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Il settimo sigillo di Ferrari a The Champagne & Sparkling Wine World Championships

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Per la settima volta, la quarta di seguito, la cantina trentina si aggiudica il titolo di Produttore dell'anno nel più prestigioso concorso al mondo dedicato alle sole bollicine

E fanno sette! Tanti sono i trionfi di Ferrari Trento, incluso quello di quest’anno, a The Champagne & Sparkling Wine World Championships, la più autorevole competizione al livello globale dedicata alle sole bollicine. Concorso che in questa edizione, la undicesima, ha visto in gara circa un migliaio di etichette di 20 Paesi e dove la cantina trentina si è aggiudicata per la quarta volta di seguito il titolo di Sparkling Wine Producer of the Year: un poker di vittorie che si somma ai successi ottenuti nel 2019, nel 2017 e nel 2015.

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Ferrari Perlé Nero Riserva Magnum 2015

Ma non solo. Perché la cantina torna dalla cerimonia di premiazione, svoltasi come da tradizione alla Merchant Taylors Hall di Londra, con un ulteriore prestigioso titolo: quello di World Champion nella categoria Classic Blanc de Noirs assegnato a Ferrari Perlé Nero Riserva Magnum 2015. È questo un Trendotoc millesimato riserva, ottenuto con sole uve Pinot Nero, provenienti dai vigneti di proprietà della famiglia Lunelli coltivati nelle zone più alte, a oltre 400 metri, all’interno delle aziende agricole di Villa Margon, Maso Orsi e Maso Valli, e il primo e unico Blanc de Noirs di Casa Ferrari. Maturato per oltre 6 anni sui lieviti selezionati in proprie colture, è un vino di grande personalità e complessità. Dal perlage finissimo e persistente, si presenta al naso con una gamma olfattiva che spazia dal fruttato al minerale fino al tostato e al palato con note fruttate e tostate in perfetto equilibrio, completate da un’intrigante sapidità, per un finale avvolgente e maestoso.

Premiata l'eccellenza

Un riconoscimento che premia l’eccellenza e la costanza qualitativa della cantina del Gruppo Lunelli, che anno dopo anno si conferma ai vertici del panorama enologico internazionale. Ben 18 in totale le medaglie conquistate dai suoi Trendodoc quest’anno, delle quali 13 di oro, dai non millesimati, come il Ferrari Brut, passando per la linea Maximum e la linea Perlé, fino al Ferrari Riserva Lunelli e al Giulio Ferrari, e 5 di argento. Risultati che evidenziano la capacità della Casa di esprimere al meglio le potenzialità del territorio declinandole in un’ampia gamma di etichette, ciascuna con una propria identità ma coerenti nello stile.

«Vincendo il titolo di Producer of the Year per la quarta volta consecutiva e per ben sette degli undici anni della competizione, Ferrari Trento diventa il produttore di bollicine di maggior successo del pianeta! – ha commentato Tom Stevenson, fondatore e presidente dei Campionati del Mondo delle Bollicine e fra i massimi esperti di champagne al mondo con gli altri due giudici Essi Avellan MW and Tony Jordan -.  A differenza di altri premi, questo è unicamente basato sul numero di medaglie vinte, il che rende ancora più notevole la costanza, anno dopo anno, con cui viene raggiunto un livello di qualità così elevato, sia nei formati standard sia nei formati magnum, ma soprattutto in tutta la gamma».

Bollicine italiane le più premiate

Ma non solo, perché le medaglie conquistate da Ferrari Trento hanno contribuito al trionfo più generale delle bollicine italiane. L’Italia è stata infatti il Paese più titolato, con 70 medaglie di oro e addirittura 123 di argento, davanti a Francia, Australia, Spagna e Regno Unito. Inoltre, anche questa edizione di The Champagne & Sparkling Wine World Championships ha confermato la Trentodoc come la denominazione italiana più premiata, con 73 medaglie, delle quali 29 ori e 44 argenti.

Le etichette Ferrari Trento premiate

Tornando nello specifico a cantine Ferrari, ecco le 13 etichette premiate con l’oro: Ferrari 2015 Perlé Nero Riserva Magnum, Ferrari NV Maximum Blanc de Blancs Magnum, Ferrari 2017 Perlé, Ferrari 2015 Riserva Lunelli, Ferrari 2015 Perlé Bianco Riserva Magnum, Ferrari 2012 Giulio Ferrari Riserva, Ferrari 2012 Perlé Magnum, Ferrari 2009 Riserva Lunelli, Ferrari 2016 Perlé Nero Riserva, Ferrari NV Maximum Blanc de Blancs, Ferrari NV Brut, Ferrari 2018 Perlé e Ferrari 2016 Perlé Bianco Riserva.

Mentre ad aggiudicarsi l’argento sono state: Ferrari NV Brut Magnum, Ferrari 2017 Perlé Nero Riserva, Ferrari 2015 Giulio Ferrari Riserva, Ferrari NV Maximum Rosé e Ferrari 2017 Perlé Rosé Riserva.

Fondazione Cologni e Alma nominano nuovi Maestri d’Arte e Mestiere

La cerimonia è in programma l'11 novembre al Teatro Regio di Parma e sarà celebrativa anche dei 20 anni di Alma, la scuola di cucina internazionale di Colorno

Sono 23 i nuovi Maestri d’Arte e Mestiere delle Arti agrarie, del gusto e dell’ospitalità che saranno nominati da Fondazione Cologni e Alma l’11 novembre al Teatro Regio di Parma. La cerimonia della quinta edizione del premio MAM-Maestro d’Arte e Mestiere coincide con il ventennale di Alma. La scuola di cucina dentro la reggia di Colorno (Parma), infatti, faceva partire il primo corso superiore di cucina il 12 gennaio 2004.

