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I fornitori per bar e ristoranti si trovano sul Web

Horeca –

Si moltiplicano i siti Internet per i professionisti dell’ospitalità. Sempre più specializzati, mirati a target diversi e ricchi di servizi

La rete comincia a offrire sempre più opportunità d'acquisto studiate specificatamente per il canale dell'ospitalità, con indubbi vantaggi sia per i gestori dei locali che per i fornitori di prodotti e servizi. Gli esercenti hanno infatti oggi la possibilità di scegliere tra offerte ampie e diversificate, di confrontare i prezzi e le condizioni di vendita, e di fare gli ordini nei momenti liberi della giornata. Gli acquisti on line, per esempio, possono essere utili a chi gestisce i locali notturni, che preferiscono fare acquisti nelle prime ore della mattina. Grazie a Internet, inoltre, i fornitori di prodotti e servizi possono raggiungere i gestori di bar e ristoranti senza passare attraverso le tradizionali reti di vendita, e risparmiare sulle provvigioni.

Arrivano i portali multispecializzati
Con un minor numero di passaggi intermedi, la vendita diretta consente anche interessanti risparmi sulle spese di trasporto. Senza dimenticare che nella maggior parte dei casi la vendita su Internet prevede modalità di pagamento con carta di credito o in contrassegno, che rendono sicuro l'incasso, risolvendo l'annoso problema degli insoluti. Le prime iniziative di questo tipo sono nate in Italia all'inizio del nuovo millennio, con una serie di portali che davano l'opportunità ai pubblici esercizi di acquistare varie categorie merceologiche. Uno di questi è, ad esempio, iorisparmio.it che offre anche assicurazioni, piuttosto che arredi e surgelati, e si definisce “un grande e completo mercato all'ingrosso on line”, rivolto a tutti i pubblici esercizi attivi nella somministrazione e nella ristorazione. Su questo portale multispecializzato offerta e domanda si incontrano senza che avvengano transazioni di denaro: i rapporti tra fornitore e cliente, infatti, restano diretti, come nel mercato tradizionale. Non mancano, ovviamente, portali “aperti” alle transazioni on line. A sviluppare un vero e proprio commercio elettronico è, ad esempio, albaris, che si definisce “punto d'incontro per transazioni business to business tra beni di largo consumo, specifici per alberghi e ristorazione, e tutto il mondo della mescita e dei consumi extra domestici”. Il portale ha in assortimento circa 23.000 referenze, che comprendono prodotti freschi come carne, pesce, frutta e verdura, e ha lanciato la prima carta di credito rivolta specificatamente agli operatori del canale horeca che acquistano prodotti e servizi on line. «Così facendo - spiega Edoardo Solei, responsabile commerciale - chi vende può ricevere subito i soldi, mentre chi acquista può pagare anche a 60 giorni. Ricordiamoci che oggi le reti di vendita finiscono spesso per perdere più tempo a incassare che a vendere». In realtà Albaris lavora soprattutto con società distributive, e le vendite dirette ai singoli esercenti sviluppano per il momento una percentuale piuttosto ridotta del fatturato complessivo. Molti gestori di locali, infatti, non sono pratici di Internet, e soprattutto tendono a non avere ancora abbastanza fiducia nei pagamenti on-line. Ciò non toglie, tuttavia, che nei prossimi anni la cultura informatica di chi opera nel canale bar e ristoranti è destinata ad aumentare, e su questo presupposto hanno recentemente cominciato a vedere la luce nuove iniziative di commercio elettronico.

Quando il core business è la tecnologia
 Non mancano modelli ad elevato tasso consulenziale come il portale techfoodonline, lo shop on line di Techfood by Sogabe che offre attualmente un catalogo di circa 1.000 prodotti, che spaziano dalle attrezzature agli accessori e arredamenti per bar, pizzerie, hotel ecc. Il servizio è proprio il vanto di questo portale, tanto che l'azienda emiliana ha creato una divisione “reale” con uno staff di 50 professionisti a disposizione del cliente e si avvale di una struttura di recente costruzione su un'area di 7.000 mq tra Parma e Reggio Emilia. A metà strada tra la vendita on line e il catalogo elettronico è il portale hikitchen, versione web della rivista Hi Kitchen (oltre 300 prodotti on line). Dalle pagine web è possibile entrare in contatto con una rete di 60 rivenditori presenti su tutto il territorio nazionale che suggeriscono le attrezzature ideali in base al tipo di locale e che forniscono anche un servizio post vendita. Impossibile censire tutte le aziende che hanno un sito commerciale. Abbiamo selezionato alcune tra le iniziative più recenti.

Le aziende verso siti più interattivi
Ad esempio, quella della distilleria Bertagnolli di Mezzocorona (Tn), che ha da poco inaugurato una sezione di vendita on line: in una prima fase questa opportunità è riservata solo ai privati, che spesso fanno fatica a trovare in commercio prodotti di nicchia come i liquori Rosolio e Nocino, piuttosto che la Grappa di Moscato Rosa, mentre in un secondo tempo il progetto è destinato a coinvolgere anche il canale dei professionisti. In questo caso, come in altri, l'azienda non intende rinunciare alla sua tradizionale rete di vendita, e ha dunque intenzione di riconoscere provvigioni anche sulle vendite che saranno effettuate su Internet. La futura diffusione delle vendite on-line, dunque, non porterà necessariamente al ridimensionamento delle tradizionali reti di agenti, ma piuttosto a una loro riqualificazione. In futuro, in altre parole, l'agente di vendita potrà svolgere un ruolo sempre più informativo e consulenziale, focalizzandosi sulla presentazione di nuovi prodotti ai gestori dei locali, e spostando su Internet tutta la gestione dei riordini.

