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Sistema del freddo IRINOX al servizio del pasticcere

Gran Prix Pasticceria 2008/2009 –

Ottimizzazione dei tempi di lavoro, sensibile riduzione degli scarti e dei cali di peso. Quanto offrono i nuovi abbattitori Hc Bread di Irinox

La gamma di abbattitori Irinox HC Bread,pensata e studiata per il pasticcere, possiede tutti i titoli per diventare il cuore tecnologico di ciasucn laboratorio. Grazie al sistema di lavoro brevettato, Dynamic Fresh System, tutti i prodotti crudi e semilavorati, come croissant e basi per le torte, possono essere preparati in maggiore quantità e affidati al sistema del freddo Irinox che assicura il raggiungimento delle temperature più adeguate (-18°C) al cuore del prodotto in tempi estremamente rapidi (ciclo di surgelazione) garantendo qualità e durata del prodotto eccezionali. E sempre con lo stesso ciclo di lavoro si può velocizzare ampiamente la produzione di semifreddi e mouse in genere. Irinox Hc Bread affianca il professionista anche con il raffreddamento rapido a temperatura positiva: con Irinox Dynamic Fresh System si portano tutte le preparazioni dalla temperatura di cottura a +3°C, mantenendo il prodotto assolutamente fresco, evitando l'essicazione e conservandone la naturale fragranza. E ancora. I prodotti crudi, semilavorati e cotti potranno essere abbattuti da qualsiasi temperatura e trattati in completa sicurezza. Al momento dello scongelamento non si avranno perdite di liquidi, di consistenza, di peso e di fragranza e si ritroveranno perfette e inalterate le qualità iniziali. Il sistema di lavoro Irinox garantisce un raffreddamento rapido ma estremamente delicato nel minor tempo possibile, con un obiettivo: mantenere altissima la qualità delle preparazioni.

Pulizia automatica
È stata posta particolare attenzione alla facilità di pulizia di tutti gli abbattitori Irinox. Grazie agli interni in acciaio inox Aisi 304, i bordi arrotondati, gli evaporatori apribili e lavabili e un efficiente impianto di sterilizzazione a raggi U.V. (a richiesta), l'impianto di abbattimento è sempre igienico e sano, senza odori sgradevoli e muffe.

Chef pasticcere con l’eleganza di CORBARA

Gran Prix Pasticceria 2008/2009 –

le nuove divise professionali si caratterizzano per estetica, tessuti di qualità superiore e accorgimenti tecnici. Disponibili numerosi capi coordinati

Praticità ed eleganza in laboratorio sono declinate in nero con la nuova Giacca Accademia e i suoi capi coordinati, che Corbara ha pensato per il pasticcere più esigente. Il modello a maniche lunghe è realizzato in Raso Comfort “cotone sulla pelle”, un tessuto particolarmente apprezzato dai professionisti, perché molto traspirante e al tempo stesso garantito al lavaggi (non scolora) anche alle alte temperature e con detersivi aggressivi (ad esempio a base di cloro). Il modello vanta un’abbottonatura laterale, con bottoni argento e profilo in grigio perla sul paramaniche del colletto. Inserti in tessuto rigato nero-grigio sui laterali della maniche sono i dettagli che rendono questo capo particolarmente moderno e curato. Disponibile nelle classiche taglie S, M, L, XL e XXL; possibilità di personalizzazione con il nome ricamato in argento o altro colore a scelta. Immancabile il Grembiule: un modello classico dalle generose dimensioni (cm 85 x 95) con risvolto, rifinito da un bordino in grigio perla. È realizzato nel sempre attuale rigato nero-grigio coordinato alla giacca nell’elegante tessuto Gabardine San Donato, in poliestere di cotone: oltre a essere pratico e resistente ai lavaggi, risulta comodo e morbido e con elevata vestibilità grazie all’alta percentuale di cotone presente. Infine, per chi preferisce abbinare la praticità di un capo a maniche corte all’eleganza della linea Accademia, è stata realizzata la giacca Achille, con gli stessi colori e abbinamenti del modello a maniche lunghe.

Anche grembiuli coordinati
Alla linea Accademia si accompagnano due grembiuli. Elegante e particolarmente adatto a un uso maschile (comunque unisex), il modello Riccione è lungo al ginocchio con pettorina e fibbietta regolabile al collo. Misura cm 100 x 70. È corto con pettorina e un tascone applicato il modello Pescara, nuovamente unisex, ma adatto a un utilizzo femminile. Misura cm 70 x 65. Entrambi sono in Gabardine San Donato nella fantasia Rigato Reno nero e grigio e realizzano un insieme coordinato particolarmente piacevole.

HOPLA’ PIU’ da Cooperlat la panna amica della salute

Gran Prix Pasticceria 2008/2009 –

già zuccherata o non, Hoplà Più è la nuova crema vegetale che utilizza i cosiddetti grassi “buoni”