Il premio MAM - Maestri d’Arte e Mestiere

Promosso dalla Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte e da ALMA, il premio MAM – Maestro d’Arte e Mestiere è un riconoscimento assegnato a chi è artefice di grande bellezza in diversi settori. In questo ambito, Alma ha sempre contribuito a selezionare i Maestri nel settore dell’enogastronomia. A sottolineare l’importanza del riconoscimento c’è il patrocinio del Ministero della Cultura e di quello del Turismo. A questi si aggiunge il conferimento al premio MAM della Medaglia del Presidente della Repubblica. Per la quinta edizione del premio alle categorie già premiate si affiancano le Arti Agrarie, del Gusto e dell’Ospitalità con le categorie che passano così da 13 a 23, e i Maestri da 40 a 63. I nuovi Maestri saranno suddivisi negli ambiti produzione, trasformazione e ospitalità. Durante la cerimonia, inoltre, saranno annunciati due premi speciali.

Il benvenuto alle Arti agrarie

«L'inclusione delle Arti Agrarie è un riconoscimento doveroso a un settore che rappresenta il cuore pulsante della nostra tradizione enogastronomica; un tributo a chi, con passione e dedizione, sa garantire la qualità e la genuinità dei prodotti che sono il vanto della nostra cucina», spiega il presidente di ALMA, Alberto Figna. «Nel solco di questa celebrazione si colloca anche l'anniversario dei vent'anni di attività di ALMA, un'istituzione che, nel corso di due decenni, non è stato solo un luogo di formazione, ma anche custode e promotore della nostra identità culinaria».

La cerimonia del Teatro Regio

L’evento è organizzato con il supporto di Fondazione Parma UNESCO Creative City of Gastronomy e lo sponsor tecnico RISO. Durante la cerimonia, condotta da Gerry Scotti, saranno presentati anche i traguardi raggiunti di ALMA a vent’anni dal primo corso. Tra questi c’è la formazione di oltre 11mila allievi di 80 diverse nazionalità grazie alla collaborazione con oltre 700 strutture legate al mondo dell’ospitalità e 20 scuole partner in tutto il mondo.  

Esce il libro “Il figlio del bar”: il viaggio in 40 ricette di Mattia Pastori

Edito da Tecniche Nuove, il libro di Mattia Pastori ripercorre gli oltre 25 anni di carriera di una figura emblematica della mixology italiana

Capita spesso di sentire dire dai bartender «sono cresciuto dietro al bancone». Come spesso capita è un mestiere che si ha nel sangue, poi qualcuno rimane nella propria città, dietro all'attività della propria famiglia, qualcuno come Mattia Pastori prende il meglio della professionalità e del senso di ospitalità naturale imparato fin da piccolo e va in giro per il mondo, diventando una figura emblematica della mixology italiana. Una carriera che supera i 25 anni (Pastori è del 1984) e che lo porterà a lavorare per catene di lusso come Park Hyatt, il Mandarin Oriental e l'Armani Hotel di Milano, fino a diventare imprenditore con la fondazione di Nonsolococktails, la prima agenzia italiana di servizi beverage integrati. Esce proprio oggi, 25 ottobre, il libro in cui Mattia Pastori racconta il suo viaggio professionale nel suo libro Il Figlio del Bar, edito da Tecniche Nuove e con la prefazione di Stefano Nincevich. Un racconto che si dipana come una collana di perle, in cui le perle sono le 40 ricette, tra classici e cocktail signature, rivelate e arricchite di ricordi personali e storie che rappresentano il legame tra cocktail e ospitalità.

Al centro della filosofia di Pastori c’è la convinzione che ogni drink debba raccontare una storia unica. Tra le sue creazioni spiccano rivisitazioni dei classici: il Martini di Milano, con gin e bitter allo zafferano, celebra la cultura milanese, mentre il Negroni del Professore introduce una nota affumicata al caffè, elevando il drink a esperienza sensoriale: «L’affumicatura - spiega Pastori - conferisce al drink una profondità inaspettata, e diventa il racconto stesso del cocktail». Un altro signature, The Gentleman, il cocktail che nel 2013 gli ha permesso di ottenere il titolo di Best Italian Bartender alla Diageo World Class, uno dei riconoscimenti più ambiti nel mondo della mixology ha solo quattro ingredienti. Questo drink si distingue non solo per l’armonia dei sapori, ma anche per la spettacolarità della sua presentazione, grazie all'utilizzo la tecnica della gasatura con sifone.

Pastori è convinto che il bartending vada oltre la semplice preparazione, è un'arte che crea connessioni autentiche con i clienti: «La preparazione di un drink - dice - è solo una piccola parte di quello che facciamo dietro il bancone: la vera magia avviene nell’interazione con il cliente».

