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Dagli esterni naturali al giardino sintetico

Tendenze –

Il boom dell’outdoor. Dai locali sul tetto dei grattacieli di New York ai progetti presentati al corso Outdoor del Poli.design di Milano. Passando per tutte le novità del settore presentate al Salone Sun

Man, it's more fun on a roof. Amico, ci si diverte di più sui tetti. Nelle ultime stagioni i grattacieli di New York hanno fatto a posto a tanti locali di tendenza. Gli spazi più frequentati di Manhattan si trovano all'aperto. Più esattamente sui tetti. Il più famoso roof-bar è il 230 Fifth Avenue, elegante set di film come “Il diavolo veste Prada”. C'è l'Hudson Terrace con le sue ampie sedute in pelle, pavimenti e coperture in legni pregiati. Sembra una piccola Miami, ma con vista sul fiume Hudson. Ce n'è per tutti i gusti nella Grande Mela. L'High Bar coi suoi letti a baldacchino, il Delancey che ha più piante tropicali di una giungla e il Roof Club del Gramercy hotel, prezioso con le sue opere di Andy Warhol e Damien Hirst. Le novità oggi passano dall'esterno. Come dimostrano alcuni dei locali più avveniristici: il Luna Bar di Kuala Lumpur in Malesia o il Sirocco di Bangkok in Tailandia.

Ambienti e materiali
In Oriente, nei posti caldi e umidi, lo spazio esterno serve di solito a prendere una boccata d'ossigeno. Da noi, spesso, serve a prendere una boccata di fumo. Non è un caso che il fenomeno outdoor abbia avuto grande impulso a partire dalla legge antifumo (gennaio 2005). Oltre agli impianti per il riscaldamento e il raffreddamento esterno, agli ombrelloni di design, agli arredi resistenti agli urti e al maltempo, sono state studiate delle soluzioni complete per l'architettura e l'arredo degli spazi. Alcune tra le novità più interessanti sono state messe in mostra durante l'ultima edizione del Sun, il salone di riferimento per il settore degli esterni di scena a Rimini. L'architetto Marco Lucchi ha realizzato l'allestimento “Outdoor Club”: mille metri quadrati, pensati per un club all'aperto, dove trovano spazio un lounge, una spa, un bar, e dove i toni del bianco regnano sovrani. «Il bianco dominante - spiega Marco Lucchi - dà alla struttura un aspetto mutevole. Riflette le sfumature della luce naturale, quelle dell'alba e del tramonto, i toni rossi del mattino e le luci blu della sera». Tendenza forte, oltre agli arredi total white, arriva dal settore illuminazione. In fiera è stato il festival dei Led. Una fonte luminosa ideale per gli spazi esterni: offre una visibilità eccellente anche in caso di nebbia, ha un'ottima qualità della luce ed è adatta per resistere alle intemperie. In grande risalto sono stati anche i materiali. Si tratta di una priorità per gli esterni. Devono essere durevoli e resistere alle escursioni termiche, agli agenti atmosferici, a muffe, raggi solari ecc. Nei nuovi cataloghi spuntano così materiali innovativi a base di fibre sintetiche. Come l'Ecomat, materiale simile al legno, ma con prestazioni migliori per idrorepellenza e resistenza agli agenti atmosferici. L'Ecomat, ricavato dalla sansa esausta dell'olio d'oliva, è totalmente riciclato e riciclabile.

Architettura e natura a braccetto
Riciclo, sviluppo sostenibile, rispetto dell'ambiente e spazi verdi sono temi, fortunatamente, ricorrenti. Perché essere sensibili a certe questioni non è solo questione di moda, ma un dovere. «Il miglior risultato è costituito da un insieme in cui architettura e natura diventano una cosa sola», per dirla con le parole dell'architetto paesaggista Patrizia Pozzi, docente del corso Outdoor Experience Design, organizzato dal Poli.design, Consorzio del Politecnico di Milano. Una lezione seguita alla lettera dagli studenti del suo corso, nato per progettare e arredare ambienti esterni privati e pubblici. Tema del project work finale era la riprogettazione virtuale di una location reale di Milano: gli esterni del locale Innvilllà, una villa del primo '900 circondata da un giardino di oltre 1.000 mq, trasformata in un locale serale nel 2006 dall'imprenditore Vinicio Valdo.
Dai progetti emerge innanzitutto il concetto di compenetrazione tra ambienti esterni e interni. Pareti verdi verticali che si appropriano del piano rialzato, che diventa a sua volta giardino d'inverno nel progetto del gruppo Brambilla Space di Graess (E. Mortari, S. Pagano, S. Sassolini, R. Torbioni, G. Lanfredi); strutture che portano corsi d'acqua da un piano all'altro, e tra i diversi ambienti, nel lounge Fattidacqua dei Sottosopra (V. Bruzzi, G. Cappelletti, A. Gucciardi, F. Penzo, C. Polese).