Hoplà, la linea di creme per i professionisti della pasticceria, si arricchisce con Hoplà Più, disponibile nelle versioni da montare già zuccherata e non dolce. È Più perché utilizza grassi vegetali non idrogenati, caratteristica che la rende unica nel suo genere e particolarmente adatta a chi, attento alla salute,, non vuole rinunciare al gusto. InNon contiene infatti grassi trans, considerati dannosi in quanto tendono a innalzare il livello del colesterolo cosiddetto “cattivo” (LDL) diminuendo quello “buono” (HDL), condizione che aumenta il rischio di malattie cardiovascolari. Facile da montare e capace di garantire una resa ottimale (da un litro se ne ottengono 4 montati), la versione già zuccherata è indicata per ogni tipo di elaborata: ottima per farcire e per decorare. Può essere miscelata a un gran numero di ingredienti, dalla cioccolata al latte, dallo yogurt al caffè, dalle uova al mascarpone. Monta presto e con facilità e la sua durata permette di ottenere bellissime decorazioni che si mantengono invitanti a lungo. La versione Hoplà Più non dolce può essere utilizzata sia in cucina, come condimento leggero per preparare primi, secondi e salse, sia in pasticceria (con l'aggiunta di zucchero, una volta montata) per farciture e decorazioni. Grande stabilità, versatilità di utilizzo e facilità di conservazione, sono le caratteristiche che negli anni hanno premiato la gamma Hoplà e si ritrovano puntualmente nella nuova linea Più. cooperlat.it

la ricetta con Hoplà Più



ingredienti (dosi per 6 persone) 400 g di pasta sfoglia, 300 g di Hoplà Più Già Zuccherata, 300 g di crema pasticciera.
preparazione preparare la sfoglia come di consueto. Tirare la pasta fino a ottenere una sfoglia sottilissima. Dividerla in 12 quadrati, spolverarne 6 con zucchero a velo e cuocere in forno a 190°C fino a doratura. Preparare la crema pasticciera. Al momento di servire, montare a neve Hoplà Più Già Zuccherata e amalgamare alla crema pasticciera ben fredda. Versare una cucchiaiata del composto sul piatto, ricoprirlo con un quadrato di sfoglia, un altro cucchiaio di crema e chiudere con il quadrato di sfoglia caramellato.
Spolverizzare con zucchero a velo e graniglia di cioccolato.

La cucina americana reinventata a Milano

Nuove proposte –

Il ristorante California Bakery si rifà alla tradizione culinaria Usa ma con accenti salutisti. Bandito lo strutto, sì all’olio di oliva

Dopo il dolce e il salato, è l'ora degli hamburger. California Bakery è entrata nella fase tre della sua evoluzione allargando il business alla cucina in stile Usa con momenti di consumo che scandiscono tutto l'arco della giornata: dalla colazione al dopocena. In piazza Sant'Eustorgio a Milano è approdato un nuovo locale con dehors (l'esterno può accogliere 30 persone) che gioca la carta della tradizione culinaria statunitense. Ma niente a che fare con fast food, patatine fritte e piatti ipercalorici responsabili delle taglie fortissime degli americani. California Bakery propone, infatti, dai muffin ai pancake, dagli hamburger ai sandwich, dalle torte newyorkesi agli smoothies alla frutta, dai centrifugati ai tè francesi: piatti “made in Usa” sì, ma intrisi di salutismo (bandito lo strutto, in cucina sono ammessi solo olio di oliva e materie prime bio) e con venature mediterranee.

Le tappe
Il binomio gusto e salute sta alla base del concept del California Bakery, marchio di pasticcerie american-meneghine rilevato da Marco D'Arrigo nel 1994. Dopo la pasticceria di viale Premuda, tuttora operativa, la seconda tappa è stata ampliare l'attività al salato e ora a 360° a tutta la ristorazione. Formula, quest'ultima, proposta non solo in piazza Sant'Eustorgio, ma anche nel negozio “storico”, a differenza di largo Augusto per il momento fermo alla fase due. A imprimere l'accelerazione al business è stata Caroline Denti: padre siciliano e madre francese, studi negli States, professione pubblicitaria: è la manager cui D'Arrigo si è rivolto per un restyling dell'immagine del California Bakery. Un progetto cui Caroline si è appassionata al punto che ha abbandonato la sua professione per dedicarsi a tempo pieno alla definizione del nuovo concept. Un'impresa certo non facile. A Milano la tradizione culinaria statunitense è rappresentata prevalentemente da fast food e steak house. Più vicino al mondo California Bakery è la filosofia della catena internazionale Starbucks, assente in Italia, che però limita il suo raggio di azione a colazione, dessert e prodotti di pasticceria. Dunque, l'idea, assolutamente originale, di creare un locale informale e ricercato che combinasse il gusto raffinato del “country living”, tipico della campagna anglosassone e americana, e la qualità e la freschezza dei cibi all'insegna del comfort food.

Una proposta innovativa
«Bisogna sfatare certi miti» spiega Denti che nello studiare i menu non nasconde di avere le sue muse ispiratrici, rigorosamente newyorkesi (“cuoche meravigliose”), aggiungendo un tocco mediterraneo dato da ingredienti come l'olio di oliva e il Parmigiano e un'attenzione a layout del piatto e mise en place. Ma veniamo all'offerta del California Bakery (1,5 milioni di euro il fatturato nel 2007), dove si può trascorrere una giornata intera, anche con sosta lavorativa (è disponibile la connessione wifi): si può iniziare con una tipica colazione all'americana a base di muffins (2 euro), pancake&waffle (3 euro), torte (4 euro), caffè americano (un euro) e spremuta di arancia (3,50 euro). A pranzo e cena hamburger di carne argentina, tonno o veggie burger (dai 16 ai 20 euro) con patatine fritte nell'olio di oliva, riutilizzato un numero limitato di volte, bagel (4,50-5,50 euro), sandwich (5,50-7 euro), insalate, quiche, verdure di stagione. Al tea time tè francesi Mariage Frères e tisane (3,50 euro), accompagnati da torte o smoothies alla frutta. Infine, l'aperitivo con vino (al bando i superalcolici), birra, succo di mele bio, centrifugati e finger food (15 euro).

