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La riscossa delle donne sommelier

Professioni –

Gentilezza e predisposizione alle relazioni sembrano essere gli atout del gentil sesso. Quanto al palato, non vi sono differenze

Le donne in divisa sono in aumento, decise e preparate, pronte a estrarre il tastevin appena si profila un vino da identificare, testare e degustare. Se per loro il rossetto è soprattutto un vigneto tipico del Lazio, non trascurano affatto fascino e femminilità, sommando queste doti a preparazione ed esperienza. Armi temibili nell'ambito della sommelleria italiana in cui l'autorevolezza della figura maschile si è imposta per anni e dove, attualmente, il problema delle quote rosa non si registra.
Verificata la consistente presenza femminile ai corsi e tra i soci AIS, viene piuttosto da chiedersi se esistano delle caratteristiche peculiari che contraddistinguono le donne sommelier e come vengono recepite dai colleghi, dai datori di lavoro e dal pubblico.

Peculiarità
Anche se il fascino maschile, quando c'è, non si discute, lo charme e la grazia femminile nel servire il vino sono qualità che fanno la differenza. «La donna, per sua natura, è portata ai modi gentili - spiega Arno Galeazzi sommelier professionista e delegato provinciale Ais di Treviso - è particolarmente sensibile a sentori e sapori, spigliata e predisposta alla conversazione. Virtù che spiccano nello svolgimento del servizio e che portano ad apprezzabili risultati, come per Nicoletta Gargiulo, eletta di recente sommelier dell'anno».
In alcuni casi però il lavoro potrebbe apparire più adatto al fisico maschile. Una riflessione che appartiene a Serena Capuzzo, sommelier vincitrice nella categoria femminile del concorso Charme Sommelier, organizzato dal produttore Gianluca Bisol in collaborazione con AIS del Veneto. «Capita soprattutto quando c'è una degustazione di bottiglie dai grandi formati, come nel caso degli Champagne. Fa parte delle nostre abituali occupazioni ma, in questo caso, gli uomini risultano avvantaggiati: per una donna sollevare un Nabuchodonosor da 15 litri non è agevole. Per il resto non noto grosse differenze, neanche nell'approccio con il pubblico e nel gradimento dei clienti. L'importante è che il sommelier sappia distinguersi e riesca a comunicare le proprie conoscenze con un linguaggio comprensibile. In questo il sesso di appartenenza non è determinante».

Testimonianze
Secondo la celebre scrittrice americana Leslie Sbrocco, premiata autrice di “Wine for Women” (2004), non esistono differenze di palato tra uomo e donna. Ciò che è diverso è piuttosto la prospettiva con cui le donne si accostano al vino, parere confermato da Linda F. Bisson, docente di viticoltura ed enologia all'Università della California di Davis che, nei vari anni di insegnamento, non ha mai notato un considerevole divario tra gusto maschile e femminile. Secondo Renato Paglia, presidente regionale Ais del Friuli Venezia Giulia, le donne sono più stimolate a emergere in un ambiente che è rimasto maschile per molti anni. Capita che siano più determinate dei colleghi e se si pongono un obiettivo è difficile che si arrendano prima di raggiungerlo.

Non solo forme e colori: il pack diventa bio

Confezioni –

Consumatori e aziende pensano all’ecologia: arrivano bottiglie ultra leggere, imballaggi biodegradabili e plastica solubile

Una delle principali spinte all'acquisto di un prodotto alimentare è la confezione, in particolare il suo colore e la sua forma. Sono questi due aspetti a condizionare maggiormente la scelta di un prodotto nei locali pubblici, con l'aggiunta, per quanto riguarda gli scaffali dei supermercati, di eventuali promozioni o sconti.

L'osservatorio PackWatch (www.packwatch.com), a fine 2006, ha condotto un'indagine approfondita sulle decisioni dei consumatori attraverso il packaging. Per ogni prodotto alimentare, ha rivelato PackWatch, il potenziale acquirente è colpito da caratteristiche diverse. Per esempio, pasta, riso, caffè, zucchero e tè sono scelti soprattutto attraverso i colori della confezione, mentre per merendine, biscotti e surgelati il criterio di selezione è determinato soprattutto dalle foto o dalle immagini utilizzate. La forma del pack guida invece l'acquisto per quanto riguarda yogurt, bibite, succhi di frutta e formaggi freschi.

