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Festeggiare la Pasqua con Birra Forst Special Edition 2025

Birra di Pasqua Forst Special Edition 2025 in bottiglia 33 cl
Come da tradizione, Birra Forst ha presentato la Special Edition 2025 della sua Birra di Pasqua. 

Dal gusto floreale e fresco, con piacevoli note aromatiche, Birra di Pasqua Forst Special Edition 2025 fa parte della famiglia di lager chiare, di colore giallo oro, con una sfumatura in più data da uno speciale luppolo aromatico aggiunto alla tradizionale miscela di malto d'orzo e gritz (macinato) di mais (4,9% alc) .
Da servire fredda a una temperatura di 6-8 °C.

La bottiglia in vetro bruno da 33 cl si caratterizza per l'originale e tradizionale etichetta gialla con il coniglio pasquale, tappo corona, ed è disponibile in confezioni multiple da 6 bottiglie, 12 bottiglie (Souvenir Box) e 24 bottiglie.

Oltre che presso i grossisti Forst, La Birra di Pasqua Forst si può trovare presso:
7 Ristoranti-Birrerie-Bierstube Forst
di Merano, Lagundo, Bolzano e Brunico.

Alla spina Max Dubini capo area Nord Ovest di Birra Forst

11 locali a tema Spiller
di Bologna, Brescia, Milano Duomo, Milano Isola, Milano Sempione, Milano Solari, Padova, Ronchi dei Legionari (Gorizia), Trieste, Verona e Vicenza.

 

Baritalia 2025 arriva a Salerno il 12 maggio. Manda la tua ricetta entro il 22 aprile

A Salerno la seconda tappa di Baritalia 2025 all'Amalfi Coast Cruise Terminal. Verranno selezionati altri finalisti per la finalissima di Venezia. Scopri i prodotti del paniere e candida la tua ricetta

Prosegue il tour nella Penisola di Baritalia. Per la seconda tappa dell’edizione 2025, la manifestazione arriva per la sua prima volta a Salerno. L’appuntamento è per lunedì 12 maggio in uno dei luoghi più iconici della città: la Stazione Marittima Amalfi Coast Cruise Terminal, capolavoro progettato dall'architetto Zaha Hadid. L'evento si terrà presso il Molo Manfredi, in collaborazione con Bahr, il Salotto del Mare, e sarà un importante occasione di aggiornamento per bartender e professionisti del settore.

Ad attenderli una giornata di sfide, arricchita da masterclass e momenti di networking, in cui confrontarsi con colleghi ed esperti del mondo del beverage.

Durante la tappa campana, continua la selezione dei finalisti per Baritalia Lab: in fondo all’articolo c’è il form da compilare per candidare la propria ricetta. Per farlo c’è tempo fino al 22 aprile e in palio ci sono altri posti per la finalissima che si terrà il 24 novembre a Venezia.

MANDA LA TUA RICETTA

Essenzialità e arte dell’ospitalità

Anche questa stagione di Baritalia è incentrata sul tema, mai scontato, del “Back to Basics”: la semplicità nella miscelazione unita all’arte dell’ospitalità. Un invito a ricoprire le fondamenta della miscelazione, a concentrarsi sugli elementi essenziali che rendono grande il mestiere del bartender e che fanno di questa figura un maestro di ospitalità.

I partecipanti sono chiamati a creare cocktail, originali o twist on classic, con massimo quattro ingredienti (garnish esclusa), mettendo in risalto la qualità dei prodotti sponsor.

La giuria premierà non solo l’aspetto tecnico del drink, ma anche l’esperienza che ogni bartender saprà creare con il proprio servizio.

LEGGI IL REGOLAMENTO DI BARITALIA 2025

Bonaventura Maschio rilancia la Scuola Veneta con Bitter Maschio e Vermut Bonaventura

Cocktail Cortina-Venezia Bonaventura Maschio presentato al Moebius di Milano. Foto courtesy Federico Bontempi
La storica distilleria veneta Bonaventura Maschio ha di recente presentato la riedizione di due originali ricette anni '50 come Bitter Maschio e Vermut Bonaventura.

Gli anni Cinquanta sono stati molto creativi anche per la storica Distilleria Bonaventura Maschio di Gaiarine (Treviso) che di recente ha ripescato nel proprio archivio storico due ricette particolarmente originali e di grande impatto sensoriale come Bitter Maschio e Vermut Bonaventura, adeguandole ai tempi attuali.
Tipici prodotti alcolici di Scuola Veneta, si aggiungono al ricco campionario di distillati  (Prime Uve, Gin Puro, Ron de Guatemala Botran), grappe (903), liquori (Amaro Pratum Bio, Tiramisù di Casa) e vini (Prosecco Ca' Bertaldo Extra Dry) della casa veneta.

La presentazione alla stampa di settore è stata tenuta di recente nel celebre locale Moebius di Milano, un tapa bistrot e cocktail bar pluripremiato, oltre che ristorante 1 Stella Michelin ricavato in un grande ambiente industrial-chic nei pressi della Stazione Centrale, alla presenza dei vertici aziendali come l'ad Andrea Maschio e la sorella Anna Maschio (quinta generazione) che hanno affiancato nella gestione il "Patriarca" Italo, oltre al Marketing Manager Francesco Zara, all'Horeca Specialist Steve Righetto e all'Area Sales Manager Mauro Solera.

Nell'occasione sono stati preparati due cocktail speciali come Cortina-Venezia (3 cl Bitter Maschio e 3 cl Vermut Bonaventura) come twist dello storico Milano-Torino in omaggio alle prossime olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026; Chinotto Sbagliato (1/3 Vermut Bonaventura, 2/3 ginger ale).

Bitter Maschio, il bitter decisamente bitter

Caratterizzato da un vivace colore rosso brillante, Bitter Maschio si caratterizza per note olfattive e gustative molto fresche dovute agli agrumi utilizzati, con un profilo amaricante dovuto in particolare alla infusione in alcol di genziana e rabarbaro, oltre a ben bilanciate note morbide di vaniglia (25 % alc). Disponibile in bottiglia da un litro, dalla rivisitata e vivace etichetta anni Cinquanta.