Ambiente tra il country e il provenzale

La domenica scatta il brunch: niente buffet omnicomprensivi (dall'aperitivo al dolce), ma monopiatti: dalle omelette (frittatine dolci o salate, contorno e pane ai cinque cereali, 16 euro) alle quiche fino all'Upper West Side Plate (uova Benedict con pancetta e contorni su bagel o pane ai cinque cereali). Il tutto servito in un ambiente in stile country - campagna americana, per intenderci, ma che ricorda le atmosfere provenzali - da camerieri perlopiù studenti stranieri. Lo staff che si alterna nei tre negozi è costituito da 30 persone. In piazza Sant'Eustorgio durante l'arco della giornata servono in nove, 12 la domenica per i gettonatissimi brunch.

Schiamazzi e rumori, il gestore ne risponde

Normative –

Il Codice Penale punisce chi disturba le occupazioni o il riposo delle persone con ammende fino a 309 euro

Non è raro che chi abita vicino ad un locale pubblico come un bar, disturbato dal rumore, denunci il proprietario del locale.Il codice penale (art.659 primo comma) punisce chi disturba “le occupazioni o il riposo” delle persone mediante “schiamazzi o rumori” con l’arresto fino a tre mesi o l’ammenda fino a 309 euro.Il reato può essere commesso, ad esempio, se un bar arreca disturbo con musica a volume troppo alto fino a notte, oppure se sono i clienti (attenzione, anche quelli che sostano all’esterno del locale) a fare schiamazzi o altri rumori. Chi rischia la sanzione penale in questi casi è il gestore: secondo la giurisprudenza quest’ultimo ha l’obbligo giuridico di impedire (allontanando i clienti molesti o chiamando le autorità) che dal locale provengano rumori molesti per la quiete pubblica.
Il gestore quindi può rispondere a titolo “omissivo”, per colpa oppure per dolo, a causa del rumore emesso dai clienti: è quindi bene vigilare anche sui frequentatori il locale, e, in caso di proteste del vicinato, cercare di limitare il rumore. Se poi il locale viene classificato di per sé “rumoroso” dalla legge, e supera appunto i limiti legali di emissioni sonore, si applica una sanzione amministrativa, da 1 a 10 milioni di lire (legge 447 del 1995, non ancora aggiornata all’avvento dell’euro). È il caso, ad esempio di discoteche, locali da ballo o comunque circoli privati e pubblici esercizi dotati di “macchinari o impianti rumorosi”. Ovviamente, se, oltre a superare i limiti di impatto acustico, vi è anche disturbo della quiete, alla sanzione amministrativa si aggiunge il reato illustrato. In caso di incriminazione ai sensi dell’art.659 c.p., c’è però un rimedio (art.162 bis c.p.): se il trasgressore non ha già subito condanne per tale fatto, e ha eliminato le “conseguenze dannose o pericolose del reato”, questi può pagare all’erario una somma pari a metà del massimo dell’ammenda (nel nostro caso 155 euro) più le spese processuali. Il pagamento (cosiddetta “oblazione”) estingue il reato e le altre conseguenze sul piano penale.

Inaugurata Bar University, centro di formazione per manager di bar di successo

Formazione –

Bargiornale e Fuoricasa Easybar presentano Bar University alle aziende horeca e ai professionisti del food&beverage. Il primo centro di formazione italiano per i futuri manager di bar con un ricco calendario di corsi di specializzazione e l’obiettivo di diventare un punto di riferimento per la bar c

Oggi più che mai le aziende, per essere competitive, devono essere flessibili, snelle, orientate al cliente e pronte a guidare il mercato. Ciò vale, ovviamente, anche per le imprese dell'ospitalità, un settore contraddistinto dal cambiamento, da una concorrenza in crescita e da un'elevata natalità e mortalità delle attività. In questo scenario, l'imprenditore deve giocoforza trasformarsi in manager e costruire un'organizzazione aziendale orientata a creare valore. Su queste basi è nato a Milano Bar University, centro di formazione, unico in Italia, promosso da Bargiornale e Fuoricasa Easybar che vuole offrire a imprenditori e professionisti dell'ospitalità know how e strumenti che consentono la crescita dell'impresa. «Insegnare a fare un drink o il caffè perfetto? Non è il nostro mestiere, tanti altri già lo fanno. Noi vogliamo dare ai titolari dei locali o agli aspiranti bar manager idee e strumenti per gestire con sempre maggior successo la propria attività». Così Oscar Cavallera, direttore dei corsi di Bar University, precisa la mission del centro inaugurato lo scorso 23 giugno a Milano presso gli East End Studios (via Mecenate 84).
Un progetto formativo nato sotto l'egida de Il Sole 24 Ore Business Media, editore di Bargiornale e Fuoricasa Easybar, che oggi - come ha ricordato l'amministratore delegato Antonio Greco - è leader nazionale nel settore dell'editoria b2b. Un progetto il cui primo obiettivo è essere al fianco di chi si confronta tutti i giorni con le difficoltà di un mestiere sì appassionante, ma faticoso e difficile. Per aiutarlo a tenere ben salda in mano la chiave capace di aprire le porte del successo.
«Perché la formazione - ha ricordato Antonio Mungai, direttore di Bargiornale - specie in periodi di crisi, è un elemento determinante nel fare la differenza. Credo che Bar University sia un atto doveroso nei confronti di una categoria di esercenti che abbiamo sempre sostenuto con Bargiornale. I bar sono l'ossatura del sistema italiano dell'ospitalità. A maggior ragione vogliamo stimolarli oggi che il bisogno di qualità è urgente. Del resto, la vitalità di un bar è al tempo stesso la vitalità delle industrie fornitrici in un ciclo virtuoso dell'economia di tutti gli attori in campo: bar, aziende e consumatori».

