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Show nel locale, strategia ok

News –

Gli eventi nei locali attirano la clientela. Come fare bene i conti e organizzarsi.

Cucina più intrattenimento, un binomio che aiuta a dare una marcia in più al ristorante. Gli esempi non mancano. Un caso di successo è stata, a dicembre, la prima edizione di Chef a Teatro (chefateatro.it) a Longiano (FC). Due serate in cui noti chef romagnoli si sono esibiti ai fornelli nel Teatro Petrella, preparando in diretta alcune delle loro specialità. Otto chef del calibro di Vincenzo Cammerucci, Stefano Ciotti, Valentino Marcattilii, si sono avvicendati sul palco sfidandosi di fronte alla giuria, cui ha partecipato Andy Luotto, noto attore e chef, e al pubblico (pagante).
Cuoco e mago
Per la cronaca, a vincere è stato Raffaele Liuzzi, proprietario dell’omonima Locanda a Cattolica, che arrivato sul palco travestito da mago ha convinto tutti con un suo piatto di pesce. Risultato, un’eco positiva fra gli spettatori e sulla stampa per gli chef partecipanti, oltre alla nascita del libro “Chef a Teatro - Collezione 2010-2011” (ed. La Madia Travelfood): uno strumento di promozione post-evento e perfetto cadeau per il cliente fedele. Anche il ristorante Puro e Semplice (Mi) punta allo spettacolo per catturare clientela nella serata di S. Valentino. Qui la chef e patronne Marcella Pigni ha organizzato una serata di “cabaret con cucina” dal titolo “Happy Hours” di cui sono protagoniste le due attrici di Zelig Off, Egidia Bruno e Marisa Miritello: nove sketch abbinati a un menu speciale, proposto a 55 euro.
Vietato improvvisare
Bene organizzare eventi, quindi, purché si analizzino alcuni punti importanti, come spiega Elisabetta Fassino de “Le note golose”, società specializzata nella organizzazione di eventi, degustazioni e serate a tema (lenotegolose.it). «Per il ristoratore è fondamentale distinguersi - spiega Fassino - e farsi ricordare con una comunicazione adeguata, di cui l’intrattenimento può essere parte integrante. Ma l’obiettivo degli eventi va finalizzato non solo al maggiore incasso, bensì alla comunicazione di una qualità e serietà che continua nel quotidiano. Quando si organizzano eventi bisogna puntare a una buona comunicazione, utilizzando agili strumenti come social network e newsletter mirate; efficaci anche le azioni di co-marketing con aziende al fine di proporre cene-degustazioni di prodotti selezionati, cui abbinare lo spettacolo, il concerto o quant’altro. Ma creare un evento richiede l’analisi del food cost del menu della serata, per verificare il budget entro cui ottenere il migliore margine di guadagno. Fare due conti
 «Un esempio - prosegue Fassino - chiarisce com fare. Per una cena più evento musicale (ma potrebbe essere un buffet o un aperitivo “rinforzato”, con costi differenti), abbiamo calcolato di raggiungere il punto di pareggio con la vendita di 50 coperti, con un menu basato su 4 portate con aperitivo a buffet, comprensivo di studio dell’immagine coordinata, cartolina pubblicitaria, segnalazione della serata ai clienti, pubblicazione on line pre e post evento, la presenza degli artisti, strumenti ecc.; il prezzo della serata è stato calcolato in 70 euro a persona, con un’incidenza dei costi dal 20 al 30% sull’incasso»

ENTERNAINING PLAN
1 analisi del numero di coperti
2 studio del food cost
3 analisi del menu
4 fattibilità co-marketing
5 analisi e costi dell’avvenimento artistico
6 studio costi SIAE
7 comunicazione dell’evento

Nuovi Smoothies Eraclea: più frutta di così!

Novità –

Cinque varianti tutte da gustare, tanta frutta già pronta per diventare una golosa bevanda densa e vellutata, deliziosa per il palato, straordinaria alla vista.

