Home Blog Pagina 1063

Dagli Stati Uniti nuove idee per l’happy hour

Gusti –

Il Fancy Food Show di New York ha mostrato i prodotti di tendenza del 2009 per rinnovare l’aperitivo

Il 54esimo Fancy Food Show, tenutosi in estate a New York, è stato un ennesimo successo per la manifestazione : 32.000 mq, 180.000 prodotti food and beverage, 26.000 i visitatori. Organizzato dalla Nasft (National association for speciality food trade), si valuta che l'87% dei contratti annuali del settore vengano siglati durante la questa fiera.
Quali sono dunque i prodotti campioni di vendita, quelli che detteranno le tendenze nel 2009? In linea generale si confermano le direzioni di lavoro già in atto da tempo: attenzione al salutismo, tipicità, con un pizzico di creatività in più. Così i nuovi fiori di ibisco in sciroppo di acqua e zucchero di canna, oltre a guarnire le bevande, si possono mangiare rilasciando note di rabarbaro e lamponi. Fiori edibili dunque che si conservano intatti per due anni a barattolo chiuso.
Curioso anche l'Ume Blanc Wine, da non confondersi con il vino californiano Fumé Blanc. Ume (si pronuncia “wu-meh”) è un frutto originario della Cina simile alla prugna, con cui l'industria giapponese Choya realizza bevande alcoliche, sfruttandone la sua elevata acidità citrica. Sono molto salutari perché le proprietà del frutto facilitano il recupero da sforzi fisici, stimolano la digestione e le funzioni intestinali. Da servire freddo come aperitivo o vino da dessert (500 ml a 12.99 $).
Più vicini al gusto italiano i crackers al vino. Tre i gusti: al Vino Rosso e Pepe Nero; al Vino Bianco, Scalogno e Cayenna; al Chianti, Origano e Peperoncino tritato. Da servire accompagnati con formaggi, paté, crudité o all'interno di zuppe e insalate. Mary-Lynn Mondich, chef e proprietaria dell'azienda avviata nel '90 a Long Island, assicura che il non ricorrere all'uso di ingredienti in polvere fa sì che non si sbriciolino e che mantengano freschezza e consistenza.
Da segnalare infine i Mini Cono Saporiti. Cialde da farcire con paté e mousse di 5 sapori diversi: Grigliata Mista, Pomodoro e Basilico, Aglio, Prosciutto, Naturale al Sale (270 coni a 30.99 $).

VINI PER UN ANNO ON LINE

Per consultare Vini per un anno on line è sufficiente registrarsi. Utilizza il sommario per navigare tra i contenuti

Vini per un anno: a disposizione online l’originale guida ai vini di Bargiornale

Novità –

Vini per un Anno 08/09, singolare guida a 50 etichette selezionate, ricca di informazioni sul vino, da oggi è a disposizione on line per essere facilmente consultata

Vini per un Anno, singolare guida a 50 etichette, selezionate con criteri inediti nel campo delle pubblicazioni enologiche, frutto della professionilità di Bargiornale, divide i vini secondo quattro valori aggiunti: la tradizione, la sorpresa, l'aspetto ambientale/etico, e l'importanza del wine maker.
Per ciascun vino, accanto a un'articolata e vissuta scheda di degustazione, un approfondimento sull'azienda vinicola con informazioni utili alla conoscenza della cantina, dal punto di vista storico, produttivo, culturale ed enoturistico. Le etichette di Vini per un Anno non sono identificate da punteggi né sono raggruppate per tipologie convenzionali (bianchi, rossi, spumanti, dolci ecc), ma godono di un nuovo apparato di simboli per identificare facilmente il prodotto: per esempio la reperibilità, i formati, la longevità, il tipo di calice, la gamma di abbinamenti con la cucina e i prodotti tipici e le occasioni di consumo. Le cantine, destinazioni sempre più appetite da appassionati e turisti, sono segnalate per l'ospitalità, il ristorante e la vendita.
Vini per un Anno è una guida che fornisce una panoramica completa sul mondo enologico, piccoli e grandi segreti e utili consigli sull'acquisto, conservazione del vino. Un corposo prologo, infatti, aiuta consumatori esperti e non a decifrare le etichette, scegliere l'enoteca, a selezionare un buon vino al supermercato o su internet, a curare o inventare la cantina di casa e a scegliere gli accessori di servizio. Completa, infine, il volume un prezioso carnet di appuntamenti: fiere, saloni, mostre mercato, e anche robuste sagre di paese.