Il progetto Bar University applaudito da tutta la filiera
A testimoniare la nascita di questo polo sono arrivati in 200; tra loro, esponenti di spicco di Fipe-Confcommercio, enti fieristici e non pochi esercenti dell'area milanese e lombarda. Molti anche i rappresentanti di aziende leader della filiera del food&beverage: ottima risposta dal mondo degli spirit con Brown-Forman, Campari, Diageo Italia, Francoli, Luxardo e Toschi in prima linea. Non da meno, per calibro e fama, l'adesione delle aziende del food con nomi come Delifrance, Essse Caffè, Forno d'Asolo, Gran Milano e Nestlè. Nutrita anche la pattuglia dei leader nel campo delle attrezzature professionali e dei servizi con Bocchini, Brasilia, Ifi Industrie, Scotsman, Sky, Techfood. Ha salutato il progetto Bar University anche il mondo della distribuzione con Doreca, Il Fior Fiore, Meregalli e Partesa.
Perché Bar University vuole diventare anche un luogo privilegiato d'incontro tra le aziende del settore e i gestori dei locali, un ponte tra scuola, impresa e locali pubblici «Bar University - ha affermato Angelo Borrello publisher area Horeca de Il Sole 24 Ore Business Media - è anche un luogo aperto a tutte le aziende che hanno necessità di costruire, con il nostro supporto, percorsi formativi ad hoc per i propri uomini». La prima ad avvalersi di questa opportunità è stata la Fiera di Genova, che nell'ambito di Più Menù Expo offrirà gratuitamente a 60 titolari e gestori di bar un corso di “Tecniche di vendita e Comunicazione” tenuto da Bar University.

Una sede moderna, confortevole e tecnologica

Lo spazio di Bar University, infine può inoltre essere utilizzato dalle aziende del food&beverage per organizzare incontri o conferenze, ospitare eventi, inventare party o qualunque iniziativa necessiti di uno spazio fino a 600 mq di grande versatilità.
Un progetto studiato e realizzato in collaborazione con il pool di architetti New Entertainment Design del Poli.Design di Milano coordinato da Nicola Ticozzi: Barbara Bisconcini San Cristoforo, Andrea Manfredi, Marina Monteforte, Giampietro Sacchi. Un intervento che ha preservato la cornice post industriale della struttura, valorizzando gli spazi in maniera flessibile e funzionale attraverso un ingegnoso sistema di quinte. Il progetto architettonico si sviluppa su due livelli, ciascuno di 300 mq, che di volta in volta possono essere utilizzati per le diverse attività di Bar University. Originali anche gli arredi e i complementi a cominciare dai tavoli studio distinti da un'ampia superficie di lavoro per consentire il massimo confort agli studenti e funzionali all'attività perché all'occorrenza impilabili. Fiore all'occhiello, l'area lounge al primo livello, con sedute e divanetti realizzati su misura dagli stessi architetti e il banco bar lungo 7 m.

Da ottobre partono i primi corsi

Bar University entra in piena operatività già da settembre: ospiterà infatti le grandi sfide di Bargiornale, dalla Cocktail Competition a Snackfestival, a Pizza Time.
Quindi, da ottobre, i primi corsi: “Tecniche di vendita e standard di servizio”, (20-21 ottobre), “Bar relation” (27-28-29 ottobre), “Bar amministrazione e bilancio” (3 novembre), “Bar trends e promotion” (5-6 novembre), “Bar mixology e gestione del magazzino” (10-11 novembre), “Snack bar management” (17-18-19 novembre). Avvalendosi degli esperti de Il Sole 24 Ore e dei contributi e delle esperienze dei più grandi bar manager e affermati professionisti provenienti da tutto il mondo. Tra le opportunità: la frequenza di tutti corsi permette di conseguire il diploma di Master in Bar Management.

Bargiornale luglio – agosto 2008

Archivio copertine Horeca –

NEWS                                                                         Consigli Legali, prodotti e tecnologie novità, eventi12 commercio Zone pedonali a Roma: protestano i pubblici esercizi. Accordo Fipe e Adis 14 – 16 normative Responsabilità del gestore per schiamazzi Regole per newslot e gioco d’azzardo e abbonamenti caffè e fisco 18 – 20 market Nuovo liquore al caffè, volano del made in Italy Grandi prestazioni delle aziende italiane e più attenzione alla formazione 22 visti e presi L’…

NEWS                                                                         
Consigli Legali, prodotti e tecnologie novità, eventi

12 commercio

Zone pedonali a Roma: protestano i pubblici esercizi. Accordo Fipe e Adis
14 - 16 normative
Responsabilità del gestore per schiamazzi 
Regole per newslot e gioco d'azzardo e abbonamenti caffè e fisco
18 - 20 market 
Nuovo liquore al caffè, volano del made in Italy
Grandi prestazioni delle aziende italiane e più attenzione alla formazione
22 visti e presi
L'olio di nocciola e i gelati con il gadget
24 ambiente
Acciaio, primo nel riciclaggio e i nuovi sistemi di filtraggio dell'acqua per hotel
26 made in italy
Dstributori automatici per la pizza
28 multimedia
I cuochi che prendono lezioni su You Tube, un e-shop dedicato al bar e un sito vetrina per bar, ristoranti e hotel con testimonial Raspelli
30 tecnologia
Verande intelligenti, buste salva toast, monito touch screen per le comande e barbecue tuttofare
32 agenda
Eventi, fiere e appuntamenti da non perdere attualità

ATTUALITA'                                                            
Tendenze, Inchieste, Ricerche di Mercato, Stili di Consumo

