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Los dos italianos perdidos en Mexico- La Punta Documental: guarda l’episodio n. 6

L'episodio numero 6 del viaggio in Messico di Cristian Bugiada e Roberto Artusio, fondatori de La Punta Expendio de Agave a Roma

Dieci anni di viaggi in Messico, oltre settanta ore di video girati in loco, innumerevoli distillerie di tequila e mezcal visitate. Roberto Artusio e Cristian Bugiada, fondatori de La Punta Expendio de Agave di Roma e fra i massimi esperti italiani dei distillati di agave sono gli autori di “Los dos italianos perdidos en Mexico”. Un viaggio documentario in cui "I due italiani perduti in Messico" esplorano il mondo del mezcal, della tequila, del pulque: in una parola, dell’agave.

Nel sesto episodio, con la guida di Asunción Matilde Vargas, una produttrice che esalta l’arte del mezcal pechuga, i due bartender della Punta scopriranno come il distillato si unisce a ingredienti come pollo, coccodrillo, serpenti e persino cannabis.

L'episodio numero 6 segue le precedenti avventure dei due italiani perduti in Messico: nei primi due episodi il viaggio è iniziato da Città del Messico (guarda il primo e il secondo episodio), per poi approdare nell’affascinante città di Puebla (guarda il terzo episodio) e iniziare il pellegrinaggio alla ricerca dei mezcal Papalometl selvatici (guarda il quarto episodio). Nel quinto episodio tappa a Santa Maria Xoyatla, sempre inseguendo le radici della cultura del mezcal (guarda il quinto episodio).

Vendite stabili per Campari Group nel primo semestre

Campari Gruppo-Campari
Aperitivi e tequila continuano a trainare le vendite del Gruppo rimaste stabili sul 2024 e pari a 1,53 miliardi di euro, nonostante il clima di incertezza che caratterizza il mercato e che ha fatto sentire i suoi effetti in particolare nei primi tre mesi dell'anno

Aperitivi e tequila continuano a trainare le vendite di Campari Group. Vendite che nel primo semestre di quest’anno hanno raggiunto gli 1,53 miliardi di euro, rimanendo stabili rispetto allo stesso periodo del 2024, nonostante l’incertezza e la volatilità che caratterizzano il mercato e, più in generale, il contesto macroeconomico. Particolarmente positivo il dato del secondo trimestre, nel quale il Gruppo ha registrato una crescita organica del 3%, recuperando il terreno perso nei primi tre mesi, quando le criticità del mercato hanno fatto sentire maggiormente i loro effetti.

A risentire delle turbolenze del mercato le performance di profittabilità con l’Ebit (utile prima degli interessi e delle imposte) rettificato attestatosi sui 352 milioni, in calo del 5,6% su base organica, ma che ha registrato un +2% nel secondo trimestre, il margine operativo lordo rettificato a 727 milioni, -1% organicamente, ma +6,6% nel secondo trimestre, e l'utile del gruppo pari a 206 milioni, in calo del 6%.

Numeri che lasciano fiduciosi il management del gruppo per il prosieguo dell’anno. «Abbiamo registrato una performance positiva delle vendite nette nel secondo trimestre, come atteso, in avvio della stagione più importante. In termini di dati di consumo, abbiamo continuato a conseguire una sovraperformance nella maggior parte dei mercati, con un miglioramento nel secondo trimestre, guidata da aperitivi e tequila – ha commentato in una nota stampa il ceo di Campari Group Simon Hunt -. Guardando al futuro, confermiamo che la guidance già fornita per il 2025 rimane il nostro obiettivo, escludendo l’impatto dei dazi Usa, e il terzo trimestre sarà fondamentale per aumentare la nostra visibilità. La vendita del vermouth e sparkling wine di Cinzano e il business di Frattina per 100 milioni di euro segna un passo fondamentale nella strategia di razionalizzazione del nostro portafoglio e incrementato focus sui brand chiave, mentre assicuriamo la riduzione della leva finanziaria (leggi Campari cede i brand Cinzano e Frattina a Gruppo Caffo 1915)».

Bene gli aperitivi, corre il tequila

Guardando le performance dei vari brand, House of Aperitif (47% delle vendite del Gruppo), ha registrato una crescita del 2%. Le vendite di Aperol sono aumentate dell’1%, +2% nel secondo trimestre, guidate dalle Americhe, +8%, con una crescita negli Usa dell’1% e un forte trend nel resto della regione. L’andamento è stato stabile in Europa, Medio Oriente e Africa (Emea), con una performance invariata in Italia. In calo del 2% le vendite di Campari, nonostante una crescita dell’8% negli Stati Uniti e dell’1% in Emea. Gli altri marchi hanno registrato una crescita del 10%, con Crodino che ha mostrato un trend in accelerazione come gli altri aperitivi, in particolare Sarti Rosa e Aperol Spritz.

In calo dell’1% le vendite dei marchi racconti nella House of Whiskey and Rum (14% delle vendite del Gruppo), con Wild Turkey che ha risentito della frenata del mercato Usa, la sua principale piazza, che ha compensato la crescita nelle aree Asia Pacifico ed Emea. Molto positivo l’andamento del portafoglio di rum giamaicano, con vendite su del 5% guidate soprattutto da Wray&Nephew Overproof.

