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Ditta Artigianale apre a Milano e rilancia il bar stile anni ’50

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Il nuovo locale milanese di Ditta Artigianale
Primo punto vendita fuori da Firenze per l'insegna di caffetteria di Francesco Sanapo, che inaugura il 25 gennaio in Corso Magenta a Milano. Un locale aperto dalla colazione fino alle 23, con i caffè della torrefazione fiorentina protagonisti assieme a proposte food di stampo internazionale

«È bello, è bellissimo», ci ha detto Francesco Sanapo pochi giorni prima dell'apertura della nuova caffetteria di Ditta Artigianale a Milano. E aveva proprio quello sguardo lì, pieno di orgoglio ed emozione, di chi ha atteso il momento giusto e progettato al millimetro uno sbarco piuttosto ardito, nell'affollato porto milanese, e finalmente vede terra. Sabato 25 gennaio è la data di apertura ufficiale della prima caffetteria di Sanapo nel capoluogo lombardo, in Corso Magenta 31, a 50 passi dal Bar Magenta. Si tratta del primo pdv fuori da Firenze, dove l'insegna ne conta già cinque più un corner dentro il Mercato Centrale.

Dalla colazione al dopocena

Aperto in settimana dalle 7:30 alle 23 e nel weekend dalle 8:30 alle 23, il locale si candida a far convivere alta caffetteria e proposte culinarie di qualità per ogni momento della giornata.

Ampio spazio al mondo del caffè: ci sono le miscele per espresso, come MammaMia e Jump, e i monorigine selezionati da Sanapo e dal suo team. Espresso, naturalmente, ma anche altre estrazioni come V60 o Aeropress. Presenti in lista anche proposte stagionali e signature coffee, come il bestseller Coffeemisù, bevanda ispirata al tiramisù a base di espresso, servita con crema di mascarpone e biscotto. Offerta food dalla colazione all'aperitivo: ci sono dolci e lievitati d’ispirazione internazionale come croissant francesi, cinnamon buns e carrot cake. Pausa pranzo con proposte semplici e fresche, ricco brunch in stile internazionale, che unisce le proposte stagionali e i grandi classici (come avocado toast, pancakes, club sandwich e croque madame). All’aperitivo Ditta Artigianale propone una selezione di signature cocktail, alcuni dei quali preparati con il Gin Peter in Florence e accompagnati da tapas gourmet.

Francesco Sanapo
Francesco Sanapo nel nuovo locale di Milano

Sanapo: «Riscopriamo la dimensione conviviale»

«Aprire a Milano è una grande emozione per me e per il mio team», commenta Francesco Sanapo, AD di Ditta Artigianale. «Il nostro concept si basa sull’idea di riportare il bar alla sua dimensione umana e conviviale, ispirandosi ai caffè degli anni '50, quando questi luoghi erano punti di ritrovo per socializzare e condividere momenti di qualità. L'obiettivo principale è quello di creare un ambiente accogliente dove il caffè è al centro dell’esperienza e della narrazione, insieme a un’offerta complementare di prodotti artigianali e di altissima qualità». E aggiunge: «Quale miglior occasione per presentare la nostra nuova visual identity, a partire da una grafica più contemporanea e colorata e da un packaging 100% riciclabile».

Gli ambienti: richiami Liberty

La nuova caffetteria di Ditta Artigianale di Corso Magenta richiama lo stile Liberty, in dialogo con il palazzo che lo accoglie e le sue linee ornamentali e dinamiche, con infissi in ferro battuto e decorazioni floreali. Per questo motivo il cemento, protagonista indiscusso del locale, si è affiancato alle boiserie in legno di noce, al prezioso banco in graniglia veneziana e agli infissi, che riportano geometrie sinuose in ferro battuto.

L’Arcipelago toscano nel bicchiere al Bar Berni del Four Seasons Firenze

Bar Berni credit Rafael Luhrs
Credit foto: Rafael Luhrs
Celebra i vini aromatizzati italiani e le erbe dell'Arcipelago la drink list del bar che sorge all'interno del Palazzo Del Nero, fresco di ristrutturazione. A firmarli Antonello Palermo, bar manager del locale che si propone come nuova meta del panorama mixology fiorentino

Il Four Seasons Firenze è un hotel resort composto da due edifici rinascimentali separati dal maestoso Giardino della Gherardesca, uno dei più grandi parchi privati della città con una superficie di 11 acri. Al quattrocentesco Palazzo Della Gherardesca, che ospita i noti ristorante Il Palagio e il cocktail lounge Atrium Bar, si aggiunge il Palazzo Del Nero, ex palazzo nobile del XVI secolo, recentemente ristrutturato.

La ristrutturazione del palazzo, affidata all'interior designer Pierre-Yves Rochon, ha saputo mantenere intatto il fascino eterno dell'edificio rinascimentale, aggiungendo una dimensione di sofisticata modernità agli interni, dalle camere ai corridoi fino agli spazi dedicati alla ristorazione, come il ristorante Onde e il Bar Berni. Con 36 camere, un terzo di quelle del principale Palazzo Della Gherardesca, Palazzo Del Nero conserva l’atmosfera di una residenza privata, conferendo un tocco di esclusività tanto all’edificio quanto al ristorante e al bar.

Un omaggio ai vermouth e alle erbe dell'Arcipelago

Onde è un ristorante di pesce contemporaneo con una cucina improntata ai sapori della riviera toscana, mentre il Bar Berni, nome che rende omaggio a Bernardo Del Nero, fondatore dell’antica casata nobiliare dei Del Nero, è un vivace bar aperto tutto il giorno, guidato dal bar manager Antonello Palermo, ex Atrium Bar. Palermo e il suo team hanno sviluppato una drink list che celebra i vini aromatizzati italiani e le erbe delle sette isole dell’Arcipelago toscano, in perfetta sinergia con la proposta culinaria di Onde, il tutto accompagnato da interni a tema botanico, sound contemporaneo e da una vista mozzafiato sul giardino all'italiana dell'hotel.

Il Capraia (Mezcal Siete Misterios, mirto, vermouth Cocchi Dopo Teatro, yogurt di capra, essenza di basilico), per esempio, è un cocktail che trae ispirazione dall'omonima isola vulcanica toscana, un tempo sotto il dominio genovese. All'epoca della sua scoperta, l'isola era interamente popolata da capre, pertanto il drink esordisce con un cucchiaio da bar di yogurt di capra, arricchito dal liquore Mirto, tipico di Capraia, dal Mezcal Los Siete Misterios, che richiama la natura dell'isola, e dal vermouth Cocchi Dopo Teatro. Gli ingredienti vengono poi decantati, filtrati e serviti in un tumbler, su un cubone di ghiaccio, accompagnati da un bouquet di foglie di basilico e dalla sua essenza, a rendere omaggio alle storiche radici genovesi. All'assaggio, il Capraia si distingue per la nota affumicata data dal mezcal, che si fonde con la morbidezza dello yogurt di capra dando vita a un finale setoso e sapido.