36 alimenti Ultime sul panino da un ricerca che ne svela vizi e virtù. E individua la tendenza gourmet
40 breakfast Light o energy. La prima colazione si fa in due. Il modello Caffè delle Rose di Rimini
42 hotel  I grandi alberghi campani danno l'esempio di come si possono rinnovare le occasioni di consumo
44 attività Dagli ultimi dati sulla movimentazione delle imprese emerge uno scenario dove i titolari stranieri assumono, soprattutto al nord, sempre maggior peso
46 attività Parcheggi incompiuti e cantieri eterni: le peripezie del pubblico esercizio prigioniero dei lavori in corso
48 vending La distribuzione automatica registra consumazioni e fatturati in crescita. Non solo per bevande e caffè, ma anche nel food
52 Robot Fenomeno Bimby: elettrodomestico che dopo le famiglie ha conquistato anche gli chef
53 cucina Alma, la scuola di cucina di Colorno, dà spazio alla pasta secca con una sfida per cuochi under 35
54 cucina Alla scoperta della Nazionale Italia Cuochi alla vigilia delle Olimpiadi

LOCALI                                                                         
Formule, Protagonisti, Modelli di Gestione e buone idee

76 attività
Compravendita: il bar calamita investitori, ma il mercato è stagnante
79 catering L'agenzia di Danny Del Monaco porta a domicilio una squadra di bartender
80 lounge La lezione dell'Art Noir Café a Cattolica, spazio glamuour da grande città
81 mixability Bacardi Martini Grand Prix. l'ultima tendenza è il mix per tutte le ore
82 bakery A Milano California Bakery rilancia la cucina Usa dall'accento salutista
83 bistrot Ostriche e Vino a Cattolica: vineria che punta tutto su molluschi e bollicine
84 ristoranti Lo Zafferano Café a Torino, prezzi corretti e più attenzione a diete e allergie
85 pizza In Veneto la catena Mandrillo con una carta esclusiva di specialità e tanto marketing
86 ristoranti Il Vecchio Lugana ritorna in campo con due linee di cucina: tipica e gourmet
87 ristoranti La Cascina Langa nelle Langhe: cucina d'autore con hotel, spa e hamman 

QUADERNO                                                                       
Ricette, Consigli, Approfondimenti, Prodotti e Attrezzature

FARE 
56 sandwich Creare un panino a regola d'arte: ingredienti, farciture, tecniche e i consigli di un maestro panificatore sul pane da utilizzare
58 cocktail Aggiungi valore ai tuoi drink con decorazioni d'effetto. Ingredienti, tecniche e attrezzi giusti
60 servizio Riscopri l'assenzio e i suoi riti. Uno spirit eclettico, anche ingrediente di long drink e after dinner
61 mixability Il tè freddo è una fonte d'ispirazione per i barman alla ricerca di nuovi mix. Due ricette esclusive
62 gelato I contenitori commestibili per valorizzare il gelato: dalle scatole in meringa ai cestini “croccanti”
64 pizza I forni motorizzati assicurano alla pizza una cottura uniforme. Caratteristiche tecniche e tipologie
65 ingredienti Un lievito di birra di buona qualità è il segreto per un impasto perfetto. Consigli per l'utilizzo e la conservazione 
PROVARE
 66 Insalate&C
Riso nero o selvaggio, mix di cereali integrali, farro. Tutti gli ingredienti per ricette estive e piatti freddi ricchi di gusto
68 vini Alla scoperta dei rosati: frizzanti o fermi sono perfetti non solo per l'aperitivo ma si possono abbinare a crostacei e alla pizza
70 croissant Superfarcite e salate, le brioche diventano veri snack. Le ultime novità del mercato
72 mangia&bevi In rassegna, yogurt da bere e arricchiti di frutta

10 Bargiornale Business Media 24
88 Eventi, Regolamenti, Iscrizioni
94 Spot
95 Annunci

Addio ai bar di fascia media

Locali –

In tempi di crisi economica, i consumatori sembrano essere interessati soprattutto a qualità e convenienza

Chissà quanti fra i nostri lettori, negli ultimi tempi, hanno scrutato il cielo, con la speranza di vederlo mettersi definitivamente al bello... Sì, perché un tempo freddo e piovoso, com'è stato quello delle scorse settimane, non è proprio quello che ci voleva per raddrizzare la stagione delle vendite di bevande al bar, partita nel 2008 decisamente male. L'ormai innegabile tendenza al contenimento dei consumi “voluttuari” degli italiani non lascia pensare che, dopo i risultati negativi del 2007, questo sarà un anno di crescita. Ma c'è qualcosa che il titolare o gestore di un locale possa fare, per cercare di incentivare i consumi in questo settore? Lo abbiamo chiesto ad alcune importanti aziende di distribuzione. «Essere sempre aggiornati sulle novità e sulle tendenze - dicono da Partesa -, anche con la collaborazione del fornitore, partner commerciale di fiducia, che non si limita a offrire un portafoglio di prodotti beverage, ma anche proposte food, attività di consulenza e di formazione, servizi aggiuntivi per il locale, piani promozionali per facilitare la rotazione dei prodotti, assistenza tecnica e tanta passione». Secondo Giuliano Gaiba di Horecare per staccarsi dalla banalità dell'offerta «servono gestori capaci di orientarsi al cliente più che al prodotto. Il fattore di successo è la definizione di un'offerta costruita intorno a una specifica esigenza del pubblico, come il risparmio di tempo oppure la ricerca della varietà o del gusto».

