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Con 30-50mila euro il “vecchio” locale diventa attraente

Soluzioni –

Una squadra di creativi e artigiani capitanati da Andrea Langhi ha dato vita a Remix, struttura che promette – con la forza delle idee più che con quella dei soldi – di dare nuova vita a bar che hanno bisogno di rinnovarsi. Un restyling possibile solo se “la scocca” è ancora valida

Di locali che avrebbero un disperato bisogno di rinnovare il proprio look è piena l'Italia. Spesso gli stessi titolari sono i primi a esserne consapevoli, soprattutto quando al declino dell'immagine comincia a corrispondere anche quello degli incassi. Il risultato, spesso, è un immobilismo “da paralisi”, con pensieri tipo «dovrei rifare il locale ma non ho i soldi per farlo. E poi chissà quanti ne occorrono».
«Ne bastano pochi, dai 30 ai 50mila euro» è la risposta di Remix, gruppo di creativi e artigiani capitanato da Andrea Langhi specializzato nell'effettuare interventi di restyling dei locali con budget contenuti.
«Una premessa è indispensabile - spiega Langhi -: non sempre questo tipo di intervento è fattibile e soprattutto non è sempre conveniente. La fattibilità va valutata caso per caso. Premessa indispensabile per un restyling del genere è che la parte strutturale del locale sia ancora valida: dagli impianti ai banchi bar, alle celle frigorifere, ai servizi igienici. Se questi elementi non sono più a norma o sono da sostituire, facendo un restyling si rischia di buttare via i quattrini. Quel che serve è rifare il locale integralmente».
Spesso, però, banchi bar e attrezzature base hanno una durata decisamente superiore a quella dell'immagine del locale. E quindi l'intervento di restyling diventa non solo possibile, ma anche auspicabile.
«Vogliamo far capire - spiega Langhi - che la forza delle idee può essere decisamente superiore a quella dei soldi. E che con soluzioni creative e una squadra di tecnici capaci e ben organizzati si può cambiare davvero faccia al locale con un investimento tutto sommato contenuto». La scelta di Remix è stata quella di limitare - volutamente - il tipo di interventi proposti in una fascia di costi che va dai 30 ai 50mila euro (+Iva). Naturalmente, si tratta di un'indicazione valida per locali di dimensioni standard, attorno ai 100 metri quadrati. «Ci siamo posizionati su questi valori - afferma Langhi - per fare in modo che l'investimento si possa ripagare nell'arco di una stagione e sia finanziabile senza eccessivi problemi».

Nuova vita, non low cost

Guai a pensare alle realizzazioni targate Remix come a locali low cost. «Al contrario - spiega Langhi -. Il nostro obiettivo è valorizzarne l'immagine, non sminuirla. Per riuscirci, cerchiamo di valorizzare ciò che esiste, non sempre e non tutto da buttare, ma soprattutto di lavorare su quello che manca: una parete spoglia, per esempio, per noi è una grande opportunità. Lavoriamo soprattutto con le luci e con i colori, usando elementi di comunicazione per arredare: decorazioni, fotografie ecc. Sono soluzioni che uniscono al basso costo di realizzazione un'altissima capacità comunicativa, cambiando radicalmente la percezione del locale da parte del cliente». Remix non è del resto un nome scelto a caso: «È un termine che abbiamo preso in prestito dalla musica. Remixare significa prendere un brano vecchio, aggiungergli delle parti nuove e dar vita a un pezzo che sia migliore del precedente pur senza snaturarlo».
Come si vede dalle foto in queste pagine, l'effetto del restyling è di grande impatto visivo. I primi ad apprezzarlo sono in genere gli avventori, il cui gradimento finisce inevitabilmente per contagiare anche chi il locale lo guida: «Avere un locale démodé finisce per togliere motivazioni e interesse nel lavoro che si fa. Al contrario, avere un posto in cui i clienti vengono volentieri e si trovano a proprio agio finisce per dare nuova energia al gestore e al suo staff, facendo ritrovare motivazioni e voglia di fare» afferma Langhi. Il risultato netto è che si moltiplicano gli effetti benefici del restyling. Un cambio di gestione o il passaggio generazionale possono essere ottime occasioni per pensare al rinnovamento del look. Ma Langhi si spinge oltre, ipotizzando un restyling programmato da fare ogni 4-5 anni per mantenere il locale sempre sulla cresta dell'onda.

Dalla mattina alla sera

Oltre al tipo di interventi, l'elemento chiave che permette di tenere i costi così bassi è il fatto che vengano realizzati da una squadra di artigiani abituati a lavorare insieme, che preparano i vari elementi per poi montarli in loco in modo rapido e coordinato. «Altrimenti sarebbe impossibile trovare qualcuno disposto a fare interventi di valore contenuto in tempi brevi, sempre ammesso che si trovi qualcuno bravo e disponibile». L'effetto netto di questa “macchina da guerra” è che riesce a cambiar faccia al locale nel giro di una settimana-dieci giorni.
Per aggiungere alla propria proposta un ulteriore elemento di attrattiva, Remix sta pensando di aggiungere alla proposta l'ultimo anello mancante: un finanziamento precostituito che serva a coprire il costo dell'intervento.