Per il Gorgona, invece, è lo stesso Palermo a spiegare il legame tra il drink in stile americano (vermouth Carpano Antica Formula, soda al tè nero, agrumi, petali di rosa e calendula) e l'isola Toscana: «Il termine “Gorgona” è utilizzato da Dante Alighieri nella Divina Commedia per parlare del Conte Ugolino della Gherardesca, uno dei più celebri personaggi dell’Inferno dantesco. È proprio dal nostro omonimo giardino che ci siamo fatti ispirare per creare una soda a base di tè nero, aromi di agrumi, rose e calendula, che crescono nella nostra area verde».

Sulla scia del vicino Atrium Bar, il Bar Berni è destinato a diventare la prossima destinazione fiorentina per i cocktail, tanto per i residenti quanto per i turisti, grazie al perfetto connubio tra lusso, arte e ottimi drink a base di vermouth.

Le ricette

Capraia
Ingredienti:
40 ml Mezcal Siete Misterios Doba yej, 40 ml Mirto, 40 ml Cocchi Dopo Teatro, 1 bar spoon di Yogurt di capra
Preparazione:
gli ingredienti vengono miscelati e lasciati decantare, poi filtrati. Il drink viene quindi raffreddato in un mixing glass e servito in un bicchiere old fashioned con un cubo di ghiaccio, guarnito con una foglia di basilico e un'essenza al basilico.

Gorgona
Ingredienti:
60 ml Carpano Antica Formula, 140 ml soda di te nero, agrumi, petali di rosa e calendula.
Preparazione:
la soda viene preparata con un'infusione di tè aromatico, che viene poi chiarificato, addolcito e bilanciato con una leggera nota di acidità. Il tè viene quindi miscelato con il vermouth e carbonato.

 

English version

The Tuscan Archipelago in the glass at Bar Berni at the Four Seasons Florence

Four Seasons Florence is a hotel resort made up of two Renaissance buildings separated by the majestic 11-acre Gherardesca gardens, one of the largest private parks in the city. Joining the 15th century Palazzo Della Gherardesca, which is home to the well-known Il Palagio restaurant and the Atrium Bar, is the newly renovated Palazzo Del Nero, a former noble palace of the 16th century.

Palazzo Del Nero was refurbished by interior designer Pierre-Yves Rochon, who aimed to preserve the timeless charm of the building that pays homage to the allure of the Renaissance, from the rooms to the hallways to the Food and Beverage outlets, which include Onde restaurant and Bar Berni. With 36 rooms, one third that of the main Palazzo Della Gherardesca, Palazzo Del Nero has more the feel of a private residence, giving a more exclusive ambiance to the newly refurbished building along with its restaurant and bar.

A tribute to the vermouths and herbs of the Archipelago

Onde is a contemporary seafood restaurant with a cuisine that focuses on the Tuscan coast while Bar Berni is a lively all-day-dining and vermouth bar with a cocktail list by Bar Manager Antonello Palermo, formerly of the Atrium Bar. The name Berni is the shortened version of Bernardo Del Nero, the founder of the ancient noble house of Del Nero. Palermo and his team have developed a drink list celebrating the Italian fortified wine and the herbs from the seven islands of the Tuscan archipelago, embracing the concept of the adjacent Onde restaurant.

For example, for Capraia (mezcal Siete Misterios, mirto, vermouth Cocchi Dopo Teatro, goat milk yogurt, basil essential oils), the ingredients were inspired by the volcanic Tuscan Island of the same name, which was previously ruled by Genoa. When the island was first discovered, it was inhabited by goats and so the drink begins with one bar spoon of goat milk yogurt, which is combined with Mirto liqueur, native to Capraia, Los Siete Misterios Mezcal, taking inspiration from the volcanic nature of the land, and Cocchi Dopo Teatro vermouth. The ingredients are then decanted, filtered and served over a large ice cube in a tumbler, with a bouquet provided by the basil leaf garnish and basil essence, an homage to the Genovese history of Capraia. On the palate Capraia features smoky note from the mezcal which is softened by the goat yogurt, with a finish that is silky and savory.

Instead, for Gorgona, Palermo explains the connection between the Americano-style drink (Carpano Antica Formula vermouth, Soda of black tea, citrus, rose petals and marigold) and the Tuscan Island: "Dante Alighieri mentioned Gorgona in the divine comedy when he spoke of Count Ugolino della Gherardesca. In fact, we were inspired by our garden of the same name, making a soda with a base of black tea and aromas of citrus fruits, roses and marigold, which are found on our estate.”

Bar Berni offers a unique imbibing experience to its guests, who can savor inventive cocktails inspired by the Tuscan archipelago, while enjoying the look of the botanical-inspired interiors, unparalleled views of the Italian-style garden, all while listening to the contemporary beats from the nightly live DJ. Following in the footsteps of the nearby Atrium Bar, Bar Berni is set to become the next Florentine cocktail destination for both locals and tourists alike, looking for a drinking experience that combines luxury, art, and fine vermouth-based drinks.

Paga quanto ti puoi permettere: in un pub di Londra l’iniziativa di Oxfam

Drink e pinte al prezzo giusto per un giorno nel pop-up The Fair Pour: un'idea di Oxfam per sensibilizzare sul tema delle disuguaglianze di reddito

Un pub al centro di Londra, in cui pagare un drink in base al proprio reddito, ovvero a ciò che ci si può permettere. Il pop-up provocazione si chiama The Fair Pour e nasce da un'idea dell'associazione benefica Oxfam, in contemporanea con il World Economic Forum di Davos, in cui i maggiori economisti e politici del mondo si riuniscono periodicamente per discutere le politiche del futuro.

Un esperimento che ha visto protagonista il pub Queens Head in Theobalds Road, nel quartiere Holborn di Londra, e che ha previsto, almeno per un giorno (lo scorso 21 gennaio), la possibilità per tutti gli avventori di pagare in base alle proprie possibilità. Tenendo conto che il prezzo medio di una pinta di birra a Londra si aggira sulle 8 sterline: una cifra importante, per esempio, per un cameriere (si calcola che il reddito medio di un cameriere a Londra sia di circa 30mila sterline), ridicola per un calciatore o un super-manager.

