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Così è cambiata la pausa pranzo

Top management –

Protagonista della pausa pranzo al bar con i piatti pronti surgelati Fiordiprimi, l’azienda Surgital ha tagliato il nastro dei trent’anni di attività. Ne parliamo con il presidente Romana Tamburini

Come motto potrebbe utilizzare “Mai fermarsi”. Nata nel 1980 come piccolo laboratorio artigiano a Lavezzola (Ravenna) per opera di Edoardo Bacchini e Romana Tamburini, oggi l'azienda Surgital è al vertice della produzione nazionale di pasta fresca surgelata e sughi per la ristorazione di qualità, insieme con piatti pronti surgelati per il canale snack bar. Lo stabilimento si estende per complessivi 60mila mq, dei quali 26mila mq coperti e 25mila metri cubi di celle frigorifere a -18°C. Nella gestione aziendale sono coinvolti in posizioni di responsabilità i figli Massimiliano (commerciale), Elena (marketing) ed Enrica (ricerca e sviluppo). Sulle attività presenti e sui programmi futuri di Surgital, abbiamo posto alcune domande al presidente e direttore di produzione Romana Tamburini.

Con i piatti pronti surgelati Fiordiprimi e un semplice forno a microonde, Surgital ha inaugurato una nuovo modo di soddisfare la pausa pranzo al bar. Quali sono i vostri plus?

Anticipando i tempi, nel 1997 Surgital ha offerto ai titolari di bar l'opportunità di proporre ai clienti un'alternativa sana e gustosa ai semplici snack freddi come panini e insalate. Pronto in soli 4-5 minuti, il piatto pronto e caldo Fiordiprimi è stato accolto subito con grande interesse e curiosità, anche all'estero, tanto che la scelta si è ampliata fino a 44 referenze, tra cui molti secondi piatti. Alla base del loro successo ci sono una serie di vantaggi: alta qualità degli ingredienti usati, varietà nella scelta, sapori naturali, condimenti gustosi ma leggeri, un'attenta comunicazione del marchio e del tipo di servizio.
Quali materiali di servizio proponete al barista per sollecitare i consumi e fidelizzare i clienti?
La proposta del piatto pronto al bar va promossa perché è ancora un'offerta “nuova” e relativamente poco diffusa. Per questo abbiamo messo a punto una serie di strumenti per sollecitarne il consumo. Dagli adesivi da attaccare alla vetrina del bar al cartello da banco personalizzabile, ai menu da tavolo con le più diverse proposte. Inoltre Surgital fornisce tovagliette monouso Fiordiprimi di grande effetto e richiamo.

Quali sono i gusti Fiordiprimi che piaccioni di più ai clienti?
Spaghetti alla carbonara, lasagne e ravioli pomodoro e basilico sono dei classici che vanno sempre per la maggiore. Ma anche preparazioni più ricercate e particolari stanno trovando i propri estimatori: ravioli ai carciofi e ravioli di radicchio in salsa trevigiana. Buone performance inoltre stanno ottenendo anche i secondi piatti pronti come salsiccia con patate o filetto di pollo.

Quali sono le possibilità di allargare la gamma Fiordiprimi?

Nonostante il difficile periodo congiunturale, crediamo che il piatto pronto surgelato sia sempre una soluzione dalle notevoli potenzialità per la pausa pranzo al bar. Per la seconda metà dell'anno abbiamo infatti in programma importanti progetti di comarketing per il rilancio del prodotto e la sua valorizzazione. Attraverso partnership con i grossisti, vogliamo insistere sul concetto che è importante e sempre conveniente per tutti puntare sulla qualità del prodotto e non solo sul prezzo. Sempre per il canale bar, lo scorso anno abbiamo affiancato alle monoporzioni anche la linea di pasta precotta surgelata Pastasì Soluzioni Express che l'operatore del bar può facilmente preparare nelle classiche macchine cuocipasta, oppure in acqua bollente, forno a microonde o a vapore. Per agevolare la porzionatura più adatta, abbiamo previsto due formati, da un chilo e da 200 g, proponendo pasta all'uovo e di semola. Perfetto il connubio con la nostra linea Sugosì, sughi surgelati in pellet (tavolette pressate, ndr) da sciogliere per condire Pastasì. Infine, possiamo contare sulla consulenza e collaborazione di uno chef pluristellato come Gianfranco Vissani, vero e proprio testimonial della linea di pasta surgelata “Divine Creazioni”, rivolta alla fascia alta della ristorazione.

Facciamo il punto sulle ultime iniziative Surgital, di cui cade quest'anno il trentesimo anniversario.

