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Lorena Vàsquez, “l’angelo custode” di Zacapa Rum

Zacapa Lorena Vasquez Preferred Headshot (2)
Da 40 anni master blender del rum ultra premium guatemalteco, Lorena Vàsquez è la custode dell’identità del marchio. In questa intervista ci racconta il suo lavoro tra le sfide dei cambiamenti climatici e le nuove frontiere del food pairing

«Sono l'angelo custode di Zacapa». Lorena Vàsquez, 70 anni di allegria, è master blender del rum prodotto in Guatemala a oltre 2.300 metri di altitudine. Si racconta a Bargiornale nella cantina del ristorante di Carlo Cracco a Milano, che ospita una cena in cui i piatti sono abbinati a quattro referenze Zacapa: Zacapa Solera Gran Reserva, Zacapa Edición Negra (creata per l'Italia, il primo mercato internazionale in cui è sbarcato il brand), Zacapa XO e Zacapa Royal.

Qual è il tuo lavoro in Zacapa?

«Lavoro da 40 anni con Zacapa. La mia responsabilità è supervisionare tutto, dal processo di lavorazione della canna da zucchero alla distillazione, approvando tutti i lotti che distilliamo. E dall'invecchiamento all'intero processo di miscelazione».

Come si garantisce lo standard qualitativo?

«È una mia responsabilità. Ci sono molte sfide, soprattutto negli ultimi anni con il cambiamento climatico. La canna da zucchero è come l'uva: se non ci sono abbastanza ore di sole, abbiamo un problema. Se c'è molta acqua, come sta succedendo ora, in un periodo in cui non dovrebbe piovere, abbiamo un problema. Quindi, stiamo lavorando duramente per monitorare tutti questi comportamenti dovuti al cambiamento climatico e assicurarci che non siano percepibili dal consumatore. Parte del lavoro mio e del mio team consiste nel produrre la nostra materia prima, ovvero il succo di canna concentrato, il miel virgen. Lo fermentiamo. Poi, nel processo di distillazione, dobbiamo impegnarci per mantenere il più possibile le caratteristiche del distillato. Infine, c'è il processo di invecchiamento. Qui c'è anche un'altra sfida perché utilizziamo sei botti diverse e dobbiamo creare più miscele per raggiungere gli standard che desideriamo. Usiamo botti di rovere bianco americano i cui è passato whisky, altre che trattiamo per esaltare l'aroma, il sapore e il colore, botti in cui è stato invecchiato sherry Oloroso e altre in cui è stato invecchiato Pedro Jiménez. Queste sono le quattro botti al cuore del processo di invecchiamento di rum Zacapa. Poi in Edición Negra usiamo un'altra botte, che affumichiamo in modo molto artigianale, mentre per XO ne utilizziamo una di rovere francese, che ha precedentemente invecchiato cognac. Sebbene le botti siano le stesse, le miscele sono diverse e ogni rum è completamente diverso dall'altro».

Ci sono difficoltà nel reperire botti in questo periodo...

«Sta diventando sempre più difficile procurarsele e questo ha causato un forte aumento del prezzo. Personalmente preferisco sempre usare botti che sono state precedentemente utilizzate per invecchiare altri prodotti. Non sono una grande fan delle botti nuove, perché contengono molti tannini e molto legno, e nei rum Zacapa queste caratteristiche sensoriali non sono così pronunciate».

Nel corso degli anni il rum Zacapa è cambiato?

«Dico sempre che nel mondo dei distillati abbiamo viziato i consumatori con l'idea che un whisky o un rum debbano essere sempre gli stessi, e questo sta diventando sempre più complicato, almeno per noi. Apprezzo che nel mondo del vino si usino le annate, ma non si è così nei distillati. Il nostro sistema di invecchiamento e miscelazione ci aiuta e parte di ciò a cui aspiriamo è mantenere questa standardizzazione. Dire che il rum di 20 anni fa è lo stesso di oggi non è vero, ci sono stati piccoli cambiamenti. La nostra sfida è renderli impercettibili al consumatore o, se percepisce qualcosa, che rientri nelle sue aspettative. Il nostro è un processo di produzione vivo, non è una formula matematica».

Ti interessa l'abbinamento con il cibo?

«Lo adoro. Oggi ci siamo evoluti con il food pairing perché abbiamo fatto più ricerche su aromi e sapori del rum. Abbiamo inoltre condotto uno studio con François Chartier per approfondire anche le molecole aromatiche, in modo da creare abbinamenti e cocktail migliori. Di solito ci si basa su affinità, contrasto o vicinanze regionali, mentre questa metodologia apre molto di più il nostro modo di pensare. Prendiamo per esempio un riso mantecato con tartufo nero: sorpresa, il tartufo nero condivide le molecole aromatiche con Zacapa Edición Negra. Questo ci permette di provare abbinamenti che forse non avremmo osato. Per esempio, l'anno scorso a Shanghai dovevo creare un drink con Zacapa XO. Mi sono detta: qual è un ingrediente comune in Asia? La soia. Bene: la soia condivide molecole aromatiche con Zacapa XO. Quindi abbiamo messo una goccia di soia nel cocktail. Anche il curry giallo e l'alga nori si sposano molto bene con questo rum».

Come si beve Zacapa in Guatemala?

«I guatemaltechi sono molto affezionati a Zacapa. Da noi il rum si beve tanto a un matrimonio quanto a una festa di compleanno o come drink del fine settimana, liscio, con ghiaccio o nei cocktail. Non abbiamo cocktail bar sofisticati come quelli che possiamo trovare qui a Milano, Londra o New York. Ma c'è molto movimento perché vogliamo far crescere la nostra mixology, come sta succedendo in tutta l'America Centrale».

In Guatemala esiste un cocktail nazionale a base di rum?

«No, ma durante la stagione calda si beve Zacapa con l'acqua tonica, mentre lo stile Old Fashioned si beve molto di notte. Inoltre, il Guatemala è un grande produttore di caffè e ora che sono di moda anche i cocktail al caffè si bevono molto. Io lo chiamo Zacapa Espresso Martini e preferisco servirlo in un bicchiere basso con ghiaccio perché è più fresco».

E il resto del mondo vi regala sorprese?

«Il mondo della mixology è come il mondo della cucina: ogni chef, ogni mixologist porta la propria creatività. E Zacapa è un guru della mixology. Quindi noi come brand offriamo alcune idee. Ma poi ogni mixologist aggiunge la propria creatività».

Wave gelato, la start-up italiana alla conquista di Londra, dalle bici-gelato ai barattolini

Un team italiano che ha puntato tutto sul gelato artigianale e ha un progetto per le aziende di Londra: portare le mini tub Wave gelato in tutti gli uffici

Due italiani alla conquista di Londra con il loro gelato. L’idea di Wave gelato è portare il gelato artigianale in giro per la capitale britannica. L'onda lunga del gelato all'italiana è iniziata con una bicicletta, trasformata in carretto dei gelati, poi è venuta l’apecar, poi ancora il progetto dei “mini tub”, i barattolini monoporzione, perfetti per entrare nelle aziende inglesi, fra una riunione e una pausa caffè.