Da parte di Oxfam è un modo per evidenziare la crescente disuguaglianza di reddito tra i super-ricchi e il resto del mondo. Con l'ulteriore obiettivo di sensibilizzare alla necessità di imporre ai super-ricchi di contribuire in maniera più rilevante al bene comune, pagando più tasse, che poi possano essere reinvestite in servizi per la comunità.

Il bar “one to watch” di Bangkok: il Dry Wave Cocktail Studio di Supawit “Palm” Mutarattana

L'intervista al bartender thailandese che si sta facendo notare in una città in gran fermento come Bangkok, con il suo cocktail bar "di contrasti"

Ad andare in giro con il suo cane, per le strade di Bangkok che brulicano a qualsiasi ora, il bartender Supawit Mutarattana, da tutti conosciuto come Palm, ha finito con il trovare la sua dimensione definitiva: «Non sale mai le scale; lo ha fatto quando ha incontrato quello che era uno spazio abbandonato, ed è stato come capire che quello era il luogo dove il mio progetto avrebbe preso vita». Nella vivissima Thong Lor, il progetto in questione è il Dry Wave Cocktail Studio, aperto a gennaio 2024 dopo otto mesi di preparazione e già titolare di una bacheca zeppa di riconoscimenti: miglior bar in Thailandia secondo Thailand Best Bar 2024, miglior bar di Bangkok e miglior bar team, ma soprattutto piazzatosi 98esimo agli ultimi Asia's 50 Best Bars (dove ha trionfato l'italiano Lorenzo Antinori con il suo Bar Leone), aggiudicandosi anche il premio di Campari One to Watch. Mutarattana, lo descrive come un bar di contrasti.

«Già il nome racconta molto: se si taglia la sezione di un tronco o di un blocco di marmo, che sono fermi e solidi per definizione, si notano le venature di un'onda. Mi piace pensare di interpretare la "cocktail wave" così, unendo in un luogo fisico, fermo, tutta la mia passione per l'arte, le persone, la musica, quindi un'onda inarrestabile che segue il flusso, "goes with the flow" e pervade il locale».

Trentacinque coperti dominati da un banco bar di marmo color mattone e disseminati tra un tavolo comune, un'area salotto e una sezione privata. Un impressionante albero secolare fa da guardia all'intero ambiente, con le pareti che richiamano il legno, la sabbia, l’aria: sono richiami alla natura, quella thailandese ovviamente, e alle ispirazioni che hanno portato alla realizzazione di questo luogo che sta macinando consensi. Quando parla di cocktail studio, Mutarattana lo intende «nel senso stretto del termine, studiamo per poter imparare sia degli ospiti che delle materie prime, facciamo ricerca continua sui classici per portarli ai giorni nostri».

Sulla miscelazione di altri tempi, infatti, Palm ha costruito la sua intera carriera, che lo ha visto iniziare come barista, poi in bar d'hotel fino al trionfo alla World Class nel 2012, che gli aprì le porte di un ruolo da brand ambassador per Diageo. Ex volto del Vesper di Bangkok, che ha portato a figurare nelle classifiche di settore, Mutarattana è stato testimone dell’evoluzione della scena di Bangkok, oggi uno dei poli di ospitalità più interessanti al mondo: le basi, però non si dimenticano.

«Il trend dei cocktail attuale parla di artigianalità, con numerose preparazioni e parecchio lavoro di laboratorio. Io sono un bartender classico, vecchia scuola, mi sono formato e mi rifaccio a Hidetsugu Ueno: preferisco i cocktail per tutti i giorni, quindi mi sono concentrato sulla loro valorizzazione massima». In un acutissimo esercizio di stile, i classici sono infatti in realtà potenziati, nel menu che quasi per ovvi motivi si chiama Super Classic: ciascun drink è la combinazione di due ricette tradizionali che si fondono in una, il frutto del meglio che ogni cocktail storico ha da offrire. Un’infografica a forma di onda descrive i sentori del drink, e due onde diventano una: bastano gli esempi del 1806-1998, che racchiude in sé un Cosmopolitan e un Old Fashioned, e del Lovebird in Venice, commistione tra Bellini e Paloma.

Sono quattordici i drink signature (per un totale quindi di ventotto classici), cui si aggiungono i dieci cocktail preferiti da Palm stesso, che del Dry Wave Cocktail Studio è proprietario (insieme alla moglie Niwarin ‘Ae’ Phlainoi), manager, fotografo, video operatore, social media manager. Mutarattana decide così di tornare al futuro, in una città che sta ridefinendo la scena del bere continentale e perché no mondiale, sorridendo quando racconta del suo pensiero controcorrente: «Sembra strano, ma we think different nel modo in cui abbiamo in realtà pensato per secoli. In questo momento, la cultura dei drink a Bangkok è ai massimi livelli di sempre, aprono nuovi bar ogni settimana, ma li vediamo tutti piuttosto simili, grandi banconi con postazioni per DJ. Io volevo portare un concetto non nuovo, non siamo game changer, piuttosto torniamo a rendere il bar democratico, un’anima da quartiere che si sta perdendo, e ci concentriamo su qualità ed esperienza. È un bar da tutti i giorni, puoi anche entrare per prendere solo un bicchiere di soda, e magari resti per la musica e per le persone».

Svincolandosi finalmente dagli stereotipi che la vedevano polarizzata tra street food e bar d’albergo di lusso, Bangkok è nel pieno di una impressionante crescita, per qualità e quantità di proposta, nel segmento cocktail bar: anche le zone fino a pochi anni fa ritenute di difficile gestione, come Chinatown, sono oggi un susseguirsi di locali interessantissimi, che lavorano con ingredienti locali, implementano una nuova comunicazione di respiro internazionale e attirano anche la scena dei consumatori della città, non solo turisti. Fortissima è quindi la necessità di coltivare una rete solida, secondo Mutarattana: «Ciascuno di noi sta creando progetti interessanti, ma è il gruppo, la comunità che deve crescere e migliorare sempre. Facciamo parte dello stesso mondo, ed è solo insieme che possiamo arrivare dove non siamo ancora mai arrivati».