Pianetahotel maggio-giugno 2010

Archivio Copertine Horeca –

cover story REAL ESTATE Le compravendite alberghiere e i nuovi progetti si concentrano sulla fascia più alta del mercato. Queste le ultime tendenze dal mercato immobiliare dell’ospitalità a cui Pianetahotel dedica un’inchiesta esclusiva.front office12 Maison Moschino, fiabe e sogni per camere d’autore18 Abano, a ogni hotel le proprie terme20 ritratto. Ezio Sacrini, direttore del Grand Hotel de La Minerve, Roma22 Enohotel modello dalla Spagna22 Facebook e blog, risorse in più…





cover story REAL ESTATE Le compravendite alberghiere e i nuovi progetti si concentrano sulla fascia più alta del mercato. Queste le ultime tendenze dal mercato immobiliare dell'ospitalità a cui Pianetahotel dedica un'inchiesta esclusiva.
front office
12 Maison Moschino, fiabe e sogni per camere d'autore
18 Abano, a ogni hotel le proprie terme
20 ritratto. Ezio Sacrini, direttore del Grand Hotel de La Minerve, Roma
22 Enohotel modello dalla Spagna
22 Facebook e blog, risorse in più
26 News. Best Western, Hotel Monte Mulini
28 Logis si espande in Europa e punta su ristorazione e territorio
design&contract
32 Ripensare l'outdoor, soluzioni, forme e idee per l'ospitalità all'aperto
38 Intrecci di design per forniture in e out. La mission di Varaschin
44 Novità dalla Design Week: prodotti e progetti per rinfrescare camere e aree comuni
50 News. La camera dei Sogni di Veuve Clicquot e l'arte alchemica di Lovisone
management
53 Forum Turismo: tutti i nodi che ostacolano un vero rilancio
56 Aprire una piccola Las Vegas in hotel, ecco come
58 Intervista a Maria Carmela Colaiacovo, presidente Confindustria Alberghi
62 Dai negozi sfitti fioriranno alberghi. Come accade al Town@House Street di Milano
64 Ecologico e superlusso, ma anche eticamente corretto. Sono i lodge Ecoluxury
66 La connessione wi-fi in un rapporto internazionale di Hotel Chatter
68 Hotel Monitor: primo quadrimestre in ripresa per due città su tre. Bene il lusso, mentre tornano a risalire i prezzi. Piccolo boom a Torino
70 Carriere e libri
food&beverage
72 Servizio in camera, regole, soluzioni, idee per gestirlo al meglio
76 Il Canton Ticino si candida a destinazione gourmet
78 Paolo Lopriore, l'importanza di essere tra i top
80 Vino grande protagonista nel relais per buongustai
82 News. Modular, Friulinox, Angelo Po
83 osservatorio. Giancarlo Rossi, McCain
86 News. La Bottega del Cioccolato, Ricola, Molinari, Nestlé Professional, Alcamoretti, Sparea
back office
88 Emissioni zero per il Crowne Plaza Towers di Copenhagen
94 Snack e ciabattine ai piani. Il vending fa l'ospite felice
98 La divisa è un vero progetto
100 Set cortesia: molto più di un benvenuto
102 E la moquette tornò come nuova
104 Rumori di fondo? No grazie
106 ecohotel. Il progetto Lightstay
108 agenda
109 News. Diversey e Amuchina Professional
110 Sia Guest celebra i primi 60 anni





Speciale Flair

Locali attività –

Scuole, concorsi, gare. E poi la storia, il glossario e i protagonisti. Con un’intervista esclusiva a Danilo Oribe, il campionissimo di Las Vegas

Lo chiamano flair o bartending all'americana e significa stile, abilità, talento e movimenti acrobatici dietro al banco. Chi critica il flair spesso è perché non ne conosce le origini...

Occhio al volume che esce dalle casse

Normativa –

I locali che trasmettono musica devono rispettare i limiti fissati dal Comune a seconda del tipo di area in cui si trovano

Attenzione alla musica che esce dalle casse acustiche dei vostri bar, perché non deve dare disturbo al vicinato. Ma nessuna responsabilità può esservi addebitata se gli schiamazzi sono prodotti dagli avventori fuori dalle porte del vostro locale. La normativa sui limiti acustici in Italia è regolata dalla legge quadro n. 447/1995, dai suoi decreti attuativi e dalle singole leggi regionali che legiferano sulla materia. Nel dettaglio, è previsto che i locali rispettino alcuni valori limite di rumorosità che variano a seconda della zona del Comune in cui sono presenti: tutto dipende dalle classe di destinazione d'uso del territorio di appartenenza, definita dal Comune (si veda la tabella nel riquadro in basso) e dall'orario di apertura dell'esercizio.
Per esempio durante il giorno (tra le 6 e le 22) è tollerato un limite massimo di 50 decibel per singola sorgente sonora nelle aree particolarmente protette, come le zone ospedaliere, scolastiche o vicine ai parchi pubblici, mentre è concessa una rumorosità fino a 65-70 decibel nelle zone ad alta attività commerciale o a traffico intenso. Sono previsti limiti più bassi per gli orari notturni, tra le 22 e le 6.
In caso di infrazione, le sanzioni possono andare dalla semplice ammenda pecuniaria (da 1.032,91 fino a 10.329,14 euro) fino ad arrivare alla chiusura temporanea o definitiva del locale. Un rischio, quest'ultimo, non trascurabile, come ha confermato il recente caso di un locale di Latina, chiuso dalla Polizia giudiziaria della divisione anticrimine della Questura a fronte della “ripetitività delle azioni moleste”. I provvedimenti di carattere amministrativo, conseguenti al non rispetto dei limiti di legge, sono di competenza del Comune che ha il compito di vigilare sul territorio.

