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Dal sapore dell’uva si giudica il vino

Tecniche –

Sui colli dell’Umbria, una storica cantina rispolvera l’assaggio dell’acino per predire la qualità del vino

Buccia scura, polpa croccante, annata ottima. Per valutare il grado di maturazione delle uve l'azienda umbra Cantina Novelli torna al vecchio metodo contadino: l'osservazione e la masticazione dell'acino.

In inglese si chiama grape tasting, ma nel mondo scientifico è conosciuto come "tecnica di analisi Delteil", dal nome del ricercatore di Montpellier, Dominique Delteil, che l'ha riportata in auge.

Il degustatore
C'è da scommetterci che se prenderà piede avremo a che fare con una nuova figura professionale, il grape taster, una sorta di sommelier che si aggira tra le vigne. Con quale obiettivo? Valutare sapori e odori e avere indicazioni utili per la vendemmia e la vinificazione.

Tecnicamente, il metodo di lavoro prevede un esame visivo, olfattivo e gustativo dei tre elementi fondamentali dell'acino: la buccia, la polpa e i vinaccioli.
Dapprima si valuta il colore, in una scala da 1 a 4; poi si esaminano l'odore e con una leggera pressione delle dita la consistenza dell'acino. Si finisce con l'esame gustativo di polpa, bucce e vinaccioli, separatamente, per soppesare attraverso sapori e consistenze le sensazioni di acidità, dolcezza e astringenza.

Una dimostrazione pratica di analisi sensoriale, completa di assaggio del grappolo, si è tenuta a fine settembre nella Cantina Novelli, produttrice di Sagrantino di Montefalco docg e Trebbiano Spoletino, un vitigno "minore" che l'azienda di Stefano Novelli sta recuperando attraverso un progetto che coinvolge il professor Attilio Scienza dell'Università di Milano.
Potenzialmente applicabile in ogni vigneto e per singole parcelle, il grape tasting cerca di "ascoltare" cosa offre la vite per ottenere il massimo della qualità.

La pratica
Qualche esempio? All'esame della polpa bisogna schiacciare l'acino con la lingua per separare la buccia dai vinaccioli. Se il distacco è avvenuto con facilità siamo prossimi alla vendemmia. Altre informazioni arrivano dal dolce e dall'acido, dalla complessità e dall'intensità degli aromi che percepiamo in bocca.

All'esame delle bucce, invece, dobbiamo masticare e valutare la loro fragilità, la sensazione di ruvido sul palato, ma anche l'acidità e l'astringenza facendo pressioni con la lingua in diversi punti. Per concludere, si masticano i vinaccioli per avere informazioni sulla loro durezza e sugli gli aromi. Un leggero strofinamento dei vinaccioli sul palato ci dirà se il tannino è più o meno intenso.

Tirando le somme, si può affermare che il grape tasting è un test impegnativo, per lo meno agli esordi, ma generoso di informazioni utili per analizzare la qualità delle uve e fare previsioni su aromi e vigore finale del vino. Di bello ha che si può praticare senza grandi impegni finanziari.

B-List, il software che svela i segreti dei congierge

Hotel –

I segreti dei portieri d’albergo arrivano sul BlackBerry.

Il viaggiatore innamorato del lago di Como cerca un motoscafo con autista per un giro panoramico? L'uomo d'affari a Milano con due ore libere le vorrebbe trascorrere in un hammam in perfetto stile marocchino? O il turista a Ischia si innamora talmente dell'isola che vorrebbe affittare una villa? Sono richieste, a volte stravaganti, che i portieri d'hotel a volte si sentono fare, accanto a quelle più “normali” di un buon ristorante, o di un locale dove passare la serata o fare un acquisto speciale.

I segreti dei congierce sul BlackBerry
Grazie alla tecnologia B List, i concierge aderenti all'Unione italiana portieri d'albergo-le Chiavi d'Oro mettono oggi a disposizione gli indirizzi più segreti e speciali al mondo degli utilizzatori del BlackBerry (blackberry. com), il primo smart-phone per la gestione delle e-mail e per la navigazione in internet. La B List è infatti un software applicativo interattivo, scaricabile dalla rete, che comprende le informazioni riguardanti hotel, ristoranti, bar, negozi, saloni di bellezza, spa, club e una serie di indirizzi speciali che normalmente i portieri d'albergo custodiscono nelle proprie agende e riservano ai clienti più importanti. Oltre a ciò la B-list riporta anche consigli interessanti, indiscrezioni, informazioni riservate segnalate, tra gli altri, da personaggi famosi di Germania, Francia, Inghilterra e Spagna. Del resto il portiere d'albergo è l'interlocutore privilegiato per chi si trova lontano da casa e non vuole rinunciare a frequentare i posti “giusti”.

