Alpex Sailing Team ha dominato e vinto la DolomythiCup per il secondo anno consecutivo, riportando nella sede di Fonte Plose, sponsor della squadra, il trofeo. Giunta alla tredicesima edizione, la DolomythiCup 2024 si è tenuta sul Lago di Garda dal 10 al 13 ottobre, nello splendido scenario della Val di Sogno (Malcesine). Dieci regate nell'arco di tre giorni, caratterizzati da bel tempo e vento sostenuto. L'Alpex Sailing Team si è subito imposto con tre vittorie nel primo giorno per poi rimanere imbattuto sino all'ultimo giorno. Autori dell'impresa, i velisti altoatesini Matthias Pirrone, Francesco Giudiceandrea, Simon Folie e Hagen Niederkofler.
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Aperitivi Alpex per tutti per concludere con una serata di festa, fra analcolici ready to drink, perfetti per gli sportivi alla ricerca di un drink senza alcol, e miscelati come l'Alpex Spritz, con cui si sono concessi il brindisi della vittoria. La DolomythiCup 2024 segna la seconda stagione di sponsorizzazione nel mondo della vela di Alpex, che ha visto partire i suoi velisti dall’Alto Adige fino ad arrivare in Sardegna a Porto Rotondo passando da altre importanti mete velistiche quali Torbole e Riva del Garda, continuando così a promuovere l’importanza di mantenere uno stile di vita sano e attivo, attraverso alimentazione, sostenibilità e sport.
Tutta bio e prodotta in Sicilia la gamma di vermouth e bitter creata dall'zienda agricola Naturale, nata dall'amicizia tra Simone Sabaini, fondatore di Sabadì, e Giusto Occhipinti, socio fondatore di Cos. Prodotti artigianali, a base di vini dell'isola, ora distribuiti in esclusiva dall'azienda di Reggio Emilia
Novità all’insegna del bio per il catalogo di Spirits&Colori. A fare il suo ingresso nel portafoglio di spirit distribuiti in esclusiva dall’azienda di Reggio Emilia è la linea di vermouth e bitter biologiciNaturale. Linea prodotta in Sicilia dall’Azienda Agricola Naturale, realtà nata nel 2019 dall’amicizia tra due figure di primo piano dell’enogastronomia siciliana: Simone Sabaini, fondatore di Sabadì, marchio di specialità dolci d’eccellenza, tra tutte il cioccolato di Modica bio, e Giusto Occhipinti, socio fondatore di Cos, azienda agricola di Vittoria (Catania), che produce vini naturali.
La linea Naturale
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Vermouth Naturale Rosso
Vermouth Naturale Orange
Bitter Naturale
100% naturali
Vermouth Naturale Rosso, Vermouth Naturale Orange e Bitter Naturale le tre referenze che compongono la gamma Naturale, nata dalla volontà dei due soci di realizzare e portare sul mercato spirit bio realizzati a partire da vino naturale dell’isola. Uve biologiche vinificate con processi naturali che rispettano al massimo la materia prima, fermentazioni spontanee, che avvengono sulle bucce utilizzando esclusivamente lieviti indigeni, caratterizzano la base di vino dei prodotti, che vuole riflettere in pieno il terroir siciliano. Base poi aromatizzata con botaniche sempre biologiche e naturali e senza aggiunta di caramello.
Le tre referenze
Andando più nel dettaglio dei prodotti entrati nel catalogo di Sprits&Colori, il Vermouth Naturale Rosso (alc 18% in vol) esprime l'essenza della Sicilia sud-orientale. È realizzato a partire da Nero d’Avola, un vitigno simbolo dell'isola e ha tra le componenti botaniche distintive la nepetella e la camomilla. Dal carattere deciso, con un profilo aromatico complesso, dove spiccano le note erbacee e i profumi agrumati delle scorze di arance siciliane, è ideale sia da servire da solo sia come base per cocktail classici e nuove creazioni.
Elegante e raffinato, il Vermouth Naturale Orange (alc 18% in vol) è invece ottenuto da una base di moscato passito naturale, prodotto con uve Moscato bio. Sambuco, fico e gelsomino le botaniche caratterizzanti e che ne delineano il ricco profilo aromatico, dove alle note degli ingredienti citati si aggiungono i sentori fruttati di albicocche. Ricco e avvolgente al palato, con una persistente chiusura fruttata e speziata, è indicato sia per la realizzazione di cocktail aperitivi sia di drink dal tocco esotico.
Una base vino di Cerasuolo di Vittoria, a sua volta frutto di un blend di uve Frappato di Vittoria (40%) e Nero d’Avola (60%), dà vita al Bitter Naturale (alc 21% in vol), che si distingue il profilo aromatico intenso e complesso dove spiccano note di genziana, cedro, arancia ed erbe spontanee delle campagne iblee. Dal gusto deciso, ha il suo momento di servizio ideale nell’aperitivo, dove può essere proposto in purezza o utilizzato come ingrediente per grandi classici come il Negroni.
Presentato nella Capitale durante la Festa del Cinema di Roma 2024, Gelafresco è un progetto della Centrale del Latte di Roma per diversificare l'offerta. L'ambizione è posizionarsi come prodotto sostenibile e locale nel mondo dei gelati
Si chiama Gelafresco ed è un progetto di gelato che unisce la tradizione del latte fresco di alta qualità con l'eccellenza della gelateria artigianale italiana. Il brand voluto dalla Centrale del Latte di Roma è stato presentato durante la Festa del Cinema di Roma in programma nella Capitale fino al 27 ottobre.
Il brand Gelafresco
L’ambizione del brand è quella di posizionarsi come un prodotto di punta nel mondo dei gelati, grazie all'uso esclusivo di ingredienti locali e sostenibili. Il progetto nasce, infatti, dalla volontà di valorizzare la filiera corta utilizzando il latte fresco proveniente da allevamenti romani. In ogni cono o coppetta si uniscono così genuinità e gusto autentico
I progetti della Centrale del Latte di Roma
Il cuore di Gelafresco è il latte fresco, ingrediente che dona al gelato un sapore inconfondibile. Quello utilizzato è proveniente dalla Centrale del Latte di Roma che oggi commercializza oltre 480.000 litri di latte fresco in circa 2.250 locali della Capitale. La raccolta è frutto di una selezione degli allevamenti locali, garanzia di freschezza e tracciabilità. Questo approccio favorisce la sostenibilità ambientale, riducendo le distanze di trasporto, e supporta l'economia locale, promuovendo i prodotti del territorio.
