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La Nazionale italiana di pasticceria conquista il bronzo europeo e vola a Lione 2027

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Credit foto: Coupe du Monde de la Pâtisserie 2025 Antoine Marceau
Con una solida prova di tecnica e creatività la squadra tricolore ha conquistato il podio alla Coupe d’Europe de la Pâtisserie e il pass per il mondiale 2027

È con un risultato di prestigio che la Nazionale italiana di pasticceria torna da Parigi. La capitale francese ha ospitato la Coupe d’Europe de la Pâtisserie, dove la dolce squadra tricolore ha conquistato il bronzo, guadagnandosi così la partecipazione al mondiale, in programma tra un anno esatto sempre in Francia, ma a Lione.

Andata in scena al salone Sirha Bake & Snack, la competizione europea ha visto in gara le squadre di otto Paesi del continente, impegnate in una delle sfide più tecniche e spettacolari del panorama dolciario internazionale. Cinque ore e trenta minuti di tempo per portare a termine un programma serrato, fatto di prove tecniche, degustazioni e creazioni artistiche di grande impatto visivo.

Una solida prova di tecnica e creatività

I team hanno dovuto misurarsi con la rivisitazione della classica tarte tatin, con un prodotto da street food al cioccolato e con un dessert gelato da ristorazione, affiancando alle prove di gusto la realizzazione di imponenti opere in zucchero, cioccolato e ghiaccio, esposte a buffet davanti alla giuria.

Il team italiano, composto da Marco Deidda, Alessandro Fiorucci e Gabriel Gianforchetti, con Alessandro Dlamasso in giuria, è stato protagonista di una prova che ha messo in luce solidità tecnica, precisione esecutiva e capacità di interpretare il tema con creatività e identità culturale. Un lavoro costruito nel tempo, frutto di allenamento, coordinamento e grande affiatamento, sostenuto dal Club Italia Coupe du Monde de la Pâtisserie, punto di riferimento per la preparazione delle squadre azzurre nelle competizioni internazionali.

Prossima sfida il mondiale a Lione

È giunto così il meritato podio, alle spalle di Francia e Belgio, rispettivamente prima e seconda classificata, insieme al pass per il mondiale. Un risultato che conferma la continuità dell’Italia ai vertici della pasticceria internazionale: il nostro Paese è infatti l’unico ad aver partecipato a tutte le finali della Coupe du Monde de la Pâtisserie dalla sua istituzione nel 1989.

A Lione 2027 la dolce squadra tricolore tornerà quindi a confrontarsi con l’élite mondiale della disciplina, in una finale che riunirà le migliori squadre selezionate nei diversi continenti. Tra le qualificate europee, oltre al podio di Parigi, ci saranno anche Paesi Bassi e Gran Bretagna. Per la Nazionale italiana si apre quindi una nuova fase di preparazione, con l’obiettivo di ottenere un risultato ancora migliore sul palcoscenico più prestigioso della pasticceria internazionale.

Al nuovo Edition sul lago di Como l’aperitivo si fa in Bicicletta

Al The Lake Como Edition l’aperitivo riprende la tradizione della Bicicletta. Un classico drink da bar di paese riletto con una visione luxury

È dedicato alle biciclette, anzi al cocktail storico che porta il nome Bicicletta, il menu aperitivo del nuovo bar del The Lake Como Edition, la cui apertura completa è prevista per marzo. Non è un’operazione nostalgia né un vezzo da menu. È un lavoro di sottrazione e precisione. Su questa idea di semplicità governata si innesta il racconto del nuovo hotel di lusso aperto a Cadenabbia, sulla sponda occidentale del lago, all’interno di una proprietà del 1830, riletta come lakeside hotel contemporaneo. Una struttura che entra nel sistema delle ville storiche del territorio, senza replicarne la forma, ma lavorando sull’esperienza. «Abbiamo progettato un'esperienza che guarda alla storia del Lago di Como con un linguaggio attuale - racconta il General Manager, Anton Moore -. Gli spazi e i concept sono pensati per usi diversi, da quelli più raccolti a quelli dichiaratamente sociali». Situato di fronte a Bellagio, con le montagne a incorniciare il paesaggio, l’hotel gode di una vista aperta sul lago.
Dopo un soft opening a settembre, l’apertura completa è prevista per marzo 2026. Per la catena americana, la struttura sul lago di Como è la seconda dopo quella di Roma, dove troviamo l'ottima Punch Room (l'abbiamo raccontata qui). Il The Lake Como Edition conterà 148 camere, 25 suite e due penthouse.

Affacciato direttamente sulla promenade lungolago, l’hotel dispone di un pontile privato che consente agli ospiti di arrivare via acqua, grazie alla flotta di imbarcazioni della struttura, utilizzata anche per i collegamenti verso le principali destinazioni del lago. Al largo opera, inoltre, una piattaforma galleggiante con piscina, completa di ristorante e bar.
La supervisione delle attività food & beverage è affidata allo chef Mauro Colagreco (il celebre chef del tristellato Mirazur di Mentone, in Francia) e al Director of Food & Beverage, Vincenzo Mancinelli. Tra i diversi concept gastronomici, The Lobby Bar rappresenta il vero centro di gravità dell’hotel. Uno spazio pensato per essere vissuto a lungo, più che attraversato: soffitti alti cinque metri, ampie vetrate affacciate su Bellagio, un tavolo da biliardo, un pianoforte Steinway e un grande camino in pietra Palomba scolpita, che invita a rallentare. «Il Lobby Bar è un luogo che invita a prendersi tempo - spiega Mancinelli -. L’atmosfera del lago rende ogni momento diverso e il nostro menu nasce proprio per accompagnare questa idea di convivialità, senza forzature».
La cocktail list di apertura presenta sette signature drink, tra cui due opzioni zero-Abv di alto profilo. Il drink più rappresentativo è Eclissi del Lario, una bevuta luminosa e fruttata servita in versione chiarificata. La ricetta prevede 60 ml di rum, 60 ml di banana chiarificata e 2,5 ml di soluzione di acido citrico, serviti in una grande coppetta su mezzo blocco di ghiaccio. L’esterno del bicchiere è rifinito con burro di cacao verde, per un impatto visivo pulito ed elegante. L’ispirazione è quella di un’eclissi lunare riflessa sull’acqua del lago di notte, capace di restituire il lato più enigmatico del territorio.
Accanto alle signature, il bar propone un menu aperitivo dedicato interamente alle biciclette. Il bar manager, Alan Cartolano, parte da una delle bevute più semplici e popolari dell’aperitivo italiano, Campari Soda e vino bianco, e la tratta con lo stesso rispetto riservato a un classico: studia le proporzioni, seleziona una miscela proprietaria di vini da aperitivo e amari, lavora su un vino locale aromatizzato con frutta di stagione e chiude il cerchio con un seltz fatto in casa, profumato con botaniche raccolte nel giardino della proprietà. Il risultato resta immediato, riconoscibile, ma cambia passo: è sempre una Bicicletta, solo che ora pedala dritta. La versione classica resta un riferimento chiaro, Campari Soda nel formato monodose al 10% vol. e vino bianco, una bevuta che appartiene alla famiglia degli Spritz ma con un nome più immediato, radicato e coerente con la cultura ciclistica del Nord Italia. La leggenda racconta che fossero i signori italiani di una volta a concedersi questa bevuta prima di rimettersi in sella per tornare a casa, spesso con una pedalata non proprio impeccabile.
Qui The Lake Como Edition ne alza il livello senza snaturarne l’anima. Le due versioni in carta sono Gialla, con blend ambrato da aperitivo, vino alla pesca e seltz alle erbe fresche, e Rosa, con blend rosso da aperitivo, vino alla fragola e seltz alle erbe fresche. Un omaggio diretto alle iconiche maglie del Giro d’Italia e del Tour de France.
Con la sua vista ininterrotta sul lago, The Lobby Bar diventa così l'ancora dell'intera proprietà. Uno spazio costruito per restare, tra una Gialla, una Rosa o l’intera cocktail list, senza la sensazione di dover andare altrove. Tra biliardo, vetrate a tutta altezza e il drink program firmato da Mancinelli e Cartolano, il bar dimostra come una dimora ottocentesca possa essere riletta con intelligenza e misura, trovando una nuova voce all’interno dell’ospitalità di lusso contemporanea.