Ricette cocktail
di Supawit Mutarattana

Casoni Martini

30ml Honey&Thyme Vodka*
10ml Campari
10ml Martini Rosso
10ml Martini Bianco
5ml Wild Honey No.4
30ml Espresso

Shake
Coppa Martini
Garnish con limone, timo e polvere di caffè

Per la Honey&Thyme Vodka
350ml Vodka
100ml Wild Honey No.4
3g timo
15g ginepro secco
15ml aceto balsamico

Cuocere tutti gli ingredienti in sous vide a 55° per 3 ore. Filtrare e conservare in frigorifero.


1806-1988

15ml Cranberry&Apple Cider Cordial
40ml Bourbon Whiskey
10ml Suntory Kyoho liquore d’uva
15ml Dry Vermouth
2 dash Orange Bitters

Stir&Strain
Coppetta
Garnish con scorza d’arancia

Per il Cranberry&Apple Cider

750ml succo di cranberry Ocean Spray
150ml aceto di sidro di mele
150g zucchero
1 scorza d’arancia

Riscaldare a fuoco lento il succo di cranberry con aceto di sidro di mele e scorza d’arancia; aggiungere lo zucchero e portare a ebollizione finché non si scioglie. Far raffreddare, filtrare e conservare in frigorifero.

Raaro: il cocktail bar che cerca rarità, per fiorentini, fuori dal centro di Firenze

Il locale di periferia aperto da due amici con la consulenza di Julian Biondi per il beverage e di Arturo Dori per il food. Parola d'ordine: ricerca

Dove abitano veramente i fiorentini? Dove possono andare a bere che non sia in centro città? Da questi interrogativi è nato il progetto Raaro Sips & Bites, che ha aperto volutamente in zona Campo di Marte, un quartiere residenziale finora all'asciutto quanto a miscelazione valida. L'idea nasce dalla passione dei due soci fondatori, Claudio Mariottini e Francesco Fabiani, che hanno creato un luogo originale, con il supporto di professionisti che ne potessero fare "un luogo più unico che Raaro" (ma possibilmente anche un format replicabile). E se per la parte design si sono affidati a Francesco Barthel, per la consulenza food&beverage hanno convocato rispettivamente Arturo Dori come executive chef consultant e Julian Biondi in qualità di executive bartender consultant. Entrambi sono stati stimolati a studiare una carta che non fosse banale e che si basasse su chicche e rarità.

La cocktail list pensata da Julian Biondi prevede due “categorie”, i Classici e i Contemporaari: troviamo, per ciascuno dei classici, una reinterpretazione in chiave Raaro (ad esempio Boulevardier VS Pedro, Paper Plane VS Panamerica o Cosmopolitan VS Pop Porno), oltre a 4 declinazioni di Negroni (Gentile, Raaro, Tierra, Tropicale) proposti anche in versione tasting. «Non si tratta di twist veri e propri, ma abbiamo scelto dei classici, non necessariamente iperconosciuti, e li abbiamo presi ad esempio per proporre la nostra versione, che ne riprende talvolta il profilo gustativo, talvolta la gradazione alcolica o la struttura». Altro punto fondamentale dei drink è nella ricerca delle bottiglie di partenza: «Usciamo dalle logiche delle aziende più popolari - dice Biondi - e privilegiamo dei brand che rispecchiano l’idea di rarità e ricercatezza, di cui solo alcuni toscani».

Abbiamo chiesto a Biondi se questo fosse più difficile da comunicare e la risposta è affermativa, ma ovviamente era stata prevista già in fase progettuale: «Tutti i ragazzi in sala sono bartender, capitanati dalla validissima bar manager, Ginevra Gabrielli, già bar manager del Floreal e Mad Souls & Spirits, questo comporta che hanno più facilità nel raccontare i cocktail e sono predisposti all’interazione con il cliente, con l’intenzione di stimolarne la curiosità».

Analogo discorso anche per la proposta food, pensata da Arturo Dori sempre nell'ottica di selezionare rarità e cibi preziosi. Il menu prevede duchesse farcite (sono i paninetti in foto, che come tutti i prodotti da forno sono preparati su ricette dello stesso Dori da un panificio artigianale di Firenze, Sforno), selezioni di salumi e formaggi non scontati e vari tipi di “sfizi”, dalla tartare di Black Angus o Salmone Norvegese ai “toastoni”, un pan brioche, tagliato e piastrato sul momento per diventare la base di un piatto unico e gustoso come il “Foie Gras & Tartufo”.

Il 1930 è morto, viva il 1930: il primo speakeasy di Milano torna in una nuova location

Lo speakeasy che ha fatto la storia della notte di Milano chiude la sua sede storica, ma ritrova spazio e smalto al piano di sotto del MaG La Pusterla

Ha fatto la storia, a suo modo, il 1930 di Milano, primo speakeasy della città e presenza fissa nei World's 50 Best Bars per cinque anni consecutivi (50° alla scorsa edizione, miglior piazzamento al 20° posto nel 2020), capace di portare in città una miscelazione di estrema ricerca e per primo impostare un'aura di servizio eccellente, esclusività e segretezza che divenne un tam tam impressionante, quando aprì nel 2013.

Non si dovrà più attraversare quel minuscolo negozio di chincaglieria cinese, per accedervi: quei due piani ricavati da un ex panificio hanno chiuso i battenti, simbolicamente salutati da un mercatino che il gruppo Farmily, di cui il locale fa parte, capitanato da Flavio Angiolillo e con Fabio Benjamin Cavagna come bar manager, ha indetto poco più di una settimana fa, visitato da centinaia di visitatori affezionati (questioni di affitto e mura, stando alle voci che si inseguono).

Si parla ancora al presente però, ed è tempo di un nuovo capitolo: il 1930 rivive altrove, al piano inferiore del MaG La Pusterla, altra insegna del gruppo Farmily. E lo fa in grande spolvero, con  il team di Cavagna che si rifà trucco e guardaroba, rimettendo a lucido quella che era forse diventata un proposta leggermente polverosa e non più approcciabile. Via i panciotti e i gilet d'ordinanza, dentro eleganti divise firmate dai toni rossicci, perfetti per combinarsi con il contorno di mattoni crudi che questa nuova casa, più piccola ma più contemporanea, offre.

Un piccolo, ma stupendo bancone in marmo troneggia nella piccola sala d'ingresso costellata di tavolini rifiniti, con una solida parete a dividerla dalla camera per fumatori e ascoltatori di musica: è qui che si trova infatti un jukebox d'antan, perfettamente funzionante e nutrito di vinili che ruoteranno ciclicamente.

