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Il regolamento di Baritalia 2026: scopri come inviare la ricetta e candidarti

Regolamento Baritalia 2026
Il regolamento di Baritalia 2026 e le modalità per l'invio delle ricette. Scopri come partecipare alla nuova edizione del nostro laboratorio di miscelazione itinerante

E siamo arrivati alla 12ma edizione. Baritalia riparte da Bergamo a fine marzo, per concludere il suo viaggio lungo la penisola a novembre con la finale, quest'anno prevista a Milano. Scopri le modalità per partecipare a Baritalia Lab, la sfida tra bartender che rappresenta il cuore di Baritalia.

Modalità di iscrizione 

- Per iscriversi alla singola tappa, va compilato il form che pubblichiamo su bargiornale.it
Possono partecipare al laboratorio di Baritalia Lab tutti i bartender professionisti e maggiorenni, inviando una o più ricette (fino a 5, ma non più di una per prodotto sponsor) con l’indicazione del prodotto sponsor scelto.
- Le ricette - cocktail originali o rivisitazioni di cocktail classici - dovranno contenere il prodotto sponsor e almeno un altro prodotto inserito nel paniere.
Non si potranno utilizzare spirit/bevande di brand diversi da quelli presenti nel paniere, salvo il caso in cui nel paniere non ci sia lo spirit che si vuole utilizzare (per esempio: se nel paniere c’è un gin o un’acqua tonica, la ricetta contenente gin o acqua tonica dovrà prevedere l’uso di quello specifico brand. Se la ricetta prevede un mezcal e nel paniere non è presente nessun prodotto, si potrà scegliere liberamente la marca preferita).
- Ogni sponsor metterà a disposizione un prodotto base e fino a tre prodotti/gamme di prodotto per tappa che saranno inseriti nel paniere di riferimento.
- Nelle ricette, che dovranno contenere al massimo 5 ingredienti (decorazione esclusa), dovrà essere indicata anche la tipologia di ghiaccio che si intende usare.
Per ogni ingrediente aggiuntivo sarà conteggiato mezzo punto di penalità.
Tutti i prodotti del paniere, insieme al fresco e al ghiaccio, saranno messi a disposizione dall’organizzazione. Eventuali altri prodotti o ingredienti, così come gli elementi di servizio (bicchieri, sottobicchieri ecc.) e gli strumenti di preparazione del drink (shaker, ecc.) andranno portati dallo stesso bartender.
- Sono ammessi ingredienti “home made” solo se etichettati con la dichiarazione di ingredienti e data di produzione.
- Bargiornale provvede a raccogliere le candidature e a selezionare i bartender per ciascuna tappa.
- I bartender selezionati verranno avvisati per mail/telefono e dovranno confermare la loro presenza.
- Si segnala che a fini organizzativi saranno contattati fino a un massimo di 80 bartender per tappa da suddividere in classi omogenee per numero fino a un massimo di 10 per ogni prodotto sponsor.
I candidati possono inviare le loro ricette per una o per più tappe.

La dinamica di Baritalia Lab

  • Durante ciascuna tappa i bartender candidati si sfidano in più batterie. Ciascun bartender ha 2 minuti di tempo per raccontare la propria ricetta e 5 minuti di tempo per prepararla e presentarla alla giuria.
    Dovranno essere preparati due drink (della stessa ricetta).
    · In giuria siede un ambassador per ognuna delle aziende partner più uno o più giudici d’onore, selezionati tra i migliori bartender della città/regione che ospita la tappa.
    · Alla fine di ogni batteria i giudici esprimeranno un giudizio qualitativo sui drink assaggiati e compileranno una scheda di giudizio che sarà la base su cui verranno selezionati i migliori drink.

Criteri e parametri di valutazione 

Ogni giudice assegnerà a ogni drink assaggiato un punteggio da uno a dieci secondo i parametri indicati (tra parentesi il peso di ogni voce nel conteggio finale):

  • Gusto (40%): Ultra Baritalia parte da qui. Prepara un drink dal gusto pieno, riconoscibile, personale. Ma ricorda: l’originalità conta, ma solo se resta al servizio dell’equilibrio
  • Accoglienza (30%): Coinvolgi l’ospite (il giudice) e rendilo parte dell’esperienza. Fai come se fossi nel tuo locale e dagli tutte le attenzioni che merita. Il tuo lavoro davanti all’ospite-giudice della nostra sfida deve essere pura poesia.
  • Valorizzazione ingredienti (20%): Racconta e valorizza gli ingredienti con cui lavori, le loro caratteristiche e il perché delle tue scelte. Massimo 5 ingredienti, garnish e ghiaccio esclusi. Ogni ingrediente in più comporta una penalità di mezzo punto.
  • Servizio (10%): Tecnica, precisione e stile. Dimostra il tuo savoir-faire nella mise en place e nel servizio.
  • In più, ci sarà un Bonus e un Extra Bonus per chi sarà stato capace di proporre un cocktail Ultra o si sarà dimostrato un bartender Ultra capace.Sulla base dei voti complessivamente ottenuti, alla fine di ogni tappa verranno proclamati i tre migliori drink per ogni prodotto sponsor. La foto dei drink e dei loro autori verranno pubblicati sul primo numero di Bargiornale raggiungibile.
    · Per ogni prodotto sponsor, il bartender che avrà ottenuto il punteggio complessivo più alto avrà diritto a partecipare al final show di Milano il 23 novembre 2026.
    · Al termine di ogni tappa verrà nominato il vincitore di tappa, ossia colui che avrà ottenuto il punteggio complessivo più elevato tra tutti i partecipanti.

Attrezzature e ingredienti

  • L’organizzazione mette a disposizione solo i prodotti elencati nella lista “paniere” e il fresco: ghiaccio, frutta e verdura.
    I bicchieri dovranno essere portati dal bartender selezionato così come eventuali side o guarnizioni che hanno bisogno di lavoro precedente.

L’adesione è gratuita e non sussistono premi per i bartender individuati come migliori durante il laboratorio.