Protagonisti di quest’impresa, che ha mosso i primi passi nel 2021, Cristian Bonacina e Biagio Di Fiore: il primo si è formato nella scuola di cucina e pasticceria Alma di Colorno (Pr), il secondo ha portato la sua esperienza nell’hospitality e l’anima creativa e visiva. A loro si è aggiunto di recente Giuseppe Dabbene, in qualità di advisor strategico. Con quest’ultimo ingresso, gli obiettivi si sono moltiplicati: cercare investitori per l’apertura del primo punto vendita fisico a Londra, entrare nelle aziende con i frigoriferi brandizzati e il lancio di una rete di WaveGelatoBike nei parchi della capitale. Le intenzioni sono chiare: scalare un brand artigianale senza snaturarlo, portandolo dove le persone vivono, lavorano e si rilassano.

«Il gelato a Londra è sempre più di moda, il numero dei brand, artigianali e non, si è moltiplicato in pochissimo tempo, anche per via dei cambiamenti climatici che hanno fatto aumentare le giornate con alte temperature in città», commenta Giuseppe Dabbene, contattato in una giornata in cui Londra ha registrato un caldo record.

La differenza la fa l’artigianalità, ma anche la capacità di distinguersi con gusti peculiari e che vanno incontro alle richieste del mercato, sempre più orientate al vegan e al free-from. «L’80% dei gusti di Wave gelato sono vegan e gluten free, per essere più inclusivi in un contesto in cui sono esigenze sempre più sentite». In ogni gusto c’è una narrazione gastronomica, di cui fanno parte anche il territorio e i rimandi alle origini dei fondatori: tra i signature troviamo Night in Taormina (con ricotta siciliana di pecora, pistacchio e scorza di limone candita); Limone & Lavanda, in cui il Mediterraneo incontra la Provenza; Vaniglia, che ogni trimestre cambia origine, dal Madagascar a Tahiti, passando per il Messico. Uscendo dai classici, troviamo Greco con yogurt naturale, miele, noci e polline, oppure il più tropicale Mango & Passion Fruit, amatissimo dagli inglesi che lo hanno ribattezzato “il salva vita post sbornia”.

Il sabato e domenica li troviamo al Broadway market di Londra con la bici-gelato e le carapine. «Domenica scorsa non esagero se dico che avevano 200 metri di fila», aggiunge Dabbene. I coni nella capitale britannica vanno da un minimo di 4,5 sterline, a cui aggiungere altri cinquanta centesimi per la panna; il gelato al chilo (anzi, litro) è venduto in Thermobox a 25 sterline. Ma la vera frontiera, come si diceva, sono le “mini tub”, i barattolini personalizzabili, che già sono utilizzate da diverse aziende per gli eventi corporate. «Anche negli uffici a Londra il gelato va fortissimo. Noi puntiamo a fare accordi di fornitura con le aziende, fornendo il nostro frigo pieno di gelati, da offrire ai dipendenti come benefit aziendale». Il costo di una singola monoporzione? Dipende dal numero e dagli accordi, comunque ci immaginiamo un formato da 100 grammi a circa 3 sterline al pezzo.

Hortus Vitae e altre meraviglie botaniche da bere

Castello di Casole apertura
Al Bar Visconti del Castello di Casole, A Belmond Hotel, Tuscany, dove il lusso è una carota appena raccolta e i drink si piantano

Entrare al Castello di Casole è un po’ come svegliarsi in un sogno agricolo scritto da Luchino Visconti e diretto da Wes Anderson. Solo che il profumo è di elicriso e pomodoro verde, non di pellicola bruciata. E il portiere, più che darti il benvenuto, ti chiede se vuoi iniziare la tua esperienza dall’orto. Il castello domina le colline senesi dal decimo secolo, poggiato sulle ossa degli Etruschi e circondato da una tenuta da 3.200 acri che profuma di storia agricola e futuro sostenibile. Per tre secoli, dal 1650 al 1950, fu la dimora della famiglia Bargagli, nobili senesi che scrissero una lunga pagina di storia toscana, tra vigneti, scavi archeologici e mezzadrie. Qui, ogni dettaglio è calibrato: dalle collezioni etrusche custodite nella biblioteca e nella Essere Spa, fino ai carciofi della cena e al fiore di zucca che finisce - perfettamente integro - in un risotto servito all’Emporio del Castello. Che poi è una trattoria, ma anche un teatro naturale del tramonto, con bistecche talmente grandi che fanno provincia e un sole rosso che ti proietta su Marte. E chef Daniele Serra è un marziano, ma con l’accento toscano. Sarà per questo che il suo ristorante gourmet si chiama Tosca?

L’uomo che sussurrava ai cavoli

La guida che ci accompagna in questo viaggio tra il sacro e il fermentato si chiama Tommaso Ondeggia. È il food & beverage manager del Castello, per esteso Castello di Casole A Belmond Hotel, Tuscany, ma potrebbe benissimo essere il curatore di un museo liquido. Parla con passione misurata, guarda le piante come fossero clienti importanti e gli ospiti come se fossero piante da coltivare. L’orto, qui, è un vero e proprio organismo vivente. Lo cura ogni giorno, all’alba, Simone Moschini, alias Il Cavolo a Merenda. Un nome che sembra una filastrocca, ma che custodisce un metodo. Simone è l’uomo dei fiori edibili, quello che fa crescere foglie d’ostrica accanto alla menta marocchina, l’unico capace di regalare al bar, ogni mattina, una vaschetta che profuma di raccolto e di idea. È proprio da quell’orto - vegetale e botanico, un ettaro in due anime - che nasce Hortus Vitae, la nuova drink list del Bar Visconti, presentata in una mini-teca che sembra un presepe botanico. Il bar, luogo di ricevimento al tempo dei Visconti, è oggi un salotto agricolo con bancone in marmo verde, terrazza con vista costellazioni e bicchieri che sembrano usciti da una mostra di arte applicata. La carta - è il caso di dirlo - si pianta: realizzata con fondi di caffè, scorze di agrumi e carta riciclata. Se la lasci a terra, forse crescerà qualcosa. Intanto, profuma. Letteralmente. Alcuni clienti se la portano in camera e non la restituiscono. Un caso di furto sensoriale che non scandalizza nessuno.

Il cocktail menu più coltivato d’Italia

Otto i drink signature. Cinque drink leggeri. Tre completamente analcolici. Scelte consapevoli, dice Tommaso, che nascono dalla posizione isolata del castello (chi guida, poi, vuole bere leggero) ma anche da una domanda in crescita costante. In carta, le sezioni sono tre. La prima, dedicata agli impollinatori, celebra fiori e insetti operosi: camomilla, acetosa, sambuco, tutto nel bicchiere. Come nel Flora’s Harmony, un gin cocktail che sa di primavera e pazienza. Una sinfonia alla Botticelli con liquore alla camomilla, sciroppo ai fiori di sambuco, succo di limone. Poi ci sono i cocktail di terra, “substrato e suolo”: pomodoro, ulivo, rosmarino. Sorsi rustici, che sanno di radice e sole. Infine, le “sinergie naturali”, ovvero la coltivazione consociata portata al bancone: ingredienti che, come le piante in natura, crescono meglio insieme.