Un team di agenti fa da ponte con il web
 A disporre di marchi e prodotti già ampiamente conosciuti dagli operatori è la società Figli di Pinin Pero&C., specializzata nella lavorazione e nel confezionamento di zucchero. Attraverso la consociata Aliberti, che commercializza sciroppi e liquori per il bere miscelato, la società ha lanciato un sito di commercio elettronico su Atuttobar, contraddistinto da una grafica essenziale. «Abbiamo una rete di vendita composta da soli 4 agenti - spiega Giuseppe Pero, coproprietario - che hanno il compito di proporre le novità e di comunicare l'esistenza del sito ai gestori. Proponiamo solo pagamento in contrassegno, e i nostri 80 anni di storia sono la migliore garanzia per un rapporto di fiducia anche sul web».

Ferragosto a luci e ombre per gli alberghi italiani

Ricerche –

Secondo l’Istat gli arrivi sono diminuiti del 2,1%, ma le giornate di presenza sono aumentate dell’1,6%

Il ferragosto 2008 non sarà certo ricordato tra i più positivi nella storia del settore alberghiero italiano. È quanto emerge dalla rilevazione campionaria sull'attività alberghiera dell'Istat: nella settimana tra l'11 e il 18 agosto scorso, gli hotel italiani hanno registrato una diminuzione del 2,1% degli arrivi rispetto all'analogo periodo dell'anno precedente. Il dato è solo in parte compensato dall'aumento dell'1,6% delle giornate di presenza. Più nel dettaglio, la clientela italiana ha osservato una diminuzione del 2,6% negli arrivi e una crescita del 2,6 % nelle presenze; quella straniera ha presentato flessioni dell'1,3% negli arrivi e dello 0,8% nelle giornate di presenza.

Arrivi e presenze negli esercizi alberghieri per ripartizione geografica e nazionalità dei clienti. Ferragosto 2008
(variazioni percentuali rispetto all'analogo periodo dell'anno precedente)


RIPARTIZIONE GEOGRAFICA

ARRIVI PRESENZE
Italiani Stranieri Totale Italiani Stranieri Totale
Nord-ovest +7,7 +9,9 +8,9 +4,9 +13,1 +8,0
Nord-est -8,1 -2,4 -6,3 +2,4 -1,6 +1,3

Centro

-3,0 -7,6 -5,4 +3,4 -5,8 -0,6
Sud e isole +1,7 -5,8 -0,2 +1,5 -6,9 -0,4
ITALIA -2,6 -1,3 -2,1 +2,6 -0,8 +1,6

Bene il Nord Ovest, in flessione le altre macroaree
Gli andamenti delle diverse macroaree territoriali del paese sono stati molto diversi tra loro: bene il Nord Ovest, dove si sono registrate variazioni positive negli arrivi, sia di italiani (più 7,7% ) che di stranieri (più 9,9%, con un incremento complessivo dell'8,9%. Di segno opposto la situazione nel Nord Est, dove la diminuzione degli arrivi sia della componente nazionale (-8,1%) che di quella estera (-2,4%) ha determinato una flessione del 6,3% del totale degli arrivi. Male anche l'Italia centrale, con un calo del 3% della componente nazionale ed uno del 7,6% di quella straniera. Luci e ombre, infine, nell'Italia meridionale e insulare, dove la leggera flessione complessiva degli arrivi, pari allo 0,2%, è il risultato di un aumento per la componente nazionale (+1,7%) e di un calo per quella estera (-5,8 %).

Località stagionali in cima alle preferenze
Per quanto riguarda i luoghi di villeggiatura, il 67,1 % della clientela ferragostana ha preferito le località turistiche di tipo prevalentemente stagionale (località montane, marine, lacuali, termali, collinari); tale quota è diminuita dello 0,1% rispetto al ferragosto 2007. Il restante 32,9% delle presenze ha riguardato città d'arte e altri capoluoghi. Il 72,4% della clientela italiana si è recato in località turistiche di tipo stagionale, mentre il restante 27,6% ha visitato città d'arte e capoluoghi. La quota di stranieri che ha optato per queste ultime località è risultata nettamente superiore (45,8% della clientela estera totale). Nella settimana oggetto d'indagine, il 64,9% degli utenti ha scelto di soggiornare in alberghi di dimensione medio-grande (più di 50 posti letto). Il restante 35,1% ha scelto di soggiornare in hotel di piccola dimensione (meno di 50 posti letto).

Aspettative negative
Se il ferragosto è stato inferiore alle attese, gli albergatori manifestano scarsa fiducia anche per l'andamento del settore nel breve periodo. La maggior parte degli intervistati (42,7%) si attende un peggioramento delle presenze turistiche nel trimestre settembre/novembre 2008 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Il 41,8% si aspetta presenze stazionarie e solo il 12,8% un aumento. La differenza tra “ottimisti e “pessimisti” è dunque del 29,9%, un dato molto più negativo rispetto al 19,4% registrato un anno fa.

Gestire la crisi? Si può imparare! Con Bar University tecniche e strumenti per far funzionare meglio il proprio locale

Bar University - Formazione –

Bar University: ultime settimane per iscriversi ai corsi per gestori di locali di successo

Sono prossimi al via i corsi di Bar University, primo centro di formazione per manager di locali di successo. Quasi esauriti i posti per i primi due corsi di ottobre (Tecniche di Vendite e Standard di Servizio e Bar Relation) , mentre restano ancora le ultime disponibilità per le quattro proposte formative previste a novembre. Ecco di cosa si tratta e perché sono utili a chi vuole migliorare il proprio business.