At The Lake Como Edition La Bicicletta takes its turn

(English version)

The Lake Como Edition has opened in Cadenabbia on the western shore, joining the area's collection of historic villas. The hotel occupies a property originally built in 1830, now renovated as a contemporary lakeside hotel. «We've designed an experience that references Lake Como's history while bringing a current approach - says General Manager Anton Moore -. The programming spans multiple dining concepts and spaces that work for different uses—from quieter areas to more social settings».

Positioned across from Bellagio, the hotel overlooks the lake with mountain views in the background. The property soft-launched in September and will fully open in March 2026, with 148 rooms, 25 suites, and two penthouses.

The hotel sits on the waterfront promenade with a private dock. Guests can arrive via the hotel's boat fleet, which also provides transportation to other lake destinations. A floating pool platform operates offshore, with its own restaurant and bar.

Chef Mauro Colagreco and Director of Food & Beverage Vincenzo Mancinelli oversee the Lake Como Edition's dining and bar operations. Among several restaurant concepts, The Lobby Bar functions as the primary gathering point. The space includes five-meter ceilings, panoramic windows facing Bellagio, a billiard table, Steinway baby grand piano, and carved Palomba stone fireplace—designed for extended stays throughout the evening.

Vincenzo Mancinelli encapsulates the magic of the locale and its influence on the beverage program: «The Lobby Bar is an enchanting place, and the atmosphere of the lake makes every moment unique. Our menu is an invitation to be guided by sophisticated cocktails, crafted with passion to enhance every moment of conviviality in this grand space».

The opening menu showcases seven signature drinks, including a couple of well-built zero-ABV options. The star of the list is the Eclissi del Lario—a bright, fruit-forward, clarified serve. It’s built with 60 ml rum, 60 ml clarified banana, and 2.5 ml citric acid solution, then served in a large coupette over a half ice block. The outside of the glass is brushed with green cocoa butter for a clean visual hit. The drink takes its cue from a lunar eclipse reflecting over Lake Como at night, capturing the mysterious feel of the area.

Alongside the seven signatures, The Lake Como Edition offers a special aperitivo menu called “Biciclette,” created by bartender Alan Cartolano and inspired by the old-school aperitivo found in local bars, pasticcerie, and trattorie. The classic version uses a Campari Soda (the 10% Abv single-serve) topped with white wine. It sits in the spritz family—similar build, but with a catchier name that resonates thanks to Northern Italy’s cycling culture. Edition elevates the drink with a custom mix of aperitif wines and amari, seasonal fruit–infused local wine, and a house seltzer made with botanicals picked from the backyard. The two Biciclette serves are Gialla (amber aperitif blend, peach wine, fresh herb seltzer) and Rosa (red aperitif blend, strawberry wine, fresh herb seltzer), nodding to the iconic jerseys of the Giro d’Italia and Tour de France. Legend has it older Italian men enjoyed this drink before biking home—often with a slightly unsteady pedal stroke.

The Lobby Bar anchors the property with unobstructed lake views. It's built for lingerin (over a Gialla, a Rosa, or the full cocktail menu) while staying on-site. Between the billiard table, floor-to-ceiling windows, and Mancinelli's drink program, the bar demonstrates how the hotel has repositioned the 19th-century estate for contemporary luxury hospitality.

Drink Kong raddoppia e apre lo spin-off Campo Marzio nel centro storico di Roma

Apre in via dei Prefetti il secondo indirizzo targato Drink Kong, in cui Pistolesi adatta per un ambiente più luxury il suo format retro-futurista

Lo avevamo anticipato già nel numero di ottobre di Bargiornale con l'intervista a Patrick Pistolesi: Drink Kong è pronto per il raddoppio e adesso mancano solo poche settimane. Aprirà in via dei Prefetti 22, a inizio marzo, il nuovo Drink Kong Campo Marzio, con cui il progetto di Pistolesi e co. entra nel cuore di Roma. Il nuovo locale è adiacente alla nuova lussuosa struttura ricettiva Casa JK, un'altra delle aperture attese in città. Due realtà separate, con ingressi indipendenti, ma unite dal desiderio di offrire un'accoglienza a cinque stelle, senza dimenticare l'identità del progetto Drink Kong, fra i migliori cocktail bar d'Italia, da sette anni presenza stabile nei World’s 50 Best Bars (quest’anno al 40° posto), nonché nell'albo d'oro dei Barawards, che lo ha visto premiato come Cocktail bar dell'anno sia nel 2022 che nel 2020.

Patrick Pistolesi

Il nuovo locale in via dei Prefetti, a due passi dal Parlamento, si dipana su circa 50 coperti, suddivisi in tre aree distinte, con una prima grande sala dominata da un grande bancone di 8 metri, sormontato da una bottigliera a tutta altezza, in cui Pistolesi potrà scatenare la sua vena collezionistica. Per l'accoglienza ai tavoli, due zone: una lounge, in cui prendersi il proprio tempo e rilassarsi, e un angolo più nascosto che richiama lo spirito da “dark side” del Nite Kong. Quest'ultimo spazio integra alcuni elementi che rimandano al Giappone, altro leit-motiv che ritorna, dovuto alla passione di Pistolesi per il Sol Levante: qui troviamo dei classici da casa tradizionale giapponese, come le porte scorrevoli, i tocchi di rosso ciliegio e un camino dalla forma circolare.

Il design, curato dall’architetto Roberto Antobenedetto (già autore di altri locali di successo nel centro di Roma, come Baccano e La Zanzara), si compone di elementi che spaziano dal marmo al legno, passando per l'ottone e luci blu che tagliano geometrie essenziali. La richiesta della committenza di nuovo progetto di Drink Kong è stata di non rinunciare alla sua identità (umana, profonda, essenziale, inconfondibile), pur adattandosi alla vena luxury del luogo che lo ospita. Così tornano gli echi retro-futuristi a cui ci ha abituato il Drink Kong, che qui si fa ancor più evidente con una citazione cinematografica, con una scena iconica del film "Blade Runner" su doppia parete. Inoltre, negli spazi della lounge, uno schizzo progettuale dell’architetto Frank Lloyd Wright ha fatto da matrice per il decoro sia della parete, che del tavolo sociale. L’anima “rock” di Pistolesi e co. resta nella dj-station, quella "tecnica" in una cocktail station all'avanguardia. Il risultato è un’atmosfera sospesa tra passato e futuro, in cui Pistolesi torna a due passi da locali in cui ha costruito la sua carriera (uno su tutti, a un passo, il The Gin Corner, a cui Pistolesi diede l'impronta e che di recente ha riaperto con accesso su via d'Ascanio).