Solo pura frutta frullata con acqua e ghiaccio: così nascono gli Smoothies Eraclea, senza conservanti, freschi e genuini, costituiscono un'alternativa leggera e sana per un momento di pausa piacevole, ricco di gusto e benessere: ideali per una fresca colazione estiva, per una merenda ricca di frutta o per un fresco momento da condividere la sera con gli amici.
Gli Smoothies sono proposti in 5 irresistibili gusti :
1. BANANITA: banana, pera e mela
2. FRUTTI DI BOSCO: mirtillo, fragola, lampone e mela
3. TROPICAL PASSION: mango, papaya, maracuja e mela 4. FRAGOLISSIMA: fragola, banana e mela
5. PESCOCCA: albicocca, pesca e mela .
La base di preparazione è una purea di frutta dolcificata con fruttosio pratica - grazie alle vaschette monodose da 100 g - e veloce da preparare. Basta infatti frullare con acqua e ghiaccio il preparato Eraclea Smoothies con il pratico frullino Eraclea per ottenere in soli 5 secondi il prodotto pronto da servire in una delle sue cinque varianti. Grazie all'utilizzo del solo fruttosio e all'assenza di conservanti, gli Smoothies Eraclea conquisteranno anche chi è più attento alla salute e alla linea e i colori allegri dei 5 gusti invoglieranno davvero ad assaggiarli tutti!
Come tutti i prodotti Eraclea, anche gli Smoothies sono estremamente versatili e lasciano spazio alla fantasia del barista che li può utilizzare come base per cocktail analcolici e alcolici  e, in pochi semplici gesti, offire cocktail dalla consistenza sorprendente e dal gusto intenso e fruttato.
I costi ridotti e i margini di guadagno interessanti per l'esercente li rendono un prodotto davvero irrinunciabile per il locale, che beneficerà dell'immagine fresca e allegra che gli Smoothies Eraclea trasmettono.
Eraclea fornisce in dotazione anche il materiale di comunicazione che consiste in un coloratissimo menu con un apposito flyer che descrive le ricette per i cocktail shakerati alcolici, un totem da esporre nei punti di maggiore visibilità del locale e un quadro da banco.

Pianetahotel aprile-maggio 2011

Archivio Copertine Horeca –

front office10  Pixel: a Linz, l’hotel diffuso reinventa l’ospitalità urbana14  Duomo, Rimini, ora c’è il pacchetto check-up16  Excelsior Pesaro, la Spa al centro dell’offerta20  ritratto. Mario Carfora, property manager dell’Una Hotel Il Molino (Bn)22  Ekkhotel, tipicità e territorio sono le linee guida 24  Funziona il wi-fi di montagnadesign&contract26  Miniguida alla Design Week milanese32  Estetica…

front office
10  Pixel: a Linz, l’hotel diffuso reinventa l’ospitalità urbana
14  Duomo, Rimini, ora c’è il pacchetto check-up
16  Excelsior Pesaro, la Spa al centro dell’offerta
20  ritratto. Mario Carfora, property manager dell’Una Hotel Il Molino (Bn)
22  Ekkhotel, tipicità e territorio sono le linee guida
24  Funziona il wi-fi di montagna
design&contract
26  Miniguida alla Design Week milanese
32  Estetica, design e funzionalità per l’area  piscina
40  impronte. Antonio Brizzi, Palazzo Segreti di Milano
42  Immagine Italia&Co. collezioni di classe per distinguersi
food&beverage
66  Le strategie di controllo dei costi del Forte Village Resort
72  Cucina multitarget al Ramada Plaza di Milano
75  News. Fiordiprimi, Lavazza
76  osservatorio. Tonino Figorilli, Zuegg
back office
80  Ingressi automatici, arredi ad alta tecnologia che valorizzano l’hotel
86  Suite8 Home Page, per una gestione iperflessibile
88  Asciugatori, tanti modelli a misura di cliente
90  ecohotel Meeting sostenibili negli Nh Hotels italiani
92  agenda
94  News. Tork, Holoprisma
96  Indirizzi


Ristorazione Collettiva marzo-aprile 2011

Archivio Cover Horeca –

il punto  9      Alleata preziosa o causa di lavoro “no limits”? Il rischio che la tecnologia induca a dilatare all’infinito i tempi di lavoro è ben noto a studiosi di varie discipline, medici compresi. Ma se utilizzata nel modo corretto e con senso della misura è indubbio che possa cambiare radicalmente modalità e risultati dell’attività professionale. In meglio   notizie  10   Panorama 14…

il punto 


9      Alleata preziosa o causa di lavoro “no limits”?


Il rischio che la tecnologia induca a dilatare all’infinito i tempi di lavoro è ben noto a studiosi di varie discipline, medici compresi. Ma se utilizzata nel modo corretto e con senso della misura è indubbio che possa cambiare radicalmente modalità e risultati dell’attività professionale. In meglio  


notizie 


10   Panorama


14   Business 


16   Techno 


20   Food & beverage 


strategie 


24   Quali le novità in mostra


Servizio, qualità, contenuti salutistici e attenzione al prezzo sono i temi che emergono dalle anticipazioni sull’edizione 2011 della fiera milanese (e della concomitante BtoBIO Expo) 


28   Le nuove frontiere del biologico


Cominciano a diffondersi le esperienze di ristorazione fuori casa che inserisce in menu alimenti bio. Un caso esemplare è quello di Ikea, che su questa strada si è incamminata da oltre


un decennio e che, nell’ultimo anno, ne sta facendo anche un forte “argomento di vendita”. Ma non mancano esempi positivi in altri contesti, anche molto diversi. Mentre nella ristorazione scolastica, comparto storicamente interessato


dal fenomeno, il bio sembra segnare il passo  


32   Arrivano i Gasp


In Umbria è stata approvata una legge a sostegno dei gruppi di acquisto solidale e popolare, che prevede anche contributi per le strutture che utilizzano prodotti a filiera corta 


