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Almave, il primo distillato di agave zero alcol sbarca in Italia

Due referenze, Blanco e Ámbar, per la bevanda a base di agave azul, lanciata dal campione di Formula Uno, Lewis Hamilton, in collaborazione con Casa Lumbre
Non chiamatela tequila analcolica. L'avvertimento viene da Iván Saldaña in persona, master distiller, già riferimento nella distillazione alcolica dell'agave. Almave è il primo distillato premium analcolico di agave blu, appena lanciato in Italia in due versioni, Blanco e Ámbar, in partnership con Pernod Ricard Italia. Con Saldaña, nel progetto troviamo un altro nome, notissimo sebbene in altri campi: è il sette volte Campione del Mondo di Formula Uno, Lewis Hamilton, che ha dato vita al progetto, in collaborazione con il gruppo di spirits messicano Casa Lumbre.
Il campione del mondo di F1, Lewis Hamilton, ideatore del progetto Almave

Con un roadshow che ha coinvolto i migliori bartender di Milano e Roma, Almave si presenta con il suo gusto liscio e armonico, reso pungente da una leggerissima presenza di capsaicina (il composto che rende piccanti i peperoncini). «Siamo convinti - ha spiegato Iván Saldaña - che non necessariamente il nostro target è chi non beve, anzi, più spesso è un bevitore che vuole alternare un cocktail alcolico e uno analcolico per vivere al meglio la sua serata. Con un prodotto come Almave si possono costruire cocktail sia senza alcol, che con alcol, ma che comunque saranno low». Gli fa eco Alejandro Mazza, advocacy manager di Pernod Ricard, che evidenzia come il bere low&no sia sempre più una questione di inclusività: «Oggi è fondamentale per i bar avere per il cliente che non ha voglia o non può bere alcolico la medesima attenzione che riserva a chi beve cocktail alcolici. La sensibilità verso i mocktail sta crescendo e prodotti premium come Almave vanno in questa direzione, offrendo nuovi stimoli creativi».
Il processo di produzione di Almave differisce distintamente da quello del tequila, con cui ha in comune la provenienza di riferimento, la regione di Jalisco, e l'utilizzo di agave azul di altissima qualità. Per prima cosa, le piñas di agave di Almave vengono raccolte, cotte e schiacciate. Quindi, invece della fermentazione, vengono distillate più volte con acqua, per concentrare e catturare la complessità, i delicati aromi e i sapori dell'agave. Sugli scaffali a un prezzo che si aggira intorno ai 30 euro, quindi in fascia superpremium, Almave ha una shelf life di 13 mesi e, una volta aperto, va conservato in frigo, per un paio di settimane al massimo.

Ekaf – Cellini porta a Host i nuovi rituali del caffè

Cellini Diletta Host 2025
Protagoniste allo stand del Gruppo le tante novità sviluppate per i baristi e i consumatori contemporanei. Dalle bevande calde Joybreak alle nuove proposte in cialda e in grani di Cellini Caffè

Il caffè è da sempre un rito, ma i rituali cambiano insieme alle persone che li vivono. Gruppo Ekaf – Cellini Caffè interpreta questa evoluzione con un percorso di innovazione che verrà presentato a Host Milano, la vetrina internazionale più importante per l’horeca e il mondo del caffè, in scena a Fiera Milano dal 17 al 21 ottobre.

Il filo conduttore è chiaro: restare fedeli all’eccellenza del caffè italiano, introducendo soluzioni che aiutino i professionisti a distinguersi sul banco e offrano ai consumatori esperienze nuove e contemporanee.

Tra le novità spicca Joybreak, il brand di bevande calde solubili e monoporzioni che arricchisce l’offerta dei locali. Ricette facili da preparare, dal gusto autentico e dal risultato sempre costante: Joybreak risponde alle tendenze più richieste, fidelizza la clientela e amplia il ventaglio di proposte disponibili per i baristi.

L'eccellenza Cellini Caffè in cialda e in grani

Accanto a Joybreak, Cellini Caffè rilancia due linee strategiche. La nuova gamma di cialde, che coniuga freschezza e praticità, garantendo una stabilità estrattiva che semplifica il lavoro degli operatori e assicura al consumatore la qualità dell’espresso firmato Cellini. Si amplia e si rinnova la linea di caffè in grani Cellini BARISTA. La linea si arricchisce di nuove referenze dai profili aromatici intensi e strutturati, estrazioni coerenti con i massimi standard qualitativi e un restyling dal design moderno che rafforza la brand identity.

In primo piano anche il Coffee Concentrate Cellini, pensato per un mercato sempre più orientato alla mixability. Una base caffè, intensa e pronta all’uso, che apre la strada a signature drink, ricette fredde, preparazioni latte-based fino ad applicazioni in pasticceria. Una soluzione veloce, personalizzabile e social-friendly, perfetta per le nuove generazioni e per i locali che vogliono distinguersi con proposte innovative e scalabili.

Proposte che testimoniano la capacità di Ekaf – Cellini Caffè di innovare senza rinunciare alla tradizione: un equilibrio tra cultura dell’espresso e nuove opportunità di consumo, in Italia e all’estero.

Le novità saranno protagoniste a Host (Pad 20- D12 E11), dove Ekaf – Cellini Caffè racconterà come i nuovi rituali di consumo possano tradursi in esperienze coinvolgenti per i consumatori e in nuove marginalità per i professionisti. Perché i gusti cambiano, ma l’eccellenza non passa mai di moda.

