaziano dalle olive al blue cheese a quelle con gochujang e formaggio.
ZLB23
ZLB23 è probabilmente il più difficile da trovare. Si trova all’interno del Leela Palace ed è accessibile solo attraversando corridoi di servizio accompagnati da una guida chiamata “Zia”. Una volta entrati, si scopre uno spazio che combina estetica da townhouse di Kyoto e glamour anni Venti, con i velluti Nilaya firmati Sabyasachi. Il menu del capo mixologist Rajib Mukherjee mostra una forte influenza giapponese e una notevole tecnica, in particolare nello Shoyu Ramen cocktail.
Rajib Mukherjee
Un drink sviluppato nel corso di mesi che reinterpreta il piatto in forma liquida. Tequila, sake e shochu creano una base secca, mentre shiro miso e salsa di soia aggiungono profondità umami. Il batch combina 900 ml di tequila blanco, 300 ml di sake Dai Ginjo, 100 g di shiro miso, 50 ml di aceto di riso, 120 ml di aceto di vino bianco, 10 ml di salsa di soia, 30 g di zenzero pelato e 120 g di soluzione miele-acido malico (6 g acido, 94 g acqua).
Il composto viene chiarificato con latte caldo, raffreddato in freezer per 30 minuti, filtrato e imbottigliato. In servizio, 90 ml vengono mescolati con ghiaccio per 10 secondi, filtrati in un bicchiere Old Fashioned e completati con 2,5 ml di mezcal e wakame fritto.
Bangalore Bar tour (English version)
Bangalore is transforming from simple pub destination into a sophisticated cocktail capital. The city's hospitality scene is experiencing a defining moment, with narrative-driven experiences at the forefront. We explored this shift alongside Chethan M V and Nishanth Rajesh of The National Drink Project, visiting four pioneering establishments: ZLB23, Dali & Gala, SOKA, and Bar Spirit Forward.
Dali & Gala
Dali & Gala, a 69-seat intimate space on Museum Road, transforms the conventional bar into a living artwork—inspired by the complex bond between Salvador Dalí and his muse, Gala. The vision took shape during a trip to Dubrovnik, when restaurateur Vipin Raman and artist Siddharth Kerkar became captivated by a Dalí exhibition. Collaborating with architects Jatin and Jayesh Hukkeri, they set out to translate the artist's surrealist world into a physical environment. What emerged is a layered space featuring over 75 custom artworks—mostly by Kerkar—that don't simply adorn the walls but form the space's essential architecture.
The venue unfolds across five distinct areas, each with its own character. There's the raised Rose Room, the tongue-in-cheek "Rooster Room," and the Mirror Room, where portraits of everyone from head chefs to electricians are displayed among reflective panels. At the center sits "The Eye Bar," a copper counter decorated with over 50 handmade eyes that seem to watch the room. Above it, a kinetic sculpture of six spinning heads rotates throughout the night.
The cocktail program, developed by Arnold Ramen, reflects the same attention to detail as the design. Agave spirits make up nearly 30% of the menu, including The Elephant Paloma, a smoky Mezcal drink adorned with Dalí's surrealist elephant. The standout, though, is the Disco Porn (gin, passion fruit, vanilla, citrus), a clarified cocktail that balances tart passion fruit and citrus with vanilla's creamy sweetness. To achieve this profile for a 50-portion prebatch, the recipe calls for 2750 g of gin, 1250 g of water, 1000 g of lime juice, 750 g of Monin Passion fruit puree, 500 g of Monin Vanilla syrup, and 500 g of white vermouth, all of which is clarified through 825 g of milk. Served with an edible garnish, it's a drink that matches the bar's playful sensibility.
SOKA
SOKA is a 30-seat bar in Indiranagar from Chef Sombir Choudhary and bartender Avinash Kapoli (SO + KA). Artist Siddharth Kerkar, who also designed Dali & Gala, created an interior centered on communal interaction—ambient lighting and shared seating encourage conversation between strangers. A cocoon-shaped centerpiece and kinetic sculptures anchor the space, which manages to feel both polished and approachable.