La ricerca Small Luxury
Secondo una ricerca effettuata da Small Luxury Hotel in the World (www.slh. com), infatti, emerge il desiderio di conoscere luoghi e situazioni meno accessibili, se non agli abitanti o ai più intimi conoscitori del luogo. Un desiderio, cioè di entrare in contatto con le situazioni più autentiche della località in cui si soggiorna. Primo marchio di hotel di lusso per il 2007 nell'indagine Luxury brand status index, Small Luxury Hotels of the World (400 hotel affiliati in 65 paesi) ha interrogato 3 mila e 500 aderenti a The club, il programma di fidelizzazione e di offerte esclusive. Scopo della ricerca era quello di comprendere le ragioni delle scelte effettuati da viaggiatori particolarmente esigenti come quelli che si rivolgono ai brand del lusso. 

Un viaggiatore attento alla cultura
La prima evidenza (almeno per il 64% degli intervistati) è che il viaggiatore si comporta in modo differente nella scelta dell'hotel a seconda che viaggi per affari o per piacere. Più pratico e con un occhio al prezzo se si viaggia per business, più lussuoso e dispendioso, magari anche romantico, nel caso dei soggiorni leisure. «Il viaggiatore di lusso», commenta Paul Kerr, joint managing director di Slh, «non vuole solo stare fermo a guardare, ma avverte il desiderio di essere incuriosito, intrattenuto e messo al centro della scena». Tra le esperienze ricercate in ogni viaggio, sono rilevanti le attività culturali, quelle avventurose e all'aria aperta, le esperienze culinarie e la spa, tutte con il medesimo valore. Su una cosa concordano gli intervistati: la vita è troppo breve per passarla in hotel scadenti.

La grappa scala la classifica dei consumi

Indagine –

Dal 1990 i bevitori del distillato in Italia sono cresciuti del 50%. Lo indica uno studio di Astra Ricerche

Negli ultimi 15 anni il numero dei consumatori italiani di grappa è aumentato del 54% e ha raggiunto gli 8 milioni. Ad avvicinarsi per la prima volta a questo distillato sono stati soprattutto i giovani e le donne, attratti da profili sensoriali più morbidi, rotondi e aromatici, ma anche da un'immagine di prodotto profondamente rinnovata.
La grappa, infatti, ha saputo mantenere tutto il fascino della tradizione, ma allo stesso tempo è riuscita a soddisfare anche una serie di bisogni sempre più importanti agli occhi dei consumatori moderni: la dolcezza del vivere, piuttosto che il gusto del centellinare, e il calore della convivialià.
Tutto questo è stato frutto di un lungo processo di valorizzazione, che affonda le radici nella nostra cultura contadina, e che oggi contribuisce a dare a questo distillato un'identità ben determinata e riconoscibile, lontana dai troppo “freddi” whisky, vodka e gin, e dai troppo “vivaci” rum e tequila.

I dati sulle nuove abitudini
Questi temi sono stati affrontati da una recente ricerca commissionata da Distillerie Bonollo a Nomisma e Astra Ricerche, presentata in occasione del Grappa Day di Greve in Chianti (Fi), evento organizzato a cadenza biennale che si è celebrato lo scorso 15 settembre.
L'indagine ha confermato la crescita d'immagine ottenuta nel nostro Paese da questo prodotto. Il 61% degli italiani d'età compresa tra i 14 e i 79 anni, innanzitutto, condivide l'opinione che oggi la grappa “ha un grande successo”, e così facendo avvalora l'ipotesi che questo distillato è ormai diventato “di moda”, non più confuso con un'immagine di stereotipata virilità.

I consumatori negli ultimi 25 anni

1980 4.600.000
1990 5.200.000
2000 7.400.000
2006 8.000.000

Ci troviamo ormai di fronte a un prodotto considerato non solo prestigioso e sofisticato, ma anche sicuro e qualificato, che nell'immaginario dei consumatori non ha nulla a che vedere con la “sindrome del sabato sera” e con le relative situazioni di esagerazione e di iper-euforia.
I consumatori di grappa che hanno fatto registrare i maggiori tassi di crescita numerica, infatti, sono proprio quelli con una frequenza di assunzione limitata, pari a qualche volta al mese (+ 85%).
I “forti consumatori”, che all'inizio degli anni Novanta rappresentavano un settimo del totale, oggi superano invece a malapena la soglia del 10%.

