Torna la Campari Bartender Competition: un viaggio in 20 regioni per raccontare l’Italia in un cocktail che interpreti il tema
“The Red Soul of your Region”
C’è tempo fino al 27 marzo per compilare il form e iscriversi all’edizione 2026 della Campari Bartender Competition, l’occasione di una vita per ogni professionista del bar. Un percorso che per la prima volta diventa un vero e proprio viaggio lungo tutta la Penisola.
Dai paesaggi alle tradizioni, dai sapori alle storie, il tema della dodicesima edizione della Campari Bartender Competition è “The Red Soul of your Region”, ovvero valorizzare il proprio territorio, dietro al quale c’è un carattere irripetibile da cogliere, e trasformare questa identità in una narrazione contemporanea, che prende forma in un cocktail in cui sia protagonista Campari. Cosa non deve mancare? Le radici, che si esprimono attraverso ingredienti, profumi e rituali che appartengono alla regione d’ispirazione; la visione, ovvero uno sguardo originale, capace di sorprendere e innovare; e naturalmente Campari, filo conduttoredi una narrazione che lega la ricchezza delle diverse anime italiane alla passione quotidiana dei bartender.
Cinquecento le ricette che saranno selezionate per partecipare alla prima fase: un tour nazionale in 20 tappe, una per ogni regione, in cui si sfideranno 25 candidati per ciascuna, davanti alla giuria della Campari Academy. Un format sempre più capillare e inclusivo, capace di raggiungere quei bartender che per ragioni geografiche hanno meno possibilità di mettersi in evidenza.
Saranno loro, i venti Campari Regional Champion, insieme ai dieci migliori punteggi nazionali, ad accedere alla fase due: la Bar Experience, durante la quale i bartender selezionati accoglieranno i giudici nel proprio locale. In questa fase saranno valutati per l’ospitalità, la creatività e la capacità d’improvvisazione in un contesto di lavoro reale. Uno su tre passerà alle fasi conclusive, perché solo dieci bartender accederanno alle semifinali a Milano, House of Campari e quindi all’agognata fase tre, ultimo step, la finalissima riservata solo a tre concorrenti, che si sfideranno per diventare il Campari Bartender of the Year ed entrare nella prestigiosa Hall of Fame.
In palio un percorso di formazione in Campari Academy, la partecipazione a eventi ed esperienze esclusive con Campari e un tour di guest shift nei migliori locali italiani ed esteri. Per scoprire il prossimo Campari Bartender of the Year, il viaggio è appena cominciato.
Il mercato della birra analcolica cresce e cresce bene anche in Italia. A dirlo i dati di AssoBirra, che registrano un incremento dei consumi del 13,4% nel 2024. Certo, si tratta ancora di un segmento dalle dimensioni limitate, che rappresenta il 2,11% dei consumi totali, ma con un trend positivo costante dal 2020 e che oggi rappresenta il 2,6% della produzione nazionale e il 2,5% a valore. Ancora più significativo che a trainare la crescita siano le nuove generazioni di consumatori, che manifestano un rapporto con l’alcol molto diverso rispetto alle generazioni precedenti, consumandone meno, scegliendo in modo più riflessivo e privilegiano l’esperienza sensoriale rispetto all’effetto. Consumatori che rinunciano all’alcol, ma non al piacere di una buona birra sorseggiata in compagnia. Non stupisce quindi, che tutti i maggiori, e non solo, player del mercato abbiano in assortimento almeno una proposta no alcohol. Tra questi c’è Bavaria, il marchio olandese di birra parte del Gruppo Swinkels Family Brewers, che di referenze analcoliche in catalogo ne ha due: la Bavaria 0.0%e la Bavaria 0.0% Ipa, due proposte pensate per tutti i momenti di socialità alcool free, ma senza rinunciare al gusto della birra.
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Bavaria 0.0%
Bavaria 0.0% ipa
La prima è un’analcolica chiara, rinfrescante e dal gusto intenso, con note maltate, ottenuta con un processo di produzione in grado di preservare il gusto genuino della birra, pur in assenza di alcol. Disponibile in bottiglia da 33 e 66 cl e in lattina da 33 cl, è ideale per tutti i momenti della giornata, ma è perfetta anche da bere dopo aver fatto attività fisica. Ha infatti un apporto calorico di 21 Kcal x 100 ml, paragonabile a quello di uno sport drink isotonico e inferiore a una spremuta di arancia o a un tè freddo.
Bavaria 0.0% Ipa, è invece una Indian pale aleanalolica dalla grande ricchezza aromatica, con note di luppolo e sentori di frutta tropicale e agrumi, rinfrescante e facile da bere, con il suo gusto luppolato, lievemente amaro, con note dolci. In bottiglia da 33 cl, è prodotta con quattro varietà di luppoli americani e australiani, Citra, Amarillo, Ella e Simcoe, e con acqua minerale naturale proveniente dalla sorgente di proprietà, ed è ideale per un aperitivo, ma anche per accompagnare un pranzo o una cena.
Sono oltre 30.000 gli italiani che lavorano negli Emirati, hub mondiale dell'ospitalità. Dopo l'attacco missilistico iraniano che ha colpito il Paese, Laura Marnich e Francesco Galdi, senatori del Drink Team e da anni attivi a Dubai, raccontano come il comparto sta gestendo la tensione, tra chiusure precauzionali e una ripresa operativa che non si è fatta attendere
C’è un momento, nelle grandi città, in cui il silenzio pesa più del traffico. A Dubai è successo sabato mattina, quando la notizia dei missili iraniani diretti verso Abu Dhabi e Dubai ha attraversato i grattacieli più veloce del vento nel deserto. Da quel momento, la capitale mondiale dell’ospitalità con vista ha iniziato a trattenere il fiato. Dubai e Abu Dhabi sono diverse come due sorelle cresciute nella stessa casa. La prima esibisce i tacchi a spillo del Burj Khalifa, la seconda preferisce la compostezza istituzionale. Ma condividono lo stesso passaporto - Emirati Arabi Uniti - e lo stesso destino di hub globale dell’hospitality. Qui lavorano circa 30.000 italiani, molti dei quali dietro un banco bar, in un fine dining o nella cabina di regia di un hotel cinque stelle. Tra loro ci sono due senatori del Drink Team di Bargiornale: Laura Marnich e Francesco Galdi.
