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Fenomeno fish bar, tra aperitivi e dj set

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Nella centralissima via San Vincenzo a Genova, in un ambiente minimal chic, c’è il Soho Restaurant&Fish Bar che interpreta in maniera nuova il concetto di pesce fresco e “sforna” light lunch, happy hour e take away. Tutto con un ottimo rapporto prezzo qualità

È l'ultimo nato della famiglia Soho, un marchio che negli ultimi anni ha arricchito la scena genovese (ma si preparara a sbarcare anche a Milano e a Roma) con locali che hanno nel design raffinato degli arredi e nel pesce fresco il loro punto di forza. È il Soho Fish Bar, una contaminazione tra fast-food, sushi bar e locale di tendenza, dove si può andare per un panino a base di pesce a pranzo o per un aperitivo a base di crudité e Champagne dopo l'ufficio. Il locale si trova nel pieno centro della città, in via S. Vincenzo, una delle vie pedonali più frequentate, a due passi dalla stazione ferroviaria di Genova Brignole. Quello del Soho Fish Bar è ormai un'insegna che i genovesi sono abituati a vedere, non solo perché campeggia sulle insegne dei locali (3 in città più uno a Bogliasco, appena fuori Genova, e un altro a Camogli con annesso Champagne bar, un po' più in là nella Riviera di Levante). La si vede sfrecciare in giro per la città “a bordo” dei camioncini che dal ristorante-pescheria di via Ponte Calvi, a due passi dall'Acquario, fanno le consegne di pesce fresco a tutti gli altri Soho Restaurant e bar.

Formula light lunch con menu fisso

C'è infatti il pesce fresco al centro di tutto, anche del nuovo locale di via San Vincenzo. «Abbiamo creato una linea di panini e insalate con pesce fresco crudo, cui affianchiamo una serie di primi e secondi - spiega Damian Ranasinghe, l'eclettico general manager della catena genovese -. In poche parole, abbiamo trasformato la ristorazione tradizionale di pesce in un format piu veloce per un light lunch o un fast dinner con dei prezzi decisamente competitivi». E i prezzi sono concorrenziali davvero: panini con carpaccio di salmone o scaglie di polpo a 5 euro, insalate con il pesce del giorno, o a base di tonno o ancora niçoise “sbagliate” con aggiunta di pesce crudo a 6 euro. Primi e secondi sono tutti a 8 euro, con l'eccezione delle ostriche bretoni, a 10 euro. E per il pranzo sono inoltre a disposizione dei clienti menu a prezzo fisso con bibita, dessert e caffè, il cui prezzo varia a seconda del piatto principale: 7 euro col semplice panino, 9 con l'insalata e 11 con un primo.

Aperitivo? Champagne, birra e saké

Trattandosi di un bar, il bere gioca un ruolo strategico nell'offerta. «E infatti abbiamo tutti giorni un aperitivo con Dj set e offriamo un'ampia scelta di alternative - racconta Ranasinghe -. Dalle 18 alle 19 abbiamo l'happy hour della birra con la formula “2x1”. E poi ci sono ostriche e Champagne a 15 euro e crudité e cocktail o Champagne sempre a 15 euro. E per gli amanti del genere proponiamo anche cocktail a base di saké, pur non essendo il nostro un locale di matrice giapponese». Non manca, infine, un'ampia carta di vini che propone interessanti abbinamenti con etichette di produttori nazionali ed esteri.
È insomma un locale multispecializzato dove in ogni momento della giornata succede qualcosa. E non poteva essere altrimenti, visto che si trova in una via pedonale piena di negozi, dove c'è un continuo movimento.
Tutti martedì sera l'happy hour va dalle 18 alla chiusura, con birra abbinata con il pesce. «Sempre al martedì, grazie alla sponsorizzazione di Heineken, facciamo anche menu degustazione di birra e pesce a 25 euro. Per questo appuntamento settimanale regaliamo gadget firmati dagli sponsor - spiega Ranasinghe -. Abbiamo di tutto, dai racchettoni per spiaggia alle magliette, dai cappellini alle torce».
Anche l'occhio vuole la sua parte e il design minimal chic del Soho ha collaborato notevolmente al successo della formula. «L'arredamento che accomuna tutti i nostri locali è caratterizzato dai colori nero, bianco e wengè, con tapezzerie pregiate e lavorazioni di capitonné in pelle per le sedute - spiega Ranasinghe -. I locali sono tutti progettati da noi e poiché piacciono molto abbiamo deciso di aprire una società di consulenza che propone veri e propri progetti “chiavi in mano” per terzi. Perciò chiunque voglia arredare una casa, un negozio, un locale o anche uno spazio urbano può rivolgersi direttamente noi. Al committente mettiamo a disposizione un qualificato staff di architetti e ingegneri che si occupano di tutto, dalla progettazione alla realizzazione».

Il futuro: consegne e franchising

Oltre al camioncino che trasporta il pesce fresco a tutti i locali, presto i genovesi ne vedranno sfrecciare altri due: sono quelli che da marzo a settembre si occuperanno delle consegne a domicilio per i clienti del Soho Fish Bar. «Tutto quello che proponiamo è già disponibile per il take-away - spiega Damian Ranasinghe - ma da primavera abbiamo deciso di attivare anche le consegne a domicilio, o in ufficio per tutti quelli, e sono molti, che lavorano in zona». E per il prossimo futuro ci sono nuove apertura e lo sviluppo di locali in affiliazione.
«Progettiamo di arrivare ad avere un massimo di 8 -10 locali in proprietà - conclude Ranasinghe - . Oltre questo numero la gestione diventa difficile e pensiamo per lo sviluppo di affidarci al franchising: con 1.500 euro al metro quadro forniamo a chi desidera aprire un Soho Restaurant l'arredamento completo, la formazione del personale, il format, il marchio, il merchandising e la parte pubblicitaria. In cambio chiederemo una royalty annuale che però, per il momento, non abbiamo ancora fissato».
In media un ristorante Soho in franchising occuperà un'area tra i 200 e i 300 mq. Per realizzare e gestire in franchising un ristorante della catena genovese viene richiesto un investimento di circa 300mila euro, di cui almeno il 50% in capitale proprio dell'imprenditore. Dopo l'apertura, il franchisor s'impegna a seguire, consigliare e monitorare l'attività del franchisee per tuttala durata dell'accordo. Tutte le coordinate del progetto franchising si possono trovare sul sito www.ristorantesoho.it

