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Così si costruisce un cocktail vincente

Bar University –

La scelta degli ingredienti è solo uno dei passi necessari per lanciare con successo un nuovo drink. Occorre individuare il nome giusto, studiare dove e come servirlo. Ma alla base di tutto ci sono due decisioni fondamentali: perché e per chi lo si decide di fare?

Faccio un po' di esperimenti, metto a punto una ricetta che mi intriga, gli do il nome della mia ragazza o di mia figlia appena nata è il gioco è fatto: il mio nuovo cocktail è pronto. Quello appena descritto è un metodo di lavoro che accomuna tanti barman desiderosi di creare il proprio cocktail.
I frequentatori del seminario sul “Cocktail building” tenuto da Oscar Cavallera, direttore di Bar University, in occasione di un corso di formazione di Wirspa (l'Associazione che riunisce i produttori di rum delle Indie occidentali), hanno scoperto due cose.
Primo: non è quello l'unico modo per arrivare a creare un nuovo drink. Secondo, e decisamente più importante: c'è un modo estremamente più efficace, a cui molti non avevano mai pensato. Si chiama “cocktail building”, ed è una tecnica messa a punto negli Stati Uniti che unisce alle abilità tecniche quelle di marketing.
Con il risultato - per certi versi paradossale - di contribuire al successo di chi lo inventa anche nei casi in cui ad averlo bevuto sono pochissimi o quasi nessuno.
Un esempio? I locali che hanno fatto a gara a creare il cocktail più esclusivo del mondo (dal Bulgari Hotel di Milano con il Bulgari Oro, al Flawness del Movida di Londra) sono finiti sulle pagine delle riviste di tutto il mondo. E la stessa fortuna se l'è costruita Thierry Hernandez, bar director all'Hotel Plaza Athénée di Parigi, con il suo Flower power. Un cocktail semplicissimo ma geniale: sciroppo di fiori nel bicchiere, servito con uno stirrer di zucchero azzurro e una bottiglia di acqua Ogo, quella superossigenata. Versando l'acqua, lo stirrer riflette la luce riempiendo il bicchiere di bolle azzurre. Spettacolo garantito e coda fuori per ordinarlo.
«Prima di mettersi a inventare un cocktail - spiega Cavallera - occorre rispondere a tre domande chiave: perché lo voglio fare, chi voglio che lo beva, dove scelgo di servirlo. Solo una volta che si è risposto a questi interrogativi ci si mette a pensare a come farlo: sono le basi del cocktail building». Un metodo che ribalta gli schemi: scelta degli ingredienti, metodo di preparazione, tecnica di presentazione e nome diventano infatti una conseguenza delle scelte fatte “a tavolino”, ancor prima di cominciare.

Si comincia dal perché

La prima cosa da chiarirsi è la ragione per cui vogliamo creare un cocktail: creare un drink adatto alla stagione è diverso da ideare una ricetta per un concorso. Si può scegliere di stupire, di coinvolgere, di trasgredire (tutte formule che porteranno ad attirare l'attenzione della stampa). O, più semplicemente, di dedicarlo a un cliente speciale, a un'occasione (lo scudetto della squadra del cuore?). O ancora, l'obiettivo può essere quello di spingere i consumi di un prodotto nuovo o che si ha interesse a vendere.
Il tipo di persone che vorremmo bevessero il cocktail influenzerà in maniera decisiva la ricetta, così come la scelta del bicchiere. Sempre che non si decida di servirlo in un contenitore diverso (la scarpetta di Cenerentola piuttosto che un finto vaso etrusco). Idee chiare? Si passa allo fase realizzativa vera e propria. Per poi concludere con una rinuncia: non usare il nome del vostro “ignaro” bebè.

Stimola le emozioni e vendi

Marketing –

La vendita non è sempre e solo una transazione commerciale tra chi offre un prodotto o un servizio e il cliente che acquista. È invece, spesso, la capacità di stimolare e soddisfare la personalità e il bisogno dell’altro

Sapete qual è il prezzo di un prodotto? Di un qualsiasi prodotto? Semplice. È quello che il cliente è disposto a sborsare pur di acquistarlo. Non importa che si stia parlando di qualcosa di pregio o di un bene di largo consumo, di cifre rilevanti o pochi spiccioli. L’importante è il valore assoluto che il cliente dà a quel prodotto e quindi la sua propensione a spendere una certa cifra pur di farlo suo e, in seguito, a essere soddisfatto del proprio acquisto. Non ci credete? Pensate alle centinaia di euro che il cliente è disposto a spendere per, ad esempio, uno Champagne e quanto invece sia disposto a sborsare per un ottimo metodo classico italiano non molto conosciuto. Non importa che lo spumante italiano sia migliore, abbia più profumi, più persistenza, più qualità del francese. È che lo Champagne come categoria di prodotto suscita emozioni nel cliente quantificabili con la disponibilità a un maggior esborso.

Marketing per soddisfare

Marketing, penserà qualcuno. E non sbaglierebbe. Ma il ragionamento da compiere non finisce qui. Perché se è vero che il marketing è alla base di tutto ciò, è anche vero che il marketing agisce proprio sulle emozioni e che sono queste alla base del giudizio che il cliente dà a un prodotto o a un servizio. Anche il bar può stimolare le emozioni del cliente. Un caffè venduto a 80 centesimi di euro può essere percepito come più “caro” di un caffè venduto a 1,2 euro se in questo secondo caso il prezzo è giudicato inferiore al valore del caffè appena gustato. Non bisogna dimenticare, infatti, che la comunicazione non è solo quella verbale, ma un insieme di fattori che assieme formano il messaggio che si vuole trasmettere. Per esempio, il caffè da 80 cent può essere un semplice espresso servito in una normale tazzina e niente altro.