Il 2010 rappresenta per Surgital una tappa fondamentale dello sviluppo aziendale. Per festeggiare i trent'anni di attività dell'azienda, abbiamo infatti realizzato due importanti iniziative come “De Gusto, l'Ateneo della Pasta” e la centrale di trigenerazione (elettrica, acqua calda e vapore, acqua fredda). De Gusto è un laboratorio open space di 150 mq circa opportunatamente attrezzato con cucina a vista e banchi a gradinata dove visitatori e allievi possono partecipare in diretta alla creazione di nuove ricette o farciture di pasta. La Centrale d'energia a trigenerazione invece rappresenta una nuova sfida nel campo dell'innovazione e costituisce un importante risparmio economico oltre che una significativa riduzione dell'impatto ambientale. Per quanto riguarda invece i dati economici, Surgital Spa può vantare un bilancio davvero ragguardevole, visto che nel 2009 è arrivato a superare quota 49 milioni di euro.
Ci può dare qualche informazione in più sul nuovo impianto d'energia a trigenerazione?
Grazie alla nuova poderosa Centrale d'energia a trigenerazione dotata di motore Caterpillar alimentato a metano, Surgital produce energia elettrica (6mila kW), vapore per gli impianti di pastorizzazione, acqua calda a 70°C e acqua fredda per i frigoriferi, per tutte le esigenze dello stabilimento di Lavezzola (Ravenna). Inoltre riesce anche a immettere nella rete elettrica nazionale 2mila kW. A regime, ci sarà un risparmio economico del 40%, minori sprechi nella distribuzione, un forte abbattimento delle emissioni di anidride carbonica.

La gelateria senza stagioni

Case history –

Il 40% delle vendite di gelato è concentrato in estate. A Milano, le Officine del Gelato provano a smentire il dato con una proposta camaleontica. Dall’intramontabile mottarello alla pasticceria gelato

Raramente ci occupiamo di locali in fase di rodaggio. Abbiamo deciso di fare un'eccezione per le Officine del Gelato, inaugurato lo scorso giugno in viale Montenero, vicino ai locali di un antico laboratorio che negli anni '30 e '40 produceva gelato per i carretti che giravano per le strade di Milano. Il motivo di questo strappo alla regola è presto detto. Per una volta non vogliamo ragionare su un modello di business (ci auspichiamo lo diventi) e metterne in evidenza i valori, ma dare spazio alle idee di un imprenditore lungimirante, Carlo Pasqualini, senior manager di una società svizzera che nulla a che vedere con il mondo dell'ospitalità, coadiuvato per la realizzazione del progetto da un giovane laureato in economia del turismo, Roberto La Vista, e da uno staff di consulenti che fanno capo al Gruppo Astori di Gorle (Bg).
«Creare un locale in grado di funzionare tutto l'anno - rivela Pasqualini -, questa la nostra ambizione. Con una proposta camaleontica, secondo la stagione: a cominciare da granite e stecchi alla frutta, quando la canicola milanese diventa insopportabile, per proporre poi mottarelli e pralineria per la stagione invernale. Stesso discorso per la pasticceria di gelato. L'offerta sarà declinata in torte gelato, semifreddi, praline tipo “bomboniere”, escludendo ovviamente i prodotti da forno». Un'ambizione non da poco, considerato che il 40% delle vendite di una gelateria è concentrato in estate e il resto dell'anno si sonnecchia. «Senza compromessi sulla qualità», ci tiene a precisare Pasqualini. Non a caso il motto della gelateria che campeggia sulla bella vetrina è la celebre frase di Roberto Benigni nel film Daunbailò: “I scream, you scream, we all scream for ice cream” (tradotto letteralmente: io urlo, tu urli, noi tutti urliamo per il gelato).

Ingredienti selezionati
A dire il vero quello del gelato di qualità è un mood che in molti (forse troppi) hanno deciso di cavalcare, tanto che Cna Alimentare e Confartigianato Gelatieri hanno creato una certificazione ad hoc (vedi box a pagina 14). Nel caso delle Officine del Gelato, non sappiamo se il pistacchio utilizzato provenga da Bronte o meno, ma l'attenzione alla selezione delle materie prime è qualcosa che chiunque può toccare con mano: basta dare un occhio al laboratorio a vista dove fanno bella mostra di sé le cassette di frutta fresca e i tetrapak della Centrale del Latte di Milano. «Di più. L'acqua è un esempio di come contino i dettagli. Spesso sottovalutata, la qualità dell'acqua è uno dei segreti per la produzione di un buon gelato ed è per questo che abbiamo deciso di installare nel laboratorio un sistema di depurazione», aggiunge Pasqualini, che non ha lesinato nulla in termini di attrezzature. Tra mantecatori, abbattitori e compagnia bella, l'investimento si è aggirato intorno ai 300mila euro, quando in media può variare da 100.000 a 130.000 euro.

