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Lo scorso giugno il nuovo show room di Eureka ha ospitato la seconda tappa del Master Coffee Grinder Championship, vinto in finale da Giuseppe Fiorini, mostrandosi quale spazio multifunzionale e multimediale a disposizione di professionisti e amanti del caffè di tutto il mondo per testare le ultime novità di settore.
Ora Conti Valerio aggiunge un ulteriore tassello al suo ambizioso programma di sviluppo aziendale che prevede, al suo completamento, il raddoppio dello stabilimento di Sesto Fiorentino, alle porte di Firenze. Il nuovo avveniristico stabilimento produttivo è il Mignon Factory, completamente dedicato alla produzione degli omonimi macinacaffè che da anni soddisfano le esigenze di professionisti e coffee lover. Vi lavorano 24 persone, occupa una superficie di 700 metri quadrati e ha una capacità produttiva di 700 macinacaffè al giorno.
Con questo investimento la Conti Valerio punta a implementare il mercato per i professionisti che cercano la giusta attrezzatura per la propria offerta specialty ed anche per il mercato domestico. «La linea Mignon, infatti - spiega Maurizio Fiorani, managing director - grazie alle sue performance professionali combinate alle ridotte dimensioni, rappresenta un best seller e un prodotto di riferimento per il segmento prosumer internazionale: Germania, Nord America, Regno Unito e Medio Oriente saranno i mercati su cui punteremo maggiormente, realtà in cui già oggi il marchio Eureka è affermato». Uno stabilimento è stato aperto lo scorso anno in Cina.
L’offerta di questo piccolo macinacaffè è declinata in più di venti soluzioni, realizzate per rispondere alle esigenze e preferenze dei vari mercati e dei singoli professionisti: può offrire infatti performance iper-automatizzate e velocissime, come pure più “semplificate”, attente a una macinatura più lenta.
Provenienti dalle nuove linee produttive, sono tre i nuovi modelli disponibili sul mercato. I brand di punta dell’azienda fiorrentina, Eureka 1920 e Eureka Oro, si arricchiscono con Libra 65 All Purpose e Mignon Libra 65 All Purpose, entrambi con sistema Ace, regolazione micrometrica continua brevettata, tecnologia Silent, forcella Hands-Free univesale regolabile, Instant Grind Weighing Technology e macina superiore senza fori da 65 mm di diametro; la granulometria varia tra espresso e brew.
Single Dose Pro fa leva sulla versatilità dello stile di macinatura e sulla riduzione totale della ritenzione, garantendo zero sprechi. Ha macine piane Diamond Inside da 65 mm, regolazione micrometrica continua brevettata, tecnologia Silent, Blow Up System. La campana è da 45 gr e la produttività (g/s) di 2,5-3,0 per espresso, 3,0-4,1 per brew.
Per tutti i modelli le dimensioni sono contenute e il design ricercato.
Pantone Color Institute ha scelto Mocha Mousse (PANTONE 17-1230) come Color of the Year 2025. Si tratta di una calda tonalità di marrone che evoca il cacao, il cioccolato e il caffè. Questo colore rappresenta un invito a riscoprire comfort e familiarità. Qualità, queste ultime, che nel mondo della pasticceria e, ancora di più, nella cioccolateria trovano una declinazione naturale.
Il Pantone Color of the Year ha da tempo un impatto significativo anche nel mondo del food, dove i colori ispirano ingredienti e creazioni. Il Living Coral nel 2019 ha riportato alla mente la delicatezza della pesca e l’esotismo del sale dell’Himalaya, spesso utilizzato in dessert per bilanciare le dolcezze. Il Classic Blue del 2020 ha evocato anche inaspettate creazioni realizzate da panificatori. Nel 2022 il Very Peri ha ricordato le tonalità dei mirtilli neri e dell’uva nera, trovando spazio in dessert che celebrano le sfumature intense dei frutti di bosco.
Stavolta, invece, tocca al Pantone Mocha Mousse, che con le sue sfumature celebra i toni naturali del cioccolato e della nocciola. Ingredienti perfetti per esaltare il gusto e la tradizione di molti dolci classici italiani.

