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Allarme usura

Attività –

In forte crescita i commercianti caduti nelle mani degli strozzini: almeno 200mila negli ultimi due anni. Ma le denunce risultano in calo

Le cifre sono allarmanti. Negli ultimi due anni il numero delle vittime dell'usura è sensibilmente aumentato e oggi comprende almeno 200mila commercianti, ai quali è stato applicato un tasso d'interesse sui prestiti superiore al 10% mensile. Considerando che ognuno si indebita con più strozzini, le posizioni debitorie - sostiene lo studio di Confesercenti-Sos Impresa presentato di recente - “possono essere ragionevolmente stimate in oltre 600mila”. Il giro d'affari vale 20 miliardi di euro.
Complice la crisi economica, l'usura ha aumentato la sua pericolosità sociale.
Nel triennio 2006-2009 sono stati costretti alla chiusura 165mila attività commerciali e 50mila pubblici esercizi: di questi, scrive l'indagine, “un robusto 40% deve la sua cessazione all'aggravarsi di problemi finanziari, a un forte indebitamento e all'usura”.
L'usuraio di quartiere è stato in molti casi soppiantato dall'usura di mafia e criminalità organizzata, che hanno costruito vere e proprie reti professionali del credito illegale. Confesercenti e Sos Impresa stimano in 6 miliardi di euro annui l'introito dell'usura di mafia, con circa 70mila persone vittime di patti usurari con associazioni mafiose. E si tratta di cifre calcolate per difetto. Campania, Lazio e Sicilia sono le regioni dove si concentra un terzo dei commercianti coinvolti, ma a rischio usura c'è anche il nord Italia.

Aspetti critici e possibili vie d'uscita
Tanti piccoli imprenditori finiscono nella trappola degli strozzini perché colpiti dalla crisi economica, per resistere alle perdite, per mantenere aperto l'esercizio e pagare i fornitori. Sono occasioni in cui prospera il fenomeno dell'usura di giornata: la mattina si prestano i soldi (mediamente mille euro) e la sera si passa a ritirare il capitale maggiorato di un 10% di interessi. Come sottolinea l'indagine, è il più emblematico dei problemi che sta attraversando la piccola e media impresa. Eppure, il numero delle denunce registrate è ancora risibile e in continuo calo dal 1996, anno in cui è stata emanata la legge 108 sull'usura. «In Italia sono a rischio d'usura 1.660.000 piccoli imprenditori», stima Vittorio Carlomagno, presidente di Contribuenti.it che con lo sportello antiusura monitora costantemente il fenomeno. «In passato - dice Carlomagno - ogni qual volta l'economia ha segnato brusche frenate, l'usura ha visto delle forti crescite». Ma oggi una serie di fattori concomitanti aggravano la situazione: «Oltre la poca propensione all'elargizione del credito, si sta registrando il proliferare del pagamento delle tasse a rate, la crescita del gioco d'azzardo e delle scommesse sportive legalizzate e il boom delle carte di credito revolving, che trascinano migliaia di famiglie e piccole imprese nelle mani di spregiudicati usurai».
Dal circuito perverso dell'usura, però, si può essere aiutati ad uscirne. Bisogna denunciare e affidarsi agli strumenti messi a disposizione dalla legge, il Fondo di prevenzione e, soprattutto, il Fondo di solidarietà, che offre un mutuo decennale senza interessi. La domanda va presentata alla Prefettura della provincia dove è avvenuto il reato, entro 180 giorni dalla data di denuncia dell'usuraio o dalla data in cui si ha avuto notizia dell'inizio delle indagini, corredata da un piano di investimento per il reinserimento dell'usurato nell'economia legale e da un piano di restituzione dell'importo del mutuo. La concessione viene deliberata dal Commissario Straordinario del Governo.

Occhio a servire liquori contraffatti

Norme&Fisco –

Etichette false, marchi taroccati, sofisticazioni e via dicendo: la fantasia non sembra mancare agli agropirati. Una piaga che non lede solo l’industria. Per la frode in commercio si rischia anche la sospensione della licenza

A riportare il problema all'attenzione del pubblico ci ha pensato Borsci Liquori, che in Puglia produce dal 1840 l'Elisir San Marzano. Un amaro diffuso e noto, tanto da stimolare l'interesse di contraffattori che hanno messo in circolazione bottiglie con etichette false e il marchio taroccato. Il fenomeno sembra così diffuso che l'azienda ha deciso di istituire un filo diretto con i consumatori, con un numero di telefono e un indirizzo email dedicati. Lo scopo è invitare coloro che hanno il sospetto di essere serviti con un'imitazione a contattare l'azienda per segnalare il caso. Il direttore commerciale Giuseppina Borsci, in una dichiarazione ripresa anche dal Corriere della Sera, ha consigliato i consumatori di pretendere che l'amaro della casa si versato davanti a loro «e di accertarsi che la bottiglia si presenti integra, cioè con il tappo non manomesso».