Sotto il Burj Khalifa
Laura Marnich è founder & co-owner di Bee Leaf Boutique Bar Consultancy, società di consulenza fondata nel 2024 a Dubai dopo una lunga esperienza operativa. Prima general manager di Ergo Dubai, ancora prima bar manager per Zuma Restaurants tra Dubai e Abu Dhabi. Una carriera costruita sul campo, nel cuore di un mercato che non perdona improvvisazioni. Vive sotto il Burj Khalifa - che è un po’ come abitare sotto un faro acceso giorno e notte. «Mi chiedi come va? Sabato sera e domenica mattina è stato un po’ pesante», racconta. «Una palla di fuoco in cielo l’ho vista anche io. Non nascondo che un po’ di tachicardia mi è venuta. Ho dormito poco e per scaramanzia mi sono preparata una borsa nel caso dovessi scendere nei parcheggi sotterranei. Vivo sotto al Burj Khalifa, qualche drone è passato a filo, poi quattro tuoni forti lunedì mattina. Ora sembra ok. Chi può lavora da remoto, gli altri sono tornati operativi con prudenza. C’è un grande sentimento di fiducia verso la difesa interna. La preoccupazione più grande, adesso, riguarda le ricadute sul prezzo del petrolio e sull’economia, con i possibili effetti sullo stretto di Hormuz».
In una città che ha trasformato il lusso in sistema industriale, la paura non ha avuto il tempo di diventare panico. È rimasta una tensione trattenuta, metabolizzata in procedure.
Con cautela, ma senza panico
Francesco Galdi osserva la stessa scena da un’altra prospettiva. Corporate operations & beverage manager di Buddha-Bar Worldwide, da dodici anni negli Emirati, oggi guida il comparto beverage e operations del gruppo nella Regione dopo un lungo percorso come corporate beverage manager. È uno di quelli che lavorano dentro la macchina dell’hotellerie di alta gamma, dove ogni decisione ha un impatto su centinaia di collaboratori.
«La prima sensazione è stata surreale», racconta. «Poi sono arrivate direttive chiare: restare in casa, evitare spazi aperti, lontani dalle finestre. Dopo le prime ore, la città è rimasta calma. Nella zona tra Dubai Marina ed Emirates Hills la vita è continuata con cautela, ma senza panico. Personalmente non ho mai dubitato di essere in mani estremamente competenti. La fiducia nelle istituzioni qui è un elemento strutturale». Strutturale significa che non nasce dall’ottimismo, ma dall’esperienza.
Sulla narrazione europea Galdi è netto: «Si è vista una distinzione tra chi conosce la città e chi inseguiva visibilità. Sono circolati video fuorvianti, vecchi incendi riproposti come attacchi, notizie infondate. Negli Emirati la diffusione di fake news è un reato con sanzioni severe. Il Governo mantiene una linea di tolleranza zero». Nel frattempo, sul piano operativo, alcune “venues” del gruppo hanno scelto una chiusura temporanea, in via precauzionale. «Ci siamo confrontati con gli hotel manager con grande senso di responsabilità. Dialogo pragmatico, nessun allarmismo. Sicurezza di ospiti e staff al primo posto. È realistico ipotizzare un calo iniziale del turismo, ma serviranno dati concreti per valutare l’impatto».
L’hospitality come “termometro”
Ed è qui che l’hospitality diventa cartina di tornasole. Perché non è solo un settore economico: è un termometro emotivo. Se le lobby restano vive, se i ristoranti riaprono, se i cocktail tornano a essere miscelati, significa che la città ha deciso di non cedere al racconto della paura. Gli Emirati hanno attraversato crisi finanziarie, fasi recessive globali, una pandemia. Ogni volta la risposta è stata rapidità decisionale e visione strategica. «C’è un detto qui», ricorda Galdi, «mentre il mondo si preoccupa del problema, Dubai si occupa del problema». Può sembrare marketing. Ma chi vive e lavora qui da anni parla di metodo.
È presto per capire quali saranno gli effetti a medio termine su turismo e nightlife. Un rallentamento è plausibile. Una paralisi no. L’ecosistema hospitality degli Emirati è abituato a gestire la complessità, non a subirla. Forse la differenza sta tutta qui: non nell’assenza di rischio, ma nella capacità di organizzarlo. E nell’ospitalità, organizzare l’incertezza è già una forma di leadership.
Tre referenze, in Soft Pack da 250 g, compongono la nuova collezione della storica torrefazione, che propone un viaggio sensoriale tra le terre del Centro e Sud America. Ideali per espresso, estrazioni con filtro e French press
È un viaggio tra le terre del Centro e Sud America Arabica Single Origin, la nuova linea di caffè monorigine in grani di Hausbrandt. Un viaggio che tocca Colombia,BrasileeHonduras, i Paesi di provenienza dei caffè che compongono la nuova collezione e che danno il nome alle tre referenze che la compongono. Ognuna delle quali raccoglie le peculiarità di una singola origine, valorizzata da un profilo di tostatura medio studiato per esaltarne le specifiche proprietà organolettiche.