Il Mocha Mousse trova già espressione concreta nei laboratori di pasticceri e cioccolatieri, dove il colore si unisce armoniosamente a ingredienti di alta qualità. Sono tante le creazioni rappresentative. Tra queste c’è il Gianduione, un maxi-gianduiotto ideato da Giacomo Boidi, maestro cioccolatiere di Giraudi, che lo realizza con nocciole piemontesi e cacao selezionato. Un’altra proposta significativa è Unexpected Chocolate, dessert contemporaneo dello chef Enrico Marmo, che abbina la leggerezza di una meringa all’aquafaba a polvere di olive taggiasche, esaltando il cioccolato in chiave innovativa ma coerente con il tema. Oppure, Pane e cioccolato, ideato da Maurizio Bufi, chef de Il Fagiano, celebra la tradizione attraverso otto varietà di cioccolato abbinate a una morbida brioche, per un dolce che richiama ricordi d’infanzia.
Le tonalità calde del marrone non sono solo visive ma diventano una guida per gli abbinamenti sensoriali. Pasticceri come Raffaele Lenzi con la sua Torta al cioccolato, umeshu e yogurt , e Luca Ludovici con Sospiro a Frascati stanno reinterpretando il cioccolato in modi che amplificano la texture e la complessità del gusto.
Tenacia, studio, passione, impegno incessante nel divulgare le caratteristiche e la buona pratica del caffè di qualità, caratterizzano Gianluca Lavacca e Giovanni Antonacci, i due titolari della microtorrefazione Il Manovale di Turi (BA), entrambi qualificati e per la finale del campionato italiano Roasting che Sca Italy organizza a Sigep 2025, in programma a Rimini dal 18 al 22 gennaio.
Un risultato unico e un grande motivo di orgoglio. Gianluca, il frontman della situazione, è alla sua quarta partecipazione a una finale di una competizione molto complessa; si è classificato secondo nella tappa di selezione del Nord, presso Naked Coffee Roaster Specialty Coffee a Sorbolo (RE); Giovanni si è piazzato secondo nella tappa del Sud Italia che si è svolta a Pescara.
Un risultato di grande rilievo in quanto è la prima volta che una stessa attività vede in finale due suoi componenti ed anche un riconoscimento alla loro ostinatezza. Il Manovale apre nel 2019 e si ispira alla tradizione delle antiche torrefazioni di quartiere italiane, dove le origini avevano ancora un nome e il caffè era acquistato con maggiore consapevolezza rispetto ad oggi. Valorizzando qualità, tracciabilità ed esperienza sensoriale, vede crescere rapidamente la sua produzione, passando dalle 10,5 tonnellate nel 2019 elle 42 del 2024, che vende soprattutto nel territorio ed esporta in 15 Paesi, tra cui Canada, Stati Uniti, Germania, Grecia e Svezia.
Perché partecipare a una competizione Roasting? chiediamo a Gianluca Lavacca. «È sempre un motivo di crescita, per questo sono arrivato alla quarta esperienza: il confronto con gli altri concorrenti arricchisce e ogni volta imparo qualcosa di più che poi porto nel mondo del lavoro. Inoltre è un motivo di visibilità aziendale, che per noi rappresenta un aspetto non secondario».
Da sempre una nota distintiva dei caffè lavorati a Turi è la dolcezza, ricercata anche quando la maggior perte dei microroaster specialty puntava sull’acidità. «L’esperienza di Sca lo sottolinea - riprende Lavacca -: a livello globale il consumatore non ricerca l’acidità, ma le preferisce la dolcezza; è questa parte che fa incrementare le vendite in quanto crea un equilibrio percepito positivamente dal consumatore. L’acidità è una presenza fondamentale, ma deve essere ben bilanciata all’interno di una complessità gustativa, un equilibrio che possa soddisfare tutti».