I rilievi fonometrici

La prassi prevede che a fronte di una segnalazione di un cittadino (esposto o lamentela) il Comune provveda ad aprire un procedimento, richiedendo all'Arpa locale (ovvero al Dipartimento competente per territorio) un intervento fonometrico per verificare il rispetto dei limiti stabiliti. Ai tecnici Arpa spetta poi il compito di produrre una relazione tecnica di accertamento che viene inviata all'ente richiedente e di cui può essere richiesta copia o visione gratuita presso gli uffici comunali.
È invece completamente diverso il caso in cui gli avventori si soffermino in strada nei pressi del locale disturbando il riposo notturno con schiamazzi e grida. Le situazioni di disturbo relative alla rumorosità non connessa ad attività produttive, commerciali, professionali o assimilabili sono infatti regolamentate dall'articolo 659 comma 1 del codice penale (“Disturbo della quiete pubblica”). In tali situazioni in genere è richiesto l'intervento della forza pubblica e la responsabilità penale è del singolo avventore.

Pronti i correttivi per gli studi di settore

Novità fiscali –

Gerico, il software che definisce la congruità dei contribuenti rispetto a parametri predefiniti, quest’anno sarà meno rigido. Il fisco terrà conto della contrazione dei margini nei diversi settori e delle specifiche situazioni territoriali. Previsto un bonus per chi non ha licenziato

Almeno per quest’anno, i temuti criteri che stabiliscono la congruità dei contribuenti agli studi di settore saranno più morbidi: il fisco ha infatti introdotto una serie di correttivi per tenere conto della pesante crisi economica che ha colpito le imprese nel 2009. Anche i gestori di bar e locali, quindi, possono contare su un fisco più morbido, soprattutto se nel corso del 2009 non hanno licenziato dipendenti.

Bonus occupazione

I nuovi correttivi anticrisi previsti per gli studi di settore, approvati a inizio aprile, prevedono infatti un bonus specifico che per la prima volta tiene conto della “rigidità” dei costi delle imprese rispetto alla flessione dell’attività. Il “bonus” occupazione, al quale avranno accesso i contribuenti “non congrui” rispetto a quanto prefigurato dagli studi, non è l’unica novità di quest’anno.
Il fisco è infatti pronto a considerare, alleggerendo il carico fiscale, anche la sottoutilizzazione degli impianti, la maggior durata delle scorte e della dimensione del magazzino delle imprese. Per il secondo anno consecutivo, dunque, le richieste del fisco saranno in qualche modo alleggerite dai correttivi introdotti per compensare una crisi che ha eroso i fatturati delle aziende in tutti i comparti.
Nel dettaglio, sono tre le misure previste. La prima punta a sterilizzare l’effetto dell’invenduto sulle scorte. L’intervento va infatti a incidere sulle rimanenze di magazzino e sulla durata delle scorte, tenendo conto delle merci e dei prodotti invenduti a seguito della contrazione delle vendite. In particolare, si terrà conto del fatto che i forti incrementi del valore di magazzino sono spesso dovuti alla scarsità della domanda e non a cessioni non fiscalizzate. La conseguenza? Che alcune anomalie nell’indicatore della durata delle scorte non determineranno un ricalcolo del costo del venduto con impatto sulle imposte dirette e dell’Iva.
Redditività inferiore
Il secondo correttivo mira invece a cogliere le variazioni degli usuali margini di redditività. Verranno modificate - anche tramite fattori di correzione al ribasso - le variabili matematiche che legano le dimensioni strutturali (come possono essere il valore degli impianti e dei beni mobili) all’ammontare dei ricavi, per tenere in considerazione i minori livelli di utilizzo che sono connessi a una redditività inferiore. Da segnalare, come detto, il beneficio riconosciuto nel caso in cui non si sia proceduto a effettuare tagli di personale, mantenendo così inalterati i costi.
La terza misura, infine, è indirizzata all’intera platea dei contribuenti che applicano gli studi di settore e va in qualche modo a sovrapporsi al correttivo precedente: l’obiettivo è correggere le situazioni di rigidità dei vecchi modelli matematici, che non sembrano più efficienti quando sono applicati in periodi di difficoltà economica, quando cioè si registra una pesante contrazione dell’ammontare dei ricavi o dei compensi.