Panini e piatti freddi, buone idee da tutta Italia

Snacktime 2008 –

Presentazioni sofisticate e ricette all’insegna della tipicità a Snacktime. Il panino migliore è di Giorgio Borrelli del Caffè Valentina di Cagliari. Il piatto freddo dell’anno è una verticale di Aberdeen Angus presentata da Antonella Festo dello Swing di Foggia

Sono arrivati da tutta Italia alla sfida di Snacktime 2008 per contendersi i premi di “panino dell'anno” e “piatto freddo dell'anno”: la sede di Bar University è stata lo scorso 13 ottobre allegramente presa d'assalto da concorrenti, familiari, amici e colleghi interessati a raccogliere nuove idee di business per i loro locali.
Fantasiose e gustose le ricette presentate avvalendosi dei pani speciali messi a disposizione da Délifrance e da salse e condimenti firmati Menu, aziende sponsor della sfida.
Tiratissime le gare, concluse con scarti minimi tra il vincitore e i piazzati. Numerose le preparazioni promosse con alti voti dalla giuria, che ha apprezzato soprattutto la creatività messa dai concorrenti nella presentazione delle loro ricette.
Come miglior panino è stato giudicato “Gennargentu” di Giorgio Borrelli, titolare del Caffè Valentina di Cagliari: ha esaltato gli ingredienti della sua terra, farcendo una provencette al sesamo Délifrance con prosciutto sardo di cinghiale, Gransalsa di Zucchine Menu, crema di formaggio di pecora di Nurri e pistilli di zafferano di San Gavino Monreale. Al secondo posto si è piazzato Fabio Asti, della “Scuola della Cucina Italiana” di Milano con il suo “Principe di Salina”: provencette al sesamo Délifrance, arricchita con polpa di tonno fresco, granella di mandorle e di pistacchi, germogli di alfa alfa, cipolle rosse caramellate, gelatina ai peperoni rossi, sciroppo al Nero d'Avola, olio extravergine d'oliva, pepe bianco e sale.

Cascata di premi anche ai piazzati e ai più creativi
Due i concorrenti piazzati “pari merito” per il terzo posto: Giovanni Girardi del Bar Girardi di Ivrea (To) e Ilaria Melchiorre, titolare del Petar&Matisse di Cremenaga (Va). Il primo ha presentato “Moana” con mascarpone, gorgonzola, prosciutto crudo e salsa di zucchine; la seconda nel suo “Shuttle”, preparato con pane rustico, ha elaborato speck, burro cetrioli freschi e salsa tartara. Il vincitore volerà a Bangkok come ospite d'onore della finalissima internazionale
di Barfestival (23-27 novembre 2008), mentre secondo e terzi si sono aggiudicati una borsa di studio per la partecipazione gratuita al corso di “Snack Bar Management” che si terrà presso Bar University (17-18-19 novembre 2008).
Premi speciali anche per Pierangela Rizzuti de La Dama Salumeria di Spezzano della Sila (Cs) e per Luca Viganò del Quadronno di Milano, invitati a partecipare gratuitamente al corso di “Snack Bar Management”.
Per la cronaca, il vincitore assoluto della categoria Giorgio Borrelli sarà il candidato italiano alla Coppa del Mondo del Sandwich in programma a Parigi il 4-5 marzo 2009.

Regina del "piatto freddo", una professionista del Sud

Due donne ai primi due posti nella gara riservata al “piatto freddo dell'anno”: ha vinto Antonella Festo della birreria Swing di Foggia con “Mèn-pèn”: una verticale di Aberdeen Angus, celebre razza di bovini scozzesi noti per le carni tenere e saporite, molto ben presentata e impreziosita da ingredienti quali gelatina di Rochefort e germogli di rucola e da un'emulsione di soia allo zenzero.
Al secondo posto è arrivata Alessandra De Respinis della Cantina Schiavi di Venezia con un delicato carpaccio di gamberi profumato da una salsa di tartufo e carciofi: uno dei tanti gustosi “cicheti” che si possono gustare nel suo locale veneziano.
Terzo si è piazzato Luca Piazza, cuoco del “Sale grosso”di Ancona, con un carpaccio di ricciola con yogurt greco, insalata di germogli e chips di rapa rossa presentato in un innovativo box trasparente organizzato per ospitare monoporzioni da asporto. Il primo classificato della sfida della categoria “piatto freddo” sarà ospite d'onore della finalissima internazionale di Barfestival, mente il secondo classificato si è aggiudicato la partecipazione gratuita al corso di “Snack Bar Management”.