Se l’apertura di una microrastery che unisce miscele commerciali a caffè specialty poteva sembrare un azzardo nel Sud Italia, si è mostrata col tempo una scelta vincente, in quanto Bari (come tutta la Puglia) è ormai una zona ad alta vocazione turistica, e chi viene da oltre frontiera cerca caffè di qualità che, piano piano stanno imparando a conoscere e apprezzare anche gli italiani. Più di un esercizio ha deciso di offrire i caffè e vendere i pacchetti della microroastery che nel periodo estivo riceve numerosissime visite di curiosi e persone che vogliono acquistare i suoi caffè perché, come osserva Lavacca, «se le richieste dei pubblici esercizi sono ancora poche, il cliente finale ci cerca, ci intercetta sempre di più, è innamorato del nostro prodotto e disposto a fare chilometri per raggiungerci: siamo in campagna, tra gli alberi di ciliegio; chi ci raggiunge ci vuole trovare e vuole trovare caffè con un’origine certa, una storia, qualcosa di autentico, diverso, ricercato e lo specialty risponde a queste esigenze».
Per dare maggiore visibilità ai caffè proposti nei locali, sono state messe a punto nuove confezioni, che dallo stile essenziale delle precedenti si sono portate su grafiche colorate e accattivanti; sulla parte posteriore sono riportate le informazioni su questi specialty che fanno tutti parte della linea Vagabondo, un termine he vuole sottolineare il concetto di ricerca, movimento e di continuo cambiamento che la caratterizza: paese di origine, farm, varietà, processo, profilo in tazza. Difficile non notarle.
La sostenibilità, insieme alla qualità e all’innovazione, è uno dei pilastri che guidano l’attività di Casa Optima, gruppo italiano nel mercato del gelato artigianale, della pasticceria di eccellenza e del bere miscelato con i suoi otto marchi: Mec3, Giuso, Modecor, Pernigotti Maestri Gelatieri Italiani, Florensuc, Ambra’s, Blend e DOuMIX?. A dare conto dei risultati raggiunti su questo fronte è il Bilancio di sostenibilità 2023, il primo pubblicato dal gruppo, presente in 150 Paesi e con oltre 30.000 clienti serviti.
Frutto di un lavoro di squadra che ha coinvolto diversi team dell'azienda, il documento fa il punto in particolare sui progressi ottenuti tra il 2021 e il 2023 nel percorso intrapreso nei tre ambiti nei quali si declina il concetto di sostenibilità, ambientale, sociale e governance. Un percorso virtuoso che prevede ambiziosi target, in sintonia con quelli fissati nell’Agenda 2030 e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.
Un primo importante risultato è stato conseguito da Casa Optima nella riduzione delle emissioni in atmosfera di gas a effetto serra derivanti da consumi diretti e indiretti, calate nel 2023 di oltre il 45% rispetto al 2021. Non meno rilevante il calo dei consumi energetici, diminuiti del 7% sui consumi normalizzati sui kg prodotti.
Con la stessa percentuale, -7% sui kg prodotti, è stata ridotta la produzione di rifiuti rispetto al 2022 nei cinque stabilimenti del gruppo, quello a San Clemente (Rimini) dove c’è la sede centrale, a Cuvio (Varese), a Bistagno (Alessandria), ad Amiens (Francia) e a Cotia, nello stato di San Paolo in Brasile. Inoltre, il 99% dei rifiuti è stato destinato al recupero.
In questo percorso virtuoso rientra anche la scelta di andare verso l’utilizzo di pack finali sostenibili: grazie al lavoro dei team di ricerca e sviluppo, secchi e taniche sono ora in polipropilene 100% riciclabile e le latte sono in acciaio, anche questo materiale totalmente riciclabile, mentre nei pack di pasticceria è stato eliminato il 99% delle spugne in materiale plastico.
La sostenibilità si abbina poi alla qualità per quanto riguarda l’approvvigionamento delle materie prime, il cui acquisto è stato pari a 20.000 tonnellate nel 2023. A garantire la bontà dei prodotti del gruppo è infatti l’utilizzo di materie prime fresche e di qualità, coltivate e trattate con cura, e fornite da operatori certificati, il 98% dei quali localizzati all’interno dell’Unione Europea, con più dei due terzi con sede in Italia.
