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Sette miti da sfatare sul vermouth: intervista a Giorgio Bargiani e Leonardo Leuci

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Due super esperti dicono la loro su quello che serve per portare il vermouth a nuove grandezze di utilizzo e conoscenza. Il caso del Salone del Vermouth

C’è vermouth e vermouth, questo è ormai (per fortuna) chiaro. Un prodotto storico e identitario per il territorio italiano, piemontese nello specifico, grazie alla denominazione di Vermouth di Torino Igp ottenuta lo scorso anno, che oggi più che mai è protagonista assoluto in miscelazione, grazie alle sue varianti che possono incontrare il favore della fantasia dei bartender e dei desideri dei consumatori. Ciononostante, rimangono alcuni paletti che proprio gli operatori del settore hanno costruito negli anni e paradossalmente costringono il vermouth a lottare più del dovuto per poter affermare il proprio vero valore.
Ci pensano allora Giorgio Bargiani, Assistant Director of Mixology al Connaught Bar di Londra e volto di Bottega Cinzano, presentato nelle nuove vesti all’ultimo Salone del Vermouth, e Leonardo Leuci, patron del Jerry Thomas Project di Roma e creatore di Vermouth Del Professore, a sfatare alcuni dei miti più duri a morire.

1) Il vermouth va usato soltanto nelle ricette da aperitivo

C’è molto di più. «I cocktail di scuola americana - secondo Bargiani - sono divenuti celebri, e poi tornati in auge, grazie al vermouth: e sono storicamente drink dal tenore alcolico sostenuto, da consumare in altri momenti della giornata che non siano in aperitivo. Il vermouth è previsto inoltre nella miscelazione asiatica, ha somiglianze con prodotti storici greci, insomma ha una versatilità che per ciascuna coordinata geografica lo vede utilizzato in diverse occasioni di consumo».

2) Il vermouth non può essere shakerato

La shakerata è uno dei tabù più duri a morire, ma Leuci la pensa diversamente: «È parte di una sorta di codice che i bartender si sono dati a partire dagli anni '50/'60. Eppure numerosi testi del pre-proibizionismo riportano cocktail con il vermouth, anche in quantità importanti, che vengono shakerati. C’è addirittura il vermut batido in alcuni libri cubani, perché l’estetica era un aspetto secondario, per cui l’eventuale aspetto opaco del risultato non veniva troppo considerato. E d’altronde è così che dovrebbe essere: se shakero un drink con vermouth o un vermouth da solo, e ottengo un buon risultato, perché no? Nulla è scritto nella pietra».

3) Il vermouth non funziona nella miscelazione Tiki

«È vero che Don the Beachcomber non sedeva su barili di vermouth - racconta Bargiani - ma ci sono evidenze storiche del suo utilizzo in miscelazione tropicale, anche a cavallo tra anni Settanta e Ottanta. E non è solo una questione storica: nel Tiki si trova un importante uso di bitters, intesi come bitter aromatici versati in piccole quantità, che in una rivisitazione possono essere sostituiti dal vermouth, con le sue espressioni dolci, secche». E poi una provocazione: perché non provare a lavorare per un Italian Tiki, usando il vermouth come ingrediente principale?

4) Il vermouth ha rilevanza soltanto nella cultura italiana

Come racconta Leuci, «il vermouth è la chiave di volta nell’evoluzione dei cocktail per come li conosciamo oggi. Prima del suo avvento, il cocktail era una categoria minore, poco profonda e poco fantasiosa. La complessità del vermouth aprì un nuovo mondo, sia in Usa che altrove, e dal 1860 consolidò un ruolo fondamentale. Era già un prodotto consumato liscio, all’italiana, in centro-sud America, in Spagna, in Germania, addirittura in Inghilterra. È il prodotto italiano che forse per primo nell’eno-liquoristica, ha esportato il concetto di italianità e aperitivo nel mondo». Arrivando quindi a entrare nel panorama di abitudini di più culture.

5) Il vermouth non lavora bene con la frutta

Falsissimo. «Già solo le strutture di tipologie di cocktail storici, come Mint Julep, Cobbler, Smash dimostrano il contrario - ricorda Bargiani -. E abbinamenti di vermouth dolce con frutti di bosco e ciliegie, oppure dry vermouth con agrumi, albicocca, pesca, sono potenti e molto più interessanti di quanto si potrebbe pensare».

6) Il vermouth è utile solo nei classici

Basta guardare un po’ più in là per scoprire che non è così. «Se si guarda all’Argentina - spiega Leuci - si trovano numerosissimi abbinamenti con i sodati o i succhi che funzionano benissimo. Specialmente con l’implementazione di tecniche moderne, il vermouth non può essere relegato a un solo tipo di utilizzo, perché la sua versatilità lo porta a essere protagonista addirittura anche nel pairing: con formaggi e dolci funziona meglio di molti vini, nella sua versione dry va splendidamente con le ostriche. È duttile e offre possibilità di esplorare opportunità in più campi, che siano in miscelazione o gastronomia».

7) Il vermouth rimane un prodotto di nicchia per bartender

La seconda edizione del Salone del Vermouth, a Torino lo scorso febbraio, racconta tutt’altro. Cinquemila ingressi in due giorni, mille bottiglie vendute e un denso programma di talk e incontri divulgativi spalmati in entrambe le giornate, a testimonianza di un interesse crescente per il prodotto soprattutto tra i consumatori. C’è enorme margine per portare la conoscenza il consumo del vermouth a grandezze inesplorate, a patto che l’industria del bar comprenda il lavoro che serve per avvicinare soprattutto le nuove generazioni di bevitori, rinunciando al tecnicismo e spingendo invece sulla storicità, la qualità e la versatilità di un prodotto italiano fin nell’ultima erba aromatica.