BAR AMMINISTRAZIONE E BILANCIO Per tenere salde le redini del locale. Una giornata speciale per chi, all'interno del locale, si occupa di far quadrare i conti. Un'utilissima occasione di aggiornamento sui supporti tecnologici più utili ( lunedì 6 novembre - orario 10-17 )
BAR TRENDS E PROMOTION Per conquistare e fidelizzare i clienti La preziosa presenza di affermati bar manager di livello internazionale consentirà ai partecipanti di impadronirsi delle più avanzate tecniche di marketing, preziose per far crescere il locale e aumentare la fedeltà e la soddisfazione del cliente.
( mercoledì 5 e giovedì 6 novembre, Orario 10-17
BAR MIXOLOGY E GESTIONE DEL MAGAZZINO Per creare una proposta drink di successo Migliorare l'efficacia e la validità della proposta cocktail. Gestire al meglio gli acquisti ed il magazzino. Costruire una drink list che tenga conto delle più avanzate tendenze e gusti a livello mondiale. Dall'esperienza di grandi mixologist, i trucchi del mestiere per guidare con successo un locale di tendenza ( lunedì 10 e martedì 11 novembre, ore 10-17 )
SNACK BAR MANAGEMENT Per sviluppare al meglio l'offerta food La proposta food, per i locali, negli ultimi anni ha visto crescere la propria importanza in modo esponenziale,  nella fascia del pranzo, ma non solo. Un pool di esperti aiuta a capire come gestirla nel proprio esercizio in modo redditizio grazie al calcolo del food cost e come migliorare l'offerta, grazie anche alla conoscenza delle tecniche di esposizione e conservazione.  ( lunedì 17, martedì 18, mercoledì 19 novembre, ore 9,30-10,00/17-30-18,00 )

Sono disponibili offerte per le aziende, per le iscrizioni multiple e per gli abbonati.

Bar University
, Via Mecenate 84 c/o East End Studios Milano (zona est, uscita Tangenziale est Mecenate, Tram 27).

Informazioni: Segreteria Organizzzativa tel 0362805134 int.32 baruniversity@ilsole24ore.com. Per l'elenco completo dei corsi ed il profilo dei docenti consulta il sito di Bar University
Trovi  qui la Domanda di iscrizione:

Cocktail competition è l’ora della frutta con Fabbri

Barfestival 2008 –

Vince Tommaso Colonna del Gambrinus di Gravina (Ba) che con i prodotti Fabbri si aggiudica un posto alla finale di Bangkok. Presentate le nuove bottiglie in Pet della linea Mixyfruit e nuovi sapori con cui aromatizzare mix, long drink e caffè

Nuovo appuntamento della Barfestival Cocktail Competition con oltre 50 professionisti provenienti da tutta Italia che si sono sfidati con gli aromi e i sapori Fabbri e le tre linee di prodotti protagonisti della giornata: Mixybar, composta da oltre 30 concentrati di frutta, Mixycaffè, 10 gusti con cui aromatizzare il caffè, e non solo, tra cui la novità al Ginseng, e Mixyfruit, 5 prodotti ad elevato contenuto di polpa e succo di frutta dedicati ai professionisti del bere miscelato.
Tenutosi presso la sede di Bar University a Milano, la competizione ha visto prevalere su tutti Tommaso Colonna del Caffè Gambrinus di Gravina, in provincia di Bari, che ha raccolto il consenso delle giuria, formata esclusivamente da sommelier dell'Associazione Italiana Sommelier, con il suo Fabbricando (cocktail che gioca con il nome dell'azienda bolognese protagonista della giornata). Fabbricando si prepara nel blender ed è a base di 3 cl di Rum Bacardi, 1 cl di Midori (liquore al melone), 1 cl di Batida, 2 cl di frullato misto di banana e ananas e 2 cl di Mango Mixybar Fabbri. Un long drink a tutta frutta, molto fresco e dissetante, che dà dunque la possibilità a Tommaso Colonna di partecipare alla finalissima della Barfestival Cocktail Competition che si terrà a Bangkok dal 23 al 27 novembre prossimi. Al secondo posto Marco Bioses del cocktail bar La Tosca di Motta di Livenza, in provincia di Treviso, che ha preparato il suo Temptation con un cucchiaio di Mixyfruit Fabbri al Cocco, 4 cl di Amaretto, 5 cl di polpa di fragola, 2 cl di crema di latte; da preparare nello shaker con ghiaccio e servire nella classica coppetta da coktail. Al terzo posto Manuela Liccioli del Negroni Florence Bar di Firenze che ha miscelato Greenish, a base di 7 cl di Prosecco, 3 cl di succo di ananas, 4 cl di Midori, 1 cl sciroppo al kiwi; da miscelare nello shaker e servire in una flûte. Premio speciale della giuria anche per la quarta classificata giunta a un solo punto dal gradino più basso del podio; Lazrak Ferdaousse di Casablanca. La barmaid, che lavora al Cantinero di Pinerolo (To), ha preparato il suo Frutto Proibito: un “pestato” a base di 2/10 di limoni e lamponi, 2/10 di mela verde a pezzetti, 1,5/10 di mela verde Mixybar Fabbri, 0,5/10 di Mixycaffè al Ginseng Fabbri, 0,5/10 di banana Mixybar Fabbri e 3,5/10 di spumante brut.
Molto seguite le dimostrazioni e gli assaggi condotti all'open bar Fabbri dove i partecipanti alla giornata hanno potuto assistere ad approfondite e creative dimostrazioni sui possibili utilizzi del preparati Fabbri che offrono, oltre che aroma e gusto, grande versatilità di utilizzo. L'azienda di Bologna ha infine approfittato della giornata per presentare le nuove bottiglie in Pet della sua linea Mixybar. Bottiglie più resistenti e leggere che aiutano i professionisti del bere mix nel loro lavoro quotidiano.