Un fenomeno in crescita

L'episodio richiama un problema che va oltre il singolo caso, quello della contraffazione alimentare. Una serie di dati significativi sono stati raccolti nel 2009 dalla Camera di commercio di Torino che ha condotto un'indagine su 1.120 imprese locali dell'industria, 1.132 attività commerciali e 290 famiglie. I risultati parlano di un fenomeno in crescita. Le imprese, che pure soltanto in 12 casi hanno dichiarato di avere riscontrato una contraffazione dei loro prodotti, hanno però la sensazione, segnalata dall'85% degli intervistati, che il fenomeno sia cresciuto negli ultimi cinque anni.
La contraffazione vera e propria consiste nel creare un prodotto apparentemente e ingannevolmente simile al vero, per esempio usando marchi e nomi in modo fraudolento. Ma, con un'accezione più ampia, sotto il termine di contraffazione si classificano anche altri reati, come la frode commerciale, determinata dall'indicazione di false informazioni in etichetta; la frode sanitaria, che maschera difetti del cibo; la falsificazione, che dà a un prodotto un'identità non sua e, infine, la sofisticazione. Il barista che somministri un cibo o una bevanda contraffatta commette un reato, secondo il principio che non si può consegnare agli acquirenti una cosa per un'altra. A rigori, anche servire un bicchiere di Pepsi al cliente che ha chiesto una Coca Cola, senza avvisarlo, è una frode in commercio.

Questo piccolo grande bar

case history –

Menu rubati, uniformi militari e drink sartoriali. Questo e altro nel successo del Rita di Milano.

Lo ammetto. Gli ho rubato la carta dei cocktail e senza sensi di colpa. In fondo, negli ultimi due anni, l'hanno fatto altre cinquemila persone. La lista in questione è un libretto delle dimensioni di una cartolina postale ed è facile da imboscare. Un souvenir che il Rita, cocktail bar in una viuzza ai confini dei Navigli milanesi, distribuisce ad ospiti e amici. Visto che la prima edizione è andata a ruba, i soci Edoardo Nono e Gianluca Chiaruttini hanno bissato.

Agli antipodi delle classiche liste
Che non si tratti di un menu qualsiasi è evidente. Siamo distanti mille miglia dalle drink list tradizionali. Al polo opposto delle carte scialbe e incolori. Quelle, per intenderci, dove si scrive che per realizzare un Negroni ci vogliono un terzo di questo, un terzo di quello e un terzo di quell'altro. Nel menu del Rita si abbandonano anche le segmentazioni stantie. Non ci sono termini tecnici come “pre dinner” o “after dinner”, che tanto capiscono solo gli addetti ai lavori. Ciò che ha in mano il Rita è un potente strumento di vendita e di promozione del locale. In copertina il nuovo menu, giusto per evitare sensi di colpa, reca la scritta “portami via”. Nelle sue venti pagine si raccontano filosofia e storia dei cocktail con una grafica che non solo aiuta la lettura, ma la invoglia. Mastroianni e Gassman aprono la sezione Rita New Standards, dedicata ai “cocktail secchi e decisi”, quelli della casa, ma anche quelli presi in prestito da personaggi come Douglas Ankrah (Monarch) o Salvatore Calabrese (Campari Nobile). Si prosegue con gli “old-lost and found”, drink storici rispolverati in chiave attuale. E si va avanti col tributo a neo-classici come il Bramble o il Porn Star Martini fino all'universo dei cocktail esotici Tiki.