The White Lotus Bar rinnova l’ospitalità siciliana in chiave contemporanea

The White Lotus Bar
È un tributo all’omonima serie televisiva il temporary aperto, fino al 28 aprile, all’interno del San Domenico Palace di Taormina. Con una drink list dedicata, creata dal bar manager Juri Romano

Chiunque abbia seguito la seconda stagione di The White Lotus ha impresso nella memoria il fascino senza tempo del San Domenico Palace di Taormina. Oggi, quel sogno televisivo diventa esperienza reale con l’apertura del The White Lotus Bar, un temporary bar esclusivo che fino 28 aprile accoglierà gli ospiti nel suggestivo Bar & Chiostro dell’hotel. Un tributo alla serie, certo, ma anche alla grande ospitalità siciliana che si rinnova in chiave contemporanea. Il concept è chiaro: omaggiare i luoghi iconici della serie attraverso una cocktail list d’autore.

The Pineapple Suite, dedicato a Maui, mescola tequila Don Julio Blanco con succo di ananas, lime, Coco Lopez, Turbinado e Ube. The Lotus, simbolo di Taormina, esprime il carattere mediterraneo con Tanqueray Gin, liquore alla pesca e vino bianco infuso di gelsomino. Infine, Coconut Paradise, ispirato a Koh Samui, avvolge il palato con Ketel One Vodka, Pandan Lemongrass Cordial e scaglie di cocco. Creazioni raffinate e ragionate, firmate dal bar manager Juri Romano, che non è solo l’anima del progetto, ma anche un volto noto per i fan: la sua presenza discreta ha arricchito alcune scene della serie.

Il richiamo della Sicilia

Dietro ogni grande cocktail c'è una storia, e quella di Juri Romano parte dalla sua Sicilia, tra i locali della costa e le prime esperienze nel lusso, passando per i grandi albergi siciliani. Londra lo ha poi trasformato: sette anni intensi tra il Baglioni Hotel, il Northall Bar del Corinthia Hotel e il Bankside Marriott Autograph Collection, dove ha firmato la sua prima cocktail list. Ma il richiamo dell’isola è stato più forte e il San Domenico Palace ha rappresentato il ritorno perfetto. Oggi, con la sua visione, guida il Bar & Chiostro, fresco del terzo posto ai Barwards 2024 come Bar d’albergo dell’anno, ma anche il cocktail bar di Anciovi, il ristorante a bordo piscina che reinterpreta la freschezza del luogo con cocktail low alcohol.

Ad accompagnare i drink, una selezione di tapas curate dall’executive chef Massimo Mantarro, tra sapori mediterranei e richiami esotici. L’esperienza si completa con il piano bar serale, dove note di classici italiani avvolgono l’atmosfera, e un tocco di mistero con una cartomante che legge i tarocchi, riprendendo una tradizione siciliana che affonda le radici nel tempo.

Lusso raffinato e discreto

Il San Domenico Palace è una delle più iconiche destinazioni di Taormina. Nato come convento domenicano nel XIV secolo, si è trasformato in hotel già alla fine dell’Ottocento, accogliendo nel tempo ospiti illustri del calibro di Oscar Wilde, Audrey Hepburn ed Elizabeth Taylor. Dopo una chiusura di tre anni, nel 2020 è entrato a far parte della famiglia Four Seasons, che ne ha esaltato l’anima storica attraverso un lusso raffinato e discreto.

Oltre al Bar & Chiostro, la struttura offre il ristorante Principe Cerami, ristorante di fine dining una stella Michelin, Anciovi (acciuga in siciliano, ndr.), a bordo piscina e da quest’anno anche la riapertura di Rosso, con la sua cucina italiana contemporanea. Per chiunque abbia sognato di vivere, anche solo per una sera, la magia di The White Lotus Bar, questo è il momento perfetto per farlo.

 

Da Linfa a Battipaglia, la drink list dedicata alle menti rivoluzionarie

Si intitola "Tutt' scienziat'" ed è un viaggio interattivo nelle menti più geniali della storia, rappresentate da vere e proprie esperienze in 3D

Il cocktail bar che non ti aspetti, alla periferia di Battipaglia, provincia agricola di Salerno. Recentemente ribattezzato Linfa, per distinguerlo dall’attiguo ristorante Le Radici, il lounge dell’Hotel Commercio di Battipaglia è una delle costole di un'impresa che trae dalla ricchezza della Piana del Sele la sua linfa, appunto. La proprietà è, infatti, fra le principali famiglie che producono quarta gamma in Italia e, andando in cima all’hotel, si può apprezzare la distesa di serre che fa parte delle loro proprietà (200 ettari, per lo più dedicati a insalate). Ma rimaniamo al piano terra, per scoprire la lounge in cui si muovono il bar manager Giovanni Curcio, per gli amici Johnny (31 anni), e il food and beverage manager Ivan Mendana Fernandez (34 anni), peraltro fra i migliori sommelier della Campania, che al servizio di lounge e ristorante ha messo su anche una cantina da 1.400 referenze.

Da sinistra, il bar manager Giovanni Curcio e il food&beverage director Ivan Mendana Fernandez

Una squadra giovane e appassionata, che da mesi era al lavoro sulla nuova drink list, che parte da un modo di dire campano “tutt’ scienziat’”, che tradotto letteralmente è “tutti scienziati”, ma che in senso figurato prende un po’ in giro il tuttologo che crede di sapere e non sa nulla. In questo caso, però, il focus è sugli scienziati, quelli veri, quelli rivoluzionari, ai quali sono dedicati i drink: da Marie Curie a Nikola Tesla, passando per Niccolò Copernico e Leonardo Da Vinci, fino ad arrivare ad Archimede, ai fratelli Montgolfier e a Isaac Newton. «La nuova drink list è incentrata sui geni che hanno fatto la storia dell’umanità - racconta Fernandez -: siamo andati a studiarli uno per uno, cercando di comprendere cosa preferiva ciascuno, e anche il bicchiere o il supporto su cui si appoggia avrà un riferimento alle loro imprese scientifiche». Per Tesla, per esempio, il drink si appoggia a una lampada prototipo a impulsi elettromagnetici, fatta fare in esclusiva da una vetreria (la 3D Vault), con una bobina Tesla all’interno. Copernico, invece, vede un bicchiere al centro di un modellino di costellazione, con i pianeti che girano intorno al drink. Marie Curie è un drink fosforescente, con base a forma di barile radioattivo. «La nostra idea di partenza era di giocare sulle scoperte scientifiche, con l’obiettivo di far divertire il cliente con bicchieri interattivi», aggiunge Ivan Mendana Fernandez.