Gian Maria Ciardulli si aggiudica il Prime Uve Exotic Contest

Presso il torinese San Mauro Country Club, nove finalisti hanno saputo miscelare le acquaviti d'uva Prime Uve Bonaventura Maschio in cocktail ispirati al mondo esotico, tropicale e tiki.

Cosa c'entra un'acquavite d'uva come Prime Uve Bonaventura Maschio (nelle versioni Bianche e Nere) con il mondo esotico, tropicale e tiki?
Magari poco per gli irriducibili puristi che si rifanno ai drink tiki di Don The Beachcomber ma invece molto per le possibili interpretazioni creative, visto le interessanti proposte emerse al Prime Uve Exotic Contest, organizzato dall'a storica (1903) distilleria veneta il 22 settembre scorso al San Mauro Country Club di San Mauro Torinese, alle porte del capoluogo piemontese.

Le caratteristiche tipiche dei due distillati come gusto morbido e pulito, profumi floreali ed erbacei, si sposano benissimo con gli ingredienti tipici del mondo esotico, tropicale e tiki, con frutta dai sapori intensi come ananas, cocco, maracuja e mango e distillati di canna da zucchero come il ron nei vari invecchiamenti.

Ciascuno dei nove partecipanti (selezionati tra un centinaio di proposte inviate per e-mail) ha voluto e saputo infatti interpretare una propria personale miscelazione che ha visto prevalere in particolare le proposte di Chiara Braione (Lanificio San Salvatore, Salerno), Gian Maria Ciardulli (Donna di Cuori, Cecina/lLivorno) e Sandro Pellegrini (Sunset Café, Marina di Pisa), secondo la giuria di professionisti come i giornalisti di settore Rossella De Stefano e Rodolfo Guarnieri, insieme con il capobarman e consigliere Aibes Guido Mazzetti e il cultore di settore Andrea Fiore. Sotto osservazione criteri cardine come gusto, focus sull'impiego di Prime Uve, territorialità e presentazione.
Ottimi apprezzamenti anche per gli altri concorrenti Roberto Cuccu e Paola Dacò (Epiko, Laveno Mombello/Varese), Francesco Zicari (Lido Boomerang - Havana Club, Marina di Ginosa/Taranto), Niccolò Bovenzi (Smile Tree, Torino),  Marco Vaudagna (Garden Café, Torino), Fabio Ferrara (free lance, Torino).
A latere del contest, i concorrenti sono stati anche sottoposti a un blind test di riconoscimento di distillati vari, mentre i tre finalisti Chiara Braione, Gian Maria Ciardulli e Sandro Pellegrini hanno dovuto improvvisare tre ricette exotic tiki con alcuni ingredienti a sorpresa.
Organizzata da Steve Righetto, Brand Developer e Horeca Specialist di Distillerie Bonaventura Maschio, in collaborazione con il Piemonte Area Sales Manager Bonaventura Maschio Mauro Solera, l'evento è stato presentato dall'esuberante Livio Buscaglia, barman pluripremiato, titolare della scuola SecreTiki Academy di Torino e coorganizzatore dell'evento.
Il materiale di servizio è stato fornito dallo sponsor The Bars, presente il titolare Gabriele Gionni.

Le tre ricette prime classificate

Kai Nalu (Onda del Mare)
di Gian Maria Ciardulli (Donna di Cuori, Cecina/Livorno)

Ingredienti
3 cl Prime Uve Nere Bonaventura Maschio
3 cl Prime Uve Bianche Bonaventura Maschio in cordial tiki (fermentato con acqua di mare, acqua di cocco, succo di ananas e di banana, caffè, miele, succo di agrumi)
1,5 cl Gin Barmaster Bonaventura Maschio
top Ginger Beer e chili
2 gocce Angostura Aromatic Bitters
Preparazione
Tecnica throwing, versare in bicchiere highball, completare con aria di sale nero delle Hawaii e una spolverata di fiori mix Montosco. e spray di Gin Puro Bonaventura Maschio. Abbinare con lingue di zucchine arrotolate con un cuore di salmone e servite in cestini di paglia.
Commento
Ricetta ispirata al "militare" Suffering Bastard di Joe Scialom (1942) con Prime Uve Nere al posto del brandy. Ricetta già inserita da tempo nella drink list del Campione della Riviera Toscana. Da notare camicia e grembiule in puro stile tiki.

Primitive
di Sandro Pellegrini (Sunset Cafè, Marina di Pisa)

Ingredienti
2 oz Prime Uve Nere Bonaventura Maschio
2 oz fassaniola gold (tropical fruit mix a base di succo ananas, passion fruit, papaya, mango, lime, guava e banana, bollite, frullate e filtrate)
1 oz succo di limone
spray di Prime Uve Nere Bonaventura Maschio
Preparazione
Tecnica fash blender, servire in boccale di ceramica tiki. Abbinare con cubetti di mango in guscio di papaya.
Commento
Da notare l'utilizzo della fassoniola, sciroppo fruttato molto utilizzato da Don The Beachcomber per "rinforzare" i suoi drink tiki. Note di merito per i mug di ceramica tiki utilizzati, oltre che per la camicia hawaiana e il cappello di paglia da piantatore equatoriale.