Non solo latte
«Da un anno, abbiamo intrapreso un nuovo percorso volto a diversificare la nostra offerta. L'obiettivo è portare l'alta qualità del nostro latte in una gamma sempre più ampia di prodotti, capaci di soddisfare le esigenze di tutti i consumatori – spiega il presidente della Centrale del Latte di Roma, Fabio Massimo Pallottini -. Siamo convinti che questa sia la strada giusta per rilanciare un marchio storico della Capitale, che è da sempre vicino ai consumatori romani».
Un gelato sostenibile e autentico
In un momento in cui i consumatori sono sempre più attenti all’origine delle materie prime, Gelafresco risponde quindi con un’offerta trasparente e sostenibile. Il progetto è realizzato in collaborazione con l’Associazione esercenti bar e gelaterie di Roma e Provincia e punta a diffondere un gelato che rappresenta il territorio, fatto con ingredienti selezionati e a chilometro zero.
Gelafresco alla Festa del Cinema di Roma
Il debutto di Gelafresco alla Festa del Cinema di Roma è in linea con l’impegno della Centrale del Latte di Roma di voler creare connessioni tra cibo, cultura e territorio. Coni e coppette saranno disponibili per la degustazione negli stand dedicati, fino al 27 ottobre. «Questa partecipazione rappresenta un'opportunità unica per la nostra azienda di presentare un nuovo prodotto che racconta il territorio in modo innovativo e coinvolgente – conclude Pallottini -. Siamo orgogliosi di offrire al pubblico un gelato che racchiude i sapori e le tradizioni locali».
Continua la collaborazione tra Casa Optima School e la Fondazione Nuovo Villaggio del Fanciullo di Ravenna. La docente Cristina Ricci ha insegnato le prime nozioni di gelateria a un gruppo di ospiti della comunità di recupero
C’è un nuovo capitolo nella collaborazione tra Casa Optima School e la Fondazione Nuovo Villaggio del Fanciullo di Ravenna. Nella sede della Fondazione, infatti, è stato organizzato un nuovo corso di gelateria base. A tenerlo è stata Cristina Ricci, docente della scuola di Casa Optima - Making Life Sweeter Together, gruppo multibrand che opera nel mercato del gelato artigianale italiano, della pasticceria d’eccellenza e del bere miscelato presente in 150 paesi di tutti i cinque continenti.
Formazione solidale, un’esperienza vincente
Il nuovo corso di gelateria segue la prima esperienza scaturita dalla collaborazione tra la scuola e la Fondazione Nuovo Villaggio del Fanciullo. Lo scopo dell'ente è provvedere all'assistenza di persone svantaggiate che necessitano di cure e ospitalità temporanea per finalità di solidarietà sociale, senza scopo di lucro. Una tre giorni, la prima, che si è rivelata un’esperienza vincente perché, al termine del corso, alcuni partecipanti hanno iniziato a lavorare nel settore gelateria.
I temi del corso di gelateria
Come quello precedente, anche il secondo corso di gelateria base tenuto da Cristina Ricci si è concentrato sul dietro le quinte della gelateria. Si è parlato del lavoro del gelatiere artigianale, di cosa serve in un punto vendita e, naturalmente, di come si produce il gelato. Nella due giorni, dopo la teoria si è passati alla pratica individuale. I corsisti, infatti, hanno realizzato diversi gusti di gelato dedicandosi anche alla presentazione e alla decorazione delle vaschette.
Non solo gusti classici
Oltre ai gusti classici, immancabili in una gelateria, come nocciola, pistacchio, caffè, cioccolato, tiramisù e crema, i partecipanti al corso sono andati oltre. Tra gli altri gusti hanno mantecato un croccantino all'amarena, un gelato ai Cookies, uno al pop corn e, dulcis in fundo, un gelato realizzato con il miele prodotto dalla stessa Fondazione.
Optima School: «Felici di offrire un corso di gelateria solidale»
«E’ stata una bellissima esperienza, molto impegnativa soprattutto a livello emotivo», ha commentato la formatrice Cristina Ricci. «Anche questa volta ho trovato allievi concentrati che hanno contraccambiato l’impegno di Optima School e quello della Fondazione con ottimi risultati». «Siamo felici di poter fornire agli ospiti del Villaggio uno strumento di formazione in più per poter affrontare il proprio futuro lavorativo. Quella di gelatiere è una professione sempre più richiesta, non solo in gelateria, ma anche in ristoranti e hotel, e può diventare davvero un’opportunità importante per chi impara a realizzare un buon gelato», ha affermato Matteo Sala, chief manager office di Casa Optima Group.
La Torrefazione siciliana sostiene il più grande campionato amatoriale di calcio in Italia e sarà presente all’Allianz Stadium per la finale Il Goal del Cuore.
Caffè Moak da oltre 50 anni rappresenta passione, qualità e impegno nel mondo del caffè; le sue miscele soddisfano baristi e consumatori di tutto il mondo. La Torrefazione di Modica (RG) racconta inoltre la sua storia attraverso il sostegno di numerosi progetti culturali (ha compiuto 21 anni il concorso nazionale di narrativa dedicato al caffè), musicali (lo scorso anno ha supportato un nuovo progetto musicale della cantante e producer italiana di origine tedesca Caroline Koch) ed anche sportivi.
L’ultimo passo in tal senso la vede entrare quale sponsor ufficiale della Acsi Football League, il più grande campionato amatoriale di calcio in Italia che riunisce appassionati di 46 città e oltre 80 campionati. Le semifinali e le finali si svolgeranno tra maggio e giugno 2025 presso l’Allianz Stadium di Torino.
Il progetto si propone di unire sport e solidarietà, supportando l'Associazione che promuove il benessere delle persone vulnerabili attraverso l'inclusione sociale. La partnership rafforza l’impegno di Caffè Moak nel sostenere le iniziative sportive che veicolano valori di inclusione e solidarietà.