Le cose, però, stanno cambiando: pur restando valido l'appeal cromatico, sta prendendo piede un atteggiamento più rispettoso dell'ambiente nel progetto delle confezioni. Gli imballaggi, comprese scatole e involucri, costituiscono la voce principale, in volume, tra quelle che vanno a comporre i rifiuti che produciamo. Ecco allora che si moltiplicano gli esperimenti ecosostenbili.

Sidel, multinazionale del packaging, ha sviluppato una bottiglia per acqua minerale che pesa appena 9,9 g e che lo scorso settembre ha vinto il premio per la miglior innovazione dell'anno nel settore imballaggi, al Global Bottled Water Congress di Città del Messico. Leggerezza in questo caso significa meno materiale impiegato e meno sprechi. Wolfgang Puck, lo chef dei divi di Hollywood, ha deciso di confezionare le sue linee di prodotti rivolgendosi a Earthpack (www.earthpack.com), società americana che dal 1989 realizza imballaggi da materiali riciclati.

Stessa filosofia per il gruppo finlandese Huhtamaki (www. huhtamaki.it), che ha realizzato confezioni alimentari monouso completamente biodegradabili (nella foto). Il gruppo australiano Plantic (www.plantic.com.au) ha brevettato una plastica per alimenti che si dissolve in acqua. Non è un caso, del resto, che l'Istituto italiano dell'imballaggio (www.istitutoimballaggio.it), che ogni anno assegna l'Oscar per il miglior packaging, abbia stabilito come sezione più importante del suo concorso quella dedicata all'ambiente.

Un polo culturale targato Coop

Iniziative –

A Bologna partono i lavori per realizzare nelle sale dell’ex cinema Ambasciatori una libreria, uno spazio eventi, strutture di ristorazione e gastronomia

Sempre più spesso nei centri storici cittadini le sale cinematografiche sono costrette alla chiusura, non potendo reggere né ai costi di gestione né alla concorrenza delle multisale periferiche. Rimangono così inutilizzati spazi di grande dimensione e spesso di ubicazione davvero interessante dal punto di vista commerciale. E sempre più spesso si presentano progetti di recupero di questi immobili. Molto ambiziosa si prospetta l'operazione recentemente presentata da Coop Adriatica e relativa al recupero degli oltre 1.200 metri quadrati su tre piani del cinema Ambasciatori tra le vie Orefici, Drapperie e Pescherie Vecchie, in pieno centro di Bologna. L'anno prossimo questo spazio, abbandonato ormai da anni, riaprirà con una formula innovativa: vi troveranno posto, infatti, una grande libreria, uno spazio per incontri, mostre e spettacoli, un caffè, un'osteria e una vineria.

Un investimento di quasi 4 milioni di euro
La gara bandita dal Comune per il recupero dello stabile è stata vinta lo scorso marzo da Coop Adriatica, peraltro unica candidata. Il progetto porta la firma dello studio di architettura veneziano Retail Design, e vede il coinvolgimento della catena di librerie a marchio Coop e di Eataly, la società che gestisce a Torino la prima grande superficie specializzata dedicata alla enogastronomia italiana. Il nuovo complesso resterà aperto sette giorni alla settimana, fino a mezzanotte. L'investimento complessivo per realizzare il nuovo Ambasciatori è di oltre 3,7 milioni di euro: 2,5 circa per la realizzazione dei lavori, oltre 1,2 per l'allestimento di librerie e aree per la ristorazione. Il canone di concessione annuale sarà di 510.900 euro, e Coop Adriatica manterrà la gestione per 12 anni.

In Italia le vacanze costano più care

Turismo –

Come negli anni ‘50 è agosto il mese preferito dagli Italiani per le ferie. Ma quest’estate il Bel Paese ha fatto i conti con le mete low cost

Mai prima d'ora si è parlato tanto di turismo, nel bene e nel male. Il prolungarsi di un'estate che sembrava non volesse finire e le immagini di spiagge affollate anche in ottobre hanno rafforzato l'immagine di paese del sole e del mare. Allo stesso tempo il flop del portale turistico nazionale (italia.it) ha rinverdito l'idea d'inefficienza che spesso si collega al nostro Paese.