The cocktail program is equally sculptural, anchored by the standout MOFO Don, a complex, crimson blend of tequila and fresh red cabbage honoring a local vendor’s swagger. To prepare the drink, the bartender utilizes a house-made brine consisting of 425 g chopped pineapple, 175 g chopped red cabbage, 200 g sugar, 15 g salt, 5 g tartaric acid, 5 g malic acid, 425 g water, and 325 g non-fruit vinegar that has rested for two days before filtering. Exactly 60 ml of this brine is shaken with 60 ml of tequila, 4 slices of jalapeño, and 8 cilantro leaves over ice, and finally strained into a tumbler featuring a block of clear ice and a cilantro salt rim.
Bar Spirit Forward
Bar Spirit Forward sits within the Hotel Southern Star on Lavelle Road, but forget everything you know about hotel bars. This late-2023 opening is a purist's paradise—polished and art-conscious, yet alive with the energy of an exclusive gathering. Founder Arijit Bose channels his Singapore days at 28 HongKong Street: impeccable taste without pretension.
The design borrows from Japanese omakase intimacy, built around a commanding teak-and-granite bar that demands engagement. It's less workplace, more theater—practically pulling you onto a stool to connect with the expert staff or bond with the person beside you until last call.
The name tells you everything: this is for drinkers who care. Industry veteran Bose has eliminated the noise—no tricks, no theatrics—focusing instead on pure technique. What remains is a lineup of powerful, precisely executed, complex cocktails.
Dive straight into the ethos of the venue with the 3 Gin Vesper Martini, a bold reinterpretation of the classic Vesper that unites three distinctive spirits: Tanqueray No. Ten for citrus precision, Monkey 47 for delicate botanicals, and Greater Than for a robust Indian backbone. To ensure a clean, silky texture, the cocktail is pre-batched using a precise ratio of 25 ml Greater Than Gin, 10 ml Tanqueray No. Ten, 10 ml Monkey 47, 10 ml vodka, 15 ml Lillet, and 7.5 ml water. This mixture is stored in the freezer and poured directly into a chilled coupette for service. The experience is finished with a savory, indulgent garnish that changes with the seasons, featuring blue cheese-stuffed olives in the winter and Gochujang and cheese-stuffed olives in the summer.
ZLB23
ZLB23 isn't easy to find—the bar is located deep within The Leela Palace, accessible only by following a winding route through service corridors with an escort known as "Zia." Once inside, the space reveals an unexpected fusion: Kyoto townhouse aesthetics meet 1920s glamour, all wrapped in Sabyasachi's richly patterned Nilaya velvets.
Head Mixologist Rajib Mukherjee's Kyoto-influenced menu demonstrates considerable technical skill, particularly in the Shoyu Ramen cocktail. Developed over several months, this ambitious drink reinterprets the classic noodle dish in liquid form. Tequila, sake, and shochu create a dry, rice-forward base, while shiro miso and light soy sauce bring umami depth. The result is a silky, layered drink that balances fermented and savory elements.
To prepare the batch, Mukherjee combines 900ml tequila blanco, 300ml Dai Ginjo sake, 100g shiro miso paste, 50ml rice wine vinegar, 120ml white wine vinegar, 10ml light soy sauce, 30g peeled ginger, and a 120g honey malic acid solution (consisting of 6g acid to 94g water). This base is then clarified by combining it with warm milk and allowing it to rest in the freezer for 30 minutes before filtering and bottling. To serve, 90ml of the batch is stirred with ice for 10 seconds, strained into an Old Fashioned glass, and finished with a 2.5ml mezcal float and a fried wakame garnish.
Il cocktail bar porta la firma di Matteo Zed, corporate mixology director del gruppo Manfredi, che ha creato una drink list dedicata ai misteri fiorentini
Nel quartiere di Sant’Ambrogio, a pochi passi dai percorsi più battuti del centro, un palazzo fiorentino del Cinquecento inciso con una data simbolica - 1564 – è oggi la casa di The James Suite Hotel Firenze, boutique hotel di 14 suite, che fa parte della Manfredi Fine Hotels Collection. Ex convento rinascimentale, l’edificio conserva volumi, volte e una corte interna che dialogano con l’interior design contemporaneo firmato dal designer fiorentino James Cavagnani. Dentro questa cornice raccolta e accogliente trovano spazio anche il James Restaurant e il 1564 Lounge Bar, indirizzo dedicato alla mixology.
