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I ristoranti si trovano sul cellulare

TECNOLOGIA –

A breve sul mercato arriveranno software per gli smartphone in grado di conoscere i gusti degli utenti e segnalare i locali d’interesse

Entrare nel cellulare di chi sta cercando un ristorante e condurlo dritto fino al proprio locale. È il sogno di ogni ristoratore, nemmeno poi tanto futuribile. Tra breve, infatti, il telefonino potrà riconoscere le abitudini e le preferenze del suo proprietario e, in base a queste, suggerirgli dove andare e quali posti visitare. Anzi, un primo programma in grado di scegliere per il suo “padrone” esiste già: si chiama Magitti ed è un software sviluppato in California dai ricercatori del Palo Alto Research Center , laboratorio fondato nel 1970 come parte della Xerox Research. Come funzionerà questo nuovo sistema? Magitti è un programma da installare su un cellulare “smartphone”, che abbina cioè alle funzioni di telefono quelle di computer palmare e che per questo è dotato di una connessione internet e di un modulo Gps. La sua “intelligenza artificiale” immagazzina le scelte fatte e le preferenze segnalate del proprietario del telefono, quindi le rielabora per poter dare consigli e indicazioni sempre più precisi e conformi ai gusti dell'utente. Un banale esempio: è mezzogiorno, Magitti sa che il suo utente deve andare a pranzo e, in base ai gusti e al luogo in cui egli si trova (indicazione fornita dal sistema Gps), potrà suggerire nomi di ristoranti e locali.

Opportunità
 Il software - che sarà presentato in Europa nel 2009 - può essere considerato un'evoluzione intelligente dei programmi di navigazione satellitare in grado, già oggi, di scovare punti di interesse, locali e negozi. Essere presenti nella loro banca dati è un buon modo per farsi conoscere. Ma come è possibile? Le due società produttrici di mappe digitali con database di luoghi di interesse sono Navteq e Teleatlas. I loro addetti, mentre girano in auto per mappare le strade, hanno anche il compito di fermarsi in bar e ristoranti per raccogliere le informazioni pratiche che verranno allegate alla mappa digitale (che stia crescendo una nuova generazione di critici gastronomici? sic!). In particolare Navteq ha presentato un sistema interattivo chiamato Map Network che prevede la possibilità di inserire nelle mappe digitali la presenza di spazi commerciali, eventi con tanto di presentazione dettagliata.

L’Italia deve puntare di più sulle Strade del Vino

Turismo –

Il nostro paese sconta un ritardo nella promozione dei suoi percorsi, al contrario dell’esperienza californiana e spagnola

Che sia il treno in Cile, la mongolfiera in Baden Württemberg o il binocolo in Sud Africa - serve per avvistare le balene nell'oceano poco lontano dalla zona vinicola - la creatività e l'originalità dell'offerta enoturistica non conosce confini. Il caso più istruttivo arriva dalla California, che ha già 20 milioni di enoturisti, ma ha deciso di sostenere il settore affidandosi a una campagna di comunicazione che arruola nientemeno che Arnold Schwarzenegger, il governatore più muscoloso del mondo.

L'esempio della California
Scippando lo slogan di un noto gruppo vinicolo italiano, potremmo dire che “il successo della California invita a riflettere”. Con quasi 2.300 cantine e il 90% di tutto il vino prodotto negli Usa, la California è anche lo stato più visitato per attività legate al cibo e al nettare di Bacco. Qui operano decine di piccole agenzie, tour operator e cantine che propongono pacchetti personalizzati, flessibili nei prezzi e nei programmi, anche last minute. Ci sono viaggi in mongolfiera, wine&bike, escursioni a cavallo, formule “lancio con paracadute” o con limousine che ti aspetta tra i vigneti.

In tutti gli Stati Uniti sono oltre 27 milioni gli enoturisti (fonte Mkf research, anno 2006). Cifre da far diventare davvero piccola l'Italia (5 milioni secondo le stime dell'Università Bocconi di Milano) o paesi emergenti come la Nuova Zelanda, dove gli enoturisti sono passati da 80mila a 180mila negli ultimi sei anni.

Per l'Italia un problema di promozione
«Al di là dei numeri e del dato quantitativo, per l'Italia è giunto il momento di pensare alla qualità - commenta Magda Antonioli Corigliano, docente alla Bocconi ed esperta di enoturismo - Da noi c'è stata una forte crescita nel numero di Strade del Vino, oggi 140, però tante sono inefficienti. Abbiamo strutture valide e belle, e il vantaggio di poter collegare gli itinerari con arte, cultura e gastronomia del territorio. Però c'è una debolezza diffusa nella cultura del marketing e nella cura del cliente».