La collaborazione si concretizza anche con una serie di attività a sostegno dell’iniziativa, tra cui la campagna Museo Aperto con Moak, grazie alla quale tutti i partecipanti al campionato avranno accesso gratuito al museo dello stadio, lo Juventus Museum che celebra la storia e i trionfi della squadra torinese in un luogo coinvolgente. Ciò è reso possibile dalla donazione di Acsi a favore dell’Associazione no-profit Realmonte Ets.
La partnership culminerà con la presenza di Caffè Moak all’Allianz Stadio in occasione della partita finale Il Goal del Cuore in cui scenderanno in campo due formazioni composte da ex stelle del calcio, tesserati Acsi e alcuni giovani rifugiati accolti dall’associazione Realmonte Ets.
Grazie all'accordo con Infinium Spirits, la distilleria di Padova si è assicurata la distribuzione in esclusiva dei rinomati Rye e Bourbon whiskey di Templeton Distillery
Si amplia la gamma di spirit premium del portafoglio di Distillerie Bonollo Umberto. La distilleria padovana, che quest’anno festeggia i 25 anni della sua collezione di punta, la linea Of, ha siglato un accordo con Infinium Spirit con il quale si è assicurata la distribuzione esclusiva per l’Italia delle specialità a marchio Templeton Whiskey. Si tratta del primo brand importato da Bonollo.
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Templeton Rye 10 years
Templeton Rye 6 years
Templeton Rye 4 years
Templeton Midnight Rye
Templeton Fortitude Bourbon
Famosa per la sua secolare tradizione di produzione di whiskey, la Templeton Distillery vanta una collezione di prodotti espressione dell’eccellenza artigianale nel campo del Rye e del Bourbon whiskey. La sua origine risale al periodo del Proibizionismo e la sua storia si intreccia con quella della comunità di Templeton, Stati Uniti. In quel periodo gli abitanti della cittadina dello Iowa distillarono un whiskey di segale molto richiesto, un’attività illegale che tuttavia continuò a fiorire facendo del Templeton Rye un prodotto leggendario.
Il marchio è stato reintrodotto nei primi anni Duemila e l’azienda sta evolvendo da imbottigliatore indipendente a distillatore, sfruttando sia il proprio distillato sia le scorte selezionate di whiskey di provenienza diversa per creare prodotti che rispettano il passato, ma che guardano al futuro. Le distillazioni sono iniziate a fine 2018, in un sito di 8 ettari a Templeton (Iowa), dove accanto alla distilleria è stato inserito un museo di circa 3.200 metri quadrati. Lo stabilimento ha una capacità produttiva di oltre 3 milioni di bottiglie all'anno ed è dotato di due magazzini di maturazione e invecchiamento dei distillati che si estendono su una superficie di circa 5.000 metri quadrati.
Le specialità nel catalogo Bonollo
L’attuale gamma distribuita da Bonollo comprende cinque referenze. Templeton Rye 10 years (alc 52% in vol), uno straight rye whisky fiore all’occhiello della distilleria. Invecchiato per 10 anni in botti di rovere americano nuovo carbonizzato, nasce da una miscela 95% di segale e 5% di orzo maltato ed è disponibile in quantità limitate. Morbido, con note floreali e mielate e le caratteristiche note speziate della segale, ha un finale pulito e durevole con butterscotch persistente, è da servire liscio o con ghiaccio.
Templeton Rye 6 years (alc 45,75% in vol) è invece un omaggio alla tradizione della distilleria. Invecchiato per sei anni in botti di rovere americano nuovo carbonizzato, questo rye whiskey si distingue per il suo profilo aromatico complesso, con note floreali, di spezie essiccate, sentori di vaniglia, ciliegia, mela verde e per la sua vivacità al palato, dove si presenta con note di frutta e rovere tostato. Da servire liscio o con ghiaccio è ideale anche per cocktail Sour e Old Fashioned.
95% di segale e 5% di orzo maltato compongono il mash bill di Templeton Rye 4 years (alc 40% in vol), invecchiato 4 anni, sempre in botti di rovere americano nuovo carbonizzato. Dall’aroma secco, erboso e speziato, si presenta al palato con note di caramello, butterscotch, toffee e pimento e in miscelazione è indicato per Mule e Summer Smash.
Innovativo, Templeton Midnight Rye (alc 45% in vol) è un rye whiskey miscelato con una punta di Porto rosso, che dona alla struttura del distillato una consistenza vellutata. Di colore mogano profondo, al naso propone un'intrigante danza di ciliegie scure, fichi e un leggero accenno di scorza d'arancia speziata, completate dalle ricche note di Porto che si fondono con il caldo aroma del rovere americano. Al palato la forte nota speziata tipica del rye whiskey si intreccia con la dolcezza liquorosa del vino, il tutto accompagnato da note di cannella, chiodi di garofano e un tocco di cioccolato fondente, in un’armonia di sensazioni che si apprezzano al meglio servito liscio, ma che lo rendono un ingrediente ideale per cocktail sofisticati come il Midnight Manhattan e il Portside Old Fashioned.
Infine, Templeton Fortitude Bourbon (alc 46% in vol), primo bourbon e distillato vergine della Templeton Distillery. È ottenuto da una miscela composta da 55% di mais e il 5% di orzo e invecchiato in botti di rovere americano. Ricco, complesso e pieno di carattere, con il suo aroma di caramello, vaniglia e spezie, e con le note di miele, rovere tostato e speziate di segale che accarezzano il palato, per un finale persistente che lascia una scia dolce e sapida, è un tributo agli artigiani della distilleria.
Fra gli eventi più attesi di Berlino c'è un vernissage. Succede quando uno dei migliori bartender al mondo, Agostino Perrone, è per passione anche fotografo. Sarà inaugurata oggi la sua mostra dal titolo Mambo italiano, presso la Galerie Sara Lily Perez di Berlino, che si potrà ammirare fino al 23 Novembre 2024. Dopo il successo della sua precedente esposizione, dal titolo Local Spirits, con questa seconda mostra l’artista trasporta lo spettatore in un viaggio in Italia, attraverso i luoghi dell’ospitalità visti con una lente quasi felliniana. Con Mambo Italiano, infatti, Perrone fa immergere lo spettatore in un mondo glamour da Dolce Vita, ispirato all’iconografia di quegli anni, all’energia del Cha Cha Cha Club, allo stile di vita italiano, nonché alle radici dell’autore.
