A Roma nasce Latta, tempio della fermentazione

A Roma, nel quartiere Ostiense apre Latta Fermenti e Miscele, spazio sperimentale e con un’innovativa proposta dedicata alla fermentazione. Il nuovo locale si trova in via Antonio Pacinotti 83 ed è stato ricavato grazie a un sapiente lavoro di trasformazione di una parte del complesso industriale degli ex Mulini Biondi. A dare vita a questo progetto innovativo, un gruppo di appassionati famosi nel mondo della birra e della miscelazione, che ha unito forze e conoscenze. Sono Leonardo Di Vincenzo, Paolo Bertani e la squadra del Jerry Thomas Project. Il locale, 250 mq articolati in tre sale, si presenta come un luogo moderno ispirato ai soda bar americani degli anni ’50 e propone fermentati, miscele, sidri, birra e vini naturali, tutto alla spina. E a breve i fermentati saranno messi in lattina, sul posto, così i clienti potranno decidere di consumarli anche a casa.

  • “Altro…”

    Latta lavorerà sulla fermentazione in un piccolo laboratorio dedicato che consentirà di studiarla e approfondirla controllando la qualità. L’evoluzione sarà continua e farà “risuonare” nelle latte storie di miscelati, di birra e anche di vino, nuova avventura di Leonardo Di Vincenzo nella tenuta pugliese Masseria La Cattiva a Sammichele di Bari. Spiegano, in anteprima a Webar di Bargiornale, Alessandro Procoli (Jerry Thomas Project) e Paolo Bertani: «Ci ha subito affascinati l’idea di creare uno spazio nuovo e fruibile in cui far ritrovare le persone, tra gli spazi ristrutturati di un mulino industriale. Poi abbiamo cercato la sostenibilità e ci è venuta in mente la lattina. Latta richiama il contenitore in cui i fermentati saranno prodotti».

    Giro del mondo tra drink e aromatizzazioni

    Aggiungono e precisano Roberto Artusio e Michele Garofalo del Jerry Thomas e Leonardo Di Vincenzo: «Ci siamo entusiasmati all’idea di fare il giro del mondo con bevande fermentate diverse da birra e vino e di ricreare il flavor dei cocktail classici attraverso le fermentazioni. Sei saranno le materie prime utilizzate per ottenere una fonte zuccherina: zucchero di canna, riso, sciroppo d’agave, mele o frutta, miele e malto di cereali. La combinazione di questi elementi o la selezione di una soltanto sarà la base sulla quale costruire la nostra bevanda. Le ispirazioni vanno dall’idromele al sidro, dal makgeolli coreano al pulque o tepache messicani. Mentre le aromatizzazioni saranno ispirate al mondo dei cocktail, ai profumi evocativi di un Gin Sour, un Aviation oppure un Paloma. Per ottenere le aromatizzazioni utilizzeremo infatti erbe e spezie che si ritrovano nel gin, nei bitter, nei vermut o comunque utilizzate nella miscelazione. L’obiettivo è ottenere delle bevande intriganti, ma allo stesso tempo equilibrate e facili da bere. Poi ci saranno i fermentati non alcolici, su quelli regna la kombucha, ci divertiremo a creare il Mojito Kombucha, a base di menta e zucchero di canna, per chi desidera un Mojito senza alcol».

    In carta anche club sandwich e hot dog

    Ai drink fermentati si aggiunge una semplice ed immediata lista di highball. Dieci drink super pop come Bitter & Soda, Americano, Gin & Tonic, Moscow Mule, Gin Mule, Cuba Libre.  Anche in cucina si utilizzano i fermentati preparati dallo chef Marco Moroni. Per quanto riguarda il food, in carta tredici proposte tra cui hot-dog di wurstel artigianali serviti con salse fatte in casa, pastrami club sandwich, saccottino di coda alla vaccinara, tacos porchetta e puntarelle, bun alla lingua tonnata. I prezzi per le proposte food variano dai 5 ai 12 euro, quelli dei drink da 5 a 10 euro. Un’ultima importante annotazione merita il progetto architettonico, dal carattere deciso e minimale, curato dallo studio di architettura B15A. Muri in tufo, volte in mattoni e quattro ampie arcate ospitano la cucina, la sala, il bar con bancone e spine e la sala. Latta si distingue per gli arredi ed elementi in vetro e metallo, i tavoli in alluminio e per un particolare unico: i contenitori geometrici per erbe, aromi, spezie, profumi e miscele, ispirati alle opere dell’artista statunitense Donald Judd (foto drink e food: Alberto Blasetti). S.N.

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