Verde reale e verde virtuale

C'è poi l'elemento vegetale (leggi prato) che lascia spazio al verde artificiale. Come nel progetto Ctw dei Dynamic Track (L. Barbaccia, C. Cerutti, S. Delpiano, B. Dotta, A. Marelli, C. Martire) dove il rivestimento della pavimentazione è realizzato in erba sintetica. Come dire, non c'è bisogno di tempestare il dehors di piante preziose. Si può fare verde “senza verde”, essere attenti alla natura senza creare delle strutture verdi particolari.
«Una delle tendenze emerse dal corso - spiega il coordinatore Gianpietro Sacchi - è l'interpretazione dell'outdoor, da giardino a spazio aperto senza verde. Quindi, un luogo senza problemi di manutenzione e di cura, fruibile tutto l'anno e in tutte le condizioni climatiche». È il caso di Brambilla Space del gruppo Graess (E. Mortari, S. Pagano, S. Sassolini, R. Torbioni, G. Lanfredi), in cui la vegetazione, sistema vivo che nasce, cresce e muore, lascia il posto a un sistema artificiale dove l'immagine dei vegetali è digitalizzata e stampata su pannelli illuminati all'interno: le immagini digitali di gelsomini, aceri, edere, rose e mirti regalano la suggestione dei diversi paesaggi naturali che evocano.

Idee per nuovi target
Tra i progetti meritano attenzione quelli rivolti a a target insoliti. Bosco Baloss di Karota Verde Design è dedicato ai baloss, i bambini birichini in dialetto milanese.
Nel project work il giardino è pensato per assolvere le esigenze del bambino: giocare, imparare, riposare e scoprire grazie alla natura.
Altro target “scoperto” è quello degli appassionati d'arte. A colmare il vuoto s'è impegnato il team di Fuori Senso con Onde, spazio per l'arte disposto sui quattro piani della villa. Ogni livello è definito da un elemento base: acqua, terra, fuoco e aria.
L'obiettivo è invitare l'ospite a provare esperienze sensoriali diverse passando da un piano all'altro, da un'esposizione d'arte a un'altra. Almeno sulla carta, è stato raggiunto.

Dolci ricette per la barlady

Mixologia –

Fanno scuola con nuovi miscelati poco alcolici, multingrediente, morbidi e decorati in modo elegante. Sono le 115 barlady protagoniste della tredicesima edizione di Lady Drink cocktail competition. La gara ideata da un visionario che ci ha visto giusto

Sono un centinaio di cocktail e rappresentano un campionario esemplare. E non solo del cosiddetto “bere in rosa” che, fuori dai denti, vuol dire tutto e niente. Tra i mix dell'ultima di Lady Drink cocktail competition, gara di cocktail riservata alle signore, troviamo indicazioni utili per tutti, femmine e maschi. Perché se è vero, come sostengono mixologist come Javier de Las Muelas del Dry Martini di Barcellona, che nel mondo dei cocktail si va verso la “femminilizzazione dei gusti”, è probabile che in un futuro molto vicino saranno le barlady a dettare le tendenze. Senza bisogno della sfera magica è possibile prevedere carte dei drink che daranno spazio a cocktail più dolci, colorati, leggeri e, in genere, ben decorati.

Cocktail sul podio
L'esempio migliore lo danno i cocktail vincitori al Grand Hotel Savoia, il patinato campo di gara, con vista sul Golfo di Genova, scelto per Lady Drink 2009. La gara a inviti, per barlady con tessera Aibes o aspiranti Aibes, ha premiato i drink dell'emergente Cristina Neagu nella gara dei long drink; Lucia Milone (che bissa il successo del 2008) negli after dinner; Annalisa Gianfreda, la migliore negli sparkling e la migliore in assoluto, e Sara Polidori nella categoria dei pre dinner. Partiamo dalla protagonista della copertina di questo mese: l'esordiente Cristina Neagu, 23 anni, italo-rumena. Nel suo Sweet Flowers (ricette nell'altra pagina) gli aromi esotici della banana e del latte di cocco sono corretti da una vodka extra morbida, ma di gran carattere. Un long drink vivace, color blu curaçao, che vedremmo bene in mano a un divo di Hollywood sulle spiagge di Malibu.
È il trionfo del technicolor anche nelle categorie sparkling, notturni e tra gli aperitivi dove ha vinto Sara Polidori. «Se non vinco con questo rinuncio», dichiarava prima della gara, certa di aver preparato una vera bomba. Il risultato ottenuto dal suo N°X le ha dato ragione. La ricetta è di quelle buone per tutte le stagioni: tropicale, dolce ma dal retrogusto non stucchevole. E con molti ingredienti, come la gran parte dei drink presentati al giudizio della giuria composta dai vertici dell'Aibes.

Tanti ingredienti e tanti sponsor
Tanti ingredienti e tanti sponsor, quaranta per l'esattezza. Viene il dubbio che se ci sono così tante ricette multingrediente è perché gli organizzatori hanno spinto affinché le concorrenti usassero una sfilza di prodotti. «Siamo stati i primi a chiedere alle concorrenti di modificare la ricetta, a fare filtro, altrimenti avrebbero messo di tutto e di più», ribadisce Danilo Bellucci, il visionario patron di Lady Drink che tredici anni fa mise in piedi questo evento in modo pionieristico. Quando ancora una donna che miscelava un cocktail dietro un banco-bar rappresentava l'eccezione. Gongola perché sa di aver contribuito a far nascere la prima generazione di barlady e oggi è pronto a lanciarne una seconda. La riprova? Il gran numero di giovani “baby drink”, mi si perdoni lady drink, invitate alla recente gara in rosa di Genova.

Cantine & Vini per un anno 2010

Nuova edizione - consultabile anche online –

Secondo appuntamento con il vino per enoturisti appassionati e informati. Le cantine e i vini sono selezionati da Ristoranti-Imprese del Gusto.