Celebrati a Milano i 40 anni di Ùe, l’acquavite d’uva di Nonino

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Cristina, Elisabetta e Antonella Nonino
Con un evento nella Boutique Venini, durante la tradizionale Vendemmia di Via MonteNapoleone, hanno preso il via i festeggiamenti per le prime 40 candeline dell'acquavite ottenuta dalla distillazione dell’uva intera, creata da Benito e Giannola Nonino

Quest’anno ricorre un altro importante anniversario per Nonino: i 40 anni di Ùe l’Acquavite d’Uva. Era il 27 novembre del 1984 quando Benito e Giannola Nonino davano vita al nuovo prodotto, ottenuto dalla distillazione dell’uva intera, che dedicano alle figlie Cristina, Antonella ed Elisabetta. Un’altra grande innovazione nel mondo della distillazione italiana e internazionale, firmata dai coniugi, che seguiva alla creazione, undici anni prima, della prima grappa monovitigno (leggi I 50 anni del Monovitigno Nonino festeggiati alla Wcc Rome 2023). Nasceva così un distillato del tutto nuovo, che racchiude l’eleganza del vino e il carattere della grappa e che ha subito conquistato gli appassionati del bere bene. «L’uva di Colombo – come lo definì Claudio Gallone, in un articolo del 1985 sulla rivista Capital -. Nessuno ci aveva pensato prima […] Nonino ha avuto l’idea e ha creato la prima acquavite distillandola non più dalle sole vinacce ma dal grappolo intero. Il successo è stato immediato».

Grande festa a Milano

I festeggiamenti per il compleanno di Ùe l’Acquavite d’Uva hanno preso il via con un evento a Milano, in occasione della tradizionale Vendemmia di Via MonteNapoleone organizzata dal distretto che prende il nome dalla celeberrima via del lusso milanese e in collaborazione con il Comitato Grandi Cru d’Italia. Un evento svoltosi nella Boutique Venini, location non scelta a caso: proprio alla celebre vetreria di Murano i Nonino, quarant'anni fa, si sono rivolti per realizzare il decanter, soffiato a mano volante e con la murrina raffigurante il grappolo d’uva, che custodisse il loro nuovo distillato e ne sottolineasse la sua preziosità.

Un matrimonio tra arte della distillazione arte vetraria che ha dato inizio alla collezione Nonino Ùe Acquavite d’Uva Cru Monovitigno Picolit Alto Artigianato dello “Spirito”, con le vendemie di ogni anno custodite in bottiglie millesimate realizzate sempre a mano volante da Vanini e altre rinomate aziende espressione delle grandi tradizioni europee del cristallo, quali Baccarat e Riedel. Collezione che dal 2010 è entrata a far parte della Collezione Permanente del Design Italiano del Triennale Design Museum. Inoltre, alcuni dei 27 decanter millesimati e numerati che compongono la collezione sono stati battuti all'asta da Christie’s a Londra e poi esposti da Bulgari nel tempio mondiale dei gioielli.

Una serata all'insegna del bere di qualità

Tornando alla serata di festa, a celebrare i 40 anni di Ùe l’Acquavite d’Uva, insieme a Giannola Nonnino con le figlie, Antonella, Elisabetta e Cristina, e le nipoti, Chiara e Sofia, Gaia tanti illustri ospiti, tra i quali Mara Venier, Sergio Dompè, presidente Comitato Leonardo, Gian Gerolamo Carraro, Andrea Illy con Elisabetta Lattanzio Illy e Andrea Dominique Illy, il critico cinematografico Paolo Mereghetti, Carlo Feltrinelli, presidente Gruppo Feltrinelli, Giorgio Damiani, vice presidente del Gruppo Damiani, Marco Sammicheli, direttore del Museo del Design Italiano de La Triennale, Carla Morogallo, direttrice Generale la Triennale.

Grandi protagonisti dei brindisi, la Riserva Nonino ÙE Monovitigni 40th Anniversary Aged 5 Years in barriques e Sherry Cask Limited Edition, oltre ad alcuni degli oltre 30 cocktail Nonino, quali Italiano, firmato da Monica Berg e Alex Kratena e a base di Grappa Nonino Monovitigno Moscato, Cordiale Neroli e Ginger Ale Fever Tree, Paper Plane, creato da Sam Ross ed inserito tra i New Era Drink dell’Iba, preparato con Amaro Nonino Quintessentia, Aperol, Bourbon e succo di limone fresco, Noninotonic, con Grappa Nonino e acqua tonica, e Botanical Spritz, con L’Aperitivo Nonino BotanicalDrink e bollicine.

Caffè Corsini e Anthon Berg, nuove proposte tra cioccolato liquori e cocktail

Anthon Berg Cocktail distribuito da Caffè Corsini
Tra le novità cofanetti con bottigliette di cioccolato fondente che contengono i liquori e i drink più apprezzati e il calendario dell’Avvento. Caffè e cioccolato, un abbinamento sempre vincente.

Si rinnova la collaborazione tra Caffè Corsini e l’azienda danese Anthon Berg, nota dal 1884 per i suoi liquori contenute in bottigliette di cioccolato. La torrefazione aretina è infatti distributore in Italia del marchio appartenente al Gruppo Toms, di proprietà della fondazione no-profit Gerda&Victor B. Strand, che sostiene progetti benefici e di salute pubblica. Un incontro che nasce dal perfetto abbinamento tra caffè e cioccolato: Corsini (che da parte sua si pone in modo concreto contro gli sprechi per la sostenibilità) offre una serie di prodotti in grado di esaltare questa unione di gusto e piacere.

Tra le novità di quest’anno i cofanetti black e gold da 8 e 24 pezzi con i principali marchi di distillati e liquori (tra cui Cointreau, Drambuie, The Famous Grouse, Remy Martin e Licor43) contenuti in cioccolatini privi di crosta di zucchero all’interno, per offrire un gusto supriore.