In crescita del 5% anche le vendite dei marchi della House of Agave (10% delle vendite del Gruppo). Continua la corsa di Espolòn (+5%) guidata dal mercato principale degli Stati Uniti e supportata sia da Blanco (+4%) che da Reposado (+14%), che registra performance positive anche nei mercati internazionali in fase di sviluppo, quali Australia, Canada, Regno Unito e Italia. Ottimo l’andamento degli altri marchi a base agave, +7%, guidati da Espolòn Ready to drink nel suo mercato principale dell’Australia e da Montelobos negli Usa.

In flessione dell’1% le vendite dei brand di House of Cognac and Champagne (8% delle vendite del Gruppo). Qui si evidenzia la caduta di Grand Marnier, -20%, influenzata dal mercato Usa. Gli altri cognac e champagne hanno registrato un calo del -5%, nonostante la solida crescita nel secondo trimestre (+12%), trainata da Lallier negli Stati Uniti.

Infine, i marchi locali (21% delle vendite del Gruppo) in calo del 4%. Skyy ha registrato una diminuzione del 4% negli Usa, suo principale mercato, in linea con i principali player della categoria, nonostante un miglioramento nel secondo trimestre, compensando la crescita in Argentina, Brasile e Cina. Bene i vini spumanti e i vermouth, cresciuti del +3%, mentre il resto del portafoglio è diminuito del -6%.

Da Velluto, a Bologna, è arrivato il mare

Velluto bartender
Antonio Gigante e Saverio Vaccari
Con la drink list Tutti Frutti, firmata da Antonio Gigante e Saverio Vaccari, il locale propone un viaggio nostalgico negli anni Ottanta, tra nostalgie pop, gelati d’infanzia e riferimenti a Baywatch

A Bologna ho incontrato un signore che con un giro di parole mi ha fatto capire che a Bologna c'è il mare. Cochi e Renato perdonino la perifrasi della loro A me mi piace il mare, ma tutto deve avere un inizio e questo ci è sembrato un bel modo di partire. Intendiamoci, quello di Bologna non è il mare che ti spettina e ti lascia il sale sulle labbra, o dei gabbiani che ti fregano la focaccia, ma quello che ti scombina i ricordi. Il mare degli anni Ottanta, delle estati infinite con i piedi incollati alla sabbia e i gelati confezionati che si scioglievano troppo in fretta per essere veri. Il mare che oggi, nel cuore della città, si trova al cocktail bar Velluto, grazie ad Antonio Gigante e Saverio Vaccari, che con la drink list Tutti Frutti hanno avuto il coraggio di fare ciò che in fondo tutti sogniamo: riportare l’estate di quando eravamo bambini in un bicchiere da adulti.

C’è dentro tutto: la nostalgia che pizzica come l’acqua fredda sulle caviglie, la leggerezza di un video che omaggia Baywatch - sì, quello con i costumi rossi e le corse al rallentatore - e la precisione chirurgica di chi sa che dietro ogni sorriso c’è un grammo pesato, una temperatura calibrata, una texture studiata per sorprendere. Perché dietro l’ironia pop c’è una tecnica da gente che ne sa.

Tecnica sopraffina e immaginario pop

Gli anni Ottanta erano fatti di colori sparati e sogni low cost prima che la dizione “low cost” entrasse nel vocabolario popolare. Ci bastava un ghiacciolo all’arancia per credere di avere il mondo in mano. Tutti Frutti parte proprio da lì, dai gelati confezionati di quell’epoca, e li trasforma in cocktail da quattordici euro che sono piccoli oggetti scenici, controfigure di buon gusto. Prendiamo l’Ariallera, servito in una tazza da gelato come fosse un cimelio d’infanzia trovato in un mercatino delle pulci. Il Tanqueray Ten incontra il Lillet Rosé e il pompelmo, mentre l’Amarena Fabbri aggiunge quella nota di dolcezza nostalgica, quasi rassicurante, molto bolognese. L’aria ai frutti rossi, leggera e impalpabile, è la parte più ludica ma anche più intrigante: al naso arriva prima l’esplosione fruttata, poi in bocca l’equilibrio tra agrumi e fiori lascia spazio a un amaricante elegante, da sorbetto adulto. È il drink che sa come sorridere, ma anche come colpire di fino.

Il Fior di Frigola è invece un aperitivo con l’anima da divo, quello che arriva in scena dentro un mini-frigo, nell’era del “Frigobarman”, già questo dice tutto sullo spirito del progetto. Dentro, un Vermouth Martini Riserva Speciale Ambrato che incontra un infuso di fragola e Milky Oolong, completati dallo Champagne Lallier. L’effetto? Prima la sorpresa visiva, poi l’assaggio che gioca in punta di fioretto: floreale, morbido, quasi cremoso al palato, con note di fragranza fruttata che si rincorrono come luci al neon su un lungomare romagnolo ai tempi d’oro delle sale giochi. È un drink che si apre lentamente, come un tramonto che non ha fretta di chiuderla lì.