I risvolti per la ristorazione
Il miglioramento dell'immagine della grappa presenta interessanti opportunità di sviluppo anche per la ristorazione. A essere d'accordo con il fatto che la grappa “viene bevuta sempre più spesso nei buoni ristoranti, e nei locali raffinati” è oggi ben il 64% degli intervistati, con un incremento del 56% rispetto a un'analoga ricerca condotta nel 1990.
Le suggestioni e le atmosfere legate al mondo della grappa, insomma, tendono ad essere correlate positivamente con la “qualità percepita” dei bar e dei ristoranti.
Nei prossimi anni, tuttavia, questi esercizi dovranno imparare a modulare con precisione la propria offerta in funzione delle nuove abitudini d'acquisto dei consumatori, i quali tendono oramai a dimostrarsi affezionati e fedeli a una determinata tipologia di prodotto, escludendo esplicitamente tutti gli altri.

Approcci personalizzati
Comincia insomma a farsi strada un inedito approccio alla scelta della grappa, individuale e personalizzato, e il mondo della ristorazione risponde inserendo in carta una gamma più ampia, che spazia dalle monovitigno a quelle invecchiate o aromatizzate.
Il 58% dei consumatori intervistati in occasione dell'indagine ha dichiarato di preferire e bere “solo alcuni tipi di grappa, e non altri”, con un raddoppio rispetto al 29% dell'inizio degli anni 90. Trend segnato soprattutto dalle donne, i cui consumi sono in forte crescita e orientati verso le grappe morbide e “speciali”, soprattutto quelle da monovitigno.
I consumi, che una volta erano concentrati soprattutto in Veneto e in Piemonte, si stanno diffondendo sempre più anche nel Centro Sud, grazie alla modernizzazione della rete di distribuzione nelle regioni meridionali, che ha visto negli ultimi anni un vero e proprio boom di nuovi supermercati e centri commerciali e, contestualmente, l'affermarsi di un moderno concetto di punto vendita specializzato, dove è sempre più facile trovare prodotti rari, selezionati e quindi anche di elevata qualità.

«La grande forza della grappa - sottolinea Enrico Finzi, sociologo e presidente di Astra Ricerche - è stata la sua capacità di qualificarsi come un prodotto alla moda, e trendy, anche di fronte a un pubblico di classe media e medio-bassa, che negli ultimi anni ha ampliato i suoi orizzonti, viaggiando molto più di quanto non accadesse in passato e conoscendo nuovi distillati». Nell'immaginario collettivo, quindi, la grappa si colloca ai vertici qualitativi dei superalcolici in commercio.
Pochissimi invece i punti deboli. L'indagine di Astra Ricerche li individua nei prezzi troppo elevati, soprattutto per quanto riguarda le grappe monovitigno, nella bassa mixability (percepita e non reale), e in una strutturale difficoltà nell'affermarsi all'estero.
*foto: Archivio Bonollo

L’albergo di lusso si trasporta sul tir

On the road –

Si chiama Hotel Movil e mette a disposizione, con mezz’ora di lavoro, 11 stanze dotate di tutti i comfort

Si monta facilmente in soli 30 minuti, grazie ai meccanismi idraulici. Stiamo parlando di Hotel Movil (www.hotelmovil.com. ), un veicolo dotato delle più moderne tecnologie, che si trasforma in un vero hotel 5 stelle. Unità del tutto indipendente, arriva quasi ovunque, anche dove mancano corrente elettrica, acqua, servizi fognari.

L'albergo mobile è un'idea del gruppo imprenditoriale Fersa, con sede ad Andujar, in Andalusia, fondato nel 1988. La società si occupa di organizzazione d'eventi, assemblaggio di tensostrutture e fornisce sistemi mobili d'aria condizionata e sanitari per eventi all'aria aperta.

Una volta assemblato, l'hotel occupa una superficie di soli 135 metri quadrati sfruttando l'altezza dei due livelli. Qui sono distribuite le 11 stanze, di cui 8 al primo piano con bagni annessi e due letti a castello per ognuna. Al secondo piano si trovano 3 suite lusso con bagni, ognuna per 5 persone e con terrazza privata. C'è anche un piccolo solarium.
Ogni stanza, isolata dal punto di vista termico e acustico, è adattabile alle necessità del cliente e può essere trasformata in ufficio, meeting point, sala convegni.

Le finiture sono di alta qualità, come il design d'avanguardia: pavimenti galleggianti, muri in pannelli di legno, aria condizionata e riscaldamento. Ogni camera ha il televisore a schermo piatto, Dvd e connessione Internet. Oltre che come albergo mobile, Hotel Movil può essere destinato ad altrre attività di attività come ospedale da campo, studio televisivo, officina mobile, ufficio. Il prezzo previsto dell'unità è di circa 400 mila euro.

Cube Hotel, ecco il nuovo look dello stile alpino

In montagna –

La catena d’alberghi pensata per un pubblico giovanile, tra sport, relax e divertimento

In alta montagna tutto è verticalmente gotico, dalle cime delle vette agli abeti. Ovvio, dunque, che per realizzare un intervento architettonico che si stagliasse con forza da questa cornice, imponendo una sua spiccata identità, sia stata scelta la forma antitetica: quella del cubo. È infatti un “dado” di vetro e acciaio il Cube Hotel (www.cube-hotels.com), un innovativo concept alberghiero che sta portando una ventata di novità nell'hotellerie e nel paesaggio alpino.