Grande attenzione è rivolta da casa optima anche al benessere di personale e collaboratori. Il gruppo ha implementato un programma di Diversity & Inclusion Policy che promuove una cultura aziendale inclusiva e che valorizza le diversità sul luogo di lavoro, per i suoi 1.000 collaboratori. Di questi 708 sono dipendenti diretti, con il 32% di donne responsabili di una o più unità organizzativa.
L’attenzione al personale si manifesta anche nell’impegno nella formazione, da sempre investimento strategico del gruppo finalizzato al costante arricchimento del bagaglio di competenze e conoscenze dei dipendenti, con diverse iniziative di retention, sviluppo personale, professionale e organizzativo, con una media di ben 20,4 di ore di formazione per dipendente lo scorso anno. Sempre nel 2023, il gruppo ha realizzato 31 assunzioni a tempo indeterminato, delle quali 9 sono state trasformazioni da contratto a tempo determinato, 20 gli stage inseriti dei quali 11 confermati.
I traguardi raggiunti rappresentano un ottimo viatico per quelli ancora da conseguire. Su tutti il raggiungimento della neutralità carbonica entro il 2030, attraverso l’impiego di energia rinnovabile e la riduzione progressiva del 5% annuo dei consumi energetici. A questo scopo Casa Optima continuerà a investire nell’autoproduzione energetica nei propri stabilimenti, rispetto a soluzioni alternative come l’acquisto di crediti di carbonio da terzi. In questo piano rientra anche l’impianto fotovoltaico con una potenza di 304 kW, inaugurato lo scorso giugno nello stabilimento Giuso a Bistagno, realizzato con un investimento di 300.000 euro e che copre circa il 30% del fabbisogno elettrico annuo del sito.
Nella stessa direzione gli investimenti nella mobilità elettrica, con l’obiettivo di convertire il 75% della flotta in veicoli elettrici e ibridi entro il 2030. Altra iniziativa green portata avanti, la creazione della Foresta Casa Optima, con 5.500 alberi piantati entro il 2025, che permetteranno di assorbire oltre 1500 tonnellate di CO₂ in dieci anni.
Il panettone salato si conferma tra le novità più interessanti del Natale 2024, con una crescita del 4% nelle vendite rispetto all’anno precedente. A rivelarlo è un report della Federazione Internazionale Pasticceria Gelateria e Cioccolateria (Fipgc). Se il dato segna un’evoluzione, il futuro è ancora tutto da scrivere, tra sfide tecniche e un potenziale di destagionalizzazione da esplorare.
Secondo Matteo Cutolo, presidente della Fipgc e titolare della pasticceria Generoso di Ercolano, il panettone salato ha già conquistato il pubblico più curioso. «Quest’anno ho realizzato un panettone salato con pesto di basilico, olive nere di Gaeta essiccate e pomodorini del piennolo. I profumi che sprigiona al taglio lo rendono unico», racconta Cutolo.
Cutolo vede nel panettone salato un prodotto che riesce a soddisfare esigenze diverse dei clienti, offrendo una valida alternativa al classico natalizio. «È un prodotto innovativo e bilanciato, che riesce a sorprendere senza stravolgere. La combinazione tra il dolce dell’impasto e il salato degli ingredienti lo rende perfetto per chi cerca un’alternativa originale al panettone». Il presidente evidenzia inoltre l’importanza della comunicazione: «Far conoscere le potenzialità del panettone salato è essenziale per aumentare il suo successo. Non è solo un prodotto per le feste, ma può essere gustato in diverse occasioni».

Anche i concorsi riflettono l’interesse crescente verso il panettone salato. «Nel concorso Miglior Panettone del Mondo, la categoria salata sta attirando sempre più partecipanti: quest’anno abbiamo avuto oltre venti iscritti, il doppio rispetto agli anni precedenti. Questo dimostra come anche i professionisti stiano investendo su questa specialità». Tuttavia, Cutolo non nasconde le difficoltà tecniche legate al prodotto: «Il sale compromette la maglia glutinica più dello zucchero, e gli ingredienti inseriti, come salumi e formaggi, riducono la shelf life. Allungarla è una sfida che richiede studio e ricerca».