Correttivi locali

Quest’ultimo correttivo, tuttavia, oltre a tenere in considerazione gli impatti della rigidità della struttura produttiva, non modificabile nel breve periodo, mira a rafforzarne l’impatto alla luce delle specifiche situazioni oggettive e del territorio in cui opera il contribuente: in questo modo si tenta di compensare le eventuali difficoltà legate al mercato e al meccanismo di determinazione dei prezzi a livello locale.
Probabilmente verrà dunque introdotto un correttivo differenziato a seconda del luogo di svolgimento dell’attività e del cluster di appartenenza del contribuente, che dovrebbe servire a differenziare il risultato degli studi in relazione alle differenti condizioni economiche in cui viene svolta l’attività. Un parametro che, a dire il vero, non sempre è stato correttamente valutato dal software nel corso delle precedenti annualità e che qui funziona, comunque, solo a livello di correttivo e non di calcolo strutturale.
I nuovi correttivi approvati diventeranno specifiche tecniche che saranno trasferite a Sogei, la società informatica del ministero dell’Economia che gestisce la fiscalità, per la versione aggiornata del software Gerico per l’anno 2010.

Gelato, la promozione si fa tutti insieme riuniti in club

Promozione –

A Bergamo sono ormai 50 i locali che aderiscono all’iniziativa “Gelaterie di fiducia”. Con due feste all’anno si cerca di conquistare i bambini. Per i gestori delle gelaterie sono garantiti prezzi scontati per le inserzioni pubblicitarie sulla stampa locale

A Bergamo il gelato piace. Il consumo medio procapite è di 6 kg l’anno e i soli punti vendita di gelato artigianale della provincia fatturano circa 85 milioni di euro l’anno (dati Ascom 2009). Ben 17 delle 310 gelaterie bergamasche, poi, sono state appena inserite nella guida del Touring Club Italiano “L’Italia del gelato”. Nonostante la crisi, i fatturati nel 2010 sono cresciuti del 2-3%.
Merito anche del dinamismo dell’Ascom, che da 15 anni organizza “Gelaterie di fiducia”, manifestazione che due volte l’anno promuove le qualità uniche del gelato artigianale. A metà aprile c’è “La merenda non si paga”: vengono regalati coni gelato a 8mila bambini di asili ed elementari. A metà ottobre tocca alla “Festa del nonno”: i nonni e i nipoti che arrivano nelle gelaterie aderenti con un coupon ritagliato dal quotidiano locale L’Eco di Bergamo ricevono due gelati in omaggio. Le adesioni continuano a crescere, soprattutto in provincia. Ben 42 delle 44 gelaterie aderenti all’edizione 2010 hanno sede fuori dal capoluogo.
«Quest’anno coinvolgiamo 17 esercizi in più rispetto al 2009 - spiega Massimo Bosio di Co.Gel, il comitato gelatieri dell’Ascom di Bergamo -. Le gelaterie aderenti, infatti, riescono a portare nuovi clienti presso l’esercizio e a far capire la qualità del loro gelato artigianale».

Comunicazione a tariffe agevolate
Alla manifestazione partecipano gelaterie d’ogni tipo: da quelle artigianali ai bar-pasticcerie-gelaterie. Non mancano punte d’eccellenza come Cherubino a Bergamo Alta o Il Gioppino di Zanica, insieme a tanti esercizi che puntano sul buon rapporto qualità-prezzo.
Chi aderisce a “Gelaterie di fiducia”, oltre alla promozione sul territorio, ha anche a disposizione interessanti opportunità pubblicitarie sulla stampa locale. Grazie anche al contributo di Ascom e dei main sponsor della manifestazione (Lactis, Puntogel, Carpigiani, Centrogel e Silliker), gli esercizi ogni anno possono comunicare la propria attività con spazi pubbliredazionali a prezzi particolari sull’Eco di Bergamo. Un’opportunità sfruttata da ben 40 gelaterie che, con una spesa di 300 euro circa, si sono procurate uno spazio che normalmente costa più del doppio.

Laboratorio e palestra di talenti

Locali –

A Senigallia il Lab American Bar&More fa della ricerca e della rivisitazione dei classici della mixability un impegno quotidiano. Un locale cosmopolita che potrebbe benissimo trovarsi a New York