Bacardi Apple e vermouth, spazio alla nuova mixability

Barfestival 2008 –

Gianni Leone e Gianluca Alessi sono i vincitori rispettivamente delle selezioni Bacardi Apple e vermouth Martini&Rossi. Si aggiungono così ai campioni in partenza per la finalissima di Bangkok. Anteprima per la vodka premium 42 Below

La quinta giornata della Barfestival Cocktail Competition (martedì 23 settembre) è stata riservata all'affollato confronto tra i 53 concorrenti per la categoria riservata ai drink a base di Bacardi Apple e i 36 concorrenti della categoria riservata a quelli a base dei vermouth Martini&Rossi (Bianco, Rosso, Rosato). Grazie alla sua inconfondibile freschezza di sapore, in America il distillato a base di mela verde Bacardi Apple è diventato in breve tempo un prodotto di successo sia nella versione pre dinner con gin o vodka sia in quella long drink con tonic water. Gianni Leone (Hotel Concorde di Arona, No) ha raccolto i maggiori consensi della giuria composta da sommelier Ais con la ricetta Manzanito: nello shaker versare 4 cl di Bacardi Apple, 2 cl di Midori, 4,5 cl di succo di mela verde, 4,5 cl di centrifugato di ananas, versare nel tumbler alto e completare con 3 cl di Asti Martini. Piazza d'onore per Riccardo Di Dio Masa (Blue Note live music bar di Milano) con il “pestato” Fresh Green Apple, seguito da Marco Bertoncini (Osteria Contavalli di Bologna) con il long drink Gigi's. Preparazione creativa e preziosa quella del vincitore della categoria Martini & Rossi. Gianluca Alessi (Società Canottieri di Casale Monferrato, Al) ha “confezionato” il cocktail Martini Gold & Chocolate: nel mixing glass alcuni cubetti di ghiaccio, 12 cl di Martini Bianco, 6 cl di vodka 42 Below, 1 cl di Cointreau, 4 cl di crema di cacao bianca, una scorza di arancia e un soffio di polvere di zafferano, versare nel tumbler alto e decorare con alchechengi, spolverata di oro alimentare e scorza di arancia. A seguire, secondo posto per Mauro Rosada (La Tosca di Motta di Livenza, Tv) con Karen, terzo classificato Agostino Tammaro (Café Picock di Aversa, Ce) con Picock's Dream. A lato della manifestazione si è tenuta inoltre la presentazione della premium vodka 42 Below, importata dalla Nuova Zelanda (42below.com). A consegnare i premi e i biglietti per la finalissima di Bangkok sono stati Daniela Finello e Iari Tarantino di Martini&Rossi.

Per affumicare i cibi c’è il fai da te istantaneo

Cucina –

Grazie a un semplice apparecchio oggi i cuochi possono applicare questa tecnica di cottura agli alimenti in modo rapido

Usata da tempo immemorabile, l'affumicatura caratterizza il sapore dei cibi, oltre a prolungarne la conservazione (grazie allo sviluppo di formaldeide e acido acetico). Una tecnica che, a seconda della temperatura del fumo, è “a caldo” o “a freddo”. Nella prima, le temperature oscillano dai 50 ai 90°C, con parziale cottura degli alimenti; in quella a freddo il fumo è fra 20 e 45°C. La differenza è dovuta al fatto che nel primo caso il cibo è posto nella camera di combustione (poco resinoso, eventualmente con aggiunta di erbe provenzali, bucce di agrumi, ginepro ecc). Nell'affumicatura a freddo, invece, il fumo è prodotto in una camera separata e poi convogliato sull'alimento. La differenza non è irrilevante, proprio perché nella affumicatura a caldo il cibo “cuoce” (è la tecnica usata ad esempio per le aringhe o lo stinco di maiale). Quella a freddo, adatta a prodotti delicati come pesci, formaggi o verdure, è il modo migliore per dare una nota fumé ai cibi, lasciandoli crudi - o quasi.

L'attrezzatura giusta
Il bello è che oggi il cuoco, con un semplice attrezzino, può affumicare da sé i cibi, personalizzando l'aroma al variare del tipo di legno o dei tempi di esposizione. A idearlo, Fabio Tacchella, team manager della Nazionale Italiana cuochi, spinto dalle esigenze del suo stesso ristorante (Antica Pesa, Stallavena, Vr). «Un sistema - spiega - che consente infinite variazioni. Basta ad es. affumicare per 15' cozze crude, poi cuocerle in modo tradizionale e il gusto cambia. Bello anche realizzare affumicature istantanee e portare i cibi al tavolo in barattoli ermetici o sotto cloche piene di fumo». L'apparecchietto, battezzato Smoky, è composto da un piccolo bruciatore in cui si mettono legna e aromi che, bruciati, emettono fumo; una pompa lo “cattura” e raffredda, attraverso una serpentina. Il fumo esce da un tubo in plastica, che può essere infilato in una teglia gastronorm, in un barattolino con coperchio, sotto una cloche o nel forno. «Con questo sistema - precisa Tacchella - il cibo non si surriscalda, non perde liquidi e resiste nel barattolo una decina di minuti».

Vini per un anno, la guida ai vini di Bargiornale

Novità –

È in distribuzione il numero speciale di Vini di Bargiornale Vini per un Anno 08/09, singolare guida a 50 etichette selezionate

In uscita lunedì 29 settembre 2008 il numero speciale di Vini di Bargiornale Vini per un Anno, singolare guida a 50 etichette selezionate con criteri inediti nel campo delle pubblicazioni enologiche. Vini per un anno, frutto della professionilità di Bargiornale, mensile edito da Il Sole 24 Ore Business Media, divide i vini secondo quattro valori aggiunti: la tradizione, la sorpresa, l'aspetto ambientale/etico, e l'importanza del wine maker.
Per ciascun vino, accanto a un'articolata e vissuta scheda di degustazione, un approfondimento sull'azienda vinicola con informazioni utili alla conoscenza della cantina, dal punto di vista storico, produttivo, culturale ed enoturistico.
Le etichette di Vini per un Anno non sono identificate da punteggi né sono raggruppate per tipologie convenzionali (bianchi, rossi, spumanti, dolci ecc), ma godono di un nuovo apparato di simboli per identificare facilmente il prodotto: per esempio la reperibilità, i formati, la longevità, il tipo di calice, la gamma di abbinamenti con la cucina e i prodotti tipici e le occasioni di consumo. Le cantine, destinazioni sempre più appetite da appassionati e turisti, sono segnalate per l'ospitalità, il ristorante e la vendita.