34   A scuola per mangiare meglio


Il cibo entra nella relazione educativa: l’Istituto sperimentale Rinascita - A. Livi di Milano ha organizzato “La salute
in pentola”, un corso rivolto ai genitori
 


36   Oggi la lezione si fa al picnic


Polli promuove un progetto rivolto alle scuole, un approccio originale e interdisciplinare per conoscere la natura e le regole per alimentarsi in modo corretto  


formule 


38   Igiene alimentare: quanto la rispetti?


È quanto si è proposta di verificare un’indagine condotta da ricercatori della Illinois University di Chicago e “importata” poi anche in Italia e, precisamente, nella Provincia Autonoma di Bolzano. Con l’obiettivo di “monitorare” le conoscenze di chi, nella ristorazione, è addetto alla manipolazione degli alimenti 


42   L’opzione tecnologica cambia il lavoro


Senza voler esagerare il suo ruolo, si rivela utile e redditizia nella gestione dell’attività di ristorazione. Le esperienze straniere possono fornire qualche interessante esempio, anche se, poi, vanno sempre calate nella propria realtà specifica, per capire quello che realmente serve  


innovazioni 


46   L’innovazione premiata a Rimini


All’edizione 2011 di Sapore Innovation Award molti prodotti pensati per il canale della ristorazione collettiva si sono fatti notare per le loro caratteristiche di novità 


49   Ristorazione scolastica: dalla tecnologia un aiuto al sistema


Organizzare il servizio senza sprechi e facilitare il recupero


di quanto dovuto dalle famiglie sono i due aspetti sui quali


il ricorso ai mezzi tecnologici può incidere positivamente.


Come ci spiega l’amministratore delegato di Progetti e Soluzioni, società che in questo campo ha sviluppato prodotti all’avanguardia 


52   Déjeuner di marca Alessi


La famosa azienda produttrice di oggetti ad alto contenuto di design per la cucina e la tavola ha collaborato alla spedizione della squadra italiana al concorso internazionale Bocuse d’Or. Con un contributo tangibile: gli innovativi vassoi che i nostri concorrenti hanno utilizzato in gara per presentare i loro piatti


 spunti & appunti


54   In agenda


60   Leggi


62   Da leggere, da guardare



64   Abbiamo parlato di...


 

Quante novità al Vinitaly

Appuntamenti –

La tradizionale kermesse veronese si tiene quest’anno dal 7 all’11 aprile. In anteprima le etichette da scoprire in fiera

Volete scoprire in anteprima molte delle novità che troverete al prossimo Vinitaly (a Verona dal 7 all’11 aprile)? Seguiteci. Ce le siamo fatte raccontare dalle aziende e qui ve le illustriamo in un percorso ideale tra i padiglioni.
Al padiglione 1, Chiarli (stand A9) presenta Pruno Nero extra dry, Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Doc Spumante, e due nuove Cuvée: Trentuno rosé brut ed extra brut (per una limitata, ma interessante produzione). Al padiglione 2 Cantine Pellegrino (stand 125F) conferma la sua passione per la ricerca proponendo un vino frutto della collaborazione con l’enologo neozelandese Glenn Thomas. È Antipodes, nome che ricorda i due Paesi ai poli opposti del mondo che hanno voluto unire la loro storia e la loro cultura in questa bottiglia. Al padiglione 3, la Ferrari di Trento presenta il nuovo formato della sua Riserva Lunelli, ora anche in Magnum, mentre la distilleria Caffo (stand C6) presenta Vecchia Grappa Caffo e le grappe bivitigno Bis, mentre al padiglione 4, Bellussi (stand C5) risponde con Lido 1932, Collio bianco Doc, pinot grigio e ribolla gialla (presentato in anteprima alla serata inaugurale del Festival del cinema di Venezia, cui il vino è dedicato).