Alcuni punti fermi
Ciò che resta della prima carta, oltre allo spirito, sono i punti fermi del Rita, fiero di dichiarare che nella preparazione non usa né sciroppi, né polveri, né liquori di poco valore, né premix. Una scelta di campo precisa, coraggiosa e che ha pagato. Ogni sera il piccolo locale milanese fa buoni numeri. Dai 200 ai 300 cocktail. La lista e la qualità dei drink, non sono le sole frecce all'arco di Edoardo Nono & Co. Ci sono altri dettagli che fanno del Rita un premium bar. A cominciare dalla qualità dell'accoglienza. Non è solo il sorriso che invita a restare. È tutto l'atteggiamento dello staff. E poi ci sono le divise. Originali, di foggia militare e con il logo Rita in evidenza. Il messaggio che arriva è che ci troviamo nella trincea della miscelazione. Un locale dove è vietato sbagliare un colpo, anzi per restare in tema, uno shot.

Cucina per fare selezione
Un articolo a parte meriterebbe l'offerta di stuzzichini. A Milano, culla dell'happy hour, il locale ha deciso di distinguersi con un servizio di piattini portati direttamente al tavolo. Specialità che richiedono al massimo dieci minuti di preparazione, come i fichi sulla piastra con Cecina de Leòn e formaggio di capra. A quest'offerta di ricerca si affiancano specialità più “facili” come i cestelli con patatine, olive baresi, carote, gambi di sedano e altre crudité. È evidente che anche la proposta per l'aperitivo è un modo per fare selezione senza fare selezione all'ingresso. I fedelissimi del locale sanno infatti che qui si viene per fare un'esperienza, non una bevuta qualsiasi. Ordinare una birra alla spina al Rita, sarebbe come andare al ristorante gourmand e ordinare due spaghetti. Tutto è curato, compreso il bottigliere costruito su disegno del mixologist Edoardo Nono. A gradini, con uno sviluppo piramidale, comprende oltre 300 referenze. Una torre composta da prodotti premium, liquori della casa e distillati da collezione.

Cocktail della casa
Tra i cocktail, prezzi 8-10 euro, spiccano due specialità, un notturno e un tutte le ore. Il primo è Willy Wonka. Si prepara con tecnica shake&double strain agitando 6 bar spoon di marmellata allo zenzero, 1 cucchiaino di miele millefiori, 2 cl di succo di lime, 1,5 cl di crema di cacao bianca, 5 cl gin e una goccia di olio di bergamotto. Dopo aver versato la miscela in coppetta, si rifinisce guarnendo con cioccolato liquido e riccioli di scorza d'arancia. Il fresco Just Me, adatto a vari momenti della giornata, si realizza invece con 6 cl Tequila in infusione (a freddo) con tè verde al gelsomino, 4 cl di succo di limone, 2 cl di succo di pompelmo e un cucchiaino di zucchero liquido. Da shakerare e completare nell'high ball con ginger ale. Si decora con ciuffetto di menta, riccioli di scorza di limone e una fetta di arancia. Sartoriale.

Tante anime, un successo

Case history –

Il Nouvelle Vague di Genova lavora tutta la settimana: merito di una proposta variegata che spazia dalla buona cucina, agli eventi culturali, alle degustazioni