Messaggi non verbali

Il caffè da 1,20 euro può essere un caffè di una miscela particolare servito in una tazzina di porcellana e, a contorno, cinque tipi di zucchero tra cui scegliere, il bricchetto del latte e magari anche un biscotto di pasticceria. Il messaggio, in questo secondo caso, è abbastanza chiaro. “Caro cliente, io a te ci tengo e, anche se da me il caffè costa un po’ di più, ti offro anche molto di più e con molta più cura di quella che ti offrono i miei concorrenti”. Lo stesso discorso, ovviamente, si può fare anche con tutta l’offerta del bar. Insomma il locale deve comunicare con il cliente trasmettendogli un messaggio univoco. È il bar che parla col cliente in questo caso. Non ci credete? Chi desidera approfondire l’argomento può indagare tra i consigli che Angelo Novello non risparmia nel suo “La Vendita emotiva” edito da Franco Angeli.

Un super-Confidi per le aziende lombarde

Credito –

Tredici consorzi di garanzia collettiva provinciali hanno unito forze e fondi in Asconfidi. Il nuovo ente promette di facilitare l’erogazione di denaro per le imprese. Ne possono beneficiare anche bar ed esercizi pubblici. Cresce il numero di aziende che chiede finanziamenti e sostegno

Nasce in Lombardia un gigante per la garanzia del credito nei settori del commercio, turismo, servizi e artigianato. Si tratta del super-Confidi regionale, in grado di produrre 5 mila operazioni di finanziamento l’anno per 250 milioni di euro. L’organismo di garanzia è figlio della Legge Tremonti e si propone di semplificare le procedure e allargare la concessione del credito. Il nuovo ente opera attraverso l’attività di tredici Confidi aggregati su base regionale e non più - ecco la novità - su scala provinciale. È una task-force di cui si sentiva bisogno, ma c’è un rischio: quello di alterare il rapporto con il territorio che finora ha consentito ai Confidi provinciali di lavorare bene e “a colpo sicuro”, grazie alla conoscenza diretta degli esercenti, sapendo chi è affidabile e chi no. L’esperienza insegna che spesso le banche concedono i soldi a chi li ha già, mentre un buon imprenditore in momentanea difficoltà magari non riesce a ottenerli.

Rapidità assicurata

«I Confidi sono cooperative tra imprese e, se si rafforzano, ci guadagna il potere contrattuale nei confronti delle banche e migliora la qualità delle garanzie prestate», spiega Ernesto Ghidinelli, 47 anni, responsabile del settore credito e incentivi di Confcommercio. «La nascita del super-ente lombardo è un’ottima notizia per i bar e per gli esercizi pubblici: è finanziariamente in grado di diversificare i rischi e offre garanzie di qualità. Sul fronte opposto, c’è il pericolo che una struttura più grande presenti complicazioni organizzative e richieda più professionalità; ma, una volta standardizzati i meccanismi, il nuovo ente non perderà snellezza e manovrabilità. In ogni caso, è bene che continui a responsabilizzare le strutture provinciali».
Negli ultimi mesi le richieste di fidi per esigenze di liquidità aziendale e consolidamento dei debiti a breve termine sono aumentate del 30%. Un indicatore che i Confidi lavorano di più, che c’è un problema di gestione del circolante e che le aziende, più che in politiche di crescita, sono coinvolte in operazioni di ripristino della liquidità.
«I tempi di pagamento per l’ingrosso si sono allungati - conferma Ghidinelli - e i Confidi rischiano di più per dare una mano a imprese che, probabilmente, si vedrebbero invece sbattere la porta in faccia dalle banche, poco disposte a esporsi. Gli istituti di credito hanno più che raddoppiato lo spread per la concessione dei prestiti, mentre i Confidi mantengono invariato il costo delle commissioni».

Il rischio dell’usura

Secondo Fidicomet, il fondo di garanzia dell’Unione del Commercio di Milano, si sta utilizzando il 30% in più dei fondi di prevenzione antiusura. Significa che per le aziende in difficoltà aumenta la probabilità di cadere in mano agli strozzini? «È chiaro - risponde Ghidinelli - che nei periodi di crisi aumentano anche i rischi per i soggetti più deboli. Se le porte di accesso al credito legale si chiudono, si possono aprire pericolose alternative. Di qui l’importanza del ruolo dei fondi di prevenzione. Per fortuna il ministero dell’Economia e delle Finanze nell’ultimo periodo ha garantito la costante alimentazione dei fondi dei Confidi. Di questo va dato atto. In passato c’era stata una certa discontinuità».

Una legge per il vuoto a rendere

Progetti –

Un comitato costituito da enti e aziende private ha elaborato un progetto per recuperare le bottiglie usate da bar e ristoranti. Dopo il test nel trevigiano, è nata una proposta di legge ora al vaglio del Senato. Il sistema comporterebbe vantaggi per l’ambiente. Previsti sgravi fiscali per incentiva