È qui che nasce Fig & Spice, drink manifesto servito in un bicchiere a forma di fico soffiato a mano. Dentro, Beluga Vodka infusa ai fichi, liquore alla cannella fatto in casa, succo di limone e Alkermes Santa Maria Novella. Se chiudi gli occhi, ti sembra di essere in una farmacia del Rinascimento con vista vigneto. Se stringi i bicchieri in mano invece ti senti catapultato nel futuro di 3D Vault che ha dato forma alla sostanza miscelatoria del team Visconti.

La bottigliera dei sogni (invecchiati)

A firmare la drink list è Alessio Onida, bar manager “vecchio stampo Aibes” come lo definisce Ondeggia, ma con il gusto per il contemporaneo. Ogni bicchiere ha un’identità propria: c’è il limone in terracotta, il fico in vetro, l’ampolla da speziale. È design narrativo da bar, fatto per sorprendere ma anche per durare. E mentre i drink raccontano la terra, la bottigliera racconta la memoria. Perché al Visconti si beve anche whisky d’epoca, roba da collezionisti, selezionata da Ondeggia grazie alla potente rete Belmond. Inchgower 1977 Horae Solaris. Samaroli Longrow 1987. Adelphi Springbank 35 anni. Caol Ila 1985-1996. The Macallan 200th Anniversary. Glen Grant 27 e 20 anni. Kawahila 1986, 1987, 1988. Nomi che sembrano usciti da una filastrocca in gaelico e che invece stanno lì, sugli scaffali, pronti per essere versati. Perché, come dice Tommaso, la cosa bella non è averli. È vederli andare. La tenuta produce anche un gin: si chiama Venvia, è un London Dry fatto con le botaniche coltivate in casa. E un vino rosso, Ulpaia, blend di Sangiovese, Petit Verdot e Cabernet. Dietro a ogni sorso c’è la stessa idea: fare tutto in casa, ma con stile. Non per chiudersi, ma per raccontarsi meglio. Un vermouth è in lavorazione. Il bitter arriverà nel 2026. Obiettivo: servire un Negroni 100% Castello di Casole. Dalle radici al bicchiere.

Il vino parla etrusco, il gin toscano

Il servizio è da romanzo breve: 160 collaboratori per 41 camere. Al bar lavorano in sette, tutti con la divisa stirata e la mente elastica. Il Castello, del resto, non è solo un hotel. È una comunità agricola, un museo, un’idea di lusso che sa di foglia e di miele. Il miele lo fanno davvero, con le api che si nutrono dei fiori dell’orto. Il resto è stile. E allora, nel mondo dei concept bar e delle drink experience, il Bar Visconti sembra uscito da un futuro alternativo in cui i bartender vanno a zappare prima di ogni turno. Un mondo in cui i cocktail si coltivano, le carte si annusano, e le clienti rubano i menu perché nessuno gli ha detto che si può bere anche l’inchiostro. In un tempo in cui tutti vogliono stupire, loro coltivano. E alla fine del drink, se guardi bene, nel fondo del bicchiere trovi un seme.

Le ricette

Flora’s Harmony (cocktail col limone)
Ingredienti:
5 cl Farmer's Gin, 2 cl liquore alla camomilla fatto in casa, 1 cl succo di acetosa, 2 cl sciroppo di sambuco fatto in casa 

Fig & Spice
Ingredienti:
5 cl Beluga Vodka infusa ai fichi, 2 cl liquore alla cannella home-made, 2 cl succo di limone, 1 cl Alkermes Santa Maria Novella

Negronida (Negroni con la schiuma)
Ingredienti:
3 cl Belvedere 10 vodka infusa al rosmarino e zenzero, 3 cl Vermouth Rosso Amaranto di Mancino, 3 cl Campari, Velluto di Galliano

Non – Sai, mixology mediterranea e tapas ischitane in Oltrarno

Non - Sai
Il nuovo cocktail bar, aperto da Pasquale Russo e Rossana Petito nel cuore dell’Oltrarno fiorentino, punta a offrire un’esperienza accessibile e inclusiva, con una proposta di mixology contemporanea ed essenziale abbinata a tapas ispirate alla cucina ischitana e attenta alle intolleranze

Ha aperto a fine maggio sul Lungarno Benvenuto Cellini, nel cuore dell’Oltrarno fiorentino, Non - Sai Cocktail & Tapas Ischitane, nuovo locale che unisce l’autenticità di un bar di quartiere alla precisione della mixology. L’idea è di Pasquale Russo e Rossana Petito, coppia nella vita e nel lavoro. Pasquale arriva da anni di esperienza nella formazione beverage, Rossana dalla cucina professionale. Insieme hanno costruito uno spazio intimo, con 22 coperti, luci soffuse e una libreria aperta, in cui cucina e drink battono all'unisono.

Miscelazione contemporanea e inclusiva

La proposta ruota attorno a signature stagionali, pensati per essere inclusivi e bilanciati. «Ogni cocktail nasce per valorizzare la materia prima, con un’attenzione particolare alla sapidità, inserita in ogni creazione per dare profondità e struttura al sorso», racconta Pasquale. Tra i drink più rappresentativi Vibes, con Tanqueray N. Ten, aloe vera, camomilla romana (12 €), Fusion, con Casamigos Tequila, liquore campano artigianale, limone (12 €) e Peach Beach, con Fusetti Mare, pesca grigliata, Selvático Mezcal (12 €), serviti in pairing con tapas costruite per esaltarne aromi e sapori.

Si può scegliere tra Signature drinks, Iba, ovvero i grandi classici in chiave personale, Spritzeria, Signature Analcolici realizzati in collaborazione con Zero Gradi Divieto d’Alcol, Soft drink, Distillati, con una lista di oltre 25 gin e vini. Lo stile di miscelazione è contemporaneo, essenziale, mediterraneo. I cocktail puntano sull’equilibrio aromatico, l’inclusività alimentare e l’accessibilità, con uso esteso di ingredienti freschi, stagionali e con pochi zuccheri.

Completano l’offerta il servizio take-away con box da picnic per consumare cocktail e tapas sulle rive dell’Arno o in giro per la città. Ogni drink è studiato per essere privo di allergeni comuni, offrendo un’esperienza completa anche a chi ha intolleranze.

Food ischitano

La carta food si ispira alla tradizione dell'isola di Ischia, terra di origine di Rossana, rivista con ingredienti locali e attenzione a lattosio e glutine. Alcune tapas nascono in sinergia con i cocktail, ma ogni piatto può essere abbinato liberamente. Tra i più ordinati il Coniglio all'ischitana (10 €), il Pani Puri con formaggio senza lattosio e lampone (6 €), i crostoni con polipetti alla luciana, verdure oppure con gorgonzola, fichi e miele bio (tra 7 e 9 €).

Tra gli abbinamenti più riusciti il Pani Puri con Peach Beach. «La grassezza del formaggio attenua l’amaro del Fusetti, facendo emergere la dolcezza della pesca. Il lampone vivacizza, mentre il mezcal affumicato amplifica il boccone rendendolo pieno e rotondo», spiega Pasquale.

Il tavolo conviviale è parte integrante del progetto: luogo per degustazioni, food pairing e dialoghi informali con i titolari, pensato per favorire una relazione diretta e autentica con la clientela.