In Spagna più qualità e investimenti
I nostri concorrenti stanno puntando su un numero più basso d'itinerari: 17 strade in Spagna, con la Rioja che fa la parte del leone, 10 in Francia, 13 in Portogallo, 11 in Grecia, 9 in Nuova Zelanda, 8 in Cile, 13 in Sudafrica. In Spagna quasi tutte le vie sono certificate secondo standard minimi di qualità; la certificazione è un passaggio fondamentale per accedere ai programmi di promozione di Turespaña, l'Istituto del turismo spagnolo. In Italia un forte impulso al settore è arrivato alla fine degli anni '90 con la legge che ha istituito le Strade del Vino (legge 268/99). Oggi però, a parte casi virtuosi, il quadro italiano è in chiaroscuro.

La Spagna, invece, è riuscita a investire qualche risorsa, seppur poche, sulle Rutas del Vino in questi anni. In tre distinte fasi, 465mila euro più altri fondi previsti dall'accordo di giugno 2006 che impegna i ministeri dell'Agricoltura e del Turismo a sviluppare la promozione enoturistica sui mercati internazionali.
Una nota dolente dell'Italia riguarda proprio il capitolo promozione, se è vero che a oggi non c'è ancora un portale unico sul turismo enogastronomico. La Spagna ha optato per una sezione wine route nel portale turistico, e anche la Grecia ha puntato su un sito dedicato all'enoturismo. Portogallo e Nuova Zelanda hanno prodotto efficaci guide e pubblicazioni sui loro itinerari.

Il sottovuoto allunga la vita dei cibi

Ristorazione –

Le macchine in commercio che tolgono l’aria e sigillano le confezioni sono semplici da utilizzare

Frigo, freezer, atmosfera modificata: i sistemi per conservare gli alimenti sono molti. Per allungare la vita dei cibi conservati può essere molto utile ricorrere al sottovuoto. Gli alimenti mantengono freschezza e sapore da 3 a 5 volte più a lungo perché, sottoposti a un'azione meccanica che elimina l'aria dalla confezione che li contiene, non entrano in contatto con l'ossigeno, prima causa di “deterioramento”. Aspetto e consistenza dei cibi restano inalterati, nonché le qualità igieniche, perché muffe e batteri non riescono a proliferare in assenza di aria. Estrarre l'aria dalla confezione è un sistema applicabile praticamente a tutti i tipi di alimenti. Quelli oleosi, perché l'assenza di ossigeno previene l'irrancidimento dei grassi; quelli umidi, perché in assenza di aria l'umidità non evapora; quelli freschi, perché non andranno incontro a fenomeni come l'annerimento, tipico della frutta; quelli che decidete di surgelare, perché l'assenza di aria evita le bruciature da gelo dovute alla condensa.

Stop a batteri e cattivi odori
In commercio esistono vari tipi di macchine elettriche a partire da 100 euro. Si impiegano in genere materiali plastici (sacchetti e vaschette) che fanno da barriera all'ossigeno e, una volta tolta l'aria, si sigilla la confezione. Se si utilizza un barattolo, è necessario un misuratore di pressione per evitare che il vetro vada in frantumi. Ovviamente il confezionamento sottovuoto, da solo, non è sufficiente a salvaguardare tutti i cibi. Se è vero che dei cereali conservati sottovuoto possono essere tenuti in dispensa a lungo, carni, formaggi e altri prodotti deperibili vanno comunque conservati in frigo. Il vantaggio è che l'assenza d'aria impedisce la formazione dei cattivi odori, un problema nei frigoriferi “affollati”. Vediamo ora qualche esempio di quanto più lunga possa diventare la permanenza a scaffale di vari alimenti. Per i grandi tagli di carne, di manzo, pollo, agnello e maiale, la durata normale è di 6 mesi in freezer, ma arrivano anche a 2-3 anni in caso di un confezionamento privo d'aria. Lo stesso vale per il pesce: la sua vita in freezer passa da 6 mesi a 2 anni. Il caffè in grani a temperatura ambiente resiste circa 4 settimane, che diventano 16 mesi in assenza d'aria. Il formaggio si mantiene da 1 a 2 settimane in frigo, prolungabili fino a 4-8 mesi se sottovuoto. Farina e zucchero a temperatura ambiente durano 6 mesi, fino a 1-2 anni in assenza d'aria. È anche possibile congelare e conservare verdure, magari anche già divise in porzioni.

Domotica nel bar per la sicurezza del locale

TECNOLOGIA –

Non solo telecamere a circuito chiuso, ma anche webcam e sensori collegati in rete Lan per monitorare l’ambiente

Tenere sotto controllo tutti gli ambienti del proprio locale in ogni ora del giorno è una necessità di sicurezza. Non soltanto per evitare che qualcuno scappi senza pagare il conto o che entri nottetempo per un saccheggio, ma anche per tutelarsi da eventuali principi di incendio, fughe di gas o corto circuiti. Fino a poco tempo fa, le uniche soluzioni erano un impianto di telecamere a circuito chiuso o un antifurto. Sono tuttora strumenti molto efficaci, ma sono stati affiancati anche da altri sistemi, che sfruttano internet e consentono un più agevole controllo remoto, anche quando non vi trovate fisicamente nel vostro locale.