L'antico sistema del vuoto a rendere, con cui fino a quarant'anni fa le bottiglie di vetro utilizzate venivano restituite agli imbottigliatori per essere impiegate nuovamente, potrebbe tornare attuale. E, soprattutto, potrebbe riguardare bar e ristoranti. Lo scorso dicembre è stata infatti presentata alla Camera una proposta di legge per reintrodurre il meccanismo di restituzione dei vetri usati, insieme a una serie di sgravi fiscali, destinati agli esercenti, sulla tassa sui rifiuti solidi urbani (Tarsu) e pagamenti dilazionati dell'Iva sui prodotti imbottigliati in vetro. L'iniziativa prende l'avvio da una sperimentazione condotta nel Trevigiano e, in particolare, in una trentina di locali nel territorio di Conegliano Veneto.
A promuoverla è stato un gruppo di enti, associazioni e aziende, come Italgrob, la federazione italiana dei distributori di bevande, Fipe-Confcommercio, marchi come Sanpellegrino, Peroni e Pago, oltre a Savno, gestore dei servizi di igiene ambientale nel trevigiano, e Legambiente. Tutti quanti si sono riuniti in un comitato denominato Vetro Indietro, coadiuvato dal supporto scientifico dell'Università Ca' Foscari di Venezia.
Vetro Indietro è anche il nome dell'iniziativa che ha testato, proprio negli esercizi del trevigiano, la fattibilità economica del sistema del vuoto a rendere, abbandonato in passato proprio per gli elevati costi di gestione rispetto all'impiego delle bottiglie in Pet e al riciclaggio del vetro.

Solo in bar e ristoranti

Ora invece le cose sono cambiate. Secondo Stefano Rossi, consulente dell'Università Ca' Foscari di Venezia, «il confronto diretto tra il sistema standard di recupero del vetro e un'apposita filiera orientata al recupero delle bottiglie, ha evidenziato come quest'ultima sia vantaggiosa per i principali indicatori di impatto ambientale, come il consumo energetico e l'effetto serra». La nuova filiera proposta cambia i criteri di un tempo: mentre una volta il vuoto a rendere coinvolgeva tutta la cittadinanza (si andava a comprare il latte o l'acqua, imbottigliati esclusivamente in vetro, con i cestelli per poi riportare le bottiglie vuote alle rivendite), oggi il sistema proposto coinvolgerebbe soltanto i gestori di bar, locali pubblici e ristoranti.
La proposta di legge è stata posta a febbraio anche al vaglio del Senato. Ancora però non sono noti i tempi con cui verrà valutata, discussa ed eventualmente approvata. Il nodo principale consiste nella creazione di un sistema di misurazione dei contenitori di vetro restituiti e di quelli gettati da ogni singolo esercente, in modo da calcolare anche i vantaggi fiscali spettanti, che dovrebbero essere proporzionali alla quantità di vuoti restituiti.

Litigi risolti in fretta con la conciliazione

Strumenti –

Un accordo tra Fipe e associazioni di consumatori facilita il ricorso a un sistema di soluzione delle controversie rapido ed economico

C’è un nuovo modo per risolvere, in modo veloce e poco costoso, i litigi e le controversie civili con i clienti, senza doversi recare da un avvocato o in tribunale. È la conciliazione, ossia l’incontro delle controparti davanti a un esperto che aiuta a risolvere il problema cercando una soluzione vantaggiosa per tutti, circostanziando il problema, pacificando i rapporti e attenuando lo scontro tra le parti.

Soluzione rapida

Normalmente, la conciliazione si conclude in media in 70 giorni, ha una spesa minima e certa (perché fissata da un’apposita tabella ministeriale), che viene divisa equamente tra le parti, e non prevede costi aggiuntivi per perizie, tasse giudiziarie e lunghi mesi di consulenza giuridica. Inoltre ha l’indubbio vantaggio della riservatezza cui le parti e il conciliatore sono tenuti. Da qualche mese la conciliazione è sbarcata in modo più incisivo nel mondo dei pubblici esercizi, grazie a un protocollo firmato da Fipe con Federconsumatori, Adiconsum e Movimento Difesa del Cittadino, che vara una commissione speciale per i contenziosi tra i consumatori e i pubblici esercizi. Così ai “litiganti” viene offerta la possibilità di tentare una conciliazione paritetica su base volontaria davanti a un conciliatore che, anziché essere un terzo estraneo alle parti, è una commissione formata da due esperti, uno indicato da Fipe e l’altro da una delle associazioni dei consumatori che hanno firmato l’accordo. L’accordo è stato sottoscritto a fine novembre e contempla un periodo sperimentale di sei mesi.

Previsto dal Codice

La procedura prevede un reclamo scritto da parte di un esercente o un consumatore. Fipe e una delle tre associazioni a rotazione nominano un rappresentante e formano la commissione conciliatrice, che ha 20 giorni per proporre alle parti un accordo. Se queste accettano l’accordo la commissione redige un verbale di conciliazione che viene inviato alle parti e che, una volta sottoscritto, ha efficacia di accordo transattivo ai sensi degli articoli 1956 e seg. del Codice civile. Se la conciliazione non va a buon fine la commissione redige un verbale di mancata conciliazione e le parti restano libere di ricorrere ad altri strumenti di rivalsa e affidarsi al normale corso della giustizia.

