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Los dos italianos perdidos en Mexico – La Punta Documental: guarda l’episodio n.14

L'episodio numero 14 del viaggio in Messico di Cristian Bugiada e Roberto Artusio, fondatori de La Punta Expendio de Agave a Roma

Dieci anni di viaggi in Messico, oltre settanta ore di video girati in loco, innumerevoli distillerie di tequila e mezcal visitate. Roberto Artusio e Cristian Bugiada, fondatori de La Punta Expendio de Agave di Roma e fra i massimi esperti italiani dei distillati di agave sono gli autori di “Los dos italianos perdidos en Mexico”. Un viaggio documentario in cui "I due italiani perduti in Messico" esplorano il mondo del mezcal, della tequila, del pulque: in una parola, dell’agave.

I due avventurieri italiani, in questo episodio, approfondiscono i segreti del mezcal e la cultura che lo circonda. I due italiani passano da piccoli produttori a distillerie innovative, per scoprire lo spirito dell'agave e il suo impatto culturale. Nell'episodio n.14 di "La Punta Documental", Roberto Artusio e Cristian Bugiada arrivano a Huautla de Jiménez, la terra di María Sabina e dello spirito mazateco. Insieme a Juanito e alla sua famiglia, scoprono la medicina ancestrale dei funghi sacri, l'unione tra la fede indigena e quella cristiana e il potere dei rituali che purificano corpo e anima. Un viaggio tra montagne, canti mazatechi e candele accese sulla collina, dove l'agave cede il passo alla medicina e all'introspezione.

L'episodio numero 14 segue le precedenti avventure dei due italiani perduti in Messico: nei primi due episodi il viaggio è iniziato da Città del Messico (guarda il primo e il secondo episodio), per poi approdare nell’affascinante città di Puebla (guarda il terzo episodio) e iniziare il pellegrinaggio alla ricerca dei mezcal Papalometl selvatici (guarda il quarto episodio). Nel quinto episodio tappa a Santa Maria Xoyatla, sempre inseguendo le radici della cultura del mezcal (guarda il quinto episodio), per poi incontrare Asunción Matilde Vargas, una produttrice che esalta l’arte del mezcal pechuga e domandarsi cosa unisce i combattimenti dei galli alla produzione del mezcal (guarda il sesto, il settimo, l'ottavo, il nono, il decimo, l'undicesimo, il dodicesimo e il tredicesimo episodio).

Coca-Cola in Viaggio con la Fiamma Olimpica per Milano-Cortina 2026

Truck Coca-Cola in tour per Milano-Cortina 2026
Sponsorizzato da Coca-Cola Italia, partirà da Roma il 6 dicembre il Viaggio della Fiamma Olimpica che, dopo 60 tappe in tutta Italia supportate da Truck e Villaggi Olimpici, raggiungerà Cortina d'Ampezzo il 26 gennaio e Milano il 5 febbraio, da dove prenderanno il via i Giochi Olimpici Invernali 2026.

Worlwide Partner dei Giochi Olimpici dal 1928, Coca-Cola Company, attraverso la sua controllata Coca-Cola Italia, ha reso noto nell’apposita conferenza-stampa del 24 novembre, le attivazioni che accompagneranno il Viaggio della Fiamma Olimpica organizzata in concomitanza con i Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026 (6-22 febbraio). In 63 giorni saranno 60 le tappe previste in oltre 300 città di 20 Regioni e 60 Siti Unesco, nel segno dello sport, musica e condivisione.

Logo di Coca-Cola Worlwide Partner Milano-Cortina 2026

«Il Viaggio della Fiamma Olimpica di Milano-Cortina 2026 è un percorso che parla di connessione reale - ha dichiarato Luca Santandrea, General Manager Olympic and Paralympic Winter Games Milano Cortina 2026 di Coca-Cola Italia - unisce storie, territori e persone, trasformando l’attesa dei Giochi Olimpici in un’esperienza che appartiene a tutti. Uno straordinario viaggio per far vivere all’intero Paese i valori Olimpici. Anche grazie agli appuntamenti che animeranno l’Italia nelle prossime settimane, e ai tedofori che abbiamo contribuito a scegliere, vogliamo renderlo un momento di partecipazione attiva, vicino alle persone, alle città e alle loro comunità. Dal 1928 al fianco del Movimento Olimpico, Coca-Cola continua a credere nel potere dello sport come linguaggio universale capace di avvicinare le comunità e ispirare le nuove generazioni. Vogliamo che ogni tappa sia un’occasione per celebrare l’Italia nella sua autenticità, portando energia, positività e un senso collettivo di appartenenza».

Luca Santandrea, General Manager Olympic and Paralympic Winter Games Milano Cortina 2026 di Coca-Cola Italia

La fiamma che viene dalla Grecia

Come di consueto la Torcia Olimpica, che viaggerà in Italia passando di mano in mano per migliaia di chilometri di ben 10 mila tedofori, sarà accesa il prossimo 26 novembre presso il Tempio di Hera di Olimpia (Grecia). Tra i tedofori che hanno dato la loro entusiasta adesione, contiamo semplici cittadini, ma anche esponenti del mondo dello sport, musica, impegno sociale.

«Il momento è arrivato: sta per iniziare una delle fasi più significative dei Giochi Olimpici. Il Viaggio della Fiamma, progetto emozionante e ricco di significato - ha commentato Maria Laura Iascone, Ceremonies Director Milano Cortina 2026 - è pronto a coinvolgere tutto il Paese e a donare magia a ogni comunità. Grazie al sostegno di Coca-Cola, il Viaggio è oggi universalmente riconosciuto come un momento simbolico di celebrazione e di festa. Questa esperienza italiana sarà inedita, autentica e speciale: un ponte tra sport e territori, omaggio alle tradizioni e all’'unicità di un Paese amato in tutto il mondo per la sua cultura e la sua storia. Saranno 63 giorni di grandi emozioni che resteranno per sempre nella memoria delle persone. Un Viaggio sensazionale che troverà la sua massima espressione il 6 febbraio, quando i riflettori si accenderanno per dare il via alla Cerimonia che darà inizio al più grande evento sportivo del mondo».

aura Iascone, Ceremonies Director Coca-Cola Italia per Milano-Cortina 2026

Pronti, Via!