In crescita il fatturato del turismo
Di turismo si è parlato per la presentazione di tre ricerche (di Gfk Marketing Services Italia, di Astoi e di AcNielsen), diverse per metodo e contenuti, ma identiche nell'obiettivo: tracciare il bilancio turistico dell'estate 2007 in Italia. Le evidenze sono interessanti, a partire dall'uniformità dei risultati. Le cifre parlano di un mercato in crescita a livello totale e di spesa pro capite. Secondo Astoi, il fatturato complessivo dell'estate 2007 ha segnato un +3,1% mentre il numero dei viaggiatori un +0,8%. Per Gfk la crescita è stata più bassa (+1,2%) ma positiva, visto che il 2006 aveva segnato un pesante -8,8%, e il fatturato estivo del settore è arrivato a 3.564 milioni di euro.
 
Prezzi in aumento in Italia
Se si va a guardare l'andamento per mese, la situazione si complica e la destagionalizzazione turistica sembra ancora un traguardo lontano. Agosto resta il mese principe per le ferie: qui concentra il 23% delle partenze, con +3%, contro una modesta crescita di giugno (+0,2%) e un certo calo di luglio (-1,6%). 
Le cacanze, insomma, sono state più concentrate ma soprattutto più care: la spesa turistica pro capite degli italiani, comprensiva di destinazioni nazionali ed estere, ha segnato infatti un +2,2%, per  un costo medio di 921 euro. Per quanto riguarda invece le vacanze nei confini nazionali, gli italiani sono stati costretti a spendere ben il 10% in più rispetto allo scorso anno (con una spesa media di 688 euro). Risultato: tra giugno e agosto la meta Italia ha fatturato +4% rispetto al 2006, pur accogliendo il 6% in meno di turisti (Gfk parla di -10%). In calo le località europee continentali: -2% i viaggiatori, -6,8% il fatturato, mentre le destinazioni extraeuropee hanno osservato un rincaro dei prezzi del 3%.

Bene le destinazioni low cost
A guadagnarci sono state i paesi che offrono il miglior rapporto qualità- prezzo e, nella maggior parte dei casi, che si affacciano sul Mediterraneo: l'Africa del Nord ha segnato +21,7%, mentre l'Europa meridionale un +5,3%. L'Egitto ha recuperato terreno, grazie soprattutto al Mar Rosso che ha intercettato un maggior numero di viaggiatori con buona capacità di spesa. Il cambio favorevole del dollaro ha trainato gli Usa e la Repubblica Dominicana, mentre l'aumento dei prezzi ha penalizzato la Croazia. Dalla scelta delle mete si intuisce che l'italiano medio in vacanza cerca il mare (+2,7% secondo Nielsen in agosto), mentre si è un po' disamorato della montagna (-3,2%). Le migliori performance Nielsen però le riscontra nelle località di lago, nei centri termali e negli agriturismi, che segnano un +2,6%.

Gli ospiti guidano il restyling

Hotel –

Un albergo di Piacenza coinvolge i suoi clienti nel progetto di ristrutturazione, creando un sito e una community web

Un albergo come lo vogliono i clienti: l'iniziativa di un'hotel di Piacenza ha trasformato il progetto di ritrutturazione nella possibilità di conoscere meglio i propri ospiti, creando una community e sfruttando così le potenzialità del web. L'idea è semplice: basta compilare un modulo online con i suggerimenti per l'arredamento, le tecnologie o i servizi che si vorrebbero introdurre nelle nuove stanze, ricevendo in omaggio un buono sconto del 50% per una notte di soggiorno o altre promozioni.

La ristrutturazione dell'Hotel Ovest avverrà in due passi successivi: prima il seminterrato, che ospita il bar e la sala colazione, e il piano terra con la hall e alcune camere; poi sarà il turno dei tre piani con dieci camere ciascuno. L'intervento riguarderà impianti, arredi, rivestimenti e destinazione d'uso dei locali.

Quali sono le principali richieste dei clienti? Le risposte convergono su tre aspetti, luce, tecnologia e razionalità degli spazi, come spiega il resident manager Claudia Ferrero: «Molti businessman hanno chiesto di poter usufruire della cromoterapia come efficace trattamento antistress. Grazie all'impiego della tecnologia a led, è possibile ottenere un'illuminazione delle camere che cambia intensità e colorazione a seconda delle esigenze del cliente. La tecnologia dev'essere easy e permettere a tutti di connettersi a internet senza problemi. La scrivania, infine, diventa un piccolo mini ufficio per lavorare anche in camera». La community web servirà inoltre a creare un database della clientela, da sfruttare per iniziative di marketing mirato, in base ai diversi profili dei clienti.