E poi c’è il Nanopistico, che è un colpo di scena in verde brillante: vodka Beluga come base solida, ma poi mela verde, cetriolo e avocado a dare quel twist vegetale che rende tutto più sorprendente. La Ginger Beer Sanpellegrino chiude con una spinta frizzante e speziata, e il risultato è un cocktail che non si limita a dissetare: rinfresca, stuzzica, e lascia in bocca una traccia erbacea, quasi balsamica. Un po’ Bob Marley, un po’ Sting per dirla in note. È il più contemporaneo dei tre, ma non rinuncia a quel tocco giocoso che fa parte dell’identità di Tutti Frutti.

Ogni drink un ricordo interpretato con ironia

Questa lista è una dichiarazione d’intenti come fu per il primo motorino “Ciao” pagato a rate: dietro i bicchieri insoliti, i nomi scherzosi e le cartoline che trasformano Bologna in una città di mare c’è una costruzione organolettica precisa. Le temperature sono studiate per creare contrasti - dal sorbetto che ti rinfresca la lingua alla sensazione vellutata di un tè latteo - mentre le consistenze cambiano a seconda del drink, passando dal cremoso al frizzante per stimolare più sensi contemporaneamente. La palette aromatica è coerente: frutta, agrumi, tocchi tropicali e dolcezze mai eccessive, tutto bilanciato con spiriti premium e ingredienti freschi.

Ma la forza di Tutti Frutti non è solo tecnica, un po’ come Chuck Berry che con tre accordi e un passo d’anatra ti fregava l’anima: lì non era questione di virtuosismi, era un colpo basso al cuore, roba che ti faceva venire voglia di vivere più in fretta. È che, mentre bevi, ti ritrovi a pensare a quelle estati passate davanti a una tv che trasmetteva Baywatch - e tu, ragazzino, credevi che il mondo fosse un posto dove tutti correvano rallentati, belli e abbronzati, pronti a salvarti, anche se l’unico pericolo era la noia. Gigante e Vaccari hanno preso quell’immaginario e l’hanno sporcato di ironia e malinconia: perché crescere significa capire che i gelati si sciolgono, i bagnini non arrivano sempre in tempo e le vacanze finiscono.

E allora ecco il bar che si prende gioco di tutto questo, ma lo fa con la serietà di chi conosce i fondamentali. Perché ogni drink è un ricordo, sì, ma è soprattutto un cocktail che funziona: preciso, curato, con una regia invisibile dietro la battuta. Velluto è quel genere di posto dove ti fanno ridere, poi ti fregano con la sostanza, e tu sei felice di essere stato fregato. E quando finisci l’ultimo sorso, ti resta la sensazione di aver appena scartato il gelato sbagliato ma, per qualche motivo, era proprio quello giusto.

Tequila Miradiva alla conquista di lounge bar esclusivi

Servizio cocktail al banco di Rosa Grand Milano Lounge & Bar
In occasione del World Tequila Day, la gamma Tequila Miradiva composta da Blanco, Reposado, Anejo e Rosa Canela è stata protagonista al Lounge Bar dell'hotel Rosa Grand Milano.

Lanciata solo l'anno scorso, la gamma ultrapremium di Tequila Miradiva sta conquistando un posto d'onore sulla bottigliera dei lounge bar internazionali, da località turistiche come Ibiza a metropoli come Milano.

E proprio al Rosa Grand Milano Collezione Starhotels di piazza Fontana (alle spalle del Duomo), in occasione del World Tequila Day, si è tenuta una speciale degustazione della gamma Tequila Miradiva al Grand Lounge & Bar a cura del barmanager Alessio Mei Martorelli e dello chef Bruno Cefalà, con la supervisione general manager Marco Pratolongo.
Paloma e Margarita
sono stati i cocktail al centro dell'assaggio accompagnati da un menù food speciale composto da bocconcini come:
rosa di crudo di ricciola, bacche rosa, brunoise di mela verde e cetriolo, nebulizzata da Tequila affumicata;
polpa di scampi marinati all'aneto, caviale di Tequila e veli di rapanello;
crumble di pane croccante al pomodoro, spuma di ricotta di bufala e 'nduja aromatizzata alla Tequila;
mini granita al lime e Tequila Miradiva.

Nella degustazione in purezza di Blanco, Reposado e Anejo (40° alc), particolare interesse e favore ha riscosso Rosa Canela, affinata in serbatoi di alluminio e arricchita con petali di rosa e chips di rovere francese provenienti da botti che hanno ospitato pregiati vini rossi, particolarità che conferisce al distillato un colore rosa intenso e sfumature di frutti rossi, vaniglia e caramello.

