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Famiglia Santoni ridisegna la sua identità tra tradizione e contemporaneità

Famiglia Santoni 1960
Un progetto sviluppato con Stranger & Stranger rinnova identità visiva e architettura di brand della realtà fondata nel 1960 a Chianciano Terme. Al centro il restyling della linea Famiglia Santoni, la collezione di prodotti iconici per il mondo dell’aperitivo e della mixology contemporanea

Non tutte le operazioni di rebranding nascono per cambiare pelle. Alcune servono, piuttosto, a rendere visibile e a raccontare in modo nuovo l’evoluzione naturale di un percorso imprenditoriale. È il caso di Famiglia Santoni, la nuova espressione di una realtà che affonda le radici nel 1960, quando, a Chianciano Terme, Gabriello Santoni trasformò una passione per il gusto e la distillazione in un progetto fondato su ricerca, qualità e profondo legame con il territorio. Oggi quella storia si presenta con un linguaggio rinnovato, capace di raccontare un’azienda cresciuta nel tempo, che negli ultimi anni ha consolidato la propria presenza sul mercato nazionale e protagonista di un’importante espansione sulle piazze internazionali, restando fedele alla propria identità.

Sviluppata in collaborazione con Stranger & Stranger, prestigiosa agenzia internazionale e riferimento per il branding nel mondo spirit, l’operazione ha riguardato l’immagine visiva dell’azienda e l’architettura di brand, con l’obiettivo di valorizzarne la storia e renderla leggibile per un pubblico globale.

Il restyling della linea Famiglia Santoni

Cuore del progetto il restyling della linea Famiglia Santoni, una collezione di prodotti iconici espressione più attuale della visione del marchio. Ne fanno parte Rabarbaro Santoni (alc 16% in vol), che riprende una storica ricetta del fondatore a base di infuso di rabarbaro, botanica che da sempre l’identità produttiva di Santoni e caratterizza tutte le referenze della linea; Aperit – Aperitivo Italiano (alc 11% in vol), un aperitivo dal carattere contemporaneo dal profilo agrumato; Rosso Amaro (alc 25% in vol), un bitter superiore di grande profondità aromatica; Amaro di Chianciano (alc 16% in vol) dal profilo dolce-amaro, morbido e armonioso; e Amaro di Toscana (alc 28% in vol), preparato con 27 erbe officinali che raccontano la complessità aromatica della tradizione regionale. A questi si affiancano due nuove referenze, il Gin al Rabarbaro (alc 42% in vol), un distillato contemporaneo nato dall’incontro tra la purezza del ginepro toscano e la complessità aromatica del rabarbaro, e Vermouth al Rabarbaro (alc 18% in vol), dove invece l’infuso di rabarbaro e altre botaniche si uniscono al vino dando vita a un vermouth moderno raffinato ed elegante e di grande ricchezza aromatica.

Elemento centrale del restyling è la nuova bottiglia, dal design di grande modernità, progettata per dare riconoscibilità alla collezione, ma al tempo stesso per valorizzare le diverse categorie di prodotto. A caratterizzarla gli elementi in rilievo sul vetro, come la data e il luogo di fondazione, che rafforzano il legame con le radici territoriali e rendono l’identità del marchio riconoscibile anche attraverso una dimensione tattile. A impreziosire le bottiglie, un sistema di etichette costruito su una struttura coerente, con font personalizzati per ogni prodotto, ma nel rispetto di un disegno comune: una scelta che consente di differenziare le categorie senza frammentare l’identità della linea.

Il progetto si completa con una palette cromatica proprietaria e con l’introduzione di pattern grafici esclusivi, sviluppati come elementi distintivi del linguaggio visivo di Famiglia Santoni. Le tonalità, ispirate a una sensibilità toscana reinterpretata in chiave contemporanea, permettono a ogni referenza di mantenere una propria personalità cromatica, mentre l’insieme costruisce un impatto coordinato, riconoscibile e fortemente identitario.

L'architettura di brand

Con la sua identità visiva aggiornata, la linea Famiglia Santoni, pensata per posizionarsi nel contesto dell’aperitivo italiano e della mixology contemporanea, rappresenta uno dei quattro pilastri della nuova architettura di marca. Un sistema progettato per dare maggiore chiarezza all’offerta dell’azienda e accompagnarne il percorso di crescita.

L’offerta dell’azienda comprende infatti altre due gamme di prodotti, la linea Gabriello Santoni, che raccoglie un’ampia gamma di liquori e distillati realizzati secondo ricette e formati più tradizionali, e Bar Toscana, dedicata alle proposte analcoliche per il fuori casa.

A completare l’architettura di brand la Casa Santoni – Maestri Distillatori, la nuova sede produttiva ed esperienziale dell’azienda, sempre a Chianciano Terme, con il Giardino Botanico Santoni, che circonda la distilleria e ospita piante officinali, agrumi ed essenze aromatiche legate alle ricette della casa. Uno spazio pensato per accogliere professionisti del settore, stampa e partner internazionali, offrendo un contesto di incontro e confronto in cui raccontare metodo produttivo, visione e cultura del gusto.

La mixology dietro le quinte: ne parliamo a Beer&Food Attraction

Gli appuntamenti di Bargiornale alla kermesse riminese: domenica 15 alle 13.30 un talk nel Mixology Circus sulla gestione ottimale dello staff nei cocktail bar. E lunedì pomeriggio allo stand firmacopie con Oscar Quagliarini e Mattia Pastori

Far funzionare un cocktail bar non è (solo) un gioco da ragazzi amanti della sregolatezza e della vita notturna: occorrono regole, tanto pensiero, capacità di accogliere i clienti e di gestire al meglio lo staff, vera anima del locale.