I clienti migliori sono quelli hi-tech

Hotel –

Una ricerca della Cornell University segmenta i clienti degli alberghi in base al grado di propensione alla tecnologia

Dalle possibilità self-service nella lobby a quelle Internet nelle stanze degli ospiti, il peso della tecnologia nell'industria alberghiera continua a crescere. Nel realizzare le innovazioni high tech, tuttavia, gli operatori del settore devono valutare il livello di soddisfazione e il feeling verso la tecnologia in relazione al soggiorno in albergo.
In quale misura gli ospiti di un albergo accettano e usano la tecnologia, sia durante il loro soggiorno, sia in generale? Saperlo può essere un sistema vantaggioso per segmentare gli ospiti stessi in target e proporre, poi, servizi adeguati. È quanto dimostra un recente rapporto della Cornell University (www. chr.cornell.edu) che illustra i risultati ottenuti con il cosiddetto “indice di preparazione alla tecnologia” (Tri). Il Tri, basato su un questionario sviluppato dai ricercatori A. Parasuraman e C.L. Colby, misura la propensione di una persona ad adottare e usare le nuove tecnologie per realizzare gli obiettivi nella vita domestica e al lavoro. Considera l'ottimismo, l'innovatività, il disagio e l'insicurezza verso la tecnologia.

Il profilo dei clienti
Il test, effettuato su 865 clienti business e turisti negli Stati Uniti, ha rivelato una distribuzione che varia da coloro che cercano di usare la tecnologia ogni volta, a quelli che non vogliono usarla per niente. Un confronto delle abitudini di viaggio fra ospiti con alta e bassa preparazione tecnologica ha messo in luce differenze che potrebbero essere interessanti per le compagnie alberghiere. La ricerca ha svelato che alti punteggi Tri erano attribuirti a clienti piuttosto giovani, con un alto livello d'istruzione e benestanti. In generale, una maggiore percentuale di ospiti maschi si trovava nel gruppo alto Tri. Inoltre, ospiti con un alto punteggio Tri si sono rivelati propensi a viaggiare molto più di frequente in business e pronti a pagare prezzi abbastanza elevati per la camera. In sostanza, il report dice che i più “pregiati” ospiti di hotel sono quelli meglio “orientati” verso la tecnologia, e che sono anche disposti a pagare un sovrapprezzo per utilizzarla.

Prendono piede i distretti alberghieri

Scenari –

C’è fermento nel mondo dei convegni. Le mega strutture in fase di costruzione a Roma e in Romagna sono l’occasione buona per rilanciare il business a livello internazionale

Elide Vitali è presidente di Econ Congressi, società milanese specializzata nell'organizzazione di eventi medici in Italia. A Milano, può contare su tre strutture alberghiere adeguate su cui puntare: il Marriott, il Gallia e il Michelangelo. Le prime due a cinque stelle, la terza a quattro. «Ma associazioni come Farmaindustria o Assobiomedica - spiega - non sponsorizzano più i primi due, pertanto la scelta si riduce al solo Michelangelo».

Le carenze dell'offerta congressuale
Il primo vero punto critico dell'offerta congressuale alberghiera è dunque la mancanza di sale idonee: in genere sono piccole o senza spazi espositivi. Per intenderci, un congresso medico può anche essere organizzato in una sala per 500 persone, ma poi magari manca lo spazio per il catering. Gli eventi medici, tuttavia, rappresentano solo una piccola percentuale (seppure importante) dei meeting che si tengono in Italia ogni anno. «In realtà la media dei congressi ospitati nelle strutture ricettive alberghiere è sulle 40 persone», commenta Angelina Domina, direttore operativo di Ripamonti Hotel & Residence di Pieve Emanuele, due strutture a pochi metri l'una dall'altra, associate ad AtaHotels. La seconda, in particolare, Ripamontidue, come residence è forse il più capiente d'Italia, con 1.500 posti letto. Secondo la manager, quando un convegno medio, organizzato in una struttura alberghiera attrezzata, è per 20- 60 persone si riesce in genere a offrire un buon servizio. Quale, ad esempio, una ristorazione flessibile, con un menù che tenga conto dei tempi d'anticipo o ritardo della fine dell'evento, magari con un piatto unico “light”.