Agli amanti dei cocktail è invece dedicato il cofanetto con 12 bottigliette di finissimo cioccolato che racchiudono alcuni tra i drink più popolari: Mojito (Mount Gay Rum), Lemon Drop (Danzka Vodka), Espresso 43 (Licor 43), Piña Colada (Matusalem Rum), Cosmopolitan (Cointreau), Vodka Mule (Sobieski Vodka). 

Il calendario dell’Avvento, di colore rosso,  è pensato per essere aperto come un libro e contiene 24 bottigliette di cioccolato fondente ripiene dei liquori delle migliori marche.

Per accompagnare le note decise del cioccolato fondente Anthon Berg, Caffè Corsini offre un’ampia selezione di caffè: da miscele con note fruttate, ideali da abbinare a un cioccolato fondente al 70%, ad altre più “rotonde” che si uniscono bene a specialità speziate, fino ai monorigine di specifiche regioni come Etiopia o Brasile, da abbinare al cioccolato fondente realizzato con cacao della stessa area geografica. Per chi cerca un caffè che già abbia in sé note di cacao, è disponibile una selezione di caffè provenienti da Brasile, El Salvador e Guatemala, presente nella confezione tris Coffee&Chocolate notes, in grani o macinato.

Le confezioni regalo Anthon Berg e gli altri prodotti della torrefazione aretina si possono acquistare sul sito caffecorsini.com.

Se smettessi di utilizzare un filtro per l’acqua, come cambierebbe il sapore del caffè?

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L’acqua gioca un ruolo decisivo nell’estrazione del caffè. Brita spiega come questa impatta sulle caratteristiche del caffè e perchè occorre usare il filtro per ottenere una tazzina di qualità. Come il rivoluzionario sistema di filtrazione smart Purity C iQ

Come si crea una tazza di caffè equilibrata? Richiede abilità, conoscenza, esperienza e un pizzico di intuizione. L'acqua di rete è il punto di partenza per preparare un caffè delizioso. Tuttavia, non esiste acqua chimicamente pura in natura. L'acqua è conosciuta come un solvente universale perché è in grado di dissolvere una vasta gamma di altre sostanze. Quando l'acqua delle precipitazioni filtra attraverso il terreno, raccoglie altri atomi e molecole lungo il percorso.

Quindi l'acqua che incontriamo nella nostra quotidianità (oceani, laghi, fiumi, falde acquifere e acqua del rubinetto, ecc.) contiene inevitabilmente una miscela di minerali e sostanze chimiche, e la sua composizione – e quindi le sue proprietà – varia da luogo a luogo. Altre sostanze disciolte nell'acqua possono causare problemi tecnici alle macchine da caffè (per esempio, lasciando depositi di calcare o di gesso) e appiattire o alterare i flavors del caffè preparato con acqua che li contiene.

Tutti aspetti che Brita conosce bene. Per questo ha sviluppato una vasta gamma di soluzioni per la filtrazione che permettono di ottenere un’acqua con le giuste proprietà per garantire la qualità del risultato finale in tazza e la protezione ottimale delle macchine da caffè.

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L’impatto dell’acqua sull’estrazione del caffè

Per realizzare una tazza di caffè impeccabile dal sapore armonico e bilanciato, è anche molto importante evitare alcune sostanze come il cloro e le sostanze organiche e regolare la mineralità dell’acqua, scegliendo un contenuto bilanciato dei sali “buoni”.

L’acqua ha infatti un impatto importante sull’estrazione del caffè. Le principali interazioni sono:

  • Gusto: i diversi sali minerali contenuti in acqua giocano un ruolo fondamentale nel bilanciamento tra amarezza, acidità e dolcezza in tazza
  • Mouthfeel: la mineralità dell’acqua avrà un’influenza sull’astringenza o l’aftertaste del mio caffè. Anche le sostanze disinfettanti, come il cloro utilizzato per rendere l’acqua potabile, lavorano in ossidazione del caffè creando un mouthfeel poco piacevole.
  • Olfatto: sostanze organiche e disinfettanti impattano moltissimo sulla percezione aromatica.

Ecco perché la regola per una buona interazione è sempre bilanciare i sali minerali ed eliminare cloro e composti organici: i sistemi di filtrazione di Brita permettono di ottenere questo risultato!

Purity C iQ: la filtrazione dell’acqua diventa smart

Purity C iQ di Brita è l’innovativo sistema filtrante sempre attivo, che dall’installazione all’esaurimento della cartuccia effettua monitoraggi continui in entrata, regolando automaticamente le impostazioni e il bypass per fornire in ogni momento la stessa qualità di acqua in uscita. Inoltre, facilita lo spurgo e il monitoraggio delle prestazioni.

La soluzione è composta da:

  • testata smart, che monitora l’acqua e interviene al fine di fornire costantemente la stessa qualità in uscita;
  • cartuccia filtrante Purity C iQ
  • portale Brita Purity iQ e app di servizio Purity C iQ.

Non sono più necessarie analisi manuali dell’acqua e impostazione (e periodica verifica) del bypass: fa tutto il sistema Purity C iQ, che semplifica anche l’installazione e riduce gli errori nel prevenire la formazione di calcare sulle attrezzature. La testata si collega al portale Brita iQ, dove si possono visualizzare le informazioni a colpo d’occhio e dal quale è possibile modificare l’impostazione di una o più installazioni da remoto.

Un sistema che porta numerosi vantaggi, dalla riduzione del rischio di depositi con maggiore affidabilità della macchina espresso alla qualità costante in tazza che soddisfa al meglio il cliente e una gestione degli impianti semplice ed efficiente.