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Colombia
Brasile
Honduras
Colombia è a base di chicchi coltivati su terreni rigogliosi e presenta un carattere raffinato con note fruttate e un’acidità succosa, dove spiccano sentori di frutti gialli, fiori e cioccolato al latte. La monorigine Brasile proviene invece da terreni molto soleggiati che danno vita a un caffè morbido, con un’acidità elegante e bilanciata. Il profilo aromatico si distingue per le note di frutta secca, cacao che tornano anche al palato, accompagnate da note di caramello. Infine, Honduras, una monorigine piacevole e armoniosa coltivata su terreni di origine vulcanica. Un caffè che rivela in tazza note di nocciola appena raccolta che abbracciano la fresca dolcezza della mela e un fragrante aroma di biscotto.
Ideali anche per caffè filtro e French press
Dedicate ai professionisti alla ricerca di materie prime pregiate, le tre referenze si caratterizzano anche per la loro versatilità. Oltre che un tradizionale espresso, sono infatti anche ideali per le estrazioni in caffè filtro e French press, tecniche capaci di esaltare al massimo il profilo aromatico di ogni chicco.
La nuova collezione amplia la linea di caffè Soft Pack, il packaging flessibile di Hausbrandt progettato per preservare le botaniche. Grazie alla speciale valvola unidirezionale e alla scelta del formato 250 g, il caffè in grani appena tostato mantiene intatta la sua freschezza e tutte le sue sfumature aromatiche. L’estetica della confezione, colorata ed elegante, è fortemente evocativa e gioca su illustrazioni e una palette cromatica studiate per riportare la mente e i sensi ai luoghi d’origine.
La terza edizione del Salone del Vermouth a Torino è stata arricchita, oltre che da un Fuorisalone che ha coinvolto bartender e chef di una trentina di locali, da un particolare evento di miscelazione come la prima edizione di “Famolo Strano… ma famolo buono Cocktail Competition”, evento organizzato dalle sezioni Piemonte e Valle d'Aosta di Abi Professional (Associazione Barman Italiani), aperto a tutte le associazioni di settore.
Grazie alla fantasia e creatività dei bartender Abi, è stata creata infatti una nuova categoria di drink, i "mediterranean tiki" realizzati con i Vermouth di Torino, distillati europei (esclusi i rum latinoamericani, strano ma vero!), succhi e polpe di frutta, frutta disidratata per guarnizione, con buona pace del creatore delle ricette tropicali tiki Donn Beach (1934).
Alla base del concorso l’idea di creare ricette originali di cocktail utilizzando un vermouth estratto a sorpresa tra quelli in portafoglio alle aziende sponsor dell’iniziativa come Bordiga 1888 con la novità Ellena, Bonaventura Maschioe Carpano 1786 (F.lli Branca), con il contributo dei Mixer Cocktail dei preparati alla frutta Finest Call & Reale delle guarnizioni di frutta disidratata EB-Eredi Borgnino.
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I rappresentati degli sponsor Andrea Dracos (EB-Eredi Borgnino), Steve Righetto (Bonaventura Maschio), Emanuela Mattalia (Bordiga 1888), Matteo Esposto (Finest Call & Real), Lorenzo Burrone (Carpano 1786)
Elena Cardin e Mauro Solera al tavolo Bonaventura Maschio con Bitter Maschio e Vermouth Bonaventura
Poker di Bitter Maschio e Vermouth Bonaventura (foto Elena Cardin BM)
Manuela Mattalia BM Bordiga con la novità Vermouth Ellena e Gabriele Tammaro del distributore D&C
Bordiga ha presentato la novità Vermouth di Torino Ellena
Giuseppe D'Arrigo di EB-Eredi Borgnino insieme con Marina Milan e Andrea Dracos
I 32 produttori al Salone del Vermouth di Torino 2026
Giacomo Casoni e Domenico Tripaldi al tavolo Cinzano by Caffo
Nicolò Canali e Adriano Ronco al tavolo Martini con il promoter Danilo Bellucci
Leonardo Leo Tpdisco e Alessia Astro al tavolo Strucchi con Bitter e Vermouth alla maniera Strucchi
Samuel e Alessia al tavolo Carlo Alberto 1837
La gara è stata infatti organizzata da Abi nella giornata del 23 febbraio, riservata al trade, in un prestigioso salone del primo piano del Museo Nazionale del Risorgimento del maestoso seicentesco Palazzo Carignano nel centro di Torino.
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L'entrata maestosa di Palazzo Cargnano e del Museo Nazionale del Risrgimento sede del Salone del Vermouth
Locandina evento Famolo Strano Cocktail Competition al Salone del Vermouth a Torino
Salone concorso Ais Famolo Strano
Laura Carello del Salone del Vermouth con le organizzatrici Marina Milan e Simona Trivellini
Steve Righetto e Mauro Solera di Bonaventura Maschio al tavolo dei premi del concorso Famolo Strano
Alla presenza del presidente nazionale Abi Bernardo Ferro, l’organizzazione della competizione stata affidata alle sapienti mani della consigliera Abi, barlady e titolare di locale Marina Milan, con il contributo dello staff Abi composto dalla barlady Simona Trivellni, dal bartender Edoardo Muzzin, dal coordinatore della Valle d’Aosta Davide “Puffo” Benvenuto, dal coordinatore Piemonte Roberto “Cugino Bob” Pellerei.
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Davide Benvenuto Puffo coordinatore Abi Valdaosta e Simona Trivellini con il presidente Ais Bernardo Ferro e Marina Milan
Lo staff del Concorso Ais con Simona Trivellinii, la consigliera Marina Milan, Roberto Pellerei Cigino Bob coordinatore Abi Piemonte e Davide Benvenuto Puffo coordinatore Abi Valle d'Aosta
I consiglieri Abi Simone Toppi e Marina Milan con Simona Trivellini presentano il libro Flair Bartending
Una combattuta gara di ricette originali
I 22 partecipanti hanno avuto un’ora di tempo per ideare la propria ricetta “a sorpresa”, visitando gli stand delle aziende, assaggiando diversi vermouth per valutarne le singole caratteristiche e compatibilità.