Addio a Davide Di Corato, figura di rilievo del giornalismo enogastronomico e della storia di Bargiornale

Addio a Davide Di Corato, inviato speciale per sette stagioni a Bargiornale e figura di rilievo del giornalismo enogastronomico

Per sette anni, fino al 2000, Davide Di Corato è stato una voce di Bargiornale. Una voce riconoscibile, mai sovrapposta alle altre, capace di raccontare il mondo del cibo e del bar con attenzione, profondità e rispetto. Oggi Bargiornale ne dà notizia con dolore, salutando non solo un collaboratore, ma una persona che ha contribuito in modo sincero e continuativo al lavoro della redazione. E un amico.

Un amico da anni in Sicilia, una regione che amava e dov’è avvenuto il tragico incidente che lo ha coinvolto durante i lavori di miglioramento del suo agriturismo.

Davide era giornalista per vocazione e agrichef per scelta di vita. Due dimensioni che nel suo intimo non ha mai tenuto separate. Nei suoi articoli come nei suoi progetti agricoli e di cucina, cercava coerenza: tra ciò che si scrive e ciò che si fa, tra le parole e la terra, tra il racconto e la responsabilità di chi produce cibo. Non amava le scorciatoie né le narrazioni facili. Preferiva il tempo lungo dell’ascolto, dello studio, dell’esperienza diretta.

In redazione portava lo stesso approccio: discreto e rigoroso. I suoi contributi erano sempre frutto di un lavoro pensato. Parlava di cucina con uno sguardo che teneva insieme competenza tecnica e sensibilità umana, senza mai cedere alla retorica o all’autocompiacimento.

Come agrichef, e con il suo progetto siciliano, Davide credeva in una cucina che nasce nei campi, nel cuore e nella capacità tecnica di dar vita a un piatto. La cucina diventava così un atto conseguente, sobrio, leggibile, profondamente legato ai luoghi e alle persone.

La sua scomparsa lascia un vuoto profondo per chi ha lavorato con lui, per me che scrivo, e per chi ne ha condiviso il percorso. Resta il ricordo di un professionista serio e di una persona gentile, capace di tenere insieme pensiero critico e concretezza, passione e misura.

A Davide va il nostro grazie. Per il lavoro fatto, per le idee condivise, per il modo in cui ha scelto di stare nel suo mestiere, nei suoi mestieri.

A Davide va il mio personale ringraziamento per i tanti momenti trascorsi insieme, dentro e fuori la redazione. Ci aspetta una “Fiorentona” da qualche parte e so che tu sai a cosa mi riferisco.

 

Premio Barawards Innovazione dell’Anno 2026: candidature aperte fino al 15 marzo

Premio Barawards Innovazione dell'Anno
Possono iscriversi (gratuitamente) al premio tutti i prodotti/servizi/attrezzature/arredi nuovi o innovativi per il fuori casa lanciati sul mercato italiano tra luglio 2025 e marzo 2026

Celebrare l’innovazione, vero il motore dello sviluppo del mercato. È con questo obiettivo che Bargiornale e Ristoranti di Bargiornale, da sempre attenti alle evoluzioni del mondo dell'ospitalità, organizzano il Premio Barawards Innovazione dell'Anno. Un riconoscimento che mette sotto i riflettori le realtà che continuano a investire nello sviluppo di nuove soluzioni capaci di interpretare i nuovi trend e migliorare il lavoro dei professionisti, contribuendo così al progresso del comparto del fuori casa.

Il premio, nei suoi oltre 15 anni di vita, ha assunto una importante rilevanza e anche in questa nuova edizione culminerà con un evento dedicato all'innovazione e alla premiazione dei prodotti, servizi e attrezzature lanciati nell'ultimo anno sul mercato dell'horeca.

Come funziona il Premio Barawards Innovazione dell'Anno 2026

Fino al prossimo 15 marzo, le aziende produttrici/importatrici/distributrici potranno candidare i prodotti/ attrezzature/ servizi/ tecnologie lanciati sul mercato dell'horeca tra luglio 2025 e marzo 2026.

Per candidarsi, occorre compilare la scheda d’iscrizione dedicata, corredata dei materiali richiesti (scheda tecnica e foto del prodotto/servizio candidato). La partecipazione è gratuita.

Entro il 30 marzo il comitato tecnico verificherà che i prodotti candidati soddisfino i requisiti richiesti (innovazione e data di inserimento in distribuzione). I prodotti validati verranno suddivisi in categorie merceologiche, sottoposti a votazione da un panel di esperti selezionato dalle redazioni e candidati al Premio Barawards Innovazione dell'Anno 2026.

La giuria di esperti voterà i prodotti validati dal comitato tecnico sulla base di 5 parametri: design/packaging, funzionalità/ergonomia, prospettive di vendita, attinenza al mercato e impatto ambientale. La lista dei panelist sarà pubblicata su tutti i nostri media dopo le votazioni.

Tutti i prodotti ammessi alla fase finale saranno votati on line dall’1 al 30 aprile 2026. La classifica finale sarà il frutto della somma delle votazioni della giuria (peso: 80%) e dei voti online (20%).

Per ogni categoria merceologica ai primi tre classificati verranno assegnati, rispettivamente, il Premio Barawards Innovazione dell’anno 2026 Gold, Silver e Bronze.

Inoltre, una Menzione speciale "green" verrà assegnata al prodotto/servizio più sostenibile, ovvero quello che più di ogni altro avrà contribuito, a parere del panel di esperti, alla riduzione dell'impatto ambientale.

I prodotti vincitori potranno ottenere il diritto di utilizzare nella loro comunicazione il logo Premio Barawards Innovazione dell'Anno per tutto il 2026.

I premi saranno assegnati nel corso dell'evento La giornata dell'Innovazione, in programma a Milano mercoledì 15 luglio 2026.
L’accesso alla giornata è su invito.