Bitter Maschio

Vermut Bonaventura, vento e sapori d'Oriente

Fin dal Medioevo la Repubblica di San Marco ha intrattenuto rapporti commerciali con l'Oriente facendo conoscere a tutta Europa, attraverso la prima Via della Seta, materie e ricchezze raffinate come sete preziose e spezie profumate. Da questa tradizione (in particolare dei vini variamente speziati diffusi nei bacari veneziani) nasce Vermut Bonaventura che utilizza come base il vino prodotto con uve Glera, come il Prosecco tipico del territorio veneto, appositamente sovrammaturate per aggiungere densità di gusto, nel quale sono state infuse varie erbe e spezie aromatiche, dall'assenzio al macis, al coriandolo, oltre a maggiorana, camomilla, arance dolci e fiori di sambuco, per finire con note amaricanti date da salvia  sclarea e china calisaya (18° alc). Disponibile in bottiglia da un litro con una etichetta "notturna" veneziana che riporta il ponte di Rialto e un cielo stellato di Murrine, tipici decori dei vetri di Murano.
Un'ottima base di partenza per la costituzione dell'auspicabile "Consorzio di Tutela del Vermut di Venezia".

Vermut Bonaventura

 

Rapporto Fipe: aumentano consumi e occupazione, ma diminuiscono i bar (-3,3%)

clienti celiaci barista_serve_cappuccino
Credit foto: Adobe Stock
Dati in chiaroscuro per l'annuale Rapporto Ristorazione di Fipe, con segnali di ripresa da un lato e timori per il futuro dall’altro

Bar che soffrono più dei ristoranti, una crescita del valore aggiunto e dell’occupazione, ma una diminuzione delle insegne, che si fa più grave nel caso dei bar (-3,3% nel 2024, rispetto ai dati dell'anno precedente). Il bilancio annuale tracciato da Fipe-Confcommercio con il Rapporto sulla ristorazione è nuovamente in chiaroscuro, con segnali di ripresa da un lato e timori per il futuro dall’altro. «Il Rapporto 2025 - commenta Lino Enrico Stoppani, Presidente di Fipe-Confcommercio - restituisce un quadro estremamente composito sul settore della ristorazione, alle prese con un lungo recupero dei livelli pre-pandemia che, tuttavia, non sembra essersi ancora concluso». Gli fa eco Luciano Sbraga, vicedirettore Fipe e “uomo dei numeri” della federazione: «La pandemia ha scavato una fossa che le imprese stanno ancora riempiendo, oggi ci troviamo nuovamente in un quadro di incertezza, che incide soprattutto sul mercato internazionale, ma che si potrebbe riflettere sui consumi interni, specialmente nel turismo».

Tra i dati più rilevanti che emergono dal Rapporto c’è la crescita del valore aggiunto, che tocca quota 59,3 miliardi di euro, con un +1,3% sull'anno precedente. In aumento anche i consumi, a oltre 96 miliardi di euro, +1,6% in termini reali sul 2023, ma ancora al di sotto dei livelli pre-pandemia (-6%).

Sul tema nati-mortalità delle imprese c’è il segno meno, con un calo generale delle imprese dell’1,2% sull’anno precedente. Nel 2024 si è attestato a 328 mila il numero complessivo delle imprese, di cui 127.667 sono bar, la categoria che ha mostrato la maggior contrazione (-3,3%), come risultante della migrazione verso altri modelli di offerta (ristorazione) e delle crescenti difficoltà in cui si imbatte questo format. Luciano Sbraga spiega cosa c'è oltre i numeri: «Abbiamo due aspetti, il primo è che fino alla pandemia c’è stata una bolla, con una superfetazione delle imprese, con molti passaggi da un settore a un altro, quelli che hanno "cambiato vita" aprendo un bar o un ristorante. In parte questi numeri ci dicono che c'è stata una selezione naturale di questo tipo di realtà. Però registriamo anche che molti bar non sono spariti, ma in parte si sono trasformati in ristoranti».

La colazione che cresce di più rispetto all'aperitivo non è del tutto una buona notizia per il bar, perché è lo scontrino medio nei pubblici esercizi rimane molto basso: 2,90 euro la colazione, 1,20 il semplice espresso, si arriva a 7,90 euro per l'aperitivo e si arriva a spendere 17,70 per il pranzo e 23 per la cena (qui il dato è al ribasso per via dell'incidenza delle pizzerie). «Con una spesa media, quella della colazione, che non arriva a 3 euro fare margine è la sfida più grande, a fronte di prezzi degli affitti che aumentano soprattutto nelle grandi città, prezzi della materia prima in salita come nel caso del caffè e un livello di servizio elevato, che di norma è su due turni di lavoro. Per questo rileviamo che sono molti i bar che stanno rimettendo in discussione il servizio, tornando alla chiusura settimanale, oppure chiudendo il pomeriggio o cambiando il modello di business», spiega Sbraga. Una delle strade è estendere o implementare la proposta, per esempio rivedendo il servizio del caffè e abbracciando il mondo specialty, o puntando sulla pausa pranzo.

Focus del Rapporto è stato il tema delle risorse umane: il 2024 è stato l'anno in cui si è consolidato ulteriormente il trend positivo dell’occupazione, che aumenta quasi del 5%. Nel 2024 sono 1,5 milioni gli occupati complessivi (considerando bar, ristoranti, aziende di banqueting e mense), di cui oltre 1,1 milioni dipendenti (+6,7% rispetto al 2023). Di questi, il 39,7% sono lavoratori under 30, un dato che arriva al 61,8% considerando anche gli under 40. Tuttavia, la categoria che registra il maggior incremento è quella degli over 50 (+10% sul 2023), in linea con quanto sta avvenendo nel mercato del lavoro. Un dato probabilmente collegato anche alle difficoltà strutturali nel reperire personale, soprattutto qualificato. Sebbene l'occupazione mostri un segno più, la Fipe nota che il dato è in contrasto con una diminuzione della produttività, che cala di mezzo punto percentuale rispetto al 2023 e soprattutto si mantiene ben al di sotto dei livelli di dieci anni fa. Prosegue inoltre la propensione a investire da parte delle imprese: nel 2024 oltre il 40% delle imprese ha effettuato almeno un investimento, per un valore complessivo stimato in 2 miliardi di euro.