Ma cosa si trova in questi bicchieri prototipo? Nei drink sono molto i richiami alla linfa di cui si parlava all’inizio. Il Marie Curie per esempio è un mix di vodka e una soda home made “radioattiva” realizzata con i prodotti della piana, fra cui il Lattughino bio, che fa parte delle produzioni dell’azienda di famiglia, che su 200 ettari complessivi ne ha riservati 80 alle coltivazioni in biologico.

Uno dei due best-seller, che rimangono in carta indipendentemente dalla lista dedicata agli scienziati, è ‘O padron e cas’, un drink in cui è protagonista la rucola, uno altro dei principali prodotti dell’azienda.

Tutti i drink signature sono proposti a 12 euro e volendo si possono accompagnare con una selezione food di accompagnamento, che arrivano dalle cucine del Radici. Oppure si può decidere di proseguire l’esperienza al ristorante Radici.

Si fa sfogliare volentieri la cocktail list, con illustrazioni che raccontano il processo di realizzazione di ciascun drink, con una chiara descrizione degli stessi, che comprende, oltre agli ingredienti, i principali flavor in cui si possono incasellare i miscelati, nonché un rating da uno a cinque "pallini" del grado alcolico. Seguono due descrizioni, una storico-scientifica, sul personaggio a cui è dedicato il drink, l'altra personale del bartender, che ci spiega il motivo per cui ha immaginato che gli ingredienti scelti potessero rappresentare quella mente straordinaria in particolare.

Un esempio, il Leonardo Da Vinci, che è semplificato come un mix di "tonica vitruviana" e acquavite al miele, è così descritto: «Ispirata al genio universale di Leonardo da Vinci, la tonica vitruviana fonde arte e scienza in omaggio a una delle più grandi menti di tutti i tempi. Come l'Uomo Vitruviano, perfettamente inscritto nel cerchio e nel quadrato, la tonica home made al legno di limone bruciato, con le sue note tonde e affumicate, evoca l'ardore di Leonardo per l'alchimia e la trasformazione. L'Acquavite di miele di castagno, dolce e intensa, celebra la terra, le radici, l'amore per la natura, riflettendo l'abilità di Leonardo nel mescolare scienza e bellezza».

“In che senso?”: la nuova drink list del Simbiosi di Palagianello è un inno all’inclusione

Video in Lis per descrivere i drink e dettagli in Braille sui sottobicchieri: una cocktail list che è un percorso nei cinque sensi aperto a tutti

Lo sapevate che il segno che in Lis (Lingua italiana dei segni) descrive un cocktail è una veloce shakerata con uno shaker immaginario? Potrete scoprire questa ed altre parole legate al mondo dei cocktail nei video realizzati in occasione dell'uscita della nuova drink list del Simbiosi di Palagianello, in provincia di Taranto.
Intitolata "In che senso?", la nuova lista dei signature del locale guidato da Giovanni Miola, vuole essere un'esperienza inclusiva e multisensoriale. Dettagli in Braille sui sottobicchieri, video in Lis (Lingua italiana dei segni) per descrivere i signature della nuova drink list, in un innovativo omaggio alla diversità, Miola e compagnia esplorano i cinque sensi con i loro cocktail basati su altrettanti sapori principali.

I cocktail stimolano alla degustazione, a modificare il drink con un ultimo tocco e a vivere l'esperienza, magari imparando qualcosa di nuovo dopo aver visto i video che descrivono i drink in Lis. «Abbiamo pensato questa drink list per abbattere le barriere e celebrare la bellezza della diversità, andando oltre il semplice concetto di cocktail», dice Miola.

Un percorso nei cinque sensi che coinvolge il Gusto, l'Olfatto, l'Udito, il Tatto e la Vista, che sono i nomi dei nuovi drink. Se Gusto è un cocktail umami e amaricante, che parte da una vodka infusa ai funghi porcini mixata con bitter e vermouth, Tatto è uno sfizio dolce e dissetante, in cui un Bourbon al mou incontra la mela annurca, il limone e la soda allo zenzero. Udito è affumicato e speziato, grazie alle note del mezcal e di Ancho Reyes che dà la nota piccante: in questo caso il gioco è di abbattere con un martelletto un cristallo edibile, in modo da apprezzarne il "crush". Olfatto è immancabilmente un cocktail profumato, nonché frizzante, che mescola un rum ai fichi con un tocco vinoso e una spruzzata finale di abete rosso nebulizzato a rinfrescare il tutto. Vista è, infine, fruttato e fresco, è un incontro di tonalità, in cui il gin incontra la frutta e ingredienti che danno colore come la spirulina e la mora: che nuance verrà fuori?

Armando Palmieri: «Con la condivisione conquistiamo i giovani talenti»

Il pasticcere e responsabile del progetto Ampi Giovani fa un bilancio dell'iniziativa dopo il primo biennio e rilancia: la buona pasticceria non è fatta di segreti, ma di regole e conoscenze da condividere. Con questo mood è stato impostato il secondo ciclo di "recruiting" delle nuove leve

La buona pasticceria non è fatta di segreti, ma di regole e conoscenze da condividere. È il pensiero di Armando Palmieri, nome di punta della pasticceria nazionale e coordinatore di Ampi Giovani, il progetto dedicato alle nuove leve della pasticceria italiana di Ampi, l’Accademia Maestri Pasticceri Italiani. E proprio la condivisione delle conoscenze è alla base dell’iniziativa, che offre ai giovani dai 18 ai 30 anni che si affacciano alla professione l’opportunità di prendere parte a un percorso formativo di alto livello, della durata di due anni, partecipando attivamente alla vita dell’Accademia, affiancando i maestri nei loro laboratori e di instaurare rapporti con le aziende partner.