Crudità e vino nel menu del Caffè

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Una carta da 350 etichette, 72 abbinamenti tra pesci e crostacei crudi. E poi 27 tipi di sgroppini e gelati realizzati col paco jet. Fantasia e tecnica si incontrano al Caffè Concerto di Favaro (Ve)

Da fiaschetteria di famiglia a Caffè gourmet. Questa, in breve, la storia del Caffè Concerto di Favaro Veneto (Ve). A volerla fare un po' meno breve la storia del Caffè è però decisamente interessante e ricca di spunti. Aperto nel 1954, nel 1979 vive una prima profonda ristrutturazione. Che lo porta, nel tempo, a presentarsi con l'attuale e ricca formula composta dall'unione tra l'informale spirito del pub, una ricca cantina, tante idee easy e gustose da assaporare in libertà e la rilassante meditazione del dopo cena.
Luigi Penello e la moglie Alessandra Farina non amano, infatti, scandire i momenti della serata in maniera convenzionale, ma preferiscono soddisfare le esigenze dei clienti pensando singolarmente a ognuno di loro. Nessuna celebrazione dell'aperitivo, per esempio, ma un'ottima selezione di calici in mescita che comprende Champagne e Franciacorta, da sorseggiare insieme a una ricercata linea di snack salati leggeri e originali preparati in casa. Bastoncini di formaggio Asiago, verdure essiccate, pasta di riso cucinata, essiccata e fritta, sfoglie sottili di polenta. E, per continuare con il finger food, croccanti mandorle al peperoncino, gherigli di noce al pepe e rosmarino e nocciole alla paprika. Piccoli e grandi appetiti si placano con ricette realizzate dalla brigata diretta da Fabio De Marchi, che sceglie ingredienti eccellenti come le primizie di stagione, i tartufi bianchi e neri, la carne veneta, gli affettati della casa e l'ottimo pane, anch'esso casereccio.

Porzioni small e piatti unici

In tavola arrivano porzioni normali o small, dessert composti al momento, oppure piatti unici che riuniscono assaggi di antipasti, contorni e dolci. L'abbinamento può partire dal calice oppure dal cibo, con l'estrema elasticità che rappresenta una delle carte vincenti del Caffè Concerto, indispensabile a fidelizzare un target eterogeneo di clienti, soprattutto donne che, talvolta, compongono l'80% delle presenze. Uno dei punti di forza in cucina è il percorso numerato che accompagna il crudo di pesce.
A ogni combinazione di sapori corrisponde cioè un numero da 01 a 72 (in continuo aggiornamento), deciso in primo luogo per motivi di praticità nella catalogazione. Ne è nato così un coinvolgente gioco degli assaggi che guida il pubblico tra espressioni di abbinamenti, equazioni di consistenze e moltiplicazioni di sapori. Colori e gusti appartengono a crostacei, gamberi rossi e grigi, mazzancolle e scampi che, nella composizione, si aggiungono a branzino locale, tonno rosso, coda di rospo e salmone affumicato. La materia prima, preselezionata dal pescivendolo di fiducia, è principalmente locale e si basa sulle proposte del pescato proveniente da Adriatico e Mediterraneo.

Sgroppini di fantasia

Ma i numeri del Caffè Concerto non sono ancora finiti. Ecco ora gli “Sgroppini”, realizzati in 27 varianti, con sorbetto oppure gelato a base di frutta fresca di stagione, una leggera aggiunta di alcolico e qualche tocco originale e fantasioso. Un esempio è lo Sgroppino n°15: sorbetto di bucce d'arancia, zuppa di gin, lettere di Martini (realizzate con agar-agar) e caviale di Campari.
Tra i dessert, oltre alle creme, al cioccolato e ai dolci golosi, spicca inoltre il gelato artigianale, proposto in 20 sapori e realizzato al momento utilizzando tecnologie d'avanguardia, come il paco jet e l'azoto liquido. Molto vasta la carta dei vini che esordisce con quattro pagine di Champagne. La ricca cantina internazionale si compone di circa 350 etichette, è curata direttamente da Luigi Penello e aggiornata con il metodo dell'assaggio personale, a volte anche condiviso con lo staff. Niente viene selezionato a “cassa chiusa” e i prodotti testati sono spesso di piccole aziende che offrono un ottimo bere a un prezzo interessante, mai esagerato. I clienti premiano comunque i calici italiani con un 50% delle preferenze, lasciando un buon 35% ai vini francesi e il restante 15% alle produzioni del resto del mondo. Sostanziosa la proposta di distillati, whisky e rum, con un ventaglio di circa 150 proposte.

Relax e passaparola

Veniamo infine alla cornice, curata, rilassante e animata dagli acquari e dai video musicali diffusi da monitor e altoparlanti che hanno, nel tempo, sostituito i gruppi dal vivo, troppo voluminosi per un locale che dedica molto spazio ai confortevoli divanetti imbottiti posti intorno ad ogni tavolo. Tanti fatti dunque ma poca promozione, concentrata esclusivamente sulla comunicazione diretta tra il Caffè Concerto e il pubblico. «Al termine di una serata nel locale - conclude Luigi Penello - a molti clienti viene naturale scambiare quattro chiacchiere insieme a me, mia moglie e con i ragazzi dello staff. Si crea un rapporto diretto e i clienti conservano e passano ad amici e conoscenti il nostro biglietto da visita, orgogliosi di ciò che considerano una bella scoperta». Il semplice e sempre efficace passaparola.