Un’occasione da non perdere! Corsi di formazione GRATIS in Tecniche di Vendita e Comunicazione con i docenti di Bar University

BAR UNIVERSITY sbarca a GENOVA –

Ultimi giorni per iscriversi al corso di Tecniche di Vendita e Comunicazione di Bar University offerto da Fiera di Genova domenica 23 novembre a PiùMenùExpo. A disposizione 60 posti

    


Grande opportunità di formazione, domenica 23 Novembre, prima giornata di apertura di Più Menù Expo, la nuova fiera dedicata al fuori casa e alla ristorazione collettiva . Grazie alla partnership tra Fiera di Genova e Bar University, sessanta tra gestori e titolari di locali in attività in Liguria, Piemonte e Valle d'Aosta, potranno partecipare GRATUITAMENTE al corso intensivo di formazione in Tecniche di vendita e di Comunicazione, che i docenti di Bar University terranno in fiera (due sessioni: mattina o pomeriggio).
Il corso ha obiettivi molto pratici e concreti: si propone di affinare nei partecipanti metodi e tecniche di comunicazione utili nella pratica quotidiana per capire i desideri dei clienti, studiarne l'atteggiamento e trasformarsi in un ottimo venditore del proprio profdotto/servizio. Il Corso di Tecniche di vendita e comunicazione, tenuto da Roberto Provana, formatore di grande esperienza, pur in tre ore di tempo fornisce solide basi per rendere più efficace il proprio business attraverso svariate tecniche di fidelizzazione.
Per partecipare è indispensabile inviare la propria candidatura, compilando il coupon di iscrizione con tutti i propri dati. Saranno ammessi al corso i primi sessanta che avranno inviato una candidatura valida.
Ai selezionati sarà data conferma telefonica dalla segreteria di Bar University, dopo la chiusura dei termini di iscrizione.
Il corso Tecniche di vendita e di Comunicazione si terrà domenica 23 novembre 2008. MATTINO: dalle 10,30 alle 13,30 Modulo identico il POMERIGGIO: dalle 14,30 alle 17,30  Le domande saranno SELEZIONATE in funzione della data di arrivo ( TEMPO MASSIMO di RICEVIMENTO delle domande 29 OTTOBRE 2008)

La nuova stagione di successo della sambuca

Tendenze –

I liquori a base di anice si sono rinnovati per conquistare fasce più ampie di consumatori

L'anice, così come molte altre erbe, piante e spezie, è stato impiegato nella produzione di liquori, in ogni tempo e in vari Paesi dell'area mediterranea: Francia, Grecia, Turchia, Libano e, naturalmente, Italia. Sembra, quindi, che il gusto particolare e inconfondibile che questo ingrediente conferisce a ogni ricetta raccolga un generalizzato gradimento, capace di andare oltre il tempo e le mode. Magari senza boom eccezionali, ma con una solida presenza nel tempo. Questo è senz'altro vero, in primo luogo, per la sambuca che, da un lato, ha un suo “zoccolo duro” di estimatori che amano consumarla a fine pasto o per correggere il caffè e, dall'altro, è stata al centro di un processo di rinnovamento, che ha visto nuovi attori scendere in campo e prodotti storici puntare su nuovi messaggi e nuove modalità di consumo. Con il risultato di segmentare il mercato, facendolo crescere in valore assoluto. «Il trend è positivo - conferma Paola Facco, marketing manager Illva Saronno - con un +5,1% a volume nel primo trimestre dell'anno. È un mercato di dimensioni interessanti. Il consumatore tipo? È maschio (in sei casi su dieci), e per il 50% giovane, con un'età compresa fra i 25 e i 44 anni».