Libreria, enoteca, wine bar, ristorante, jazz club, cioccolateria: chi viene qui, a seconda dell’ora in cui capita, darà una descrizione diversa di questo luogo. Siamo nel centro storico di Genova, in una traversa di via San Lorenzo, la strada che conduce dal Porto Antico al Duomo. Qui, in vico de’ Gradi, si nasconde il “nuovo” Nouvelle Vague.
«Prima della chiusura del 2009 eravamo principalmente un’enoteca e wine bar» racconta Andrea Campisi, direttore del locale. Dopo una lunga pausa di riflessione, coincisa con sostanziali lavori di ristrutturazione per far posto a una vera cucina, ha riaperto affiancando al vino una cucina di livello e tanti altri ingredienti. «Il nostro è un concept globale - spiega Campisi -. Abbiamo un’offerta molto variegata, che ci consente di spalmare le presenze nel corso della settimana. L’idea funziona: ci sono sere in cui i clienti non riescono neanche a entrare. Siccome non facciamo servizio in piedi, chi non trova posto torna, incuriosito, qualche sera dopo».  In serate come la domenica «una delle nostre migliori - assicura Campisi - abbiamo clienti che arrivano all’apertura pomeridiana intorno alle 18, per un tè o un aperitivo, e poi rimangono per cena».
Tra i nuovi soci è arrivato Roberto Cantatore, chef per 10 anni all’Antica Osteria del Bai, a cui ha fatto ottenere una stella Michelin. E così il locale dà un peso importante alla buona tavola. La cucina è aperta fino a mezzanotte e mezza e nei weekend fino all’una e mezza. «Serviamo pesce, piatti della tradizione ligure (buridda, bagnun di acciughe, stoccafisso) e poi pane, focaccia e pasticceria, tutto fatto in casa - spiega lo chef -. È una cena di livello: scegliamo con molta cura le materie prime, come la carne di Fassone piemontese, con cui facciamo per esempio una tartare tagliata al coltello con sopra una burratina pugliese: cose che altrove non si trovano». Chi mangia al Nouvelle Vague spende dai 30-35 euro in su, vini esclusi, ma può anche optare per una focaccia al formaggio e una birra e cavarsela con 20 euro.
In settimana il locale è aperto anche a pranzo, accetta i ticket e ha menu per tutte le tasche. Riapre poi verso le 18 per tè, cioccolate e aperitivi. «Abbiamo sempre 24 etichette in mescita, tra bianchi, rossi e bollicine - racconta  Campisi -. Serviamo a bicchiere anche vini di livello come Brunello di Montalcino, Barolo, Bordeaux». Non mancano  neanche i cocktail.  Per il dopocena, spiega Campisi «abbiamo una carta specifica per i dolci accompagnati da vini passiti; per ogni piatto c’è l’abbinamento con vino a bicchiere».
Uno dei segreti per mandare avanti un locale come il Nouvelle Vague sta nella sua capacità di attrarre un pubblico eterogeneo. «Abbiamo la famiglia che viene a visitare l’Acquario - racconta Campisi -, gli impiegati che vengono a pranzo, gli studenti che si ritrovano qui per l’aperitivo e le coppie o i gruppi di amici che ci scelgono per la cena». Contribuisce al successo del luogo l’atmosfera da salotto di casa: il locale ha soffitti a volta con mattoni a vista e colonne, un arredamento creato pezzo per pezzo con articoli di antiquariato (poltrone da teatro, panchette dei primi del Novecento, poltroncine in pelle, tavoli tutti diversi) e un’illuminazione che si adatta ai vari momenti della giornata. «Abbiamo scelto arredi un po’ fuori dal tempo e dalle mode». Unica concessione al design: le lampade. Diffondono un’illuminazione gradevole, mai eccessiva, che si abbassa impercettibilmente nel corso della serata e fa assomigliare il posto al set di un film di Woody Allen: luce calda, ambiente intellettuale.

Libri come “contorno”
E poi c’è la libreria: «La vendita di libri non è certo il nostro core business - precisa Campisi -, ma il concetto di abbinare i libri con cibo e vino è molto caratterizzante e per noi è imprescindibile, anche a livello estetico». Questo è un posto dove si torna anche per l’atmosfera che i libri alle pareti contribuiscono a creare. «Il grosso della promozione per noi è il passaparola. Il Nouvelle Vague è un locale dove si sta bene. Siamo un posto di lunghe permanenze. Magari abbiamo meno giro di tavoli, ma la fidelizzazione è altissima».

Il sito dedicato alla cultura del bere

Storia della liquoristica e cultura del bere consapevole. Per operatori e appassionati

LE SELEZIONI PROPONGONO LE NUOVE IDEE REGALO NATALIZIE

LE SELEZIONI –

L’azienda di luxury premium food Le Selezioni ha lanciato la sua nuova linea di confezioni regalo studiate per Natale 2010.


L'azienda di luxury premium food Le Selezioni ha lanciato la sua nuova linea di confezioni regalo studiate per Natale 2010, acquistabili da tutta Italia direttamente sul loro sito internet www.leselezioni.net



Le diverse composizioni concepite per le feste rappresentano l'unione di diverse tradizioni regionali, dalla ligure alla toscana con un' attenzione particolare al packaging. La vasta gamma inoltre è mirata ad incontrare i diversi gusti del cliente.


Tutte le idee regalo, come anche la totalità dei prodotti, sono ordinabili attraverso il loro portale internet da cui è possibile iscriversi in maniera rapida e gratuita al club Le Selezioni ottenendo così uno sconto del 10%.


“Le nostre collezioni Natale 2010 costituiscono un regalo originale e di assoluta eleganza grazie allo sposalizio tra prodotti della più elevata qualità e confezioni ricercate” dice l'Area Manager Christian Giacobbe “un dono unico e di classe atto ad esaltare gli occhi e il palato”.