Andrea Illy, presidente illycaffè

Nella stessa giornata della presentazione si è rinnovato anche il Consiglio direttivo di Fipe, che ha accolto in squadra Andrea Illy, presidente di illycaffè, con l’obiettivo di contribuire a migliorare i rapporti nella filiera del fuoricasa, aprendosi al contributo di idee e valori di personalità di elevata competenza. «Per i pubblici esercizi il caffè rappresenta una componente strategica, mentre per l’industria i bar italiani promuovono la cultura del caffè italiano, pilastro del nostro stile di vita. Grazie a ciò, negli ultimi decenni, il caffè da commodity è diventato prodotto esperienziale», afferma Andrea Illy. Il consiglio direttivo si rafforza, inoltre, con l’ingresso di Massimo Lauro, direttore risorse umane di Chef Express del Gruppo Cremonini, un’altra importante azienda del settore della ristorazione.

Miley Kendrick vince The Vero Bartender con un cocktail del 2165

The Vero bartender 2025 apertura Miley
Con il cocktail Through the Wormhole, con insetti tra gli ingredienti, la bartender del Call Lane Social di Leeds si è aggiudicata la finale mondiale del contest targato Amaro Montenegro, che ha sfidato i mixologist a immaginare la miscelazione del futuro

Insetti nel bicchiere? Non è più solo una provocazione da laboratorio creativo, ma la chiave del successo di Miley Kendrick, bartender dell’agitatissimo dive bar Call Lane Social di Leeds, che ha vinto la finale mondiale di The Vero Bartender 2025, la cocktail competition internazionale siglata Amaro Montenegro. Con il suo drink Through the Wormhole Miley ha conquistato pubblico e giuria proiettando il mondo della mixology in un futuro non troppo distante, dove le auto volanti ancora non ci sono, ma tutti sembrano mangiare - e bere - insetti. Niente di disgustoso, anzi: creature umili e ricche di proteine, sostenibili e coltivabili all’infinito, che secondo la bartender britannica sono assolutamente deliziose infuse nell’alcol.

Immaginare le esperienze di consumo del futuro

La sua ricetta? Amaro Montenegro, dry sherry infuso con insetti edibili, gin overproof, bitters alle noci e una soluzione salina con verme dell’agave per un tocco affumicato. Through the Wormhole è un invito a superare i pregiudizi culturali e sensoriali, entrando in un nuovo paradigma in cui questi ingredienti diventano parte integrante dell’esperienza gastronomica.

Ma è anche un azzeccato gioco di parole che descrive un tunnel nello spazio-tempo, una scorciatoia tra due punti lontani dell’universo. In linea con il tema dell’edizione 2025 che era ambizioso quanto suggestivo: 2165. Shaping The Future. Un invito rivolto ai bartender di tutto il mondo a proiettarsi idealmente 140 anni nel futuro, per celebrare i 140 anni del brand, immaginando come potrebbe cambiare la cultura del bere, del servire, del condividere.

In questa cornice visionaria, i finalisti hanno presentato cocktail non solo ben bilanciati, ma capaci di raccontare una storia, un’idea, una visione. Alcuni hanno guardato alla sostenibilità, altri a drink “manifesto per la pace”, low alcohol, viaggi spaziali, esperienze virtuali e altri ancora a una ritualità completamente ripensata del consumo.

Un cocktail deve trasmettere qualcosa

Intervistata da Bargiornale subito dopo la vittoria, Miley ha raccontato di come il suo drink sia nato quasi per scherzo, da una conversazione con un membro del team: «Gli ho detto, se il tema è il futuro, potrei usare gli insetti. Mi ha risposto che era un’idea terribile. Allora ho pensato: sì, è perfetta. La faccio io». Nel suo racconto emerge una filosofia personale fatta di ironia, empatia e autenticità. Per Miley creare un cocktail significa trasmettere qualcosa, far sentire le persone accolte, persino farle sorridere.

Oggi ha ventiquattro anni e non ha mai bevuto alcolici fino ai 18 anni, ma da ragazzina guardava i video di Tipsy Bartender su YouTube, affascinata dai colori e dall’energia. Si è imposta come un simbolo di talento e inclusione, portando con orgoglio la propria identità trans in una scena competitiva ancora poco rappresentativa. «Spero che oggi qualcuno abbia visto che possiamo brillare», ha detto con emozione.

Breve parentesi storica: i cocktail con insetti non sono una novità per la miscelazione italiana. Già nel 2002 Dario Comini del Nottingham Forest di Milano li proponeva, acquistandoli a Londra da Edible. L’episodio ispirò l’articolo Il Signor degli Insetti. Oggi, dopo una pausa, Comini è tornato a usarli: le sue camole ricordano certi snack da supermercato. Ma ritorniamo al futuro.

La giuria

Ma ritorniamo al futuro. La settima edizione di The Vero Bartender, che si è tenuta a Bologna presso il DumBO, ha avuto un respiro decisamente internazionale. A decretare la vittoria di Miley è stata una giuria composta da Julie Reiner, icona americana della bar industry e volto di Drink Masters su Netflix, Rudi Carraro, global brand ambassador di Gruppo Montenegro, Marc Alvarez, cofondatore del Sips & Esencia di Barcellona (terzo nella lista dei The World’s 50 Best Bars), e Luca Bruni, vincitore globale dell’edizione 2024 e Bartender dell’Anno ai Barawards by Bargiornale nello stesso anno.

Il futuro sostenibile e low alcol di Alice Musso

Accanto alla vincitrice si sono sfidati altri otto bartender provenienti da tutto il mondo, inclusa l’Italia rappresentata da Alice Musso del Drink Kong di Roma. Proprio Alice, già premiata ai Barawards 2024 al terzo posto della categoria Bartender dell’Anno, ha presentato un drink visionario e ben costruito.