La variante liquirizia di Averna
Più variegato è, invece, il target di riferimento della Sambuca Averna. Quando è entrata in questo mercato, nel 2005, l'azienda siciliana ha, infatti, proposto una classica sambuca 100% anice stellato e vi ha affiancato due versioni innovative - quella alla liquirizia e quella agli agrumi - creando una gamma capace di conquistare nuovi consumatori. «La variante liquirizia - spiega il senior brand manager, Andrea Zangirolami - è stata pensata soprattutto per la fascia di consumo giovanile, quella agrumi per la fascia femminile. In realtà, abbiamo poi riscontrato che il consumatore più attento all'innovazione ha apprezzato in uguale misura entrambe le novità. Abbiamo, quindi, raggiunto gli obiettivi che ci eravamo prefissati, grazie anche al fatto che, per questo prodotto, abbiamo creato una bottiglia importante, di grande impatto estetico e totalmente diversa dalle altre presenti in questo mercato».

Il successo del marketing Molinari
E a proposito di varianti non si può fare a meno di ricordare quella che Molinari ha lanciato (o meglio rilanciato, dato che si è trattato di riprendere, migliorandola, una vecchia ricetta) nel 2003: la Sambuca al caffè, abbinamento classico di gusti proposto in una formula di grande personalità. «È chiaro che il marketing ha giocato un ruolo importante nella nostra come in molte altre aziende - sottolinea Inge Molinari -. Lo prova anche il fatto che, a seguito del successo riscosso dalla nostra famosa campagna pubblicitaria negli anni '90, abbiamo ringiovanito notevolmente il nostro target di consumatori, senza perdere i fedelissimi over 40. Ma è chiaro che questo processo è stato facilitato dall'immagine molto alta del prodotto». Obiettivo di “ringiovanimento” del consumatore anche per Sambuca Isolabella, che punta, a questo scopo, su un'inedita modalità di consumo: «Per esempio - spiega Paola Facco - lo shot con ritual. Si utilizza un bicchierino stretto, si accende in superficie Sambuca Isolabella, si tappa il bicchierino con il palmo della mano fino allo spegnimento della fiamma. A questo punto va tolta la mano, che si è attaccata al bicchiere a causa della pressione negativa creatasi, e si beve tutto d'un fiato». L'ingresso più recente, in questo settore, è quello di Toschi, che nel 2008 ha lanciato Sambuca Stardust, interpretazione contemporanea del tradizionale liquore all'anice. L'amministratore delegato Massimo Toschi ne racconta le caratteristiche: «Il liquore ha un particolare effetto luminescente, grazie all'aggiunta di piccole particelle d'argento commestibile che, a ogni leggero movimento della bottiglia, creano sorprendenti effetti scenici. E questa particolarità rende Sambuca Stardust interessante anche come ingrediente di cocktail originali e scenografici».

Resiste la modalità di consumo tradizionale
Le modalità di consumo della Sambuca più apprezzate rimangono, comunque, quelle tradizionali: liscia ghiacciata, “con la mosca”, cioè con i tre chicchi di caffè che, masticati durante la degustazione, esaltano il gusto dell'anice, o nel caffè, come correzione. «Le spiccate caratteristiche di gusto dell'anice, così come delle erbe che si utilizzano per produrre gli amari - afferma Giovanni Savio di Distilleria Bottega -, rendono abbastanza problematica la mixability per entrambe le tipologie di prodotto. Meglio piuttosto usarli come ingredienti per preparare long drink freschi e dissetanti».

Vini per un anno

VINI di Bargiornale –

Cocktail Competition Barfestival 2008 :le cronache del grande appuntamento per i professionisti della miscelazione

Eventi Bargiornale- Cocktail Competition 2008 le tappe di Milano –

Appena terminata la seconda semififinale della Cocktail Competition 2008, presso Bar University!



Nello scenario di Bar University, il nuovo centro di formazione per manager di locali di successo, promosso da Bargiornale e Fuoricasa Easybar si sono appena concluse le otto giornate della seconda semifinale di Barfestival 2008. Otto giornate ricche di sfide, degustazioni, momenti formativi, che hanno decretato i finalisti della sfida Internazionale di BangKog.





