Tutto succede in pochi metri quadrati. Poi c’è la piazza. Ed è subito bar di paese. E quando è inverno: «Siamo tutti qui dentro stretti stretti. E c’è ancora più atmosfera», dice Marco Fedele. Tutto questo è Smile, bar bomboniera della Garbatella, il quartiere ex popolare di Roma, riportato alle cronache dai Cesaroni, che fra l’altro in questi giorni hanno ricominciato le riprese.
Da sinistra, Biagio Gennaro, Riccardo Gambino e Marco Fedele
Aperto da un paio d’anni da Riccardo Gambino, ha ritrovato nuova linfa con l’ingresso in società di Marco Fedele e l’arrivo del bartender Biagio Gennaro. Un trio d’amici che ha messo il suo stile in ogni angolo. Quel che colpisce è che sia tutto molto spontaneo: mentre parliamo con Fedele qualcuno inizia a fare le bolle di sapone, una ex cliente promossa cameriera dà una mano a sbarazzare i tavoli in piazzetta, per ordinare e pagare ci si alza e si va in cassa, intanto arriva il momento di cambiare il vinile e la scelta è collegiale. Anche l’estetica del locale è autentica e per chi è cresciuto negli anni Novanta è una specie di capsula del tempo del trash moderno (chi è passato per lo stand Molinari al Roma Bar Show ne aveva avuto un assaggio). «È stata un’idea di Riccardo - racconta Fedele -, riportare qui la sua cameretta. Poi siamo arrivati noi e abbiamo aggiunto quello che ci rappresentava». Il risultato è un accumulo adolescenziale di passioni sui muri, giustapposizioni di memorabilia anni Novanta, che vanno dall’altarino ad Ambra, alla parete dedicata al Palermo calcio («qui siamo tutti siciliani», chiosa Fedele).
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Il bancone di Smile è il luogo in cui scambiare due chiacchiere con il barman
La parete di Smile, con cimeli come il vinile di "T'appartengo" di Ambra
Marco Fedele
Riccardo Gambino
Biagio Gennaro
La scritta Smile campeggia all'ingresso
Il giradischi dove si possono cambiare i dischi quando si vuole
Il bagno di Smile
In un universo di tale spontaneità (loro la definiscono “anarchia positiva”), anche il repertorio cocktail non presuppone schemi fissi, ma una sorta di jam session dei prebatch, che si concretizza con una drink list scritta di volta in volta sul frigorifero. I tre bartender preparano i miscelati, proposti a 8 euro, oltre a uno Spritz alla spina venduto a 5 euro. C’è anche un sano lavoro di recupero degli scarti: si rilavorano i vini in mescita aperti da un po’, inoltre Biagio crea dei succhi di frutta e verdura, dando una seconda possibilità agli invenduti del vicino mercato della Garbatella. Il food qui è basico, olive e noccioline, salvo far riferimento all'enoteca La Mescita, giusto accanto, con cui è nato un sano rapporto di vicinato e collaborazione.
I prezzi popolari stimolano il secondo assaggio, oppure il passaggio veloce per un bicchiere di vino o di birra prima di proseguire serata altrove. O ancora la possibilità, per molti amici di Fedele e co. di arrivare magari dopo il lavoro e godersi un dopolavoro in piazzetta. Alla faccia dei non-luoghi teorizzati dall'antropologo Marc Augé, Smile riporta in vita il concetto di piazza, il luogo per eccellenza, il muretto contemporaneo in cui anche i nativi digitali hanno bisogno di trovare un porto sicuro e una faccia amica. «Qui ci passano tutti gli amici della bar industry, perché apprezzano l’atmosfera rilassata». Pochi metri quadrati bastano (anche se Fedele ha già in mente di allargarsi alla vicina ex edicola). E la piazza torna protagonista. È il bar all’italiana, che non smette di brillare.
Un ulivo che accoglie i visitatori all’uscita dell’ascensore è il segnale che siamo arrivati, L’Uliveto Roof Garden è un gradevole rifugio a due passi dalla stazione Termini, a Roma, in cima all’hotel Diana, elegante quattro stelle di proprietà della famiglia De Angelis. La novità, oltre a una drink list ispirata ai segni zodiacali, è nell’arrivo, da qualche mese, del bartender Gianluca Storchi, il veste di bar manager. Già si era fatto notare negli anni da Giulia, ristorante di buon livello in pieno centro storico, dove aveva lavorato per diversi anni, con l’obiettivo di affiancare miscelati intriganti ai piatti della cucina. Anche all’hotel Diana le possibilità sono molteplici, si può cenare, fare l’aperitivo o anche solo concedersi il bicchiere della staffa. Una versatilità molto apprezzata dai tanti turisti che affollano questa terrazza riservata e piacevole.
Ma torniamo alla proposta beverage di Storchi, che, una volta dato l’assetto al bancone, ha dato vita alla sua carta signature, prendendo spunto dai consigli delle stelle e dalla sua conoscenza dei cocktail classici, più o meno noti. Il risultato è una drink list in 12 proposte, una per ogni segno, pensate individuando le affinità fra le tipologie astrali e i miscelati. «Alcuni segni hanno caratteristiche più complesse e a volte contraddittorie - spiega Storchi - ed è stata necessaria una ricerca più accurata. Ma alla fine abbiamo stilato una drink list in congiunzione con lo Zodiaco. Del resto siamo quassù, su una terrezza giardino sotto il cielo di Roma, impossibile non essere ispirati». Il risultato è una specie di gioco del tipo “dimmi di che segno sei e ti dirò qual è il drink che fa per te”. Ma niente impedisce, ovviamente, di attingere dalla lista scegliendo un cocktail attribuito a un altro segno.