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Mr. Boadas
Tequila please
Galleria
Mysteriously
Whisper of Echoes
La plage
Lake Lines
Pleasure to Please
Heat wave
Attraverso la sapiente gestione della luce e della composizione, ogni fotografia diventa una finestra su un mondo dove ogni dettaglio - dal gesto elegante di un barista, al selciato di una strada romana, fino al sorriso di un ballerino - racconta una storia di cultura, tradizione e delle semplici gioie del vivere. Ogni scatto invita il visitatore ad assaporare l’essenza della vita italiana, evocando calore, connessione e un senso profondo di eleganza. La mostra non è solo un omaggio estetico all’Italia, ma anche una riflessione sull'importanza di trovare bellezza nei momenti quotidiani e nel valore delle relazioni umane.
Un viaggio fra cocktail e fotografia in cui le due passioni dell’autore si incontrano, oltre a essere un fotografo autodidatta, Perrone è un maestro dell’ospitalità, che nel quotidiano è direttore della mixology del celebre Connaught Bar di Londra. Questa mostra è un invito a immergersi nel cuore pulsante dell’Italia, attraverso l’occhio di un artista che, come un mixologist, ha saputo combinare perfettamente gli ingredienti della sua vita - passione, arte e tradizione - in una narrazione visiva coinvolgente e indimenticabile.
Voluta dal patron del ristorante Don Lisander, si rifà alla carsenza, dolce tradizionale caro allo scrittore. A rielaborare la ricetta in chiave moderna ci ha pensato Alessandro Servida
Si chiama La Provvidenza, la torta voluta da Stefano Marazzato, patron del ristorante Don Lisander per rendere omaggio ad Alessandro Manzoni. Il dolce è una rielaborazione in chiave moderna della Carsenza de bombon, dolce del riciclo che era tra i preferiti dell’autore de I promessi sposi. La nascita de La Provvidenza fa parte della ricerca della milanesità del ristorante, ospitato nell'edificio settecentesco di Casa Trivulzio, a due passi da Casa Manzoni in via Morone.
La Provvidenza, il riferimento storico
Tracce della ricetta si trovano nel libro di Marina Marazza, Le due mogli di Manzoni, edito da Solferino, romanzo con diversi riferimenti storici documentati. Pare che Manzoni il 2 gennaio 1837 in occasione delle sue seconde nozze con Teresa Borri Stampa, disse: «El primm de l’ann se cumenza à mangià la carsenza». La carsenza veniva preparata con la pasta di pane bianco avanzata a Natale rilavorata con l’aggiunta di qualcosa di dolce, come le mele e l’uva. Ognuno, però, poteva prepararla con ciò che aveva in casa: la frutta secca, i fichi, le pere.
La rielaborazione di Alessandro Servida
A rielaborare la carsenza, è stato chiamato il pasticciere milanese Alessandro Servida. «Sono partito dagli ingredienti che caratterizzavano l'originale tenendo presente che, al contrario di quanto accadeva allora, il dolce doveva avere una shelf life di almeno 30 giorni», ci racconta Servida. «Ho utilizzato le mie competenze tecniche per costruire la ricetta. All'interno ho messo interno cubetti di mela candita e uvetta – continua il pasticciere -. I fichi, invece, li ho usati in confettura come base per il crumble di finitura a ricordare la pasta di pane bianco con cui si preparava la carsenza». L’unico ingrediente non originale è il cioccolato. «Si tratta di una licenza legata alla passione di Manzoni per questo ingrediente», aggiunge Servida che ha ceduto tutti i diritti della ricettazione al Don Lisander.
Il packaging aristocratico
Il packaging scelto da Stefano Marazzato è una elegante scatola in cui è riprodotto il celebre ritratto di Alessandro Manzoni dipinto da Francesco Hayez conservato alla Pinacoteca di Brera a Milano. A differenza dell’originale, però, nell’illustrazione Manzoni tiene in mano La Provvidenza grazie a una ricostruzione fatta completamente a mano.
L’ambizione di Marazzato
«Il mio desiderio è che La Provvidenza possa diventare la torta della città di Milano, un po’ come la Sacher lo è di Vienna. Ci piacerebbe anche, in questo modo, far conoscere Manzoni anche fuori dall’Italia, perché lui è un po’ come il nostro Shakespeare», è l’auspicio di Marazzato. «L’idea di elaborare un dolce legato a Manzoni mi è venuta a Vienna assaggiando la torta Sacher. Mi sono chiesto perché Milano non avesse una sua torta, a parte il Panettone che, però, è un dolce lievitato. Così ci siamo messi al lavoro ricercando pezzi di storia di Milano legati allo scrittore, per verificare se ci fosse un dolce a lui caro. E abbiamo scoperto che lo scrittore amava la torta chiamata carsenza, che significa crescenza, un dolce tipico lombardo che si usava preparare il primo dell’anno».
La Provvidenza, dove trovarla
La torta si può acquistare al ristorante Don Lisander al prezzo di 45 euro per 600 grammi. Nello stesso ristorante se ne potrà ordinare una fetta come dessert a 12 euro. «Speriamo – conclude Marazzato - che la sua distribuzione possa allargarsi».
Il pasticciere veneto è scomparso a 78 anni. Il cordoglio dell'Associazione per il Maestro vincitore di 4 medaglie d'oro: «Ciao Gianni, grazie per quello che ci hai donato in questi anni».
Il Maestro pasticciere Gianni Tomasi non c’è più. Il professionista vicentino, che nel 1993, è stato tra i fondatori dell’Accadedemia Maestri Pasticceri Italiani, è scomparso a 78 anni a Verona, città dove dal 1968 sfornava dolci nella pasticceria di corso Milano che porta il suo nome. Lì ha continuato a lavorare tutta la vita insieme con la sua famiglia.