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I quartieri di Milano in una drink list: così Casa Brera punta sulla mixology

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City Night
Nel nuovo hotel di lusso vicino alla Scala, il senatore del Drink Team Luca Ardito è Director of beverage. Con una squadra di giovani professionisti, ha ideato una drink list ispirata ai quartieri di Milano

Un Martini cocktail su cui dipingere, come fosse una tela; una foam "sartoriale" per trasformare in abito d'alta moda un classico gin tonic. È un omaggio ai quartieri e ai pregi di Milano la drink list di Etereo firmata da Luca Ardito, e non potrebbe essere altrimenti per uno sky bar con vista a 360 gradi sul profilo della città. Siamo all'ultimo piano di Casa Brera, luxury lifestyle hotel gestito da Marriott International, aperto ad agosto in Piazzetta Bossi, tra il Teatro alla Scala, il Quadrilatero della Moda e il quartiere di Brera da cui prende il nome.

Firme importanti per food & beverage

Il contesto è quello della Milano super dinamica sul fronte alberghi di lusso, dove ormai si fatica a tenere il conto delle nuove aperture. Ospitalità di alta gamma, non solo nelle camere, ma anche nella proposta f&b. A Casa Brera i cosiddetti "outlet" gastronomici sono quattro: Living è il lounge bar del piano terra, Scena è il ristorante italiano di alta cucina, Odachi il giapponese tradizionale ed Etereo, appunto, lo sky bar. Lo chef stellato Andrea Berton firma la consulenza per tutta l'offerta di cucina italiana, mentre Haruo Ichikawa supervisiona l’offerta di Odachi.

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Le sedute esterne di Etereo, lo sky bar di Casa Brera, con lo skyline di Milano sullo sfondo

Cocktail che si ispirano ai plus della città

Bargiornale ritrova una "vecchia" conoscenza, il senatore del drink team Luca Ardito come Director of Beverage, parte del team guidato dal Direttore f&b di Casa Brera Piercorrado Papotto. È di Ardito la firma sulla drink list d'esordio di Etereo. Cinque proposte, in carta a 24 euro, più due analcolici a 18 euro, ma presto i cocktail diventeranno 10 più quattro zero alcol, frutto dello studio del director of beverage e dei suoi ragazzi (sette lui compreso tra banco e sala del rooftop).

«New Vintage, con Casamigos Blanco e Venturo Aperitivo, è il nostro best seller», spiega Luca Ardito. «C'è anche in variante zero alcohol con il Tanqueray 0.0. È il cocktail ispirato al quartiere Isola, giovane e hipster, e il riferimento "vintage" è anche nel colore, quasi un Angelo Azzurro. Bell'art Martini è dedicato alle belle arti di Milano, quindi al quartiere di Brera. Ci "dipingiamo sopra", come fosse una tela, con gocce di olio di oliva aromatizzato. Fashion Distric Fizz è dedicato al Quadrilatero, è una rivisitazione del gin tonic con un dress, composto come un abito sartoriale. Milanese Nobile ovviamente è dedicato al centro e al Duomo ed è ideato sfruttando brand simbolo della città: tutto con prodotti Campari. La decorazione è una foglia di ulivo, simbolo di pace. Ne abbiamo anche una versione zero alcohol, con Fluere bitter 0%, succo di melograno e Kombucha foglia di fico. Il solito , con Tanqueray n.10 e Biancosarti, è per noi, dedicato a Piazzetta Bossi, rappresentazione della nostra location. Vorremmo che diventasse una bella abitudine per i nostri clienti».

Prossimi ingressi in drink list

C'è anche uno special, CityNight, dedicato a City Life, con Brugal 1888, vino ossidato riposato in barrique per un mese, cioccolato bianco al rueberry, spray al legno di cedro. Qualche anticipazione sui nuovi cocktail in procinto di entrare in carta nei prossimi mesi: «Heritage è dedicato alla zona Castello Sforzesco-Sempione, è a base di Vodka Belvedere, Ruz Mastiha con lactofermentazione di passion fruit, stock di agrumi e Champagne e spray di mandarino verde. Gaoxing è per la zona Paolo Sarpi-Chinatown, il nome significa "piacere" in cinese: Macallan 12, fat wash con olio di sesamo, 5 ml di Barerksten assenzio e foam di matcha. Infine Julep, fatto con whisky Naked Malt, menta, acqua di alghe nori e chocolate, con un poco di zucchero, un drink che definirei salmastro».

Stile di servizio: finire i drink al tavolo, far sentire il calore umano

Ardito e i suoi stanno lavorando a uno stile di servizio che identifichi Casa Brera. «Senza mai dimenticarsi il contesto elegante di un albergo di lusso, cerchiamo di impostare tutto in maniera molto friendly. Il cliente deve sentirsi speciale: cerchiamo sempre di "finire" il lavoro sui drink al tavolo, in modo da fare sembrare ogni cocktail un tailor made per il cliente», spiega il director of beverage. «Incoraggiamo i ragazzi del servizio ad essere se stessi, a far sentire il calore umano con genuinità. Non è scontato e fa la differenza. Non ha senso "annientare" e congelare la personalità, bisogna invece valorizzare le caratteristiche. Quello che si impara qui rende dei professionisti molto speciali. Chi lavora in hotel ha migliori prospettive, potrà poi lavorare ovunque, inclusi gli street bar. Al contrario è più difficile: impostazione, approccio e pretese nei confronti dei clienti sono completamente diverse. Noi qui attendiamo il cliente, in un cocktail bar il bartender è più protagonista, in modo diverso. E il nostro cliente può aver assaggiato di tutto in giro per il mondo, quindi... sull'attenti!».