E' disponibile  on line il nostro secondo appuntamento  con il vino. Accomodatevi nella nostra enoteca virtuale e scoprite le etichette su cui contare nell'anno che sta per venire. Con una novità rispetto a “Vini per un anno 09”. Questa volta le degustazioni sono inserite in uno scenario più ampio, che è quello dei territori d'origine del vino e dunque dell'enoturismo. Le cantine oggi sono il proposito di un viaggio alla volta della natura, della civiltà agricola, del benessere e del piacere che spinge ormai milioni di persone a piccoli e grandi percorsi. Destinazioni o semplici soste, molte si sono organizzate per l'accoglienza, soprattutto le case vinicole inserite nelle Strade dei Vini e dei Sapori che in Italia formano un fitto e organizzato reticolo. Per permettere di pianificare viaggi e assaggi qui potete trovare una documentata ricerca sui tanti attori dell'ospitalità turistica, istituzioni, consorzi, associazioni che possono dispensare informazioni, guidarvi e darvi garanzie. Sapere dove e a chi rivolgersi facilita i piani. Le cantine sono poi raccontate nel rapporto con il luogo d'origine, una chiave che fa comprendere di più il vino, e di profilare con una simbologia gli aspetti salienti e lo stile dell'accoglienza: dalle degustazioni guidate allo shopping, dai percorsi in vigna agli eventi enologici, artistici o culturali che animano gli stabilimenti produttivi. Naturalmente si segnala la presenza di bouvette, ristorante o locanda, nella proprietà o nei pressi. A questo punto non vi resta che fare programmi, regolandovi sul calendario di kermesse vinicole che trovate nelle pagine finali.

Cantine&Vini 2010 online è facile da consultare e usare.
Per leggere:
utilizzare le frecce sulla barra superiore  o far scorrere il mouse lungo la barra grigia sottostante la guida
Per cercare informazioni: scrivere nello spazio "cerca" una parola, uscirà la lista delle pagine che la contengono
Prendere appunti: con il simbolo "penna" si possono definire le proprie annotazioni
Avere la propria copia: Cantine e vini per un anno, può essere salvata sul proprio pc per consultazioni off-line e può essere stampata


Cantina Sant’Antonio. L’amarone oggi? Più fresco

Strategie Cantine –

Dalla vigna alla cantina, Tenuta Sant’Antonio ha scelto la ristorazione come partner d’elezione. E con intuito e passione innova in Valpolicella

Quattro fratelli, un padre viicoltore e l'ambizione di cominciare a produrre grandi vini. La storia di Tenuta Sant'Antonio è cominciata così...

Bargiornale dicembre 2009

Archivio copertine Horeca –

LOCALIcase history11 Pasticceria Rinaldini, Rimini. Collezioni e franchising. Il futuro secondo Roberto14 Caffè Mamà, Livorno.La seconda vita (dolce) di Loretta18 Pasticceria L’Antica, Milano.Il “matematico” dell’azzardo22 Gino Fabbri Pasticcere, Bologna.Il mix dolce e salato del maestro managerdal mondo28 Banzai cocktail, da Tokyo la carica dei sake drink. Le sperimentazioni di Vince Ang di Singapore e del giapponese Eiji Miyazawa30 Usa, l’ondata dei club per obe…

LOCALI
case history
11 Pasticceria Rinaldini, Rimini. Collezioni e franchising. Il futuro secondo Roberto
14 Caffè Mamà, Livorno.La seconda vita (dolce) di Loretta
18 Pasticceria L’Antica, Milano.Il "matematico" dell’azzardo
22 Gino Fabbri Pasticcere, Bologna.Il mix dolce e salato del maestro manager
dal mondo
28 Banzai cocktail, da Tokyo la carica dei sake drink. Le sperimentazioni di Vince Ang di Singapore e del giapponese Eiji Miyazawa
30 Usa, l’ondata dei club per obesi. Negli Usa si diffondono i locali per gli "oversize"
attività
32 Sicurezza, quanto ci costi. Il 2% dei ricavi spesi per proteggersi da furti e rapine
giochi&scommesse
34 Le nuove regole del gioco al bar
38 Win for life, tutti a caccia della maxi rendita
tecnologia
40 Nuovi macinadosatori silenziosi e intelligenti
46 L’innovazione tecnologica passa dal web
tendenze&progetti
48 In birreria spira un vento tutto nuovo
la dispensa del gastronauta
51 Angoli golosi ai bar delle stazioni
layout
52 A Torino risorge il format brasserie.Accade al Société Lutèce
protagonisti
53 Marina Milan, dal 1995 titolare del Cantinero, american bar a Pinerolo (To)
il cliente misterioso
54 Operazione "Negroni a Varese"
PROFESSIONE
norme&fisco
57 Compra una macchina e riduci le tasse. Sgravi fiscali fino al 50% dalla Tremonti Ter
60 Meno contanti nel cassetto.Una Direttiva dell’Unione europea promuove la diffusione dei micropagamenti con moneta elettronica
62 Il gestore non farà più lo sceriffo antifumo. Lo afferma una recente sentenza del Consiglio di Stato
gestione
64 Il fondo complementare batte il Tfr anche in tempo di crisi. I risultati per la previdenza dei lavoratori del commercio e del turismo
66 Adesso la bolletta è assicurata. Le tariffe sulla fornitura di gas o elettricità che garantiscono il rimborso in caso di malattia, infortuni o invalidità
FOOD&DRINK
prodotti
68 Champagne da aperitivi e da grandi occasioni
72 Monoporzioni dolci in rassegna
76 Prendere il cliente per la gola con stuzzicherie di ogni tipo
ricettario
78 Leggeri, profumati e dolci i drink Aibes dell’anno. Al 60° Nazionale a Sorrento presenti 500 barman e barlady
drink da raccontare
82 Un Manhattan che scalda il cuore
birra & co.
84 Per le birre biologiche è vicina l’ora della verità
vini al bar
86 Nuove occasioni per i vini dolci
letti al bar
88 Il cameriere scrittore racconta i segreti della professione