Nell’intervista ad Andrea Mongilardi, vicedirettore di Bargiornale, al Sigep, Palmieri traccia un bilancio del primo biennio, appena conclusosi (proprio in occasione della manifestazione sono stati presentati i giovani pasticceri selezionati per il nuovo ciclo), soffermandosi anche sull’importanza per chi si avvia all’arte della pasticceria di poter attingere al bagaglio conoscenze e di esperienze fi affermati maestri per coltivare il proprio talento.

Roma Bar Show annuncia il primo Buyers Program internazionale

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Fofi: «Un progetto di incoming importante per aziende italiane medio-piccole che hanno la volontà di confrontarsi e affermarsi anche nei mercati esteri»

Mancano poco più di due mesi all'inizio di Roma Bar Show, la manifestazione dedicata alla miscelazione che quest'anno giunge alle quinta edizione. In attesa che aprano le porte del Palazzo dei Congressi di Roma (26 e 27 maggio), Roma Bar Show, Ice - Agenzia e Fiere di Parma annunciano il primo Buyers Program internazionale: un programma strategico pensato per facilitare le connessioni di valore con importatori, distributori e decision-maker del settore on-trade provenienti da tutto il mondo. «Un progetto di incoming importante, soprattutto per quelle aziende italiane medio-piccole che hanno la volontà di confrontarsi e affermarsi anche nei mercati esteri, che possono usare Roma Bar Show come piattaforma di congiunzione proprio con questi ultimi», commenta Andrea Fofi, ceo di Roma Bar Show. Obiettivo: aprire a queste aziende le porte a nuove partnership e accordi commerciali di successo, per supportare l'eccellenza italiana nel mondo e accrescerne la visibilità.

«L’Rbs Buyers Program segna per il bar show un momento importante per la manifestazione - continua Fofi -, specialmente in virtù degli importanti cambiamenti che si appresta ad affrontare da qui ai prossimi anni, grazie all’ingresso di Fiere di Parma nel nostro capitale sociale (ne abbiamo parlato qui, ndr). La selezione dei buyer e dei paesi di provenienza si è basata sull’esperienza maturata in questi anni da noi soci che, anche in qualità di brand owner, abbiamo avuto la possibilità e necessità di viverla in prima persona».

Il ruolo del board di Roma Bar Show è stato anche di fare da selezionatori degli importatori più importanti a livello strategico: «Parliamo di Francia, Inghilterra Spagna, ma non solo, anche paesi emergenti come Albania e Romania, che hanno un mercato attivo e interessato al nostro Paese, senza tralasciare quelli oltreoceano altrettanto fondamentali. Abbiamo selezionato le distribuzioni che hanno focus sia su brand medio-grandi che su piccoli produttori», chiarisce Fofi.

Dal punto di vista pratico, per la prima edizione del Buyers Program, si è scelto di dare maggiore libertà di esplorazione all'interno della fiera agli ospiti stranieri: «Senza un’agenda di appuntamenti prefissata - conclude Fofi - , potranno muoversi liberamente tra gli espositori, scoprire nuovi brand e instaurare connessioni in modo naturale».

Presentato al Moebius il concorso Art of Italicus Aperitivo Challenge 2025

Trofeo Art Of Italicus Aperitivo Challenge 2024
Palmira Bertuca di Italspirits (produttore di Italicus), Paolo Rovellini di Pernod-.Ricard (distributore di Italicus) e Giovanni Allario di Moebius Cocktail Bar hanno presentato la nuova edizione del concorso internazionale Art of Italicus Aperitivo Challenge 2025 dedicata a una versione originale dello Spritz.

I locali del prestigioso tapa bistrot, cocktail bar (38° posto nella classifica The World 50 Best Bars 2024) & ristorante (1 Stella Michelin 2025, chef Enrico Croatti, 1° Premio BarAwards by Bargiornale 2024) Moebius di Milano hanno ospitato la presentazione ufficiale della settima edizione del concorso Art of Italicus Aperitivo Challenge 2025.

A fare gli onori di casa con una specifica masterclass sono stati Palmira Bertuca, Aperitivo Specialist di Italspirits (produttore di Italicus Rosolio di Bergamotto) e Paolo Rovellini Prestige Educational & Advocacy Expert di Pernod-Ricard Italia (distributore in esclusiva di Italicus).

Dopo una pausa per aperitivo, l'evento ha visto l'esposizione di un workshop sulle guarnizioni possibili per i cocktail che saranno in gara a cura di Giovanni Allario, bar manager di Moebius.
Tre le proposte: fetta di mela compressata; carta di riso soffiato più velo di Italicus; oliva fake Italicus con burro di cacao.

Modalità del concorso

Fino al 28 aprile 2025 è possibile partecipare con il proprio cocktail alla settima edizione dell'Art of Italicus Aperitivo Challenge 2025: competizione lanciata da Italicus Rosolio di Bergamotto, icona dell’aperitivo italiano nel mondo, che invita i bartender a reinterpretare il classico Spritz come un'opera ispirata all'arte.

I partecipanti selezionati dall’Italia accederanno alla finale nazionale per nominare il/la bartender che concorrerà per il titolo globale.
Oltre all’Italia, la competizione si svolgerà anche in Francia, Germania, Hong Kong, Nuova Zelanda, Spagna, Stati Uniti, UK e Ungheria, dove saranno assegnati i titoli nazionali; i bartender che non provengono da questi paesi potranno aspirare a una wildcard diretta per la finale.

Il vincitore globale verrà proclamato Italicus Bar Artist of the Year 2025. Quest’anno il programma di mentorship esclusivo includerà l’accesso agli eventi internazionali più prestigiosi legati al brand, accompagnati da Lorenzo Antinori, il famoso bartender italiano del Bar Leone in Hong Kong e rappresentante di spicco della cultura dell’aperitivo italiano.