La mancanza di grandi gruppi internazionali
Meglio invece non investire in tecnologia dato il continuo aggiornamento delle apparecchiature: bastano le attrezzature base e fornitori di fiducia aggiornati. Al Ripamontidue, infatti, le cabine di traduzione sono fisse, sopraelevate e poste sul fondo della sala con visione diretta sul relatore, ma l'intero sistema d'interpretariato (cuffie, audio, microfoni) è noleggiato di volta in volta. Nel caso dell'illuminazione, invece, la direzione (tramite corsi di aggiornamento dell'MPI, Meeting Professionals International, la più grande realtà associativa nell'ambito dell'industria congressuale mondiale, fondata nel 1972) ha costretto i fornitori ad aggiornarsi predisponendo le soluzioni più all'avanguardia. Per finire, le due strutture citate hanno un altro punto di forza, oltre alla ristorazione flessibile: una squadra fissa di 10 manutentori, fattore che consente di ridurre al minimo le lunghe attese in caso di problemi tecnici. L'adeguamento tecnologico, dunque, non è un punto critico per gli alberghi attrezzati. «Noi italiani scontiamo, rispetto ad altri paesi europei, la mancanza di un'offerta omogenea di camere d'albergo» assicura Giancarlo De Venuto, general manager di Rome Airport Hotel della catena Courtyard by Marriott, «da noi mancano le catene alberghiere internazionali».

A Roma Eur un nuovo distretto congressuale
Si avverte soprattutto la mancanza diffusa di un'offerta unica, con un marchio ben riconoscibile, magari a livello di distretto congressuale, quale quello che sta nascendo proprio a Roma Eur. Area ad alta concentrazione di location e alberghi a forte vocazione congressuale, che si estende da Fiumicino alla fine di Via Colombo, passando per il pentagono del quartiere Eur. Si candida a diventare un polo congressuale di riferimento per la domanda di congressi ed eventi aggregati. Gli attuali promotori del progetto - Italcongressi ed Eur Spa- vogliono costituire un'associazione quale primo passo per la richiesta alla Regione Lazio del riconoscimento di distretto industriale a vocazione congressuale. Un gruppo di operatori della città di Roma dovrà, in definitiva, proporre e realizzare gli investimenti in comunicazione e promozione, selezionare sedi, alberghi e servizi da associare al distretto, e candidare il distretto dell'Eur e la città di Roma come polo congressuale di pregio verso la domanda nazionale e internazionale. I vantaggi per gli associati? Opportunità di business e visibilità a livello nazionale e internazionale. Il distretto congressuale di Roma Eur collaborerà con il futuro Roma Convention Bureau, che gestirà il nuovo Centro congressi progettato dal celebre architetto Fuksas, pronto forse per il 2010.

I centri congressi della Riviera romagnola
Sul nuovo Palacongressi di Rimini ha puntato in pieno l'associazione degli albergatori locali, che ha firmato un protocollo d'intesa con la Società per i congressi, che sta realizzando il nuovo impianto (108 milioni di euro per 9.300 posti distribuiti in 42 sale) attivo dal 2009. «Sono ben lieti di versare 1,1 milione di euro per 26 anni per essere coinvolti» afferma Stefania Agostini, direttore del Convention bureau della riviera di Rimini, società pubblica-privata (il socio di maggioranza è al 75 per cento Rimini Fiera) che gestirà il nuovo Palacongressi. «Nel 2013, quando andremo a regime triplicheremo il numero delle presenze e degli eventi». In effetti, il nuovo palazzo dei congressi, aumentando le opportunità di turismo congressuale, favorirà l'opera di destagionalizzazione del turismo sulla Riviera con riflessi positivi soprattutto per gli albergatori. Nella vicina Riccione il nuovo Palazzo dei congressi sorgerà con un anno d'anticipo: agli inizi del 2008, e sarà destinato a completare l'offerta di Riccione Congressi. Anche in questo caso alberghi e centro congressi fanno sistema, per offrire un prodotto unico. Non è un caso che nella compagine societaria di Palariccione Spa ci sia l'Associazione albergatori. Un sistema formato dunque dagli alberghi, ma anche dai locali e da tutta la città di Riccione, dato che il nuovo Palacongressi (presieduto da Giorgio Montanari) è a due passi da Viale Ceccarini, in pieno centro.