Gratta. E vinci un vitalizio

Nuovi giochi –

Turista per sempre, il nuovo gioco del Consorzio Lotterie Nazionali, è simile negli schemi di premio a Win for Life. Il rivenditore incassa l’8% dei biglietti

Agli italiani piace giocare e i dati 2009 (oltre 52 miliardi di euro di fatturato) resi noti dai Monopoli di Stato lo dimostrano. Ma nel corso del 2009 si è assistito anche a una novità importante, ossia l'introduzione del “vitalizio”, un premio capace di assicurare un importo fisso e sicuro per un numero prestabilito di anni. Una rendita, generalmente di 20 anni, che non stravolge la vita come nel caso del Superenalotto, ma che indubbiamente la semplifica. Il popolo dei giocatori ha immediatamente accolto con favore la novità.
Così, a pochi mesi dal successo di Win for Life lanciato da Sisal, è arrivata la risposta del Consorzio Lotterie Nazionali, che ha messo sul mercato “Turista per sempre”, innovativo Gratta e Vinci multivincita. Nuova la suddivisione dell'importo vinto: il primo premio (35 tagliandi su 100,8 milioni di biglietti, in media un vincente ogni 2,88 milioni di grattini) assegna subito 200mila euro, cui si aggiunge una rendita di 6mila euro per 20 anni e un ulteriore premio finale individuato in circa 108mila euro, rivalutato però nel tempo. L'incremento è calcolato in base all'apposita polizza stipulata con Assicurazioni Generali, cui il vincitore dovrà aderire per garantirsi l'erogazione del premio. In totale la vincita è superiore a un milione e 750mila euro.

Quaranta milioni di biglietti vincenti
I premi messi a disposizione dal Consorzio Lotterie ammontano a 365 milioni e 820mila euro, con un pay-out del 73%. Sono in totale oltre 40 milioni i biglietti fortunati (un tagliando ogni 2,5), compresi anche quelli con vincite minori, tra cui 24 da 50mila euro e oltre 30 milioni da 5 euro. Chi trova uno o più “simboli fortunati” nella sezione “i tuoi simboli” vince il premio corrispondente, mentre il vitalizio si ottiene scoprendo due volte la scritta “Turista per sempre” nella sezione “i tuoi numeri”. L'esercente ha un aggio dell'8%, quindi regola l'incasso in base ai biglietti venduti; non deve inoltre installare alcuna apparecchiatura.
Chi volesse diventare rivenditore deve rivolgersi al Consorzio Lotterie Nazionali (viale del Campo Boario 56/D, 00153 Roma, fax 06.51894222). La vendita dei biglietti è riservata ai punti vendita autorizzati, di cui possono far parte le ricevitorie del Lotto, i tabaccai, le aree di servizio autostradali, i bar, le edicole e altre categorie commerciali.

La comunità del bere mix si ritrova in Bartenderlab

Nuove community –

Il progetto Diageo punta a creare cultura sui marchi distribuiti, ma anche a fornire ai bartender d’Italia strumenti di conoscenza e approfondimento utili al lavoro di ogni giorno. Primo evento al Twiga di Marina di Pietrasanta

Crescita professionale, aggiornamento, approfondimento. Queste le parole chiave di Bartenderlab, progetto creato da Diageo allo scopo di creare uno spazio dedicato alla libera espressione dei migliori bartender d’Italia. In sostanza, una community tra i professionisti del bere mix nella quale i protagonisti dei migliori cocktail bar possano confontarsi, apprendere tutti i segreti di brand e ricette con i quali distinguere i propri locali dalla concorrenza.
Il primo appuntamento di Bartenderlab si è tenuto al Twiga di Marina di Pietrasanta (Lu). Qui un centinaio di bartender si sono dati appuntamento per seguire i consigli del mixologist Spike Marchant e Tony Conigliaro, pioniere della mixologia molecolare, che hanno illustrato, spiegato, raccontato in modo davvero brillante i brand premium di Diageo Italia, ovvero Tanqueray, Tanqueray Ten, Pampero Oro, Smirnoff Black e Ketel One. Prossimo appuntamento, in fase di organizzazione, a fine maggio.

Alcol uguale incidenti stradali, equazione non proprio corretta

Analisi –

L’alcol è ritenuto dagli italiani una delle cause principali degli incidenti stradali. Non è vero. Lo afferma uno studio che mette a confronto percezione e realtà

Alcol e incidenti stradali. Un tema spinoso quello affrontato dalla Fipe che in un recente studio commissionato all’Istituto Piepoli svela scenari inediti sui reali “colpevoli” degli incidenti stradali. Partiamo dai numeri chiave dell’indagine. Ebbene la causa degli incidenti per abuso di alcol o droghe rappresenta poco più del 3% (la fonte è l’Istat, anno 2007), mentre ben il 63% degli italiani (come emerge da un sondaggio su un campione di giovani tra i 16 e i 24 anni e di adulti dai 25 ai 54 anni) dà la colpa a vino e alcolici in genere. Una bella forbice tra realtà e “quello che si pensa” che la dice lunga sul bombardamento mediatico a cui è sottoposta l’opinione pubblica. Insomma, la realtà come volte succede è molto più banale: il 97% degli incidenti stradali avviene per cause “normali”, collegate ad inconvenienti di circolazione come guida distratta, eccesso di velocità ecc. Qui, ovviamente, non si vuole sottovalutare il problema della guida in stato di ebbrezza. Rimane infatti vero che gli incidenti commessi da giovani sotto l’effetto dell’alcol o di droghe sono anche quelli dalle conseguenze più drammatiche.