Andando a vedere la lista, con la curiosità di chi vuole scoprire qual è il suo miscelato d’elezione, si parte naturalmente dal primo segno dello zodiaco, l’irruente Ariete, schietto e solare: potrà sorseggiare un Garibaldi, grande classico della tradizione italiana: il contrasto tra l’amaro del Bitter Campari e la dolcezza agrumata dell’arancia crea un equilibrio che rispecchia il temperamento arietino, risoluto e affabile al tempo stesso. Per il tenacissimo Toro, sempre alla ricerca di sicurezza e stabilità, anche nei rapporti umani, è vivamente consigliato il Bourbon & Ginger Ale, fresco long drink a base di bourbon e mixer allo zenzero. Ai Gemelli, anime flessibili, intelligenti e dinamiche, il barman de L’Uliveto Roof Garden dedica invece una rivisitazione del più richiesto dai turisti, L’Uliveto Spritz, realizzato con Martini Bianco, liquore di cedro, menta e vino spumante. Per i Cancro, primo segno dell’estate, dall’animo sensibile, abbinato a imprevedibili sbalzi d’umore, il cocktail di riferimento è il very British Pimm’s & Lemonade (amatissimo sugli spalti di Wimbledon), a base di Pimm’s n°1, liquore di chinotto e lemon soda, arricchito qui con menta fresca, amarognolo e sofisticato. Segue il re della foresta, ma anche dello Zodiaco, il Leone, ambizioso e carismatico, che vince una personale e stimolante versione del Margarita, l’Hot Passion Daisy, a base di tequila, triple sec, lime, passion fruit, arricchito di note piccanti grazie alla tintura di jalapeño, il peperoncino messicano. Arriviamo alla Vergine, segno razionale e concreto, a cui Storchi dedica un rassicurante Rob Roy, cocktail classico, sobrio ed elegante, della New York di fine Ottocento, realizzato con scotch whisky, vermouth rosso e bitter. Per i diplomatici e creativi Bilancia, calmi, socievoli, capaci di attrarre l’intero zodiaco, il barman de L’Uliveto Roof Garden ha pensato a un cocktail ad hoc, twist del più famoso French 75: il Fleur 75 è a base di St. Germain, liquore di camomilla, limone e spumante. Chi, se non gli spigolosi e misteriosi Scorpione, potevano meritare di essere associati al drink di bondiana memoria, ovvero il Dry Martini?
Per il Sagittario, dal temperamento libero e intraprendente, amante dei piaceri della vita, Storchi si è divertito a ripescare un cocktail dimenticato, il Barracuda (rum ambrato, Galliano, ananas e vino spumante), esotico ed estivo negli ingredienti, nato sulle navi da crociera sul finire degli anni Sessanta. Decisi e ostinati, dal profondo senso di responsabilità, i Capricorno sono il segno più meditativo dello zodiaco. Ad essi si addice un cocktail elegante e di carattere, come l’Amaretto Sour, a base di amaretto, zucchero e limone. Agli Acquario, personalità estrose ed originali, difficili da ingabbiare in regole precostituite, L’Uliveto Roof Garden suggerisce invece il Paper Plane (Bourbon, Aperol, amaro Nonino e limone), cocktail che ha vissuto una recente riscoperta e che valorizza l’utilizzo della grappa in miscelazione. Last but not least, ai Pesci, con la loro proverbiale sensibilità, è dedicato il Diana Mai Tai, a base di aged rum mix, ananas, orzata e lime, drink avvolgente e armonioso, dalla delicata nota tropicale.
I gestori fanno fatica a trovare giovani disposti a lavorare nei locali. Ma fanno ancora più fatica ad accogliere (e accettare) le loro richieste, figlie di nuove sensibilità. Un esperto racconta le cose principali che i giovani chiedono e come trovare una quadra tra le loro esigenze e quelle dell'imprenditore (cambiando ottica)
Non si trovano giovani disposti a lavorare nei bar, almeno non quanti ne occorrerebbero. E lo stesso problema si presenta nella stragrande maggioranza dei settori, siano produttivi o di servizi. Gli imprenditori si lamentano della situazione e, sempre più spesso, faticano a trovare profili che corrispondano alla loro idea di collaboratore perfetto (leggi Le 5+1 cose che un imprenditore cerca nel (futuro) dipendente).
Abbiamo chiesto a Oscar Galeazzi, fondatore di LavoroTurismo.it, sito di ricerca di personale online, di raccontarci, dal suo privilegiato punto di osservazione (il suo servizio è usato da circa 6.000 aziende e 200mila persone) quali sono le principali richieste che fanno i giovani durante i colloqui di lavoro e che gli imprenditori faticano a comprendere.
I giovani? Sempre meno
Partiamo da alcuni dati di realtà. I numeri fotografano una realtà impietosa: dal 2011 al 2023, sono emigrati all'estero 550mila giovani italiani di 18-34 anni; 377mila di loro sono rimasti fuori Italia. Il contesto è un Paese dove la natalità è ai minimi storici, in calo dal 2013, dove la popolazione si riduce ogni anno di 300mila persone e vanta un'età media tra le più alte del mondo: 46,8 anni.
Secondo la Banca d'Italia, entro il 2040 la popolazione tra i 15 e i 64 anni si ridurrà di 5,4 milioni di individui (-14,4%).
Come racconta l'ultimo rapporto del Cnel, "il 35% dei giovani residenti nel Nord Italia è pronto a trasferirsi all'estero. Tra le motivazioni principali, spiccano le migliori opportunità lavorative (25%), le opportunità di studio e formazione (19,2%) e la ricerca di una qualità della vita più alta (17,1%)". Puntano soprattutto agli Stati Uniti, o ai principali Paesi europei. Per i loro coetanei, invece, l'Italia non è una meta ambita: "Per ogni giovane che arriva in Italia dai Paesi avanzati - racconta il rapporto del Cnel -, otto italiani fanno le valigie e vanno all'estero. L'Italia si piazza all'ultimo posto in Europa per attrazione di giovani, accogliendo solo il 6% di europei, contro il 34% della Svizzera e il 32% della Spagna".
Aspettative non corrisposte
Oscar Galeazzi, fondatore di LavoroTurismo.it
Bisognerà allora cercare di tenersi buoni quei pochi che rimangono, facendo di necessità virtù? «Capire chi sono e come ragionano è fondamentale - afferma Galeazzi - se si vuole ingaggiarli. Possiamo discutere all'infinito sul fatto che il loro modo di ragionare sia giusto o sbagliato, ma il dato di realtà è che chi continua a ragionare con le categorie di sempre fa sempre più fatica a trovare collaboratori». Le catene sono state più veloci ad adeguarsi: il rischio è che si accaparrino le risorse migliori, lasciando ai gestori indipendenti chi rimane.