IMPRESE&MERCATI
top management
90 Intervista a Noël Adrian, amministratore delegato di Pernod Ricard Italia: «Impegnati sempre di più sul fronte premium»
zoom
92 Distributori automatici, un boom continuo
96 Spumante, un anno davvero memorabile
100 Pausa pranzo tra modelli e realtà
aziende
106 Sigep 2010, alla scoperta delle novità
112 Giro del mondo con Prosecco Doc Bottega
116 Index lancia la sfida della posta al bar
giù il cappello
117 Scommessa vinta per l’Africa
agenda
118 Appuntamenti, tour, eventi, fiere per i professionisti del bar
annunci
120 Domande e offerte di lavoro e di attività
indirizzi
122 Aziende e personaggi in questo numero


Ristorazione Collettiva novembre-dicembre 2009

Archivio Cover Horeca –

il punto 9     Ristorazione collettiva, risorsa da valorizzare Fra gli attori del settore si fa strada una maggiore attenzione alla qualità notizie 10   Panorama 14   Business 18  Techno 22   Food & beverage      strategie 26   La pasta ha il suo ateneo Con la nuova sala De Gusto, Surgital ha inteso creare uno spazio per le attività di Ricerca&Sviluppo e di sperimentazione di nuove ric…

il punto


9     Ristorazione collettiva, risorsa da valorizzare


Fra gli attori del settore si fa strada una maggiore
attenzione alla qualità


notizie


10   Panorama


14   Business


18  Techno


22   Food & beverage
     
strategie



26   La pasta ha il suo ateneo


Con la nuova sala De Gusto, Surgital ha inteso creare uno spazio
per le attività di Ricerca&Sviluppo e di sperimentazione di nuove ricette e un centro di divulgazione dedicato al prodotto alimentare italiano per eccellenza
 


28   Sapore Tasting Experience sei kermesse in un colpo solo


Dal 21 al 24 febbraio 2010 in scena a Rimini Fiera tutte le tendenze e le innovazioni del consumo alimentare extradomestico 


30   Pausa pranzo come renderla benefica


Disinformazione, pigrizia, cattive abitudini, convinzioni sbagliate: sono vari gli elementi che influiscono negativamente sugli stili alimentari causando sovrappeso e obesità. Il progetto europeo FOOD intende invertire questa tendenza, puntando su informazione e consigli pratici  


34   Per un giorno l’onorevole diventò vegetariano


Il 14 ottobre al ristorante della Camera dei deputati è stato proposto un menu privo di ingredienti di origine animale. L’iniziativa è collegata a una proposta di legge che punta a tutelare il diritto di ciascun cittadino a scegliere come nutrirsi e ha permesso agli onorevoli commensali di fare un’esperienza gastronomica straordinaria 


38   Ad AlmaViva si delinea il futuro delle mense


Le Giornate Internazionali della Cucina Italiana quest’anno
si sono occupate anche di ristorazione collettiva e commerciale. Attraverso una tavola rotonda che ha messo a confronto tutti
gli attori del comparto


40   Qui la sosta è ecosostenibile


Costi di esercizio contenuti e riduzioni di CO2 nell’Autogrill
di Mensa, in provincia di Ravenna. Laboratorio per
le ecorealizzazioni, precorre i tempi e dà l’opportunità ai clienti
di Autogrill di compiere una scelta sostenibile


formule
43   Mense universitarie al vaglio degli utenti


Come si mangia negli atenei milanesi? Com’è l’ambiente, quanto vale il servizio? Per verificarlo abbiamo chiesto la collaborazione di inviati molto speciali: veri studenti, nel ruolo di “clienti misteriosi” 


46   A Rivoli nasce l’Agrihamburgeria


Il nome mixa due concetti, quello di azienda agricola e quello di locale specializzato in hamburger. Che, effettivamente, sono due delle attività di cui si occupa la dinamica famiglia Scaglia (la terza è quella di commercializzazione dei propri prodotti), secondo un magnifico modello di filiera corta. Anzi, cortissima  


48   Un paradiso di salute e freschezza


La catena francese Le Paradis du Fruit riunisce in un unico concept ristorante, bar à fruit e gelateria. Dove la frutta, ovviamente, recita la parte della (salutare) protagonista 


51   Alimentazione senza segreti


È partita la seconda edizione del progetto di educazione alimentare per le scuole primarie I Nutrikids - I segreti degli alimenti, che quest’anno coinvolge 3.000 classi e ben 70.000 bambini. Il suo obiettivo: trasmettere agli scolari, attraverso
l’uso di vari strumenti,
i valori dell’alimentazione equilibrata
e del corretto stile di vita


protagonisti


52   Professione InMensa


Così è stata battezzata questa edizione del Campionato della Ristorazione Collettiva, che ha laureato i vincitori 2009 delle diverse categorie. E, soprattutto, ha ricordato a tutti quanto impegno e professionalità ci siano dietro questo lavoro 


innovazioni
55   quando la tradizione convive con la modernità


Nel nuovo ristorante self-service Rita aperto nel Reggiano
i piatti tipici della tradizione emiliana sono preparati a vista
in una tecnologica isola posta al centro del locale