Impegni ecologici

Sempre al pad. 4, la Casa Vinicola Zonin (stand F5) festeggia i 190 anni di attività presentando un progetto-pilota di viticoltura ecosostenibile che vede il suo punto di arrivo nell’autonomia energetica che tutte le tenute della famiglia Zonin raggiungeranno entro cinque anni. Nello stand Zonin, poi, troviamo le etichette nate grazie alla collaborazione con Denis Dubourdieu, preside della Facoltà di Enologia di Bordeaux: un Syrah in purezza Feudo Principi di Butera e un nuovo assemblaggio del celebre Octagon della Barboursville Vineyards.
Tappa d’obbligo da Valdo (stand F3) che propone il Prosecco Treviso doc Extra Dry Edizione Oro, pensato specificatamente per l’aperitivo al bar, mentre la Cantina Viticoltori Ponte (stand D5) presenta il nuovo packaging per la linea rivolta al canale della distribuzione moderna.
Nuovi bianchi da Tenuta S.Anna (stand C7-C6): sono Lison Classico Goccia e Pinot Grigio Goccia che si aggiungono al già conosciuto Chardonnay Goccia. Degustazioni da Montelvini (stand E6) con protagonisti Prosecco Asolo Docg Superiore, Cabernet Doc Montello e Colli Asolani e Pinot Grigio doc Lison Pramaggiore che verranno abbinati ai piatti proposti dai ristoratori dell’Altamarca.
Al padiglione 5, la distilleria Bottega (stand C7) allarga la sua gamma con Diamond, Charmat lungo da una selezione di pinot nero dell’Oltrepo Pavese: packaging lussuoso e pregiato il contenuto (27 euro circa al pubblico). E poi: la Grappa Alexander Exquisite e la Grappa Riserva Privata Aldo Bottega. Sempre al pad. 5, Moreno Cedroni sarà ospite di Piera Martellozzo (stand E2) venerdì 8. Lo chef marchigiano realizzerà una ricetta da accompagnare alla degustazione degli spumanti della linea Perle di Piera: Prosecco, Rosé, Ribolla, Pinot Grigio. Nuovo distillato, accanto alla storica produzione di Amarone per Cesari (stand F5). Naturalmente non può che trattarsi di una Grappa di Amarone, il Bosan per la precisione, etichetta di punta della cantina.
Nel padiglione 6 tappa d’obbligo da Villa Sandi che si fa vanto del suo Cartizze Brut Vigna La Rivetta (sabato 9 aprile alle 12.00 si può partecipare a una degustazione guidata), mentre La Gioiosa (stesso stand) presenta Spritzzoso, classico aperitivo qui proposto nella pop da 20 cl. L’artista altoatesino Robert Bosisio firma il restyling delle etichette del Podere Laimburg (stand B1) per le linee Vini del Podere e Selezione Maniero. L’occasione è buona per conoscere anche gli ottimi vini di questo produttore. Al padiglione 7, Arcipelago Muratori (stand B5) presenta un nuovo vino del Sannio di Tenuta Oppida Aminea: è il Coda di Volpe in purezza vinificato con le uve selezionate. Novità anche dalla Toscana da dove Rubbia al colle offre il Tuttonatura da uve sangiovese, vino senza solfiti aggiunti. Restyling delle etichette in casa Villa Crespia (lo stand è al Palaexpo) per Miolo, Novalia (da uve chardonnay), Cisiolo (pinot nero) e Brolese (pinot nero e chardonnay). Scuderia Campari al completo allo stand B6: Enrico Serafino offrirà l’Alta Langa Doc Zero (Piemonte), Sella & Mosca (Sardegna) presenterà Dimonios, Cannonau Doc Riserva e, infine Teruzzi&Puthod (Toscana) stapperà le prime bottiglie del nuovo Igt Arcidiavolo. Fermata d’obbligo da Lungarotti (stand B2) che quest’anno porta a Verona il pluripremiato Rubesco Riserva Vigna Monticchio ’05, Torre di Giano Vigna il Pino ’08, Sagrantino 2007 e Passito 2007 e, dalla Tenuta Terre d’Umbria, Toralco e Torveto. Bisol (stand E7-E8) presenta Relio in omaggio alla memoria di Aurelio, fratello di Eliseo ed Antonio Bisol, mentre c’è spazio anche per la birra artigianale allo stand C6-D7 delle Tenute Collesi.
Al Palaexpo, Riva di Franciacorta (stand C2) è una realtà che vale la pena conoscere. I suoi prodotti sono distribuiti dalla D&C, ma qui a Verona l’occasione di provarli direttamente è ghiotta. Altra azienda da tenere sott’occhio è Castello Bonomi (che si presenta sotto le insegne della Paladin).

Segmento grappe in chiaroscuro

Mercati –

Il 2010 è stato ancora un anno di sofferenza per il comparto. Complici la crisi, le leggi antialcol e il consumo legato alla tradizione. Buone però le prospettive di rotazione nei bar serali