Dall'Austria alla Svizzera, sono ormai quattro gli alberghi (l'ultimo, aperto il 6 luglio è il Cube Biberwier-Lermoos) che appartengono a questa catena, dall'architettura decisamente non convenzionale e rivolti a un target di giovani. Un pubblico a cui la montagna ha saputo proporre un'offerta di sport (sia estivi che invernali) innovativa e “up to date”. Alla nuova immagine della vacanza alpina non ha però corrisposto un analogo rinnovamento delle strutture ricettive, ancora troppo legate al pubblico familiare.

Il Cube Hotel è altro. Innanzitutto nella forma, nella scelta dei materiali e nell'estetica snowboarding: la facciata è trasparente, gli interni tutti open space, gli spazi modulabili. I vetri colorati, grazie alla luce naturale e artificiale, donano trasparenza e atmosfere diverse nelle varie ore del giorno, mentre l'esterno può diventare una grande parete video. Innovativa anche la formula, un mix tra spazi privati da ostello con design trendy e intrattenimento a 5 stelle.

Le camere sono essenziali, e a ciascuna è abbinato uno showroom, dove asciugare i vestiti e conservare l'attrezzatura sportiva, che può esservi portata facilmente grazie alle rampe studiate ad hoc. Invece gli spazi comuni, anche ai piani, sono ampi, interpretati in chiave easy e dotati di ogni tecnologia, come schermi al plasma e videowall.

Insomma, il Cube è pensato per ospiti che vogliono socializzare e divertirsi tra gaming zone, chill out lounges, sports bar con terrazza al sole o con divani comodi e colorati davanti al camino. Il tutto senza rigidità negli orari: il bar è sempre aperto, il ristorante è a self-service ed è molto flessibile. E quando arriva il momento di fermarsi, tutti nella zona relax con sauna, bagno a vapore e massaggio. Oppure nell'area fitness, per rifare il pieno di energia.

Internet e turismo, binomio sempre più saldo

Abitudini –

Tre ricerche confermano che il Web è un mezzo ormai diffuso per l’acquisto di viaggi. Positive le prospettive in Italia

Il valore delle vendite turistiche online in Europa raggiungerà i 49 miliardi di dollari nel 2007 (circa 35 miliardi di euro), ma incomincerà a calare nel 2008, fino al 2011.

È una previsione della società di ricerche di mercato statunitense eMarketer (www.emarketer.com), secondo cui nell'Europa occidentale la parte del leone spetta, in particolare, al Regno Unito, con una quota del 45 per cento sui 36,1 miliardi di dollari (oltre 26 miliardi d'euro) delle transazioni online del 2006. Percentuale destinata a diminuire al 41 per cento nei prossimi quattro anni, mentre Germania, Spagna e Italia stanno crescendo a ritmi più sostenuti.

Lo conferma una ricerca effettuata nel periodo marzo 2006- marzo 2007 da Nielsen /NetRatings (www.nielsennetratings.com). «Il travel online in Italia è cresciuto del 14% nell'ultimo anno, del 60 negli ultimi due», afferma la marketing manager Ombretta Capodaglio.

Trainano la crescita soprattutto i siti di mappe e d'informazioni di viaggio (+34% nel 2007); quelli di prenotazione alberghiera (+39%) e le agenzie di viaggi online (+13%). Bene anche i siti delle compagnie aeree. Aumentano i navigatori che si trasformano in acquirenti sui siti di viaggi. «Nell'ultimo trimestre del 2006 - secondo Capodaglio - sono stati 1,3 milioni, il 9% dei visitatori totali della categoria. I tassi di conversione più alti si hanno per l'acquisto di biglietti aerei e ferroviari e per le prenotazioni alberghiere».

Italia, mercato promettente
La società di ricerche di mercato PhocusWright (www.phocuswright.com), afferma che nel 2007 la crescita dei viaggi online nel nostro paese si rivelerà addirittura del 31 per cento in più rispetto alla media europea del 27%. Il Sud Europa viaggia dunque a gonfie vele.

Fra gli operatori radicati spicca eDreams (www. edreams.it) con una crescita annuale del 100 per cento e che, sempre secondo PhocusWright, con solo il 10% circa di vendite di viaggi acquistati on line in Italia - rapportato a livelli vicini al 50% sul mercato statunitense - ha ancora enormi margini di espansione.