Grande partenza per Baritalia a Firenze. Selezionati i primi 16 finalisti

Baritalia Firenze 2025 gruppo
©Riccardo Gallini /GRPhoto
Ha preso il via dalla città culla del Negroni, con una grande partecipazione di professionisti da tutta la regione e non solo, la decima edizione del laboratorio itinerante dedicato alla mixology. Ecco i nomi dei bartender che hanno staccato il pass per la finalissima di Venezia

Partenza con il botto per Baritalia 2025. Il laboratorio di miscelazione di Bargiornale ha intrapreso il suo nuovo viaggio lungo la Penisola partendo da Firenze, la città culla del Negroni. A ospitare il debutto della decima edizione della manifestazione le Serre Torrigiani, scenografica location all'interno dello storico Giardino Torrigiani, il parco privato più grande d'Europa all'interno delle mura di una città. Oltre 330 i professionisti del settore, provenienti da tutta la regione e da altre aree dell’Italia, che non hanno voluto mancare all’appuntamento e prendere parte al programma di confronti, approfondimenti, seminari e sfide sul tema cocktail che caratterizza l’evento.

Così come tantissimi, ben 88, record assoluto, i professionisti del bancone che, sotto le insegne delle aziende partner, si sono dati battaglia per conquistare i primi 16 posti per la finalissima di Baritalia Lab, che si terrà il 24 novembre a Venezia. Una sfida anche quest’anno sul tema “Back to Basics”: un inno all’essenzialità che vuole proporre un ritorno alle radici autentiche del mestiere e incentrata su tre punti focali: la riscoperta dei drink essenziali, la valorizzazione degli ingredienti e il senso di ospitalità dei bartender.

Ecco i nomi dei bartender che hanno superato la prova: Francesco Di Palma (Ancienne Pharmacie), Luigi Cippone (Alpestre), Elia Greco (Bonaventura Maschio), Sebastiano Spinoni (Botran), Matteo Cassan (Caffo), Christian Mura (Campari Academy), Niccolò Mattei (Coca-Cola Hbc Italia Barceló), Tiziano Zanoboni (Coca-Cola Hbc Italia Vodka Finlandia), Eleonora Romolini (Compagnia dei Caraibi), Simone Goti (Gamondi), Diego Di Giannantonio (Marie Brizard), Simone Francia (Montosco), Alessia Mari (Orsini Soda), Paola Dacò (Santoni), Andrea Matteo (The Organics by Red Bull) e Mattia Ficosecco (Three Cents).

A meritarsi il Premio Baritalia menzione speciale Back to Basics per il drink più aderente al tema è stato Tiziano Zanoboni (Coca-Cola Hbc Italia Vodka Finlandia).

La super giuria

A valutare le prove dei concorrenti e a decretare i vincitori di tappa una giuria composta dai giudici delle aziende partner: Walter Gosso (Alpestre), Denny Del Monaco (Ancienne Pharmacie), Steve Righetto (Bonaventura Maschio e Botran), Fabrizio Tacchi (Caffo), Riccardo Pennacchia (Campari Academy), Elena Urbani (Coca-Cola Hbc Italia Barceló e Coca-Cola Hbc Italia Vodka Finlandia), Domenico Dragone (Compagnia dei Caraibi), Igor Tuliach (Gamondi), Terry Monroe (Marie Brizard e Montosco), Mariano Cleri (Orsini Soda), Stefano Santoni (Santoni), Daniele Gentili (The Organics by Red Bull) e Martina Proietti (Three Cents).

Giuria, come ormai da tradizione del format, affiancata in qualità di giudici d’onore da bartender e titolari di alcuni dei migliori cocktail bar della città e della Toscana: Martina Bonci, Daniele Cancellara, Marco Colonnelli, Simone Corsini, Simone Covan, Francesco De Rosa, Federico Diddi, Neri Fantechi, Francesca Gentile, Mosè Giordani, Luca Manni, Claudio Mariottini, Sacha Mecocci, Denis Paonessa, Manuel Petretto, Elisa Randi, Edoardo Sandri, Lapo Scacciati, Antonino Sciortino, Nicola Spaggiari e James Todd.

Gli approfondimenti sulla mixology

Grande è stata la partecipazione dei professionisti anche ai Boot Camp, altro pezzo forte del menu di Baritalia: 15 masterclass gratuite dedicate alle tecniche di miscelazione e tenute da bartender ed esperti di fama nazionale e internazionale per conto degli sponsor.

Ad aprire gli incontri la masterclass di Antonio Bisceglia e Mariano Cleri sulla gamma Orsini Soda e la mixology made in Italy, seguita da quella di Riccardo Pennacchia su Wild Turkey e la storia del Bourbon (a cura di Campari Academy), e di Terry Monroe sull’importanza del colore nella miscelazione e la matematica degli ingredienti (a cura di Marie Brizard). Quindi è stata la volta di Igor Tuliach con un incontro dal titolo Il premium quotidiano (a cura di Gamondi), di Fabrizio Tacchi e Luca Della Valle su Blood Bitter e il suo uso nella miscelazione contemporanea (a cura di Caffo) e di Danny Del Monaco, che ha illustrato i segreti di Ancienne Pharmacie. Ha chiuso a mattinata l’incontro con Andrea Natalino, Elena Urbani e Martina Proietti che hanno approfondito caratterisiche e peculiarità del rum dominiicano Barcelò, dei vermouth Mancino e dei mixer Three Cents (a cura Coca-Cola Hbc Italia).

Il programma di mastrclass è ripreso nel pomeriggio con gli incontri con Luca Missaglia che ha illustrato le possibilità offerte da Amaro Santoni per la creazione di aperitivi a bassa gradazione alcolica, con Domenico Dragone su La Rivoluzione importante (a cura di Compagnia dei Caraibi) e con Daniele Gentili sul tema del Back to Basic (a cura di The Organics by Red Bull).

Sempre nel pomeriggio i partecipanti hanno assistito alle masterclass di Matteo Di Ienno dal titolo Back to Origins: quando la mixology inizia dalla produzione (a cura di GrosMarket), di Gian Maria Ciardulli e Terry Monroe sull’impiego di Sale Maldon e delle spezie in miscelazione (a cura di Montosco) e di Steve Righetto sull’aperitivo 2.0 (a cura di Bonaventura Maschio).