I concorrenti della compettion Famolo Strano con le organizzatrici Simona Trivellini e Marina Milan in primo piano
Composta dalla sommelier Ais Paola Forneris (in rappresentanza delle associazioni professionali), dal mixologist Andrea Dracos (di EB-Eredi Borgnino, in rappresentanza delle aziende sponsor) e dal sottoscritto Rodolfo Guarnieri di Bargiornale (in rappresentanza della stampa di settore), la giuria ha valutato i cocktail secondo i seguenti criteri: tecnica, gusto, coerenza con la competizione, creatività, ripetibilità, guarnizione e speech-capacità comunicativa.
Tavolo delal giuria con Paola Forneris, Rodolfo Guarnieri e Andrea Dracos
Non sono mancati momenti di un simpatico confronto verbale tra concorrenti e giurati che hanno messo in evidenza meriti o criticità delle singole ricette.
Alcuni momenti della gara sono stati riportati in un bel video Instagram/salonedelvermouth da parte dell'organizzazione Abi.
Questi i riconoscimenti scaturiti dal giudizio della giuria.
Miglior Speech: Nihab Sbitli di Cala Beach Resort, Punta Ala di Castiglione della Pescaia (Grosseto) con il drink Arcadia, premiata dalla giurata Paola Foneris (nella foto con Marina Milan).
Miglior Speecvh per Nihab Sbitli con Marina Milan
Miglior Decorazione: Edoardo Muzzin di Wahalla Cocktail Bar, Biella, premiato da Andrea Dracos per il cocktail The Way of Taste in coppa caraibica in terracotta smaltata guarnita con spiedino di ananas e kiwi disidratati EB-Eredi Borgnino.
Premio Miglior Decorazione per il cockt.ail The Way of Taste di Edoardo Muzzinjpg
Miglior Cocktail con prodotti Finest Call & Real: Domenico Costa di Centro AmorBairo, Bairo Canavese (Torino) con il cocktail Tiki-Amo, premiato da Matteo Esposto, Brand Manager di Finest Call & Real.
L'entusiasmo del bartender Domenico Costa all'annumcio del premio speciale
Miglior Cocktail con prodotti Bonaventura Maschio: Claudio Fiora di Villa Carminati Resta, Como, con il cocktail Donna Ventura, premiato da Steve Righetto, Brand Ambassador Bonaventura Maschio e da Mauro Solera, area sales manager Bonaventura Maschio (nella foto con Marina Milan).
Marina Milan consegna il premio Bonaventura Maschio a Claudio Fiora
Miglior Cocktail con prodotti Carpano: Giulia Socia di Il Golosone Caffetteria di Champoluc-Ayas (Aosta) con il cocktail Tiki-Jiki, premiata da Lorenzo Burrone, Brand Ambassador Carpano 1786.
Giulia Socia con Lorenzo Burrone BA Carpano
Miglior Cocktail con prodotti Bordiga: Diego De Franco di Ymeletrob Restaurant, Pub, Music Art Café di Breul-Cervinia, Valtournanche (Aosta) con il cocktail Torino Tiki Temple, premiato da Emanuela Mattalia, Brand Manager Bordiga 1888.
Diego De Franco con Emanuela Mattalia BM Boirdiga 1888
Ed ecco i vincitori sul podio:
Primo Classificato
Gabriele Maggioni di Green Wood Bar & Bistrot, Vigevano, premiato con un SuperShaker da Laura Carello, madrina e creatrice del Salone del Vermouth, Marina Milan e Simona Trivellini di Ais, con la ricetta
Raspberry Totem Ingredienti
2 cl Vermouth Dry Carpano by F.lli Branca
2 cl Vermouth Bianco Carpano by F.lli Branca
2 cl Bitter Carpano by F.lli Branca
3 cl Lime Finest Call & Real
1,5 cl Triple Sec Finest Call & Real
10 cl Lampone Finest Call & Real Preparazione
Mixing glass, filtrare in tumbler alto in vetro tiki, guarnito con spiedino di verdure mix come zucchina, carota viola e barbabietola disidratate EB-Eredi Borgnino.
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Il cocktail vincente Tiki Raspberry di Gabriele Maggioni
GIl vincitore Gabriele Maggioni alk banco
Secondo Classificato
Emanuele Costantino del pub fantasy La Caverna, Treviolo (Bergamo), premiato dal promoter Danilo Bellucci, con la ricetta Tiki Street Ingredienti 8 cl Pornstar Martini Mix Finest Call & Real
5 cl Antica Formula Vermouth Carpano by F.lli Branca
3 cl Xibal Equinox Guatemala Gin by Bonaventura Maschio
2 cl Passoã The Passion Drink by F.lli Branca
1 cl Lime Finest Call & Real
1 cl Fernet Branca
1 spray di Fragantia Vaniglia Bordiga Preparazione
Shaker, servire in mug tiki in ceramica con spiedino di kiwi disidrato EB-Eredi Borgnino di kiwi.
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Drink di Emanuele Costantino 2.o
Il secondo classificato Emanuele Costantino riceve il premio dal promoter Danilo Bellucci e Marina Milan
Emanuele Costantino, bartender del fantasy pub La Caverna di Treviolo (BG)
Terzo Classificato
Gionata Repetti di Aris Café, Piacenza, premiato da Rodolfo Guarnieri (Bargiornale) con la ricetta Tiki Strano Ingredienti 4 cl Excelsior Vermouth di Torino Rosso Superiore Bordiga
3 cl Brandy Stravecchio XO Branca
7 cl Pineapple Finest Call & Real
3 cl Pornstar Martini Mix Finest Call & Real
1 cl Jalapeño Finest Call & Real
2 cl Dry Orange Bols Preparazione
Mixing glass, servire in tumbler alto tiki in vetro, guarnito con spiedino di ananas, pomelo giallo, arancia e kiwi disidratati EB-Eredi Borgnino, servito su apposito sottobicchiere tiki in gomma arancione.