Senigallia, cittadina dai passati (ma rinverditi) fasti balneari, è un sospettabile laboratorio di tendenze anche nel settore bar, dopo essere assurta recentemente alle cronache per la ristorazione gourmet di Uliassi, Madonnina del Pescatore & co., nonché per essere teatro del mitico Summer Jamboree, dedicato a swing, rockabilly e boogie. Nasce qui, in pieno centro storico - e non banalmente in zona spiaggia, per staccarsi completamente da una dimensione stagionale - il Lab American Bar&More, grazie a Romano Bonacorsi, titolare e barman, con la socia Maria Paola Pizzi, e con i due bartender, Mario La Pietra e Davide Colombo. «Il Lab nasce dalla forte determinazione di raccontare una storia, un pezzo di noi stessi dopo tanti anni di esperienza nel settore della somministrazione e della ristorazione», dicono i titolari. «Il nome vuole indicare immediatezza, ricerca, intuitività. L'obiettivo è far vivere a tutti, staff compreso, un'esperienza speciale. In questo vogliamo superare la logica del rapporto imprenditore/dipendente attraverso il coinvolgimento emotivo del personale verso un unico scopo: condividere il successo». Accanto all'attenzione verso il cliente c'è anche la ricerca dei talenti: il Lab diventa così anche luogo di sperimentazione. Qui una figura talentuosa come Mario La Pietra ha brillantemente coniugato l'esperienza estera con quella del Lab, trovando un suo spazio esclusivo dove esprimersi. Il suffisso “More”, inoltre, è parte integrante del nome: indica un progetto, ossia ampliare l'offerta del buon bere con la buona cucina. Lo chef Ricky Rotatori interpreta in stile Lab la tradizione marchigiana con creatività e originalità; Racconta Romano Bonacorsi: «Un'autorevole firma di un quotidiano nazionale, sorseggiando il nostro French 75, mi disse che il Lab potrebbe benissimo trovarsi a New York: abbiamo voluto creare un ambiente cosmopolita dentro una città di provincia. L'intenzione era di bypassare il luogo comune del turismo marittimo e di inventare un american bar per tutto l'anno». Sia come immagine, sia come offerta, il Lab ha dunque puntato subito in alto: in primo luogo, ha formulato una ricca proposta cocktail con distillati premium e prodotti freschi, poi ha lavorato sugli abbinamenti ricercati e sull'esecuzione tecnica, oltre che sulla creazione di alcune esclusive chicche d'autore.

In lista ben 11 ricette di Martini

Al Lab la qualità del bere bene si declina in 140 referenze in carta drink divise in 16 sezioni, ma sempre più peso viene dato anche al ristorante. Si vuole rendere il bar anello di congiunzione fra cucina e mix studiando accuratamente ogni tipo di accostamento. Non pochi i cocktail innovativi, per esempio a base di sake, petali e pietre aromatizzate. Come il 'Saketini': vodka, sake, vermouth dry, nell'ambito di una sezione della carta che vede in lista ben 11 ricette Martini. Tra i punti di forza della carta c'è una sezione dedicata ai drink di famosi mixologist europei con reinterpretazioni che fanno la felicità di intenditori e neofiti della mixability. I “signori” dell'aperitivo restano comunque Americano, Negroni e i Martinis sia classici, utilizzando distillati rigorosamente premium, sia nelle versioni Fruity ed Herbal, che prevedono l'utilizzo di frutta in combinazione a erbe e spezie. Il dopocena è caratterizzato invece da una maggiore richiesta di creazioni d'autore. Due parole infine sul food. Niente buffet, ma raffinati finger food e prodotti locali rielaborati e preparati direttamente dall'eclettica cucina del Lab.

Il valore delle annate qualifica la lista

Management cantina –

Non tutte le vendemmie sono uguali, ma con la logica imperante dell’omologazione pochi se ne accorgono. Gestire il potenziale delle annate significa stabilire scale di valori. Anche nei prezzi