Il giorno prima della partenza da Roma il 6 dicembre, per la sera del 5 dicembre è stato organizzato una grande The Coca-Cola Music Fest presso lo Stadio dei Marmi “Pietro Mennea” al Foro Italico che comprende un concerto gratuito con le esibizioni di vari artisti, espressione di stile diversi come Noemi (soul), Mahmood (urban), The Kolors (pop-funk), Tananai (elettronic pop) e Carl Brave (rap e indie).

«Il Viaggio della Fiamma Olimpica è un’occasione unica per celebrare l’Italia - ha commentato Andrea Bombrini, Marketing Director Olympic and Paralympic Winter Games Milano Cortina 2026 di Coca-Cola Italia - che si muove insieme: città, persone, passioni e culture che si incontrano e si riconoscono. Con questo progetto vogliamo trasformare l’attesa dei Giochi Olimpici in un’esperienza partecipativa, accessibile a tutti e vicina alle comunità, in cui musica, sport, cibo e iconicità si intrecciano per generare nuovi momenti di condivisione. È questo lo spirito con cui accompagniamo il Paese verso Milano Cortina 2026».

Andrea Bombrini, Marketing Director Olympic and Paralympic Winter Games Milano Cortina 2026 di Coca-Cola Italia

Ad accompagnare nel Viaggio i tedofori, ci sarà un il Truck allestito per l’occasione con i colori Coca-Cola Milano-Cortina 2026, dotato di grandi schermi LED dinamici, installazioni lumonose e potente impianto audio in grado di trasformare ogni arrivo della Torcia Olimpica in un grande evento di richiamo popolare. Per ogni tappa inoltre viene allestito inoltre un apposito Coca-Cola Villagge, uno spazio aperto e di festa dove si incontrano momenti di musica, cibo e intrattenimento.

Tris di bevande premium

Protagonisti tre marchi di punta delle bevande del gruppo: la bibita Coca-Cola nelle varie varianti come Original Taste e Zero Zuccheri; lo sport drink isotonico Powerade, particolarmente adatto per reidratare gli sportivi nelle quattro varianti Mountain Blast, Orange, Blood Orange e Citrus; l’acqua oligominerale naturale Lurisia Bolle Stille. Senza dimenticare altre specialità del gruppo Coca-Cola come Fuzetea, Fanta, Sprite, Kinley.
Previsti anche gli interventi di Brand Ambassador Powerade come la campionessa italiana di sci alpino Federica Brignone insieme al campione paralympic René De Silvestro.

In particolare saranno distribuite minilattine in alluminio da 15 cl Coca-Cola Original Taste e Zero Zuccheri, appositamente decorate con i colori di Milano- Cortina 2026.
Abbinamento gastronomico? Grazie alla collaborazione con la Onlus solidale Banco Alimentare, sarà possibile gustare ottimi tranci di pizza dietro il pagamento di una piccola donazione.

Coca-Cola Zero in lattina 15 cl per Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026

Alla conferenza stampa erano presenti Luca Santandrea, General Manager Olympic and Paralympic Winter Games Milano-Cortina 2026 di Coca-Cola Italia, Maria Laura Iascone, Ceremonies Director Milano-Cortina 2026 e Andrea Bombrini, Marketing Director Olympic and Paralympic Winter Games Milano-Cortina 2026 di Coca-Cola Italia.
Ospite d’onore la pluripremiata cantautrice Noemi (1982), dalla inconfondibile e potente voce soul, otto album pubblicati, una lunga serie di collaborazioni con i più importanti artisti e musicisti italiani, punteggiata da tanti successi e dalla partecipazione a otto Festival di Sanremo.

La cantautrice Noemi tra Maria Lauira Iascone e Andrea Bombrini (a sinistra) e Luca Santandrea.

Le 60 Tappe previste

Dicembre
Roma (6), Viterbo (7), Terni (8), Perugia (9), Siena (10), Firenze (11), Livorno (12), Nuoro (13), Cagliari (14), Palermo (15), Agrigento (16), Siracusa (17), Catania (18), Reggio Calabria (19), Catanzaro (20), Salerno (21), Pompei (22), Napoli (23), Latina (26), Benevento (27), Potenza (28), Taranto (29), Lecce (30), Bari (31).

Gennaio
Pescara (2), L’Aquila (3), Ancona (4), Rimini (5), Bologna (6), Ferrara (7), Parma (8), Genova (9), Cuneo (10), Torino (11), Aosta (12), Novara (13), Varese (14), Pavia (15), Piacenza (16), Brescia (17), Verona (18), Mantova (19), Vicenza (20), Padova (21), Venezia (22), Trieste (23), Udine (24), Belluno (25), Cortina d’Ampezzo (26), Bolzano (27), Cavalese (28), Trento (29), Livigno (30), Sondrio (31).

Febbraio
Lecco (1), Bergamo (2), Como (3), Monza (4), Milano (5 e 6).

Baritalia: tutti i vincitori dell’edizione 2025

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©Riccardo Gallini/GRPhoto
The St. Regis Venice è stato il palcoscenico del final show del laboratorio itinerante dedicato alla mixology, con la finalissima che ha decretato i vincitori assoluti e di squadra di questa edizione

Dopo un anno straordinario che ci ha portati da Nord a Sud della Penisola alla scoperta dei migliori talenti della mixology italiana, con la Finalissima di Venezia è calato il sipario su Baritalia 2025. Il capitolo conclusivo della decima edizione del laboratorio itinerante di miscelazione di Bargiornale è andato in scena al a The St. Regis Venice. Una grande giornata di festa e di gare, degna conclusione di una manifestazione che a ogni tappa ha registrato numeri record e, come da tradizione, tutta nel segno della ricerca, della formazione e della buona miscelazione. Un successo che conferma Baritalia come manifestazione in grado di unire e riunire i professionisti della mixology di tutta Italia, desiderosi di mettersi in gioco, di scambiare esperienze, di creare legami e collaborazioni, di aggiornarsi professionalmente.