Un tema, quello del ridare lustro alla mixology nel centro storico, che sta a cuore al bartender romano (con nome e mamma irlandese). «Avevo da tempo la volontà di far tornare protagonista il centro storico di Roma - ha detto Pistolesi -. La mia è una proiezione, in cui la mixology incontra il design, la musica incontra il silenzio, la tradizione incontra il desiderio. Il nuovo Drink Kong sarà un tempio per chi crede che il bar non sia solo un luogo dove si beve, ma un universo dove si vive, tra luci soffuse, velluto, jazz e vibrazioni digitali».

Cosa si berrà nel nuovo Drink Kong? In attesa di scoprire dal vivo la drink list, l'anticipazione è che l'ispirazione sarà data dai classici, un “back to basics”, dal tocco contemporaneo. Una cocktail list semplice, leggibile, comprensibile soprattutto da chi ben conosce lo stile di Pistolesi: pulito ed essenziale nell'aspetto, quanto complesso e studiato nell'equilibrio. Ci saranno alcuni signature di Drink Kong e una dedica speciale al Martini cocktail. «È il nostro personale omaggio alla Roma che seduce -continua Pistolesi -, che respira bellezza e contraddizione, che non ha paura di essere teatrale». Un po' come lo stesso bartender, che da giovane calcava i palcoscenici e che dal 6 all'8 febbraio tornerà in scena allo Spazio Diamante di Roma, con lo spettacolo "Dio c'è", in cui Pistolesi porta il bar in teatro e viceversa. Tornando a via dei Prefetti, Pistolesi conclude: «Il vero lusso, oggi, è l’autenticità di un gesto, il suono del ghiaccio, la voce di chi ti guarda e dice: bentornato a casa. È un brindisi, con un cocktail classico nel bicchiere, al suo ritorno nel futuro».

Le tre nuove referenze di Orogel per la ristorazione professionale

Orogel Food Service presenta Zucchine Panate, Patate Pezzettoni Prontoforno e Riso Basmati: soluzioni pratiche pensate per chi lavora su grandi volumi

Ridurre i tempi, ottimizzare i processi, mantenere costante la qualità. È su questo equilibrio sempre più delicato che si gioca oggi la partita della ristorazione professionale. Pensando proprio alle esigenze dei pubblici esercizi, Orogel Food Service amplia la propria offerta con tre nuove referenze che nascono dall’evoluzione di alcuni dei suoi best-seller: Zucchine a Rondelle Panate, Patate Pezzettoni Prontoforno e Riso Basmati.
Prodotti diversi tra loro, ma accomunati da una stessa logica progettuale: offrire soluzioni concrete a chi ogni giorno deve gestire grandi volumi, servizi rapidi e sempre più canali - dal bar al locale polifunzionale, dal take away alla tavola calda - senza sacrificare la resa nel piatto. «Il valore aggiunto sta nel supporto su misura per ogni canale della ristorazione - sottolinea Alessandro Gollinucci, Trade Marketing Manager di Orogel Food Service - riducendo la complessità dei processi, permettiamo agli chef di concentrarsi su creatività e personalizzazione».

Zucchine a Rondelle Panate: croccanti e inclusive

Zucchine rondelle panate, cucinate in un goloso appetizer

Le Zucchine a Rondelle Panate vanno ad arricchire la gamma dei panati e pastellati Orogel con un prodotto 100% vegano, privo di uova e latte, pensato per garantire un risultato sempre croccante, indipendentemente dal metodo di cottura. Frittura, forno o friggitrice ad aria: la scelta del metodo di cottura dipende solo dall'organizzazione in cucina, perché il risultato sarà sempre asciutto e croccante, che si può anche preparare in anticipo: un aspetto particolarmente apprezzato nei bar che possono sfruttare questa caratteristica per preparare una linea di appetizer veloce e programmabile. «La croccantezza è il quid in più - spiega Gaetano Ragunì, coordinatore del Team Chef Orogel - perché permette di costruire piatti completi in pochi minuti». Le rondelle di zucchine possono diventare un contorno alternativo, affiancare una cotoletta o del pesce panato, oppure trasformarsi in piccoli snack per l’aperitivo, magari serviti al cartoccio con una salsa creativa o farciti con una crema, anche in versione vegan, per mantenere la proposta inclusiva.

Patate Pezzettoni Prontoforno: il contorno che “gioca d’anticipo”

Patate Pezzettoni Prontoforno, cucinate con l'aggiunta di cipolla rossa di Tropea

Se c’è un contorno che non passa mai di moda, sono le patate al forno. Le Patate Pezzettoni Prontoforno reinterpretano questo grande classico in chiave foodservice, puntando su una caratteristica cruciale: la tenuta post-cottura. La speciale velatura d’olio consente infatti di prepararle in anticipo e rigenerarle al momento del servizio, senza perdere struttura né fragranza. «In molti casi risultano addirittura più buone dopo essere state riscaldate», afferma Ragunì. Vegan per natura, le Patate Pezzettoni si prestano ad accompagnare carne e pesce, ma anche burger e polpette vegetali, diventando un vero jolly operativo per chi deve ottimizzare i flussi di lavoro.

Riso Basmati: una base neutra, profumata e versatile

Riso Basmati in accompagnamento a un curry di verdure e legumi

Completa il trittico il nuovo Riso Basmati, pensato come carboidrato di accompagnamento pronto in pochi minuti, anche in microonde. La sua nota distintiva è il profumo intenso di sandalo, che lo rende ideale sia come contorno, sia come base per piatti unici, come insalate di riso e pokè. Non essendo condito, lascia allo chef piena libertà di personalizzazione. «Meglio lavorare sull’umami che sul sale – consiglia Ragunì – con una salsa di soia o teriyaki, e quando serve un filo di buon olio extravergine per esaltare l’aroma naturale».

La ricetta

Verdure e ceci al curry con Riso Basmati

Ingredienti:
1 cucchiaio di curry in polvere (7-10 g)
400 g  di Verdure Leggerezza Orogel Food Service
200 g  di Ceci lessati
Sale q.b
Semi di sesamo nero q.b
Olio evo q.b

Preparazione:
Cuocere il Riso Basmati in microonde per 3 minuti. Versare le Verdure Leggerezza in una padella antiaderente, aggiungere le spezie e cuocere per 8 minuti a fuoco moderato. Trasferire il composto in una ciotola, aggiungere i semi di sesamo nero cospargendoli sopra al riso, prima di servire.

Tutti i campioni italiani Sca 2026: il caffè tricolore pronto per i Mondiali

campioni baristi Sca 2026 Pinna .CreditsCoffeeandLucas.Mymediastudio
Federico Pinna, vincitore categoria Barista (credit foto: CoffeeandLucas.Mymediastudio)
Tutti i vincitori delle finali nazionali delle sette gare dedicate al mondo del caffè. Ad attenderli ora c’è la sfida dei Mondiali

Al Sigep World 2026 di Rimini, tra Coffee Arena e Roasting Arena, i Campionati Italiani Baristi di Sca Italy hanno chiuso in bellezza con finali intense e molto scenografiche: tecnica, ritmo e una cura del racconto che oggi pesa quanto l’estrazione. Qui trovi i risultati delle finali, disciplina per disciplina, con podio completo e prossima tappa ai Mondiali.