«Il turismo on line ha assunto un'importanza notevole sulla distribuzione turistica alberghiera italiana, con percentuali che superano il 20% delle prenotazioni annuali», spiega Vincenzo Presti, amministratore delegato della My Hotels (www.myhotels.it). «Nei nostri alberghi di Pisa, La Spezia e Nizza rileviamo una crescita esponenziale del 30- 35%. In provincia di Parma e Modena è intorno al 20%, a Radda in Chianti del 15%. Nelle città d'arte, è on-line il 35% del totale delle prenotazioni alberghiere annuali».

Cosa succederà nei prossimi 5-10 anni? «Non si parlerà più di turismo online, ma di turismo», prevede Marco Baldan, direttore generale della Nozio (www.nozio. com), società di Mestre che ha fatto della disintermediazione attraverso internet la propria bandiera. «La quasi la totalità del prodotto turistico sarà venduta e distribuita grazie a quest'unico media. Per turismo intenderemo dunque quello che si è sviluppato grazie ad internet, mentre parleremo di turismo "off-line" per quella nicchia di prodotto turistico venduto e distribuito nelle forme tradizionali».

Hotel in vendita, un business da 700 milioni

Mercato immobiliare –

Gli investimenti nascondono problemi di vecchia data: la metà degli alberghi richiede manutenzione urgente

Per gli investimenti immobiliari nel settore dell'ospitalità il 2007 potrebbe essere un altro anno caldo, dopo il picco dei 700 milioni di euro del 2006. Tra le strutture di pregio in vendita il JW Marriott Tiberio Palace di Capri, lo Starwood Venezia Lido & Asolo Properties e lo Sheraton Roma. Molte sono anche le operazioni in corso, come la prossima apertura del Four Season a Firenze (117 camere) a Palazzo della Gherardesca.

Anche per i prossimi anni le previsioni di sviluppo degli investimenti immobiliari nelle strutture ricettive sono imponenti: oltre 2 miliardi di euro per nuove iniziative e ristrutturazioni, con il coinvolgimento dei maggiori operatori del settore, da Pirelli Re ad Acqua Marcia, da Fondiaria Sai a Merrill Lynch. «Oggi il mercato è molto caldo - spiega Fabrizio Trimarchi, manager di Jones Lang LaSalle Hotels (www.joneslanglasallehotels.com) - e si sta chiaramente indirizzando verso tre strade. Quella dei grandi alberghi di pregio, dove sono coinvolti fondi di private equity internazionali, per i quali si paga un premium price del 20-30% superiore al prezzo fair. Gli alberghi medio-piccoli interessanti per localizzazione o per tipologia, come le dimore storiche o le ville d'epoca. Infine, i numerosi progetti di sviluppo di resort, soprattutto nelle regioni meridionali».

Proprietà e gestione: i problemi del settore alberghiero italiano
Il matrimonio tra real estate e turismo assume in Italia connotazioni particolari. «Molte catene alberghiere - afferma Elena David, direttore generale di Una Hotels & Resorts - fanno riferimento a proprietà che provengono dal settore delle costruzioni e che hanno interessi forti nell'immobiliare. Sono imprenditori che vedono il business più nel mattone che nella gestione. Ne consegue che in molti casi l'insegna con cui viene gestito l'hotel è del proprietario».

Da qui nascono, poi, i mali del settore: il 70% dell'offerta è di categoria medio-bassa, la dimensione delle strutture è in media di 30 camere, mancano compagnie alberghiere di livello internazionale, e tutte le catene italiane non raggiungono, per numero di camere, la più piccola catena americana. «La tendenza ad acquisire la proprietà degli immobili e il conseguente bisogno di liquidità - spiega David - ha di fatto condizionato lo sviluppo dimensionale del settore ricettivo italiano, rallentando la formazione di grandi catene a vantaggio della proprietà frammentata».

Si è quindi generato un circolo vizioso, per la facilità d'accesso al credito, l'aumento dei valori immobiliari e la convenienza d'acquisto rispetto all'affitto, grazie alla diminuzione dei tassi d'interesse. Questo non ha favorito il miglioramento dell'offerta: si stima infatti che il 50% del parco ricettivo attuale richieda profonde opere di ristrutturazione, e il 90% interventi più leggeri.
Le piccole catene domestiche, secondo David, per crescere necessitano di sostegni almeno in tre aree: il coordinamento commerciale del sistema Paese, la fiscalità (sgravi e agevolazioni) e un'evoluzione del sistema bancario verso strumenti più moderni e flessibili di finanziamento.

