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La latte art per tutti del Wlacc funziona davvero

Giornalisti e docenti
Manuela Fensore e Carmen Clemente hanno dimostrato coi fatti l’efficacia del loro approccio metodico e razionale all’emulsione e al decoro.

Quando, a pochi mesi dalla vittoria mondiale Sca di Latte Art nel 2019, siamo andati da Manuela Fensore per comprendere come si realizzano punti e linee con la crema di latte, ha colpito la precisione, l’approccio metodico e razionale che accompagnava ogni passaggio. L’esperienza, l’approfondimento e gli studi fatti in Cina hanno portato alla codifica di un metodo preciso che permette di insegnare in modo semplice ed efficace la posizione, la presa e i movimenti corretti.

Insieme a Carmen Clemente, campionessa mondiale della categoria nel 2022, trasmette con successo queste conoscenze a tutti i corsisti, dai neofiti ai più esperti, nella loro scuola, la World Latte Art & Coffee Center di Rho, alle porte di Milano. Per verificarne l’efficacia ha coinvolto quattro giornalisti con molte conoscenze teoriche, ma pratica scarsa o nulla, in un corso di 5 ore: Manuela Spissu di Comunicaffè, Anna Muzio collaboratrice di Mixer, Nadia Rossi e Stefano Nincevich di Bargiornale.

In teoria. La prima parte ha illustrato i processi alla base della disciplina. A cominciare dalle caratteristiche che il latte deve avere per montare: oltre il 2,8% di proteine che danno struttura alla crema, mentre la parte grassa conferisce il gusto. Il liquido non deve essere lavorato più volte, dunque è importante calibrare bene la capienza della lattiera al fine di utilizzarlo al meglio senza sprechi: 350 ml per 1 cappuccio + 1 latte macchiato; 500 ml per 2 cappuccini + 1 latte macchiato; 750 ml per 3 cappuccini. 

Per ottenere 3 cm di crema l’indicazione è di dare 3 secondi di aria con il beccuccio della lancia inclinata a ore 3 o ore 9, appena immerso nel latte, proseguendo con 15 secondi di emulsione, con la lancia inserita nel liquido, per una lavorazione totale di circa 18 secondi. Il cappuccino ideale è definito come un cocktail tra latte e caffè, meglio se sormontato da un decoro in latte art che è sempre gradito dal cliente ed è un eccellente strumento di promozione del locale: molti consumatori li postano sui social. Quindi la presa della tazza, a “C”, come l’omino della Lego e della lattiera, che deve essere salda (pollice e indice sui due lati alla sommità dal manico, le rimanenti tre dita lo avvolgono) e al contempo flessibile. Infine le linee guida di come realizzare le tre figure base - cuore, tulipano e rosetta, e si passa alla pratica.

In pedana. Si prende il via con l’erogazione di un buon espresso (la base fondamentale di un eccellente cappuccino), quindi si prosegue con la montatura del latte, con mani esperte e istruzioni ben chiare che guidano alla sua realizzazione più o meno spessa e con una tessitura fine e ben lucida, come pure della prima figura, il cuore. La realizzazione in autonomia risulterà molto meno semplice e precisa, ma c’è sempre chi è pronto a correggere una postura errata (che alla lunga provoca problemi ai professionisti), un gomito troppo basso, una presa sbagliata o un versaggio un po’ troppo timido. Piano piano si prende confidenza con la prima figura e si passa alle successive, che creano non poche difficoltà a mani inesperte. Non nascono capolavori, ma senza dubbio, conclusa la lezione, c’è la voglia di riprovare, di tornare e affinarsi o di mostrare quella crema così lucida o un timido decoro il mattino dopo a parenti e amici.

Fare gruppo. «L’entusiasmo, la voglia di riprovare era ciò che sentivo dopo ogni corso fatto con Luigi Lupi - racconta Manuela Fensore -: il nostro auspicio è che i corsisti che sono venuti (ho già avuto molte conferme in tal senso) e che verranno provino lo stesso slancio, unito a un’impostazione (una base per noi essenziale) che aiuta a lavorare davvero bene. Sono miei lo studio dell’impugnatura e della corretta emulsione, che ho affinato in Cina e trasmetto con Carmen a ogni corsista. Guardando le competizioni di Latte Art di Sca e di Latte Art Grading System sono contenta dei progressi di tanti concorrenti, a cui sento di avere dato il mio contributo. Ciò che mi ha colpito e che vorrei arrivasse anche in Italia è lo spirito di gruppo degli asiatici». «Da parte nostra - prosegue Carmen Clemente - cerchiamo proprio di portare questa mentalità: là condividono idee ed esperienze, si allenano tra concorrenti, si danno una mano; perché non farlo anche da noi? I talenti in Italia ci sono, devono imparare a dialogare, farsi forza reciprocamente e fare gruppo: un cambiamento di mentalità che farà molto bene a tutti».

Un nuovo ceo per Metro Italia: è Arnoud J. van Wingerde

Arnoud J. van Wingerde_CEO METRO Italia
In carica dallo scorso primo aprile, il nuovo chief executive officer vanta un ricco curriculum ai vertici di alcune delle principali principali realtà internazionali attive nell’horeca

Novità al vertice di Metro Italia.  il colosso del cash & carry ha scelto Arnoud J. van Wingerde come nuovo chief executive officer, della sua società italiana che conta 49 punti vendita all’ingrosso distribuiti in 16 regioni, che nell’ultimo anno fiscale (2021/2022) hanno generato vendite per circa 1,8 miliardi di euro.

Van Wingerde vanta un ricco percorso manageriale e una consolidata esperienza commerciale, in particolare nel settore all'ingrosso di prodotti alimentari, grazie a una carriera internazionale che lo ha visto ai vertici delle principali realtà attive nel mondo dell’horeca. La sua carriera prende il via nel 1997 nei Paesi Bassi, quando entra in Makro come store manager. Nel 2002 diventa regional operations director in Metro Francia, per poi ricoprire la posizione di direttore operations in Metro Italia. Fa quindi ritorno, dopo 10 anni, nei Paesi Bassi assumendo il ruolo di ceo in Hanos Internationale Horeca Groothandel, dove resterà fino al 2009. Quindi entra in Shv, tra i maggiori gruppi commerciali al mondo, con il ruolo di operational staff team member, ricoprendo da allora il ruolo di ceo in diverse società della divisione cash & carry . Nello specifico, Makro Argentina, Makro Food Service Brasile e, infine Shv-Makro Colombia, società quest’ultima dove ha lavorato fino all’arrivo della chiamata da parte di Metro per assumere la guida della sua società italiana.