L'ultima edizione
di Benvenuto
Brunello ha
dato ulteriore conferma
che non basta la tipologia
di un vino per capire
esattamente di cosa stiamo
parlando: è indispensabile
conoscerne l'annata.
Tra il 2004 (presentato
lo scorso anno) e il 2005
(anteprima di quest'anno)
c'è una differenza notevole,
sottolineata anche da
molti produttori nel listino
commerciale: il prezzo
franco cantina del 2005 è
più basso di 2-3 euro del
vino precedente.
Vini uguali a se stessi
Non perché sia un'annata
scadente (ha avuto
4 stelle dal Consorzio,
quindi ottima), si tratta
semplicemente di
un'annata più “pronta”,
che presumibilmente
non avrà
quella longevità che
invece caratterizza i
grandi Brunello di
Montalcino.
Morale: dobbiamo
ricordare come il
vino sia prima di
tutto un frutto della
natura, della terra
dove nasce, e anche
dell'andamento climatico
che lo influenza.
Se l'estate è troppo calda,
l'uva raggiungerà la maturità
zuccherina prima
di quella fenolica e i vini
risulteranno un po' cotti,
bassi di acidità ma “verdi”
nei tannini; viceversa, nelle
annate fredde o piovose,
avremo vini più asprigni,
aciduli e magri. Ovviamente
entrano in gioco
anche altre variabili, come
la posizione dei vigneti, la
loro gestione, le capacitàenologiche aziendali, ma
la natura fa il suo corso e
lascia il suo segno.
A dispetto del valore delle
annate, negli ultimi anni
abbiano subito una sorta
di omologazione dei vini,
un po' “forzati” ad essere
sempre uguali a se stessi,
genericamente giustificata
da “richieste del mercato”.
Indubbiamente la tecnologia
in cantina può fare
parecchio, ma non è male
che un vino sia più autentico
e rispecchi la propria
natura. Anche perché
è proprio nelle annate
minori che si
comprende maggiormente
il valore di un territorio,
nel bene e nel bene e
nel male.
Assaggiare e leggere
Qual è dunque il modo migliore
per conoscere come
si differenziano le diverse
annate? Fare il maggior
numero possibile di assaggi,
partecipando alle anteprime
organizzate dai Consorzi
o semplicemente andando
in zona a incontrare
i produttori che si considerano
più interessanti.
Qualora questo non fosse
possibile, l'unica soluzione
è rimettersi al giudizio
di degustatori di cui ci si fida,
che spesso sono pubblicati
sulle riviste
specializzate.
Leggendo molto,
ci si può fare
un'idea molto
vicina alla verità.
Una chiacchierata
con i
fornitori abituali
e con qualche amico enologo
inoltre aiuta a completare
il quadro.
Come gestire il potenziale
delle annate nella carta
dei vini? Bisogna entrare
nell'ordine di idee che non
tutte le annate debbono essere
proposte allo stesso
prezzo (non intendiamo dire
che le annate più vecchie
debbono costare di più): il
prezzo deve corrispondere
alla qualità del millesimo.
Il costo della qualità
Differenziando in modo
tangibile le vendemmie,
trasferiamo il concetto che
la qualità ha un costo e che
la nostra onestà di giudizio
ci impedisce di chiedere gli
stessi soldi per due vini che
sono oggettivamente di livello
diverso, sebbene prodotti
dalla stessa azienda.
Ciò porta a una maggior
fiducia dei clienti purché
questa politica sia spiegata
e corroborata da indicazioni
circostanziate fino a
estendersi ai possibili abbinamenti
annata-ricetta. Per
tornare al Brunello di Montalcino,
mentre un 2004 sarà
perfetto con un secondo
di carne cosiddetta “nera”
(cinghiale, cervo), il 2005 si
propone con un piatto meno
intenso, magari la classica
fiorentina al sangue.
Ancora pochi
i bianchi invecchiati
Il discorso sulla qualità delle
diverse annate, che è indispensabile
con i grandi
rossi da invecchiamento, è
diverso invece per quanto
riguarda i bianchi. In Italia
la cultura dei bianchi invecchiati
è ancora molto di
nicchia e non ci sono grandi
denominazioni destinate
all'invecchiamento.
Vi sono peraltro alcune eccezioni,
ancora in fase di
esplorazione: il Trebbiano
d'Abruzzo (come è stato dimostrato
da alcuni grandi
nomi), alcuni cru di Soave,
la Vernaccia di San Gimignano
(è una strada che alcuni
produttori stanno battendo,
supportati dal Consorzio,
ma è ancora lungi
dall'essere accettata). Ci sono
poi certi “vini aziendali”,
generalmente Chardonnay
di diverse regioni, dal grande
potenziale, ma è difficile
trarre delle indicazioni
generali, perché si tratta di
casi singoli. Che vanno scoperti
con passione.
Per quanto riguarda l'annata
più recente, quella commercializzata
in primavera,
la cosa più semplice è
controllare i dati di Assoenologi,
che a fine vendemmia
fornisce indicazioni sia
quantitative che qualitative
sugli andamenti delle diverse
regioni.

Ospiti con il cane un’attenzione doppia

Management Sala –

Il cane non mangia, ma l’affettività del suo padrone è una buona ragione per occuparsi anche del quattrozampe “cliente”.