Gianni Tomasi, una vita per la pasticceria
Alta qualità e salvaguardia dei prodotti tipici sono stati sempre i mantra di Gianni Tomasi sin dall’apertura della sua pasticceria. Forte dell'arte che aveva appreso lavorando nelle migliori botteghe artigianali dell’arte dolciaria, Tomasi
Dolci e riconoscimenti
Nel suo locale, tra gli altri, ha riproposto una versione personale del Nadalin, dolce della tradizione simile al pandoro classico con l’aggiunta di pinoli e mandorle tritate. Proprio per il Miglior Nadalin gli è stata assegnata una delle 4 medaglie d’oro della sua lunga carriera. Le altre medaglie, invece, le ha ricevute per la miglior torta al cioccolato, per la pasticceria mignon e per il prodotto da forno al pistacchio. Sono tanti i dolci che l’hanno contraddistinto. Non bisogna dimenticare il Pandoro, i Baci di Giulietta, i Sospiri di Romeo e le favette dei morti. E anche la Piccola Arena, dolce celebrativo del Centenario della Fondazione Arena di Verona, che nel 2013 ha contribuito a creare con altri 24 pasticcieri di Verona.
Il ricordo di Ampi
«Gianni è stato per noi un grande punto di riferimento e lo ricorderemo sempre per il suo sorriso coinvolgente, i suoi gesti di affetto e la grande dedizione che aveva per AMPI», hanno scritto i Maestri. «Insieme ad altri colleghi, nel 1993 ha fondato l’Accademia dei Maestri Pasticceri Italiani e con la sua professionalità e le sue competenze ha insegnato molto a tutti noi e ha contribuito alla crescita della pasticceria italiana di alta qualità. A nome del Consiglio Direttivo e di tutti i membri dell’Accademia Maestri Pasticceri Italiani vogliamo ringraziarlo per quello che in questi anni ha donato a tutti noi. Lo ricorderemo con affetto e resterà per sempre nei nostri cuori. Ciao Gianni».
Giovanni Ciani Bassetti premia con il Trofeo Fiol Master il bartender Andrea Napoli
Quattro bartender provenienti da selezioni internazionali hanno partecipato alla seconda edizione di Fiol Master dedicata ai cocktail a base di Fiol Prosecco Doc.
Seconda edizione del concorso internazionale Fiol Master, organizzato il 7 e 8 ottobre scorso dall’azienda trevigiana Fiol Spa, produttrice del celebre Prosecco Doc Extra Dry con 4 bartender selezionati in finali nazionali in Canada, Regno Unito e Italia. La prima edizione è stata tenuta l’anno scorso nel corso dell’esclusiva Venice Cocktail Week.
Teatro della competizione il CantiereArt Gallery di Villorba, alle porte di Treviso, il grande bistrot e cocktail bar dal design e arredo post industriale, che ha visto prevalere il cocktail
ColourFiol
di Andrea Napoli, Sea Waves Lunghe Bar del’Hotel La Bussola di Amalfi Ingredienti 8,5 cl di Fiol Prosecco Doc Extra Dry
2 cl di liquore ai fagiolini home made
2 cl di cordiale al gelsomino
3 gocce di soluzione salina Preparazione
Servire in calice a tulipano, guarnire con schiuma di more, Crème de Mûre, Fiol Prosecco Doc e miele.
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Cocktail ColourFiol di Andrea Napoli
Andrea Napoli versa Fiol Prosecco Doc Extra Dry
Andrea Napoli in gara con il sifone
Assaggi del cocktail vincitore di Andrea Napoli
Ai posti d’onore i cocktail di tre giovani barlady:
Like Clockwork di Lori Chiaradia Restaurant Moccione, Montreal (Québec, Canada) Ingredienti
4,5 cl di base per cocktail chiarificata (con grappa moscato invecchiata, sherry, Angostura Aromatic Bitter, succo di limone e sciroppo d'acqua ai fiori d'arancio) home made
6 cl di Fiol Prosecco Doc Extra Dry
3 gocce di soluzione salina Preparazione
Servire in un coppetta Nick and Nora raffreddata, guarnita con una scorza di limone e una schiuma ottenuta dalla miscela avanzata utilizzata per chiarificare la base del cocktail.
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Cocktail Like Clockwork di Lori Chiaradia
Lori Chiaradia in gare
Lori Chiaradia in gara
Peach Piacere di Samantha Ridler Moxies Downtown Restaurant, Toronto (Ontario, Canada) Ingredienti
7,5 cl Fiol Prosecco Doc Rosé (più 1,5 cl per completare alla fine)
2 cl di Whiskey Bourbon infuso con macis e noccioli di pesca tostati home made
0,5 cl Aperitivo Americano Cocchi miscelato con Whiskey Bourbon home made
1,5 cl di sciroppo di pesca e miele home made
Preparazione
Servire in tumbler freddo, guarnire con gelatina di cocco e purea di pesca.
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Cocktail Peach Piacere di Samantha Ridler
Samantha Ridler versa Fiol Prosecco Doc Rosé
Samantha Ridler in gara
Coast To Coast di Laurie Howells Archive & Myth cocktail bar, Leicester Square-Londra (Regno Unito)
Ingredienti
10 cl Fiol Prosecco Doc Extra Dry
2 cl cordiale di miele di acacia e pera cotta home made
0,5 cl Fino Sherry aromatizzato alla ciliegia home made
0,2 cl Vecchio Amaro del Capo
0,1 cl siero di latte acidificato home made Preparazione
Servire in coppetta, guarnire con gelatina di miele e una ciliegia sottospirito.
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Cocktail Coast To Coast di Laurie Howells
Laurie Howells con il cordiale nella bottiglia Fiol
Laurie Howells in gara aggiunge una ciliegia sottospiritro
A giudicare le proposte dei quattro finalisti sono stati chiamati l’amministratore delegato di Fiol Spa, il catalano Alex Ouziel; il bartender sloveno e youtuber internazionale Kevin Kos (Cocktail Time With Kevin Kos); la canadese Kaitlin Winkles fondatrice, insieme con la statunitense Kristine Bocchino (presentatrice della serata), di The Ada Coleman Project, sito che si propone di dare visibilità alle donne nel settore ospitalità, ispirato alla prima head bartender degli anni Venti del Savoy Hotel di Londra (creatrice del cocktail senza tempo Hanky Panky).
Al vincitore Andrea Napoli il contitolare di Fiol, Giovanni Ciani Bassetti, ha consegnato il trofeo Fiol, due grandi cubetti di cristallo, opera dell’artista trevigiano Marco Varisco.