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Drink Tiki Strano di Gionata Repetti 3.p
Gionata Repetti al banco
Una menzione particolare merita il bartender Jonathan Modica di Ritual Café & Wine di Pavia, in perfetta camicia a fiori hawaiana che ha utilizzato per il suo drink tre coloratissimi mug tiki (guarniti con ombrellino!).
Jonathan Modica ha utilizzato i boccali tiki in ceramica più belli
Andrea Dracos ha poi offerto ai partecipanti un after party presso il Cocktail Bar EB-Eredi Borgnino in via della Rocca 10H, nei pressi del vicino corso Cairoli.
Andrea Dracos al Cocktail Bar EB-Eredi Borgnino di Torino
Breve storia di successo di una leggenda
Molto tempo è passato da quando Antonio Carpano decise di lanciare a Torino (1786) una bottiglia di vino liquoroso leggermente amaro, aromatizzato con erbe e spezie, a cominciare dall’assenzio, adatto ad essere servito come bevanda da conversazione, come aperitivo o digestivo. Facendo conoscere a un pubblico più largo un preparato, tra il medicinale e il conviviale, che aveva già una lunga lunga storia di preparazioni familiari e artigianali dietro le spalle.
Nasceva così la “leggenda” Vermouth di Torino, destinato a diventare già dalla metà dell’Ottocento un protagonista della miscelazione internazionale, coniugato in diverse versioni a seconda del contenuto di zuccheri (dolce, secco o dry) e del vino base impiegato (bianco o rosso, a cominciare dal Trebbiano) dando vita a cocktail diventati celebri, dall’ Americano al Negroni.
Come ci conferma il mixologist e saggista Fulvio Piccinino, autore d’importanti testi sul tema come il pluripremiato “Il Vermouth di Torino, storia e produzione del più famoso vino aromatizzato” (Graphot), la bevanda torinese si è rivelata un importante volano per far conoscere e apprezzare a tutte le latitudini l’arte liquoristica italiana, dando vita anche a un importante settore legato al turismo del vino piemontese.
Il mixologist e saggista Fulvio Piccinino con i l suolibro "Il Vermouthh di Torino".
Bisogna aspettare il 1933 per avere una prima regolamentazione con il Regio Decreto che definì il profilo legale del Vermouth di Torino in base a gradazione alcolica minima (17%), tenore zuccherino e percentuale in volume del vino base. Regolamentazione alla quale seguirà quella del Regolamento CE del 1991 che riconobbe nome e tutela IGT (Indicazione Geografica Tipica) e a quella che un apposito Disciplinare Nazionale del 2017 attribuirà la classificazione IGP (Indicazione Geografica Protetta), seguita due anni dopo dal riconoscimento europeo. Nel 2019 viene costituito da 14 aziende, su impulso di Roberto Bava che ne diventa presidente fino al 2025, il relativo Consorzio di Tutela del Vermouth di Torino, aziende cresciute a oggi a quaranta, oggi guidato da Bruno Malavasi, Master of Botanicals di Campari.
Cambio delle consegne per il Consorzio di Tutela del Vermouth di Torino tra Roberto Bava (a dx) e Bruno Malavasi
Il foamer vegetale Wonderfoam e le nuove referenze per le linee di mixer premium e di polpe e sciroppi di frutta ampliano la proposta dell'azienda dedicata ai bartender
L’ampliamento delle gamme Mixers e Polpe e Sciroppi di Frutta e una novità assoluta. Sono diverse le new entry dell’offerta di Naty’sdedicata ai bartender. Cominciamo dal nuovo lancio assoluto, Wonderfoam, un foamer completamente vegetale pensato per una miscelazione più inclusiva. Vegano, gluten free, senza ogm e analcolico, il nuovo prodotto è a base di estratto naturale di quillaia, un albero originario del Cile, e permette di aggiungere schiuma e texture ai drink senza l’utilizzo di albume d’uovo. Un’operazione facile e veloce da realizzare: basta versare qualche goccia Wonderfoam (3–6 gocce per preparazione) al drink e shakerare per ottenere una schiuma densa, stabile e cremosa. Il prodotto è confezionato in boccetta di vetro da 100 ml con pipetta graduata, ha una shelf life di 24 mesi dopo l’apertura, e garantisce una resa fino a 650 cocktail.
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Il foamer vegetale Wonderfoam
La linea completa di Mixer Premium
Cresce la gamma di mixer premium
Tra le novità arrivate ci sono anche le due referenze che arricchiscono la gamma Mixers Premium, lanciata lo scorso anno (leggi Naty’s lancia la sua gamma di mixer premium), e che si caratterizza per l’utilizzo di ingredienti di origine naturale e per la produzione artigianale in Italia con gasatura in autoclave. Le nuove proposte sono Extra Dry Tonic, una tonica zero zuccheri, essenziale e secca, dal gusto pulito e deciso, ideale per accompagnare i gin più strutturati, e Zesty Lemon Soda, sodato che spicca per il profilo fresco e brillante, con una nota di limone vivace e naturale, ideale invece per la preparazione di drink leggeri e dissetanti.
Vanno ad aggiungersi alle quattro referenze già presenti nella gamma, tutte in bottiglia da 200 ml: Indian Tonic Water, Tonica Mediterranea, Ginger Beer e Soda al Pompelmo Rosa.
Cinque nuovi arrivi nella linea di polpe e sciroppi
Ma ad ampliarsi è anche la linea Polpe e Sciroppi di Frutta, che ora conta in totale 24 proposte in squeeze bottle da 75cl, pensata per assecondare la creatività del bartender con soluzioni di qualità che ne facilitino il lavoro anche nei momenti di maggiore operatività.