Un format replicabile
«Volevamo metter giù basi salde affinché il business potesse decollare senza timori. Ma soprattutto dare modo ai nostri maestri gelatieri di approntare una solida offerta e poi replicare il concept altrove, garantendo lo stesso livello di qualità. L'idea da cui intendo trarre spunto è quella della catena Le Pain Quotidien: piccoli locali, tutti uguali, con una bella luce, cibo sano, centrifughe e succhi di frutta pieni di vitamine, taglieri riccamente assortiti, le œuf à la coque e i filoncini di pane come da bambini, waffels... Tutto di ottima qualità, la stessa in ogni punto vendita anche grazie a continue ispezioni a sorpresa».
Al momento in cui andiamo in stampa i numeri sembrano dare ragione a Pasqualini: a un mese dall'inaugurazione sono circa 350 i clienti giornalieri, 66 i litri di latte consumati, 75 i chilogrammi di gelato prodotti. In termini di vendita, la performance migliore spetta ai coni, circa 200 al giorno. «In realtà piace anche l'idea del ghiacciolo - testimonia La Vista, con un pizzico di orgoglio -. Non è tuttavia un prodotto facile da vendere. Perché non si tratta di semplici ghiaccioli, quelli a cui ormai il nostro palato è abituato, ma di veri e propri frullati di frutta con lo stecco in mezzo (siamo intorno al 65-70% di frutta), con un forte impatto gustativo. Così, per esempio, per gli agrumi ho dovuto modificare la ricetta base per ammorbidirne un po' il gusto».
A La Vista piace sperimentare, mettersi in gioco, pensare al pubblico più giovane. Sono nati così i gelati su stecco Gin lemon oppure pompelmo rosa e Campari per un aperitivo alternativo.

Un trionfo di frutta
Anche al banco non mancano le sorprese. I cioccolati, realizzati con cacao olandese e cioccolato peruviano e dominicano, e i gusti frutta la fanno da padrone, «ma a rotazione mi piace inserire almeno tre gusti alla frutta tropicale sui ventisei proprosti», spiega La Vista. Passion fruit, maracuja, goiaba, açai: non mancano le alternative. Il rovescio della medaglia è che il consumatore potrebbe non gradire gusti a cui non è abituato (e alcuni, come l'açai, piuttosto bruttini alla vista). Diventa fondamentale in questo caso contare su personale esperto in grado di saper raccontare la novità, proporre i giusti abbinamenti. Incalza Pasqualini: «La piazza milanese non è come le altre. Il milanese sa capire la qualità, è interessato alle novità, sa apprezzarle e rimane fedele. Il che non è poco». Così particolarmente apprezzata dalle signore come idea regalo è il gelato in bicchiere. Si va dai gusti frutta, come limone e fragola o mango e cocco, alle creme, vaniglia e caffè in testa. L'aggiunta di granella o pan di Spagna ne fa un dessert completo e per questo apprezzato per l'asporto. Insomma: alle Officine del Gelato non ci pensano proprio a sonnecchiare. Già stanno rivedendo il materiale di servizio: le classiche coppette e palette in plastica saranno sostituite da accessori al 100% biodegradabili a partire da quest'autunno. Da parte nostra ci auguriamo che appena possibile sia rivisto anche il sito Internet: piuttosto scarso di informazioni e poco coinvolgente. Unica nota stonata.

Insegne, miniguida al risparmio

Professione –

Come districarsi tra le numerose regole relative all’imposta sulla pubblicità e quando il canone non va pagato

Sappiamo tutti che cos'è un'insegna, ci mancherebbe. Eppure il legislatore italiano si è sentito in dovere di precisare che cosa s'intenda con questo termine. Come indicato dal comma 6, dell'articolo 2-bis della legge 24 aprile 2002, n. 75, si definisce insegna di esercizio “la scritta in caratteri alfanumerici completata eventualmente da simboli o da marchi, realizzata e supportata con materiali di qualsiasi natura installata nella sede dell'attività a cui si riferisce o nelle pertinenze accessorie alla stessa”. Sgombrato il campo da dubbi, diciamo subito che sono esenti dal pagamento dell'imposta comunale sulla pubblicità le insegne di esercizio che si estendono su una superficie inferiore a 5 metri quadrati.
Già, ma come è calcolata la superficie di un'insegna? Come vengono considerate, ai fini della liquidazione dell'imposta, le frazioni di metro quadrato? Domande alle quali occorre dare una risposta prima di decidere che tipo di insegna installare. Ricordiamo che la superficie tassabile è determinata in base alla minima figura piana geometrica (ad esempio: un rettangolo) in cui è circoscritto l'intero mezzo pubblicitario indipendentemente dal numero di messaggi in esso contenuti. La superficie complessiva è riferita a tutta l'installazione pubblicitaria comprensiva delle cornici salvo che queste ultime svolgano una funzione di mero sostegno. Così un cartello di 6 metri quadrati contenente un'iscrizione pubblicitaria estesa su due metri quadrati è soggetto ad imposta comunque per 6 mq.