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Scorcio del grande salone d'ingresso de IL Cantiere Art Gallery
L'affollata sala del concorso
I giudici Alex Ouziel, Kaitlin Winkles e Kevin Kos
il giudice Alex Ouziel AD Fiol
i giudici iKaitlin Winkles e Kevin Kos
Beatrice Saleri, mkt manager Fiol e Kristine Bochino, la presentatrice
i finalisti in attesa del verdetto. Da sinistra, Samantha Ridler, Lori Chiaradia, Laurie Howells, Andrea Napoli
Il trofeo in cristallo firmato da Marco Varisco
Il vincitore Andrea Napoli insieme con l'artista Marzio Pol, autore del Trofeo Fiol Master
I cocktail fuoriconcorso Negroni Pianificato di Kevin Kos e Guilty as Sin? di Kaitlin Wilkes
Drink List di cocktail fuoriconcorso
Fiol Prosecco Doc con abbinamento food
Il team dell'azienda Fiol
Andrea Napoli brinda con Fiol Prosecco Doc insieme con tutti i presenti
La sera del primo giorno i quattro finalisti si erano cimentati nella prova di food pairing presso il ristorante tipico Trattoria Toni del Spin, di Alfredo Sturlese, nel centro storico di Treviso, appena dietro Piazza dei Signori, dimostrandole rispettive abilità nell’equilibrare sapori e ingredienti.
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ngresso del ristorante Trattoria Toni del Spin
Brindisi alla Trattoria Toni del Piol
Rose rosse per finaliste e team femminile
Il decano dei bartender Aibes di Treviso, Annibale Toffolo
L'esperienza internazionale di Andrea Napoli
«Sono stati tre giorni bellissimi passati a Treviso e dintorni – dichiara Andrea Napoli, vincitore del Fiol Master - tra cultura e cucina locali, che mi hanno offerto ispirazioni uniche. La sfida principale è stata quella di creare un nuovo cocktail partendo dagli ingredienti utilizzati da Laurie nel suo precedente drink, come i fagiolini, un ingrediente sicuramente non convenzionale. In sole tre ore, ho elaborato il ColourFiol, combinando un liquore a base di fagiolini, un cordial di tè al gelsomino, Fiol Prosecco Extra Dry, e una spuma di more con miele e Prosecco Doc Fiol. I colori del cocktail sono un omaggio alla vivacità e alla gioia che Fiol rappresenta. Vorrei ringraziare di cuore tutti coloro che hanno reso possibile questa esperienza: l’accoglienza, il supporto e l’energia che ho trovato a Treviso sono stati fondamentali. Lavorare in questo contesto stimolante mi ha arricchito non solo professionalmente, ma anche umanamente. Spero che questa esperienza sia solo l’inizio di una lunga collaborazione, dove potremo continuare a esplorare nuove idee e creare insieme. Il futuro è pieno di opportunità e sono entusiasta di ciò che potremo costruire insieme!».
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Hotel La Bussola nel cuore di Amalfi
La panoramica terrazza del Sea Waves Lounge Bar dell'Hotel La Bussola di Amalfi
Il moderno banco del Sea Waves Lounge Bar dell'Hotel La Bussola di Amalfi
Andrea Napoli alle prese con un blocco di ghiaccio
Con un’esperienza alle spalle di calciatore di squadre di Serie D come Grosseto, Cavese e Potenza, Andrea Napoli ha intrapreso quindi la carriera nel bartending a Londra, lavorando al Roka Shochu Lounge. Dopo un’esperienza al Paradiso di Barcellona, si è trasferito sulla costiera amalfitana, dove lavora al Sea Waves Lounge Bar dell’Hotel La Bussola di Amalfi. Appassionato di viaggi, calcio e mare, Andrea si distingue per la sua attenzione al cliente e la capacità di creare esperienze di mixology memorabili.
Andrea è noto per la sua predilezione per long drink sodati, spesso utilizzando Prosecco Doc come base. In particolare, apprezza Fiol Prosecco Doc per la sua qualità e freschezza. Le note aromatiche e versatili di Prosecco Doc Fiol si integrano perfettamente nelle proprie creazioni, esaltando i sapori dei suoi cocktail.
Breve storia dell’azienda Fiol Spa
I fondatori dell’azienda Fiol sono cresciuti circondati dalle uve Glera da cui si ottiene il vino spumante Prosecco. Gian Luca Passi e Giovanni Ciani Bassetti sono amici d'infanzia e le loro famiglie vivono da generazioni nel territorio trevigiano.
Nella splendida tenuta di Villa Tiepolo Passi, la famiglia Passi vendeva la maggior parte delle proprie uve. I Ciani Bassetti, nelle vicinanze, erano impegnati nella produzione di vino da diverse centinaia di anni. Ognuno di loro ha lavorato alle vendemmie in gioventù e ricorda di aver assaggiato per la prima volta il Prosecco in età preadolescenziale, con versioni annacquate servite al tavolo di famiglia.
In età adulta le loro carriere li hanno portati in diverse parti del mondo, affinando le rispettive competenze in ambito commerciale e marketing prima di riunirsi per fondare l’azienda Fiol nel 2011. Il nome scelto per l’azienda è un termine affettuoso della storica lingua veneziana per indicare un giovane, un figlio o un amico.
I fratelli Pietro e Giovanni Ciani Bassetti con Gian Luca Passi girano per i vigneti di uva Glera per Fiol Prosecco Doc
Marzio Pol, enologo di Fiol
Gian Luca Passi ha sede di lavoro a New York e supporta il marchio con un'esperienza di PR di prim'ordine acquisita lavorando presso i principali marchi dell'alta moda e della moda, in particolare Giorgio Armani e Moncler, oltre ad avere accesso a una rete di amici e clienti di alto livello. Giovanni Ciani Bassetti sfrutta la sua esperienza in JP Morgan e si trasferisce in Fiol a tempo pieno nel 2019.
Più recentemente, ai fondatori si è aggiunto l'amministratore delegato Alex Ouziel, con oltre venti anni di esperienza nella gestione di operazioni di successo nel settore del marketing del vino e degli alcolici, da ultimo come presidente della divisione Asia, Medio Oriente e Africa di Bacardi, con un posto nel comitato esecutivo globale. Il successivo ingresso di investitori statunitensi nel 2020 ha dato a Fiol ulteriori risorse per espandersi, soprattutto negli Stati Uniti.