Sommelier professionisti, un superclub per migliorare

Iniziative –

Nasce Aspi, una nuova associazione dedicata solo a chi lavora in ristoranti, hotel e nel catering

Alla fine il momento è arrivato. Dopo anni di discussioni e di polemiche sul ruolo delle associazioni dei sommelier in Italia, è il turno di una nuova realtà. Si chiama Aspi, Associazione della sommellerie professionale italiana (www.aspi.sm), e si va ad aggiungere ad Ais (Associazione italiana sommelier) e Fisar (Federazione italiana sommelier). In realtà il suo ideatore, Giuseppe Vaccarini (nella foto), campione del mondo nel 1978, non vuole sentir parlare di un organismo che va a sommarsi ad altri. «L'Aspi - sottolinea - è qualcosa di assolutamente nuovo, riservato esclusivamente a chi fa il sommelier per professione, e quindi lavora nei ristoranti o negli hotel. Non è pensata per gli amatori o per i semplici appassionati, ma per chi questo mestiere lo fa ogni giorno e si trova quotidianamente di fronte all'esigenza di aggiornarsi, migliorarsi e confrontarsi con i propri colleghi». L'Aspi entrerà pienamente in funzione a partire dal 2008, ma sono già iniziate le iscrizioni.

I programmi della nuova associazione
Sono già previste alcune iniziative, come per esempio corsi di aggiornamento professionale organizzati in collaborazione con Alma, la Scuola internazionale di cucina italiana con sede a Colorno, vicino a Parma. E si farà carico, sempre nel 2008, del concorso che sceglierà il candidato italiano ai prossimi campionati mondiali di sommellerie. Per cominciare ha commissionato all'Osservatorio San Pellegrino e Acqua Panna un'indagine sulle nuove tendenze della professione. «Ormai il sommelier - dice Vaccarini - non è solo l'esperto di vini. Si occupa anche di tutte la bevande che accompagnano il pasto, poiché anche la tavola italiana oggi è imbandita da suggestioni globali che si fondono in modo trasversale con la cucina mediterranea». Il nuovo sommelier dovrà conoscere e interpretare anche i liquori, le acque, le birre, i tè e i caffè. E perfino i sakè e gli infusi, che stanno conquistando spazi di mercato sempre più ampi anche sulla tavola.

La polivalenza dei nuovi sommelier
«Bisogna sapere come abbinare questi prodotti - suggerisce Enrico Bernardo, anche lui sommelier professionista e socio dell'Aspi - ma non è tutto. Personalmente sono un sommelier che non lavora in ristorante, ma sono un selezionatore e distributore di vini per il circuito horeca. Questo vuol dire che non mi limito a degustare, ma cerco le cantine, sono manager di me stesso e all'occorrenza carico il furgone e vado a fare le consegne». Sì, perché fare il sommelier professionista non è solo vestirsi della livrea e lavorare in sala. Comprende anche moltissimi altri aspetti, meno noti ma fondamentali, necessari per far girare bene la cantina e il locale. E sono proprio questi aspetti che l'Aspi intende curare nel dettaglio, lasciando ad altri il compito di organizzare i corsi per gli amatori.

Le atmosfere di Bali a Milano Bovisa

Hotel tendenze –

La catena Ghm sceglie il quartiere a nord della città per la sua prima struttura europea

L'ultimo boom alberghiero a Milano fu con Italia '90. Una corsa a costruire senza intuire le profonde trasformazioni che avrebbero investito il turismo, e cambiato il turista, negli anni a venire. Oggi un vento globale spira sul capoluogo lombardo. L'ospite ha desideri e necessità sfaccettati: business più “leasure”, più benessere, più tecnologia, più spazio, più servizi, più cucina.

Gli hotel 4 e 5 stelle nati di recente sono ispirati ad un modello più internazionale e di flessibilità alto, come il Bulgari, il Park Hyatt, gli spagnoli NHow e Ac Grand Class. Dall'anno prossimo sono attese al debutto altre grandi firme: W (gestione Starwood), Meridien Gallia in Brera, un Ata in Garibaldi e gli hotel di Armani in via Manzoni, Moschino in via Montegrappa (Ras e Mobygest) e Missoni.

Ma se vogliamo guardare ai concetti innovativi, l'esempio è il The Chedi Milan, recentemente inaugurato. Si tratta di un urban resort da 250 camere, collocato a nord, in zona Bovisa, sull'asse Torino, Malpensa e la nuova Fiera di Rho. La facciata è un po' understatement, colore polvere di cacao che confonde la struttura con il complesso residenziale in cui è inserita, che a sua volta riflette il paesaggio industriale della zona, riabilitata come nuovo polo culturale della città.
Sotto le colonne dell'ex fabbrica, dietro l'insegna appena accennata, l'albergo mostra il suo dna: uno staff multietnico dà il benvenuto, c'è chi apre la portiera del taxi, chi prende in consegna il bagaglio e il pr guest che introduce l'ospite al microcosmo asian style, il cui nome in tailandese significa “monumento spirituale”.