Una distorsione della realtà
Ma come rileva Lino Stoppani, presidente di Fipe: «Non si sta cercando di dare la colpa ai giornalisti che nello svolgere il loro lavoro riferivano dettagli reali. La notizia delle morti sulle strade non legate all’alcol è però rimasta poco valutata. Si è così alimentata la percezione da parte dei cittadini che l’alcol fosse, se non proprio l’unica, la principale causa degli incidenti mortali, innescando il circolo vizioso che ha portato i legislatori a cimentarsi in provvedimenti, ordinanze e regolamenti volti a limitare la somministrazione degli alcolici». Senza contare che la distorsione della realtà ha giocato brutti scherzi alla categoria: non solo in termini di divieti e restrizioni, vedi appunto il boom delle ordinanze cosiddette “creative”, ma anche d’immagine per l’intera filiera del beverage: dai gestori ai produttori. Un rigurgito proibizionista che non è servito a frenare gli abusi. Solo un esempio: vietare le vendita di alcol dopo le 2 di notte non ha fatto altro che generare un’offerta parallela, spesso di carattere abusivo, con la proliferazione di una movida sregolata. Detto questo, è chiaro a tutti, soprattutto ai professionisti del bar e alle aziende del settore, che non bisogna abbassare la guardia. Insistere sul bere consapevole e su iniziative di di educazione ad un uso corretto degli alcolici rimane un imperativo assoluto. E tolleranza zero per chi sgarra. Tornando alla sicurezza stradale, anche in questo caso vale il principio del rispetto delle regole. Per questo Fipe chiede un aumento dei controlli. Una misura chiesta a larga maggioranza anche dalla quasi totalità degli intervistati (93%) del sondaggio curato dell’Istituto Piepoli. Sanzioni pesanti e controlli capillari sono ad esempio i fattori che hanno, di fatto, consentito alla Francia di pervenire a una drastica riduzione di incidenti e decessi. Ridimensionata l’equazione “incidenti mortali = alcol”, si può forse sperare nella fine dell’attuale stato emergenziale (divieti, ordinanze ecc.) per percorrere nuove strade dirette a combattere la piaga del disagio giovanile. Un disagio che quasi mai nasce nel bar.

Tante scommesse vinte per il settore dei giochi

Giochi –

La crescita del fatturato del comparto è proseguita a doppia cifra anche nel 2009. A trainare lo sviluppo sono state le new slot.Boom per Superenalotto, poker on line e Win for Life

Un altro anno da incorniciare per il settore dei giochi pubblici. Chiude in crescita anche il 2009 l’industria italiana della fortuna, come qualcuno ha opportunamente voluto definire il quinto comparto produttivo per fatturato, superato soltanto da colossi come quello dell’automobile e della telefonia mobile. Ma non si ferma qui: scommette anche su un futuro già instradato verso nuovi investimenti e nuove sfide e rilancia la lotta contro il dilagante fenomeno del gioco illegale.
I primissimi dati dello scorso anno, forniti a tempo record dalle agenzie di stampa specializzate, parlano di una raccolta complessiva del settore giochi di oltre 53 miliardi di euro (53,4 miliardi di euro la cifra stimata da Agipronews), con un incremento rispetto al 2008 che ha quasi raggiunto i 6 miliardi (5,9 miliardi), cioè il 12,3% in più. E tanti cari saluti alla crisi economica. Al di là di stime e conferme, di cifre e tendenze, l’unica vera realtà che si conferma nel 2009 parla e ragiona in termini di crescita, che mostra muscoli ipertrofici e rende più solide le entrate erariali. Allo Stato andranno circa 9 miliardi di euro (8,9 miliardi di euro secondo proiezioni ancora non consolidate), con uno scatto in avanti che supera del 14,5% la performance dell’anno precedente.

Segno più, ma non per tutti

Tuttavia l’aria di promozione a pieni voti dell’intero settore deve essere necessariamente stemperata da un’analisi più approfondita per ciascun reparto produttivo: lo studio nel dettaglio, infatti, rivela un mercato che, pur interessando circa 30-35 milioni di italiani, è particolarmente volubile, più incline a cogliere l’attimo commerciale che a stratificarsi, e al tempo stesso anche pigro e immobile.
Al poker on line, partito come si ricorderà soltanto nel settembre del 2008, potrebbe essere assegnata la “maglia rosa” dei giochi pubblici, per la capacità dimostrata dal segmento di conseguire risultati di grande rilievo nel breve-medio periodo: la pattuglia dei “giochi di abilità”, capitanata proprio dai tornei di poker in rete, è riuscita ad alimentare un mercato di circa 2,3 miliardi di euro. Un risultato che potrebbe spingersi oltre i 3 miliardi nel 2010, nel momento in cui entreranno a regime le norme sul cosiddetto “cash game”. Questa modalità prevede infatti la possibilità di giocare al poker cifre ben più elevate delle attuali.
Per proseguire con la metafora ciclistica, la “maglia ciclamino” (che nel Giro d’Italia premia l’atleta che totalizza più punti), potrebbe essere assegnata invece a una vecchia conoscenza del settore giochi, e cioè a quel segmento delle “new slot” cui sembra aver giovato - almeno all’apparenza - il confronto ingaggiato con lo Stato sul terreno del prelievo a scaglioni. La sfida consiste in questo: più gli apparecchi introitano, più l’imposta si abbassa. Il fatturato del 2009 per le slot ha superato i 24 miliardi di euro, con un incremento rispetto al 2008 del 14,4%. Conti alla mano, circa il 46% della raccolta complessiva del settore dei giochi pubblici passa pertanto attraverso la rete delle “macchinette dei bar”.
Per quanto impervio, il cammino del Super­Enalotto è stato abbondantemente premiato nel corso del 2009 dal pubblico. La “maglia verde”, quella che al Giro premia gli scalatori, si addice quindi perfettamente a questo gioco, capace di sfruttare al meglio tutta la forza propulsiva dei super-jackpot, tanto da toccare i 3,3 miliardi di euro di incasso, con una crescita nella raccolta di oltre il 33,5%.
Vicino a questo gioco, ormai da considerarsi tradizionale a tutti gli effetti, si è aggiunto a fine settembre 2009 anche “Win for Life”. Tre i fattori che hanno contributo in breve tempo a una raccolta di circa 450 milioni di euro: semplicità di esecuzione (si devono indovinare dieci numeri da uno a venti), tipologia del premio (per la prima volta in Italia un gioco mette in palio un premio mensile per la durata di 20 anni) e finalità istituzionale (raccogliere fondi per la ricostruzione in Abruzzo).
A Gratta e Vinci e scommesse sportive il 2009 ha assegnato la “maglia bianca” della classifica dei giovani. Anche se non proprio di primo pelo, le due attività di gioco hanno portato a casa rispettivamente 9,3 e 4 miliardi di euro e hanno mostrato una tenuta costante e tendente al miglioramento. Una parentesi va necessariamente aperta sull’andamento delle scommesse a quota fissa sugli eventi sportivi, capaci nel 2009 di abbattere il muro simbolico dei 3 miliardi di euro di raccolta. Un risultato ancor più significativo perché raggiunto in un anno dispari, ricorrenza che abitualmente costituisce un problema per un settore che mostra, in Italia, una vocazione prevalentemente calcistica. Negli anni dispari, infatti, le scommesse non mostrano particolari performance; questo perché il periodo coincide con la mancanza di eventi calcistici a livello internazionale come i Mondiali e gli Europei.
Il “premio per la combattività”, anche questo mutuato dalla tradizione del Giro d’Italia, va invece a quei giochi che hanno atteso pazientemente il 2010, per il proprio rilancio.