Goodurie, l’Italian cheese caffè di Latteria Soresina

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Inaugurato a Milano un nuovo format di locale firmato Latteria Soresina, dove il formaggio è protagonista dell'esperienza gastronomica dalla colazione alla cena

Un’azienda nata il 5 febbraio del 1900 che ha la forza di rinnovarsi, innovarsi, lanciarsi significa che ha una marcia in più. La Latteria Soresina, oggi presieduta da Tiziano Fusar Poli, nata nel cremonese e mandata avanti dalla forza di 200 allevatori che producono soltanto latte da allevamenti della zona, ha inaugurato il primo Italian cheese caffè. Non poteva che essere a Milano, peraltro nel cuore della movida di via Tocqueville, e all’esterno dei nuovi palazzi che danno lavoro a centinaia di persone.

Lo spazio creato col sostegno creativo dell’agenzia Allways di Pordenone è aperto dalle 8 alle 21. Insomma, colazione, pranzo e apericena. Forte dell’essere il primo produttore al mondo di Grana Padano, di essere al top della produzione del burro fatto di panna fresca di latte (ricordate l’ionica scatola gialla?) e di aver creato un business sul provolone, altro prodotto di punta della cooperativa, Soresina ha approfondito il tema creando un marchio, con prodotti realizzati da piccole aziende artigianali, accanto al core business dei formaggi: Goodurie Soresina. Nelle mensole si trovano sottoli, maionese, riso, confetture, taglieri e coltelli. Gran qualità. «E l’idea è quella di pensare per Natale un panettone realizzato col nostro burro di qualità», racconta Antonio Pavone, responsabile del progetto. Il primo in Italia. Ma non sarà l’unico. «Perché nel 2025 apriremo un secondo Italian Cheese Cafè ancora a Milano, zona sud e poi capiremo come portare avanti il progetto in altre città».

Che cosa si mangia

Sedersi al Goodurie è un’esperienza. Innanzitutto di alto livello. “Etica, genuinità e passione” è il claim della cooperativa, che ha scelto una musica di jazz di sottofondo che viene alternata con gli annunci di una speaker legati ai prodotti e alle iniziative di Soresina.

Il banco frigo vende tutto ciò che soddisfa gli amanti della formaggeria: burro, latte, yogurt, mascarpone, Grana Padano e anche Parmigiano Reggiano. Un piano che gira in continuazione mette in evidenza alcuni formaggi tipici, gli altri sono nel banco come in una classica salumeria, accanto a salami cremonesi, prosciutti vari, coppe e mortadelle. Perché non si può mangiare solo e soltanto formaggi.

Il settore colazioni, realizzato con il Panificio Generali di Cremona, rigorosamente col burro Soresina, ha cornetti, crostate, torte, biscotti.

L’esperienza è in tavola: taglieri da cinque formaggi o tre formaggi e tre salumi. Di tutte le regioni italiane. Con ottimi vini in abbinamento. «È stata fatta una selezione accurata», spiega Pavone. Assolutamente sì: c’è la Cascatella trevigiana, l’Asiago prestato, il Fiore sardo, il Montasio Dop, la Fontina, il Monte veronese, la Toma piemontese, il Pecorino romano e sardo, il Bra, il Castelmagno, il Bitto, il Quartirolo, il Primosale, lo Stracchino, il Taleggio, il Gorgonzola, il Caciocavallo. Ma questi formaggi vengono pure inseriti nei piatti della cucina, dai primi, occhio a gnocchi e Macchebbuoni, al Patapollo, ai sandwich, all’omelette Omero, al piatto Cinque Sensi all’insalata Raperonzola o alla Io che Farrò. Fantasia e creatività che può attirare il cliente. Con 20-25 euro si mangia e si esce soddisfatti. Dall’esperienza.

Immagina la miscelazione del futuro: la nuova sfida di The Vero Bartender

The Vero Bartender 2025
Iscrizioni aperte fino al 2 dicembre per la settima edizione del contest di Amaro Montenegro. Creare un cocktail a base dell'amaro che ci proietti nel 2165 la nuova sfida

Partita la nuova edizione di The Vero Bartender. Un’edizione questa, per il concorso targato Amaro Montenegro, dal sapore speciale. Il prossimo anno l’Amaro compie i suoi primi 140 di storia. L’importante anniversario ha ispirato il tema del contest: 2165. Shaping The Future, un viaggio nel futuro della miscelazione. La sfida lanciata ai bartender è infatti di proiettarsi fra 140 anni e immaginare come sarà allora la mixology, raccontando la loro visione in forma liquida, attraverso la creazione di un cocktail all’avanguardia, dagli ingredienti alla preparazione, dal servizio alla garnish, a base di Amaro Montenegro. Una gara ad alto livello di innovazione che invita i bartender a dare fondo alla loro creatività e al desiderio di sperimentare.

Come partecipare a The Vero Bartender

I bartender che vogliono cimentarsi nella sfida devono iscriversi sul sito del concorso (dove è disponibile il regolamento completo) caricando la propria ricetta con relativa foto del drink entro il prossimo 2 dicembre. La ricetta può essere composta da massimo 5 ingredienti (guarnizione esclusa) e deve contenere obbligatoriamente almeno 4 cl di Amaro Montenegro. Sono anche ammessi massimo due home made (da descrivere dettagliatamente) e vanno indicati la tipologia di ghiaccio utilizzata, così come la tecnica di preparazione, metodologia di servizio e bicchiere.