La geografia dell'hotel
The Chedi si spalma in una serie di corpi, e di piani, dove i servizi via via salgono di comfort e di livello. C'è la zona meeting con ingresso e reception separati, con un anfiteatro da 250 posti, 8 boardrooms (43 mq) hi-tech (lavagna interattiva, Lcd, Wifi); ci sono i piani delle camere (250) e delle suite (38, di 50 mq), ciascuna con letti king size, e una spettacolare penthouse (150 mq) con terrazzo (80 mq) al decimo piano.

Al quinto e sesto piano si trova il The Chedi Club, un hotel dentro l'hotel, dove scattano i servizi a cinque stelle: reception dedicata per check-in veloce, salone con biblioteca, internet, bar, tè corner (selezione Arte del Ricevere, Milano), sala da pranzo privata per 20 persone e sala riunioni sempre allestita. Tra i servizi complementari, maggiordomo personale e daily laundry.

Ma non è finita, un altro pezzo del resort è in via Varesina, il Virtus Club, dedicato al long staying: 40 mini appartamenti con i servizi del The Chedi, compresa la cucina, le cui delikatessen italo-indo-thailandesi vengono recapitate o confezionate per il take away (“deli” aperta anche al pubblico).

The Chedi Milan è il primo Ghm-Aman Resort in Europa, un'operazione favorita dall'imprenditore Emanuele Cisa de Gresy che, affascinato da questo tipo di ospitalità, ha coinvolto la company di Singapore per la gestione e il disegno degli spazi. Così il capoluogo lombardo risulta di fatto l'entry point in Occidente della catena asiatica di lusso fondata da Adrian Zecha e Hans Jenni, architetti del benessere, che in 15 anni hanno messo insieme una collezione spettacolare, dal The Setai a Miami al Nam Hai in Vietnam. Tutti luoghi magici e lussuosi, frutto di un sapiente dosaggio delle culture indiana, cinese e indonesiana.

Il benessere prima di tutto
Dice il mago degli interior, l'indonesiano Jaya Ibrahim Pratomo, designer ufficiale della Ghm: «Sentirsi in armonia con se stessi è fondamentale quando si è in viaggio. E lo è anche il benessere interiore che i luoghi possono favorire. Per questo prediligo spazi tranquilli, scelgo colori tenui, e il bianco che genera calma interiore. E punto su luci avvolgenti, perché arrotondano le forme e amalgamano le tecnologie occidentali».

Anche per il The Chedi milanese l'ospitalità si fonda sul benessere. La Spa (370 mq) è firmata Henri Chenot, con sauna, bagno turco, jacuzzi e una piscina tutta vetrate, riscaldata, affacciata sulla courtyard. La fitness room ha le ultime macchine Tecnogym. Mentre la cucina, perché anche questo è benessere, è nelle mani di Paolo Sari, executive di tre stazioni gastronomiche, quella mediterranea, l'indiana e la thai (con cuochi del circuito The Chedi).

Lo chef trevigiano, esperienze al Dorchester di Londra, in Corea (Millenium Seul Hilton), a New York (Bice) e a Milano (Palazzo Mezzanotte) ha un credo che va ascoltato: «Il breakfast è il momento più importante per contattare l'ospite, per questo ogni cosa deve essere fresca come a casa, spremute vere, uova spadellate al momento, confetture, pani, croissant, realizzati qui».

Anche il packaging pensa all’ecologia

Tecnologie innovative –

Dai laboratori di ricerca, ecco la bottiglia che “decontamina” e quella fatta con il mais

Packaging e natura. Un binomio che è oggi fonte d'ispirazione per contenitori “puliti” o che fanno riferimento a fonti ecocompatibili o rinnovabili.
Come la “Solar Bottle”: disegnata dall'italiano Alberto Meda (www.albertomeda.com) e dall'argentino Francisco Gomez, è un contenitore in Pet trasparente per depurare acqua contaminata seguendo un sistema chiamato Sodis (Solar water disinfection) che sfrutta le radiazioni del sole per distruggere gli agenti patogeni che rendono l'acqua non potabile.

Il contenitore ha una doppia faccia: una trasparente che raccoglie i raggi Uva e un'altra faccia alluminizata che aumenta la temperatura migliorando il processo di depurazione. La forma piatta favorisce il trasporto e l'immagazzinaggio e la maniglia integra la regolazione angolare necessaria a migliorare la esposizione solare della bottiglia.
Un prototipo che concentra le attenzioni su una tecnologia, quella del Sodis, che risulta essere produttiva, pulita e praticamente priva di costi.

L'industria si muove
Ma prototipi a parte, anche la grande industria è in prima linea nella ricerca di pack “ecocorretti”. Parte dal Piemonte, dagli stabilimentidella Fonti di Vinadio, azienda leader nel mercato nelle acque minerali (è suo il marchio Sant'Anna) il primo lancio su vasta scala di una nuova bottiglia in acido polilattico ottenuta da un processo di trasformazione del mais.
Si tratta di un materiale altamente ecologico che riduce del 50% le emissioni di Co2, è biodegradabile al 100% e si smaltisce in 80 giorni. Anche a temperature calde non rilascia odori e sapori, ma può contenere solo liquidi non gasati.