Opperbacco!
di Chiara Braione (Lanificio San Salvatore, Salerno)

Ingredienti
45 ml Prime Uve Bianche Bonaventura Maschio
15 ml Ron de Guatemala Botran Kì
30 ml Bacco's mix home made (90 g burro vegetale, 60 g saba o mosto cotto, Amaro Bonaventura Erbe e Spezie, vaniglia e cannella)
15 ml verjus (succo acido d'uva)
15 ml succo di limone
Preparazione
Shaker & double strain, servire in boccale di ceramica tiki personalizzato Prime Uve insieme con granita di limone, spolverata di vaniglia e cannella. Abbinamento con "Acqua di Benvenuto" in coppetta, trancio di "formaggio" vegetale o fake emmenthal.
Commento
Ricetta che prende idea da due storici drink come Navy Grog e Pearl Diver. Nota di merito per la migliore presentazione e aver saputo personalizzare i mug tiki utilizzati con la scritta Prime Uve.

Quattro italiani tra i World’s 50 Best Bars 2025 (dal 51 al 100)

World's 50 Best Bars 2025 Freni e Frizioni-interior
Freni e Frizioni a Roma (58° posto)
Freni e Frizioni e Jerry Thomas Speakeasy a Roma, L'Antiquario a Napoli e il Gucci Giardino a Firenze i locali nella lista dalla 51esima alla centesima posizione. L'8 ottobre sarà svelata la classifica dei primi 50

In attesa di conoscere la lista dei migliori 50 locali del mondo, che sarà svelata nella tradizionale serata di gala, che quest’anno torna in Asia, a Honk Kong il prossimo 8 ottobre, è arrivato il primo verdetto di The World's 50 Best Bars. È stata infatti svelata la classifica dei bar che occupano le posizioni dalla 51 alla 100.

Classifica che vede la presenza di quattro locali italiani, uno in più rispetto allo scorso anno (leggi Tre italiani tra i World’s 50 Best Bars 2024 (dal 51 al 100): il primo a comparire è il Freni e Frizioni di Roma, piazzatosi al 58° posto (53° lo scorso anno, seguito da L'Antiquario di Napoli al 63° (78° nel 2024), dal Jerry Thomas Speakeasy, anche questo a Roma, al 98° posto, e dal Gucci Giardino di Firenze, che fa il suo ingresso nella lista piazzandosi al 99° posto. Non male, sia perché i locali sono rappresentativi di tutto il territorio nazionale, da Nord a Sud, sia considerando che soddisfazioni ancora maggiori possono arrivare fra due settimane.

In testa in Europa con la Spagna

Un risultato che inoltre pone l’Italia, in testa per numero di locali in Europa, che, a sua volta è il continente più rappresentato con 15 cocktail bar. Un primato quello italiano in condivisione con la Spagna, presente con l’Angelita di Madrid (51°) e altri tre cocktail bar situati a Barcellona: Dr. Stravinsky (83°), Boadas (85°) e la new entry Foco (89°).

Il Regno Unito per la prima volta scende al secondo posto, con tre locali tutti londinesi: A Bar with Shapes For a Name (73°), Kwãnt Mayfair (79°) e Three Sheets Soho (80°) al suo esordio nella lista.

La vivacità dell'area Americhe

Gli Stati Uniti sono quest’anno il Paese che conta più locali in assoluto, otto distribuiti tra Chicago, Los Angeles, Miami, New York e San Francisco. Nelle Americhe da segnalare l’ottimo risultato del Messico, presente con 5 bar, tra i quali la new entry Bar Mauro (54°). Più un generale la scena Centro e Sudamericana si mostra vivace, facendo registrare diversi nuovi ingressi in classifica, quali il Mamba Negra (81°) e il Bar Carmen (100°) di Medellín, in Colombia, il Victor Audio Bar di Buenos Aires (87°), in Argentina, e l’Exímia di San Paolo (61°) in Brasile.

L'Asia si consolida

Scorrendo la lista, che quest’anno include locali di 36 città di tutto il mondo, altro aspetto che emerge è il consolidarsi nella scena bar internazionale dell’Asia, con 12 locali presenti. A guidare la classifica è ora Hong Kong con tre bar, Argo (56°), la new entry Gokan (70°) e The Savory Project (86°). Seguono, con due bar ciascuno, Giappone e Thailandia, con due new entry a Bangkok, il Dry Wave Cocktail Studio (88°) e l’Opium (92°).

La Corea del Sud è presente con il Bar Cham di Seul (53°), lo Sri Lanka con lo Smoke & Bitters di Hiriketiya (67°, era 88° nel 2024), mentre Taiwan entra in classifica per la prima volta con il Vender (74°). Altra new entry il Lair (96°) di Nuova Delhi, in India.

Per quanto riguarda il resto del mondo, da segnalare l’ascesa di Lpm Dubai (60°), new entry del 2024 e salito di 16 posizioni, e la conferma per l’Africa dell’Hero Bar di Nairobi (69°).