 56   il forno combinato di ultima generazione


Angelo Po Grandi Cucine ha lanciato la gamma Combistar FX,
che rende più efficienti ed economici i processi di cottura.
Questa nuova serie di forni “intelligenti” si caratterizza anche
per le innovazioni messe a punto sul piano delle forme e della logica di navigazione del computer
 


spunti & appunti
58   In agenda 


60   Leggi



62   Da leggere, da guardare


64   Abbiamo parlato di...




Accenti ellenici nella coppetta

Esclusiva –

Ouzo, Metaxa e il “nuovo” mastiha. Uno dei più famosi barman greci svela a Bargiornale la versatilità di questi prodotti tipici nei drink. E le sorprese non mancano

Sarà che il pellegrinaggio vacanziero verso la Grecia registra incrementi annui continui. Sarà che il cinema, dai tempi di “Mediterraneo” a “Il mio grosso grasso matrimonio greco” fino al blockbuster “Mamma Mia”, ha fatto da traino alla Grecia, alle sue atmosfere, alla sua cultura anche gastronomica. Sarà quel che sarà, come diceva la canzone, ma liquori all'anice come l'ouzo o il brandy Metaxa sono diventati familiari anche per molti italiani. Quello che ancora pochi sanno è che si tratta di prodotti versatili e adatti anche alla miscelazione. Prendi l'ouzo per esempio. Nelle ouzerie e nei kafaneio, i bar tipici, lo vedrete allungare con bicchiere d'acqua ghiacciata, accompagnato da stuzzichini chiamati mezedes. Così vuole le tradizione.

Così ti rivedo la tradizione

Mentre nei bar di tendenza di Atene e di Mykonos l'ouzo si utilizza, già da qualche anno, come base per long drink e martini, in sostituzione o in abbinamento ai classici spirit. I risultati sono talvolta eccellenti. Allo Shark, bar-ristorante di Salonicco, “città delle belle donne e della buona musica”, Stefanos Paraskevoudis, uno dei big della mixologia greca, propone rivisitazioni di classici, in salsa greca, come il Greek Bloody Mary, dove la parte di vodka del Bloody Mary è sostituita dall'ouzo, o il Dirty Ouzo Martini, che si prepara nel mixing glass, con 2 cl di ouzo, 7 cl di vodka. Dopo aver mescolato gli ingredienti si versa in coppetta e si guarnisce con un piccolo pezzo di formaggio feta imbevuto in olio d'oliva.

Variazioni sul tema

Tra i cento drink originali dello Shark si scoprono altre chicche come il Bitter Silk, uno short drink preparato con 1,5 cl di Metaxa 12 anni, 7,5 cl di mastiha e 2 gocce Angostura Orange Bitters. Tra gli ingredienti avrete notato il mastiha, un liquore sconosciuto ai più, prodotto con la resina di alcune piante coltivate esclusivamente sull'isola di Chios.
Il sapore è singolare e non assomiglia a niente di conosciuto, a meno che non siate greci e vostra madre non aggiunga nelle classiche torte delle feste delle gocce di resina di mastiha.
Il mastiha è riuscito a catturare i palati di mixologist in tutto il mondo. Il guru Angus Winchester ce ne ha parlato in modo entusiasta.
Il merito di tale successo va anche all'efficace campagna di marketing. Basti dire che nell'aeroporto-hub Venizelos di Atene hanno messo in piedi un intero negozio dedicato. «La resina di mastiha - spiega Stefanos Paraskevoudis - fino dall'antichità era usata solo per produrre delle gomme da masticare dal vago gusto di menta. L'ha usata, e la usa, anche l'industria farmaceutica per produrre dei toccasana per lo stomaco. Il liquore è venuto dopo e deve il successo alla sua versatilità. Nella maggior parte dei casi è proposto come digestivo, spesso on the rocks, ma può essere usato anche per l'aperitivo, nei martini e, in genere, in molti classici da coppetta».
Skinos, probabilmente il produttore più conosciuto, ha creato una lunga lista di drink, dall'accento mediterraneo, che potete trovare sul sito myskinos.com. Da quelli speziati a quelli aromatizzati con erbe aromatiche. Alcuni esempi li trovate nel riquadro sopra.

Lo chiamereste ancora panificio?

Polifunzionali –

Non più solo pane, ma anche pasticceria, gelati, caffè e ristorante. La “vecchia” panetteria si reinventa dando vita a nuove formule, in cui la caffetteria diventa un settore strategico e trainante per le vendite. Come a Cantù (Co), da Marra