 

Le tante novità di casa Surgital

Nuovo logo, nuova immagine e riorganizzazione in chiave moderna dell’offerta che punta su tre brand: Divine Creazioni®, Fiordiprimi® e il nuovo marchio Pastificio Bacchini®

Surgital si presenta con una nuova immagine che racconta la sua identità e il suo modo di fare impresa. Il restyling del logo, essenziale e contemporaneo, ruota attorno a una nuova icona: un quadrato di pasta gialla attraversato da righe oblique che richiamano il garganello, formato storico della tradizione romagnola, qui sintetizzato in un segno grafico moderno. A completarlo, la firma “Pastai dal 1980”, richiamo al core business e alla tradizione che origina nella Food Valley italiana, l’Emilia Romagna, dove l’azienda ha sede e produce seguendo un approccio di Intelligenza Artigianale, che unisce il saper fare dei mastri pastai e tecnologie evolute per garantire qualità e prodotti “più freschi del fresco”, grazie alla surgelazione industriale.

Il percorso evolutivo  che da sempre guida Surgital segna anche un nuovo fondamentale traguardo: la riorganizzazione della gamma, resa più leggibile, funzionale, coordinata.

I tre brand

I brand sono oggi tre, ognuno con un preciso posizionamento, e insieme costituiscono un’offerta completa per la ristorazione.

Divine Creazioni, la pasta fresca per la ristorazione creativa e ricercata, rappresenta il lato più ispirazionale, pensata per chi cerca un impatto estetico e gustativo d’autore. “Be Unique. Be Divine.” è l’invito da accogliere inserendo le Divine in menù.

Pastificio Bacchini, una gamma completa di soluzioni divise in linee specializzate tra pasta, sughi e sfoglie per realizzare un primo piatto a regola d’arte, è il nuovo brand che unifica un’offerta prima distribuita su marchi differenti, facilitando la scelta e semplificando la gestione quotidiana del servizio. Diverse referenze, un unico filo conduttore: “The Art of Primo”.

Gestire meglio il tempo, anche in spazi ridotti

Accanto a questi brand anche Fiordiprimi, linea di piatti pronti surgelati mono e multiporzione, assume un ruolo rilevante per il canale bar e per tutta la ristorazione veloce. Pensata per gestire tempo e spazi ridotti, propone ricette pronte, porzionate, costanti nella resa, pratiche da rinvenire in microonde o in padella, come la Tagliata di pollo con orzo e verdure cui è stato assegnato il Premio Barawards Innovazione dell’Anno 2025 . I Fiordiprimi sono “Pronti al tuo servizio”: una dichiarazione di partnership da parte di  Surgital che mette in queste ricette tutta la sua esperienza per consentire
ai professionisti di inserire in carta piatti eccellenti ottimizzando le risorse, con soluzioni immediate, fresche, sicure e funzionali
.

La riorganizzazione dell’offerta permette di leggere con più chiarezza una proposta pensata per esigenze diverse ma accomunata dalla stessa filosofia: “Celebrating freshness”. Freschezza dei piatti, ma anche dello stare a tavola e godersi un pasto con piacere e semplicità. L’azienda rinnova il proprio modo di proporsi ai clienti senza cambiare la sua essenza: continuare a offrire alla ristorazione professionale soluzioni fresche e affidabili in ogni momento.

Outlook positivo per Pallini: festeggia il 150° anniversario con un +4% sul fatturato

Il fatturato 2025 sfiora i 28 milioni, trainato dal Limoncello (anche zero), che pesa per il 64%. Nei piani 2026, il restyling del Mistrà Pallini

Cresce il fatturato di Pallini, che giunge a quota 27,6 milioni di euro, segnando un +4% rispetto ai 26,6 milioni di euro del 2024. Numeri trainati soprattutto dall'export, che ha registrato un +15% rispetto all'anno precedente, con nuovi ingressi in mercati strategici nel Sud-Est Asiatico e in Oceania, che hanno portato la distilleria romana a una presenza in 80 paesi.
Tra i prodotti di punta che hanno contribuito a raggiungere questi dati lusinghieri, particolarmente in un contesto di crisi internazionale, spicca il Limoncello, che da solo rappresenta il 64% del fatturato dell'azienda, con un incremento del +7% sul 2024. Quest’ultimo si conferma ancora una volta il limoncello più venduto al mondo. Estremamente significativi anche i risultati della sua versione alcol free, Limonzero, il primo limoncello analcolico, che ha registrato una crescita del +95%: un dato che conferma come il segmento low&no alcohol stia prendendo sempre più piede.
«Il 2025, che ha conciso con le celebrazioni dei 150 anni del gruppo, si è rivelato un anno di consolidamento e di crescita sia sul mercato internazionale che su quello italiano – commenta Micaela Pallini, presidente e amministratore delegato di Pallini –. Nel 2026 continueremo su questa scia, potenziando la distribuzione in aree ad alto potenziale e investendo nello sviluppo e nell’innovazione di alcuni prodotti. Riserveremo, inoltre, la giusta attenzione ai nuovi trend, senza mai perdere il legame con la nostra storia ultracentenaria».
Pallini anticipa anche la novità in preparazione per il 2026: il restyling dello storico Mistrà, liquore secco a base di anice, il primo prodotto dall’Antica Casa Pallini, secondo la ricetta originale del fondatore dell’azienda Nicola Pallini. L’obiettivo è quello di renderlo premium e più moderno nel design, senza alterarne riconoscibilità e autenticità. «Il nuovo look di Mistrà - chiarisce l'ad - proporrà una freschezza e un appeal adatti al nuovo millennio, mantenendo però intatta la sua forte identità, per continuare così a conquistare nuovi palati senza perdere il suo carattere distintivo». Il 2026 sarà anche l’anno del rilancio di Pallini Sambuca, come completamento della gamma “anice” all’interno del mondo Pallini Mistrà: un progetto che andrà a sostituire la Sambuca 313 nel portafoglio in termini di packaging, ma non nel gusto e nella qualità. A questo si aggiunge anche l’attenzione alla crescente domanda di prodotti Ready-to-Drink e di proposte low-Abv e analcoliche.

Con Bonduelle Food Service patate e verdure arrosto oggi sono a portata di bar!