Si parte con la Cup Tasters, la gara dove vince chi ha naso, palato, precisione e sangue freddo: in finale Luigi Paternoster firma una prova pulitissima (8 su 8) e si prende il titolo 2026 davanti a Mattia Maculotti (2°) e Luigi Gilardi (3°). L’Italia volerà con lui al World Cup Tasters Championship durante il World of Coffee Asia a Bangkok, dal 7 al 9 maggio prossimo.

Nella Cezve/Ibrik, il fascino è quello delle radici: una disciplina antica che chiede però controllo moderno, dal servizio alla consistenza in tazza. Il titolo italiano 2026 va a Francesco Stabile, con Eugenio Dario Merante secondo e Moritz Hofer terzo. Ha così staccato il pass per il World Cezve/Ibrik Championship, svoltosi al Dubai World Trade Centre, nell’ambito di World of Coffee Dubai, e vinto da Jane Espante degli Emirati Arabi Uniti.

La finale di Coffee in Good Spirits ha fatto quello che questa categoria sa fare meglio: unire rigore e spettacolo senza perdere la bussola del gusto. A vincere è Marco Poidomani, che torna sul gradino più alto; alle sue spalle Davide Spinelli (2°) e Luigi Cippone (3°). La prossima tappa è al World Coffee in Good Spirits Championship, a Bruxelles dal 25 al 27 giugno.

Parlando di caffè filtro, la Brewers Cup ha raccontato bene quanto il pourover stia diventando anche in Italia un linguaggio competitivo maturo. La nuova campionessa italiana è Lisa Zancanella, al suo primo oro dopo diversi tentativi. Completano il podio due nomi solidi: Andrea Batacchi (2°) e Gabriele Pezzaioli (3°). Anche qui, direzione Bruxelles: il World Brewers Cup si svolgerà dal 25 al 27 giugno.

La Latte Art è stata, come spesso accade, il momento più “visivo” e immediato: dieci minuti in cui la mano deve essere ferma e la testa ancora di più. Il titolo 2026 va a Stefano Cevenini, che centra la seconda vittoria consecutiva; Maurizio Boi è secondo e Giovanni Ivan De Rosa terzo. Il mondiale si terrà al World Latte Art Championship di San Diego (Usa) dal 10 al 12 aprile.

Nella gara Roasting, invece, il tempo si dilata e la responsabilità cresce: classificazione del verde, tostatura e assaggio, con una lettura tecnica che non perdona. A vincere è Francesco Masciullo, davanti a Max Franchi (2°) ed Emanuele Bernabei (3°). I Mondiali di tostatura, il World Coffee Roasting Championship, sono in calendario a Bruxelles dal 25 al 27 aprile.

Chiusura con la disciplina regina, la Barista: 15 minuti, quattro espressi, quattro milk drink e quattro signature analcolici, con uno storytelling che deve reggere sotto pressione. Il campione italiano 2026 è Federico Pinna, già vincitore nel 2024, seguito da Cesare Spinella (2°) e Matteo Pavoni (3°). Il prossimo obiettivo è grande e lontano: il World Barista Championship si svolgerà a Panama dal 23 al 25 ottobre.

Martini Cocktail, una leggenda che si rinnova con London Dry Gin N°3 Organic

Il top bartender Alessandro Mannoni miscela Martini Cocktail
Prove d'autore per i Martini Cocktail preparati dal top bartender Alessandro Mannoni con London Dry Gin N°3 Organic, in collaborazione con il Global Brand Ambassador Alicia Stark del produttore inglese Berry Bros & Rudd e del distributore italiano Pallini 1875.

Risalgono a metà Ottocento le prime notizie riguardanti il Martini Cocktail, una ricetta pre-dinner (figlia di molti padri) diventata leggendaria nel mondo della mixability mondiale e accolta nel ricettario Iba, International Bartenders Association, con il nome di Dry Martini.
All'apparenza facile da preparare agitata nello shaker con ghiaccio (o mescolata nel mixing glass con ghiaccio a seconda delle scuole di pensiero) 5 o 6 cl di gin con 1 cl di vermouth dry, da servire in coppetta ghiacciata, eventualmente guarnita (sempre a seconda delle scuole di pensiero) con una scorza di limone o con uno spiedino di oliva verde in salamoia.
A parte il tipo di preparazione, a fare la differenza diventa quindi fondamentale la scelta del distillato come il classico London Dry Gin, bevanda alcolica aromatizzata con ginepro e altri aromi.

Nel sempre più ricco panorama di proposte, spicca London Dry Gin N°3 Organic. Riapparso sul mercato di recente nel 2008, prende il nome dal numero civico londinese di St. James Street, dimora dei suoi creatori della Berry Bros & Rudd, storica (1698) azienda commercianti di vini e distillati, fornitore da sempre della British Royal Family. La sua produzione è stata affidata a un'altra storica (1695) azienda come l'olandese Royal De Kuyper Distillers che impiega un altrettanto storico alambicco di rame.
Il segreto del pluripremiato London Dry gin N°3 Organic risiede nelle quantità scelte per la miscelazione dei migliori ingredienti ultrapremium, come il ginepro toscano, le scorze di arancia spagnole, i baccelli di cardamomo del Guatemala, la radice di angelica polacca, i semi di coriandolo della Bulgaria, la scorza di pompelmi dell'Uruguay.
Risultato? Un distillato inconfondibile, di 46° alcolici, intenso all'olfatto, di gusto secco e deciso, dalle note floreali, agrumate e aromatiche, nelle quali spicca la piccantezza del cardamomo e del coriandolo.

100% Bio, una scelta sostenibile e strategica

Inconfondibile anche per la Certificazione 100% Biologico dei suoi ingredienti, mentre il processo di distillazione e imbottigliamento è interamente tracciato. Una caratteristica sempre più apprezzata dal mercato (in Italia è distribuito dalla storica distilleria romana Pallini 1875) che, oltre a qualità e autenticità, privilegia sempre più prodotti etici e sostenibili.
Una scelta strategica che ha coinvolto ogni dettaglio, dalle etichette al packaging. Recentemente ridisegnate nel 2023 con 3 facce e 3 angoli zigrinati per una migliore presa manuale, le bottiglie da 70 cl sono realizzate in vetro verde chiaro riciclato al 40%; i tappi con testine in legno sono in sughero naturale; la grande chiave in rilievo applicata sulla bottiglia, simbolo del prodotto, è realizzata in lega metallica riciclabile zamak.