Piatto forte della giornata la finalissima di Baritalia Lab, con 26 premi, oltre ai vincitori assoluti, assegnati ai migliori interpreti del Back to basics (in fondo l’elenco completo), il tema che ha caratterizzato anche questa edizione della kermesse. Un invito a tornare alle radici autentiche del mestiere, ponendo l’accento su tre pilastri fondamentali: la riscoperta dei drink essenziali, la valorizzazione degli ingredienti e il senso di ospitalità dei bartender.

A contendersi la vittoria 74 bartender provenienti da tutta la Penisola e selezionati nelle cinque tappe di Baritalia: Firenze, Salerno, Padova, Torino e Catania.

A conquistare il primo posto in assoluto è stato Raphael Giuseppe Monopoli, secondo si è piazzato Simone Goti, mentre il terzo posto è andato a Diego Di Giannantonio.

La super giuria

A incoronare i vincitori, una giuria composta dai rappresentanti delle aziende sponsor, affiancati da otto super giudici d’onore, autentici big della miscelazione e della bar industry made in Italy: Walter Bolzonella, consulente e per oltre quarantacinque anni dietro il bancone dell’Hotel Cipriani di Venezia; Mattia Capezzuoli, al timone dello Stravinskij Bar dell’Hotel de Russie; Giovanni Ceccarelli, formatore, divulgatore e consulente, fondatore di Cocktail Engineering e di Distillering, distilleria artigianale a Bologna; Abi El Attaoui, bar manager dell’American Bar del Ceresio7 di Milano; Facundo Gallegos, bar manager di The St. Regis Venice; Paola Mencarelli, ideatrice e organizzatrice delle cocktail week di Firenze, Venezia e Amalfi; Ludwig Negri, bars manager a The St. Regis Venice; Roberto Pellegrini, bartender tra i più esperti e noti d’Italia e oggi formatore presso Dieffe Scuole Professionali; Sabina Yausheva, general manager del Lubna di Milano.

Giudici delle aziende partner erano, invece: Walter Gosso per Alpestre, Danny Del Monaco per Ancienne Pharmacie, Steve Righetto per Bonaventura Maschio e Botran, Nicla Rebeccato per Bonollo, Fabrizio Tacchi per Caffo, Riccardo Pennacchia per Campari Academy, Paolo Bollani per Casoni, Luca Cervellati per Coca-Cola Hbc Italia (Barceló e Vodka Finlandia), Emanuele Russo per Compagnia dei Caraibi, Luca Azzolina per Cuzziol, Igor Tuliach per Gamondi, Terry Monroe per Mixer e Montosco, Marco Fedele per Molinari, Stefano Rodeghiero per Nardini, Giacomo Sai per Nonino, Antonio Bisceglia per Orsini Soda, Gianmaria Ciardulli per Polara, Giovanni Favaro per Premiata Officina Lugaresi, Stefano Santoni per Santoni, Alessandra Giannino per Stock Spirits, Simone Pirone per Strega, Daniele Gentili per The Organics by Red Bull e Filippo Ghizzi per Three Cents.

I vincitori per squadra

  • Alpestre - Valentina Esposito
  • Ancienne Pharmacie - Viola Calderini
  • Bonaventura Maschio - Elia Greco
  • Bonollo – Luca Schillaci (ricetta eseguita da Manuel Sitta)
  • Botran - Sebastiano Spinoni
  • Caffo – Matteo Cassan
  • Campari Academy - Rafael Giuseppe Monopoli
  • Casoni - Gabriele Bonelli
  • Coca-Cola Hbc Italia – Barceló - Anna Chiara Patè
  • Coca-Cola Hbc Italia - Vodka Finlandia - Alessia Esposito
  • Compagnia Dei Caraibi – Dario Minacori
  • Cuzziol - Claudio Fiora
  • Gamondi - Simone Goti
  • Mixer - Diego Di Giannantonio
  • Molinari - Leonardo Scimmi
  • Montosco - Simone Francia
  • Nardini - Andrea Mango
  • Nonino - Paolo Gugole
  • Orsini Soda - Vittorio Romano
  • Polara - Rosario La Terra
  • Premiata Officina Lugaresi - Tommaso Pimponi
  • Santoni - Paola Dacò
  • Stock Spirits - Federica Di Lella
  • Strega - Tiziana Sata
  • The Organics by Red Bull - Giovanni Spagnoletti
  • Three Cents - Emiliano Cenci

A Simone Sterbini la quarta edizione del Maldon Salt Cocktail Contest

Maldon Salt Cocktail Contest 2025 vinvitore
Il bartender del Black Rabbit di Anagni si aggiudica l'edizione 2025 del concorso dedicato all'utilizzo del pregiato sale cristallino inglese nella miscelazione

Con Ostia Beach, un cocktail dalle sfumature esotiche ispirato alle estati romane, Simone Sterbini, bartender del Black Rabbit di Anagni (Frosinone), si è aggiudicato la vittoria del Maldon Salt Cocktail Contest, il concorso di bartending che mette in correlazione mixology e fiocchi di sale.

Organizzato da Montosco, marchio di spezie e salse di La Collina Toscana importatore esclusivo per l’Italia di Sale Maldon, e Planet One, la quarta edizione della competition ha avuto il suo atto conclusivo alla Rita’s Tiki Room di Milano. Venti i bartender giunti alla fase finale, che si sono alternati dietro il bancone, con le loro originali creazioni con pregiato sale marino prodotto sulle coste inglesi come protagonista. A giudicarle una giuria composta da Terry Monroe, Alessandro Melis, Marianna Di Leo, Edoardo Nono e Chris Honeyball-Palmer, customer marketing manager di Maldon.

La super sfida a tre

Giuria che ha decretato i tre bartender in lizza per la vittoria: oltre al vincitore, Andrea Mango e Ivan Di Martino. Per loro la gara è proseguita con una nuova sfida che ne ha messo alla prova la creatività e il talento nella capacità di valorizzare il sale per esaltare aromi e texture dei cocktail. I tre hanno dovuto infatti creare un drink ex novo, utilizzando gli ingredienti che hanno trovato in una mystery box. Ma non solo, perché, sfida nella sfida, la nuova creazione doveva essere dall’anima esotica e ispirazione Tiki.