La rinascita del Lotto

Il Lotto, per esempio, conferma il momento di riassetto complessivo, con una flessione del 4,6% e ciononostante il gioco dei novanta numeri può pur sempre vantare una raccolta da circa 5,6 miliardi di euro. Ma il punto di svolta per il più storico dei giochi italiani potrebbe essere rappresentato dalle novità introdotte a metà dicembre, con il 10eLotto, gioco la cui raccolta confluisce direttamente in quella principale (del Lotto): a partire dall’inizio del nuovo anno, sono scattate le 200 estrazioni giornaliere (una ogni 5 minuti) previste dal nuovo sistema (vedi il nostro articolo a pag. 60). Bisognoso di un nuovo futuro è anche il Totocalcio che, con gli altri concorsi sportivi, non è andato oltre i 141 milioni di raccolta, con una perdita complessiva del 19,9% rispetto all’anno passato.
Altri due segmenti del gioco hanno atteso con impazienza la fine del 2009 per poter guardare in avanti con maggiore fiducia: l’ippica e il bingo. Per gli ippodromi, quello appena trascorso è stato un anno con segno meno: la raccolta è passata, infatti, da 2.272 a circa 1.971 milioni di euro, con una marcata flessione del 13,2%. Il 2009 ha segnato un calo anche per il bingo: il comparto ha chiuso l’anno con una raccolta di poco al di sotto di 1,5 miliardi di euro (con un calo del -11,5% rispetto al 2008).

Una piattaforma per l’innovazione

Tecnologia –

Allo Smau Business di Bari prove di dialogo tra imprenditori e fornitori di soluzioni per ristoranti e bar. Obiettivo: condividere le reciproche esperienze per sviluppare cultura sulle nuove tecnologie

Ridurre i tempi di attesa dei clienti alle casse, controllare i costi del locale in tempo reale e da remoto, fidelizzare i clienti ecc. Si potrebbe andare ancora avanti quasi fino all'infinito a elencare i vantaggi delle soluzioni gestionali e delle nuove tecnologie applicate al mercato dell'ospitalità. Nonostante ciò, l'innovazione fa ancora fatica a farsi strada. O, almeno, avanza a due velocità. Da una parte le grandi catene, ma non mancano casi di imprese lungimiranti anche nel mondo del bar, che hanno sposato da tempo criteri di gestione manageriale. Dall'altra, il mare magnum delle micro imprese ancora alla finestra. A fare luce sulle prospettive del settore ci hanno pensato Comufficio e l'AssoRistoratori di Bari che, all'interno dello dello Smau Business di Bari (10 febbraio), hanno promosso il workshop “Il contributo dell'innovazione tecnologica per la ristorazione” con Bargiornale come media partner. Un vero e proprio meeting tra domanda e offerta con la presenza di imprenditori dell'ospitalità pugliese e di un selezionato panel di aziende fornitrici. Un'occasione per fare il punto proprio sul livello di maturità tecnologica del settore. E, qui, non sono mancate le sorprese. Mario Petrocelli, direttore dell'Associazione ristoratori tranesi, ha illustrato i vantaggi competitivi di gestire la raccolta ordini attraverso palmari. Una soluzione, parola di ristoratore, che ha consentito di offrire ai propri clienti un miglior servizio nel minor tempo possibile e di gestire al meglio lo staff.

Come sfruttare le potenzialità

Un'esperienza fortunatamente non solitaria. Altre piccole case histories di successo hanno costellato il workshop. Tutti esempi dove la tecnologia non è mai “invasiva”, ma mediata dall'imprenditore. Nessuno pensa infatti che palmari e software siano la panacea. D'altronde l'offerta messa in campo oggi dai vendor è tale che esistono release per ogni tipo di esigenza: dal front al back office. Semmai in un tale scenario è a volte difficile scegliere il partner giusto e selezionare un fornitore non specializzato può diventare un problema. L'incontro di Bari ha infine messo in evidenza un altro aspetto. Spesso la barriera all'investimento non è economica, ma culturale: scarsa dimestichezza con le nuove tecnologie, fiducia incrollabile nel fai-da-te ecc. E qui le associazioni imprenditoriali possono giocare un ruolo strategico nell'orientare le imprese. «La piattaforma di dialogo sperimentata a Bari - spiega Marco Schianchi, presidente di Comufficio - è stata un successo. Un format che replicheremo presto. D'altronde, le attività di informazione e formazione sono determinanti per far crescere tra la categoria una nuova consapevolezza sulle potenzialità dell'innovazione ». Potenzialità che se sfruttate non solo riducono i costi, ma non fanno certo perdere identità o “anima” a un locale.