Dal Friuli Venezia Giulia, Roberto Notarnicola del Forno Mamm di Udine ha lanciato quest’anno il suo primo panettone salato, chiamato Bombetta con capocollo e caciocavallo. «Abbiamo riscontrato un grande interesse da parte della clientela, ma ci siamo limitati a piccoli lotti per garantire freschezza. A differenza del dolce, il panettone salato ha una shelf life di soli 10 giorni», spiega. «I nostri clienti stanno imparando a consumarlo velocemente, spesso tornando per acquistarne un altro. Questo ci permette di mantenere alta la qualità senza compromettere né la bontà, né la sicurezza alimentare».

Notarnicola si mostra fiducioso sul futuro del prodotto: «Stiamo studiando il comportamento degli ingredienti per migliorare la durata: proveremo versioni con solo formaggio o solo salumi per capire quale influisce di più sulla conservazione. C’è molto da fare, ma sono convinto che con le giuste ricerche si possano ottenere risultati eccellenti».
L’artigiano pugliese non ha dubbi sulle potenzialità di destagionalizzazione del prodotto: «Potrebbe essere proposto tutto l’anno, ad esempio come alternativa alla pizza al formaggio a Pasqua. Abbiamo già sperimentato il suo uso in cucina durante i brunch a tema panettone, e i risultati sono stati ottimi. Inoltre, può essere un elemento versatile per chi cerca qualcosa di diverso per aperitivi e pranzi leggeri».
Matteo Calzolari, de Il Forno di Calzorari a Monghidoro e Bologna, lega il suo Panettone di San Petronio alla tradizione bolognese. «Il nostro panettone nasce dal Pane di San Petronio, ricetta storica della città. Abbiamo lavorato per bilanciare gli ingredienti, sostituendo il burro con parmigiano di Rosola e la vaniglia con pepe. Nel secondo impasto, invece dello zucchero, aumentiamo il sale e inseriamo cubetti di prosciutto del Cané e di parmigiano», spiega Calzolari.

Anche per Calzolari, la shelf life rappresenta una sfida: «Il nostro panettone salato si conserva per due settimane, ma potrebbe durare di più. I clienti, però, lo consumano velocemente e spesso tornano ad acquistarne un altro. Questo dimostra come il panettone salato, se ben comunicato, possa avere un ruolo importante anche fuori dal periodo natalizio».
La proposta di destagionalizzazione è già in atto: «È il prodotto più indicato per essere venduto tutto l’anno. Il nostro panettone, grazie alla sua combinazione unica di ingredienti, può diventare protagonista non solo delle feste, ma anche di pranzi, cene e aperitivi durante tutto l’anno. Di sicuro il prossimo anno lo proporremo il 4 ottobre per San Petronio».
Nonostante le difficoltà tecniche e logistiche, il panettone salato sta dimostrando tutto il suo potenziale. Con un mercato in crescita e un pubblico sempre più interessato, il 2024 potrebbe segnare una svolta per questo prodotto. «Che sia per un aperitivo, un brunch o una celebrazione fuori stagione, il panettone salato ha le carte in regola per conquistare nuove occasioni di consumo», conclude Cutolo. La strada è tracciata, e il futuro sembra promettente.
Nella casa museo di Carlo Mollino, uno dei grandi protagonisti della creatività italiana di tutti i tempi, Molino Pasini snoda il racconto di tutte le sue farine, firmato dalla fotografa Stefania Giorgi. Divise per famiglie di appartenenza, in queste stanze trovano una naturale collocazione e raccontano in ogni angolo la loro peculiarità, la loro unicità e la loro versatilità. Perché in ogni settore dell’arte bianca, dalla panificazione alla pasticceria, scegliere la farina giusta fa la differenza.
«La linea Pasticceria di Molino Pasini è molto ampia e propone soluzioni “ad hoc” per qualsiasi preparazione il pasticcere voglia realizzare», spiega Anna Ottolini, responsabile Marketing e Comunicazione. «La farina è tra gli ingredienti più importanti e caratterizza con il suo gusto e le sue specifiche aromatiche il risultato finale. È compito del mugnaio preparare per ogni prodotto un tipo di farina differente, che per caratteristiche specifiche, forza, aromaticità e per performance siano le più indicate per ogni ricetta che gli artigiani devono creare».