E la prima differenza sostanziale è che, «contrariamente alla generazione dei loro genitori - spiega Galeazzi - per loro l'aspetto economico non è più l'elemento più importante».
Le 5 cose che i giovani chiedono al lavoro
Ecco allora, in ordine di importanza, le cinque esigenze/richieste più diffuse tra i giovani in sede di colloquio di lavoro e le possibili risposte da dare per trovare la quadra tra le richieste dei candidati e le necessità dell'impresa, bar o ristorante che sia:
1. Flessibilità (orari, luogo, modalità di lavoro)
Un primo grande ostacolo è la richiesta, comunissima, di non lavorare tutte le sere o tutti i weekend, o di non volere l'orario spezzato. Incomprensibile, per l'imprenditore legato al modello tradizionale di lavoro. Ma sempre più locali offrono un lavoro su turni non spezzati,5 su 7 o 6 su 7, con 1 o 2 sabati e domeniche al mese free. C'è anche chi, specie tra le catene, riesce a offrire flessibilità di orari (scegli tu quali orari coprire) o una piccola parte di remote working (ad esempio, per la gestione delle prenotazioni).
2. Crescita personale e professionale
«Possibilità di crescere, percorsi formativi, sentirsi valorizzati sono esigenze molto comuni tra le nuove leve - afferma Galeazzi -: "cosa imparo e quanto imparo" sono domande che ricorrono in fase di colloquio. Un problema, per tutte quelle piccole aziende che non hanno mai creduto nella formazione del personale ritenendolo un costo anziché un investimento».
«Oggi - prosegue l'esperto -, grazie alle tecnologie, la formazione può essere poco costosa e molto impattante. Ma non va sottovalutata l'importanza della formazione interna, che può essere un'occasione per valorizzare il proprio personale attraverso il cross training, una parola difficile per dire una cosa semplice: se un dipendente è bravo in una cosa, ad esempio la latte art, anche se magari lavora da noi da poco tempo può insegnarla ai colleghi. È un modo intelligente per far emergere le competenze dei collaboratori: si dà un riconoscimento in denaro a chi fa il corso, gli si dà lustro, si comunica a tutti che chi sviluppa capacità distintive viene premiato e ne nasce anche una sorta di team building informale. I corsi non per forza devono essere strettamente legati al lavoro: l'importante è che sviluppino competenze, conoscenze e connessioni che poi hanno una ricaduta positiva sul modo in cui le persone svolgono il proprio lavoro».
3. Senso e impatto del proprio lavoro
«Le aziende oggi fanno fatica a motivare le persone - spiega Galeazzi -. Al contrario, i giovani sono interessati al tipo di aziende per cui lavorano e prediligono quelle con una missione chiara e un impatto positivo sulla società o sull'ambiente. Pochi gestori si preoccupano di definire e di comunicare i valori e la missione della propria azienda. Quelle il cui concetto è "si lavora per guadagnare" faranno sempre più fatica a coinvolgere i giovani, ai quali il solo beneficio economico non basta (ammesso che ci sia); lo stesso vale per le "aziende che giocano sporco", che non sono chiare e trasparenti verso i propri collaboratori. Occorre coinvolgere i giovani nei progetti, trasmettere loro una missione ("Lavoriamo per far star bene le persone che vengono da noi"), favorire la loro partecipazione attiva nelle decisioni importanti, riconoscere e sottolineare il valore del contributo che danno. Sono molto apprezzati anche i progetti sociali o ambientali in cui le aziende coinvolgono i dipendenti. Le catene di ristorazione lo hanno capito e lo stanno facendo; il rischio, se non imparano a farlo anche i gestori indipendenti, è che le catene si accaparrino i più validi e i più motivati».
4. Tecnologia e digitalizzazione
«Le nuove generazioni sono nativi digitali - sottolinea l'esperto -: non accettano di lavorare in modo sbagliato o stupido. Perché un cameriere dovrebbe ancora fare chilometri avanti e indietro quando con un palmare può mandare gli ordini in cucina e ricevere via auricolare l'informazione che il piatto o il cocktail è pronto? Chiaro, per chi è abituato a lavorare come ha sempre fatto tutto questo è difficile da accettare. Ma si perdono un elemento: spesso i giovani sanno meglio di loro come si potrebbe semplificare un'attività. Basta chiederglielo o ascoltarli. Introdurre strumenti collaborativi e digitalizzare i processi renderebbe anche più efficiente l'attività».
5. Ambiente di lavoro umano/inclusivo
«I giovani sono cresciuti in un ambiente protetto. Hanno e fanno poca esperienza e sono poco abituati a reggere alle tensioni - sottolinea l'esperto -: motivo in più per evolvere nella direzione della creazione di un ambiente di lavoro sereno, fondato sul rispetto delle persone, sull'apertura alla diversità, su conivisione e ascolto. I giovani scappano da luoghi di lavoro "tossici": un'urlata fuori posto o una scenata davanti ai clienti sono motivi sufficienti per andarsene».
Al contrario, conclude l'esperto, «apprezzano le aziende che si curano del benessere dei dipendenti, magari offrendo supporto psicologico, eventi aggregativi o attività di team building».
Un piccolo test per riflettere
Chiudiamo con un invito e un esercizio finale. Che fungono da conclusione aperta.
L'invito è ad astrarsi - per il tempo dell'esercizio - dalla propria attuale situazione, dalle difficoltà, dalla comprensione delle nuove generazioni.
L'esercizio è il seguente: se il mio bar (la mia azienda) avesse più flessibilità negli orari, garantisse una crescita personale e professionale ai dipendenti, fosse in grado di dare un senso al proprio lavoro e di avere un impatto positivo sulla società, fosse sufficientemente digitalizzata e avesse un clima di lavoro sereno, avrei un'azienda migliore o peggiore di quella che ho oggi?