A chiudere la sessione di masterclass, gli incontri con Walter Gosso che ha approfondito origini e caratteristiche di Alpestre e con Carlo Sutto sull’esperienza di gusto dell’aperitivo (a cura di Lanterna).

I finalisti della tappa di Firenze e i vincitori per ogni squadra

Alpestre
Luigi Cippone (vincitore di tappa)
Yoan Yonev
Sebastiano Puglisi

Ancienne Pharmacie
Francesco Di Palma (vincitore di tappa)
Antonio Gioia
Velija Arlind

Bonaventura Maschio
Elia Greco (vincitore di tappa)
Giorgio Pocorobba
Luigi Costa

Botran
Sebastiano Spinoni (vincitore di tappa)
Nicolò Nori
Niccolò Amadori

Campari Academy
Christian Mura (vincitore di tappa)
Vincenzo Marra
Gaia De Bartolomeo

Caffo
Matteo Cassan (vincitore di tappa)
Viola Calderini
Domenico Villari

Coca-Cola Hbc Italia Barceló
Niccolò Mattei (vincitore di tappa)
Matia Boschi
Danilo Vaccaro

Coca-Cola Hbc Italia Vodka Finlandia
Tiziano Zanoboni (vincitore di tappa)
Simone Tucci
Marta De Dominicis

Compagnia dei Caraibi
Eleonora Romolini (vincitore di tappa)
Alessio Ninci
Ari Deidda

Gamondi
Simone Goti (vincitore di tappa)
Roberto Cuccu
Pierluigi Scipioni

Marie Brizard
Diego Di Giannantonio (vincitore di tappa)
Pietro Garofano
Andrea Lopiccolo

Montosco
Simone Francia (vincitore di tappa)
Tommaso Andreini
Domenico Sorrentino

Orsini Soda
Alessia Mari (vincitore di tappa)
Vanessa Fortunato
Matteo De Michele

Santoni
Paola Dacò (vincitrice di tappa)
Romano Selmi
Marco Errico

The Organics by Red Bull
Andrea Matteo (vincitore di tappa)
Andrea Di Bella
Ferdinando Calì

Three Cents
Mattia Ficosecco (vincitore di tappa)
Biagio Coppola
Marco Marini

I prossimi appuntamenti di Baritalia

SALERNO: 12 maggio
ROMA: 16 settembre

PADOVA: 23 giugno
TORINO: 29 settembre
CATANIA: 3 novembre
VENEZIA: final show 24 novembre

Nuovo look per Trevalli e Hoplà Professional

Trevalli Cooperlat
Trevalli Cooperlat ha rinnovato l'immagine delle due linee dedicate ai professionisti, con un restyling del packaging che rafforza l'identità dei due marchi, senza trascurare la funzionalità

Cambio di look per le linee professionali a marchio Trevalli e Hoplà Professional di Trevalli Cooperlat. Un lavoro di restyling che non rappresenta solo un cambiamento estetico, ma una nuova tappa nel percorso evolutivo dei due brand, punto di riferimento nel settore alimentare italiano, pensata per rafforzare l’identità.

Il rinnovo dell’immagine delle due linee nate per rispondere alle esigenze di baristi, pasticceri, gelatieri e ristoratori ha preso forma da un approccio data-driven che ha coinvolto strumenti di analisi avanzata per comprendere le esigenze di chi quotidianamente lavora con la loro offerta di prodotti. Offerta che per il marchio Trevalli Professional comprende un’ampia gamma di prodotti, come latte (latte fresco alta qualità e latte linea bar), panna (fresca pastorizzata, Esl, da montare Uht, spray, da cucina gourmet) e referenze casearie come burro, stracchino, mascarpone e formaggio fresco spalmabile, e per il marchio Hoplà Professional una non meno ricca proposta di prodotti da montare a base vegetale e 100% vegetale.

Il ruolo dell'Ai

Più nel dettaglio, l’opera di restyling ha preso ispirazione dagli insight sulle percezioni e le necessità dei professionisti emersi da ricerche e analisi condotte dalla cooperativa marchigiana dell’agroalimentare in collaborazione con Tradelab, poi interpretati e tradotti nella nuova identità visiva attraverso l’uso di strumenti di intelligenza artificiale predittiva, grazie alla collaborazione di Arteficegroup. Il risultato è un packaging di impatto visivo e, al tempo stesso, che risponde alle esigenze pratiche dei professionisti del fuoricasa, in una perfetta sintesi tra estetica e funzionalità.

Esaltare i valori dei marchi

Un’operazione che dunque ha puntato a esaltare i valori che contraddistinguono Trevalli e Hoplà. Qualità senza compromessi per il primo, che continua a rappresentare l’eccellenza lattiero-casearia italiana, con un’estetica raffinata che sottolinea il prestigio del brand. Innovazione e sguardo al futuro per Hoplà Professional, che propone alternative vegetali versatili e performanti per chi cerca creatività in cucina o vuole interpretare nuovi trend. Due anime diverse e complementari alle quali l’operazione di restyling dà un’identità visiva armoniosa progettata per rafforzarne il legame con i professionisti e che rende immediatamente riconoscibili le caratteristiche distintive delle due gamme.

Prima tappa a Roma per l’edizione 2025 di Bar Master Hub by Campari Academy

Bar Master Hub Campari academy
Focus sull'aperitivo per la nuova stagione di incontri formativi gratuiti dedicati alla comunità bartender. In cattedra alcuni big della scena mixology e della bar industry. Primo appuntamento il 26 marzo alle Officine Farneto

Pronta a partire una nuova stagione di Bar Master Hub, il programma di appuntamenti gratuiti all'insegna dell'alta formazione dedicati alla comunità dei bartender targato Campari Academy. Tre le tappe che toccheranno tutta la Penisola e che offriranno ai partecipanti la possibilità di incontrare, imparare, farsi ispirare e confrontarsi con alcune delle più importanti figure della scena mixology e della bar industry italiana e internazionale. Si comincia il prossimo 26 marzo a Roma, per proseguire il 24 maggio a Napoli e chiudere a Bologna il 28 ottobre.