Il suo Chronosphere è un viaggio nel tempo in un bicchiere, ispirato a un futuro low alcol, sostenibile e attento all’ambiente. Con un tenore alcolico dell’11% e una soda gassata al coconut sherry e mango cordial realizzata in casa, Alice ha immaginato un domani in cui ingredienti tropicali come mango e cocco saranno coltivati a chilometro zero. Il risultato è un cocktail leggero, aromatico, servito con un disco di olio di cocco solidificato e gel al mango: un perfetto esempio di creatività italiana proiettata nel futuro.

I finalisti

A completare il quadro, le ottime prove dei concorrenti internazionali provenienti da Australia, Canada, Cina, Emirati Arabi Uniti, Messico, Spagna, Stati Uniti e naturalmente Italia. In gara c’erano Loic Mouchelin del Sante Cocktail Bar (Australia), Zisheng Hong del Gino’s Negroni & Lasagna (Canada), Zee Wang del FlowBar & Lab (Cina), Orazio Armenia dello Zuma Dubai (Emirati Arabi Uniti), Bertario Martinez Martínez del The Baratther (Messico), Davide Norcini del Dr Stravinsky (Spagna) e Jennifer Yim del The Cosmopolitan (Usa).

Viaggio immersivo a Barcellona

Ma la scena, questa volta, se l’è presa tutta Miley Kendrick, che torna a casa con un premio esclusivo: un viaggio immersivo e certamente futuristico a Barcellona, guidato da Marc Alvarez, con masterclass dedicate, tour enogastronomici e l’occasione di vivere da vicino l’atmosfera di uno dei bar più influenti al mondo. «È stato un onore competere con persone così talentuose. Non mi aspettavo di vincere. Ma sono fiera di ciò che rappresento e del mio team. E adesso… ci aspetta una grande festa».

Collezione Ligneum, quattro creazioni firmate Bonollo

Rimanendo fedele ai propri valori che da sempre ne contraddistinguono l’attività, Bonollo 1908, distilleria con sede a Conselve (Pd) introduce una nuova linea di distillati invecchiati, espressione dell’arte e della maestria dei suoi distillatori. Stiamo parlando della Collezione Ligneum che si compone di quattro creazioni dai profili aromatici originali e che abbiamo assaggiato in prima persona durante l’ultimo Vinitaly.

Contraddistinta da un’armonia generale e da una marcata morbidezza, la Collezione Ligneum si articola in quattro espressioni, ciascuna concepita per incontrare i gusti di differenti tipologie di appassionati: dagli intenditori più esperti a coloro che si avvicinano per la prima volta all’universo ricco e affascinante della grappa italiana.

Ligneum Miele di Tiglio

Unisce con armonia le eleganti sfumature balsamiche del miele di tiglio italiano alle note fruttate e speziate della grappa Ligneum appositamente selezionata e invecchiata. Il risultato è un liquore dalla lunga persistenza, dalla personalità rotonda e avvolgente, capace di fondere intensità, originalità ed equilibrio. Con il sapore del miele molto presente.

Ligneum Moscato

Esprime l’aromaticità intensa e inconfondibile dell’Moscato, connotandosi per le sue note floreali e fruttate. L’affinamento in tonneaux di rovere ne amplifica la morbidezza e il bilanciamento, offrendo una grappa apprezzata anche da chi si accosta per la prima volta a questo distillato.

Ligneum Prosecco

Distillata dalle vinacce del vino Prosecco, si distingue per la sua eleganza e delicatezza. Le tonalità speziate e vanigliate si fondono con un aroma fruttato tipico dell'uva Glera, "mamma" del Prosecco, esaltando la limpidezza espressiva di questa referenza.

Ligneum Cru Italiae

Dedicata ai palati più esperti, rappresenta la massima espressione della ricchezza aromatica dei migliori terroir italiani. Ha un profilo profondo, pieno e armonico, rivela un perfetto equilibrio tra note di frutta rossa matura, frutta secca e raffinate sfumature speziate derivanti dall’invecchiamento in legno.

La Collezione Ligneum è a disposizione del migliori ristoranti, wine bar, enoteche selezionate. BonolloShop.com.

 

Nicolas Di Maria è il vincitore del concorso Reverso Martini

Reverso Martini NicolasDiMaria_HeadMixologist_del Caffè Paszkowski
Nicolas Di Maria, head mixologist del Caffè Paszkowski di Firenze, vincitore di Reverso Martini
L'head mixologist del Caffè Paszkowski di Firenze, si aggiudica la prima edizione del concorso, svoltosi nell'ambito della Florence Cocktail Week, e che ha sfidato i bartender a fornire la loro interpretazione del re dei cocktail mettendo al centro l'oliva taggiasca

È Nicolas Di Maria, head mixologist del Caffè Paszkowski di Firenze, il vincitore di Reverso Martini, cocktail contest organizzato da Gintastico con la collaborazione del Frantoio di Sant’Agata d’Oneglia nell’ambito della Florence Cocktail Week, la settimana dedicata ll’alta miscelazione in svolgimento nella città sull’Arno (leggi Alla Florence Cocktail Week il 2025 è l’anno del wellness al bancone).

Un concorso ad alto tasso di creatività con al centro proprio lui, il re dei cocktail il Martini Cocktail. Compito dei bartender quello di fornirne un’interpretazione innovativa, con una ulteriore particolarità: mettere al centro dell’attenzione l’oliva, trasformandola da semplice elemento decorativo a protagonista assoluta del drink. Non un’oliva qualsiasi, ma la taggiasca, cultivar tipico del Ponente ligure e materia prima con la quale il Frantoio di proprietà della famiglia Mela dal 1827 produce il suo extra vergine.

Obiettivo del concorso è infatti dimostrare il ruolo di primo piano che l’oliva può giocare nella mixology contemporanea, come ingrediente intorno al quale creare l’esperienza sensoriale del drink e per farlo si è scelto il cocktail emblema della miscelazione stessa.