Due le novità principali e più importanti. Una forte sinergia con la cucina di MaG La Pusterla, già apprezzata di per sé, che permetterà al 1930 di proporre una carta food di qualità (sontuosi comunque erano i burger della vecchia location); anche la drink list inaugurale, suddivisa come un menu di ristorante in portate, racconta di quelli che possono essere definiti gastrococktail, come l'Affogato al caffè che presenta del gelato al panettone, o un'interessante miscela addirittura servita con dei tortellini, da mangiare con cucchiaio apposito.

Seconda, e tutt'altro che irrilevante novità: ferme restando 193 tessere elargite agli ospiti più assidui e affezionati, che potranno prenotare, il 1930 perde il mantello di segretezza (per la verità già smarrito negli ultimi anni) e apre definitivamente al pubblico generale. Sarà sufficiente attendere al MaG La Pusterla che si liberi un posto al piano di sotto. L'atmosfera è quella dei bei primi tempi, a visitare Cavagna e il gruppo nei primi giorni di nuova apertura. L'aria esclusiva è rimasta intatta, sembra quasi ringiovanita, come se la coltre dell'esperienza, dei riconoscimenti internazionali e del clamore avesse forse appesantito il servizio nel corso del tempo ma adesso non si vedesse l'ora di tornare a fare bene. E riuscirci, soprattutto, perché anche in una notte gremita, in concomitanza con l'ultima edizione dei Barawards, il 1930 è una macchina già più che ben oliata. Forse già pronta per altri dieci anni di successi.

L’anima enigmatica di Napoli nella nuova drink list di Scottojonno

Scottojonno Mirko Lamagna
Mirko Lamagna, bar manager di Scottojonno
Ispirati alle leggende napoletane, gli 11 signature del nuovo menu, firmati dal bar manager Mirko Lamagna, svelano il fascino misterioso della città. Ad accompagnarli le proposte food dello chef Marco Ambrosino

Leggende napoletane si rivelano sorso dopo sorso nella nuova drink list di Scottojonno, il cocktail bar, bistrot e biblioteca costruito nell’antico edificio che un tempo ospitava la Tesoreria di Stato del Banco di Napoli del capoluogo partenopeo. Collocato all’interno della Galleria Principe di Napoli, nei suoi 600 metri quadri in perfetto stile liberty, accoglie anche al secondo piano, Sustanza, il ristorante guidato dallo chef Marco Ambrosino.

L’anima enigmatica di Napoli si intitola il nuovo cocktail menu firmato da Mirko Lamagna, 36 anni, bar manager, che in 11 signature, che si uniscono ai Miti da bere, i grandi classici, scava nell’essenza mistica della città svelando bicchiere dopo bicchiere il suo fascino misterioso. «Il tema attorno al quale ruotano i drink è nato dalla passione di Luca Iannuzzi, il titolare, per le leggende napoletane. Dopo vari incontri e tanto lavoro di ricerca, soprattutto negli ingredienti, abbiamo trovato il nostro modo unico, o meglio fluido, di riportare in vita queste storie».

I cocktail gastronomici

Ricette elaborate, che sono state pensate, provate, assaggiate e costruite nel nuovo laboratorio di 75 metri quadri, voluto dal bar manager, allestito al piano sotterraneo dell’edificio attrezzato con centrifughe da laboratorio, sonicatori a ultrasuoni, evaporatori rotanti e omogeneizzatori.

«La mia personale filosofia e anche il mio impegno è quello di proporre dei cocktail gastronomici - racconta Lamagna, che ha alle spalle anche un corso di formazione in pasticceria - per offrire un’esperienza sensoriale completa, un percorso che comincia da un assaggio di un prodotto commestibile, che viene realizzato sempre da noi all’interno del lab, per poi continuare appunto con il cocktail».

Napoli svelata

Ogni drink viene progettato prestando attenzione sia al design sia alla valorizzazione delle materie prime, che includono ingredienti sia italiani sia asiatici. Ispirato alla leggenda della strega di Port’Alba Maria, la ragazza che preparava elisir magici per il popolo, è il cocktail Elisir di PortAlba (15 euro). «Blendiamo la cachaca, un gin con delle botaniche giapponesi molto profumato, l’oloroso sherry con del pomodoro e del passioni fruit entrambi chiarificati nel laboratorio. Il cocktail, servito in un bicchiere quadrato, viene accompagnato da un finto pomodoro che all’interno racchiude una ganache di passion fruiti e pasta alle nocciole, con il quale comincia il viaggio del gusto per poi proseguire con l’esperienza del drink».

Evoca il canto di Partenope, la sirena simbolo della città, il cocktail Canto Delle Sirene (15 euro). «Viene realizzato con kombucha, una bevanda fermentata che prepariamo nel nostro laboratorio, aromatizzata con acqua al cocco, whisky e foglie di shiso, il basilico cinese».

Sussurro (15 euro) riporta in vita la leggenda di Santa Lucia e del suo teschio con le orecchie che custodisce i segreti dell’aldilà ascoltando preghiere e sussurri disperati. «Utilizziamo del Bombay gin ridistillato nell'evaporatore rotante con dei funghi enoki, presenti anche nel bicchiere, che offre una parte molto umani al tutto, cui viene aggiunto del Noilly Part Vermouth, e un blend di kiwi e banana chiarificato».

La leggenda dei 4 colli, i fratelli trasformati in colli, eternamente in attesa di un amore non corrisposto, viene raccontata ne Lattesa. «È una nostra interpretazione della Piña Colada con rum bianco, olio di cocco, ananas, lime e zucchero. Chiarifichiamo l’ananas e lime all’interno di una centrifuga di laboratorio, successivamente il blend viene aggiunto al rum che aromatizziamo con l’olio di cocco, attraverso la tecnica fat washing. Il cocktail viene servito in un tumbler con due sfere di ghiaccio che creiamo con la tecnica dell’ice carving, sempre in laboratorio. Il tutto viene guarnito con del finto cocco e accompagnato da un gelato al cocco homemade».

Gli analcolici e l’approccio zero waste

La filosofia di Scottojonno è chiara: zero sprechi e massima qualità. Ogni ingrediente viene utilizzato al massimo delle sue potenzialità e anche gli scarti vengono trasformati in nuove preparazioni. «Ogni settimana - racconta Lamagna - utilizzando gli sprechi, realizziamo un cocktail analcolico (10 euro) che cambia di continuo, e non compare mai nel menu. Se qualcuno lo richiede, sarà il personale di sala a raccontare la nostra proposta. Siamo molto attenti a tutto ciò che riguarda la sostenibilità e a come utilizziamo e riutilizziamo le materie prime».