Ancora: le superfici inferiori a un metro quadrato, ai fini tariffari, si arrotondano a un metro quadrato; le frazioni di metro quadro oltre il primo, invece, si arrotondano per eccesso a mezzo metro quadrato (un insegna di 5,75 mq è soggetta a un'imposta per 6 mq).
Non finisce qui. Esistono delle maggiorazioni tariffarie che vale la pena conoscere: per esempio le insegne di superficie compresa fra 5,50 mq e 8,50 mq sono soggette a una maggiorazione del 50%, mentre quelle superiori a 8,50 mq sono soggette a un imposta maggiorata del 100%. La stessa maggiorazione è prevista per le insegne luminose. A questo proposito ricordiamo che se presso un bar è esposto un cassonetto luminoso con il logo di una marca di caffè o birra, è obbligato al pagamento dell'imposta il titolare del bar in quanto “ha il possesso” del mezzo. Nel caso in cui l'esercizio sia chiuso o il titolare irreperibile, solidamente responsabile al versamento è il produttore. Vero è che, spesso, lo stesso produttore si sostituisce spontaneamente al titolare nel pagamento del tributo.
La domanda sorge spontanea: le insegne che recano marchi possono beneficiare dell'esenzione o sono considerate pubblicità tassata senza speranza? Anche in questo caso il legislatore italiano ha voluto sgombrare il campo da ogni dubbio: sono soggetti a tassazione i mezzi pubblicitari che contengono esclusivamente simboli e marchi dei prodotti venduti qualora siano esposti in aggiunta all'insegna di esercizio (mentre è esentata l'insegna recante marchi di prodotto qualora sia l'unica dell'esercizio). Non rimane che mettersi a tavolino e fare i conti.

Fondo est, più semplice versare i contributi

Assistenza sanitaria –

Da ottobre, un software sul sito calcolerà in automatico le somme dovute dalle aziende. Che pagheranno con gli F24

Meno calcoli e versamenti più veloci: Fondo Est, il fondo di assistenza sanitaria integrativa per i dipendenti delle aziende di turismo e terziario, apre al modello F24. La data di partenza è fissata con le paghe del prossimo ottobre, quando anche i contributi sanitari dovuti al fondo - cui sono iscritti di diritto i dipendenti dei pubblici esercizi - dovranno essere versati utilizzando il modello F24.

Accesso on line protetto
La novità non è di poco conto, dal momento che in questo modo viene semplificata la procedura con la quale fino ad oggi sono stati regolati i versamenti.
Aziende e consulenti potranno infatti usufruire dei servizi on line messi a disposizione dal Fondo Est grazie a un accesso riservato e protetto da username e password: dopo aver effettuato l'upload del file che contiene la lista di contribuzione e generato dal software paghe, sarà il Fondo stesso a calcolare le somme dovute.
In questo modo all'utilizzatore non rimarrà altro che stampare l'ordinativo di bonifico precompilato e pagare in banca. La novità si aggiunge a quella legata all'abolizione della modalità di pagamento trimestrale anticipato, operativa a partire dal prossimo gennaio (2011) e alla decisione, risalente ad aprile scorso, di introdurre la possibilità di effettuare versamenti volontari da parte dei lavoratori già iscritti al Fondo Est, che possono così decidere di mantenere la copertura nei periodi di disoccupazione.

Wommy, minibar a tre ruote

Attrezzature –

Famiglia di imprenditori specializzati nella produzione di würstel, gli Scarlino rilanciano l’hot dog di qualità con il marchio Wommy, colorando di giallo motocarri e stand di vendita

Pane morbido, stretto e lungo, farcito con tanti tipi diversi di würstel condito con senape, maionese o ketchup, spesso abbinato a un ciuffo di crauti. Parliamo dell'hot dog, creato negli Stati Uniti alla fine dell'Ottocento per calmare la fame dei tifosi durante le partite di football e baseball, affermatosi per essere un panino gustoso ed economico, da accompagnare all'immancabile birra chiara in lattina.
Fondato nel 1971, il Salumificio Scarlino di Taurisano (Lecce) si è specializzato nella produzione di würstel, diventando un protagonista del settore tanto che punta a fatturare per l'anno in corso 30 milioni di euro, (12 milioni di chili di würstel). Di recente la famiglia pugliese ha deciso di rilanciare l'hot dog di qualità, realizzati con le migliori materie prime, organizzando una flotta di motocarri con il marchio Wommy.
«Grazie alla collaborazione di importanti aziende del settore beverage come Coca-Cola e Birra Peroni - precisa Antonio Scarlino, presidente di Wommy Srl - abbiamo dato vita a questa iniziativa in franchising, utilizzando come piattaforma una serie di Ape Piaggio appositamente allestiti secondo il progetto del designer Andreas Varostos di Inarea».
La flotta Wommy sarà presente nelle aree di traffico, dai centri storici alle città d'arte, agli eventi sportivi e musicali. Oltre che alla versione mobile su tre ruote, è previsto anche uno stand fisso per areoporti, stazioni ferroviarie, centri commerciali. Gli affiliati non devono fee d'ingresso nè royalties. Devono solo acquistare la Wommy Car on the road (37mila euro) o la versione indoor (34mila euro), oltre a corrispondere duemila euro all'anno di fisso. Previsione di fatturato: 120mila euro. L'inziativa ha raccolto un veloce successo: 35 Wommy Car già girano in Italia e 30 sono in consegna in Grecia, dando vita a una multinazionale tascabile con la nascita di società “sorelle” per Grecia, Malta, Gran Bretagna e Libano.