Un tema sempre più all'ordine del giorno, vista la crescente difficoltà dei gestori dei bar serali a trovare risorse adeguate, a formarle, a trattenerle, a motivarle.

La gestione ottimale dello staff sarà il cuore del talk organizzato da Bargiornale domenica 15 febbraio alle 13.30 al Mixology Circus di Beer & Food Attraction, appuntamento fieristico riminese dedicato al fuori casa, in particolare al mondo serale.

Il talk, dal titolo "Lo staff, ingrediente chiave di un cocktail bar che funziona", punta a approfondire le migliori pratiche per selezionare, formare, premiare e tenere con sé le persone giuste, sia in sala sia dietro il bancone, per far sì che il locale lavori bene e i clienti si affezionino e ritornino volentieri.

Il vicedirettore di Bargiornale Andrea Mongilardi dialogherà sul tema con Marco Ranocchia, fondatore e ceo di Planet One, e con il duo Davide “Davo” Patta, fondatore di Ruggine, Ragu, Ragū & Draft, Errelab, Lido Ruggine a Bologna e Fabio Tammariello, bar manager di Ruggine.

Marco Ranocchia, Ceo di Planet One, per anni imprenditore del mondo del bar e della ristorazione, ha fondato una scuola di formazione per i gestori dei locali diventata punto di riferimento nazionale, che quest’anno compie 35 anni. È l’ideatore del Master Fare Impresa.

Davide “Davo” Patta, torinese, a Bologna da vent'anni dietro un bancone dopo diverse esperienze all’estero (Stati Uniti, Spagna, Inghilterra). Nel 2014 fonda Ruggine insieme a tre amici, seguito poi negli anni da altri tre locali (ed un laboratorio)

Fabio Tammariello, napoletano, figlio d’arte, diplomato alla scuola alberghiera di Napoli, dieci anni di esperienza nei cocktail bar bolognesi: Rafiky, Ca’Bo, Bamboo, Ragū & Draft, prima di diventare bar manager di Ruggine.

Il firma copie allo stand di lunedì 16 febbraio

I dietro le quinte saranno al centro della scena anche nella giornata di lunedì 16 febbraio, con due appuntamenti moderati dal vicedirettore di Bargiornale Stefano Nincevich e dedicati a due celebri bartender autori di libri che raccontano retroscena e difficoltà del mestiere.

Si comincia alle ore 14 con Oscar Quagliarini, bartender di fama internazionale e autore di "A letto con gli spiriti", un diario crudo e senza censure sulle difficoltà della vita del bartender una volta sceso dal palcoscenico.

Seguirà alle 14.30 Mattia Pastori, noto bartender e imprenditore del fuori casa, titolare dell'azienda di consulenza, eventi e formazione Nonsolococktails, che racconterà l'ispirazione che lo a portato a calcare grandi palcoscenici e il suo percorso dal bar di paese alla gestione di grandi eventi narrato nel suo libro "Il figlio del bar".

Lo stand di Bargiornale è al padiglione D5, corsia 1, vicino al Mixology Circus

Salami Chips, il salamino croccante che sorprende e conquista

Salami Chips
Il salamino si trasforma in uno snack originale, ricco di gusto e pratico, perfetto per arricchire la proposta per l’aperitivo o per una pausa diversa dal solito

Una rilettura del classico salamino, trasformato in fettine sottili e croccanti, pratiche da servire e immediate nel consumo. È Salami Chips, l’innovativo snack pensato per il banco bar e per il momento dell’aperitivo, che affianca le bevande con carattere e riconoscibilità, offrendo un’alternativa alla classica proposta salata.

Accanto alla versione piccante, la gamma comprende anche varianti con salamino dolce, aromatizzate alla paprika e all’aglio, per ampliare la scelta e adattarsi a stili di servizio differenti.

Gusto deciso, formato smart

Perfetto per chi cerca qualcosa di diverso, Salami Chips, con il 59% di proteine, risponde alle esigenze di un pubblico sempre più attento agli aspetti nutrizionali, senza rinunciare a un gusto autentico. Una caratteristica che lo rende adatto sia a chi segue un’alimentazione proteica o a basso contenuto di carboidrati, sia a chi è alla ricerca di uno snack fuori dall’ordinario.

Altro punto di forza è la confezione da 25 grammi: un formato pratico e tascabile, ideale per il consumo immediato e facile da gestire al banco.

Piacere originale

Pensato in modo naturale per bar e locali, Salami Chips trova spazio anche nella gdo, nelle palestre e nei distributori automatici. Per il canale bar rappresenta una soluzione efficace per differenziare l’offerta, incuriosire il cliente al banco e valorizzare la proposta per l’aperitivo o per una pausa, con un prodotto originale e fuori dalle categorie tradizionali dello snack salato.

Un assortimento in continua espansione

La linea è destinata ad ampliarsi con nuove referenze già pronte a entrare in assortimento: dalla versione Salt & Vinegar a quelle a base di salsiccia o chorizo. Ogni nuova combinazione punta a conquistare nuovi estimatori e a offrire ulteriori spunti di creatività, senza rinunciare alla qualità e all’identità del prodotto.

Salami Chips è uno snack salato che esce dagli schemi tradizionali e si propone come alleato dei locali che desiderano un’alternativa distintiva, capace di sorprendere la clientela puntando su qualità, originalità e gusto autentico.

Scopri di più su www.salamichips.it e porta in assortimento uno snack diverso dal solito.

Aperte le iscrizioni per la Jnpr Cocktail Competition

Jnpr Cocktail Competition
c'è tempo fino all'8 marzo per partecipare alla seconda edizione del concorso internazionale di bartending a zero alcol firnato Jnpr. tecnica, equilibrio, creatività e ispirazione giapponese al centro della gara

Celebrare una nuova idea di mixology senza alcol è l’obiettivo della Jnpr Cocktail Competition, il concorso internazionale di bartending firmato dal marchio italo-francese di spirit no alcohol Jnpr, distribuito in Italia da OnestiGroup, per il quale si sono aperte le iscrizioni.