Vini per un Anno è una guida che fornisce una panoramica completa sul mondo enologico, piccoli e grandi segreti e utili consigli sull'acquisto, conservazione del vino. Un corposo prologo, infatti, aiuta consumatori esperti e non a decifrare le etichette, scegliere l'enoteca, a selezionare un buon vino al supermercato o su internet, a curare o inventare la cantina di casa e a scegliere gli accessori di servizio. Completa, infine, il volume un prezioso carnet di appuntamenti: fiere, saloni, mostre mercato, e anche robuste sagre di paese.
Vini per un Anno è pubblicato in formato pocket, pratico e funzionale (21x14,5 cm) e viene distribuito agli abbonati postali del quotidiano Il Sole 24 ORE e ai professionisti del settore della ristorazione.

Fuoricasa Easybar ottobre 2008

Archivio Copertine Horeca –

le pagine utili 8 borsino lotta agli abusi dell’alcol: una tabella l’arma giusta?10 cocktail celebri sparkling: ce n’è (almeno) uno per ogni stagione12 good food tartine gourmet con il caviale; c’è anche quello italiano14 workstation scopri come scegliere il macinadosatore più adatto per il tuo locale16 bar decor gli stampi esaltano le preparazioni: con poca fatica 18 colonna sonora la musica live può attirare nuovo pubblico: a patto di scegliere bene e di dirlo in giro 20 newmedia mini-guida ai…

le pagine utili


8 borsino lotta agli abusi dell'alcol: una tabella l'arma giusta?
10 cocktail celebri sparkling: ce n'è (almeno) uno per ogni stagione
12 good food tartine gourmet con il caviale; c'è anche quello italiano
14 workstation scopri come scegliere il macinadosatore più adatto per il tuo locale
16 bar decor gli stampi esaltano le preparazioni: con poca fatica
18 colonna sonora la musica live può attirare nuovo pubblico: a patto di scegliere bene e di dirlo in giro
20 newmedia mini-guida ai blog dove si ritrovano (virtualmente) i barman più intraprendenti
22 calendiario i più interessanti appuntamenti di ottobre e novembre per stare al passo col mercato
84 dentro fuori la tenda esterna: oltre a riparare, serve a farvi notare
85 friendly bar abitua i clienti al bere responsabile
86 che cos'è? i conservanti sono utili. Ma non sempre indispensabili
87 letture utili  un'enciclopedia e un bigino per conoscere il caffè
88 ecologica la nuova sfida? un locale che sia a impatto zero 89 pollice verde come creare un dehors con i salici vivi
90 come funziona crescono i bar in franchising: scopri costi e formule
91 buona salute perché conviene vaccinarsi contro l'influenza 92 checkup qualità sette domande per scoprire se conoscete gli spumanti
93 ben fatto delegare ai collaboratori li motiva e alleggerisce il lavoro
94 mail box le novità di prodotto e gli eventi clou del mercato: cosa si muove nel mondo delle aziende

sapere fare


28 abbatti i tuoi costi avere una cassa intelligente fa la differenza: permette di gestire gli acquisti al meglio, consentendo risparmi nei costi di approvvigionamento da un minimo del 4-5% a oltre il doppio. il corso “bar mixology e gestione del magazzino” di bar university insegna come utilizzarla al meglio
29 le parole delle bolle charmat e classico, cuvée, brut, millesimato: l'abc dello spumante
30 mescita e affari  la vendita di spumanti al bicchiere fa decollare i consumi di bollicine al bar: +12% per il metodo classico, +7% per gli charmat
52 le acchiappa-clienti le macchine per gli snack offrono, con investimenti contenuti, la possibilità di aumentare il business
55 arriva lo snack point debutta sfiziomisto, una nuova formula di franchising basata su spuntini dolci e salati
63 c'è whisky e whiskey gli scotch e gli altri: un piccolo glossario per orientarsi nel mondo del famoso distillato
66 bar da meditazione quattro raffinati locali, da new york a hong kong, dove degustare i migliori whisky del mondo
78 ricettati, un business espressi fantasiosi e creme calde attraggono i clienti e fanno (più) felici i gestori dei locali


32 - 55 maxirassegna spumanti
Gli spumanti si apprestano a vivere il loro periodo d'oro. Ma l'equivalenza bollicine=feste sta piano piano lasciando il passo a un consumo quotidiano. se ne sono accorti soprattutto i locali che hanno puntato sulla mescita. ecco le idee per strutturare cantina e servizio.
Bicchieri per esaltare il perlage. Prosecco  il re dell'aperitivo. Charmat bianchi da tutta Italia. Charmat rosé  piace alle donne. Frigovetrine tecnologia e design. Metodo Classico bianchi e rosé  per un bere strutturato. Attrezzature servizio  eleganti, robusti, efficienti. Asti e altri spumanti dolci  per finire in bellezza.
56 attrezzature snack Macchine per preparazioni gustose, dolci e salate.
68 - 79 whisky tasting Bicchieri raffinati anche nel design. Single Malt Scotch  il meglio da Islay, Highland & co.Blended Scotch sapienti selezioni.Whisky&whiskey  malti da Oriente e Occidente.
80 - 84 ricette per l'inverno Ricette caffè l'espresso versione glamour. Nuove proposte calde  creme e preparazioni golose.


pianeta bar
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Mescita à gogo Al Julien di Vicenza si beve soprattutto al calice. E in un anno saltano 10.000 tappi di bollicine
60 Al bar col taccuino Le Bon Bock a Roma è un punto di riferimento per i “whisky lover”: che degustano con carta e penna
64 Scotch e Avana Nella smokers' lounge del Laurin di Bolzano custodiscono gelosamente