Da sempre considerato un prodotto "povero" messicano frutto della distillazione di agave blu, il tequila invece si è rivelato pieno di risorse inaspettate, almeno pari a distillati più prestigiosi.
Dall'incontro con il celebre maestro tequilero Hugo Yerenas Dominguez che opera nello stato messicano di Jalisco e che utilizza un metodo innovativo per la cottura delle noci di agave, un gruppo di investitori italiani come Andrea Rovinalti (amministratore delegato) ha messo a punto il progetto Tequila Miradiva.
L'iniziativa punta su una indubbia qualità del prodotto a cominciare dalla materia prima come agave blu weber, realizzando specialità come Blanco, Reposado e Anejo, alle quali è stata affiancata l'originale Rosa Canela.
Tutte proposte in una originale bottiglia di ceramica colorata con decorazioni in oro applicate a mano da 70 cl, dal design altrettanto elegante e raffinato, con chiari riferimenti all'arte messicana precolombiana. Da notare che la forma ricorda i gradoni di un tempio maya, sensazione rafforzata dal lato posteriore della bottiglia che ricorda le gradinate per salire fino in cima al tempio.

Una nuova location per Roma Bar Show 2026

Roma 19-07-2016 Apertura in anteprima per la stampa del 'La Nuvola' ideata dall'architetto Massimiliano Fuksas. Per l'occasione l'opera e' stata illuminata per la prima volta con spettacolari proiezioni. Opening for the press and lighting of 'The Cloud', the new Eur Convention centre by the famous archistar Massimiliano Fuksas. The Cloud's history began 18 years ago, wen the project began, its construction started in 2008, but, due mainly to the huge cost of the opera, the project took almost 10 years to be realized. Photo Samantha Zucchi Insidefoto
Roma Bar Show, la manifestazione romana dedicata al mondo beverage si sposta alla Nuvola di Fuksas e annuncia le nuove date 2026: 14 e 15 settembre

Era nell'aria, la crescita progressiva dei numeri della manifestazione romana dedicata al mondo del beverage e della mixology imponevano un cambio di location. Ecco che arriva la conferma ufficiale: nel 2026 Roma Bar Show abbandona il Palazzo dei Congressi e si sposta poco più in là, sempre in zona Eur, alla Nuvola di Fuksas. Altra novità, il cambio mese per questa manifestazione che tradizionalmente si era svolta nel mese di maggio: dal 2026 sarà a settembre e, precisamente, il 14 e 15 settembre.

Location più grande e più prestigiosa, quindi, in un centro congressi all'avanguardia, costruito con un approccio eco-compatibile e servizi tecnologicamente avanzati. Ma anche un esempio di architettura contemporanea dall'alto valore artistico, firmato da un'archistar di livello internazionale, che ha rotto gli schemi in città, dando nuova linfa al polo fieristico dell'Eur. Uno spazio articolato su tre livelli, con un livello sale congressuali di 9mila metri quadrati, un livello "forum" di 7.300 metri quadrati di spazio polivalente e un auditorium da 1.800 posti.

Un'immagine dell'edizione 2025 del Roma Bar Show

Il format, ideato nel 2019, ha raddoppiato i numeri ogni anno, arrivando a quota 17mila ingressi e 180 aziende partecipanti. Nell'ultimo anno, inoltre, con l'ingresso di Fiere di Parma nel capitale, la volontà di crescere ulteriormente era stata dichiarata espressamente dal co-fondatore e ceo, Andrea Fofi. «Quando abbiamo lanciato il primo Roma Bar Show - ha commentato Fofi, a margine della chiusura dell'ultimo Roma Bar Show - volevamo riunire l'intera industry in un unico progetto, rendendo Roma e I’Italia protagoniste al pari dei già consolidati eventi internazionali di settore, con numerosi eventi e ospiti provenienti da tutto il mondo. Abbiamo raggiunto il nostro primo obiettivo e abbiamo fatto di più: con l’ingresso di Fiere di Parma adesso vogliamo crescere e diventare il punto di riferimento a livello internazionale, non solo per le aziende di settore e per gli addetti ai lavori, ma per l’intero segmento».
Nell'ultimo anno si era aperto anche un canale di collaborazione con l'Ice (Istituto Commercio Estero), che aveva dato modo all'evento di aprirsi ancora di più a livello internazionale, lanciando il primo Buyers Program, che ha favorito l'arrivo nella capitale di 50 buyer internazionali.

 

 

Il marchio Stampa, con il suo Sassolino, entra nel portfolio Casoni

Un’icona del gusto emiliano si aggiunge alla collezione di Casoni di marchi storici del territorio, con l’obiettivo di rilanciare il Sassolino

C’è un Sassolino nella scarpa di Casoni. Calembour facile, leggendo del completamento dell’acquisizione da parte di Casoni Fabbricazione Liquori del marchio Stampa, storica realtà di Sassuolo, famosa proprio per la produzione del Sassolino. Una scelta non casuale, che prosegue nel solco già tracciato della valorizzazione della tradizione emiliana e dei marchi storici del territorio emiliano-romagnolo, da vermouth e bitter ai classici da fine pasto, dall'Amaro del ciclista al Gin Tabar.