Alta attenzione al cliente

Molta attenzione viene prestata al servizio non solo al bancone, ma anche in sala, grazie alla supervisione di Angelo Angelotti, head bartender e collaboratore di Mirko Lamagna da circa sei anni. «L’attenzione al cliente deve essere molto alta e costante, anche attraverso semplici gesti, come il riempimento dei bicchieri d'acqua fino poi alla spiegazioni dettagliate dei cocktail. È molto importante per noi coccolare gli ospiti e mantenere un alto standard di servizio, anche nei momenti più caotici. Fondamentale è anche offrire nuove esperienze, presentando sempre proposte diverse e assicurandosi di accontentare le preferenze e i gusti di chiede a trovarci per rendere la loro permanenza piacevole».

La proposta culinaria di Marco Ambrosino

Ad accompagnate gli 11 signature c’è il menu food firmato dallo chef Marco Ambrosino, con ricette pensate per esaltare lesperienza complessiva. «Il cibo servito in un cocktail bar, a differenza di quello creato per un ristorante, ha tempi di esecuzione e di consumo che sono più veloci. Abbiamo pensato, quindi, a piatti chiaramente leggibili, fruibili a qualsiasi ora del giorno e che sposassero l’esperienza del bar. Sono pietanze da condividere che integrano le radici gastronomiche napoletane con interpretazioni di tradizioni culinarie europee e internazionali», spiega lo chef.

Il menu studiato per il bistrot comprende piatti conviviali, come il pane tostato (12 euro) con diversi condimenti fra cui salsa romesco, peschiole e salsa al basilico, quello alle acciughe, stracciatella e limone (14 euro), oppure con sarde affumicate, cipolla fondente e arancia (14 euro). Non mancano ovviamente i pani farciti, che vanno dai classici pane cafone, friarielli e scamorza (14 euro) a quelli ricercati come il pane ai semi, pastrami, cetriolo in conserva, cavolo cappuccio e senape (18 euro), o il bun al burro, con gamberi, erba cipollina e maionese allo yogurt (18 euro) fino ai piatti per una cena leggera, ma completa, che include ostriche al naturale (3 pz, 15 euro), carpaccio di tonno affumicato, finocchio, arance, salsa al finocchietto (18 euro), insalata di baccalà, cavolfiore, olive tostate e chimichurri (20 euro), oppure roast beef servito con salsa Bernese speziata e giardiniera (20 euro).

«La filosofia di Scottojonno - precisa Ambrosino - attraverso la proposta culinaria che affianca la scelta dei cocktail, è di importare e trasferire a Napoli il concetto internazionale del classico bistrot con un nostro personale twist, ovvero quello di esprimere pienamente la nostra identità e il nostro modo di fare cucina, in una versione più pop».

Contento e non mi accontento

Si può essere contenti di essere nei primi 30? Assolutamente sì, a giudicare dai riscontri avuti - via telefono, mail o social - dai professionisti che hanno ricevuto la notizia di essere tra le nomination dei Barawards 2024. Per tanti di loro, lontani dalle luci delle grandi città e impegnati a mostrare ai loro concittadini la bontà e il valore del proprio lavoro, un riconoscimento nazionale è motivo di orgoglio e notizia da spendersi con le testate locali.

 Si può essere scontenti di essere nella top 10? Dipende dalle aspettative. C’è chi ci contava, chi ci sperava, chi voleva assolutamente il podio o la vittoria. Si può essere felicissimi o delusissimi, a seconda, appunto, di qual era l’ambizione iniziale.

Poi, come in tutte le competizioni, ci sono i vincitori. La decima edizione di Barawards, il premio all’eccellenza dell’ospitalità italiana diventato anno dopo anno una galleria di “mostri sacri” (andatevi a vedere l’Albo d’oro dei vincitori sul sito di Bargiornale), aggiungerà 24 tra locali e professionisti alla lista dei numeri uno (quelli di quest’anno li trovate nello speciale all’interno del numero di gennaio).

Al Barawards Gala Night Party, come accade in una superserata in uno dei vostri locali, si mescolano gli umori e gli stati d’animo dei presenti: euforia, rabbia, sorpresa, delusione, gioia, amarezza, felicità, tristezza. Ci sarà chi andrà a casa galvanizzato e chi arrabbiato.

Dovendo scegliere a chi dare la nostra personalissima medaglia, optiamo per un podio ex-aequo.
La prima chiamata è per quei titolari di locali che, indipendentemente dalla posizione in classifica che occupano, prendono la serata di Barawards come un momento di celebrazione della bontà del lavoro svolto. Lavoro che è stato riconosciuto eccellente dall’esterno, dagli esperti del settore e dai frequentatori del locale. Della serie: “Non ce lo stiamo raccontando, ce lo dicono gli altri”. E allora si presentano con tutto lo staff, a cui hanno offerto il biglietto, perché riconoscono che ogni risultato è un risultato di squadra e ogni traguardo importante va condiviso, onorato e celebrato. Onore a voi!

La seconda chiamata è per chi esce deluso e arrabbiato. Perché, da grande professionista qual è (sennò non sarebbe a Barawards), siamo certi - lo abbiamo visto nei vostri volti, ascoltato dalle vostre parole, ritrovato nei vostri locali - che rabbia e delusione verranno messe da parte abbastanza in fretta. E sostituite da un sano desiderio e una ferrea volontà a fare ancor meglio di prima il proprio lavoro. Non per vincere Barawards, ma per rendere sempre più felici e soddisfatti i propri clienti. Che, come ognuno di voi ben sa, è la vera vittoria di chi fa il vostro lavoro. Una vittoria che si può (e si vuole) portare a casa tutti i giorni dell’anno.
La vittoria a Barawards sarà solo la naturale conseguenza di questa scelta perseguita con determinazione, costanza e quel pizzico di fortuna che non guasta mai.

Buon anno, bar industry!