Opzione Biologico

Dossier –

Un settore in costante crescita. In attesa di un contrassegno e di norme specifiche per la ristorazione. Sotto la lente le potenzialità del mercato dei consumatori bio, lo sviluppo nel mondo della somministrazione, la creazione di una rete di locali bio identifi cabili

Arriva la normativa che regola il biologico nell'attività: . Scegliere Bio? un'opportunità soprattutto alla luce della legge che regolerà il Bio nella somministrazione Scenario, mercato, norme e prospettive leggi il dossier di Ristoranti.

Vestiti come il bar comanda

Divise –

Nella scelta di modelli, tessuti e soluzioni disponibili sul mercato occorre in primo luogo una grande attenzione all’immagine coordinata. Da valutare anche praticità e durevolezza

Estetica, praticità e lunga durata di fibre e colori sono le caratteristiche più considerate nella scelta delle divise del personale di un bar. L’abbigliamento è uno dei primi elementi che comunicano lo stile di un locale e permettono di identificare con immediatezza il suo personale; per questo le aziende specializzate offrono diverse gamme di articoli coordinati su diversi stili e tessuti, nelle versioni uomo e donna, dove regnano fantasia ed eclettismo in quanto a tagli, fantasie e colori. Si spazia dal grembiule corto stile pub a quello da sommelier, a quello stile brasserie per passare a modelli più giovani con la pettorina e piccole fibbie, tipo salopette.

Come scegliere i modelli

Il capo più richiesto è il grembiulino, che racchiude in sé numerosi vantaggi: è economico, unisex e taglia unica, estremamente pratico e facilmente personalizzabile; per questo numerose aziende, soprattutto del beverage, ne fanno omaggio ai locali. Per il servizio ai tavoli è importante sceglierlo con una tasca ampia o due, una per il palmare o il blocco ordini, l’altra per il portafoglio.
L’optional del taschino per la biro si può trovare sulla versione con pettorina, molto pratica, che spesso è composta dall’unione di un grembiule e un “finto gilet” (c’è solo il davanti), mentre il vero gilet oggi è un capo sempre meno richiesto soprattutto perché poco pratico, in quanto obbliga ad acquistare taglie differenti per il personale e ha un’immagine un po’ datata. I grembiuli si fanno più lunghi nei wine bar con la classica versione da sommelier che, per il servizio ai tavoli, ha lo spacco davanti per facilitare il movimento. A proposito di misure, le più gettonate sono le taglie uniche, che non danno problemi di gestione dei capi in caso di cambio di personale.
Per quanto riguarda i colori, soprattutto in fase di primo acquisto la scelta si orienta sullo scuro, con prevalenza del nero, che è una base alla quale si accorda al meglio qualsiasi tinta. Molto richieste anche il bordeaux e il verdone, tinte classiche e molto pratiche, che offrono il vantaggio di occultare eventuali macchie.
Oggi ci si orienta con più frequenza su colori più vivi, coordinati con diverse intensità della stessa cromia o con contrasti studiati nel caso dei modelli con pettorina e con inserti applicati; tra i più gettonati il viola, il giallo, il verde chiaro, l’intramontabile rosso, il beige e il marrone. Queste ultime due sono le tinte che meglio si accordano all’ambiente e all’offerta di cioccolaterie e pasticcerie dove, specie per il personale che serve al banco, il taglio dei capi è più morbido e i colori più chiari e dalle tonalità pastello.

In sintonia con l’atmosfera del locale

Piacciono i tessuti lucidi con effetto cangiante, molto d’effetto, richiesti in versione scura da locali di tendenza e notturni e in nelle tinte chiare, spesso solari, in bar e in pasticcerie per il servizio ai tavoli. Nei locali più informali, a grembiuli e scamiciati si accompagna la praticità e l’assoluta traspirabilità delle polo e, soprattutto nella stagione estiva e nelle località balneari, delle T-shirt, per lo più personalizzate, mentre in locali più classici la camicia è il capo più indossato. In cotone o misto poliestere-cotone, deve assicurare traspirabilità, massima libertà nei movimenti ed essere facile da lavare e stirare. La camicia spicca spesso per i colori vivi e in linea con le tendenze del momento sia per colore sia per taglio; attualmente, per esempio, sono molto richiesti modelli con collo alla coreana e sciancrati, che segnano la vita: la praticità è assicurata da una minima percentuale di elastine aggiunta al tessuto base, che dà elasticità: una caratteristica propria anche di numerose gonne, che oggi tendono a essere molto fascianti.
Una tendenza in atto in strutture polifunzionali, con più turni di personale, è il cambio di colore nel corso della giornata: spesso una camicia bianca o comunque con colori chiari la mattina e una scura la sera, adeguando l’abbigliamento all’offerta e al target di riferimento dei diversi momenti del servizio. I pantaloni possono essere coordinati, ma più spesso sono neri, grigi o bianchi. In ogni caso, è importante non lasciarsi troppo condizionare dalle mode e dai propri gusti, ma considerare con attenzione l’arredo del locale e, in generale, l’ambiente, con cui le divise devono armonizzarsi. I tessuti più utilizzati sono poliestere, viscosa e gabardine di poliestere, che presentano caratteristiche di freschezza, traspirazione, ma soprattutto di grande praticità: sopportano al meglio ripetuti lavaggi e non necessitano di essere stirati. Completano la dotazione accessori quali cravatte, papillon, foulard e cappellini: piacciono e danno un aspetto curato con un minimo investimento.
A proposito di acquisti, sempre più spesso la scelta dei modelli e gli ordini si effettua on line; per chi non ama le nuove tecnologie sono disponibili cataloghi cartacei con possibilità di ordinazioni telefoniche o via fax: la consegna a domicilio è molto rapida, in media tra i due e i cinque giorni. È bene non lesinare riducendo al minimo i capi: che si lavori al banco o si serva ai tavoli, il rischio di macchie è sempre altissimo, con la conseguente necessità di un cambio rapido. Un paio di grembiulini e tre-quattro camicie possono bastare, soprattutto se scure, ma, se di colore chiaro, sarà meglio aggiungere almeno un capo, per non costringere a lavaggi quotidiani, portando a un invecchiamento precoce dei tessuti. Infine, la qualità è data anche dalla fattura, alla quale concorrono la vestibilità, che deve assicurare comfort ed eleganza, e le finiture come asole e cuciture, che devono essere accurate e precise: non dimentichiamo che la divisa è parte integrante della percezione del benessere e della qualità di un locale.