I vini spumante Fiol Prosecco Doc
Due sono i prodotti di punta dell’azienda Fiol: Prosecco Extra Dry Doc e Prosecco RoséDoc, entrambi ottenuti con Metodo Charmat (11% alc) e curati dall’esperto enologo Marzio Pol. Il moderno design delle bottiglie è del francese Audric Dandres.
Ottenuto con uve bianche Glera (100%), Prosecco Extra Dry Doc presenta una acidità bilanciata ottenuta con una fermentazione di 40 giorni . Di colore giallo paglierino, si avvale di un perlage fine e persistente. Si caratterizza per profumi di glicine, acacia, mela selvatica e pera, risultando al palato fresco e vivace con un finale di spezie e limone.
Come da Disciplinare del Consorzio Tutela Prosecco Doc, Prosecco Rosé Doc è ottenuto con un mix di uve bianche Glera (85%) e uve Pinot Nero (15%) e prevede una fermentazione di 60 giorni. Di colore rosato corallo, profuma di frutti rossi come lamponi e fragole, oltre che di agrumi.
Fiol Prosecco Doc Rosé e Fiol Prosecco Doc Extra Dry
In occasione del lancio di Ingham Marsala Superiore abbiamo incontrato, a Giardino Cordusio di Milano, Stefano Saccardi, veterano nel mondo degli spirits, e la socia Serena Bonetti, già ideatori della vodka siciliana Vulcanica Vodka, e ora anche creatori di Ingham, un Marsala Superiore fatto su misura per la mixology, natoin collaborazione con Cantine Florio e distribuito in Italia da Distilleria Nardini.
Ma serviva davvero un altro Marsala?
Sì, assolutamente! Il problema del Marsala, secondo me, è che oggi esiste in tante varietà e a diversi livelli di prezzo: c’è il vergine, il dolce… insomma, c’è una grande diversità che può confondere il consumatore. Alla fine, non è chiaro cosa si intenda per "Marsala". Noi, per il mondo della mixology, crediamo ci voglia un Marsala semisecco, capace di competere con il Vermouth, ma con un posizionamento di prezzo ragionevole e una qualità indiscutibile. Il nostro obiettivo era proprio quello: creare un Marsala semisecco di alta qualità, perfetto per la miscelazione, con un prezzo allineato a quello di un buon Vermouth.
L'abbiamo assaggiato in uno shot con acqua tonica, che ne esaltava le caratteristiche aromatiche. Sembra non servano grandi acrobazie per apprezzarlo, giusto?
Esatto, è molto versatile. Anche con una semplice tonica si ottiene un drink piacevole e di carattere. Ingham è la nostra nuova sfida, come lo è stata la Vodka Vulcanica. Con quella vodka, la scommessa era valorizzare gli antichi grani siciliani, usati per fare pasta e dolci straordinari, e trasformarli in una vodka unica. Con Ingham vogliamo riuscire nell’impresa di fare entrare, con la dignità che merita, un Marsala nel mondo della mixology.
Per quanto riguarda la brand activation, quali sono i prossimi passi?
Uno dei nostri pilastri sarà il Sicilian Martini: un twist sul classico Martini, con Vodka Vulcanica, Marsala Ingham e un cappero come garnish. Sebbene il Martini non sia tra i cocktail più richiesti in Italia, ha un enorme seguito negli Stati Uniti. Puntiamo molto sui luoghi con clientela internazionale e vogliamo promuovere la combinazione dei nostri prodotti. Lavoreremo anche sulla comunicazione, sulle relazioni pubbliche e faremo squadra con Marsala per restituire un po' dell'orgoglio che la città sembra aver perso nel tempo. È interessante come chi viene da fuori noti subito la bellezza e il potenziale del territorio: c'è una storia affascinante e un prodotto straordinario. Siamo solo all'inizio di un percorso. Abbiamo visto progetti interessanti legati a Marsala negli ultimi anni, ma spesso mancano di continuità. Noi preferiamo puntare su cocktail semplici e diretti, senza complicazioni inutili. In questo modo, possiamo comunicare meglio il valore del Marsala al consumatore.
Quindi puntate su una narrazione più essenziale e diretta?
Esattamente. La semplicità è fondamentale. Quando si cerca di comunicare Marsala come "di tutto un po’", il consumatore rischia di non capire cosa gli stiamo proponendo. Il nostro approccio è "Back to Basics": tornare alle radici e riscoprire il DNA dei prodotti. Marsala e Ingham hanno una storia incredibile. Pensare che, all’inizio dell’Ottocento, la Sicilia attirava imprenditori stranieri come Benjamin Ingham e i Florio è affascinante. All’epoca, la Sicilia offriva un contesto imprenditoriale migliore rispetto ad altri luoghi d’Europa. Raccontare questo heritage è un modo per restituire ai siciliani l’orgoglio di dire: "Si può fare". Abbiamo un enorme potenziale per lo storytelling.
A chi pensate di rivolgere la comunicazione?
Il mercato più importante per noi, sia per Vulcanica che per Ingham, è sicuramente quello americano. Le dimensioni e le potenzialità degli Stati Uniti sono immense, anche se ci sono delle complessità, essendo di fatto 50 mercati diversi. La Sicilia e l’Etna sono concetti che risuonano molto bene negli Usa, come dimostra anche il crescente turismo di alto livello proveniente da lì. Però, è altrettanto fondamentale essere forti in Italia, e in particolare in Sicilia. Non puoi risultare autentico se non sei convincente a casa tua. Preferiamo essere rilevanti in pochi mercati piuttosto che deboli ovunque. Puntiamo sulle bar community italiane all’estero e su mixologist italiani, che oggi sono tra i migliori al mondo. Speriamo che soprattutto quelli siciliani sposino il progetto con entusiasmo.
E come immaginate il vostro consumatore ideale per un cocktail a base Marsala?