J.Rose firma una nuova esperienza multisensoriale: un tequila 100% Agave Azul, nelle versioni Blanco e Reposado, con etichette disegnate da Milo Manara e accompagnato da una graphic novel che celebra la cultura messicana. In arrivo anche la Limited Edition del London dry gin dedicata agli 80 anni del Maestro
Ci sono storie che si bevono come un buon tequila. Altre che si leggono, pagina dopo pagina, con la stessa lentezza con cui si assapora un sorso prezioso. La7Vidas Tequilanasce proprio da questo incontro: un’esperienza multisensoriale, un tributo artistico, una dichiarazione d’amore per l’identità messicana e le sue molteplici sfaccettature. Il raffinato Tequila La7Vidas, creato da J.Rose, è realizzato con Agave Azul e nasce nel cuore di Los Altos de Jalisco, una delle terre più rinomate per la coltivazione di agave di alta qualità. La7Vidas prende vita da una lavorazione artigianale che unisce la tradizione messicana a una visione contemporanea, valorizzando ogni fase del processo produttivo: dal campo alla bottiglia.
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Due forme d’arte
Nel suo cofanetto esclusivo, La7Vidas unisce due forme d’arte: da un lato, un raffinato tequila 100% agave, disponibile nelle varianti Blancoe Reposado, prodotto con cura artigianale nel cuore del Messico. La distillazione è discontinua doppia, effettuata in alambicchi in acciaio, per esaltare la purezza dell’Agave Azul e la nobiltà del tempo. Dall’altro, un fumetto illustrato che racconta la vita – o meglio, le sette vite – di Alma Beltrán, una donna fiera, libera e ribelle che incarna la forza femminile. Un racconto visivo intenso, dove ogni tavola si trasforma in una piccola opera d’arte e la trama ti tiene incollato alle pagine, senza mai distogliere lo sguardo dal testo.
Un packaging iconico
A rendere La7Vidas ancora più prezioso è il packaging iconico del brand J.Rose, dall'estetica raffinata e distintiva, le cui etichette decorative materiche e artigianali sono impreziosite dalla firma di Milo Manara, che dona un tocco d’arte e sensualità all’intera esperienza. Infatti, per le bottiglie La7Vidas, il Maestro dell'Eros ha creato due illustrazioni inedite, la cui protagonista è Alma Beltrán, ispírate a El Día De Los Muertos e alla tradizione mariachi, due capolavori assoluti.
Chi desidera vivere l’esperienza del distillato nella sua forma più pura può scegliere il tequila J.Rose anche in bottiglia singola. In alternativa, è disponibile nella sofisticata Gift Box, il cui coperchio si trasforma in un quadro, perfetto da esporre come un vero oggetto d’arte.
Un omaggio al maestro Milano Manara
E le sorprese in casa J.Rose non finiscono qui: è stata appena lanciata la nuova collezione del London dry dedicata al mondo della danza, Follow The Flo, con l'affascinante etichetta decorativa Flamenco, realizzata dall'artista Francesco Palma. Inoltre, è stata presentata la prima J.Rose Limited Edition, un omaggio al Maestro Milo Manara in occasione del suo 80° compleanno. La Limited Edition sarà svelata il prossimo 12 settembre e potrà essere acquistata esclusivamente presso i migliori negozi di spirits che dovranno ordinarla entro il 10 agosto.
Nel panorama delle proposte 2025, La7Vidas si distingue e va ben oltre il concetto di distillato: è un’opera da collezionare, da assaporare, da vivere, pensata per chi ama le storie autentiche, i sapori veri e la bellezza che lascia il segno. Perché in ogni sorso, come in ogni pagina, prende vita una nuova Alma.
Cristian Lodi tra Alessandro Belometti e Mario Santilli del Bar Termini di Soho-Londra
Un vero e proprio summit della miscelazione milanese e internazionale ha festeggiato i dodici anni di attrvità di Milord Milano, creato e gestito dall'eclettico Cristian Lodi.
Per festeggiare il 12° Anniversario di attività di Milord Milano, il suo titolare e bar manager Cristian Lodi ha coinvolto una vera e propria parata di una dozzina di amici-top bartender milanesi e di livello internazionale. A cominciare dai ragazzi di Campari Academy e di Bar Termini di Soho/Londra, per vari anni tra i The World's 50 Best Bar.
Un risultato eccezionale frutto di indubbie capacità manageriali, unitamente a una capacità comunicativa insolita e a una proposta mixability originale e sempre in evoluzione.
«Miscelare bene i cocktail e fornire saporiti abbinamenti food non basta - sottolinea Cristian Lodi, titolare e dinamico bar manager di Milord Milano - se il tutto non è condito da un buon sorriso e dall'interessamento sincero alle richieste dei clienti che a volte cambiano, affidandosi alla nostra esperienza professionale».
A soddisfare la sete di invitati e clienti, dalle h.18 a notte fonda infatti l'altro giorno si sono alternati nomi famosi con ricette speciali come: Edris Al Malat (Dry, Milano) con Hibiscus Margarita (Tequila Espolòn, Mezcal Montelobvos, ciordialòe hibiscus & lemoingrass); Luca Marcellin (Drinc, Milano) con Aus Negroni (Campari, Vermouth del Professore, Bulldog London Dry Gin, liquore al cumino, acqua di pomodoro e chiodi di garofano); Matteo Melara (brand ambassador Ron Brugal) con Pornstar Daiquiri (Ron Dominicano Brugal 1888, sciroppo di vaniglia, succo di lime e passion fruit); Luca Ardito (Casa Brera, Milano) con Red Line (Campari, Metropolitan Cordial da base di caffè, assenzio e peperoncino, Crodino); César Araujo (Bob, Milano) con Siren of The Summer (Bulldog London Dry Gin, Red Fruit & Lapsang Tea Cordial, Tonic Water); Martino Premi (Cà-ri-co, Milano) con Our Mary (Skyy Vodka, succo filtrato di pomodoro rosso e giallo, spicy secret mix); Alessandro Belometti e Mario Santilli (Bar Termini, Soho/Londra) con Negroni Robusto (London Dry Gin, Vermouth Rosso, Campari); Spritz Termini (Gin, cordiale al rabarbaro, Aperol, Prosecco); Marsala Martini (Gin, Vermouth Dry, Marsala Dolce, Bitter alle Mandorle); Alberto Corvi (Casa Tobago, Milano) con Basil Peach (Ron Dominicano Brugal 1888, basil & peach cordial); Alessandro Melis (Pandenus, Milano) con Cinquemilalire (Campari, Vermouth Rosso del Professore, velluto di caramello salato e sale kamat); Franco Tucci Ponti (Etta, Milano) con Umami Pain Killer (Ron Dominicano Brugal 1888, succo di ananas, arancia, cocco, Campari, umami, oliva al cioccolato bianco); Gigi Tuzzi e Riccardo Cammi (Dirty, Milano) con Tommy Mda (Mezcal, Apricot Brandy, Agave Syrup, Chocolate Bitters, succo di lime).