Eleganza e praticità in laboratorio
La divisa dello chef patissier, specie se lavora in laboratori a vista, deve essere pratica, funzionale ed esteticamente gradevole. I tessuti migliori sono quelli misto poliestere-cotone e 100% cotone, che fanno respirare la pelle e resistono a un elevato numero di lavaggi anche con prodotti a base di cloro e ad alta temperatura (60°C).
Il taglio morbido dei capi assicura la massima libertà di movimento; interessanti accorgimenti tecnici da valutare sono la presenza di sistemi di areazione sulla schiena e sotto le ascelle. Accanto al classico bianco, è molto richiesto il marrone, oltre a colli e inserti colorati.

Evasori senza scampo se il fisco si fa furbo

Attività –

Gli ispettori dell’Agenzia delle Entrate ricostruiscono le vendite dei bar in base agli ingredienti acquistati e al magazzino. Ma ogni mezzo è buono: persino il parco macchine può essere indice dei ricavi reali

Scusi, lei come prepara il Cuba Libre? Io uso la ricetta Iba 2004: ci metto 5 cl di rum chiaro, 10 cl di Cola, 2 cl di succo di limone o in alternativa mezzo lime spremuto…: non è un dialogo tra appassionati di cocktail, ma quello che vi potreste sentir chiedere da un agente del fisco.
Per ricostruire l'entità dei “ricavi reali” conseguiti dagli stabilimenti balneari e bar annessi, gli uomini dell'Agenzia delle Entrate hanno rilanciato in grande stile le ricostruzioni analitico induttive dei consumi delle materie prime - rum e gin in testa - utilizzati nei cocktail, dal Cuba Libre al Negroni al Gintonic.
Non è una novità, del resto. Ma la scorsa estate la morsa del fisco sembra essere stata più ferrea del solito, forse per l'esasperata attenzione ai conti in rosso del Belpaese.

La verifica induttiva
«È una normale attività di ricostruzione e verifica - fanno spallucce alla direzione dell'Agenzia delle Entrate di Ravenna - il nostro obiettivo è determinare gli incassi degli esercenti attraverso la valutazione di tutto ciò che concerne le attività di un bar, non solo i cocktail ma anche i consumi di bevande, caffè, cappuccini, brioche e delle materie prime alimentari se il bar, per esempio, fa piccola ristorazione». La verifica induttiva è prevista dalla norme vigenti in materia di accertamenti tributari. Consiste nel ricostruire le vendite di un bar in base agli acquisti e al magazzino “in contraddizione con la parte” per usare la terminologia degli investigatori: cioè il gestore è invitato a dichiarare quali e quante materie prime utilizza e gli agenti del fisco elaborano i dati per i loro riscontri. Contro la fantasia dei potenziali evasori, insomma, il fisco mette in campo ogni arma a sua disposizione. Più elementi possono essere acquisiti dagli ispettori durante le attività di verifica e più probabilità di successo avrà l'accertamento, anche in sede di contenzioso.