Ha aperto a Torino il primo shop di Liquorificio Spirito Reale

Spirito Reale (5)
Lo store sorge nella Galleria San Federico ed è il primo di un progetto che prevede aperture nelle città iconiche della Penisola. Al suo interno il ricco assortimento del marchio, ben 51 referenze per 6 categorie di prodotto, con un occhio alla storia della liquoristica italiana e uno ai gusti dei consumatori

In Piemonte è nato il primo spumante d’Italia. A Torino, prima Capitale dell’Italia unita, è nato il vermouth, ma anche il tramezzino (panino triangolare di pancarrè), il gianduiotto (cioccolatino a forma di prisma) e il bicerin (bevanda a base di caffè, cioccolato e latte). Insomma, Piemonte e Torino sono, a pieno titolo, una delle tessere più importanti di quel puzzle di sapori, profumi ed eccellenze che compongono il “Made in Itay” del gusto. Non stupisce affatto, quindi, che, nel cuore della città sabauda per eccellenza, abbia aperto il primo shop monomarca di Liquorificio Spirito Reale, l’azienda nata dall’idea di un imprenditore piemontese, sposata poi anche da un fondo, che propone distillati, liquori, amari e Vermouth, anche in degustazione.

Un tripudio di arte e grafica pop

Il luogo è la Galleria San Federico, a due passi da piazza San Carlo e dal Museo Egizio.
L’open party c’è stato lo scorso lunedì 20 gennaio, al termine di una giornata con la pioggia che rende Torino, se possibile, ancora più bella, con le luci che si riflettono sulle strade e sanno tanto di Parigi.

Dentro al primo shop di Spirito Reale (perché il progetto è di aprirne altri nelle città più iconiche del Belpaese) è un tripudio di arte e grafica pop con manifesti e banner dai colori accesi e squillanti, con linee essenziali che non lesinano curve e script a effetto.

6 famiglie di prodotti e 51 referenze

Sugli scaffali c’è una teoria di bottiglie con ben 51 referenze, una mezza dozzina di “famiglie” di prodotti, dai vermouth agli amari, dai gin ai liquori, dai bitter alle vodka, il tutto con un packaging moderno e accattivante e vari formati, si va dai 750 ml per i vermouth alle confezioni cadeau da 200 ml.
L’effetto è caleidoscopico, con una girandola di colori e forme che, inevitabilmente, attrae lo sguardo, invita all’assaggio e all’approccio sensoriale, tatto compreso.

Un marchio che guarda a un mercato in continua evoluzione

Spiega Luca Marini, direttore commerciale di Spirito Reale: «L’idea di avere 51 referenze suddivise in sei famiglie di prodotti non è solo la conferma della volontà di andare incontro al gusto dei consumatori, ma anche di soddisfare le esigenze di un mercato in evoluzione continua. Anche l’idea di avere diversi formati va in quel senso». Sul come il mercato stia accogliendo il brand Spirito Reale, che ha il suo centro di produzione nelle Distillerie Sabaude di Moriondo nel Torinese, Marini è chiarissimo: «Siamo un marchio posizionato in quota medio alta. Ci rivolgiamo al canale horeca con l’ambizione di intercettare appassionati, ma anche chi si accosta per la prima volta al mondo dei distillati e dei liquori. Oggi c’è molto interesse verso gli amari e i vermouth, ma anche i gin sono sulla cresta».

Gusti e ricette del passato

Fulvio Piccinino, docente di storia della liquoristica italiana e scrittore di libri su questo tema, è il consulente che ha dato al progetto Spirito Reale una profondità culturale e di ricerca imprescindibile. Spiega: «Non ci si poteva accontentare di produrre senza ricordare la storia della liquoristica. Per questo tra le tante referenze di Spirito Reale abbiamo inserito gusti e ricette del passato che incontrano ancora».

Come L’Acqua di Cedro o il liquore al Tè Nero e Bergamotto, il Cordial o il Liquore Millefiori, ma anche il Verdolino di Torino, liquore della tradizione torinese di fine Ottocento appartenente alla categoria dei rosoli, caratterizzato dalle note tipiche delle foglie di menta piperita, l’Amaro Amarissimo, dai toni forti e amaricanti di genziana, tarassaco, aloe e carciofo o l’Amaro Diabolico, con le note piccanti di zenzero, pepe peperoncino.

Volare per tutto gennaio si veste da Speakeasy

Volare 8
Per l'intero mese, il cocktail bar bolognese propone i drink dei why go to Cuba?, i locali dove finivano i distillati rubati ai contrabbandieri durante il Proibizionismo. Un menu che nasce da un'accurata ricerca fatta con Gianni Zottola

Volare è la perfetta riproduzione di un bar all'italiana degli anni Sessanta. Dire “riproduzione” però, non rende onore all'idea: tutti gli interni e l'arredamento sono originali e la serietà con cui Peppe Doria e staff si applicano a non tradire il loro bar ideale è degna di ammirazione. I menù di Volare sembrano il manifesto di Baritalia 2025: pochi fronzoli, massimo quattro ingredienti, nessun home made e... tanta ospitalità. Mescolare le carte in tavole però talvolta è necessario, soprattutto per chi di idee ne ha tante per la testa: per questo, durante tutto il mese di gennaio, Volare diventa uno speakeasy.

Gli speakeasy ai tempi del Volstead Act

Come?! Un bar su strada che diventa speakeasy? Domanda più che lecita... in realtà Volare rimane lo stesso, ma il menu che viene proposto è il frutto di una ricerca fatta insieme a Gianni Zottola, con il proposito di definire meglio che cosa servissero da bere gli speakeasy ai tempi del Volstead Act.

Sappiamo che i secret bar del tempo erano di tanti tipi, soprattutto in funzione della capacità di spesa che avevano i clienti. Volendo sintetizzare, potremmo suddividere gli speakeasy in tre categorie: i “Tigerhead” sono quei bar in cui si può bere di tutto, perlopiù Champagne, Brandy e distillati nobili, provenienti dal contrabbando con l'Europa e i Caraibi, e sono dedicati a una clientela benestante e controllati dalla malavita.

Nei “Pighead” invece si bevono distillati scadenti, prodotti contraffatti e insalubri; sono i bar per le classi meno abbienti, che possono solo accontentarsi di bagnarsi il becco.

C'è poi una terza categoria – che è quella alla quale si dedica il menu del locale Bolognese – e sono i cosiddetti “Why go to Cuba?”. In questi locali gioca un ruolo chiave una figura: l'Highjacker. Il dirottatore. Colui che ruba ai contrabbandieri i carichi – spesso provenienti dai Caraibi - e rivende la merce a quei locali spesso riconoscibili da un murale esterno con scritto “why go to Cuba?”. Come mai questo particolare nome? Perché Cuba, ai tempi, era il centro del divertimento mondiale, soprattutto per quegli americani che si potevano permettere di frequentare l'isola e i suoi rinomati cocktail bar.