Ad allietare la serata la colonna sonora è stata assicurata dalla giovane dj Stella cha ha sfoggiato anche una morbida voce soul tipo Sade Adu (Smooth Operator).
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L'esterno di Milord Milano che si affaccia su piazza Bernini
Cristian Lodi titolare e barmanager di Milord Milano
Il team di Miilord Milano con al centro il titolare Cristian Lodi
Poster International Guest del Bar Temini di Soho:Londra
Poster Guest Rocking The Counter
Drink List 12° Milord Milano
Il banco bar preso d'assalto
Cocktail Milord Negroni
Alessandro Belometti di Bar Termini di Soho-Londra prepara lo Spritz Termini
Mario Santilli del Bar Termini di Soho-Londra con Cristian Lodi
Cristian Lodi con la pistola per le bolle di sapone
dj Stella
Poster storico Campari Academy
Milord Milano Cocktail & Lounge Bar è stato inaugurato da Cristian Lodi dodici anni fa sull'alberata piazza Bernini, nel cuore di Città Studi di Milano, diventando presto un punto di riferimento per studenti e professori dei vicini istituti universitari, dalle Facoltà Scientifiche della Statale a quelle del Politecnico.
In seguito Milord Milano ha cominciato ad essere frequentato anche da una clientela dai gusti più raffinati ed esigenti, grazie alla propria offerta food & beverage, con proposte classiche internazionali unitamente a una drink list sempre integrata con proposte speciali e originali.
Oltre a un ampio dehors, il locale di 400 mq circa è suddiviso su tre livelli: piano terra con il lungo banco bar con sgabelli, piano rialzato con salottino dagli eleganti arredi anni Venti e poster Campari alle pareti, piano interrato con un altro banco bar e biliardo.
Ricordiamo solo alcuni cocktail di maggior successo, a cominciare dal Negroni e dai suoi twist come Milord Negroni, Negroni Vintage (rinforzato con Biancosarti); Negroni Mule (con Cynar e Ginger Beer). Per non parlare di sparkling cocktail come Milord Morango Caipiriña (con Cachaça Blu Amburana). Non mancano anche proposte analcoliche come Gin Basil Smash O%.
Liquori, amari e vermouth: le specialità artiginali della distilleria piemontese conquistano sei medaglie, tra le quali due ori Outstanding, nell'edizione 2025 del prestigioso concorso internazionale
Nuovo successo per Quaglia Antica Distilleria all’International Wine & Spirit Competition 2025 (Iwsc). Dopo i cinque riconoscimenti conquistati lo scorso anno (leggi Cinque medaglie per Antica Distilleria Quaglia all’Iwsc), nell’edizione 2025 del concorso, tra i più autorevoli al mondo dedicati agli spirit, la distilleria del Monferrato ha fatto ancora meglio. Son infatti ben sei le medaglie che si è aggiudicata: due medaglie d’oro con menzione Outstanding, un oro, un argento, e due medaglie di bronzo.
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Liquore alla Camomilla (oro Outstanding)
Liquore al Rabarbaro (oro Outstanding)
Vermouth di Torino Bianco Bertò (medaglia d'oro)
Amaro Balsamico 1890 (medaglia di argento)
Ninebar Espresso Coffee Liqueur (medaglia di bronzo)
Liquore alla Nocciola (medaglia di bronzo)
Ad aggiudicarsi l’oro Outstanding i liquori alla Camomillae alRabarbaro, entrambi con un punteggio di 98/100, e parte della Linea Vintage, la gamma di liquori artigianali premium preparati con antiche ricette della casa ma con sguardo rivolto al futuro. Frutto di un blend di ingredienti italiani di alta qualità che rispetta la purezza delle materie prime che ne compongono la ricetta, il primo (alc 28% in vol), di colore giallo brillante, si caratterizza per l’aroma leggermente agrumato e per la speziata delicatezza, mentre il secondo (alc 20% in vol), dal colore scuro e ambrato, ha un aroma legnoso e leggermente affumicato ed è morbido al palato dove sprigiona la tipica nota amarognola del rabarbaro.
Premiato con la medaglia d’oro, nella categoria Alternative Drinks, ilVermouth di Torino Bianco(alc 17% in vol) a marchio Bèrto, dall’inebriante bouquet di fiori bianchi e vaniglia con sentori di cannella e uva passa, e dal sapore finemente amaro, dalla persistenza speziata.
Un palmares completo
La carrellata di medaglie prosegue con l’argento, andato all’Amaro Balsamico 1890(alc 19% in vol), un amaro morbido e profondo, che si distingue per le note balsamiche di menta e delicatamente dolci e speziate ben bilanciate da quelle amare di rabarbaro e cacao.
Completano il palmares i due bronzi. Uno assegnato al Liquore alla Nocciola(alc 25% in vol), altra raffinata espressione della Linea Vintage, il cui profilo è dominato da intense note di frutta secca tostata e che conquista il palato con una consistenza setosa e un retrogusto consistente. L’altro al Ninebar Espresso Coffee Liqueur(alc 20% in vol), un liquore a caffè elegante e complesso, che nasce dall’incontro tra caffè espressomonorigine 100% arabica brasiliano, tostato artigianalmente con legna di betulla, e brandy invecchiato.