LeSelezioni

Le Selezioni Srl


Tel: 345/9313518


Mail: info@leselezioni.net


Nuovi luoghi pieni di idee

Tendenze –

Si moltiplicano i locali realizzati, in accordo con le Pubbliche Amministrazioni, all’interno di spazi multifunzionali. Propongono formule spesso innovative da cui prendere spunti interessanti

Se il cibo è cultura, gli spazi culturali si aprono al cibo. Da nord a sud dello Stivale, le realtà artistiche contemporanee che stanno animando la vita dei centri urbani di dimensioni maggiori e delle realtà di provincia fanno della multifunzionalità e dell'integrazione con un'offerta di piatti e bevande una ragione identitaria comune. Accanto a mostre, serate teatrali, performance, musica, letture, i locali si animano anche grazie a una ristorazione curata e a prezzi contenuti, con buone etichette di vino e birra. Sempre più spesso le proposte culturali e quelle culinarie si fondono in un'azione sinergica che permette di moltiplicare gli stimoli, offrendo momenti di consumo di grande convivialità che richiamano un target giovane e attento alle tendenze più moderne.
Così, si stanno diffondendo anche alle nostre latitudini quelle realtà vive già da qualche tempo nei paesi del nord Europa, anche se, a marcare una differenza tradizionale d'approccio e a evidenziare una peculiarità tutta italiana in questo senso, è l'attenzione alla qualità e alla varietà di cibi e bevande proposte.

Eventi, cibi di qualità e prezzi contenuti

Lo spazio multidisciplinare Zo nasce in un'ex raffineria di zolfo, ristrutturata con un finanziamento pubblico e gestita dalla cooperativa Officine, costituita nel 1997 da un gruppo di giovani operatori culturali catanesi. «L'attività e l'offerta della ristorazione di Zofood - dichiara Sergio Zinna, direttore artistico dello Zo di Catania è fortemente condizionata dal tipo di evento: per esempio ogni martedì abbiamo una serata che si chiama “muovitifermo”, un modo di dire siciliano per dire viaggiare con la fantasia, in cui si esplorano Paesi diversi a 360° gradi: dalla cultura, alla musica passando naturalmente per il cibo».

Esperienza analoga anche per il ristorante e caffetteria del Circolo dei Lettori di Torino: «Cerchiamo di mantenere prezzi più contenuti - afferma Gabriele Torretto, uno dei proprietario nonché chef del ristorante e caffetteria - pur proponendo un'ottima qualità dei prodotti, che seleziono personalmente con grande cura. Organizziamo diverse serate speciali, come la cena proustiana o futurista, in cui proponiamo assieme alle letture anche piatti in tema, cercando di offrire al target molto variegato dei nostri clienti, che comprende dallo studente, al politico, allo scrittore, un'esperienza culturale e gastronomica più ampia possibile».

Attenzione ai prezzi anche al Laganà di Bologna, bar caffetteria all'interno dello spazio Salaborsa: «La nostra clientela - spiega la titolare Donatella Laganà - è composta in principal modo da studenti. Quindi prestiamo attenzione ai prezzi e cerchiamo di offrire una gamma di soluzioni per il pranzo di mezzogiorno, naturalmente senza derogare alla qualità e offrendo solo prodotti artigianali».

A Parma, di recente, è nato l'Hub Cafè, luogo che nelle intenzioni dei realizzatori nasce per riportare germi culturali di nuova generazione in uno storico, e un po' degradato, quartiere della cittadina emiliana. «Il locale - dichiara Cristina Basoni della cooperativa culturale Lune Nuove, direttore artisitico dell'Hub Cafè - ha un grande spazio dedicato alla parte performativa ed espositiva, che si fonde e si integra con la zona dedicata alla ristorazione. La nostra offerta durante la settimana è quella di un comune caffè, che propone piccola ristorazione a un target piuttosto vasto durante tutta la giornata. Poi, a parte gli avvenimenti del fine settimana nei quali la musica è protagonista, ospitiamo eventi speciali nei quali sensibilizziamo i nostri clienti, per esempio, su temi come il cibo equo, critico e sostenibile: in questo caso abbiamo creato una serata dedicata al diritto al cibo, in cui abbiamo offerto i prodotti di Libera Terra o le verdure a km zero».
L'obiettivo di tutti questi spazi, comunque, è di offrire ai frequentatori la massima multifunzionalità possibile, coprendo tutte le occasioni di consumo durante la giornata e sperimentando formule nuove, magari d'importazione d'oltremanica o oltreoceano nelle quali arte contemporanea e desiderio di aggregazione diano vita a nuovi spazi per il consumo. Si tratta di un fenomeno non più di appannaggio esclusivo dei grandi centri urbani, da sempre più ricettivi nei confronti dei nuovi trend, ma che si sta progressivamente diffondendo anche nelle città di dimensioni minori, a partire da quelle dove hanno sede le Università, i cui studenti - spesso provenienti da altri luoghi - possono rappresentare un interessante “tessuto umano” sul quale far nascere una nuova iniziativa cultural/gastronomica.