Bargiornale febbraio 2010

Archivio copertine Horeca –

LOCALIcase history12 Soho Fish Bar, Genova. Fenomeno fish bartra aperitivi e dj set16 Caffè Concerto, Favaro Veneto (Ve). Crudità e vino nel menu del Caffè22 Formule e nuove idee. La domenica si anima col brunchdal mondo26 Guida pratica per Londra. Tutti i segreti per diventare barman di successo32 Masné Kràmy, Repubblica Ceca.Alla Masné Kràmy la birra cruda è reginatendenze&progetti34 Ambienti giocosi a tutta tecnologia. Ovvero, miglio…

LOCALI
case history
12 Soho Fish Bar, Genova. Fenomeno fish bartra aperitivi e dj set
16 Caffè Concerto, Favaro Veneto (Ve). Crudità e vino nel menu del Caffè
22 Formule e nuove idee. La domenica si anima col brunch
dal mondo
26 Guida pratica per Londra. Tutti i segreti per diventare barman di successo
32 Masné Kràmy, Repubblica Ceca.Alla Masné Kràmy la birra cruda è regina
tendenze&progetti
34 Ambienti giocosi a tutta tecnologia. Ovvero, migliorare il locale con soluzioni innovative
38 Discoteche in calo, cresce la musica live. Aumenta il fatturato delle performance dal vivo trainato dal boom dei concerti pop. Un’occasione da non perdere
40 Alcol uguale incidenti stradali, equazione non proprio corretta. Una ricerca spiega la differenza tra la "realtà" descritta dai mass media e i dati oggettivi
42 La comunità del bere mix si ritrova in Bartenderlab. Gli incontri di formazione e crescita professionale firmati Diageo
tecnologia
44 Design e tecnologia fanno un’ottima miscela. Nuove macchine per espresso: belle, pratiche e risparmiose
52 Una piattaforma per l’innovazione. Allo Smau Business di Bari il dialogo tra fornitori di informatica e locali
l’angolo del caffè
50 Ma quanti segreti in una tazzina
giochi&scommesse
54 Tante scommesse vinte per il settore dei giochi. La crescita del fatturato prosegue a doppia cifra anche nel 2009. Le new slot trainano lo sviluppo
58 Grande successo del 10eLotto, immediato e generoso. Partito a giugno ha già riscosso un grande favore di pubblico
59 Gratta. E vinci un vitalizio. È "Turista per sempre", il nuovo gioco del Consorzio Lotterie Nazionali
la dispensa del gastronauta
60 Alla ricerca di un nuovo Bar Sport
layout
62 Qui riti e territorio si rifanno il look. Al Gran Caffè Orientale di Parma
protagonisti
64 Un mago, un giramondo e le loro alchimie di tendenza: Giuseppe Gallo e Agostino "Ago" Perrone
il cliente misterioso
66 Un calice di bianco servito bene
PROFESSIONE
norme&fisco
69 Litigi risolti con la conciliazione
70 Musica, Scf aggiorna le tariffe per il 2010
72 Una legge per il vuoto a rendere
74 Per le nuove aperture no al numero chiuso, sì a indici di qualità
gestione
76 Un super-Confidi per le aziende lombarde
77 Sconti in banca per i fedeli all’Unione del Commercio
78 Stimola le emozioni e vendi. Tecniche per conquistare il cliente
formazione
80 Bar University: così si costruisce un cocktail vincente
82 Un premio targato Bargiornale ai 2night Awards

FOOD&DRINK
prodotti
84 Digestivo, aperitivo, cocktail l’amaro è sempre presente
88 Novità del fronte del dolce raccolte all’ultima edizione del Sigep di Rimini
ricettario
90 Cresce la voglia di mix tradizionali. Ora i barman vanno alla riscoperta di antichi ingredienti. Per stupire il cliente
92 L’arte dell’accostare la mixability ai dessert. Nuove occasioni di business dall’incontro tra cocktail e dolci delicatezze
birra & co.
94 Tutto quello che c’è da sapere sulle doppio malto. Specialità e consigli di servizio
vini al bar
96 Lambrusco, un successo a base di bollicine e gusto letti al bar
98 Ma proibire serve davvero? Origini e storia di una scelta
drink da raccontare
100 Un Bamboo per il samurai
IMPRESE&MERCATI
top management
102 Intervista a Rolando Bossi, Radeberger Gruppe Italia: «La cultura della birra serve a stimolare qualità e offerta»
zoom
104 Un finale d’anno positivo per le bevande energetiche. Tutti i numeri
aziende
106 Appuntamento con il Sapore a RiminiFiera
110 Eraclea entra nel mondo Lavazza. Martini&Rossi e F.lli Gancia escono dal Consorzio dell’Asti Docg
111 Bilancio della Red Skyy Competition
112 Un concorso in versione reality. È l’Absolut Talent Show
114 A scuola di food con Quartiglia e il 2009 rosa di Decafood
116 Nuove bevande piatte e bibite per Norda. E Techfood firma Simple Point, il fast food in 5 metri quadrati
giù il cappello
117 Certificazione, illy fa da apripista
agenda
118 Appuntamenti, tour, eventi, fiere per i professionisti del bar
annunci
120 Domande e offerte di lavoro e di attività
indirizzi
122 Aziende e personaggi in questo numero


Pianetahotel gennaio-febbraio 2010

Archivio Copertine Horeca –

8 cover story LEGNO, L’ARCHITETTURA DEL NUOVO BENESSERE La storia di copertina è dedicata alle soluzioni abitative per l’ospitalità che utilizzano il legno come materiale principe, con una rassegna di modelli dall’Italia e da tutto il mondo.   front office 14 Dolce Vita Hotels, ovvero come offrire cinque alberghi al  prezzo di uno 18 Pronto al debutto in Germania il Food Hotel. Sponsorizzato    dai big del retail 20 Airport hotel con spettacolo al Radisson…



8 cover story


LEGNO, L'ARCHITETTURA DEL NUOVO BENESSERE


La storia di copertina è dedicata alle soluzioni abitative per l'ospitalità che utilizzano il legno come materiale principe, con una rassegna di modelli dall'Italia e da tutto il mondo.