Una buona rete è fondamentale
Alla base di tutto sta un buon cablaggio del locale. La soluzione ideale è l'allestimento di una rete Lan (local access network), meglio se strutturata (utilizzabile sia per il trasporto dati sia per la telefonia). La rete Lan è realizzata con cavi ethernet e dev'essere predisposta da un elettricista specializzato, in grado di rilasciarvi, a lavoro compiuto, una certificazione di corretto funzionamento.

La rete può essere utilizzata per molteplici scopi, collegando a un computer centrale una serie di periferiche; ad esempio, si possono impiegare telecamere a circuito chiuso, ma anche meno costose webcam o altri terminali studiati per le cosiddette reti domotiche, oggi sempre più diffuse. Le reti domotiche sono sistemi integrati che possono comprendere sensori (antigas, antiallagamento, ecc.), mini videocamere, regolatori automatici dell'illuminazione, segnalatori di presenza e perfino sensori biometrici, in grado di riconoscere le persone attraverso caratteristiche fisiche, come la retina o le impronte digitali.

Molti impianti domotici per locali pubblici e hotel, consentono il controllo a distanza via computer, semplicemente collegandosi a un portale internet tramite una username e una password. Nell'allestimento della rete, che sia per telecamere a circuito chiuso o domotica, occorre studiare nel dettaglio il posizionamento delle videocamere, per eliminare il più possibile i punti ciechi. La rete Lan consente anche di collegare videocamere online sul banco bar, per filmare le evoluzioni dei barman e trasmetterle in diretta al pubblico. In questo modo si aggiunge all'uso per la sicurezza anche un utilizzo da intrattenimento.

Con l’aria pulita si lavora meglio

Bar e Ristoranti –

Depurare l’ambiente non è importante solo per le sale fumatori. Migliora il comfort e le condizioni del locale

La qualità dell'aria in un locale pubblico è un aspetto fondamentale. Non soltanto per quanto riguarda il rispetto della norma contro il fumo, la legge n. 3 del 16 gennaio 2003, entrata in vigore a partire dal 2005. Al di là dell'inquinamento da sigaretta, infatti, dovunque funzionino apparecchi per la cottura dei cibi, dalle cucine professionali alle semplici piastre per i panini, si disperdono nell'ambiente particelle di materiale combusto che possono essere dannose per la salute. E si diffondono inoltre odori che possono impregnare i vestiti e risultare sgradevoli alla clientela. Come risolvere il problema?

Le soluzioni sono tante. È fondamentale ottenere un buon ricambio d'aria che, se si vuole allestire una sala fumatori, deve essere molto elevato, almeno 108 m3 d'aria all'ora per persona. Per garantirlo occorrono soluzioni ad hoc e costose, con la realizzazione di una presa d'aria sull'esterno del locale e di una canalizzazione attrezzata con aspiratori, che a loro volta devono essere dotati di filtri per eliminare le impurità dell'aria esterna. Se non si ha l'esigenza di creare un locale antifumo, il ricambio d'aria può essere garantito dall'impianto di condizionamento, a patto che questo sia realizzato con un sistema split o multisplit. Questi condizionatori sono costituiti da un'unità esterna, che aspira l'aria e la convoglia all'interno del locale, e da una o più unità interne, che non solo sono dotate di filtri, ma controllano anche il livello di umidità, migliorando il comfort ambientale. In alcuni casi i condizionatori sono dotati anche di ionizzatori, che arricchiscono l'aria di ioni negativi, proprio come avviene dopo i temporali, quando le polveri si abbattono e si respira meglio.

Per il dimensionamento dell'impianto di condizionamento è indispensabile rivolgersi a un impiantista esperto, che sappia calcolare la potenza dell'unità esterna e il numero degli split interni in base alla metratura del locale. Un buon impiantista è in grado anche di consigliare la soluzione migliore per risparmiare energia, visto che i condizionatori consumano molto. Tra le soluzioni tecniche a disposizione ci sono le pompe di calore, ma anche impianti che funzionano con l'energia solare, a gas e perfino a idrogeno, la risorsa energetica più pulita.

Il vino italiano conquista Cina e Usa

SETTORI –

Nonostante l’incremento dei prezzi, le prospettive per il mercato americano restano positive

Il 2007 è stato un anno positivo per l'export vinicolo italiano negli Stati Uniti: 845 milioni di litri venduti, e un incremento dell'8% sul 2006. La crescita, riporta il sito Vinitaly.com, è destinata a proseguire anche nei prossimi anni: nel 2010 le casse di vino vendute negli Stati Uniti saranno 337 milioni e potrebbero arrivare a 354 milioni nel 2015. «Il mercato americano è infido - ha spiegato Aniello Musella, dirigente dell'Istituto per il Commercio con l'Estero a New York - e non può mai considerarsi acquisito; occorre fare attenzione, poiché se ci sono opportunità di guadagno maggiori l'importatore abbandona il fornitore».