È un momento di grande cambiamento per il negozio del pane, che si avvicina con decisione al mondo del bar e dei consumi fuori casa. Hanno cominciato almeno una decina di anni fa alcune note panetterie (ad esempio Garbagnati a Milano) a creare piccoli corner all'interno del punto vendita, per consentire alla clientela di consumare durante la pausa pranzo. Da lì l'evoluzione, che ha portato alla nascita di panetterie polifunzionali, che alla primitiva attività di produzione di pane affiancano quella di pasticceria, caffetteria, tavola calda. A Milano, Pattini&Marinoni fra i primi ha fiutato il trend e oggi al marchio fa capo una piccola catena di 6 punti vendita in franchising dove il pane artigianale e i prodotti da forno restano il core business, cui si affiancano prodotti da bar-caffetteria, tavola calda e addirittura degustazione vini. O ancora il panificio Spazio Bollani, sempre a Milano, che con una sapiente ristrutturazione ha saputo addirittura ricavare, nel negozio del pane, una piccola area dedicata alla ristorazione con tanto di cucina a vista. Insomma, il negozio del pane, strozzato dalla concorrenza del pane industriale, si reinventa in nuove formule, pur restando ubicato in punti vendita dalle dimensioni tradizionali, un paio di vetrine al massimo.
A Cantù invece la famiglia Marra ha voluto fare le cose in grande, ristrutturando un'intera palazzina. Risultato: 400 mq di negozio tra zona destinata alla vendita e area ristorazione, spazio per circa 60 coperti solo nel soppalco, cui si aggiungono altri circa 30 posti nei “salottini” al piano strada; il tutto servito da laboratori (pane, pasticceria, cioccolato, gelati) e cucina del ristorante; in tutto una superficie di circa 750 mq, più circa 500 fra magazzino, bagni e spogliatoi per il personale. E una proposta che spazia dai prodotti da forno alla pasticceria (25 euro al kg), alla produzione di cioccolato e di gelato, alla ristorazione (solo a pranzo, con portate che oscillano da 9 a 12 euro).

Caffè e pasticceria fanno da traino

Spiega Carmen Marra, titolare con il fratello Alessandro: «Siamo quasi stati obbligati a questa scelta. Produciamo pane dagli anni '70 e nel tempo abbiamo fatto un percorso produttivo che nel 2001 ci ha portati anche alla produzione di pasticceria fine. Poi abbiamo aperto un locale con tutti i nostri prodotti e in più il corner caffetteria, che subito è andato alla grande. Ma gli spazi destinati alla produzione erano insufficienti e la mancanza di parcheggi in centro penalizzante; così abbiamo affrontato questo passo. A circa 18 mesi dall'inaugurazione siamo soddisfatti. Abbiamo verificato un incremento annuale di circa il 30% del fatturato, con aree che danno costanti segnali di crescita». I settori trainanti? Pasticceria e caffetteria (circa 500 gli scontrini emessi al giorno), che grazie ai numerosi coperti ha dato la possibilità di sviluppare nuovi momenti di consumo, come merende o aperitivi.
Da un punto di vista burocratico i Marra non hanno avuto difficoltà: già titolari della licenza di somministrazione D, con la liberalizzazione hanno potuto aggiungere i superalcolici al portfolio e avere una proposta completa su ogni fronte. «Non è facile organizzarsi per produrre tutto internamente, come facciamo noi - conclude Carmen Marra - ma credo che questa sia la formula del futuro per far continuare a far vivere il panificio artigianale».

Più bello pare il wine bar se lo chef ci mette la firma

Personaggi –

Già titolare di tre ristoranti nel veronese, Giancarlo Perbellini è l’anima della nuova Enoteca Zero 7. Con 900 etichette in assortimento e i classici cicheti veneti per l’ora dell’aperitivo