Ad affiancarli in questa nuova prova tre ospiti d’eccezione, Matteo Cassan, Luca Goracci e Gian Maria Ciardulli, i vincitori delle scorse edizioni del contest.

Simone Sterbini ha centrato l’obiettivo con Ostia Beach, a base di mezcal, rum giamaicano, estratto di ananas, cordiale di banana salato al Sale Maldon, sciroppo di agave, passion fruit e ginger beer salata al Sale Maldon e guarnito con una crusta al Sale Maldom al peperoncino e foglia di bamboo, Un drink con il quale ha saputo dare un tocco esotico alle atmosfere delle notti estive sul litorale romano.

Al secondo posto si è piazzato Di Martino con Heti-Heti, mentre sul terzo gradino del podio è salito Mango, che si è aggiudicato anche il Premio Stampa, assegnato da una giuria di giornalisti (di cui ha fatto parte anche Stefano Nincevich, vicedirettore di Bargiornale) per il miglior storytelling e il carisma del bartender.

La ricetta della Maldon Salt Cocktail Contest

Ostia Beach di Simone Sterbini

Ingredienti:
90 ml mezcal, 30 ml rum giamaicano, 90 ml estratto di ananas, 20 ml cordiale banana salato al Sale Maldon, 15 ml sciroppo d’agave, mezzo passion fruit, top ginger beer al pompelmo salata al Sale Maldon
Preparazione:
Shake & strain
Guarnizione:
crusta al Sale Maldon al peperoncino e foglia di bamboo
Bicchiere:
collins

Cocktails, 1898: quando il Vermouth cambiò tutto

Un manuale anonimo del 1898, Cocktails – How To Mix Them, segna il passaggio dalla miscelazione ottocentesca alle basi della mixology moderna. Per la prima volta il termine “cocktail” conquista le copertine e viene definito con rigore.

Ci sono libri che non si limitano a raccontare un’epoca: la mescolano. Prima del 1898, i manuali per bartender erano miscellanee generose - punches, juleps, cups, sours - veri atlanti liquidi per chiunque volesse sopravvivere dietro un bancone. Poi, sul finire del XIX secolo, accade qualcosa: la parola Cocktails conquista per la prima volta le copertine. Uno dei primi casi documentati è il manuale di William Boothby (1891). Il secondo, appena sette anni più tardi, è questo elegante volume anonimo: Cocktails – How To Mix Them. Un titolo programmatico, quasi un invito militare alla disciplina: “Dato che lo farai, fallo bene.”Un mantra che, 127 anni dopo, sembra scritto per i bartender di oggi. Il libro apre con una definizione limpida: il cocktail è un aperitivo, uno “stomach stimulant”, e si distingue dalle altre bevande per un dettaglio oggi quasi poetico: la presenza obbligatoria dei bitters. Era la sua firma d’autore, la pennellata che rendeva un drink… un cocktail. Ma il vero twist arriva qualche riga dopo: l’ingresso del Vermouth. Secondo l’autore, fu “la prima mossa verso la miscelazione moderna” e la scintilla che portò i cocktail alla popolarità globale. Su 47 ricette totali, ben 19 prevedono Vermouth: 12 Italiano - il preferito dell’epoca - e 7 Francese. La classicità di oggi nasceva già internazionale. I pilastri rimangono i soliti tre: Gin, Whiskey e Brandy, le fondamenta su cui si costruiva quasi ogni cocktail conosciuto allora (e, diciamolo, anche molti di quelli che beviamo oggi). Le variazioni erano piccole gemme di creatività: il Gin Cocktail in versione Holland, Tom o Plymouth; il Whiskey Cocktail con tre varianti; il Vermouth Cocktail declinato in Dry, French e Fancy, dove la guarnizione - ciliegia o oliva - diventava un gesto identitario più che decorativo. Il manuale non si limita alle ricette: racconta un modo di stare al bancone. Moderare i bitters, misurare con precisione chirurgica, controllare la diluizione, non tradire la logica dell’aperitivo. È un testo che suona ancora moderno proprio perché è preciso, tecnico, essenziale. Zero orpelli, molta sostanza: lo Shaker Manifesto di fine Ottocento. Non è solo un libro, è una pietra angolare della mixology. E come sempre, buona lettura da Lucio Tucci, il Bibliotecario di Bargiornale.

Titolo: Cocktails – How To Mix Them
Editore: Livermore & Knight Co.
Anno: 1898
Lingua: inglese
Peso: 20mb

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Fa Rumore il gran ritorno della tecnica

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Franco, dalla drink list di Rumore a Milano
Sossio Del Prete e il suo team rinnovano la proposta di Rumore, in Piazza del Quadrilatero a Milano, con quattro signature drink e con un grande investimento di energie sulle tecniche. Dall'invecchiamento del Negroni all'estrazione degli oli essenziali con lo squasher, torna il focus sulle preparazioni

A impreziosire il menu di Rumore, american bar contiguo al ristorante di carne super lusso Beefbar a Milano, aperto dal 2023, ci sono le bellissime illustrazioni firmate Jacopo Ascari. Una collaborazione iniziata la scorsa Design Week e proseguita fino alle prime pagine della drink list. Non è che manchi lo storytelling, sui nuovi cocktail in carta, anzi. C'è quello visivo e c'è quello, più importante di tutti, che ti arriva addosso per bocca dei bravissimi ragazzi del team guidato da Sossio Del Prete. Ma c'è, soprattutto, tanta tecnica.

Tanto studio dietro a ogni classico in lista

Spiega Sossio che dalle parti di San Babila non ci si è tirati indietro nemmeno di un millimetro: «Dietro ogni elemento della nostra selezione di classici c'è uno studio accurato sulla tecnica di preparazione. Prepariamo Caipirinha e Mojito con l'aiuto dello squasher, macchina che estrae e omogeneizza gli oli essenziali delle materie prime donando ai drink una freschezza intensa e immediata. Per il Negroni facciamo un affinamento in bottiglia di 45 giorni, questo porta ad avere texture e profilo aromatico più morbide, sviluppando note di cioccolato molto interessanti».