Esperienza accessibile e curata

Non - Sai è aperto tutti i giorni anche a pranzo, con proposte brunch come bowl di riso, avocado toast e insalate vegane. «L’obiettivo è offrire un’esperienza accessibile e curata in ogni momento, senza formalismi ma con una visione chiara e uno spirito oltremodo accogliente». La clientela è varia ma selezionata: residenti fiorentini, professionisti del quartiere, appassionati di mixology e turisti attenti che cercano luoghi autentici fuori dai circuiti più affollati.

Identikit del Non - Sai

Numero coperti: 22 interni e 15 esterni
Addetti: 2
Scontrino medio: 17 euro
Superficie: 44 mq

Aperitivo, un tocco di creatività e il gioco è fatto

Un vassoio con 5-6 sfizi salati è la soluzione contemporanea per un accompagnamento food dell’aperitivo che qualifichi la proposta. Con i surgelati Orogel si può organizzare una linea varia e accattivante, riducendo gli sprechi e tenendo sotto controllo il food cost: i consigli dello chef

«Una proposta misurata, senza sprechi, con un prezzo giusto, adeguato alla proposta»: è così che deve essere l’aperitivo contemporaneo per Valerio Massimo Manco, consultant chef di Orogel. Sebbene qualcuno sia tornato alla formula buffet, se andiamo a guardare il rapporto costi-benefici, la soluzione migliore è accompagnare la bevuta dell’ora dell’aperitivo con un piatto, un tagliere, un piccolo vassoio, sul quale adagiare una selezione di finger food personalizzati. «In un mercato sempre più competitivo, oggi è cruciale qualificare la proposta, offrendo un accompagnamento gastronomico pensato facendo attenzione agli abbinamenti e alla presentazione», aggiunge Manco.

Ma come conciliare l’esigenza del bar di distinguersi e le criticità a cui spesso vanno incontro questi esercizi, fra attrezzature limitate e personale ridotto? «In questo - chiarisce lo chef - vengono in soccorso i prodotti Orogel, studiati proprio per aiutare i bar a impostare una proposta varia e accattivante. Senza dimenticare che le esigenze di oggi sono anche improntate all’inclusività, per cui non bisogna mai dimenticare di avere in linea prodotti vegan, senza lattosio e gluten-free».

Dal punto di vista pratico, il bar ha sempre in cucina un piccolo forno ventilato (lo stesso con cui si scaldano i cornetti la mattina), non manca quasi mai il microonde e sempre più spesso si trova anche la friggitrice ad aria. Bastano questi tre strumenti per cucinare molti sfizi salati - con la possibilità di prepararli anche in anticipo -, sfruttando soluzioni come i panati e pastellati Orogel (14 le referenze nella gamma Orogel Food Service), il Tris di verdure in tempura, le Polpettine proteiche, le Patate stick, i Falafel e così via: è sufficiente un conetto da frittura, volendo una salsa di accompagnamento per una presentazione moderna. A questo si aggiunge la possibilità di personalizzare, giocando con un tocco di creatività. Manco dà qualche suggestione: «I Carciofi pastellati si abbinano perfettamente a una salsa cacio e pepe, con un tocco di romanità; le Doratine melanzane e scamorza si presentano bene se servite in spiedino, con una salsetta piccante o una bbq al miele; le Melanzane a rondelle panate le uso come base per fare delle tartine, con stracciatella, pomodoro semidry e basilico».

Con l’arrivo della bella stagione, sono immancabili le insalate di cereali. «Aiutandosi con prodotti ad alto contenuto di servizio come i Mix di cereali verdure e legumi di Orogel oppure l’Insalata 5 cereali, si possono preparare le insalate in anticipo in quantità e tenendo sotto controllo il food cost, non senza la possibilità di qualche personalizzazione. Poi le serviamo in ciotoline monoporzione e andranno a dar colore al nostro vassoio di sfizi per l’aperitivo». Anche il cous cous con verdure si presta benissimo: «Le percentuali di verdure che mettiamo - spiega lo chef Orogel - sono sempre ottimizzate. Ogni cucchiaiata ha la composizione completa, sempre ricca di prodotto, variegata nei colori e ben distribuita, con un costo porzione adeguato e misurabile».

Poi c’è il capitolo verdure Orogel: la gamma è amplissima e può far da base a infinite idee. Le verdure, una volta cotte al microonde, si preparano anche a crudo, con il semplice aiuto di un blender: dalle creme come il Brocamole (un guacamole rivisitato a base di broccoli), o una semplice crema preparata frullando un formaggio morbido e uno o più tipi di verdure, da servire su fragranti crostini appena affettati. E ancora, mini-bavaresi o mini-cheesecake salate, per esempio di asparagi o di fagiolini: una ciotolina o un vasettino di vetro e il gioco è fatto.

È di Luca Salvioli il miglior cocktail della Como Lake Cocktail Week

Como Lake Cocktail Week Luca Savioli
Il bar manager del Musa vince il contest della kermesse che celebra la miscelazione sul Lago. A Gianfranco Chavez il Campari Award, mentre Matteo Eusebi firma il Perfect Martini Ginarte

Con una grande festa finale a Villa Carminati Resta, con i suoi saloni illuminati di rosso Campari, main sponsor della manifestazione, si è chiusa la sesta edizione della Como Lake Cocktail Week, la settimana che celebra la miscelazione sul Lago. Durante il party di chiusura sono stati svelati e premiati i vincitori dei diversi concorsi parte degli eventi della manifestazione.

A cominciare dalla Como Lake Cocktail Competition, gara andata in scena lo scorso 2 luglio alla Terrazza Olmo, e che assegna la palma del miglior signature cocktail presentato dagli oltre 30 bartender di altrettanti locali che hanno partecipato alla Week e creati appositamente per questa.

Palma conquistata da Luca Salvioli, bar manager di Musa Lago di Como, con il suo Sesuum, preparato con Diplomático Reserva Exclusiva, Campari e un cordial Kintsugi a base di mela, latte, caramello salato, miso, agrumi e una nota profumata alle cinque spezie. Drink che Salvioli ha accompagnato con una namelaka con kefir e fava tonka.

Una miscela di grande tecnica, perfetta per gusto e bilanciamento, che ha stregato la giuria del concorso, composta da Francesco Cione, director of operations Italia e corporate bars & beverage director del Giraudi Group; Xin Ge Liu, chef, critica gastronomica e owner del ristorante fiorentino Il Gusto di Xinge; Sabina Yausheva, general manager di Lubna Milano; e Cesar Araujo, head bartender del Bob Milano – Isola District, per Campari Academy.

Il podio della Como Lake Cocktail Competition

Alle sue spalle si è piazzato Andrea Lanzone, head bartender di Passalacqua, con Sinestesia, realizzato con Belvedere Vodka lavorata con fat wash all’olio extravergine d’oliva, distillato di foglia di limone, distillato di germogli di pino, distillato di muschio, vermouth rosso, zucchero semolato bianco e albumina vegetale.

A completare il podio Andrea Attanasio, owner di Fresco Cocktail Shop, con Taste, un vero e proprio menu di degustazione, composto da un Campari Bubbles, drink preparato con Campari carbonato con miele fermentato del Lago di Como e infuso con tisana floreale, abbinato a un finger food di spaghetti stampati in 3D di Artisia by Barilla con pecorino, maiale nero croccante e uova marinate. E poi una seconda portata composta da un Martini Cocktail, fatto con Belvedere Vodka o Ginarte Dry Gin, vermouth naturale e acqua distillata infusi con aglio fermentato, lattuga e cipollotto, abbinato a una picanha speziata. E, per finire, Caffè tra le nuvole, preparato con caffè della valle Mazateca e Paranubes Rum, accompagnato da acqua S.Pellegrino.

