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Enrico Amesso è il nuovo direttore generale di Fabbri 1905

Fabbri 1905 ENRICO AMESSO
Il manager bolognese affiancherà l’ad Michele Magli nella strategia di crescita di lungo periodo della storica azienda bolognese

Nuovo ingresso nella squadra dei top manager di Fabbri 1905. È Enrico Amesso, scelto come nuovo direttore generale dell’azienda. Bolognese, classe 1976, Ammesso succede nel ruolo a Michele Magli, amministratore delegato della società, con cui lavorerà nella definizione della strategia di crescita e di sviluppo di lungo termine dell’azienda.

Entrato in Fabbri 1905 all’inizio di quest’anno, il manager vanta oltre 20 anni di esperienze in ruoli di vertice in ambito vendite e marketing in realtà produttive riconosciute come eccellenze del made in Italy, tra le quali Indesit Company, Piaggio, Carpigiani, Celli. Particolarmente significativa l’esperienza in Carpigiani, azienda specializzata nella produzione di macchine per la realizzazione di gelato artigianale italiano, soft & american ice cream a supporto di artigiani e delle principali catene internazionali di quick service restaurant. Entrato nel 2010 come responsabile del mercato italiano, Ammesso ha accompagnato la crescita globale dell’azienda fino ad assumere il ruolo di direttore commerciale Mondo. Incarico che ha poi ricoperto anche in Celli fino al suo passaggio in Fabbri.

Laureato in Economia aziendale presso l’Università degli Studi di Bologna, il manager ha arricchito la sua formazione con numerosi percorsi percorsi manageriali specialistici, focalizzati sui fondamentali della vendita, sullo sviluppo dell’efficacia personale e sul potenziamento delle competenze negoziali. Profilo ulteriormente rafforzato con la partecipazione, nel 2012, all’Executive Mba Alumni Advanced Program in Business Administration presso Alma Graduate School di Bologna: un percorso di alto livello orientato alla leadership, alla visione strategica e alla gestione avanzata delle organizzazioni.

Un profilo dalla consolidata esperienza internazionale e dalle competenze trasversali sul quale punta Fabbri per rafforzare la propria governance manageriale, in linea con gli obiettivi di crescita e sviluppo.

«Entro in Fabbri con tutto l’orgoglio e il senso di responsabilità di chi è cresciuto vedendo in Fabbri un caso luminoso di imprenditoria esemplare e coraggiosa – ha commentato Amesso in una nota che comunica la sua nomina – con il proposito di valorizzare le risorse esistenti e contribuire a nuovi progetti d’avanguardia con la visione di lungo periodo che questa azienda con 121 anni di storia merita e che non smette mai di avviare».

Salone del Vermouth, buona la terza

Salone del Vermout 2026
Numeri in forte crescita, tanto interesse in città: l'evento torinese dedicato al vermouth ha fatto centro

Oltre 10.000 presenze. Un successo quasi inaspettato, capace di stravolgere il programma: porte aperte al pubblico anche nel lunedì B2B per assorbire l'onda d'urto degli ingressi. La terza edizione del Salone del Vermouth è andata in scena a Torino con numeri significativi e buone sensazioni per il comparto e per un prodotto che quest'anno celebra 240 anni di storia.

«La terza edizione segna un cambio di passo decisivo – spiega Laura Carello, direttrice del Salone –. Superare le 10.000 presenze significa aver costruito un format solido, attrattivo e credibile. Il pubblico non è solo curioso, ma profondamente interessato: questi numeri sono la prova concreta di come investire sulla cultura e la conoscenza di questo prodotto rappresenti un asset strategico anche per il turismo e per il brand Torino, non solo a livello nazionale ma anche internazionale».

Curiosità che è stato facile annusare negli spazi scenografici del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano. Fin dal taglio del nastro di sabato mattina, si è registrato un interesse tangibile. Sale gremite (fin troppo, in alcuni momenti), dialogo serrato ai banchi d'assaggio e un'area divulgativa da tutto esaurito, così come le aule didattiche.

Tra i talk in programma hanno spiccato appuntamenti di peso: dalla tavola rotonda istituzionale inaugurale a Palazzo Birago Cosa cambia perché nulla cambi – Capitolo 2, che ha riunito istituzioni, produttori storici e nuovi artigiani per raccontare i prossimi 5 anni del vermouth, a La vita segreta delle botaniche con - tra gli altri - Matteo Bonoli (master herbalist) e Beppe Musso (master blender Martini). Fino al dibattito 1786 - 1925: l'Alchimia dell'aperitivo perfetto, con Chiara Buzzi, Christian Costardi, Flavio Angiolillo e Matteo Fornaro.

Il vermouth oggi

Sul fronte espositivo, la mappa dei 32 marchi presenti ha restituito una fotografia lucida della produzione odierna. I pesi massimi della liquoristica – da Martini a Carpano, passando per Cocchi, Carlo Alberto e il debutto di Cinzano sotto le insegne di Gruppo Caffo 1915 – hanno condiviso il palcoscenico con realtà artigianali all'esordio o quasi. Dal bicchiere sono emersi nuovi prodotti, in alcuni casi nuovi marchi, ma anche edizioni limitate di stretta ricerca e un curioso ritorno alle interpretazioni dry ed extra dry. Interessante poi la continua ricerca sulla base enologica, sulla quale i marchi oggi giocano la partita più audace: al fianco dei classici cortese, moscato e trebbiano, infatti, i produttori stanno esplorando basi vinose sempre più disparate e territoriali. Il risultato? Curioso sempre, interessante in molti casi, a volte complesso da immaginarsi in miscelazione, ma toccherà ai bartender dosarli con mano millimetrica.

Il Fuorisalone

L'onda lunga della fiera ha poi contagiato la città con un programma diffuso che ha intrecciato cultura, mixology, gastronomia e turismo esperienziale. Il Fuorisalone ha archiviato i suoi numeri: 45 eventi spalmati su 32 location hanno coinvolto istituzioni, musei, ristoranti, cocktail bar, librerie, piazze e luoghi simbolo della città. In calendario hanno trovato spazio 12 guest shift con bartender da tutta Italia e 5 cene in pairing, a conferma del ruolo centrale dell’ospitalità e della contaminazione creativa. Un travaso continuo tra bancone e cucina.

Il cocktail-restaurant nikkei Azotea ha incrociato i calici di Carpano in una cena a quattro mani con l'insegna fiorentina Saporium, per poi ospitare Lucas Kelm del Gellivs. Il fermento ha toccato i presìdi della tradizione, con Cinzano protagonista ai tavoli dello storico Madama Piola. Agli appuntamenti rodati si sono affiancate location d'eccezione: il Bar Cavour – Del Cambio ha ospitato una miscelazione contemporanea chiudendo con Flavio Angiolillo in partnership con Martini. Flora Cocktail Bar ha celebrato l'eredità del Negroni con Francesco Dipalma, in arrivo dal fiorentino Caffè Giacosa.