Ideato per favorire e stimolare la crescita dei professionisti del bancone, il format, alla sua seconda edizione, quest’anno avrà un focus particolare sull’aperitivo, momento di convivialità per eccellenza e di cruciale importanza per lo sviluppo di un cocktail bar di successo, che sarà il filo rosso dei tre appuntamenti. Il rito divenuto simbolo dell’ospitalità italiana sarà analizzato e approfondito nei suoi più diversi aspetti, dal contesto storico in cui è nato fino all’attuale diffusione globale, passando per ricette, ricerca, tecnica, contemporaneità e futuro. A salire in cattedra saranno in totale 15 super trainer da tutto il mondo.

Il format

Ogni appuntamento si svolgerà secondo un format ben rodato: quattro seminari da 45 minuti, un laboratorio tecnico-pratico e, per finire, un momento di networking per favorire il confronto diretto con i grandi protagonisti dell’industria del bar. A variare saranno invece i contenuti proposti nelle varie tappe, così da offrire un’esperienza ancora più ricca e diversificata a coloro che vorranno prendere parte a tutti o più appuntamenti (la partecipazione è gratuita, ma a numero limitato, per cui occorre prenotarsi compilando l’apposito form qui).

Il programma dell'appuntamento romano

Ad aprire il ciclo di incontri il Bar Master Hub Roma, che andrà in scena il 26 marzo alle Officine Farneto (via dei Monti della Farnesina 18). A inaugurare la giornata l’incontro con Edoardo Nono, fondatore di Rita e Rita’s Tiki Room di Milano, sull’Antropologia socio-culturale dell’aperitivo Milanese. A seguire il seminario dal titolo Don’t ignore the culture di Monica Berg, direttrice creativa di Campari Academy, fondatrice del Tayer+Elementary di Londra e in testa alla classifica, negli ultimi cinque anni consecutivi, delle personalità più influenti nel mondo bar di Bar100. Poi sarà la volta di Samuele Ambrosi, fondatore di Cloakroom, CloakLab e Boss Hogg Treviso, che parlerà de L’anarchia dello spritz, seguito da Dom Carella, food&beverage consultant, patron di Carico Milano e fondatore di Ultra, con il seminario sull’Aperitivo: Non una storia romantica.

A curare il laboratorio sarà il team di Jerry Thomas Educational di Roma, che avrà come focus il management del momento dell'aperitivo, per renderlo sostenibile economicamente, proponendo contenuti che trasmetteranno ispirazione e pratica, per permettere alla community di crescere e comprendere l’evoluzione dell’industria del bar contemporaneo.

Ultimi giorni per candidarsi agli Awards di Mixology Experience

Mixology Experience
Candidature aperte fino al 31 ottobre per il concorso che celebra le eccellenze nell'ambito degli amari, delle grappe e dei vermouth. La premiazione suk Main Stage della manifestazione, in programma dal 5 all’8 maggio a Fiera Milano Rho, all’interno di Tuttofood

Si avvicina l’appuntamento con Mixology Experience. L’evento di riferimento per il mondo del beverage e dei cocktail bar andrà in scena dal 5 all’8 maggio a Fiera Milano Rho, all’interno di Tuttofood 2025, la fiera internazionale dedicata al settore agroalimentare. Fiera della quale Mixology Experience sarà il cuore pulsante dell’area dedicata al settore beverage, occupando l’intero padiglione 14.

Con il ritorno della manifestazione, tornano anche gli Awards, i riconoscimenti dedicati a tre categorie di spirit, di tradizione prevalentemente italiana, Grappa, Vermouth e Amaro, per i quali le candidature sono aperte fino al prossimo 31 marzo. Un vero e proprio concorso per i produttori nazionali e internazionali, che avranno la possibilità di far giudicare i loro prodotti da una giuria di esperti del settore, che comprende bartender, sommelier, produttori, degustatori e giornalisti, che valuterà le proposte non solo per le qualità organolettiche, ma anche per l’idea, il concept e il packaging. I vincitori saranno incoronati sul Main Stage di Mixology Experience.

I premi e come candidarsi

Diversi i riconoscimenti che saranno assegnati per ogni tipologia di prodotto. Per gli Amaro Awards le categorie premiate saranno: Best amaro, Best amaro marittimo, Best amaro di montagna, Best idea/concept, Best packaging. Per i Grappa Experience Awards saranno: Best grappa giovane, Best grappa invecchiata, Best grappa riserva, Best innovation, Best idea/concept, Best packaging. Per i  Vermouth Awards: Best vermouth rosso, Best vermouth bianco, Best vermouth dry, Best idea/concept, Best packaging.

I produttori che vogliono partecipare al concorso possono candidare il loro prodotto compilando l’apposito form sul sito dedicato.

Gli approfondimenti con i big della bar industry

Importante strumento di promozione dei marchi, gli Awards sono però solo uno dei tanti appuntamenti del ricco programma della manifestazione. Ad attendere i professionisti nel padiglione 14 ci saranno oltre 300 marchi a presentare la loro offerta per la mixology e un non meno ricco palinsesto di seminari, workshop e incontri di approfondimento su diverse tematiche di attualità, con protagonisti personalità di primo piano della bar industry nazionale e internazionale.

Si parlerà infatti di bar del futuro, sia sotto l’aspetto delle tecnologie che stanno mutando il panorama dei locali sia dell’evoluzione del settore, di caffè e miscelazione, senza trascurare il trend, che va sempre più consolidandosi, del no e low alcohol. Ma non solo, perché altre tematiche oggetto di riflessione saranno il legame tra spirit e turismo, la socialità e l’inclusività nel mondo del lavoro e il rapporto tra il comparto beverage nel suo complesso e l’agroalimentare. Rapporto che la sinergia tra Mixology Experience e Tuttofood punta a valorizzare.