THE WORLD’S 50 BEST BARS 2025 (dalla 51 alla 100)

51. Angelita - Madrid
52. Licorería - Limantour Mexico City
53. Bar Cham - Seoul
54. Bar Mauro Mexico City
55. Bar Pompette - Toronto
56. Argo - Hong Kong
57. Wax On - Berlin
58. Freni e Frizioni - Rome
59. Schmuck - New York
60. LPM Dubai - Dubai
61. Exímia - São Paulo
62. Barro Negro - Athens
63. L'Antiquario - Naples
64. True Laurel - San Francisco
65. The SG Club - Tokyo
66. Bird - Copenhagen
67. Smoke & Bitters - Hiriketiya
68. La Sala de Laura - Bogotá
69. Hero Bar - Nairobi
70. Gokan - Hong Kong
71. El Gallo Altanero - Guadalajara
72. Attaboy - New York
73. A Bar with Shapes For a Name - London
74. Vender - Taichung
75. Martiny's - New York
76. Tjoget - Stockholm
77. Arca - Tulum
78. Baltra Bar - Mexico City
79. Kwãnt Mayfair - London
80. Three Sheets Soho - London
81. Mamba Negra - Medellín
82. Café La Trova - Miami
83. Dr. Stravinsky - Barcelona
84. Native - Singapore
85. Boadas - Barcelona
86. The Savory Project - Hong Kong
87. Victor Audio Bar - Buenos Aires
88. Dry Wave Cocktail Studio - Bangkok
89. Foco - Barcelona
90. Florería Atlántico - Buenos Aires
91. Byrdi - Melbourne
92. Opium - Bangkok
93. Mírate - Los Angeles
94. Bar Trench - Tokyo
95. Employees Only - New York
96. Lair - New Delhi
97. Kumiko - Chicago
98. Jerry Thomas Speakeasy - Rome
99. Gucci Giardino - Florence
100. Bar Carmen - Medellín

 

Al via la seconda edizione di Insolito Marsala

Insolito Marsala 2025
Dal 26 al 27 settembre e dall’1 al 4 ottobre torna l’evento che trasforma la città siciliana in un laboratorio diffuso dedicato a vino, cibo, ospitalità e nuove tecnologie. Con un ricco programma di appuntamenti, tra degustazioni, formazione e percorsi sensoriali, per esplorare il futuro di questi mondi

Si avvicina l’appuntamento con Insolito Marsala, l’evento che dal 26 al 27 settembre e dall’1 al 4 ottobre trasformerà la città di Marsala in un laboratorio diffuso dedicato a vino, cibo, ospitalità e nuove tecnologie.

Organizzato da Eureka Cultura e Innovazione con il sostegno del Comune di Marsala, Unioncamere Sicilia e diversi partner, tra i quali Bargiornale, l’evento intreccia tutti questi mondi per raccontare come possano reinventarsi ed esplorare il futuro dell’ospitalità, con un occhio particolare al ruolo giocato dalle nuove tecnologie digitali. Tutto ciò attraverso un percorso che si snoda tra degustazioni, pairing insoliti, formazione, cene a tema e arte urbana.

La formazione per i professionisti

E proprio le nuove tecnologie digitali avranno un posto di primo piano negli incontri formativi riservati dalla manifestazione al pubblico professionale. Dal 1° al 4 ottobre, al Complesso Monumentale San Pietro, prenderà il via un doppio ciclo di appuntamenti mattutini: l’Insolito Academy, focalizzata sul vino, sulla comunicazione e sull’innovazione, e la Gain Academy, che porta a Marsala esperti internazionali dell’hospitality e dell’enoturismo. Gli incontri, gratuiti ma su prenotazione, tenuti da esperti del settore e del mondo accademico, mettono a fuoco temi come l’intelligenza artificiale applicata al fuori casa, le tecnologie immersive e digitali per arricchire l’esperienza dell’ospite, e i nuovi modelli di comunicazione e di gestione nel mondo dell’ospitalità. Un’occasione per aggiornarsi, confrontarsi e comprendere le trasformazioni che stanno ridisegnando il questi settori.

Oltre alle Academy, tra gli appuntamenti per i professionisti da segnalare anche gli incontri che mettono in dialogo giornalismo, accoglienza, digitale e arte. Lluís Tolosa, direttore della Guía de Vinos de La Vanguardia di Barcellona, offrirà una riflessione sul racconto del vino e sul futuro della narrazione enogastronomica. Elisabetta Roncati esplorerà il legame tra vino e arte attraverso le etichette Nft, mentre Paolo Lottero (Ais) presenterà applicazioni concrete dell’intelligenza artificiale nella comunicazione delle cantine. Enza Bergantino porterà invece l’enoturismo al centro, come esperienza di relazione autentica, arricchita da un workshop pratico su come costruire un’accoglienza capace di lasciare un segno nella memoria dei visitatori.

Nuove esperienze sensoriali

Accanto alla formazione, Insolito Marsala propone esperienze sensoriali e percorsi di sperimentazione. All’Enoteca di Palazzo Fici e nelle cantine aderenti, i vini di Marsala incontreranno alcune delle più importanti Dop italiane, dal Parmigiano Reggiano al Culatello di Zibello, dal Gorgonzola alla Mozzarella di Bufala, in abbinamenti pensati e guidati da sommelier, storici della gastronomia e comunicatori. Le degustazioni, a numero chiuso, saranno anhe occasione di confronto sul valore culturale del cibo e sul dialogo tra territori, tradizioni e innovazione.

Spazio alla mixology

In questo dialogo tra tradizione e innovazione, un posto d’onore è riservato alla mixology, con il Safari Mixology Tour, realizzato in collaborazione con Bargiornale. Nelle serate dell’1 e del 2 ottobre, Stefano Nincevich, vicedirettore della rivista, condurrà il pubblico tra i locali del centro storico. Due le tappe del tour che avranno come ospiti d’onore delle serate alcuni dei senatori siciliani del Drink Team di Bargiornale. Il primo ottobre l’appuntamento è al Juparanà, guidato da Roberto Tranchida, mentre il 2 ottobre sarà la volta del Dome Hotel di Giuseppe Maltese.