Matteo Zed, corporate mixology director gruppo Manfredi
L’atmosfera è intima, elegantemente retrò, quasi cinematografica. Qui il bere miscelato non punta sull’effetto, ma sul racconto e sulla precisione tecnica. La drink list nasce attorno a “13 misteri fiorentini”, un filo narrativo che attraversa simboli, passaggi segreti, suggestioni alchemiche e dettagli nascosti della città, trasformati in ingredienti, lavorazioni e struttura gustativa. A guidare il progetto è Matteo Zed, oggi corporate mixology director del gruppo Manfredi, responsabile dell’identità creativa e operativa di tutti i bar della collezione. «È un lavoro di rispetto verso Firenze e le sue stratificazioni. Non solo bellezza evidente, ma simboli, alchimia e segreti mai del tutto svelati. Le suggestioni devono essere percepite più che spiegate e l'idea diventa concreta solo quando passa dalla tecnica», racconta Zed.
È il caso del Metamorphosis Negroni, con Liquore di carciofo ridistillato, bitter, nocciola, Methamorphosis Incantesimo, dove distillazioni, fermentazioni leggere, infusioni e un uso calibrato dell’amaro restituiscono nel bicchiere l’idea della trasformazione, con un gusto che evolve nel tempo. Oppure del Different Espressotini, un Martini al caffè completamente trasparente con Vodka Altamura, ridistillata con espresso italiano, amaro, nocciola. «Ha una struttura solo apparentemente semplice, che nasconde in verità una texture inattesa, pensata per sorprendere sorso dopo sorso. Al 1564 il mistero non si racconta, si assaggia».
Il territorio resta una base concreta: «Si ritrova negli ingredienti, negli aromi e in una certa profondità del gusto: amari, note erbacee, richiami botanici tipici della tradizione italiana e toscana». Accanto a questo emerge un linguaggio internazionale fatto di tecnica, pulizia e precisione, necessario per dialogare con un pubblico eterogeneo.
Fondamentale anche l’operatività: «La drink list doveva essere solida, ma leggibile, con pochi elementi chiave e grande costanza esecutiva. In un hotel bar il cocktail deve essere memorabile, ma anche immediato». Una maturità professionale che coincide con il nuovo ruolo: «Oggi non lavoro più sul singolo progetto, ma su una visione più ampia. Il 1564 sintetizza esperienza, disciplina e identità».
Accanto al lounge bar, l’esperienza si completa al James Restaurant, guidato dall’executive chef Giuseppe Di Iorio, chef che vanta la stella Michelin per Aroma a Roma, in cima all’hotel del gruppo Manfredi che guarda il Colosseo. Nell’avventura fiorentina è affiancato dal resident chef Axel Caldani, con cui ha elaborato una cucina di ispirazione mediterranea e radici toscane, capace di accompagnare egregiamente i drink, trasformando l’indirizzo in una destinazione completa, dall’aperitivo alla cena.
Lui&Lei: partiamo da questo. Mama Gin è un gin di coppia, perché nasce dalla creatività di una coppia nel lavoro e nella vita, Miriana Virgulti e Andrea Graziano e dalle loro rispettive provenienze, Marche e Basilicata. Un coast to coast dall'Adriatico al Tirreno in una sola bottiglia.
Il nome stesso, Mama Gin, è parte della storia, un acronimo che tiene insieme persone e luoghi: Miriana, Andrea, Matera, Ascoli, in una parola immediata e riconoscibile.
Lui ha messo il naso e il gusto, scegliendo con cura le botaniche, grazie alle competenze nel bilanciamento degli ingredienti acquisite nella sua carriera da chef, passata anche da cucine stellate. Lei, product manager nel settore moda, ha curato il branding e l’identità visiva, cucendo un "vestito" su questo gin, che effettivamente si farebbe notare in qualsiasi bottigliera. La collaborazione con un liquorificio specializzato ha fatto il resto, rendendo questa esperienza concreta e dando vita a questo gin premium (45% vol), un distilled gin realizzato con un processo artigianale in piccoli lotti, per salvaguardare la freschezza della botaniche che racchiude.
E, a proposito di botaniche, sono due quelle che spiccano di più. La prima è la rosa canina, che rappresenta la Basilicata di Andrea: pianta spontanea del Pollino, resiste al vento e al gelo, rappresentando all'interno di questa bottiglia un simbolo di resilienza e rinascita; nel gin dona una nota floreale e acidula che porta profondità e freschezza. La seconda è il basilico, omaggio alle Marche e ad Ascoli Piceno, città di Miriana. Legato alla tradizione di Sant’Emidio, patrono della città (un martire dal cui sangue la tradizione vuole sia nata una pianta di basilico e oggi quest'ultima è alla base delle celebrazioni della festa del patrono ad Ascoli Piceno), è simbolo di vita e protezione; nel gin porta una freschezza balsamica che diventa l’anima verde del distillato. Quest'ultima lo fa essere il partner in crime perfetto per un ottimo Gin Basil Smash, oltre naturalmente a un Gin Tonic estivo e rinfrescante.