Bonduelle Food Service Le Arrostite
Tre le referenze che compongono la nuova linea di patate e verdure arrosto Le Arrostite. Pronte all'uso, solo da rigenerare con le attrezzature già presenti in ogni bar tavola calda o fredda, permettono di ampliare il menu con proposte che guardano ai nuovi stili di consumo

Vuoi arricchire l’offerta del tuo bar senza complicare il servizio o investire in nuova attrezzatura? Con la linea Le Arrostite ora è possibile. Bonduelle Food Service propone una soluzione che apre nuove possibilità: patate e verdure arrosto pronte all’uso, pensate finalmente per essere gestite facilmente anche al bar.

Le Arrostite nascono da verdure selezionate, già lavate, tagliate e arrostite con cura. Il taglio irregolare conferisce al prodotto un aspetto autentico e appetitoso, molto simile a quello di una preparazione fatta al momento. Il risultato è un contorno caldo e gustoso, capace di valorizzare panini, piatti unici, bowl e aperitivi sorprendenti, portando al bar un’idea di cucina più completa.

Gustose, versatili, pratiche

I veri punti di forza sono la rapidità e facilità di utilizzo. Le Arrostite si rigenerano in pochi minuti utilizzando solo le attrezzature già presenti nei bar tavola calda o fredda: fornetto elettrico, o friggitrice ad aria. Nessuna tecnica complessa, nessuna competenza specializzata. Basta scaldare e servire, ottenendo sempre un risultato costante e di qualità. Una semplicità che rende possibile ciò che fino a poco tempo fa non lo era: proporre contorni arrosto al bar, in modo rapido e senza rallentare il servizio.

Anche la gestione quotidiana è più efficiente. Il prodotto è facilmente porzionabile, perfetto per lavorare anche su singola comanda e ridurre gli sprechi. Si utilizza solo la quantità necessaria, senza preparazioni preventive e senza scarti, con un controllo più preciso del costo porzione e meno stress nei momenti di punta.

La gamma Le Arrostite si compone di tre referenze versatili: Patate arrosto, Patate dolci arrosto e Cavolfiori arrosto. Tre proposte diverse che permettono di ampliare il menu, soddisfare gusti differenti e rendere l’offerta del bar più interessante e distintiva.

Con Le Arrostite, Bonduelle Food Service offre ai bar una soluzione concreta per differenziarsi, rispondere alle nuove abitudini di consumo fuori casa e portare nel menu il gusto autentico e inconfondibile delle verdure arrosto.

Ultimi giorni per candidarsi alla Barista Challenge di Lavazza

Selezioni aperte per la seconda edizione del concorso di Lavazza dedicato ai professionisti del caffè. La finale nazionale il 2 e 3 marzo a Torino

C’è tempo fino al 10 febbraio per candidarsi alla Barista Challenge 2026, la seconda edizione della competition di Lavazza rivolta ai professionisti italiani del caffè. Ai candidati è richiesto di creare un coffeetail originale, caldo o freddo, arricchito da un ingrediente regionale, nonché un video di presentazione che racconti il proprio percorso professionale. Le migliori ricette saranno selezionate entro il 13 febbraio e consentiranno l'accesso alle finali nazionali che si svolgeranno a Torino il 2 e 3 marzo 2026.
Qui i baristi selezionati vivranno un’esperienza di confronto professionale e approfondimento formativo, con il supporto del Lavazza Training Center, network di formazione con oltre 55 sedi nel mondo, che accompagna i baristi in tutte le fasi del progetto.

Il podio della Barista Challenge 2025, al centro, la vincitrice Carmela Maresca

Il vincitore della Barista Challenge Italia (l'anno scorso la vincitrice di Barista Challenge è stata Carmela Maresca, che è anche nell'albo d'oro dei Barawawards, dopo aver vinto il premio Barista dell'anno 2024), accederà alle finali internazionali, che si svolgeranno dal 23 al 27 marzo 2026 a Torino, confrontandosi con baristi provenienti da tutto il mondo.
La Barista Challenge si inserisce nel più ampio impegno di Lavazza a favore della cultura autentica del caffè italiano e della professionalizzazione nel settore. Per i partecipanti selezionati, la Barista Challenge rappresenta un’occasione concreta di confronto, visibilità e crescita professionale, fino all’accesso alle finali nazionali e internazionali, in un contesto di respiro globale.

Maison Ferrand apre al no alcohol: è arrivato Citadelle 0.0

Citadelle 0.0
Il nuovo arrivato, come tutta la produzione della maison francese, è un distillato analcolico di alta gamma ispirato al tradizionale Citadelle Gin del quale conserva l'eleganza e la personalità

Citadelle entra nel segmento del no alcohol. Il marchio francese di gin di Maison Ferrand, i cui prodotti sono distribuiti in esclusiva per l’Italia da Compagnia dei Caraibi, ha lanciato Citadelle 0.0, una nuova referenza pensata per offrire il gusto e la qualità della classica proposta del marchio, ma in versione zero alcol.

Frutto di un lungo lavoro di ricerca e sviluppo durato quattro anni, il nuovo arrivato è infatti ispirato a Citadelle Gin. Del fratello alcolico conserva tutte le 19 botaniche: ginepro francese, viola, coriandolo dal Marocco, mandorle e scorza di limone agrodolce dalla Spagna, la buccia di arance messicane, angelica dalla Germania settentrionale, cardamomo dall’India, corteccia di cassia dall'Indocina, cannella dallo Sri Lanka, la liquirizia cinese, i grani del paradiso dall'Africa occidentale, pepe cubebe da Java, cumino olandese, anice francese, noce moscata, finocchio e radice di iris italiano. Ricetta che nel nuovo prodotto viene arricchita da una selezione di estratti 100% naturali, studiata per conferire equilibrio, profondità e persistenza.