Solo nel nostro Paese sono oltre 18milioni gli italiani che vivono con un cane; a questi si possono aggiungere circa 30 milioni di tedeschi, 20 milioni di inglesi e quasi 25 milioni di francesi. Si tratta di un mercato enorme di potenziali clienti per tutte le attività i cui titolari - e dipendenti - sono in grado di rivolgere attenzioni ai cani, a volte più che ai loro padroni. Indicazioni per gestire In questo contesto, la legislazione non aiuta di certo i ristoratori, perché la tematica degli animali d’affezione è, in Italia, scarsamente regolamentata: non esiste una legge che vieti l’ingresso dei cani nei ristoranti, tranne in cucina e nei depositi, e quindi è facoltà dei singoli ristoratori stabilirne o meno il divieto. Come gestire l’ingresso dei cani al ristorante? Seguendo alcune regole di base:
Accogliere, sempre. Quando entra il cliente col cane, prima di verificare quale tavolo assegnargli, facciamolo accomodare in luogo tranquillo, distante dal passaggio dei camerieri e degli altri clienti. ■ Il nome. Chiediamo il cognome del cliente, ma anche il nome del cane.Manifestiamo così la nostra attenzione verso l’ani-male, e conquistiamo il padrone. ■ Le regole, con gentilezza. Mentre accompagniamo il cliente al tavolo gli comunichiamo le poche indicazioni da seguire, con tono gentile: il cane deve restare al guinzaglio e vicino al tavolo. ■ Serve qualcosa? Quando i clienti si sono accomodati, chiedere se serve una ciotola con acqua o una pedanina per il cane. ■ Tornare e chiedere. Almeno una volta durante il pranzo o la cena, è utile tornare dagli ospiti e chiedere se serve qualcosa per il cane: acqua, biscotti, etc. ■ Non accarezzare il cane, mai. chi lavora a contatto con i cibi non può toccare il cane. Gli altri clienti non gradirebbero di certo. ■ Un cane in ogni sala. La territorialità è un concetto chiarissimo per i cani: se la sala ristorante è piccola (6/8 tavoli), una volta entrato un cane, meglio non farne entrare altri. Poi chiechiedere sempre il sesso del cane: se la sala è grande e possiamo far accomodare due cani - distanti l’un l’altro - ma non dello stesso sesso.
Giustificare l’impossibilità di accogliere il cane. Nel caso in cui vi siano già uno o più cani in sala, e la presenza di un altro animale potrebbe creare problemi, bisogna comunicare al cliente che vi sono altri cani in sala e diventa impossibile la loro convivenza.
La scelta del tavolo.Si tratta della decisione più importante da assumere: queste le indicazioni: ■ il tavolo deve essere d’angolo, nell’area possibilmente più appartata della sala ristorante; ■ se c’è una veranda, conviene scegliere un tavolo vicino alla veranda e, nella bella stagione, un tavolo esterno; ■ meglio evitare tavoli vicino a famiglie con bambini o a signori anziani.
Fasi critiche La vera difficoltà è spesso riuscire a far convivere gli altri clienti con lo spirito affettivo che molti padroni rivolgono ai propri cani. Pertanto ogni ristoratore deve definire le proprie regole e condividerle con il personale di sala. E soprattutto come risolvere eventuali criticità: ■ se il cane abbaia: invitare il cliente a fargli fare una passeggiata all’esterno, semplicemente dicendogli che, in attesa della prossimaportata, può uscire un po’ con il cane; ■ se il cane si agita e gira: chiedergli cortesemente di tenere il cane otto al tavolo, offrendo dei biscotti. Gli atteggiamenti particolarmente affettivi da parte dei padroni dei cani, invece, sono spesso un problema per gli altri clienti;, ma l’unica soluzione è scegliere bene il tavolo e agire sulla psicologia del cliente: se il suo cane sta bene, lui non si preoccuperà di prenderlo in braccio e coccolarlo. Un consiglio finale ai ristoratori: fate sempre gestire le problematiche al personale di sala, perché il vostro intervento deve essere solo quello risolutivo e finale, quando la situazione sta degenerando. Però ricordate: il cane è accompagnato, sempre. Lui non mangia, ma i suoi padroni sì. E sono disposti a spendere anche qualcosa in più se trovano un ambiente accogliente per il loro amato cane.

Mai così vuoti i posti vip operazione recupero clienti

Attualità Consumatori –

Tra ristorazione d’eccellenza e consumatori il cortocircuito non è irreparabile. Per Eurisko necessari più marketing e segmentazione

La sindrome della sedia vuota colpisce in maniera crescente chef patron e ristoratori d’eccellenza che mai avrebbero pensato che il loro ruolo fosse messo in discussione. E alcuni fatti di cronaca, anche tragici, che coinvolgono ristoratori in Italia e all’estero (perfino il grande Adrià ha annunciato – ma dal 2012 – una pausa di riflessione, visto che il suo El Bulli perde 500 mila euro all’anno) hanno giustamente spinto Fipe a guardare un po’ dentro per cercare di capire il senso di questo cortocircuito tra ristoranti eccellenti e clientela. L’ha fatto con l’ausilio di una indagine quantitativa (di cui diamo conto a pag.48) e affidando una ricerca qualitativa a Gfk Eurisko sui significati e le attese verso la ristorazione di qualità da parte dei consumatori.
Esperienze elitarie
«Chi decide di frequentare l’alta ristorazione – afferma il presidente dell’Istituto milanese Giuseppe Minoia, che ha illustrato la ricerca nel corso di un convegno organizzato a Cooking Expo –desidera un’esperienza di discontinuità rispetto alle gratificazioni e insoddisfazioni di routine che caratterizzano gli stili di vita e di alimentazione». Si ricerca in sostanza un’esperienza di convivialità unica, di eccellenza polisensoriale, di bon ton relazionale, di apprendimento culturale nonché di riconoscimento e arricchimento elitario. La qualità intrinseca dei cibi è quindi implicita nel brand, che coincide per lo più con il grande chef. Ma quando si parla di valuedistinzioni, secondo Minoia, tra i ristoranti del Gotha e quelli di affezione, così come se l’esperienza avviene per lavoro o con amici e famigliari.
Aspettative disattese
«Il Gotha è quella ristorazione dove brillano il carisma del grande cuoco che rende partecipi gli ospiti (i pochi felici in grado di permetterselo) dei suoi riti culinari. Per queste persone il prezzo è giustificato o rimosso. Diverso è il caso dei ristoranti di affezione, quello dove si va con una certa continuità perché si instaura una sorta di affinità elettiva con l’offerta di cucina, dove sono forti i caratteri identitari, che non devono essere traditi. Il cliente viene quasi cooptato nel club degli aficionados». Diverse sono le attese verso questi due tipi di ristorazione di qualità. Se per il Gotha l’accento è posto sull’unicità dell’esperienza condivisa, sulla sua esclusività, e sulla possibilità di dialogare con il grande chef, in quelli di affezione si cercano le gratificazioni, la cooptazione amicale, il sentirsi un pari con il cuoco amico. Ma in entrambi i casi l’insoddisfazione è dietro l’angolo. E suona come un vero campanello d’allarme che i punti comuni ai due tipi di ristorante siano il capitale umano inadeguato, l’accoglienza trascurata, l’incompetenza del personale. Per quelli Gotha sono insoddisfacenti ambiente, logistica, spazi, arredi, stoviglie e tovagliati, la scarsa presenza o addirittura l’assenza dello chef carismatico e la non trasparenza del conto finale (vino in primis). Quelli di affezione sono invece deficitari nell’eccesso di routine che denota poco rispetto per lo spirito del luogo, negli spazi penalizzati, nella non riconoscibilità dei clienti. Ma soprattutto le critiche più consistenti riguardano la perdita di protagonismo, di innovatività, dell’orgoglio di essere di qualità. Con prezzi elevati. «Spicca insomma una vera e propria crisi di immagine per i ristoranti di affezione, quelli in cui si spende da 70 a 90 euro a persona», sottolinea Minoia. Approccio di marketing
È allora possibile recuperare la relazione con la clientela? Le indicazioni non mancano. Ma richiedono generalmente un approccio meno rigido e più “marketing oriented”. Nella gestione della clientela business (le aziende hanno fortemente ridotto i costi dei pranzi di lavoro) per esempio con politiche mirate, convenzioni, menu appropriati, favorendo la fidelizzazione delle aziende. Ma in generale i ristoranti Gotha dovrebbero ripensare a politiche di prezzo differente: per chi pensa al grande ristorante in logiche di seduttività. Per chi invece lo utilizza come strumento di empatia professionale. Per i giovani, anche secondo una logica prospettica. Senza scordare che il consumatore elitario, pur cambiando il modo di pensare gli acquisti, non è disposto a fare rinunce. Nemmeno ad andare al ristorante.