Un'idea di concept moderno, una proposta di vini straordinaria e un pool di imprenditori veronesi. È un quadro convincente per l'apertura di un nuovo locale, deve aver pensato Giancarlo Perbellini all'alba della nuova Enoteca Zero7. Detto, fatto: la pianificazione ha inizio nella primavera 2008, quando il celebre ristoratore convoca il collega Luca Fiorini (Ristorante Da Ruggero alla Fiera), il socio Andrea Manzoli (Al Capitan della Cittadella), il mobiliere Roberto Piombini e Giovanni Bertoni (amministratore delegato).
L'enoteca appare subito una proposta esclusiva per il pubblico veronese, in quanto alternativa informale alle uscite più impegnative, ma con il valore di un'offerta di qualità garantita dal marchio Perbellini. Primo passo: individuare la zona. Ed eccola, a 100 metri dall'Arena, compresa in un progetto urbanistico che sta mutando il volto cittadino, con la costruzione di un grande parcheggio a più piani. Vicolo Ghiaia sarà a breve passaggio obbligato per raggiungere il centro.
A settembre inizia dunque la progettazione dell'enoteca, curata dall'architetto Pierangelo Sciuto, collaboratore di Roberto Piombini (mobilificio Bruno Piombini) che sin dall'inizio si occupa degli allestimenti interni insieme all'artigiano veronese Remo Pasquini (manifattura degli arredi). Nell'ambiente high tech, l'attenzione è puntata sul vino: fa parte integrante degli arredi la teca refrigerata in acciaio e vetro, a tutta parete, dove sono esposte 540 bottiglie, selezionate tra le più pregiate della cantina.
I rapidi tempi di realizzazione, che portano all'inaugurazione in novembre, hanno come ripercussione un'iniziale difficoltà nel formare una squadra di lavoro affiatata che diventi perno dell'attività. L'ostacolo però si supera, e con eccellenti risultati, grazie all'esperienza nel settore dei titolari, e si crea uno staff di giovani professionisti ambiziosi che, per la maggior parte, già gravitava intorno ai locali del pool, e oggi sono un solido punto di riferimento per la clientela da fidelizzare.
Attiva nei giorni feriali con orario continuato (dalle 7.30 alle 22 e il lunedì dalle 8 alle 17), l'Enoteca Zero7 si distingue prima di tutto per l'offerta qualitativa e quantitativa della carta dei vini, 900 referenze. C'è di più, il locale offre al cliente la libertà di scegliere un vino prestigioso al calice, senza l'impegno di un'intera bottiglia, possibilità concessa grazie all'introduzione di due impianti refrigeranti ad azoto che consentono di proporre 24 bottiglie differenti in mescita, conservandone inalterate le caratteristiche.
L'impegnativa cantina è curata direttamente da Giancarlo Perbellini, in collaborazione con il sommelier Christian cui spetta il compito di gestire l'enoteca nell'orario serale.
La carta si aggiorna in media due volte l'anno, mentre le proposte al bicchiere variano continuamente. Tra le referenze lo Champagne (oltre 100 etichette) supera di gran lunga lo spumante (circa 30) mentre la situazione si capovolge nel confronto tra rossi, bianchi e dolci italiani e stranieri. Intorno al vino, la proposta food & drink si adegua alle diverse fasce orarie: colazione, lunch, aperitivo, cena, after dinner. Anche in questo ambito, la sinergia tra i locali dei soci (Ristorante Perbellini, Pizzeria Du de Cope, Ristorante Al Capitan della Cittadella) porta all'economia del locale evidenti vantaggi come l'inserimento tra i fornitori del Ristorante Perbellini (piatti pronti e dessert) e della Pasticceria Perbellini (croissant, pandoro e dolci da asporto). D'altro canto, per il pool dei ristoranti associati, l'enoteca diventa un invidiabile magazzino di fornitura che centralizza gli acquisti del vino, abbatte i costi di gestione individuali, amplifica la domanda e soprattutto punta a una percentuale di scontistica più favorevole. La partnership tra i locali di Perbellini si conferma nella comunicazione, che si svolge in un'atmosfera di interscambio presso i vari locali e nei relativi siti internet, tramite link diretto.
La scelta di qualità dell'Enoteca Zero7 è stata recentemente premiata dal Gambero Rosso con il titolo di “Aperitivo dell'Anno”, riconoscimento voluto da Sanbittèr per sottolineare la qualità dell'offerta food abbinata al bicchiere. Giancarlo Perbellini presenta i classici cicheti veneti, utilizzando ingredienti selezionati e corretti accostamenti di sapori, un modo per riportare all'attualità la tradizione gastronomica locale.
Vivace cornice a calici e piatti, il calendario degli eventi è curato da Perbellini, insieme al socio Giovanni Bertoni e al sommelier Christian. Degustazioni e serate a tema si svolgono senza scadenze fisse, ricercando la disponibilità dei produttori, mentre il venerdì è dedicato alla musica live jazz. Ogni mattina i due grandi schermi sono sintonizzati su Sky Tg24, motivo supplementare di richiamo per il pubblico della colazione e dell'aperitivo prima di pranzo.

Lounge esotico, ma in alta quota

Atmosfere –

Il Castore Lounge di Gressoney, salotto di montagna, è la sesta “creazione” di Marinella Colombo: scappata giovane dall’Italia, dopo la laurea alla Sorbona si è specializzata in gestione di locali

Nel 2003 all'alba del fenomeno lounge, quando i locali-salotto erano poco diffusi perfino nelle metropoli come Londra e a Parigi, Marinella Colombo e Massimo Scheriani decisero di mettere in piedi il loro sesto locale, il Castore Lounge di Gressoney La Trinité. Probabilmente tra i primi salotti etnici d'alta quota, arredato con una profusione di cuscini e morbidi tendaggi, con tinte calde per le pareti e un banco dall'originale forma a onda. Un tentativo, singolare e riuscito, di trasferire dal mare alla montagna le atmosfere mediterranee di Formentera, dove i titolari avevano appena concluso una fortunata esperienza nella ristorazione.

Scelte coraggiose e ripagate
«Ho sempre amato le sfide. A 25 anni con un diploma di perito commerciale in tasca sono partita per Parigi. Dopo la laurea alla Sorbona, ho capito che la cultura era una cosa e il lavoro un'altra. Nel 1981 ho aperto la prima crêperie a Gressoney Saint-Jean, quando ancora il grande turismo non era arrivato. In giro circolavano battute assurde. Del genere “crêpe fa rima con crepa” e si diceva che un locale così non avrebbe mai funzionato. Ho insistito. E mi sono messa a impastare le prime crepê della Valle, preparate con grano saraceno. E alla fine ho vinto la scommessa». Il fiuto di Marinella Colombo l'ha condotta a pensare locali sempre diversi. Anche nella proposta. Nel suo Castore Lounge, la tradizionale formula del locale da doposci, tutta birra e bombardini, è stata messa da parte. Nel suo locale di 100 metri quadrati, frequentato da molti clienti del nord Europa, ha puntato sui cocktail e una carta dei vini non scontata. Quattro comande su cinque sono di cocktail, Mojito in testa, un fatto raro, quasi unico, per un locale di montagna.

La nuova specialità della casa
«E poi c'è stata la scoperta del secolo: i fiori di ibisco selvatico. Li abbiamo usati per realizzare cocktail a base di Champagne. E da quel momento abbiamo incrementato le vendite di spumante: da quattro casse siamo passati a 10 alla settimana». I suoi Wild Ibiscus, diciamo “suoi” perché nel frattempo è diventata l'importatrice esclusiva, arrivano direttamente dal caldo outback australiano nella zona del Western Queensland: zucchero di canna, acqua di sorgente e ibischi raccolti all'alba, quando ancora sono chiusi, sono messi in un barattolo e fatti bollire a bagnomaria. Il risultato è un fiore dal sapore dolce, carnoso e croccante, e dal gusto a metà strada tra il lampone e il rabarbaro. Il prodotto viene conservato nello sciroppo di cottura e va a nozze con diverse specialità, liquide e solide: dallo Champagne ai cocktail tropicali come il Mojito. L'ibisco selvatico si sposa col risotto, con i formaggi e dà un tocco esotico anche agli arrosti. E da qualche tempo è diventato il fiore all'occhiello di questo singolare locale, creatura di una singolare imprenditrice.