Un distillato analcolico dall'identità forte e vibrante

Altra particolarità di Citadelle 0.0 è il metodo di produzione, l’idrodistillazione, una tecnica mutuata dall’antica arte profumiera che permette di ottenere un distillato totalmente senza alcol, a differenza del più comune processo di dealcolazione, comunemente utilizzato per la produzione di prodotti analcolici ispirati agli spirit. Una tecnica che i più ha il vantaggio di valorizzare le materie prime, catturandone e restituendone gli aromi puri, e che riflette l’impegno della Maison nel preservare nel nuovo nato gli stessi standard di qualità e il medesimo posizionamento della sua tradizionale offerta.

Citadelle 0.0 StillLifeNon a caso, a caratterizzare Citadelle 0.0 è un intenso bouquet aromatico, aperto da note botaniche vivide, spezie delicate e sottili accenni floreali.  Al palato, è morbido e armonioso, ampio e rinfrescante, con una nota pepata vivace che conferisce carattere e personalità al prodotto.

Senza zuccheri aggiunti, vegan e gluten free, il nuovo distillato analcolico con il suo stile secco, nitido, vibrante e dalla chiara impronta di ginepro, è ideale da servire con tonica, il suo perfect serve, per reinterpretare in versione no/low alcohol grandi classici della miscelazione, dal Martini Cocktail al Negroni, o per la creazione di originali mocktail.

 

La ricetta

Citadelle 0.0 & tonic
Ingredienti:
50 ml Citadelle 0.0, 150 ml acqua tonica,
Preparazione:
build
Guarnizione:
rametto di rosmarino e 2/3 grani di pepe rosa
Bicchiere:
highball

 

A Milano la presentazione del Manifesto dello Specialty Coffee italiano secondo Cafezal

Cafezal manifesto specialty coffee
Il 5 febbraio, al Cafezal Coffee Hub, l'incontro che punta ad attivare un dialogo trasversale sul ruolo dello specialty coffee in Italia: dalle dinamiche di consumo ai modelli di servizio, fino alle connessioni con mixology, ristorazione e intrattenimento

Giovedì 5 febbraio, Milano ospiterà la presentazione del Manifesto dello Specialty Coffee italiano, un progetto che ambisce a diventare una piattaforma condivisa per il settore. L’incontro si terrà presso Cafezal Coffee Hub, in viale Premuda 14, e coinvolgerà alcuni professionisti e operatori del mondo food & beverage in una giornata di confronto.

Il Manifesto nasce su iniziativa di Cafezal, una realtà dedicata allo specialty coffee che unisce torrefazione, formazione e consulenza, con l’obiettivo di attivare un dialogo trasversale sul ruolo dello specialty coffee in Italia: dalle dinamiche di consumo ai modelli di servizio, fino alle connessioni con ristorazione, mixology e intrattenimento. Il progetto si propone come uno strumento aperto, pensato per stimolare una riflessione collettiva sul presente e sul futuro del comparto.

Il programma dei lavori

Il programma della giornata si articolerà in quattro panel tematici, ognuno dedicato a un ambito chiave dell’ospitalità contemporanea.

Si partirà alle 10.00 con un focus sull’evoluzione della colazione, analizzando come il modello tradizionale italiano stia cambiando e quale spazio occupi oggi il caffè specialty all’interno di questo rito quotidiano. Il confronto metterà insieme punti di vista provenienti da panificazione, pasticceria e osservatori delle nuove tendenze di consumo.

Intervengono: Giovanni Mineo (titolare Crosta), Fabio Campanile (Ex Responsabile R&D Massari e Princi), Alice Yamada (titolare PAN), Colazione Milanese (Food trend Influencers).

Alle 11.30 il dibattito si sposterà sullo specialty coffee italiano, affrontando lo sviluppo del settore lungo tutta la filiera, dalla formazione al servizio, fino al posizionamento dei brand. Un momento pensato per leggere lo stato dell’arte e le prospettive future di un mercato in continua evoluzione.

Intervengono: Federico Pezzetta (@coffeeandlucas Coffee trend Influencers), Michele Cannone (Global Brand Director Away From Home di Lavazza Group), Federica Parisi (Direttrice Coffee Community Simonelli Group) e Monica Milanovich (Responsabile MKT Gaggia)

Nel primo pomeriggio, alle 14.00, il tema sarà la ristorazione moderna, con un’attenzione particolare alle sfide legate alla sostenibilità e al dialogo tra cucina e caffè di qualità. Il panel offrirà una riflessione sulle scelte operative e culturali che oggi influenzano il lavoro dei ristoratori.

Intervengono: Diego Rossi (titolare e Chef Trippa), Antonio Civita (titolare Panino Giusto), Sauro Ricci e Raffaele Minghini (titolari e Chef Joia), Alice Todaro (@daysofmilan - Food trend Influencers).

La giornata si concluderà alle 15.00 con un confronto dedicato all’evoluzione della mixology e dell’entertainment, esplorando le possibili intersezioni tra caffè, vino, cocktail e fine dining. A seguire, un momento informale di networking accompagnato da aperitivo e DJ set.

Intervengono: Jacopo Ercolani (titolare CRU), Fabricio Lanfredi (titolare Hollywood/Loolapalosa), Chiara Carolei (Maestra assaggiatrice Onaf), Angelo Canessa (brand ambassador Velier) e Andrea Villa (titolare M10).

Nuovi spazi per lo specialty coffee

La presentazione del Manifesto si inserisce in un contesto in cui il caffè specialty sta cercando nuovi linguaggi e nuovi spazi di dialogo con il mondo dell’ospitalità. L’appuntamento milanese potrà essere utile soprattutto se, oltre al quadro generale e agli interventi in programma, emergeranno indicazioni concrete e strumenti realmente applicabili per operatori e locali.

Marco Polo e Benjamin Franklin erano brand ambassador. Fine della storia!

brand ambassador

Il brand ambassador nasce molto prima del marketing. Nasce quando bere in pubblico diventa un atto sociale, politico, culturale. Quando il bicchiere smette di essere solo un contenitore e diventa un messaggio. Nessun badge, nessuna slide, nessun contratto, niente Kpi, tantomeno fogli di calcolo: solo reputazione. Alla corte di Re Carlo I, per esempio, il Cognac era linguaggio di potere. Non si beveva a caso, non si beveva con chiunque. La scelta della bevanda, la provenienza, il rituale del brindisi erano segnali. Il sovrano non promuoveva etichette, ma certificava comportamenti: e quei comportamenti, a cascata, diventavano modello. Un endorsement silenzioso; eppure, chiarissimo: “se si fa così qui, allora si fa così ovunque conti”.

