Perché il gin è italiano

Fulvio Piccinino, tra i massimi esperti italiani di storia della liquoristica, ha ritrovato “De' Secreti del reverendo donno Alessio Piemontese”, un libro sensazionale datato 1555 che dimostra come la prima distillazione di quello che oggi potremmo definire un botanical gin sia stata italiana. Il libro in questione porta la firma di Alessio Piemontese che parla, già proprio nell’introduzione di questo manuale di medicina rinascimentale, di “un liquore portentoso che salverà l’uomo da qualsiasi malanno”.

  • “Altro…”

    La principale pianta aromatica di questo liquore, prototipo del gin italiano, è il ginepro. O meglio, le bacche di ginepro. Una pianta già molto nota ai medici del Medioevo che chiamavano “scacciadiavoli”. I suoi rami, per esempio, venivano bruciati nelle case di chi credeva di essere stato vittima del malocchio e il suo fumo veniva utilizzato per disinfettare le abitazioni. Il "botanical gin" elaborato da Piemontese conteneva in media 6 parti di bacche di ginepro e piccole quantità di altri vegetali dalle proprietà medicamentose come l’aloe o le spezie. La macerazione avveniva in acquavite ottenuta distillando del vino. Veniva fatta una successiva distillazione per ottenere una medicina dall’aspetto limpido, quasi trasparente. Alessio Piemontese forniva anche suggerimenti utili per accompagnare il suo distillato. L’acqua tonica non era stata ancora inventata, così lo consigliava in abbinamento a un vino dolce di Malvasia.

    Una tesi confermata da testi storici

    All’opera di Piemontese seguiranno altri testi di alchimia, farmacopea e liquoristica a dimostrare che noi italiani il ginepro lo sapevamo e lo sappiamo lavorare. A confermare l’expertise italiana ci sono testi come i Secreti di Isabella Cortese del 1561 con il suo rimedio “contra la peste ed il veleno” e L’Arte dello Spetiale di Francesco Sirena con la sua “acqua balsamica”, di qualche anno dopo. Tutte queste ricette vedono la presenza del ginepro in maniera importante e sono tutte ottenute macerando le piante nell’alcol per poi distillare a bagnomaria. La prima ricetta di Isabella Cortese, fra l’altro, potrebbe essere la prova che la ricetta di un "botanical gin" abbia risalito l’Europa seguendo la diffusione della peste, ricordando che la tradizione vuole che Franciscus Sylvius, medico e naturalista olandese, lo abbia prodotto nel 1614. Altre parole non servono. È venuto il tempo di lasciarvi condurre in questo straordinario viaggio nel tempo curato da Fulvio Piccinino. S.N.

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