La generale stagnazione dei consumi e il vento di proibizionismo che soffia da qualche tempo (troppo) in Italia hanno certamente fatto la loro. Ma liquidare la decelerata delle grappe prendendosela con il capro espiatorio di turno non è sufficiente. Etilometri e redditi decrescenti sembrano per esempio non aver frenato altri white spirit (rum chiaro in particolare). Vero, si tratta di mercati diversi, con logiche diverse: per rum, vodke e compagnia conta la marca, per la grappa la provenienza territoriale, l’appartenenza a un vitigno ecc. E diverse sono le modalità di consumo. «Dalle nostre rilevazioni presso i punti di consumo distribuiti su tutto il territorio nazionale - esordisce Roberto Zucchi, client manager Nielsen -, l’occasione di consumo che mette a segno le performance migliori è l’aperitivo, momento dal quale tradizionalmente la grappa è esclusa». Già, ma proprio la tradizione rischia di essere una prigione per grappe e acqueviti d’uva. Il consumo dopo pasto ne fa un prodotto per la ristorazione. Il bar diurno invece relega la grappa al ruolo di cicchetto o correttore per il caffè espresso, il che ha aperto il mercato a numerosi prodotti di fascia medio bassa, riducendo ancor di più il margine dei distillati premium. Peccato, perché nell’anno delle celebrazioni del tricolore, ci sarebbe piaciuto tracciare per il nostro distillato bandiera un profilo diverso. E la lettura delle rilevazioni Nielsen, conferma (ahinoi) questa tendenza: nei bar diurni ad andare per la maggiore sono i formati da un litro e i prodotti in cui non è riportata l’indicazione del vitigno. E non deve portar fuori strada l’eccezione rappresentata dal Centro Sud dove le vendite di grappe monovitigno rappresentano il 41% del totale. «Tradizionalmente - sottolinea Zucchi - al Centro Sud si usano altri prodotti per correggere il caffè espresso. Ma rimane valida la tendenza sin qui tracciata per il segmento». È un problema di formazione più specializzata degli addetti al servizio, di comunicare i giusti valori: quanti sanno che “Grappa” è dal 2006 la denominazione riconosciuta dalla Commissione Europea riservata unicamente all’acquavite di vinaccia prodotto in Italia? Indubbiamente la conoscenza merceologica da parte del barman lo renderebbe più abile nel proporre la grappa anche a clienti che hanno atteggiamenti pregiudiziali. A onor del vero i distillatori italiani hanno tutt’altro che ammainato la bandiera. In primis, lavorando sulla qualità del prodotto, puntando sulle specificità e peculiarità dei singoli vitigni. Prova è che il 58,4% dei consumi è rappresentato dai monovitigno.

Opportunità nella notte

In secondo luogo, ed è l’aspetto che più ci interessa, hanno saputo cucire su misura del distillato italiano nuove occasioni di consumo puntando sulla mixability con concorsi e ricettari dedicati. Non è un caso che, sollecitati da Bargiornale, abbiano messo a punto ricette ad hoc per i loro prodotti premium.
A cogliere le potenzialità della grappa come distillato da meditazione e da miscelare sono stati i bar serali se è vero com’è vero che nella valutazione dei dati in litri sviluppati da un locale medio il bar serale presenta gli stessi livelli di consumo di un ristorante. «Si tratta di una nicchia esclusiva - assicura Zucchi - che garantisce però rotazioni interessanti». In molti casi si tratta di locali faro per tutto il settore, capaci non di rado di lanciare tendenze e di guidare il consumatore verso nuove modalità di consumo in linea, s’intende, con il diktat del bere consapevole. Da qui, perciò, ci attendiamo parta la riscossa della grappa.

Vino al calice: come calcolare il prezzo

Gestione –

Due semplici formule per ottenere il giusto prezzo di vendita del vino al bicchiere. Il primo considera il costo della bottiglia e i “rischi” del servizio. Il secondo anche le spese di gestione e i ricavi generali

Conoscere in partenza costi, rischi e ricavi ottenibili. È il modo corretto per offrire vini al calice gaudagnando il giusto e riducendo possibili perdite. Vi proponiamo qui due metodi possibili. Al di là dei calcoli matematici, va comunque ricordato che tipologie e quantità dei vini proposti, utilizzo di bicchieri adeguati, accompagnamento alimentare al vino fanno spesso la differenza e decretano il successo o meno dell’intero servizio.

Metodo del coefficiente

Permette il recupero del costo della bottiglia con la vendita della metà dei bicchieri ottenibili da una bottiglia da 75 cl (ovvero 4 bicchieri venduti sui 7-8 bicchieri che una bottiglia permette di mescere). Se si calcola il prezzo di un vino mosso come un moscato è consigliabile considerare il maggiore grado di deperibilità e quindi il maggiore rischio di invenduto. In questo caso il costo della bottiglia dovrebbe essere recuperato con almeno due bicchieri. Per un vino liquoroso invece è possibile ripartire il costo per almeno 12 porzioni. Per convenzione il coefficiente di ricarico varia da un minimo di 2 (per i vini fermi) a un massimo di 4 (per i vini mossi). La formula per calcolare il prezzo di vendita risulta questa:

(costo di acquisto della bottiglia/numero bicchieri vendibili) x coefficiente di ricarico = prezzo al calice