Tra esperimenti radicali ed eccellenze dell'isola

A spingere forte sull’innovazione gli “esperimenti radicali” del Future Cooking Lab dell’Università di Parma, un laboratorio sensoriale che ogni pomeriggio all’Insolito Lounge Bar, presso il Complesso Monumentale San Pietro, proporrà “assaggi di futuro”, come il gelato estemporaneo all’azoto liquido preparato al momento, spume rarefatte, bolle commestibili agli agrumi, al caffè e al Marsala.

Completano il percorso sensoriale le cene che portano il vino in cucina. Sicilia in Tavola offrirà menù a tema sui prodotti agricoli dell’isola, mentre il Marsala Insolito Menù vedrà i ristoranti cittadini e alcuni grandi chef siciliani proporre piatti dedicati all’Insolito e al Marsala per tutta la durata dell’evento.

Ultima tappa di Baritalia a Catania il 3 novembre. Manda la tua ricetta entro il 19 ottobre

La città siciliana ospiterà la quinta tappa di Baritalia 2025. In palio gli ultimi 16 posti per la finalissima di Venezia. Scopri i prodotti del paniere e candida la tua ricetta
È la Sicilia l’ultima meta del tour lungo la Penisola dell’edizione 2025 di Baritalia. Il laboratorio di miscelazione approderà a Catania lunedì 3 novembre, un grande ritorno in una città dove la carovana di Bargiornale aveva fatto sosta in una delle sue prime edizioni. Un appuntamento da non perdere per bartender e professionisti del fuori casa, che troveranno ad attenderli una ricca giornata di sfide e di masterclass, possibilità di confronto, incontro e networking.

Con la tappa di Catania si conclude la selezione dei finalisti di Baritalia Lab: in fondo all’articolo c’è il form da compilare per candidare la propria ricetta. Per farlo c’è tempo fino al 19 ottobre e in palio ci sono gli ultimi 16 posti per la finalissima, che si terrà il 24 novembre a Venezia.

Il gusto dell’essenzialità

Anche questa stagione di Baritalia è incentrata sul tema del “Back to Basics”: la semplicità nella miscelazione unita all’arte dell’ospitalità. Un invito a ricoprire le fondamenta della miscelazione, a concentrarsi sugli elementi essenziali che rendono grande il mestiere del bartender e che fanno di questa figura un maestro di ospitalità.

A questa filosofia dovranno ispirarsi i concorrenti, dando vita a drink innovativi attraverso un approccio semplice o a originali rivisitazioni dei classici, reinterpretandoli in modo da esaltarne la purezza e la sobrietà, senza però alterare il fascino intramontabile delle loro storie. In ogni caso i cocktail dovranno essere creati utilizzando massimo 4 ingredienti (garnish esclusa) ed esaltando le qualità dei prodotti sponsor.

LEGGI IL REGOLAMENTO DI BARITALIA 2025

Bartender maestro di ospitalità

Ma i concorrenti dovranno dare prova anche della loro arte dell’ospitalità. I giudici premieranno infatti non solo l’abilità tecnica e la qualità del drink, ma anche la capacità di trasformare il servizio in una performance memorabile, dove ogni dettaglio contribuisce a far sentire il cliente il vero protagonista.

A Casoni Liquori la distribuzione dei ready to drink analcolici Sir. James 101

L’azienda emiliana Casoni amplia il proprio catalogo con una proposta innovativa dedicata alla mixology analcolica, che distribuirà in Italia e Regno Unito

La crescita repentina del segmento "Nolo" (No & Low Alcohol) non è sfuggito a Casoni Fabbricazione Liquori, storica realtà italiana nel settore dei liquori e distillati, fondata a Finale Emilia (Modena) nel 1814. È in quest'ottica che bisogna leggere l'annuncio della distribuzione esclusiva in Italia (e nel Regno Unito) della linea Sir. James 101, brand internazionale di cocktail analcolici ready to drink, già apprezzato nei principali mercati europei, su cui è presente dal 2020.

Una linea di cocktail, realizzati con aromi ed estratti naturali, pensata per chi vuole vivere momenti conviviali, senza rinunciare all’esperienza sensoriale del bere miscelato. La gamma comprende il Gin Tonic analcolico, con fresche note di ginepro e agrumi; il Mojito, vivace e rinfrescante con lime e menta, e l’Aperitivo Spritz, fruttato e lievemente bitter.

«La linea di cocktail analcolici firmati Sir. James 101 si integra con la nostra strategia commerciale - commenta Stefano Tirtei, Direttore Commerciale di Casoni -, ancora di più orientata alla creazione di una chiara proposta di valore dei brand. In un momento di cambiamento nelle tendenze di consumo è necessario voler individuare risposte alternative, nel rispetto dei nostri target di posizionamento e di coerenza dell’assortimento».

Zero waste: quando ha senso? I consigli antispreco

Food organic waste from apple and carrot in a paper bag for organic waste recycling. Organic waste, sorting.
Trainer bar chef di Ad Horeca, Filippo Barracano analizza con esempi pratici il riutilizzo delle materie prime fra bar e cucina

Trovare il giusto equilibrio fra lotta allo spreco della materia prima e il risparmio di tempo e denaro. È in questo labile confine che si muove un consulente come Filippo Barracano, trainer bar chef, che con Ad Horeca, scuola di formazione food&beverage a Modugno (Bari), promuove l’arte di valorizzare la proposta al bar. Sua la masterclass intitolata “Dal rifiuto al ricavo: lo Zero waste che aumenta il margine in cucina”, che punta a far aprire gli occhi su tematiche come la sostenibilità, la stagionalità, l’antispreco, senza perdere la bussola finanziaria.