 


front office


14 Dolce Vita Hotels, ovvero come offrire cinque alberghi al  prezzo di uno


18 Pronto al debutto in Germania il Food Hotel. Sponsorizzato    dai big del retail


20 Airport hotel con spettacolo al Radisson Blu Zurigo


22 Marketing relazionale nei Residencehotels


24 Le attività Mice di NH Hoteles all'insegna del rispetto
ambientale


26 ritratto Maurizio Faroldi del Milano Scala


 


design&contract


28 Stile contemporaneo con accento veneziano per il Centurion di Sina


32 Del Tongo Contract al servizio del progetto


38 C&C Italia, il contract con stile artigianale


40 News. Outdoor ad alta resistenza di Staron. Pannelli e vasche d'oro di Sicis. La eco-hall di Barausse Group e l'installazione Wnt di Emanuele Svetti


 


food&beverage


62 In Alto Adige l'hotel gourmet è parte fondamentale dell'offerta turistica


68 Niente ristorante al Petronilla, ma il taxi per il ristorante è gratis


70 Cucina di pesce in alta quota al Biohotel


72 osservatorio Elena Bacchini, Surgital


 


back office


76  I sistemi di automazione alberghiera per ottimizzare l'impianto


elettrico, fornire servizi innovativi e contenere


i costi energetici


82 Temporary management, soluzione a basso costo per gestire


l'organizzazione


84 Grazie all'energia solare l'hotel diventa ecocentrale


86 Erogatori per un breakfast di qualità


88 ecohotel L'albergo "verde" piace sempre di più


90 News Lavanderia e pulizia



94 agenda


96 News tecnologia



La ricetta per i bar? Cortesia, bell’ambiente e buoni prodotti

punti di vista –

Per il gastronauta Davide Paolini il futuro del bar è fondato sulla “relazione”. Intervista esclusiva dal numero del trentennale di Bargiornale

Come gran parte delle persone cresciute in un piccolo paese (lui è di Galeata, comune sulle colline romagnole), Davide Paolini ha trascorso gran parte dei suoi anni giovanili al bar: «Era il centro di tutto: amicizie, discussioni di politica e di sport, zingarate». Ora naturalmente, “quel” bar non esiste più. Nè è pensabile poter tornare indietro.Il problema però, secondo Paolini, è che il bar che avrebbe dovuto sostituirlo, in realtà, non esiste ancora. Gli abbiamo chiesto di spiegarci come dovrebbe essere e cosa manca ai bar d’oggi per arrivare lì.

Cosa manca di più ai bar che oggi si trova a frequentare?


Quello che io raramente trovo è la qualità del servizio, l’amore per quello che si fa e la capacità di trasmetterlo. Avere un caffè ben fatto sembra una richiesta banale, ma spesso così non è. Con un paradosso: che a volte ci si trova di fronte a materie prime eccellenti, per esempio nell’espresso, a grandi capacità di raccontarle e di invogliare il cliente a fare un’esperienza di consumo con un risultato finale in tazza assolutamente deludente.
Sul fronte opposto, il rischio a cui si va spesso incontro è quello dell’uniformità dell’offerta: prodotti tutti uguali serviti alla meno peggio, senza un minimo di cura. Quali sono le direzioni di lavoro di lavoro che i gestori di locali dovrebbero perseguire?

Credo che il bar debba tornare a fare il bar, curando la qualità dei prodotti che più lo caratterizzano. Prima di tutto un caffè e un cappuccino fatti nel modo migliore; ma anche ottimi toast e ottimi panini, oltre a cocktail fatti come si deve per l’aperitivo. Ecco, proprio l’aperitivo potrebbe essere un momento su cui costruire un’offerta originale e di qualità.

Quindi basta con l’happy hour?
Direi basta a quegli happy hour in cui si propinano cibi rimediati e rimescolati di nessuna qualità, salse impresentabili e piatti di cui si fatica persino a indovinarne il contenuto.
Il momento dell’aperitivo, al contrario, è una grande occasione per i bar. Varrebbe la pena puntare su poche cose, semplici ma di qualità. L’aperitivo potrebbe essere la giusta occasione per valorizzare i tanti giacimenti della nostra gastronomia, a partire da salumi e formaggi. Contribuendo così a far conoscere i prodotti del territorio più validi. Naturalmente accompagnati da cocktail fatti a regola d’arte.
Oltre all’aperitivo, un altro grande momento di consumo da rilanciare e valorizzare è la prima colazione. In Italia mancano luoghi dove si possa fare una colazione all’altezza. Il bar potrebbe diventare il luogo giusto.
Per quanto riguarda la sera, invece, la strada dovrebbe essere quella di inventarsi delle motivazioni di incontro. Quello che occorre sono organizzazione e programmazione.

Detto della qualità dei prodotti, resta da affrontare il tema del servizio.
Qui la parola chiave è una sola: formazione dei dipendenti. Da noi manca quasi del tutto, figlia della presunzione tutta italiana di pensare di “saper già fare” e di non aver bisogno di imparare nulla. Nè come si fa un buon caffè, nè quali sono le tecniche migliori per trattare con il cliente, nè nessun’altra cosa.
La formazione dovrebbe comprendere sia gli aspetti tecnici relativi alla preparazione dei prodotti, sia quelli più immateriali: dal servizio alle tecniche di accoglienza dei clienti.