Per il momento, con l'euro quotato a 1,60 sul dollaro, gli importatori stanno già riducendo i loro margini di guadagno, poiché i prezzi dei vini italiani sono aumentati del 2,5%. «Ma c'è un dato che ci conforta - ha aggiunto Musella - ed è quello del continuo aumento del consumo di vino negli Usa, in crescita da cinque anni». Tra i consumatori americani, inoltre,  l'aumento del prezzo non è ancora percepito, perché si tratta di una fascia di consumo per la quale il prezzo non è un fattore determinante di scelta. Oggi l'Italia è leader negli Usa per esportazioni in quantità, mentre in valore è seconda dopo la Francia. Secondo il direttore Assoenologi, Giuseppe Martelli, è però ora necessario puntare su prodotti innovativi, «Facendo analisi di mercato e studi di impatto finalizzati esclusivamente al pubblico americano».

Sale la domanda dei ristoranti in Cina
Ma se gli Stati Uniti si confermano un mercato decisivo per l'export vinicolo italiano, la Cina è destinata presto a diventarlo: dal 2003 al 2007 le esportazioni italiane sono passate da 400.000 a 20 milioni di dollari. Una vera e propria esplosione se si considera che il principale canale di collocamento del prodotto è quello della ristorazione. L'analisi delle potenzialità del mercato asiatico è arrivata dal Congresso di Assoenologi, come riportato da Vinitaly.com. «La grande opportunità per il vino italiano dipende dalla possibilità di entrare nella ristorazione cinese - ha spiegato Antonino La Spina, dirigente dell'Ice a Pechino - poiché oggi il vino "made in Italy" è simbolo del cambiamento sociale per una fascia di popolazione con reddito medio-alto di circa 200 milioni di persone».

Entrare nel circuito della ristorazione cinese è un'opportunità da non perdere anche perché, secondo i dati dell'Ice, il vino si consuma prevalentemente fuori casa, in occasioni di festeggiamenti e banchetti (per il capodanno cinese si registra un picco di vendite del 30%) e a interessare di più i consumatori locali è quello rosso, poiché rappresenta un colore beneaugurante e porta fortuna. La scommessa per i produttori italiani è quella di inserirsi in un mercato in cui da anni è la Francia a farla da padrone, con 98 milioni di dollari di vendite realizzate nel 2007, anche grazie alla forte presenza delle catene di distribuzione francesi come Carrefour (250 punti vendite) e Auchan. Gli stessi produttori vitivinicoli cinesi, oggi rappresentati da 4-5 gruppi di medie e grandi dimensioni, secondo l'Ice, punteranno a un aumento della produzione, «La superficie investita - ha concluso La Spina - passerà dagli oltre 46 mila ettari del 2005, di cui la metà coltivata a Sauvignon, a 66.000 ettari nel 2010».

L’hotel è spazio di relazioni

Incontri –

I nuovi alberghi devono essere il risultato dell’ibridazione di spazi interni ed esterni per il relax, gli incontri, lo stare soli o in compagnia

“Dal centimetro dei designer, al metro degli architetti, al chilometro dei paesaggisti” è il sottotitolo scelto dalla mostra Progetti & Paesaggi, svoltasi recentemente alla Fiera di Bologna, a sottolineare la necessità, nel mondo del progetto,  di armonizzare tre competenze indispensabili per garantire qualità, innovazione e coerenza. Per dare concretezza a questa idea, Bologna Fiere ha affidato a quattro protagonisti del progetto contemporaneo (Stefano Boeri, Aldo Cibic, Giulio Cappellini e lo studio Topotek 1) altrettanti temi da sviluppare (il bosco verticale, il giardino degli orti, hotel in&out, luoghi e non luoghi), quattro paesaggi “metaforici, scenografici, emozionali e didascalici”. Nell'ambito della manifestazione sono stati organizzati degli incontri con i progettisti. La conversazione con Giulio Cappellini, sul tema dell'albergo in&out, è stata coordinata da Pianeta Hotel.