9 bartendr in gara

A cimentarsi nella sfida, all’interno della suggestiva Sina Villa Medici, nove bartender di altrettanti indirizzi di punta della scena mixology fiorentina. Oltre al vincitore, erano in gara: Enea Pappalardo del Caffè Gilli, Italo Domenico Mercurio de La Ménagère, Francesco Di Palma del Giacosa 1815, Lapo Bandinelli del Drinx by Il Gusto di Xinge, Diego Assirelli del Bar Berni (Four Season Hotel Firenze), Lionel Guevara del Sevi Prato, Robin MacLeod del Rasputin Secret Cocktail Bar e Michael Collovigh del Gucci Giardino.

A giudicare le loro creazioni, tenendo conto di criteri quali bilanciamento, tecnica, creatività e presentazione, una giuria composta da Serena Mela del Frantoio di Sant’Agata d’Oneglia, Chiara Beretta di Finespirits Italia, Alfredo Del Bene di Food Clube e lo chef Niccolò Palumbo del Ristorante Paca di Prato.

A spuntarla in questa prima edizione di Reverso Martini è stato Di Maris con il suo Game, set, match... oliva, a base di Orange Bitter, Havana 3, Veritas, battuto di origano, sedano, finocchietto, peperoncino, aglio e Taggiasca in salamoia. La sua interpretazione ha colpito la giuria perché ha saputo cogliere in pieno lo spirito della sfida, fondendo tecnica, innovazione e gusto e offrendo un’esperienza inedita, che conquista per l’armonia dei sapori, l’originalità e per il richiamo alle note olfattive e di gusto tipiche della taggiasca.

Taggiasche protagoniste nei drink. E nel gelato

La giornata all’insegna del matrimonio creativo tra oliva e miscelazione si è conclusa al rooftop bar di The Social Hub Firenze Lavagnini, dove Eda Akman e Niccolò Mazzucchelli, bartender del Gramm Café Milano hanno presentato cocktail sperimentali a base di olio extravergine d’oliva e olive taggiasche.

Tra le proposte della serata, Dirty Martini, con salamoia di olive taggiasche, il Sant’Agata Sour, preparato con gin, succo di lime, olio extravergine d’oliva Cuvée e guarnito con olive taggiasche candite, e Peperoni, a base di bitter Luxardo al peperone, olio extravergine d’oliva La Cuvèe e olive taggiasche essiccate.

A omaggiare la taggiasca nel Martini Cocktail anche lo chef Marco Stabile, del ristorante fiorentino Ora d’Aria, che per tutta la durata della Florence Week proporrà al Rooftop Bar Disopra, un gelato alla crema al Martini con olive taggiasche sott’olio.

 

Appuntamento a maggio con Mixology Experience

Mixology Experience 2025
Dal 5 all’8 maggio, all’interno di Tuttofood a Fiera Milano Rho, si rinnova l'appuntamento con l'evento di riferimento per la bar industry. Ad attendere i professionisti oltre 300 espositori, un ricco programma di incontri e seminari, grandi ospiti e la seconda edizione degli Awards

Manca meno di un mese all’edizione 2025 di Mixology Experience. L’evento di riferimento per il mondo del beverage e dei cocktail bar andrà in scena dal 5 all’8 maggio a Fiera Milano Rho, all’interno di Tuttofood, la fiera internazionale dedicata al settore agroalimentare. Fiera della quale Mixology Experience sarà il cuore pulsante dell’area dedicata al settore beverage, occupando l’intero padiglione 14.

Una sinergia, quella con Tuttofood, che inserisce Mixology Experience nel contesto del più esteso buyers program italiano dedicato al food & beverage, con oltre 3.000 buyer internazionali attesi provenienti, non solo dall’Europa, ma anche da mercati strategici come Medio Oriente, Estremo Oriente e Sud-Est Asiatico. Una piattaforma perfetta per generare business, scouting e networking a livello globale.

Oltre 300 gli espositori che saranno presenti nel padiglione 14, ma l’elenco è in costante aggiornamento, tra marchi iconici, distillerie artigianali e piccoli produttori, che offriranno un’ampia panoramica su quanto di meglio offre il mercato, dai distillati, liquori, amari, bitter, vermouth e aperitivi ai soft drink, dagli sciroppi alle soluzioni per i mocktail, dai ready to drink alla birra, dalle bollicine alle acque minerali, dal caffè alle tecnologie e attrezzature per bar e hotel. Ma la sezione beverage sarà anche la vetrina di anticipazioni esclusive sull’edizione 2026 della manifestazione, l’anno delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, che proietterà l’evento verso una dimensione sempre più internazionale.

Alta formazione con i big internazionali della bar industry

Molto ricco, come di consueto, si annuncia il palinsesto formativo, con seminari, workshop e incontri di approfondimento su diverse tematiche di attualità, con protagonisti personalità di primo piano della mixology e della bar industry nazionale e internazionale.

Si parlerà infatti di bar del futuro, sia sotto l’aspetto delle tecnologie che stanno mutando il panorama dei locali sia dell’evoluzione del settore, di caffè e miscelazione, senza trascurare il trend, che va sempre più consolidandosi, del no e low alcohol. Altre tematiche oggetto di riflessione saranno il legame tra spirit e turismo, la socialità e l’inclusività nel mondo del lavoro e il rapporto tra il comparto beverage nel suo complesso e l’agroalimentare.

Tra i grandi ospiti che si alterneranno sul palco del Main Stage e dell’Arena ci saranno Marian Beke, titolare del The Gibson Bar di Berlino, Daniele Dalla Pola, uno dei massimi esperti della cultura tiki, Marie King, beverage director al 23 Restaurant Services (Don the Beachcomber & Morgan’s Cove), Adam Rains, direttore del The Golden Tiki di Las Vegas, Agostino Perrone e Giorgio Bargiani, rispettivamente, director of mixology e head mixologist a The Connaught Hotel di Londra.

Ma non solo, perché accanto ai seminari il palinsesto prevede un altrettanto ricco calendario di workshop tecnici, laboratori e sessioni di tasting.