London Dry Gin N°3 Organic nella iconica bottiglia da 70 cl

Martini Cocktail alla prova del banco

Altrettanto inconfondibile diventa quindi la "famiglia" dei Martini Cocktail, dal Perfect, allo Sweet, al Dirty come il Vesper (quello preferito dall'agente segreto 007 "agitato non mescolato").
Proseguendo nel suo tour mondiale nei migliori cocktail bar internazionali sottro la guida del Global Brand Ambassador Alicia Stark (dal 2022) del produttore Berry Bros & Rudd, il team di London Dry Gin N°3 è approdato a Milano con la masterclass The Organic Martini Experience in occasione del Dry Martini January tenuta al lungo bancone del Ristorante Cocktail Bar Sogni di Milano (zona Porta Genova) dal top bartender Alessandro Mannoni del Wisdomless Club Art Gallery e Cocktail Bar di Roma.
Nelle iconiche coppette in stile N*3, London Dry Gin N° 3 Organic è stato servito nelle versioni stir e shaker sottolineando il diverso rendimento, più morbido quello agitato, più profumato quello mescolato. In un'altra coppetta invece i degustatori hanno potuto reallzzare un proprio Martini Dirty, mescolando a propria scelta la quantità di tre provette con acqua salamoia, vermouth dry e London Dry Gin N°3 Organic. Per finire in scioltezza è stato servito un tumbler alto ripieno del Long Martini (Tom Collins), a base di London Dry Gin N°3 Organic, succo di limone, sciroppo di zucchero e soda, raffreddato da un ice block e guarnito con una scorzetta di limone.

 

Evolio Expo: torna la fiera dedicata all’olio extravergine d’oliva

Dal 29 al 31 gennaio alla Fiera del Levante a Bari, la seconda edizione di Evolio Expo, la manifestazione dedicata alla filiera olivicola-olearia italiana

Nell’anno del riconoscimento della cucina italiana come patrimonio dell’umanità da parte dell’Unesco, salta sempre di più all’occhio l’importanza degli ingredienti che la compongono. Primo fra tutti, l’olio extravergine d’oliva, da sempre alla base della dieta mediterranea (già patrimonio Unesco anche quella, dal 2010) e ingrediente irrinunciabile per la cucina di qualità. Un vero e proprio marcatore identitario, che unisce territori e tradizioni e che è reso straordinario dalla biodiversità del nostro suolo: in Italia si contano oltre 500-700 cultivar di olive autoctone, il patrimonio olivicolo più ricco al mondo, che rappresenta circa il 40-42% delle varietà globali e che dà luogo a circa 50 varietà riconosciute: 42 Dop e 8 Igp. Non solo, rilevante anche il numero di aziende coinvolte, con oltre 4.200 frantoi attivi, 619mila imprese olivicole e una superficie in produzione di olive da olio che supera 1,04 milioni di ettari, la filiera olivicola italiana si conferma un comparto strategico per il nostro Paese e un’eccellenza a livello internazionale.

E che a sua volta coinvolge il mercato dell'horeca più di quanto ci si possa immaginare. L'olio extravergine d’oliva non è più un ingrediente da utilizzare nel segreto delle cucine di bar e ristoranti, ma un potente strumento di posizionamento culturale e qualitativo, capace di valorizzare l'offerta da parte dei pubblici esercizi. Un modo per raccontare l’attenzione alla filiera, al legame con il territorio e alla volontà di offrire un’esperienza autentica e consapevole. Dal pane all’aperitivo, l’olio extra vergine assume un ruolo sempre più centrale, trasformandosi da condimento “dato per scontato” a protagonista riconosciuto, capace di generare valore, narrazione e identità.

In questo contesto, si innesta, per il secondo anno consecutivo, l’appuntamento con la rassegna Evolio Expo 2026, la fiera di riferimento dedicata all’olio extravergine d’oliva, in programma da giovedì 29 a sabato 31 gennaio alla Fiera del Levante di Bari, patrocinata dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste. Non una collocazione casuale, se pensiamo che la Puglia guida la classifica nazionale per superficie in produzione con 330.800 ettari (31,5%), seguita da Calabria (181.094 ettari; 17,3%) e Sicilia (143.070 ettari; 13,6%).

Nelle tre giornate di fiera, oltre alla presenza di 150 espositori, 20 associazioni, enti e istituzioni e circa 50 buyer internazionali dei settori Gdo, retail e horeca, provenienti da 16 Paesi, Evolio sarà l’occasione per approfondire le tematiche legate all’olio extravergine d’oliva, con un programma di oltre 100 convegni, talk ed eventi che affrontano i principali temi strategici del settore: dall’innovazione alla sostenibilità, dall’oleoturismo alla salute, fino alla valorizzazione culturale e gastronomica dell’olio extra vergine di oliva. E, proprio rimanendo su questo tema, la fiera sarà anche l’occasione per partecipare a laboratori e momenti di degustazioni dedicati, per approfondire la varietà olivicola italiana e il suo imprescindibile legame con la cucina.

«Evolio Expo è una fiera B2B che abbiamo fortemente voluto, perché era necessario che la Puglia diventasse il tavolo di concertazione dell’olio extravergine italiano - ha detto Gaetano Frulli, Presidente di Nuova Fiera del Levante -. La nostra regione rappresenta il 50% della produzione olivicola nazionale e può contare su una filiera competente, con capacità consolidate e radici profonde. Sebbene la manifestazione sia nata come biennale, grazie al supporto di Senaf, della Regione Puglia e di numerosi professionisti del settore, presentiamo la sua seconda edizione, che rafforzerà ulteriormente il ruolo della Puglia come capitale dell’olio extravergine di qualità». Gli risponde Silvia Casaglia, Project Manager di Evolio Expo: «Questa manifestazione è nata nel 2025, con l’obiettivo di creare uno spazio di riferimento per l’intera filiera olivicola-olearia italiana. Il grande successo dello scorso anno ha confermato il valore della nostra visione. Ora, il nostro obiettivo è continuare ad accompagnare le imprese nel loro percorso di crescita, creando connessioni significative e contribuendo alla costruzione di una visione condivisa per il futuro del comparto».

 

 

 

Oltre l’espresso, le proposte di Caffè Toraldo

Il Maestro del Caffè Gianni Cocco allo stand Caffè Toraldo di Sigep 2026
Tradizione, sperimentazione e nuove abitudini di consumo hanno spinto la torrefazione napoletana Caffè Toraldo a esplorare nuove e originali proposte da proporre ai pubblici esercenti in tema di specialty coffee, estrazioni, Latte Art e mixology, presentate al recente salone foodservice Sigep World 2026 tenuto a RiminiFiera.

Accanto alle tradizionali miscele, Caffè Toraldo ha presentato nuove referenze come Dolce e Cremoso, oltre alla linea Roast Master, specialty coffee in grani confezionati in buste da 250 g, premiati di recente dalla Guida Caffè e Torrefazioni d’Italia 2026 di Gambero Rosso con il riconoscimento Tre Macinini.
Oltre alla miscela Espresso Blend (proveniente da Etiopia, Brasile, Guatemala e Colombia), la linea comprende tre monorigini come Brasile Alta Mogiana (coltivato nel sud est dello stato sudamericano), Guatemala SHB Antigua (coltivato sull’altipiano dell’isola caraibica) ed Etiopia Sidamo (coltivato ad una altitudine di oltre 1500 metri).

A offrire nuove opportunità di servizio in una serie di presentazioni allo stand Caffè Toraldo (pad A2) si sono avvicendati alcuni protagonisti di settore come Carmen Clemente, nota ambasciatrice di tecnica decorativa Latte Art e World Latte Art Champion 2022 e il riconosciuto Maestro del Caffè Gianni Cocco, autore del libro "Caffetteria Gourmet".
Oltre ad affrontare tecniche di base di Latte Art come posizione della lattiera, impugnatura della tazza di espresso e cappuccino, montatura del latte, Carmen Clemente ha illustrato varie tecniche di decorazione free pouring.

