Almave, il primo distillato di agave zero alcol sbarca in Italia
Gian Maria Ciardulli si aggiudica il Prime Uve Exotic Contest
Cosa c'entra un'acquavite d'uva come Prime Uve Bonaventura Maschio (nelle versioni Bianche e Nere) con il mondo esotico, tropicale e tiki?
Magari poco per gli irriducibili puristi che si rifanno ai drink tiki di Don The Beachcomber ma invece molto per le possibili interpretazioni creative, visto le interessanti proposte emerse al Prime Uve Exotic Contest, organizzato dall'a storica (1903) distilleria veneta il 22 settembre scorso al San Mauro Country Club di San Mauro Torinese, alle porte del capoluogo piemontese.
Le caratteristiche tipiche dei due distillati come gusto morbido e pulito, profumi floreali ed erbacei, si sposano benissimo con gli ingredienti tipici del mondo esotico, tropicale e tiki, con frutta dai sapori intensi come ananas, cocco, maracuja e mango e distillati di canna da zucchero come il ron nei vari invecchiamenti.
Ciascuno dei nove partecipanti (selezionati tra un centinaio di proposte inviate per e-mail) ha voluto e saputo infatti interpretare una propria personale miscelazione che ha visto prevalere in particolare le proposte di Chiara Braione (Lanificio San Salvatore, Salerno), Gian Maria Ciardulli (Donna di Cuori, Cecina/lLivorno) e Sandro Pellegrini (Sunset Café, Marina di Pisa), secondo la giuria di professionisti come i giornalisti di settore Rossella De Stefano e Rodolfo Guarnieri, insieme con il capobarman e consigliere Aibes Guido Mazzetti e il cultore di settore Andrea Fiore. Sotto osservazione criteri cardine come gusto, focus sull'impiego di Prime Uve, territorialità e presentazione.
Ottimi apprezzamenti anche per gli altri concorrenti Roberto Cuccu e Paola Dacò (Epiko, Laveno Mombello/Varese), Francesco Zicari (Lido Boomerang - Havana Club, Marina di Ginosa/Taranto), Niccolò Bovenzi (Smile Tree, Torino), Marco Vaudagna (Garden Café, Torino), Fabio Ferrara (free lance, Torino).
A latere del contest, i concorrenti sono stati anche sottoposti a un blind test di riconoscimento di distillati vari, mentre i tre finalisti Chiara Braione, Gian Maria Ciardulli e Sandro Pellegrini hanno dovuto improvvisare tre ricette exotic tiki con alcuni ingredienti a sorpresa.
Organizzata da Steve Righetto, Brand Developer e Horeca Specialist di Distillerie Bonaventura Maschio, in collaborazione con il Piemonte Area Sales Manager Bonaventura Maschio Mauro Solera, l'evento è stato presentato dall'esuberante Livio Buscaglia, barman pluripremiato, titolare della scuola SecreTiki Academy di Torino e coorganizzatore dell'evento.
Il materiale di servizio è stato fornito dallo sponsor The Bars, presente il titolare Gabriele Gionni.
Le tre ricette prime classificate
Kai Nalu (Onda del Mare)
di Gian Maria Ciardulli (Donna di Cuori, Cecina/Livorno)
Ingredienti
3 cl Prime Uve Nere Bonaventura Maschio
3 cl Prime Uve Bianche Bonaventura Maschio in cordial tiki (fermentato con acqua di mare, acqua di cocco, succo di ananas e di banana, caffè, miele, succo di agrumi)
1,5 cl Gin Barmaster Bonaventura Maschio
top Ginger Beer e chili
2 gocce Angostura Aromatic Bitters
Preparazione
Tecnica throwing, versare in bicchiere highball, completare con aria di sale nero delle Hawaii e una spolverata di fiori mix Montosco. e spray di Gin Puro Bonaventura Maschio. Abbinare con lingue di zucchine arrotolate con un cuore di salmone e servite in cestini di paglia.