Per tutte le farine comprese nella proposta di Molino Pasini la costanza del prodotto nel tempo è elemento imprescindibile, unitamente alla garanzia di riuscita per ottenere sempre la miglior performance.
La farina 00 per pasticceria ideale per la produzione di pasta frolla, pasta brisée, pasticceria da the, biscotti, frolle dolci e salate. Nella lavorazione questa farina conferisce all’impasto una struttura equilibrata: non troppo rigida, per evitare che la frolla diventi eccessivamente dura, e nemmeno troppo friabile, affinché il prodotto finale non si sbricioli.
La farina 00 per pasticceria ideale per la produzione di croissant, pasta sfoglia, cannoli, ventagli e millefoglie. Garantisce una produzione eccellente della pasta sfoglia e l’impasto può essere facilmente laminato. È inoltre in grado di sopportare lunghe lavorazioni.
La farina 00 per pasticceria ideale per la produzione di pan di Spagna, plum cake, ciambelle, torta Margherita, torta Paradiso, baci di dama. Questa farina è indicata per tutti i tipi di torte sia per la lievitazione tradizionale che per quella istantanea, tipica del lievito chimico. L’impasto non si irrigidisce e forma una alveolatura regolare, fine e soffice.
Farina per pasticceria ideale per pasta lievitata dolce e salata. È in grado di offrire un’ottima resa, grande elasticità e facilità di lavorazione. I prodotti
risultano leggeri e ben sviluppati. Farina ben bilanciata adatta a tutti i prodotti lievitati.
La farina 00 per pasticceria ideale per la produzione di brioche, sfoglia grassa con burro, cornetti surgelati e babà. Grazie alla particolare struttura proteica, questa farina per dolci sopporta bene l’aggiunta di grassi. Il prodotto finale si presenta di un colore chiaro con un notevole sviluppo, pur mantenendo sempre la giusta morbidezza. Anche in surgelazione conserva inalterate le caratteristiche organolettiche.
Questa farina 00 risulta perfetta per tutti i lievitati gestiti con la tecnica del freddo. Presenta un alto valore proteico e garantisce una perfetta lievitazione del prodotto, senza provocare la rottura della maglia glutinica.
Molino Pasini ha studiato cinque farine dedicate ai grandi lievitati delle feste.
È la farina per dolci insuperabile per la produzione di panettone, pandoro e colomba. Può essere utilizzata anche come farina da taglio, insieme a farine deboli.
È la farina che, oltre al naturale tempo di riposo, “affina” in ambiente controllato per 4 settimane aggiuntive, per arrivare nei laboratori dei più grandi maestri al culmine delle sue potenzialità. Una farina che viene consegnata nel momento di massimo sapore, consistenza, lavorabilità e che trova nel suo riposo nella nostra ‘cantina d’affinamento’ in un luogo protetto, ad aspirazione ventilata, con umidità e temperatura controllate, la quadratura del cerchio.
Testata e provata dalla panificatrice e lievitista Roberta Pezzella, è la novità della Collezione Autunno/Inverno 2023/2024. È la prima farina tipo 1 per grandi lievitati, molto più ricca di fibre rispetto alle farine tradizionali e con una grande capacità di assorbimento dei grassi, che aiuta i dolci a svilupparsi nel modo migliore caratterizzandoli con aromi e profumi più intensi e decisi.
È la prima farina per pasticceria in versione tipo 0 di Molino Pasini, per la realizzazione di tutti i grandi lievitati. Sua Altezza lega molto bene e molto velocemente. Inoltre, ha una migliore velocità di lievitazione, accorciandone i tempi: presenta infatti un eccellente sviluppo già dopo 6 ore e mezza, contro le 8-9 ore di una farina “classica” per grandi lievitati e la consistenza del prodotto finale risulta ottima.
È una farina tipo “00” ideale per la preparazione di grandi lievitati molto ricchi di alveolature. Perfetta per maturazioni medie e lunghe (dalle 18 alle 72 ore) ed impasti indiretti, questa farina ha un’elevata capacità di assorbimento dei grassi e presenta un eccellente sviluppo in cottura donando al prodotto finito una struttura estremamente alveolata.