Design e tecnologia fanno un’ottima miscela

Attrezzature –

Le nuove macchine per espresso racchiudono innovazione, estetica e praticità, con un occhio di riguardo al risparmio energetico. L’obiettivo resta garantire un caffè perfetto

Estetica e innovazione tecnologica, facilità d'uso e personalizzazione delle prestazioni, risparmio energetico ed ergonomia caratterizzano la nuova generazione di macchine espresso.
Macchine che facilitano il lavoro, soddisfano le particolari esigenze del locale e delle miscele utilizzate per erogare un prodotto in tazzina sempre perfetto. La qualità, infatti, è il principale fattore in grado di portare il cliente al bar per gustare la propria bevanda preferita anche in un momento difficile come l'attuale.
Secondo l'Ufficio Studi di Anima (la Federazione che riunisce le Associazioni Nazionali dell'Industria Meccanica) il 2009 si è chiuso con una contrazione del 3,4% della produzione globale di macchine per caffè espresso e una pesante contrazione dell'export (-5,9%).
Una doccia fredda, che arriva dopo un ottimo 2008, chiuso con un +5,4% per merito soprattutto del buon andamento del primo semestre. Risulta invece positivo l'andamento dei pezzi di ricambio, segno evidente che gli operatori - in momenti di crisi - antepongono alla sostituzione la riparazione e la rigenerazione delle macchine, allungandone la vita.

Crescono i “maniaci” del caffè

All'interno del mercato globale delle macchine espresso i due segmenti più vitali sono quelli di fascia medio-bassa e alta.
I primi soddisfano la richiesta di un operatore (in Italia l'acquirente si identifica per l'80-90% nel torrefattore, percentuale che all'estero corrisponde al barista) che chiede una macchina tradizionale automatica o semiautomatica semplice, robusta, affidabile, consistente, che lavori a lungo senza problemi.
I secondi fanno capo a quelli che sono definiti i “maniaci” del buon caffè, alla ricerca costante dell'eccellenza, che considerano un elemento fondamentale per differenziarsi, fidelizzare la clientela e acquisirne di nuova, dunque per fare fronte al calo di consumi al bar. Pongono particolare attenzione alle giuste temperature richieste dalle diverse miscele e monorigini, alla costanza termica anche nei periodi di picco dei consumi, a tecnologia ed estetica, privilegiando macchine dal design originale, curato. In crescita la richiesta di risparmio energetico, che oltre frontiera (soprattutto in Inghilterra) è uno dei primi elementi considerati.
Di nuovo all'estero, un fenomeno osservato con attenzione è la presenza di blog tematici che riportano esperienze su miscele e macchine, i risultati ottenuti al variare della temperatura e altre considerazioni che stimolano il confronto e la voglia di crescere di chi opera nel mondo del caffè.

Verso una maggior qualità

Frattanto in Italia un numero crescente di aziende costruttrici si affianca all'opera dei torrefattori organizzando corsi rivolti al barista che guidano alla corretta gestione e manutenzione della macchina e del macinadosatore come pure alla conoscenza del mondo del bar, dell'espresso, del cappuccino, dei ricettati.
Tra i locali, si mostra positivo il trend dei wine bar e delle pasticcerie che realizzano un angolo bar e ricercano nel caffè un prodotto eccellente che soddisfi il cliente: si dotano di buone macchine e buone miscele; qualora il turnover sia elevato, soprattutto le pasticcerie scelgono macchine superautomatiche, che danno costanza qualitativa. La Campania rimane la culla della macchina a leva, il mezzo espressivo ideale per chi ha una mano molto esperta e vuole modulare la personalità dell'espresso; trova acquirenti anche nei bar di Lazio, Friuli, Piemonte e Liguria, mantenendo la caratteristica di prodotto di nicchia.

Forme raffinate e cuore tecnologico

Nel corso degli anni numerosi maestri del design hanno firmato le macchine espresso italiane, creando prodotti in grado di sedurre il pubblico nazionale e internazionale attraverso un'estetica raffinata e originale, in grado di assecondare una funzionalità molto articolata.
La ricercatezza di volumi, materiali, colori e luci prosegue in forme nuove e inedite accanto alle quali vengono riproposte linee d'epoca e sempre attuali, con un nuovo cuore tecnologico. Anche il fronte lavoro unisce la bellezza delle forme dei gruppi erogatori all'ergonomia di portafiltri che assecondano la posizione naturale della mano in fase di impugnatura e si innestano senza sforzo e colpi bruschi.
Le plance hanno comandi razionali e di facile leggibilità e comprensione, con pulsantiere o moderni touch-screen illuminati che permettono di gestire tutte le funzioni della macchina semplicemente sfiorando la superficie.
Le finestre di dialogo forniscono informazioni sullo stato della macchina, la necessità di cicli di pulizia ordinaria e straordinaria e permettono di controllare in tempo reale temperature, tempi di erogazione con la segnalazione di eventuali anomalie, statistiche sul numero di erogazioni giornaliere, settimanali, mensili, lo storico dei guasti e degli interventi tecnici effettuati. È anche possibile inserire sequenze di immagini o brevi filmati didattici che illustrano, per esempio, le operazioni di manutenzione ordinaria, utili per chi muove i primi passi nel settore. Il sistema termico è sempre più curato, al fine di assicurare temperatura di erogazione costante e massima produttività, dunque stabilità qualitativa e alta resa in tazza anche nei periodi di massimo lavoro.
Gruppi o camere di stabilizzazione indipendenti permettono di impostare differenti temperature per ogni gruppo quando si utilizzano miscele (o monorigini) diverse; per esempio gli arabica in genere chiedono un'acqua meno calda, i robusta più calda. La stabilità è assicurata anche da appositi sensori che rilevano variazioni esterne (l'apertura della porta nei mesi più freddi) e ripristinano automaticamente il grado di calore impostato.
In alcuni modelli, dotati di caldaia autonoma per la produzione di acqua calda e vapore, anche in caso di produzione sostenuta di crema di latte e acqua bollente per tè o tisane, non viene sottratto calore ai gruppi.