Raggio di vita, il bicchiere antialcol

Beverage –

Un locale veneto ha creato una linea di boccali e calici che consente di gustare al meglio la birra senza ubriacarsi

Combattere la cultura dello sballo. Negli ultimi anni per Gigi Stecca - vulcanico titolare della birreria Michelangelo Da Vinci di Villamarzana (Rovigo) - questo imperativo è diventato quasi una “crociata”. Non passa settimana che non vada in giro, ovunque lo chiamino, per mostrare con i fatti come si fa. I fatti si chiamano “Raggio di vita”, la linea di bicchieri da lui pensata e realizzata da alcuni maestri vetrai di Murano. «Quando vedo in televisione grandi campagne pubblicitarie che mostrano giovani bere dalla bottiglia - si infiamma - divento matto. Bere dalla bottiglia provoca sballo, inebrio e dipendenza. E, in più, fa perdere gran parte del gusto e degli aromi della bevanda». Gigi Stecca è un grande intenditore, soprattutto di birre trappiste e d'abbazia (tanto da essere stato insignito del titolo di “ambasciatore” dalla casa belga Orval). Il Belgio è la sua seconda casa, visto che ha varcato i portoni di tutti i monasteri produttori di birra. «La birra è la mia anima - dice -: le ho dedicato gran parte della mia vita. La studio da 25 anni e posso dire di conoscerne tutte le varietà». 

I bicchieri raggio di vita
Il titolare della Michelangelo Da Vinci ha messo a punto varie tipologie di bicchieri per le diverse birre (ma anche per vini e distillati). E ha chiesto ad alcuni suoi clienti di prestarsi per un test: ha dato da bere a due persone versando della birra nei suoi speciali calici e ha chiesto invece ad altri due di bere a collo. I risultati del test alcolometrico eseguito presso la sede della Polizia e i successivi esami del sangue hanno mostrato che, a parità di alcol ingerito, quelli che bevevano dal bicchiere avevano una concentrazione di alcol fino al 40% inferiore. Il Cnr ha poi fornito la spiegazione del fenomeno: il biossido di carbonio contenuto in bevande come la birra accelera l'assorbimento dell'alcol. Versarle nel bicchiere permette di disperdere parte del gas contenuto nella birra e di conseguenza di ritardare l'assorbimento dell'alcol.

L'esaltazione degli aromi
La particolare conformazione dei boccali “Raggio di vita” e il modo in cui Stecca versa la birra concorrono a esaltare il gusto della bevanda, portando in superficie gli aromi e i profumi. Per i bicchieri, il birraio veneto si è ispirato a una betoniera, disegnandoli con delle zigrinature in rilievo. Nel versare il contenuto, Stecca con una mano fa ruotare il calice in senso antiorario, con l'altra allontana progressivamente la bottiglia fino alla massima estensione del braccio, per poi tornare sul bicchiere. Così facendo, aumenta la dispersione del gas della bottiglia. Risultato: profumi molto più intensi. Provare per credere.

L’aperitivo che cambia con sushi e spumante

Abbinamenti –

Il Moscato d’Asti esce dal confine tradizionale dei dessert per accostarsi a cibi salati, grazie anche alla promozione del consorzio di tutela

Lo spumante come aperitivo? Per decenni le bollicine si sono affiancate ai dessert. Chef ed esperti di buona tavola sentenziavano: «Dolce col dolce». Certo, così facendo non si sbaglia, ma si precludono nuove scoperte del gusto. Il consorzio che tutela il Moscato d'Asti Docg, il vino spumante dolce italiano più venduto al mondo, ha raccolto la provocazione.

Le sperimentazioni delle cantine
Così le cantine hanno cominciato a sperimentare nuovi modi di produrre l'Asti. Il segnale più forte è arrivato dalla Gancia di Canelli (At) che ha creato Modonovo: è la fermentazione di una piccola partita di moscato in caratelli di rovere, seguita dalla fermentazione lunga del secondo vino a temperatura controllata e dall'unione dei due vini con spumantizzazione in moderne cuvés. Il risultato è un Asti con un gusto che bene si abbina ai formaggi, salumi e persino crostacei.
L'uso come aperitivo è la logica conseguenza: insieme, ad esempio, a cubetti di salame cotto piemontese, alla robiola Dop di Roccaverano e altri caci piemontesi e, magari, a qualche agnolotto di pasta ripiena.