L'albergo come luogo di ritrovo
Introducendo l'argomento, il coordinatore della rivista edita dal Sole 24 Ore Business Media, ha ricordato come oggi l'hotel stia vivendo una stagione di grandi cambiamenti.
In primo luogo non è più solo un luogo di sosta per chi viaggia, ma entra sempre più nel cuore delle città, diventa un luogo di ritrovo, un punto di riferimento per le tribù nomadi - nuovo target transnazionale - alle quali offrire un'ospitalità incentrata su stile, design e tecnologia accessibile. La barriera tra business & leisure che per decenni ha caratterizzato l'offerta alberghiera cede oggi il passo a una visione a 360 gradi all'interno della quale la proposta si articola su temi diversi: il benessere, l'intrattenimento, la gastronomia, i valori culturali, per citarne alcuni. Giulio Cappellini (designer affermato e uno dei 50 trend setter mondiali in tema di moda e design) ha convenuto sul fatto che in questa fase il progetto, pur operando in un territorio globalizzato, debba «cercare di contestualizzare l'hotel nella città in cui si trova, migliorando il rapporto con l'esterno. Proprio per questo motivo penso a una struttura in cui il passaggio interno/esterno sia quasi impercettibile, l'uno la naturale continuazione dell'altro».

L'ibridazione degli spazi
Per Cappellini il tema chiave è quello dell'ibridazione: grandi spazi interni/esterni per il relax, per gli incontri, per stare soli o in compagnia. Arredi semplici ma distintivi, accessori e dettagli curati, forte presenza di elementi naturali quali il verde, l'acqua, la luce sia nelle aree lounge e ristorazione, sia nelle camere che vogliono far sentire a casa propria il fruitore lasciando spazio al riposo e al benessere. Nell'incontro, anche con gli altri partecipanti (Piero Bartoloni di Set srl, che rappresenta in Italia il Techno Park di Dubai, Massimiliano Lombardi, direttore vendite di NH Hoteles Italia, e Ammar Salem Al Mahrai, ceo di Al Benaa Rea Estate Investment di Abu Dhabi), sono stati toccati alcuni aspetti al centro dell'attenzione di chi opera nell'industria dell'ospitalità. Tra questi, progettare un hotel pensando a un target preciso come prerogativa per una realizzazione di qualità sia nella struttura che nei servizi offerti.

L'importanza della velocità: il caso Dubai
L'esempio di Nhow Milano, concept sviluppato proprio su questo presupposto, è quello più immediato. L'altro aspetto, cruciale per l'industria del turismo italiano e per il sistema di imprese che forniscono il settore alberghiero nel mondo, riguarda la velocità di reazione. A Dubai, ha ricordato Bartoloni, non sono solo le grandi risorse finanziarie impiegate a fare la differenza, ma è la velocità che passa dalla ideazione alla fase esecutiva ad essere determinante. L'area del Golfo Persico è, oggi, uno dei centri nevralgici dello sviluppo immobiliare e alberghiero del mondo e anche Abu Dhabi sta lanciando un programma di sviluppo di nuove città con investimenti di circa 150 miliardi di dollari entro il 2030.

Magie d’oriente al Luna Bar di Kuala Lumpur

Locali –

Al 34esimo piano del Pacific Regency Hotel, offre un panorama mozzafiato, piscina e un chill out bar di tendenza

Di fronte si staglia la sagoma monumentale delle Petronas Tower, i grattacieli gemelli di Kuala Lumpur: ottantotto piani per 451,9 metri di cemento, acciaio e vetro, disegnati dall'architetto Cesar Pelli. Poco più in là svetta la “Trottola”, la lunga torre della capitale malese. Il panorama dal Luna Bar, sul cucuzzolo del Pacific Regency Hotel Suites, è mozzafiato. Gli ospiti del 34esimo piano se lo godono a bordo piscina, sdraiati su bianchi divani, larghi come letti a due piazze.

L'illuminazione mette in evidenza le linee curve delle pareti perimetrali. All'interno delle arcate, che delimitano la superficie del locale, sono state creati dei piccoli salotti con luce tenue e vista sullo skyline cittadino. Più scintillante è, invece, l'illuminazione nella zona della piscina e nel privé, collocato nella zona del mezzanino. Qui sono stati inseriti grandi divani rivestiti in pelle rossa a forma di mezzaluna.

Nel Luna chill out bar - premiato come migliore locale malese di design nel 2006 e 2007 - si trovano specialità dai quattro angoli del pianeta.
Il menu include ali di pollo fritte in stile tailandese, hot dog giganti all'americana, pollo alla marocchina. Ampia è anche l'offerta di cocktail, soprattutto long drink e sodati come Whisky & cola e Sex on the beach. Non mancano le proposte insolite come il Luna Electric, mix di vodka, Red Bull, succo di cranberry e sweet & sour.

Gran cura ha ricevuto anche la parte interna del locale, battezzata col nome italiano Cristallo di Luna, e collegata alla zona esterna grazie a un corridoio circondato da vetrate. L'arredo è composto da ricchi elementi orientali. Padroni della scena sono i lampadari e le tendine realizzate con fili di cristallo, che delimitano i salottini. Al centro di ogni ambiente, un piccolo tavolo a forma di lanterna illumina la scena.