Con questo procedimento non sono considerati gli altri costi sostenuti per l’erogazione del servizio e quindi il ricavato dei rimanenti bicchieri non può essere considerato profitto netto. Supponiamo che il costo d’acquisto di una bottiglia di Chianti sia di € 6. Se volete recuperare il pieno costo con la vendita di 4 bicchieri dovrete applicare un prezzo a calice di € 1,5 (cioè € 6 : 8 x 2)

Metodo del wine cost
Questo sistema prende in considerazione i costi specifici sostenuti per lo stoccaggio, la conservazione delle bottiglie e il loro servizio. Per ponderare tale categoria di costi è necessario risalire ai dati commerciali (i costi sostenuti) del locale e rapportarli ai ricavi di vendita dei bicchieri. Il prezzo di vendita si calcola sommando l’intera percentuale del costo bottiglia (ovvero 100), la percentuale di ricavo desiderato (di solito il 40-60%), il coefficiente costi ricavi.

(100 + % ricavo desiderato + % coefficiente tra costi e ricavi) x wine cost* = prezzo di vendita

*il wine cost è il costo della bottiglia diviso per il numero di calici vendibili

Supponiamo, per esempio, che, in un dato periodo, i costi siano di € 10.000 e i ricavi di € 30.000, dal rapporto di questi parametri si ottiene un coefficiente pari a 33% (10.000 : 30.000 x 100). Con un ricavo desiderato del 50% e un wine cost pari a € 3, la formula per ottenere il prezzo sarà: [(100+50+33)x € 3]/100= 5,49 € (prezzo di vendita del calice)

Passato e futuro di olio e vino

Letture utili –

Trent’anni di storia economica di due prodotti fondamentali per l’agroalimentare internazionale: dati, statistiche e andamenti dei due comparti nel nuovo libro di Nicola Dante Basile

Stenta il vino, pur con tutte le buoni giustificazioni del caso, mentre l’olio sembra lanciato sulla strada di un radioso futuro. Sono le macrotendenze che emergono dalla lettura di “Olio e vino, eccellenze d’Italia prima e dopo la crisi”, ultimo lavoro letterario di Nicola Dante Basile.
Stenta, dunque il vino, ma non tanto per colpa del prodotto in sé. Se è, infatti, chiaro a tutti lo sforzo qualitativo messo in atto da molte aziende italiane e straniere negli ultimi anni, sono però le statistiche a preoccupare. “La produzione media italiana - scrive Basile - è passata da 76 milioni di ettolitri di media nella seconda metà degli anni Ottanta a 58,5 nel decennio 1990-99, 54,1 nel 2000 e 45,5 nel 2008, in ripresa rispetto al 2007, quando con 42,5 milioni di ettolitri l’Italia ha toccato il punto più basso delle ultime 60 vendemmie”.

Contesto e mercato

Quali i motivi di una tendenza che dà il vino in ribasso? Molti e variegati. La Comunità europea, per esempio, si è allargata e ha dovuto diventare rappresentativa anche di quei Paesi in cui il vino viene assoggettato a pratiche che non aiutano i consumatori nella scelta consapevole, oppure le recenti campagne antialcol che intimoriscono, forse troppo, i consumatori. Tutto nero, dunque? Forse no. «All’orizzonte si intravedono segnali di vitalità - spiega Basile -: dai prezzi all’ingrosso del mercato vinicolo nazionale, che negli ultimi mesi hanno riacquistato una certa vitalità, alle esportazioni, che nel 2010 hanno registrato quantità e valori in netto miglioramento».

Olio, tra Europa e Usa

Discorso diverso per l’olio. Un prodotto che sembra ampliare sempre più i propri orizzonti commerciali, quasi straripando, a livello di consumo quotidiano, in alcuni Paesi. Francia, Germania, Regno Unito segnano da anni tassi di crescita molto interessanti. “Negli Stati Uniti - scrive Basile - nell’arco di venti anni gli impieghi di oli di oliva per uso alimentare sono triplicati, passando da meno di 90mila tonnellate del 1990 a 260mila attuali. E positive sono le proiezioni per i prossimi anni, orientate verso il consolidamento della fase espansiva, in un mercato che in termini relativi oggi rappresenta poco più dell’8 per cento”.
E poi c’è la Cina. Ma per saperne di più rimandiamo alla lettura del libro di Basile.