Tecnica, creatività e ispirazione giapponese sono i tre cardini attorno ai quali ruota la gara, in questa sua seconda edizione aperta ai bartender di Italia, Francia, Grecia, Belgio e Spagna, con una sessione speciale dedicata ai professionisti di Marocco ed Emirati Arabi Uniti.

I concorrenti per le loro creazioni a zero alcol dovranno infatti ispirarsi al Giappone e al concetto di Kata, la forma perfetta, il principio cardine delle arti marziali giapponesi che celebra il rigore, l’equilibrio e la ripetizione consapevole del gesto. Valori che rispecchiano la filosofia del marchio e la sua visione di alta miscelazione 0,0% come disciplina, ricerca e rispetto della tecnica.

Tecnica, creatività e ispirazione giapponese

Filosofia che i bartender che vogliono cimentarsi nella sfida dovranno tradurre in due drink analcolici, che valorizzino i prodotti della gamma Jnpr. Il primo è Essence, ispirato alla cultura, all'estetica, ai rituali e all’immaginario giapponesi.

Il secondo è Code, una creazione a forte contenuto tecnico, che i concorrenti dovranno realizzare scegliendo una delle quattro opzioni previste. The Silent Clear: utilizzando la tecnica della chiarificazione per dare vita a un drink dall’aspetto limpido e stabile, con profilo aromatico preciso e leggibile e dalla consistenza adeguata; The one cut, un drink dalla spiccata complessità aromatica, ottenuta dalla lavorazione di massimo 4 ingredienti, che dovranno essere ben riconoscibili; The shadow texture, dove il lavoro invece si concentra sulla texture, setosa, vellutata o strutturata che sia, che dovrà essere ben integrata nel liquido, preparata senza uso di panna o soda industriale e coerente con il profilo aromatico del drink; The hidden smoke, un drink dalla sfumatura affumicata, che non deve essere dominante e da realizzare senza utilizzo di fumo vero e proprio.

Come partecipare

Per partecipare alla gara occorre iscriversi sul sito del concorso (dove è disponibile il regolamento completo) entro il prossimo 8 marzo, compilando l’apposito modulo con i propri dati e le ricette complete (ingredienti, quantità, tecnica di preparazione) dei due drink corredati dalle rispettive foto. I due cocktail, rigorosamente analcolici, dovranno obbligatoriamente contenere almeno 40 ml di uno dei prodotti Jnpr: Jnpr n°1, Jnpr n°2, Jnpr n°3, Bttr n°1, Vrmh n°1, Rhhm n°1 e Sprz n°1.

Il percorso della Jnpr Cocktail Competition

Per quanto riguarda la sessione italiana della competizione, tutte le ricette saranno valutate da una giuria di selezione, che sceglierà i bartender che si sfideranno nella semifinale in programma il prossimo aprile, in una location e data ancora non rese note. Qui realizzeranno e presenteranno le loro due creazioni alla giuria che decreterà i due concorrenti che accederanno alla finale internazionale, che si svolgerà il 15 giugno a Parigi.

I finalisti, due per ogni Paese partecipante, saranno sottoposti a una nuova doppia prova. Dovranno infatti reinterpretare il loro cocktail Essence secondo le indicazioni dettate dalla giuria (Master cut) e poi ideare e preparare un nuovo cocktail analcolico (Mission) tenendo conto di una serie di vincoli, decisi sempre dalla giuria, riguardo ingredienti, struttura e profilo aromatico del miscelato.

Il vincitore assoluto rappresenterà Jnpr al Tokyo International BarShow 2027, uno degli appuntamenti di riferimento a livello mondiale per l’industria della mixology.

Partito il nuovo ciclo dei GrosMarket LiveLab

GrosMarket Lab
Riparte il programma di masterclass professionali gratuite organizzate da GrosMarket per gli operatori del fuori casa. Si può partecipare in presenza, nell'area didattica dei punti vendita di Genova e Torino, oppure on line. Il programma fino ad aprile

Ha preso il via un nuovo ciclo di appuntamenti GrosMarket LiveLab, i laboratori didattici di formazione e aggiornamento per i professionisti del fuori casa organizzati da GrosMarket, l’insegna di cash&carry del Gruppo Sogegross.

Ache la nuova edizione dell’iniziativa prevede un ciclo annuale di masterclass gratuite, realizzate con partner di riferimento del settore, pensato per aiutare gli operatori a comprendere l’evoluzione dei consumi, le tendenze che stanno ridefinendo il comparto, interpretare le aspettative di un pubblico sempre più attento e consapevole e tradurre l’identità di un locale in scelte operative concrete, dalla selezione delle materie prime alla gestione dei processi, fino alla definizione dell’offerta.

La prima parte del programma prevede altri cinque appuntamenti fino ad aprile, che affrontano alcuni dei temi centrali nel fuori casa attuale, dalla mixology orientata all’alcool free alla gestione dei lievitati, dalla valorizzazione dell’ittico nelle preparazioni alla colazione contemporanea.

GrosMarket LiveLab, gratuiti e aperti a tutti, si svolgono in presenza all’interno dell’Area Didattica dei GrosMarket di Genova Sampierdarena e di Rivoli (Torino), ma si possono seguire anche on line in diretta oppure on-demand. In entrambi i casi è necessario iscriversi sul sito dedicato (i clienti GrosMarket avranno una priorità al momento della prenotazione).

Chi partecipa in presenza può anche fruire delle attrezzature messe a disposizione da GrosMarket. Nelle aule è infatti allestita una cucina professionale, con forno pizza e cocktail station, che permette di supportare al meglio l’attività didattica e formativa consentendo ai partecipanti di approfondire la conoscenza e l’utilizzo delle materie prime, sperimentare nuove tecniche di lavorazione e cottura e partecipare a show-cooking e degustazioni.