Sossio Del Prete
Sossio Del Prete, bar manager di Rumore

Certo, non si tocca la sacralità di certe ricette. Siamo pur sempre in una ex sacrestia, dentro l'ex Seminario Arcivescovile diventato polo del lusso e del buon vivere (e bere). Però si osa un po', senza peccare. «Per l'Old Fashioned usiamo bitters della casa e due zuccheri diversi, bianco e Panela, poi Bourbon e Rye Whiskey blendati, cuociamo sotto vuoto per 1 ora a 60 ° e, a zucchero ben sciolto, aggiungiamo la diluizione. Lo serviamo poi direttamente dal freezeer a -10. Super basso di temperatura di servizio - anche perché è un cocktail che può restare al tavolo qualche minuto in più, non viene bevuto tutto subito - e con profilo aromatico molto intenso».

Le quattro new entry della drink list di Rumore

Accanto ai classici, trovano spazio in questa stagione quattro nuove creazioni del bar manager Del Prete e del suo team: Lycheeness è un twist raffinato del classico whisky e soda che guarda al gran revival degli highball, con Hakushu distiller’s reserve, Vermouth Mancino Sakura, cordiale al lychee, soda e essenza alla rosa damascena. Franco gioca invece sull'italian sounding del nome (immaginatevi mentre appoggiate il lato B suggli sgabelli leopardati di Rumore ad ammirare una bottigliera colma di etichette da collezione, a chiedere "fammi un Franco!", semplice, immediato, inequivocabile) e sulla pulizia aromatica. Un richiamo al Basil Smash, ma tutto diverso, con vodka ridistillata al basilico, cordiale al timo e foamer vegetale; un sour fresco, complesso e persistente. Evel Knievel unisce invece Pisco, mango, Sherry fino, liquore ai fiori di sambuco e mix di acidi per un risultato gimlet style. Infine Hannya, un po' Pornstar Martini e po' un Tommy’s Margarita che fonde Tequila Blanco, liquore al Chinotto e vaniglia acidificata, con una (ruffianissima) spuma di vaniglia e passion fruit.

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Hannya, con la sua importante spuma alla vaniglia e passion fruit

Ad accompagnare i cocktail, una selezione di street food firmati Beefbar: quesadillas di manzo nostrano sfilacciato, mini smashed burgers, prosciutto di manzo nostrano affumicato e stagionato 45 giorni servito con panettone salato made in Napoli. Oltre ogni aspettativa. Altro che rumore, questo locale è diventato in breve tempo un piccolo tempio del bere di alta qualità. Per la gioia della moltitudine di... devoti.

Birra di Natale Forst protagonista della Foresta Natalizia

Birra di Natale FORST 2025 nella iconica bottiglia da 2 litri
Patrono dei birrai, San Bonifacio compare sull'etichetta della 22.a edizione limitata di Birra di Natale - Christmas Beer Forst nella iconica bottiglia da 2 litri con tappo meccanico. Come gli altri anni è stata allestita nei pressi della birreria altoatesina la Foresta Natalizia, piccolo villaggio con i più diversi stand gastronomici.

Si rinnova la tradizione di Birra Forst che ha presentato la 22.a edizione della iconica bottiglia da 2 litri di Birra di Natale - Christmas Brew Forst, diventando protagonista della tradizionale Foresta Natalizia organizzata a fianco dell’azienda di Lagundo (Bolzano).

A benedire l’iconica bottiglia edizione 2025 con tappo meccanico è stato chiamato San Bonifacio, venerato come il Patrono dei birrai, vinai e sarti.
Nato nel 673 dC in Inghilterra da nobile famiglia come Wynfrith, divenne monaco benedettino con il nome Bonifacio (“colui che fa bene”) e fu mandato missionario tra le ancora pagane e bellicose tribù germaniche, fine a diventare arcivescovo di Magonza (Renania-Palatinato); trovò la morte per martirio in Olanda nel 754 dC per spada pagana e fu sepolto nell’abbazia di Fulda (Assia). Si narra che fu San Bonifacio a utilizzare nel 724 dC per primo un albero di abete addobbato a simboleggiare il Natale cristiano, a differenza della quercia pagana che simboleggiava il Solstizio d’Inverno.

San Bonifacio sulla etichetta di Birra di Natale FORST 2025

Opera dell’artista “di casa” Franz J. Platter, in etichetta San Bonifacio è ritratto con un mantello rosso mentre regge tra le braccia, a sinistra un secchiello-dosatore con manico e una Bibbia infilzata da una spada (a ricordare il suo martirio), a destra regge il bastone pastorale, una pala per maltare i cereali e un ramo di palma (a indicare la pace). Sullo sfondo il Monte San Giuseppe innevato con l’abitato di Lagundo.

Realizzata con il metodo a bassa fermentazione, Birra di Natale Forst - Christmas Brew si contraddistingue per l’impiego di malto d’orzo, il colore ambrato (20 Ebc), gusto leggermente amaro (21 Ibu), morbido, luppolato e maltato (5,2% alc).
Oltre alla bottiglia con tappo meccanico da 2 litri, la specialità è disponibile anche in fusti da 15 e 30 litri, nel fustino Forsty da 12,5 litri e in bottiglia 33 cl. Da bere rigorosamente nell'apposito boccale natalizio da 20 cl.

Boccale 20 cl e bottiglia 33 cl di Forst Birra di Natale

L’ambiente magico di Foresta Natalizia

Nelle immediate vicinanze della birreria Forst di Lagundo (Bolzano) Foresta Natalizia viene allestita ogni anno per l’occasione con una serie di casette natalizie, con tanto di presepi, prodotti gastronomici e artigianali, pista di pattinaggio, foresta degli Gnomi. Vengono inoltre organizzati una serie di eventi, comprese visite guidate nella vicina birreria. 
Come per gli anni scorsi, all’ingresso viene innalzata la monumentale Campana della Pace (con all’interno varie altre campane più piccole) per alimentare il messaggio di pace e carità verso il mondo.