Al team di Villa Lario il Premio della Critica

Ad aggiudicarsi il Premio della Critica, assegnato dai giudici e gli organizzatori della Como Lake Cocktail Week, è stato invece il team di Villa Lario per aver interpretato al meglio il tema di questa sesta edizione della manifestazione: Taste!, un’immersione nel concetto di gusto nella mixology, un viaggio profondo e multisensoriale alla scoperta dei sapori che si fondono in un bicchiere.

Tema cui Domenico Cassanelli e Fèlicie Langlamet, capitanati da Raffaele Albanese, F&B manager dell’hotel, hanno dato espressione con Brodo, a liquide course, cocktail preparato con Belvedere Vodka, brodo chiarificato di sedano rapa, distillato di tè Earl Grey e scorza di bergamotto, distillato di garum di latte, sale, pepe, salsa piccante, succo di bergamotto e servito con un raviolo “bugiardo” al tovagliolo con riduzione di brodo. Un drink dove si combinano tecniche culinarie e miscelazione e che celebra lo stretto rapporto tra cucina e bancone.

Il premio per il vincitore assoluto della competizione e per la coppia vincitrice del Premio della Giuria è stato un modello della collezione Seiko Presage Cocktail, partner della kermesse. Al secondo e terzo classificato è andato un Rosé Calafuria 2024 Magnum d’Artista by Tormaresca.

Il Campari Award va a Gianfranco Chavez

Ma la Como Lake Cocktail Week è stata il palcoscenico di altre due stimolanti sfide per i bartender. La prima è il Campari Award, che premia il bartender che meglio ha esaltato il Campari nella ricetta del suo signature.

Ad aggiudicarselo è stato Gianfranco Chavez, head mixologist di Ceccato Garden Bar, per Another Drink in the World, dove ha miscelato il Bitter milanese con Aperol, Picaflor Mezcal, Umeshu, Yuzu Kosho infuso con peperone giallo, peperoncino dolce e soia, sciroppo di zucchero. Chavez si è così meritato l’iconica bottiglia di Campari da 3 litri e un’esperienza a Venezia in occasione della 82esima edizione del Festival del Cinema nella lounge Campari.

È di Matteo Eusebi il Perfect martini by Ginarte

L’ultimo concorso ha sfidato invece i bartender a realizzare la propria versione del re dei cocktail, il Martini Cocktail, con Ginarte Dry Gin altro sponsor della Week. La giuria, composta da Ilaria Cocco, brand manager di Ginarte, Abi El Attaoui, bar manager di Ceresio 7, Vito Laselva, ass. bar manager di Four Seasons Milano, e gli stessi 10 partecipanti alla gara (che hanno fatto un blind taste delle proposte dei competitor), ha assegnato la vittoria a Matteo Eusebi, bar manager di Kincho, cocktail bar dello Sheraton Lake Como.

Con Metro l’aperitivo diventa smart

L’attenzione di Metro Italia per i gestori del mondo bar passa non solo da un assortimento pensato per le esigenze del settore, ma anche per appuntamenti di formazione e ispirazione, che aiutano le imprese a migliorare la gestione e redditività del proprio business

Non solo un cash&carry. Metro Italia si fa in tre e si propone come partner d’eccellenza per le aziende dell’horeca, grazie alla multicanalità, alla sua rete distributiva e alla presenza capillare sul territorio nazionale: con 47 punti vendita, distribuiti in 16 regioni, Metro raggiunge 200mila clienti in tutta Italia. Numerose le iniziative volte a facilitare la vita degli operatori di settore, con una particolare attenzione verso il mondo bar, al quale sono dedicati non solo assortimenti mirati, ma anche momenti di crescita professionale, di formazione e di ascolto reciproco, per orientare le scelte aziendali.

Accompagnare i professionisti Horeca nella crescita significa offrire strumenti concreti per l’aggiornamento, l’innovazione e la formazione continua: è questa una delle mission di Metro Italia. In quest’ottica nascono le Metro Academy, attive a Milano, Bologna, Firenze e Roma: veri e propri hub di competenze dove chef, bartender e operatori del settore possono partecipare a workshop, corsi tematici e incontri dedicati ai trend di mercato.

L’approccio strategico nel definire i menu

Uno dei temi più sentiti nel settore dei bar è l’ingegnerizzazione del menu, una disciplina che combina popolarità e redditività dei piatti o dei drink, con l’obiettivo di ottimizzare il guadagno e ridurre gli sprechi. In pratica, si tratta di usare il menu con un approccio strategico, non solo come lista di proposte, ma come strumento di marketing e controllo economico, valorizzando le proposte più profittevoli e orientando le scelte del cliente in un’ottica di ottimizzazione.

Ma come si fa a definire quali siano le proposte più profittevoli? Per prima cosa bisogna abbandonare la vecchia concezione di calcolo del food cost, a vantaggio di quella del full cost, con l’obiettivo di avere il pieno controllo sulla redditività dell’offerta. Il primo, il food cost, è il rapporto tra il costo delle materie prime utilizzate e il ricavo derivante dalla vendita del piatto o del drink. Già farlo in modo completo è uno sforzo a 360°: non basterà considerare il mero costo delle materie prime, ma anche la resa degli alimenti, al netto degli inevitabili scarti, le guarnizioni e le eventuali trasformazioni successive e/o il recupero degli scarti. Il full cost, però, fa uno sforzo ulteriore, comprendendo tutti i costi che gravano sulla realizzazione di un piatto o di una bevanda: dai costi del personale all’energia, dalla mise en place all’eventuale noleggio di attrezzature e così via. Conoscere da cosa è composto l’intero conto economico di un singolo piatto e/o bevanda permette di individuare aree di intervento e margini di miglioramento: è questo il vero indicatore di sostenibilità economica.

Compreso questo approccio più ampio, è il momento di analizzare le criticità e trovare soluzioni, anche là dove si tratti di prodotti molto popolari, ma che generano un margine minimo. Come si può intervenire? Cambiando ingredienti o procedure, oppure ricalibrando le quantità, o ancora i prezzi. Una delle strade più efficaci è l’ottimizzazione degli acquisti. E in questo viene incontro una realtà come Metro Italia, che, con le sue numerose soluzioni, sia di prodotto che di servizio, aiuta a evitare scorte eccessive o sottoutilizzate, ma anche a sfruttare meglio le offerte e i prodotti stagionali.

Un assortimento mirato per il mondo bar

Pensiamo per esempio al momento dell’aperitivo, decisivo per il business del bar, in cui l’offerta food si fa sempre più cruciale nell’orientare la scelta dei clienti nel preferire un indirizzo piuttosto che un altro. In un settore così competitivo, i professionisti devono operare scelte strategiche che coniughino l’esigenza di facilitare il lavoro quotidiano, massimizzare l’efficienza e non perdere di vista il profitto. I prodotti a marchio Metro pensati per il mondo bar vanno in questa direzione, offrendo qualità, convenienza, facilità, velocità di preparazione e performance garantita.