Bar di strada stile Londra

Tendenze –

Si chiamano street bar e hanno preso il posto dei classici pub. Aperti sulla strada, sono rivolti a clienti 25-35enni di buona famiglia Tra i casi di successo il Westbourne House, a due passi da Notting Hill

Due anni fa la contrazione del credito, il famoso credit crunch, fece precipitare la sterlina e l'umore degli inglesi. Interi uffici e le strade della City si svuotavano di colletti bianchi. Mentre da una parte si combatteva una guerra al risparmio, dall'altra si cercavano momenti di svago. “Il credit crunch non mette a dieta la City”, titolava l'articolo di Enrica Roddolo sul Corriere della Sera dell'1 agosto 2008, dove sottolineava che la stretta del credito, nonostante provocasse tagli di personale nella City, non sembrava scoraggiare le visite nei locali di lusso di Londra. A Londra nel frattempo avveniva un'altra rivoluzione, quella dei bar. I pub chiudevano, le campane smettevano di annunciare la chiusura e i bevitori di birra andavano a spasso. Da allora molti locali hanno cambiato faccia. Al posto delle public house, meglio note come pub, è nata una miriade di lounge bar. Che di solito si dividono in due categorie: quelli per un pubblico vip e quelli destinati a tutti. I primi inaccessibili, gli altri più abbordabili. Fanno parte di quest'ultima categoria i cosiddetti “street bar”. Per intenderci, non chioschi di strada dove si vendono salamelle, birre a prezzi da Champagne, e cotolette al gusto di compensato.

Ambienti che incantano

Si tratta al contrario di locali, di solito cocktail bar, cresciuti sul marciapiede, con ampie vetrine, look raffinato, personale dai modi eleganti, ma non distaccati. Al numero 65 di Westbourne Grove, non lontano da Notting Hill, un bar dall'ambiente raffinato, aperto da 150 anni e conosciuto come Shakespeare, ha barattato le sue pareti color nicotina e le sue pinte per qualcosa di più sfarzoso. “Nell'arredo del Westbourne House ci sono superfici talmente brillanti da attirare uno stormo di gazze ladre” ha scritto la guida britannica Time Out.
Nella sala principale trovate specchi con cornici dorate, sedie in stile barocco, parquet lucidissimi, una profusione di candele e un caminetto, che fa tanto salotto domestico. Sempre nella main room un palo, proprio al centro della sala, che non serve per la lap dance, ma per reggere il soffitto. A questa zona si affiancano tre sale per feste private: Opera Box, la sala dei fiori (Lily Room) e la sala della luce che prende il nome dallo scenografico tavolo retroilluminato. «Ancora oggi - spiega Claudio Bedini, bar manager del Westbourne House - entrano a curiosare delle persone anziane, chiedendo del vecchio pub, dove andavano da ragazzi al seguito dei genitori. Abbiamo dovuto scoraggiare questo tipo di clientela, alzando notevolmente i prezzi della birra e costruendo una carta dei cocktail tagliata su misura per un pubblico misto dai 25 ai 35 anni». Duecentocinquanta i cocktail nelle serate migliori, per un incasso medio serale di 5.000-7.000 sterline (circa 5.500-7.500 euro).

Martinis a go-go
Nella drink list una decina di “Martinis” originali, tra cui il Pink Martini (Martini Rosato e un goccio di gin) al posto del Cosmopolitan. «Ci siamo impegnati a educare West London a un consumo di cocktail diverso dai soliti standard. Avevamo bisogno di spingere un whisky di grande qualità, ma con le sole degustazioni si combinava poco. Così abbiamo iniziato a riproporre l'Old Fashioned (whisky, zucchero, Angostura, soda), uno di quei classici dati per dispersi. In certe serate siamo riusciti a servirne una ventina. Un vero record per un drink di questo genere».

Little Tomato e i prodotti dimenticati
Il bar manager del Westbourne House, per gli intimi Little Tomato, ha un talento particolare per far fuori i prodotti stoccati e dimenticati in magazzino o le novità del mercato. Per lanciare una vodka “difficile”, per esempio, ha creato un cobbler (long drink composto da uno o più spirit, con vari strati di frutta fresca e ghiaccio tritato) su misura. Si tratta del Fly on my nose, preparato con fragole, mirtilli, lampone, una bella decorazione composta da menta e fragola e pochi centilitri di vodka. Leggero, è stato uno dei bestseller e ha contribuito a terminare le riserve di vodka.

Perché funziona la proposta
«Cerchiamo di spingere la vendita dei drink attraverso la lavagna, confezioniamo cocktail a prezzi accessibili (7 sterline, circa 8 euro), drink che nel 90% dei casi corrispondono alle aspettative. Infine c'è la selezione dei barman. Qui prevalgono le caratteristiche caratteriali. Prima viene la persona poi i cocktail».
Bedini ci parla del barman Marc Foynes che, al colloquio, gli aveva confessato candidamente di non essere super preparato, ma che stava studiando sui migliori cocktail book.
Gli ha dato fiducia ed è stato ripagato. Che paradiso Londra!

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