Una rievocazione seria e puntuale dei drink del tempo

E, nonostante si fatichi molto a trovare dei cocktail ideati durante il proibizionismo (anzi, non se ne trova proprio nessuno), è verosimile pensare che – se ci fossero dei cocktail dell'epoca – sarebbero questi i locali in cui vengono serviti: Charlie Chaplin, Blue Paradise, Honeymoon, l'Italiano (una variante dell'Americano) e Maria Baronano Fizz. Sono questi i drink proposti nel Gennaio Speakeasy di Volare. Riproduzioni esatte dei drink del tempo, cercando di adattarli al gusto contemporaneo ma senza “twistare” nulla. Una rievocazione storica seria e puntuale che ci fa giustamente dire...Why go to Cuba?

World Trophy of Pastry Gelato e Ice Cream 2025: a Roma un’edizione rinnovata

Il World Trophy of Pastry Gelato e Ice Cream 2025, organizzato dalla FIPGC, si terrà a Roma il 6 e 7 novembre con importanti novità, tra cui due pièce artistiche e una doppia giuria internazionale.

Il World Trophy of Pastry Gelato e Ice Cream 2025 sarà ospitato a Roma il 6 e 7 novembre presso l’Hotel Roma Aurelia Antica. L’annuncio ufficiale, avvenuto al Sigep World 2025 di Rimini, segna una nuova era per questa competizione internazionale organizzata dalla Federazione Internazionale di Pasticceria, Gelateria e Cioccolateria (FIPGC). Con il coinvolgimento di 12 squadre da tutto il mondo, ciascuna composta da tre membri, infatti, il campionato si distinguerà per le sfide tecniche e artistiche che valorizzeranno le capacità dei partecipanti.

Novità e sfide artistiche

Una delle principali innovazioni è rappresentata dalla realizzazione di due pièce artistiche. La prima sarà in cioccolato e l'altra in zucchero artistico, integrate dal pastigliaggio. Questo format è stato studiato per esaltare la creatività e la maestria tecnica dei concorrenti. Si porrà, infatti, l’accento sull’unicità di ogni creazione delle squadre. Così facendo l’obiettivo non sarà solo stupire, ma anche innovare. Il tutto a conferma dell’importanza della competizione come vetrina mondiale del settore.

Le giurie e le collaborazioni del World Trophy of Pastry Gelato e Ice Cream 2025

Una piece
"Dinamite" di Umberto Soprano

Per elevare la professionalità del campionato cambia anche il sistema di valutazione. Quest'ultimo si arricchisce con due giurie: una Giuria di Degustazione, composta dai team manager delle squadre, e una Giuria Tecnica Super Partes, formata da esperti di livello internazionale. Il loro compito sarà giudicare sia il gusto sia l’innovazione tecnica. Un contributo speciale per questa edizione sarà quello del Maestro Davide Malizia, riconosciuto per la sua esperienza e visione artistica.

Promozione del settore

La FIPGC, promotrice dell’evento, conferma il suo ruolo nel sostenere e valorizzare la pasticceria italiana e internazionale. Con attività formative, eventi e collaborazioni istituzionali, l’organizzazione mira a rafforzare il legame tra tradizione e innovazione. Questo campionato rappresenta una piattaforma per consolidare il made in Italy nel panorama globale della pasticceria.

Birre su misura con Linea 30 Herb Pils e Linea 30 Strong Lager

Presentazione sul bancone di Capolinea Café della birra Linea 30 Herb Pils
Ispirata alla storica linea tranviaria milanese, Linea 30 Herb Pils e Linea 30 Strong Lager sono le due beer firm del locale pugliese Capolinea Café di Francesco Urgesi e Mino Moro. Le due birre saranno presenti a Beer & Food Attraction di RiminiFiera (pad A7 stand 003 di Birra Salento).

Capolinea Café viene inaugurato nel 1997 a Ceglie Messapica (Brindisi), piccolo borgo nella parte alta della piana salentina che fa parte della valle d'Itria, più nota come valle dei Trulli.

Il nome del locale si ispira al capolinea (attuale Piazza Repubblica) della storica linea tranviaria milanese 30 che correva in modo circolare (parallela e antioraria al tram numero 29) intorno alla Cerchia dei Bastioni, presentando al suo interno alcuni arredi d'epoca.

Rievocazione dello storico tram millanese Linea 30

I due titolari e amici di Capolinea Café, Francesco Urgesi e Mino Moro, hanno fatto del proprio locale non solo un punto di riferimento per la ristorazione pub & bar, ma anche un centro di iniziative culturali e gastronomiche (Festival del Peperoncino) come mostre fotografiche (L'Arte della Cartapesta del Carnevale di Putignano) e di pittura estemporanea, rappresentazioni teatrali e concerti music live.

Sempre alla ricerca di prodotti di nicchia, i due titolari prediligono la scelta di prodotti locali, facendo della gamma di panini farciti la propria proposta forte, accompagnata da vini e birre.

Due beer firm speciali

Per meglio abbinare piatti e panini farciti, Francesco e Mino hanno creato (insieme al designer Cosimo Bellanova) l'etichetta di due beer firm particolari, Linea 30 Birra Artigianale Mediterranea Herb Pils e Linea 30 Birra Artigianale Mediterranea Strong Lager, la cui produzione è stata affidata a Officine Birrai di Lecce. Disponibili in bottiglia 33 cl con tappo corona e in fusti 25 litri.
Le due birre saranno presenti a Beer & Food Attraction di RiminiFiera (pad A7 stand 003 Birra Salento).

Con soli 4,5 gradi alcolici, Linea 30 Herb Pils è una birra chiara a bassa fermentazione, con un gusto armonioso e morbido caratterizzata dai toni erbacei, oltre a quelli maltati e luppolati. In questa birra sono state infuse erbe aromatiche locali della macchia mediterranea come lentisco, salvia officinalis, salvia latifoglia, alloro, lavanda, santolina e rosmarino. Miglior abbinamento gastronomico sono le Tartine realizzate con un panino ciabatta diviso in due, tostato e farcito a piacere con salumi, formaggi e verdure di stagione.

Al contrario Linea 30 Strong Lager (7% alc) presenta un colore ambrato, con la parte maltata ben bilanciata dal finale lievemente amaro e dalle tipiche note del lievito lager e delle erbe tipiche mediterranee. I migliori abbinamenti gastronomici sono quelli con secondi piiatti dal gusto deciso, oltre quello con il gettonatissimo Il Goloso realizzato con un panino ciabatta farcito con prosciutto crudo, mozzarella, pomodoro, paté di olive, tonno, fettine di cipolla e salsa rosa.

 

 

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