Tutto può diventare prova
Ogni mezzo è buono. Per stanare i furbi, gli 007 tributari usano sofisticate tecnologie, scattano immagini satellitari e foto di eventi e attrezzature, compiono analisi degli aperitivi e degli happy hour sulla spiaggia, controllano le associazioni, verificano le sponsorizzazioni e persino il parco macchine di grossa cilindrata.
Naturalmente si tratta di misure ispettive pensate all'inizio dell'anno in sede di programmazione delle attività di controllo, studiate a tavolino e applicate con scientifica precisione per quanto riguarda i pubblici esercizi nelle località di villeggiatura.
Spiegano all'Agenzia delle Entrate: «Entriamo in azione dopo aver valutato il reddito, l'ubicazione e i clienti dell'esercizio e preventivamente selezionato le posizioni che presentano incongruenze con la media degli altri locali. Le cosiddette “attività di ricostruzione commerciale” avvengono solo di giorno quando il locale è aperto, negli orari canonici, di solito la mattina. Oppure prendiamo accordi con l'esercente per proseguire i controlli nell'ufficio del commercialista». «Per non disturbare il lavoro», aggiungono alla Guardia di Finanza. È un'attività d'intelligence concordata e suddivisa in modo da evitare sovrapposizioni fra l'Agenzia delle Entrate, l'Inps, la Guardia di Finanza e la Dogana.

Disco a impatto zero, oltreoceano è boom

Tendenze –

Dotarsi di tecnologie ecocompatibili è quasi una scelta obbligata. Buoni esempi da cui prendere spunto

All’estero sono tanti gli imprenditori della notte che hanno sposato l’ecosostenibilità. Da territorio pionieristico è diventato motivo di prestigio e di vanto. Vediamo dove. A New York il Greenhouse Club, mega discoteca eco-friendly di 6.000 metri quadrati, detta regole e trend: è costruita con materiali interamente riciclati come i pavimenti in bambù, vetro riciclato e rivestimenti con resine naturali. In questo caso un minor impatto ambientale non coincide con un minor impatto scenografico: i 5.000 Led pendenti dal soffitto sono un gioiello di ingegneria e design.
Jon Bakhshi, il proprietario, ha i toni del pioniere: «Siamo orgogliosi di essere i primi a creare uno spazio notturno che coniuga divertimento e salvaguardia della natura. La speranza è che anche altri club seguano le nostre orme».
A Chicago, il Butterfly Social Club, locale dall’atmosfera hippy e fedele agli ideali flower power, ha fatto della salvaguardia della natura il suo punto di forza. Interamente costruito con materiali eco, fin dalle pareti, realizzate usando sabbia, argilla e paglia dei dintorni. Nel menu spiccano i cocktail biologici, miscelati usando alcolici rigorosamente bio. Il club è alimentato usando energia pulita eolica e solare. Ma non è finita, perché una bicicletta posta all’ingresso del locale genera parte dell’energia necessaria a far funzionare il bar e la console del dj. Chi “si sacrifica” ha diritto a uno sconto sulla consumazione, nettare di agave e acqua di cocco in testa. Infine il Temple Nightclub di San Francisco, aperto nel 2004, è l’esempio del club che punta a fare “edu-tainment”, intrattenimento educativo. Tradotto in soldoni l’obiettivo è di responsabilizzare la clientela attraverso operazioni ed eventi di divulgazione, ma anche semplicemente dando il buon esempio riciclando tutto. Il grasso della cucina per esempio è usato per produrre Biodiesel. Bandita la plastica: per i bicchieri e le cannucce si usa l’amido di mais ed è applicato uno sconto di un dollaro sulla consumazione se il bicchiere è riutilizzato. Il club è dotato di un sistema di recupero delle acque piovane per lo scarico dei bagni e di un giardino verticale che copre tutta la facciata esterna dell’edificio. Il giardino è un ottimo isolante sia termico sia acustico. Insomma: tutto è studiato per ridurre l’impatto ambientale.

I modelli in Europa
Atm Bar di Milano. L’ampliamento del vecchio edificio e la ristrutturazione della storica pensilina sono state l’occasione per rinnovare il bar grazie all’utilizzo di eco-pitture, eco-rivestimenti e pannelli fotovoltaici.
Magnolia di Segrate (Milano). A luglio ha festeggiato 5 anni e un anno fa ha deciso di produrre i propri concerti utilizzando energia pulita. Questo grazie a 100 pannelli solari da 200w l’uno, per un investimento di 150mila euro.
Natuurcafé La Porte di Utrecht (Olanda). In Olanda è stato inaugurato il primo bar dove si produce energia con il semplice passaggio dei clienti attraverso la porta girevole. Si stima che ogni singolo passaggio generi l’energia per preparare un espresso.
Surya di Londra. Nato sotto il marchio  Club4Climate, è stato tra i primi locali a ricavare energia pulita dai generatori a cristalli piezoelettrici, che sfruttano il movimento delle persone in pista, coprendo il 60% del fabbisogno del locale.

Il piacere espresso di Eraclea si è fatto in cinque

Prodotti –

Ampliata la gamma con il nuovo gusto caffè al gianduia

Nuovo look per le macchine, in versione doppia o tripla erogazione, e un quinto gusto: sono le novità della linea “Il piacere espresso” di Eraclea per l'autunno. La selezione di bevande, preparate con ingredienti naturali e disponibili sia in buste monoporzione sia in buste per le macchine erogatrici, si arricchisce della novità caffè al giuanduia, che si affianca ai quattro gusti già conosciuto: orzo con 10% di fibra naturale, tè verde con aloe, caffè al ginseng e caffè al guaranà.
Il caffè al gianduia, pasta di nocciole e cioccolato, è una bevanda morbida e delicata adatta per un consumo durante l'intero arco della giornata.