«Sono onorato dell’incarico che mi è stato affidato e della fiducia che Metro ha voluto conferirmi. Tornare in Italia per me rappresenta una grande emozione e una grande sfida: un Paese infinitamente ricco per la sua enogastronomia, che vogliamo valorizzare e promuovere attraverso l’impegno che da sempre caratterizza questa realtà, non solo come marchio, ma anche come attore sociale ed economico – ha commentato in una nota il neo ceo –. L’obiettivo è consolidare la posizione di leadership del mercato rafforzata dall’implementazione della nostra strategia 2030, accelerando la crescita dei prodotti a marca propria e continuando a guardare all’innovazione e al futuro di questo settore in un’ottica di sostenibilità dell’intera filiera».

Costruire una filiera sostenibile

E importante è l’impegno a favore dell’ambiente che il gruppo Metro sta portando avanti, messo nero su bianco nell’agenda della sostenibilità aggiornata lo scorso anno, che ha fissato obiettivi ancora più ambiziosi rispetti a quelli precedenti (leggi Obiettivi di sostenibilità sempre più ambiziosi per Metro Italia). Un impegno che poggia su 6 pilastri che delineano il percorso per  la costruzione di una filiera green: filiera alimentare, made in Italy, salute e alimentazione, zero sprechi, impatto ambientale, diritti umani. Per ognuno Metro ha fissato dei target, tra i quali l’eliminazione entro quest’anno di Pvc ed Eps dai pack, sostituendoli con materiali amidi dell’ambiente, per ottenere un risparmio di circa 2000 tonnellate di plastic, e il raggiungimento della neutralità carbonica entro il 2040.

Fipgc, eletti i vincitori del Campionato di Pasticceria degli Istituti Alberghieri 2023

Aurora Rossetti e Maya Cester portano a casa il titolo con la torta multistratificata “Preziosa”

Una vittoria tutta al femminile per l’edizione annuale del Campionato Nazionale degli Istituti Alberghieri d’Italia Fipgc 2023. Ad aggiudicarsi il primo posto sono state Aurora Rossetti e Maya Cester dell’Istituto Alberghiero “Alfredo Beltrame” di Vittorio Veneto, Treviso. La competizione si è svolta presso l’Istituto “Cillaro Ferrero” di Neive, Cuneo, dal 28 al 30 marzo. Durante i tre giorni si sono sfidati 60 giovani provenienti da tutta Italia.

La torta vincitrice

Il clou della sfida è stato la realizzazione di una torta moderna a base di Nocciola Tonda Gentile delle Langhe. Aurora Rossetti e Maya Cester hanno sbaragliato la concorrenza con “Preziosa”. La torta multistratificata presentava una base di frolla sablè alla nocciola e mais. A seguire: bavarese, sempre alla nocciola, biscuit al cacao e nocciola, croustillant al cioccolato, e infine geéle al moscato e mandarino. I gusti decisi hanno compensato la freschezza degli agrumi e la delicatezza del cioccolato. Sul podio, al secondo posto, l’Istituto “Antonello da Messina” di Messina con Giovanni Virgona e Maria Pia Maceli che hanno realizzato una torta moderna chiamata “Infinitamente nocciola”. Mentre la medaglia di bronzo va a Cristina Miftode e Jasmine Miniello dell’istituto “Federico di Svevia” di Termoli con “Anima emozionale”.

Formazione al centro per il futuro dei professionisti

“Ogni volta è per noi un grande piacere vedere tutti gli studenti mettersi alla prova con tanta passione e dedizione - dice Matteo Cutolo, Presidente Fipgc - E quest’anno siamo pienamente soddisfatti del bellissimo lavoro che tutti i partecipanti hanno svolto e siamo ancor più consapevoli dell’importanza della formazione per il futuro dei professionisti del mondo della pasticceria. Credere nei giovani vuol dire credere nel futuro, e siamo fermamente convinti che con questi talenti fiore all’occhiello del made in Italy, il futuro della pasticceria sarà promettente”. Per Maurizio Santilli, Vicepresidente Fipgc e responsabile internazionale comparto scuole della Federazione, «tutti i ragazzi che hanno partecipato hanno dato prova di grande impegno, dimostrando eccellenza nei tre punti chiave che fa di un pasticciere un professionista: la chimica, la fisica e l’arte. Certo, la strada è ancora lunga, c’è ancora tanto da studiare, ma questo è un gran bell’inizio».

Giorgio Rocchino ambasciatore dell’eccellenza italiana a Monte Carlo

Giorgio Rocchino
Con la sua Luxury Mixology Consulting, fondata due anni fa a Monte Carlo e che offre alta formazione di mixologia e distribuisce in esclusiva top brand italiani del beverage al mondo dello yachting e dell’hôtellerie luxury, il bartender guida il Belpaese alla conquista del Principato di Monaco

Per ogni bartender è possibile individuare un filo rosso, a volte anche sottile, che lega tra loro i diversi capitoli che ne compongono la storia professionale. Nel caso di Giorgio Rocchino questo filo rosso presenta tratti ben marcati e delinea il percorso di una carriera al servizio dell’ospitalità luxury e più esclusiva. Una frequentazione che comincia fin da quando Rocchino, torinese classe 1972, fa i suoi primi passi dietro il bancone. A 14 anni, ancora studente dell’alberghiero, inizia a lavorare al bar del Turin Palace, hotel 5 stelle lusso della sua città, da dove parte la sua formazione di bartender. Quindi è direttore dello storico Caffè San Carlo, tra i più antichi e importanti bar sotto la Mole, ruolo che ricopre per tre anni. Desideroso di fare un’esperienza all’estero, ventuno anni fa approda nel regno o, meglio, nel Principato del lusso per eccellenza, quello di Monaco, dove, dopo aver lasciato qualche curriculum, viene chiamato dal Casino di Monte Carlo, dove rimane per sette anni, per poi passare all’Hotel de Paris e al Café de Paris, fino a diventare chef barman dello Yacht Club di Monaco, l’esclusivo members’ club del principe Alberto di Monaco, lavorando per lo stesso sovrano per il quale ha creato diversi cocktail e organizzato eventi.

Nel 2021 parte un nuovo progetto, che segna un nuovo capitolo della sua carriera: fonda Lmc - Luxury Mixology Consulting, società con sede a Monte Carlo composta da due divisioni, l’accademia di alta formazione di mixologia e la divisione di consulenza e importazione e distribuzione in esclusiva di top brand italiani del beverage, attività entrambe rivolte al mondo dello yachting e dell’hôtellerie luxury del Principato e della Costa Azzurra.