Pianetahotel novembre-dicembre 2010

Archivio Copertine Horeca –

front office    16    CitizenM, da Amsterdam a Glasgow. Così il lusso si               fa a  buon mercato    22    L’ultima tendenza internazionale? Gli hotel               temporanei. Che, qualche volta, diventano             permamenti    28     Tre alberghi, tre target, una gestione comune.                Succede all’Hellsten di Stoccolma     32     Falconara, il luxury resort  fa co-marketing con il              territorio    34     Gli Alajmo presentano la Locanda, buen retiro per          …



front office
    16    CitizenM, da Amsterdam a Glasgow. Così il lusso si
              fa a  buon mercato
    22    L'ultima tendenza internazionale? Gli hotel
               temporanei. Che, qualche volta, diventano
             permamenti
    28     Tre alberghi, tre target, una gestione comune. 
              Succede all'Hellsten di Stoccolma
    32     Falconara, il luxury resort  fa co-marketing con il
             territorio
    34     Gli Alajmo presentano la Locanda, buen retiro per
              veri buongustai
    36    Best Western Kids: a disposizione dei più piccoli  
             anche i giochi Hasbro più in voga del momento
    38     ritratto Egon Raffaelli, direttore marketing dell'Hotel
             Terme di Merano
    42     News. Nh Hoteles, Expedia
design&contract
    44     Rinnovare con intelligenza. Il progetto low cost
              design di Uno Contract
    53    L'ospitalità pensata per le famiglie negli Ohana Hotel
             pensati da Six Squared
    56    Il design d'autore firmato Moroso si propone agli
             hotel anche con la formula chiavi in mano
    64     impronte Franco Costa, Costa Gourp
    67    Orti e giardini entrano in hotel. Spazi verdi per dare
             nuova vita agli interni
    70    News. Gessi, InterfaceFlor, Regarden
food&beverage
     98    La cucina dell'hotel si fa teatro di cultura 
              gastronomica e il cliente diventa allievo
    104    La buona immagine dell'hotel inizia con la prima
               colazione
    108    I segreti di Angelo Po svelati nei Multicooking day e
               al Sia
    112    La prima colazione a base di prodotti biologici:
               rassegna referenze e consigli
     116    osservatorio Monica Balocco, Lavazza
    118    News. Espositori Comatec (Chs), bicchieri Thermic
              Glass, calici Opera Rcr
back office
    120    Come creare un spazio fitness. e consigli per offrire 
               il giusto spazio
    126    Comfort e design dai pannelli a soffitto. L'esempio
               del C-Hotel di Cassago B.za
    132    ecohotel La certificazione Leed, alla lunga diventa un
                risparmio
    134   Rate Tiger, un software per migliorare la  
              competitività on line
    136    Vending machine, una soluzione che ottimizza il
               servizio e genera affari
    138    agenda
    140  News. Arpa Italia, Napkin, Mansfield
    142   News. Diversey, Copyr, Kärcher
management
73    Ripresa sì, ma solo dal 2011. Per ora bene l'occupazione
78    Sesto Rapporto sulla Struttura Alberghiera
80     Ristrutturare. In alcuni casi basta la Scia
82     Lavoro. Più flessibile, ma con regole certe
84     Ramada, con stile a Milano
86    Hilton apre a Lecce e punta alla categoria dei 3 stelle
88    Il boom dei cofanetti regalo arriva in albergo
90    Il food cost del breakfast
92     Ttg, tornerà a crescere la spesa dei turisti stranieri
94    Monitor, le grandi piazze meglio delle piccole
96    Carriere e libri




I fiori? Sono più redditizi nel piatto

Formule - Ristoranti a tema –

Fritto di sambuco e primule in confettura. A Como una proposta dirompente, ma riuscita