«Il Natale è sinonimo di unione - afferma Cellina von Mannstein di Birra Forst - ed è considerato un momento in cui trasmettere affetto e amore che scaldano il cuore. Il Natale dovrebbe essere anche un momento gioioso e incoraggiante ed è proprio questo che rende la Foresta Natalizia di Birra Forst un’esperienza speciale. Siamo molto felici di accogliere tutti i visitatori e desideriamo offrire loro momenti indimenticabili, ricchi di gusto, allegria e di magia dell’Avvento».

Cellina von Mannstein di Birra Forst

Bar n’ Box, la postazione mobile per il bar catering che si trasporta come la valigetta di un mago

Dai matrimoni ai barbecue in famiglia, il racconto di Francesco Bauso della sua invenzione, la Bar n’ Box, appena presentata a Host

«Ne tengo sempre una pronta nel bagagliaio dell’auto». Un’ammissione che suona quasi come un claim, quella di Francesco Bauso, inventore della Bar n’ Box, la postazione mobile per il bar catering che si trasporta come la valigetta di un mago. «L’ho pensata per chi, come me, si muove spesso per catering all’aperto, in eventi privati o aziendali, ma anche per chi vorrebbe un bar completo a casa che non ingombri troppo, magari per un barbecue in famiglia, con due drink d'accompagnamento», racconta Bauso, consulente sia per la ristorazione che per il bar.

Frutto di quattro anni di prove sul campo e 250 eventi di rodaggio (non senza aggiustamenti nel corso del tempo), la Bar n’ Box è stata presentata al grande pubblico da Bauso, in occasione di Host. Di legno, con la scocca che può essere personalizzata con una verniciatura professionale di qualità automobilistica, che protegge dalle infiltrazioni dei liquidi, Bar n’ Box ha un peso che varia dai 10,8 kg ai 16,5 in base all’allestimento richiesto (il modello base, con design Tiki o Classic parte dai 1400 euro). Contiene tutti i tool che possono essere utili per una giornata di drink all’esterno, con la possibilità di spostarli in base alle proprie esigenze e abitudini, è illuminata internamente ed è trasportabile attraverso una maniglia in cuoio o una tracolla. Ma soprattutto ha un ingombro ridotto, per cui entra comodamente nel bagagliaio di un’auto (anzi, ne entra più di una!).

Gli spazi all'interno della box all'interno possono essere organizzati dal bartender in base alle sue esigenze

Si adatta anche alle diverse altezze di tavoli o banconi che si possono trovare nelle varie location, grazie a dei piedini che fuoriescono per rialzarla e consentono di utilizzarla su un classico tavolo da pranzo, che di norma è intorno ai 75 cm di altezza. «In questo modo - spiega Bauso - una volta aperta, la valigetta raggiunge l’altezza di lavoro di un open bar classico (120-125 cm)». Una versatilità che aiuta anche quando, nel corso della stessa serata, capita di doversi spostare da un punto all’altro della location: «Sette secondi per montarlo e sei pronto per lavorare, anche spostandoti durante la serata. Ed è una cosa che accade spesso soprattutto ai matrimoni, dove il bartender copre sia il momento dell’aperitivo che il dopocena».

Al Wisdomless Club di Roma la nuova drink list è dedicata all’America’s Cup

Il bar manager del Wisdomless Club, Francesco Lazzo, ha studiato 12 signature cocktail che omaggiano le barche che hanno fatto la storia della Coppa America

Prima di approdare a Napoli nel 2027, l'America's Cup fa tappa (liquida) a Roma. Ok, non ci sono barche, ma una nuova drink list che omaggia, appunto, il più famoso trofeo nello sport della vela, in attesa che la competizione si svolga nel golfo di Napoli. Siamo al Wisdomless Club di Roma, un locale che unisce arte, tatuaggi (il cocktail bar condivide gli spazi con uno studio di tatuaggi) e mixology. Ma soprattutto un'eleganza da vera e propria Wunderkammer, frutto delle ricerche appassionate dei proprietari, i collezionisti Francesco e Vincenzo Simone Saitta con Graziano Paventi. Collocato in pieno centro storico a Roma, nel cinquecentesco Palazzo Boncompagni dei Duchi di Sora, è un trionfo di legni scuri e cimeli d'epoca, dal Grand Tour alle Regate dell'America's Cup. Un luogo dove ci si può perdere cercando di cogliere tutti gli infiniti particolari che punteggiano gli arredi e dove, visita dopo visita, si scoprono nuove piccole meraviglie.

Con arredi come questi, l'ispirazione nautica non poteva che essere naturale per il bar manager Francesco Lazzo, che si diverte a lavorare sulla ricerca di spezie e distillati di tutto il mondo, per guidare un viaggio immaginario solcando i mari e gli oceani. «L’idea - racconta il patron Vincenzo Saitta - era quella di far veleggiare i “marinai” non solo fino ad agosto, ma tutto l'anno, rompendo il tabù della navigazione durante l'inverno. Abbiamo ideato 12 signature cocktail dedicati a 12 barche che hanno fatto la storia della Coppa America. Tra le imbarcazioni che hanno stimolato la nascita della drink  list vi è la Shamrock di Sir Thomas Lipton, l’armatore scozzese, nonché grande filantropo, collezionista e velista considerato il miglior perdente dell'America's Cup, per non aver vinto un solo evento». La drink list si presenta come un colorato racconto, che parte dalla storia della fondazione della Coppa America. Si susseguono, quindi, i nomi degli scafi con le loro forme stilizzate e ingredienti che richiamano le peculiarità delle barche. Cocktail essenziali come il Cymba, che è una rivisitazione leggiadra e chiarificata del Bloody Mary, ma anche più corposi e coraggiosi come il Genesta, un concentrato di umami dato dal bourbon miscelato con funghi shiitake, vaniglia e umeshu. Infine un paio di consigli: non andate via senza chiedere sottovoce di accompagnarvi nella stanza segreta e attenti al coccodrillo sotto al bancone.