Filippo Barracano, trainer bar chef di Ad Horeca

Nella ricerca dell’equilibrio, conta naturalmente il tipo di bar in questione. «Quando faccio una consulenza analizzo il locale a 360°: il target, il posizionamento, il personale, sia come numero di addetti, che come livello di preparazione, nonché le attrezzature a disposizione. Sono tutte variabili che incidono sulle scelte in termini di acquisti e proposta».

Poi ci si concentra sul food cost e sulla conoscenza che c’è di questa materia fra cucina e bancone. «Per calcolare un giusto food cost - spiega il consulente - devo mettere sul piatto della bilancia anche lo scarto, a meno che non trovi il modo di valorizzarlo». Fa l’esempio di una melanzana: «Se elimino la buccia, devo sapere che posso riutilizzarla, per esempio friggendola e utilizzandola come finitura croccante del piatto». Nei locali polifunzionali, fondamentale che ci sia sinergia fra bar e cucina. «Prendiamo come esempio la zucca, che in questo momento è in piena stagione. La cucina avrà probabilmente in carta un piatto a base di zucca, ma la buccia? Può essere utilizzata dal barman per farne un home made, da cui tirare fuori un drink alla zucca». In questo, è importante stare al passo coi tempi: «Prima si vedevano molte garnish fatte con elementi di recupero, ma ora si va più verso un’estetica minimalista dei drink. In compenso, si lavora sempre di più con gli home made da fresco». In cucina, invece, funzionano bene e sono in trend le polveri, che utilizzano anche i barman per “sporcare” i bicchieri e preparare la crusta: «Possono essere utilizzate per una guarnizione o per condire un piatto e si fanno molto velocemente con l’aiuto di un essiccatore».

Barracano suggerisce di viverlo anche come uno studio del prodotto, ma bisogna stare attenti a non esagerare. «Il confine - chiarisce - sta in quello che mi conviene recuperare o permette di far rivivere il prodotto in maniera virtuosa. Sarebbe impensabile fare tutto in questo modo, ma da un altro lato se so che da un singolo ingrediente ricavo 2-3 preparazioni, in fase di scelta d'acquisto, guarderò anche il costo con un occhio diverso».

Va poi fatto un discorso sulla stagionalità: «È evidente che un prodotto in stagione è più disponibile, ha un sapore migliore e un costo più contenuto, altrimenti devo pensare a delle alternative». Qui viene incontro il surgelato, che ha l’ulteriore vantaggio di avere zero spreco. «Negli acquisti, è giusto mixare fresco e surgelato. Oggi troviamo tantissimi prodotti gelo di altissima qualità e si può tendenzialmente approfittare dei cataloghi dei player del settore. Ma io suggerisco sempre di lavorare il prodotto surgelato con una forma di personalizzazione. Anche i pronti da cuocere, per esempio, va bene che siano proposti, ma magari associamoli a una buona salsa fatta da noi».

Ma non c’è sforzo di personalizzazione, di riciclo, di preparazione degli home made che abbia senso se non viene comunicato al cliente. «Ho pensato questa ricerca sul prodotto circolare, ho realizzato questo infuso, ho studiato questo pairing… ma devo farlo sapere al cliente. Questo rafforzerà la catena e aumenterà la percezione valoriale».

Lutto nel mondo del vino: si è spento Pietro Toso

Toso Pietro
Il consigliere e direttore amministrativo di Toso Vini si è spento all'eta di 68 anni. Nell'azienda di famiglia dalla fine degli anni Settanta, ha contribuito a farne una delle realtà vitivinicole più importanti del Piemonte

Un grave lutto ha colpito il mondo del vino italiano: domenica 21 settembre si è spento Pietro Toso, consigliere e direttore amministrativo di Toso Vini.

68 anni, Pietro Toso era entrato in azienda alla fine degli anni Settanta, affiancando il fratello Gianfranco e il cugino Massimo, rappresentanti della quarta generazione della famiglia. Con il suo lavoro ha dato un contributo determinante alla crescita e allo sviluppo in Italia e sui mercati internazionali della cantina di Cossano Belbo, diventata una delle aziende vitivinicole più importanti del Piemonte ed entrata anche nel mondo spirit con l’acquisizione e il rilancio del marchio Gamondi.

A dare la notizia della scomparsa una nota dell’azienda. «La sua passione e l’instancabile dedizione al lavoro restano un’eredità preziosa, già raccolta dalla figlia Chiara, oggi attiva in azienda, e tramandata anche a Roberta e Andrea – vi si legge -. La Società esprime la propria vicinanza alla famiglia e alla moglie Paola in questo momento di grande dolore e si unisce al lutto di tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo e lavorare con lui».