Giuliano Casartelli è ristoratore
e grande esperto nella coltivazione di fiori. Un hobby iniziato oltre dieci
anni fa, che oggi caratterizza il
suo ristorante - il Navedano, (70
coperti interni più 40 nella terrazza
estiva) - gestito dalla stessa famiglia
da oltre cent'anni.
L'edificio ottocentesco è immerso
in un grande giardino e dotato
di serra e terreni boschivi di proprietà.
Nel locale i fiori sono i protagonisti
- sia coltivati, sia spontanei
raccolti nei terreni di proprietà
- e usati in grande profusione
come elemento decorativo,
ma anche e soprattutto come ingredienti
di cucina. Freschi o essiccati al sole
È stato creato un menu floreale,
stagionale (a 65 euro), proposto
in parallelo rispetto alla carta tradizionale (di pesce o carne, ticket
medio 80 euro). La scorsa estate
era la volta del “Punto di Rugiada”,
menu che in autunno si è evoluto
nel “Riminiscenze”, i cui piatti
vedono l'importante presenza di
erbe aromatiche (come l'aglio ursino),
germogli (ad es. tarassaco)
e petali, che provengono dall'orto
o dai prati del bosco privato.
Il pasto si apre con un amusebouche:
ad esempio Uovo di quaglia
con valeriana, asparago, primule
e chips di Castelmagno, cui
seguono piatti adeguati alla stagione
e alla disponibilità dell'orto
e della serra. In estate, ad esempio,
la Corolla di Parmigiano vacche
rosse, tarassaco e uova di quaglia
o la Lombatina di coniglio al trifoglio,
nocciole, prosciutto crudo
e fiori di camomilla.
A studiare i piatti coi fiori sono i
coniugi Lella e Giuliano e la figlia
Sabrina, con la collaborazione di
Giorgio Zanini (executive chef) e
Samuele Bani (sous chef).
Spiega Sabrina:«Usiamo fiori ed
erbe aromatiche freschi, ma ve ne
sono alcuni che sono indicati anche
essiccati, ad esempio il luppolo
o la lavanda. Naturalmente con
l'essicazione, effettuata al sole su
reti in cotone, aumenta la concentrazione
dei sapori e dei profumi e
quindi bisogna imparare a dosarne
la presenza nelle ricette».
I fiori di lavanda, ad esempio,
danno il meglio secchi e sono usati
nel dessert su un sorbetto al pomodoro;
le primule gialle invece
servono per preparare una confettura,
servita con formaggi a pasta
molle. Mentre le violette vengono
pastellate con fiori di aglio ursino
e si friggono in tempura.
Quanto al beverage, oltre alla ricca
cantina (500 etichette) è interessante
la scelta di birre speciali
suggerite in abbinamento ai piatti:
ad es. Blanche de Namur con magatello
di vitello, germogli, salsa al
fior di Cappero di Pantelleria o la
Thee Original Hy con gli spaghetti
al guazzetto di astice, datterini
e maggiorana (foto a lato).
Sorprendentemente, il menu a base
di fiori piace sia agli uomini sia
alle donne ed è richiesto da circa
10 clienti su 40.

Ma quanto costa perdere un cliente!

Marketing –

Primo: attrarre nuovi ospiti. Secondo:non perderli. Fidelizzare non è solo teoria, ma ha ritorni economici facilmente quantificabili