L’obiettivo, dicono da Casoni, è di preservare l’identità di questo liquore per dolci dal caratteristico aroma di anice stellato e una gradazione alcolica di 40% vol. “Liscio, nel caffè, insuperabile nei dolci”, recita un vecchio claim pubblicitario. Nell’immaginario emiliano, il Sassolino è interpretato come fine pasto, simbolo di convivialità, ma anche come aroma inconfondibile per dare carattere a dolci e caffè. La storia racconta che Lucio Bazzigher, svizzero originario del Cantone dei Grigioni, insieme a un gruppo di connazionali, si trasferì nel modenese nella seconda metà del Settecento. Molti di loro erano speziali e drogheri, abili nella distillazione, ed elaborarono la ricetta di quello che inizialmente era conosciuto come “rinfresco d’anice”. La ricetta prevede la distillazione di questo liquore in alambicchi di rame, dove viene introdotto anice stellato essiccato, importato da oltre due secoli dalla Cina meridionale. Cuore cinese, cervello svizzero e nome modenese, perché poi fu a inizio Ottocento che il Sassolino prese questo nome, grazie all’intuizione dei cadetti dell’Accademia militare di Modena.

Da sinistra, Piergiorgio Pola e Paolo Molinari, rispettivamente presidente e amministratore di Casoni Fabbricazione Liquori

Una storia importante alle spalle, quindi, da rilanciare con una visione moderna e un piano di sviluppo dei prodotti a marchio Stampa, dicono da Casoni, che ha come obiettivo il canale horeca e il mercato estero. Il Sassolino e le altre specialità della linea dolci saranno da subito integrati nell’offerta Casoni. «Il Sassolino - affermano Piergiorgio Pola e Paolo Molinari, rispettivamente presidente e amministratore di Casoni Fabbricazione Liquori - è un prodotto simbolo della nostra terra, e vogliamo ridargli il posto che merita, anche grazie a una nuova fase di sviluppo innovativo. Casoni ha l’opportunità di far brillare nuovamente il Sassolino sui mercati nazionali e internazionali, portando avanti una tradizione che sa rinnovarsi, senza perdere mai le proprie radici».

Vodka Moskovskaya cambia abito per festeggiare i primi 125 anni

La nuova ed elegante bottiglia di Vodka Moskovskaya con la drinlk list per i 125 anni
Nuovo ed elegante design della storica bottiglia di Vodka Moskovskaya, certificata Osobaya (originale, non aromatizzata) dallo zar Alessandro III° a fine Ottocento a Mosca, Di proprietà oggi di Amber Beverage Group, è distribuita in Italia da Velier.

Distribuita in oltre 60 Paesi del mondo in 440mila casse da 9 litri, Vodka Moskoskaya (Vodka di Mosca) ha festeggiato il traguardo dei 125 anni di presenza sul mercato, una protagonista premium del settore che ha stabilito un vero e proprio standard di qualità.
Nell'occasione la storica bottiglia in vetro chiaro da 70 e 100 cl ha ricevuto un restyling dell' etichetta minimalista che l'ha resa famosa, acquisendo un'immagine più moderna ed elegante, caratterizzata da un verde intenso e da dettagli in rame.
Passata di proprietà nel 1925 all'ente di Stato Sovietico Soyuzplodimport, la gamma di Vodka Moskovskaya dal 2015 è entrata a far parte del portafoglio prodotti del grande gruppo lettone Amber Beverage Group.
A cura del distributore nazionale Velier di Genova, la presentazione italiana della nuova bottiglia e immagine è avvenuta di recente a Milano  presso il raffinato lounge bar Café Madeira di viale Monte Nero 3, i cui bartender hanno proposto una serie di cocktail in tema da una rivisitazione del
Moscow Mule
5 cl Vodka Moskovskaya
5 cl un insolito succo di mela al posto del classico succo di lime
top 7,5 cl Ginger Berr Fever-Tree
e
Moscow 125
3 cl Vodka Moiskovskaya
gocce di assenzio
1,5 cl succo di limone
1,5 cl sciroppo di zucchero
6 cl Prosecco Segura Viudas.

Oltre il secolo di storia

Dall'inizio del Novecento, il marchio Moskovskaya (Vodka di Mosca) può vantare la classificazione Osobaya (originale, non aromatizzata e ). Dal 1938 Vodka Moskovskaya è prodotta con distillazione continua di un blend di grano e segale, oggi con uno dei sistemi multicolonna più all'avanguardia, dotato di 7 colonne con distillazione a pressione controllata. Il risultato è un distillato purissimo a 96° alcolici che viene poi ridotto con acqua purissima di sorgente a 40° alcolici, quindi rettificata con l'impiego di filtri naturali come sabbia di quarzo e carbone attivo, dando vita a un prodotto di particolare morbidezza con un finale dolce e note di erbe aromatiche.

Autore della Tavola Periodica degli Elementi, al chimico russo Dimitrij Mendeleev va il merito di aver fissato il punto esatto di equilibrio nella purezza della vodka: 40% in volume alcolico come risultato dalla distillazione di cereali russi.
Rielaborata da alcuni chimici alimentari dell'Università di San Pietroburgo, la ricetta di "Vodka Originale Russa" è stata legalizzata nel 1894 dallo Zar Alessandro III con una apposita legge imperiale, a cui si dovevano attenere le 300 distillerie russe in attività a fine Ottocento, e da allora essa rappresenta l’indicazione di assoluta autenticità nella produzione di vodka dai più alti standard.