Italia a due velocità, unita dal vino

Consumi –

Nel conto economico di ristoranti ed enoteche, il vino è più importante a Roma che a Milano. Nella capitale si spende di più è c’è più attenzione al servizio. Ma a Milano si trovano più locali che servono vini al calice e mezze bottiglie. I risultati di due indagini

Milano, Roma, eterno dualismo. La prima dinamica, produttiva, un po’ stacanovista. La seconda tranquilla, allegra, lavoratrice, ma in modo “equilibrato”. Al di là degli stereotipi, che delle differenze tra le due città esistono è piuttosto palese per chiunque. Stili di vita influenzati dalla storia, dal diverso tessuto sociale, dal clima, fattore mai secondario nei comportamenti delle persone, e da numerose altre cause. Interessante scoprire che, almeno dal punto di vista del consumo di vino, tali diversità sono ora “certificate” da una ricerca nata dalla collaborazione tra Syngenta, uno dei principali attori dell’agro-industria mondiale (21 mila dipendenti in 90 nazioni), e la Rocchelli di Milano, società specializzata in servizi di marketing. Un’indagine che ha sondato assortimenti, orientamenti commerciali e opportunità di sviluppo del vino nelle due principali metropoli italiane grazie al coinvolgimento di 120 esercizi. Ai gestori di ristoranti ed enoteche è stato sottoposto un questionario composto da una quarantina di domande. I risultati? Eccoli.Partiamo dai ristoranti. Secondo i gestori il consumo di vino aumenta a Milano più che a Roma. Alla domanda se il consumo di vino fosse in diminuzione, stabile o in aumento hanno infatti risposto “in aumento” il 32% di ristoratori milanesi contro il 23% dei romani. A livello nazionale il dato torna. Secondo la Fipe, che a giugno ha presentato i risultati di una ricerca analoga svolta a livello italiano, il 22% dei gestori indica una crescita di consumo nei prossimi anni, contro il 66,7% che indica una diminuzione e un 11,1% che prevede cali più o meno consistenti.
A Milano il 100% dei ristotatori punta sul vino
Interessante notare che, secondo la ricerca Syngenta, a Roma il 100% dei ristoratori considera il vino importantissimo nell’economia del locale (tanto che la carta dei vini media dei locali capitolini è composta da 450 etichette), mentre addirittura l’11% dei milanesi sostiene che non è importante (250 etichette in carta). A questo fattore corrisponde la presenza, o meno, di personale specializzato nel servizio vino: non c’è il sommelier, o comunque una figura specializzata, nel 49% dei ristoranti milanesi che è invece presente nel 77% dei casi nei locali capitolini. E la carta dei vini? Il 96% dei romani la cura in proprio contro l’89% dei colleghi milanesi. E chi non la cura da sé? Lascia l’incombenza al distributore di fiducia. Insomma, fin qui Roma sembra porre più attenzione al vino. Milano però recupera “punti” quando si parla di calici e mezze bottiglie. Il 92% dei milanesi serve vini al bicchiere (contro l’85% dei romani), e il 70% ha in carta le mezze bottiglie (mentre a Roma solo un ristorante su due le propone). E i prezzi? Contrariamente a quanto si può pensare è più facile spendere di più a Roma che a Milano. Nella capitale, infatti, solo il 23% dei vini in carta costa tra 10 e 20 euro (il 46% a Milano), il 38% costa tra 20 e 30 euro (32% a Milano), il 27% tra 30 e 40 euro (5% a Milano) e il 12% oltre 40 (a Milano il 16%).
In enoteca si fa cultura e si organizzano eventi
Diverso il clima che si respira nelle enoteche. Qui una buona fetta di gestori indica addirittura una diminuzione nel consumo di vino (lo affermano il 28% degli enotecari romani e il 21% dei milanesi), mentre rispettivamente il 39% e il 50% degli intervistati indica una stabilità nei consumi. Per sbloccare tale situazione si agisce sul prezzo e sulle iniziative collaterali alla normale proposta. A differenza di quanto avviene nei ristoranti, infatti, i vini venduti tra 10 e 20 euro rappresentano la parte più consistente della carta (il 56% delle etichette proposte nelle carte romane e il 68% di quelle milanesi). Ed è da segnalare il fatto che ben il 67% delle enoteche della capitale e il 58% di quelle milanesi organizza serate ed eventi “di conoscenza” in collaborazione con le cantine fornitrici. Un segno di come al cliente piaccia partecipare a serate di conoscenza dei vini.
La ricerca Syngenta è interessante poi anche perché scandaglia in profondità l’offerta enologica di enoteche e ristoranti mettendo in risalto il fatto che nonostante mode, innovazioni di prodotto, nuovi mondi, i vini che restano saldamente in cima alla classifica di gradimento dei clienti (e che di conseguenza sono i più rappresentati in carta) sono quelli delle immortali Toscana e Piemonte, praticamente presenti in tutte i ristoranti ed enoteche esaminate. Anzi, a Milano (città dove Syngenta ha condotto nel 2004 un’analoga ricerca che permette quindi un raffronto con i dati 2008) la presenza di Piemonte e Toscana nell’offerta è addirittura aumentata. Dietro Barolo, Brunello, Dolcetto o Morellino troviamo i vini delle altre regioni, con leggera predominanza di Friuli e Sicilia. Da segnalare anche un piccolo “fenomeno Sardegna”, regione che produce vini molto amati nei ristoranti di Roma; meno a Milano che predilige pugliesi e campani. I vini del nuovo mondo riscuotono successo solo tra 6 clienti su cento a Roma e 4 su cento a Milano e vengono ordinati in maniera minima o addirittura nemmeno presi in considerazione dal 94% dei clienti romani e dal 96% dei milanesi. I quali invece amano Gewürztraminer (a Roma) e Nero d’Avola (a Milano) in un particolare “incrocio” geografico che porta al sud i vini del nord e al nord quelli del sud confermando il detto che "l'erba del vicino è sempre più verde". Dati confermati nella ricerca Fipe. Stranieri stabili e italiani
in crescita, bene i rossi, fermi i bianchi, in leggera discesa i rosati (i quali però hanno vissuto un forte boom negli ultimi anni e ora si stanno riequilibrando sul mercato).
Interessante poi analizzare i criteri di scelta dei gestori per la composizione della carta. A Roma, nell'81% dei casi le scelte vengono fatte in seguito a una ricerca personale del gestore, mentre a Milano si tende principalmente a soddisfare la richiesta del cliente. Approcci del tutto opposti in mezzo ai quali Roma e Milano si trovano però d'accordo su un punto: non esiste, come invece esisteva in passato, il vino del momento, ovvero un bianco o un rosso davvero vincente. Ciò sottolinea due fattori.
Intanto, lo spezzettamento del mercato con migliaia di etichette sottoposte all'attenzione del cliente. E, poi, la difficoltà, nonostante un marketing sempre più presente, di dar vita a fenomeni enologici di grande respiro come invece ce ne sono stati in passato.