Spazio anche all'approfondimento guidato: da Eataly sono andate in scena le degustazioni a cura di Lorenzo Burrone per Carpano, mentre La Drogheria, Caffetteria Reale e Dispensa hanno dedicato drink list mirate alle riserve di Carlo Alberto. Da Store Biraghi, il racconto del territorio si è materializzato nei calici di Cocchi e Bordiga.

Sipario calato, coordinate già tracciate: la quarta edizione tornerà al Museo del Risorgimento a febbraio 2027.

Hamburger al bar, quando la tecnica fa la differenza

L'hamburger conquista anche il mondo bar, adattandosi a pranzi veloci, aperitivi rinforzati e servizio serale informale. Partner dei locali, GrosMarket consente di scegliere tra diverse soluzioni di prodotto e di servizio per costruire un'offerta vincente, senza complicare l'operatività quotidiana

Da territorio esclusivo di pub e burger joint, l'hamburger si fa strada anche nel mondo bar, come proposta trasversale per i diversi momenti di consumo, dal pranzo veloce al servizio serale, passando per l'aperitivo. Dietro un hamburger fatto a regola d'arte ci sono scelte precise: il taglio di carne giusto, il pane adatto, le salse, i contorni. Ogni elemento contribuisce al risultato finale e alla percezione del locale.

La carne: la materia prima resta un elemento centrale

La scelta della carne non riguarda soltanto il gusto. Tagli anatomici diversi presentano contenuti di collagene differenti, un aspetto determinante per la resa finale. Carni con minore presenza di collagene sono più adatte a cotture rapide, come la griglia, perché garantiscono maggiore tenerezza e succosità in tempi brevi. Nei bar che non dispongono di griglia, invece, il servizio si orienta spesso verso prodotti surgelati già grigliati e successivamente rigenerati, una soluzione che consente di mantenere costanza qualitativa e semplificare l’operatività. Anche forma e peso incidono sul risultato. Spessore e circonferenza devono essere bilanciati per garantire uniformità, mentre la stondatura dei bordi aiuta a trattenere i succhi. Il mercato, inoltre, si sta spostando da pezzature da 200–250 g verso formati da 100–150 g, che permettono di valorizzare panino e contorni e migliorare il controllo del food cost. Dall’osservazione dei dati di vendita di GrosMarket emerge una distribuzione equilibrata tra hamburger di carne fresca e surgelata (50%-50%). Un dato che riflette esigenze legate a organizzazione del lavoro, gestione delle scorte e riduzione degli sprechi.

Contorni e accompagnamenti sempre più identitari

Pane, patate e salse hanno seguito l’evoluzione dell’hamburger. I pani, spesso surgelati, presentano oggi meno additivi, formati studiati per il servizio e ispirazioni regionali o internazionali. Le patate superano la logica del semplice contorno, con nuovi tagli e consistenze per mantenere croccantezza e trattenere le salse. Le salse - dal tradizionale al gourmet, fino alle proposte free from o veg - diventano parte integrante della progettazione del piatto.

Il ruolo del partner di approvvigionamento

In un contesto così articolato, la disponibilità di un assortimento profondo e specialistico rappresenta un supporto concreto per il professionista. Un cash&carry specializzato come GrosMarket consente di scegliere tra diverse soluzioni di prodotto e di servizio, intercettare i trend e costruire un’offerta con competenza e attenzione ai dettagli, senza complicare l’operatività quotidiana.

Non esiste un solo hamburger

Non esiste un unico modello di hamburger valido per tutti i contesti. Oggi l’offerta si articola in interpretazioni diverse, pensate per rispondere a esigenze operative e di posizionamento differenti:

Proposte gourmet, dove contano la qualità della materia prima, la percentuale di grasso
e la resa estetica.
Prodotti ad alta rotazione, studiati per i momenti di massimo flusso e per un servizio rapido e replicabile.
Soluzioni già pronte o surgelate, per semplificare il lavoro, garantire continuità e mantenere costanza qualitativa, specie nei bar con cucine compatte o senza griglia.

L’ospitalità che tiene il centro mentre tutto gira

Al momento della premiazione ai Barawards come Bartender dell’anno, Dario Tortorella ha pronunciato una frase che può sembrare un déjà vu, ma è cruciale: «I premi contano, il riconoscimento è importante, ma la soddisfazione dell’ospite rappresenta la nostra sfida quotidiana». È un’affermazione che torna perché ha senso tornarci, come certi concetti che non si consumano con l’uso ma si affinano con il tempo. All’Antiquario di Napoli questa idea prende corpo in una sequenza precisa di gesti, parole e attenzioni calibrate, frutto di un lavoro lungo e consapevole che capitan Alex Frezza ha costruito come una vera grammatica dell’ospitalità: frasi di ingaggio pensate, ruoli dichiarati, standard chiari, una regia invisibile che accompagna l’ospite senza mai mettersi al centro della scena. Una filosofia che trova una sintesi visiva nella foto di copertina, scattata su una giostra: un’immagine che racconta movimento, equilibrio, ciclicità. Si gira, ci si diverte, ma tenendo il centro fermo.

Nel frattempo, anche la realtà ha fatto qualche giro di giostra: i clienti sono tornati protagonisti del fuori casa, non per nostalgia ma per competenza. Sanno cosa vogliono, sanno cosa evitare, riconoscono subito un luogo che li rispetta. Cercano ambienti che non chiedono attenzione, ma la meritano, tempi umani, proposte che non li mettano sotto esame. Non vogliono essere stupiti, ma messi a proprio agio. Questo ha effetti molto concreti sul lavoro dei locali: carte che non intimidiscono, osti e camerieri che capiscono quando parlare e quando fare un passo indietro. Anche la spesa media cresce, segno che quando chi sta dall’altra parte del banco si sente tranquillo apre il portafoglio senza sensi di colpa, che è una delle forme più alte di fidelizzazione. L’inclusività smette di essere una parola di moda e diventa una pratica quotidiana, quasi domestica. Vale per il food, dove anche i format più identitari hanno capito che ampliare la proposta non significa tradirsi ma moltiplicare le possibilità di scelta. E vale per il beverage, dove l’attenzione verso proposte low e no alcol cresce in modo trasversale: non più come parentesi morale o sacrificio imposto, ma come opzione naturale, adulta, finalmente normale. Bere diversamente non è più una dichiarazione di principio, è una questione di stile. Qui il lavoro dei bar più evoluti si fa sottile, quasi letterario: non basta aggiungere una riga in carta, bisogna saperla raccontare, servirla, proporla con naturalezza. È lo stesso principio che regge la giostra della copertina: tutti sorridono quando gira, ma se molli si spengono le luci e i cavalli si fermano. Il ritorno degli ospiti al centro, in fondo, è una richiesta di misura, di rituali che restino riconoscibili anche mentre cambiano, di luoghi dove non serve spiegare tutto perché qualcuno ha già capito. L’ospitalità non deve stupire, deve durare. E se ogni tanto riesce anche a far sorridere, tanto meglio.