In conclusione: quali caratteristiche che deve avere un bar per piacere al Gastronauta?
La prima cosa è la capacità di creare uno spazio e un’atmosfera gradevoli, che sappiano mettere il cliente a proprio agio. Non sono necessari effetti speciali strabilianti, ma una certa presenza scenica dell’ambiente resta comunque un elemento importante.
Lo spazio gradevole, però, da solo non è sufficiente. Occorre anche che venga reso vivo e animato, con la cortesia e l’educazione delle persone chi ci lavorano dentro.

Dal mondo arriverà il gusto per nuovi abbinamenti

punti di vista –

Per il gastronomo Vittorio Castellani, alias Chef Kumalè, il futuro del bar è biologico ed etnico. Intervista esclusiva dal numero del trentennale di Bargiornale

Mescolanza, conoscenza, sperimentazione. Con lo sguardo rivolto a quanto avviene all'estero. In Paesi lontani, esotici e all'apparenza così diversi dalla nostra cultura, ma che invece influenzeranno sempre più i nostri stili di vita. Anche nei bar che dalle tradizioni di altre culture potranno trarre spunti di rinnovamento. Certo, il momento storico, sociale e politico che stiamo vivendo non è quello più adatto a parlare di mescolanza con altre tradizioni, ma proprio da queste culture verranno forse le risposte alle domande di cambiamento poste dagli italiani. «Servirebbe una scossa - dice Vittorio Castellani, meglio conosciuto come Chef Kumalè - che accenda un atteggiamento positivo verso quanto avviene in altre realtà, capace di rispondere alla voglia di cambiare, crescere, scegliere tra tante offerte che le nuove generazioni mostrano di volere».

A cominciare da?

Aperitivo e happy hour. Abbiamo prodotti meravigliosi in Italia, ma a volte non sappiamo valorizzarli a dovere in questo ambito. Viaggiando si coglie spesso una grande attenzione alla cosiddetta cucina minimalista. Una cucina piccola nelle dimensioni e fatta di pochi e semplici abbinamenti, ma assolutamente gustosa e attraente. Basta un buon prodotto base, abbinato a un pane di qualità e presentato con una salsa fantasiosa e una spolverata di creatività per trasformare uno stuzzichino in un'esperienza sensoriale. Pensiamo a quanti taglieri, assaggini, bocconi potrebbero nascere ricombinando il patrimonio di alimenti che abbiamo in Italia.

Non che manchino offerte ampie o interessanti nei bar italiani.

No certo, ma a volte da noi si privilegia la quantità dell'offerta alla qualità. In Spagna la tendenza nei tapas bar è invece quella di offrire meno proposte, numericamente parlando, pur di garantire al cliente gusto, freschezza e varietà degli ingredienti. Sono le offerte “algo para picar”, ricette stuzzicanti e poco costose. È un concetto ben espresso in molte lingue. In Sud America si chiamano mata ambre o salgadinhos o antojitos, tsukemono in Giappone, tapas o pintxos in Spagna, dim sum in Cina. In Italia questo concetto è quasi assente, mentre si potrebbe tornare, soprattutto per l'aperitivo, al semplice mangiucchiare, allo “sgranocchiare”. Ma questo “qualcosa” deve essere qualcosa di gustoso, vario, curioso. Anche perché, attenzione, l'andare verso nuovi sapori e abbinamenti non è solo gusto per l'esotico, ma una naturale curiosità che spinge gli esseri umani ad assaggiare nuovi sapori e abbinamenti.
In Italia il bar assolve spesso anche la necessità del pranzo.
Si è vero, ma sembra che la cucina non sia nella mentalità del bar, che spesso si limita a panini, insalate e qualche piatto caldo, spesso fatto malamente. Certo ci sono delle eccezioni, ma sono appunto eccezioni. Chi ha una cucina in proprio deve sviluppare una proposta appetibile, salutistica, magari con più attenzione al biologico. Nel Nord Europa è in atto una conversione quasi totale al bio. In Italia no, sembra che il cliente non sia interessato o che non sia disposto a spendere qualcosa in più per un piatto di qualità. Ma siamo proprio sicuri?

Togliamo il panino agli italiani?

No, ma anche questa offerta potrebbe essere ripensata, o almeno allargata, partendo proprio dagli esempi che arrivano dal mondo. Se pensiamo alla varietà di smørrebrød (tartine farcite con ingredienti gustosi, ndr) serviti nel nord Europa durante il pranzo vengono i brividi.

Altri mondi? Pardon, altri suggerimenti?

Dal Sud America i nostri bar dovrebbero imparare l'utilizzo della frutta fresca, non necessariamente esotica. Certo, a Milano esistono alcuni locali specializzati che offrono frullati, ma nel bar comune o in quello da aperitivo manca quasi totalmente il concetto e le possibilità offerte da frutta, yogurt o latte. Dall'Asia si potrebbe recuperare il rito e la cultura del tè, ma anche di infusi, decotti a base di erbe magari da abbinare ad appositi snack. In Oriente, e negli Usa, nascono locali totalmente dedicati a tale tema e anche locali non centrati sul tè dedicano corner o attenzioni particolari a questa offerta. Senza dimenticare che con tè e infusi si possono preparare ottimi cocktail. Intriganti dal punto di vista del gusto e per la nostra salute, un aspetto valutato molto positivamente dal cliente.

C'è molto da fare, insomma.

Sì. Sicuramente il bar potrebbe creare spazi di relax che diano al cliente la possibilità di leggersi un libro, un giornale, sorbire un tè in totale tranquillità. E poi si potrebbero azzardare anche nuove location soprattutto per certi tipi di locali. In alcuni Paesi molto spesso il bar è inserito nei mercati ortofrutticoli o in quelli del pesce e propone una cucina espressa con i prodotti del mercato, di stagione e del territorio. E ovviamente l'offerta principale è realizzata proprio con quelle materie prime vendute dai grossisti a pochi metri di distanza.