Il programma fino ad aprile

Il prossimo appuntamento in programma è per l’11 febbraio (ore 15-17) presso il GrosMarket di Rivoli con la masterclass Dal tegamino al padellino: l’evoluzione del classico torinese, in partnership son 5 Stagioni, dedicata all’evoluzione della pizza al tegamino. Il percorso include focus su materie prime, tecniche di stesura, cottura e utilizzo delle tecnologie di abbattimento, fino consigli su impiattamento ed estetica del prodotto.

Si prosegue il 25 febbraio (Genova, ore 15-17) con L’arte dei grandi lievitati: dai classici pasquali alle altre applicazioni professionali, incontro in collaborazione con Spadoni dove verranno illustrate tecniche e processi fondamentali per la realizzazione di colombe e grandi lievitati pasquali, con attenzione particolare su materie prime e gestione degli impasti.

L’11 marzo (Rivoli, ore 15-17) l’appuntamento è con la masterclass Radici del gusto: il tuo menù di pesce ottimizzando tempi e costi, in partnership con Knorr, sull’interpretazione dei prodotti ittici con sensibilità contemporanea, per valorizzarne il sapore tenendo sotto controllo il food-cost e massimizzando il valore del piatto.

Il 25 marzo (Genova, ore 15-17) il tema dell’incontro, in collaborazione con Eurovo, sarà La colazione d’hotel contemporanea: strategie e proposte dolci e salate per un buffet di successo, dove verranno presentate idee e soluzioni che integrano organizzazione del lavoro, qualità sensoriale e gestione efficiente dei tempi di produzione e servizio. Particolare attenzione sarà riservata alla versatilità delle ricette, alla loro adattabilità ai volumi di lavoro e all’ottimizzazione del flusso di servizio.

Infine, l’8 aprile (Rivoli, ore 15-17) spazio alla miscelazione con la masterclass Grandi classici della mixology e innovazione: cosa cerca oggi il consumatore all’aperitivo?, in partnership con Tanqueray. Andrea Gasparri, Reserve brand ambassador Diageo, guiderà i partecipanti in un viaggio nell’aperitivo contemporaneo, esplorandone evoluzioni, nuovi linguaggi e nuove tendenze, e proponendo una serie di ricette di grandi classici interpretati con Tanqueray e Tanqueray No. Ten, fino a Venturo e alle alternative alcohol free con Tanqueray 0.0.

Buona anche la seconda per Evolio Expo, la fiera dedicata all’olio Evo

Evolio Expo
Bilancio molto positivo per la seconda edizione positivo della manifestazione B2B che ha portato a Bari 6720 visitatori, confermandosi piattaforma di riferimento per produttori, buyer e operatori professionali

Non più “solo” un ingrediente da cucina. L’olio extravergine di oliva è sempre più uno strumento di qualificazione dell’offerta nel fuori casa, capace di raccontare territori, rafforzare l’identità di un locale e incidere sull’esperienza del cliente, dal pranzo alla cena, fino ai momenti di consumo più informali, come l’aperitivo. Un ingrediente che parla di qualità, salute e cultura gastronomica, e che sta conquistando uno spazio crescente anche nel racconto della ristorazione contemporanea. In questo contesto non stupisce il successo di Evolio Expo 2026, manifestazione B2B dedicata all’olio extravergine di oliva e alla filiera olivicolo-olearia, andata in scena a Bari presso la Fiera del Levante e organizzata da Senaf per conto della Nuova Fiera del Levante, con il patrocinio del Masaf, del Dipartimento Sviluppo Economico della Regione Puglia, di Pugliapromozione e dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio.

La fiera, alla sua seconda edizione, si è confermata appuntamento di riferimento e di incontro privilegiato per produttori, acquirenti e professionisti del fuori casa, registrando 6.720 visitatori, 150 aziende espositrici, circa 700 incontri B2B con 50 buyer internazionali provenienti da 16 Paesi strategici, oltre al coinvolgimento di 20 tra associazioni, enti e istituzioni.

Uno dei segnali più rilevanti è arrivato dalla forte crescita della componente internazionale e professionale: i buyer esteri coinvolti nelle attività di matchmaking sono aumentati del 127% rispetto all’edizione 2025, mentre le presenze di operatori qualificati sono cresciute del 57%, in particolare nelle giornate dedicate ai settori horeca, gdo e retail. Un dato quest’ultimo che conferma l’interesse del fuori casa verso un prodotto sempre più centrale nelle scelte di posizionamento e proposta gastronomica.

L’internazionalizzazione è stata uno dei focus dell’evento: oltre all’agenda di incontri B2B, la fiera ha ospitato Evolio & Export Forum, organizzato da Ief (Italian Export Forum), dedicato alle opportunità sui mercati esteri e al ruolo delle Regioni nel commercio internazionale.

Cultura e valorizzazione dell'eztravergine

Con un programma di più di 100 appuntamenti tra convegni, talk ed eventi di approfondimento Evolio Expo ha acceso i riflettori su tematiche chiave legate all’olio extravergine d’oliva: dall’innovazione alla salute, dal valore nutraceutico dell’Evo alla sostenibilità, dall’oleoturismo alla valorizzazione dei territori.