Le fasi del concorso

Tutte le ricette caricate saranno valutate da una commissione di esperti del settore che individuerà i 16 semifinalisti italiani, 8 per il Nord e 8 per il Sud, che accederanno alle due semifinali dal vivo, che si terranno tra fine gennaio e inizio febbraio, dove presenteranno le loro creazioni alla giuria. Quest’ultima selezionerà i migliori 8 bartender che accederanno alla finale nazionale, in programma il prossimo marzo.

Il vincitore della finale nazionale si garantirà un posto nella finale globale del contest e un Residency Program, un’esperienza che coinvolgerà anche gli altri finalisti internazionali in un programma di studio e approfondimento sulla mixology.

The Vero Bartender si concluderà con la finale mondiale, in programma il prossimo aprile, dove il campione italiano si confronterà con i vincitori di altri 9 Paesi che hanno partecipato al concorso.

Moon Asian Bar: un Izakaya tra manga e mixology

Al Moon Asian Bar di Roma, cocktail ispirati ai manga e piatti asiatici si uniscono in un'esperienza conviviale, con mocktail originali e un servizio curato da un team affiatato

Siamo in volo sperimentale sul rooftop dell’Hotel Valadier di Roma, in cima al quale troviamo il Moon Asian Bar: un posto da cartolina, anzi da fumetto, dove cocktail e manga si fondono in un dialogo creativo che attraversa cultura pop e mixology. Ogni drink non è solo un omaggio al Sol Levante, ma un viaggio nell’immaginario giapponese. La drink list, curata dalla bar manager Magdalena Rodriguez Salas, si ispira a opere iconiche: Akira, capolavoro cyberpunk di Katsuhiro Ōtomo, prende forma in un cocktail con Tequila, tè matcha e lime, evocando il contrasto tra la Tokyo futuristica e il mondo naturale; Kiki, ispirato al film di Hayao Miyazaki, unisce tequila e sake allo yuzu per trasmettere la freschezza e la leggerezza del viaggio della giovane strega; Saichō, dedicato al manga Golden Kamuy di Satoru Noda, è un mix di whisky Nikka, sciroppo al tè e bitter, perfetto per richiamare il tema dell’esplorazione nelle terre selvagge dell’Hokkaido. Un altro elemento interessante è la proposta di mocktail (12 euro), dove la texture dei drink non deriva dalla parte alcolica ma dall’armonia dei sapori, ottenuta grazie a ingredienti home made. Tra le opzioni spiccano Birdie Buddy (shrub alla pera nashi e shiso, Seedlip Spice e soda) e Alchemy of Souls (cordiale allo yuzu e passion fruit, Seedlip Spice e ginger ale).

L’anima del Moon Asian Bar nasce dall’idea di replicare la convivialità degli izakaya giapponesi, tipici bar informali dove cibo e bevande sono vissuti come momenti di aggregazione. Anche tra sconosciuti. Al centro di questo progetto c’è la filosofia del lavoro di squadra: cucina, bar e sala operano in perfetta sintonia, senza divisioni nette tra i reparti. La collaborazione è visibile non solo nell’abbinamento tra drink e piatti, ma anche nella gestione fluida del servizio, in cui sala e bar si coordinano costantemente per garantire un’esperienza da bar d’hotel che si rispetti.

Un ruolo chiave è affidato alla chef Paola Guarino, che guida la cucina con una visione orientata alla condivisione e alla sperimentazione. La cucina mescola sapori tradizionali giapponesi con influenze internazionali, sviluppando piatti che dialogano con i cocktail in modo naturale. Tra le sue proposte spiccano i bao di astice e tonkatsu, onigiri di salmone, uramaki con Campari e Piña Colada e agemono di sgombro fritto. Ogni piatto è pensato per essere gustato insieme ai drink, creando un’armonia di sapori che racconta un incontro tra culture. Nei dessert, la creatività di Guarino emerge in preparazioni come cioccolato con yuzu e anacardi e matcha con amarena e latte di mandorle, che concludono il percorso gastronomico con una nota dolce ed elegante.

La visione del progetto è di Daniele Lassalandra, titolare con la famiglia di Groupe Valadier, che ha voluto creare un luogo dove il piacere del cibo e del bere si fonde con l’estetica. L’ambiente, sviluppato su due piani e due terrazze con vista su Roma, richiama il fascino della luna: tavoli in legno di briccole veneziane unito a resina, piatti che evocano la superficie lunare e una lampada sferica in carta giapponese, sospesa al centro della terrazza superiore, che sembra permettere di toccare la luna con un dito. In sala, Eleonora Esposito, sommelier e maître, sa il fatto suo e garantisce un servizio curato nei minimi dettagli e gestisce la carta dei sakè, completando un’offerta che gioca tra Oriente e Occidente. E ancora Eduardo Borrell Prieto, assistant bar manager, che fa da spalla a Magdalena. Il teamwork è il cuore pulsante del Moon Asian Bar: bartender, chef e personale di sala lavorano come un sistema unico, in cui ogni gesto è coordinato per creare un’esperienza coesa e senza sbavature. Al Moon Asian Bar ogni elemento, dal design al menu, è progettato per sviluppare un dialogo tra culture e persone, offrendo un’esperienza che coinvolge tutti i sensi degli ospiti.