 

Paolo Marchesini nuovo vice presidente Campari, Francesco Mele cfo

Per il presidente di Campari Group, Luca Garavoglia, «una promozione da un ruolo operativo a uno in cui Marchesini possa offrire la sua visione strategica»

Dopo aver rivestito per 28 anni la posizione di Cfo (Chief Financial and Operating Officer) di Campari Group, Paolo Marchesini è il nuovo vice presidente dell'azienda. Il suo percorso interno in azienda è stato cruciale per la crescita del gruppo: ha rivestito prima il ruolo di Group Chief Financial Officer e successivamente Chief Financial & Operating Officer. Sotto la sua guida finanziaria, l'azienda ha messo a segno numerose acquisizioni e l'integrazione di 40 nuovi business (per un valore complessivo di €5,2 miliardi), nonché la cessione di 12 marchi non strategici (per un totale di circa €1 miliardo).
Marchesini ha avuto un ruolo operativo anche nella quotazione della società alla Borsa Italiana nel 2001 e nel trasferimento della sede legale nei Paesi Bassi nel 2020. Una promozione, che per il presidente Luca Garavoglia sancisce il passaggio da «un ruolo operativo a uno in cui possa offrire la sua grande visione strategica».
A succedergli nella posizione di Cfo, è stato chiamato, invece, Francesco Mele. «Un solido manager dall'esperienza internazionale», come lo ha definito Marchesini. Ex amministratore delegato di Cdp Equity (la holding di partecipazioni interamente controllata da Cdp), Mele è entrato in contatto con Campari Group nel 2003 come membro del team Goldman Sachs coinvolto nell'acquisizione di Aperol.

Red Bull Bar Staff Arena 2025: la vittoria va a Elia Michelacci e Simone Sterbini

Red Bull Bar Staff Arena gruppo
Sei i bartender che si sono sfidati sulla terrazza della sede milanese di Red Bull nella finale della seconda edizione del concorso. Tra originali ricette zero e low alcohol, blind tasting e creatività in tandem

Sei finalisti, due categorie, due vincitori: Elia Michelacci del 2100 mmc di Forlì, per la categoria Mocktail, e Simone Sterbini del Black Rabbit di Roma, per la categoria Low Abv. Sono loro i trionfatori della Red Bull Bar Staff Arena, la drink competition che accende i riflettori sulla miscelazione con i prodotti della gamma Red Bull. Una miscelazione a zero o basso tenore alcolico, come previsto  dalle due categorie del concorso, che ha sfidato i bartender di tutta Italia a creare un drink analcolico (categoria Mocktail) con protagonista una referenza della gamma Red Bull Energy Drink, o un drink a bassa gradazione (categoria Lov Abv) utilizzando un mixer della linea The Organics by Red Bull.

La finale della seconda edizione del concorso si è tenuta sulla terrazza dell’head quarter milanese dell’azienda del toro rosso. A presentare l’evento Emanuele Principe Bruni, che ha diretto la gara con simpatia, ma anche con piglio e carattere di un arbitro di serie A quando c’era da far rispettare le regole.

A contendersi la vittoria i sei bartender, tre per categoria, qualificatisi per la finalissima: oltre ai due vincitori, Elèna Ciliberti del Botanicals & CO2 di Bisceglie (BT), Andrea Bovo del Mochi del di Bolzano, Francesco Lisco dell’Astare di Torre a Mare (BA) e Roberto Cavallaro dell’Exenel Longe Bar di Traversetolo (PR).

In giuria c’erano Stefano Nincevich, vicedirettore di Bargiornale, Luca Pirola di Bartender.it, il cavaliere Danilo Bellucci e Luca Domenici per Red Bull.

Le tre prove della finale

La gara si è articolata in tre prove che hanno messo in gioco talento, creatività, tecnica e, non ultimo, capacità di collaborare dei finalisti. Nella prima i concorrenti hanno presentato il loro drink. Michelacci ha portato AmaRed Bull (Red Bull Original, cordiale analcolico di aloe, amarena e passion fruit), un drink pensato per celebrare il “rito Red Bull”: la pausa pomeridiana che ricarica dopo una mattinata intensa e prepara al servizio serale. Mentre Sterbini ha presentato Yucatan Organic Mule (mexcal mix aromatizzato con jalapeño e lavato con olio di cocco, cordiale di ananas, mango e curcuma, succo di lime, nettare d’agave e Ginger Beer The Organics by Red Bull), reinterpretando il concetto di Mule cocktail in chiave messicana.

La seconda sfida ha messo alla prova le capacità sensoriali dei concorrenti, con un blind tasting su un totale di 10 referenze di casa Red Bull, tra special edition e mixer The Organics by Red Bull.

Al termine, in base alle classifiche delle precedenti prove e alle scelte di chi ha totalizzato più punti, sono stati fatti gli accoppiamenti per la terza e ultima sfida: la gara in tandem, che ha messo alla prova la capacità di fare squadra dei concorrenti. Ogni coppia di finalisti, ciascuna composta da un concorrente per categoria e con una mistery box con la quale lavorare, ha avuto quaranta minuti di tempo per ideare e preparare a quattro mani un nuovo cocktail. A spiccare è stata la coppia Sterbini-Michelacci, complice anche un’amicizia sbocciata la sera prima, che ha regalato la migliore performance. Un risultato che ha consolidato la posizione in classifica dei due bartender, portandoli alla vittoria della Red Bull Bar Staff Arena nelle rispettive categorie. Le altre coppie in gara erano composte dal duo pugliese Ciliberti-Lisco e da Bovo-Cavallaro.