Olimpiadi Invernali con una valanga di medaglie e drink

In ordine di tempo, il primo cocktail Milano-Cortina è firmato da Salvatore Bongiovanni di Shaker Club Café di Seregno
Coca-Cola, Birra Corona Cero, Caffè Vergnano, Consorzio di Tutela Prosecco Doc, Consorzio di Tutela Grana Padano Dop e Pasta Rummo sono i principali sponsor drink & food che hanno contribuito al successo dei Giochi Olimpici Milano-Cortina 2026. Da registrare la grande partecipazione ed entusiasmo di bartender e locali nella preparazione di originali drink in tema.

Chiusi con un bel successo italiano in termini organizzativi e sportivi (ben trenta medaglie da podio) i Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026, è tempo di dare conto dell’impegno delle aziende sponsor del settore food & beverage e delle iniziative di diversi cocktail bar e ristoranti.

Coca-Cola in viaggio con la Fiamma Olimpica

Worldwide Partner delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 (sponsor dei Giochi Olimpici fin dal 1928), The Coca-Cola Company è stata con i suoi prodotti (dalla celebre bibita Coca-Cola in lattina 33 cl appositamente brandizzata per l’occasione con i Cinque Cerchi Olimpici, allo sport drink isotonico PowerAde) insieme alla collaborazione con Caffè Vergnano, l’indiscussa protagonista internazionale del settore beverage, seguita da Birra Corona Cero (zero alcol) del gruppo AB-InBev e dal Consorzio di Tutela Prosecco Doc. Tra gli sponsor food, ricordiamo in particolare il Consorzio di Tutela Formaggio Grana Padano Dop e Pasta Rummo.
A cominciare dall’accompagnamento in carovana del Viaggio della Fiamma Olimpica che, partita dalla città greca di Olimpia il 26 novembre scorso, ha compiuto 60 tappe italiane, toccando oltre 300 Comuni, dalle grandi città alle più piccole Città d’Arte, per un totale di 12mila km. La carovana Coca-Cola ha potuto sostare ogni volta in appositi mini Villaggi Olimpici appositamente allestiti.
Ovviamente gli allestimenti più scenografici sono stati organizzati nella città di Milano, a cominciare da quello alle spalle del Castello Sforzesco con il grande padiglione The Peak, 900 mq di percorso immersivo in sette stazioni, con vendita di pin storici, esposizione di memorabilia e simulazioni di tipo sportivo.
All’accensione della Fiamma Olimpica appesa sotto l’Arco della Pace di Milano, Luca Santandrea, General Manager Olympic e Paralimpic Winter Games Milano-Cortina di Coca-Cola Hbc, ha sottolineato il senso della celebrazione dei valori olimpici che riuniscono sentimenti di unione e rispetto verso tutti.

Birra Corona Cero per il relax doposport

Presentata solo l’anno scorso, Birra Corona Cero è stato l’altro grande sponsor del settore beverage delle Olimpiadi Invernali, celebrate con un’apposita Golden Bottle da 33 cl con i caratteristici Cinque Cerchi Olimpici. 
La birra zero-alcolica di origine messicana ha scelto, oltre a una intensa campagna pubblicitaria con grandi manifesti e uno spettacolare video, ha proposto ad atleti e spettatori delle varie località sciistiche, ma non solo, una serie di Cero Stress Zone nei Villaggi Olimpici.
Inoltre sono stati brandizzati con il logo Corona Cero una serie di locali top con la creazione di originali Beer Garden, spazi relax doposport all’aperto, con tanto di sedie sdraio dotate di coperte e funghi riscaldanti, con la proposta Ice Bucket, cinque bottiglie (più una in omaggio) a 25 euro, poste in un secchiello da ghiaccio per favorire la convivialità tra clienti. 
Da segnale in particolare un “apparentamento” di cinque locali contigui in zona Porta Nuova (Milano) a cui accedere passando sotto un Arco “Trionfale”: la trattoria romana Volemose Bene, il ristopizza AmaMi, il Mason’s Famous Lobster Rolls, il sushibar Roppongi Izakaya e il ristofusion brasiliano Batukada,

Le bollicine venete del Prosecco Doc

Vino spumante italiano più prodotto ed esportato nel mondo con una produzione di oltre 616 milioni di bottiglie di 346 aziende, il Consorzio di Tutela del Prosecco Doc è stato Official Sparling Wine dell’evento olimpico invernale. Oltre che per i brindisi alle vittorie degli atleti nei vari Olympic Lounge, il Consorzio Prosecco Doc ha scelto una promozione di grande impatto visivo facendo eseguire sette grandi murales sui vari palazzi milanesi, in collaborazione con la start up Outdoora specializzata in SocialArtvertising. Punto di riferimento milanese è stato il Prosecco Doc Spakling Hub di piazza San Babila.

Una pausa calda con Caffè Vergnano

Official Coffee di Milano-Cortina 2026, il torinese  Caffè Vergnano (grazie all’accordo di distribuzione con Coca-Cola Hbc) ha  proposto a Milano, in piazza del Cannone dietro al Castello Sforzesco, un originale igloo trasparente che ha ospitato un percorso sensoriale in quattro momenti. In varie sedi olimpiche sono state inoltre riutilizzate sei cabinovie dismesse da funivia, dove atleti e spettatori hanno potuto gustare comodamente seduti, oltre alla classica Miscela Bar Caffè Espresso Vergnano 1882 Original, vari tipi di cappuccini e cioccolate calde. Per l’occasione è stato proposto il Caffè Dolomitico, a base di espresso arricchito con cannella, aromi di agrumi e crema in superficie.

Le Olimpiadi hanno scatenato creatività e fantasia dei bartender

Oltre che coinvolgere l’entusiamo di sportivi e spettatori, le Olimpiadi Invernali hanno acceso la creatività e fantasia di numerosissimi bartender. Nella impossibilità di poterli citare tutti, ci limitiamo alle proposte drink più originali dell’area milanese, spesso studiate con particolari abbinamenti gastronomici.

Moebius Milano, Tapa Bistrot, Cocktail Bar Sperimentale, Ristorante (zona Stazione Centrale)

Fresco di un altro prestigioso riconoscimento (7.o posto nella classifica The World’s 50 Best Bars 2025), dopo la Stella Michelin per il ristorante dello chef Enrico Croatti, condotto da Lorenzo Querci, Moebius Milano si conferma a livello internazionale invitando per i suoi Olympic Games i bartender di quattro famosi top cocktail bar: Connaught Bar di Londra, Native di Singapore, Bar Bello di Montreal (Canada) e Three Sheets di Londra.
 Tra la dozzina di ottimi drink proposti nel corso di due serate, abbiamo scelto di segnalare Negroni and Famous firmato dai bartender Giorgio Bargiani e Andrea Maiolani del Connaught Bar di Londra a base di Bulldog London Dry Gin, Mezcal Montelobos, Aperol, Vermouth Rosso, succo di lime, Chartreuse Gialla, servito in tumbler basso su cubo di ghiaccio.

Shaker Club Café, Seregno

Titolare e top bartender di Shaker Club Café di Seregno, Salvatore Bongiovanni è stato tra i primi a proporre un drink Milano-Cortina: 3 cl Il Bitter di Milano, 3 cl Cortina Mountain Gin, 3 cl Brancamenta, servito direttamente nel bicchiere old fashion guarnito con fetta di arancia e rametto di menta. Abbinamento food con scaglie di cioccolato fondente oppure con finger food di formaggi erborinati tipo Gorgonzola Dop o stagionati tipo Caciotta di Pecora o Grana Padano Dop.