Le nuove referenze di sciroppi e polpe
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Ceylon Tea
Vaniglia
Violetta
Aperitivo Spritz
Ananas
Ad arricchire la linea sono Ceylon Tea, a base di estratto di foglie di tè, indicato per creazioni eleganti e strutturate; Aperitivo spritz, penato per proposte moderne e ideale anche nella miscelazione no-low alcohol; Violetta, che spicca per il velluto floreale finemente calibrato; Vaniglia, un gusto molto versatile che può trovare utilizzo sia nella miscelazione diurna sia in quella serale; Ananas, un’ alternativa al succo biologico, pensata per mantenere standard elevati anche con grandi volumi.
Zero alcol e zero zuccheri è la filosofia del nuovo marchio che si presenta con un'offerta di oltre 30 referenze, tra spirit e birre analcoliche, soft drink e kombucha. Una proposta nata per rispondere alla crescente domanda di consumo consapevole nel fuori casa, combinando gusto, stile e benessere
C’è un nuovo marchio beverage deciso a ritagliarsi uno spazio sulla bottigliera e nel frigo dei locali. Si chiama Freely ed è uno dei primi brand italiani interamente dedicato alle nuove tendenze del bere all’insegna dello “zero”, da intendersi sia come zero alcol sia come zero zuccheri. Fondato da Giovanni Marconato, imprenditore con un passato nel mondo della comunicazione e del marketing, Freely ha fatto il suo esordio alla fine dello scorso anno, presentandosi al mercato con un’offerta premium già ben strutturata, suddivisa in quattro linee di prodotti: spirit no alcohol, soft drink senza zucchero, birre artigianali analcoliche e kombucha.
Una proposta che conta in totale una trentina di referenze, tutte prodotte a Montebelluna (Tv), dove si trovano la sede e lo stabilimento produttivo dell’azienda, pensate per mettere a disposizione di bartender e baristi un’ampia scelta di soluzioni di qualità per soddisfare la sete di gusto e benessere dei loro clienti sempre più orientati a esperienze di consumo consapevoli.
Gli spirit analcolici
La prima linea dell’azienda è rappresentata dai prodotti analcolici ispirati ai tradizionali spirit. Una linea che si distingue per la varietà delle proposte e la fedeltà al gusto e ai profili aromatici degli alcolici convenzionali, ma mantenendo una sua autenticità di sapori. Comprende i distillati ispirati al gin, G ed M, il primo che guarda allo stile London dry con il ginepro grande protagonista accompagnato da un elegante bouquet di spezie, e il secondo dal carattere mediterraneo, con le sue fresche note di agrumi ed erbacee. A loro si affiancano R, un’audace reinterpretazione di un rum invecchiato, con le sue note calde, speziate e legnose, e T, un distillato d’agave ispirato al tequila.
La gamma di spirit analcolici
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La gamma di aperitivi no alcohol: B-itter, V-art, A-peritivo,
I tre digestivi analcolici Black, Gark e Gold
T, il distillato d’agave, e R, ispirato al rum invecchiato
G ed M, i distillati analcolici ispirati al gin
Ma la linea di spirit analcolici non trascura la grande tradizione degli aperitivi e della liquoristica italiana. Per quanto riguarda la prima tre sono le proposte: A-peritivo, un aperitivo analcolico dal profilo agrumato e vivace, B-itter, dal carattere deciso e profondo, e V-art, ispirato invece al vermouth e dal profilo elegante e aromatico. Completano la linea tre omaggi ad altri capisaldi della nostra liquoristica: Dark, un’originale reinterpretazione dell’amaro, Black, una celebrazione, tra forza ed eleganza, della liquirizia, e Gold, ispirato all’iconico limoncello.
Soft drink, birre analcoliche e kombucha
Nutrita è anche la proposta di soft drink, senza zucchero, bio e vegan, per la miscelazione o da proporre per la bevuta in purezza. La gamma, conta cinque referenze, dai gusti decisi ma equilibrati, in bottiglia di vetro da 200 ml. Ne fanno parte due toniche, la Indian Tonic e la Mediterranean Tonic, la Ginger Beer, la Bitter Lemon e la Bitter Pink, al pompelmo rosa.
L’offerta Freely si allarga anche alle birre analcooliche, con la Freely Lager, dal profilo morbido e dissetante, con note leggere di malto, e la Freely Ipa, caratterizzata da un elegante accento amaro, con note agrumate e resinose, e un intenso bouquet aromatico.
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La linea di soft drink
Lager e Ipa, le birre a zero alcol
Le cinque referenze di kombucha
Chiude la proposta la kombucha, bevanda ottenuta dalla fermentazione naturale del tè, sempre più apprezzata dai consumatori, disponibile in cinque diverse aromatizzazioni: Ginger, Rose, Naked, Tropical e Wild Berries.
Un packaging artistico
Oltre che con un’offerta ricca e variegata, all’appuntamento con il mercato Freely si è presentato con un’immagine fresca e originale, curata dall’artista Enrico Benetta, noto per la sua ricerca sul carattere tipografico Bodoni. Benetta ha disegnato il logo e creato una serie di opere originali utilizzate per le etichette, rendendo ogni bottiglia un piccolo oggetto d’arte: un incontro tra gusto ed estetica che racconta la filosofia del marchio, fatta di eleganza, libertà e varietà.
La multinazionale italiana potenzia la struttura globale e affida al top manager, attuale vicepresidente esecutivo per le Americhe e ceo di Disaronno International, la guida commerciale dell'intero gruppo
Illva Saronnopotenzia la sua struttura manageriale ai più alti livelli. La multinazionale italiana, tra le maggiori realtà nel campo degli spirit e famosa per l’iconico Disaronno, ha creato la nuova carica di direttore commerciale globale ( global chief commercial officer), figura che si occuperà di definire, pianificare e attuare le strategie di vendita del gruppo su scala internazionale. Il nuovo incarico è stato assegnato a Robert Cullins, attuale vicepresidente esecutivo per le Americhe e ceo di Disaronno International. Cullins assumerà il nuovo incarico dal prossimo primo aprile, riportando direttamente all’amministratore delegato di Illva Saronno, Marco Ferrari.