«Trattandosi di un materiale assolutamente innovativo che ci ha visto impegnati in tre anni di ricerca tecnologica, i costi di produzione e di logistica sono più alti rispetto a quelli di un pack tradizionale ma presenteremo la nuova bottiglia sul mercato contenendo il sovrapprezzo», annuncia Alberto Bertone, titolare e presidente di Fonti di Vinadio.
Il lancio è previsto nei primi mesi del 2008 sui mercati italiano e nord europeo con il formato da mezzo litro di acqua minerale naturale. Nel frattempo si studiano marketing, nome ed etichetta. La ricerca ha intanto permesso di ottenere la stessa trasparenza di una bottiglia in Pet, impiegando “soffiatrici” all'avanguardia, e si sta lavorando ad un contenitore dalla tonalità riconoscibile.

Vini e golf, a Matera si brinda in grotta

Locali –

Una cantina da 150 etichette alla Diciannovesima Buca

La diciannovesima buca non esiste, è il luogo ideale dove si concludono tutte le partite di golf: il bar. Su questo concept è nato tra i Sassi di Matera un luogo dalle caratteristiche straordinarie, premiato nel maggio scorso dal nostro giornale come Bar of the year 2007 per la sezione wine bar. Il locale, la Diciannovesima Buca appunto, si estende per un dedalo sotterraneo di piccole grotte, che affiancano la cisterna di tufo dell'antico acquedotto.

L'ambiente e la cantina
Gli spazi per il pubblico sono organizzati in due sale principali, cui si aggiungono una sala più piccola per meeting e riunioni private e uno spazio lettura e aperitivo al livello del bar. La cantina offre circa 150 etichette, con un assortimento di almeno due o tre aziende per ogni regione. Più rappresentate , naturalmente, la Basilicata e la vicina Puglia, con produttori come Cantine del Notaio, Paternoster, di Palma, Riveli, Taurino e Due Palme.
Il wine bar oltre alla carta fissa propone degustazioni con originali abbinamenti di finger food. Tre bianchi, tre rossi e tre bollicine sono serviti a bicchiere ad un costo di 3,50 euro. In base all'assortimento o al gradimento le etichette vengono cambiate ogni settimana o quindici giorni.

Vini e aperitivi
«Da un anno utilizziamo un sistema di mescita automatico - spiega il titolare, Giovanni Petrocelli - che conserva il vino sotto azoto per diversi giorni. In questo modo, possiamo proporre al calice anche vini pregiati, come il Sassicaia (a 25 euro al calice) o il Barbaresco di Gaja, la cui vendita a bottiglia risulterebbe molto difficile». Chi si limita all'aperitivo trova stuzzichini e tartine pensati in relazione al vino scelto, oppure un "itinerario enogastronomico" con tre assaggi di vino e finger food a 25 euro.
Non c'è orario, in qualsiasi momento della giornata si trova vino e cibo. «Chi cena - osserva Petrucelli - si affida sempre di più a noi per l'abbinamento. Il costo delle bottiglie va dai 15 al 160 euro con un ricarico massimo del 100%. Ma il menu degustazione a 30 euro viene di solito proposto in abbinamento a vini da 25 o 30 euro a bottiglia».

Il mago del Guggenheim firma la sua prima cantina

Progetti d'autore –

Il celebre architetto O. Gehry al lavoro per Hall Wines in California

Frank O. Gehry è uno degli architetti più famosi del mondo. Anche i più disattenti ricordano le forme asimmetriche che ha dato al museo Guggenheim di Bilbao, una creazione che stupisce per come pare sfidare la legge di gravità. Gehry si è avvicinato al mondo del vino, quando ha progettato per Marques de Riscal, storico produttore spagnolo nella zona del Rioja, uno splendido hotel, ristorante, sala degustazione.

Gehry è di origine canadese, ma trapiantato in California e quindi deve conoscere bene il vino. Eccolo allora proporre, proprio in California, il suo primo progetto per una cantina. Sorgerà in Napa Valley, per Hall Winery, cantina di proprietà dei coniugi Craig e Kathryn Hall, sicuramente amanti del bello e abbastanza ricchi da potersi permettere un'opera del genere. Il progetto riprende le classiche forme di Gehry, sviluppate in una sorta di graticcio che avvolge tutta la cantina. Il suo studio ha fornito 40 modelli, schizzi e disegni che ora danno vita a una mostra, visitabile su prenotazione nelle cantine (www.hallwines.com).

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