Commento
Ricetta ispirata al "militare" Suffering Bastard di Joe Scialom (1942) con Prime Uve Nere al posto del brandy. Ricetta già inserita da tempo nella drink list del Campione della Riviera Toscana. Da notare camicia e grembiule in puro stile tiki.
Primitive
di Sandro Pellegrini (Sunset Cafè, Marina di Pisa)
Ingredienti
2 oz Prime Uve Nere Bonaventura Maschio
2 oz fassaniola gold (tropical fruit mix a base di succo ananas, passion fruit, papaya, mango, lime, guava e banana, bollite, frullate e filtrate)
1 oz succo di limone
spray di Prime Uve Nere Bonaventura Maschio
Preparazione
Tecnica fash blender, servire in boccale di ceramica tiki. Abbinare con cubetti di mango in guscio di papaya.
Commento
Da notare l'utilizzo della fassoniola, sciroppo fruttato molto utilizzato da Don The Beachcomber per "rinforzare" i suoi drink tiki. Note di merito per i mug di ceramica tiki utilizzati, oltre che per la camicia hawaiana e il cappello di paglia da piantatore equatoriale.
Opperbacco!
di Chiara Braione (Lanificio San Salvatore, Salerno)
Ingredienti
45 ml Prime Uve Bianche Bonaventura Maschio
15 ml Ron de Guatemala Botran Kì
30 ml Bacco's mix home made (90 g burro vegetale, 60 g saba o mosto cotto, Amaro Bonaventura Erbe e Spezie, vaniglia e cannella)
15 ml verjus (succo acido d'uva)
15 ml succo di limone
Preparazione
Shaker & double strain, servire in boccale di ceramica tiki personalizzato Prime Uve insieme con granita di limone, spolverata di vaniglia e cannella. Abbinamento con "Acqua di Benvenuto" in coppetta, trancio di "formaggio" vegetale o fake emmenthal.
Commento
Ricetta che prende idea da due storici drink come Navy Grog e Pearl Diver. Nota di merito per la migliore presentazione e aver saputo personalizzare i mug tiki utilizzati con la scritta Prime Uve.
A Casoni Liquori la distribuzione dei ready to drink analcolici Sir. James 101
La crescita repentina del segmento "Nolo" (No & Low Alcohol) non è sfuggito a Casoni Fabbricazione Liquori, storica realtà italiana nel settore dei liquori e distillati, fondata a Finale Emilia (Modena) nel 1814. È in quest'ottica che bisogna leggere l'annuncio della distribuzione esclusiva in Italia (e nel Regno Unito) della linea Sir. James 101, brand internazionale di cocktail analcolici ready to drink, già apprezzato nei principali mercati europei, su cui è presente dal 2020.
Una linea di cocktail, realizzati con aromi ed estratti naturali, pensata per chi vuole vivere momenti conviviali, senza rinunciare all’esperienza sensoriale del bere miscelato. La gamma comprende il Gin Tonic analcolico, con fresche note di ginepro e agrumi; il Mojito, vivace e rinfrescante con lime e menta, e l’Aperitivo Spritz, fruttato e lievemente bitter.
«La linea di cocktail analcolici firmati Sir. James 101 si integra con la nostra strategia commerciale - commenta Stefano Tirtei, Direttore Commerciale di Casoni -, ancora di più orientata alla creazione di una chiara proposta di valore dei brand. In un momento di cambiamento nelle tendenze di consumo è necessario voler individuare risposte alternative, nel rispetto dei nostri target di posizionamento e di coerenza dell’assortimento».
Lutto nel mondo del vino: si è spento Pietro Toso
Un grave lutto ha colpito il mondo del vino italiano: domenica 21 settembre si è spento Pietro Toso, consigliere e direttore amministrativo di Toso Vini.
68 anni, Pietro Toso era entrato in azienda alla fine degli anni Settanta, affiancando il fratello Gianfranco e il cugino Massimo, rappresentanti della quarta generazione della famiglia. Con il suo lavoro ha dato un contributo determinante alla crescita e allo sviluppo in Italia e sui mercati internazionali della cantina di Cossano Belbo, diventata una delle aziende vitivinicole più importanti del Piemonte ed entrata anche nel mondo spirit con l’acquisizione e il rilancio del marchio Gamondi.