Rispetto per l'ambiente

Il risparmio energetico è sempre più preso in considerazione dai costruttori, che tuttavia lamentano una ancora scarsa visibilità di questo aspetto a causa della mancanza di una normativa specifica per misurare - come già avviene per gli elettrodomestici - la qualità energetica dei prodotti (classe A, A+, B ecc.). Su questo fronte le associazioni di categoria (Ceced, Anie) si stanno muovendo da tempo a livello europeo.
La dispersione di calore è limitata da una migliore coibentazione; gruppi di recupero vapore e scambiatori permettono di preriscaldare l'acqua in entrata; sistemi di autoapprendimento e programmazione attivano e mettono a riposo i gruppi in base ai cicli di lavoro giornaliero; il consumo è minimo, grazie ad appositi cicli termici notturni.
Oltre alla temperatura, alcune macchine permettono di regolare il tempo di preinfusione che, opportunamente prolungato, dà un espresso più denso e aromatico, al pari di una macchina a leva. Accanto al minore consumo energetico, il rispetto per l'ambiente è dato anche dal fatto che alcune macchine sono fatte in modo da essere riciclabili fino al 90%.
L'elettronica, infine, ha un ruolo sempre più importante nell'impostazione, regolazione e mantenimento dei giusti parametri. Collegati al computer, alcuni modelli di macchine di ultima generazione permettono la variazione a distanza in base alle condizioni climatiche o a un'erogazione non più corretta. Macchina espresso e macinadosatore arrivano a dialogare tra loro: settato il valore medio della portata dell'acqua, al suo variare la macchina invia un segnale digitalizzato al macinadosatore che provvede a regolare elettronicamente la distanza delle macine, quindi a variare la dose.

Ambienti giocosi a tutta tecnologia

Design –

Con luci a Led, videoproiezioni e altre piccole “diavolerie” si possono trasformare i locali in luoghi capaci di emozionare e di stupire i clienti. E l’anima camaleontica aiuta il business

Si dice tecnologia e vengono in mente ambienti freddi, un po' futuristici ma poco accoglienti, belli ma distanti. Tutto il contrario dell'uso che gli attribuisce Giuseppe Dondoni, prolifico progettista di locali, cresciuto nel mondo della notte e oggi impegnato a realizzare ogni tipo di locale, dal bar commerciale alla maxidiscoteca.
Tutti accomunati da un alto contenuto tecnologico. Mai però fine a se stesso. «Spesso, nei locali, la tecnologia diventa una presenza impositiva, che quasi intimidisce - spiega Dondoni -. Per me ha una funzione opposta: è l'elemento che mi aiuta a inserire l'aspetto del gioco, del racconto, del sogno. Che amplifica le emozioni e rende mutevole lo spazio». Sono effetti che si ottengono con una pluralità di strumenti: dall'uso dei Led per creare delle scenografie anche in spazi ridotti, alle videoproiezioni, all'utilizzo di materiali cangianti come i vetri reagenti, che cambiano colore con il tatto, la temperatura, la luce.
«Non credo tanto all'interattività - dice Dondoni -, quanto alla capacità di stupire che regala la tecnologia. Nei miei locali cerco di inserire piccole situazioni che prendano di sorpresa il cliente e gli strappino un sorriso». Gli artifici tecnologici finiscono spesso per essere un po' nascosti «perché se il cliente non coglie tutto subito è solo un bene: meglio se scopre le cose un po' alla volta».
Oltre che a stupire, la tecologia per Dondoni ha un'altro aspetto fondamentale: quello di rendere i luoghi mutevoli, gli ambienti in continua trasformazione in funzione delle esigenze.
«Un'esigenza fondamentale soprattutto per i locali di grandi dimensioni, che finiscono con il diventare dei grandi contenitori. Luoghi che cambiano permettono di offrire palinsesti differenti o anche di dar vita in contemporanea a eventi diversi. Ma la trasformazione del'ambiente aiuta anche i piccoli spazi ad accompagnare il cambiamento dell'offerta nelle varie ore del giorno».
Se la tecnologia è il filo conduttore dell'architettura di Dondoni, non a caso definita “scenotecnica”, quello che cambia sono le realizzazioni: «Cerco in ogni locale che faccio di esaltarne la sua unicità». Questo non vuol dire che non ci siano dei punti fermi. Oltre alla tecnologia, per Dondoni è irrinunciabile instaurare un rapporto di fiducia tra cliente e progettista. Oltre che disporre di risorse economiche adeguate al progetto. Cosa significa? «Per un bar normale - afferma Dondoni - un budget di riferimento può essere dai mille ai 1.500 euro al metro quadro. Per un locale di pubblico spettacolo i costi salgono, perché incidono molto gli impianti: un ordine di grandezza medio è di 1.500-2.000 euro al metro quadrato».

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