Ampio spazio è stato riservato anche alla formazione, alla cultura e alla valorizzazione gastronomica dell’olio extravergine di oliva, con degustazioni guidate, masterclass, laboratori sensoriali, con il contributo di Ais Puglia (Associazione Italiana Sommelier) e di Fis Puglia (Fondazione Italiana Sommelier), showcooking e momenti di confronto con chef e ristoratori. In collaborazione con realtà come Airo (Associazione Internazionale Ristoranti dell’Olio) e Apci (Associazione Professionale Cuochi Italiani), il dialogo si è concentrato sul ruolo dell’olio extravergine di oliva nella ristorazione contemporanea. In evidenza anche il percorso sulla biodiversità olivicola curato da Amap, che ha guidato i visitatori in un viaggio virtuale, da Nord al Sud d’Italia fino alle isole, alla scoperta del ricco patrimonio di biodiversità olivicola italiana, con degustazioni guidate.

«Siamo molto soddisfatti dei risultati ottenuti dalla seconda edizione di Evolio Expo, non solo per la grande partecipazione, ma soprattutto perché l’evento ha saputo raccontare in modo corretto il mondo dell’olio Evo, offrendo strumenti concreti e contenuti di valore per aziende e operatori – ha commentato Ivo Nardella, presidente del Gruppo Tecniche Nuove e di Senaf –. Gli oltre 700 incontri con i circa 50 buyer presenti, raddoppiati rispetto alla scorsa edizione, ne sono un esempio: un’opportunità che ha permesso alle aziende di portare la nostra eccellenza sui mercati internazionali che contano. Evolio Expo ha inoltre acceso i riflettori sui temi che stanno ridefinendo il settore: un prodotto che sostiene l’economia del Paese ed è fondamentale per la salute, grazie al valore nutraceutico di un Evo di qualità. Un patrimonio che l’Italia esprime anche attraverso la straordinaria biodiversità delle sue produzioni, tra Dop e Igp: per questo abbiamo il dovere di trasformare questa ricchezza in valore concreto».

Diageo World Class 2026 al via con una formula nuova

World Class Italia
Aprono il 13 febbraio le iscrizioni alla Diageo World Class 2026, che in questa edizione si rinnova nella formula e introduce le Europe Finals per i top 3 bartender selezionati in ognuno dei 16 Paesi europei coinvolti

Aprono il 13 febbraio le iscrizioni all'edizione 2026 di Diageo World Class Italia, la competizione promossa dal gigante degli spirit che quest'anno rinnova molti aspetti strutturali: vengono infatti introdotte le finali europee, alle quali accederanno i migliori 3 bartender usciti dalle selezioni dei singoli Paesi. Non solo: il sistema di valutazione delle singole prove cambia e non ci sarà più il "tour" di giudizio nei bar dei partecipanti alla competition.

A spiegare tutti i dettagli della nuova struttura di Diageo World Class Italia 2026 sono stati i volti italiani di Diageo Andrea Gasparri (Brand ambassador Diageo Portfolio) e Federica Marcaccini (Customer marketing executive), assieme al vincitore global del 2025 Felice Capasso (italiano, ma espatriato in Norvegia) e al vincitore italiano Enrico Bellucci, membro del Drink Team e "padrone di casa" della location della presentazione (che si è tenuta al Salmon Guru Milano).

Iscrizioni fino al 17 marzo, poi la semifinale con 25 bartender a maggio

L'agenda della gara è questa: iscrizioni dalla pagina social, dal 13 febbraio al 17 marzo. I bartender dovranno adoperarsi con una Entry Challenge che coinvolgerà il brand Tanqueray No. TEN (ve la spieghiamo più avanti).

Seguirà una selezione sulla carta delle ricette presentate. Le 25 proposte giudicate migliori si sfideranno durante le semifinali, che si svolgeranno a Milano l'11 e 12 maggio. I primi tre accederanno alle Europe Finals, dove andranno in sfida i top 3 di 16 Paesi europei e che si svolgeranno in Olanda, a Rotterdam, dal 21 al 24 giugno, con un programma che prevede anche una visita alla distilleria di Ketel One Vodka e una serie di eventi collaterali. «Sarà una sorta di bootcamp della finale global - ha spiegato Gasparri - un'occasione preziosa e importante per i partecipanti, che potranno fare networking e conoscersi prima dell'ultima fase di gara e potranno toccare con mano che cosa significa preparasi alle diverse challenge in trasferta, testando una situazione simile a quella della finale global».

A settembre la Finale Global a Dubai

La finale global - alla quale parteciperà soltanto un bartender per Paese - si svolgerà a Dubai in settembre (la data precisa è ancora da definire).

La Entry Challenge, tra innovazione e classici

La prima parte della selezione, come detto, consiste nella presentazione di una ricetta originale con protagonista Tanqueray No. TEN. I bartender sono invitati a celebrare i momenti più importanti della storia e della vita trasformandoli in un cocktail modern classic. Dovranno selezionare ciascuno un proprio golden moment della storia, un momento che ha simboleggiato la creazione di qualcosa che ha cambiato il mondo in meglio. Il modern classic proposto - ovviamente con Tanqueray No. TEN - dovrà catturare quella memorabilità e celebrare quella conquista positiva.

Minimo tre ingredienti, ghiaccio e glassware liberi, nessun limite per gli home made, ma il cocktail dovrà combinarsi al meglio con i sapori del gin super premium.

I giudici ora valorizzano concept, innovazione, storytelling

Attenzione, perché rispetto alle ultime edizioni i punti vengono assegnati con un diverso criterio. Se prima pesava molto di più la ricetta, ora a contare sono utilizzo di tecniche, ingredienti e concetti innovativicrave appeal, ossia quanto attraente ed eccitante appare il cocktail; storytelling, ossia quanto ingaggiante è la descrizione del concept e del momento e quanto è ben integrata con la ricetta.

Diageo World Class 2026, i consigli dei vincitori 

Enrico Bellucci e Felice Capasso hanno dispensato preziosi consigli agli aspiranti competitor di Diageo World Class 2026.