Al momento, un "consumatore tipo" per un cocktail a base Marsala non esiste ancora. Dobbiamo crearlo noi. Immaginiamo una persona che già ama il Vermouth e i vini fortificati, ma che è curiosa di esplorare nuove categorie vicine a quelle che conosce. Questo consumatore deve essere anche attratto dal fascino della Sicilia, che oggi ha un ruolo importante nella mixology, soprattutto grazie agli amari, ma che ha ancora tanto da offrire.
Identikit di Ingham Marsala Superiore
Le uve pregiate
È sulla fascia costiera di Marsala, Petrosino e nell’entroterra della provincia di Trapani, che viene coltivato il Grillo per la produzione di questo Marsala Superiore. Un terreno siliceo e ricco di terre rosse, vigneti allevati tipicamente ad alberello marsalese e/o a spalliera bassa con densità di almeno 4000 ceppi per ettaro, e un clima insulare con inverni miti ed estati calde e asciutte, caratterizzate dalla presenza di venti vigorosi.
Il processo di produzione
Vendemmia manuale e a maturazione avanzata per permettere la concentrazione zuccherina negli acini, che durante la pressatura rilasciano nel mosto le preziose sostanze contenute nelle bucce. Fermentazione a temperatura controllata e preparazione della concia con l’aggiunta di mistella al vino ottenuto, ovvero mosto cotto e alcol di origine vinica, per permetterne la fortificazione.
Al termine della fermentazione il vino è pronto per il cosiddetto “innamoramento”, ovvero all’incontro con l’alcol che influenzerà l’evoluzione organolettica. L’innamoramento segna il passaggio tra le operazioni «atte a dare Vino», marcate dalla loro stagione agronomica, a quelle «atte a dare Marsala», caratterizzate dalla somma delle stagioni che si susseguono durante l’affinamento in cantina ed è qui che avviene la nascita di una “nuova creatura”: il Marsala Ingham. L’affinamento di Ingham avviene per almeno due anni in botti di rovere.
Proprietà organolettiche
Intenso al naso, profumo pronunciato con sentori di crema pasticcera e frutta matura. Ricco al palato con note aromatiche che ricordano i fichi secchi e il torrone tostato, completato da profumi complessi fatti di note vanigliate, speziate, con sentori di uva passa e miele che riempiono il calice. Gusto avvolgente con note di dattero e frutta secca.
La storia di Ingham Marsala Superiore
Per raccontare questa storia bisogna partire da lontano, quando gli inglesi arrivarono in Sicilia dopo che Napoleone bloccò il Portogallo lasciandoli privi della possibilità di recuperare il loro Porto. Benjamin Ingham, mercante inglese di stoffe, mentore e poi socio dell’imprenditore e Senatore del Regno d’Italia Vincenzo Florio, arrivò sulle coste siciliane nel 1809, e approfondì gli studi agronomici dell’uve con cui creare un vino ad alto grado di alta qualità da usare per il Marsala. Fu così che grazie alla sua importante flotta navale, capitanata dalla nave Rambler, dove il mercante caricava botti di Marsala lasciando affinare il vino durante le traversate, il Marsala divenne famoso in tutto il mondo.
America OK, in zona Repubblica a Milano. Uno dei locali più caldi del momento, Moebius, si rifà il trucco per una sera, con bandierine a stelle e strisce che garriscono dalla imponente bottigliera. E poi palline da baseball, piccoli sombrero e due bartender ospiti direttamente dagli Stati Uniti, per una guest night firmata Altamura Distilleries.
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Kevin Diedrich dal Pacific Cocktail Haven di San Francisco e Jesus Verde dal Here nor There di Austin, fianco a fianco per portare mentalità e voglia d'America fino a Milano. Entrambi non nuovi a viaggi in Italia, che pure sono rari come per tutti i bartender che lavorano in Usa: «Il sistema salariale da noi è orario - racconta Diedrich -, per cui se non si è presenti, non si guadagna. Io sono proprietario del mio locale, quindi posso fare un salto ogni tanto. Inutile dirlo, le mance sono parte integrante dello stipendio, e l’unico modo per averle è essere presenti». Alla faccia degli startender europei.
Verde impersona alla grande la scena texana di oggi, che definisce «giovane, aperta, senza troppi fronzoli. Gli ospiti si stanno avvicinando alla miscelazione più complessa, ma lo spirito rimane quello di una convivialità semplice, una sorta di via di mezzo tra pub quotidiano e cocktail bar puro». I suoi drink raccontano di sapori al confine tra la sua terra e il limitrofo Messico, per cui spezie e profumi (It's giving wings, con Altamura vodka, tè yaupan, porcini, acqua di pomodoro, bolle) e l'immancabile tono terroso e vegetale di un buon tequila (sontuoso il A la Vista, con tequila, Cocchi Rosa, sorbetto al limone, pera, Italicus, Thomas Henry Soda).
Gli si contrappone Diedrich, dalla San Francisco che quindici anni fa, circa, apriva le porte di una cultura del bere tipica degli Stati Uniti, poi estesa al mondo tutto. Nel 2007 fu fondato Bourbon&Branch: speakeasy diventato a suo modo leggenda e pioniere di ospitalità ritrovata, sulla scia del pre-Proibizionismo che all’epoca, prima che altrove, veniva rispolverato. Magari Diedrich lo ricorda: «Abbastanza, ci ho lavorato per anni».
Erano altri tempi? «Quasi vent'anni sono tanti, e nel mezzo sono intervenute così tante cose. La pandemia, su tutte, ha cambiato dinamiche importanti, sia per consumi che per professionalità, diventa più difficile trovare personale disposto a dedicarsi al lavoro». "Pch", pí-sí-eic come lo pronuncia lui, raccoglie ingredienti dal Pacifico e contaminazioni asiatiche: il signature Gimlet è un'autentica bomba di polpa e acidità bilanciatissime, con Altamura Vodka chiarificata al latte e tè bianco, cordiale al calamansi e papaya.
Gli Usa sono stati storicamente la terra promessa, non soltanto per il bar: oggi è quel lato dell'oceano che guarda invece all'Italia, nei dettagli dell'ospitalità che dallo stivale è arrivata ovunque. Entrambi concordano, quando si chiede loro cosa manca di là, che abbiamo di qua: «La cultura dell'aperitivo è un concetto che stiamo implementando sempre di più, per ritmi e per proposta». E piace? «È praticamente ovunque...».