Los dos italianos perdidos en Mexico – La Punta Documental: guarda l’episodio n. 5

L'episodio numero 5 del viaggio in Messico di Cristian Bugiada e Roberto Artusio, fondatori de La Punta Expendio de Agave a Roma

Dieci anni di viaggi in Messico, oltre settanta ore di video girati in loco, innumerevoli distillerie di tequila e mezcal visitate. Roberto Artusio e Cristian Bugiada, fondatori de La Punta Expendio de Agave di Roma e fra i massimi esperti italiani dei distillati di agave sono gli autori di “Los dos italianos perdidos en Mexico”.

Un viaggio documentario in cui "I due italiani perduti in Messico" esplorano il mondo del mezcal, della tequila, del pulque: in una parola, dell’agave. In questo episodio, i due fondatori de La Punta si immergono nella cultura del mezcal di Santa Maria Xoyatla, Puebla, incontrando i produttori locali, per scoprire il processo di produzione tradizionale dei distillati di agave.

L'episodio numero 5 segue le precedenti avventure dei due italiani perduti in Messico: nei primi due episodi il viaggio è iniziato da Città del Messico (guarda il primo e il secondo episodio), per poi approdare nell’affascinante città di Puebla (guarda il terzo episodio) e iniziare il pellegrinaggio alla ricerca dei mezcal Papalometl selvatici (guarda il quarto episodio).

Discoteche italiane all’insegna della stabilità

Il rapporto Siae 2025 mostra i dati delle discoteche italiane, il leggera crescita grazie a eventi e superguest, ma diminuisce il numero delle imprese

Come stanno le discoteche italiane? Se fossero titoli quotati in borsa si potrebbero definire stabili: non si rilevano variazioni significative rispetto all’ultimo censimento che conti davvero. Ci riferiamo in particolare al Rapporto Siae, uscito a metà luglio 2025 e che fotografa e inquadra i numeri dello spettacolo in Italia, facendo come sempre riferimento a dati raccolti nell’anno precedente. Nel 2024, il settore ha mostrato segnali incoraggianti rispetto all’anno precedente, con lievi espansioni sia nel livello di offerta che in quello di partecipazione – si legge nel rapporto -. Se gli eventi sono aumentati dell’1,8%, superando quota 200mila, la crescita delle presenze ha seguito un ritmo più lento, con un aumento dello 0,5% che ha portato a oltre 34milioni di partecipanti nell’anno. Sul fronte economico, la spesa ha registrato un incremento dell’1,3%, arrivando a un giro d'affari di quasi 500 milioni di euro. Aumentano gli organizzatori: 20.148 nel 2024 (+7,4%).
Di sicuro il settore delle discoteche è in costante evoluzione, in quanto il concetto tradizionale di intrattenimento serale e notturno viene declinato in sempre più diverse modalità, sempre tenendo ben presente che dall’1° gennaio 2010 al 31 dicembre 2023 sono state 2.698 le imprese che si sono cancellate in Camera di Commercio, con un saldo negativo di 2.068 locali da ballo persi in quattordici anni.
L’emergenza sanitaria ha senz’altro dato una mazzata alle discoteche di tutta Italia, ma non è l’unico motivo di queste sparizioni, dovute anche al fatto che al netto di uno zoccolo duro che va e andrà sempre a ballare, in tanti preferiscono trascorre le proprie serate diversamente. Un club funziona ormai essenzialmente se sa proporre con continuità una serata importante e un ospite davvero speciale: è praticamente sparita la discoteca dove si andava a prescindere. Non esistono quasi più i fedelissimi: si sceglie di volta in volta dove andare in base alla proposta ed ovviamente in base al suo costo. La selezione nel mercato italiano è sempre più spietata e si resta in vetta soltanto se ci sa muovere a 360°: imprenditori che abbiano locali sia estivi che invernali - ad esempio le cordate alla quali fanno riferimento in Emilia Romagna Matis, Peter Pan e Villa delle Rose (in foto) e in Veneto King’s e Storya - oppure chi sa diversificare come l’Amnesia Milano, che collabora attivamente con il Fabrique e organizza eventi elettronici all’ex Macello. Per i locali non esistono alternative, oltre al superguest, si deve offrire un servizio di qualità ovunque: parcheggio, guardaroba, bar. E gli impianti audio e video devo essere sempre più all’altezza.
Negli anni i voli low cost e i festival hanno dimostrato che si può andare a ballare all’estero e far festa anche “soltanto” sino a mezzanotte. L’idea di dover aspettare le 2 se non le 3 di notte non è più tanto di moda, a meno che non ci si trovi a Ibiza, che può contare su un pubblico proveniente da tutto il mondo e un turn-over settimanale. Le discoteche devono capire infine una volta per tutte che si deve investire massicciamente nel sound system e in visual di ultima generazione. Più impianti e meno divani, si diceva qualche anno. Una massima sempre attuale.