Segui la cronaca e guarda le fotogallery delle giornate Milanesi, e scopri tendenze e vincitori: Biscaldi (lunedì 15/09); Campari (martedì 16/09);Toschi (mercoledì17/09); Luxardo (lunedì 22/09); Martini&Rossi (martedì 23/09);
Fabbri1905 (mercoledì 24/09); Ilar (lunedì 29/09); Diageo (martedì 30/09)




Tradizione bene rifugio, il franchising ne approfitta

Trattorie –

Osterie e taverne sembravano sul punto di sparire. Invece è il risveglio, tanto che molte formule si stanno sviluppando con il sistema dell’affiliazione rispondendo alla domanda di tipicità con prezzi competitivi

Non solo fast food o paninerie. Le vie del franchising stanno diventando davvero infinite. E tra i filoni considerati ad alto potenziale, oltre a quello già rodato della ristorazione tematica o etnica, c'è quello della ristorazione tipica. Sì avete capito bene, vere e proprie trattorie con ambienti che riproducono il clima popolare che si respirava nelle osterie di paese e menu con specialità regionali provenienti da territori vocati. Un fenomeno nato in sordina ma che sta si sta rivelando una manna per quei franchisor che hanno saputo mettere a punto concept che ricalcano con intelligenza le cucine di una volta. D'altronde, come rileva una recente ricerca del Censis, gli italiani stanno mutando le loro abitudini alimentari: aumenta l'ansia per i cibi etnici o non controllati e si va sempre più alla ricerca dei piatti della nonna che diano sicurezza come la coperta di Linus. Una “cucina rifugio” capace di rassicurare in tempi segnati da grandi crisi finanziarie e di incertezza sul futuro.
C'è anche il vino servito in scodella

Un modello che incarna bene questa tendenza è quello della Salsamenteria Verdiana (una decina di locali tra Milano e Rimini) nel tipico stile delle antiche salsamenterie di fine Ottocento con tavoli di legno massiccio, sedie impagliate da osteria di campagna e menu del terroir con primi, affettati e formaggi della tradizione emiliana. Non manca il mitico carrello dei bolliti, ormai quasi scomparso dalle liste “comuni”, e il vino servito nelle tradizionali scodelle di ceramica. Come sottofondo le melodie di Giuseppe Verdi. «Abbiamo recentemente inaugurato il nostro primo punto in franchising a Rimini - spiega Maddalena Peluso, responsabile comunicazione della catena - e intendiamo proseguire sulla strada dell'affiliazione: entro il 2008 apriremo una decina di nuovi locali posizionati sulla direttrice Milano-Roma. La nostra formula, inventata da Gianluca Binini, fa leva sulle suggestioni di piatti con una precisa identità territoriale, quella di Parma. Utilizziamo solo materie prime di qualità certificata e perfettamente tracciabili».

Si rifanno alla cucina d'antan anche due formule sviluppate da Seven Group di Milano: l'Osteria di Gaggiano e Zio Pesce. «Si tratta di due prototipi che intendiamo sviluppare anche attraverso il franchising - spiega Andrea Meoni, numero uno della società. Entrambi i format si rifanno alla tradizione: il primo propone cucina lombarda con incursioni in quella toscana, il secondo offre una cucina di pesce qualitativa ed economica che segue le stagioni e che valorizza il cosidetto “pesce povero”. Il tutto a prezzi molto competitivi. Da Zio Pesce, ad esempio, la battuta media è di 34€. Crediamo che l'italiano a tavola sia in realtà più conservatore di quanto si pensi e che ricerchi una cucina fedele alle tradizioni anche quando va fuori casa».

Format unici, ma replicabili

Emblematico anche il caso di un locale storico di Roma come La Cantina Tirolese, enclave di cucina austriaca nel quartiere Prati, che ha avviato un progetto di franchising. Segno che formule che fino a ieri si pensavano irreplicabili possono “riprodursi” con successo. Non mancano segnali che vanno nella direzione di un ritorno del tipico anche nel settore della ristorazione veloce: vedi, ad esempio, i nuovi Pastarito, ambientati nello stile classico della trattoria italiana, con in carta la pasta De Cecco e la proposta di un menu toscano doc.