5 nonsolococktails di Mattia Pastori

Consulente e top mixologist del progetto nonsolocockails.com, Mattia Pastori si è ispirato ai colori dei Cinque Cerchi Olimpici (che rappresentano i cinque continenti) per altrettante diverse proposte.
Golden Milano (Asia): 4 cl gin infuso al Riso Arborio, 2 cl sciroppo di zafferano, 2 cl succo di lampone, 6 cl Franciacorta Ca’ del Bosco Prestige, shaker con ghiaccio (meno lo spumante) versato in flûte, top di Franciacorta.
 Negroni Alpino (America): 3 cl Cortina Mountain Gin, 3 cl Savoia Americano Rosso Vermouth, 3 cl Bordiga Genepì Secco, versato in tumbler basso. 
Green Spirit (Europa): 2 cl vodka infusa alla pera Williams Bartlett, 2 cl P31 Aperitivo Green, 2 cl Vermouth Bianco, 0,5 cl sciroppo al cumino, nello shaker con ghiaccio, versato in coppa cocktail, guarnito con fetta di pera disidratata.
 Ocean Breath (Oceania): 4 cl Oppure Botanical Spirit, 4 cl Venturo Aperitivo Mediterraneo, 2 cl sciroppo di miele Manuka, 5 cl Tonica Rovere Sanpellegrino, 1 cl succo di limone, nello shaker con ghiaccio (meno la tonica), versato in tumbler alto, top tonica, guarnito con twist di scorza di limone. 
Ethiopian Velvet (Africa): 2 cl Brandy Branca XO Extra Old, 2 cl Disaronno, 8 cl caffè espresso Lavazza Kafa Forest, 2 bar spoon di zucchero di canna, 1 ciuffo di panna montata al berberé; scaldato il caffè in un pentolino con lo zucchero, viene versato in tumbler basso, aggiunta di brandy e Disaronno, completato con panna montata.
Mattia Pastori è autore del libro Il Figlio del Bar edito da Tecniche Nuove.

Osteria Afrodite, Milano (zona Città Studi)

Dal 1994 in Italia, il capobarman argentino Vito José Arena di Osteria Afrodite ha proposto il drink Mi-Na ispirato al trinomio Milano, Cortina e la cantante Mina: 3 cl Cortina Mountain Gin, 3 cl Cordusio Bitter, nel mixing glass, versato in coppetta martini ghiacciata, con uno spiedino con lampone, abbinare con una ciotola di bigoli con genovese di tonno fresco o con una ciotola di tagliatelle al tartufo nero dello chef Alberto Caricchia.

Barotto Cocktail Lab, Milano (zona Vincenzo Monti)

Anche nel Barotto Cocktail Lab gestito da Massimiliano Lang, Elisabetta Palma e Giuseppe Bellora, il bartender siciliano Rosario Amarù si è ispirato ai colori dei Cinque Cerchi Olimpici ai quali ha aggiunto Après Ski Cortina: 3 cl Cortina Mountain Gin, 3 cl Cynar, 3 cl Vermouth Dry infuso al pino mugo passato nel roner, versato direttamente nel tumbler basso su cubetti di ghiaccio, guarnito con ciuffo di menta e otto mirtilli disidratati. Abbinamento food? Un trancio di Panotto, specialità realizzata con una focaccia croccante tipica di Forte dei Marmi (a cui si spira anche il nome del bar) farcita con fontina, brie, funghi e salsa della casa.

Dry Milano (zona Brera)

Famoso per gli abbinamenti “americani” pizza & cocktail, gestito dal barmanager Edris Al Malat, Dry Milano ha messo a punto la drink & food list Tasty Games (5 cocktail e 5 pizze) ispirata ai Cinque Cerchi Olimpici. Citiamo uno degli abbinamenti più “golosi” come Giallo (Asia) con Roku The Japanese Craft Gin, Chartreuse gialla, succo di lime, Maraschino e pineapple yogurt, servito con la Pizza farcita al pomodoro, fiordilatte, pepperoni salami, honey, chili oil, foglie di basilico.

Opera 33, Milano (zona Carlo Farini)

Gestito dalla vulcanica barlady mixologist Terry Monroe, Opera 33  dal 1997 è un incredibile laboratorio alchemico. La principale proposta in tema Olimpiadi è stata Giallo Oro O.I. Après Ski: 2 cl estratto di limone home made, 4 cl estrazione per vibrazione di campana tibetana di Tanqueray London Dry Gin, top Cedrata Tassoni, gocce di estratto di pepe verde e Amaro Jägermeister, preparato direttamente in tumbler alto su cubetti di ghiaccio, guarnito con foglia di bambù.

El Porteño Gourmet, Milano (zona Duomo)

Il progetto El Porteño è stato creato anni fa dai soci Fabio Acampora e dai fratelli argentini Sebastian e Alejandro Bernardez, dando vita a una catena di locali tra Milano, Roma e Porto Cervo. Ultimo in ordine di tempo è il ristorante El Porteño Gourmet che ha scelto di riproporre due tipiche specialità alpine come Vin Brulé e Bombardino. 
Il Vin Brulé è realizzato a base di vino rosso argentino Malbec aromatizzato con chiodi di garofano, cannella, anice stellato, scorze di limone e arancia, zucchero di canna. Il Bombardino “milanese” è ottenuto riscaldando 5 cl liquore a base di uova Vov ed è proposto “corretto” con 2 cl di rum scuro e con top di panna montata spolverata di polvere di cacao. Abbinamento food con assaggi di polenta guarnita di formaggio.
 Spettacolare il dehors del ristorante, allestito come una tipica baita di montagna alla maniera della località sciistica argentina San Carlos de Bariloche, con divani e coperte di lana. Le due specialità alpine sono state servite (gratis) ai passanti da simpatiche hostess da due grandi distributori termos in acciaio su un apposito carrello.

A’Riccione Terrazza 12. Milano (zona San Babila)

Scenico rooftop al decimo piano (dalla quale spesso si vede la schiera delle Alpi lombarde), il terzo locale con insegna A’Riccione dei fratelli abruzzesi Dante e Giuseppe Di Paolo, A’Riccione Terrazza 12 ha scelto di proporre tre cocktail dal barmanager Jimmy Saka e dei bartender Alfred Betun ed Erik Quarantani abbinandoli a tre piatti dello chef Marco Fossati.
Ice Skating
è un twist secco del Negroni, con Cortina Mountain Gin, Bitter Bianco, Vermouth Dry e Sherry Fino. 
Hockey su Ghiaccio è una rivisitazione dell’Americano con Campari e Vermouth Carpano Antica Formula, con un top di soda home made ai frutti rossi di montagna e una goccia di lavanda alpina.
 Sci Alpino Cortina è a base di Vermouth Bianco, Aperitivo Bitter Select, St. Germain liquore ai fiori di sambuco, top di vino spumante Trento Doc.
 Abbinamenti mare-monti con Tartare di tonno con lime, briciole di pane, crauti viola e salsat rentina Bozner; Risotto A’R Milano-Cortina bagnato con infuso al pino mugo, mantecato con burro di malga, guarnito con un’ostrica; Gamberoni alla brace serviti con radicchio ciotto a bassa temperatura in agrodolce, ristretto di crostacei e burro di malga alle erbe alpine.