Nella gamma Metro Chef, per il momento dell’aperitivo, si possono trovare prodotti che elevano l’offerta food, semplificando il lavoro in cucina: si rigenerano in forno, oppure in friggitrice ad aria, e in meno di dieci minuti aiutano a comporre un’offerta accattivante e distintiva. Qualche esempio? I mini-arancini misti (al ragù o vegetariani con piselli e funghi), le crocchette mignon di patate, i fiori di zucca con mozzarella e alici, i bocconcini gusto pizza con le olive, le pommes noisettes (palline soffiate di patate), i mini-filetti di baccalà. Tutte proposte sfiziose e di impatto.

E, se non basta, c’è la possibilità di affidarsi all’esperienza degli chef Metro, che nelle giornate di formazione o in sessioni dedicate di consulenza consigliano soluzioni pratiche e creative, propongono ricette e aiutano a strutturare alternative più gourmet e con maggiori preparazioni per l’aperitivo, senza perdere di vista gli aspetti pratici della complessa macchina del bar.

La nuova drink list di Bar_is_the_name è un viaggio intorno al mondo

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Ambrogio Ferraro posa per Bargiornale con la nuova drink list
Con “Around the World in 40 Flavours” Ambrogio Ferraro lancia una drink list che unisce geografia, storytelling e tecnica. Nel cocktail bar di Busto Arsizio anche una novità: una sala riservata a pochi selezionatissimi members per degustazioni e sessioni di approfondimento

Ogni 20 marzo, Bar_is_the_name cambia pelle. Anzi, salopette. Lo fa da tre anni, con un rituale preciso: nuova drink list, nuovo concept, nuove decorazioni, nuovi bicchieri, perfino nuove divise, appunto. Per la stagione attuale, il tema scelto da Ambrogio Ferraro e dai suoi ragazzi è Around the World in 40 Flavours, ispirato al classico di Jules Verne e articolato in quattro stagioni con dieci cocktail ciascuna, legati a territori diversi e ingredienti stagionali iconici.

Il risultato è una carta che parla molte lingue: albicocca e yogurt dalla Turchia, basilico e ribes dalla Russia, Umeshu e tè matcha dal Giappone, fino a drink a base di pesca tabacchiera e tabacco Perique, o un Negroni all’anguria dalla Tanzania, dove si utilizza anche la buccia del frutto, ricca di vitamine. Le proposte sono fisicamente collocate su un mappamondo, colorato e illuminato, che accompagna l’ospite al tavolo. Il bartender si avvicina, afferra il mappamondo e racconta i cocktail. «L’importante – dice Ferraro – è restare semplici e accessibili: i clienti scelgono sulla base di sapori riconoscibilissimi, non di ricette complesse».

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Negroni all'anguria

Miscelazione consapevole e inclusiva

Tutti i drink possono essere realizzati anche in versione analcolica, senza snaturare la filosofia gustativa del menu. Viene inoltre posta attenzione all’inclusività alimentare: «Riceviamo prenotazioni da gruppi vegani e gluten free, anche con esigenze molto specifiche. Abbiamo lavorato per creare alternative fresche e coerenti», spiega Ferraro. Il prezzo dei drink è uguale per tutti: 10 euro, alcolico o no. Una scelta che semplifica la comunicazione con il cliente e mantiene un equilibrio nei costi.

Team building e ottimizzazione

Dal luglio 2025, il locale è aperto sette giorni su sette, con un’organizzazione dei turni studiata per garantire weekend liberi alternati ai dipendenti. Il team oggi è composto da quattro persone (con il titolare ci sono Manuel Catenazzi, Alberto Gnocchi e Denise Deiane) ed è coinvolto in modo attivo nella creazione del menu: «Alcuni drink nascono da concept ideati dai miei collaboratori, anche quelli impegnati all’estero. Il lavoro è condiviso e ci teniamo a dare il giusto valore a tutti i contributi, anche alle competizioni: se un cocktail viene creato per una gara, deve poi finire in lista».

Educazione liquida: corsi, degustazioni, conoscenza

Bar_is_the_name ospita eventi di formazione e cultura del bere per la clientela, con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza su distillati, tecniche, etichette e sostenibilità. «Non vendiamo solo un prodotto, ma raccontiamo cosa c’è dentro, come è fatto, quali sono le implicazioni ambientali e produttive. Se un cliente ama uno specifico rum va benissimo, ma gli spieghiamo quali ingredienti contiene e quali altri rum esistono e possono risultare interessanti per lui. Non per giudicare, ma per informare», spiega Ferraro. «Alla fine la gente ci chiede un brand perché glielo abbiamo fatto conoscere, non perché l’ha visto su Instagram».

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Bar is the name a Busto Arsizio (Va)

Speakloud: l’intimità fa cultura

Novità assoluta del 2025 è Speakloud, una sala esperienziale creata sul modello di uno speakeasy o della Negroni Room di Carico a Milano, ma con un twist originale: non è una secret room, ma un luogo riservato, accessibile solo tramite tessera personale nominativa. I titolari (massimo 50 in circolazione) possono portare fino a cinque persone per volta. Ogni ingresso (45 euro a persona) dà accesso a un percorso in capitoli, ognuno dedicato a un tema.

Il Capitolo 1 è incentrato su tè, caffè, cacao e tabacco. Seguono moduli dedicati a gin, rum e altri distillati, costruiti come formazione immersiva mascherata da degustazione. Per continuare nel percorso, i titolari di tessera devono tornare sempre con le stesse persone che hanno coinvolto la prima volta, perché sia una vera esperienza al bar da vivere con gli amici. All’interno si tolgono le scarpe, si indossano ciabatte, si fuma con pipette monouso e si assaggiano drink progettati per esaltare le materie prime, serviti in cristalli vintage o calici aromatizzati tramite vaporizzatori.

Eventi e valore culturale

La drink list dell’estate è la rampa di lancio verso eventi importanti: il 4 luglio arriva a Bar_is_the_name il team di Cinquanta Spirito Italiano, con una guest dedicata ai drink di territorio. Il 5 luglio è il terzo anniversario del bar, celebrato con una festa a tema Frida Kahlo: cocktail con bitter e agave, burlesque show, letture di carte e premi per chi consuma più drink. Il 6 luglio, invece, un brunch contadino chiuderà la trilogia celebrativa, con griglia, dolci artigianali e la collaborazione di Deg Ristorante (fine dining di Busto Arsizio) e di Fabio Longhin di Pasticceria Chiara (Olgiate Olona).

Le esplorazioni aromatiche dei gin Dibaldo Spirits

Dibaldo gin
AG 107,86, Nostradamus e Paracelso sono i tre distillati firmati da Baldo Baldinini, "naso", fondatore e master blender dell'azienda. Tre distillati intensi, raffinati e dall'alta concentrazione aromatica, concepiti per una miscelazione consapevole e creativa

Intensità aromatica, carattere complesso e personalità decisa sono le caratteristiche distintive di AG 107,86, Nostradamus e Paracelso, i gin di Dibaldo Spirits. A crearli Baldo Baldinini, fondatore e master blender dell’azienda e “naso” tra i più apprezzati a livello internazionale, che in tutta la produzione a marchio Dibaldo, che comprende anche un vermouth chinato (leggi, Sando, il nuovo vermouth chinato di Dibaldo Spirits punta alle stelle), un bitter e un aperitivo, ha messo a frutto la sua grande conoscenza degli aromi per dare vita a prodotti contemporanei dai gusti innovativi e capaci di regalare ai bartender e al loro clienti esperienze sensoriali tanto originali quanto intriganti.