Tutti prodotti espressione dell’approccio artigianale e del particolare accento posto nella selezione delle materie prime, privilegiando l’uso di eccellenze del territorio e da aree ad alta vocazionalità, da sempre marchio di fabbrica di Quaglia Antica Distilleria. Nel caso dei prodotti premiati: camomilla italiana e rizoma di rabarbaro dal caratteristico aroma affumicato per, rispettivamente i liquori alla Camomilla e al Rabarbaro, nocciole 100% piemontesi per il Liquore alla Nocciola, caffè Santos monorigine dal Cerrado Mineiro per Ninebar. Il tutto esaltato da infusioni lente e lunghe in alcol 100% italiano e cereali selezionati.
Il brand di hard seltzer 100% italiano per tutta l'estate porta in tour la sua idea di convivialità tra chioschi urbani, spiagge e grandi festival musicali
Ricca di appuntamenti l’estate di Boem. Per tutta la stagione calda l’hard seltzer made in Italy, lanciato dai rapper Fedez e Lazza e dai loro soci, gli imprenditori Leonardo Maria Del Vecchio, erede del gruppo Luxottica, e Camillo Bernabei del Gruppo Bernabei, sarà protagonista di una serie di eventi che toccheranno tutta la Penisola all’insegna del Ready to Chill.
Dall’identità fresca, con un basso contenuto alcolico (4,5% in vol) e calorico (meno di 30 kcal per 100 ml), sugar free e vegano, l’alcoholic sparkling drink non solo interpreta i trend emergenti della nuova generazione, che ama godersi la vita in modo più consapevole e i cui consumi si indirizzano sempre più verso le bevande low alcohol. Ne parla la stessa lingua, facendosi portatore di un modello di convivialità, la Chill culture, fatta di divertimento senza eccessi, che celebra il relax, il benessere, la spontaneità, la musica e i legami veri.
Valori che Boem porta in tour con un format, il Chillinguito, che reinterpreta lo spirito dei chiringuiti, gli iconici punti di ritrovo e di socialità urbana, facendone ancora di più dei luoghi dove vivere momenti rilassati e all’insegna della condivisione e del gusto.
Il Chillinguito Tour
Dopo la tappa di esordio a Milano, a giugno, il Chillinguito Tour proseguirà per tutta estate dalle città alle coste, trasformando bar, beach club e chioschi in micro-oasi, dove vivere momenti di divertimento consapevole, con dj set e altre attività e brindare con leggerezza con i tre gusti Boem, Zenzero, Pompelmo Rosa, Mango (distribuiti nel fuori casa da Velier). Palermo, Bari, Riccione, alcune delle località toccate dal tour, che si concluderà, “omaggio dovuto”, a Bordighera, nel primo chillinguito d’Italia, l’originale chiosco sulla spiaggia della cittadina ideato da Lorenzo Casadei e chiamato, appunto, Chillin’guito.
Ma non solo, perché lo spirito “chill” di Boem è protagonista anche dei principali festival musicali italiani. Il marchio è infatti sponsor di eventi quali il Kappa FuturFestival, svoltosi a Torino dal 4 al 6 luglio, del Mengo Music Fest, tenutosi ad Arezzo dall’8 al 13 luglio, del Vulkanik Fest, alle Isole Eolie dall’ 8 al 10 agosto, del Panorama Festival, a Lecce dal 14 al 17 agosto, e del Red Valley Festival, a Olbia dal 13 al 16 agosto. In ogni tappa il brand è presente con aree chill, attivazioni esperienziali, talent e contenuti digitali.
La città piemontese ospiterà la quarta tappa di Baritalia 2025. In palio altri 17 posti per la finalissima di Venezia. Scopri i prodotti del paniere e candida la tua ricetta
Dopo la pausa estiva, ripartirà il tour di Baritalia lungo la Penisola e per la quarta tappa dell’edizione 2025 la carovana di Bargiornale arriverà a Torinolunedì 29 settembre, città che nelle scorse edizioni ha ospitato ben tre volte il laboratorio di miscelazione. Un appuntamento da non perdere per bartender e professionisti del fuori casa, che, come sempre, troveranno ad attenderli una ricca giornata di sfide e di masterclass, possibilità di confronto, incontro e networking.
Durante la tappa torinese proseguirà la selezione dei finalisti di Baritalia Lab: in fondo all’articolo c’è il form da compilare per candidare la propria ricetta.
Per farlo c’è tempo fino al 7 settembre e in palio ci sonoaltri 17 posti per la finalissima in programma il 24 novembre a Venezia.
Anche questa stagione di Baritalia è incentrata sul tema del “Back to Basics”: la semplicità nella miscelazione unita all’arte dell’ospitalità. Un invito a ricoprire le fondamenta della miscelazione, a concentrarsi sugli elementi essenziali che rendono grande il mestiere del bartender e che fanno di questa figura un maestro di ospitalità.
A questa filosofia dovranno ispirarsi i concorrenti, dando vita a drink innovativi attraverso un approccio semplice o a originali rivisitazioni dei classici, reinterpretandoli in modo da esaltarne la purezza e la sobrietà, senza però alterare il fascino intramontabile delle loro storie. In ogni caso i cocktail dovranno essere creati utilizzandomassimo 4 ingredienti (garnish esclusa) ed esaltando le qualità dei prodotti sponsor.
Ma i concorrenti dovranno dare prova anche della loro arte dell’ospitalità. I giudici premieranno infatti non solo l’abilità tecnica e la qualità del drink, ma anche la capacità di trasformare il servizio in una performance memorabile, dove ogni dettaglio contribuisce a far sentire il cliente il vero protagonista.
Nuovo prestigioso riconoscimento per la distilleria friulana di Gruppo Caffo, che piazza al primo posto della categoria la sua Furlanina Gentile Mangilli
Ancora soddisfazioni dalle grappe per il Gruppo Caffo 1915. A regalarle è la Grappa Furlanina Gentile Mangilli, che all’International Wine & Spirit Competition(Iwsc) di Londra è risultata la migliore grappa bianca tra quelle in concorso, ottenendo un punteggio di 92/100.