The Roof Milano - Hotel dei Cavalieri e Hotel De Square (zona Duomo)

Su un’altra prestigiosa e panoramica terrazza milanese, The Roof Milano Cocktail Bar e Ristorante dell’Hotel dei Cavalieri e Hotel De Square, il barteam Gianluca Zedde ha proposto il cocktail Spicy Olimpia a base di Campari chiarificato, Vermouth Bianco e soda home made allo zenzero, peperoncino fresco e spezie varie, versato in tumbler alto su cubo di ghiaccio e guarnito con un rametto di rosmarino spolverato di zucchero. 
Cinque gli abbinamenti gastronomici ispirati ai colori dei Cinque Cerchi Olimpici in versione finger food in ciotoline. 
Cubo di pizza Margherita con salsa verde al basilico; Gambero in tempura con polvere al nero di seppia; Riso giallo allo zafferano passato al salto con cremoso di Gorgonzola Top; Pappa al Pomodoro; Crema di carote viola.

Cocktail Bar Ristorante Sogni Milano (Porta Genova)

Elegante ristorante cocktail bar rivestito da pannelli di legno scuro, creato dall’imprenditore della moda Claudio Antonioli, il bar manager del cocktail bar e ristorante Sogni Milano Matteo Paulillo, ha proposto  due cocktail. Olympic Vibes: 4,5 cl Savoia Americano Rosso Vermouth, 1,5 cl Mezcal Montelobos Espadin, 2 cl Winter Cordial (all’arancia, cannella e vaniglia) infuso con beurre noisette, top 1,5 cl tonica alla mela rossa, servito su cubo di ghiaccio in tumbler alto e peel di scorza di arancia. Gold Metal: 3 cl Italicus Rosolio di Bergamotto, 1 cl liquore al pino mugo, 3 cl Tequila Curado Blanco, 3 cl Bitter Bianco, 10 cl Pink Grapefruit Queen Cleo, servito su cubo di ghiaccio in tumbler basso.

Bluesquare Contemporary Inn, Milano (zona Tortona)

Noto per la cucina asian fusion, per i drink a basso tenore alcolico e per i frequenti dj set che ne fanno un frequentato music cocktail bar Bluesquare Contemporary Inn della barmanager Silvia Gazocchi ha proposto per le Olimpiadi due cocktail. Un twist del Paloma come Zefiro: 4,5 cl Italicus Rosolio di Bergamotto, 3 cl succo di yuzu, top Pink Grapefruit Three Cents, servito nel tumbler alto bordato con sale al timo su blocco di ghiaccio, guarnito con un rametto di timo. 
Orancio Margarita: 3,5 cl Savoia Orancio Vermouth, 10 cl Tequila Patròn Silver, 2,5 cl succo di lime, servito in coppa ghiacciata bordata di sale, guarnito con scorzetta di arancia.

Un tavolo tecnico per le aziende della distribuzione alimentare

L'associazione AGroDiPAB Horeca si fa capofila della proposta di costituire un tavolo tecnico che riunisca i ministeri e le organizzazioni della filiera

Una filiera come quella dei grossisti alimentari e di bevande è una realtà complessa, che coinvolge diversi ministeri, associazioni, organizzazioni. I numeri, raccontati da AGroDiPAB Horeca, l’associazione nazionale che da cinque anni aggrega le aziende della distribuzione alimentare, ci parlano di un comparto da 107,1 miliardi di euro di fatturato e 1,5 milioni di addetti. Come si fa a mettere insieme le istanze di una realtà così variegata? Per questo AGroDiPAB Horeca si è fatta promotrice per la costituzione di un Tavolo nazionale della Filiera horeca, con una presentazione ufficiale, lo scorso 19 febbraio alla Camera dei Deputati, che ha coinvolto rappresentanti politici e istituzionali. Il tavolo pensato da AGroDiPAB (al vaglio degli uffici del Ministero delle imprese e del Made in Italy) dovrà riunire al suo interno i diversi ministeri competenti (oltre al Mimit, i ministeri della Sovranità alimentare, del Turismo, del Lavoro e della Salute), ma anche le principali organizzazioni della produzione agricola, dell'industria alimentare e della distribuzione e degli esercizi horeca, assicurando che anche la voce delle piccole e medie imprese e delle realtà di nicchia non resti inascoltata.
«La mission del tavolo di filiera - ha commentato Giuseppe Maria Arditi, presidente di AGroDiPAB horeca - è tutelare la pluralità del mercato attraverso una rappresentanza unica, forte e credibile, che superi la frammentazione operativa della filiera e che porti al centro del dibattito soluzioni tecniche concrete, come l'interoperabilità dei sistemi e la formazione certificata dei nostri addetti».  Un punto centrale della proposta riguarda l’operatività del tavolo, che si articolerà in Commissioni tecniche settoriali permanenti: dalla semplificazione normativa, alla sostenibilità ambientale e innovazione digitale.

Accordo Fipe-Quandoo per contrastare il fenomeno del no-show

Una partnership che consentirà agli associati Fipe di accedere a condizioni agevolate alla piattaforma Quandoo per gestire le prenotazioni online

La digitalizzazione per migliorare i flussi di gestione della clientela e contrastare il fenomeno del no-show. Ci crede Fipe-Confcommercio, la federazione dei pubblici esercizi, che ha appena sottoscritto un accordo con la piattaforma Quandoo, ad oggi già presente in Italia in quasi 6mila ristoranti. Le imprese associate potranno accedere a condizioni agevolate al piano Quandoo for Restaurants Pro, che consente ai consumatori di prenotare tavoli tramite sito web, app e widget dedicati, ai ristoratori di gestire autonomamente disponibilità dei tavoli, flussi di clientela e di sviluppare strategie di fidelizzazione e ampliamento della clientela. Nell’ambito dell’accordo sono previste condizioni agevolate anche per le imprese associate Fipe già clienti di Quandoo.
«L’accordo con Quandoo rientra nel più ampio impegno della federazione per promuovere una cultura dell’innovazione tra le imprese del settore finalizzata a migliorare l’esperienza del cliente e l’efficienza delle aziende. In questo contesto si inserisce anche l’azione di contrasto al dannoso fenomeno del no-show che penalizza la ristorazione», ha dichiarato Lino Enrico Stoppani, Presidente di Fipe-Confcommercio. Gli fa eco il direttore del Centro-Studi di Fipe, Luciano Sbraga, che spiega come il no-show sia un'abitudine da contrastare con ogni mezzo, fastidiosa e pericolosa per le aziende della ristorazione. «Qualche tempo fa avevamo fatto un'indagine qualitativa, che ci aveva dato la misura di quanto fosse sentito il fenomeno del no-show: per il 91% dei ristoratori il problema era molto o abbastanza rilevante. Inoltre, 3 su 4 aggiungevano che si trattava di un problema che affliggeva la loro attività».
Fra le misure messe in atto dai locali, il più gettonato è il recall sotto data per ricordare al cliente della prenotazione: «Questo riduce il rischio - commenta Sbraga - ma non lo azzera. Inoltre, è un'attività che impegna il tempo di una risorsa che dovrà occuparsi delle telefonate. Con i sistemi di prenotazione digitali questo è un processo che è gestito da una macchina».
Resta il tema carta di credito: chiederla o non chiederla al cliente a garanzia della prenotazione? «Il timore che hanno i ristoratori è che chiedere la carta di credito possa trasformarsi in un disincentivo ad andare in quel ristorante specifico. Quando abbiamo chiesto ai gestori cosa si può fare contro il no-show, ci hanno risposto che qualsiasi impegno in questo senso andrebbe assunto tutti insieme», aggiunge Sbraga.