Il giusto connubbio tra qualità e prezzo
Naturalmente ci sono anche norme di buona gestione che vanno puntualmente applicate, soprattutto in periodi di crisi. «Diversificare l'assortimento, per gli esercizi di fascia più bassa - sintetizza Giuseppe Cuzziol, presidente di Italgrobe - e puntare sul servizio, per quelli di fascia alta. Il consumatore oggi non si accontenta più di un servizio standardizzato, anche se efficiente». «Preoccuparsi della qualità espositiva dei prodotti - aggiunge Marco Pesaresi, Normal Trade & Horeca Sales Director di Coca-Cola Hbc Italia -. Una vetrina disordinata, senza logiche espositive, vende sensibilmente meno di una con un'esposizione razionale e ordinata. L'attenzione al rifornimento dei prodotti nella vetrina richiede tempo, soprattutto in alta stagione, ma viene sempre premiata da maggiori rotazioni». «Puntare sulla qualità e sul giusto prezzo delle consumazioni» è il suggerimento di Lucio Roncoroni, direttore di Cda. Infine, Andrea Onesti, amministratore delegato di Onesti Group, sottolinea la necessità di adeguarsi alle nuove sfide competitive: «Come ha fatto la nostra azienda, che negli ultimi mesi ha affrontato un ambizioso progetto di sviluppo, così, a nostro avviso, devono fare gli altri operatori della filiera, gestori di locali in primis. Come? Contenendo i prezzi dove possibile e puntando sul servizio e sulla specializzazione per “riconquistare” il consumatore». Ma che cosa prevedono i nostri interlocutori per il prosieguo della stagione? «Nulla, nessun segno di ripresa - afferma Gaiba -. Il consumatore non può più spendere, perché ha difficoltà ad arrivare a fine mese, dovendo affrontare comunque spese che sono o che considera prioritarie». «La progressiva riduzione del potere d'acquisto degli italiani - concorda Ludovico Soranzo, direttore commerciale di Onesti Group - penalizza soprattutto i consumi cosiddetti voluttuari, colpiti anche da un costante incremento dei prezzi».

Il futuro risiede nella specializzazione
Anche Roncoroni non vede schiarite all'orizzonte, a meno che la stagione estiva non sia eccezionalmente calda, mentre in Partesa si segnala il crescente interesse del consumatore verso nuovi centri di aggregazione sociale, come centri commerciali, cinema multisala e palestre, su cui si stanno concentrando gli acquisti. Per Cuzziol il futuro del bar è la specializzazione: «Da un lato la richiesta di un ampio assortimento a prezzi competitivi per i bar di fascia più bassa, che devono soddisfare un bisogno immediato; dall'altro la richiesta di quanti cercano nel pubblico esercizio un luogo, un ambiente, un'esperienza. In mezzo? Nulla. Il bar di fascia media sembra destinato a scomparire». E sulla stessa linea è anche Pesaresi: «La crescita dei consumi fuoricasa, malgrado l'innegabile difficile contesto macroeconomico, ha determinato e determina la creazione di format di pdv sempre più specializzati ai quali occorre fornire risposte adeguate in termini di offerta di gamma e di servizi. Penso, per esempio, alla nostra Aquarius, una bevanda pensata proprio per le persone che durante la giornata lavorativa vogliono concedersi una pausa rinfrescante e reidratante».

Le bevande in cifre
-1,2%
l'andamento delle vendite nei primi due mesi
del 2008 nel fuoricasa

-2%
il calo delle vendite nello stesso periodo
nel solo canale bar

+3,11%
la crescita delle acque minerali

+5,6%
l'incremento delle bibite piatte

-2,09%
l'andamento delle bibite gassate

-18,39%
l'andamento dei ready to drink nei locali della notte
Fonte: indagine Cda


Consigli utili
L'ambiente, un'arma vincente

Fate del vostro locale un luogo in cui il cliente si senta a suo agio. Nessuno sceglie un pubblico esercizio perché ha “quella” marca di aranciata o di succo, ma perché ci si trova bene. la curiosità stimola l'acquisto Cercate di costruire un assortimento che si differenzi un po' da quello di tutti gli altri. Spesso, quello di una bevanda è un acquisto d'impulso più che la risposta a una reale necessità.

Occhio al servizio
In momenti come l'attuale, in cui il consumatore bada a come spende anche il centesimo, il servizio diventa il vero valore aggiunto. Scegliete, quindi, collaboratori competenti e capaci di ascoltare e soddisfare le esigenze del cliente. E non trascurate la loro formazione.

Qualità sempre e comunque
Non cedete alla tentazione di reagire al calo dei consumi abbassando la qualità della proposta: il danno rischia di essere maggiore del beneficio. I dati dicono, infatti, che gli esercizi che stanno incontrando più difficoltà sono proprio quelli di livello medio-basso.

Il panino, pasto quotidiano per 17 milioni di italiani

Gusti –

Un’indagine effettuata da Doxa per Negroni rivela che i consumatori preferiscono pizza e pasta, ma il sandwich con ingredienti di qualità resta la soluzione ideale per un pasto veloce


Il testo integrale della ricerca Doxa

Sempre più spesso chi deve pranzare fuori casa tutti i giorni non può permettersi, anche per motivi economici, di sedersi al ristorante. E il classico panino al bar è la soluzione ideale, tutta italiana. Esistono locali che sul panino hanno costruito il loro successo e dato vita a un'artigianalità che non ha pari in nessun luogo del mondo. Tuttavia, il fenomeno panino non si spiega se non guardando l'altra faccia della medaglia: quella di un'offerta spesso approssimativa e di un mercato ipercompetitivo dove il gettonatissimo sandwich si trova oggi a lottare contro piadine, pizza, hamburger e sfilatini etnici. Uno scenario luci e ombre che va ben al di là della mera equazione panino uguale cibo.