Locali che conquistano cuore, pancia e cervello

punti di vista –

Per l’architetto Beppe Riboli il futuro del bar è “creativo”. Intervista esclusiva dal numero del trentennale di Bargiornale

Ha conquistato sul campo il titolo di “architetto monello”. Perché i suoi progetti sono matti. Intendiamoci, vede benissimo, dietro gli occhiali scuri alla Mick Jagger. Detesta però certe regole e ha l'allergia alle mode. Quando le discoteche avevano solo piste grandi, ha creato il club Qi in Franciacorta, tanti salottini ad anfiteatro su una pista ridotta ai minimi: «che se la gente vuole ballare - diceva - ballerà anche sui tavoli». Così è stato, così è oggi. Oggi i club con tanti salottini-privé sono la regola più che l'eccezione e le piste si sono miniaturizzate. Quando le pizzerie erano ancora in stile “Bella Napoli” lui, ispirato dai lavori del maestro finlandese Alvar Aalto, ha creato il Portanova di Crema, un locale dalle linee pulite, con legni chiari, luminoso ma senza quelle luci abbaglianti che fanno andare di traverso pizza e serata. Gli hanno dato in mano un antico teatro sul lago di Garda, che ha trasformato in Teatro Alberti, un locale polifunzionale dove intrattenimento e ristorazione si fondono in una cornice da favola. Beppe Riboli non è un veggente, ma sul futuro dei locali ci azzecca. Molto spesso.

I locali crescono e muoiono come funghi. Qual è la ricetta giusta per durare?

Sono stato a una tavola rotonda di recente. Mi sono reso conto che ormai molti colleghi pensano più ad accontentare l'azienda X che il locale. Pensano a disegnare la poltroncina, il tavolo, ma si fermano qui. Ci vuole una visione più completa. Si deve partire dal contenitore (il locale) per arrivare ai contenuti (i complementi d'arredo). Solo così i locali conquistano un'anima.
E l'anima sopravvive in eterno. La poltroncina no.
Il tuo approccio è diverso?

Quando disegno un locale, racconto una storia. Quella di una masseria o di un teatro, non importa. Mi guardo intorno, respiro le atmosfere del posto, cerco di entrare in sintonia con il committente e le sue esigenze. Poi mi metto all'opera per fare un posto che duri e sia impermeabile alle mode del momento. Nel nuovo progetto, che ho appena presentato al Sigep, racconto la storia di una gelateria. Si chiama Affresco e sarà una catena dedicata al gelato artigianale a marchio Ifi. È un nuovo concept di gelateria di design, uno spazio a forma di tavolozza, che rivoluziona con un colpo di pennello l'immagine classica di questi locali. Un tunnel bianco, tutto legno, di 4-5 metri per 20 di lunghezza, illuminazione a led. E gelati in vaschette esposti come fossero colori di una tavolozza. È una storia tutta italiana, che prende a prestito alcuni miti nostrani, dal gelato a Pinocchio.

Siamo a quota tremila discoteche. A cavallo tra gli anni '80 e '90 erano il doppio. Siamo alla fine di un'era gloriosa?

Il calo è fisiologico. Ce n'erano troppe e troppo scontate. Scrivi così: «Le discoteche non moriranno mai. I ragazzi amano ancora la pista». Vinceranno quelle che ti fanno vibrare, che danno emozioni. Non esiste luogo migliore di sperimentazione della discoteca. Il problema è che tutti fanno la corsa a diventare fashion club, anche quando di fashion, tra arredi e programmazione artistica, c'è poco. L'architetto fa il teatro, gli attori giusti metteteceli voi.
Quali format conquisteranno la scena?

In crescita vedo i locali con formule ibride, quelli che mettono insieme il negozio di fiori col lounge o il parrucchiere col bar. Ci sarà un forte sviluppo degli spazi esterni e maggiore coordinamento tra immagine interna ed esterna dei locali. L'immagine, in generale, dalle pareti alle sedie, dai menu alle divise, sarà più omogenea. Torneremo a ballare. Tornerà lo show alla Tony Manero, perché la televisione continua a trasmettere programmi dedicati al ballo (da “Amici” a “Ballando sotto le stelle”) e il pubblico li adora. Perché le iscrizioni ai corsi di danza sono in crescita. Vuoi vedere che torneremo a disegnare dancefloor enormi come negli anni Settanta?

Riecco il bar letterario ma in versione office

punti di vista –

Per il futurologo Francesco Morace il futuro del bar è “deep&slow”. Intervista esclusiva dal numero del trentennale di Bargiornale

Future Concept Lab si è consolidato negli anni come laboratorio di ricerca sui consumi e di innovazione concettuale tra i più completi. L’istituto milanese è oggi infatti riconosciuto come un “think-tank” strategico con visioni sul futuro in tutti i principali settori di attività. Compreso, ovviamente, quello dell’ospitalità. Ne parliamo con Francesco Morace, presidente dell’istituto e curatore di un gettonatissimo blog su Nòva100 del Sole 24 Ore. Partiamo da un dato di fatto: a differenza dei negozi specializzati che sono stati in gran parte cannibalizzati dalla grande distribuzione, i bar in tutti questi anni hanno resistito. Rafforzando il loro ruolo non solo di centro di scambio di prodotti e servizi, ma anche di relazioni sociali basate su una sempre più stretta interazione del locale con il territorio. « Certamente - esordisce Morace - tra l’altro molti altri esercizi di prossimità, dalle farmacie ai piccoli supermercati, hanno “tenuto” per lo stesso motivo. Fiducia e relazione personale diventano essenziali in un momento di crisi, addirittura più del prezzo...».

La polifunzionalità nell’ambito dei pubblici esercizi è ormai un dato acquisito. Quali potrebbero essere le nuove aree di business da scoprire o (ri)scoprire?