Un risultato di grande prestigio e che evidenzia la qualità di questo distillato (alc 42% in vol) ottenuto da vinacce di vitigni friulani a bacca bianca, con prevalenza di Pinot Grigio, Chardonnay, Sauvignon e Prosecco. Una grappa che ha conquistato gli oltre 250 esperti internazionali che compongono la giuria del concorso, che sottopongono i distillati a una rigorosa valutazione tecnica attraverso degustazione alla cieca. «All’olfatto si apre con note eleganti e secche, impreziosite da un accenno di sottobosco e da vivaci sentori di mela verde. Al palato spicca una fruttuosità brillante, arricchita da una delicata speziatura pepata. Il finale è nitido e raffinato, con un profilo ben definito e una struttura precisa», hanno scritto i giudici nella loro scheda di valutazione che ha portato al successo della Grappa Furlanina Gentile Mangilli.
Un successo che si aggiunge alle due medaglie di bronzo conquistate lo scorso mese sempre all’Iwsc ad altre due grappe di Distilleria Mangilli (leggi Pieno di medaglie per Caffo all’International Wine & Spirit Competition): la Grappa Furlanina Invecchiata, che riposa in botti di legni diversi per oltre 12 mesi e si distingue per il suo profumo gentile e per la sua morbidezza, e la Mitica, sia nella varietà bianca sia Riserva Barrique, che invecchia 18 mesi in piccole botti di rovere di Slavonia.
Riconoscimenti che premiano il lavoro della Distilleria Mangilli, entrata nel Gruppo Caffo nel 2019 che subito ne ha rilanciato la linea di grappe, nel valorizzare l’arte distillatoria friulana attraverso una gamma di prodotti autentici, curati e di grande coerenza stilistica.
Da sx: Richard Paterson OBE, master distiller The Dalmore, Ben Dobbin di Foster + Partners e Gregg Glass, master whisky maker The Dalmore
Il terzo capitolo della Luminary Series è nato dalla collaborazione con l'architetto Ben Dobbin. Ne fanno parte due rari single malt, The Rare, invecchiato 52 anni, custodito in un decanter unico, sospeso in una scultura di "tensegrity”, e The Collectible, invecchiato 17 anni e disponibile in sole 20.000 bottiglie
Con un evento a Venezia, alla vigilia dell’apertura della Biennale di Venezia, una delle più importanti esposizioni di architettura al mondo, è stata presentata ufficialmente la Dalmore Luminary Series No.3. L’occasione non è stata scelta a caso dalla storica distilleria delle Highlands: i due pregiati single malt, in edizione super limitata, che compongono il terzo capitolo della Luminary Series, The Dalmore Luminary 2025 Edition - The Raree The Dalmore Luminary No.3 – 2025 Edition – The Collectible, sono infatti il frutto della co-creazione tra i rinomati master whisky maker di The Dalmore, Gregg Glass e Richard Paterson OBE, l’architetto Ben Dobbin dello studio Foster + Partners, autore di iconici progetti come l'Apple Park a Cupertino (Usa) e la riqualificazione della Transamerica Pyramid a San Francisco (Usa), e il V&A Dundee, il museo del design della Scozia.
The Dalmore Luminary No.3 – 2025 Edition
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The Dalmore Luminary 2025 Edition - The Rare
The Dalmore Luminary No.3 – 2025 Edition – The Collectible
Una collaborazione che celebra l'arte della produzione del whisky e del design architettonico e fondata sul concetto di flusso creativo e precisione, qualità condivise da Dobbin e dai master whisky maker di The Dalmore. Una comunanza di visioni che si riflette sia nei whisky sia nei design realizzati per queste due release uniche. Elemento chiave dello scambio tra il team, le riflessioni sul potere dei paesaggi e della natura di ispirare la creatività, con Dobbin affascinato dal flusso e riflusso della topografia e dalla magnificenza dei ponti e dei laghi che circondano la distilleria nelle Highlands, e Glass e Paterson OBE che hanno tratto ispirazione dai gusti e dalle preferenze personali dell’architetto per creare i due distillati.
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The Rare, un prezioso single malt
The Dalmore Luminary 2025 Edition - The Rare (alc 40,3% in vol) è un rarissimo single maltinvecchiato 52 anni, il più vecchio mai rilasciato nella Luminary Series. Il whisky è stato affinato in diverse botti, tra le più rare al mondo, tra le quali Calvados vintage 1980, che la squadra di The Dalmore, ha avuto la lungimiranza di mettere da parte già prima che il brandy francese fosse approvato nel 2019 come finitura autorizzata per lo Scotch whisky, Porto Colheita 1940, Porto Tawny raro, Sherry Pedro Ximénez 40 anni e botti di vino Châteauneuf-du-Pape.
Sfruttando la tensione tra le diverse caratteristiche delle botti, ora contrastanti ora complementari, ha preso vita un whisky di straordinaria profondità, complessità ed eleganza, un capolavoro che esprime al massimo l’approccio pionieristico di The Dalmore alla maturazione multi-cask e all’arte della distillazione, sempre restando fedele allo stile distintivo della casa, caratterizzato da note di agrumi, cioccolato e spezie calde.
A custodirlo un decanter appositamente progettato, inserito nella scultura realizzata su misura da Dobbin, che lo avvolge e solleva, facendo apparire il whisky come sospeso nel tempo: un raffinato esempio di tensegrità, uno stile architettonico contemporaneo dove le forme sembrano costruite dalla natura in una tensione perfettamente bilanciata. Con questo approccio e ispirandosi al paesaggio che circonda la distilleria, l’architetto ha plasmato questa straordinaria scultura asimmetrica in bronzo, che presenta onde e aste, curve morbide e linee rette in un perfetto equilibrio dinamico.