Luxardo firma specialità “tutte le ore” e rinverdisce i classici

David Colombo con un mix leggero ed equilibrato a base di agrumi e Maraschino Luxardo conquista la finale di Bangkok. In degustazione i sempreverdi della mixability internazionale

La seconda settimana di gare della Barfestival Cocktail Competition si è aperta con un'intrigante selezione di long drink in perfetto equilibrio tra agro e dolce, di tenore alcolico moderato, spesso con frutta fresca e, in pochi casi (riusciti), anche con spezie. Alla Bar University di Milano, nella giornata dedicata alle sfide con Maraschino Luxardo, sono sfilati professionisti provenienti da ogni angolo del Bel Paese, da Cortina d'Ampezzo passando per Jesolo, Teramo e Potenza. I 25 concorrenti selezionati per la sfida Luxardo sono stati giudicati da un panel di assaggiatori dell'Associazione Italiana Sommelier. Ha sbaragliato la concorrenza David Colombo del Toi Même di Monza con No Way ( “non c'è storia”), un mix “tutte le ore” preparato nel boston con due once di Pago Lemon Lime, un'oncia di Pago Pompelmo Rosa, 1,25 oz di Maraschino Luxardo e completato con gocce di Angostura e Ginger Ale. Il primo classificato si è aggiudicato il viaggio per la finalissima di Bangkok (23-27 novembre) dove, insieme agli altri vincitori delle nostre semifinali, sarà ospite del cinque stelle Sheraton con vista sul fiume Chao Praya. Alle spalle di Colombo si sono qualificati Carmine Ferraro del Leading Hotel Villa La Massa di Firenze e Gionata Repetti del Nipe Alternative Pub di Piacenza, che hanno guadagnato la partecipazione ai master di Bar University, rispettivamente in “Bar mixology e gestione magazzino” e in “Bar trend and promotion”. La giornata si è conclusa con la degustazione di grandi classici della cocktailerie preparati con Maraschino Luxardo e Sangue Morlacco. Parliamo di best seller come Daiquiri, Mary Pickford, Singapore Sling, Hemingway Special e di un sempreverde come l'Aviation Cocktail, drink con Maraschino e gin creato nel 1916 durante la Prima Guerra Mondiale, in onore degli intrepidi piloti inglesi.

Anche il food&beverage punta sui distretti produttivi

Economia –

Per valorizzare prodotti alimentari e vini le aziende di specifiche aree territoriali cercano sempre più spesso di fare sistema

Sono 240 e continuano ad aumentare. Raccolgono oltre 212.000 imprese con 2 milioni di addetti e rappresentano il 46% delle esportazioni italiane. Ecco perché sono considerati l'asse strategico del made in Italy. Gli economisti li chiamano “distretti produttivi”, ossia zone geografiche caratterizzate dalla concentrazione di piccole e medie imprese specializzate in un preciso settore, che diventa il fulcro dell'economia del territorio.

Intorno all'alimentare ruotano 17 distretti
 In questo scenario il food&beverage gioca un ruolo centrale: tra prodotti alimentari e vini ci sono 17 distretti, dai derivati del pomodoro nel Salernitano alla pasta in Abruzzo, che complessivamente nel 2007 hanno realizzato all'estero 5,1 miliardi di euro di fatturato, il 5% in più rispetto all'anno precedente. Nel 1991 la legge ne ha sancito il valore, riconoscendo ai distretti industriali il ruolo di strumento della politica economica a sostegno delle piccole e medie imprese, e ha attribuito alle Regioni il compito sia di individuarli che di definire risorse e iniziative per promuoverne lo sviluppo. In questo modo, anziché muoversi in modo anarchico e individuale, i piccoli imprenditori, gli artigiani e le imprese più piccole sono messi nella condizione di allearsi tra loro, con le istituzioni locali e gli operatori del territorio per sviluppare una strategia comune, che rafforzi la competitività di tutti. Dunque i distretti sono una buona occasione per mettere in rete centinaia di aziende (e non solo manifatturiere, ma anche commerciali o di servizi), creare rapporti più consolidati tra imprese, territorio e istituzioni e usufruire di fondi statali (di recente il Governo ha stanziato alle Regioni 50 milioni di euro per promuovere i distretti produttivi) per finanziare investimenti e progetti di sviluppo. Un esempio illuminante è quello del territorio di Conegliano Valdobbiadene, che nel 2003 è stato riconosciuto come primo distretto enologico del Veneto e come primo distretto spumantistico d'Italia. «Questo ha comportato due grandi opportunità: da un lato il riconoscimento a realtà economica di primo piano per l'intero Veneto, dall'altro il superamento del naturale individualismo delle piccole e medie aziende che hanno accettato di assumere la connotazione di un'unica grande impresa che lavora per crescere assieme» spiega il direttore del Consorzio di tutela, Giancarlo Vettorello. È nato così il piano di sviluppo distrettuale, che ha promosso il rafforzamento dell'immagine e lo sviluppo economico del Prosecco Doc di Conegliano Valdobbiadene. Qualche cifra: nel quinquennio 2003-2007 sono stati realizzati 12 progetti per un valore totale superiore a 4,7 milioni di euro, in parte finanziati dalla Regione. Tra le iniziative anche la nascita dell'Osservatorio sulle tendenze di consumo, creato insieme con il metadistretto della calzatura veneta e il distretto del mobile classico di Verona. Questa struttura ha il compito di analizzare l'evoluzione della società e le macrotendenze dei consumi, che accomunano prodotti anche molto diversi fra loro come vino, scarpe e mobili, e ha già portato alla realizzazione di uno studio sui 18 mega-trend del momento condotto da Astra Ricerche nel 2007.