AssoBirra: estate e giovani per il futuro della birra

Diffusi i dati del Centro Informazione Birra, che mostrano un cambiamento culturale trainato dalla Gen Z: cresce il bere consapevole e sostenibile

Nella stagione in cui il consumo di birra vede il suo momento migliore, l’estate, cresce anche la tendenza a un consumo più consapevole. Lo mostrano i nuovi dati diffusi da AssoBirra, in vista della Giornata Internazionale della Birra. L’ultima indagine realizzata da Bva Doxa per il Centro Informazione Birra (Cib) di AssoBirra, la fotografia periodica del mondo birrario italiano che segue il report annuale, punta i riflettori sulla Gen Z, che amplia il concetto di responsabilità includendo anche dimensioni valoriali e sociali, come il rispetto dei contesti e il consumo moderato. «I dati confermano un cambiamento culturale in atto - commenta Andrea Bagnolini, direttore generale di AssoBirra, che ha di recente cambiato il board - oggi il consumo di birra si lega sempre più a scelte consapevoli, che riflettono nuovi stili di vita, varietà dell’offerta e una maggiore attenzione al contesto. Un approccio che coinvolge tutte le generazioni e che rende la birra protagonista di una socialità estiva più responsabile, leggera e attenta ai valori».

Andrea Bagnolini, direttore generale AssoBirra

Il bere responsabile è un principio condiviso trasversalmente da tutte le generazioni, come conferma la quasi totalità degli intervistati, che dichiara di adottare sempre o spesso comportamenti consapevoli (89% del campione totale). Tra i comportamenti più diffusi associati al consumo responsabile emerge l’evitare di bere prima di guidare o lavorare (65%). Ma, se la responsabilità è un fattore comune, le motivazioni che sottendono a questo sentiment cambiano in base all’età: la Gen Z mostra una particolare attenzione al benessere psicofisico, all’autocontrollo e alla sostenibilità, i Millennials si distinguono per un approccio più funzionale e orientato alla qualità, mentre la Gen X collega il consumo responsabile soprattutto a lucidità e senso del dovere.

Concentrandosi sulle nuove generazioni, si nota come per la Gen Z entrino in campo anche aspetti valoriali e relazionali: l’influenza del contesto sociale (32%), il bere solo in situazioni percepite come sicure (25%) e la coerenza con il proprio stile di vita (30%). Tra le scelte di consumo emergono anche quella di alternare alcolici e bevande analcoliche o acqua (16%), il trend definito “zebra striping”, che consente di vivere momenti di socialità in modo più attento e responsabile, senza rinunciare al piacere. Una tendenza in crescita soprattutto tra i più giovani, in particolare nella Gen Z, anche nei contesti estivi. Emerge, inoltre, la preferenza per bevande alcoliche sostenibili (12%).

In questo contesto, nei mesi più caldi le preferenze dei consumatori si orientano prevalentemente verso birre leggere, scelte dal 31% del campione totale. Tra gli altri elementi più apprezzati emergono il gusto delicato, non invadente e piacevole anche per chi non è abituato a sapori forti (44%), la bassa gradazione alcolica (29%) e il basso contenuto calorico (26%), segnali di un consumo che coniuga piacere e leggerezza. Si fa strada anche la birra analcolica come alternativa valida per circa la metà del campione: il 25% della Gen Z la sceglie sempre, contro il 19% dei Millennials e il 18% della Gen X, mentre oltre la metà degli intervistati (53%) ne valuta il consumo a seconda dell’occasione. Quando si parla di formati preferiti, la birra alla spina si conferma in assoluto la preferita (48%), sebbene la birra in bottiglia mantenga una buona rilevanza (34%).

A offrire una lettura più ampia sulla visione e sul ruolo del mondo horeca è Dino Di Marino, Direttore Generale di Italgrob, che richiama l’attenzione sul ruolo dei distributori: «L’horeca si è sempre dimostrata pronta a intercettare i cambiamenti in atto. I distributori stanno già adattando assortimenti e strategie, per rispondere alla crescente domanda di scelte più consapevoli e a basso contenuto alcolico». Anche sul versante sostenibilità c'è l'impegno dei distributori a farsi parte attiva: «La nostra missione - promette - è diventare un anello attivo nella diffusione di buone pratiche, valorizzando il rispetto dell’ambiente lungo tutta la filiera: dalla logistica all’utilizzo di packaging sostenibili, fino alla gestione dei rifiuti e alla riduzione degli sprechi».

Distillerie Poli lancia il gin Marconi 21 (sì, 21 è il grado alcolico)

Marconi 21 è il nuovo distillato lower proof nella gamma di Poli Distillerie, che punta alle giovani generazioni che amano bere low&no alcohol

Marconi 21, dove 21 sta per il grado alcolico, praticamente dimezzato. Marconi 21, delicato di nome e di fatto, si aggiunge, infatti, alla gamma di gin Marconi 46, 44 e 42. Ed è con questo nuovo prodotto che Poli Distillerie strizza l'occhio al crescente trend del low alcohol, che piace soprattutto alle generazioni più giovani. Creato con sette botaniche aromatiche, tra cui rosmarino, menta, anice verde e finocchio selvatico, oltre all'immancabile ginepro, Marconi 21 è pensato per chi ama il Gin Tonic, ma senza eccessi, oppure chi desidera un Negroni ben fatto, ma meno alcolico.