L’identità visiva è parte integrante del progetto. L’etichetta, stampata su carta materica che richiama il travertino ascolano e la pietra dei Sassi di Matera, unisce simboli iconici delle due città: il picchio per Ascoli e il bue per Matera. Le linee grafiche sono visibilmente ispirate al linguaggio di Fortunato Depero, reinterpretate in chiave contemporanea per creare un equilibrio tra tradizione e modernità.
Dal Negroni Magnoberta, sintesi perfetta della storia della distilleria piemontese, agli altri drink preparati con grappa, gin e rum a marchio Magnoberta
Un incontro e una passione in comune, quella per i cocktail. Succede al circolo Canottieri di Casale Monferrato, dove può capitare di incontrare gli eredi della famiglia Luparia, ma anche di bere un ottimo Negroni, dall'anima antica. Partiamo dal dire chi sono i Luparia, ovvero gli eredi di quel Giuseppe che insieme al figlio Rinaldo prese le redini della distilleria creata dai due farmacisti Magno e Berta. Sono loro che diedero il nome che oggi conosciamo: Distilleria Magnoberta. Cento anni di storia erboristica e quindi distillatoria che, per caso, hanno trovato un grande interprete proprio al circolo Canottieri, dove dietro al bancone c'è un bartender di lungo corso come Gianluca Alessi. A lui si deve il twist Negroni Magnoberta, sintesi perfetta della storia della distilleria piemontese. Un perfetto bilanciamento fra il Vermouth Rosso Ricetta 1923, anno in cui i due farmacisti ottennero un diploma di merito per la produzione il loro Vermouth, che riprende l'antica ricetta; quindi il Gin.it London e il carattere deciso del Bitter MB. È proprio quest'ultimo, secondo il bartender, a dare un carattere distintivo al twist, con le sue note amaricanti di rabarbaro, arancia e cascarilla. Alessi ci aggiunge un tocco di sale Maldon affumicato, per rendere il twist più moderno e intrigante.
Non solo Negroni. Fra i più richiesti al circolo Canottieri c'è il Cano Spritz, un classico aperitivo in cui è protagonista lo storico Apertonik di Magnoberta, reso speciale da un home made fatto da Alessi con caramello salato, peperone e habanero, a dare una sferzata, quindi un goccio di tonica al pepe rosa e un top di Prosecco per rendere spumeggiante la bevuta.
Nel catalogo di Magnoberta spiccano le grappe, più complesse da domare in miscelazione, ma una bella sfida per i bartender. Alessi propone il suo Albore d'oro, con grappa al moscato, vermouth bianco secco, uno sciroppo home made di miele e vaniglia e due dash di miele all'arancia. Shakerare il tutto e il gioco è fatto. La stessa grappa, ma bianca, racconta Alessi, si sposa benissimo anche con i frutti rossi, da smorzare con un goccio di lime e allungare con tonica o prosecco (a seconda anche del grado alcolico che si vuole ottenere). Cambiando tipologia di grappa e provando a giocare con una grappa di grignolino (4 cl), Alessi ha creato una ricetta, semplice quanto essenziale, con succo d’arancia (8 cl) e sciroppo alla rosa (2 cl).
E avete mai provato a shakerare un Martini con una caramella? Ci ha pensato Alessi con il suo Jelly Martini, in cui è protagonista il Gin.it di Magnoberta. Lo miscela in un tin con delle caramelle non alcoliche che hanno una punta di rabarbaro e conferiscono al drink un piacevole colore ambrato e una nota dolcemente amaricante.
Cambiando decisamente stile, Alessi propone anche un cocktail shakerato dai richiami tropicali. Nel suo Carribean Spirit troviamo infatti il Rum Mathilda 7 anni di Magnoberta (4,5 cl), di nuovo l'Apertonik (4 cl), il lime (1,5 cl), lo sciroppo al Passion Fruit (2 cl), qualche goccia di soluzione salina, un emulsionante per la texture e una doppia shakerata, una a secco e una con ghiaccio, per creare la splendida foam on top che caratterizza questo drink.