I premi all’eccellenza beverage

Altro pezzo forte di Mixology Experience gli Awards, i riconoscimenti dedicati a tre categorie di spirit, di tradizione prevalentemente italiana, Grappa, Vermouth e Amaro. Un vero e proprio concorso per i produttori nazionali e internazionali i cui prodotti saranno giudicati da una giuria di esperti del settore che premierà le migliori creazioni.

Diversi i riconoscimenti che saranno assegnati per ogni tipologia di prodotto. Per gli Amaro Awards le categorie premiate saranno: Best amaro, Best amaro marittimo, Best amaro di montagna, Best idea/concept, Best packaging. Per i Grappa Experience Awards saranno: Best grappa giovane, Best grappa invecchiata, Best grappa riserva, Best innovation, Best idea/concept, Best packaging. Per i  Vermouth Awards: Best vermouth rosso, Best vermouth bianco, Best vermouth dry, Best idea/concept, Best packaging.

La Mixology Week

Anche quest’anno Mixology Experience sarà anticipata e accompagnata dalla Mixology Week, parte della Tuttofood Week by Mondadori. Gli appuntamenti prenderanno il via sabato 3 maggio per concludersi nella serata di giovedì 8 maggio e coinvolgeranno alcune delle migliori realtà milanesi del fuoricasa, tra cocktail bar, ristoranti, rooftop e bar d’hotel.

Come partecipare a Mixology Experience

Mixology Experience va in scena da lunedì 5 a giovedì 8 maggio (dalle ore 10 alle 18, giovedì chiusura ore 17) nel padiglione 14 di Tuttofood Milano a Fiera Milano Rho. Il costo del biglietto giornaliero è di 80 euro e dell’abbonamento per tutti e quattro i giorni è di 120 euro, ma sul sito della manifestazione si possono acquistare a prezzo agevolato, rispettivamente pari a 30 e 80 euro.

Lemonier, l’aperitivo mediterraneo di Caffo

lemonier ambientato copia MC
In distribuzione da questo mese, il nuovo nato del gruppo calabrese è un aperitivo al limone ed erbe mediterranee, ispirato a una storica ricetta Bisleri. Pensato per la miscelazione, è ideale per reinventare lo Spritz

Ha il tocco vibrante dei limoni di Calabria l’aperitivo di casa Caffo. A questa occasione di consumo, quella a maggior tasso di crescita del mercato del fuoricasa, il gruppo calabrese, che quest’anno festeggia i suoi 110 anni di storia, ha dedicato la sua nuova creazione. Si chiama Lemonier ed è un aperitivo mediterraneo (alc 14,9% in vol) di colore giallo, ottimo anche per la mixology, che va a intercettare diversi target, dalle giovani generazioni ai meno giovani, e che sposa il trend del bere bene e a minore gradazione.

Tutta naturale la sua ricetta a base di poche e selezionate materie prime di alta qualità, lavorate artigianalmente: scorze fresche di limoni calabresi, menta, salvia, alloro, assenzio e basilico. Una ricetta che viene da lontano e oggetto da parte dei maestri distillatori della distilleria Caffo di un accurato lavoro di recupero e rilancio. Lemonier è stato infatti ideato negli anni Settanta, come base per cocktail, dalla storica azienda F.Bisleri & C., famosa all’epoca in tutto il mondo per il Ferro China Bisleri, e acquisita da Gruppo caffo 1915 nel 2020 (leggi Ferro China Bisleri ritorna in mani italiane). Il prodotto conobbe un buon successo soprattutto nel mercato Usa, anche grazie alla collaborazione con William Grant & Sons. A distanza di decenni, il gruppo calabrese ne ha rinnovato la formula, aggiornandola ai gusti contemporanei, ma preservandone l’autenticità.

Ideale per lo Spritz

Dall’incontro delle essenze mediterranee che compongono la ricetta prende vita un prodotto dal bouquet aromatico equilibrato e di grande freschezza e vivacità. Caratteristiche che ne fanno un ingrediente ideale per la miscelazione, in particolare per la preparazione del Lemonier Spritz, signature della casa, da realizzare miscelando due parti di Lemonier con tre parti di Prosecco doc e una parte di soda, decorando il drink con una fettina di limone. Il risultato è uno Spritz fresco, leggero, dissetante, perfetto come aperitivo, ma anche per essere servito in qualsiasi momento della giornata.

Una bottiglia "solare"

In distribuzione da questo mese, Lemonier si presenta in una bottiglia (70 cl) dal design moderno, con le sue linee slanciate, e “solare”, che vuole essere un emblema del carattere mediterraneo del prodotto. Il vetro lavorato evoca infatti i raggi del sole e le onde del mare, mentre i rilievi verticali e l’incisione a rilievo del marchio Caffo aggiungono un tocco elegante. A impreziosire il pack un’etichetta dai toni azzurri e giallo, con al centro gli ingredienti del prodotto, che ancora una volta va a richiamare l’immaginario mediterraneo.

Una bottiglia che, annuncia la casa, sarà il filo rosso che guiderà il restyling dei suoi grandi classici e delle nuove proposte, per raccontare, appunto, l’identità mediterranea delle specialità Caffo.

Randagi: il nuovo bancone di Carmine Angelone e soci è un inno allo street bar

Dalle ceneri del DopoTeatro, nasce a Napoli il progetto Randagi, uno street bar con focus su musica e street art, che vuole rimettere al centro il bancone

"Home Street Home", si legge sulla parete accanto al bancone di Randagi, il nuovo locale a Napoli di Carmine Angelone (co-fondatore de La Fesseria), Luigia Frezza e Federica Mazzei ( del Pepi Vintage Room, storico cocktail bar napoletano), ed Elio Esposito, già socio di Angelone. Nuovo ma non del tutto: aperto a dicembre del 2024, il locale nasce dalle ceneri del DopoTeatro, un bar già di proprietà di Angelone ed Esposito. «Ero co-titolare e con i miei ex-soci e si pensava di chiuderlo. Tuttavia, io ed Elio abbiamo deciso di rilevarlo, per lanciare un nuovo progetto con Luigia e Federica, con le quali abbiamo un lungo rapporto di amicizia».