Formare professionisti per contesti luxury

«La nascita di Lcm è il coronamento di un sogno, comune a molti che lavorano nel mondo dell’ospitalità, quello di “mettersi in proprio”. Un sogno che ho realizzato coniugando la passione per l’insegnamento che mi ha sempre animato, da anni fornisco consulenze come tutor ufficiale esterno a diversi istituti alberghieri italiani, con un’esigenza che ho colto in oltre 20 anni di attività sulla scena del Principato: la formazione per i team che lavorano sugli yacht – racconta Rocchino -. Nell’esperienza allo Yacht Club ho constatato che il personale delle imbarcazioni non ha una preparazione adeguata in tema di miscelazione. Da qui l’idea di creare una scuola, la prima di questo genere, che guardasse a questa realtà, con l’obiettivo di insegnare agli equipaggi a preparare un cocktail a regola d’arte per il loro armatore e a curare la selezione di prodotti per la cambusa, dove gli spazi sono limitati e quindi è strategico creare una scorta di spirit e prodotti di alta qualità, ma insieme versatili, che consentano di realizzare un alto numero di drink».

Con la sua Academy Rocchino eroga due tipologie di corsi. Un corso base, per chi muove i primi passi, focalizzata sulle tecniche di miscelazione, la conoscenza dei prodotti, l’arte del servizio, per arrivare a preparare cocktail classici e new era per ogni occasione, e un corso avanzato, sulla mixology di ricerca, e quindi sulle tecniche d'avanguardia, la preparazione di homemade, ecc.

«L’obiettivo è di formare professionisti da inserire nei contesti luxury, guardano quindi non solo al mondo yacht, ma anche a quello dell’alta hôtellerie – spiega -. Può sembrare strano ma, nonostante l’alta concentrazione di queste strutture nel Principato, il livello di preparazione dei barman non è affatto elevato: niente di paragonabile a quello che caratterizza le realtà italiane».

Grandi opportunità per i professionisti italiani

Una situazione che apre possibilità ai professionisti del Belpaese. «Le opportunità di inserirsi e fare carriera sono enormi, sia per i professionisti già affermati sia per i giovani di talento che vogliano fare un’esperienza internazionale in strutture di alto livello, considerando anche, ulteriore elemento di attrattiva, che i salari, incluso quello di ingresso, sono ottimi e che il merito viene premiato – commenta Rocchino -. I nostri giovani hanno tutte le carte in regola per poter sfondare, perché oltre alla formazione di base che ricevono già negli istituti alberghieri, perfetta per queste realtà, noi italiani abbiamo un’altra carta vincente da giocare: quell’ambizione, quel desiderio di migliorarci, pensiamo all’evoluzione e al livello che il movimento mixology ha raggiunto in Italia, che ci spinge ad aggiornare e arricchire continuamente le nostre conoscenze e abilità, che qui invece si riscontra raramente».

Diversi e numerosi sono i profili richiesti. «Per la stagione alle porte si cercano oltre 2000 figure – spiega -. Soprattutto bartender, in particolare barlady, baristi, personale di sala, così come alta è la domanda di pasticceri».

Le eccellenze del made in Itay alla conquista del Principato

L’altro filone di attività di Lcm è la distribuzione in esclusiva di brand italiani del beverage di alta gamma sempre rivolta allo yachting e all’hôtellerie luxury del Principato e della Costa Azzurra, fino a Saint-Tropez, che vede il bartender nelle vesti di vero e proprio ambasciatore del made in Italy. «Alla base c’è la volontà di far conoscere e portare presso queste realtà le nostre eccellenze – spiega Rocchino -. Dopo aver sondato l’interesse di diverse aziende a entrare in questo mercato, ho selezionato circa una trentina di brand di distillati, liquori, champagne e vini esclusivi tra i più rappresentativi del nostro saper fare e le cui produzioni fossero tra le migliori e più autentiche espressioni della varietà e ricchezza del nostro territorio. Una selezione che comprende realtà grandi e piccole, tra le quali Nonino, Gin Arte, Pacini per il mirto, Maurizio Russo per il limoncello, Il Reale per i vermouth, Marchesi di Barolo per i vini, Villa Sandi per il prosecco, creando anche una gamma di soluzioni completa per la miscelazione».

Un lavoro impegnativo, che Rocchino accompagna con una densa attività di masterclass rivolte a food & beverage manager, direttori bar e ristoranti e alle equipe degli hotel per spiegare e far conoscere le peculiarità dei prodotti, che ha chiesto di superare qualche resistenza ma dove l’italianità, ancora una volta, fa la differenza. «All’inizio è stata dura, perché siamo in territorio di cultura francese, quindi animato da un rapporto di amore e odio per l’Italia - racconta Rocchino -. Però è un mondo molto aperto, territorio di ritrovo del jet set internazionale, che attira turisti da tutto il mondo, che sanno riconoscere e apprezzano l’alta qualità e per i quali l’Italia e ciò che è italiano rappresentano valori assoluti».

Forte domanda di prodotti italiani

Dopo un 2021 di rodaggio, complice anche la pandemia che ha rallentato gli affari, il 2022 ha portato ottimi risultati e per quest’anno già si prevede un raddoppio delle vendite, con grande soddisfazione di Rocchino e delle aziende che la sua società rappresenta. Società che, altro rilevante successo, è stata appena nominata fornitore ufficiale da Société des Bains de Mer (Sbm), la più antica società del Principato di Monaco, proprietaria del Casinò di Monte Carlo e di altre location esclusive quali l’Hotel de Paris, l'Hotel Hermitage, il Monte-Carlo Beach, il Monte-Carlo Bay Hotel & Resort, il Cafè de Paris.

«La soddisfazione più grande è il successo che i prodotti stanno riscontrando – commenta -. Un successo che riguarda tutte le categorie e che testimonia dello spazio di rilievo che le nostre produzioni possono conquistarsi su questa piazza. In particolare sono molto orgoglioso per il boom del prosecco, in una terra dove è di casa lo champagne, e della grappa, una novità assoluta per Monte Carlo. Ma altrettanto bene vanno i vermouth, gli amari, la liquoristica e nel campo dei vini, oltre ai grandi rossi, vedo enormi potenzialità per i bianchi, grazie alla ricchezza del nostro patrimonio enologico che offre infinite possibilità di abbinamento con la cucina di pesce che qui va per la maggiore».

Prada Caffè inaugura il suo punto vendita da Harrods

Il bancone
Nei grandi magazzini londinesi debutta la caffetteria temporanea del brand di moda

"Offrire un'esperienza unica e coinvolgente": è questo l'obiettivo di Prada Caffè, sbarcato da Harrods, a Londra. La caffetteria è aperta dal 31 marzo 2023 fino al 7 gennaio 2024, presentando ai clienti una versione inedita del brand finora collegato solo alla moda.