Evoluzione, da distretto a metadistretto
In Alto Adige, invece, il distretto eno-alimentare ha puntato sulle attività di informazione e comunicazione. Difatti i consorzi dei produttori di mele Igp, speck Igp e vini Doc si sono alleati e hanno elaborato un progetto, in parte finanziato dall'Ue. Per tre anni, fino al 2010, svolgeranno azioni finalizzate a diffondere la conoscenza dei marchi di qualità europea. Ma c'è anche chi pensa più in grande e si concentra sui “metadistretti”, aggregazioni che, in nome della tecnologia, superano il confine del territorio e dialogano anche con imprese lontane. Come accade nel metadistretto alimentare veneto (17.000 addetti e 4,8 miliardi di euro di fatturato), che parte dai frutteti passa attraverso le industrie di conserve e marmellate e finisce in quelle dolciarie che le usano nei loro prodotti. Ma che include anche chi fa packaging o macchine per il confezionamento, e tanti altri prodotti alimentari con annessi e connessi. Di tutt'altro genere il neonato progetto Muda (Museo diffuso dell'Astigiano), promosso da due comunità collinari “Tra Langa e Monferrato” e “Vigne e Vini”, con il sostegno della Regione Piemonte. Il vino è uno dei 4 assi portanti del Muda, che prevede la creazione di un distretto agro-alimentare di qualità (con 61 Comuni, la totalità delle imprese eno-meccaniche e oltre il 90% dell'industria enologica astigiana) e di un centro servizi sperimentale per i viticoltori. La stretta integrazione tra produzione agricola, trasformazione artigianale e industriale, turismo del gusto e tutela dell'ambiente dovrebbe permettere di ottimizzare le risorse. In chiave turistica, il recupero e la sistemazione dei vigneti consentirà di istituire percorsi didattici con il corollario di adeguate strutture ricettive, improntate ai principi della bioarchitettura e dell'ecocompatibilità.
 
Terme e cultura, la scommessa di Abano
In prospettiva sempre più il distretto diventerà un luogo che permette di trasferire conoscenze ed esperienze. Di fare sistema. Basta vedere cosa succede a Modena, dove con Motorvalley l'automobilismo e il motociclismo sono diventati un asse di sviluppo turistico, che collega diversi luoghi legati ai motori, dalle fabbriche ai musei, dalle collezioni private ai circuiti, dalle gare agli autonoleggi, dagli alberghi alle autofficine, con pacchetti ad hoc per appassionati di Ferrari, Lamborghini e Ducati. Invece in Veneto il distretto termale euganeo si è alleato con il sistema alberghiero veneziano per creare una rete turistica integrata da 16 milioni di presenze l'anno. Un progetto appena partito con la nascita di “AbanomontegrottoSì”: una rete di 8 desk dove prenotare soggiorni che abbinano le bellezze della città lagunare con il piacere wellness delle terme di Abano Montegrotto, “nuova spa” di Venezia.

Ricetta panino: un bel cestino profumato

Ricette panini –

Panibois: bello, buono e profumato

Si chiama “panibois”, ed è un panino dalla pezzatura di 80-90 grammi di origine francese, che prende il nome dal cestino di legno nel quale viene cotto. Oltre che bello da vedere è profumatissimo, perché la cottura regala al prodotto sensazioni olfattive fragranti e delicate, che non vengono compromesse nemeno quando viene utilizzato il forno elettrico.
Petto d'oca e Picandou
preparazione Per la preparazione di questo tipo di panino, tra i più richiesti e scenografici del locale, l'ingrediente base è il “panibois”, pane ai lamponi cotto nello stampino in legno. Per la farcitura vengono utilizzati: petto d'oca affumicato, succo fresco di arancia bionda, senape à l'ancienne in grani, formaggio Picandou di capra, lamponi freschi e insalata. Un tocco di classe viene dal petto d'oca, che va marinato in una ciotola con il succo di arancia e la senape à l'ancienne per circa 30 minuti, e dal Picandou, un formaggio di capra dell'Alta Savoia, che va tagliato a fettine. Dopo avere farcito il panibois con il caprino e alcune fette di petto d'oca, si aggiunge al ripieno una foglia di insalatina. Il tocco finale è l'aggiunta di due lamponi tagliati a metà, in modo che siano visibili dall'esterno. Un modo di impreziosire il panino che gratifica anche l'occhio.
1 - Marinare il petto d'oca tagliato a fettine in una ciotola con il succo di arancia e la senape in grani per circa per mezz'ora.
2 - Inserire nel panibois ai lamponi alcune foglie diinsalata.
  3 - Farcire il panibois con il caprino tagliato a fette e il petto d'oca.
 4 - Aggiungere al ripieno due lamponi tagliati a metà in modo che siano visibili dall'esterno.

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