Il nuovo corso del Dirty a Milano passa per la cucina di Nicholas Lentini

L'arrivo in cucina di Nicholas Lentini coincide con l'uscita del menu food del Dirty: un trionfo da Fame Chimica, fra carbonara, burger e supplì
Da sinistra, Gianluca Tuzzi e Nicholas Lentini, rispettivamente titolare e chef del Dirty a Milano

Cosa bolle in pentola al Dirty a Milano? Una carbonara! E non solo, perché il nuovo corso del locale aperto tre anni fa da Gianluca Tuzzi, titolare e bartender, è tutto incentrato sulla vera novità: l'innesto in squadra di Nicholas Lentini, lo chef autore del primo menu food del locale milanese. Un menu che si intitola Fame chimica, nel più puro stile irriverente a cui ci ha abituato il Dirty. Le prime carbonare hanno già allietato il pubblico di aficionados del locale in viale Regina Giovanna e presto saranno innaffiate anche dai cocktail della nuova drink list firmata Riccardo Cammi (il responsabile del bar), in uscita a giorni, il cui tema è "Tutti i santi". Ma naturalmente guai a pensare che ci sia una deriva da chierichetti: i santi in questione sono destinati a diventare dissacranti icone pop, come il San Briacamo, il San Casciamo, il San Parato e il San Bernarda (in foto). E i cocktail sono tutt'altro che per chierichetti, con l'atteso grande ritorno del Dirty Martini, ma senza olive dentro!

Il cocktail San Bernarda, dalla nuova drink list Tutti Santi del Dirty

Torniamo alla questione food: tutto nasce dall'esigenza di sfruttare una canna fumaria già esistente. «Già dall'apertura - racconta Tuzzi - avevamo messo qualche elemento di cucina, con il nostro fare sempre un po' goliardico. C'erano l'hot dog, la Simmenthal, le banane a un euro. Era più che altro una provocazione. Poi il lavoro era tanto e abbiamo smesso di farlo, ma ci siamo resi conto che più di una volta capitava che i nostri clienti ordinassero cibo in delivery e se lo facessero consegnare da noi. Il nostro pubblico, infatti, è spesso composto da gente della notte, fra cui molti colleghi dei bar e della ristorazione milanese, che finiscono il turno e vengono da noi, visto che siamo fra i pochi che chiudono più tardi, alle tre e mezza di notte. E capita spesso che dopo il turno siano molto affamati».

Da lì, l'idea di rendere protagonista la cucina: «Se dovevamo farlo, dovevamo farlo bene. Così abbiamo sistemato la cucina, aumentato i kw, che è stata la cosa più complicata, installato uno schermo 45 pollici sulla porta d'entrata, con il menu in stile diner all'americana. E ovviamente, c'è l'innesto di Nicholas e di un suo aiuto in cucina, così siamo passati da tre a cinque dipendenti, oltre me, che spesso sono al banco».

Che vuol dire Fame chimica? Abbiamo già fatto cenno alla Carbonara, che Tuzzi definisce "educata". «Non è 100% pecorino, perché abbiamo pensato che dopo una cert'ora fosse il caso di renderla meno sapida addolcendola con il Parmigiano». Poi ci sono i fritti, come l'Iconico, che è un supplì dalle dimensioni importanti (il più richiesto è il classico), le Patatine fritte, anche queste semplici o condite, i Bandidos de pollo (ovvero gli straccetti di pollo impanati e fritti). E ancora 4 primi, fra cui gli immortali Ajo ojo e peperoncino e i Tortellini panna, prosciutto e piselli. Hamburger e Smash e fra i dolci un dirtyssimo Tiramisù con la nutella.

Sono pochi giorni che questo menu ha fatto la sua comparsa, ma già sta riscontrando un ottimo successo di pubblico. Per Tuzzi e Lentini uno stimolo ad andare avanti e, forse, a modificare le abitudini: «Oggi apriamo alle 20,30, ma stiamo ragionando se sia il caso di anticipare alle 18, in modo da coprire il momento dell'aperitivo». Inoltre, per dare nuovi stimoli allo chef, la promessa di serate con guest non solo al bancone, ma anche in cucina. «Con tutti i clienti che arrivano a bere un drink dopo il servizio dalle cucine dei locali milanesi non sarà difficile organizzare delle collab!», commenta Tuzzi.

Gin Tabar Pesca e Nettarina di Romagna Igp, la nuova limited edition al gusto di Romagna

Gin Tabar Paolo Molinari, CEO Casoni Fabbricazione Liquori
Paolo Molinari, ceo Casoni Fabbricazione Liquori, con il nuovo Gin Tabar Pesca e Nettarina di Romagna Igp
I frutti più iconici del territorio romagnolo sono i protagonisti della nuova release del gin premium di Casoni. Un'edizione limitata con la quale la storica azienda prosegue il percorso di valorizzazione dell'eccellenze dell'Emilia-Romagna

Prosegue l’esplorazione delle eccellenze del territorio emiliano-romagnolo di Gin Tabar. È stata presentata ufficialmente a Ravenna, durante un incontro tenutosi presso il Mercato Coperto, la nuova release del gin premium di Casoni, Gin Tabar Pesca e Nettarina di Romagna Igp.

Il nuovo arrivato amplia ulteriormente la gamma Tabar (dal nome del tabarro, mantello usato dai vecchi del luogo per ripararsi dalla nebbia) già forte di cinque referenze: all’originale, lanciato nel 2017, si sono aggiunte nel tempo le versioni al bergamotto (leggi Tabar Bergamotto, il nuovo gin di Casoni), le edizioni limitate alla ciliegia di Vignola Igp (leggi Casoni avvia la raccolta di Ciliegia di Vignola Igp per Tabar Premium Gin), quella alla Pera dell'Emilia-Romagna Igp (leggi Gin Tabar Pera dell’Emilia-Romagna Igp, la nuova limited edition di Casoni) e un London dry.

Protagonisti i frutti iconici di Romagna

Il nuovo prodotto, anche questo in edizione limitata in sole 500 bottiglie, ha come protagoniste la pesca e la nettarina di Romagna Igp, i frutti più iconici della regione, coltivate esclusivamente nelle province di Bologna, Forlì-Cesena, Ferrara e Ravenna e Rimini. «È un nuovo capitolo nel percorso di valorizzazione delle eccellenze della nostra terra – ha raccontato Paolo Molinari, ceo di Casoni Fabbricazione Liquori -. Un percorso avviato dopo il lancio di gin Tabar Bergamotto, quando abbiamo deciso di focalizzarci sulle tante specialità Igp del territorio nel quale siamo nati e operiamo dal 1814».