L'ambiente e i dettagli

L'ambiente del Prada Caffè è stato pensato per declinare i codici visivi di Prada in ogni dettaglio, dagli arredi al menu, dalle pareti ai soffitti e alle sedute; divani e poltroncine sono rivestiti di velluto. Tutto riprende delicate tinte verdi, colore distintivo del marchio. I pavimenti riprendono il motivo a scacchi bianchi e neri della storica boutique di Galleria Vittorio Emanuele II a Milano e i bassorilievi floreali sulle pareti evocano i flagship store internazionali. La cura del dettaglio passa anche per le porcellane giapponesi, scelte come tableware. L'azzurrino della trama è contornato da un doppio filo nero a contrasto, ispirate all'antica porcellana celadon. I bicchieri sono in cristallo soffiato. Tra questi c'è la serie “Triangle” decorata da un pattern a triangoli, emblema Prada.

La proposta gastronomica

Da Prada Caffè è possibile consumare una proposta gastronomica all day long. Dalla colazione al cocktail serale, il menu rilegge la tradizione italiana in chiave light e contemporanea. Vengono serviti tramezzini, risotti, mozzarella di bufala, ma anche piatti più trasversali. Infatti, è possibile ordinare pietanze a base di salmone e granchio. Gli aperitivi spaziano dallo Spritz al Negroni, passando per i signature cocktail della casa. Disponibile anche una cantina di vini, che presenta etichette di tutto il territorio nazionale, dalla Sicilia al Piemonte. Ampio spazio anche alla pasticceria, esposta sullo scenografico bancone e nella parete retrostante. È possibile gustare una selezione di creazioni di alta pasticceria artigianale, realizzate con tecniche moderne che vanno ad attualizzare ingredienti classici. Il Prada Caffè sarà aperto fino al 7 gennaio 2024, dalle 9 alle 21 dal lunedì al sabato e dalle 12 alle 18 domenica, con ingresso su Hans Road e presto con un chiosco nel dehors per proporre a Londra una deliziosa offerta di gelati.

Lo scioglimento dei ghiacciai? Tutta colpa dei barman. Lo rivela una ricerca

Consegna del ghiaccio, 1918. Foto originale in bianco e nero colorata da Dana Keller
Consegna del ghiaccio, 1918. Foto originale in bianco e nero colorata da Dana Keller

Il ricercatore americano Ernest Kowalsky, direttore dell’Ice Warning Research Institute con sede a Philadelphia (Pennsylvania) e Karl Gibson dell’Uicg (Unione Internazionale per la Conservazione dei Ghiacciai) con sede a Fairbanks in Alaska, dopo 15 anni di ricerche sono giunti alla conclusione che l’inizio dello scioglimento dei ghiacciai avrebbe un principale imputato: l’uso indiscriminato che ne fecero i primi barman per mescolare i primi cocktail della storia.

 

 

I due noti scienziati hanno accertato che i ghiacciai iniziarono a ritirarsi intorno alla seconda metà dell’Ottocento e fino ad oggi si era messo sul banco degli imputati il riscaldamento globale e la nascita delle industrie. In realtà sembrerebbe che il riscaldamento del pianeta sia stato solo un effetto parallelo, che si è aggiunto allo sfruttamento indiscriminato dei ghiacciai da parte dei barman per raffreddare i cocktail.

Bargiornale ha incontrato i due ricercatori americani per capirne di più: «Ci sono diverse prove - commentano – a conferma di questa nostra teoria. A fine dicembre navi e treni si dirigevano verso i luoghi freddi della Terra per raccogliere gli immensi blocchi di ghiaccio che, staccati, fatti a pezzi e confezionati in casse di legno, venivano spediti nelle città per essere spezzettati nei bicchieri. Si calcola che ogni giorno, nella sola America del Nord, circa 2.000 tonnellate di ghiaccio fossero sottratte. Non andava meglio in Europa dove i ghiacciai delle Alpi venivano letteralmente saccheggiati da cacciatori di ghiaccio che si arricchivano vendendo a peso d’oro i blocchi da qui ricavati. Una volta giunti a destinazione i grandi parallelepipedi venivano sezionati e venduti ai bar che, forti della novità delle bevande fredde facevano affari d’oro, incuranti dei problemi che sarebbero sorti. In pochi anni i ghiacciai persero il 20% del proprio volume, con il suo massimo negli anni Venti quando la miscelazione nei bar ebbe il suo culmine. Fortunatamente il fenomeno prese a rallentare con la diffusione delle macchine per il ghiaccio, beni di lusso brevettato dal Dr. Gorrie nel 1850, ma che solo dopo gli anni Trenta iniziarono a diffondersi capillarmente. Ma ormai lo scempio era compiuto. Come potete vedere anche in questo filmato esclusivo girato intorno agli anni Venti proprio a Philadelphia.

Minati nelle loro fondamenta i ghiacciai porsero la guancia al riscaldamento globale, ritirandosi progressivamente. Ora la comunità di scienziati, guidata dai professori Kowalksy-Gibson, spinge per chiedere un maxi-risarcimento all’IBA per poter finanziare la creazione di rivoluzionari cannoni spara neve che posizionati sui ghiacciai in sofferenza contribuiranno alla riformazione del ghiaccio. Questo però comporterebbe un problema non da poco in tema di impatto ambientale: lo sbancamento di aree destinate a bacini artificiali di raccolta di acqua. Staremo a vedere.

 

Amish e la raccolta del ghiaccio

 

Non è una semplice bufala, ma un vero pesce d'aprile. No, non esiste nessun prof Kowalsky o Gibson e nemmeno l'Unione Internazionale per la Conservazione dei Ghiacciai o l'Ice Warning Research Institute. E no, i barman non sono stati complici dello scioglimento dei ghiacciai né in Alaska né sulle Alpi. Quindi non c'è alcuna fantomatica richiesta a IBA per finanziare la creazione di cannoni spara neve per riparare ai danni del passato. L'articolo è scritto a due mani da due autori che da decenni si occupano di divulgazione e ricerca storica sul nostro settore. Lo fanno con passione, professionalità, determinazione ed entusiasmo. Ma sanno anche quanto l'ironia sia un'arma potente. 

Una postilla: le immagini sono tutte originali dell'epoca. Raccontano di un tempo, neanche troppo lontano, in cui il ghiaccio veniva effettivamente ricavato, raccolto e trasportato in zone ghiacciate per essere distribuito, in grossi formati, e per vari usi. Diciamo che il ghiaccio utilizzato per i cocktail era davvero residuale. Il video è un'elaborazione dell'originale "Ice Harvesting Pocono Manor, 1919" . 

 

Bakery e quotidiani new entry in Ditta Artigianale Ferrucci

Francesco Sanapo presenta Ditta Artigianale piazza Ferrucci
Francesco Sanapo presenta Ditta Artigianale piazza Ferrucci
La caffetteria si unisce al laboratorio di pasticceria e panificazione nel nuovo locale che è anche edicola e si propone quale caffè letterario.