Tutto ciò che riguarda il quotidiano e le ritualità del territorio, anche e soprattutto in termini di servizio alla persona e alle famiglie

La forza del bar non è forse legata anche al fatto di essere un tassello importante di una rinnovata slow economy?
Certamente: noi utilizziamo la formula “Deep & Slow”. Non solo la lentezza ma anche la profondità dell’esperienza che richiede tempo. In questo senso la relazioni interpersonali, lo scambio di opinioni e non solo “la chiacchiera” costituiscono variabili decisive in termini di cultura ed esperienza del territorio. E lo scambio culturale potrà essere tale laddove si trovano idee, contenuti, approfondimenti come ad esempio avviene in molti “caffè culturali” di stampo ottocentesco, ma con una rinnovata cultura del servizio.

Come si immagina il futuro del bar italiano tra 10 anni? Quali sono le sue “PreVisioni” e i suoi “PreSentimenti” in materia?

Il futuro del bar italiano - se inquadrato nella cornice che abbiamo appena immaginato - sarà molto simile a quello di un micro-avamposto per la convivialità, lo scambio sul territorio e addirittura l’erogazione di servizi sociali e culturali. Qualcosa di molto simile alle nuove librerie che non a caso hanno inserito il bar come servizio essenziale. Le librerie partono dalla lettura, i bar partiranno dal consumo delle bevande e del cibo, ma il tipo di esperienza sarà simile con la lettura dei giornali al posto di quella dei libri.

Il modello italiano di bar è una sorta di unicum a livello mondiale. Resterà tale anche in futuro o c’è da aspettarsi una globalizzazione della formula?

L’unicità del bar italiano sarà sempre più la base anche della sua universalità: se Schultz - l’ideatore di Starbucks - ebbe l’idea di creare la sua catena in un bar di Milano, non c’è dubbio che in futuro questa formula continuerà a nutrire progetti globali se solo sarà capace di non perdere il contatto diretto con il quartiere e con il territorio. Cioè con la vita vera delle persone, con le loro ritualità quotidiane. Negli altri Paesi si tratterà di capire quali sono queste ritualità, sicuramente diverse da quelle italiane.

Esistono insegne o formule anche fuori dall’Italia che già incarnano in parte servizi o caratteristiche del locale del futuro?

In questa dimensione bisogna osservare non tanto la formula del bar classico - che all’estero non esiste e che difficilmente sarà imitata - ma piuttosto la formula mista e ibrida di luoghi pensati per la convivialità o per le attività quotidiane (l’incontro di lavoro, la relazione) che si accompagnano alla consumazione di snack o bevande. È interessante a questo proposito segnalare una nuova catena che ha aperto in questi giorni a Buenos Aires il suo primo locale e che si chiama Urban Station. Un luogo piacevole e ben disegnato, a metà tra la sala di aspetto di un aeroporto e un Internet cafè sofisticato, dove al wi-fi gratuito e ad alcune sale di riunione per incontri di lavoro, si affianca il classico servizio di bar e un’area di convivialità soft con poltrone e piccoli divani ricercati, tra il vintage e l’art-decò. Si paga una tariffa oraria di pochi euro per la permanenza e l’utilizzo di un pacchetto di servizi (compresa la consumazione) a piacere. Questo luogo nasce sulla spinta di una generazione di giovani professionisti e creativi che dopo la crisi economica del 2001 in Argentina non possono permettersi un ufficio - neanche in condivisione - e che richiedono, in alcuni momenti della loro quotidiana vita lavorativa, un punto di incontro e di professionalizzazione del loro tempo, ma in modo soft e rilassato, al di fuori delle regole formali del business classico, o della semplice (e a volte triste) funzionalità di alcuni Internet cafè. Ecco, questo è un tipo di nuovo format che unisce le caratteristiche di un bar, di una libreria, di una sala d’aspetto e di un ufficio. Questa sarà la direzione del futuro.

Vietato stare fermi la concorrenza cresce

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Per l’economista Luca Pellegrini il futuro del bar sarà nel segno del franchising. Intervista esclusiva dal numero del trentennale di Bargiornale

Rivoluzioni in vista, nel mondo dei pubblici esercizi, all'orizzonte non ne vede. E nemmeno rischi di falcidia come si sono verificati in altri comparti del commercio, per esempio nei negozi di abbigliamento. Per Luca Pellegrini, che da anni studia l'evoluzione economica del mercato del fuori casa, è però cominciata la fase di selezione della specie. «È improbabile aspettarsi per prossimi anni che la disponibilità economica dei clienti aumenti in modo sensibile. E in questi anni i consumatori sono diventati meno abitudinari e più selettivi. Con meno soldi in tasca, cominciano a scegliere tra locale e locale».

Come fare per mantenere i clienti o catturarne di nuovi?
Occorre intanto capirne i meccanismi: è chiaro che, avendo meno soldi, i clienti devono selezionare le occasioni di uscita. Se chi ha un bar non cerca di offrire qualcosa in più del solito, il rischio è che le persone spendano meno, non spendano o non tornino cresce. Oggi i clienti mostrano di privilegiare i locali che offrono un ambiente piacevole, oltre a varietà e qualità di prodotto offerto. Occorre allora guardare ai più bravi, studiare cosa fanno. E scegliere di specializzarsi su una o preferibilmente più occasioni di consumo. Tenendo però presente che, per offrire diverse occasioni di consumo, occorre cambiare la scena: con le luci, spostando gli arredi ecc. Quello del bar è un lavoro che per chi ha voglia, usa l'immaginazione ed è attento alla relazione con il cliente, offre opportunità enormi.
Al contrario, chi offre le solite cose si troverà sempre più in difficoltà. A maggior ragione con la crescita dei bar gestiti da imprenditori stranieri, che rispetto a noi sono disposti a lavorare molto di più a fronte di aspettative di reddito nettamente inferiori. Senza contare che la concorrenza non viene solo dagli altri bar...

Chi sono i nuovi concorrenti?