Routine e creatività basta una stampante

News back office –

Controllo dei costi, ridotti tempi di stampa, menu e liste dei vini sempre aggiornati. E con le immagini dialogo facile in cucina

Che l'attività del ristoratore stia cambiando (o debba cambiare) è quasi un'ovvietà quando si parla di cucina, di gestione, di servizio. Lo è meno se si pensa all'utilizzo delle tecnologie per il back office e per le attività quotidiane: il ristorante è anche un'impresa che deve svolgere una serie di incombenze di tipo amministrativo e gestionale. In questo senso il mondo della ristorazione sconta una certo ritardo. Un esempio illuminante è costituito dalle stampanti a getto d'inchiostro da collegare al pc o, nel caso di più postazioni presenti in ufficio, da mettere in rete anche wireless.
Efficacia ed efficienza
Naturalmente anche in questo caso i due criteri guida sono l'efficacia del risultato e l'efficienza del sistema: qualità di stampa, produttività, bassi consumi. Basti pensare alle pratiche igienico-sanitarie da sbrigare, da memorizzare e da archiviare, le schede quotidiane dell'Haccp, da stampare e tenere a disposizione per un eventuale controllo dell'Asl, il manuale di autocertificazione, una serie di obblighi e doveri che devono essere rispettati, non foss'altro perché sono materia di responsabilità penale. Ma l'utilizzo della stampante travalica il lavoro d'ufficio e diventa un supporto determinante anche per altre aree di attività. Con le sue stampanti Officejet Pro All-in-One, HP ha individuato anche nella ristorazione un settore che può trarre il massimo beneficio dal loro impiego. Claudio Sadler, ristoratore e chef, lo testimonia. «L'impiego di una stampante a colori di qualità - afferma - è un grande passo avanti per operare in piena autonomia. Nella realizzazione della carta, per esempio, noi adottiamo copertine esterne personalizzate con il nome dei due ristoranti (Sadler e Chic'n Quick, ndr) sulle quali applichiamo i fogli con la stampa del menu, ognuno con caratteri tipografici e stile in sintonia con il locale al quale si riferisce. Fare tutto in casa consente di apportare i cambiamenti anche all'ultimo minuto a un menu, con la massima flessibilità di tempi e costi rispetto a quello stampato in tipografia. Il tempo anche in questo caso è una variabile fondamentale».
Disegno scanner, e-mail
L'attenzione ai costi, visto il periodo, è il faro di ogni imprenditore. Tanto più che non è raro che, per ricordo, i clienti chiedano di portare a casa il menu della serata. Sadler, poi, per le sue brigate a Milano (ha un ristorante anche alla Fiera di Rho-Pero), in quello di Pechino o nelle occasioni alle quali viene invitato in giro per il mondo, utilizza la stampante (anche scanner e fax) per riprodurre gli schizzi delle nuove ricette. «Invece della fotografia, preferisco realizzare uno schizzo del piatto finito. Il disegno, a differenza della foto, può essere corredato di indicazioni, è di immediata comprensione e non richiede ulteriori spiegazioni. È un ottimo modo per trasferire informazioni a chi in cucina dovrà riprodurre il piatto. Il segno scannerizzato viene memorizzato, corredato della ricetta che lo spiega e inviato per e-mail. Proprio recentemente per una manifestazione a Jakarta, quando sono arrivato in loco tutti i piatti erano già pronti. Con grande vantaggio di tempo».

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