Franklin, Polo, Hemingway: ambassador inconsapevoli

Un secolo dopo, Benjamin Franklin può essere considerato a tutti gli effetti un brand ambassador inconsapevole del rum. Nel XVIII secolo la sua passione per questo distillato, unita allo stile di vita e alla forte influenza pubblica, contribuì ad alimentarne la popolarità nelle colonie americane. Franklin non promuoveva il rum in modo diretto, ma lo legittimava attraverso l’esempio: frequentando taverne, circoli e salotti, trasformava il consumo in un gesto sociale autorevole. Ancora una volta, il valore non stava nella bevanda in sé, ma nell’associazione con una figura capace di rendere desiderabile ciò che beveva semplicemente bevendolo.

Marco Polo non faceva marketing, faceva viaggiare le cose prima ancora delle persone. Le raccontava, le rendeva vive, le faceva desiderare. Se oggi lo chiamiamo brand ambassador è solo perché non abbiamo un termine migliore per dire “uno che cambia il mondo raccontandolo”. Un brand ambassador senza brand, ma con un’enorme capacità di far desiderare. Roba da Milione.

Poi arriva l’Ottocento e qualcosa cambia: il racconto smette di dipendere solo dagli uomini e inizia a incarnarsi in un’identità riconoscibile. Negli anni ’80 e ’90 del Novecento, complice globalizzazione e la crescente competitività del mercato, il ruolo si consolida. Con Johnnie Walker e la campagna Keep Walking il marchio diventa persona, il logo cammina, il nome attraversa i confini. Non serve più il re, non serve più il politico, il sognatore e il viaggiatore: il brand stesso diventa narratore. È la modernità che entra nel bicchiere. E quando il Novecento prende velocità, ecco Ernest Hemingway: bastano una foto, una frase, una sosta al bancone giusto. Con un Daiquiri all’Avana - vero o mitizzato poco importa, perché è proprio questo il punto - Hemingway trasforma un drink, anzi due se si considera il Mojito de La Bodeguita del Medio, in un destino e un bar in un luogo di pellegrinaggio. Non è promozione: è leggenda. E la leggenda, si sa, è la più efficace forma di comunicazione.

Credibilità: vivere il prodotto

Tutti questi personaggi, così lontani tra loro per epoca, ruolo e destino, condividono un elemento chiave: la credibilità. Nessuno di loro “spingeva” un prodotto. Lo viveva. Beveva, parlava, lasciava fare al tempo. Ed è proprio da questa lezione storica - più culturale che commerciale - che prende avvio Dal Bar al Brand: come diventare un brand ambassador di successo, il manuale di Fabrizio Tacchi. Tacchi oggi è Spirits & Amaro Ambassador per Gruppo Caffo 1915, ma prima ancora è uno che il ruolo se l’è guadagnato camminandoci dentro.

brand ambassador Fabrizio Tacchi
Fabrizio Tacchi, Spirits & Amaro Ambassador per Gruppo Caffo 1915 e autore di Dal Bar al Brand

Un ex timido - sì, succede anche questo - un ex barman dai modi eleganti, che da oltre vent’anni fa il brand ambassador per aziende internazionali del mondo spirits. Una vita passata tra banconi e aule di formazione, banchi, palchi e retrobottega, chilometri accumulati, miglia aeree conservate come figurine, treni presi al volo e altri persi per un soffio. Nel suo testo – 170 pagine che non fanno rumore mentre scorrono – Tacchi non celebra il ruolo, non lo mitizza, non lo imbelletta: lo mette a fuoco. E lo fa pensando a chi sogna di diventare un viaggiatore del marchio, senza trasformarsi in un cartellone pubblicitario ambulante.

È infatti da una lunga genealogia di ambassador inconsapevoli - viaggiatori, intellettuali, uomini di potere e di racconto - che il libro prende davvero forma. Non come manuale motivazionale da comodino, ma come tentativo lucido di tradurre un ruolo antico in un mestiere contemporaneo (approfondimenti e informazioni sul volume sono disponibili sul sito dell’autore: www.fabriziotacchi.com).

Non megafono, ma interprete

Superata l’introduzione storica, il libro cambia passo ed entra nel vivo del lavoro quotidiano. Tacchi parla di identità professionale, di come costruirla senza finire intrappolati nella posa o nello slogan. Parla di comunicazione, di rapporto con i bartender e con il brand, di public speaking senza recitazione e di networking inteso per quello che dovrebbe essere: frequentazione reale, non una rubrica gonfia di nomi che non rispondono più.

Il punto, ribadito più volte, è semplice e spiazzante: un brand ambassador non è un megafono, è un interprete. Deve conoscere il prodotto, certo. Ma soprattutto deve saperlo tradurre in un linguaggio umano, credibile, condivisibile. Possibilmente senza urlare. Il tono è diretto, asciutto, spesso disincantato. Nessuna promessa di scorciatoie, nessuna retorica da palco con il sorriso incollato.

Tacchi racconta un mestiere fatto di studio, disciplina, ascolto e presenza costante. Un mestiere che non nasce oggi, ma affonda le radici proprio in quelle figure storiche che bevevano, parlavano e lasciavano il segno senza sapere di stare “rappresentando” qualcosa. Ed è qui che il libro trova il suo senso più attuale. In un mercato degli spirits saturo di messaggi, format ed eventi, la figura del brand ambassador torna paradossalmente alle origini. I brand cercano persone credibili, non amplificatori con la voce impostata. Professionisti capaci di stare nei bar prima che sui palchi, di ascoltare prima di parlare, di rappresentare una cultura prima ancora di un prodotto. La storia lo dimostra, e Tacchi lo ribadisce senza alzare il tono: la fiducia non si compra. Si frequenta. Meglio se con il bicchiere giusto.