Jacopo Poli, titolare Poli Distillerie

A spingere Poli Distillerie a introdurre nella sua gamma un distillato lower proof, i dati che mostrano come sia in crescita il segmento no/low alcol, con un +4% a valore (dati International Wine and Spirits Record riferiti al 2023). «Questo progetto rappresenta un ponte tra la nostra lunga tradizione distillatoria e le nuove tendenze sociali. Sentiamo la responsabilità di ascoltare i consumatori, offrendo prodotti che rispettino la nostra identità ma che parlino anche alle nuove generazioni di appassionati», commenta Jacopo Poli, titolare Poli Distillerie. Gli fa eco Marcello Meregalli, ad di Gruppo Meregalli, che ne cura la distribuzione: «Ritengo che Marconi 21 sia la risposta corretta a un’esigenza attuale, che coniuga la conclamata qualità Poli con un segmento di mercato in evoluzione».

Grazie al suo aroma fresco, con gradevoli note anisate, è molto versatile in miscelazione, come dimostrano queste tre esclusive ricette di cocktail a ridotta gradazione alcolica ideate da Massimo Sandri e Sabrina Raduvolic, titolari di Roots Est 1680, Cocktail Bar di Bassano del Grappa.

Le ricette

White Hanky Panky

45 ml Poli Marconi 21
35 ml Poli Vermouth Gran Bassano Bianco
1 bar spoon di Poli amaro Herbalis

Tecnica “stir and strain”.
Servire in una coppa raffreddata con ghiaccio e guarnire con scorza di limone.

Golden Bee's Knees

50 ml Poli Marconi 21
15 ml miele allo zafferano
25 ml succo di limone

Tecnica “shake and strain”.
Servire in una coppetta e guarnire con scorza di limone. 

Marcon 21 Super Fresh

45 ml Poli Marconi 21
45 ml cordial preparato con menta, foglie di lime kaffir e bergamotto

Tecnica “stir and strain”.
Servire in un tumbler basso con una rim di polvere di buccia di limone disidratato.
Terminare con una spruzzata di profumo al bergamotto.

Amaro Camatti in tour con i Giochi Camatti

"Tutti matti per Camatti", perché la vita è un gioco e l'amaro ligure distribuito da Velier è protagonista di un ricco calendario di eventi a tema giochi

“La vita è un gioco” è il payoff della campagna estiva di Amaro Camatti, che sta trainando il rilancio del brand. Un vero e proprio format che vuole dare nuova vita non solo allo storico amaro ligure, ma anche al valore inclusivo e di aggregazione dei giochi analogici, nato da un’idea di Unfollow Adv, l’agenzia creativa dietro il rilancio del brand, e del team di Spacedelicious, specializzato in event&expecience design. Sono i Giochi Camatti, una serie di micro-eventi pensati per riscoprire la gioia del gioco dal vivo: dalla briscola alle bocce, dalle freccette al biliardino, passando per il nascondino il bowling e così via. «Ogni occasione è buona per divertirsi e ogni spazio può diventare un’arena dove socialità e ironia tornano protagoniste, ridando al pubblico ciò che la pubblicità troppo spesso dimentica: l’esperienza reale, vissuta, collettiva», dicono dall’azienda. Un format partito già ad aprile, che sta dando i suoi frutti, con un +20% nelle vendite in pochi mesi, secondo i dati Velier, che ne cura la distribuzione italiana in esclusiva.

Vale la pena, però, ricordare la storia dell’Amaro Camatti, la cui ricetta originale nasce nella cittadina ligure di Recco intorno agli anni Venti, dall’intuizione del chimico livornese Umberto Briganti. Insieme al fratello Cesare, dà inizio alla produzione che porterà il cognome della moglie: Camatti, per l’appunto. Una miscela di erbe, fiori e radici selezionate, rimasta immutata nel tempo, Camatti è un amaro non troppo amaro, dalla beva sorprendentemente facile: perfetto liscio, con ghiaccio o miscelato, i suoi 20 gradi alcolici lo rendono approcciabile e perfetto per ogni occasione, nonché per dar vita a cocktail a bassa gradazione.

Il percorso dei Giochi Camatti ha già un lungo calendario: nei prossimi mesi sbarcheranno a Torino, Bologna, Genova, Roma, Sanremo e molto presto anche a Napoli (le informazioni sulle tappe sono comunicate sui profili social di Camatti). Ma è un itinerario che non si ferma nei confini nazionali: a ottobre sarà la volta di Hong Kong, nel cuore di uno degli eventi più importanti del settore, il World’s 50 Best Bars. Il viaggio continuerà nel 2026, con i Giochi Camatti Invernali in concomitanza con le Olimpiadi Invernali di Milano e Cortina. Poi, con la primavera, i Giochi sbarcheranno nell’altro emisfero, in Australia, perché anche lì c’è qualcuno che ha voglia di giocare.

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