Il concept è quello di uno street bar a tutto tondo, da vivere come se fosse il prolungamento della strada. «È un locale - racconta Angelone - pensato per le persone che amano veramente vivere la notte, la strada, insomma, per randagi appunto, da qui, quindi il nome. L'esigenza era quella di rivoluzionare quello che è stato il bar napoletano negli ultimi 3-4 anni, ovvero con numerose bottiglie esposte su scaffali, più orientato al prodotto. Vogliamo ritornare a un bar che sia luogo di incontro fra il bartender e le persone. Un posto di intrattenimento, con musica, dj set e live, tutto improntato sulla street art napoletana».
Sviluppato su 90 metri quadri con 30 sedute disponibili, un divano sistemato all’esterno e con pareti che ospitano opere di giovani artisti emergenti napoletani che variano ogni mese, Randagi propone una miscelazione semplice, con l’intenzione di offrire anche cocktail alla spina. «La miscelazione è molto essenziale, abbiamo introdotto anche qualche draft cocktail, per il momento tre, ma l’intenzione è quella di ampliare le proposte. Crediamo che questo tipo di offerta possa rappresentare il futuro, non prossimo, di Napoli».  Attualmente i drink spillati sono un Campari Seltz, Aperol Spritz e Espresso Seltz (4 euro l’uno). Quest'ultimo è una versione briosa dell'Espresso Martini, con liquore al caffè, caffè espresso e vodka, frizzante poiché carbonato con Co2.
Randagi è un locale in evoluzione. Fra le idee in cantiere, quella di allestire un grande schermo dietro al bancone in cui verrà esposto il menu (al momento non c'è una drink list) e realizzare un servizio da asporto dove verranno proposti cocktail in lattina. Mentre i primi signature cocktail (venduti a 10 euro) cominciano a prendere forma, per ora si ascoltano le richieste del pubblico. «Facciamo molti Negroni e molti classici - spiega Angelone -, mentre per le birre abbiamo una collaborazione il Vetra beer, una birrificio artigianale milanese».
Fra le proposte della casa che troviamo ‘a Zoccola, con cordiale ai lamponi e ibisco, lime, tequila bianca e splatter, soda al pompelmo rosa e bordatura di sale al lampone e ibisco, ‘a Mucia (mangiatore di manzi, ndr) con menta selvatica, aperol, violetta, limone e bordatura di cristalli di viola e ‘o Muschill con gin (Plymouth) vermouth lillet blanc, guarnito con cipollina al vermouth Carpano classico. Aperto tutti i giorni dalle 18 alle 21 viene anche offerta gratuitamente la tipica “marénna” (merenda, ndr) napoletana: piccole rosette farcite con salsiccia e friarielli, mortadella o peperoni.

 

Strucchi x Cassina Café, il nuovo bar confetto nel centro di Milano

Il nuovo progetto firmato da Paolo Dalla Mora, imprenditore del mondo spirits, in collaborazione con Cassina, icona mondiale del design made in Italy

Nel cuore pulsante di Milano, a pochi passi da San Babila, ha aperto Strucchi x Cassina Café, nuovo progetto firmato da Paolo Dalla Mora, imprenditore del mondo spirits, in collaborazione con Cassina, icona mondiale del design made in Italy. Ma non chiamatelo pop-up: questo non è un bar temporaneo, è un’idea permanente. Un po’ come i tatuaggi, solo che qui il rischio più grande è diventare dipendenti da toast, vermouth, brioche e battute al coltello. Un luogo pensato per accogliere i milanesi, i turisti e gli amanti del bello dalla colazione all’aperitivo, dalla mattina presto alle 21.

L’idea nasce da un’intuizione precisa: creare uno spazio che parli la lingua del gusto e del design, offrendo un’esperienza completa e coerente, in perfetto equilibrio tra forma e sostanza. «Abbiamo chiuso l’accordo con Cassina in un mese - racconta Dalla Mora - avevamo una bellissima scadenza, quella del Salone del Mobile. E quando c’è una deadline di soli pochi giorni, è più facile rispettarla». D’altronde, l’adrenalina della Design Week è come la caffeina: può farti fibrillare o renderti geniale. Qui ha fatto la seconda. «Bisogna fare le cose velocemente. Che cos'è il genio? Astuzia, furbizia e velocità di esecuzione, diceva Mario Monicelli in Amici Miei», sottolinea Dalla Mora con un sorriso.

Strucchi x Cassina Café si trova accanto allo showroom Cassina di via Durini, nel cuore del Design District. L’ambiente è sofisticato, elegante, firmato dagli architetti Cassina, con un layout pensato per essere funzionale tanto quanto bello. «Non volevo un bar classico, volevo un bar confetto - spiega Dalla Mora - e chi meglio di Cassina poteva tradurre questa idea in realtà?». Il risultato è uno spazio curato, accogliente, con 26 coperti tra interno e l’ampio dehors trasformato in un’oasi urbana.

A dare il benvenuto Strucchi x Cassina Café c’è uno staff di nove persone, formato con cura per rispecchiare lo stile del locale. Alla guida del bar troviamo Leonardo Todisco, bartender di razza e anima liquida del progetto, affiancato da giovani talenti selezionati personalmente da Dalla Mora. La parte della caffetteria, realizzata in collaborazione con 1895 Coffee Designers by Lavazza, ha personale formato presso l’Atelier di Torino.

Il progetto abbraccia l’intera giornata. Dalla colazione con le brioche fresche di Adriano Del Mastro, farcite seduta stante (gianduia, crema, marmellata di Colzani) ed il suo pane fino al pranzo light con toast gourmet - dal classico al vegetariano – e tartare selezionate. «Per me la colazione è importante quanto l’aperitivo - spiega Dalla Mora - e lo stesso vale per il pranzo. Se oggi vuoi vendere un aperitivo, devi vendere anche tutto il resto, dal caffè al toast». Anche se ogni tanto entra qualcuno che chiede un cappuccino all’ora di pranzo. Ma va bene così: il bar è il regno della democrazia applicata.