Pasto quotidiano per 17 milioni di italiani

Il panino, dicevamo, è dunque un leit-motiv del mangiare quotidiano per 17 milioni di italiani e un appuntamento come minimo settimanale per 31 milioni. Perché se per molti il panino è ancora sinonimo di pranzo al sacco, pic-nic, scampagnate, gite in montagna o giornate in spiaggia, per 6 italiani su 10 è un pasto consumato almeno una volta ogni settimana, per tutto l'anno. E per uno su tre è il pasto quotidiano. I numeri sono quelli elaborati da Doxa per conto di Negroni (negroni.com) in quella che, a nostra memoria, è la prima ricerca italiana dedicata al fenomeno panino. Il che la dice lunga sulla considerazione e l'attenzione che quest'alimento si è meritato nel corso degli anni. Sottovalutato, strapazzato e bistrattato, spesso ridotto ad assemblaggio di ingredienti di discutibile qualità, il panino ha resistito sempre e comunque, scontando un divario tra il suo vissuto e la sua realtà. Da un lato si è continuato a considerarlo un prodotto “problem solving”: una soluzione veloce e a basso costo per il consumatore e un jolly da tirar fuori in caso di bisogno per il barista.
Un atteggiamento del genere “vorrei altro, ma per questioni di praticità mi accontento” per chi lo acquista. E del tipo “mi tengo un po' di pane e un pezzetto di prosciutto cotto e fontina e un panino lo imbastisco sempre” per chi lo prepara. Risultato: un prodotto sottovalutato da parte dei baristi, un prodotto poco gratificante da parte dei consumatori.

La conferma di questa situazione viene dalla ricerca Doxa: un italiano su 4 non è soddisfatto della qualità dei panini acquistati fuori casa. Le motivazioni? In primo luogo la bassa qualità dei salumi (44%), seguita dalla pessima qualità del pane (41%) e dalla scarsa quantità del companatico rispetto al pane (34%). In altre parole, un tracollo su tutti i fronti. Al punto che, quando si tratta di scegliere qualcosa di “gustoso”, per la pausa pranzo, allora ecco che il 55% degli italiani predilige altro: la pasta (29%) o la pizza (26%). E solo 1 italiano su 10 cita un panino tra le cose più buone che ha mangiato. Tutto è perduto, dunque? Nient'affatto. Come l'Araba Fenice, il sandwich sembra risorgere dalle sue ceneri. Come spiegare altrimenti il fatto che l'immagine del panino resta altissima? Per 7 italiani su 10 è sinonimo - almeno in teoria - di cibo buono, pratico e veloce. Mentre il 40% ritiene che possa essere considerato un piccolo piacere quotidiano. Per un altro 30% permette di riscoprire il gusto di una tradizione italiana e allo stesso tempo di vivere un'esperienza gratificante ed economicamente accessibile.

L'alimento personalizzato per definizione

Analizzando queste risposte troviamo delineate tutte le caratteristiche che rendono il panino un alimento tuttora (e forse più che in passato) attuale e vincente. Vediamole una ad una. La prima: è pratico e veloce. In epoca di street food e di pause pranzo da pit-stop di Formula Uno, il panino è perfetto: sazia, nutre, si finisce in pochi bocconi, non richiede posate e si può gustare ovunque, anche in metropolitana, o seduti alla scrivania. Secondo punto di forza: è gratificante. Sì, perché non solo può essere declinato in migliaia di versioni diverse (quante ne può creare la fantasia) ma è anche l'alimento personalizzato per eccellenza. Ok, ci sono i menu delle paninoteche e le proposte dei baristi, ma gran parte dei consumatori sa che ogni giorno può costruirsi il panino che vuole, quello che desidera in quel momento, magari non solo seguendo la voglia del momento ma anche in base agli ingredienti freschi che trova nel locale. Un'opportunità non così ovvia nel panorama dell'horeca. Altra carta vincente: il sapore della tradizione. Perché se è vero che nel panino possono finirci gamberetti e germogli di soia, tartare di cavallo o avocado, è altrettanto vero che la maggior parte delle volte tra le due fette di pane vengono stesi i prodotti tipici italiani. Come dire, la cucina italiana con i suoi sapori e il suo inimitabile piacere in formato tascabile e ready-to-eat. E infine, passiamo all'elemento che negli ultimi anni ha più pesato nella scelta degli italiani di pasteggiare con un panino: il costo. Un sandwich e un'acqua minerale sono la scelta più leggera, per lo stomaco e il portafoglio, per pranzare fuoricasa. Lo scontrino resta basso, ma la gratificazione (soprattutto se si sceglie un sandwich sfizioso) può essere alta.
Tutti contenti, dunque? Non precisamente: basterebbe davvero poco per trasformare la pausa panino in un'esperienza non solo piacevole ma entusiasmante. Non è una mission impossible, anzi non sembra poi così difficile. Le istruzioni per farcela vengono dalla solita ricerca Doxa. Nel momento in cui scegliere quale panino ordinare gli italiani guardano soprattutto alla qualità: l'85% sceglie in base alla bontà e alla qualità. Solo dopo viene considerata la capacità di saziare l'appetito (26%). Mentre il prezzo (21%) è all'ultimo posto nei criteri di scelta.

Ricette semplici e abbinamenti sfiziosi

Ma quali sono i requisiti del panino perfetto? In termini di sicurezza alimentare e gusto, al primo posto vengono indicati l'uso di salumi di qualità garantiti da una grande marca (53,5%) e il corretto equilibrio nutrizionale (53,5%). E poi gli italiani vogliono ricette semplici (48%) - secondo gli italiani un panino top quality deve essere realizzato in media con 3 ingredienti - e abbinamenti sfiziosi e creativi (29%). All'estero chef privi di pregiudizi e con l'occhio attento all'evoluzione della società intuivano che su quelle due fette di pane si poteva costruire una nuova gastronomia.
Sono così nati locali che propongono panini di altissima qualità, con abbinamenti ricercati, ideati e preparati da chef celebri (come Paul Bocuse o Ferran Adrià) e proposti a prezzi “popolari”, compresi tra i 6 e i 10 euro. Adesso anche l'Italia sembra aderire a questo trend, come dimostra l'esperienza di Claudio Sadler con McDonald's (anche se per un solo giorno), e la nascita del blog paninodautore.it. Su questo fronte Bargiornale si può considerare un precursore, visto che da anni organizza Snackfestival, il “campionato” italiano dei panini, che premia le migliori proposte valutandole in base a diversi criteri (estetica, abbinamento ingredienti, facilità e tempi di preparazione, gusto) e che continua a fare scuola nel settore. Ebbene, oggi il 65% degli intervistati dalla Doxa ha dichiarato che proverebbe volentieri panini gourmet e il 33% è interessato all'idea di panini d'autore creati da grandi chef a prezzi accessibili. Una tendenza che potrebbe sensibilmente limare la distanza culturale che separa il panino dalla pasta e la pizza, regine incontrastate del pasto funzionale fuori casa, e ridare fiato a un'arte che in fondo premia prima che il consumatore il genio dei professionisti del bar.