Fucina dei gin, e degli altri prodotti, è l’Olfattorio, situato presso la Tenuta Saiano, sui colli di Montebello nella suggestiva Valmarecchia, in provincia di Rimini. Un laboratorio e insieme una “banca dati” che custodisce oltre 50.000 essenze, tinture, estratti, olii essenziali, alcolati, idrolati, botaniche officinali, spezie. Ingredienti tutti naturali, realizzati con pregiate e rare botaniche provenienti da tutto il mondo, dalla cui combinazione nascono nuove armonie di sapori e aromi.

Un viaggio tra gli aromi del mondo

Frutto di questa esplorazione sono i tre gin premium, tutti con alc 45% in vol e in bottiglia da 50 cl, realizzati con ricette tenute rigorosamente segrete e formulate per esprimere la natura autentica degli ingredienti, senza ricorrere a coloranti, additivi o zuccheri bruciati. A caratterizzarli, ognuno con la sua specifica personalità, un’elevata concentrazione aromatica: una scelta ben precisa, che vuole consentire ai bartender di creare cocktail equilibrati con quantità contenute di alcol, promuovendo una cultura del bere consapevole e raffinato.

Più nel dettaglio, AG 107,86, il cui nome è un omaggio all’argento, metallo nobile che ha simbolo Ag nella tavola periodica e peso atomico 107,86, presenta un profilo deciso e cristallino. Puro e pulito al palato, l’impatto olfattivo è dominato dalle bacche di ginepro selvatico, seguite da un bouquet mediterraneo di fiori, spezie e scorze di agrumi. È perfetto da servire freddo in purezza o per realizzare Gin&Tonic essenziali e raffinati unito a toniche neutre.

Nostradamus è invece un gin visionario, complesso e profondo, ispirato ad atmosfere orientali. Fiori di agrumi, rosa damascena, spezie orientali e erbe mediterranee si intrecciano in una sinfonia di aromi elegante e persistente, mentre al palato si presenta ricco di seducenti note calde. Grazie alla sua elevata concentrazione aromatica, bastano 3 cl di prodotto per realizzare un Gin&Tonic completo, equilibrato e avvolgente.

Omaggio al celebre medico-alchimista del XVI secolo, Paracelso è una fusione armonica di scorze di agrumi, erbe mediterranee e cortecce. Il risultato è un gin fresco, dinamico ed elegante, con una marcata impronta mediterranea che evoca l’estate, e una struttura aromatica intensa che lo rendono ideale anche in miscelazioni leggere e bilanciate.

Michele Filip firma cocktail esclusivi per Glep Beverages

L'head bartender Michele Filip tra i titolari di Glep Beverages, Ezio Primatesta e Luca Garofalo
London Dry Gin Fulmine, Vermouth Rosso Vandalo, Bitter Rosso Spinto, Amaro di Erbe Grinta sono le quattro proposte Glep Beverages che sono state interpretate dall'head bartender Michele Filip alla terrazza roof top del Ristorante Hotel Il Giardinetto **** di Pettenasco sul lago d'Orta.

Sette anni vissuti intensamente a ritmo di rock'n'roll per merito dei soci fondatori della Glep Beverages di Borgomanero (Novara) il ristoratore Ezio Primatesta e il designer Luca Garofalo che hanno lanciato, a partire dal 2018, una linea di spirit di grande impatto, fuori da ogni schema, dalle grafiche cartoon fantasy e dai nomi ispirati ad animali leggendari o immaginari, ma tutti con ricette di grande qualità, riconosciute e premiate in vari concorsi internazionali.
«Volevamo fare qualcosa di diverso sia in termini di prodotto sia di brand - precisano i soci Ezio Primatesta e Luca Garofalo -  qualcosa che, come il rock and roll che da sempre amiamo, arrivasse a rompere gli schelmi. Abbiamo pensato di farlo partendo da un prodotto nazionale come il Vermouth che andava giustamente rivalorizzato e rilanciato. Per i nostri prodotti non utilizziamo aromi di sintesi bensì botaniche raccolte a mano prevalentemente sulle Alpi occitane».

Fulmine, Vandalo, Spinto e Grinta per rompere i soliti schemi

Eletto nel 2023 Italy Country Gin Winner Gold a World Gin Award di Londra, Fulmine London Dry Gin si caratterizza graficamente per l'etichetta che riporta una testa di tigre (42% alc) bott 70 cl), ridistillato di un fermentato di cereali nel quale sono state messe a macerare botaniche come ginepro, pompelmo rosa, coriandolo, angelica, limone...
Per Vermouth Rosso Vandalo invece i due soci si sono ispirati graficamente a una pantera lacustre con zampe di drago (omaggio alla leggenda del drago del Lago d'Orta sconfitto da San Giulio) (18% alc, bott 75 cl), vino rosso  con infusioni alcoliche di botaniche come cannella, garofano, china, cardamomo, zenzero, vaniglia, rabarbaro, cacaio, assenzio gentile...
Una lepre volante con ali di libellula invece è stata l'ispirazione per caratterizzare graficamente Bitter Rosso Spinto, liquore aperitivo amaro (21% alc, bott 70 cl), soluzione idroalcolica infusa con botaniche delle Alpi piemontesi come iperico (Erba di San Giovanni), rabarbaro, arancia dolce e amara, cassia, genziana, quassio...
Il lupo marsupiale della Tasmania con baffi di piume d'anatra è stato adottato come icona di Amaro di Erbe Grinta (28% alc, bott 70 cl) di colore verde smeraldo, soluzione idroalcolica infusa con botaniche come genepy, ginepro, genzianella, achillea, menta piperita, quassio, eucalipto...

Serata travolgente con i cocktail di Michele Filip, i piatti di Simone Gamba e la musica rockabilly di The Blue Roosters

Vincitore italiano della World Class Diageo 2023 (poi piazzatosi all'11° posto nella classifica mondiale), Michele Philip (classe 1998) è stato per anni head bartender del locale trendy Freni & Frizioni di Roma.

Head Bartender Michele Filip

Per tutto il 2025 Michele Philip è stato chiamato da Glep Beverages a interpretare gli spirit dell'azienda piemontese con una serie di ricette speciali. Il debutto è avvenuto di recente presso la grande terrazza sul lago d'Orta del Ristorante Hotel **** Il Giardinetto di Pettenasco (Novara) della famiglia Primatesta, abbinando una serie di cocktail con i piatti elaborati per l'occasione dallo chef resident Simone Gamba.
Immancabile la collaborazione con il resident bartender Claudio Fiora, recentemente selezionato tra i finalisti del concorso nazionale Baritalia by Bargiornale (Venezia il 24 novembre)
A sottolineare i vari passaggi non poteva mancare una colonna sonora rockabilly eseguita dalla band The Blue Rooster composto da Cesare Rainoldi (voce possente e chitarra) e Fabio Casella (contrabbasso).