Orientarsi nel grande piazzale in cerca di Ditta Artigianale piazza Ferrucci è semplice: basta seguire la colorata distesa di ombrelloni nell’ampio giardino antistante il locale che si affaccia sullo spiazzo in Lungarno Benvenuto Cellini 1/r. Varcato il cancello ci si trova in un’oasi di tranquillità ricca di vegetazione (l’area è stata curata dalla paesaggista Silvia Ghirelli) con comode sedute che si alternano a piante in vaso, cespugli, siepi e piccoli alberi. Sugli schienali delle sedie e sui divanetti ci sono  plaid realizzati dalla startup benefit Fody Fabrics, che realizza coperte per senzatetto, rifugiati e animali abbandonati dagli scarti tessili, formando ragazzi con disabilità intellettive. Sempre all’esterno spicca la struttura in metallo e ampie vetrate del chiosco dedicato alla mixology, dove è protagonista il bartender Emanuele Ventura, che propone una sorta di viaggio nel mondo del signature drink con piatti realizzati per l’aperitivo, drink classici e una selezione di gin Peter in Florence. Ogni giorno il locale guidato da Natalia Mazzilli e Ledion Prenga, in cui operano 18 persone, apre alle 7 per chiudere alle 23.

Emozionato e grato della collaborazione in primo luogo del co-fondatore di Ditta Artigianale Patrick Hoffer, nonché del numeroso staff (partita nel 2013 con un solo dipendente, oggi è una realtà che dà lavoro a 105 persone, provenienti perlopiù dal territorio toscano), Francesco Sanapo presenta il locale quale «proseguimento della nostra storia d’amore con Firenze. Siamo partiti in luoghi prettamente turistici, poi l’approdo in Sant’Ambrogio per aprire il brand ai fiorentini, mentre con Ferrucci abbiamo voluto riportare in vita un luogo che è stato per anni centro di ritrovo ed aggregazione, dandogli però una nuova veste, sia nel format che nel design. Uno spazio pensato non solo per fare colazione o prendere un caffè al volo, ma soprattutto per essere un luogo di cultura», in cui tornare a incontrarsi e a confrontarsi davanti ad una tazzina. 

Il locale

Entrando, l’ambiente si mostra lineare, pulito, con il lungo banco centrale che all’estremità sinistra ospita due macinini Mythos e la macchina espresso Maverick di Victoria Arduino, e sul lato opposto una vetrina con dolci di ogni taglio, tutti realizzati internamente. La parete alle spalle di quest’ultima accoglie mensole con pane di diversi formati, di nuovo “made in Ditta”.

La novità è infatti la presenza di una bakery, un laboratorio di pasticceria e panificazione che rifornisce tutti i locali. Al suo interno operano due professionisti timidissimi: la pastry chef Francesca Grillotti, le cui preparazioni si ispirano alla scuola francese e nordeuropea, con influenze nordamericane e un sano tocco fiorentino; tra le sue specialità ci sono dolci lievitati, dal croissant al pain chocolate, fino all’interpretazione dei “buns”, banana bread & loaf, choccolate babka, carrot cake, red velvet e cheese cake. La produzione del pane è affidato al bread master newyorkese trapiantato a Firenze Joshua Shuffman, che segue lo sviluppo delle specialità salate e di tutti i prodotti di panificazione.  La cucina è coordinata dallo chef Giacomo Faberi che ha ideato ricette di ispirazione etnica di varie parti del mondo. La colazione è divisa in italiana (con croissant, dolci e torte tipiche della tradizione nostrana) e internazionale, con french toast, pancakes, uova strapazzate.

Richiamo quotidiano

Il nuovo locale si trova in una zona residenziale e ai suoi abitanti vuole offrire o tornare a offrire le “sane abitudini” di un tempo: comprare del buon pane fresco, acquistare un quotidiano e sedersi in tutta tranquillità, gustare una preparazione della casa e un buon espresso, a cominciare dalla miscela MammaMia Espresso Blend, pensata per chi non ama l’acidità e i sentori particolarmente fruttati. In tazza, acidità dolcezza e amaro lavorano in piena armonia. Alle spalle della macchina espresso gli scaffali propongono numerose varietà di caffè, tuttavia al Ferrucci ogni mese sarà protagonista una piccola azienda agricola con cui Ditta Artigianale collabora, con i suoi prodotti. Il filo conduttore è - come per gli altri locali - promuovere un consumo consapevole  con garanzie sulla filiera di provenienza di caffè e sul benessere delle persone che lavorano nelle piantagioni, unito alla salvaguardia dell’ambiente. 

Vicino alla cassa si fa notare l’immagine con due signature coffee drink realizzati per il locale: Blueberry Ice Cream Latte (unisce il gusto dell’espresso, la dolcezza del cioccolato bianco e la freschezza dei mirtilli) e Coffee Sunrise (doppio espresso, spremuta di arancia e chinotto).

Verde natura

Protagonisti di questa nuova ristrutturazione sono i fratelli Luca e Marco Baldini dello Studio q-bic, che si sono ispirati al grande giardino che si affaccia su piazza Ferrucci. La sala dove si trova la caffetteria è uno spazio unico che si rifà al mondo tropicale, con numerose piante e piastrelle sui colori del bianco e del verde; quest’ultimo si trova anche sulla base del bancone. Un sistema di scaffalature in legno accoglie prodotti e merchandising, mentre una struttura in metallo, che corre lungo tutto lo spazio, fa da supporto all’illuminazione. 

Lineare e accogliente, Ditta Artigianale piazza Ferrucci vuole riprendere il concetto di caffè letterario e proporsi quale luogo sociale di incontro di mondi diversi attraverso appuntamenti periodici con esperti del mondo istituzionale, delle arti, della cultura, dello sport, per mantenere viva l’attenzione e alimentare il dibattito su vari temi di attualità e di interesse.

A Milano ha debuttato la nuova bottiglia di Cointreau

Cointreau 1
Il triple sec nato ad Angers ha compiuto 170 anni. Per omaggiarlo Maison Cointreau gli ha cucito un nuovo abito su misura. Una nuova bottiglia per Cointreau L’Unique che, all’alta sartoria, unisce una generosa dose di praticità e maneggevolezza

Alfred Cointreau fa parte della sesta generazione della famiglia Cointreau ed è nato e cresciuto ad Angers, in Francia. È stato lui stasera a introdurre con una masterclass, alla Fonderia Napoleonica Eugenia di Milano, il carattere unico del celebre triple sec, compagno ideale di veri must della miscelazione come Margarita, Cosmopolitan, White Lady o Sidecar.