Il marketing del consorzio
Il consorzio di tutela ha deciso di lanciare un campagna stampa dove lo spumante dolce è accostato a ostriche e sushi. Una forzatura? «Assolutamente no - assicura Andrea Ghiglione, direttore marketing del consorzio - Abbiamo raccolto gli input del mercato e dei nuovi modi di consumare l'Asti non più legati solo ai canonici momenti di festa».

C'è poi il capitolo long drink. L'Asti spumante è la base ideale per molti cocktail, da una versione aromatizzata del Bellini a long drink con frutta o per mille altre nuove creazioni. L'Asti apporta aromi fruttati che ben si sposano a quelli della frutta fresca o dei succhi, con un leggerissimo grado alcolico, percepibile al gusto, ma non pericoloso, per esempio, per chi poi deve guidare.
Infine la pizza: l'Asti, dolce e frizzante come le bibite gassate, ha in più gli zuccheri “buoni” dell'uva e un leggero tenore alcolico certo più adatto al matrimonio con margherite e quattro stagioni. Anche in questo caso il consiglio è di provare per credere, magari con una pizza bianca, ai formaggi o salumi.

Cala l’attività congressuale: -4,17%

Ricerche –

Uno studio dell’Oci conferma una netta flessione del settore nel 2006. Aumentano invece i piccoli eventi

L'attività congressuale (per definizione i convegni oltre i 50 partecipanti) svolta in Italia nel 2006 è stata notevole: sono stati ospitati in tutto 102.519 eventi (congressi, convention, riunioni, seminari, meeting) e 19.246.088 congressisti che hanno accumulato 32.182.722 giornate di presenza.

Bene gli eventi internazionali, male quelli nazionali
Questi i dati tratti dall'Osservatorio congressuale italiano (Oci) per conto del Convention Bureau di Rimini e di “Meeting e congressi”. Tale livello di attività è tuttavia inferiore del 4,17% rispetto alle presenze congressuali registrate nel 2005, a causa della progressiva riduzione della dimensione degli eventi, in atto da diversi anni, ma anche per un fattore specifico emerso per la prima volta nel 2006: la debolezza della domanda congressuale d'origine interna (-6,12%). Gli eventi internazionali ospitati in Italia sono però aumentati del 2,13% e hanno in parte compensato i segni negativi della domanda domestica. L'incremento dei congressi internazionali ha favorito anche quello della durata media degli eventi con riflessi meno negativi sul numero di pernottamenti.
 
Aumenta il peso dei microconvegni
Il dato negativo del 2006 non può però essere valutato in maniera corretta se non si tiene conto del processo di riduzione tendenziale della dimensione degli eventi che caratterizza il mercato congressuale a livello mondiale. Fenomeno che determina un progressivo spostamento verso il basso della struttura dimensionale della domanda e che fa aumentare il peso relativo degli eventi con meno di 50 partecipanti. Per quanto riguarda infatti i convegni con meno di 50 partecipanti, in Italia nel 2006 ci sono stati ben 165.187 incontri, con incremento del 16,38% rispetto al 2005 . Questo dato conferma i cambiamenti in atto nell'intero comparto: l'attività congressuale in senso stretto risulta quindi stazionaria o addirittura in calo, ma i microeventi continuano a crescere di numero.
 
Alberghi e palacongressi in difficoltà

Per quanto riguarda l'attività delle diverse strutture, gli alberghi italiani hanno ospitato nel 2006 più di 85.000 eventi con più di 50 presenze, ben l'83% del mercato congressuale italiano complessivo, anche se la quota dei partecipanti risulta invece decisamente inferiore ed è pari al 58%. Le strutture congressuali extra-alberghiere (palacongressi, residenze storiche e altre sedi) nel loro complesso hanno invece totalizzato invece il 42% dei partecipanti con 8 milioni di congressisti ospitati durante lo svolgimento di 17 mila eventi, cioè il 17% degli incontri complessivi. L'albergo quindi, nonostante un calo dei convegni del 3,68% rispetto al 2006, si conferma la principale tipologia di sede congressuale. Il segmento specializzato (palacongressi) dell'offerta riveste ancora un ruolo minoritario: in queste sedi sono ospitati solo l'8% dei congressisti complessivi, con una drastica diminuzione del numero degli eventi (-21%) rispetto al 2006. Tale risultato evidenzia ancora una volta la carenza strutturale dell'offerta congressuale italiana in cui le aziende congressuali specializzate hanno ancora quote di mercato molto basse. In questo contesto, nel corso del 2006 le cosiddette altre sedi congressuali (sale cinematografiche, teatrali, universitarie, aziendali) acquistano sempre di più un peso rilevante e si aggiudicano oltre il 31% del totale partecipanti, facendo anche segnare un +0,35% del numero dei congressi.