Le cantinette al servizio della mescita

Attrezzature –

Per un servizio impeccabile occorre garantire ai vini il giusto riposo. Sul mercato sono disponibili modelli concepiti per soddisfare le esigenze di ogni tipo di locale

Rossi, bianchi e spumanti sono un investimento, anche per i locali che ne smerciano quantitativi limitati, ed è fondamentale quindi assicurare loro una giusta conservazione. Sono tanti i fattori che possono compromettere le qualità di un vino e ogni tipologia richiede condizioni di temperatura ottimali, bassa umidità (mai superiore al 65%) e minima esposizione alla luce diretta o ai raggi solari.
Le bottiglie spesso sono già studiate per garantire, almeno in parte, queste condizioni, soprattutto per quanto riguarda l’esposizione alla luce. Le bottiglie scure usate per molti rossi servono a impedire che una luce troppo intensa scomponga alcune sostanze presenti nel vino, fondamentali per lo sviluppo dei profumi e dei sapori. Si tratta in particolare dei polifenoli, composti chimici naturali presenti nell’uva (e in particolare nelle bucce), formati da una molecola molto “lunga” che, se sottoposta per tempi prolungati all’azione dei raggi solari, si spezza in molecole più corte. In altri casi, come per esempio in alcuni spumanti metodo classico o in certi Champagne, le bottiglie sono vendute avvolte in una pellicola semitrasparente in grado di bloccare i raggi ultravioletti.
Un ruolo molto importante ha poi la posizione in cui sono tenute le bottiglie, che devono stare il più possibile orizzontali, soprattutto quando la chiusura è con un tappo in sughero. In questo modo il liquido resta sempre a contatto con il turacciolo, lo mantiene gonfio e garantisce così la perfetta ermeticità nel collo della bottiglia.
In caso contrario c’è il rischio di infiltrazioni d’aria nella bottiglia e del conseguente sviluppo del difetto noto comunemente come odore di tappo. Si tratta di una alterazione causata da una molecola, il tricloroanisolo, che viene sviluppata da minuscole spore presenti nei tappi naturali a contatto con l’ossigeno.

Cruciale il controllo della temperatura

L’agente esterno più importante per il mantenimento corretto del vino è senza dubbio la temperatura. Ogni tipologia ne richiede una precisa, che varia dagli 8-10 °C per gli spumanti ai 16 °C adatti ai rossi di corpo e invecchiati. Idealmente la temperatura di conservazione è di 2-3 °C più bassa rispetto a quella ottimale per il servizio.
I luoghi migliori per garantire queste condizioni sono le cantine di una volta, interrate, con muri e volta in mattoni e pavimento in cotto o in terra battuta. Difficile che un pubblico esercizio possa però vantare uno spazio siffatto. Per avere il vino alla giusta temperatura a portata di mano si sono diffuse negli ultimi anni le cosiddette cantinette, che oltre a garantire la giusta conservazione delle bottiglie spesso ne valorizzano l’esposizione. Sono in realtà frigoriferi che funzionano a temperature più elevate degli apparecchi tradizionali e hanno anche un sistema di controllo per la temperatura. Ne esistono moltissimi modelli. I più sofisticati e funzionali hanno porte in vetro con filtri anti-UV e divisione della camera interna in due zone a diverse temperature, che consentono la conservazione nella stessa cantinetta - in comparti diversi - di spumanti e vini bianchi da una parte e di rossi dallaltra. Le zone più fredde delle cantinette sono quelle più in basso, quindi bisogna usare l’avvertenza di tenere negli scomparti inferiori le bottiglie che devono essere tenute più in fresco.

Nasce la disco Champagne

Locali –

A Mantova debutta Dandy Club, evoluzione sofisticata della vecchia discoteca. Un locale dedicato agli over 30

La discoteca? Non può essere solo un divertimento da... ragazzini. Con quest’idea in testa Daniel Marchetti, dj che ha calcato le consolle di molti dei più importanti club italiani, ha dato vita a Mantova al Dandy Club, inaugurato a fine 2010. Una discoteca nata con l’ambizione di innovare un panorama piuttosto statico, fatto in prevalenza da locali di grandi dimensioni che hanno nei giovani e giovanissimi il loro pubblico di elezione. L’obiettivo del nuovo Dandy Club, strategicamente posto all’uscita dell’autostrada di Mantova Sud (Verona e Modena non sono lontane), è di catturare un pubblico più maturo, fatto di 30-35 enni e oltre con buona disponibilità di spesa. Offrendo loro, due sere alla settimana (il venerdì e il sabato) un ambiente raffinato, una musica non sparata, un servizio particolarmente curato e... tanto Champagne. Il tutto in un contenitore di dimensioni non paragonabili a quelli delle grandi discoteche, dal momento che la capienza massima del locale si aggira sulle 500 persone.