Carmen Clemente World Latte Art Champion 2022 allo stand Caffè Toraldo

Arabic Experience, la masterclass di Gianni Cocco

Cosa può unire Napoli e Dubai? Ospitalità, cultura del caffè e ritualità sono fattori comuni a due mondi apparentemente lontani. Nel corso della sua masterclass Arabic Experience, il Maestro del Caffè Gianni Cocco ha voluto e saputo proporre alcune alternative alla semplice proposta classica del caffè nei vari formati: in grani, macinato, cialde e capsule che più da cinquantanni la torrefazione napoletana Caffè Toraldo propone agli operatori del settore.

Fondata nel 1968 dalla famiglia Simonetti in un locale nel rione Sanità di Napoli, l'azienda è cresciuta e si è ampliata nel tempo, prima inaugurando uno stabilimento produttivo a Casandrino (1993) in provincia di Napoli, seguito più di recente da quello di Carinaro (2006) in provincia di Caserta.
Oggi Caffè Toraldo può vantare una posizione da protagonista nel settore con una percentuale export del 15% che raggiunge 60 Paesi del mondo. Senza dimenticare le radici napoletane, scelta rafforzata ricorrendo al cantante Gigi d'Alessio come testimonial e alla partnership con la Società Sportiva Calcio Napoli.

Come abbinamenti, Gianni Cocco ha proposto un Vassoio da Colazione arricchito con prodotti mediorientali come datteri di Medina, pinoli pakistani, mandorle afgane, biscotti libanesi ripieni Maamoul e Dubai Chips, sfoglie di pane piccanti aromatizzate con cumino e coriandolo. Presentati accanto a specialità del Golfo di Napoli come babà e sfogliatelle.

Oltre ai caffè espresso, Gianni Ciocco ha introdotto bevande speciali come Caffè Kawa, Cappuccino di Dubai e il cocktail Bitter Coffe Marendry.

Per realizzare Caffè Kawa è stata scelta la monorigine Etiopia Sidamo della linea Roast Master infusa nella storica e scenografica caffettiera araba dallah, aromatizzata con cardamomo, cannella, chiodi di garofano e zafferano.
Viceversa il Cappuccino di Dubai è stato preparato con una espresso di Miscela in Grani Arancio e latte di cammella (sapore più sapido rispetto a quello di vacca) montato e aromatizzato con zafferano (in superficie) e completato con una corona di pasta fillo kataifi.
Come innovativo impiego del caffè in miscelazione, Gianni Cocco ha proposto il cocktail Bitter Coffee Marendry miscelando in una busta sottovuoto 600 ml di Bitter Marendry Fabbri 1905 (liquore a base di succo di amarena, chinotto, chinino ed erbe aromatiche) con 18 g di Espresso Blend Roast Master macinato grossolanamente e aromatizzato con fava tonka, cardamomo e cannella. Dopo due cicli di infusione a freddo, la busta va sigillata ad atmosfera zero e il preparato va cotto a 60 °C per 30 minuti, prima di una doppia filtrazione. Una volta raffreddato, il cocktail va servito in un bicchiere tumbler basso con cubetti di ghiaccio e guarnito con uno spiedino di Amarena (candita) Fabbri 1905.
Questo cocktail valorizza il profilo aromatico del caffè espresso con l'aggiunta di spezie,  arricchito con il gusto fruttato del liquore alle amarene, esaltato dalla infusione sottovuoto.

Un momento di grande richiamo è stato infine il passaggio di Katia Buchicchio, avvenente bellezza mediterranea vincitrice del concorso Miss Italia 2025 che ha saputo coinvolgere l'interesse della numerosa folla di curiosi e ospiti dello stand Caffè Toraldo.

«Quest’anno a Sigep abbiamo voluto far convivere due mondi – ha commentato Marco Simonetti, ad di Caffè Toraldo - la tradizione del caffè napoletano e le potenzialità degli Specialty Coffee, in un dialogo continuo tra ritualità e visione dinamica del comparto. Oggi l’esperienza è sempre più centrale e il caffè risulta sempre versatile: si presta anche a livello scenografico, dalla Latte Art alla mixology, dai nuovi metodi di estrazione fino alla macchina a leva, semplice solo all’apparenza, ma di grande fascino e ritualità. Qualunque sia il metodo, il ruolo dell’operatore resta centrale. Abbiamo dato spazio alle professionalità, valorizzando competenze, tecnica e creatività che rendono unico ogni gesto e ogni esperienza legata al caffè».

Marco Simonetti ad di Caffè Toraldo

expresso, il cioccolatino ripieno al caffè di Costadoro per una pausa di gusto e di energia

Costadoro expresso
Un cioccolatino fondente ripieno al caffè 100% Arabica è la nuova proposta con la quale la storica torrefazione torinese reinterpreta la tradizionale esperienza dell’espresso

Reinterpreta la tradizionale esperienza dell’espresso in chiave gorumet la novità firmata Costadoro. Si chiama expresso, e non è una nuova miscela, ma un cioccolatino ripieno di caffè: una proposta con la quale la storica torrefazione torinese amplia il proprio universo di gusto, raccontando la sua visione contemporanea del caffè. Una visione dove quest’ultimo si declina anche in prodotti differenti dal rito della tazzina, ma restando sempre il protagonista assoluto.

E infatti il caffè è l’attore principale di expresso. Il suo cuore è una miscela 100% Arabica accuratamente selezionata e che si caratterizza per finezza aromatica, equilibrio e rotondità. Una scelta che riflette l’identità di Costadoro, fatta di attenzione alla qualità e rispetto della materia prima. A custodirlo un guscio di cioccolato fondente per un matrimonio di sapori che conserva ed esalta tutta l’intensità e la complessità dell’espresso e che regala un’esperienza di gusto raffinata.

Proposto in un pratico espositore da banco da 150 pezzi che stimola l’acquisto d’impulso, expresso (13,95 g) è pensato per arricchire l’offerta del locale con una proposta che costituisce un piccolo gesto di piacere e, insieme, una ricarica di energia per ogni momento della giornata.

Il nuovo arrivato rappresenta il primo passo di un progetto più ampio. Sono già previste future estensioni di gamma, pensate per arricchire e sviluppare ulteriormente questo nuovo modo di vivere l’espresso secondo Costadoro.

Lactalis punta sul fuori casa con la nuova Business Unit Out of Home

Lactalis
Oltre 300 referenze, che uniscono qualità e servizio, nel portafoglio della nuova divisione dedicata al food service. Un ambizioso progetto con il quale il gruppo punta a ritagliarsi un ruolo di partmer privilegiato dei professionisti

Lactalis Italia punta decisa sul fuori casa. A questo scopo la società italiana del colosso francese dell’agroalimentare ha lanciato la nuova Business Unit Out of Home, la divisione dedicata interamente al canale food service, con la quale mira a crescere in un mercato che sviluppa un giro d’affari di circa 100 miliardi di euro e che rappresenta il 34% del totale della spesa in Italia in consumi food&beverage.

«La Business Unit Out of Home - spiega la marketing manager Simona Fiorina - parte da un giro d'affari di 300 milioni di euro, ma punta a crescere a doppia cifra già dal primo anno e diventare in player di riferimento sul mercato».