Le devastazioni del ciclone Harry e le sfide per la ripartenza

ciclone Harry Faro Blu
Il Faro Blu, a Sellia Marina (Catanzaro), distrutto dal ciclone Harry
Le mareggiate che hanno colpito Calabria, Sicilia e Sardegna hanno devastato lidi, bar e ristoranti sul mare. Ma oltre ai danni strutturali, le imprese del fuori casa costiero devono fare i conti con coperture assicurative parziali, incertezza sulle concessioni e ristori ancora limitati

Il ciclone mediterraneo “Harry” che si è abbattuto sul Sud Italia ha investito pesantemente le coste della Calabria ionica, della Sicilia ionica e della Sardegna Sud-Orientale. Le mareggiate, con onde alte fino a 10 metri, accompagnate da venti a 100 km/h e da piogge torrenziali, hanno devastato i litorali, causando gravi danni a infrastrutture, abitazioni e attività commerciali che sorgevano lungo la costa. Un colpo durissimo il ciclone lo ha inferto al comparto del fuori casa, che rappresenta uno dei motori principali dell’economia di queste aree, con locali, chioschi, lidi balneari e strutture turistiche totalmente o in gran parte distrutti.

Un caso emblematico della devastazione generata dal ciclone è quello del lido Faro Blu, a Sellia Marina, in provincia di Catanzaro, investito in pieno dalle onde, con oltre il 50% della struttura che non esiste più: «è stata letteralmente inghiottita dal mare – racconta Domenico Dragone, bartender e proprietario con la sua famiglia dello stabilimento -. Ora al suo posto c’è una voragine dell’ampiezza di diversi metri, mentre la parte restante è gravemente danneggiata».

Il Faro Blu

Realizzato negli anni Settanta, il locale è stato acquistato dai Dragone nel 1985 che da allora, con tanti investimenti e sacrifici, che ne hanno fatto un’attività stagionale multifunzionale. Aperto da aprile a fine settembre, oltre al lido con 160 ombrelloni, la struttura comprende ristorante e pizzeria, che nei mesi di punta arrivano fino a 500 coperti al giorno, e il bar, che è un po’ il cuore nevralgico dell’attività. «Siamo aperti dall’alba alla notte, coprendo tutti i momenti di consumo della giornata, dalla colazione al pranzo, dall’aperitivo al dopo cena con la proposta di cocktail – racconta Dragone -. Ma soprattutto, diamo diventati quasi un’istituzione qui a Sellia, il punto di ritrovo fisso sia per i residenti sia per i turisti che d’estate affollano la cittadina e che apprezzano i diversi servizi che offriamo, con il plus della vista spettacolare sul mare, che però si è rivelata il nostro tallone d’Achille».

Una piccola realtà familiare che con visione imprenditoriale è cresciuta nel tempo, occupando la scorsa estate 44 dipendenti. Un percorso che ora Harry rischia di interrompere. La conta dei danni è pesante, quantificandola a livello economico si parte almeno da 150.000 euro. Alla distruzione della struttura, inclusi i plinti di ancoraggio, va sommata quella delle attrezzature e impianti vari, difficilmente recuperabili. «Un calcolo che non tiene conto della perdita di altri elementi caratterizzanti del lido, come il palmeto – spiega Dragone -. È stato completamente inghiottito dal mare, che ha restituito solo due delle venti palme totali: le altre sono scomparse».

Determinati a ripartire

Lo shock della distruzione non ha però scalfito la determinazione dei Dragone che, aiutati dai dipendenti, si sono messi subito al lavoro, rimuovendo sabbia, acqua e detriti, mettendo in sicurezza quel che è rimasto della struttura e recuperando i materiali sparsi per la spiaggia. «Stiamo avendo un grande supporto dalla comunità di Sellia Marina, che si è stretta intorno a noi, con tante persone aiutano nelle operazioni – prosegue Dragone -. Adesso occorre rimuovere tutta la struttura, mettere in sicurezza l’area e poi installarne una nuova. Andiamo avanti con l’obiettivo di essere pronti per la prossima stagione, con un locale ancora più bello di prima». Per sostenere la ricostruzione i Dragone hanno lanciato anche una raccolta fondi, dal nome evocativo, Torna a splendere, Faro Blu, sulla piattaforma GoFundMe.

I nodi della ricostruzione

Ma il caso del Faro Blu è emblematico anche per le criticità che imprenditori e gestori che hanno avuto le loro attività distrutte dal ciclone Harry si trovano a fronteggiare e che ruotano intorno al problema del reperimento dei fondi, ma non solo.

Il primo nodo riguarda la copertura assicurativa. Il Faro Blu, come altre attività, ha sottoscritto la polizza catastrofale, diventata obbligatoria per le imprese italiane dallo scorso anno e per le micro o piccole imprese che gestiscono esercizi di somministrazione di alimenti e bevande o turistico-ricettive dal prossimo 31 marzo. «Il punto è che l’assicurazione standard non copre i danni provocati dal ciclone, perché le mareggiate non rientrano nelle definizioni di fenomeni catastrofali previste dalla normativa, quali inondazioni, alluvioni, sismi, frane, il che è assurdo», racconta Dragone.

C’è poi un’altra incognita: la direttiva Bolkestein. «I lidi balneari nel 2027 dovranno andare a gara per il rinnovo delle concessioni, senza che al momento ci siano regole e linee guida ben definite – prosegue l’imprenditore -. Investire senza garanzia di continuità e senza sapere che cosa accadrà fra due stagioni è una scelta difficile, ma è quella che abbiamo fatto».

Non a caso proprio su questi aspetti si sofferma la lettera inviata dalla Sib (Sindacato Italiano Balneari) al governo, dove a interventi urgenti di emergenza e ristori adeguati si aggiunge una ulteriore richiesta. «Da subito sono necessari due interventi normativi – ha dichiarato Antonio Capacchione, presidente Sib, in una nota dell’associazione che riassume il contenuto della missiva -: risolvere la questione Bolkestein e sospendere per le aziende danneggiate da mareggiate la norma che impone di tener conto della polizza catastrofale nell’erogazione dei benefici economici».