A dare la notizia della scomparsa una nota dell’azienda. «La sua passione e l’instancabile dedizione al lavoro restano un’eredità preziosa, già raccolta dalla figlia Chiara, oggi attiva in azienda, e tramandata anche a Roberta e Andrea – vi si legge -. La Società esprime la propria vicinanza alla famiglia e alla moglie Paola in questo momento di grande dolore e si unisce al lutto di tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo e lavorare con lui».
Paolo Marchesini nuovo vice presidente Campari, Francesco Mele cfo
Dopo aver rivestito per 28 anni la posizione di Cfo (Chief Financial and Operating Officer) di Campari Group, Paolo Marchesini è il nuovo vice presidente dell'azienda. Il suo percorso interno in azienda è stato cruciale per la crescita del gruppo: ha rivestito prima il ruolo di Group Chief Financial Officer e successivamente Chief Financial & Operating Officer. Sotto la sua guida finanziaria, l'azienda ha messo a segno numerose acquisizioni e l'integrazione di 40 nuovi business (per un valore complessivo di €5,2 miliardi), nonché la cessione di 12 marchi non strategici (per un totale di circa €1 miliardo).
Marchesini ha avuto un ruolo operativo anche nella quotazione della società alla Borsa Italiana nel 2001 e nel trasferimento della sede legale nei Paesi Bassi nel 2020. Una promozione, che per il presidente Luca Garavoglia sancisce il passaggio da «un ruolo operativo a uno in cui possa offrire la sua grande visione strategica».
A succedergli nella posizione di Cfo, è stato chiamato, invece, Francesco Mele. «Un solido manager dall'esperienza internazionale», come lo ha definito Marchesini. Ex amministratore delegato di Cdp Equity (la holding di partecipazioni interamente controllata da Cdp), Mele è entrato in contatto con Campari Group nel 2003 come membro del team Goldman Sachs coinvolto nell'acquisizione di Aperol.
Epico Caffè: l’unione che rafforza le torrefazioni locali per l’horeca
Prima la pandemia, poi lo scoppio del conflitto russo-ucraino che, con l’incremento dei costi dell’energia, ha innescato la spirale inflattiva, riducendo il potere di acquisto dei consumatori, infine l’esplosione dei prezzi della materia prima. Da un po’ di anni il mondo del caffè è attraversato da una serie di turbolenze che rischiano di minare l’operatività delle torrefazioni, soprattutto le piccole aziende locali, maggiormente esposte agli effetti negativi di questa tempesta perfetta. In questo contesto è nato il progetto Epico Caffè, a opera di un gruppo di imprenditori e di torrefattori, con una missione ben chiara: salvaguardare e rafforzare le storiche torrefazioni locali che operano nell’horeca riunendole in un’unica realtà, per fare fronte comune e affrontare le sfide imposte dal nuovo panorama.
«L’Italia è ricchissima di storiche torrefazioni artigianali, che costituiscono un prezioso patrimonio della nostra cultura del caffè. Realtà spesso di piccole dimensioni o a conduzione familiare, con un forte radicamento nel territorio e che si distinguono per l’attenzione alla qualità, per la maggiore propensione alla personalizzazione delle miscele, adattandosi alle esigenze dei clienti, e non di rado per l’apertura all’innovazione, sperimentando nuove miscele e tecniche di tostatura per soddisfare la domanda di un mercato in evoluzione – racconta Giorgio Grecchi, amministratore unico di Epico Caffè -. Il nostro obiettivo è salvaguardare questo patrimonio aggregando le realtà all’interno di un gruppo che garantisca loro energie e risorse per svilupparsi e continuare a crescere».