Cimbali Group ha un nuovo direttore generale con una lunga esperienza nel settore B2C maturata all’interno di multinazionali anche di proprietà familiare: Frédéric Thil. Il suo obiettivo sarà guidare l’Azienda nello sviluppo di un business plan che permetta un’ulteriore espansione nel settore delle macchine da caffè, permettendo comunque al Gruppo di mantenere il suo aspetto familiare e il suo carattere italiano.
Maurizio Cimbali, presidente, si dice particolarmente soddisfatto: «Grazie alla sua comprovata esperienza professionale, Frédéric potrà supportarci nel processo di internazionalizzazione che abbiamo avviato da tempo». Rimanere fedeli e rispettosi della proprie radici proiettandosi nel futuro non è cosa semplice, ma osserva Thil, orgoglioso dell’incarico ricevuto dalla famiglia Cimbali, «Quando li ho conosciuti sono rimasto colpito dalla loro passione e determinazione ad accrescere il valore del capitale umano all’interno del Gruppo, che è diventato un riferimento del made in Italy nel mondo. Dato il mio background, sono molto sensibile all’aspetto famigliare, all’awarness dei brand e soprattutto alla dimensione internazionale». Un’ulteriore sfida sarà dunque quella di operare in una realtà che ormai è diventata globale, mantenendo il suo imprinting italiano, in un mercato delle macchine da caffè che si sta evolvendo in modo significativo e dove - aggiunge - «le geografie distanti rappresentano una quota di mercato rilevante su cui dobbiamo essere in grado di soddisfare le esigenze dei nostri clienti, con un occhio sempre puntato sulla sostenibilità ambientale e sociale. La sfida è importante, ma emozionante».
Frédéric Thil, che nel 2014 ha ricevuto dal Presidente della Repubbica Francese l’onorificienza di Chevalier de la Légion d’Honneur per le responsabilità sociali e i meriti conseguiti durante il periodo alla guida di Ferrero Francia, ha un’esperienza lunga e importante nel settore. È il 2001 quando entra in Ferrero, poi direttore commerciale di Ferrero Francia di cui nel 2008 diventa direttore generale. Nel 2013 è nominato amministratore delegato di Ferrero Italia, ruolo che copre fino al 2016, quando si trasferisce in Lussemburgo come executive director travel market e food service. Dal 2004 al 2024 è presidente della società Thil Consulting, che supporta Pmi e startup nello sviluppo di business plan.
Il cioccolato a Natale è un simbolo di calore e festa. Tra le proposte di cioccolateria spiccano le creazioni artigianali di Charlotte Dusart e Simona Solbiati. Le due maître chocolatier trasformano il cioccolato in un’esperienza visiva e gustativa.
Charlotte Dusart, cioccolatiera belga con boutique a Milano, celebra il Natale con la collezione Noël à la montagne. Ispirata alle atmosfere delle cime innevate, la linea include creazioni come l’Albero innevato, elegante proposta in cioccolato fondente con mandorle croccanti, zucchero a velo e una stella in cioccolato bianco in cima. Tra le novità c'è il Fiocco di neve ripieno, una scultura che unisce estetica e gusto grazie al cremino al pistacchio e lampone come farcitura. A queste si aggiungono figure giocose come l’Orso polare e il Pinguino Chic, che con il suo cioccolato al caramello e un tocco di fior di sale sorprende per l’equilibrio dei sapori. Non manca la Choco-Bomb Arturo, un simpatico pupazzo di neve in cioccolato fondente e bianco, pensato per essere sciolto nel latte caldo e trasformare la merenda in un momento magico.

Simona Solbiati, con il suo laboratorio artigianale a Milano e Brescia, reinterpreta il Natale attraverso il cioccolato, unendo tradizione e creatività. La sua collezione natalizia spazia dalle decorazioni commestibili alle sculture più elaborate. L’Albero dei Doni, alto 50 centimetri e ricoperto da oltre 220 decorazioni natalizie, rappresenta una sintesi perfetta tra maestria tecnica ed estetica. Altrettanto suggestiva è la Giostra dei Cavalli, una vera opera d’arte in cioccolato fondente, al latte e bianco, capace di catturare lo sguardo e impreziosire la tavola delle feste. Tra le proposte più evocative spicca lo Schiaccianoci, realizzato in cioccolato fondente, al latte o bianco. Ogni figura è decorata a mano per richiamare l’immaginario delle fiabe natalizie, mentre il Trenino di Natale, con locomotiva e vagoni colmi di dolci sorprese, è pensato per stupire grandi e piccoli.