Primi e pizze, adorazione negli Usa

Ristoranti –

Un classico menu italiano, senza fronzoli. Materie prime importate direttamente dai luoghi di produzione e riuscite ambientazioni che ammiccano a Federico Fellini. Sono gli elementi di richiamo dei sette ristoranti Serafina a New York. Con volumi d’affari da capogiro e 1.000 coperti al giorno

Siamo a quota sette. Tanti sono i ristoranti Serafina a New York, compreso il più recente, nel Theatre District, a Broadway. Per la realizzazione di quest'ultimo locale i soci si sono avvalsi della collaborazione del designer David Rockwell (già architetto per i Nobu hotel di Tel Aviv e New York, del Gordon Ramsay's Maze di Londra) e del contributo della Fondazione di Federico Fellini, Actor e dell'Acting Studios of America al fine di creare un locale che rispettasse la teatralità di Broadway.
Una storia, quella dei ristoranti Serafina, di successi e di intuizioni imprenditoriali. Il primo Serafina, il cui nome originario era Sofia, fu avviato nel 1995 da due affermati imprenditori dell'ospitalità: Vittorio Assaf e Fabio Granato (di proprietà dello stesso gruppo anche il ristorante Geisha e la Brasserie Cognac). Qualche anno fa, i locali Sofia hanno dovuto cambiare insegna. Il nuovo nome è stata scelto attraverso un concorso pubblico, tra oltre 10.000 proposte, perché considerato di buon auspicio.
Economie di scala sui grandi numeri

Oggi i ristoranti Serafina sono un simbolo a New York della cucina italiana. Ogni Serafina mantiene una propria individualità pur con uno stesso filo conduttore: proporre sapori genuini e tradizionali in un ambiente così confortevole da richiamare l'atmosfera di casa. I clienti, americani o turisti, famiglie, gruppi o singoli, ma anche molti uomini d'affari, si spostano da un ristorante all'altro anche nell'arco di una stessa giornata. La media di frequentazione è tra i 600 e i 1.000 clienti al giorno. Vittorio Assaf dichiara: «Si tratta di volumi ai quali l'Italia non è abituata. Per sostenere la competizione, si deve proporre un servizio onesto e prezzi corretti, insieme ai migliori ingredienti del mercato, la maggior parte importati dall'Italia». Tra questi: olio extravergine d'oliva Colavita (dal Molise), sale marino dalla Sicilia e mozzarella di bufala dal Caseificio artigianale delle Rose (Campania). «Ci riforniamo tre volte a settimana. Le mozzarelle partono alle 6 di mattina e la sera dello stesso giorno sono servite a cena», assicura Assaf. I volumi d'affari con i locali Serafina sono da record: ogni anno sono consumate 2.000 forme di parmigiano Reggiano e 2.300 prosciutti di Parma o Langhirano.

Anche la vendita al dettaglio funziona
I primi piatti vanno da 9.75 a 19 $. Si spunta qualcosa di più sulle pizze (fino a 22 $): ancora una volta si sottolinea la qualità delle materie prime, dalla farina del Mulino Caputo di Napoli ai pomodori san marzano, al fior di latte. La bufala è usata sulle pizze speciali, essendo molto più cara. Tra le bianche più richieste, quella con sashimi di tonno o con robiola e olio di tartufo. Secondi di carne o pesce, tra i 14.50 $ ai 24 $. Prosegue Assaf: «Gli americani all'inizio non si aspettavano una tale qualità. Noi investiamo moltissimo nell'importazione degli ingredienti italiani. Li usiamo anche per la nostra linea di sughi “Serafina” che vendiamo al dettaglio a meno di 10 $ nei supermercati come Whole Food» Con ottimi risultati di vendita, manco a dirlo.

La riscossa del gin di qualità

Cocktail –

Nuove e ricercate ricette esprimono al meglio la nouvelle vague di questo aristocratico distillato

Signori, il gin è ritornato di moda. Parola di Angus Winchester, ambasciatore internazionale di Tanqueray che ha tenuto a battesimo la Tanqueray Guild. Si tratta di una lega di 10 titolati bartender da 10 capitali del bere luxury di tutto il mondo (da Londra a Mexico City, da Tokyo a New York) riuniti lo scorso giugno a Londra al Brown's Hotel di Rocco Forte per celebrare il Martini perfetto e divulgare in tutto il mondo le virtù di Tanqueray No. Ten (Diageo). Un gin d'alta gamma realizzato, unico al mondo, con aromi e agrumi freschi e una gradazione alcolica di 47,3%, la più elevata nel mercato. La complessità della sua cartella botanica, l'eleganza del design con la luminescente bottiglia verde smeraldo e il tappo argentato ne fanno un'icona della mixability più esclusiva. Non è infatti un mistero che il gin sia ormai entrato nel salotto buono dei distillati più nobili tanto che gli analisti ne prevedono un'evoluzione simile a quello di un altro spirit bianco, la vodka. Anch'esso si è scrollato di dosso l'immagine di bevanda proletaria e fa parte ormai con specialità adamantine e multidistillate dell'aristocrazia alcolica.