Per durare nel tempo ogni azienda, piccola o grande che sia deve concentrare i propri sforzi sulla crescita. Come si cresce? Inutile dirlo... in soli due modi: aumentando il numero dei clienti e aumentando la redditività specifica di ognuno di essi (fidelizzazione).
1 Come sviluppare i due punti? Come coordinare i molteplici aspetti che sono coinvolti? La ricerca di nuovi clienti fa parte di una strategia che deve essere costante e continuativa. Solo in questo modo un ristoratore può sentirsi sicuro nell’affrontare i gravosi impegni di ricerca del prodotto, di comunicazione attraverso il marketing, di selezione e formazione del personale e dei vari costi fissi e variabili ai quali costantemente deve far fronte. Non ultimo, nessun cliente è acquisito per sempre e lo si può perdere in qualsiasi momento. Il secondo aspetto concerne la capacità di mantenere e di accrescere nel tempo il fatturato generato da ogni singolo cliente. Per ottenere questo risultato è necessario riuscire a trasmettergli il messaggio che sta acquistando soluzioni  di valore. Solo i clienti soddisfatti si possono fidelizzare.
2 Ma i clienti hanno comportamenti imprevedibili. Come è possibile intercettarli? I comportamenti dei clienti sono sempre più caratterizzati da cambiamenti repentini, facendo così emergere quelle aziende di successo che riescono a differenziarsi puntando sulla relazione che instaurano con i loro clienti e sul percepito positivo che i clienti hanno dell’azienda. Anche il ristoratore è nella situazione di dover far sentire il cliente “unico”. Tutte le energie e l’organizzazione del lavoro devono concentrarsi verso questo principio: “focusing on the customer” (concentrarsi sul cliente) significa comprendere le singole e personali ragioni di acquisto dei clienti presi uno per uno.
3 Tutti sanno che conquistare un cliente nuovo costa, ma si sa quanto costa perderlo? Proponiamo uno schema che può essere d’aiuto, tratto da uno studio di R.F. Gerson. Le cifre utilizzate sono semplificate per meglio comprendere il ragionamento e lo schema è adattato per la struttura di un ristorante. Nello schema ipotizzo un numero di 500 clienti fidelizzati (spesa media: 60 euro per 10 volte in un anno). Le percentuali relative ai clienti insoddisfatti e il numero delle persone coinvolte dal passaparola sono dati comunemente accettati.
4 Quali sono i risultati di questo esercizio? Dall’esempio illustrato in tabella, che non tiene conto che la maggior parte delle volte al ristorante ci si va in due (e quindi le perdite raddoppiano), il nostro ristorante immaginario perderebbe 63.000 euro di fatturato annuo per aver fornito un cattivo servizio. A questa cifra vanno aggiunti 630.000 euro di fatturato potenziale perso (purtroppo il passaparola funziona meglio quando le notizie da trasmettere sono negative) che porta a una perdita complessiva di 693.000 euro: perdita causata dal servizio scadente. Si provi ora a compilare la tabella usando i dati relativi al proprio ristorante. I risultati ottenuti persuaderanno ad avviare subito una strategia di fidelizzazione clienti.
5 Nell’ipotesi si è tenuto conto anche dei costi di gestione? Volutamente non se n’è tenuto conto per non distrarre il lettore. Teniamo però a precisare che la marginalità operativa con la quale opera un ristoratore di questi tempi si è dimezzata e che quindi perdere i clienti e di conseguenza perdere anche i clienti potenziali è ancora più grave. Offrire quindi un servizio di eccellenza paga, e non costa. Uno dei modi in cui paga è la fidelizzazione. Come ultima raccomandazione ricordiamo che solo il 4% dei clienti reclama, gli altri non lo fanno… ma se ne vanno! E, citando B. Toskich: si può copiare il prezzo e anche il prodotto. Il servizio un po’ meno.

ENTRATE MANCATE
A Totale clienti                                                                                       500
B
Percentuale dei clienti insoddisfatti                                                 30%
C
Nr. clienti insoddisfatti (b x a)                                                          150
D
% clienti insoddisfatti che decidono di non tornare più              70%
E
Nr. clienti insoddisfatti che decidono di non tornare più (c x d)  105
F
Entrata media per cliente (€ 60 x 10)                                               € 600
G
Mancata entrata a causa di servizi scadenti (f x e)                    € 63.000
H
Numero di persone informate dai clienti insoddisfatti (e x 10)   1050
I
Mancate entrate potenziali (h x f)                                                € 630.000
DECALOGO Performance sotto controllo
Il cliente oggi è maggiormente preparato e le sue aspettative, dovendo spendere meno, sono più alte. Quando spende vuole una contropartita, è abituato a spostarsi e ha maggiori termini di paragoni e numerose offerte tra le quali scegliere. Ecco quindi dieci buoni consigli per tenere sempre alte le performance del vostro ristorante.
* Ricercare costantemente nuovi clienti permette all’azienda di minimizzare il più possibile il danno causato dalla perdita di clienti fi delizzati Pianifi care un piano costante di Back end Marketing (marketing di conservazione) per fi delizzare i clienti acquisiti ed alzare così la marginalità.
* Attivare una partnership con i clienti sviluppando il concetto Win Win (tutti vincono)
* Creare l’attitudine al “Focus one by one” (marketing one to one), un insieme di strategie di marketing rivolte al singolo consumatore
* Coinvolgete tutto il personale alla nuova visione d’insieme
* Creare un data base dei clienti
* Defi nire degli standard di servizio minimo sotto i quali nessuno può permettersi di scendere
* Reclutare, istruire e formare il personale in ogni occasione
* Ricompensare i buoni risultati
* Migliorare costantemente il lavoro e l’offerta complessiva.

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