Settanta Marche di Vodka tutte da gustare

Locali –

Al Refeel di Milano la vodka si beve liscia o miscelata. Titolari e clienti fannoa gara a chi ne trova di nuove

Che Porta Romana non fosse una delle classiche mete del divertimento milanese non ha preoccupato più di tanto Fabio Acampora e Sebastian Bernardez, quando hanno deciso che qui, al numero 20 di viale Sabotino, avrebbero aperto Refeel. «Rispetto al Sempione (dove Acampora e Bernardez gestiscono da cinque anni il Living, ndr) questa è una zona sicuramente meno vivace - spiega Santiago Follonier, terzo socio del locale -. Quindi è diversa anche la clientela, che è più adulta di quella del Living e viene qui per trovare relax, un ambiente tranquillo e una proposta di qualità. Noi, comunque, siamo sicuri che nel giro di poco anche questa zona vivrà una trasformazione, un po' com'è accaduto al non lontano viale Montenero». Argentino, collaboratore di Acampora e Bernardez fin dai tempi del Mamma Mia e “storico” barman dell'Exploit, Follonier condivide con il connazionale Seba Bernardez un'autentica passione per la vodka. Non a caso anche al Refeel, come al Living, si trova un assortimento di “acquetta” (questo significa il nome russo vodka, diminutivo di voda, cioè acqua) che non molti locali possono vantare: 30/40 marche costituiscono l'assortimento base, ma se consideriamo le bottiglie che “girano” nel corso dell'anno si arriva anche a 70. «Amici e clienti - racconta Follonier - sanno che, quando sono all'estero, devono tenere gli occhi aperti sulle bottiglie insolite che capiti loro di vedere. E noi, naturalmente, facciamo lo stesso quando siamo in giro e tempestiamo di domande gli amici stranieri che incontriamo in Italia o fuori. Quindi, da noi, chi è appassionato di vodka può sempre provare qualcosa di nuovo». Ecco, appunto: ma chi è il consumatore di vodka, secondo l'esperienza di Follonier? «Quello che viene al Refeel è un adulto, che apprezza la vodka soprattutto liscia oppure come protagonista di un cocktail ben fatto, magari un classico vodka martini. Chi vuole “sballare” buttando giù un bicchierino dopo l'altro non viene al Refeel, anche perché noi proponiamo solo prodotti di qualità e, quindi, teniamo dei prezzi in linea con questa scelta». Nel locale di viale Sabotino, una vodka si vende a 7 euro, ma può arrivare anche a 25, se l'etichetta è molto pregiata o rara. I cocktail costano, invece, fra i 7 e i 9 euro. Le bottiglie sono sistemate in due bottigliere: una a temperatura ambiente, l'altra a bassa temperatura per i clienti che apprezzano la vodka liscia ghiacciata. Il Refeel, inoltre, propone una formula studiata per il il cliente che sa o vuole imparare a riconoscere le differenze fra un prodotto e l'altro: quattro chupito di vodke diverse a 20 euro. I cocktail a base vodka più gettonati dai clienti del Refeel rimangono i classici: il già citato vodka martini, il vodka sour, la caipiroska, preparati in modo tradizionale («Cerchiamo sempre di proporre delle ricette equilibrate», spiega Santiago). Ma in carta ce ne sono almeno una ventina, alcuni dei quali esclusivi: sia Santiago sia Seba, infatti, amano sperimentare ricette con il loro spirit preferito. Come quelle che vi presentiamo in queste pagine. O ancora come il Buenos Aires (vodka, lime, triple sec, maraschino, cranberry) o l'arrogance (vodka, limone, zucchero, pompelmo, una punta di Campari e una di crema di menta, decorato con petali di rosa). Refeel è aperto dalle 7 del mattino alle 2 di notte e copre tutte le aree di consumo: dalla prima colazione (proposta in sei varianti: continentale, inglese, francese, sweet, refeel e bavarese) al pranzo, con insalatone e panini, alla cena, con piatti caldi e freddi, che, comunque, il cliente può ordinare a qualsiasi ora della giornata. La lunga serata inizia all'ora dell'aperitivo e si conclude a tarda notte. Ricco brunch la domenica, fra le 12 e le 16, com'è nella tradizione dei locali di Acampora e Bernardez.

VALT – vodka scozzese distribuita da Top Wines

Vodka tasting –

VALT la vodka scozzese distribuita da Top Wines. Bottiglia da 70 cl, alcol 40%,

È frutto di un'idea originale: creare una vodka scozzese, utilizzando solo materie prime del Paese: malto e acqua. La prima Single Malt Scottish vodka del mondo viene prodotta con un metodo studiato ad hoc: una quintupla microdistillazione. Di grande finezza e purezza, evidenzia al naso aromi di zucchero d'orzo e crema, al palato gelato al gusto di vaniglia, con un finale caldo di burro fuso.
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