Perché scegliere i sistemi di lavaggio Winterhalter

Winterhalter apertura
Con i suoi sistemi di lavaggio performanti ed evoluti Winterhalter garantisce bicchieri e stoviglie sempre puliti e brillanti, facendo risparmiare tempo, risorse ed energie da dedicare alla costruzione di un’esperienza al top per il cliente

Nel lavoro quotidiano di un bar o di un ristorante, ci sono gesti che sembrano automatici, quasi invisibili. Eppure, sono quelli che costruiscono, o mettono a rischio, la qualità percepita dal cliente. Il lavaggio di bicchieri e stoviglie è uno di questi.

Un drink può essere perfetto sulla carta, preparato con ingredienti ricercati e una tecnica impeccabile, ma se arriva in un bicchiere con aloni, odori residui o una forte opacità, qualcosa si rompe. Il cliente magari non sa spiegare quale sia il problema, ma percepisce che qualcosa non va. E quell’impressione resta. Per questo, nel mondo horeca, la cura del lavaggio non è un dettaglio tecnico: è parte integrante dell’esperienza.

Parlare di qualità oggi significa anche parlare di scelte consapevoli dietro le quinte. Investire in un sistema di lavaggio professionale vuol dire tutelare il proprio lavoro, il proprio tempo e la propria reputazione. Significa garantire standard costanti anche nei momenti di massimo stress, quando i ritmi si alzano e il margine di errore aumenta.

Specializzata nella produzione di sistemi di lavaggio professionali evoluti, Winterhalter è conosciuta per essere un partner affidabile per le realtà del fuori casa.

Sistemi evoluti per lavaggi al top

Le sue macchine forniscono al personale un grande aiuto, ottimizzando tempi e costi di lavaggio. Inoltre, grazie all’integrazione al loro interno dell’intelligenza artificiale, sono in grado di analizzare i cicli di lavoro, adattare i parametri in base al carico e segnalare eventuali anomalie prima che diventino problemi reali. Il tutto si traduce in meno sprechi, meno imprevisti e più continuità operativa.

A questo si affianca il Connected Wash, il sistema che permette di monitorare da remoto le prestazioni della lavastoviglie: consumi, utilizzo dei programmi, stato della macchina. Dati concreti che aiutano il gestore a prendere decisioni più consapevoli, ottimizzare i costi e programmare la manutenzione senza fermare il servizio nei momenti sbagliati.

Lavare meglio per lavorare meglio

Tutto questo non serve solo a “lavare meglio” ma, a lavorare meglio. È importante fornire allo staff strumenti che semplifichino il lavoro e liberino tempo ed energie da dedicare a ciò che succede davanti al banco o in sala. Un momento unico dove si può creare il legame con il cliente.

Ed è proprio da questi dettagli invisibili che si riconoscono i locali che hanno scelto soluzioni di lavaggio performanti come Winterhalter.

Italpepe e la cultura delle spezie: un nuovo linguaggio per la mixology

Italpepe Lodi
Dalla certificazione sensoriale alla formazione con i grandi player del fuori casa, fino al progetto Spice Vibes e all’ingresso nell’European Spice Association. L’azienda romana porta le spezie oltre il ruolo di ingrediente, trasformandole in strumenti espressivi ed emozionali anche nella miscelazione contemporanea

Da ingredienti tradizionalmente legati alla cucina a veri e propri attivatori sensoriali anche dietro al banco bar: le spezie vivono una nuova stagione, diventando strumenti espressivi sempre più centrali nella mixology contemporanea. A tracciare questo percorso sta contribuendo Italpepe, portando nel mondo del fuori casa una visione che unisce ricerca, alti standard qualitativi e interpretazione emozionale.

Nata a Roma nel 1969 e specializzata nella selezione e commercializzazione di spezie, l’azienda ha rafforzato la sua presenza nel canale horeca solo negli ultimi anni, con la Linea Vitaletti, creata in occasione dei 90 anni del fondatore Alfonso Vitaletti: una linea di erbe e spezie di eccellenza, da piccoli lotti super selezionati, pensata per i professionisti, dalla ristorazione alla pasticceria, fino all’alta mixology.

Italpepe spezie

Una linea che si distingue, oltre che per la qualità delle materie prime e il particolare approfondimento sul mondo pepe (ve ne sono di 9 tipologie, tra le quali pepe Cubebe, garofanato, rosso Kampot, Muntock, Sarawak, Sichuan, Tellicherry), per un elemento unico nel panorama delle spezie: la certificazione sensoriale.

La certificazione sensoriale

«È frutto di un lavoro di ricerca sviluppato dalla Vitaletti Academy, il nostro centro di ricerca per la promozione della cultura delle spezie, in collaborazione con il team di ricerca coordinato dalla professoressa Francesca Venturi dell’Università di Pisa – racconta Francesca Iannarilli, direttrice marketing e comunicazione di Italpepe -. In pratica, abbiamo messo a punto un sistema che identifica i composti volatili caratterizzanti di ogni referenza, riportati in etichetta insieme ai descrittori aromatici, e certifica la conformità del prodotto al profilo organolettico ritenuto eccellente, sulla base di un’analisi sensoriale scientifica. L’obiettivo è garantire la costanza aromatica di ogni referenza, uno standard di qualità fondamentale nel mondo professionale. Si pensi a tutte quelle preparazioni dove non è possibile correggere il risultato a posteriori: sapere che una spezia risponde sempre allo stesso profilo sensoriale rappresenta un valore per chi lavora».

La cultura delle spezie

La certificazione si inserisce in un percorso più ampio di diffusione della cultura delle spezie che Italpepe porta avanti da anni, affiancando alla selezione delle materie prime un lavoro di ricerca, formazione e divulgazione, anche in collaborazione con professionisti e realtà di primo piano del fuori casa. La selezione per la miscelazione, per esempio, è stata curata con il bartender Cristian Lodi, trainer storico della Campari Academy e proprietario del cocktail bar Milord a Milano. Comprende, oltre a una selezione di spezie della collezione Vitaletti, tra le quali diverse tipologie di pepe, fava tonka, peperoncino ancho, cardamomo, cumino, paprika affumicata, timo, vaniglia, anche alcune proposte della linea di frutta e verdura liofilizzata Spice Up, molto apprezzata dai bartender, come fragola, barbabietola rossa, lampone, arancia.