Gli italiani consumano sempre meno vino

Abitudini –

Oggi si beve mezzo bicchiere al giorno contro i due degli anni settanta. La produzione (che nel 2010 sarà buona) guarda sempre più all’estero

Anche quest'anno ci sarà una buona vendemmia che, secondo Assoenologi, potrebbe confermare i livelli di produzione del 2009 attestandosi a 45,5 milioni di ettolitri (i dati definitivi si conosceranno a ottobre). A trainare il buon andamento della produzione dovrebbero essere soprattutto le regioni del Nord e quelle del Sud, mentre il Centro risulterà probabilmente in flessione.
E mentre anche l'export va a gonfie vele, per il settore arriva una nota dolente dai dati sui consumi interni, che proseguono il trend negativo già avviato da qualche anno: nel 2009, infatti, il consumo di vino pro-capite degli italiani si è fermato a 43 litri, rispetto ai 45 del 2007 e ai valori decisamente superiori degli anni settanta: in pratica, se 40 anni fa si consumavano due bicchieri a testa al giorno, ora la quantità è di mezzo bicchiere.
Per il futuro ler previsioni dell'associazione vedono ancora il segno meno, dato che si potrebbe anche scendere sotto la soglia dei 40 litri a testa con un calo di circa il 70% rispetto agli anni settanta. Ne gioiranno i salutisti ma per i vitivinicoltori non è certo un buon segno e non è un caso che per i prossimi anni i produttori guardino sempre di più all'estero. Certo, proprio l'export potrebbe fare la sua parte nel riequilibrare i piatti della bilancia: se dovesse proseguire il trend della prima parte dell'anno, la quantità di vino esportata sulla produzione totale passerebbe 30% attuale al 40% entro il 2015.

Bargiornale settembre 2010

Archivio copertine Horeca –

localicase history 10 Officine del Gelato, Milano.La gelateria senza stagioni 16 Terracafé, Firenze. Caffè, biglietti e informazioni 20 Murena Suite, Genova. L’ex Bar Mario ha un nuovo look 26 Jamaica Happy Pub, Verona. Drink alla frutta in franchising dal mondo  32 Junior Merino “liquid chef”, da cocktelero a impresario 36 L’Anima di Londra.Mediterranei nella City 40 Disco a impatto zero, Oltreoceano è boom tendenze&progetti …

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10 Officine del Gelato, Milano.La gelateria senza stagioni


16 Terracafé, Firenze. Caffè, biglietti e informazioni


20 Murena Suite, Genova. L’ex Bar Mario ha un nuovo look


26 Jamaica Happy Pub, Verona. Drink alla frutta in franchising dal mondo 


32 Junior Merino “liquid chef”, da cocktelero a impresario


36 L’Anima di Londra.Mediterranei nella City


40 Disco a impatto zero, Oltreoceano è boom tendenze&progetti 


45 Progetto Piano b. Nuova birreria in versione chic 


48 Banco allo scoperto. Come si organizza il banco bar attività 


52 Affari col delivery. Il pranzo si muove


60 Pranzo sano al bar, la Toscana ci crede 


64 Evasori senza scampo se il fisco si fa furbo


66 Gelato in festa, i consumi crescono



tecnologia


72 Vestiti come il bar comanda


78 Nuove videocamere: tutti al sicuro


giochi&scommesse



82 Inchiesta biliardo, flipper & Co.


92 la dispensa del gastronauta  


94 protagonisti
96
il cliente misterioso

professione

norme&fisco 


99  



Come risparmiare sulle insegne



101 



Locale sorvegliato? Avvisare i clienti



102  



Basta la registrazione per avere la cucina



103 



È reato trasmettere in pubblico la pay-tv con abbonamenti a uso privato



104 



L’orario? Si può cambiare 



105 Fondo Est, più semplice versare i contributi



gestione 



106 



Consigli tecnici per il servizio delivery



108 



Come premiare lo spirito di squadra e creare un clima positivo in azienda



110 



Spingere all’acquisto, dote da imparare



112 



Usare l’abito da lavoro come mezzo di comunicazione e immagine



114 



Gift box: un’occasione anche per i bar



food&drink
prodotti

116 


salutisti e fruttati, i nuovi tè freddi



120



 Fritti magici, anche in stile light



ricettario



122 



Usa, l’invasione dei drink speziati 




126




 La scheda dei cocktail naturali




128


Miscelati a tutto bio l’angolo del caffè
130 birra&co
132 vini al bar
134  drink story
 
136 letti al bar
imprese&mercati


top management



140 




Cristina Perico, Ikea business country manager, racconta il progetto 



per il fuori casa di Ikea Italia



144




 Romana Tamburini, presidente




 di Surgital, analizza la “pausa pranzo



Zoom

150 




 Visita in Olanda alla distilleria Nolet, produttrice di Ketel One vodka



152  l



a proposta di Wommy: un vero minibar su 3 ruote



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