Enrico Bellucci, vincitore italiano Diageo World Class 2025

Enrico Bellucci, campione italiano 2025, ha sottolineato quanto sia importante essere pronti all'improvvisazione, ad adattarsi agli imprevisti, a seguire l'istinto durante la gara e nel dialogo con i giudici. Anche se rimane fondamentale una ottima preparazione. «La gara - ha spiegato il bartender di Salmon Guru Milano - è bellissima perché evolvi tu con lei, di fase in fase. Non solo tecnicamente, ma anche sotto altri aspetti. Date molta attenzione al servizio, che dovrà essere particolare e memorabile».

Felice Capasso, vincitore global Diageo World Class 2025

Felice Capasso, esperto di spirit, formatore e bartender di grande esperienza (15 anni all'estero, in Norvegia da sette), è arrivato quasi per caso a partecipare alla scorsa edizione. Nel suo intervento ha posto l'accento su alcuni aspetti in particolare. La preparazione deve essere molto curata, e includere anche un vero allenamento: «Io mi sono allenato su una postazione più bassa di quella che uso di solito, costruita apposta perché mi potessi abituare alle postazioni della finale global. Leggete bene il brief di ogni singola challenge: lì c'è scritto che cosa serve per vincere, che cosa cerca la giuria e che peso darà a ogni aspetto. Curate lo speech: non siate logorroici, ripetete punti e parole chiave ai giudici, usate a dovere humor e aneddoti personali per arricchire il dialogo con loro. Nel servizio date alla giuria una completa esperienza da bar, comprensiva di accoglienza».

Forse il più importante consiglio del vincitore global del 2025 è l'ultimo, e riguarda la gestione dell'ansia da prestazione durante la gara. «Il modo migliore è cercare di "viverla" prima. Visualizzare la situazione e la location, sentire in anticipo stress e ansia per abituare il corpo a sentirli familiari. Solo in questo modo si trova un grande aiuto per affrontarli durante la competizione».

 

La fine del Proibizionismo in un libro: The Gun Club Drink Book di Charles Brown

Uno spaccato del mondo del bar durante e subito dopo il Proibizionismo, in un testo che affronta i diversi aspetti del bere, scritto da un medico e raffinato buongustaio

In un mondo che aveva conosciuto l’alcol solo ai tempi del Proibizionismo, come spiegare cosa significa la distillazione, il bere miscelato, la gioia di una degustazione ben fatta? Lo scopriamo dalla fatica letteraria di Charles Browne (1875–1947), medico, gourmand e figura politica di rilievo, già autore di The Gun Club Cook Book, pubblicato nel 1930. Pur non essendo un professionista della ristorazione, era considerato un raffinato buongustaio, tanto che nel 1939 diede alle stampe un ideale seguito del primo volume, The Gun Club Drink Book. Il libro che segue e che affronta un’epoca di passaggio, nasce dagli incontri conviviali del Nassau Gun Club di Princeton, circolo alla cui fondazione Browne contribuì in prima persona.

Il libro è interamente dedicato alle bevande alcoliche e ai loro derivati, comprese le preparazioni miscelate che, per oltre mezzo secolo dalla pubblicazione, sarebbero state considerate vere e proprie bevande nazionali degli Stati Uniti d’America. Uscito pochi anni dopo l’abrogazione del Diciottesimo Emendamento, che segnò la fine del Proibizionismo, il volume aveva l’obiettivo di raccontare cosa fossero realmente le bevande alcoliche. Era pensato soprattutto per un pubblico cresciuto durante gli anni del divieto, abituato quasi esclusivamente a prodotti illegali e spesso di bassa qualità, come il celebre bathtub gin e altre preparazioni clandestine.

Il testo è organizzato in capitoli che affrontano i diversi aspetti del bere, dalla storia delle bevande alcoliche alle principali tipologie, fermentati, distillati e vino, fino a un capitolo specificamente dedicato al cocktail. Qui Browne non si limita a proporre ricette, ma offre uno spaccato significativo del mondo del bar durante e subito dopo il Proibizionismo. Racconta, ad esempio, come il gusto sgradevole di molti distillati clandestini portasse a mascherare i drink con succhi di frutta e zuccheri, allontanandoli dalla concezione originale di cocktail.

Il capitolo sui cocktail è solo uno dei nuclei del volume, che prosegue con sezioni dedicate ai punch e ad altre bevande miscelate, per poi affrontare l’uso del vino in cucina, le regole del servizio e l’attrezzatura del bar. L’opera si chiude con un capitolo dedicato alla legislazione e al controllo dei liquori.

In questo modo, The Gun Club Drink Book si presenta non soltanto come un ricettario, ma come un vero documento storico, capace di raccontare il Proibizionismo e le sue conseguenze sulle abitudini del bere negli Stati Uniti.

Titolo: The Gun Club Drink Book
Autore: Charles Browne
Editore: Charles Scribner’s Son - New York e London
Anno: 1939
Lingua: inglese
Peso: 21,8 mb

SCARICA IL LIBRO

Conto alla rovescia per Slow Wine Fair. A BolognaFiere dal 22 al 24 febbraio

Slow Wine Fair 2026
Tutto pronto per la quinta edizione della fiera del vino buono, pulito e giusto. Ad attendere i professionisti più di 1.100 espositori da tutta Italia e da 28 Paesi, con oltre 7.000 etichette, e un ricco programma di masterclass e conferenze. Spazio anche a spirits, amari, caffè e mixology

A Slow Wine Fair, dal 22 al 24 febbraio a BolognaFiere (5a edizione), i professionisti dell’Horeca potranno dialogare con più di 1.100 espositori provenienti da tutta Italia e da 28 Paesi, e scoprire oltre 7.000 etichette (wine list in continuo aggiornamento).

Nel programma della manifestazione, appuntamenti inediti, masterclass, proposte di annate storiche e Presìdi Slow Food, e laboratori di mixology che coniugano piacere e conoscenza, gusto e consapevolezza.