«Il nostro obiettivo non è solo offrire un prodotto di qualità, ma contribuire a far crescere la consapevolezza su cosa sia davvero una spezia - sottolinea Iannarilli -: un ingrediente complesso, nella sua semplicità, per l’impatto gustativo ed emotivo che è capace di dare alle preparazioni e in grado di generare esperienze multisensoriali che coinvolgono palato, olfatto e memoria».

Formazione tra scienza e creatività

Una visione che prende forma anche attraverso un’intensa attività di formazione e sperimentazione, sviluppata con partner come la Campari Academy, il Lavazza Training Center e la Carpigiani Gelato University, per mostrare come le spezie possano offrire sfumature sensoriali inedite e una chiave emozionale alle creazioni del fuori casa. Dalla miscelazione alla caffetteria, dalla gelateria alla cucina, diventano così un segno distintivo, una vera e propria firma del professionista.

Un esempio è la drink list creata da Lodi, in collaborazione con Campari Academy, composta da sette cocktail ognuno dei quali interpreta una diversa sfumatura sensoriale delle spezie Italpepe. Tra questi Passion, dove una base di rum Appleton si miscela con uno sherbet di lamponi liofilizzati e peperoncino Ancho, completato da un top di spumante Cinzano, oppure Harmony, preparato con una riduzione di Campari al rosmarino, Gin Bulldog, cumino, top di soda e una guarnizione di germogli di pisello.

Un’esperienza declinata anche in altri ambiti. «In una masterclass dello scorso anno, con Lavazza, Carpigiani e Campari, abbiamo esplorato l’utilizzo delle spezie nell’espresso e nel gelato, fino ad arrivare a proposte di abbinamento creative, ma sempre equilibrate, capaci di aprire nuovi scenari per l’aperitivo – prosegue Iannarilli -. Per accompagnare un drink come il Vermouttino, fatto con Vermouth del Professore, gassosa e aromatizzato con un’essenza di fava tonka e pepe di Sichuan, abbiamo proposto un gelato al cheddar e peperoncino jalapeño, completato da nachos speziati alla polvere di caffè».

Il codice invisibile

Un nuovo capitolo del percorso culturale portato avanti da Italpepe è rappresentato da Spice Vibes, progetto di ricerca che mette in luce il “codice invisibile” delle spezie, ovvero il loro linguaggio sensoriale. Sviluppato in collaborazione con MindScents, il progetto sposta l’attenzione dal gusto all’olfatto, portando al centro il potere evocativo dell’aroma e la sua capacità di attivare emozioni e stati d’animo. «Con Spice Vibes vogliamo rendere accessibili conoscenze che approfondiamo da anni – spiega Iannarilli -. Le spezie non parlano solo al palato: attraverso i loro composti volatili dialogano con la memoria e con le emozioni. Per questo abbiamo scelto di raccontarle anche in base a come ci fanno sentire, offrendo una ulteriore chiave di lettura che può ispirare il lavoro dei professionisti, dalla cucina alla mixology».

L’ingresso in Esa

Un impegno nella ricerca e nella definizione di standard condivisi che oggi Italpepe porta oltre i confini italiani con l’ingresso nell’European Spice Association (Esa), l’organizzazione europea che rappresenta i principali operatori del settore spezie. Un passo che inserisce l’azienda in un contesto di confronto a livello internazionale, attraverso la partecipazione ai gruppi di lavoro dedicati a sicurezza alimentare, qualità e sostenibilità, contribuendo attivamente alla definizione degli standard del comparto. «Entrare a far parte dell’Esa significa consolidare il nostro ruolo di innovatori e anticipatori dei trend, rafforzando la fiducia dei partner e offrendo soluzioni sempre più distintive al mercato», conclude Iannarilli.

Casoni rinnova l’immagine della linea 1814

Casoni linea 1814 rinnovata
La linea di spirit premium per la mixology e l'aperitivo si presenta ora con un'identità visiva rinnovata e più riconoscibile, che esalta la storicità della gamma e del marchio

Una nuova immagine per dare un tocco di modernità ed esaltare l’identità del marchio. Risponde a questi obiettivi l’operazione di restyling realizzata da Casoni per la linea 1814, la gamma di spirit premium, frutto di originali ricette della famiglia, per la miscelazione e l’aperitivo. Linea composta dall’Aperitivo 1814, dal Bitter 1814, Vermouth 1814 e Aperitivo 1814 Non Alcolico, referenza, quest’ultima con la quale la storica azienda di finale Emilia ha fatto il suo ingresso nel segmento no alcohol.

L’operazione di rinnovamento si è concentrata sulle etichette, ridisegnate per tutte le quattro le referenze per rendere la gamma più riconoscibile e dialogare in modo più diretto con il mondo della mixology contemporanea. Un lavoro, soprattutto di pulizia estetica, che ha riportato al centro del progetto grafico il logo Casoni, valorizzato ora in modo più netto ed evidente e diventato protagonista della scena, esaltando così l’identità e la storicità della linea, che già nel nome rimanda all’anno di fondazione dell’azienda: il 1814.

La linea 1814

Linea che conserva invariate ricette e caratteristiche dei prodotti. Nato da un’infusione alcolica di scorze di arancia amara e dolce, china, genziana, artemisia, rabarbaro, Aperitivo 1814 (alc 15% in vol) si distingue per il profilo fresco e agrumato, caratterizzato da una nota agrodolce e da un profumo intenso che lo rendono ideale per la prepazione di Spritz e di altri cocktail per l’aperitivo.

Le stesse botaniche, con in più menta, liquirizia, quassia e cascarilla, si trovano anche nella ricetta di Bitter 1814 (alc 23% in vol), che spicca per la sua decisa e intensa nota agrumata e amaricante che ne fanno un ingrediente perfetto per la preparazione dei grandi classici dell’aperitivo italiano.

Completa il trio alcolico, il Vermouth 1814 (alc 17% in vol), lanciato due anni fa (leggi Casoni 1814 completa il tris con Il Vermouth Ricetta Tradizionale), frutto della miscelazione di vino Trebbiano 100% emiliano con l’infusione di 8 botaniche: artemisia, assenzio, china, scorze d’arancio, genziana, cannella, cardosanto e rabarbaro. Un vermouth in stile italiano, dal sapore vellutato e avvolgente, con ricchi toni agrumati e speziati, pensato per la preparazione di cocktail storici e moderni, ma anche da servire liscio freddo o con ghiaccio.

Alla famiglia si è infine aggiunto l’Aperitivo 1814 Non Alcolico, che ripropone il profilo dell'Aperitivo 1814, ma in versione zero alcol. Un prodotto dedicato alla miscelazione analcolica con il quale Casoni presidia questo trend di consumo in costante ascesa.