Frutto della collaborazione con il Consorzio di Tutela della Pesca e Nettarina di Romagna Igp, il compound gin nasce dalla combinazione tra materie prime di alta qualità e l’arte distillatoria dell’opificio Casoni. Le pesche e le nettarine fornite dal Consorzio, raccolte a piena maturazione, quando esprimono la massima intensità aromatica, dopo un’accurata selezione, vengono infuse in soluzione idroalcolica per circa una settimana per estrarne dolcezza e fragranza. Quindi si procede con la distillazione in alambicchi discontinui d’acciaio, tecnica che ne preserva tutte le note fresche e naturali. Il distillato viene integrato con la base Gin Tabar, composta da ginepro, arancia dolce, rosmarino, camomilla e cardamomo, e il tutto poi lasciato affinare per 15 giorni, per permettere la maturazione del gin che, infine, viene filtrato.

Da questo meticoloso processo di lavorazione artigianale, interamente eseguito nello storico stabilimento dell’azienda a Finale Emilia (Modena), prende vita un gin (alc 45% in vol) rotondo e di grande intensità fruttata, dove le note dolci e succose della pesca e della nettarina si fondono armoniosamente con la freschezza del ginepro e i tocchi mediterranei di arancia dolce, rosmarino, camomilla e cardamomo. Un prodotto dal bouquet aromatico raffinato, dominato dai profumi intensi di frutta e fiori estivi, e ben equilibrato al palato, con una sottile acidità che dona slancio e pulizia al sorso.

«È un viaggio sensoriale nella Romagna, rievocandone sapori e profumi. Un omaggio a questa terra generosa e ai grandi frutti della sua tradizione contadina – ha spiegato Molinari -. Continueremo in questa direzione: stiamo conducendo tanta ricerca sui prodotti Igp del territorio, con l’obiettivo di continuare ad ampliare ogni anno la famiglia Tabar di una nuova specialità. Un lavoro impegnativo perché la lavorazione di questi ingredienti è tutt’altro che semplice e richiede equilibrio e delicatezza. Un atto di amore verso la nostra terra, nel quale siamo confortati dagli ottimi risultati e dall’interesse che i distillati riscontrano presso i barterder e i loro clienti».

E un perfetto ingrediente per stimolare la creatività dei bartender si rivela Gin Tabar Pesca e Nettarina di Romagna Igp. Ideale per la preparazione di delicati Gin&Tonic, di Gin Lemon, i drink protagonisti del party che ne ha salutato il lancio, si presta alla perfezione anche per rivisitazioni dei classici, come un Gin Fizz alla pesca o cocktail sour e, grazie al suo profilo equilibrato, per sperimentazioni più ardite. Senza trascurare la possibilità di servirlo liscio, per farne apprezzare in pieno la morbidezza fruttata.

Al via EuroLab Masterclass, il format di formazione di Eurocash

Eurocash EuroLab Masterclass
Il 26 novembre a Maddaloni (Ce) il primo appuntamento del progetto di formazione gratuito dell'insegna del cash &carry dedicato ai professionisti del fuori casa. Protagoniste dell'incontro alcune storiche etichette di Branca

È per mercoledì 26 novembre il primo appuntamento di EuroLab Masterclass, il nuovo programma di formazione dedicato agli operatori del fuori casa di Eurocash, l’insegna di cash&carry F.lli Morgese, realtà attiva in Campania nella distribuzione organizzata per l’horeca e parte del gruppo Vegè.

L’iniziativa nasce per offrire ai professionisti del mondo dei locali uno spazio di confronto e aggiornamento, dove condividere esperienze, scoprire nuove referenze del ricco assortimento Eurocash e approfondire le strategie di vendita. Obiettivo del progetto è di fornire agli operatori nuove competenze e strumenti che li aiutino a migliorare le marginalità e a sviluppare nuove possibilità di business.

Esplorare il mondo food&beverage

EurocashLe masterclass, realizzate in collaborazione con Ais Campania, associazione italiana sommelier, coinvolgono brand ambassador e specialisti del settore per esplorare il mondo del food & beverage attraverso degustazioni guidate, sessioni formative e tecniche, con una rotazione di diverse categorie merceologiche strategiche per il fuori casa, come caffè, spirit, vini, cioccolato, formaggi e altri prodotti chiave.

Gli incontri, gratuiti, sono aperti a un massimo di 15 persone, con prenotazione obbligatoria sul sito di Eurocash (clicca qui per iscriverti alla masterclass). Inoltre, ai partecipanti è riservata una scontistica speciale sui prodotti in degustazione.

La prima masterclass con Fratelli Branca

A inaugurare il programma di appuntamenti, il 26 novembre presso la sede di Eurocash a Maddaloni (via Napoli 216, dalle ore 15 alle 17), la masterclass con Fratelli Branca Distillerie. Protagoniste della masterclass alcune storiche etichette della distilleria, i vermouth Carpano, Antica Formula e Punt e Mes, con i prodotti che saranno raccontati e proposti in degustazione dal brand ambassador aziendale, Paolo De Pasquale.

Seguirà un momento dedicato alla miscelazione con la realizzazione di tre cocktail che mettono in luce diversi approcci: il Fernandito, preparato con due soli ingredienti, Fernet-Branca e Cola, facilmente replicabile in ogni bar e orientato alla semplicità e alla logica cost-efficient; l’Americano con Carpano e con Antica Formula, che reinterpreta un classico in modo visivamente impattante; il Punt & Mes Soda, pensato per valorizzare il prodotto attraverso la narrazione al cliente e capace di generare un alto margine, grazie al valore aggiunto della proposta.

I sommelier di Ais Campania condurranno la valutazione organolettica dei cocktail, con un’analisi tecnica centrata su equilibrio gustativo, intensità aromatica, coerenza tra le componenti e persistenza sensoriale, fornendo ai partecipanti strumenti pratici per perfezionare l’esperienza di proposta e servizio.

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