Nata per sviluppare soluzioni dedicate agli operatori del settore, con focus su servizio, prestazioni e sostenibilità, la nuova divisione opera nei canali food service operator e vending e riunisce l’expertise dei marchi professionali del gruppo, ovvero Parmalat Professional, Galbani Professionale, Président Professionnel ed Elena. Un asset che mette a disposizione dei professionisti del bar, della cucina della pasticceria e della gelateria un’offerta forte di oltre 300 referenze professionali, più una selezione di prodotti consumer iconici, rendendo Lactalis un partner unico per l’horeca. Un’offerta trasversale che spazia dal latte al burro, dalle creme ai formaggi freschi e stagionati, dai dessert fino ai salumi.

«Vogliamo supportare il lavoro degli operatori con soluzioni pronte che permettano loro di aumentare la propria profittabilità - spiega Fiorina -: si inseriscono in questo quadro le novità che abbiamo lanciato di recente a marchio Parmalat: una crema calda al cioccolato per la stagione invernale e una crema fredda al caffè per la stagione estiva». 

Cinque referenze emblematiche del portafoglio

Studiata per garantire qualità, costanza e facilità d’uso nel lavoro degli operatori, la proposta Lactalis Out of Home ha tra i suoi prodotti emblematici il Latte fresco Parmalat Alta Qualità, la Panna fresca Parmalat Professional 35%, il Burro Président Professionnel, la Panna Elena 38% e la Crema Pasticcera Elena.

Il primo è un latte 100% italiano di alta qualità, confezionato a poche ore dalla mungitura, disponibile in diversi formati, e dall’uso trasversale nel fuori casa, dalla caffetteria alla cucina. Per preparazioni di pasticceria, gelateria e cucina è invece pensata la Panna fresca Parmalat Professional 35%, preparata con solo latte italiano e caratterizzata da un 35% di materia grassa.

Contenuto di materia grassa che sale all’85% nel Burro Président Professionnel, ingrediente da pasticceria, dal gusto delicato, pensato per garantire incorporazione rapida, paste morbide e creme stabili. Dedicata alla pasticceria e alla gelateria è la Panna Elena 38%, una panna Uht da montare, storica referenza del marchio, apprezzata per l’elevata struttura, il volume e la stabilità. Il suo tessuto compatto, il colore bianco naturale e l’ottima tenuta la rendono adatta anche alle lavorazioni più complesse, evitando fenomeni di sineresi. Infine, la Crema Pasticcera Elena, pronta all’uso e preparata con uova (12%) e pochi altri ingredienti selezionati, senza uso addensanti, stabilizzanti ed emulsionanti. Una soluzione versatile ideale per farciture e preparazioni sia a freddo sia leggermente riscaldate.

Diventare riferimento per il mercato

Forte del suo ricco portafoglio e di un consolidato konw how, la nuova divisione punta a imporsi come riferimento nel mercato del fuori casa entro il 2030. Un obiettivo ambizioso il cui raggiungimento sarà supportato da un’accelerazione dei progetti di innovazione e da strategie di sviluppo commerciale. Parte integrante di questo percorso il rafforzamento dell’impegno su sostenibilità, con interventi sulla riduzione della plastica nei packaging, e sulle persone, con la costruzione di una cultura sempre più orientata al food service.

 

Salvatore Ravese vince la finale italiana di Gelato Festival World Masters

Gelato Festival World Masters Primo Classificato - Salvatore Ravese
Con un gelato che racconta i sapori della sua terra, il maestro calabrese ha conquistato il titolo italiano e la partecipazione alla finale mondiale della competizione. Insieme a lui a gareggiare sotto il trocolore ci saranno anche i gelatieri classificatisi dal 2à al 4° posto

Arriva da Gioia Tauro (Reggio Calabria) il campione dei gelatieri italiani. Si chiama Salvatore Ravese, classe 1970, e da oltre 30 anni si dedica all’arte della gelateria artigianale nella sua Pasticceria Gelateria Garden. È lui che si è aggiudicato la vittoria nella finale italiana di Gelato Festival World Masters, una delle più importanti competizioni internazionali per gelatieri singoli.

La finale nazionale è andata in scena al Sigep (partner strategico della competizione insieme a Carpigiani) e ha messo in palio, oltre al titolo italiano, quattro posti per la finale mondiale, che si terrà quest’anno (data e location non sono stati ancora resi noti). A sfidarsi i 16 maestri selezionati in un percorso quadriennale di competizioni che ha coinvolto in totale oltre 1500 gelatieri di tutta la Penisola.

Un racconto dei sapori di Calabria

A spuntarla il maestro Ravese, già presidente Apga (Associazione Pasticceri Gelatieri Artigiani) e membro dell’Associazione Italiana Gelatieri (Aig), che nel 2019 gli ha conferito il titolo di Cavaliere del Gelato, con Bacio dei due Mari, una creazione emblematica della sua filosofia dell’arte della gelateria. Filosofia fatta di valorizzazione degli ingredienti e materie prime della sua terra, attraverso un approccio creativo unito a una raffinata sapienza tecnica. Realizzato con miele di Sulla biologico di Calabria, con sentori di caffe di pura arabica e bergamotto di Reggio Calabria, accompagnati da granella di Torrone Igp di Bagnara Calabra, il gelato di Ravanese ha proposto un racconto a tutto gusto della Calabria.

Un racconto che conquistato la giuria, composta da Eugenio Morrone, maestro gelatiere inserito nella Hall of Fame di Gelato Festival World Ranking e componente del Team Italia vincitore della Gelato World Cup 2020, Ciro Chiummo, maestro pasticcere, anche lui nella squadra vincititrice del mondiale 2020, e Gianfrancesco Cutelli, maestro gelatiere della gelateria De Coltelli di Pisa, vincitore di numerosi riconoscimenti internazionali.

Gli altri maestri italiani che andranno al mondiale

Alle spalle di Ravese si è piazzato il maestro Guido Zandonà, proprietario della Gelateria Ciokkolatte – Il Gelato Che Meriti di Padova, con Caramello salato al burro superiore, gelato dal gusto avvolgente preparato con al caramello con burro di malga con crumbles al cacao salato con sale dolce di Cervia e variegatura con mou di burro di malga.

Sul terzo gradino del podio è salito Danilo Cinelli, originario del Cilento ma dal 2013 trasferitosi a Bologna dove ha aperto la gelateria Delizie Bolognesi, nel 2024 proclamato Miglior Gelatiere dell’Anno dall’Aig. Con il suo Bora Bora, un sorbetto al latte di cocco, arancia e vaniglia Tahiti, ha "dato sapore a un sogno": un viaggio non ancora realizzato in Polinesia Francese, dimostrando come il gelato riesca a far fare il giro del mondo attraverso ricette e ingredienti scelti con cura.

Al quarto posto si è piazzata Elisabeth Stolz, guadagnandosi così la partecipazione alla sua terza finale mondiale in una competizione di gelateria. La maestra gelatiera, che lavora presso l’Osteria Hubenbauer, aperta dalla sua famiglia nel 2002 a Varna (Bolzano), ha proposto I tesori delle nostre montagne, un gelato allo yogurt con variegato di mosto di birra, crumble di cereali, mele cotte e miele. Un racconto dello spirito autentico di Hubenbauer, un vero e proprio maso alpino dove si coltivano e producono gli ingredienti per l’osteria, il birrificio e la gelateria di famiglia.