Fare presto

Riguardo ai ristori, l’auspicio è di fare presto per non compromettere la stagione estiva. Al momento il Consiglio dei ministri ha deliberato lo stato di emergenza nazionale e ha stanziato 100 milioni di euro in totale per le tre regioni a fronte di una prima stima dei danni che si aggira intorno ai 2 miliardi. «Non appena le tre Regioni avranno definito nel dettaglio l’entità dei danni e la priorità degli interventi, il governo adotterà un primo provvedimento interministeriale per consentire il ripristino e la ricostruzione delle infrastrutture danneggiate, pubbliche e private – ha dichiarato il ministro della protezione civile, Nello Musumeci -. Attività che sarà coordinata dai rispettivi presidenti di Regione, nominati commissari delegati».

Intanto a muoversi sono le Regioni. Regione Siciliana ha approvato un bando con una dotazione finanziaria di 23 milioni, che sarà pubblicato nei prossimi giorni dall’assessorato alle attività produttive sul sito dell’Irfis, che prevede un contributo minimo di 5.000 euro a fondo perduto per riattivare le attività economiche colpite. I termini resteranno aperti per 30 giorni in modo per arrivare a una graduatoria a metà marzo e all’erogazione dei primi aiuti entro lo stesso mese. Il tutto con procedure semplificate: non serviranno Durc né certificazioni dell’Agenzia delle entrate, basterà una perizia giurata di un professionista e un’autocertificazione per accedere ai contributi.

Sempre in questo mese di febbraio, verranno attivati contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati a tasso zero, fino a 400.000 euro e primo pagamento delle rate dopo tre anni.

A provvedimenti simili stanno lavorando anche Calabria e Sardegna.

Alessia Schirosi e Golia Luis vincono la Mocktail Zero Gradi – Grand Prix Competition

Mocktail Zero Gradi
Le due giovani promesse del bartending si sono aggiudicate la competizione dedicata alla mixology analcolica, ideata da Caroli Hotels, che ha visto in gara gli studenti degli istituti alberghieri di tutto il Salento

È andata a Alessia Schirosi e Golia Luis, giovani promesse del bartending, la vittoria della Mocktail Zero Gradi - Grand Prix Competition. Celebrare il buon bere senza alcolici il cuore della competizione, ideata e organizzata da Caroli Hotels, storica catena alberghiera di Gallipoli e Santa Maria di Leuca, portabandiera della tradizione di ospitalità nel Salento.

Un’iniziativa dedicata alla valorizzazione della mixology analcolica e alla formazione delle nuove generazioni del settore beverage, che ha come protagonisti gli studenti degli istituti alberghieri, sebbene sia aperta anche ai professionisti. «In un contesto sempre più attento al consumo consapevole, la mixology analcolica ha conquistato uno spazio stabile nelle drink list dei locali, ampliando il target e rispondendo a nuove abitudini di consumo – commenta Davide Magrì, bar manager di Caroli Hotels -. In questo scenario si inserisce la Mocktail Zero Gradi – Grand Prix Competition, fortemente voluta dalla direzione della struttura, in particolare da Attilio Caputo, per unire formazione, territorio e innovazione, offrendo agli studenti degli istituti alberghieri un’occasione concreta di confronto con il mondo professionale e di visibilità. Un progetto che cresce di anno in anno e che guarda alle future generazioni di professionisti e a un concetto di ospitalità sempre più inclusivo, dove gusto, tecnica e benessere convivono nel bicchiere».

La terza edizione

Palcoscenico della terza edizione del concorso, presentato e coordinato da Magrì, il Bellavista Club di Caroli Hotels a Gallipoli, dove gli aspiranti bartender provenienti da tutto il Salento si sono sfidati nei due giorni di gara. Ai concorrenti è stato chiesto di realizzare un drink analcolico originale, utilizzando un massimo di cinque ingredienti tra quelli a disposizione nella work station.

A valutare le creazioni una giuria composta dai bartender Calogero Sergi e Jacopo Colella, dallo chef di Caroli Hotels Antonio Mangino e dal formatore Andrea Ercole. I drink sono stati giudicati secondo criteri di gusto, tecnica di esecuzione, innovazione e sostenibilità.

A spuntarla nella prima giornata è stata Alessia Schirosi dell'Istituto Alberghiero Amerigo Vespucci di Gallipoli, con il suo Nostalgia, preparato con distillato analcolico di ginepro, zucchero bianco e top di bevanda alla melograna e guarnito con foglie di basilico. A vincere nella seconda giornata di gara è stato Golia Luis dell'Istituto Alberghiero Egidio Lanoce, Maglie - Otranto, con Sea Water, dove ha miscelato una base di distillato analcolico di ginepro con succo di limone, sciroppo di zucchero, acqua faba e acqua del mare Ionio, attinta all’approdo di Enea a Porto Badisco, aromatizzata allo zenzero.

I due vincitori si sono aggiudicati i diversi premi in palio: un abbonamento annuale a Bargiornale.it, una bottiglia di bollicine zero alcol, un’opera dell’artista Angiuoni e l’ingresso nel Team 2026 di Caroli Hotels, un’opportunità per perfezionare la propria formazione e proseguire il percorso di crescita professionale, in piena coerenza con lo spirito del concorso.

Le ricette

Sea Water di Golia Luis


Ingredienti:

50 ml distillato analcolico di ginepro, 25 ml succo di limone fresco, 25 ml sciroppo di zucchero, 20 ml acqua faba, q.b. acqua di mare dell'approdo di Enea allo zenzero
Preparazione:
shake & strain
Bicchiere:
coppa

Nostalgia di Alessia Schirosi


Ingredienti:
50 ml distillato analcolico di ginepro, zucchero bianco di canna, foglie di basilico, top di bevanda analcolica alla melagrana
Preparazione:
build
Bicchiere:
calice

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