Le aziende premiate con il Lorenzo Cagnoni Award 2026 a Beer&Food Attraction

Lorenzo Cagnoni Award Beer&Food Attraction
Sei le aziende espositrici e tre le start up insignite del riconoscimento, dedicato alle soluzioni più innovative per il settore del fuori casa. La cerimonia di premiazione è andata in scena alla kermesse riminese

Tra i tanti eventi che stanno animando l’edizione 2026 di Beer&Food Attraction, in corso alla Fiera di Rimini fino a martedì 17 febbraio, c’è il Lorenzo Cagnoni Award, il premio dedicato alle soluzioni più innovative per il settore Horeca, la cui cerimonia è andata in scena nella giornata inaugurale della manifestazione.

Realizzata in collaborazione con Angi (Associazione nazionale giovani innovatori) e Ice Agenzia (Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane), l'iniziativa ha celebrato le realtà che stanno guidando la trasformazione digitale e sostenibile del comparto, premiando sia le start-up, che con la loro visione pionieristica rappresentano una delle forze trainanti dell’innovazione, sia le aziende espositrici distintesi nello sviluppo di prodotti e servizi all’avanguardia, queste ultime nell’ambito di 6 categorie: Beer, Spirits, Soft drinks - Low & No, Food, Technology e Service and Digital Innovation.

Il podio delle start-up

A salire sul gradino più alto del podio, tra le start up, è stata Crave, azienda italiana produttrice di kombucha, bevanda che si sta ritagliando uno spazio di rilievo nel panorama dei consumi fuori casa, grazie alla crescente attenzione verso benessere e sostenibilità. L’azienda propone bevande bio, a basso contenuto calorico, senza alcol e gluten free, capaci di coniugare gusto e benefici funzionali e articolate in due brand: Kombuciao, rivolto a un pubblico ampio, e IntroFoods, dedicato agli infusi botanici.

Al secondo posto si è piazzata l’azienda austriaca Mountain’s Goat, con un progetto che integra sostenibilità e innovazione produttiva nel beverage, puntando su processi a basso impatto ambientale e modelli di economia circolare.

Ha chiuso il podio Voucherly, l’azienda specializzata in soluzioni per le catene della ristorazione che permette il pagamento al tavolo tramite QR code, integrandosi con i sistemi già esistenti. Unifica pagamenti digitali, buoni pasto e programmi loyalty senza richiedere modifiche ai flussi operativi. È una soluzione scalabile, progettata per catene e operatori food strutturati.

Le aziende premiate

Ecco le aziende espositrici premiate nella varie categorie:

  • Beer: Fkv per lo sviluppo di un sistema avanzato di gestione e monitoraggio che consente ai locali di controllare qualità, rotazione e performance della birra alla spina, trasformando il dato tecnico in una leva commerciale strategica;
  • Spirits: Rossi d’Angera Distillatori, per la capacità di coniugare tradizione e sviluppo di nuove referenze premium, valorizzando ricerca e identità territoriale;
  • Soft Drinks, Low & No Alcol: Alcol-Seele, per il progetto Mezzanotte, una proposta analcolica strutturata che non imita gli spirit, ma costruisce un’esperienza aromatica autonoma, intercettando la crescita del bere consapevole;
  • Food: Il Giardino delle Luppole, concept che mette in dialogo diretto cucina e cultura brassicola, integrando ingredienti e suggestioni birrarie nella proposta gastronomica;
  • Technology: Maselli Misure, per i sistemi avanzati di misurazione e controllo che assicurano precisione, qualità costante e ottimizzazione dei processi produttivi lungo l’intera filiera beverage;
  • Service & Digital Innovation: Made in App, per la piattaforma che semplifica la gestione operativa dei locali integrando ordini, comunicazione interna e strumenti digitali in un unico ambiente smart.

A consegnare il premio alle aziende vincitrici sono stati Corrado Peraboni, amministratore delegato di Italian Exhibition Group, organizzatrice di Beer&Food Attraction, Carmen Zeolla, exhibition manager di Beer&Food Attraction, e Gabriele Ferrieri, presidente di Angi.

La Nuova Era Tassoni passa dallo zero

Tassoni Botanico Superfine Zero
Lo storico marchio amplia la sua offerta con Botanico Superfine Zero, alternativa analcolica al mondo del gin, e Tonica Superfine Zero Zuccheri e Zero Calorie. Due soluzioni per l’alta mixology che intercettano il trend no alcohol

Due novità all’insegna dello zero, inteso come zero alcol e zero zuccheri, arricchiscono l’offerta di Tassoni per l’alta miscelazione, ambito al centro della Nuova Era, il percorso di evoluzione e riposizionamento del marchio, avviato dal suo ingresso nel Gruppo Lunelli. Disponibili da fine febbraio, le nuove creazioni sono Botanico Superfine Zero, un’alternativa analcolica al mondo gin, e Tonica Superfine Zero Zuccheri e Zero Calorie: due soluzioni pensate per aiutare i bartender a rispondere alle nuove abitudini di consumo della clientela sempre più orientate a uno stile di vita salutista, dove l’analcolico e l’uso di ingredienti a basso o nullo contenuto di zuccheri diventano componenti importanti della nuova cultura della mixology.

Un nuovo paradigma che lo storico marchio di Salò interpreta restando fedele alla propria identità, fatta di artigianalità, cultura botanica e attenzione alle materie prime.

Botanico Superfine Zero

Botanico Superfine Zero è infatti l’interpretazione in chiave analcolica dell’universo gin secondo Tassoni. Nasce da una miscela di otto botaniche rigorosamente naturali, estratte attraverso un processo totalmente analcolico. Una combinazione attentamente studiata dal mastro erborista Tassoni che compone un bouquet mediterraneo fresco e armonioso, dove ginepro e alloro si intrecciano con cedro e mandarino, angelica e rosa del Marocco. Il risultato è un prodotto ideale per la preparazione di mocktail e aperitivi ricercati, capace di restituire il rituale e la profondità aromatica del distillato anche in assenza di alcol.

La tonica zero zuccheri e zero calorie

La Tonica Superfine Zero Zuccheri e Zero Calorie nasce invece dalla stessa ricerca aromatica che caratterizza la Tonica Superfine Tassoni classica, reinterpretata in chiave zero senza rinunciare a precisione ed eleganza. Il profilo è costruito attorno a botaniche selezionate, tra le quali l’alloro, che dialoga con la misurata amarezza del chinino dando vita a un gusto pulito, equilibrato e definito, sostenuto da una frizzantezza persistente.  Pensata per la miscelazione di alto livello, e capace di offrire struttura e profondità senza alcun apporto calorico, abbinata a Botanico Superfine Zero dà vita a Zero Tonic, un drink analcolico che offre un’esperienza totalmente zero: senza alcol, zuccheri e calorie.

La collezione mixology

Con i nuovi arrivati si amplia l’offerta di miscelazione firmata Tassoni, che ora dialoga in modo trasversale tra alcolico e analcolico. Ne fanno parte la gamma di mixer, composta da Tonica Superfine, Tonica al Cedro, Ginger Beer, Ginber Ale (queste ultime due certificate bio) e Soda La Classica, e poi il Distilled Dry Gin Superfine Tassoni (alc 41,5% in vol) e il Bitter Del Lago (leggi Bitter del Lago, il nuovo nato di casa Tassoni).

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