Una nuova immagine
Un recente studio della londinese FreshMinds, che ha analizzato codici di comunicazione e semiotica dei messaggi pubblicitari di cinque categorie di spirit (vodka, gin, blended whisky, single malt whisky e Cognac) mette proprio in luce questa nuova aspirazione del gin, evidenziata da packaging minimalisti studiati per sottolineare la purezza e la trasparenza del distillato e da una comunicazione che esalta la qualità delle materie prime e i metodi di produzione. Quest'aspirazione si scontra però con una limitata consapevolezza da parte dei consumatori delle qualità e degli utilizzi del gin e, conseguentemente, con un limitato impiego del distillato nelle carte dei cocktail. Ecco, dunque, che diventa ancora più chiara la missione dei nostri dieci paladini della Guild che a Londra si sono sbizzarriti nell'innovare il superclassico Martini Cocktail, utilizzando vermouth speciali, bitter artigianali, essenze, frutta ecc., e creando ex novo dieci ricette che sono altrettanti spaccati delle ultime tendenze della mixability mondiale: dallo spagnolo Jose Maria Gotarda che utilizza lo sherry e aromatizza il calice con gli aromi delle arance Castellòn, all'americano Brian Miller che miscela gin e vermouth con un liquore alle erbe. D'altronde, il Martini e altri mix a base di gin possono essere leve ideali per fidelizzare clienti. Emblematica la proposta del The Player, lounge bar di Londra, che ha mutuato le classificazione dei posti passeggeri utilizzata dalle compagnie aeree: ad esempio, Il Montgomery è offerto nella versione economy con base il Tanqueray London Dry Gin, nella versione business con il Whitley Neill e in quella “first class” con il Tanqueray No. 10.

Ricette che esaltano aromi e profumi
In Italia, non si è da meno. «È una strategia che applico da tempo al Tearose - spiega Luca Pirola, general manager del Tearose Cafè di Monza (Mi) e uno dei dieci bartender della Guild -. In questo modo si genera tra i clienti più consapevoli un attaccamento al distillato e alla marca. Non solo. Detto questo, i gin e in particolare quelli luxury caratterizzati da ricette che esaltano profumi e sapori di erbe aromatiche hanno sicuramente un futuro e non escludo che col tempo possa diventare di moda anche degustarli in purezza “on the rocks”. L'immagine nobile di questo distillato ha in un certo senso giocato a sua favore: la sua forza è di essere sempre stato aristocraticamente al di sopra delle parti senza essere mai stato “attaccato” a riti particolari che durano lo spazio di una moda». Sulla stessa lunghezza d'onda anche Giuliano Morandin, manager del bar del Dorchester di Londra: «Non si può parlare di gin senza parlare di Gin Martini. Questo cocktail dà al barman la possibilità di utilizzare ingredienti particolari: non solo gin luxury, ma anche bitter artigianali, che al Dorchester vengono forniti da un produttore esclusivo, e i vermouth, tornati nuovamente in auge: per il mio Martini, utilizzo il francese Lillet Blanc, ma abbiamo in carta ben 12 vermouth che possono essere utilizzati per personalizzare il cocktail». La sfida del nuovo gin è, dunque, aperta. Certo è che questa grande operazione di rilancio dovrà avere come alleati non solo i bartender, ma anche le strutture per cui lavorano. Non è un caso che ben 6 dei 10 professionisti della Guild siano barman che lavorano per grandi catene d'hotel: laboratori dove la “ricerca” non solo è benvenuta, ma favorita. E dove oggi si cullano i nuovi trend.

BANCO BAR ml 4,00

BANCO BAR ml 4,00 (possibilità modifica misura) bellissimo, curvo, con retro e pedana, vendo per mancato rilascio € 17.000,00 garanzia ed installazione, anche a rate. Tel 340 5829141

BANCO BAR ml 4,00 (possibilità modifica misura) bellissimo, curvo, con retro e pedana, vendo per mancato rilascio € 17.000,00 garanzia ed installazione, anche a rate. Tel 340 5829141

css.php