Alle pareti spiccano quadri che rimandano ai temi tradizionali dell'Oriente: dalle tipiche maschere del teatro giapponese Kabuki alle silhouette di ballerine tailandesi, avvolte da preziosi abiti di seta. Il quadro delle suggestioni si completa con le vetrate a tutta parete, con vista panoramica sul Triangolo d'Oro, il principale quartiere dello shopping, degli affari e dei divertimenti di Kuala Lumpur.

La cultura hip hop in un locale di Tampa

Aperture –

Inaugurato in Florida il primo ristorante-bar e negozio dedicato a questo genere musicale, avamposto di una catena internazionale

Il suo nome è hip hop. Ha radici nella cultura black americana ed è un movimento giovanile che abbraccia tre arti: musica (rap), danza (breakdance) e arte (graffiti). Nato negli anni Ottanta tra i ghetti neri delle grandi città della East e West Coast, l'hip hop oggi è popolare ovunque.
Un sondaggio del Simmons Lathan Media Group, rivela che 45,3 milioni di persone, in tutto il mondo, spendono in media 12,6 miliardi di dollari l'anno per mercanzia hip hop, tra abbigliamento da rapper, dischi e gadget vari. L'80% di questa spesa è effettuata da americani bianchi tra 13 e 35 anni, con un incremento medio di oltre il 70% negli ultimi cinque anni.

Un locale stile hip hop in Florida
Un mercato molto appetitoso, che ha generato negli Stati Uniti una serie di locali a tema.
L'ultima novità si chiama HipHopSodaShop: metà ristorante e metà negozio che ha debuttato a Tampa, Florida, il 18 dicembre scorso, al numero 1241 di E. Fowler Avenue. Si propone come avamposto di una catena internazionale di locali, che mira a espandersi in breve tempo. L'ha lanciato un'impresa hip hop, denominata H3, con tanto di titolo quotato in borsa (Htre), e uffici principali a New York (ma presto li trasferirà a Las Vegas). H3 aprirà altri cinque Hhss prima di passare a una rete franchising in tutto il mondo, da Dubai all'America Latina.

Dopo un breve periodo di collaudo, il locale ha ingranato la marcia giusta. Tra i primi, entusiasti clienti dell'Hhss anche Barak Obama, nel bel mezzo della campagna presidenziale, che si è presentato nel locale di Tampa con oltre cento persone, tra membri del suo staff e supporter.
Il ristorante-negozio di Tampa, decorato sui toni del rosso e del nero, si sviluppa su circa mille metri quadrati, ed è costato circa un milione di dollari. Il luogo è stato scelto perché ha una forte concentrazione di giovani single: vicino c'è l'università del South Florida (40mila studenti).

Menu e attrazioni
Per catturare la giovane clientela, propone un menu composto da hamburger, sette tipi di pizze, insalate, minestre e “rap wraps”, speciali rollé con pochi carboidrati (tra cui “Dirty South Video” e “East Coast Breakdance”); oltre a 14 birre e 17 cocktail come il Mango Colada e il Bull Market Margarita. Il fondatore-ideatore Brian Peters spiega: «Volevamo dare ai ragazzi una tana, un posto dove potersi ritrovare con la propria compagnia». Per i giovani ospiti, Peters e il suo socio Jamar McNeil, dj radiofonico di Miami, hanno realizzato una vasta area dedicata alle console dei videogiochi, tutti Xbox 360 di Microsoft.

In programma ci sono eventi speciali. Si va dalle serate per cantanti debuttanti alle gare di videogaming, dal djing alla musica dal vivo. Ad attirare gli ospiti anche l'area shop, dove sono in vendita abbigliamento, lettori Mp3 e cd. Per completare l'offerta l'Hhss di Tampa ospita anche uno studio d'incisione; una cabina per ospitare il dj e il master of cerimony (il vocalist del rap), e trenta schermi giganti a cristalli liquidi dove sono trasmessi a ripetizione video di musica black.

Il tavolino è l’anima del bar

Arredo –

La forma e i materiali condizionano l’attrattiva del locale, ma si devono anche adattare al tipo di clientela

Il tavolo ha un destino curioso nei diversi locali. Nei ristoranti più formali e tradizionali esso scompare, sopraffatto da tovaglie e stoviglie. Nel caso dei bar, al contrario, diventa il protagonista, caratterizza l'ambiente in modo determinante e ne decide il grado di accoglienza. Infatti è proprio il tavolino a intrattenere un rapporto prolungato e ravvicinato con il cliente. Il piano d'appoggio è la parte più importante per quanto riguarda immagine e funzionalità, poiché di solito rimane a vista. Per questo, occorre che il gestore scelga con cura il modello, con una superficie adatta a un uso articolato.

Se si opta per un laminato plastico (assai resistente), esso deve rivelare la propria identità, senza imitare il legno o il marmo, che invece meritano di essere usati “in originale”. I formati sono sempre contenuti entro certi standard, ma è la tipologia dei frequentatori a orientare verso la grandezza normale (solitamente 80x80 cm) o quella più piccola (circa 60x60). La prima versione è più adatta a consumazioni collettive (in coppia o in gruppo), mentre la seconda è più opportuna nel caso in cui un bar di modeste dimensioni accolga consumazioni prevalentemente individuali.