Un locale dalla doppia anima

«Abbiamo creato un locale diviso in due ambienti - spiega Marchetti -, separati tra loro da una barriera sonora, fortemente distinti uno dall’altro. All’ingresso abbiamo la champagneria, un ambiente in stile baroccheggiante dove proponiamo una carta molto più simile a quella di un wine bar che a quella di una discoteca. Qui ci si può sedere per gustare il proprio Champagne preferito, con un servizio al tavolo molto curato. La musica resta di sottofondo, a un volume tale da non impedire la conversazione. Oltre la parete c’è la sala da ballo vera e propria, dove il look è minimalista. Qui dominano il ferro e il cemento e l’ambiente è improntato a un’eleganza ricercata, sui toni del verde e dello Champagne. Gli impianti audio e luci sono incassati nella struttura. E nemmeno il volume della musica è particolarmente invasivo. «Paradossalmente - spiega Marchetti - la musica non è l’aspetto più importante del locale. L’ambiente e la cura del servizio vengono sicuramente prima. Proponiamo una colonna sonora orecchiabile e piacevole, a un volume tutt’altro che assordante. Alla consolle chiamiamo di volta in volta i nomi più conosciuti sulla scena nazionale, come Gianni Morri del Pineta di Milano Marittima o Graziano della Nebbia dello Zangola di Madonna di Campiglio. In più, di tanto in tanto proponiamo qualche serata speciale, come abbiamo fatto per Capodanno con Daniele Carta Mantiglia, protagonista del musical Giulietta e Romeo».
Distinguersi dal panorama delle discoteche è l’imperativo che guida le scelte di Marchetti, che ha tra l’altro aperto in una piazza dove la concorrenza non manca (Bambù, Mascara, Moxa Club). «Per l’8 marzo, per esempio - racconta - siamo stata l’unica discoteca della zona a non proporre la serata dedicata allo spogliarello maschile. Una scelta che ha pagato, visto che abbiamo riempito il locale fino all’ultimo posto disponibile».
Il nome del locale, secondo Marchetti, è una sorta di manifesto di cosa questo posto vuole essere: «Un club improntato sulla cura del bello, dell’apparire, del mettersi in mostra». La champagneria è certamente l’elemento di maggior distinzione rispetto alle più classiche discoteche.

La cura nel servizio

«Quello che ci rende unici - spiega Marchetti - è l’ampiezza della carta e un servizio davvero personalizzato. Offriamo solo bollicine francesi. Abbiamo scelto di non legarci a un singola marca per lasciare al nostro cliente la libertà di scegliere, pur non disdegnando operazioni specifiche con singoli produttori. Il risultato è una carta molto ampia, composta da 70-80 etichette, all’interno della quale convivono sia i marchi più celebrati sia alcune case frutto di una nostra ricerca, tutti presenti con prodotti piuttosto ricercati. Abbiamo diverse riserve, accanto a Blanc de Blancs, cuvée speciali e limited edition. E non manca una interessante selezione di rosé. I prezzi per le bottiglie vanno dai 150 a 700 euro». La presenza di un’offerta particolarmente ricercata e originale ha fatto sì che si sia sviluppata, in modo informale e spontaneo, anche una interessante richiesta di acquisto di bottiglie per l’asporto: «Diversi clienti ci chiedono di poter acquistare delle particolari bottiglie da consumare a casa propria» spiega Marchetti. La mescita assume un ruolo di grande rilevanza: «Anche in questo caso abbiamo voluto strutturare un’offerta importante: proponiamo una media di 10-15 Champagne al calice, compresi diversi rosè, a prezzi che variano dai 10 ai 30 euro». Ogni volta che viene servito uno Champagne, il vino viene accompagnato con una piccola selezione di cioccolatini in degustazione frutto di un accordo con la vicina pasticceria Antoniazzi, che a Mantova è un’istituzione conosciuta e riconosciuta per la qualità.
Lo spazio champagneria offre una sessantina di posti a sedere distribuiti su diversi tavolini, adatti ad accogliere sia le coppie sia i piccoli gruppi di amici. «La cura del servizio non è solo uno slogan - spiega Marchetti -. Siamo infatti tra i pochi ad aver previsto un cameriere dedicato per ogni tavolo». In tutto lo staff del Dandy Club si compone di ben 35 persone, di cui 17 in sala.
Anche per il bar nella sala principale la parola d’ordine è: servizio curato. «I cocktail, per esempio, sono proposti con diverse possibili marche di spirit e serviti in bicchieri ricercati. È un modo per favorire il dialogo tra il cliente e il barman e per dare valore al servizio».
Una strategia che paga? «In questi primi mesi di apertura - spiega Marchetti - abbiamo avuto una media di oltre 400 presenze a sera. Come tutti i prodotti di rottura, solo il tempo potrà dirci se il successo sarà duraturo».

Attenzione ai dettagli

Tra i servizi messi a punto dal Dandy Club per i propri clienti, non manca l’attenzione all’aspetto della mobilità. Per chi non vuole avere brutte sorprese all’uscita del locale, è previsto un servizio di Vip Parking, vale a dire un ampio parcheggio custodito con un numero di telefono dedicato per le prenotazioni. Chi invece preferisce lasciare la macchina in garage può usufruire di un servizio taxi da e per il centro di Mantova al costo di 5 euro a persona. 

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