Tra le mani dell’heritage manager della Maison Cointreau c’era la nuova bottiglia, svelata al pubblico italiano in occasione dei 170 anni dell’azienda fondata ad Angers Saint-Barthélemy-d'Anjou, nella Valle della Loira. La nuova linea di Cointreau L’Unique - distribuito in Italia da Molinari - è un mix ben riuscito: un terzo di joie de vivre, una generosa parte di eleganza francese e, per completare, un tocco di stile più adatto ai tempi.

La nuova bottiglia: moderna, elegante, sostenibile

Note per i bartender. La bottiglia resta quella iconica e quadrata che conosciamo bene. Le forme sono state leggermente allungate, gli angoli arrotondati e la maneggevolezza è migliorata. Ora Cointreau spicca nel bottigliere per un’immagine ancora più elegante. Sui lati ci sono le riproduzioni delle vetrate della distilleria d'Angers fondata nel 1849 da Édouard Cointreau. Su tutto spicca il frutto dal quale il liquore nasce: l'arancia. Anche l'etichetta, insieme al nastro e al medaglione, si sono arricchite di illustrazioni e colori che richiamano la tradizione della prima distilleria di Cointreau.

Al dettaglio tecnico si aggiunge quello che strizza l’occhio all’ambiente. La bottiglia, realizzata con vetro riciclato fino a tre volte, rappresenta un'ottica sostenibile e un'opportunità per l'eccellenza, con un'impronta ecologica a impatto zero. Ma non finisce qui perché per la prima volta su una bottiglia Cointreau, un codice QR permette di accedere al sito Cointreau.com dove sono presenti più di 350 ricette per la creazione di cocktail, insieme a consigli, trucchi e idee per un'experience interamente personalizzata.

Il direttore internazionale di Cointreau, Fanny Chtromberg, ha commentato così: «La bottiglia di Cointreau L'Unique dal 1885 è un'icona in tutto il mondo. Con questo nuovo design abbiamo voluto preservare l'estetica originale, valorizzando la storia, le origini e il prezioso frutto alla base del suo gusto unico, l'arancia, simbolo del territorio e delle radici francesi. Questa nuova bottiglia riflette interamente l'immagine di Cointreau: moderno, elegante, radioso».

La bella stagione comincia con Birra Peroni Nastro Azzurro Stile Capri

Marina Manfredi presenta a Rimessa Fiori di Milano la novità Birra Peroni Nastro Azzurro Stile Capri
La gamma Birra Peroni Nastro Azzurro aggiunge la specialità Stile Capri come birra leggera sinonimo di stile italiano, estate, sole e mare.

Azzurro, bianco e oro: sono i colori scelti da Birra Peroni per la nuova Nastro Azzurro Stile Capri, birra leggera ideale per l'aperitivo e come street beer.

Dopo l'anteprima a Beer & Food Attraction di RiminiFiera, Birra Peroni Nastro Azzurro Stile Capri è stata presentata a Milano presso la Rimessa Fiori, in pieno quartiere di Brera, da Marina Manfredi, Brand Director Peroni Family e da Davide Catalano, Sales & Beer Competence North.

«Peroni Nastro Azzurro Stile Capri nasce per regalare un sorso di estate ai consumatori di tutto il mondo - afferma Marina Manfredi, Brand Director Peroni Family - con uno stile e un gusto unici e distintivi: quelli che hanno reso Peroni Nastro Azzurro un’eccellenza italiana indiscussa ed una vera e propria icona di lifestyle. Il nome “Stile Capri” vuole appunto celebrare il forte legame che unisce il nostro brand e l’estate italiana, alla quale oggi dedichiamo un prodotto che ne diventerà il simbolo. Le sue caratteristiche la rendono particolarmente adatta al rito dell’aperitivo per vivere un momento di condivisione e leggerezza nel modo più autentico».

Peroni Nastro Azzurro Stile Capri è una birra tipo lager di gusto leggero e rinfrescante  a base di malto d'orzo e mais italiano, con aggiunta di estratti di scorza di limone e foglie di ulivo, gradazione alcolica ridotta (4,4%), colore chiaro (12 Ibu), amaro sottile (5,5 Ebc) dovuto all'impiego del luppolo Rho Reducto che la protegge dalla luce e le permette di essere confezionata in bottiglia di vetro chiaro 33 cl con tappo corona.

Storico brand italiano (dal 1963) di Birra Peroni (gruppo internazionale Asahi Europe), Nastro Azzurro con Stile Capri vuol rafforzare la tradizionale immagine che la lega al mondo dell'estate, del mare, della velocità e della vela. Fino al 1952 infatti Nastro Azzurro era il riconoscimento assegnato alla nave passeggeri più veloce sulla rotta oceanica Genova-New York come il mitico transatlantico Rex.

Martesana, omaggio alla tradizione e ai gesti dei pasticceri nel nuovo pdv

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Apre oggi il nuovo punto vendita di Pasticceria Martesana, in Corso di Porta Romana a Milano. Con un lungo banco che richiama una torta moderna a strati e un richiamo alla creatività dei pasticceri che tocca le soluzioni di illuminazione

Duecento metri quadrati, una trentina di coperti - in attesa del dehors - sette persone al servizio e tre in laboratorio, con un design degli interni che riporta alla tradizione delle botteghe dolci di un tempo: il nuovo punto vendita di Pasticceria Martesana ha aperto i battenti oggi in Corso di Porta Romana 131, come avevamo annunciato la scorsa settimana.

Lo studio sulla nuova immagine di marca di Martesana

Il quinto punto vendita milanese di Martesana è il simbolo del nuovo corso della pasticceria, interamente pensato per valorizzare la nuova immagine di marca disegnata da Drogheria Studio (con il lavoro di Luigi Durante, Maria Teresa Reccia e Marcello Silvestre) con gli arredi di Tecnoarredamenti e la rinnovata partnership con Hausbrandt per la proposta di caffè. Durante e il suo team hanno raccontato di aver scelto l'immagine dell'arco (siamo a due passi dall'arco di Porta Romana), elemento presente già nella prima bottega Martesana datata 1966, come segno distintivo degli interni e della grande parete che suddivide il banco - stratificato come una torta - e l'area con i coperto. In fondo alla saletta, un lungo tavolo "social" e una parete-libreria con riviste e magazine liberamente consultabili. Sopra il banco, invece, una soluzione molto particolare per l'illuminazione: un nastro luminoso, che omaggia la gestualità dei pasticceri, la loro manualità e la capacità creativa del team di Vincenzo Santoro e Domenico Di Clemente. Il lavoro dei designer - che ha impattato anche sul packaging e su tutti gli altri elementi della brand image - continuerà anche sugli altri punti vendita, a partire da un lifting al negozio in Sant'Agostino.