Nelle mani di cioccolatieri come Charlotte Dusart e Simona Solbiati, il cioccolato a Natale diventa protagonista di creazioni che combinano sapore, estetica e cura artigianale. Accanto alle proposte più creative, Solbiati offre anche una Christmas Box Fiocco di Neve, pensata per unire il piacere del regalo alla solidarietà. Parte del ricavato è destinato alla Carolina Zani Melanoma Foundation ETS, un’iniziativa che rende il Natale un’occasione di condivisione autentica.
Bolle più intense. Gusti più definiti. Per Schweppes il futuro della mixology ha un nome e una ricetta: Schweppes Selection. Una linea di sei referenze pensate per affiancare i professionisti dello shaker nella creazione di cocktail, che siano classici o nuove proposte che seguono le tendenze del momento, come low alcol e no alcol. Sei sodati aromatizzati con bolle ancora più potenti e persistenti, creati con la consulenza dei bartender internazionali per ottenere il miglior risultato al bancone. E promossi da sei professionisti della mixology italiana, che hanno messo alla prova le referenze. Come è andata? Lo racconta l'e-mag ideato da Schweppes e Bargiornale Studio, che raccoglie le voci degli esperti di mixology, i loro suggerimenti per l'uso, le loro ricette.
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In Schweppes Selection la storia di Schweppes (il fondatore, Jacob Schweppe, ha inventato la soda nel 1783) incontra il futuro della miscelazione, lavorando su un prodotto iconico per renderlo ancora più attuale. La Schweppervescence, l'effervescenza unica di Schweppes, fa un ulteriore passo avanti con bolle più grandi, persistenti, intense. Alleate perfette per sostenere il cocktail e garantirgli una lunga vita.
L'altra innovazione è la doppia macerazione: un processo, usato anche in profumeria, pasticceria e distillazione, che prevede che gli ingredienti vengano macerati separatamente, in modo da ottenere il massimo delle loro caratteristiche, e solo in seguito mixati. Dando vita a sodati dal profilo unico, in grado di regalare twist inaspettati ai drink.
Con le sue sei referenze la linea spazia nei gusti e nelle occasioni di consumo, in modo da dare ai barman un ricco ventaglio di possibilità.
Schweppes Selection Lemon & Quinine è una «lemon 2.0» che unisce la parte agrumata con il chinino, perfetta secondo Yuri Gelmini del Surfer's Garden di Milano per sdoganarla dal consumo notturno e creare proposte adatte all'aperitivo.
Schweppes Selection White Peach & Elderflower, con pesca bianca e fiore di sambuco, è pensata per il mondo del low alcol e del no alcol. E non ha alcol ma tanta personalità il cocktail ideato da Alessia Bellafante di Gesto a Milano.
Perfetta per sposare un altro trend, quello dell'agave, è Schweppes Selection Tonic & Touch of Lime, messa alla prova da Cristian Bugiada di La Punta Expendio de Agave a Roma.
La ginger ale ha una marcia in più con Schweppes Selection Ginger Ale, ideale per sostenere distillati importanti come whisky, bourbon o rum, come spiega Fabio Fanni di Locale Firenze a Firenze, mentre Schweppes Selection Ginger Beer & Chili gioca con zenzero e peperoncino per ottenere un brivido spicy usato da Matteo Zed di The Court a Roma per il suo drink.
Infine non può mancare un'evoluzione della soda, signature per eccellenza di Schweppes: Schweppes Selection Soda Water, raccontata da Agostino Galli di Lacerba a Milano. Insomma, la mixology del futuro fa schhhhhh come le bolle spaziali di Schweppes Selection, da scoprire sfogliando l'e-mag.
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