The Dalmore Luminary 2025 Edition - The Rare è stato realizzato in due soli lotti. Uno è stato messo all’asta da Sotheby's, con il ricavato interamente destinato a sostegno delle attività del V&A Dundee. Una partnership, quella tra The Dalmore e il museo, avviata nel 2020 e proseguita con il lancio della Luminary Series nel 2021, che ha visto la distilleria finora donare oltre 200.000 sterline.
Il secondo lotto è invece conservato presso la distilleria The Dalmore, mentre una versione di prova del decanter e della scultura sono andate a unirsi alle edizioni 2022 e 2024 della Luminary Series in esposizione permanente al V&A Dundee.
The Collectible, in Italia con Fine Spirits
Raro e pregiato anche Dalmore Luminary No.3 – Edizione 2025 – The Collectible l’altra creazione del team, un single malt invecchiato 17 anni, anche questo con una complessa finitura multi-cask che allude al profilo aromatico di The Rare. Dalla maturazione iniziale in botti di rovere bianco americano ex-Bourbon, questo whisky ha completato il suo affinamento in un’audace combinazione di sette botti, tra le quali Calvados vintage e invecchiato, Sherry Matusalem raro, Sherry Apostoles raro, botti selezionate di vino rosso di Bordeaux e Châteauneuf-du-Pape e rovere bianco americano a maturazione completa.
Prodotto in sole 20.000 bottiglie per tutto il mondo, e distribuito in Italia daFine Spirits, distributore esclusivo per il nostro paese di The Dalmore, è racchiuso in un elegante cofanetto pieghevole su misura, ispirato alla scultura di The Rare.
Credit foto: Filippo Tadei
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A degustarlo in anteprima mondiale gli ospiti che hanno preso parte all’evento veneziano di presentazione, che ha incluso anche un incontro con i collaboratori Luminary di The Dalmore, Ben Dobbin, Melodie Leung e Maurizio Mucciola, moderato da Lesley Lokko OBE, curatrice della Biennale Architettura 2023.
L’esclusivo lancio della Luminary Series No.3 in Laguna, inoltre, è stato celebrato da alcuni dei più rinomati e iconici locali della città: Arts Bar del St. Regis Venice, Alchemia Bar del Ca’ di Dio, Moro Venice, Skyline Rooftop Bar dell’Hilton Molino Stucky e Aman Venice, che hanno supportato l’evento proponendo per tutta la settimana drink list create ad hoc dai loro team e degustazioni dedicate delle specialità Dalmore.
La distilleria di Citadelle Gin, marchio di Maison Ferrand
La maison francese ha rinnovato il contratto per la distribuzione esclusiva dei suoi distillati premium e super premium all'azienda piemontese per i prossimi 5 anni
Prosegue la partnership tra Compagnia dei Caraibi e Maison Ferrand. La maison francese produttrice di distillati premium e super premium, fondata da Alexandre Gabriel, ha rinnovato il contratto per la distribuzione dei suoi marchi con l’azienda piemontese per i prossimi tre anni più due di rinnovo automatico.
L’accordo riguarda i brand Citadelle Gin, espressione dell’artigianalità francese, Planteray Rum, che celebra la ricchezza delle Barbados e i terroir del rum, Ferrand Cognac, con i raffinati Premier Cru de Cognac, l’iconico Ferrand Dry Curaçao, Canerock Spiced Rum e Froggy B Vodka, la vodka francese bio, che Compagnia dei Caraibi distribuisce in esclusiva nel nostro Paese dal 2015.
Una collaborazione che ha permesso alla società francese di rafforzare la sua presenza in Italia, dove lo scorso anno ha registrato una crescita del 4,3% valore, confermata anche nei primi mesi di quest’anno con un +12% a valore per l’intero gruppo, dove spiccano in particolare le performance di Planteray, le cui vendite a valore sono aumentate del 6%, e di Citadelle che ha segnato addirittura un +35%. Un andamento molto positivo, considerando l’attuale contesto del mercato che vede un rallentamento della crescita degli spirit dopo il boom post-pandemia del 2021 e 2022.
«Il rinnovo di questo accordo conferma e rafforza la volontà comune di dare continuità a un percorso solido e in evoluzione per continuare a costruire un’identità distintiva, aumentare la riconoscibilità dei brand Maison Ferrand e accompagnare con slancio la crescita di uno dei marchi indipendenti più rilevanti del panorama attuale», ha commentato Edelberto Baracco, ceo di Compagnia dei Caraibi.
I quattro pilastri dell’accordo
A questo scopo, quattro sono i pilastri strategici sui quali si basa il nuovo accordo tre le due realtà. A cominciare dal rafforzamento della brand awareness attraverso il potenziamento delle attività rivolte al mondo dei locali e al coinvolgimento della comunità dei bartender. Per proseguire con l’incremento dei trial di prodotto, ovvero delle occasioni per far provare le specialità della maison a nuovi consumatori e operatori del fuori casa, tramite attività mirate e attivazioni in locali selezionati. E con l’espansione della distribuzione diretta e lo sviluppo di una strategia di canale segmentata e ancora più efficiente, e il consolidamento dell’iconicità dei marchi, attraverso momenti di consumo personalizzati e iniziative esperienziali rivolte sia al pubblico B2B sia B2C.
Dieci anni di viaggi in Messico, oltre settanta ore di video girati in loco, innumerevoli distillerie di tequila e mezcal visitate. Roberto Artusio e Cristian Bugiada, fondatori de La Punta Expendio de Agave di Roma e fra i massimi esperti italiani dei distillati di agave sono gli autori di “Los dos italianos perdidos en Mexico”. Un viaggio documentario in cui "I due italiani perduti in Messico" esplorano il mondo del mezcal, della tequila, del pulque: in una parola, dell’agave.
Nel terzo episodio, dopo le due puntate precedenti nella roboante Città del Messico (guarda episodio 1ed episodio 2), Cristian Bugiada e Roberto Artusio approdano nell’affascinante città di Puebla. I due italiani, con il compagno di viaggio Miguel Fresa, si immergeranno nelle tradizioni più profonde e assaggeranno i famosi Tacos al pastor, uno dei piatti più amati del menu de La Punta Expendio de Agave, a Roma.