I vincitori di Pizzatime 2007

Leggi le ricette dei finalisti nella gara di Bargiornale

Si è svolta a Montecarlo la finalissima di Pizzatime 2007, l'annuale premio promosso da Bargiornale ormai giunto alla dodicesima edizione. Nella città monegasca sono stati premiati i vincitori assoluti della categoria “miglior pizza fantasia”. I 40 finalisti, dopo aver sbaragliato oltre 150 pizzaioli nel corso della prima fase di semifinale in riviera romagnola lo scorso settembre, si sono dati battaglia a colpi di farina, pomodoro, fantasia e prodotti tipici del made in Italy.

Pizza Time 2007 ha rappresentato anche quest'anno l'opportunità di valorizzare le nuove tendenze alimentari legate all'universo pizza, una realtà sempre più significativa e rilevante all'interno del panorama della ristorazione italiana.
Tecnica, fantasia e abilità sono solo alcune delle sfide che si sono trovati ad affrontare i concorrenti in gara, le cui proposte gastronomiche sono state valutate in tema di creatività, gusto e abbinamenti. La finale si è così confermata l'appuntamento più importante per i professionisti del settore.

I vincitori

1° Classificato
Vincenzo Cardoni
Ricetta
Mozzarella fiordilatte, bufala, brie, gorgonzola, pere, datteri e noci
Locale
Rosa dei Venti
Mede (Pv)
2° Classificato
Manuela Magliano
Ricetta
Pomodoro fresco, scamorza affumicata, mozzarella fiordilatte, mocetta di Picot, silene, scaglie di mandorla
Locale
Risorgimento
Caltignaga (No)
3° Classificato
Gianni Calaon
Ricetta
Burrata, porcini crudi conditi, involtino di carpaccio di manzo aromatizzato, scaglie di parmigiano
Locale
Penelope
Padova

La cioccolata ritorna di moda

Sapori –

Si diffondono i chocotender, barman specializzati in ricette a base della bevanda al cacao

Protagonista finora solo del settore pasticceria e gelateria, la cioccolata viene oggi riscoperta nel settore beverage per la sua capacità di essere facilmente miscelabile nei modi più diversi. Tanto che si sta affermando la figura del ciocotender, barman-artista specializzato in cioccolata-mix.

La storia di una bevanda di grande successo
Già nel Cinquecento gli atzechi l'avevano fatta conoscere ai conquistadores spagnoli come bevanda rituale mescolata a vaniglie e spezie (chocolatl). In Europa si è poi diffusa nella classica versione allungata con latte caldo (hot chocolate). Ma la fantasia dei baristi non si è certo fermata e, dopo la panna montata, la cioccolata è stata arricchita in ricette sempre più complesse e golose con ingredienti come miele, caffè, caramello, crema e decorata con granelle (nocciole, mandorle, zucchero).

Le creazioni dei chocotender
Specialista in primati, Ettore Diana è il primo barman a essere stato battezzato “ciocotender”. «La mixability della cioccolata è un campo tutto da esplorare - precisa Ettore Diana - e molte oppurtunità sono offerte dal nuovo miscelatore di cioccolato in polvere “La Fabbrica di Cioccolato” di Natfood». Composta da una struttura con sei contenitori di gusti base Cioconat (tradizionale, nocciola, torroncino, bianca, amaretto, fondente) può essere utilizzata per realizzare le più diverse ricette, da aromatizzare e decorare a piacere. Niente più bustine da strappare e preziosa polvere di cioccolato inutilizzata in giro. A breve saranno organizzati seminari a tema ed è allo studio la creazione di una Accademia dei Ciocotender (www.natfood.it).
Intanto a metà novembre, a Pavia, è stato organizzato l'evento ChocoDrink, dove la cioccolata è proposta nello shaker con distillati nobili come rum, brandy e grappa (chocopleasure.it).

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