La nuova struttura contribuirà a rendere l‘organizzazione del gruppo ancora più efficace nell’affrontare le sfide dei mercati internazionali e la gestione di un portafoglio di marchi in costante espansione. Portafoglio che oltre a Disaronno, annovera marchi quali Tia Maria, The Busker Irish Whiskey, Engine Gin, Sagamore Rye whiskey, Rabarbaro Zucca, Artic Vodka, Isolabella ai quali si sono aggiunti Averna e Zedda Piras, acquisiti da Camari Group alla fine dello scorso anno (leggi Campari vende a Illva Saronno i marchi Amaro Averna e il mirto Zedda Piras per 100 milioni).
Ma è funzionale anche alla strategia di internazionalizzazione portata avanti negli anni e che ha contribuito al consolidamento del Gruppo a livello globale. Illva Saronno è oggi una realtà che vanta un fatturato consolidato di circa 400 milioni di euro, conta oltre 800 dipendenti e una presenza commerciale in più di 160 Paesi. Oltre il 90% del fatturato è sviluppato all’estero.
Un top manager dal profilo internazionale
A Cullins ora il compito di contribuire a rafforzare questo percorso di crescita, forte dei suoi 30 anni di esperienza nel campo delle bevande alcoliche e del suo profilo internazionale. Il top manager, che continuerà a ricoprire anche la carica di ceo di Disaronno International, ha iniziato la carriera in E&J Gallo Winery come sales manager, per poi ricoprire ruoli di vertice in Diageo.
Nel corso del suo percorso professionale è stato executive vp/managing director di Shaw Ross International Importers, co-fondatore e managing director di Santa Teresa Usa, president – North Asia per Maxxium Worldwide, ceo di Stoli Group e managing director di Montenegro Americas, dove ha avviato la prima entità estera del Gruppo Montenegro al di fuori dell’Italia.
La storica torrefazione raggiunge un importante traguardo nel suo percorso di sostenibilità: tutto il caffè verde lavorato negli stabilimenti di Vienna e Vicenza è Responsibly Selected
Sempre più etico e sostenibile il caffè Julius Meinl. La storica torrefazione austriaca, con un importante cuore produttivo in Italia, ha raggiunto l’obiettivo di approvvigionarsi al100% di “Responsibly Selected Coffee”per tutti i prodotti tostati negli stabilimenti di Vienna e Vicenza. Il nuovo traguardo rappresenta un ulteriore passo nel percorso di sostenibilità dell’azienda ed è frutto dell’impegno a garantire che ogni caffè lavorato nei suoi stabilimenti sia approvvigionato nel rispetto delle persone, delle comunità e dell’ambiente.
A questo scopo l’azienda da anni porta avanti il progetto Responsibly Selected Coffee, che ha come obiettivo che tutto il caffè verde utilizzato risponde a criteri di sostenibilità riconosciuti a livello internazionale. Il principale riferimento è il Coffee Sustainability Reference Code (Coffee SR Code) della Global Coffee Platform, l’organizzazione internazionale che riunisce produttori, torreffatori e ong per rendere la filiera del caffè più sostenibile ed equa.
Un modello virtuoso
Un modello che si fonda su tre pilastri: la sostenibilità economica delle coltivazioni, la tutela dei diritti sociali e la riduzione dell’impatto ambientale. Un programma virtuoso che promuove una gestione sostenibile delle piantagioni, imperniata sulla tutela della biodiversità, l’uso responsabile delle risorse naturali, il rispetto dei diritti umanidellecomunità. Attraverso il Meccanismo di Equivalenza sostenuto dalla Global Coffee Platform e dall’International Trade Center, anche le certificazioni di terze parti come Fairtrade International possono essere considerate come allineate al Coffee SR Code.
A garanzia della trasparenza lungo la catena di fornitura, Julius Meinl collabora con Enveritas, organizzazione non profit che conduce valutazioni indipendenti presso le aziende agricole e lungo la catena del valore.
Il nuovo obiettivo
In questo percorso di miglioramento continuo l’azienda punta ora a nuovi e importanti traguardi. L’obiettivo è di estendere entro il 2028 lo standard Responsibly Selected Coffeeanche a tutti i prodotti a marchio Julius Meinl realizzati da produttori esterni, rafforzando ulteriormente l’impegno per una filiera del caffè sempre più responsabile.
Mancano ancora diversi mesi all'inizio del Roma Bar Show, che quest'anno si svolgerà alla Nuvola il 14 e 15 settembre, ma già la manifestazione batte un colpo in città con una nuova campagna pubblicitaria per diffondere la cultura del bere responsabile, realizzata nell'ambito delle iniziative congiunte con Roma Capitale. Espressioni in romanesco come "Famo a capisse" hanno tappezzato la città dal 23 febbraio, attraverso il circuito di affissioni e schermi Led del Comune di Roma, per promuovere una cultura del bere consapevole, informata e responsabile, senza rinunciare alla qualità, al piacere e alla socialità. “Con gli alcolici non vale il daje forte”, “Bevi responsabilmente, senza prescia”, “Se bevi non puoi guidare, stacce” e “Quando bevi, non t’allarga’”, questi i manifesti sparsi per la città, che si ispirano a motti ed espressioni comuni - cui non solo i romani sono affezionati - usati come slogan per invitare a riscoprire il valore del tempo e dell’esperienza, fra slow-drinking e il crescente trend del bere low&no alcohol, come imperativo categorico per un senso di responsabilità verso se stessi e gli altri (se ci si mette alla guida). «Il bere responsabile non è una rinuncia, non è un divieto, non è una predica - spiega Andrea Fofi, Ceo di Roma Bar Show - È, piuttosto, una scelta. È cultura. È consapevolezza. Per questo la campagna ribalta i luoghi comuni e mette al centro una visione moderna del bere, fatta di qualità, tempo e responsabilità». Anche i bar sono stati invitati a unirsi per diffondere il messaggio (link), compilando il form online e condividendo le foto della campagna nel proprio locale e sui propri canali social.