Sinus Underwater Wines: la prima cantina sottomarina della Calabria che affina vini, distillati e birre

Da un'idea di Antonio De Luca, i primi vini underwater della Calabria, affinati nel paradiso naturale di San Nicola Arcella

Una cantina a 35 metri di profondità e a 800 metri dalla costa nella spettacolare baia di San Nicola Arcella, in provincia di Cosenza. Siamo in Calabria, quindi, dove è stata inaugurata Sinus Underwater Wines, la prima cantina subacquea della regione: vini, spumanti, distillati e birre vengono immersi nelle acque del mare, allʼinterno di apposite gabbie contenitrici da un'equipe specializzata di marinai e sommozzatori per un periodo minimo di sei mesi.

Da gennaio 2025 sarà possibile effettuare le prime immersioni, unendo tradizione enologica e innovazione allʼinterno di un contesto marino unico e ricco di biodiversità. «Siamo nei pressi di un Parco Marino - spiega Antonio De Luca, fondatore di Sinus Underwaterwines -, in un mare premiato più volte con la Bandiera Blu, il che rende il nostro progetto non solo innovativo, ma anche con impegnato nell'ecosostenibilità, grazie alla collaborazione con il professor Domenico Fulgione dell'Università Federico II di Napoli». Il cantinamento subacqueo non richiede energia per la refrigerazione e l'umidificazione, sfruttando naturalmente le condizioni marine.

Il vantaggio dal punto di vista dell'affinamento dell'ambiente sottomarino sta nella temperatura costante, nella pressione elevata e l'assenza di luce, elementi che incidono sulle caratteristiche organolettiche dei prodotti, esaltandone i sapori, gli aromi e la complessità. A spiegarlo meglio è Giuseppe Palmieri, presidente regionale F.I.S.A.R. Cosenza, che sottolinea come si tratti di una metodologia che affonda le radici nella storia: «La nascita di Sinus - dice l'esperto di vini - è una testimonianza affascinante di come le tecniche antiche possano essere rivisitate in chiave moderna. Non resta che attendere i primi vini calabresi Underwater per scoprire le nuove caratteristiche sensoriali di questo metodo di affinamento unico. Il termine merroir, una traslazione marina di terroir, si riferisce proprio agli elementi distintivi di questo processo: temperatura, pressione, profondità e micro-ossigenazione».

«Habemus Conclave»: la famiglia Poli lancia il suo secondo whisky

«Malto, botti e santa pazienza»: la distilleria veneta presenta il suo secondo whisky dopo Segretario di Stato, questa volta con un'anima più scozzese

La cantina veneta Poli continua sulla linea delle suggestioni vaticane e, dopo il primo whisky veneto chiamato Segretario di Stato, dopo tre anni una nuova fumata bianca, per presentare la seconda etichetta, denominata Conclave. «Conclave - spiega Jacopo Poli - deriva dal latino cum clave, che vuol dire stanza chiusa a chiave ed è il luogo dove si riuniscono i cardinali della Chiesa cattolica per eleggere il nuovo Papa, “chiusi sotto chiave”. Proprio come le botti in cui invecchiano per lunghi anni i whisky della famiglia Poli».

Il motivo per cui questa famiglia di grappaioli abbia scelto di dare nomi che richiamano la Santa Sede è presto detto: è un'idea che è scaturita quando, nel 2013, il più illustre cittadino di Schiavon, Pietro Parolin, fu nominato Segretario di Stato della Santa Sede. Da lì l'idea di dedicargli un distillato speciale e la scelta è ricaduta sulla produzione di un whisky dall'anima veneta, perché affinato in botti di Amarone, lanciato appunto tre anni fa. Fin qui siamo alla storia di Segretario di Stato, poi la famiglia Poli ci ha evidentemente preso gusto e oggi lancia la sua seconda etichetta di questo distillato, appunto Conclave.

Conclave è un whisky con una maggiore affinità con la tradizione scozzese, ottenuto da due tipi di puro malto d’orzo, torbato e non torbato, distillati con uno speciale alambicco a bagnomaria appositamente modificato per catturare gli aromi della materia prima. I new make spirits così ottenuti riposano in botti di quercia bianca di media tostatura, usate e rigenerate, in modo da estrarre dai pori del legno solo i tannini più morbidi. Dopo cinque anni di invecchiamento si procede all’unione delle singole barrique, per ottenere un whisky dal carattere unico. L’acqua utilizzata è attinta dalla falda acquifera del monte Grappa, territorio considerato “Riserva della Biosfera” dall’Unesco.

La famiglia Poli

«Malto, botti e santa pazienza - continua Jacopo Poli -, con Segretario di Stato abbiamo voluto esplorare con umiltà e rispetto un mondo per noi affascinante ma completamente nuovo. I tanti segnali di apprezzamento ricevuti ci hanno spinto a proseguire su questa strada, con accresciuta consapevolezza ed esperienza, dando così vita a Conclave, un whisky dall’identità precisa e definita, ottenuto da due tipi di puro malto d’orzo, torbato e non torbato, distillati separatamente in piccoli lotti».

Il bouquet aromatico di Conclave, che conta 46° Abv, parla di frutta secca tostata, cioccolato fondente, cannella, chicchi di caffè e spezie affumicate. Presenta inoltre sentori di torba minerale, salsedine, liquirizia e crema pasticciera alla vaniglia. Al gusto si presenta speziato e leggermente fruttato, con note di malto e legno. 

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