Alcol uguale incidenti stradali, equazione non proprio corretta

Analisi –

L’alcol è ritenuto dagli italiani una delle cause principali degli incidenti stradali. Non è vero. Lo afferma uno studio che mette a confronto percezione e realtà

Alcol e incidenti stradali. Un tema spinoso quello affrontato dalla Fipe che in un recente studio commissionato all’Istituto Piepoli svela scenari inediti sui reali “colpevoli” degli incidenti stradali. Partiamo dai numeri chiave dell’indagine. Ebbene la causa degli incidenti per abuso di alcol o droghe rappresenta poco più del 3% (la fonte è l’Istat, anno 2007), mentre ben il 63% degli italiani (come emerge da un sondaggio su un campione di giovani tra i 16 e i 24 anni e di adulti dai 25 ai 54 anni) dà la colpa a vino e alcolici in genere. Una bella forbice tra realtà e “quello che si pensa” che la dice lunga sul bombardamento mediatico a cui è sottoposta l’opinione pubblica. Insomma, la realtà come volte succede è molto più banale: il 97% degli incidenti stradali avviene per cause “normali”, collegate ad inconvenienti di circolazione come guida distratta, eccesso di velocità ecc. Qui, ovviamente, non si vuole sottovalutare il problema della guida in stato di ebbrezza. Rimane infatti vero che gli incidenti commessi da giovani sotto l’effetto dell’alcol o di droghe sono anche quelli dalle conseguenze più drammatiche.

Una distorsione della realtà
Ma come rileva Lino Stoppani, presidente di Fipe: «Non si sta cercando di dare la colpa ai giornalisti che nello svolgere il loro lavoro riferivano dettagli reali. La notizia delle morti sulle strade non legate all’alcol è però rimasta poco valutata. Si è così alimentata la percezione da parte dei cittadini che l’alcol fosse, se non proprio l’unica, la principale causa degli incidenti mortali, innescando il circolo vizioso che ha portato i legislatori a cimentarsi in provvedimenti, ordinanze e regolamenti volti a limitare la somministrazione degli alcolici». Senza contare che la distorsione della realtà ha giocato brutti scherzi alla categoria: non solo in termini di divieti e restrizioni, vedi appunto il boom delle ordinanze cosiddette “creative”, ma anche d’immagine per l’intera filiera del beverage: dai gestori ai produttori. Un rigurgito proibizionista che non è servito a frenare gli abusi. Solo un esempio: vietare le vendita di alcol dopo le 2 di notte non ha fatto altro che generare un’offerta parallela, spesso di carattere abusivo, con la proliferazione di una movida sregolata. Detto questo, è chiaro a tutti, soprattutto ai professionisti del bar e alle aziende del settore, che non bisogna abbassare la guardia. Insistere sul bere consapevole e su iniziative di di educazione ad un uso corretto degli alcolici rimane un imperativo assoluto. E tolleranza zero per chi sgarra. Tornando alla sicurezza stradale, anche in questo caso vale il principio del rispetto delle regole. Per questo Fipe chiede un aumento dei controlli. Una misura chiesta a larga maggioranza anche dalla quasi totalità degli intervistati (93%) del sondaggio curato dell’Istituto Piepoli. Sanzioni pesanti e controlli capillari sono ad esempio i fattori che hanno, di fatto, consentito alla Francia di pervenire a una drastica riduzione di incidenti e decessi. Ridimensionata l’equazione “incidenti mortali = alcol”, si può forse sperare nella fine dell’attuale stato emergenziale (divieti, ordinanze ecc.) per percorrere nuove strade dirette a combattere la piaga del disagio giovanile. Un disagio che quasi mai nasce nel bar.

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