I Tasting dell'area Banca del Vino - Annate Storiche

Tra le novità 2026 c’è l’area Banca del Vino - Annate Storiche, dove i visitatori potranno confrontare le vecchie annate con quelle correnti e comprendere il potenziale evolutivo dei vini. Due le modalità di approccio: Front - Wine Emotion, con mescita giornaliera di etichette selezionate per rappresentare l’intero territorio nazionale, e Back - Temporary Tasting (su prenotazione), per approfondire con i produttori la storia e le caratteristiche delle vendemmie.

Dodici masterclass, dodici viaggi oltre il calice

Con le masterclass di Slow Wine Fair, il pubblico potrà conoscere le diverse sfaccettature del Pinot Nero, addentrarsi nel mondo del Cerasuolo d’Abruzzo e delle cantine cooperative altoatesine, avvicinarsi all’esperienza del gruppo dei vignerons di Lantignié, nel Beaujolais. Assaggiare alcune delle espressioni più sorprendenti dei vini d’altura e scoprire come i sistemi tradizionali di allevamento nascano dall’osservazione attenta della natura e dalla necessità di adattarsi a territori spesso difficili. Un percorso che, attraverso il vino, mette in relazione lavoro in vigna, scelte agricole responsabili e valorizzazione dei territori, senza tralasciare il piacere organolettico.

Casa Slow Food: lo spazio in cui il vino diventa Presidio

Le conferenze di Casa Slow Food, realizzate con il supporto organizzativo di Slow Food Emilia-Romagna e delle Condotte Slow Food del territorio, offriranno un itinerario tra i vini italiani e le tradizioni che li hanno generati, mettendo al centro i temi della biodiversità e del turismo lento come opportunità di scoperta dei paesaggi vitivinicoli.

Spirits, amari e caffè al Mixology Lab

Fulcro dell’area dedicata agli spirits, è il Mixology Lab: qui gli espositori illustreranno le peculiarità e i metodi di produzione dei propri spirits, mentre i bartender di Drink Factory li valorizzeranno con cocktail inediti da far degustare al pubblico. Da segnalare gli appuntamenti sui drink low alcol e sul mix di amaro e caffè (non solo in tazzina).

Sei un operatore Horeca? Vieni in bus!

A ristoratori, osti, enotecari e titolari di wine bar è riservato il servizio "Wine Bus", per raggiungere Bologna in pullman a condizioni agevolate, con partenze da diverse città d’Italia.

Domenica 22, benvenuti winelover!

La Slow Wine Fair è un evento b2b rivolto agli operatori Horeca, ma domenica 22 porte aperte ai wine lover.

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Baritalia 2026 parte da Bergamo il 30 marzo! Manda la tua ricetta entro l’8 marzo

Baritalia 2026 Bergamo manda ricetta
A Bergamo la prima tappa di Baritalia 2026. Verranno selezionati i primi finalisti per la finalissima di Venezia. Scopri i prodotti del paniere e candida la tua ricetta

Riparte il tour nella Penisola di Baritalia! La prima tappa dell’edizione 2026 del laboratorio di miscelazione di Bargiornale si terrà a Bergamo, lunedì 30 marzo: un appuntamento da non perdere per bartender e professionisti del fuori casa. Come sempre ad attenderli c’è una ricca giornata di sfide e di masterclass, possibilità di confronto, incontro e networking.

Con la tappa in terra lombarda prende il via la selezione dei finalisti di Baritalia Lab: in fondo all’articolo c’è il form da compilare per candidare la propria ricetta. Per farlo c’è tempo fino all'8 marzo e in palio ci sono i primi posti per la finalissima che si terrà il 23 novembre a Milano.

MANDA LA TUA RICETTA

Cocktail essenziali, ma ultra gustosi

La nuova edizione di Baritalia sarà incentrata sul concetto di Ultra. Da intendere non come eccesso o spettacolarizzazione, ma come ricerca di intensità, precisione e consapevolezza. Un invito ad andare oltre l’abitudine, a superare formule rassicuranti e automatismi creativi, mantenendo però misura, equilibrio e controllo.

Il modello di riferimento è il Punch, all’origine del bere miscelato: una struttura essenziale, fondata su un numero limitato di ingredienti, cinque, capace di dimostrare come la semplicità, se governata con rigore, possa generare complessità, profondità e identità.

A questa filosofia dovranno ispirarsi i concorrenti che vogliono cimentarsi nella sfida, dando vita a un cocktail originale utilizzando massimo 5 ingredienti (decorazione esclusa), nel rispetto della regola aurea del Punch, scelti con attenzione, lavorati con tecnica e raccontati con stile, esaltando le qualità dei prodotti sponsor.

Insomma, l’obiettivo è creare un cocktail ultra gustoso, ultra originale, ultra curato nello stile e ultra nella presentazione, ma sempre sostenuto da un criterio riconoscibile e da una logica solida, dove ogni elemento ha un ruolo preciso e nulla è superfluo.

LEGGI IL REGOLAMENTO DI BARITALIA 2026


Tre micro sperimentazioni su espresso e filtro per leggere meglio il caffè

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Foto: courtesy Sca Italy/Michele Illuzzi
Dalle brew ratio non convenzionali dell’espresso all’aerazione del caffè filtro, fino alla gestione della crema: tre pratiche sperimentali nate nello specialty coffee che rendono la tazza più leggibile, lasciando emergere con maggiore precisione l’identità del chicco

Nel mondo dello specialty coffee esistono pratiche che non nascono per diventare standard. Sono per lo più azzardi, sperimentazioni che circolano sugli stage delle competizioni, alle degustazioni o nei bar più orientati alla ricerca, e che servono soprattutto a una cosa: portare il caffè un passo più avanti, aumentando la leggibilità sensoriale. In pratica, significa lasciare il chicco più nudo possibile, ridurre ciò che lo copre o lo irrigidisce, e far sì che la tazza diventi un’espressione riconoscibile dell’identità del caffè, non di una convenzione.