Nel menu non mancano Rosso di Melo, Bell’Astoria, Gari Baldo, White Sbagliato e altri signature drink da Fuori Salone firmati Strucchi, brand di Vermouth e Bitter fondato da Dalla Mora, con un’attenzione particolare al momento dell’aperitivo: L’Ora del Vermouth è l’appuntamento clou. «L’aperitivo deve essere un momento completo, in cui il bere si accompagna al mangiare bene. E per me, da buon friulano, l’aperitivo inizia tra le undici e mezza e mezzogiorno e mezzo. Quindi di aperitivi ne facciamo sempre due al giorno».

I prezzi di Strucchi x Cassina Café sono accessibili ma in linea con l’identità premium del locale: il caffè espresso parte da 1,50 euro, mentre i cappuccini Lavazza 1895 sono venduti a 2,50 euro. I cocktail firmati partono da 12 euro, con una selezione di vermouth Strucchi in purezza serviti on the rocks a 8 euro, per valorizzare il prodotto della casa. I toast gourmet vanno dai 9 ai 14 euro, a seconda degli ingredienti, mentre le tartare firmate dal fine dining restaurant Campamac di Barbaresco si aggirano sui 18 euro.

Il locale si propone anche come piattaforma di brand activation e ospiterà eventi, incontri e guest bartending coinvolgendo anche alcuni amici del brand Strucchi . L’obiettivo? Trasformare il café in una vetrina per il buon bere e il design. «Mi rivolgo a chi cerca qualcosa di più sofisticato - aggiunge – a chi ama bere bene, mangiare bene e farlo in un contesto bello. Il target è trasversale, ma accomunato da una sensibilità estetica e gustativa». E Milano pare sia solo l’inizio. Il progetto Strucchi x Cassina Café è concepito come un format replicabile, un all day bar elegante e funzionale da esportare nei 50 store Cassina nel mondo. «Se funziona qui, perché non a Parigi, Londra o Tokyo? Questo bar non è un punto di arrivo, ma un nuovo inizio».

Il mercato delle acque investe su sostenibilità e design delle bottiglie

Fortuna, vicepresidente Mineracque: «Dopo un anno record per l’export, le aziende delle acque minerali guardano al mercato interno e al fuoricasa»

«Il 2025 sembra essere partito un po’ lento, ma siamo fiduciosi, anche perché vediamo che i consumi nel fuoricasa stanno andando bene». Parole di Ettore Fortuna, vicepresidente di Mineracqua, la federazione che raggruppa le aziende dell’industria delle acque minerali made in Italy. Oltre 80 aziende che gestiscono circa 130 stabilimenti di produzione, imbottigliando 230 marche diverse, presenti in tutte le regioni italiane. «Il settore delle acque minerali in Italia si conferma solido, con una crescita sia in volume che in valore nel 2024, nonostante un mercato già maturo e consolidato. Il dato del +1,7% nei volumi e del +2,8% in valore è particolarmente significativo se si considera che il prezzo dell’acqua minerale in Italia è il più basso in Europa», commenta Fortuna.

Il mercato delle acque minerali in Italia ha due facce: per metà vede un’alta concentrazione, con quattro grandi gruppi produttivi che rappresentano il 49,8% del totale dei volumi (San Benedetto, Sanpellegrino, Sant’Anna e Ferrarelle), l’altra metà è costituita da una presenza territoriale variegata, con oltre 200 marche regionali e locali, alcune delle quali hanno una posizione di leadership nelle aree geografiche di appartenenza. Un mercato che Fortuna definisce “democratico”: «Il consumatore può scegliere l’acqua minerale in base alla tipologia di confezione, alla sua origine, alle caratteristiche chimico-fisiche che preferisce e al prezzo più in linea alla propria capacità di spesa».

Sul mercato delle acque minerali, il canale horeca impatta per il 16% del mercato, con formati piccoli, come la bottiglia da mezzo litro, che si classificato come best-seller del mondo bar. «Sono cruciali, perché rispondono a una necessità di consumo “on the go”. Un formato di punta per le nostre aziende - chiarisce Fortuna -. Sui formati più piccoli c’è grande innovazione con esperimenti come la lattina, ad esempio, il cui successo in termini di sostenibilità è però ancora tutto da verificare». Sulla ricerca tecnologica sui contenitori le aziende del mercato delle acque stanno puntando moltissimo: «L’ecodesign ci ha permesso una riduzione significativa del peso delle bottiglie in Pet. Inoltre, siamo in prima linea nell’adattamento alle normative comunitarie, come quella relativa al tappo attaccato alla bottiglia, che ha comportato un sensibile aumento degli investimenti per la modifica degli impianti da parte di tutte le aziende del settore».

Poi c’è anche l’aspetto estetico: le aziende del mercato delle acque minerali investono sempre di più anche sull’appeal delle bottiglie, sia in vetro che in Pet. In quest’ultimo caso proponendo anche formati appositamente studiati per il canale horeca. «Il mercato dei pubblici esercizi è molto importante per il settore, anche dal punto di vista dell’immagine», commenta Fortuna. Che rileva, tuttavia, un tema molto caro a Mineracque: quello delle acque potabili microfiltrate o osmotizzate somministrate nei pubblici esercizi. «II trattamento dell’acqua potabile, se troppo spinto, può compromettere la presenza naturale di oligoelementi, mettendo a rischio i requisiti di potabilità - spiega Fortuna -. A questo si aggiunge il problema delle acque trattate servite già imbottigliate ai tavoli, spesso senza che il ristoratore possieda una licenza per l’imbottigliamento. Riteniamo che i pubblici esercizi debbano cominciare a considerare l’acqua minerale imbottigliata e made in Italy come una scelta qualitativa, così come avviene all’estero».

Il successo dell’acqua minerale Made in Italy è confermato anche dai risultati ottenuti sui mercati esteri. «Nel 2024 - conclude il numero due di Mineracqua - l’export delle acque minerali italiane ha registrato numeri da record, con un +28,5% e ricavi per 1,4 miliardi di euro. I principali Paesi di riferimento sono Usa, Francia, Germania e Regno Unito. Per un outlook del 2025, però, sarà necessario attendere l’evoluzione della situazione legata ai dazi americani».

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