Le macchine per l'espresso domestiche hanno fatto sì che la colazione a casa sia diventata, oltre che più economica, spesso anche qualitativamente migliore rispetto al bar. Il vending ruba spazio alle pause al bar. Per il pranzo ci sono da un lato i supermercati, che hanno cominciato a proporre prodotti specifici, e dall'altro, i piccoli take away, mentre i clienti ancora “rubabili” ai ristoranti ormai sono pochi. Forse l'unica occasione di consumo non ancora minacciata è l'aperitivo. Anche perché per un'ampia fascia di clienti, i cosiddetti “bamboccioni”, cioè i giovani che lavorano ma vivono con i genitori, l'aperitivo resta l'unica occasione di socializzazione adatta alle proprie ridotte disponibilità.

Quali aiuti possono arrivare da industria e distribuzione?
L'industria, visto che i consumi domestici non crescono, guarderà con sempre più attenzione al fuori casa. In prospettiva, come hanno cominciato a fare i torrefattori, cercherà di rafforzare la presenza della propria insegna nei locali, anche creando una sorta di franchising. I grossisti, invece, prima o poi cominceranno a fare i conti, scoprendo che servire alcuni bar non è conveniente; qui l'evoluzione potrebbe andare verso contratti più vincolanti o simil-franchising. I baristi potrebbero risparmiare sugli approvviggionamenti associandosi. Così magari smetterebbero di perder tempo a inseguire il piccolo affare che fa risparmiare pochi euro e lo dedicherebbero a occuparsi di più dei loro clienti.

Nuovi locali come piccole Las Vegas

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Per il sociologo Francesco Alberoni il futuro del bar è “giocoso”. Intervista esclusiva dal numero del trentennale di Bargionale

Sarà come un piccolo Caesar's Palace. Sarà come il paese dei balocchi in versione Mazinga. Avrà slot machine, macchine fiammanti e macchine pensanti. Sarà un bar con gente che avrà voglia di giocare e di fare nuove esperienze. Quando chiediamo a Francesco Alberoni come sarà il bar di domani, il celebre intellettuale e sociologo, descrive il “suo” bar. Quello in cui si svolge parte del suo primo romanzo “I dialoghi degli amanti” (Rizzoli, 319 pagg., 19,50 euro), storia di un amore travagliato, ambientata in un prossimo futuro, dove le manipolazioni genetiche e le neuroscienze minacciano l'autenticità dell'individuo.

Vince il modello “Las Vegas”, con slot in ogni angolo, dalla zona dei nastri trasportatori degli aeroporti ai bagni.
Dunque, bar come sale giochi?

Il bar è stato e sempre sarà un luogo per svagarsi, divertirsi, giocare. Il caffè è stato lo spazio del biliardo, delle carte, delle freccette, del backgammon, secondo le tradizioni locali. La differenza è che oggi si gioca più con le slot-machine e molto, molto meno con la stecca e i birilli. Non sta a me giudicare, cos'è meglio tra i due. Mi limito a osservare che al fianco dei nuovi apparecchi da gioco, si moltiplicano le tecnologie che semplificano la vita: terminali per giocare al Super Enalotto, ma anche per pagare le bollette. Tecnologia unita al divertimento e all'intrattenimento.

Il bar negli ultimi anni è uscito allo scoperto. Si è appropriato degli spazi esterni. Cosa ne pensa di questa recente invasione?

Fino agli Novanta il bar diurno è rimasto uno spazio interno, isolato, chiuso ermeticamente nel suo involucro. Nel corso degli anni era stato il tempio della sala da biliardo, dei tavoli di briscola, del flipper, il rifugio dei pittori, degli studiosi e dei paninari. Al suo interno si consumavano le giornate. Il bar era una rientranza all'interno della città, concettualmente simile a una vecchia stazione di posta dei cavalli. Oggi si va verso modelli più rilassati dove il tempo è dilatato. Si abbandona il concetto del locale mordi e fuggi, dove entravi per un caffè e via: un modello di fruizione dei locali che appartiene al passato. Anzi, al passato remoto. Si torna al modello dei vecchi bistrot parigini, dei café chantant, con ampi spazi all'aperto. Si va, ogni giorno di più, verso quel genere di locali che invadono gioiosamente le vie e le piazze, e che hanno catturato l'attenzione di artisti come Manet, Degas e Toulouse-Lautrec. Un'invasione pacifica, ma che alcuni vivono come un'intrusione. Si sa, rumore e schiamazzi fanno saltare i nervi al vicinato.

A me viene in mente la scena festosa del “Ballo al Moulin de la Galette” di Renoir. Un'opera immortale, che ritrae la vivacità di un cafè en plein air. Ma siamo certi che non sia un modello di locale un po' passatello?

Da qualche anno la tendenza è di conquistare l'esterno. La gente vuole star fuori: desidera fuori-uscire. Per l'esigenza di stare alla luce del sole, il bar e i suoi frequentatori mangiano chilometri quadrati di marciapiedi, piazze, spazi comunali. Io frequento un bar di via Torino a Milano che ogni giorno si allarga un po' di più. Il bar torna a essere, come lo era nell'Ottocento, un pezzo di vita, di strada, un luogo del gruppo. In strada si socializza, c'è la movida. E non importa se fa freddo. Ci sono le lampade termiche, i funghi, e sotto queste campane nascono amicizie e nuovi amori. In città, come al mare, la tendenza dilaga. Al posto degli stabilimenti balneari nascono i beach bar. Così i locali conquistano anche la sabbia, dalla Romagna alla Costa Azzurra.

Certo che sarà difficile adattarsi a un modello del genere. Non tutti hanno la possibilità di avere uno sfogo verso l'esterno.
Un consiglio per tutti?


Se potete, create locali fruibili dalla mattina alla sera. Più comodi sono, meglio è.
Oltre ai prodotti, devono fornire servizi utili (schedine, bollette, giochi ecc.), ma anche uno spazio che favorisca le relazioni. In futuro vedo fast-food trasformati in luoghi asettici in luoghi ospitali e con un'offerta di prodotti di qualità.

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