L'importanza della forma
Un altro aspetto fondamentale è la forma del piano: quadrata o tonda? La scelta è meno libera di quanto si possa pensare. Il tavolo rotondo deve essere utilizzato quando la disposizione nella sala è libera e asimmetrica. La posa del tavolo quadrato è opportuna quando la conformazione del luogo richiede un rigido allineamento. Non dobbiamo dimenticare, però, che la versione circolare è più adatta a spazi piccoli: l'assenza di spigoli facilita passaggi difficoltosi. Ma è anche vero che la forma quadrata si presta all'unione di più elementi.

Anche i materiali meritano una valutazione attenta: se il tavolo deve essere spostato in continuazione, se ne consiglia la versione interamente in plastica, facendo attenzione al fatto che, in esterno, è più soggetto all'azione del vento; se invece lo si vuole con struttura metallica e piano in legno plastificato, si verifichi che lo stelo sia in alluminio, ben più leggero del ferro. Le questioni pratiche più scottanti riguardano l'impilabilità dei tavoli quando non vengono usati: i modelli a stelo centrale di norma non consentono questa operazione, possibile invece quando si hanno 3 o 4 gambe sporgenti rispetto al piano. Esistono tuttavia anche alcuni modelli che prevedono la piegatura in verticale del piano stesso.

* Docente del Poli.design di Milano

A Londra i drink si preparano al tavolo

Tendenze –

La moda del “personal cocktail” si sta diffondendo nei principali hotel a cinque stelle della capitale britannica

A Londra, dove sono di tendenza, li chiamano “personal cocktail”. Drink personalizzati preparati al tavolo davanti agli occhi del cliente. A proporli sono soprattutto i lounge bar dei luxury hotel della capitale. Al Dorchester, Giuliano Romandin (best bar manager del 2006) miscela il Bellini nel gallone sotto lo sguardo dell'ospite. Giuseppe Gallo, protagonista dietro il banco del Sanderson Hotel, esce dalla sua postazione per servire i cocktail in spuma, portando il sifone al tavolino. Al Blue Bar del The Berkley di Knightsbridge, si shakera al tavolino e poi si adagia lo shaker sul tavolo insieme alle coppette, lasciando al cliente il gusto di servirsi il drink da sé. A importare questa moda londinese è stato il “duca” Tony Micelotta, ex bar manager al Duke's Hotel di Londra e di recente approdato al cinque stelle Bentley Hotel di Genova. In carta ha una dozzina di cocktail, proposti a 15 euro, che prepara in modo elegante davanti agli ospiti. Parliamo di super classici come il Martinez, il Golden Martini cocktail (con polvere d'oro alimentare), il Vesper e di alcuni suoi marchi di fabbrica come il TM Martini un martini né shakerato, né miscelato, ma “versato” - ghiacciato - direttamente in coppetta.

Il dehors che fa decollare gli affari

Locali –

La nuova proprietà del caffè Bernini di Roma ha puntato forte sullo spazio esterno, semplice ma studiato nei minimi dettagli

Un dehors per ogni stagione. Sono sempre di più gli esercenti che puntano a uno spazio esterno fruibile tutto l'anno, per estendere la metratura del locale e riuscire così a moltiplicare, non solo in estate, tavolini e incassi. Le soluzioni sviluppate negli ultimi anni da designer e produttori permettono ormai di accogliere confortevolmente i clienti all'aperto a ogni latitudine e con (quasi) qualunque condizione atmosferica. Se i componenti per un dehors accattivante e ben attrezzato non mancano - dai riscaldatori a infrarossi ai condizionatori da esterno, fino agli ombrelloni hi-tech che si orientano seguendo il movimento del sole -, è però necessario pianificare lo spazio esterno con attenzione.