L'accordo sarà operativo dal prossimo primo aprile e comprende la distribuzione in esclusiva per l'Italia dell'intera gamma dei due iconici marchi di whisky
La collaborazione pluriennale, che sarà operativa a partire dal prossimo primo aprile, coinvolge l’intera gamma dei due marchi. Gamma che per il marchio di Scotch whiskey dell’uomo che cammina comprende: Johnnie Walker Red Label, Black Label, Double Black, Black Ruby, Green Label, Gold Label Reserve, Aged 18 Years, Blue Label, Blue Ice Chalet, Blue 200 Y Legendary 8 e King George V. Mentre per il marchio americano, il Bulleit Bourbon, il Bulleit Bourbon 10 yo e il Bulleit Rye.
Rafforzare i brand sul mercato italiano
La partnership nasce con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente entrambi i brand sul nostro mercato, espandendone presenza e visibilità su tutti i canali. Obiettivi che Diageo punta a raggiungere, grazie all’esperienza sviluppata dal gruppo bolognesenella categoria whisky e, più in generale, nel segmento degli spirit premium. In base all’accordo Diageo Italia continuerà a guidare il posizionamento strategico di Johnnie Walker e Bulleit e manterrà la responsabilità di tutte le attività di marketing e comunicazione.
La gamma di American whiskey Bulleit
«La collaborazione con Gruppo Montenegro, uno dei principali player italiani nel settore degli spirit premium, oltre a garantire competenza e copertura del mercato, apporta una forte expertise nella distribuzione nella categoria whisky e non solo, e ci consentirà di accelerare ulteriormente la nostra crescita e rafforzare il legame con clienti e consumatori in tutto il Paese – ha commentato in una nota che annuncia la partnership, Caoimhe McCabe, managing director di Diageo Italia -. Siamo estremamente entusiasti delle opportunità che questo accordo crea per il nostro business e per lo sviluppo futuro della categoria whisky in Italia».
Una collaborazione strategica per Montenegro
Una collaborazione strategica anche per Gruppo Montenegro. L’ingresso nel portafoglio di Johnnie Walker e Bulleit consolida la posizione del gruppo come protagonista nel panorama italiano degli spirit premium e amplia la portata e l’impatto della sua rete commerciale e distributiva.
«Questo accordo rappresenta un importante riconoscimento della scala, della qualità e dell’efficacia della piattaforma distributiva nazionale di Gruppo Montenegro, nonché dell’expertise che abbiamo sviluppato nel tempo nella categoria whisky e nel più ampio segmento degli spirit premium – ha commentato nella stessa nota Paul Douek, membro dell’executive board di Gruppo Montenegro -. Siamo pronti a mettere in campo la nostra eccellenza commerciale, la profonda conoscenza del mercato e le relazioni consolidate con i clienti per accelerare ulteriormente il potenziale di crescita di entrambi i brand in tutta Italia, in sinergia con il nostro portafoglio di spirit premium».
Portafoglio che include alcune delle eccellenze italiane più riconosciute, come, oltre all’Amaro Montenegro, Select Aperitivo, i brandy Vecchia Romagna e la collezione I Liquori della Tradizione Italiana, che racchiude sei storici marchi del gruppo: Maraschino Buton, Grappa Libarna, Oro Pilla, Nocino Benvenuti, Rabarbaro Bergia e Coca Buton.
Pratico, versatile e sostenibile. È il nuovo formato, una lattina da 150 ml di Fever-Tree. Disponibile nella versione singola non è però tutta la gamma di mixer premium del marchio fondato da Charles Rolls e Tim Warrillow e distribuito in Italia da Velier, ma tre referenze: Premium Indian Tonic Water, Mediterranean Tonic Water eSicilian Lemonade.
Pratico e trasversale, il nuovo formato si rivolge sia ai bartendersia ai clienti dei locali che desiderano consumare bevande analcoliche di alta qualità, per benessere, stile di vita o preferenza personale, garantendo a entrambi porzioni precise e zero sprechi. La lattina monoporzione, oltre a ridurre gli sprechi, ottimizza lo spazio in frigo, e l’alluminio con la quale è realizzata la rende ideale anche per i contesti outdoor ed è un materiale riciclabile infinite volte.
Carattere distintivo
Le tre referenze mantengono tutto il carattere distintivo di Fever-Tree: ricetta pulita, a base di soli ingredienti naturali, senza additivi o conservanti, bolle piccole e persistenti che regalano una sensazione morbida e delicata al palato e che trattengono il gusto delle botaniche, esaltando la bevanda, se gustata liscia, o gli aromi dei distillati, quando usate in miscelazione. Nello specifico, Fever-Tree Indian Tonic Water, caratterizzata da un grande equilibrio, combina l’amarezza del chinino di alta qualità, proveniente dall’area al confine tra Ruanda e Congo (utilizzato in tutte le toniche della gamma), con note agrumate e amare, per un gusto pulito e deciso. Fever-Tree Mediterranean Tonic Water si distingue invece per il suo profilo aromatico, grazie alla freschezza degli oli essenziali di timo-limone e rosmarino della Provenza, bilanciati da delicate note saline. Mentre Fever-Tree Sicilian Lemonade, celebra il sole del Mediterraneo con limoni siciliani di prima qualità, offrendo un’esperienza vivace, fresca e naturalmente dissetante.
La lattina da 150 ml si unisce ai formati già esistenti, nei quali è disponibile l’intera collezione del marchio: la classica bottiglietta in vetro da 200 ml e la lattina da 250 ml.