Firenze Capitale della Mixology con My Spirits by Partesa

Una spiritosa posa di Beppe Nencini e Martina Proietti al tavolo Coca-Cola Premium Spirits
Per un giorno Firenze è diventata la Capitale indiscussa della Mixology Italiana. Merito del recente evento My Spirits by Partesa, azienda protagonista nel settore della vendita, distribuzione, consulenza e formazione per il canale Horeca (gruppo Heineken Italia). Presentate le novità della linea di spirits private label Liq.ID by Partesa: il nuovo Upper Spritz Aperitiìvo Analcolico e il restyling delle etichette dei due Cabo Rojo Carrebean Rum, Grayson's London Dry Gin, Upper Spritz (aperitivo alcolico) e le quattro Vodka Rajissa

Oltre cento referenze in degustazione di 21 maggiori aziende italiane e internazionali produttrici di bevande, alcoliche e non, con 16 Cocktail Station per l'Area Mixology (oltre 50 proposte di cocktail), 8 tavoli per l'Area Agave & Gin, 6 tavoli per l'Area Whisky & Rum, 4 tavoli per l'Area Altro, un grande palco per i Live Show di bartender e barlady Special Guest, due masterclass a tema.
La location scelta per il recente evento My Spirits Partesa è stato il grande (2.550 mq) Teatro Cartiere Carrara di Firenze (ex area Teatro Tenda) affacciato su Lungarno Aldo Moro, nella zona est del capoluogo toscano, con entrata auto da via Fabrizio De André.

Al centro della platea sono state installate le work station dedicate alla Mixology delle aziende:
Panegos & Co Distillerie
TekBar
Brown-Forman Italia
Molinari
Pernod-Ricard Italia
F.lli Branca Distillerie
Pallini
Red Bull Italia
Diageo Italia
General Fruit
Bacardi-Martini
Illva Saronno
Campari
Gioia Luisa
Caffo
Coca-Cola Hbc Italia div. Premium Spirits

A far da corolla alla centrale Area Mixology, una serie di tavoli per la degustazione dei singoli prodotti delle aziende partecipanti all'Area Mixology, più Velier e Compagnia dei Caraibi suddivisi in:

Area Whisky & Rum

Area Agave & Gin

Area Altro per grappe, bevande no alcohol e Liq.ID, la gamma private label di Partesa, che ha presentato il nuovo look delle referenze Grayson’s Gin, i Carribbean Rum Cabo Rojo (white e dark), l’aperitivo Upper Spritz e quattro varianti di Vodka Rajssa (alla fragola, alla menta, alla pesca e pure grain). A queste si aggiungono gli spirits della Premium Collection Liq.ID (Amarottanta, GAL 41, Bitter e Vermouth di Torino), e la novità, presentata in anteprima proprio a My Spirits: Upper Spritz Analcolico, la nuova variante no alcol dell'Aperitivo.

Da notare inoltre il corner Mixum dei cocktail ready-to-serve alla spina come Gin Tonic Gal, Gin Paloma e l'Aperitivo Analcolico Upper Spritz in fusti 20 lt (x 133 drink) in PolyKeg riciclabile.

In apertura dell'evento sono state organizzate due masterclass:
Aperitivo & Trend tenuta da Giovanni Vecchio, Head Trainer di Campari Academy
Altos Tequila e Del Maguey Mezcal tenuta dal brand ambassador Gabriele Riva.

Sul grande palco del Teatro sono andate in scena  le esibizioni delle Special Guest:
Cinzia Ferro
barlady campionessa e titolare del locale Estremadura Café di Suna-Verbania;
Julian Biondi pluripremiato bartender fiorentino, imprenditore, consulente di diversi locali e collaboratore di Bargiornale;
Giuliana Giancano
barlady e contitolare Del Pout Pourry Vintage Café di Torino;
Bruno Vanzan
Campione del Mondo Bacardi 2008, vicecampione del mondo flair WFA 2015, Bartender of The Year 2016, fondatore della BVA-Bruno Vanzan Academy, creatore di prodotti come i liquori Black Sinner al Caffè e Iovem a base di mosto d'uva e miele.

La presentazione dell'evento è stata affidata alla brillante Carlotta Savorelli, sotto l'attenta regia della event manager Katia Pelucchi e del portfolio manager spirits Riccardo Cicolani di Partesa. Colonna sonora assicurata dalla brava dj Ada Rey di Radio Studio Delta di Cesena.

«Siamo felici di aver riscosso ancora una volta un gran successo di partecipazione da parte oltre 600 operatori italiani del settore – afferma Giovanni Marco Esposito, direttore commerciale Partesa. E' stata un’occasione per confrontarci sull’orientamento del mercato, per approfondire la conoscenza dei prodotti che fanno e faranno tendenza e per dialogare con alcuni dei grandi protagonisti della mixology italiana. Inoltre, abbiamo presentato in anteprima le novità della nostra linea Liq.ID che si arricchisce quest’anno di una referenza no alcol come Upper Spritz Analcolico per rispondere a una domanda in costante crescita in questo segmento. Il mercato degli spirit sta vivendo un momento particolare: dopo l’exploit post-Covid, sostenuto dai trend della mixology, trasversale ai diversi punti di consumo, e della premiumness, stiamo assistendo ad una fase di assestamento, in cui continuano a dominare la cultura del “bere bene”, che spinge la domanda verso prodotti premium a scapito di quelli mainstream, e quella del “bere responsabile”, che vede pian piano emergere anche in questa categoria le richieste per le varianti low o no alcol».

Chi è Partesa

Partesa è una società specializzata nei servizi di vendita, distribuzione, consulenza e formazione per il canale Horeca. Attiva da 36 anni, oggi opera in 15 regioni con 36 depositi, impiega circa 1.000 persone e conta oltre 34.300 clienti Horeca, a cui offre un ampio portfolio di prodotti di qualità  con oltre 7.400 referenze nell’ambito di birra, vino, spirit,  bevande analcoliche e food. Inoltre offre efficienza logistica, servizi personalizzati, formazione, consulenza mirata e innovativi strumenti digitali per supportare i professionisti del fuoricasa a rafforzare e sviluppare il proprio business. Partesa è parte del Gruppo Heineken Italia.

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