Sbagliato 75

Ingredienti
45 ml Vermouth Rosso Vandalo
15 ml Bitter Rosso Spinto
10 ml succo di limone chiarificato home made
7,5 ml sciroppo di melagrana ricavato a bassa temperatura per osmosi home made
Preparazione
Shaker, versare in calice su sfera di ghiaccio, top Champagne, guarnire con germi di pisello.
Abbinamento
Tartare di ricciola, dressing al frutto della passione, battuto di olive e pomodoro.

Spinto Paloma
Ingredienti
30 ml Bitter Rosso Spinto
15 ml liquore al cocco
15 ml succo di limone chiarificato home made
1 barspoon di sciroppo d'agave
top soda al pompelmo rosa chiarificata home made
Preparazione
Versare direttamente nel tumbler alto bordato su un lato di sale su cubo di ghiaccio, guarnire con spicchio di limone.
Abbiunamento
Risotto, bisque al Vermouth Rosso Vandalo, gamberi e maionese al Bitter Spinto.

Twist Boulevardier
Ingredienti
30 ml Bitter Rosso Spinto
30 ml Vermouth Rosso Vandalo
20 ml Whiskey Bourbon
20 ml acqua di pesca macerata 24h e chiarificata home made
5 g timo
Preparazione
Ingredienti nel mixing glass, versare in coppetta su cubetti di ghiaccio.
Abbinamento
trancio di manzo alla salsa bernese e foglie di verdura colorate.

 

Grinta Gimlet
Ingredienti
30 ml Amaro di Erbe Grinta
30 ml London Dry Gin Fulmine
30 ml cordial lime
Preparazione
Versare in tumbler su cubo di ghiaccio, stir, guarnire con foglia di menta.
Abbinamento
Mousse al pompelmo, cremoso al cioccolato e granita al Bitter Rosso Spinto.

Cocktail Grinta Gimlet

Smoky Martini
Ingredienti
40 ml London Dry Gin Fulmine
20 ml Sherry Manzanilla
20 ml salamoia affumicata
Preparazione
Miscelare direttamente in coppetta, guarnire con spiedino di oliva affumicata.

Pompelmo Rosè, la limited edition estiva di Derby Blue

Derby Blue Limited Edition Pompelmo Rosè - Clara sorso
Nata dalla collaborazione con la cantante Clara, il nuovo suco di frutta al pompelmo rosa sarà distribuito nei bar per tutta l'estate

Ha tutto il gusto e il profumo dell’estate la nuova limited edition Pompelmo Rosé di Derby Blue. La nuova referenza è frutto della collaborazione tra il marchio di succhi di Conserve Italia e la cantante Chiara Soccini, a suggellare una partnership nata con la 75° edizione del Festival di Sanremo e che proseguirà nei prossimi mesi. Una collaborazione pensata per parlare alle nuove generazioni, unendo stile, autenticità e gusto.

Disponibile nei bar per tutta l’estate, Derby Blue Pompelmo Rosé, si presenta con un look inedito e “unconventional”, in puro stile del marchio. L’iconica bottiglietta blu, in vetro riciclabile, è infatti impreziosita da un’etichetta personalizzata con l’immagine della cantante su un’esplosione di colori pop. Ma la nuova arrivata si caratterizza anche per l’aroma e il sapore pieno del pompelmo rosa, che la rendono ideale per una pausa rinfrescante o come ingrediente per la mixology, grazie al gusto deciso e agrumato del frutto. Come ormai per tutta la gamma di succhi del marchio per il bar, è senza zuccheri aggiunti, andando incontro alle esigenze dei consumatori, giovani e non, sempre più attenti al tema del benessere.

A celebrare l’arrivo di Pompelmo Rosè un evento svoltosi al Maré di Cesenatico, in occasione della Notte Rosa, alla quale ha preso parte Clara, protagonista dello show che ha chiuso la giornata. I due partner saranno ancora insieme per tutta l’estate, con la nuova referenza che accompagnerà il tour estivo della cantante, partito da Cesenatico e che toccherà alcune delle pr9ncipali località della Penisola.

AperiPringles Summer Tour 2025 in giro per le migliori spiagge d’Italia

Dj Wad di Radio DeeJay ha animato il debutto milanese di AperiPringles Summer Tour 2025
Debutto a Milano di AperiPringles Summer Tour 2025 che, insieme a Radio Deejay, toccherà tredici tra le spiagge più belle d'Italia

Al tradizionale grido "In carrozza!" si è tenuto a Milano il debutto di AperiPringles Summer Tour. Partito da piazza Castello, un tram ATM interamente brandizzato AperiPringles Summer Tour ha portato recentemente  in giro per la città diversi festanti gruppi di viaggiatori che hanno potuto gustare una serie di aperitivi con accompagnamento delle chips Pringles (13 gusti disponibili) nei iconici tubi in cartone da 42 o 164 g, insieme con un coinvolgente accompagnamento musicale a cura del Dj Wad di Radio Deejay con utilizzo delle possenti casse acustiche JBL Party Box Club.
Pringles infatti è official partner del Vertical Summer Tour di Radio Deejay (19 tappe).

AperiPringles Summer Tour 2025 si svilupperà al tramonto per i prossimi mesi su alcune delle più belle spiagge italiane:
12-13 luglio a Bibione/San Michele al Tagliamento (Venezia)
14 luglio a Jesolo Lido (Venezia)/Capannina Beach
19-20 luglio Cattolica (Rimini)/Piazza del Tramonto
26-27 luglio Civitanova Marche (Macerata)/Viale Giacomo Matteotti
1 agosto Lido di Camaiore (Lucca)/Beach free
2-3 agosto Marina di Massa (Massa Carrara)/Via delle Pinete
9-10 agosto Terracina (Latina)/Viale Circe
12-13 agosto San Salvo Marina (Chieti)/Lungomare Cristoforo Colombo
15-.16 agosto Marina di Ginosa (Taranto)/Via Pola
19-20 agosto Sciacca (Agrigento)/Via dei Coralli
22-23-24 agosto San Vito Lo Capo (Trapani)/Via Duca degli Abruzzi
27 agosto Golfo Aranci (Gallura-Sardegna)/Spiaggia Bianca.

Aggiornamenti sulla pagina Instagram @pringles.it

«L'aperitivo è un momento unico di condivisione - commenta Elisa Tudino, Activation Brand Leaf Italia di Kellanova - che racchiude tutto lo spirito di Pringles. Pringles infatti è lo snack iconico che, con un piccolo gesto, accende la voglia di divertirsi e stare insieme. Con AperiPringles Summer Tour vogliamo celebrare proprio questo: il piacere di condividere esperienze di gusto e divertimento, con leggerezza e spontaneità, come solo Pringles può fare».

Chips Pringles sono prodotte e distribuite da Kellanova

Create nel 1968 in una fabbrica del Tennessee (Usa) da Procter & Gamble a base di polvere di patate disidratate, farina di frumento e mais, dalla tipica forma ondulata e impilabile, dal 2014 le chips Pringles sono diventate di proprietà Kellogg, oggi Kellanova leader mondiale degli snack e sono distribuite in tutto il mondo. Si distinguono inoltre per il logo Mr Potato Head con i baffi neri.

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