Il dehors del Caffè Bernini
Come ha fatto Alberto Cagliostro, patron del Caffè Bernini di Roma, antico bar di piazza Navona trasformato di recente in un accogliente bar-caffetteria, sala da tè, enoteca e ristorante, aperto dal mattino a notte inoltrata. «Quando l'abbiamo rilevato, due anni fa, era il classico bar per una clientela di passaggio, che si fermava giusto il tempo di un caffè o di un gelato in piazza. Abbiamo deciso di ridisegnare completamente gli spazi, sostituendo il vecchio bancone di sei metri, che occupava quasi tutto l'ambiente interno, con uno più piccolo, dedicato esclusivamente all'esposizione della pasticceria e al servizio. La scelta radicale è stata quella di rinunciare all'offerta al banco, che rappresentava la minima parte degli incassi, e di potenziare il servizio all'esterno; abbiamo infatti pensato al dehors come luogo principale per l'accoglienza dei clienti, dedicando gli spazi interni principalmente all'organizzazione del servizio». Una scelta che ha pagato in termini di fatturato, passato in due anni da 700 mila a 1 milione 100 mila euro, con un margine di incremento di circa il 35%. Oggi la terrazza del Caffè Bernini occupa, per cinque giorni alla settimana, sei file di tavolini disposti su cinque colonne, per un totale di 30 postazioni, dove mediamente si alternano dai 300 ai 400 clienti al giorno. In realtà lo spazio a disposizione, per il quale vengono pagati gli oneri di concessione, sarebbe più ampio; ma per non recare fastidio ai clienti della banca adiacente la nuova gestione ha preferito rinunciare a questi coperti extra in orari di ufficio. È nel fine settimana che si raggiunge la massima estensione del dehors, con nove file per un totale di 45 tavolini. «Adottiamo un sistema modulare e flessibile, che ci permette di tarare il numero dei coperti in base alle esigenze, ottimizzando anche l'impiego del personale» aggiunge Roberto Rinolfi, alter ego del titolare.
 
Scelte non invasive
Lo spazio esterno è delimitato, sul lato sinistro, da una ringhiera di ferro dotata di ruote, per consentire facili spostamenti della barriera; sul lato destro è stata collocata una lunga fioriera, anch'essa in ferro, con piante di specie diverse che formano una gradevole parete verde. Considerate le severe norme di arredo urbano previste dal regolamento comunale, vista anche l'eccezionalità del luogo, sono state escluse soluzioni troppo invasive dal punto di vista architettonico, adottando idee originali, ma a basso impatto estetico. Come ad esempio l'inserimento di un pannello di plexiglass trasparente, ben mimetizzato dalle siepi, per riparare i tavoli dal vento freddo dell'inverno, ma pronto a sparire alla prima brezza di ponentino. A far da tettoia sono sei ombrelloni bianchi, di due misure diverse, che una volta aperti coincidono perfettamente con lo spazio del dehors. «Abbiamo scelto parasole di forma rettangolare che ci hanno consentito di inserire, tra un ombrellone e l'altro, canaline in tela plastificata per la raccolta e il drenaggio dell'acqua piovana, che mantengono perfettamente asciutto lo spazio sottostante evitando i fastidiosi sgocciolii lungo i bordi». Gli ombrelloni fungono anche da supporto per i faretti da 60 watt, che offrono la possibilità di direzionare la luce.

Uno spazio confortevole in tutte le stagioni
Anche qui, è stato necessario prevedere in anticipo le esigenze di servizio, per assicurarsi flessibilità di impiego già in fase di progettazione. «Abbiamo richiesto che le lampade fossero indipendenti e avessero un'accensione separata, in modo da poter illuminare solo le zone necessarie». Infatti, nei momenti di più bassa affluenza si tende a concentrare i clienti verso un'unica area del dehors, per una migliore gestione del servizio e un minore dispendio di energia elettrica e di gas. Il sistema di riscaldamento prevede due tipi di stufe, quelle a fungo alimentate con bombola, che si possono accendere anche solo da un lato, e quelle a infrarossi da 1,5 e da 3,5 kilowatt l'una, direzionabili e fissate sul supporto dell'ombrellone. «L'obiettivo, una volta adeguato l'impianto elettrico che al momento non consente carichi eccessivi - spiega Rinolfi - è di eliminare del tutto le stufe a gas e soppiantarle con quelle a infrarossi, sia per ridurre gli ingombri inutili e antiestetici, sia per risolvere la laboriosa gestione delle bombole». Lo spazio in estate è climatizzato: al posto delle stufe compaiono tre potenti condizionatori da esterno, che refrigerano e nebulizzano acqua in modo impercettibile, dando una sensazione di freschezza. «Ci permettono di assicurare una sosta piacevole anche nel clima torrido di agosto».

Le sale interne
A completare la dotazione esterna c'è un bancone di appoggio, collocato in prossimità dell'entrata e allestito con piatti e bicchieri, posateria, posacenere e strumenti di servizio, e una reception mobile illuminata, dove la sera vengono accolti i clienti e gestite le prenotazioni. Anche gli interni sono stati ristrutturati in funzione della terrazza. Dietro il bancone opera un addetto che prepara i vassoi per il servizio; una parete è attrezzata per l'esposizione delle bottiglie, con un wine dispenser ad azoto che consente di stappare e servire vini pregiati al bicchiere senza pericolo di veder svanire profumi e aromi. Al piano inferiore trovano posto le cucine, i laboratori della pasticceria e una nuova sala inaugurata di recente, “La Cave”, enoteca riservata al pubblico gourmand, che al fascino della piazza preferisce la seduzione di prodotti gastronomici di nicchia, da accompagnare con etichette rare e selezionate.

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