Il gelato si aggiunge a lievitati, torte e mignon

Un gelato alla colomba con zabaione al moscato ha accompagnato l'inaugurazione del locale. Nel punto vendita di Porta Romana vengono proposti, infatti, anche otto gusti di gelato (e Domenico di Clemente sta lavorando a dei macaron al gelato), oltre ai prodotti di pasticceria fresca, alle brioche, alle proposte pasquali e ai lievitati. Quest'anno Martesana punta su colomba classica, colomba ai frutti rossi, colomba mandorle e fichi e sulla riconfermata colomba pistacchio e cioccolato. Il maestro Vincenzo Santoro ha ricordato con orgoglio gli esordi della sua bottega, sottolineando come ancora oggi si riesca a respirare quell'aria familiare degli inizi grazie al grande affiatamento che si è creato nel team - che oggi arriva a toccare le 60 persone tra pdv e laboratorio. Accanto a lui, la Head of Operations Daniela Zardoni, responsabile della produzione, e Domenico Di Clemente, Executive Pastry Chef alla guida dei responsabili dei vari reparti: Jacopo Zorzi (cioccolato, membro del team italiano all'ultima Coupe du Monde de la Pâtisserie), Massimiliano Marseglia (forno), Maurizio Ferri (cagliero), Alessandro Diglio (farciture).

Museo Luxardo celebra i 200 anni di attività della distilleria veneta

Taglio del nastro per l'inaugurazione del Museo Luxardo
A Torreglia (Padova) è stato inaugurato il Museo d'Impresa Luxardo, moderna installazione espositiva di 600 mq, che raccoglie testimonianze di ogni tipo della storica (1821) fabbrica di liquori e distillati di frutta.

Nel mondo sono appena una trentina le dinastie familiari che da più di 200 anni detengono la proprietà della propria azienda, delle quali la metà sono italiane. Nel 2021 La Privilegiata Fabbrica Girolamo Luxardo 1821 di Torreglia (Padova) è così entrata a far parte dell'esclusivo gruppo storico Les Hénokiens e per celebrare l'evento ha di recente inaugurato il proprio Museo d'Impresa Luxardo.

Ideato e realizzato in collaborazione con lo Studio Architetti Mar di Venezia, il Museo Luxardo è stato ricavato in un magazzino di 600 mq all'interno della grande area produttiva di 12mila mq. Affacciato sulla Via Romana, si fa notare per il rivestimento ricevuto in lamelle di acciaio Cor-Ten, la cui ossidazione produce un effetto ruggine resistente alla corrosione. All'inaugurazione e al taglio del nastro erano presenti tutti i membri delle ultime generazioni della famiglia Luxardo, a cominciare dal senior partner Franco Luxardo (nato a Zara), dal presidente Piero Luxardo e dall'amministratore delegato Guido Luxardo, insuieme con Filippo (vendite Italia), Gaia (produzione), Nicolò (account export), Giorgio (general manager), Matteo (export), Cinzia (ufficio stampa). Oltre al responsabile esecutivo, l'architetto Giovanna Mar, tra le autorità pubbliche erano presenti il sindaco di Padova e presidente della Provincia, Sergio Giordani e il sindaco di Torreglia, Marco Rigato.

Al Museo d'Impresa Luxardo si accede da un lungo corridoio che, dal piano terra al primo piano, corre lungo due fianchi dell'edificio, schermato dalla facciata lamellare in Cor-Ten. Accolti all'ingresso dall'albero genealogico di famiglia, si accede in una grande sala "immersiva" dove un sistema di videoproiettori riproducono con una proiezione a 360° uno spettacolare documentario sulle varie tappe aziendali. A seguire una serie di stand ad andamento circolare, con la raccolta delle bottiglie storiche e d'arte di Maraschino Luxardo, i poster pubblicitari, l'esposizione delle bottiglie d'imitazione, i primi distillatori, la sezione dedicata al liquore cherry-brandy Sangue Morlacco così battezzato da Gabriele d'Annunzio nel 1919 in occasione dell'Impresa di Fiume. Museo Luxardo è visitabile su prenotazione dal mercoledì al sabato con ingresso gratuito.

A margine dell'inaugurazione del Museo Luxardo, non poteva mancare una visita al grande stabilimento produttivo, forte di un impianto 4.0 completamente automatizzato, quattro linee d'imbottigliamento, vari locali che ospitano i 57 grandi tini in legno di larice dove macera e matura il "vino" di marasca, prodotto dalla spremitura dei frutti di circa 30mila piante, sparse anche in altre località del Veneto ma sottoposte al diretto controllo Luxardo, e che vanno reimpiantate ogni 25 anni. In chiusura dell'evento è stato offerto un ricco aperitivo con rinfresco nella vicina Antica Trattoria Ballotta 1605.

Composta da 54 dipendenti (più i responsabili di settore della famiglia Luxardo), oltre ai prodotti top Maraschino Originale nella tradizionale bottiglia impagliata e Cherry Sangue Morlacco Liqueur ideali per la mixability, l'azienda Luxardo vanta un ricco catalogo di circa 350 specialità alla frutta. Liquori e distillati come il vermouth rosso Antico (novità), Triplum Triple Sec, Aperitivo Italiano, Dry Gin, Bitter, Amaro Abano; dalle confetture come Amarascata alle ciliegie per cocktail Original Maraschino Cherries, alle bagne per gelateria e pasticceria. La produzione arriva a circa 7 milioni di bottiglie all'anno, diffuse in oltre 100 mercati (Italia e Usa in primis) sotto il controllo di 5 capiarea con 90 agenti monomandatari.

Una storia ricca di successi e di coraggio

Patrizio genovese e console del Regno di Sardegna, Girolamo Luxardo fondò nel 1821 a Zara (Dalmazia) la prima distilleria di famiglia con il contributo della moglie Maria Canevari, ridando valore e notorietà a un liquore locale chiamato "Rosolio Maraschino" ricavato dalla distillazione delle ciliegie marasche.
Grazie alla patente di prodotto di qualità ottenuto nel 1829 dall'Imperial Regio Governo di Austria-Ungheria, l'azienda potè fregiarsi del marchio "Privilegiata Fabbrica Maraschino Excelsior Girolamo Luxardo", aumentando la produzione e, grazie al nipote Michelangelo Luxardo, potè costruire un grande e moderno stabilimento sul lungomare di Zara (1913), lanciandosi così alla conquista di altri mercati europei.