Il rapporto di estrazione dell’espresso

Una prima area di sperimentazione riguarda l’espresso e il rapporto di estrazione. Accanto al classico 1:2, nei bar dove si servono specialty coffee spesso compaiono brew ratio, cioè il rapporto tra il peso del caffè macinato e il peso della bevanda ottenuta in tazza, più lunghe. Si arriva a 1:3, per esempio, con 20 grammi di caffè si estraggono fino a 60 grammi in liquido in tazza.

Non è un allungamento casuale, ma un modo per alleggerire la struttura: meno densità, più spazio per flavor delicati e complessità aromatica. Con tostature medio chiare e lavorazioni ricercate, la brew ratio diventa una leva di lettura. Lo stesso caffè, senza cambiare nulla a monte, può raccontarsi in modo diverso solo perché la tazza gli lascia più aria.

L’areazione del caffè filtro

Nel caffè filtro la ricerca si sposta su un punto spesso dato per scontato: cosa succede dopo l’estrazione. In alcuni contesti si lavora sull’aerazione del liquido ottenuto, prendendo in prestito una logica da vino, con l’idea di ossigenare il caffè per aprire l’aromaticità e rendere il sorso più dinamico.

Qui entrano strumenti precisi. Da un lato, gli aeratori da vino applicati al caffè filtro, una pratica osservata, tra le altre, anche durante la finale italiana Brewers Cup organizzata da Sca Italy al Sigep di Rimini, lo scorso gennaio: Lisa Zancanella l’ha usato in quel contesto e oggi è campionessa nazionale (leggi Tutti i campioni italiani Sca 2026: il caffè tricolore pronto per i Mondiali). Dall’altro, caraffe progettate proprio per creare turbolenza e aerazione durante il servizio, come il Cyclone di Icosa Brew House, ispirato ai decanter del vino e utilizzato da Andre Tomassi nella stessa competizione riminese. In entrambi i casi il servizio non è un passaggio neutro: diventa una fase attiva nel risultato sensoriale.

La gestione della crema

La terza sperimentazione è ancora più di nicchia e riguarda l’espresso e la gestione della crema, non come elemento estetico ma come variabile sensoriale. Durante il World Barista Championship a Milano, il competitor filippino Michael Harris ha usato uno strumento di sua invenzione, The Better Vessel: un cilindro che separa la crema dal resto del caffè.

Il principio è semplice ma preciso: rimuovere la crema può portare a un espresso più complesso, dolce e facile da bere, eliminando l'astringenza e l’amarezza che a volte è associata alla crema stessa. Nel servizio quotidiano quest’ultima sperimentazione resta una scelta estrema, ma come strumento di assaggio e formazione può aiutare a capire meglio cosa la crema aggiunge, e cosa invece copre, in un espresso.

Il punto, però, non è la novità. Queste micro-pratiche raccontano che espresso e filtro stanno diventando sempre più strumenti di lettura del caffè. E ogni volta che una tecnica toglie qualcosa di superfluo, o aggiunge precisione dove prima c’era abitudine, succede una cosa semplice ma rara: il chicco si sente di più. E per chi lavora nel caffè, alla fine, è lì che vale la pena guardare.

Da Polara una limited edition dedicata al Carnevale di Acireale

Bottiglie illustrate da collezionare, che celebrano il legame tra Polara e una delle tradizioni culturali più significative dell’isola

L'azienda siciliana Polara presenta una nuova Limited Edition dedicata al Carnevale di Acireale 2026. Una collezione illustrata che va a impreziosire le bottiglie di alcune fra le bevande analcoliche che meglio rappresentano l'ampia varietà degli agrumi di Sicilia, con illustrazioni che celebrano una delle manifestazioni più antiche e identitarie dell'isola. Tre bottiglie in vetro - Limonata di Sicilia, Chinotto di Sicilia e Mandarino Verde - sono quindi diventate opere grafiche contemporanee, che reinterpretano lo spirito carnevalesco attraverso colori vibranti e riferimenti all’immaginario scenico che ha reso celebre Acireale nel panorama delle feste italiane. «Abbiamo voluto rendere un tributo ad una delle più importanti manifestazioni culturali siciliane - afferma Giuseppe Polara, direttore generale dell’omonima azienda 100% made in Sicily -. Una bottiglia da collezione dedicata al Carnevale di Acireale significa sostenere e custodire un patrimonio storico e culturale che vive grazie alla creatività, al lavoro e alla partecipazione della sua comunità. Da parte nostra, contribuiremo a veicolare i valori e la bellezza della manifestazione in giro per l’Italia».
Le tre bottiglie sono rivestite integralmente da grafiche d’autore, coloratissime e ricche di dettagli, che reinterpretano altrettante figure simboliche della fantasia carnevalesca. La Limonata di Sicilia è rappresentata dal Nobile della festa, un personaggio elegante e scenografico, dal piglio teatrale; il Chinotto ha come "testimonial" il Guardiano delle Maschere, una figura che incarna la vitalità di una festa popolare come il Carnevale di Acireale; infine, il Mandarino Verde ha il volto del Capitano della Fantasia, un pirata contemporaneo, simbolo di mare e avventure. Ogni illustrazione è pensata come una piccola opera narrativa, capace di raccontare lo spirito festoso e teatrale della manifestazione attraverso un linguaggio moderno e immediatamente riconoscibile. Le grafiche, concepite come veri e propri “manifesti illustrati”, trasformano ogni bottiglia in un oggetto da collezione.

 

 

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