Epico Caffè: l’unione che rafforza le torrefazioni locali per l’horeca

Epico Caffè
Nasce dall’iniziativa di un gruppo di imprenditori e di torrefattori un progetto che punta a riunire le piccole realtà sotto un gruppo comune per affrontare insieme le sfide del mercato. Identità, radici e legame con il territorio restano al centro, mentre le sinergie offrono nuove opportunità di crescita

Prima la pandemia, poi lo scoppio del conflitto russo-ucraino che, con l’incremento dei costi dell’energia, ha innescato la spirale inflattiva, riducendo il potere di acquisto dei consumatori, infine l’esplosione dei prezzi della materia prima. Da un po’ di anni il mondo del caffè è attraversato da una serie di turbolenze che rischiano di minare l’operatività delle torrefazioni, soprattutto le piccole aziende locali, maggiormente esposte agli effetti negativi di questa tempesta perfetta. In questo contesto è nato il progetto Epico Caffè, a opera di un gruppo di imprenditori e di torrefattori, con una missione ben chiara: salvaguardare e rafforzare le storiche torrefazioni locali che operano nell’horeca riunendole in un’unica realtà, per fare fronte comune e affrontare le sfide imposte dal nuovo panorama.

«L’Italia è ricchissima di storiche torrefazioni artigianali, che costituiscono un prezioso patrimonio della nostra cultura del caffè. Realtà spesso di piccole dimensioni o a conduzione familiare, con un forte radicamento nel territorio e che si distinguono per l’attenzione alla qualità, per la maggiore propensione alla personalizzazione delle miscele, adattandosi alle esigenze dei clienti, e non di rado per l’apertura all’innovazione, sperimentando nuove miscele e tecniche di tostatura per soddisfare la domanda di un mercato in evoluzione – racconta Giorgio Grecchi, amministratore unico di Epico Caffè -. Il nostro obiettivo è salvaguardare questo patrimonio aggregando le realtà all’interno di un gruppo che garantisca loro energie e risorse per svilupparsi e continuare a crescere».

L’unione che valorizza le identità locali

Il principio è, insomma, quello del vecchio adagio: “l’unione fa la forza”. Una forza che nel caso di Epico Caffè nasce dal rispetto dell’identità di ogni singolo marchio, elemento distintivo di tutto il progetto. «Il progetto si fonda sul rispetto della storia, delle radici e del rapporto che ogni torrefazione ha costruito con il proprio territorio – spiega Grecchi -. Ogni torrefazione che entra nel gruppo continua a essere sé stessa, con il proprio marchio, le proprie miscele con le loro caratteristiche uniche, i suoi clienti e le persone che da anni la portano avanti. L’obiettivo è consolidarle e, grazie alle sinergie e allo scambio di know how tra le varie realtà, dare loro nuova linfa per crescere».

Sinergie e nuove opportunità

Sinergie che si traducono in una maggiore solidità organizzativa, una logistica più efficiente e in servizi più puntuali per il mondo del fuori casa, senza però intaccare, anzi rafforzando, la relazione diretta che lega le torrefazioni ai propri clienti. «È un rapporto fatto di fiducia e continuità che intendiamo salvaguardare», aggiunge Grecchi.

A questo si aggiungono i vantaggi di far parte di un gruppo più ampio: condizioni migliori per l’acquisto della materia prima, grazie a una maggiore forza contrattuale, investimenti per mantenere costante la qualità delle miscele, per svilupparne di nuove, il potenziamento dei servizi, dalle consegne all’assistenza tecnica e manutenzione delle attrezzature, e la possibilità di offrirne di nuovi.

A tale proposito, nel gruppo sono presenti anche imprenditori con una grande esperienza nel fornire ai clienti horeca supporto nella crescita dell’attività, rinnovare l’offerta per tenerla in linea con le richieste di un mercato in costante evoluzione. Così come è presente all’interno del gruppo una società finanzia che può supportare negli investimenti i gestori che vogliono rinnovare o far crescere la propria attività. «Sono opportunità che una piccola torrefazione, da sola, difficilmente riuscirebbe a garantire, ma che all’interno di Epico Caffè diventano possibili e che segnano un ulteriore salto di qualità nel rapporto con i clienti, sottolinea Grecchi».

I primi risultati

Due esempi concreti dei benefici che Epico Caffè garantisce arrivano dalla Torrefazione Mokasol di Gussago (Brescia) e da Regina Caffè di Castiglione delle Stiviere (Mantova), le prime due storiche torrefazioni che hanno abbracciato il progetto e che ora stanno aprendo un nuovo capitolo nella loro storia. La prima, fondata negli anni Cinquanta e guidata da Stefano Stretti, è da sempre “il caffè dei bresciani”. Una realtà che ora sta estendendo la propria presenza oltre i confini storici. Le sue miscele sono sbarcate per la prima volta in Sardegna, dove è stato aperto un magazzino di distribuzione e il marchio conta già oltre 50 clienti attivi nella provincia di Cagliari: un progetto che l’azienda da sola non avrebbe potuto realizzare.

Altrettanto positiva l’esperienza di Regina Caffè di Claudio Maghella, che ha dato il via al suo percorso di consolidamento. La torrefazione, molto radicata nel mantovano, ha esteso la propria presenza in Veneto e Friuli, ampliando la base clienti e incrementando i volumi di vendita.

Intanto, il progetto Epico continua il suo percorso di sviluppo, con diverse new entry attese nei prossimi mesi. «Stiamo formalizzando gli accordi per l’ingresso nel gruppo di altri torrefattori che hanno intuito le potenzialità e i benefici dei quali le loro realtà possono godere per consolidarsi e puntare a crescere in un mercato fortemente competitivo».

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