Lo storico stabilimento Luxardo di Zara

Alla fine della Prima Guerra Mondiale (1914-1918) Istria e la Dalmazia entrarono a far parte del Regno d'Italia, assicurando così alla distilleria di Zara un facile ingresso nel mercato italiano. Nel 1943 lo stabilimento fu distrutto dai bombardamenti degli Alleati, tragedia a cui seguì nel 1944 l'occupazione dei partigiani comunisti jugoslavi di Tito. Alla conseguente persecuzione di tutti gli Italiani (fascisti e non) ritenuti "oppressori", anche i fratelli Pietro e Nicolò II° Luxardo non sfuggirono a un tragico destino, venendo fucilati di nascosto dalla polizia titina.

Insieme con alcuni operai e tecnici della distilleria, il resto della famiglia riuscì a fuggire in Italia, dovendo abbandonare ogni cosa. Ma anche da esuli i Luxardo non si persero d'animo. Condotti dal fratello superstite Giorgio (IV generazione) e dal giovane Niccolò III°, la famiglia s'impegnò con coraggio a riprendere la produzione di liquori e distillati alla frutta, inaugurando nel 1947 un nuovo stabilimento a Torreglia, nei Colli Euganei, a una ventina di chilometri da Padova. La località prescelta presentava un microclima ideale per la coltivazione degli alberi da frutto, con terreni di origine vulcanica e sedimentaria calcarea, in particolare per le Marasche Luxardo la cui varietà è stata messa a punto in collaborazione con l'Università di Firenze, selezionando un frutto più piccolo, di gusto acidulo e particolarmente ricco di succo.

Barista Sapiens, viaggio dal chicco alla tazzina

Ruota della perfetta estrazione
Ruota della perfetta estrazione
La lunga filiera del caffè è spiegata con chiarezza e molte illustrazioni agli studenti, ai professionisti del settore e ai consumatori.

Troppo spesso il barista si muove al banco bar deciso, ma inconsapevole di ciò che avviene a monte, durante l’ultima parte della lavorazione e cosa realmente si trova nella tazzina che porge al cliente. Caffè, già; ma che tipo, con quali caratteristiche? E come può essere certo che ciò che fa per ottenere l’espresso o il cappuccino sia corretto e corrisponda a parametri di qualità? Per chi vuole effettuare un ripasso, migliorare le sue competenze nonché apprendere come diventare un buon barista, è disponibile il libro Barista Sapiens, la guida definitiva all’espresso e al cappuccino perfetti. L’hanno scritto a quattro mani il professore alberghiero Antonio Malavasi e il consulente e formatore nel mondo del caffè Dario Ciarlantini, con la collaborazione di un altro grande nome del settore, Lauro Fioretti, responsabile del centro di formazione e ricerca di Simonelli Group.

È un nuovo positivo segnale che sottolinea l’attenzione che sempre più aziende ed esperti dedicano agli operatori di domani, come il recente testo Professione Barista - Manuale pratico per l’espresso perfetto di Fabio Verona, che racconta la realtà di una professione complessa e come affrontarla in modo nuovo e attuale, uscendo dagli stereotipi del “faccio così da sempre”.

Un compendio completo. Con testi brevi e molte illustrazioni, il volume di oltre 400 pagine guida alla conoscenza del prodotto, la sua lavorazione, estrazione, l’assaggio e molto altro. I capitoli sono infatti sedici e prendono l via dal rapporto tra il caffè e il barista, proseguendo con il cammino dalla pianta al confezionamento, i principali metodi di estrazione, le attrezzature del barista, la macinatura, l’espresso, il cappuccino, la pulizia e la manutenzione, l’assaggio, i codici del mondo del caffè, la ricetta dell’espresso, l’estrazione perfetta, l’acqua, cenni di latte art, per arrivare alla gestione del bar e i coffee drink. 

«Quando nel 2001 ero barista chiesi di conoscere più a fondo il caffè che utilizzavo, ma il mio fornitore non mi seppe rispondere bene - racconta Dario Ciarlantini -. Poi mi sono iscritto a un corso di latte art e ho scoperto un mondo che volevo conoscere più a fondo, ma non trovavo manuali semplici; quelli in vendita si rivolgevano per lo più al professionista. Oggi ci sono numerosi libri che parlano di caffè; da parte nostra vogliamo prendere per mano il lettore e guidarlo lungo tutta la filiera, con semplicità, ma fornendo informazioni corrette e complete, che permettono di affrontare in modo corretto la professione, nonché i corsi base e intermedio della certificazione di Sca. Oggi poi si parla molto di unire una descrizione, un racconto alla tazzina di espresso o al caffè filtro: il barista deve conoscere a fondo ogni passaggio, ricordando che per dire una cosa ne deve conoscere dieci». 

Più volte si parla delle “onde” del caffè: la prima ha portato a un consumo di massa, la seconda ha visto la nascita di grossi brand della distribuzione che hanno stimolato la vendita; la terza è legata all’artigianalità e alla valorizzazione del prodotto lungo tutta la filiera; la quarta alla conoscenza scientifica; la quinta vede protagonista, accanto a un eccellente caffè, il consumatore, al quale viene offerta un’esperienza personale, di gusto. La media dei locali italiani si posiziona tra la prima e la terza, osservano gli autori, sottolineando la necessità di una crescita culturale di chi opera al banco bar. Fortunatamente c’è un buon numero di esercizi che si distingue e punta sulla qualità e il coinvolgimento del consumatore: per farlo in modo corretto, l’aggiornamento è fondamentale.

Pre-vedere l’assaggio.  Nel corso della presentazione viene più volte sottolineata l’importanza della pulizia e della manutenzione delle apparecchiature, indispensabile per esaltare le caratteristiche di un buon caffè e dimostrare attenzione al prodotto e al cliente. Infatti i primi quattro punti dei Dieci comandamenti di un barista sono 1. pulire sempre la lancia del vapore dopo avere emulsionato il latte; 2. pulire frequentemente il bancone di servizio; 3. effettuare il purge tra un’estrazione e l’altra; 4. pulire con un panno il filtro tra un’estrazione e l’altra. 

Due capitoli fondamentali sono individuati nelle pagine dedicate all’estrazione e all’assaggio. Il primo analizza nel dettaglio i parametri che influenzano la buona riuscita di una ricetta: un percorso aiutato da un grafico efficace: la Ruota della perfetta estrazione. 

Di nuovo un grafico guida ai passaggi dell’assaggio dell’espresso, che prende il via da un’insolita analisi pre-visiva che per primo considera l’ambiente di lavoro: è pulito? per poi arrivare ai parametri dell’estrazione, passando quindi all’analisi visiva, olfattiva, gustativa, per dare infine un giudizio.

Nel manuale si trovano numerose notizie brevi e interessanti, Pillole di caffeina, che rendono ancora più avvincente la lettura. Il libro edito da Gribaudo è in vendita presso numerose librerie e online.

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