Ad attendere Ravese, Zandonà, Cinelli e Stolz c’è ora la finalissima mondiale di Gelato Festival World Masters, dove saranno in gara sotto la bandiera tricolore sfidando gli artisti della gelateria selezionati negli ultimi 4 anni e provenienti da 17 Paesi di cinque continenti.

 

Il bar all’italiana protagonista della formazione in Cast

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La pastry star Damiano Carrara diventa docente in Cast, ma il nuovo corso della scuola vede protagonista anche il bar all'italiana e il focus sull'ospitalità. La nostra intervista al Ceo della storica scuola di Brescia, Cristian Cantaluppi

Sono almeno due le star che salgono in cattedra nel nuovo corso di Cast, la scuola di formazione di Brescia nata nel 1997 per le professioni dell'ospitalità, che da un anno e mezzo ha cambiato assetto proprietario. La prima è Damiano Carrara, coinvolto non solo per la fama televisiva (BakeOff Italia, Pechino Express), ma soprattutto per la sua storia di imprenditore del settore (con le Carrara Pastries prima, negli Stati Uniti, e con Atelier Damiano Carrara nella sua Lucca, più di recente). La seconda è il concetto di italian bar, che entra nel programma di formazione del Bachelor in culinary arts & hospitality management, il nuovo corso triennale impartito interamente in inglese avviato con la prima classe lo scorso autunno.

Corsi per 1500 studenti

Oggi l'offerta formativa di Cast è strutturata con due corsi triennali (oltre al Bachelor c'è un percorso in Mediazione linguistica, cucina e ospitalità), quattro corsi di alta formazione (Pasticcere, Cuoco, Italian hospitality & service management e Mediterranean Gastronomy) e corsi professionali più brevi (5-6 settimane) per panificatore e gelatiere. «Sono circa 60-70 i docenti della scuola, 250 gli studenti dei corsi di formazione lunghi per un totale di 1500 studenti che annualmente frequentano la nostra struttura e attingono alla nostra offerta formativa, che comprende anche le Masterclass, corsi di approfondimento di 1-2-3 giorni», spiega Cristian Cantaluppi, Ceo di Cast.

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Cristian Cantaluppi, Ceo di Cast
Che cosa vi porta l'ingaggio di Damiano Carrara come docente della scuola?

Ovviamente lui ha un'esperienza di successo televisiva. E questo, per un giovane, è molto importante. Però Damiano è soprattutto un modello di imprenditore del settore, che in seguito ha avuto la capacità di diventare famoso. Per la sua capacità comunicativa da personaggio della televisione? Sì, ovviamente. Ma si basa sulla sua storia imprenditoriale. Noi abbiamo identificato una parola che lo contraddistinguerà nel nostro percorso, che è la curiosità.

Perché questa scelta?

La curiosità è una qualità umana che ti aiuta a raggiungere degli obiettivi importanti nel lavoro. Se tu lo dici a uno studente, lo annoi subito. Se, invece, fai raccontare a un modello che lui ammira la sua storia di curiosità, è tutto un altro discorso. Damiano è andato da giovane negli Stati Uniti, ha costruito una realtà imprenditoriale imparando una cosa importantissima. Non basta essere italiani e avere - io ne sono convinto - una cultura gastronomica migliore. Questo non si può tradurre nella presunzione di pensare: "Io sono migliore, apro un posto negli Stati Uniti e devo funzionare". Devo mantenere la mia qualità, mantenere la mia unicità italiana, ma devo trovare il modo, in termini di marketing, di comunicazione, di costruzione del format, di adattarmi e fare bene impresa.

Come si inserirà Damiano Carrara sui vostri corsi?

In due ambiti. Il primo è il modulo di pasticceria all'interno del Bachelor triennale: un percorso che dura un semestre, tutto in inglese, con 8 ore al giorno di pratica in pasticceria. Poi sarà anche docente nel corso di Alta formazione di pasticceria, in italiano.

Come si è rimodulato il corpo docenti con la vostra gestione?

Sono una settantina circa, e tutti i nostri docenti sono professionisti, imprenditori, consulenti, pasticceri, che hanno un'attività propria o che lavorano per altri, oppure che fanno i consulenti. Negli ultimi anni della precedente proprietà si erano allontanati molti docenti che secondo noi sono la storia della formazione in questo settore in Italia. Quindi abbiamo richiamato molti di questi nomi importanti.

Come si attraggono nuovamente i giovani verso un settore che ha perso un po' di appeal negli ultimi anni?

Abbiamo intenzione di attuare una politica di pricing più aggressiva. Ci siamo accorti di una certa seniority professionale degli iscritti alle nostre masterclass, e credo che il tema del prezzo sia centrale. Le nostre masterclass costano 1.000 euro nella formula 3 giorni, 700 euro quelle da 2 giorni. Per un giovane appena uscito dalla formazione di base, l'accesso all'approfondimento risulta difficile. Vogliamo presentarci con una scontistica importante per agevolare l'accesso alle masterclass agli studenti usciti dai nostri corsi da meno di 4 anni, magari permettendo loro di pagare il 35% del prezzo pieno.

Torniamo alla novità del percorso triennale Bachelor. Dentro ci sono moduli relativi a tutti gli ambiti dell'enogastronomia. C'è un momento in cui lo studente può scegliere una specializzazione?

Nei primi due anni si studia per acquisire le competenze del cuoco, del pasticcere, del maître, del barman, dell'f&b manager. Al terzo anno si può scegliere se diventare sommelier di terzo livello (facendo l'esame Ais), oppure approfondire di più le filiere che sono la filiera vegetale o animale, di carne e pesce, o dell'arte bianca. Nel percorso c'è anche tutto quello che riguarda il mondo bar e caffetterie, e il bar serale. Anzi, c'è l'italian bar, una parola che a me personalmente piace tantissimo. Il bar all'italiana, quello delle colazioni fuori nei giornidi festa, dell'aperitivo e del pranzo veloce di qualità, della socialità serale dell'aperitivo.

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Un modello che sta tornando, sicuramente.

Certo, perché dal lato degli esercenti c'è un tema economico importante, che è la necessita di capitalizzare affitto e costi fissi molto aumentati negli ultimi dieci anni. Al contempo c'è una difficoltà di valorizzazione di persone: le devi pagare di più e devi dare loro più tempo libero. Come fare? Ha molto senso avere un'attività che apre la mattina e finisce la sera e le tue persone lavorano su turni. Nell'italian bar c'è il vino, la mixology, la caffetteria e la pasticceria, la cucina. Competenze che servono per poter offrire qualità, anche se la produzione è esternalizzata. Non dimentichiamoci, infatti, che anche per scegliere i fornitori migliori servono le competenze sul prodotto e sui processi produttivi.

C'è anche l'ospitalità.

L'ospitalità italiana è il primo modulo del Bachelor, ed è un insegnamento molto focalizzato sull'empatia che contraddistingue il nostro modo di fare ospitalità italiana. Essere empatici non vuol dire scavalcare il cliente ed essere invadenti o maleducati, non vuol dire fare il "saputello" nel raccontare i vini, non vuol dire cucinare per se stessi. Vuol dire allenare la capacità di capire che cosa vuole il cliente.

Qual è l'aspetto di maggior cambiamento rispetto alla Cast della gestione precedente?

Direi la volontà di ampliare lo sguardo. Da eccellenza nella formazione di pasticceria a eccellenza formativa nell'arte culinaria e nell'ospitalità italiana.

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