L’unione che valorizza le identità locali
Il principio è, insomma, quello del vecchio adagio: “l’unione fa la forza”. Una forza che nel caso di Epico Caffè nasce dal rispetto dell’identità di ogni singolo marchio, elemento distintivo di tutto il progetto. «Il progetto si fonda sul rispetto della storia, delle radici e del rapporto che ogni torrefazione ha costruito con il proprio territorio – spiega Grecchi -. Ogni torrefazione che entra nel gruppo continua a essere sé stessa, con il proprio marchio, le proprie miscele con le loro caratteristiche uniche, i suoi clienti e le persone che da anni la portano avanti. L’obiettivo è consolidarle e, grazie alle sinergie e allo scambio di know how tra le varie realtà, dare loro nuova linfa per crescere».
Sinergie e nuove opportunità
Sinergie che si traducono in una maggiore solidità organizzativa, una logistica più efficiente e in servizi più puntuali per il mondo del fuori casa, senza però intaccare, anzi rafforzando, la relazione diretta che lega le torrefazioni ai propri clienti. «È un rapporto fatto di fiducia e continuità che intendiamo salvaguardare», aggiunge Grecchi.
A questo si aggiungono i vantaggi di far parte di un gruppo più ampio: condizioni migliori per l’acquisto della materia prima, grazie a una maggiore forza contrattuale, investimenti per mantenere costante la qualità delle miscele, per svilupparne di nuove, il potenziamento dei servizi, dalle consegne all’assistenza tecnica e manutenzione delle attrezzature, e la possibilità di offrirne di nuovi.
A tale proposito, nel gruppo sono presenti anche imprenditori con una grande esperienza nel fornire ai clienti horeca supporto nella crescita dell’attività, rinnovare l’offerta per tenerla in linea con le richieste di un mercato in costante evoluzione. Così come è presente all’interno del gruppo una società finanzia che può supportare negli investimenti i gestori che vogliono rinnovare o far crescere la propria attività. «Sono opportunità che una piccola torrefazione, da sola, difficilmente riuscirebbe a garantire, ma che all’interno di Epico Caffè diventano possibili e che segnano un ulteriore salto di qualità nel rapporto con i clienti, sottolinea Grecchi».
I primi risultati
Due esempi concreti dei benefici che Epico Caffè garantisce arrivano dalla Torrefazione Mokasol di Gussago (Brescia) e da Regina Caffè di Castiglione delle Stiviere (Mantova), le prime due storiche torrefazioni che hanno abbracciato il progetto e che ora stanno aprendo un nuovo capitolo nella loro storia. La prima, fondata negli anni Cinquanta e guidata da Stefano Stretti, è da sempre “il caffè dei bresciani”. Una realtà che ora sta estendendo la propria presenza oltre i confini storici. Le sue miscele sono sbarcate per la prima volta in Sardegna, dove è stato aperto un magazzino di distribuzione e il marchio conta già oltre 50 clienti attivi nella provincia di Cagliari: un progetto che l’azienda da sola non avrebbe potuto realizzare.
Altrettanto positiva l’esperienza di Regina Caffè di Claudio Maghella, che ha dato il via al suo percorso di consolidamento. La torrefazione, molto radicata nel mantovano, ha esteso la propria presenza in Veneto e Friuli, ampliando la base clienti e incrementando i volumi di vendita.
Intanto, il progetto Epico continua il suo percorso di sviluppo, con diverse new entry attese nei prossimi mesi. «Stiamo formalizzando gli accordi per l’ingresso nel gruppo di altri torrefattori che hanno intuito le potenzialità e i benefici dei quali le loro realtà possono godere per consolidarsi e puntare a crescere in un mercato fortemente competitivo».










Barracano suggerisce di viverlo anche come uno studio del prodotto, ma bisogna stare attenti a non esagerare. «Il confine - chiarisce - sta in quello che mi conviene recuperare o permette di far rivivere il prodotto in maniera virtuosa. Sarebbe impensabile fare tutto in questo modo, ma da un altro lato se so che da un singolo ingrediente ricavo 2-3 preparazioni, in fase di scelta d'acquisto, guarderò anche il costo con un occhio diverso».


